ANTOLOGIA DI POETI  

1. A. Achmatova: Requiem;

 

2. W.H.Auden, "O tell me the truth about love"  (e QUI la traduzione);

 

3. Robert Frost: "Guardando per caso alle costellazioni" (trad.G.Giudici).

 

4.Valeria Noli ("Inizio", più una sua traduzione da Eliot)

      

5. Maiakovsky: qualche buona parola per certi vizi;

 

6, Pier Paolo Pasolini: Una disperata vitalità - parte terza;

 

7.Sylvia Plath,"Lady Lazarus" (traduzione di G.Giudici)

 

8. A.Rosselli: La passione mi divorò giustamente; (leggete cosa dice Pasolini)

 

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Coloro che non ci appartengono più!

Trascinati da un nuovo soffio della storia

ad altre vite, con le loro innocenti gioventù !

Ricordo che fu... per un amore

che m'invadeva gli occhi castani e gli onesti calzoni,

la casa e la campagna, il sole del mattino e il sole

della sera... nei sabati buoni

del Friuli, nelle... Domeniche... Ah!, non posso

neanche pronunciare questa parola delle passioni

 

vergini, della mia morte (vista in un fosso

secco formicolante di primule,

 

tra filari tramortiti dall ' oro, a ridosso

 

di casolari scuri contro un azzurro sublime).

Ricordo che in quell 'amore mostruoso

giungevo a gridare di dolore

per le domeniche quando dovrà splendere

« sopra i figli dei figli, il sole! »

Piangevo, nel lettuccio di Casarsa,

nella camera che sapeva di orina e bucato

in quelle domeniche che splendevano a morte...

Lacrime incredibili! Non solo

per quello che perdevo, in quel momento

di struggente immobilità dello splendore,

ma per quello che avrei perso! Quando

nuove gioventù - che non potevo  neanche pensare,

così uguali a quelle che ora si vestivano

di calzettoni bianchi e di giubbetti inglesi,

col fiore all 'occhiello - o di stoffe

scure, per nozze, trattate con figliale gentilezza,

 

- avrebbero popolato la Casarsa delle vite future,

immutata, coi suoi sassi, e il suo sole

che la copriva di moribonda acqua d'oro...

Per un impeto epilettico di dolore

omicida, protestavo

come un condannato all'ergastolo; chiudendomi

in camera,

senza che del resto nessuno lo sapesse,

a urlare, con la bocca

tappata dalle coperte annerite

per le bruciature del ferro da stiro,

le care coperte di famiglia,

su cui covavo i fiori della mia gioventù.

E un dopopranzo, o una sera, urlando

sono corso,

per le strade della domenica, dopo la partita,

al cimitero vecchio, là dietro la ferrovia,

e compiere, e a ripetere, fino al sangue

l'atto più dolce della vita, 

 

 io solo, sopra il mucchietto di terra 

 di due o tre tombe 

di soldati italiani o tedeschi

senza nome sulle croci di assi

- sepolti lì dal tempo dell'altra guerra.

E la notte poi, tra le secche lacrime i corpi

sanguinanti di quei poveri ignoti

vestiti di panni grigioverdi

 

vennero in grappolo sopra il mio letto

dove dormivo nudo e svuotato,

a sporcarmi di sangue, fino all'aurora.

 

Avevo vent'anni, neanche - diciotto,

diciannove... ed era già passato un secolo

dacchè ero vivo, una intera vita

consumata al dolore dell'idea

che non avrei mai potuto dare il mio amore

se non alla mia mano, o all'erba dei fossi,

o magari al terriccio di una tomba incustodita...

Vent'anni, e, con la sua storia umana, e il suo ciclo

di poesia, era conclusa una vita.

 

"una disperata vitalità", III - da Poesia in forma di rosa

Pier Paolo Pasolini

 

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LADY LAZARUS .

L 'ho rifatto.
Un anno ogni dieci
Ci riesco -

Una specie di miracolo ambulante, la mia pelle
Splendente come un paralume nazi,
Un fermacarte il mio

Piede destro,
La mia faccia un anonimo, perfetto
Lino ebraico.

Via il drappo,
O mio nemico!
Faccio forse paura? -

Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti?
Il fiato puzzolente
un giorno svanirà.

Presto, ben presto la carne
Che il sepolcro ha mangiato si sarà
Abituata a me.

E io sarò una donna che sorride.
Non ho che trent'anni.
E come il gatto ho nove vite da morire.

Questa è la Numero Tre.
Quale ciarpame
Da far fuori a ogni decennio.

Che miriade di filamenti,
La folla sgranocchiante noccioline
Si accalca per vedere

Che mi sbendano mano e piede -
Il grande spogliarello.
Signori e signore, ecco qui

Le mie mani,
I mIeI ginocchi,
Sarò anche pelle e ossa,

Ma pure sono la stessa, identica donna.
La prima volta successe che avevo dieci anni.
Fu un incidente.

Ma la seconda volta ero decisa
A insistere, a non recedere assolutamente.
Mi dondolavo chiusa

Come conchiglia.
Dovettero chiamare e chiamare
E staccarmi via i vermi come perle appiccicose.

Morire
E' un'arte, come ogni altra cosa.
lo lo faccio in un modo eccezionale.

lo lo faccio che sembra come inferno
lo lo faccio che sembra reale.
Ammetterete che ho la vocazione.

E'facile abbastanza da farlo in una cella.
E' facile abbastanza da farlo e starsene lì.
E' il teatrale

Ritorno in pieno giorno
A un posto uguale, uguale viso, uguale
Urlo divertito e animale:

" Miracolo! "
E' questo che mi ammazza.
C'è un prezzo da pagare

Per spiare
Le mie cicatrici, per auscultare
Il mio cuore -eh sì, batte.

E c'è un prezzo, un prezzo molto caro,
Per una toccatina, una parola,
O un po' del mio sangue

O di capelli o un filo dei miei vestiti.
Eh sì, Herr Doktor.
Eh sì, Herr Nemico.

Sono il vostro opus magnum.
Sono il vostro gioiello,
Creatura d'oro puro

Che a uno strillo si liquefà.
lo mi rigiro e brucio.
Non crediate che io sottovaluti le vostre ansietà.

Cenere, cenere -
Voi attizzate e frugate.
Carne, ossa, non ne trovate -

Un pezzo di sapone,
Una fede nuziale,
Una protesi dentale.

Herr Dio, Herr Lucifero,
Attento,
Attento.

Dalla cenere io rinvengo
Con le mie rosse chiome
E mangio uomini come aria di vento.

SYLVIA PLATH (trad. giovanni giudici)
   

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Guardando per caso alle costellazioni.

 

Aspetterete molto a lungo qualcosa
che accada in cielo oltre i banchi di nuvole
e le Stelle del Nord pungenti come nervi.
S'incrociano il sole e la luna, ma non si toccano mai,
non fanno sprizzare scintille, né con fragore collidono.
Sembrano intersecarsi in orbite i pianeti,
ma nulla mai avviene, nessun danno.
E anche noi con pazienza possiamo durare la vita
e altrove guardare che non alle stelle e alla luna
e al sole per i colpi, per i mutamenti
di cui abbiamo bisogno per non impazzire.
E vero che in pioggia finirà la lunga arsura
e la più lunga pace in Cina nella discordia:
ma questo non premierà l'attesa di chi veglia
sperando di vedere infranta la quiete del cielo
in quel momento suo con i suoi occhi. È una calma
che sembra senz'altro sicura per questa notte

                                                                                                                                                                                                                  Robert Frost

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O Tell Me The Truth About Love

Some say that love's a little boy,
and some say it's a bird,
Some say it makes the world go round,
And some say that's absurd,
And when I asked the man next-door,
Who looked as if he knew,
His wife got very cross indeed,
And said it wouldn't do.

Does it look like a pair of pyjamas,
Or the ham in a temperance hotel?
Does its odour remind one of llamas,
Or has it a comforting smell?
Is it prickly to touch as a hedge is,
Or soft as eiderdown stuff?
Is it sharp or quite smooth at the edges?
O tell me the truth about love.

Our history books refer to it
In cryptic little notes,
It's quite a common topic on
The Transatlantic boats;
I've found the subject mentioned in
Accounts of suicides,
And even seen it scribbled on
The backs of railway-guides.

Does it howllike a hungry Alsatian,
Or boom like a military band?
Could one give a first-rate imitation
On a saw or a Steinway Grand?
Is its singing at parties a riot?
Does it only like Classical stuff?
Will it stop when one wants to be quiet?
O tel1 me the truth about love.

I looked inside the summer-house;
It wasn't ever there:
I tried the Thames at Maidenhead,
And Brighton's bracing air
I don 't know what the blackbird sang,
Or what the tulip said;
But it wasn't in the chicken-run,
Or underneath the bed.

Can it pull extraordinary faces?
Is it usually sick on a swing?
Does it spend all its time at the races,
Or fiddlingwith pieces of string?
Has it views of its own about money?
Does it think Patriotism enough?
Are its stories vulgar but funny?
O tell me the truth about love.

When it comes, will it come without warning
Just as I'm picking my nose?
Will it knock on my door in the morning,
Or tread in the bus on my toes?
Will it come like a change in the weather ?
Will its greeting be courteous or rough?
Will it alter my life altogether?
O tell me the truth about love.

                                                                                        W.H.Auden


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La Verità, vi prego, sull'Amore
(trad. di Gilberto Forti)

Dicono alcuni che amore è un bambino,
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo,
e alcuni che è un'assurdità,
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l'aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami,
o al salame dove non c'è da bere?
Per l' odore può ricordare i lama,
o avrà un profumo consolante?
E' pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
E' tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull'amore.

I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle cronache dei suicidi,
e l'ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta,
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po' di pace?
La verità, vi prego, sull'amore.

Sono andato a guardare nel bersò;
lì non c'era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l'aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio,
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull'altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
È un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull'amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull'amore.

                                                                          W.H.Auden

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QUALCHE BUONA PAROLA PER CERTI VIZI
(QUASI UN INNO)

0 tu che fatichi sia lustrando stivali 
sia come ragioniere o aiuto-ragíoníera, 
e tu che, per il daffare e la malinconia, hai una faccia 
gualcíta e verde come un biglietto da tre rubli!

Sarto, per esempio. Chi te lo fa fare 
di portare questi calzoni per la prova? 
E' perché non hai nessuno zio tu, e se ne hai uno 
non è ricco, non è moribondo e non sta in America?

Fattelo dire da uno intelligente e che ha letto molto: 
Puskin, Scepkin, Vrubel' non credevano 
né al verso né al gestire né a un tono prezioso, 
ma è nel rublo che credevano soltanto.

Tu vivi solo per stirare e ferirti con le forbici. 
Già la barba ti s'intreccia con la canizie, 
ma l'hai mai vista una volta almeno la melarancia 
come se la cresce e cresce sopra l'albero?

Sudate e faticate, faticate e sudate,
e i figli figlieranno e ingrandiranno,
altri ragazzi-ragionieri, altre ragazze-ragioniere,
e gli uni e le altre suderanno come questi qua.

Invece io ieri, senza l'ordine di nessuno,
come niente,
a chemin de fer con cento rubli di partenza,
alla sesta mano, me n'ero fatti tremila e duecento.

M'importa assai se, con un dito sulla bocca, 
malignano che mi sarei aiutato 
segnando un asso e l'altro
impercettibilmente con un'unghía.

Gli occhi dei giocatori nella notte 
brillavano come due rubli, 
e io li a ripulirmene qualcuno, come un forzuto operaio 
scarica la stiva d'una nave.

Gloria a chi per primo ha ritrovato 
come rivoltare e vuotare al prossimo le tasche, 
senza faticare e aguzzare l'ingegno, 
ma in maniera pulita ed elegante!

E quando qualcuno mi dice che il lavoro è ecc. ecc., 
come se fregasse rafano su una grattugia arrugginita, 
io, con una mano sulla spalla, gli domando soavemente: 
«Voi chiedete ancora carte, quando avete un cinque?».

1915
-Maiakovsky  

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Valeria Noli

 

L’INIZIO

La nascita

foglie di ficus

magnolia dentro un giardino

piovono acacie

Storia della madre

Lì c'è un nido di passeri.

Quello è piccolo, sta imparando a volare. Lo vedi che ha paura?

La sera viene e mangia le briciole sul balcone.

A tuo padre piacevano molto gli animali.

Storia del padre

Il padre non appare più nei miei sogni.

Forse ha cambiato livello di luminosità e non lo vedo più stagliato contro il cielo dei tramonti estivi.

Forse non era nemmeno quello che mi parlava, lo stesso che è morto: potrebbe aver compiuto un salto oltre la propria voce. Forse ha pazientemente intrecciato mille lacci da scarpe con nodi da marinaio, si è calato lungo lo specchio di un'acqua e si è lasciato cadere nel cielo, molto a fondo, che non si veda più nemmeno l'ombra nuotare sotto la superficie.

Il padre ormai

solo sorride dalle foto.

Epitaffio

La morte è quella stanza

tutta piena della tua assenza.

 

UNA SOLA TRADUZIONE (TRA MILLE)

Brano da: "Il mercoledi delle ceneri" T.S.Eliot

Signora dei silenzi

Calma e abbandonata

spina, soprattutto intiera

rosa della memoria

rosa della scordanza

esausta fonte di vita

dolente, piena di riposo.

la semplice rosa

adesso

è tutto il giardino

VALERIA NOLI  (nessuno come lei traduce senza tradire)

Sono nata a Cagliari nel 1969 e non ho mai smesso.

valerianoli@gmail.com

 

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La passione mi divorò giustamente

la passione mi divise fortemente

la passione mi ricondusse saggiamente

io saggiamente mi ricondussi

alla passione saggistica, principiante

nell'oscuro bosco d'un noioso

dovere, e la passione che bruciava

nel sedere a tavola con i grandi

senza passione o volendola dimenticare

io che bruciavo di passione

estinta la passione nel bruciare

io che bruciavo di dolore, nel

vedere la passione così estinta.

 

Estinguere la passione bramosa!

Distinguere la passione dal

vero bramare la passione estinta

estinguere tutto quel che è

estinguere tutto ciò che rima

con è: estinguere me, la passione

la passione fortemente bruciante

che si estinse da se.

Estinguere la passione del se!

estinguere il verso che rima

da sé: estinguere perfino me

estinguere tutte le rime

in "e": forse vinse la passione

estinguendo la rima in  "e".

                Amelia Rosselli     (vedi che ne dice Pasolini)                                   

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     Requiem (trad. C. Riccio)

1

Ti hanno portato via all'alba,

io ti venivo dietro, come a un funerale,

nella stanza buia i bambini piangevano,

sull'altarino il cero sgocciolava.

Sulle tue labbra il freddo dell'icona.

Il sudore mortale sulla fronte... Non si scorda!

Come le mogli degli strelizzi, ululerò

sotto le torri del Cremlino.

1935, Mosca (Kutaf'ja)

 5

Diciassette mesi che grido,

ti chiamo a casa.

mi gettavo ai piedi del boia,

figlio mio e mio terrore.

Tutto s'è confuso per sempre,

e non riesco a capire

ora chi sia belva e chi uomo,

e se a lungo attenderò l'esecuzione.

E solo fiori polverosi, e il tintinnio

del turibolo, e le tracce

chissà dove nel nulla.

E diritto negli occhi mi fissa

e una prossima morte minaccia

l'enorme stella.

6

Lievi volano le settimane,

quel che è stato non capisco.

Come ti guardavano, figlio,

le notti bianche, in carcere,

com'esse di nuovo guardano

con occhio ardente di sparviero,

e della tua alta croce

e della morte parlano.

1939

A. Achmatova

(il figlio fu fucilato come controrivoluzionario durante le purghe staliniane)

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Pier Paolo Pasolini
Notizia su Amelia Rosselli

Uno dei casi più clamorosi del connettivo linguistico di Amelia Rosselli è il lapsus. Ora finto, ora vero: ma quando è finto, probabilmente lo è nel senso che, formatosi spontaneamente, viene subito accettato, adottato, fissato dall'autrice sotto la specie estetica di una «invenzione che si fa da sé». E così inserito nella serie di borchie, di cui questa lingua - nata come fuori dal cervello, quasi proiezione fisica di un involucro spirituale razionalmente inesprimibile - ha bisogno di costellarsi, per presentarsi come prodotto culturale riconoscibile, leggibile.

In realtà questa lingua - ripeto - è dominata da qualcosa di meccanico: emulsione che prende forma per suo conto, imposseduta, come si ha l'impressione che succeda per gli esperimenti di laboratorio più terribili, tumori, scoppi atomici, dominati solo scientificamente, ma non nei sintomi della terribilità, in quel loro accadere ormai oggettivo. Sicché il magma - la terribiIità - è fissato in forme strofiche tanto più chiuse e assolute quanto più arbitrarie. I lapsus - è strano a dire - sono in fondo l'unico fatto che rende questa lingua storicamente o almeno correntemente determinata. L'unico fatto che sia in qualche modo in comune, - a un'analisi ragionevole, - coi grandi testi che presuppone (si noti, letti nelle loro lingue, nel semplice corso scolastico e famigliare d'istruzione). 

I finti lapsus sono una caratteristica linguistica dei poeti linguisti (categoria, però, a cui la Rosselli non è riducibile) e sono, insieme, uno degli elementi più correnti della poesia surrealistica (ma la Rosselli non ha con essa parentele). Voglio dire che certamente la Rosselli sa di fare esperimenti linguistici scoperti, in un laboratorio pubblico. E che anzi la pubblicità di tali esperimenti è un dato formale della sua poesia. La Rosselli sa inoltre, certo, le analogie dei suoi nessi con quelli dei surrealisti, dei mistici iteranti, alliteranti, etimologici, anaforici, facitori di reminders. E che esistono parentele con Pound. Quel Pound che nelle trascrizioni milanesi è così letterario e provinciale.

Tuttavia, io direi che più che di specie culturale (e lo sono) i lapsus della Rosselli, sono di specie ideologica.

Il mondo - attraverso queste borchie - che assicurano storicità, continuità e stabilità a dei testi che sono in realtà dei soffi spirituali direi epilettici, delle ideografie in cui un'anima si proietta alIa lettera, e non senza letteratura - il mondo si presenta come un mondo tipicamente liberale e irrazionale.

La critica del poeta a se stesso - in un simile rapporto col reale - avviene si può dire quasi unicamente attraverso i lapsus: cioe attraverso l'affabulazione... focomelica... delle proprie figliazioni istituzionali, e quindi per obbligo sociale e consacrazione, sane.

La Rosselli pesta la propria lingua, dunque, non con la violenza di un' altra lingua rivale - « altra» ideologicamente e storicamente - ma con la violenza di quella stessa lingua alienata da sé attraverso un processo di disintegrazione (musicale, direbbe l'autrice) che, in realtà, la ripresenta abnorme sì, ma identica a se stessa.

I lapsus sotto forma di errore lessicale e grammaticale, come accade qui, lasciano la parola quella che è: semplicemente la rivelano sotto un aspetto orrendo, di oggettività putrefatta o ridicola. L'agonia o la morte non mutano il mondo. Tutto lo «spirito» della società liberale è infatti fondato sui lapsus come deformazione linguistica. Il comico del periodo della letteratura del capitalismo creatore, della grande borghesia - è fondato su una pura e semplice deformazione delI'istituzione: il che esclude ogni possibilità reale di riforma o di rivoluzione linguistica (e istituzionale). Direi anzi che è più resistente ai corrosivi di una ideologia rivoluzionaria una parola deforme che una parola normale. La deformità comporta una più integrale capacita di resistenza, se crea intorno a sé una cerchia insuperabile di morte e di sacralità. Tutto lo spirito liberale vive di facezie che deridono le istituzioni senza intaccarle, accontentandosi semplicemente di inoculare in esse la malattia del mistero, in una inconscia reificazione. (Ho sotto gli occhi un libro che ha successo in Francia, La foire de cancres, errori di scolari somari: «Chi sono i profeti? Gli abitanti della profezia, piccola nazione molto industriosa», «... faceva morire i nemici in raffinerie di crudeltà». E potrei anche citare tutti i motti di spirito attribuiti per la maggior parte a un centro di produzione collettivo, il mondo gergale delIa élite laica di via Veneto).

Il lapsus dà una profonda liberazione: consente, alla buonora, di liberarsi del peso istituzionale - gravante su tutta la lunghezza delI'anima - e, nel tempo stesso, di rispettarlo. Non c'e motto in forma di lapsus che sia tanto cinico, feroce, ironico, sprezzante che non includa un sostanziale rispetto per la lingua e la istituzione d'uso. E, se mai ve ne fu, la tipica negatività che afferma. Il fondo del libro della Rosselli - sono riuscito a dirlo malgrado il suo totale rifiuto, la sua pazzesca coerenza che lo salda da tutte le parti come un molle fortilizio - è la grande cultura liberale europea del Novecento. E lo è con uno splendore del tutto eccezionale. Direi che non mi sono mai imbattuto, in questi anni, in un prodotto del genere, così potentemente amorfo, così oggettivamente superbo.

Il Mito dell'Irrazionalità (mettiamoci le maiuscole), ha, con le poesie della Rosselli, negli anni sessanta, il suo prodotto migliore: lussureggiante oasi fiorita con la stupefacente e casuale violenza del dato di fatto, ai margini del dominio. E il revival avanguardistico - così tetro presso gli eterni apprendisti di Milano e Torino - ha trovato in questa specie di apolide dalle grandi tradizioni famigliari di Cosmpopolis, un terreno dove esplodere con la funesta e meravigliosa fecondità dei funghi atomici nell'atto in cui divengono forme, ecc. ecc. Oltre i limiti del risguardo non vado. E aggiungo che il tema dei lapsus è un piccolo tema secondario e irrisorio rispetto i grandi temi della Nevrosi e del Mistero che percorrono il corpo di queste poesie: è solo un filo che ho seguito per poter produrre qualche effato su questo splendido testo che si propone come ineffando

Pier Paolo Pasolini

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