VT#37 26/09/2010 Pag 46: dialogo aperto        precedente: il triplice inno alla TdL

Vincere la paura

di Piergiorgio Cattani      + commenti prefissati da [CzzC:

[CzzC: questo è il secondo di 3 inni alla TdL in questo numero di VT; clic qui per il 3°]

   La paura e la solitudine sono due spettri che incombono sulla nostra esistenza. Essi sono connaturati alla vita umana in ogni tempo ma nella nostra epoca, caratterizzata da un senso di inappagamento e quindi di infelicità (motore necessario per una società consumistica basata sull'incentivo ad avere sempre nuovi bisogni), si aggirano con più frequenza e spavalderia, oramai non solo di notte ma in pieno giorno, vicino a persone che magari ci sembrano felici e fortunate. A volte questi fantasmi si insinuano, avvolgono, diventano presenze costanti e cambiano in negativo il temperamento dell'individuo. La paura poi fa compiere scelte sbagliate, dipinge di nero i colori più splendenti di un quadro sereno, modifica la nostra relazione con gli altri.

   Quando siamo soli la paura aumenta: tutti ne facciamo esperienza. Un problema che affrontato in solitudine ci sembra enorme, nel confronto e nella discussione con altre persone si stempera e si risolve in un baleno. Ancora più pericolosa è la paura collettiva. Ogni dittatura si fonda sulla paura, ma anche in democrazia alcuni grandi successi elettorali sono basati su fobie propagandate ad arte e poi cavalcate strumentalmente per conquistare voti. Avere un nemico esterno fa sempre comodo. Instillare nell'opinione pubblica una generica paura per un generico un nemico è facile e redditizio in termini di consenso. Una volta sono gli islamici [CzzC: sorvoliamo su casi inquietanti di minacciosi loro proclami domestici, ma glielo andasse a dire ai cristiani perseguitati o ai convertiti dall’islam ad altra fede che debbono vincere la paura e svelare pubblicamente la loro fede in Cristo; non a caso il Papa ha parlato anche in GB della necessità di rispettare la libertà di conversione, ma andate a leggere i versetti finali del 3° inno alla TdL di questo numero di VT, come viene sintetizzato il viaggio del Papa in GB], una volta gli immigrati, una volta gli zingari. Sovente i timori non riguardano qualcosa di concreto ma si condensano su eventi che ci inquietano: paura della crisi economica, paura della guerra, paura delle catastrofi naturali, paura del terrorismo [CzzC: vedi caso di agosto nelle nostre case che segnalai al mio Parroco e a Martinelli]. Paura di non farcela in un mondo che corre troppo veloce. Ma questo contesto crea una sfiducia generalizzata nel futuro, spinge a chiudersi dentro le mura della propria fortezza anzi ad erigere bastioni più saldi, aumenta la diffidenza verso il prossimo: insomma fa trionfare l'insicurezza e l'infelicità.

   Occorre fare di tutto per vincere questi timori, per passare "dalla paura alla speranza". È stato questo il tema portante di un incontro avvenuto qualche giorno fa a Trento con il domenicano Marcelo Barros, biblista brasiliano e noto esponente della teologia della liberazione. Per essere liberi, meta alla quale siamo tutti chiamati per poter diventare veramente uomini e per assolvere la nostra vocazione ad essere figli di Dio, dobbiamo assolutamente vincere la paura.

   Barros, senza tanti giri di parole, senza tanti psicologismi inconcludenti oggi tanto di moda, [CzzC: non cercate di indovinare a chi sta alludendo con l’evidenziato, perché a pensar male si fa peccato; comunque spero sia solo peccato veniale ricordare quanto su VT#34 lo stesso P.Cattani scriveva intervistando Casati a proposito della Chiesa «oggi mi manca l’aria. Come se faticassi ad annusare il vento ai piani alti. I documenti ecclesiali sono pesanti, logorroici ... Succede allora che le parole della chiesa, interessate agli appoggi terreni, agli inchini umani, … perdano il fuoco della profezia». Verbum di Casati e non di VT?  Il gettonato articolista di VT lì a fianco dell’intervista commentava «…decisa appartenenza alla chiesa, senza però esimersi da un giudizio spesso dolente e critico (vedi intervista)»] ha affermato con la semplicità di una sapienza antica, confermata dalla lettura della Bibbia e vissuta concretamente nell'incontro con i poveri, che il primo passo per liberarci della paura è allontanare la paura. Con qualcuno accanto abbiamo meno paura. È un dato inequivocabile, basta guardare un bambino per capirlo. Stare con gli altri è il primo elemento fondamentale per far nascere la speranza di una vita felice e di un mondo migliore. [CzzC: stare con uno qualunque, sottinteso, perché lo stare attaccati a Cristo presente qui ed ora o a un fratello di fede sarebbe uno psicologismo inconcludente, un giro di parole].

   Oggi però questo dato di fatto non è scontato perché anche il nostro prossimo più vicino, la persona su cui contiamo di più, l'uomo o la donna che amiamo, il fratello con cui abbiamo vissuto la giovinezza, persino i genitori a cui dobbiamo la vita o i figli che abbiamo generato, possono diventare nemici e farci paura. Singoli episodi di cronaca, a volte amplificati dai mezzi di comunicazione, che ci parlano di violenze in famiglia insinuano nel lungo periodo l'idea che non ci si può più fidare di nessuno, proprio di nessuno [CzzC: forse Cattani non sa che statistici, anche non atei devoti, riconoscono la correlazione appresso descritta:

·         preso un insieme A, campione di 1000 persone rappresentativo della popolazione italiana,

·         misurata x% la percentuale delle persone d, tali che d appartiene ad A ed è dolente per rapporti familiari malconci o assenti,

·         selezionato un insieme B, sottoinsieme proprio di A, campione rappresentativo delle persone cattoliche per nulla dolentisi del Papa né di come guida la Chiesa

·         misurata y% la percentuale degli elementi d appartenenti a B

·         si osserva che (y<x/2) e che (x-y) tende a crescere al crescere della scattolicizzazione del Paese

·         dal che si deduce una correlazione tra la crescente degenerazione dei rapporti familiari/umani e la crescente scattolicizzazione del Paese.

Questi dati non ci fanno stare tranquilli e men che meno ci inducono a chiuderci, anzi, ci inducono a maggiore impegno di annuncio, non solo per negare, come presumo Cattani, l’idea che «non ci si può più fidare di nessuno», ma per affermare ed indicare a giovani ed adulti che ESISTE quel qualcuno, ESISTE una sua compagnia (ben coinvolti col Vaticano* in successione pietrina) di cui ci si può fidare e attraverso cui si radica in Cristo la qualità dei nostri rapporti umani che è ben altro rispetto alla filantropia, pur apprezzata e sollecitabile visto che testimoniamo anche unendo gli sforzi con chiunque sia rettamente appassionato al bene comune, a prescindere dal suo credo].

   È facile dire che bisogna cercare un rapporto positivo con il prossimo, persino di amarlo, secondo il dirompente ma ormai quasi dimenticato precetto evangelico, quando in casa, sul lavoro, in vacanza esso può diventare un nostro concorrente? È necessario rischiare nella relazione con gli altri perché il prezzo della solitudine è troppo alto per rinunciare in partenza alla rottura del nostro individualismo. Rovesciando il celebre detto di Sant'Agostino la verità si trova soltanto uscendo da noi stessi, viene dal di fuori, ci colpisce attraverso un incontro, una parola, uno sguardo [CzzC: soprattutto se accolto come richiamanteci la Persona di Cristo, vedi Madre Teresa e i tanti che operano appassionatamente con caritas in veritate verso ogni vera domanda umana, pur senza tifare per la TdL, anzi, non di rado strapazzati sui giornali e in Parrocchia dai TdLlini perché sarebbero troppo tradizionalisti].

   Nella parabola letta in Chiesa domenica scorsa viene lodato l'amministratore infedele perché, pur di farsi qualche amico in più, fa uno sconto sul debito che devono restituire al padrone. Per avere amici e soprattutto per mantenerli dobbiamo dunque fare sconti, perdonare, soffrire, rinunciare a qualcosa, essere pronti ad avere delusioni. Ma vale la pena comportarsi così perché questo è il cammino per allontanare la solitudine e quindi la paura percorrendo invece la strada della speranza.

[CzzC: mi sembra tutt’altro linguaggio rispetto a quell’ «non abbiate paura, aprite le porte a Cristo» di GP2°, papa aborrito da fans** TdL perché ci aiutò a ben discernere in merito a loro non banali derive].

 

* [CzzC: e nonostante che, quanto al Vaticano, il finale del 3° inno alla TdL di questo numero di VT strida così: «Stridono fortemente ancora in Italia la permanenza del Vaticano come Stato con tutti i suoi poteri e le questioni…»]  

** [CzzC testuali parole di un catechista fan TdL della mia Parrocchia «il Papato di GP2° è stato distruttivo per la Chiesa e non basteranno 20 anni per ripararne gli errori]