| |
STORIA MINIMA DELL'ATC
ITALIANO
(di Carlo Gualtieri)
1. L'Aeronautica Militare.
E' di scarso interesse che chi scrive
sia ormai un pensionato; ma fin dal 1958 il caso mi ha voluto testimone e, in
qualche occasione, protagonista della storia dell'assistenza al volo in Italia.
Nuove generazioni di controllori del traffico aereo sono oggi in trincea, senza
saper nulla di quali siano state le vicende che hanno portato alla creazione di
AAAVTAG (Azienda Autonoma Assistenza al Volo per il traffico aereo generale -
poi trasformata nel 1996 in Ente Nazionale per l'Assistenza al Volo, ENAV, ed
oggi, a partire dal 1° gennaio 2001 in ENAV SpA); vicende che, in buona misura,
hanno condizionato il loro lavoro e la qualità della loro vita. Vorrei perciò
accennare alla mia esperienza, poiché credo che se i colleghi da poco sul pezzo
acquisiranno un minimo di "memoria storica" ne potrebbe risultare accresciuta la
loro motivazione umana e professionale, e non è detto che fra i giovani di oggi
non vi sia chi non sappia fare ciò che a noi vecchi non è riuscito, creare cioè
in Italia uno spazio professionale di spessore "europeo" efficiente e
stimolante. Nel 1958, entrato in Aeronautica per svolgere il servizio
militare nel ruolo Servizi, come Ufficiale di Complemento, e senza avere alcuna
idea di cosa fosse l'assistenza al volo, trovai allettanti le 15.000 lire al
mese in più che competevano ai controllori, e decisi di seguire il corso per
diventare Controllore del Traffico Aereo. La scuola allora non era certo quella
che è oggi, tre persone ci insegnavano tutto; vorrei qui dire, però, che
insegnanti come Tonino Cozza e Luciano Passeri riuscivano a motivarci come
nessun altro dopo ha saputo fare, ma allora il nostro lavoro aveva una
dimensione artigianale.
Mi trovai così in possesso di un
mestiere affascinante, bellissimo, che mi rendeva autonomo dalla famiglia (ero
un ragazzo), che risolveva certi miei problemi (non avevo nessuna voglia di
prendere quella laurea alla quale mio padre teneva tanto), e che inoltre mi
consentiva di vivere il mio stato militare un po' ai margini di quello che era
il vero mondo dell'Aeronautica, poiché noi controllori, avendo a che fare con un
ambiente essenzialmente non militare, finivamo per sentirci prima controllori e
poi soldati (fra i pezzi grossi dell'Aeronautica, infatti, c'era chi ci
considerava "inquinanti").
Col senno di poi, ho molto rivalutato
quel che l'Aeronautica Militare ha fatto per l'Aviazione Civile italiana; tra
l'altro, fino all'inizio degli anni 60, la Direzione Generale dell'Aviazione
Civile faceva parte del Ministero della Difesa e non dei Trasporti. E' vero, i
militari erano (e sono) innanzitutto militari, e privilegiano i problemi
militari, come è giusto, ma c'era capacità, buona volontà e pulizia nella
gestione militare dell'Aviazione Civile.
Per me, però , attento a come andavano
le cose nel nostro settore in Europa, il fatto che la mia professione fosse
ritenuta un corollario del mestiere di militare, e non un'attività civile
organizzata da autorità civili, come nel resto del mondo, costituiva un assurdo
da correggere: ero convinto che solo uscendo dall'universo auto-sufficiente e un
po' chiuso dell' Aeronautica la mia professione avrebbe potuto acquisire quella
dimensione europea che un'attività come la nostra esige.
Mi trovai perciò fra coloro che,
dentro e fuori l'Aeronautica, si adoperavano per la smilitarizzazione
dell'assistenza al volo, progetto per la cui riuscita fu determinante l' ANACNA
(Associazione Nazionale Assistenti e Controllori della Navigazione Aerea).
ANACNA inizialmente era l'associazione dei pochi controllori del traffico aereo
civili che dipendevano dal Ministero della Difesa (con l'assurda qualifica di
"operaio"), ma, per la disponibilità dei suoi fondatori (tra i quali citerò solo
Lamberto Mercuri) si aprì ai controllori militari. Forte della adesione di
praticamente tutti i CTA militari, in tutta Italia, pur operando come
associazione essenzialmente a carattere culturale, ANACNA riuscì a portare alla
ribalta il problema che ci stava a cuore, tanto che la smilitarizzazione ben
presto fu riconosciuta da tutti, e dalla stessa Aeronautica Militare, come
inevitabile e urgente.
In quegli anni ebbi l'onore di
presiedere l'Associazione (tra l'altro toccò a me, in rappresentanza dei
controllori italiani, esporre le nostre ragioni al Parlamento, che aveva avviato
sulla materia una indagine conoscitiva); vi furono convegni, conferenze; la
stampa e la televisione parlavano tutti i giorni del nostro progetto..... un
periodo certamente esaltante, per me e per i colleghi che insieme a me si davano
da fare.
Fu a quel punto che una componente
molto attiva e dinamica dell'associazione, che aveva come riferimento alcuni
colleghi che già avevano dimostrato capacità di leadership nel "movimento dei
sottufficiali democratici" (movimento che credo avesse, come riferimento
ideologico, "Potere Operaio"), ritenne che non era possibile attendere
ulteriormente, e che bisognava imporre la smilitarizzazione immediata. Nacque
così la strategia delle "dimissioni": un certo numero di controllori andò dal
notaio, dichiarò che, pur rispettoso degli obblighi derivanti dallo status
militare, non se la sentiva ulteriormente di assumersi la responsabilità di
operare come controllore del traffico aereo, e che pertanto richiedeva di essere
considerato dimissionario rispetto all'attività di controllo.
Dopo molte esitazioni, Il consiglio
direttivo dell'ANACNA finì per aderire a tale strategia, e a quel punto io, che
ero dissenziente, uscii di scena. E i "dimissionari" (in realtà, il numero di
dimissioni realmente depositato era molto più piccolo di quanto si supponesse;
ma si era creato un clima tale, per cui quasi tutti si dichiaravano
dimissionari) decisero di rendere operativa la loro decisione il 19 ottobre
1979. Fu crisi istituzionale, e dovette intervenire il Presidente della
Repubblica, Sandro Pertini: il suo personale carisma rese accettabile e non
traumatico un avvenimento che in realtà non pochi consideravano gravissimo, il
cedimento cioè dello Stato rispetto ad un ammutinamento. Posso testimoniare
(pochi lo sanno) che Pertini inizialmente non aveva l'intenzione di svolgere il
ruolo che poi ha svolto; fu però insistentemente invitato a intervenire da
tutti: dai responsabili delle forze politiche e sindacali, dal Governo e persino
da alcuni esponenti di spicco della stessa Aeronautica Militare.
In realtà il potere contrattuale dei
controllori era alto, lo Stato non poteva permettersi un blocco prolungato del
traffico aereo. Sandro Pertini promise l'amnistia, e pilotò così abilmente
l'incontro con i controllori (al quale parteciparono elementi di fiducia
dell'Aeronautica Militare) che non solo fu immediatamente decisa la costituzione
di un "Commissariato per l'Assistenza al Volo", nel quale sarebbero ipso-facto
transitati i controllori militari, contestualmente smilitarizzati; ma fu anche
designato Commissario il Gen. Bartolucci, che era il capo dell'Ispettorato
militare che forniva i servizi di assistenza al volo al traffico civile.
Bartolucci dopo poco fu nominato Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, e gli
succedette come Commissario il Gen. Fazzino, poi immeritatamente e bruscamente
"licenziato" dal Ministro Formica. Nel 1981, perciò, il Commissariato per
l'Assistenza al Volo, nei cui ruoli transitori furono provvisoriamente
inquadrati tutti i controllori militari che lo richiesero, rappresentò il primo
Ente italiano non militare responsabile dei servizi del traffico
aereo.
Nel chiudere la mia testimonianza
relativa al periodo militare dell'assistenza al volo, debbo dare atto
all'Aeronautica Militare di avermi dato strumenti e opportunità per crescere
professionalmente, tanto che fin dal 1966, con poche parentesi, ho operato negli
uffici centrali dell'Ispettorato (ITAV), ove mi sono ben presto inserito
nell'attività internazionale e nei principali programmi nazionali (come il
sistema automatizzato di Ciampino, l'ATCAS, considerato il primo pilastro di un
ATC moderno, che è rimasto in vita per oltre trent’anni dalla sua fase iniziale
di progetto ed oltre vent’anni dall’inizio della sua attività operativa: solo
nel 1999 è stato infatti sostituito dal nuovo sistema automatizzato Arca
2000!).
2. Dodici anni di AAAVTAG.
Già dal primo gennaio 1982, in
attuazione delle disposizioni legislative nel frattempo messe a punto dal
Parlamento e dal Governo, in luogo del Commissariato venne istituita l'Azienda
Autonoma per l'Assistenza al Volo al Traffico Aereo Generale. Era un Ente
Pubblico non economico (ENAV, il suo sostituto, era invece un Ente Pubblico
economico, che ha fatto poi posto alla Società per Azioni); il Ministro Rino
Formica nominò, come primo Direttore Generale, Giulio Martucci, attivo nel PSI e
membro del suo Gabinetto: Martucci da sempre si adoperava per la
smilitarizzazione. Il primo Consiglio d'Amministrazione (lottizzato fra i
Partiti di governo e il più forte partito d'opposizione) fu presieduto dal Gen.
Mura. Successe cioè quel che era facile prevedere: nacque un nuovo Ente Pubblico
per il quale furono applicate le regole non scritte che in quegli anni venivano
applicate, in Italia, in tutto il settore pubblico.
Ho vissuto la mia vita professionale
in AAAVTAG tra luci ed ombre; da un lato ero consapevole del fatto che, nel
marasma degli Enti Pubblici italiani, l'Azienda tutto sommato funzionava, gli
aerei volavano. Dall'altro lato però ritenevo - e ancora sono di questo avviso -
che eravamo ben lontani da quel modello europeo, applicato in Francia, nel Regno
Unito, in Germania, ecc., che era il mio riferimento. L'Azienda si differenziava
dal modello europeo su alcune questioni fondamentali:
-
AAAVTAG era priva al suo interno di
reali capacità tecniche: c'erano alcuni ingegneri, ma l'Azienda non aveva
fatto nulla per aggiornare il loro bagaglio professionale; e sappiamo tutti
quale vertiginosa evoluzione ha la tecnologia nel nostro settore. Ai tavoli
internazionali, perciò, i nostri tecnici (salvo rarissime eccezioni) non
avevano gli strumenti necessari per lavorare allo stesso livello dei loro
colleghi di tutta Europa. Eppure è a quei tavoli che venivano definite le
specifiche comuni e gli standards a cui ormai l'intera Europa si deve
attenere. Di conseguenza, ci siamo trovati vincolati a scelte tecnologiche che
non convenivano alla nostra industria. Venivano stipulati perciò con la nostra
industria contratti che non tenevano sufficientemente conto dei vincoli
internazionali, il che avrebbe creato non pochi problemi: nel nostro lavoro
infatti è indispensabile colloquiare con i nostri vicini, e il colloquio tra
centri di calcolo e tra posizioni operative non può avvenire se non nel pieno
rispetto degli standards.
-
L'adesione italiana
all'organizzazione EUROCONTROL (che sta disegnando il nuovo sistema integrato
di gestione del traffico aereo per tutta l'Europa, per lo più attraverso la
definizione di standards e specifiche comuni), richiesta dal nostro Governo
fin dal 1988, è stata ratificata solo nel dicembre del 1995. Il Governo
italiano ha poi sottoscritto la Nuova Convenzione EUROCONTROL, che aumenta
notevolmente il peso e il ruolo di
quell'Organizzazione.
-
La vita dell' Azienda era
influenzata in misura notevole da lobbies molto potenti, con le quali
bisognava schierarsi, o accettare l'emarginazione. Molti anni fa fui
avvicinato da una gentile e simpatica Signora, che svolgeva incarichi di
fiducia per una importante Ditta, fornitrice abituale dell'Azienda; la Signora
cui ho accennato diventò poi mia amica, e, nel constatare che non ero
interessato a schierarmi, mi disse un giorno con disarmante candore: " ma se
non vuoi essere nostro, sii almeno di *****! non puoi non essere di qualcuno,
non sarebbe possibile fidarsi di te!".
-
L'Azienda aveva in carico un numero
eccessivo di aeroporti totalmente passivi, con scarsissima attività di volo;
per tali Aeroporti il Tesoro versava un quota annuale a rimborso degli oneri
sociali sostenuti da AAAVTAG, ma spesa e recupero della spesa avvenivano in
condizioni di non trasparenza (non esisteva in AAAVTAG la contabilità
analitica). Nessuno verificava se l'Azienda aveva speso il giusto sui singoli
aeroporti, per consentirne le operazioni secondo le indicazioni dell'autorità
politica; io credo che in molti casi l'Azienda spendesse cifre
ingiustificabili, si pensi per esempio agli oneri relativi al personale
presente (e non trasferibile in aeroporti dove invece i controllori sono
insufficienti, è incredibile quale forza abbia chi vuole continuare a lavorare
a casa propria) sull'aeroporto di Grottaglie; né mi risulta che l'autorità
politica effettuasse alcuna valutazione di costo-efficacia in relazione a tali
oneri.
-
La politica tariffaria dell' Azienda
era anomala, rispetto al resto d'Europa, poiché da noi, all'epoca, gli
investimenti non venivano recuperati attraverso le tariffe con opportuni piani
d'ammortamento, ma rimanevano a carico dello Stato. Per il recupero dei costi
relativi all'assistenza al traffico aereo in rotta, per esempio, nel 1993 fu
definito un Coefficiente Unitario di Tassazione di circa 50 ECU (negli altri
Stati europei il CUT oscillava dai 30 agli 85 ECU ); tale dato, se analizzato,
porta a constatare che gli ammortamenti erano presenti in misura irrisoria; la
situazione patrimoniale dell'Azienda appariva decisamente modesta, poichè la
maggior parte dei beni e impianti risultavano di proprietà del Pubblico
Demanio, e non erano soggetti a recupero tariffario. Inoltre, alcuni costi non
erano computati; in particolare, i costi sostenuti dall'Aeronautica Militare
per fornire i servizi al traffico aereo civile negli aeroporti e negli spazi
di sua giurisdizione. Se si fosse andati a un recupero comprensivo degli
ammortamenti sugli investimenti (erano e sono in corso contratti per centinaia
e centinaia di miliardi) e dei costi dell'Aeronautica Militare, il nostro
Coefficiente Unitario sarebbe stato elevatissimo, fuori mercato rispetto al
resto d'Europa; le ipotesi di riforma in esame all'epoca del mio pensionamento
comportavano, appunto, l'iscrizione nel patrimonio Aziendale non solo di tutte
le future acquisizioni, ma anche di ciò che fino ad allora era considerato
demaniale.
-
L'Azienda aveva strumenti di lavoro
inadeguati; a parte la mancanza di una contabilità analitica, cui ho
accennato, il Sistema Informativo Aziendale era un farraginoso insieme di
macchine obsolete impiegate con criteri assurdi. I dati aziendali, inclusi i
dati di traffico che dovrebbero essere alla base dell'attività di un ente che
fa controllo del traffico aereo, non erano raccolti e organizzati in un unico
"data base", ma diversi Servizi Centrali avevano ciascuno il loro "data base",
diverso dagli altri, e l'informatizzazione era settoriale, per cui niente era
a messo a fattor comune per tutta l'Azienda e i dati a disposizione di un
Servizio Centrale di AAAVTAG erano sempre diversi dagli analoghi dati
utilizzati da un altro Servizio Centrale.
3. L'Aviazione Civile in
Italia.
Eppure sono molto grato all'Azienda
per avermi dato spazio, consentendomi di lavorare in settori di mio interesse,
quale quello relativo all'attività internazionale. "Non allineato" rispetto alla
policy aziendale, ho potuto però sempre dire quel che pensavo. E, malgrado le
critiche che ho avanzato, debbo ammettere che nel panorama pubblico italiano
l'AAAVTAG rappresentava, malgrado tutto, un raro esempio di efficienza: ciò
vale, in particolare, nei confronti di quello che è l'insieme degli Enti, delle
Autorità e delle attività che nel loro complesso costituivano l'Aviazione Civile
Italiana (aspettiamo la completa funzionalità del nuovo Ente per l'Aviazione
Civile, ENAC, e il relativo Dipartimento Aviazione Civile: con il nuovo assetto
sembra che le cose stiano progressivamente cambiando e speriamo che migliorino
sempre di più).
In Italia, nel 1994, i velivoli con
certificato di navigabilità in corso di validità erano poco più di 800, tra
aeromobili ALITALIA, ATI, Meridiana e delle altre linee aeree, quelli degli
aeroclubs, quelli delle scuole di volo e delle aziende di lavoro aereo, e i
pochi velivoli privati rimasti. In ogni altro Stato dell'Unione Europea la media
è di 9.000 aeromobili. Credo che questo dato sia di per sé sufficiente a
descrivere lo stato comatoso dell'Aviazione Civile in Italia. All'origine di
questa situazione c'era la frammentazione delle competenze e l'assenza di
vigilanza e controllo. Fin da quando transitò dalla Difesa ai Trasporti, la
Direzione Generale dell'Aviazione Civile (oggi assorbita da ENAC) fu considerata
una appendice di scarso rilievo del Ministero delle Ferrovie; nell'ambito della
DGAC era possibile identificare, accanto a settori dove pochi entusiasti
riuscivano, in condizioni impossibili, a fare più di ciò che a loro competeva,
ampie sacche di inefficienza (per non parlare dei settori "chiacchierati",
quelli degli appalti miliardari per intenderci). Le certificazioni competevano
al Registro Aeronautico Italiano, che imponeva per i suoi servizi tariffe al di
sopra della media europea. E mancava non dico un'organica definizione della
politica di Aviazione Civile in Italia, ma persino un minimo coordinamento, in
una realtà dove ciascuno decideva per conto suo su problemi che interessavano
tutta la collettività. Perciò, dopo aver parlato di AAAVTAG, mi sembra
necessario ricordare che nel mondo aeronautico AAAVTAG (oggi ENAV S.P.A.) è solo
una componente, e che non è pensabile risolvere i problemi del controllo del
traffico aereo se non nel contesto di una riforma di tutta l'Aviazione Civile
italiana: riforma che c'è stata, con la costituzione di ENAC, ma di cui dobbiamo
ancora assaporare tutti i benefici effetti sperati.
4. Il Futuro.
Il mondo cambia, la nuova Europa
(dall'Atlantico agli Urali) potrà giocare un ruolo sul futuro scenario mondiale
solo se saprà agire come una entità unica, integrata ed autonoma,
tecnologicamente autosufficiente. Una tale Europa potrà esistere solo con alcuni
presupposti, fra i quali non secondario è un sistema di aviazione civile ad alta
capacità e a basso costo. L'Italia, quando ho lasciato AAAVTAG, sembrava più
vicina al terzo mondo che all'Europa, e non è detto, se le cose non cambieranno
rapidamente, che non dovremo dimenticare i nostri sogni di gloria e perdere, in
questo settore, lo status di grande paese. Chi scrive, pur da pensionato, fa
tutto quello che sa e che può fare, per sventare questo rischio. Presiedo
infatti un'Associazione senza scopo di lucro (A.S.T.A. - Associazione per lo
sviluppo del traffico aereo) e, in tale veste, sono stato chiamato, per alcuni
anni, a svolgere attività di supporto, di coordinamento e di consulenza per il
Gabinetto del Ministro dei Trasporti e della Navigazione e per il Ministero
degli Affari Esteri.
Ma occorrono nuove energie, un nuovo
entusiasmo, che potrebbe essere espresso proprio dai controllori. Oggi i
controllori del traffico aereo italiani sembrano prigionieri in una gabbia
d'oro: sono ben pagati, ma non possono incidere nelle vicende della loro
professione se non attraverso i sindacati, che tuttavia seguono una logica di
co-gestione secondo me dannosa.Eppure l'attenzione al nuovo, la consapevolezza
dei radicali mutamenti che avrà il nostro mestiere con le nuove tecnologie, la
nuova realtà del 2000 con la nuova EUROCONTROL, potrebbe spingere qualcuno ad
adoperarsi più efficacemente, spero, di quanto non abbia fatto la mia
generazione. Io credo nelle persone, nella loro capacità di darsi da
fare per qualcosa di più di un semplice interesse economico immediato. I miei
figli, pur avendo scelto altri campi di attività, hanno l'età di molti dei
giovani controllori di oggi, e li vedo attivi, idealisti nei settori che a loro
interessano: credo che tanti giovani siano come loro. Al di là del gioco delle
parti (governo, autorità ministeriale, enti, sindacati) che tanto spesso si è
risolto in un patteggiamento, in una co-gestione, la riforma funzionerà solo se
la trasparenza non sarà uno slogan ma una scelta sempre
verificabile.
torna indietro
| | |