18 Ott 2010

VT #41 18/10/2010 Pag 38: Dialogo aperto

Piergiorgio Cattani

Cosa vuol dire essere cristiani?

La domanda sulla nostra identità cristiana e sull'appartenenza alla tradizione cattolica sta diventando sempre più ineludibile in un mondo complesso e variegato che mette costantemente alla prova la nostra fede. Una domanda fondamentale ma troppo spesso elusa, rimossa, oppure risolta in modo frettoloso. È una domanda che fa paura perché temiamo di non saper rispondere ad essa o di accorgerci dell'esistenza di più possibili soluzioni: emerge uno scenario frammentato in cui quasi ciascun credente costruisce le proprie priorità, i propri comportamenti, la propria fede. Si è tante volte stigmatizzata la religione fai-da-te, tipica del nostro tempo, si è affermato che bisogna affidarsi a basi solide ascoltando il Magistero ecclesiale. Ma capire effettivamente quali siano le verità di fede che un cristiano deve credere per essere tale e quali siano i comportamenti morali e sociali caratteristici di un credente in Cristo, è oramai quasi impossibile. [CzzC: siccome non vedo questa impossibilità, anzi, mi sento veramente aiutato a capire bene, per la Grazia che mi è stata donata attraverso i maestri di fede sia da piccolo sia ora, probabilmente sono tonto per Cattani, un credulone; se non fosse per il rispetto che porto alle sue sofferenze personali oltre che alla nostra fratellanza cristiana, mi verrebbe di usargli certi aggettivi con cui largamente intinge il suo pennino all’indirizzo dei seguaci di Cristo che coltivano questa sequela anche grazie alla fedeltà al Magistero del successore di Pietro e dei Vescovi a lui strettamente uniti].

Mi rendo conto però che, implicitamente, in queste poche righe ho dato per scontato il significato di alcune parole (fede, Magistero, persino Cristo) che oggi non sono chiare nemmeno per chi frequenta la Chiesa. [CzzC: a me pare che siano abbastanza chiare nella Catechesi della chiesa cattolica] Per spiegarne il senso ci vorrebbero trattati di teologia, documenti dotti e ponderosi, infinite discussioni, non certo alcune povere riflessioni su un giornale. [CzzC: mia nonna era quasi analfabeta, e da lei ho avuto i primi rudimenti di educazione alla fede che hanno retto agli attacchi dei catto68ttini e di alcune dotte firme di VT, una delle quali nelle riunioni parrocchiali insegnava che le nostre nonne al mattino prima di alzarsi dicevano al marito “se no me dopre’, mi leverìa”: quanta tristezza nota a quel dotto fu ignota a me, io poveretto perché non lessi certi trattati di teologia, e perché m’illudo di conoscere il significato della parola fede, Magistero, Cristo. Sono ridotto a consolarmi con le parole di Mario Calabresi che, quarantenne direttore de La Stampa, aveva citato un paio di frasi della sua nonna che valgono una vita: «Ho vissuto 94 anni, ma alla fine l’unica lezione che mi porto dentro è che non bisogna mollare mai. Mai arrendersi: bisogna essere curiosi, ambiziosi...». In una parola, desiderare. Mi consolo pensando alle «forze che cambiano cuore e storia», a quel «calo del desiderio» che spiega la crisi, alla constatazione che «abbiamo meno voglia di costruire, di crescere, di cercare la felicità», ai «nostri nonni e genitori umanamente meglio attrezzati per affrontare simili sfide»]. Eppure dovremmo metterci poco a spiegare le ragioni della nostra fede. Eppure il messaggio cristiano sarebbe rivolto prima di tutto ai poveri e ai semplici. Non riusciamo più a trovare quelle parole sorgive e infuocate che affascinavano chi ascoltava per la prima volta la buona novella. [CzzC: chissà perché quando parlo di esperienza di fede a credenti e non credenti, solitamente suscito interesse, talvolta anche fascino]. Quelle parole sono sommerse dal frastuono degli impegni, della mancanza di tempo, del bombardamento di informazioni e possibilità. Sono soffocate dall'affastellarsi di nuove opinioni, sono emarginate dalle nuove mode del pensiero. [CzzC: apposta per ridurre il rumore nel canale comunicativo ci sono i filtri di discernimento suggeriti dal Magistero, ma tu Piergiorgio te la prendi col Magistero che invita a discernere in merito, e lo tacci quantomeno di non saper apprezzare i sedicenti profeti a te piacenti].

Guardando dentro noi stessi, cioè dentro la Chiesa [CzzC: ecco, vedi, anche tu fai rumore confondente, con un semplice “cioè”. La tua visione di cattolico adulto e democratico sottesa a questa equiparazione, tende a intorbidire il discernimento tra le diverse responsabilità e Ministeri all’interno della Chiesa, ben ribadite anche dal CV2. Permettimi: l’insegnamento tuo e della linea pastorale sedicente catt-adulto-democratica io ascolto, ma assieme a tanti altri cattolici non considero abbia la stessa valenza e responsabilità di quella del Magistero pietrino], per una volta senza denunciare il mondo scristianizzato e laicista o senza dolerci sui bei tempi andati (a volte peggiori dei nostri anche in termini religiosi) non si può notare una preoccupante e crescente discrepanza tra i comportamenti e le credenze dei fedeli e i pronunciamenti "ufficiali" del Magistero [CzzC: siamo tutti a vedere la montante scristianizzazione delle espressioni pubbliche e private della nostra vita sociale]. Gli esempi non si contano. Oramai quasi il 90% delle coppie che fanno il corso prematrimoniale per sposarsi in chiesa convivono già, quindi con tutta probabilità praticano una vita sessuale di coppia, contrariamente alle indicazioni ecclesiastiche che mi pare non siano cambiate su questo punto (cfr. CCC 2350, 2390). Colpa veniale ma non troppo, quella dei rapporti prematrimoniali e delle lunghissime convivenze, è una pratica ormai tollerata, a fronte della condanna irrevocabile del matrimonio civile che pure è una solenne e pubblica promessa. [CzzC: ma che dici? Rispetto alla semplice convivenza, la Chiesa incoraggia il patto di fedeltà tra giovani etero-sex contratto davanti a pubblico ufficiale come attualmente previsto dalla costituzione, ben sapendo quanto l’istituto di tale matrimonio etero-sex finalizzato alla formazione di una famiglia genitoriale stabile sia determinante per il BENE dei coniugi e dei figli e dunque per il BENE COMUNE, anche a prescindere dalla fede, pur sapendo che, senza la Grazia sacramentale, quella promessa manca di un grande aiuto e dunque sarà più fragile]. Dunque anche convivendo si può essere buoni cristiani [CzzC: detto così lasci aggiungere “buoni cristiani come gli altri buoni cristiani che convivono solo dopo il sacramento”: scontato che il matrimonio cristiano non è il lasciapassare per il Paradiso, permettimi di notare (visto che ho studiato fisica anziché teologia/filosofia) che continuare ad equiparare senza opportunamente discernere porta ad “aumentare l’entropia del sistema”, che - guarda caso - ha a che fare con l’aumento del rumore caotico di fondo, del frastuono confuso, di cui ti lamentavi poc’anzi]. E questo è probabilmente un bene, che non toglie nulla alla visione cristiana dell'amore [CzzC: altro piccolo aumento di entropia con questo “non toglie nulla”, ma scusami, non vorrei apparirti eccessivo con la fisica e con i differenziali semantici delle parole] e all'ideale che la Chiesa deve sempre sostenere e predicare. Un giorno magari il Magistero ne prenderà atto in maniera formale. Altrimenti aumenterà l'individualismo dei credenti. [CzzC: se ho ben capito, non viene tolto nulla alla visione cristiana dell’amore se 2 giovani cristiani etero-sex rifiutano il sacramento del matrimonio convivendo o contraendo matrimonio solo civile, perché volessero per il loro patto una clausola di risoluzione libera dai molto maggiori impedimenti indotti sacramentalizzando il medesimo nella Chiesa cattolica. Non posso impedirti di non voler discernere, ma anche questo caso mi pare uno di quelli in cui il Magistero allerta a non confondere il desiderio di infinito con il diritto di infiniti desideri. Se supponi che “un giorno magari il Magistero” cambierà idea al riguardo, magari anche allargando l’angolo della “visione cristiana dell’amore” dal discriminante solo etero-sex al più tollerante etero-omo-sex, saresti in buona e antica compagnia, perché su certi aspetti è da 2000 anni che cercano di far cambiare idea al Magistero, cattolico in particolare, mentre quei Magisteri dei fratelli non cattolici che “ne hanno già preso atto in maniera formale” patiscono anche più dei cattolici la sterilizzazione delle radici cristiane dei Paesi dove sono confessione dominante, e si scismano tra di loro perché, a detta di un teologo a te caro (Vito Mancuso), “proprio loro, i massimi cultori della Parola, finiscono per non capirsi più”; infatti è proprio questo l’esito previsto dalla teoria dei sistemi dove viene lasciato libero l’aumento dell’entropia. E daje! Scusami ancora].

Da un punto di vista della fede, per fare un altro esempio, è la dottrina del peccato originale a essere non capita o messa in discussione dei fedeli. Lo schema rigido, di matrice agostiniana, per cui il male deriva dalla colpa di Adamo e Eva, trasmessa poi a tutti gli uomini, e per cui solo parzialmente il sacrificio di Cristo ha pagato questo debito che comunque grava su di noi anche se cancellato dal battesimo, è oggi accettato con grande fatica. Secoli di un'impostazione basata sulla paura hanno presentato Cristo come il giudice implacabile di un Dio disincarnato ragioniere; mentre l'inferno era quasi garantito. [CzzC: sono più vecchio di te e non ricordo alcuno che mi avesse spaventato con l’inferno. Mi ricordo invece di un bel canto gregoriano che narra di una felix culpa che ebbe la Grazia di un così straordinario Redentore: c’entra nulla? Scusa]. Nella prassi e nella predicazione questo schema è saltato. E questo è probabilmente un bene, perché non può essere che la giustizia divina sia peggiore di quella umana che pure prevede la pena ma solo in vista della riabilitazione del colpevole. [CzzC: per la giustizia umana sei innocente finché non ti fai beccare o, se beccato, sei innocente finché il tuo avvocato riesce a non farti condannare. Per la giustizia divina certi trucchi non funzionano, ma per converso ciascuno di noi può usare misericordia memore della misericordia che ci usa Dio fattoci conoscere da Cristo; altre “conoscenze” di Dio non conoscono il perdono]. Nel Magistero ci sono ancora mille distinguo che fanno percepire il cristianesimo come una prospettiva che intimorisce e che non libera [CzzC: mai mi indusse timore l’esperienza della nostra fede cattolica (puoi non solo liberarti dalla colpa in pochi minuti usando gratis il giudice, il PM e l’avvocato e scontando pena con poche giaculatorie, ma puoi perfino abbandonare la fede cattolica impunemente quando volessi, non altrettanto impunemente puoi convertirti da altre fedi o confessioni cristiane, non altrettanto sei libero e impune se ti beccano a commettere … anche solo un’infrazione al codice stradale); mi spiacerebbe se anche tu avessi fatto brutte conoscenze come quel predicatore che ironizzava sulle nostre nonne. Ah, mi stai dicendo che ai non vedovi risposati viene negata la Comunione? Permettimi di chiederti se sei davvero sincero nel ritenere che costoro soffrano la pena soprattutto per non poter incontrare Cristo nella Particola, visto che lo possono incontrare in tutti gli altri modi compreso in Paradiso].

La domanda del titolo resta comunque insoluta. [CzzC: forse mi ritieni illuso se lam domanda a me pare soluta dalla ricchezza degli insegnamenti chiari, dalla abbondante testimonianza di esperienza cristiana vissuta, dalla invocazione della Grazia con preghiera e Sacramenti]. Facile criticare ma più difficile dire qualcosa di positivo. [CzzC: vale anche per te]. Penso che oggi essere cristiani significhi credere e testimoniare un amore che libera. Il Dio di Gesù Cristo è Amore che rende liberi [CzzC: questo Amore aiuta a liberarci dal peccato, l’unica vera schiavitù, l’unico vero impedimento alla nostra felicità e alla pienezza di significato della nostra vita, ed è un Amore così grande, che, sapendo che non riusciamo a liberarci del tutto dal peccato  (=girargli le spalle, fare come se non ci fosse), ci riaccoglie ogni volta con la mano tesa in misericordia, e noi cattolici ci lasciamo riafferrare non con una semplice presunzione di perdono maturata soggettivamente magari aprendo la Bibbia come il libro di Nostradamus, ma attraverso un atto di vera contrizione che quanto prima rinnoviamo in confessionale con la concretezza e oggettività di un Sacramento mediato da un Ministro]. Concretamente nei comportamenti dobbiamo mettere al primo posto questo amore. Se le nostre relazioni avanzano sul sentiero della libertà e sono basate sulla misericordia e sulla benevolenza allora sono degne della fede che professiamo. È la sfera privata, quella in cui non ci vede nessuno, il nostro vero banco di prova. [CzzC: quella pubblica nondimeno]. Il cristiano deve essere misericordioso e benevolente. Deve imitare Cristo, l'incarnazione di Dio. Cristo è disceso dal suo cielo, diventando simile ai noi peccatori, per poterci riportare a Lui. Anche noi dobbiamo ripercorrere come possiamo questo cammino di discesa e di salita. Avvicinandoci ai fratelli e imparando con loro la verità [CzzC: aiutati dai veri Maestri da Lui indicatici con il mandato agli Apostoli e al loro Primus, che, a proposito, vedi cliccando qui come ci aiuta a capire “che cos’è la verità”]. Per scoprire che il distintivo dei cristiani è un amore che si piega sul prossimo, che si fa vicino al debole, che sa cogliere la bellezza della vita [CzzC: noi ciò facciamo “similmente a” e “collaborando con” tanti filantropi non cristiani, ma non indistintamente da loro, perché amiamo annunciando Cristo come sorgente di questa filantropia (Deus Caritas est), e annunciando la sua presenza qui ed ora incarnata nella sua Chiesa (Caritas in veritate)].

 

Questo articolo di Piergiorgio Cattani è stato ripreso da altri commentatori su VT, ad esempio:

·         VT#42 25/10/2010 Pag 38: Dialogo aperto

·         VT #43 02/11/2010 Pag 39: Dialogo aperto

 

[CzzC: Mi spiace che VT, settimanale della Diocesi, lasci dibattere i fedeli su questioni di non poco conto senza intervenire in merito con una voce pastorale discernente ed orientante nella formazione: i pareri democraticamente espressi sono certamente utili alla tiratura, non inutili sul piano pastorale, ma certamente insufficienti se non integrati dall’intervento di un responsabile educante. Se mi diceste che mi sto rivolgendo ad adulti maturi e vaccinati, non ad educandi, scusatemi: dimentico spesso che gli altri non sono come me, povero discente in sequela di Cristo, che s’avvale ancora dello stesso corpo docente che aveva da piccolo per questa sequela.

Questo testo commentato ho segnalato 02/03/2011 per fraterna trasparenza a Piergiorgio Cattani e a Marco Zeni drettore di Vita Trentina, specificando che non amo pubblicità sui giornali. La mail che ho loro inviato e le eventuali loro risposte manderei al gruppo di mini rassegna stampa o linkerei qui solo se da loro esplicitamente facoltizzato.

Un caro saluto fraterno in Cristo].