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Interventi
di MELLANO Bruno della seduta n. 183 del 5/02/2002
MELLANO Bruno
Volevo fare alcune riflessioni sul dibattito di oggi. Condivido l'impostazione
iniziale del Consigliere Tapparo rispetto alla paradossalità
del dibattito così atteso, così più volte richiamato
(ventitre interrogazioni depositate, la relazione che l'Assessore ha
illustrato).
Condivido gran parte delle cose dette dal Consigliere Marengo. Finisce
che il Consiglio viene chiamato ad una discussione su massimi sistemi
in un momento in cui, sulle questioni singole e specifiche di nostra
competenza, abbiamo trascurato di impegnarci, oppure, quando ci siamo
impegnati, abbiamo dato prova di un impegno politico davvero scarso.
Voglio essere più chiaro. La bontà del lavoro di questo
Consiglio, anche rispetto ad un tema importante come quello della questione
FIAT e della crisi del settore, si deve misurare sulle politiche del
collocamento, sulle politiche attive del lavoro; si deve misurare sulla
nuova economia, si deve misurare su un assetto nuovo, di impostazione
nuova rispetto al mercato del lavoro. Non è perché accetto,
in modo acritico, le leggi dell'economia che, in qualche modo, si risolve
tutto dicendo che non si può incidere sul mercato del lavoro
e sulle situazioni specifiche. Al contrario, credo che abbiamo inciso
pesantemente, in questi anni, sulla situazione che si è prodotta
con le scelte politiche - di politica anche spicciola - che abbiamo
preso a livello locale, a livello regionale e a livello politico, andando
a costruire quel sistema così pieno di bardature e di difficoltà
economiche che hanno poi prodotto dei disastri. Hanno prodotto un sistema
per cui, alla fine, il mercato economico del lavoro è un mercato
vecchio. Le nostre sono regole vecchie, che non rispecchiano più
l'impostazione attuale, impostazione di cui avremo bisogno per offrire
delle risposte positive ai problemi del mercato del lavoro.
Prendendo spunto dalla battuta che, per esempio, ha fatto il collega
Marcenaro richiamando il caso dell'Alfa Romeo. Noi abbiamo attuato quella
politica del lavoro, per cui l'intervento partitico di governo sul mercato
del lavoro e sul mercato dell'auto è stata la vendita di Alfa
Romeo alla FIAT. Abbiamo fatto una politica in cui un'ottima legge,
come quella dello Statuto dei lavoratori degli anni '70, è un
tabù, è un totem intoccabile, tanto che l'ottimo collega
Caracciolo, dovendo parlare di questo problema, cita l'art. 18 come
articolo cardine, il tabù o il totem intoccabile. Purtroppo,
bisogna dirlo, colleghi e amici della maggioranza: anche le proposte
su cui si va ad uno scontro sociale, le proposte Maroni, sono ridicole,
totalmente insoddisfacenti, una proposta di riforma temporanea di quattro
anni per alcune limitatissime fasce di lavori che dovrebbero emergere
dal nero, oppure trasformarsi da lavori atipici a lavori normali, con
l'esclusione dell'art. 18.
Forse, in modo molto modesto e inadeguato rispetto alla grave questione,
occorre che questa istituzione si faccia carico del problema degli ammortizzatori
sociali che non ci sono.
L'Italia è un Paese che spende tantissimo in cassa integrazione,
sottoscritta e richiesta da tutti i sindacati possibili e immaginabili,
ma che non ha assegni di disoccupazione né strumenti veri di
intervento per chi è disoccupato magari da lungo tempo. È
un'Italia che ha il tabù dell'art. 18 per tutte le ditte che
producono, ma non per i partiti o per i sindacati. Ha un sistema politico
che vuole dire chi vende a chi, e che cosa, e poi vuole intervenire
sul mercato del lavoro pensando di poter, in qualche modo, deviare le
scelte che l'economia produce, senza farsi carico, invece, di una riforma
come quella del collocamento, che ha visto quest'aula - noi non c'eravamo
- produrre una vecchia legge sul collocamento pubblico, dettata dai
sindacati, per difendere le posizioni di un impiego pubblico intoccabile
e che produce ancora adesso assenza di politiche attive del lavoro.
Non abbiamo interventi di politiche attive del lavoro. Questo sarà
il problema dei prossimi anni, quando la FIAT licenzierà! Non
avremo nessuno che sarà in grado di aiutare la ricollocazione.
Non avremo nessuno che sarà in grado di intervenire, in modo
efficace, non solo per attutire la caduta, ma per offrire, in quel cambiamento
di posizione, la possibilità di una chance di miglioramento.
Perché anche questo è "crisi". La crisi può
essere anche positiva se riusciamo a trovare, come diceva il collega
Moriconi, con il quale raramente sono d'accordo, lo stimolo e l'idea
di dire: "Studiamo qualcosa di diverso". Ci sono ampi campi
su cui poter intervenire e fare utilmente, di una situazione di crisi,
una situazione di cambiamento in positivo.
Noi invece siamo qui a discutere sui massimi sistemi, a pensare che
forse possiamo mettere attorno ad un tavolo delle persone che attorno
a quel tavolo non ci vogliono stare, persone che sanno benissimo con
chi contrattare, da Mussolini a Berlusconi, diciamolo pure, passando
con tutti quelli in mezzo, perché sostanzialmente è là
che poi si va a trattare la cassa integrazione o la rottamazione, ed
è là che si va a trattare l'appoggio a questo o a quel
Governo, in cambio dei grandi assegni staccati dallo Stato a questa
nostra cara industria torinese, cara soprattutto alle casse dello Stato!
Allora, il mio invito, modesto, come ripeto, è quello di fare
il nostro dovere di legislatori regionali; modifichiamo le leggi su
cui possiamo incidere sul collocamento e sulle politiche attive del
lavoro. Facciamo la nostra azione politica - perché il ruolo
della politica è importante - dicendo, per esempio, al collega
leghista Maroni che ci vuole coraggio se si vuol fare davvero una riforma
dell'art. 18, perché si rischia il sollevamento popolare nelle
piazze per apportare una modifica del tutto inconsistente, temporanea
e ridotta a pochissimi settori. So che non è un argomento popolare.
Come ho detto questa mattina, è un argomento che rischia di essere
antipopolare. Se voi, partiti politici qui rappresentati, ci costringete,
in qualche modo, ad un dibattito sui massimi sistemi non chiamandoci
a scelte proprie di quest'aula, su argomenti propri di quest'aula, rischiamo
di dover gestire, senza strumenti, delle crisi che il mondo del lavoro
che cambia ci porterà, non avendo aiutato quella nuova economia
e non avendo creato quello spazio di libertà entro il quale si
creano le occasioni di lavoro.
Allora, con questo richiamo e con l'appello ad usare anche questo pomeriggio
per fare l'elenco delle cose importanti che quest'aula può fare,
le leggi importanti che possiamo cambiare, personalmente mi impegno,
anche politicamente fuori da quest'aula, a cambiare quelle leggi sul
mercato del lavoro che hanno creato questa situazione. È paradossale
che il collega Contu in qualche modo richiami e rigetti in faccia alla
classe politica italiana tutto il sostegno che è stato dato alla
FIAT in questi anni, sostegno economico, di cassa integrazione ed altro,
dicendo: "Adesso dovete, in qualche modo, starci ad ascoltare;
adesso dovete, in qualche modo, sedervi ad un tavolo per decidere con
noi cosa fare".
Non è così. Così non sarà. Quindi, è
un richiamo alla responsabilità di ciascuno per fare quel centimetro
nella direzione giusta che è di nostra competenza.
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