Questa pagina è dedicata a questo nobile autore, molto conosciuto in tutto il mondo ma trascurato dall'industria editoriale nazionale; desidero in particolare parlare della sua opera più importante, tradotta in 30 lingue (che tuttavia in Italia ha avuto solo una fugace edizione a cura di Rizzoli):


"L'Autobiografia di Giuliano di Sansevero"


e del suo dramma "Il Terzo Giorno".

Potete scaricare e leggere la seconda parte del quarto volume dell’Autobiografia (che è articolata in 5 volumi, ognuno dei quali è in cinque parti – ogni parte può essere letta a sé, perché costituisce di per sé un romanzo completo) : La Civetta; il testo completo è ora qui, scaricabile (sono 55 pagine A4,formato .rtf, zippate),e racconta la storia vera della Campagna di Grecia, una pagina vergognosa della nostra storia - anche se vi è stato spazio per episodi straordinari di eroismo.

  Scarica qui"La Civetta"

Aprile 2012: l'Autobiografia sarà ripubblicata in Italia!

(Lorenzo, figlio di Andrea, segue le orme paterne: the Sicilian Fisherman è opera sua )


                                                                 

                   Andrea Giovene di Girasole                                                 

 

 

Vivere, Lesbia mia vivere e amare;
e dei vegliardi arcigni il brontolio si perda

Possono gli astri tramontare
per poi sorgere ancora alba; ma dove
quella volta la luce ci abbandoni
una é per noi la notte, e il sonno, eterno

Oh! Mille volte baciami, e poi cento,
e mille volte ancora, e ancora cento,
ancora, ancora mille, ancora cento.

E tutti questi baci, e i mille, e i mille,
facciano un solo oblio, ove contare
più non si possa.

Che nessuno mai ce li conti, quei baci. Che nessuno
invidiando li possa affatturare!

  ecco uno dei più famosi carmi di Catullo, tradotti da Andrea Giovene ("La Lesbia" di Catullo, stampato a Napoli per Angelo Rossi nel 1955).
Fu sua fatica e sua salvezza dedicarsi a tale traduzione nel lager tedesco dov'era prigioniero.


Dal dramma di Andrea Giovene "Il Terzo Giorno", propongo il breve passaggio che segue


Giuda

(ripete alcune parole di Magdalena, quasi a sé stesso)

Stravolto...Invasato! Sì, questo lo conosci perché ne eri preda, e lo sai; ma lo sei ancora adesso, senza saperlo.
Perché credi aver sostituito, ai lemuri osceni che allora ti abitavano, aver sostituito dentro di te una immagine che ti scioglie il cuore nel petto; e ti immerge in una voluttà cento volte più forte di quelle che avevi prima pur tante volte conosciuta.
Il mio orribile sguardo! Tu carezzavi e stringevi i suoi bianchi piedi ignudi come nessun uomo ha mai carezzato e palpato la tua carne ignuda; tu li hai baciati con le labbra umide di un umore più denso e lascivo del nardo sopravvanzato all'uso dei tuoi amanti; e li hai avvolti nell'onda dei tuoi capelli perché egli fremesse di te.


seguono alcuni brani tratti da un articolo del critico Elio Gioanola dedicato a "L'Autobiografia di Giuliano di Sansevero"


confermiamo di sentirci di fronte ad un'opera che....... rivela caratteristiche del tutto fuori del comune rispetto non solo agli odierni orientamenti della narrativa, ma anche rispetto alla narrativa tout court o a ciò che normalmente s'intende col termine « romanzo ». Etichettare l'Autobiografia sotto il titolo di romanzo costituisce, infatti, un grosso torto all'estrema complessità e, diciamo pure, alle grandissime ambizioni dell'opera, sia perché, sul versante della tradizione « romanzo » fa pensare alle costruzioni ottocentesche e può indurre a confinare il libro (come alcuni critici hanno fatto) in una zona di tardo epigonismo; sia perché, nel senso moderno attribuito al termine, si è indotti a pensare ad un prodotto letterario legato all'industria editoriale, alla moda, alla poetica in voga. E crediamo invece che l'opera riveli, già nelle strutture, la sua modernità, e appunto non lasciandosi catalogare in nessuno dei generi vulgati, né tradizionale né contemporaneo.


(omissis)


l'Autobiografia è una ricerca di Assoluto. Ciò che di straordinario, di non catalogabile, di disincantato rispetto alle istanze storiche, di assillantemente « diverso » rispetto alla forma vulgata d'espressione è dato sentire in queste pagine, viene proprio da questa ricerca inesorabile e senza scampo; del « valore » o della verità, o della poesia: dell'Assoluto, insomma. Si capisce che una tale dialettica non può concedere spazio alla curiosità, alla divagazione, alla dispersione, all'ascolto di suggestioni di qualsiasi genere. Se c'è un paragone che ci tenti è quello di avvicinare l'opera di Giovene a quelle dei mistici del Trecento: c'è lo stesso rigorismo, la stessa strenua decisione ascetica. La differenza è solo nella direzione, perché al Dio riconosciuto da quelli è qui sostituito il Dio ignoto, che nasconde il suo volto dietro gli aspetti mondani delle cose. E di qui le due caratteristiche essenziali dell'opera, le due coordinate che reggono tutto l'impianto narrativo: il ritmo e la sinteticità. Il ritmo è la continua alternanza di ricerca e possesso; il battito prodotto dall'ansia di assoluto, placata, riaccesa, tra brevi attimi di apparente raggiungimento, e lunghi tempi di ostinato riaccostamento. La sinteticità è la conseguenza dello sguardo puntato sull'essenzialità ritmica dei due momenti: senza possibilità di attenzione per altri fatti per clamorosi che siano, non rientranti però in questo gioco di assoluti.


(omissis)


Sansevero si presenta come chi ha fatto della ragione un'arma contro le seduzioni di qualunque genere e uno strumento di esame post factum per dividere il grano dal loglio e cogliere quel provvidenziale filo unitario che lega ed indirizza i fatti nel verso di quella libertà che sempre, idealisticamente, va cercando più adeguate forme di incarnazione. E l'impronta della riflessione, oltre che nella fittissima didascalia meditativa, si estrinseca nell'impianto strutturale di tutta l'opera. « Le varie parti dell'Autobiografia - afferma, forse egli solo, il Gummerus - presentano una struttura ed ossatura logica e dialettica che, sebbene incorporate nel racconto, non sono per questo meno salde e conseguenti». E che sian pochi ad aver scorto questo robusto scheletro logico è ottimo segno, perché vale conferma che struttura e poesia non formano in questo lavoro due diversi sistemi ma si integrano perfettamente.


(omissis)


il ritmo dell'Autobiografia ...... è di sempre maggiore approssimazione a quell'ideale di vita autenticamente libera che permea fino le prime pagine. Con un movimento genuinamente idealistico di tesi antitesi e sintesi, la costruzione dell'io conosce una sicura progressione, da uno spazio esiguo di movimento via via verso dimensioni più vaste, dove le limitazioni ab extrinseco verranno a mano a mano eliminate, e la vita, da fatto, cioè insieme di realtà oggettivamente date, diventa atto, cioè: autoprogetto e autocostruzione.


(omissis)


E infine, lo stile. Un punto delicato in un momento letterario come l'attuale, quando si è giunti alla sperimentazione pura, ed il linguaggio è un oggetto passibile di manipolazioni di ogni genere; e si riguarda ai libri, in cui lo stile è l'adeguazíone a certe condizioni spirituali, come ad esemplari di un'epoca tramontata. L'Autobiografia, dal punto di vista stilistico è davvero, secondo una espressione che abbiamo già usato, « un libro antico », scritto secondo « un oramai dimenticato scrupolo che è insieme artistico ed altamente artigianale » (come dice l'autore stesso). Da una parte si ha l'impressione che in essa confluisca tutta la tradizione della prosa classica italiana, dall'altra che sia scritta in una lingua « internazionale » cioè immediatamente traducibile ad ogni livello linguistico europeo. Una lingua, vogliamo dire, per eccellenza anti-provinciale (e ci è testimone qualificato in questo senso il Gummerus, che ha subito posto l'accento sulle qualità europee, anche stilistiche, com'è naturale, dell'Autobiografia). Questo, crediamo sia dovuto alle qualità di assoluta trasparenza di questo stile, nel quale il contenuto interiore si esprime solo quando è arrivato all'estremo punto di chiarificazione. La parola, insomma, quando la poesia è raggiunta, non ha più alcun residuo di provvisorietà, si impone come un limite immodificabile. L'espressione, quando giunge sulla pagina, rivela una fiducia inaudita nelle possibilità di esaurire in sé stessa la completezza dell'esperienza spirituale. Uno stile che si risolve in un atto di fiducia nella poesia.

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