modificato 07/11/2017

 

Il riformismo tridentino si eserciti senza vedute e timbri “romani”.

Correlati: Giorgio Grigolli

Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità: contrassegno miei commenti in grigio rispetto al testo attinto da altri.

 

Parole scritte sul settimanale diocesano VT dal presidente dei giornalisti cattolici trentini, nonché ex governatore del Trentino, Giorgio Grigolli. Ginevrini di ISR-FBK plaudenti.

 

 

23 Set 2009

Traggo da VT#37 Pag 38: Dialogo aperto e commento prefissando CzzC

All'assemblea diocesana ispezionato il futuro

di Giorgio Grigolli

All'assemblea diocesana ispezionato il futuro

Concetti, immagini, traiettorie, l’introduzione a un coinvolgimento. Non solo per le “terze età”.  Si potrebbe dire così delle relazioni introduttive  all’assemblea pastorale diocesana di sabato scorso.

Il pensante e il propositivo, con l’invito anche “inventivo” al localismo costruttivo.

Nello spazio breve del dialogo, introdurrei qualche  quesito, a partire dalla sottolineatura metodologica. L’ avviso ai naviganti. La stagione del Piano è un 2009-2012 da intendere in tre tempi. Un primo anno ad ascoltare (“gli uomini che incontriamo sulle nostre strade”), un secondo a comprendere (“una precisata   conoscenza di qualcuna delle situazioni incontrate”),  il terzo ad agire (“iniziative vere e proprie per relazionarci in modo nuovo anche con realtà diverse da quelle delle nostra comunità ecclesiale”). Considero la distinzione troppo sottile. Nell’ epoca dei circuiti scatenati, tra gli eventi e le opinioni, Tv in prima evidenza, occorrerebbe  essere, in contemporanea,  pensanti operosi.  Con giusta sottolineatura del dato “culturale”,  occorrerebbe una permanente capacità a muovere - almeno a certi livelli - contemporanee evidenze testimoniali.  Quindi la presenza sul campo.  Non si dice di un giudizio altolocato e sussiegoso, pregiudiziale o conflittuale. Su questo hanno detto splendidamente i relatori. Ma  tempestivo e misurato.  A conclusione dei dibattiti interni sui temi illustrati dalle schede pubblicate  (cittadinanza responsabile, i separati/divorziati, gli immigrati, i lontani, le famiglie di fatto eccetera) potrebbe insorgere - inevitabilmente - un “dunque”( che fare, che dire). Aspettiamo dopodomani, il 2012? Tanto più che su talune questioni, la veduta “romana ha già stabilito qualche    “di qui non si passa”. Detto, per esempio, in tema  di legge sul riconoscimento dei diritti civili (costituzionali)  ai componenti le coppie di fatto, con Romano Prodi e la Rosy Bindi malamente accantonati.. Roma locuta, causa finita? Detto, ancora, sulle insorgenti questioni della bioetica, adesso, quando la legge sul testamento biologico in discussione alla Camera dimostrerà l’insorgenza di opinioni (anche di settore “cattolico”) difformi dal testo (governativo e “benedetto”) votato al Senato. Utile e tempestiva, in parallelo,   l’annunciata iniziativa della scuola diocesana per la politica, l’economia e il sociale. Ma neanche uno dei temi  2009-2010 programmati dalla scuola investe il settore della bioetica. Un distanziamento senza ragione [CzzC: sembra sentirgli dire “fifoni” oltre che “irragionevoli” ai poveri allineati con le vedute vaticane].

Forse occorre evidenziare una dominante  questione di impianto, l‘elaborazione migliore di un  ruolo dei laici, esaltato nel convegno ecclesiale di Verona. Ma quando si chiese, in quella sede, una puntualizzazione assembleare pubblica su qualche tema dominante [CzzC: il nostro è fissato col chiedere proclami assembleari su questioni partitiche; ciò reitererà nel 2010] Boffo, su Avvenire, replicò che le mozioni erano proprie della sede politica. Quindi, voce al cardinale Ruini. C’è stato molto incedere del vocabolario allusivo, in fatto di identità, il cristiano “adulto”, una laicità “sana”. Ma spesso sono risultate dimezzate le traiettorie inizialmente declamate [CzzC: hanno dimezzato traiettorie, lo han fatto spesso, …, ma che cattivoni ‘sti vertici ruiniani soffocanti il vento profetico che soffia dalla base adulta e democratica come Grigolli]. Talvolta si stenta a riconoscere connessione tra il riconoscimento “veronese” di Benedetto XVI ( “ai fedeli laici…spetta il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società…”) e il recintato, quasi inibito [CzzC: pure inibitori, chissà cosa direbbe Freud! Forse qualche PM potrebbe trovare qualche inibito disposto a denunciare per danni cotali inibitori], spazio di mediazione richiesto da parlamentari anche rettamente ispirati. Si fa questione di principi spesso detti “non negoziabili”su certi incombenti dilemmi di società, vita, scuola, famiglia. Come agevolare, in  ecclesiale, una  introduzione  ai dialoghi forti, al confronto? Negoziare non significa  rinunciare ai valori, né comprometterli, ma investirli. La questione, anche “italiana”, non è la difesa di un fortilizio. Occorre ispezionare un futuro. [CzzC: ah, lui sì che è un lungimirante e pure anche rettamente ispirato, “adulto”, “sano”; altro che l’oscurantismo degli inibitori “recintato” in “fortilizio”]. Detto splendidamente sabato scorso.

Si sa, neanche i laici debbono considerarsi prorompenti di energie e di disegno. Ma un migliore accento potrebbe augurarsi identitario [CzzC: non tanto identità cristiana-cattolica, ma identità local-trentina rispetto a vedute e timbri romani…]. Ad esempio,  anche localmente, occorre un profilo della consulta diocesana dei  laici. [CzzC: una fissa di Grigolli e dei teoglib locali quella della “consulta diocesana dei laici”: insisteranno ancora per anni e finalmente, autunno 2011, osservo che sono quasi arrivati ad ottenerla]. Mettiamoci, nel finale, anche   una puntura di vespa post estiva. Dopo osservata la  composizione del consiglio pastorale diocesano, avviene anche di constatare l’assoluta irrilevanza di espressione della laicità organizzata. Viene quindi da chiedersi se il decantato riformismo tridentino non potrebbe  esercitarsi anche qui, a riequilibrare gli assetti,   senza supporre l’ausilio di qualche timbro “romano”.

 

Precedente: G.Grigolli