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Da “Comunità in Cammino” 9/2010 pag 4 Avvenimenti

 

Appello alla responsabilità per la salvaguardia del Creato

 

Nella celebrazione della Giornata per la Salvaguardia del Creato, 1° settembre 2010, a Pietralba alla presenza di varie delegazioni e gruppi, i Vescovi mons. Karl Golser di Bolzano-Bressanone, mons. Luigi Bressan di Trento, mons. Giuseppe Andrich di Belluno-Feltre e mons. Diego Coletti di Como, hanno indirizzato a tutti gli uomini di buona volontà, il seguente appello: "Acqua: nelle tue mani il dono di Dio per tutti".

 

“Laudato sii, mi Signore, per sora Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta": così si esprimeva San Francesco d'Assisi, facendosi eco di vari testi biblici e di un'osservazione attenta e gioiosa della natura e riflettendo un pensiero costante nella tradizione cristiana sul valore dell'acqua come bene universale per l'umanità. Di fronte allo stupendo panorama offertoci dalle montagne attorno al Santuario di Pietralba e ancora incantati dallo spettacolo del lavorio millenario dell'acqua nel canyon del Bletterbach, ci fermiamo anche noi in contemplazione del dono del Creato: i nostri occhi, il nostro cuore e la nostra mente si dischiudono al messaggio che Dio rivolge a tutte le sue creature e all'uomo in particolare, custode spesso inadempiente ed egoista di un dono pensato per il bene comune e non per il vantaggio di pochi. Il grande libro della natura, letto alla luce della storia della salvezza, ricorda la nostra chiamata ad una vita in "pace": shalòm infatti nel suo più profondo significato indica perfezione, completezza e pienezza, dovute alla capacità di armonizzare la gestione delle risorse create per i bisogni della generazione presente e di quella futura. La sfida non si esaurisce dunque nell'evitare i conflitti, ma richiede piuttosto un costante lavoro di equilibri, possibili solo con una decisa e continua conversione verso stili di vita individuali e collettivi a favore di una pacifica relazione indissolubile con gli altri e con il creato.

[...] La riflessione su questo tema non inizia oggi, poiché da secoli la dottrina della Chiesa afferma che l'acqua è un bene comune dell'umanità, come lo è l'aria che respiriamo. Noi cristiani crediamo che il bene e il bisogno spirituale di ogni uomo e dell'umanità intera non possano esser raggiunti senza un'attenta cura del bene fisico e del creato. In tale linea sono gli appelli delle Encicliche Sociali e delle diverse assemblee ecumeniche degli ultimi decenni e i lavori preparatori della Convocazione Ecumenica Internazionale per la Pace che avrà luogo a Kingston nel 2011.

[...] Il fatto di vivere in regioni alpine che finora non sembrano soffrire di questi problemi non può esimerci dal guardare anche nei nostri territori con più attenzione al problema dell'acqua, riflettendo sull'acqua come dono e facendoci promotori concreti di buone pratiche per mostrarne la reale fattibilità. Un grande lavoro viene svolto anche dalla Rete Interdioce-sana per i Nuovi Stili di Vita, e la collaborazione in questo campo è più che necessaria. Al nostro impegno aggiungiamo un appello a tutte le donne e gli uomini di buona volontà, alle autorità, ai singoli cittadini ed ai turisti per monitorare l'impiego che viene fatto di questo che è un bene , non illimitato. Di conseguenza appoggiamo la campagna contro la privatizzazione dell'acqua, che è stata motivata con il pretesto di una sua migliore e più equa gestione [CzzC: per metodo e merito suppongo che tale appello (quasi pre-pro-referendario) sia stato scritto da mano diversa da quella del nostro Arcivescovo (TN), ancorché egli abbia sottoscritto il documento:

·         per il metodo: la sua nota sensibilità diplomatica avrebbe evitato illazioni motivazionali del tipo “motivata con il pretesto di …”

·         nel merito Sua Eccellenza sa che l’acqua dei rubinetti del suo arcivescovado viene distribuita da una società (Dolomiti Energia) partecipata già ora al 38% da privati e, dato che l’abroganda lex dice 40%, quantomeno nella sua Diocesi egli avrebbe scarsa materia (2%) per cotanto incondizionato appoggio ad una “campagna contro”.

Quale mano se non la sua, allora? Sempre per supposizione mi farei guidare da alcuni incisi di Vita Trentina #34 «È raro sentir sgranare in un incontro ecclesiale un crudo rosario di dati allarmanti. ...A motivare.. un appoggio esplicito alla campagna contro la privatizzazione dell'acqua, [sta] l'analisi tecnica proposta dall'altoatesino Massimiliano de Franceschi, studente di teologia con laurea in ingegneria ambientale». Massimiliano (vedi come ha popolato di dati climatici webdiocesi), a sua volta svela i suoi «legami di profonda amicizia con i monaci della comunità di Camaldoli[1] e con i Gesuiti di Villa S. Ignazio a Trento». Villa S. Ignazio ospita ed applaude M.Barros, noto teologo della liberazione, che ci catechizza così (senza nominare Cristo salvatore) «occorre un progetto.. una stella che ti guida nella notte... che è la spiritualità, religiosa o laica è secondario.. un'energia d'amore ... l'osmosi con la natura, bisogno insopprimibile, prerogativa dello spirito». Potrei chiedermi se anche il suddetto incondizionato “appoggio alla campagna contro” sia provenuto da penne tifanti TdL, ma apparirei prevenuto, eppoi a pensar male si fa peccato].

Nello stesso tempo riconosciamo che è necessario a proposito un percorso culturale e catechistico sulla dottrina sociale della Chiesa, con una più attiva condivisione in campo ecumenico.

[...] La pubblica amministrazione senta suo compito il difendere l'acqua come bene pubblico e vigili sul suo impiego equilibrato, evitando ogni spreco, curando la manutenzione degli acquedotti e privilegiando il bene comune rispetto agli interessi privati, anche quando vi fossero lobby molto potenti.

   Le comunità cristiane si sentano chiamate, ciascuna con la propria competenza magari da acquisire nel tempo, a vigilare e sensibilizzare la mano [CzzC: speriamo non armata] e l'opinione pubblica in caso di violazioni in questo campo. Le comunità cristiane inoltre, con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, ripensino a molte abitudini che fanno percepire come necessarie pratiche che in realtà sono superflue e alle volte dannose.

[...] Si possono fare vari esempi, ma il primo passo è concepire come imperativo morale nuovi stili di vita, cambi di abitudini, ristrutturazioni che riducano le necessità di energia o la ottengano da fonti rinnovabili non inquinanti. Inoltre i cristiani contribuiscano perché ciò divenga cultura quotidiana condivisa e venga applicata una politica anche localmente contraria a sprechi e favorevole a uno sviluppo sostenibile che guardi al futuro anche di chi verrà dopo di noi.

   Anche con piccoli passi come con azioni congiunte e iniziative pubbliche rispondiamo all'appello del Signore (Mt 5,9) ad essere costruttori di pace (shalóm). Ma siamo coscienti che la pace prima di tutto è dono di Dio (Is 26,12; Gv 14,27) e quindi accompagniamo il nostro impegno con la preghiera a Cristo, che è la nostra pace (Ef 2,14).

 

Pag 4 - Comunità in cammino 9/2010

 



[1] Dopo il Concilio Vaticano II il cammino della comunità di Camaldoli si intreccia con il percorso di formazione del laicato italiano promosso dai movimenti laicali di azione cattolica Laureati di azione cattolica e Federazione Universitari Cattolici Italiani (FUCI). Questi hanno trovato accogliente ospitalità nella recuperata Foresteria del monastero fin dal 1934. Tra gli animatori principali di questi movimenti si potevano trovare uomini come Mons. Giovanni Battista Montini, Padre Mariano Cordovani, Don Primo Mazzolari, il Card. Elia Dalla Costa, Igino Righetti, ecc.