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Seduta n. 186 [19 febbraio 2002]

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Interventi di MELLANO Bruno della seduta n. 185 del 12/02/2002
MELLANO Bruno
Volevo lasciare la mia testimonianza rispetto a quello che è appena successo.
La settimana scorsa si è svolta una riunione della Commissione Nomine in cui è stato fatto presente che erano in scadenza alcune nomine urgenti. Era un lungo elenco di nomine e si è scelto, di comune accordo, di andare in aula con quelle più urgenti.
Il problema è questo. Continuate a non ascoltare l'appello accorato e partecipe del Gruppo Radicale che vi invita a riflettere sul meccanismo delle nomine; scegliete di lottizzare il tutto possibile ed immaginabile e non siete capaci - scusate se lo dico senza alcuna disistima personale, ma politica - di organizzarvi e di votare nomine urgenti all'interno di Enti in cui sono previste figure di nomina del Consiglio regionale, che da mesi stanno aspettando una nomina.
Vi invito a rivedere la norma. Cambiamo queste vecchie norme che procedono alla nomina concertata - centrosinistra, centrodestra - perché è palesemente inadeguato tale metodo, ed è inadeguato persino nel scegliere chi vi rappresenta in Consigli di probabilmente dubbio interesse rispetto alla maggioranza e al centrosinistra.
Parlo oggi, Consigliere Cattaneo, perché l'altro giorno, in sede di Commissione consultiva per le nomine, ho fatto lo stesso discorso al centrosinistra che è da un anno e mezzo che dimentica persino di nominare i propri rappresentanti all'interno di organismi dove è prevista una riserva speciale per le minoranze (normata dall'art. 72 del Regolamento).
Ripeto, ragioniamo insieme per superare questo meccanismo perché è antiquato, superato e ci fa fare delle brutte figure come quelle di oggi.
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Interventi di MELLANO Bruno della seduta n. 183 del 5/02/2002
MELLANO Bruno
Volevo fare alcune riflessioni sul dibattito di oggi. Condivido l'impostazione iniziale del Consigliere Tapparo rispetto alla paradossalità del dibattito così atteso, così più volte richiamato (ventitre interrogazioni depositate, la relazione che l'Assessore ha illustrato).
Condivido gran parte delle cose dette dal Consigliere Marengo. Finisce che il Consiglio viene chiamato ad una discussione su massimi sistemi in un momento in cui, sulle questioni singole e specifiche di nostra competenza, abbiamo trascurato di impegnarci, oppure, quando ci siamo impegnati, abbiamo dato prova di un impegno politico davvero scarso.
Voglio essere più chiaro. La bontà del lavoro di questo Consiglio, anche rispetto ad un tema importante come quello della questione FIAT e della crisi del settore, si deve misurare sulle politiche del collocamento, sulle politiche attive del lavoro; si deve misurare sulla nuova economia, si deve misurare su un assetto nuovo, di impostazione nuova rispetto al mercato del lavoro. Non è perché accetto, in modo acritico, le leggi dell'economia che, in qualche modo, si risolve tutto dicendo che non si può incidere sul mercato del lavoro e sulle situazioni specifiche. Al contrario, credo che abbiamo inciso pesantemente, in questi anni, sulla situazione che si è prodotta con le scelte politiche - di politica anche spicciola - che abbiamo preso a livello locale, a livello regionale e a livello politico, andando a costruire quel sistema così pieno di bardature e di difficoltà economiche che hanno poi prodotto dei disastri. Hanno prodotto un sistema per cui, alla fine, il mercato economico del lavoro è un mercato vecchio. Le nostre sono regole vecchie, che non rispecchiano più l'impostazione attuale, impostazione di cui avremo bisogno per offrire delle risposte positive ai problemi del mercato del lavoro.
Prendendo spunto dalla battuta che, per esempio, ha fatto il collega Marcenaro richiamando il caso dell'Alfa Romeo. Noi abbiamo attuato quella politica del lavoro, per cui l'intervento partitico di governo sul mercato del lavoro e sul mercato dell'auto è stata la vendita di Alfa Romeo alla FIAT. Abbiamo fatto una politica in cui un'ottima legge, come quella dello Statuto dei lavoratori degli anni '70, è un tabù, è un totem intoccabile, tanto che l'ottimo collega Caracciolo, dovendo parlare di questo problema, cita l'art. 18 come articolo cardine, il tabù o il totem intoccabile. Purtroppo, bisogna dirlo, colleghi e amici della maggioranza: anche le proposte su cui si va ad uno scontro sociale, le proposte Maroni, sono ridicole, totalmente insoddisfacenti, una proposta di riforma temporanea di quattro anni per alcune limitatissime fasce di lavori che dovrebbero emergere dal nero, oppure trasformarsi da lavori atipici a lavori normali, con l'esclusione dell'art. 18.
Forse, in modo molto modesto e inadeguato rispetto alla grave questione, occorre che questa istituzione si faccia carico del problema degli ammortizzatori sociali che non ci sono.
L'Italia è un Paese che spende tantissimo in cassa integrazione, sottoscritta e richiesta da tutti i sindacati possibili e immaginabili, ma che non ha assegni di disoccupazione né strumenti veri di intervento per chi è disoccupato magari da lungo tempo. È un'Italia che ha il tabù dell'art. 18 per tutte le ditte che producono, ma non per i partiti o per i sindacati. Ha un sistema politico che vuole dire chi vende a chi, e che cosa, e poi vuole intervenire sul mercato del lavoro pensando di poter, in qualche modo, deviare le scelte che l'economia produce, senza farsi carico, invece, di una riforma come quella del collocamento, che ha visto quest'aula - noi non c'eravamo - produrre una vecchia legge sul collocamento pubblico, dettata dai sindacati, per difendere le posizioni di un impiego pubblico intoccabile e che produce ancora adesso assenza di politiche attive del lavoro.
Non abbiamo interventi di politiche attive del lavoro. Questo sarà il problema dei prossimi anni, quando la FIAT licenzierà! Non avremo nessuno che sarà in grado di aiutare la ricollocazione. Non avremo nessuno che sarà in grado di intervenire, in modo efficace, non solo per attutire la caduta, ma per offrire, in quel cambiamento di posizione, la possibilità di una chance di miglioramento. Perché anche questo è "crisi". La crisi può essere anche positiva se riusciamo a trovare, come diceva il collega Moriconi, con il quale raramente sono d'accordo, lo stimolo e l'idea di dire: "Studiamo qualcosa di diverso". Ci sono ampi campi su cui poter intervenire e fare utilmente, di una situazione di crisi, una situazione di cambiamento in positivo.
Noi invece siamo qui a discutere sui massimi sistemi, a pensare che forse possiamo mettere attorno ad un tavolo delle persone che attorno a quel tavolo non ci vogliono stare, persone che sanno benissimo con chi contrattare, da Mussolini a Berlusconi, diciamolo pure, passando con tutti quelli in mezzo, perché sostanzialmente è là che poi si va a trattare la cassa integrazione o la rottamazione, ed è là che si va a trattare l'appoggio a questo o a quel Governo, in cambio dei grandi assegni staccati dallo Stato a questa nostra cara industria torinese, cara soprattutto alle casse dello Stato!
Allora, il mio invito, modesto, come ripeto, è quello di fare il nostro dovere di legislatori regionali; modifichiamo le leggi su cui possiamo incidere sul collocamento e sulle politiche attive del lavoro. Facciamo la nostra azione politica - perché il ruolo della politica è importante - dicendo, per esempio, al collega leghista Maroni che ci vuole coraggio se si vuol fare davvero una riforma dell'art. 18, perché si rischia il sollevamento popolare nelle piazze per apportare una modifica del tutto inconsistente, temporanea e ridotta a pochissimi settori. So che non è un argomento popolare. Come ho detto questa mattina, è un argomento che rischia di essere antipopolare. Se voi, partiti politici qui rappresentati, ci costringete, in qualche modo, ad un dibattito sui massimi sistemi non chiamandoci a scelte proprie di quest'aula, su argomenti propri di quest'aula, rischiamo di dover gestire, senza strumenti, delle crisi che il mondo del lavoro che cambia ci porterà, non avendo aiutato quella nuova economia e non avendo creato quello spazio di libertà entro il quale si creano le occasioni di lavoro.
Allora, con questo richiamo e con l'appello ad usare anche questo pomeriggio per fare l'elenco delle cose importanti che quest'aula può fare, le leggi importanti che possiamo cambiare, personalmente mi impegno, anche politicamente fuori da quest'aula, a cambiare quelle leggi sul mercato del lavoro che hanno creato questa situazione. È paradossale che il collega Contu in qualche modo richiami e rigetti in faccia alla classe politica italiana tutto il sostegno che è stato dato alla FIAT in questi anni, sostegno economico, di cassa integrazione ed altro, dicendo: "Adesso dovete, in qualche modo, starci ad ascoltare; adesso dovete, in qualche modo, sedervi ad un tavolo per decidere con noi cosa fare".
Non è così. Così non sarà. Quindi, è un richiamo alla responsabilità di ciascuno per fare quel centimetro nella direzione giusta che è di nostra competenza.
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Interventi di MELLANO Bruno della seduta n. 180 del 29/01/2002
Comunicazioni del Presidente del Consiglio regionale in merito alla grave situazione economica determinatasi in Argentina e alle iniziative di aiuto e sostegno che si intendono intraprendere.
MELLANO Bruno
Grazie, Presidente. Premetto che anch'io, come il Presidente, giocavo con le figurine e ho continuato a giocare fino a tarda età. Ho apprezzato sia i toni, sia i contenuti del suo intervento, che in larga parte ritengo condivisibili. Ho però un dubbio: lei ha parlato come Assessore e non come Presidente del Consiglio regionale. Questo intervento è addirittura sulle modalità del collocamento assolutamente da riformare e su cui intervenire; quindi lei ha prefigurato una politica dell'immigrazione.
Non vorrei che, utilizzando una forzatura dovuta alla larga maggioranza del consenso rispetto a questa problematica, lei diventasse l'Assessore ombra della Lega, quando invece è opportuno che il Consiglio investa l'Assessore competente, Pichetto, chiedendo allo stesso di realizzare quegli interventi sul collocamento, che noi, come Gruppo Radicale, auspichiamo da tempo. E' solo questo il dubbio che volevo esprimere e dare atto al collega Tapparo che molte ragioni le ha in questo suo sfogo.
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