Telekom Serbia
Comunicati stampa e Articoli
TELEKOM SERBIA/MANFREDI PROCESSATO A CAMPOBASSO.
LA PROCURA DI TORINO CONFERMA CHE TUTTI I SOLDI FINIRONO A MILOSEVIC. SINTESI CONFERENZA STAMPA RADICALE. [12 luglio 2005]


DECENNALE SREBRENICA/MANFREDI (RADICALI): "MENTRE MLADIC MASSACRAVA, L'AZIENDA DI STATO TELECOM ITALIA TRATTAVA CON MILOSEVIC PER TELEKOM SERBIA NONOSTANTE L'EMBARGO ONU.
IL PRESIDENTE CIAMPI CHIEDA SCUSA A BOSNIACI, SERBI ED ITALIANI!" [11 luglio 2005]


EX JUGOSLAVIA/TELEKOM SERBIA: RADICALI "A 10 ANNI DA SREBRENICA, RICORDARE L'EUROPA DELLA VERGOGNA; BASTA CON LE LACRIME DI COCCODRILLO!"
SINTESI DELLA CONFERENZA STAMPA TENUTASI ALLE ORE 15 A CAMPOBASSO, DOVE IN MATTINATA IL TRIBUNALE HA DECISO IL TRASFERIMENTO A ROMA DEGLI ATTI DEL PROCEDIMENTO PER DIFFAMAZIONE INTENTATO CONTRO GIULIO MANFREDI DALL'AVV. DI STEFANO, AMICO E SODALE DEL FAMIGERATO COMANDANTE ARKAN. [7 luglio 2005]


Venerdì 8 luglio p.v., in occasione del decimo anniversario della strage di Srebrenica (Bosnia), a partire dalle ore 11.00, si svolgerà a Bari, presso l'hotel Excelsior, la seguente conferenza stampa :
"COSA C' ENTRA SREBRENICA CON TELEKOM SERBIA?!" [7 luglio 2005]
2005
Telekom Serbia

gennaio
febbraio
marzo
aprile/maggio
luglio

2004
Telekom Serbia

gennaio
febbraio
marzo
aprile
maggio
giugno
luglio
agosto
settembre
ottobre
novembre
dicembre

2003
Telekom Serbia

gennaio
febbraio
marzo
aprile
maggio
giugno
luglio
agosto
settembre
ottobre
novembre
dicembre

  Torino, 12 luglio 2005
TELEKOM SERBIA/MANFREDI PROCESSATO A CAMPOBASSO.
LA PROCURA DI TORINO CONFERMA CHE TUTTI I SOLDI FINIRONO A MILOSEVIC. SINTESI CONFERENZA STAMPA RADICALE.


La conferenza stampa, tenutasi nella sede dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta, è stata aperta da Igor Boni (Comitato Nazionale Radicali Italiani), che ha ricordato l'impegno ormai ultradecennale dei radicali piemontesi sulle questioni legate all'ex-Jugoslavia e, in particolare, alla vicenda Telekom Serbia.

E' poi intervenuto Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani), che ha, innanzitutto, parlato del processo per diffamazione intentato nei suoi confronti dal sig. Giovanni Di Stefano (avvocato di origini molisane, amico e socio d‚affari del criminale di guerra serbo "Arkan", ucciso a Belgrado nel 2000). L'accusa è di "aver diffuso a mezzo internet notizie offensive dell'onore e della reputazione di Di Stefano, accostando suggestivamente il suo nome a quello di noti esponenti mafiosi".
La prima udienza del processo si è svolta presso il Tribunale di Campobasso giovedì 7 luglio; di fronte ad un'accusa molto vaga, non circostanziata, l'avvocato di Manfredi, Giuseppe Rossodivita, ha chiesto l'annullamento del processo: richiesta respinta. Rossodivita ha poi chiesto il trasferimento del processo a Roma, poiché Di Stefano risulta residente attualmente nella capitale: dopo mezz'ora di camera di consiglio, il presidente di sezione ha accolto la richiesta della difesa.

Manfredi ha poi distribuito ai giornalisti presenti copia dell'ordinanza di archiviazione dell'inchiesta principale su Telekom Serbia, relativa ai due ex dirigenti di Telecom Italia Tomaso Tommasi di Vignano e Giuseppe Gerarduzzi, indagati per falso in bilancio; l'ordinanza è stata depositata dal GIP Francesco Gianfrotta presso la cancelleria della Procura di Torino, il 16 maggio 2005.

Manfredi ha letto il seguente passo dell'ordinanza (pag. 24 e 25): "Si è così accertato in primo luogo che l'intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo.
Il risultato di questa parte dell'indagine spiega anche il motivo per il quale l'opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia; e conferma altresì le dichiarazioni dell‚Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l‚esistenza dell‚affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E' infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest‚ultimo e l'utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all'economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne".

Manfredi ha citato poi altri passi dell'ordinanza, da cui risulta che all'epoca della strage di Srebrenica (11 luglio 1995) erano già in corso da mesi contatti e trattative fra dirigenti di Telecom Italia (allora azienda dell'IRI, trasferita sotto il Tesoro dall‚allora ministro Carlo Azeglio Ciampi nel novembre 1996) e il regime serbo di Milosevic, nonostante fosse in vigore un embargo ONU nei confronti della Serbia.

Il governo olandese si dimise in blocco nel 2002, sette anni dopo la strage di Srebrenica, quando emersero le sue responsabilità oggettive nella vicenda (i militari ONU che avrebbero dovuto difendere i civili bosniaci erano olandesi).

Manfredi e Boni hanno dichiarato al termine della conferenza stampa: "Noi non chiediamo le dimissioni di nessuno. Chiediamo solamente, anche alla luce delle conclusioni della Procura di Torino, che Ciampi, Prodi, Dini e Fassino riconoscano finalmente di aver commesso un grave errore politico, non intervenendo, come era in loro potere, per evitare che l‚azienda pubblica Telecom Italia finanziasse con 456 milioni di euro non l'azienda Telekom Serbia bensì direttamente il regime nazicomunista di Milosevic.".

Manfredi (348/5335305)

  Torino, 11 luglio 2005
DECENNALE SREBRENICA/MANFREDI (RADICALI): "MENTRE MLADIC MASSACRAVA, L'AZIENDA DI STATO TELECOM ITALIA TRATTAVA CON MILOSEVIC PER TELEKOM SERBIA NONOSTANTE L'EMBARGO ONU.
IL PRESIDENTE CIAMPI CHIEDA SCUSA A BOSNIACI, SERBI ED ITALIANI!"


Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:

"C‚è un'Europa ipocrita e senza memoria che oggi verserà qualche lacrima di coccodrillo a Srebrenica; un'Europa che non riuscì allora a impedire il più grande massacro di civili compiuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale (in attesa di conoscere, se mai le conosceremo, le cifre del genocidio del popolo ceceno da parte dei militari di Putin); un‚Europa che non è riuscita, in questi dieci anni, ad assicurare alla giustizia i due principali responsabili della strage, Ratko Mladic e Radovan Karazdic.
L‚Italia fa degnamente parte di quest'Europa: l‚11 luglio 1995, mentre i serbo-bosniaci massacravano 8.000 civili, Telecom Italia (allora azienda di Stato) era già in trattativa da mesi con il regime serbo per acquistare il 49% (poi ridotto al 29%) di Telekom Serbia; grandi studi legali e alti funzionari lavoravano a pieno ritmo per raggiungere l'obiettivo, pur essendo pienamente consapevoli dell'esistenza di un embargo ONU nei confronti della Serbia che avrebbe dovuto impedire qualsiasi rapporto economico. Allora, solo i radicali denunciarono, inascoltati, la vergognosa trattativa.

Non basta: la prima bozza di accordo fra Telecom Italia e i due "mediatori" dell'affaire Telekom Serbia reca la data dell‚11 luglio 1995; solo in seguito sarà posticipata di un anno (forse qualcuno in Telecom si era accorto che non era il caso di associare le trattative con i serbi alla data del massacro!).

C‚è anche un'Europa che ha saputo assumere, seppur tardivamente, le proprie responsabilità: il 18 aprile 2002, il Governo olandese si dimise in blocco dopo la pubblicazione del rapporto di una commissione militare contenente le prove delle responsabilità e negligenze di politici e militari olandesi in relazione alla strage di Srebrenica (i militari dell'ONU che avrebbero dovuto difendere i civili bosniaci erano olandesi).
Di fronte all'esempio olandese, nel decennale della strage, è doveroso che Carlo Azeglio Ciampi (nell'attuale veste di Presidente della Repubblica e memore di essere stato ministro del Tesoro - quindi detentore del 61% delle azioni di Telecom Italia - all'epoca della conclusione dell'affaire Telekom Serbia) chieda pubblicamente scusa ai cittadini bosniaci, serbi e italiani per le inadeguatezze, i silenzi, le aperte violazioni di leggi statali e internazionali che produssero, infine, il risultato di consegnare sull'unghia a Milosevic (non all'azienda Telekom Serbia) 456 milioni di euro dei cittadini italiani, il 10 giugno 1997, nemmeno due anni dopo Srebrenica.".

Manfredi (348/5335305)

  Campobasso, 7 luglio 2005
EX JUGOSLAVIA/TELEKOM SERBIA: RADICALI "A 10 ANNI DA SREBRENICA, RICORDARE L'EUROPA DELLA VERGOGNA; BASTA CON LE LACRIME DI COCCODRILLO!"
SINTESI DELLA CONFERENZA STAMPA TENUTASI ALLE ORE 15 A CAMPOBASSO, DOVE IN MATTINATA IL TRIBUNALE HA DECISO IL TRASFERIMENTO A ROMA DEGLI ATTI DEL PROCEDIMENTO PER DIFFAMAZIONE INTENTATO CONTRO GIULIO MANFREDI DALL'AVV. DI STEFANO, AMICO E SODALE DEL FAMIGERATO COMANDANTE ARKAN.


Questa mattina il Tribunale di Campobasso, accogliendo una eccezione sollevata dall'avv. Giuseppe Rossodivita, ha deciso il trasferimento per competenza al tribunale di Roma del procedimento per diffamazione intentato contro Giulio Manfredi dall'avv. Giovanni Di Stefano, amico e sodale del famigerato comandante Arkan.
Nel pomeriggio, a partire dalle ore 15, si è invece tenuta presso l'Hotel Centrum Palace una conferenza stampa per ricordare il decimo anniversari della strage di Srebrenica (il più grande massacro di civili compiuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale), che cadrà il prossimo 11 luglio.
Alla conferenza stampa hanno preso parte: Daniele Capezzone e Rita Bernardini (segretario e tesoriere di Radicali Italiani), l'Avv. Giuseppe Rossodivita (Direzione di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e autore del "diario ragionato" dell'affaire Telekom Serbia dal titolo "Telekom Serbia, Presidente Ciampi nulla da dichiarare?" (edizioni Stampa Alternativa). Capezzone, Bernardini e Manfredi hanno dichiarato: "I radicali hanno sempre utilizzato i processi in cui erano coinvolti per denunciare all'opinione pubblica scandali e problemi che trascendevano il merito della causa; siamo oggi a Campobasso per ricordare a tutti che il problema vero, neanche per noi, non è la disputa "Di Stefano contro Manfredi"; il problema vero è che dieci anni fa - mentre Mladic, spalleggiato da Milosevic, massacrava 8.000 civili a Srebrenica - l'azienda di Stato Telecom Italia pagava fior di avvocati e di dirigenti per gettare le basi dell‚affare Telekom Serbia, infischiandosene dell'embargo ONU nei confronti della Serbia; il problema vero è che otto anni fa l'azienda di Stato Telecom Italia - controllata al 61% dal Ministero del Tesoro - finanziò, con i soldi delle bollette e delle tasse dei cittadini italiani, non l'azienda Telekom Serbia ma direttamente il regime di Milosevic; lo dicono e lo scrivono a chiare lettere i PM torinesi nell'ordinanza di archiviazione dell'inchiesta principale di Telekom Serbia, che abbiamo distribuito oggi alla stampa; il problema vero, infine, è che oggi, a dieci e otto anni di distanza, né Ciampi, né Prodi, né Dini, né Fassino hanno chiesto pubblicamente scusa ai cittadini italiani e serbi per aver consentito a un‚azienda di Stato di finanziare Milosevic, rinsaldando il suo potere e consentendogli di preparare la pulizia etnica in Kosovo: tutto questo mentre l'attuale maggioranza, all'interno della Commissione parlamentare d'inchiesta, anziché scegliere la strada del chiarimento delle responsabilità e verità politiche, ha deciso stupidamente di dare credito a millantatori inattendibili per colpire i propri avversari".

  Bari, 7 luglio 2005
Venerdì 8 luglio p.v., in occasione del decimo anniversario della strage di Srebrenica (Bosnia), a partire dalle ore 11.00, si svolgerà a Bari, presso l'hotel Excelsior, la seguente conferenza stampa :

"COSA C' ENTRA SREBRENICA CON TELEKOM SERBIA?!"

(il misterioso affare che arricchì Milosevic e l'anniversario del più grande massacro avvenuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale)

Coordinerà :
- Giuseppe SIMONE, segretario del BLC

Interverrà :
- Giulio MANFREDI, (Comitato Nazionale Radicali Italiani), autore del libro "Telekom Serbia: Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? - Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003" (edizioni Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, postfazione di Marco Pannella)

Le Vostre Organizzazioni sono invitate.


La Segreteria del Bruno Leoni Club.


N.B. In occasione della conferenza stampa sarà disponibile il seguente materiale:
1) copia del libro su Telekom Serbia;
2) copia recente ordinanza della Procura di Torino di archiviazione inchiesta Telekom Serbia;
3) copia documento predisposto da Manfredi dopo la lettura dell'ordinanza.
Torna su

Gruppo Radicali - Lista Emma Bonino
Via Alfieri, 19 - 10121 Torino - Tel  011. 57.57.401/402 - Fax 011.23.09.005
e-mail: radicalipiemonte@hotmail.com - mailing list: http://it.groups.yahoo.com/group/radicali-piemonte