modificato 15/08/2015

Dobbiamo decidere di non volere essere fonte di sofferenza per gli altri?

 

Correlati: Frate Erminio Gius

 

 

Pagina senza pretese di esaustività o di imparzialità: link e commenti blu sono miei(CzzC)

 

 

Da: CzzC  Inviato: giovedì 16 dicembre 2010 14:57

A: ...@unipd.it

Oggetto: Vita Trentina #4 del 31/01/2010 pag7: “Il caso Eluana? Ci fa guardare ai famigliari”

Rev. Padre Erminio,

   se non fosse Lei il “Padre Erminio Gius, classe 1938” dell’articolo in oggetto (di Vita Trentina), mi scusi e voglia ignorare il seguito della presente mia.

   Mi perdoni anche nell’eventualità che vi si riconosca, perché La starei disturbando con delle domande, pur essendo mittente email a Lei ignoto, peraltro riconoscendoLe l’ovvio diritto di ignorarmi comunque.

IL CONTESTO DELLE DOMANDE

- Sono il portaparola della Parrocchia di S. Giuseppe in Rovereto (e locale fiduciario di Vita Trentina): quando qualche parrocchiano mi chiede aiuto al discernimento in merito a stralci di rassegna stampa, se posso cerco di rispondere, se non posso chiedo a mia volta aiuto e quando un eventuale mio parere fosse dissenziente nei confronti di espressioni formulate da sacerdoti, cerco l’email dell’oratore/scrittore per informarlo in fraterna trasparenza.

- Nella fattispecie sul N.4 di Vita Trentina 31/01/2010 lessi «Gli uomini devono decidere di non volere essere fonte di sofferenza per i loro simili» recensii l’articolo in questa pagina del mio umile servizio di mini-rassegna stampa, ma solo ora mi accorgo di non avere notiziato Lei in merito, il che intendo fare adesso, pur in ritardo.

- Non concordai a gennaio con quel devono decidere di non volere essere fonte di sofferenza per i loro simili, ed argomenterei il dissenso:

- siccome sarebbe crudelmente vendicativo chi deliberatamente volesse essere fonte di sofferenza per i propri simili, mentre dobbiamo ammettere che uno possa essere fonte di sofferenza anche senza volerlo, il dovere della suddetta decisione si potrebbe invocare semmai nel caso che il malato sia consapevolmente causa del suo mal (ad esempio con uso di droga), ma Lei, che ben conosce la logica, sa che

- affermando un tale dovere (di decidere di non volere essere fonte di sofferenza per gli altri) si impone logicamente al malato il dovere di farsi eutanasare se non esistesse altro mezzo per non far soffrire i suoi simili;

- se oggi per sofferenza si intendesse quella dei familiari assistenti, domani si potrebbe intendere quella della società che ritenesse eccessivo il relativo costo di assistenza pubblica nella spending review;

- scontato il dovere morale di rinunciare all’accanimento terapeutico, una società di diritti-doveri senza amore e accoglienza della persona che, pur involontariamente, fosse di peso e sofferenza anziché produttiva, non parrebbe una società propriamente cristiana.

- «è il tema della CROCE che diventa SOLO SCANDALO se non è inteso da TUTTI come esperienza di ferita della dignità della persona ...»: mi pare che S. Paolo non si trattenesse dall'annunciare e testimoniare la croce, ancorché fosse scandalo e follia per i non cristiani.

- Per quanto sia ovvio che non ci debba essere differenza fra diritti sociali di cristiani e non cristiani, ci pare che anche tra quest’ultimi ci sia chi si preoccupa per il futuro, se vedesse affermarsi la suddetta concezione dei diritti individuali produttivi, perché in prospettiva vigerebbe la legge del più prestante ed efficace nella darwiniana lotta per la sopravvivenza, simile alla legge del più forte che vige nella giungla.

Cina docet al riguardo, nel silenzio di certi nostri sindacalisti che per molto meno sfruttamento dei lavoratori sobillarono le nostre piazze e taluni pure brindando alla gambizzazione dei padroni e al rapimento di Aldo Moro; silenzio anche dai sedicenti illuminati paladini della Liberté e della Fraternité; nonché della Égalité del “matrimonio per  tutti”: tra di loro troviamo i massimi sostenitori della libertà di eutanasare, tanto da vederci una correlazione causale più che casuale.

LE DOMANDE

Con l’occasione che, per fraterna cristiana trasparenza, Le passo il commento propagato ad amici, mi permetto di disturbarLa ancora chiedendoLe, se possibile, qualche precisazione (aiuto al discernimento) dagli stessi invocatomi.

- Leggendo aggettivata come “catechistica” l’idea di un Dio punitivo, Le chiediamo quale passo del catechismo intenda redarguire, oppure (qualora non intendesse riferirsi alla catechesi della Chiesa Cattolica allineata al Papa e alla CEI) Le chiederemmo, privacy permettendo, il nome di un solo catechista analogamente allineato come esempio fallace in merito.

- Scontato che il dolore sia da abbracciare, soccorrere, lenire, non comprendiamo bene perché Lei tacci di «pretesa» un eventuale tentativo di darne cristiana spiegazione. In altri termini, dato che ogni uomo di fronte a questi fatti scopre la stessa umana impotenza, la stessa vulnerabilità, ma tanti cuori gridano la stessa domanda di significato (che i tentativi degli escludenti Dio tendono più a glissare che a soddisfare), non le parrebbe più ragionevole che pretenzioso chi volesse rompere il silenzio ad esempio con la preghiera intrisa da questo grido di significato e/o ricordando la testimonianza di qualche Santo al riguardo, magari «allontanandoci dall’idea di» censurare come «pretesa» il tentativo di trovare un significato?

- Cristo non è morto e risorto anche per questi ed analoghi drammi? La salvezza non è verità e significato della nostra vita, nessuna parte esclusa?

- Ci perdoni, ma qui abbiamo bisogno di non poco discernimento catechetico, memori di quel Vito Mancuso che il 26/03/2009 fu chiamato nella nostra città per catechizzarci su S.Paolo, fra l’altro teorizzando che il significato soterico alla resurrezione di Cristo sarebbe stato aggiunto postumo dai cristiani, mentre all’origine la resurrezione di Cristo sarebbe stata concepita semplicemente come il suo più grande miracolo.

 

Senza pretesa di una Sua risposta, sapendoLa molto impegnato.

Grazie. Cordiali saluti e BUON NATALE.

 

CzzC  Indirizzo tel … cell …

 

 

fra Erminio Ernesto Gius rispose così

Da: ‘...@unipd.it  Inviato: venerdì 17 dicembre 2010 21:14

A: CzzC

Oggetto: Re: Vita Trentina #4 del 31/01/2010 pag7: "Il caso Eluana? Ci fa guardare ai famigliari"

Gentile signore.

   Io ho scritto tanto nella mia vita di scienziato della mente umana, in forma rigorosa come lo richiede la ricerca scientifica. Vada in Google e legga erminio gius.

Due miei libri parlano ampiamente del dolore ingiusto inteso carta etica mondiale e della compassione.

A proposito della intervista, questa riguardava una ricerca, unica nel suo genere, che svolgo studiando i vissuti dei familiari che vivono il dramma di un congiunto posto in stato vegetativo permanente.

A dicembre dell'anno 2011 sarò in grado di pubblicare i dati scientifici della ricerca. Se è interessato mi scriva in quel periodo.

La saluto e le chiedo di ricordarsi di me nelle preghiere.

fra Erminio Ernesto Gius, frate cappuccino della provincia monastica di Trento e professore ordinario di psicologia sociale (prima cattedra) all'Università di Padova.

 

e così lo ringraziai della risposta

Da: CzzC  Inviato: venerdì 17 dicembre 2010 22:19

A: ...@unipd.it'

Oggetto: R: Vita Trentina #4 del 31/01/2010 pag7: "Il caso Eluana? Ci fa guardare ai famigliari"

Egr. fra Erminio Ernesto Gius,

   La ringrazio di cuore per questa Sua risposta che farò conoscere i miei amici. La ricorderò senz'altro nelle preghiere che recitiamo in famiglia, e annoto in agenda il Suo gradito invito per contattarLa fra un anno in occasione della Sua pubblicazione.

  Buon NATALE a Lei e ai Suoi confratelli.

Grazie. Ancora.

CzzC.

P.S.: qui il contatto successivo annunciato