Il teologo interviene sull'uso del pane a messa e parla di un conflitto all'interno della curia trentina

Ostia e battesimo: "La Chiesa si rinnovi"

Monsignor Rogger chiama Butterini: "Bressan informato male"

l’Adige sabato 22 aprile 2006, di Mattia Pelli

 Pane o ostie durante la comunione? Dietro la contestazione fatta dall'arcivescovo di Trento Monsignor Luigi Bressan a padre Giorgio Butterini, rimproverato con una lettera per il presunto uso di pane comune nel corso dell'eucaristia, si nasconde un dibattito tutt'altro che superficiale. ….. la diatriba aperta da monsignor Bressan, arcivescovo di Trento, getta un po' di luce su un dibattito, a volte sotterraneo, che tocca anche la Chiesa trentina e che vede opporsi, attorno alle forme della liturgia, due diverse posizioni. Da una parte coloro che, ligi alla tradizione, chiedono il rispetto di regole centenarie e gli innovatori, come padre Giorgio Butterini, che cercano insieme alla comunità dei fedeli nuove strade, per adattare i simboli al mondo attuale e renderli più comprensibili per esempio ai giovani. Ieri monsignor Bressan non ha voluto intervenire sulla questione e per bocca del suo segretario ha mandato a dire che durante il sabato santo la Chiesa  impegnata nella preghiera e desidera evitare le polemiche.

 

Mons. Iginio Rogger

Ma c'è chi invece considera positiva la possibilità di confronto aperta dal dibattito tra l'arcivescovo e il padre cappuccino. Monsignor Iginio Rogger, teologo e liturgista, direttore del Museo diocesano e fondatore dell'Istituto di scienze religiose, insignito mercoledì scorso della laurea honoris causa in Giurisprudenza, non ha dubbi: "Sono contento - dice - che questo dibattito sia stato reso pubblico". Rogger ha sentito ieri per telefono padre Butterini e stempera la polemica: "Probabilmente - dice - l'arcivescovo è stato informato male". [CzzC: lui sì che è bene informato, tant’è che può dare dell'asino-idiota a chi non ricalca le sue priorità ...] Ma non si scandalizza per l'intervento di monsignor Bressan: "L'arcivescovo - spiega - non può disinteressarsi di queste questioni, perciò non mi disturba che si sia premurato con la lettera a Butterini. Lui deve essere il punto di equilibrio tra le varie tendenze ed evitare l'arbitrarietà, come successe durante gli anni della contestazione. Però mi chiedo: la lettera è una sua iniziativa o è  stata dettata da qualcuno che lo ha allarmato eccessivamente e senza fondamento? E' quello che vorrei sapere". [CzzC dall’alto del suo sapere si permette di supporre che l’Arcivescovo non sia capace di equilibrato giudizio autonomo, ma che abbia deboli cedimenti a insani insinuatori (di partito avverso a quello suo di Butterini?)]. Riaffermata la propria fiducia nel ruolo dell'arcivescovo [CzzC: prima assesta un colpo basso di sfiducia all’Arcivescovo e poi apre il palmo sorridente per una carezza di segno opposto: retorica dissimulazione], monsignor Rogger non rinuncia però a spezzare una lancia in favore di coloro che si pongono la questione del rinnovo della liturgia e cita la riforma voluta da Paolo VI con il Concilio Vaticano II: "Sono degli idioti - sottolinea - coloro che non la prendono in considerazione". Sulla questione che ha scatenato il dibattito tra monsignor Bressan e il padre cappuccino, il teologo spiega: "La Chiesa ortodossa utilizza quotidianamente nelle sue funzioni il pane lievitato: ci sono tante famiglie cristiane e nessuno pensa che quelle che non utilizzano l'ostia non facciano l'eucaristia. Sempre pane prendono!". Piuttosto Rogger da anni auspica che la particola offerta ai fedeli, anche in Duomo, sia più spessa, come si usa in Germania o in alcune chiese italiane [CzzC: pensate che Rogger creda che i lettori credano che lui si sia scomodato con sì pesanti aggettivi solo per un grammo di farina in più per particola? Sa bene che i lettori sanno bene che egli anche per meno peso ama uscire sui giornali per bacchettare i “tradizionalisti”, mentre lo spessore della particola nulla ha a che fare con il processo di scristianizzazione della società e, per portare Cristo ai giovani e viceversa, occorre ben altro che il peso della particola, nemmeno se a volerla più spessa fosse un bravo neo giurisprudenziato. Caro Rogger, dai fis al Magistero (percuoti il M.), e vedrai che cresceranno i tuoi seguaci, per un po', perché dopo un po' di adulazione al vecchio moderno e qualche supponente risatina da te indotta all'indirizzo dei neoconservatori, abbandoneranno anche te, menefreghisti di Cristo e della sua Chiesa perché non abbastanza funzionali al loro partito, come tanti tuoi fans sessantottini]. "Bisogna - spiega - che i fedeli sentano che stanno mangiando un pane e non qualcosa che assomiglia a un ritaglio di carta. Nel nutrimento è Cristo che si dona". Insomma, Rogger critica una liturgia che riduce ai minimi termini i sacramenti e solleva un'altra questione: "Per gli ortodossi e i riformati, durante il battesimo la creatura deve essere immersa completamente nel fonte battesimale, non come succede per i cattolici [CzzC: pori sparagnini sti' cattolici, rovinati dal Concilio di Trento, come disse in TV AM, grande fan di Rogger, «ah se non avessimo sulla nostra strada quel macigno del Concilio di Trento»]. Io stesso ho battezzato una mia pronipote in questo modo". Ma le autorità ecclesiastiche trentine non sembrano essere propense al dialogo su questi temi: "C'è qualcosa - sottolinea Rogger - che scricchiola [CzzC: povere autorità ecclesiastiche! Povero vescovo! Mi verrebbe da pensare di chiederti, caro Rogger “e se fossi tu  a scricchiolare?”, ma ricaccio il pensiero, perché non voglio imitarti nei colpi bassi]. Sono 50 anni che insegno liturgia, ma l'ufficio liturgico dell'arcidiocesi non parla con me da 10 anni, nonostante mi abbia scelto come consulente [CzzC: ke peka', che spreco di risorse,  avere un sì bravo professore a portata di mano e …: propongo all’Ufficio liturgico di parlargli più spesso; peraltro mi risulta che la linea liturgico-pastorale di Rogger sia ben sostenuta da suoi fans tutt’altro che lontani dai posti di comando negli Uffici diocesani.].  Credo che non bisogni cadere nell'arbitrarietà: la Chiesa è una comunità e le esperienze nuove vanno verificate. Ma questo lo si può fare solo attraverso il confronto con il ricorso all'autorità [CzzC: speriamo che intenda anche l’autorità di colui che qui ha definito male informato].

 

*Pubblicato su "l'Adige" il 16.4.2006