Avvenire 02/10/2010 pag 5

 

«Sui cristiani discriminati un silenzio che assorda»

 Nasce l’Osservatorio delle Chiese europee sul fenomeno: «Il relativismo è il primo pericolo»

 

 DAL NOSTRO INVIATO A ZAGABRIA

 MIMMO MUOLO

 Diritti umani, libertà religiosa, proclami e documenti da un lato. Sempre più numerose violazioni di questi diritti dall’altro. Nell’Europa del “dopo-Muro” si vive una sorta di schizofrenia. E a farne le spese sono molto spesso i cristiani, discriminati a motivo della loro fede. Incredibile? No, affatto. E la casistica parla chiaro. Al punto che il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) ha istituito un «Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa», al fine di documentare un fenomeno purtroppo in aumento. «Le segnalazioni – conferma padre Duarte Da Cunha, 42 anni, portoghese, segretario generale del Ccee – sono aumentate in maniera esponenziale negli ultimi anni. E proprio per questo abbiamo deciso di studiare meglio sia i singoli casi, sia l’andamento generale ».

 Quali sono i casi più frequenti?

 C’è di tutto. Dalle discriminazioni sul luogo di lavoro o nell’acquisizione di cariche pubbliche ad episodi di intolleranza, e talvolta anche violenza, verso istituzioni e aggregazioni cristiane. Da espressioni offensive verso la fede a vere e proprie profanazioni. Mi ha colpito, qualche tempo fa, il caso di una radio ungherese che mandava in onda un messaggio del genere: «Due sono oggi i pericoli per la gioventù, la pornografia e la Chiesa cattolica. Dunque i cristiani devono essere estromessi da compiti educativi». Un accostamento e una conclusione che si commentano da soli.

 Sono stati segnalati casi di discriminazioni che derivano da direttive delle Istituzioni Ue o da leggi dei singoli parlamenti nazionali?

 L’Osservatorio servirà, anche a registrare questi casi, nel momento in cui si verifichino. Anche se devo precisare che non è uno strumento politico per cercare di influire nella formazione delle leggi a livello comunitario o degli Stati. Sarà piuttosto una struttura per registrare le denunce di violazione da parte di singoli e di gruppi. E per verificarle. In altri termini il fine non è quello di creare tensioni, ma di difendere quanti soffrono qualche sorta di discriminazione, facendo appello ai valori e ai diritti umani comunemente accettati da tutte le società.

 Come funzionerà in concreto l’Osservatorio?

 Il Ccee ha deciso di sostenere il lavoro dell’«Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa» realizzato dall’agenzia austriaca «Kairòs Consulting». C’è un vescovo nominato dalla presidenza del nostro Consiglio, monsignor Andràs Veres, ungherese, che coordinerà il progetto, ma tutte le Conferenze episcopali del continente sono invitate a informare l’Osservatorio sui casi che si verificano nel proprio Paese. E anche i singoli cittadini possono farlo, consultando il sito www.intoleranceagainstchristians.eu.

 Ma secondo lei una vicenda come quella del crocifisso nelle scuole potrebbe rientrare tra le discriminazioni?

 Diciamo che è il classico caso in cui la pretesa non discriminazione di uno o di pochi soggetti, finisce per diventare una discriminazione del diritto alla espressione delle idee religiose da parte di tutti gli altri. Dietro a questa mentalità c’è il tentativo laicista di ridurre la religione, e in primis il cristianesimo, a fatto privato senza alcuna rilevanza pubblica. Ma questo apre la strada a forme subdole di totalitarismo.

 Non a caso il Papa parla sempre più spesso di «dittatura del relativismo».

 Esattamente. E nel viaggio di 15 giorni fa in Gran Bretagna ha detto anche di più: e cioè che oggi le persecuzioni per i cristiani non sono solo quelle fisiche, ma l’essere ridicolizzati e marginalizzati. La sfida del relativismo, con la sua pretesa di eliminare ogni certezza di verità, è radicale. E può anche sfociare in ostilità aperta contro il cristianesimo e i cristiani. L’Osservatorio servirà anche a documentare questi casi, cosicché non ci abituiamo a situazioni che costituiscono vere e proprie forme di discriminazione e rischiano di degenerare in autentico odio.

 

GRAN BRETAGNA: CONVERTITA E FINITA NEL MIRINO

 La dottoressa Tali Argov, lettrice di Lingua ebraica moderna presso l’Oxford Centre for Hebrew & Jewish Studies, ha denunciato al Tribunale del Lavoro discriminazioni nei suoi confronti dopo la sua conversione al cristianesimo. Il prestigioso istituto, afferma, le ha negato ogni promozione e l’ha maltrattata alle riunioni. Cresciuti in Israele nella fede ebraica, Tali e suo marito Eran si sono trasferiti nel 1996 in Gran Bretagna dove le è stato offerto un impiego a tempo pieno nel Centro. Tali Argov dice di essere stata accolta e apprezzata all’inizio, ma la «luna di miele» si è conclusa nel 2008. «È mia convinzione , racconta al “Daily Telegraph” che, prima in seguito alla conversione di mio marito e poi alla mia propria conversione, il trattamento che ho ricevuto come dipendente è cambiato». Ha anche detto di avere fatto domanda per un posto di docenza, ma le è stato detto da un collega del Centro che avrebbe ricevuto solo «calci sui denti». Il posto è andato infatti a un altro candidato meno qualificato.

 

IRLANDA: UNIONI CIVILI MA NIENTE OBIEZIONE

 Il presidente irlandese Mary McAleese ha recentemente ratificato una legge, già approvata dal Parlamento, che istituisce le unioni civili. Il testo era già passato alla Camera (il Dail) senza essere votato e poi al Seanad, ottenendo la maggioranza (solo 4 voti contrari su 52). In base al Civil Partnership Bill – che entrerà in vigore l’anno prossimo – vengono riconosciuti alle coppie omosessuali diritti in materia di assistenza sanitaria, proprietà, successione, pensione, stato sociale e tasse. Diverse proteste si sono levate da parte dei cattolici irlandesi, come pure dalle comunità battista e presbiteriana, perché non è ammessa l’obiezione di coscienza per gli ufficiali di Stato che non volessero celebrare le unioni omosessuali. In questi casi, anzi, sono previste pene fino a 6 mesi di prigione e a 2000 euro di multa. A maggio un gruppo di 19 leader cristiani aveva definito il Civil Partnership Bill un «attacco diretto» alla libertà di coscienza e alla libertà di religione. Il commentatore David Quinn, scrivendo sull’“Independent” irlandese ha lamentato il fatto che le opinioni dei cristiani sulla legge siano state del tutto ignorate.

  

GERMANIA: SACERDOTI PICCHIATI E MINACCIATI

 Aumentano in Europa gli attacchi ai sacerdoti. Lo scorso giugno un prete di 78 anni, Aloysius Winter, è stato picchiato e lasciato in fin di vita nella sua casa di Fulda, in Germania. L’assalitore ha lasciato il sacerdote legato nella sua casa prima di fuggire senza portare via nulla. Il sacerdote, già rettore della facoltà teologica di Fulda, si era pronunciato contro la costruzione di una moschea in una località vicina.

  Sempre in Germania, un prete ortodosso, Aleksejs Ribakovs, è stato picchiato e costretto a trasferirsi in un’altra città per proteggere la sua famiglia. Uno dei sospetti è stato catturato e identificato come un giovane musulmano che ha proclamato di odiare i cristiani. Due incidenti sono stati segnalati nel gennaio 2008 in Austria contro parroci cattolici, brutalmente picchiati senza alcun motivo apparente. Nel marzo 2008 un pastore anglicano di East London, Canon Michael Ainsworth, è stato insultato e picchiato da tre giovani asiatici in «odio alla fede» all’interno del cimitero della sua parrocchia. «C’era sangue ovunque», ha detto un parrocchiano. Tutti i membri della chiesa sono sotto choc per quello che è successo».

  (A cura di Camille Eid)

 

Bruxelles  «L’Ue deve difendere la libertà religiosa»

 DA BRUXELLES

 Ogni anno sono 170mila i cristiani che soffrono persecuzioni a causa della loro fede e il numero totale di coloro che sono discriminati per il loro credo è di almeno 100 milioni. Cifre altissime, nonostante la libertà religiosa sia un pilastro dei diritti umani e sia pure menzionata nella Convenzione europea per la tutela dei diritti umani.

  Una discriminazione che comporta pure ostacoli alla proclamazione della fede, distruzioni sui luoghi di lavoro e proibizione di ogni attività educativa. Per sollevare il velo di indifferenza e sollecitare un preciso impegno dell’Unione europea martedì mattina alla sede del parlamento europeo Mario Mauro (Ppe) e Konrad Szymanski (Ecr) presiederanno la tavola rotonda «Persecuzioni contro i cristiani »: Berthold Pelster, di Aiuto alla Chiesa che soffre e Arie de Pater, di Open doors international illustreranno la situazione di quella che secondo molti esperti è la più grande persecuzione religiosa in corso nell’indifferenza quasi totale delle istituzioni internazionali. Interverranno pure Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk in Iraq, il vescovo sudanese Edward Hiiboro Kussala, T.M. Joseph, del Newman college in Orissa (India) e Kok Ksor, presidente della Fondazione dei montagnard vietnamiti. Tutti esponenti di minoranze cristiane a lungo perseguitate.

  «È urgente – ha dichiarato l’onorevole Mario Mauro – che l’Unione europea apra un dialogo regolare con le Chiese e le organizzazione religiose e sostenga le attività di supporto alla libertà religiosa». Per questo Mario e Szymanski auspicano che «l’Unione europea ponga particolare attenzione al monitoraggio della libertà religiosa e inserisca negli accordi con i Paesi terzi una clausola vincolante sul rispetto della libertà religiosa».

 Al Parlamento europeo martedì la tavola rotonda presieduta da Mauro e Szymanski: Attesi gli interventi di leader iracheni, indiani, vietnamiti e del Sud Sudan