modificato 04/04/2016

 

Cristiani perseguitati perché sono loro ad aver inventato la categoria di religione vera e falsa?

Correlati: don Paul Renner; la verità nuoce al dialogo?

Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità: contrassegno miei commenti in grigio rispetto al testo attinto da altri.

 

Perché i cristiani sono perseguitati? Per don Paul Renner direttore dello studio teologico di Bressanone «la categoria di vera e falsa religione l'abbiamo inventata noi anche se oggi siamo quelli che ne subiscono le conseguenze».

[CzzC: forse è abbagliato da lumi che lo additano simpatico se un dotto come Renner fa sua l’imputazione errata sul piano logico-storico coincidente con la loro: il cristianesimo più che una religione è l’adesione ad una persona-avvenimento, Gesù Cristo figlio di Dio incarnato, ben più che un profeta filantropo, l’adesione a un reale incontrabile qui ed ora che non può non ritenere vero quell’avvenimento, un’adesione che abbraccia e valorizza le opere di tutti gli uomini di buona volontà in sincera ricerca di Dio, essendo vero che tanti sono i cammini umani di tale ricerca, non solo quello sul quale, per Grazia, siamo stati attratti noi, che a nessuno di quei cammini chiediamo la rinuncia a credere la sua religione come unica vera, mentre chiediamo e offriamo abbraccio e cooperazione per la promozione di quella fraterna umanità che Cristo ci fa quotidianamente incontrare]

 

 

[CzzC:

queste le cartelle di d P. Renner pubblicate su web diocesi, riferite a questo discorso”;

qui come ne parla Libertà e Persona;

qui come ne parla il blog tertiumnondatur.

Due  mesi dopo, il 26/03, dPR tornerà ad incolpare i Cristiani.

Il giudizio sulle colpe dei cristiani per le persecuzioni subite pare non abbia nuociuto alla carriera diocesana di don Paul: 6 mesi dopo egli veniva nominato alla guida degli studi Teologici regionali.

Errare humanum est, sed semper vincere...” feci notare a don Rolando il 13/12/2011]

 

Traggo da Vita Trentina 2011/01.

 

Maria Teresa Pontara Pederiva  07 Gen 2011 Pag 3: La terza

Insieme nella Gerusalemme celeste

“Cerchiamo di essere cercatori della verità – ha detto il teologo Paul Renner - senza la pretesa di esserne i detentori perché tutte le religioni tendono verso il Regno”.

Trento - Giornata mondiale della Pace - 01/01/2011 - Gianni Zotta

“Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese ... potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell'islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo”. Queste parole dal testamento spirituale di frère Christian de Chergé - priore del monastero trappista di Notre-Dame de l'Atlas in Algeria - citate da don Rodolfo Pizzolli, presidente della Commissione diocesana Giustizia e pace, hanno degnamente introdotto la riflessione sul Messaggio di Benedetto XVI per la 44° Giornata mondiale per la Pace nel pomeriggio del 1 gennaio presso la Sala della Cooperazione, cui è seguita la tradizionale Marcia.

 

Trento - Il relatore dell'incontro di capodanno don Paul Renner, docente di teologia fondamentale e di scienze della religione presso lo Studio Teologico Accademico a Bressanone - 01/01/2011 - Gianni Zotta

 

Libertà religiosa via per la Pace”. Un tema di drammatica attualità, tanto che il vescovo Bressan dava poi inizio alla Veglia in Duomo “con il cuore grondante del sangue di tanti fratelli e sorelle uccisi in questi giorni in Nigeria, Egitto, Pakistan, Iraq”. Come frère Christian, ucciso insieme ad altri sei confratelli nel 1996 a Tibhirine (da cui il recente film “Uomini di Dio”) si moltiplicano in questi anni atti di violenza e di intolleranza religiosa. C'è da chiedersi, si interrogava il vescovo – richiamando il messaggio del 1988 a 40 anni dalla Dichiarazione universale per i Diritti dell'Uomo - se non siamo di fronte al fallimento degli organismi internazionali, chiamati a far rispettare i diritti umani di cui la libertà religiosa è metro e criterio, e anche di una certa cultura globalizzata che esporta di tutto, tranne il bene. Eppure, come cristiani, ci ostiniamo a credere che la pace sia possibile, come già san Vigilio che – parlando dei tre martiri uccisi in valle di Non – diceva che “erano venuti dalla Cappadocia a portare la pace nel nome di Cristo”.

Quella stessa pace che intendeva portare, in un contesto islamico, anche Annalena Tonelli, missionaria laica uccisa nel 2003 in Somalia, con la sua azione in favore dei malati di tbc, sulla cui vita è stato proiettato in sala un breve filmato. Perché “il dialogo, diceva, non è parola, è azione”. Una testimonianza, fra le tante, di quella “relazionalità” che spinge le comunità dei credenti a praticare la solidarietà per il bene comune.

Ma la libertà religiosa non è disgiunta dalla ricerca della verità ed è su questo tema che ha focalizzato la sua riflessione don Paul Renner, docente di teologia fondamentale e di scienze della religione presso lo Studio Teologico Accademico a Bressanone, di cui è vice-decano. Innanzitutto una questione di metodo e anche di sostanza, se è vero che c'è una sola fede, pur nella varietà delle religioni, come scriveva il card. Cusano nel “De Pace Fidei”. “Quante sono le vie che conducono a Dio?” è stato chiesto all'allora card. Ratzinger nel libro “Sale della terra”: “tante quante sono gli uomini sulla terra”. Diversi sono i linguaggi di cui l'essere umano si è dotato per tendere all'infinito e tutto questo non può essere ingabbiato da altro, vuoi il potere, vuoi la violenza. “E come cristiani e musulmani dobbiamo riconoscere di aver insanguinato il mondo nei secoli e ce ne dobbiamo vergognare” concludeva Renner che aggiungeva come “la categoria di vera e falsa religione l'abbiamo inventata noi anche se oggi siamo quelli che ne subiscono le conseguenze”.  

[CzzC: 2 mesi dopo, il 26/03, dPR torna ad incolpare i Cristiani]

Sorge allora spontanea una domanda: “libertà religiosa o libertà dalla religione?”. Non si può negare che spesso la religione si è resa oppressiva e intransigente, ma, a partire dall'Illuminismo, si son fatti strada sia il pluralismo delle opinioni che l'insano collegamento tra laicità e libertà. Senza contare che – per citare una battuta di C.S.Lewis - “quando se ne vanno gli dei arrivano i semidei” e, come scrive il papa, il fondamentalismo religioso e l'ateismo estremo sono due forme speculari.

Così “la libertà religiosa è una via difficile, ma una via”. Un prezioso strumento per la pace, se inquadrata nell'ottica della libertà di Cristo, intesa come liberazione dalle incrostazioni della storia, purificazione della verità del Vangelo dalle interpretazioni distorte nei secoli. Essere quindi “cercatori della verità” – secondo l'espressione dell'enciclica Fides et Ratio – senza la pretesa di esserne i detentori. Si tratta certo di cercare ciò che unisce, senza negare ciò che divide nella consapevolezza che tutte le religioni contengono ciò che Metz chiamava la “riserva escatologica”, quello che ci verrà dato nel Regno e che nessuna religione possiede. Perché è alla Gerusalemme celeste che confluiranno i credenti di tutte le religioni, non a quella terrena, o a Roma, o a Benares. Cerchiamo tutti quel Dio ignoto di cui parlava Paolo all'agorà di Atene e siamo certi, concludeva citando von Balthasar, che “il fatto cristiano non è alla fine, ma appena all'inizio”.

Il giorno prima trentinocorrierealpi annunciava la lectio in titolo di don Paul.

Traggo da trentinocorrierealpi cronaca del 02/01/2011

«Libertà religiosa, la via per la pace»

Bressan ha ricordato i cristiani uccisi e denunciato le derive assolutiste

di Serena Bressan

 TRENTO. «Sia i cristiani sia i musulmani hanno macchiato di sangue la storia del genere umano e di questo devono chiedere scusa. La religione non dovrebbe mai piegarsi a dinamiche di potere e di violenza, perché tutto ciò che si oppone alla libertà dell'uomo si oppone alla libertà religiosa». E' un passaggio del discorso del teologo don Paul Renner alla 44a Giornata mondiale per la pace.  Il tema della giornata è stato «Libertà religiosa: Via per la Pace", organizzata dalla Commissione Giustizia e Pace e dalla Commissione per l'Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso dell'Arcidiocesi di Trento. In programma l'incontro alla sala della Federazione nel pomeriggio, poi la colorata fiaccolata per la pace, che ha visto la partecipazione di oltre 150 fedeli nella prima giornata dell'anno, segnata dai tragici eventi che si sono verificati ad Alessandria d'Egitto nella notte di Capodanno. Ventuno cristiani assassinati, dopo il sangue sul Natale in Nigeria e le bombe dei giorni scorsi a Baghdad.  «Viviamo in un contesto segnato dal conflitto e dalla sofferenza. L'uccisione di questi credenti è una violazione della libertà religiosa e la dimostrazione dell'incapacità delle organizzazioni internazionali di diffondere una cultura votata al rispetto dei diritti umani», ha commentato l'Arcivescovo di Trento Luigi Bressan, durante la veglia di preghiera in Duomo.  Anche se tra i diritti fondamentali di ogni persona contenuti nei trattati si annovera il diritto alla libertà; di manifestare la propria fede, questo è stato più volte violato nelle ultime settimane. E dura è stata la condanna a questi avvenimenti anche da parte della la Federazione delle Organizzazioni Islamiche d'Europa (Foie), come ha sottolineato lo stesso Bressan nella sua omelia, ricordando comunque come «i cristiani sono ostinati a credere che la pace sia possibile. Infatti, ognuno di noi è chiamato a essere costruttore di pace e a lottare per correggere le derive di assolutismo ed egocentrismo, educando alla pace in famiglia così come a scuola». Questo perché - ha ricordato pure Benedetto XVI nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2011 - la libertà religiosa, pur attenendo alla sfera personale, si realizza nella relazione con gli altri. «Se la libertà religiosa è via per la pace - ha rimarcato in questo senso il vescovo di Bolzano Karl Golser, intervenuto alla preghiera in Duomo -, l'educazione religiosa è la strada privilegiata per abilitare le nuove generazioni a riconoscere nell'altro il proprio fratello».  Dunque, «nonostante la scia di sangue che ha violato alcune comunità cristiane - ha concluso il teologo Renner -, la libertà religiosa va concepita come via della pace. E non ci resta che augurarci di cuore un buon cammino».  

RIPRODUZIONE RISERVATA  2 gennaio 2011

 

23/06
2013

Il Paul Renner, cui avevo chiesto perché sostenesse che i cristiani siano perseguitati in quanto sono stati i primi a dire che la loro religione era l'unica vera, è tanto convito della sua asserzione che mi dice: «Chieda al Papa e vedrà che sarà d’accordo anche lui». Ritenendo che per la ragione addotta da Renner i cattolici siano più perseguitati dai massoni che dagli islamici o dagli induisti, mentre riusciamo a collaborare con islamici e induisti di buona volontà, tutti certi della verità del nostro credo, il che anche valorizzando gli agnostici tessitori di dialogo pro bene comune, pur sentendomi preso da Renner per i fondelli, ottempero al suo imperativo ponendo la domanda a Roma che mi rimanda al mio Vescovo, dal cui Ufficio catechistico la chiosa «In questi giorni sono entrambi molto occupati»