Sanità e assistenza
Mozioni e Ordini del giorno

ODG SULLA CANNABIS TERAPEUTICA [8 maggio 2002]

Ordine del giorno n. 530 - Richiesta aumento posti letto per anziani non autosufficienti [23 aprile 2002]

MOZIONE Nš 464 - NOMINA DEL NUOVO DIRETTORE GENERALE DELLE MOLINETTE

ODG SULLA NECESSITÀ ED URGENZA DI PROCEDERE ALLA RIFORMA DEL SISTEMA DELLE NOMINE E DEL SISTEMA DI CONTROLLO DEGLI APPARATI AMMINISTRATIVI NELLE AZIENDE SANITARIE REGIONALI [22 gennaio 2002]

ODG CONSIGLIO REGIONALE SULL'ESERCIZIO PROVVISIORIO BILANCIO 2002 [19 dicembre 2001]

ODG CONSIGLIO REGIONALE SUI VACCINI CONTENENTI MERCURIO [12 giugno 2001]

ORDINE DEL GIORNO N. 252 - INCENTIVI ALLA LOTTA MONDIALE CONTRO LA MORTALITA' DA MALATTIE INFETTIVE [10 aprile 2001]

ORDINE DEL GIORNO URGENTE N.198 - INIZIATIVE A FAVORE DEGLI ANZIANI CRONICI NON AUTOSUFFICIENTI RICOVERATI IN RSA/RAF [23 gennaio 2001]

ORDINE DEL GIORNO N. 131 - COSTITUZIONE DI CENTRI SIDS (SUDDEN INFANT DEATH SINDROME O MORTE IN CULLA) REGIONALI [7 novembre 2000]

MOZIONE: sull’assistenza sanitaria ai cittadini detenuti nelle carceri piemontesi;
in particolare, sulla situazione dei detenuti tossicodipendenti; in particolare, i casi Biella e Saluzzo.I sottoscritti consiglieri regionali [27 luglio 2000]

PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO
Il Consiglio regionale del Piemonte
premesso che

- nel nostro ordinamento è già previsto l'utilizzo di diverse droghe per uso medico, tra cui merita particolare menzione quello della morfina;
- l'Italia, con l'approvazione della legge 8 febbraio 2001, n. 12 "Norme per agevolare l'impiego dei farmaci analgesici oppiacei nella terapia del dolore" ha finalmente ampliato la possibilità di prescrizione e di utilizzo delle sostanze psicoattive nella terapia antalgica;
- in Canada, Gran Bretagna, Germania, Israele, Olanda, Stati Uniti e Australia sono state condotte ricerche sull'utilizzo medico dei derivati della canapa indiana;
- nel 1999 l'International Narcotic Board delle Nazioni Unite ha incoraggiato le ricerche sull'uso terapeutico della cannabis;
- il governo canadese nel 1999 ha adottato un piano quinquennale per la produzione di canapa indiana per uso medico;
- nel 1999 il ministro tedesco della sanità si è espresso a favore dell'utilizzo terapeutico dei derivati della canapa indiana;
- il governo israeliano nel 1999 ha adottato le linee guida per l'uso medico della canapa indiana e dei suoi derivati;
- in Gran Bretagna nell'autunno del '98 la Commissione "Scienza e Tecnologia" della Camera dei Lords, basandosi sulle conclusioni di numerosi studi scientifici, si è schierata a favore della introduzione per scopi terapeutici della canapa indiana e dei suoi derivati;
- il 5 novembre del 1998 gli elettori americani di Alaska, Arizona, Colorado, Nevada, Oregon e Washington, consultati con un referendum su questo tema, hanno approvato l'uso terapeutico della marijuana per i malati di tumore e di AIDS;
- la commissione federale statunitense dell'Istituto di medicina della National Academy of Sciences di Washington nel 1999 ha chiesto l'introduzione in campo medico del principio attivo della canapa indiana (THC);
- nel 1999 un comitato della British Medical Association si è espresso a favore dell'utilizzo terapeutico dei derivati della canapa indiana;
ritenuto che
- la scelta di approvare l'utilizzo terapeutico della canapa indiana non rientra nel confronto tra l'approccio probizionista e quello antiproibizionista sulle droghe;
considerato che
- gli effetti collaterali più comuni e fastidiosi dei chemioterapici nella terapia neoplastica risultano essere il profondo senso di nausea e il vomito;
- i farmaci utilizzati nella cura dell'AIDS presentano frequentemente tra gli effetti collaterali un forte senso di nausea, che determina un aumentato rischio di inedia per i malati;
- la canapa indiana e i suoi derivati presentano un'importante effetto antiemetico;
- l'American Cancer Society ha finanziato negli ultimi mesi ricerche per determinare se un cerotto al THC (il principio attivo dei cannabinoidi) possa essere usato come metodo alternativo e piu' efficace, per offrire i benefici effetti dei cannabinoidi ai pazienti che soffrono di nausea, vomito e altri effetti collaterali provocati dalla chemioterapia;
- riviste scientifiche internazionali riferiscono che il 44% dei medici avrebbe consigliato ai propri pazienti di utilizzare i derivati della canapa indiana e pertanto, per procurarseli illegalmente, ai malati sarebbero state, e sono, inflitte inutilmente ulteriori pene e ansie;
- gli effetti collaterali della canapa indiana e dei suoi derivati risultano essere poco rilevanti nel periodo immediatamente successivo all'assunzione e scarsamente dimostrati nel lungo periodo, nonostante siano stati cercati da numerosi studi condotti dalle autorità federali statunitensi;
- non è stata rilevata tolleranza farmacologia –ovvero per ottenere effetti analoghi nel tempo non è necessario incrementare la dose del farmaco-, né presenza di sintomi d'astinenza, se non in casi aneddotici;
- la commissione composta da dieci accademici esperti in sostanze psicoattive, incaricata dal Ministero della Sanità francese e presieduta da Bernard Pierre Roques, nel 1999 ha riconosciuto che la canapa indiana è meno dannosa per la salute umana di tabacco e alcool;
considerato inoltre che
- diverse e autorevoli riviste scientifiche internazionali riportano studi sull'efficacia della canapa indiana e dei suoi derivati nel ridurre la pressione intraoculare nella terapia del glaucoma e che sono in atto diverse sperimentazioni scientifiche per valutare l'efficacia terapeutica per i cannabinodi nella terapia della sclerosi multipla;
- sono in corso diverse ricerche per stabilire l'efficacia e la possibile utilizzazione dei cannabinoidi nella terapia dell'asma bronchiale;
- l'alta densita' di recettori cannabinoidi CB1 all'interno dei gangli basali suggerisce un potenziale ruolo degli endocannabinoidi nel controllo del movimento volontario e nei disturbi del movimento correlati con i gangli basali, quali il morbo di Parkinson e che l'aumento dei livelli dei cannabinoidi nel globus pallidus si associa con una riduzione dei movimenti in un modello sperimentale di Parkinson realizzato su cavie;
- studi clinici riportati da autorevoli riviste scientifiche riferiscono dei benefici dall'uso dei derivati della canapa indiana per pazienti affetti dalla sindrome di Gilles de la Tourette;
- ricerche, condotte su modelli sperimentali con animali, hanno dimostrato che i cannabinoidi hanno efficacia terapeutica su cellule tumorali cerebrali;
- durante il XIII Congresso della Societa' Italiana per lo Studio dell' Arteriosclerosi , tenutosi dal 3 al 5 dicembre '99 all'Università degli Studi di Milano, è emersa l'ipotesi di un possibile utilizzo di derivati della canapa indiana per contribuire alla prevenzione dell'arterosclerosi;
considerato infine che
- riviste scientifiche internazionali riferiscono casi clinici di epilessia ed emicrania che hanno beneficiato dell'utilizzo dei derivati della canapa indiana, che secondo studi sperimentali potrebbero inoltre rappresentare un'utile alternativa agli oppiacei nel trattamento dei dolori cronici;
- Paul M. Hyman, portavoce della American Cancer Society di New York, nel corso del 2000 ha dichiarato: "Battersi contro questo uso medico della marijuana vuol dire combattere la stessa ricerca scientifica";
CHIEDE
al Governo e al Parlamento di regolamentare l'uso medico della canapa indiana e dei suoi derivati;
IMPEGNA
il Presidente del Consiglio regionale e il Presidente della Regione a comunicare il contenuto della presente mozione al Governo e al Parlamento nazionale.
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  Torino, 23 aprile 2002
Ordine del giorno n. 530 - Richiesta aumento posti letto per anziani non autosufficienti

- Visto il consistente numero di persone anziane ospiti di strutture residenziali sul territorio piemontese, pari a circa 40.000 unità con diverso grado di autosufficienza:
- Viste le liste di attesa che contano circa 5800 persone anziane non autosufficientj ,già valutate dalle Unità di Valutazione Geriatrica come persone necessitanti di collocazione in residenze assistenziali flessibili (RAF) o in Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA);
- Considerate le difficoltà delle persone anziane, che si trovano sovente in condizioni di particolare debolezza anche economica, ad accollarsi l’intero onere della retta residenziale;
- Preso atto che le attuali convenzioni, grazie alle quali una parte della retta in RAF o RSA è assunta a carico del SSR, sono pari all’l% della popolazione anziana ultrasessantacinquenne per un totale di circa 9700 posti, parametro che soddisfa solo parzialmente il fabbisogno del territorio,
il Consiglio Regionale impegna la Giunta Regionale:
1. ad operare affinchè il numero dei posti letto per anziani non autosufficienti convenzionabili con il SSR nelle RAF e nelle RSA venga elevato, nell’arco di vigenza dell’emanando Piano Socio Sanitario Regionale, dall’attuale 1% al 2% degli anziani ultrasessantacinquenni residenti nella regione Piemonte;
2 . ad attivare, nell’immediato e prioritariamente, le convenzioni per posti letto RAF e RSA già realizzati con contributi pubblici ai sensi dell’art. 20 della L. 67/88 e della L.R. 73/96 e attualmente con convenzionati, per fornire una prima, urgente risposta alla domanda espressa dal territorio piemontese;
3. a reperire le risorse finanziarie necessarie per attivare le convenzioni di cui al punto 2, ammontanti per il periodo giugno/dicembre 2002 a circa 9.200.000 € (calcolate tenendo conto di circa 1285 convenzioni attivabili, con onere medio a carico del SSR pari a € 33,75 per posto letto al giorno) mediante economie da realizzare sui capitoli del bilancio regionale 2002 di competenza della Sanità;
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  Torino, 12 febbraio 2002
MOZIONE Nš 464
NOMINA DEL NUOVO DIRETTORE GENERALE DELLE MOLINETTE

Il Consiglio Regionale,
rilevato che il 21 marzo 2002 scadrà il mandato dell’ex Ministro Prof. Elio Guzzanti quale Commissario delle Molinette, a suo tempo nominato dal Governo regionale, dopo che lo scandalo delle tangenti nella sanità piemontese aveva portato in carcere il Direttore Generale Dott. Luigi Odasso;
riscontrato come le indagini della Procura della Repubblica di Torino abbiano fatto emergere con impressionante chiarezza un quadro della sanità piemontese profondamente distorto da “improvvidi rapporti” tra manager pubblici posti ai vertici della sanità piemontese ed alcune forze politiche della maggioranza;
- —
considerato che la tema, indicata Galla Giunta regionale, tra cui scegliere il nuovo direttore generale delle Molinette (Giorgio Balzarro, Alessandro Bertinaria e Bruno Vogliolo), non indica la volontà di affrontare i problemi emersi con il recente scandalo, ma conferma le preoccupazioni di un uso politico della sanità;
riscontrato come l’Università degli Studi di Torino abbia richiesto una nuova terna; riscontrato come anche la Corte dei Conti abbia stigmatizzato il fatto che nel settore della sanità l’abolizione dei controlli abbia favorito un sistema di spesa fuori controllo, ed aggravato da fenomeni degenerativi di corruzione;
rilevato come la spesa sanitaria in Piemonte sia esame della Commissione speciale d’indagine istituita dal Consiglio Regionale;
impegna
il Presidente della Giunta regionale On. Enzo Ghigo
a pervenire con criteri di oggettività, trasparenza , imparzialità e valutazione delle professionalità alla nomina del nuovo Direttore generale delle Molinette, a partire da una discussione sui criteri di scelta da farsi in Consiglio Regionale unitamente all’analisi dei programmi che dovranno improntarne il mandato;
ad estendere tale metodologia nella procedura di nomina per tutti i Direttori generali delle ASL e delle ASO individuando in un soggetto esterno la,ricerca delle professionalità
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  Torino, 10 aprile 2001
ORDINE DEL GIORNO N. 252
INCENTIVI ALLA LOTTA MONDIALE CONTRO LA MORTALITA' DA MALATTIE INFETTIVE

Il sottoscritto Consigliere regionale,
considerato che
o ogni anno nel mondo circa 15 milioni di persone muoiono a causa di malattie infettive ed il 90% delle morti si registrano nei paesi in via di sviluppo;
o le infezioni respiratorie ed intestinali, tubercolosi e malaria rappresentano la principale causa di mortalità e morbilità in Africa. Asia ed America Latina, soprattutto per i bambini al di sotto dei cinque anni;
o il 95% dei 34 milioni di persone affette da HIV/AIDS non può avvalersi delle terapie esistenti per allungare la vita;
o un terzo della popolazione mondiale — 2 miliardi di individui — non ha ancora accesso alle cure sanitarie;
e visto inoltre che
o l’accesso ai farmaci essenziali ed efficaci è negato ai poveri a causa del prezzo proibitivo dei nuovi farmaci sotto brevetto;
o la ricerca e lo sviluppo trascurano le malattie dei poveri, mentre i farmaci attualmente in uso sono ormai inefficaci per la diffusione di microrganismi resistenti;
o la produzione dei farmaci pur efficaci è insufficiente o abbandonata perché i pazienti non garantiscono un profitto;
impegna la Giunta Regionale
affinché si inviti il Governo ed il Parlamento Italiano
o ad un forte ed autorevole impegno nelle sedi internazionali volta a promuovere e garantire la salute nei paesi a basso reddito;
o a sostenere i progetti dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie che affliggono un terzo della popolazione mondiale dimenticato.
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  ORDINE DEL GIORNO URGENTE N.198
INIZIATIVE A FAVORE DEGLI ANZIANI CRONICI NON AUTOSUFFICIENTI RICOVERATI IN RSA/RAF

il Consiglio regionale del Piemonte
o Tenuto conto che la Giunta Regionale con OCR n 29-29519 del 1 marzo 2000 ha riconosciuto che "occorre provvedere ad una modificai della DGR n. 41-42433/95 resa ancora più urgente daI fatto che è mancato l’aggiornamento delle quote sanitarie che ha già determinato notevoli difficoltà agli enti gestori delle strutture che hanno trasferito parte dei costi del servizio sulle rette alberghiere, determinando un incremento del carico economico delle famiglie”;
o Che la stessa delibera rinvia ad un successivo provvedimento, collegato a! piano di attività de!l’ARESS per la predisposizione di un documento linea guida, destinato alle UVG della Règione Piemonte, che definisca i protocollì operativi necessari ad individuare diverse forme di complessità clinico-assìstenziale degli anziani, destinatari di specifici interventi sanitari e assistenziali;
o Considerato che ciò è premessa indispensabile per far si che la DGR n. 41-42433/95 sia modificata in modo da garantire nelle strutture RSA/RAF cure sanitarie e altre prestazioni personalizzate ed adeguate alle esigenze degli anziani malati non autosufficienti ivi ricoverati;
o Preso atto che nella “Relazione sullo stato sanitario del Paese 1999” il Ministro
della Sanità, Umberto Veronesi ha dichiarato che sono ancora a disposizioni 20600 miliardi da impegnare dei 30 mila che erano previsti dalla Legge Finanziaria n. 67 dell’11 marzo 1998, art. 20;
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
1. Ad accelerare i tempi di approvazione della delibera di modifica degli standard attuàlmente fissati dalla DGR ri. 41-42433 del 1995, concordando con la competente commissione consiliare e, attraverso opportune consu!tazioni, con le associazioni di categoria ed altri soggetti interessati, opportuni livelli assistenziali ed infermieristici confacenti ad un reale miglioramento delle condizioni dei ricoverati cronici non autosuffìcienti;
2. A farsi carico della necessità di procedere, in tempi rapidi, a definire in maniera inequivocabile l’appartenenza delle RSA al Servizio Sanitario Nazionale, al fine di precisare la separazione tra settore sanitario e settore socio-assistenziale, le cui commistioni si sono troppo spesso rivelate foriere di interpretazioni a danno dei degenti;
3. A rivedere in materia più appropriata, attraverso procedure di monitoraggio e di valutazione dei singoli casi, le rette di ricovero;
4. Ad introdurre norme e clausole più precise nei contratti con le strutture private che si convenzionano o accreditano con le Aziende Sanitarie, affinché siano indicate con precisione o le prestazioni obbligatorie che sono dovute ai ricoverati, prevedendo al contempo adeguate forme di controllo che verifichino ed assicurino l’applicazione puntuale delle direttive impartite.

Torino, 23 gennaio 2001
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ORDINE DEL GIORNO
Oggetto: sulla necessità ed urgenza di procedere alla riforma del sistema delle nomine e del sistema di controllo degli apparati amministrativi nelle Aziende Sanitarie Regionali.

Il Consiglio Regionale del Piemonte,
premesso che:
è in corso una importante inchiesta giudiziaria sul sistema di corruzione gravitante attorno all'ex Direttore Generale della più grande azienda ospedaliera piemontese (c.d. "caso Odasso");
quanto è sinora emerso dall'inchiesta e le stesse ammissioni degli imputati impongono al Consiglio regionale il dovere di definire norme che, sotto il profilo legislativo e amministrativo, siano tali da garantire e, dove necessario, ripristinare il rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione nella gestione delle aziende sanitarie;
ritenendo
che il “caso Odasso” sia rappresentazione ed esempio dei rischi connessi:
a. ad un sistema di selezione dei manager delle Aziende Sanitarie Regionali (ASR) basato, innanzitutto, su benemerenze o "legittimazioni" partitiche e personali;
b. ad un sistema di controllo degli apparati amministrativi inadeguato e sorpassato che attribuisce al Direttore Generale la verifica della "corretta e economica gestione delle risorse attribuite" e dall'altra, facendone il dominus assoluto di tutte le procedure aziendali, gli consente di sovrapporsi operativamente agli apparati amministrativi che dovrebbe limitarsi a controllare;
impegna la Giunta
a presentare al Consiglio entro 90 giorni e comunque prima dell'adozione del nuovo Piano Sanitario regionale una proposta di riforma complessiva:
a. del sistema di individuazione e nomina dei Direttori generali delle ASR;
b. del sistema di controllo degli apparati amministrativi delle ASR, sulla base dei seguenti principi:
a) selezione dei Direttori generali:
- affidamento della nomina dei Direttori Generali delle ASR a una o più società di headhunters – scelte tramite bando di gara– che provvedano alla selezione professionale dei manager;
- riserva alla Giunta Regionale del solo potere di revoca dei Direttori in caso di mancato conseguimento degli obiettivi aziendali;
- introduzione di un doppio sistema di filtri- nella scelta della società di selezione e nell'individuazione dei direttori- in modo da ottenere il duplice risultato di disciplinare le modalità di selezione sulla base di criteri puramente tecnici e sostanzialmente concorsuali e di attribuire la responsabilità della scelta dei Direttori a selezionatori che non abbiano alcun interesse né diretto né indiretto rispetto al loro operato.
b) sistema dei controlli interni nelle aziende sanitarie:
- adeguamento della normativa regionale ai principi ed ai criteri di cui al D.Lgs 286/99;
- definizione di una metodologia di analisi e di implementazione operativa del sistema di controllo interno alle aziende sanitarie, con l'utilizzo di strumenti di auditing in grado di rappresentare e correggere gli aspetti critici delle procedure aziendali, attraverso:
§ la separazione delle funzioni amministrativo-gestionali dai poteri relativi al controllo di gestione oggi riservati in via esclusiva al Direttore Generale;
§ l'istituzione di un sistema di auditing interno degli elementi procedurali e amministrativi indipendente in senso sia funzionale, sia gerarchico da chi, come il direttore generale, può esercitare un potere di gestione pressoché assoluto.
PALMA
MELLANO
Torino, 22 gennaio 2001
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ORDINE DEL GIORNO N. 418
Nell’adottare la legge di esercizio provvisorio del bilancio preventivo 2002

il Consiglio regionale
impegna
Giunta regionale
a comunicare alla competente Commissione consiliare i provvedimenti amministrativi concernenti risorse assegnate al comparto sanitario, entro e non oltre sette giorni dalla loro adozione
impegna
il Presidente del Consiglio
a garantire il rispetto dei termini di cui sopra.

Testo del documento votato ed approvato nell’adunanza consiliare pomeridiana del 19 dicembre 2001.
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ORDINE DEL GIORNO N. 240
In questo ultimo periodo, da come si apprende da fonti giornalistiche, un esposto contro i vaccini che contengono mercurio è stato presentato dall’associazione Vaccinetwork, in almeno 39 procure italiane.
Il primo a muoversi è stato Raffaele Guariniello, procuratore aggiunto torinese, il quale ammette che l’inchiesta è già avviata.
L’esposto chiede che vengano ritirati dal commercio preparati che contengono mercurio sotto forma di tiomersale rappresentati, nella pratica vaccinale usuale, da vaccini contro il tetano, la difterite, l’epatite B, la pertosse. I primi tre obbligatori per legge.
Al momento sono numerose le istituzioni sanitarie di tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti, che hanno vietato la produzione di vaccini contenenti tiomersale.
Sollecitazioni e raccomandazioni a promuovere l’uso generalizzato di vaccini privi di tiomersale e di altri conservanti contenenti mercurio, sono state avanzate ai governi dell’Unione Europea lo scorso anno dalla EMEA, agenzia europea per l’analisi del farmaco, e già recepite nei calendari vaccinali dei Paesi Europei.
In Italia, il ministro della Sanità, ha emanato un decreto per eliminare il mercurio e i suoi derivati dai vaccini, con decorrenza dal 2007, sottolineando con un comunicato ufficiale, che non esistono evidenze di tossicità provocate dal tiomersale presente nei vaccini.
visto che, si sta sviluppando una vera guerra dei vaccini affrontata da contrapposti documenti scientifici e studi medici, con frequenti risvolti medico legali, che comunque semina allarme nei genitori, con le conseguenze – queste si disastrose – di non vaccinare più i figli, incorrendo, tra l’altro, in sanzioni legali e vanificando il lavoro di prevenzione di molti anni che ha portato alla scomparsa di tante malattie;
considerato che, il problema non va circoscritto solo alla tossicità – dose dipendente - con danni neurologici, renali, epatici, ma anche ad altre patologie come la potenzialità cancerogena e la sensibilizzazione cutanea dimostrata in parecchi studi effettuati in pazienti saggiati con il tiomersale, dove si è evidenziata una sicura reazione allergica ritardata al patch test: la frequenza più alta dopo quella al nichel;
evidenziato che è pronto un esavaccino praticabile con una sola puntura che contiene tutti i vaccini obbligatori più 2 facoltativi, esente da conservanti contenenti mercurio, già in uso in alcune nazioni e, su ordinazione, anche in Italia, che risolverebbe tutti i problemi citati;
facendo presente che allo stato attuale le ASL usano normalmente un Pentavaccino che è privo di mercurio, da cui è escluso quello della epatite B, che contiene mercurio ed è vaccino obbligatorio;
tenendo conto delle vigenti leggi sanitarie italiane in materia di vaccinazioni e del ruolo a cui le Regioni in materia di Sanità, verranno chiamate quanto prima ad assumere;
Il Consiglio regionale del Piemonte
impegna
Il Presidente della Giunta e l’Assessore alla Sanità:
* ad ispirarsi al “principio di precauzione” adottato dal 1999 negli Stati Uniti e suggerito già in due riprese dalla EMEA, per l’Europa, cercando, momentaneamente, soluzioni alternative all’attuale prassi vaccinale, che potrebbero realizzarsi anche con i prodotti vaccinali esistenti attraverso modalità di somministrazione diverse, come, per esempio, usando un Tetravaccino (Tetano, Difterite, Pertosse, Epatite B) in una sola dose e contemporaneamente praticando la vaccinazione Antipolio tipo IPV, a parte;
* a prevedere eventuali stanziamenti in bilancio necessari per l’acquisto del nuovo tipo di vaccino Esavalente, che non contiene mercurio e che risolverebbe con una sola puntura tutti i problemi; attivandosi a commissionarlo da subito, trovandosi già in vendita nelle farmacie per uso privato;
* ad attivarsi, anche con interventi formativi, presso il personale delle ASL incaricato alle vaccinazioni, a rendersi disponibile ad un “colloquio” più completo e sereno con i genitori, onde evitare allarmismi molto pericolosi;
* ad attivare gli Ordini dei medici e dei farmacisti, a che le loro categorie informino correttamente la loro utenza sulla problematica vaccinale;
* a non ritenere preponderante, trattandosi della prevenzione primaria dei nostri bambini, il rapporto costo-beneficio e il rischio-beneficio, a danno del secondo, in quanto il rischio, se si stanno prendendo tante iniziative, certamente esiste;
* a sollecitare il Ministero della Sanità affinchè la programmazione vaccinale della nostra nazione si adegui da subito a quella già in atto in tutti gli altri Paesi.

Testo del documento votato nell’adunanza consiliare pomeridiana del 12 giugno 2001 e respinto con 14 voti favorevoli, 18 astenuti (n. 1 Consigliere non partecipa alla votazione)
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  ORDINE DEL GIORNO N. 131 - COSTITUZIONE DI CENTRI SIDS (SUDDEN INFANT DEATH SINDROME O MORTE IN CULLA) REGIONALI
Il Consiglio regionale del Piemonte Considerato che:
la sindrome della morte improvvisa del lattante (meglio nota come “morte in culla” o con il termine inglese SIDS, Sudden Infant Death Syndrome) rappresenta uno dei principali problemi socio-sanitari e scientifici della medicina moderna. Si tratta della morte improvvisa ed inaspettata di un bambino, apparentemente sano, di età compresa tra una settimana ed un anno di vita, la cui morte rimanga inspiegata anche dopo l’esecuzione dell’autopsia;
o in Italia, la sua reale incidenza statistica viene spesso sottostimata a causa sia di diagnosi erronee, sia della formulazione di “diagnosi di comodo” finalizzate ad evitare alle famiglie l’autopsia e l’incontro con le autorità giudiziarie. Questo fenomeno — unitamente alla scarsa informazione sulla SIDS in generale — rende le statistiche italiane inattendibili. Una stima prudenziale — condotta in base alle statistiche statunitensi, australiane, britanniche e francesi —permette di collocare l’incidenza di questa causa di morte intorno all’uno per mille bambini nati sani (in Italia, si tratta quindi di circa 500 bambini all’anno). In tutti i paesi industrializzati la SIDS costituisce la più frequente causa di morte per i neonati di età compresa fra una settimana ed un anno;
o le conseguenze emotive per i familiari sono gravi e difficilmente superabili. I costi
sociali ed economici per le perdite umane e per le terapie di sostegno medico-psicologico sono rilevantissimi;
o questa sindrome si configura come un problema multifattoriale affrontato dalle teorie patogenetiche rispettivamente cardiaca (aritmogena, sindrome del QT lungo), respiratoria (apnea), e delle anomalie del sistema nervoso neurovegetativo.
Il Consiglio regionale da mandato alla Giunta regionale e l’Assessore competente
di presentare entro tre mesi alla Commissione Sanità ed al Consiglio regionale una deliberazione per la costituzione di Centri SIDS regionali a cui possano essere delegate le seguenti funzioni:
o il coordinamento delle attività informative e formative dei soggetti e del personale sanitario coinvolto nel percorso nascita;
la diffusione della pratica dell’ECG nel primo mese di vita al fine dell’individuazione della sindrome del QT lungo;
o il supporto psicologico alle famiglie;
o la centralizzazione delle autopsie secondo un protocollo specifico, utile alla ricerca in campo
SIDS;
o il monitoraggio dei fratelli e sorelle e di vittime SIDS.
Torino, 7 novembre 2000
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Torino, 27 luglio 2000
MOZIONE
Oggetto: sull’assistenza sanitaria ai cittadini detenuti nelle carceri piemontesi;
in particolare, sulla situazione dei detenuti tossicodipendenti;
in particolare, i casi Biella e Saluzzo.I sottoscritti consiglieri regionali,

premesso che:
1) nel mese di giugno i consiglieri regionali radicali Carmelo Palma e Bruno Mellano hanno compiuto visite ispettive in dieci dei tredici istituti penitenziari situati nella Regione Piemonte, rilevando, in particolare, quanto segue:
- nel carcere di Alessandria, su 30 detenuti tossicodipendenti solo uno usufruiva di trattamento metadonico; gli operatori carcerari lamentano l’assenza di attività del servizio per le tossicodipendenze (SERT) di riferimento;
- nel carcere di Asti, ad una situazione di assistenza sanitaria che risulta complessivamente buona si accompagna il grave problema, con risvolti anche di salute pubblica, derivante della perdurante assenza di allacciamento dell’istituto all’acquedotto comunale;
- nel carcere di Biella, gli operatori del centro clinico hanno affermato che: non esiste alcuna convenzione fra il suddetto centro clinico e l’ASL di riferimento per il trattamento dei detenuti tossicodipendenti; negli ultimi dieci anni il suddetto centro clinico non ha praticato una sola prescrizione di metadone per precisa scelta della direzione sanitaria del carcere; negli ultimi dieci anni non vi è stato un solo caso di positività accertata a sostanze proibite tra la popolazione detenuta (ad eccezione di quella che ha usufruito di giorni di uscita dal carcere) né un solo caso di overdose in carcere; la direttrice dell’istituto era presente ed ha confermato le dichiarazioni degli operatori;
- nel carcere di Cuneo, i medici interni hanno definito sostanzialmente buono il rapporto con il SERT di riferimento; su 90 detenuti td.ti presenti, solamente sei usufruivano di trattamenti metadonici;
- nel carcere di Fossano, i medici interni hanno definito soddisfacente la collaborazione con il SERT di riferimento; dei circa 80 detenuti td.ti presenti, solamente 2/3 usufruivano di trattamenti metadonici; la presa in carico dei “nuovi giunti” da parte del SERT risulta sollecita; ci è stato segnalato che l’ospedale di Fossano ha recentemente rifiutato il ricovero di due detenuti;
- nel carcere di Novara, da segnalare l’assenza nell’infermeria di letti di degenza (l’istituto ospita oltre venti detenuti sottoposti al regime speciale del “41bis”, il cui eventuale ricovero ospedaliero presenterebbe difficoltà);
- nel carcere di Saluzzo, tutti gli interlocutori (vice-direttore, medico del carcere, educatrice) hanno affermato che l’attività del SERT, già sporadica in passato, si era negli ultimi mesi ridotta a zero; prova ne sia che nessuno dei 185 detenuti tossicodipendenti presenti nel carcere di Saluzzo (il 50% dei reclusi complessivi) usufruisce di trattamento metadonico; rispetto all’inadeguatezza complessiva dell’attività del SERT di Saluzzo si rimanda alla lettura dei dati riportati nel “Rapporto n° 2 – Agosto 1999” dell’Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze della Regione Piemonte;

- nel carcere di Torino, uno dei problemi emersi rispetto al trattamento dei detenuti td.ti è il lasso di tempo esistente fra la “prima presa in carico” e l’inizio della terapia; a volte, passano anche 72 ore;
il metadone viene somministrato solo a scalare e ad un numero irrisorio di detenuti;
- nel carcere di Vercelli, la situazione della gestione sanitaria sembra essere soddisfacente: rispetto ai trattamenti metadonici, la responsabilità è del SERT, che non interrompe i trattamenti che i nuovi giunti avevano già in corso e prescrive anche trattamenti a mantenimento.

2) Per una migliore comprensione dei problemi emersi dalle visite suddette, i sottoscritti consiglieri richiamano la seguente normativa di riferimento (le sottolineature in grassetto sono opera degli scriventi):
- Art. 96 del D.P.R. 309/90 (Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza):
“Prestazioni soco-sanitarie per tossicodipendenti detenuti – Chi si trova in stato di custodia cautelare o di espiazione di pena per reati commessi in relazione al proprio stato di tossicodipendenza o sia ritenuto dall’autorità sanitaria abitualmente dedito all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope o che comunque abbia problemi di tossicodipendenza ha diritto di ricevere le cure mediche e l’assistenza necessaria all’interno degli istituti carcerari a scopo di riabilitazione … Le unità sanitarie locali, d’intesa con gli istituti di prevenzione e pena ed in collaborazione con i servizi sanitari interni dei medesimi istituti, provvedono alla cura e alla riabilitazione dei detenuti tossicodipendenti o alcoolisti …”;
- Art. 2 del D.M. 30 novembre 1990, n. 444 (Regolamento concernente la determinazione dell’organico e delle caratteristiche organizzative e funzionali dei servizi per le tossicodipendenze da istituire presso le unità sanitarie locali):
“…Le UU.SS.LL. si avvalgono dei SERT per le seguenti attività: …. C) collaborazione con il servizio sanitario penitenziario ai fini degli interventi di cura e riabilitazione a favore dei detenuti tossicodipendenti, nell’ambito dei programmi concordati dalle UU.SS.LL. stesse con gli istituti di pena …”;
- Art. 3 del D.M. citato: “… I SERT devono assicurare in ogni caso la disponibilità dei principali trattamenti di carattere psicologico, soco-riabilitativo e medico-farmacologico …”;
- Le disposizioni suddette, rimaste in vigore senza modificazioni per dieci anni, sono state profondamente innovate dal D.Lgs. 22 giugno 1999, n. 230 “Riordino della medicina penitenziaria …”, che all’art. 1, recita: “…Il Servizio sanitario nazionale assicura, in particolare, ai detenuti e agli internati: a) livelli di prestazioni analoghi a quelli garantiti ai cittadini liberi …”. L’art. 8 del D.Lgs. in oggetto precisa, inoltre: “A decorrere dal 1° gennaio 2000 sono trasferite al Servizio sanitario nazionale le funzioni sanitarie svolte dall’amministrazione penitenziaria con riferimento ai soli settori della prevenzione e della assistenza ai detenuti e agli internati tossicodipendenti…”;
- Di grande interesse è la circolare esplicativa del Ministero della Sanità (N. A7013820 del 28/12/99), in cui gli allora Ministri della Sanità Rosy Bindi e della Giustizia Oliviero Diliberto, tra l’altro, scrivono: “…tutto il personale operante negli istituti penitenziari, nei settori della prevenzione e della tossicodipendenza, con rapporto di impiego o a convenzione, fermo restando lo status giuridico, è posto dal 1° gennaio 2000 alle dipendenze funzionali del Servizio sanitario nazionale … Il personale operante nei due suddetti settori continuerà a svolgere le attività fino ad oggi poste in essere raccordandosi direttamente con i competenti dipartimenti e servizi delle aziende sanitarie locali, i cui responsabili coordineranno lo svolgimento delle inerenti attività … I direttori degli istituti penitenziari e i direttori generali delle aziende sanitarie locali, sulla base anche degli indirizzi regionali, stabiliscono le necessarie intese ai fini dello svolgimento delle funzioni trasferite, assicurando l’indispensabile collegamento tra il personale sanitario penitenziario e quello del Servizio sanitario nazionale … Tra gli obiettivi di assistenza da garantire primariamente (ai detenuti tossicodipendenti) vanno indicati: l’immediata presa in carico dei detenuti da parte del SERT competente sull’istituto penitenziario, al fine di evitare inutili sindromi astinenziali ed ulteriori momenti di sofferenza del tossicodipendente, assicurando la necessaria continuità assistenziale … la predisposizione di programmi terapeutici personalizzati, predisposti a partire da una accurata valutazione multidisciplinare dei bisogni del detenuto, in particolare per quanto riguarda i trattamenti farmacologici (metadone ecc.), anche di mantenimento; la disponibilità di trattamenti farmacologici sostitutivi tenendo conto del principio della continuità terapeutica (in particolare per le persone che entrano in carcere già in trattamento), concordati e condivisi con il tossicodipendente detenuto; la attuazione di trattamenti farmacologici con antagonisti, quando indicati, in particolare nella fase di avviamento e preparazione all’assistenza post-detentiva… Gli Assessorati alla sanità delle regioni e province autonome sono invitati a portare sollecitamente a conoscenza delle aziende sanitarie locali il contenuto della presente circolare. Il Direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria è pregato di formulare ai Provveditorati regionali specifiche indicazioni al riguardo.”.
- Il dottor Giancarlo Caselli, Direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, già il 29/12/99 invia a tutti i Direttori degli Istituti Penitenziari una circolare (3510/5960) in cui, tra l’altro, è scritto: “… E’ altresì noto che i SERT dal 1990 ad oggi hanno prestato dei servizi che in determinati luoghi, sia per la ridotta frequenza degli accessi in istituto penitenziario da parte dei medici addetti a tale servizio, sia per obiettive difficoltà di raccordo funzionale tra SERT ed istituto penitenziario, si sono rivelati non del tutto soddisfacenti… E’ tuttavia verosimile – oltre ad essere auspicabile – che a partire dal 1° gennaio 2000 i SERT, in vista dell’obiettivo finale dichiarato dalla legge di riordino della medicina penitenziaria (il miglioramento dell’assistenza sanitaria offerta alla popolazione detenuta e internata), si diano un’idonea organizzazione per assicurare il funzionamento del servizio, aumentando la presenza di operatori del SSN in ambito penitenziario. Ciò che avverrà certamente anche nel settore della prevenzione, in ordine al quale oggi il SSN non è presente negli istituti penitenziari … Fermo restando lo status giuridico ed economico in godimento al 31 dicembre 1999, dunque, a decorrere dal 1° gennaio 2000 tutto il personale operante negli istituti penitenziari nei settori della prevenzione e dell’assistenza ai tossicodipendenti sarà posto alle dipendenze funzionali del SSN … Sembra altresì opportuno fornire le seguenti precisazioni (peraltro già sottolineate con riferimento al SERT nella nota del Direttore Generale n. 150346/4-1-29 del 22 maggio 1998) in ordine ad alcuni possibili punti critici del nuovo regime: … deve essere assicurata al detenuto o internato tossicodipendente la prosecuzione del programma terapeutico in svolgimento all’esterno; non deve essere posto alcun ostacolo o resistenza di varia natura ad eventuali interventi di disassuefazione mediante metadone o simili nei confronti di tossicodipendenti …”;
- La Legge regionale 12 dicembre 1997, n. 61 (Piano Sanitario Regionale del Piemonte 1997-1999), all’Allegato C), punto 6, fra gli “obiettivi specifici” in materia di prevenzione e cura delle tossicodipendenze, così recita alla lettera k): “migliorare l’assistenza ai tossicodipendenti detenuti mediante una più fattiva collaborazione fra servizi pubblici, enti ausiliari ed altri soggetti che operano all’interno ed all’esterno degli istituti di pena; verificando che venga rispettato il diritto alle cure dei detenuti tossicodipendenti ed in quali istituti di pena siano di fatto indisponibili le terapie metadoniche rimuovendone gli impedimenti”. 3) Dal combinato disposto della normativa suddetta è possibile estrapolare le seguenti deduzioni:
a) Il Testo Unico sugli stupefacenti (DPR 309/90) ed il relativo decreto attuativo (DM 444/90) individuano senza ombra di dubbio nelle “unità sanitarie locali” (ora “aziende sanitarie locali”) e, in particolare, nei SERT gli enti deputati alla cura e alla riabilitazione dei detenuti tossicodipendenti o alcoolisti, “d’intesa con gli istituti di prevenzione e pena ed in collaborazione con i servizi sanitari interni”; pertanto, fino alla riforma della medicina penitenziaria (D.Lgs. 230/99 citato), la legge ha previsto la compresenza di due soggetti (SERT e medicina interna del carcere), compresenza indispensabile a garantire il diritto alla salute del cittadino tossicodipendente; è, pertanto, da ritenere inammissibile qualunque comportamento dei medici penitenziari tendente a svolgere un ruolo esclusivo in materia nonché qualunque comportamento, specie se omissivo, del SERT, tendente ad accettare una tale situazione; al riguardo è utile citare il seguente passo della lettera che il Dr. Caselli ha inviato al CO.R.A. (Coordinamento Radicale Antiproibizionista) il 18 aprile scorso in risposta ad una richiesta di chiarimenti in materia: <<…Il trattamento di disassuefazione con metadone trova nel Ser.T. l’organo competente ad operare sulle modalità e tempi e “gli organi penitenziari non devono intervenire su tali scelte, né condizionarle”, come indicato nella già citata circolare prot. N. 150346/4-1-29 del 22 maggio 1998 e successivamente ribadito nella circolare prot. N. 3510/5960 del 29 dicembre 1999 …>>. Per altro verso, è da ritenere inammissibile qualunque comportamento del Sert tendente a trattare i cittadini detenuti in modo diverso dagli altri utenti. Al riguardo, i sottoscritti consiglieri richiamano: le cifre ufficiali fornite dall’amministrazione penitenziaria e riportate nella “Relazione annuale del Governo al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia nel 1999”: alla data del 31 dicembre 1999, dei 15.097 detenuti tossicodipendenti ristretti nelle carceri italiane, solamente 939 (il 6,2%) usufruiva di trattamenti metadonici (dei tossicodipendenti liberi in carico ai servizi, il 48% ha ricevuto almeno una volta una prescrizione di metadone); quanto riscontrato dai consiglieri regionali radicali nel corso delle visite suddette nelle carceri, visite per loro natura brevi e superficiali e, quindi, atte a rilevare solamente la punta dell’iceberg;
b) la riforma della medicina penitenziaria (D.Lgs. 230/99 citato) intende inverare anche rispetto all’assistenza sanitaria dei detenuti il principio costituzionale dell’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge (art. 3 Cost.): i cittadini detenuti, essendo detentori al pari degli altri del diritto costituzionale alla salute (art. 32 Cost.), rientrano a pieno titolo nel Servizio Sanitario Nazionale, che deve garantire loro “livelli di prestazioni analoghi a quelli garantiti ai cittadini liberi” (art. 1 D.Lgs. citato); la riforma, considerata la sua portata, avverrà gradualmente, sia rispetto ai soggetti (innanzitutto, considerata la loro particolare condizione, i detenuti tossicodipendenti, vedi art. 8, comma 1, D.Lgs. citato) sia rispetto all’ambito territoriale (sperimentazione in tre regioni - Lazio, Toscana e Puglia – art. 8, comma 2, D.Lgs. citato). E’ da rilevare, però, che l’esclusione della Regione Piemonte dall’ambito della suddetta sperimentazione non esime l’Assessorato competente dall’assumere nel frattempo tutte quelle iniziative e tutti quei provvedimenti atti a permettere la messa a regime di una riforma tanto rilevante quanto complessa; le circolari citate del Ministero della Sanità e del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria intendono fornire sia agli Assessorati Regionali sia agli Istituti Penitenziari le coordinate su cui muoversi per una corretta impostazione del lavoro; gli interpellanti intendono mettere in risalto la particolare attenzione riservata nei documenti suddetti all’annoso problema dei trattamenti metadonici in carcere e la novità rappresentata dalla ventilata possibilità di effettuare trattamenti di “mantenimento”; tali trattamenti possono garantire al detenuto quel sostegno farmacologico necessario sia ad evitare overdosi in carcere (dove, è risaputo, la droga circola, magari assunta tramite siringhe artigianali) sia ad affrontare con meno rischi la scarcerazone: studi scientifici hanno dimostrato che chi esce dal carcere ha otto volte più probabilità degli altri di incorrere in un’overdose, poiché il suo fisico non è più assuefatto all’ “eroina di strada”. A questo proposito, i sottoscritti consiglieri invitano gli uffici competenti dell’Assessorato alla Sanità e Assistenza ad acquisire informazioni dettagliate sull’iniziativa di riorganizzazione degli interventi sulle dipendenze in atto nel carcere milanese di San Vittore: in attuazione della riforma della medicina penitenziaria, è in fase di costituzione un SERT interno al carcere, che ha già ampliato in quantità e qualità i trattamenti metadonici, programmandoli non solamente per chi entra in carcere ma anche per chi esce dal carcere, per fornire quel sostegno necessario ad evitare ricadute.
Tutto ciò premesso, i sottoscritti consiglieri impegnano l’Assessore Regionale alla Sanità e Assistenza:
- a presentare in Consiglio Regionale, entro fine anno, una dettagliata relazione sui trattamenti sanitari svolti dai SERT negli Istituti Penitenziari della Regione Piemonte, a partire dal 1995 fino ad oggi; tale Relazione potrebbe essere predisposta dall’Osservatorio Epidemiologico sulle Dipendenze della Regione Piemonte e rappresentare un prezioso strumento di analisi e approfondimento per tutti gli operatori;
- a fornire al Consiglio chiarimenti sulle mancanze e inadeguatezze riscontrate dai consiglieri regionali radicali nelle carceri piemontesi; in particolare, i sottoscritti consiglieri chiedono di sapere: la reale situazione dell’assistenza sanitaria nelle carceri di Biella e Saluzzo; la valutazione dell’Assessore sull’inadeguatezza qualitativa e quantitativa dei trattamenti metadonici effettuati in carcere, specie se rapportati a quelli praticati nei SERT;
- a presentare in Consiglio un piano di iniziative atto a “rimuovere gli impedimenti” all’effettuazione delle terapie metadoniche negli istituti di pena, dando finalmente concreta attuazione a quanto previsto nel Piano Sanitario Regionale;
- ad illustrare in Consiglio la Sua valutazione politica sulla riforma della medicina penitenziaria, sugli atti e sui provvedimenti che il Suo Assessorato ha già preso in materia, sugli atti e sui provvedimenti che il Suo Assessorato intende assumere in prospettiva, sull’attuale stato di realizzazione della suddetta riforma.

Carmelo PALMA
Bruno MELLANO
Marisa SUINO
Angelino RIGGIO
Wilmer RONZANI
Roberto PLACIDO
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