Politica e cooperazione internazionale
Mozioni e Ordini del giorno

PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO - OGGETTO: PERSECUZIONE DELLA MINORANZA MONTAGNARD E CONTESTUALE RICHIESTA, DA PARTE DEL GOVERNO VIETNAMITA, DI ESPULSIONE DALL’ONU DEL PARTITO RADICALE TRANSNAZIONALE [16 luglio 2004]

Proposta di mozione - Oggetto: Indirizzi in materia di cooperazione decentrata [16 luglio 2004]

ORDINE DEL GIORNO: PER LA LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI POLITICI LAOTIANI NELL’ANNIVERSARIO DEL LORO ARRESTO [17 ottobre 2003]

ODG 791 sulla Repubblica Democratica del Congo [15 luglio 2003]

ODG 790 sulla Repubblica Democratica del Congo [15 luglio 2003]

ODG - Oggetto: per l’immediata liberazione della leader per i diritti civili in Birmania/Myanmar, Signora Aung San Suu Kyi. [4 giugno 2003]

ORDINE DEL GIORNO n. 749 - Richiesta cessazione embargo degli USA contro Cuba" presentato dai DS e sottoscritto da Carmelo Palma [11 aprile 2003]

ORDINE DEL GIORNO N. 733 - Episodio terroristico verificatosi il giorno 2 marzo sul treno interregionale Roma —Firenze [4 marzo 2003]

ODG CONSIGLIO REGIONALE SULL'IRAQ [4 marzo 2003]

MOZIONE URGENTE. Oggetto: sulla necessità ed urgenza di appoggiare la mobilitazione transnazionale tesa a una soluzione politica della crisi iraqena (esilio di Saddam Hussein, amministrazione fiduciaria ONU che prepari entro due anni libere elezioni in Iraq).Il Consiglio Regionale del Piemonte. [13 febbraio 2003]

ODG CONSIGLIO REGIONALE SU ISRAELE NELL'UNIONE EUROPEA [22 aprile 2002]

ODG CONSIGLIO REGIONALE SU ISRAELE [17 aprile 2002]

ORDINE DEL GIORNO N. 482 - RIFORMA DELLE ISTITUZIONI DELL'UNIONE EUROPEA (CONSIGLIO EUROPEO DI LAEKEN) [26 febbraio 2002]

ODG CONSIGLIO REGIONALE SUI BAMBINI AFGHANI [29 novembre 2001]

ODG CONSIGLIO REGIONALE SUL LAOS [30 ottobre 2001]

ODG CONSIGLIO REGIONALE SULLE DONNE AFGHANE [10 ottobre 2001]

ODG CONSIGLIO REGIONALE SU MANIFESTAZIONE DI SOSTEGNO AGLI USA [10 ottobre 2001]

ODG CONSIGLIO REGIONALE SU CEFALONIA: "LA GERMANIA RICONOSCA LE SUE COLPE" [26 luglio 2001]

ODG CONSIGLIO REGIONALE SULLA'ADESIONE ALL'INIZIATIVA «IN MARCIA PER IL TIBET» [5 giugno 2001]

ORDINE DEL GIORNO N. 234 - Lo Stato di Israele, l’allargamento dell’Unione Europea e processo di pace in Medio-Oriente. [14 marzo 2001]

ORDINE DEL GIORNO N. 176 - Attentato dinamitardo alla redazione del “Manifesto” a Roma [22 dicembre 2000]

ORDINE DEL GIORNO Nš 169 - FINANZIAMENTO A SOSTEGNO DEI CITTADINI E DELLE FAMIGLIE DI ORIGINE ITALIANA VITTIME NEGLI ANNI SCORSI DI PERSECUZIONI E VIOLENZE DA PARTE DEI REGIMI MILITARI ARGENTINI IL CONSIGLIO REGIONALEIMPEGNA

ORDINE DEL GIORNO N. 112 per il riconoscimento di uno status di piena autonomia per il Tibet [5 dicembre 2000]

Ordine del giorno N. 100 - VERTICE DI NIZZA SULL'IPOTESI DI UNA COSTITUZIONE FEDERALE PER L'UNIONE EUROPEA

ORDINE DEL GIORNO Nš 82 - RIFORMA FEDERALE DELLO STATO

  Torino, 16 luglio 2004
PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO - OGGETTO: PERSECUZIONE DELLA MINORANZA MONTAGNARD E CONTESTUALE RICHIESTA, DA PARTE DEL GOVERNO VIETNAMITA, DI ESPULSIONE DALL’ONU DEL PARTITO RADICALE TRANSNAZIONALE

Il Consiglio Regionale del Piemonte
premesso che:
-il 05/07/2003 il Presidente della Montagnard Foundation, Kok Ksor, è stato ricevuto in forma ufficiale presso il Consiglio Regionale del Piemonte, alla presenza dei rappresentanti della Giunta, dell’Ufficio di Presidenza e di numerosi gruppi consiliari;
-il 19/05/2004 il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato all’unanimità una mozione su “Ruolo della Regione Piemonte nella difesa dei diritti umani in Vietnam: in particolare, nella difesa dei diritti della minoranza cristiana dei Montagnard (Degar)”. In specifico, la mozione approvata, auspicando che gli accordi di Cooperazione UE/Vietnam fossero vincolati all’effettivo rispetto dei diritti umani, impegnava la Giunta regionale ad adoperarsi affinché il Parlamento e il Governo italiano e la Commissione Europea richiedessero “immediatamente ai Governi vietnamita e cambogiano un pieno, diretto e libero accesso alla regione degli Altipiani Centrali, per verificare i rapporti sui casi di violenza e gli omicidi avvenuti negli ultimi tre anni” nei confronti della minoranza cristiana dei Montagnard (Degar);
-analoghe proposte sono state formulate in numerose Risoluzioni adottate dal Parlamento Europeo fra il 2000 e il 2003;
-nel luglio del 2002, il Comitato sui diritti umani delle Nazioni Unite ha fortemente criticato il governo vietnamita per le gravi violazioni dei diritti umani in Vietnam e ha su questa base chiesto la garanzia dell’accesso agli altipiani centrali del Vietnam dei competenti organismi internazionali;
premesso altresì che
-l'accordo di cooperazione economica del luglio del 1995, concluso tra la Comunità europea e la Repubblica socialista del Vietnam, è, sin dall’art. 1, condizionato al rispetto dei diritti dell'uomo e dei principi democratici;
- il Patto sui diritti civili e politici a cui il Vietnam ha aderito nel 1982 lo impegna, nei confronti della comunità internazionale e dei suoi cittadini, a garantire e promuovere i diritti dell'uomo;
-il Vietnam, in quanto aderente al Patto internazionale sui diritti civili e politici, è obbligato a garantire l'esercizio dei diritti civili e politici, comprese le libertà religiosa e di espressione;
considerato che
-alla vigilia della scorsa Pasqua, il 10 aprile 2004, decine di migliaia di Montagnard hanno organizzato celebrazioni religiose pubbliche negli Altipiani Centrali del Vietnam, chiedendo al Governo Vietnamita la fine della persecuzione religiosa e della confisca delle loro terre;
-le celebrazioni religiose pubbliche avevano anche lo scopo di chiedere un urgente intervento della comunità internazionale, affinché garantisse l’accesso alla regione agli organismi deputati al monitoraggio dei diritti umani, come l’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani e l’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, in modo tale da interrompere in modo definitivo gli arresti, le persecuzioni, le torture e le uccisioni che continuano, impunemente e da decenni, ai danni della minoranza Montagnard;
-il Governo Vietnamita ha immediatamente chiuso l’accesso alla regione a tutti gli stranieri e impedito alle rappresentanze diplomatiche di poter verificare l’accaduto;
-desta viva preoccupazione il destino del popolo indigeno Montagnard che, dopo aver vissuto per migliaia di anni negli altopiani centrali del Vietnam, ha visto ridursi drammaticamente la propria popolazione dai circa 3 milioni del periodo della colonizzazione francese ai circa 6-700.000 attuali;
-le numerose restrizioni in materia di libertà di culto da parte del regime vietnamita sono inoltre dimostrate dall’abolizione del riconoscimento ufficiale e quindi della legittimazione giuridica di talune organizzazioni religiose, quali la Chiesa buddista unificata del Vietnam (UBCV), le "case-chiesa" protestanti e i gruppi dissidenti Hoa Hao e Cao Dai;

-desta profondo turbamento il fatto che nelle ultime settimane il Governo vietnamita abbia rilanciato una campagna politica a livello internazionale volta ad impedire al Partito Radicale Transnazionale di continuare a partecipare ai lavori delle Nazioni Unite: il P.R.T è infatti accusato di complicità con il terrorismo per il fatto di avere consentito l’intervento presso la Commissione sui Diritti umani dell’Onu del Sig. Kok Ksor, Presidente della Montagnard Foundation;
-il Comitato sulle Organizzazioni Non Governative dell’ONU, grazie alla pressione e allo schieramento determinante di alcuni dei regimi più dispotici della terra, lo scorso 22 maggio ha approvato con nove voti a favore, otto contrari e due astensioni la richiesta del Governo vietnamita di sospendere per tre anni lo status consultivo del P.R.T presso le Nazioni Unite;
-il P.R.T, paradossalmente, rischia di essere espulso dall’Onu per avere denunciato una situazione di persecuzione etnico-religiosa ripetutamente stigmatizzata dal P.E e dallo stesso Comitato sui diritti umani delle Nazioni Unite;
tutto ciò premesso,
il Consiglio Regionale del Piemonte,
ribadendo la propria denuncia sulla intollerabile persecuzione della minoranza Montagnard

impegna la Giunta Regionale ad adoperarsi presso il Governo Nazionale affinché
-siano assunte iniziative politiche immediate sia a livello bilaterale sia in sede di Unione Europea per ottenere dal Governo Vietnamita l’accesso negli altopiani centrali delle autorità internazionali di monitoraggio sui diritti umani, a partire dall’Alto commissario ONU sui Diritti Umani, secondo quanto richiesto dalle Nazioni Unite nel luglio 2002;
-sia ottenuta dal Governo cambogiano la garanzia del rispetto della Convenzione ONU sui rifugiati del 1953 e sia quindi aperto il confine ai rifugiati Montagnard che fuggano dalla persecuzione del governo vietnamita;
-si arrivi, con iniziative inequivocabili, alla sospensione degli accordi di cooperazione stipulati col Vietnam, qualora non ci siano atti concreti e significativi volti a garantire la protezione della popolazione Montagnard da parte di autorità internazionali;
-il Governo concorra attivamente, sul piano politico e diplomatico, ad assicurare che la maggioranza dei 54 Stati Membri del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, nella seduta del prossimo 21 luglio, rigetti la raccomandazione del Comitato sulle ONG di sospensione dello status consultivo del PRT per 3 anni.
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  Torino, 16 luglio 2004
Proposta di mozione - Oggetto: Indirizzi in materia di cooperazione decentrata

Premesso che
-sulla base dell’esperienza maturata in questi anni e dei progetti e programmi in cui la Regione è, direttamente o indirettamente, intervenuta, è necessario puntualizzare il quadro degli obiettivi e degli strumenti delle politiche di cooperazione internazionale;
-anche per le politiche di cooperazione internazionale, come per tutte le politiche pubbliche, la verifica dei risultati conseguiti costituisce la condizione indispensabile per accrescere efficacia e adeguatezza dei modelli di intervento;
-l’esperienza di questi anni - in cui su questi temi è indubitabilmente cresciuta la consapevolezza sociale e politica – consente di leggere in modo più preciso le relazioni fra cooperazione bilaterale e multilaterale, realizzata con il concorso di istituzioni nazionali e internazionali, e cooperazione decentrata, realizzata dalle autonomie locali con il concorso, non puramente “strumentale”, ma essenzialmente “progettuale”, di organizzazioni sociali e civili che, nella propria mission, esprimono non semplicemente un vocazione di “solidarietà” nei confronti del sud del mondo, ma la capacità professionale di favorirne lo sviluppo autonomo;
-in questo quadro, le politiche di cooperazione decentrata sono strategie di reciproca responsabilizzazione di comunità locali, in cui le diverse forme di partnership politico-amministrativa servono a supportare l’efficienza degli interventi finanziati; non sono cioè una forma, più o meno istituzionalizzata, di “carità pubblica”, perché si pongono l’obiettivo di alleviare e di ridurre le condizioni di indigenza e bisogno o di ridurre in senso lato le condizioni di povertà, a partire dalla modifica o dall’integrazione delle consolidate relazioni sociali e produttive;
-nelle politiche di cooperazione è implicito e sempre incombente il rischio di interventi inefficaci (non integrati nel quadro locale in cui si interviene), inefficienti (troppo costosi rispetto ai risultati conseguiti) e polverizzati (cioè avulsi da una strategia complessiva di intervento): in tal caso, la cooperazione si burocratizza, comportando (tanto nei “donatori” quanto nei “beneficiari”) come sola ricaduta la creazione di rendite locali e di nicchia a favore di gruppi privilegiati nella gestione e nella destinazione dei finanziamenti;
premesso altresì che
-esiste sempre una relazione inscindibile fra libertà e potenziale di sviluppo, fra “condizioni di diritto” e condizioni di vita;
-anche per la cooperazione decentrata - come per tutte le politiche, nazionali e internazionali, di cooperazione sociale ed economica - è sempre più evidente, seppure su di una scala diversa, l’esigenza di vincolare gli interventi ed i finanziamenti all’obiettivo di contribuire alla modernizzazione e alla democratizzazione delle relazioni politiche nelle aree in cui si interviene e alla globalizzazione politica dei principi di libertà e di diritto individuale; tale vincolo deve tradursi, sul piano progettuale, nella capacità di selezionare i soggetti, gli obiettivi e i destinatari di questi interventi, cercando il più possibile di valorizzare e di favorire gruppi e organizzazioni che non siano semplicemente percettori di un beneficio ma anche, contestualmente e nel loro piccolo, attivatori di un processo di riforma;
considerato che
-nel vertice europeo di Barcellona del marzo 2002 si è assunto l’impegno a raggiungere nel bilancio nazionale dei paesi dell’Unione Europea la media dello 0,39% del Pil entro il 2006 per gli aiuti per lo sviluppo; in quel quadro, si prevede che ciascun paese membro al momento deficitario debba raggiungere la soglia dello 0,33% nello stesso anno 2006, mentre quelli che la superano dovrebbero mantenere il livello raggiunto. E’ una decisione molto importante, anche se smentisce a breve termine l’impegno a raggiungere quota 0,7% formulata in sede ONU negli anni ‘70; l’Italia, però, prima dell’ultima annunciata manovra finanziaria, investiva solo lo 0,16% del Pil, percentuale che oggi sembra inesorabilmente destinata a ridursi;
-la sostanziale restrizione delle disponibilità finanziarie nazionali per le politiche di cooperazione riversa ulteriori responsabilità sulle regioni e sul sistema delle autonomie, e deve quindi tradursi da vincolo in opportunità per accrescere l’efficacia, l’efficienza e l’integrazione dei progetti di cooperazione;
considerato inoltre che
-il quadro di riferimento delle politiche di cooperazione regionale deve essere costituito dalle determinazioni assunte in sede Onu attraverso il “Millenium Development Goals Campaign”, che nella riunione di Roma del 17 aprile 2004 ha tradotto in una “Dichiarazione del Millennio” gli 8 obiettivi da perseguire entro il 2015, così individuati:
1. eliminare la povertà estrema e la fame
2. assicurare istruzione elementare universale
3. promuovere la parità fra i sessi
4. diminuire la mortalità infantile
5. migliorare la salute materna
6. combattere l’HIV-AIDS
7. assicurare la sostenibilità all’ambiente
8. sviluppare un partenariato globale per lo sviluppo
-in particolare, rispetto alla lotta alla povertà estrema e alla fame, i dati dell’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) evidenziano che oltre 1,2 milioni di persone- cioè un quinto della popolazione mondiale- sopravvive con meno di 1 euro al giorno e che 448 milioni di bambini con meno di 5 anni sono sottoalimentati; a fronte di questi dati, l’Obiettivo che l’ONU indica è quello di dimezzare la percentuale di persone che soffrono la fame entro il 2015;
considerato infine che
-uno degli strumenti più innovativi di predisposizione e valutazione delle politiche di riduzione della povertà è oggi costituito dai Poverty Reduction Strategy Papers (PRPs), adottati dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario internazionale, il cui scopo centrale è quello di identificare in maniera partecipativa i risultati della riduzione della povertà che un Paese desidera raggiungere, le azioni e le politiche pubbliche da modificare, le riforme istituzionali, i programmi e i progetti necessari per raggiungere i risultati prefissati;
-occorre che nei progetti attualmente in corso, secondo le attuali linee di indirizzo, sia sperimentato un processo di coinvolgimento equo e attivo di tutti gli stakeholders (portatori di interessi) nella formulazione delle politiche e strategie di sviluppo e nell'analisi, pianificazione, attuazione, monitoraggio e valutazione delle attività di sviluppo (a partire da quelle in corso nei vari paesi africani coinvolti dai programmi di sicurezza alimentare cui partecipa la Regione Piemonte), definendo operativamente nel contempo gli stakeholders piemontesi della cooperazione internazionale.
tutto ciò premesso
il Consiglio regionale del Piemonte impegna la Giunta
-a privilegiare, anche all’interno delle linee programmatiche d’iniziativa sinora assunte, progetti finalizzati a conseguire risultati politicamente significativi, anche in termini di rafforzamento delle istituzioni locali e di promozione del ruolo della società civile (con l’obiettivo di rafforzare la coesione sociale, il riconoscimento dei diritti fondamentali, la partecipazione e il protagonismo dei cittadini, la promozione del ruolo delle donne e la loro emancipazione), nella consapevolezza che anche favorendo questo mutamento - che di certo non può essere determinato da una singola regione, ma a cui anche la regione Piemonte può concorrere - è possibile innescare un processo di duratura “liberazione” dal bisogno e dalla povertà, che nelle forme più dure ed estreme sempre si accompagna a forme di oppressione civile e politica;
-ad adeguare i programmi di intervento della Regione Piemonte ai principi stabiliti nei Poverty Reduction Strategy Papers (PRPs) e ad orientare i principi di gestione/valutazione dei progetti (facendo un bilancio dell’esperienza dei Seniores Italia), secondo criteri non limitati alla verifica burocratico-formale della regolarità amministrativa e contabile;
-ad adottare, secondo i principi di sussidiarietà orizzontale, un approccio non solo istituzionalistico alle politiche di cooperazione (cioè non centrato esclusivamente sul ruolo prevalente delle istituzioni locali), riconoscendo e valorizzando la funzione progettuale delle organizzazioni non governative, che possono contare sul capitale umano (le conoscenze) e sociale (le relazioni) adatto per consentire l’effettivo radicamento dei programmi di sviluppo;
-a riservare, nel medio periodo, alla Regione un ruolo esclusivo di coordinamento e consulenza strategica dei programmi di cooperazione decentrata del sistema delle autonomie piemontesi, rinunciando alla gestione diretta o indiretta degli interventi

MELLANO (1° firmatario)
PALMA
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  Torino 17 ottobre 2003
ORDINE DEL GIORNO: PER LA LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI POLITICI LAOTIANI NELL’ANNIVERSARIO DEL LORO ARRESTO
 
Premesso che
 
·        il prossimo 26 ottobre ricorre il 4° anniversario della manifestazione del movimento democratico laotiano, al termine della quale vennero arrestati e fatti scomparire Thongpaseuth KEUAKOUN, Seng-aloun PHENGPHANH, Bouavanh CHANMANIVONG, Khamphouvieng SISA-AT e KEOCHAY;
·        l'Accordo di cooperazione Laos-Unione Europea dell'aprile 1997 prevede esplicitamente, all'articolo 1 della "clausola Diritti Umani", il pieno "rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali" da parte dei firmatari;
·        l'esigenza del rispetto dei diritti umani è stata peraltro reiterata a più riprese dal Parlamento Europeo, in particolare in due risoluzioni sul Laos adottate all'unanimità il 15 febbraio e il 15 novembre 2001;
·        solo un processo di riforme ambizioso e rapido, volto all'instaurazione della democrazia e dello Stato di Diritto e fondato su un vero e proprio processo di riconciliazione nazionale, permetterà al Laos e ai suoi cittadini di uscire da una condizione di sottosviluppo politico ed economico;
·        la liberazione degli studenti, d
elle personalità politiche e degli altri prigionieri d'opinione costituirebbe un gesto di forza e di saggezza da parte del regime laotiano e non potrebbe che essere interpretato dalle autorità dell'Unione Europea e dei suoi Stati membri come un incoraggiamento a rafforzare le relazioni politiche ed economiche;
 
ricordando
 
* che un eletto del Consiglio regionale, il 26 ottobre di 2 anni fa, venne arrestato in Laos mentre manifestava a sostegno del movimento democratico laotiano e per richiedere informazioni sulla sorte dei cinque esponenti laotiani arrestati e scomparsi dal 1999;
 
il Consiglio regionale del Piemonte
 
rivolge un sentito appello
 
alle autorità politiche del Laos affinché siano liberati i signori Thongpaseuth KEUAKOUN, Seng-aloun PHENGPHANH, Bouavanh CHANMANIVONG, Khamphouvieng SISA-AT e KEOCHAY, leaders del "Movimento del 26 Ottobre 1999", e tutti i prigionieri di opinione e di coscienza detenuti nella Repubblica Democratica Popolare del Laos;
 
impegna il Presidente del Consiglio
 
ad inviare il seguente ordine del giorno al Presidente della Repubblica e al Primo Ministro della Repubblica Democratica e Popolare del Laos, nonché alla rappresentanza diplomatica laotiana presso l’Unione Europea.
 Approvato nella seduta del 21/10 all’unanimità con la non partecipazione al voto del gruppo di Rifondazione Comunista.
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  Torino 15 luglio 2003
ORDINE DEL GIORNO n. 791
Il Consiglio regionale considerato che
- le organizzazioni per i diritti umani come Amnesty international hanno espresso preoccupazioni circa lo stato di detenzione dei prigionieri presso la base americana di Guantanamo (Cuba);
- il comitato internazionale della Croce Rossa denuncia la mancata applicazione della Convenzione di Ginevra;
- non sono riconosciuti alle persone ivi detenute gli stessi diritti al trattamento e alla difesa riconosciuti ai propri cittadini dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti,
chiede
al Presidente della Giunta di impegnare il Governo
- ad assumere iniziative in tutte le sedi in merito alla applicazione delle norme internazionali relative alla modalità di detenzione e di processo anche per gli imputati di terrorismo;
- ad assicurare il rispetto dei diritti fondamentali della persona in capo ai soggetti detenuti a Guantanamo;
- affinché sia data piena applicazione alla Convenzione di Ginevra, qualora essi siano indicati come prigionieri di guerra o che, in caso diverso, essi possano disporre dei diritti alla dignità, alla difesa, alla integrità morale e fisica dei quali dispongono tutti i cittadini americani.

Testo del documento votato e approvato nell’adunanza consiliare pomeridiana del 15 luglio 2003.
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  Torino, 15 luglio 2003
ORDINE DEL GIORNO n. 790
Il Consiglio regionale
- vista la terribile situazione in cui si trova la Repubblica Democratica del Congo, dove la guerra civile in corso sta provocando enormi danni al paese;
- viste in particolare le continue violazioni degli accordi di cessate il fuoco tra le parti, che rendono impossibile l’effettivo dispiegarsi di una forza di interposizione o di osservazione internazionale nel paese (la missione di osservatori ONU attualmente in campo -MONUC- è limitata a poco più di 250 unità);
- considerato il diritto-dovere della società civile, degli Enti locali e della Comunità internazionale di ingerenza pacifica negli affari interni di uno Stato in cui vengono sistematicamente violati i diritti umani, anche in attuazione della Dichiarazione delle Nazioni Unite, sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere i diritti umani universalmente riconosciuti, adottata l’8 marzo 1999,

chiede
al Presidente Ghigo di intervenire presso il Parlamento e il Governo italiani e le istituzioni dell’Unione europea per:
1. sostenere in tutte le sedi opportune, compresa l’Organizzazione per l’Unità Africana e la Comunità di Sviluppo dell’Africa Meridionale, la ripresa del dialogo per il cessate il fuoco tra le fazioni, il ritiro delle truppe regolari e delle milizie coinvolte negli scontri, la cessazione delle gravi violazioni dei diritti umani commesse nei territori della Repubblica Democratica del Congo (come indicato dalle risoluzioni ONU 1234, 1291 e 1304);
2. impegnarsi affinché nella Repubblica Democratica del Congo venga attuato l’intervento delle Nazioni Unite attraverso la Missione MONUC II e, successivamente al conseguimento di una tregua efficace, con la presenza di una forza adeguata di peace-keeping;
3. sostenere i lavori del gruppo di esperti sullo sfruttamento illegale delle risorse naturali e delle altre ricchezze del Congo, recentemente creato dal Segretario generale dell’ONU, e cooperare attivamente con gli osservatori speciali delle Nazioni Unite che si occupano delle violazioni dei diritti umani commesse nella regione dei Grandi Laghi;
4. impegnarsi perché cessi l’invio, legittimo e illegittimo, di armi anche leggere verso il continente africano, sostenendo la campagna internazionale IANSA sulle armi leggere (International Action Network on Small Arms);
5. promuovere ogni azione per combattere l’impunità degli autori di gravi violazioni del diritto umanitario (crimini di guerra e crimini contro l’umanità), indagando sugli appoggi internazionali che gli autori di tali crimini possono avere avuto, sia a livello politico, sia a livello economico e logistico, incluse le forniture illegali di armi e il commercio illegale di diamanti o di altre ricchezze sottratte alle popolazioni;
6. chiedere al Segretario Generale delle Nazioni Unite l’immediata convocazione di una Conferenza internazionale per la Regione dei Grandi Laghi che consenta, sotto l’egida delle Nazioni Unite, di affrontare in modo unitario i problemi di sicurezza militare, politica, umanitaria, alimentare, sociale ed economica che interessano tutti i Paesi dell’area;
7. garantire l’accoglienza nel nostro Paese alle persone provenienti dalle zone di guerra ed in particolare ai disertori di qualsiasi esercito o banda armata, ai bambini non accompagnati, agli esponenti delle organizzazioni locali per i diritti umani;
8. garantire il diritto alla riabilitazione di tutte le vittime dei conflitti che insanguinano la regione dei Grandi Laghi, in particolare alle vittime della tortura, ai bambini-soldato e a quelli traumatizzati dal conflitto.
Il Consiglio regionale
si impegna
inoltre, attraverso il Comitato di Solidarietà a sostenere ogni atto teso a riportare la pace, lo sviluppo e la democrazia nella Repubblica del Congo.

Testo del documento votato e approvato nell’adunanza consiliare pomeridiana del 15 luglio 2003.
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  Torino, 4 giugno 2003
ORDINE DEL GIORNO
Oggetto: per l’immediata liberazione della leader per i diritti civili in Birmania/Myanmar, Signora Aung San Suu Kyi.

 
Il Consiglio Regionale del Piemonte,
 
premesso che:
 
- sabato 31 maggio, la signora Aung San Suu Kyi (simbolo della lotta per i diritti umani e civili in Birmania, dirigente della Lega Nazionale per la Democrazia, Premio Nobel per la Pace nel 1991 “per la sua lotta nonviolenta in favore della democrazia”) è stata nuovamente arrestata su ordine della giunta militare, che detiene ininterrottamente il potere in Birmania/Myanmar dal 1962;
- fonti della dissidenza birmana hanno reso noto che Aung San Suu Kyi sarebbe stata “picchiata più volte alla testa da detenuti utilizzati dal governo per scatenare incidenti nella città di Ye U”; le stesse fonti hanno denunciato l’uccisione di quattro studenti che avevano cercato di difendere la signora San Suu Kyi; la Croce Rossa internazionale non è ancora riuscita ad entrare in contatto con l’arrestata;
- il nuovo arresto della leader birmana è l’ennesima prova che il regime militare di Yangon (Rangoon) è refrattario a qualsiasi, seppur lento e graduale, processo di democratizzazione;
- alcuni mesi fa il Consiglio regionale del Piemonte ha ricevuto una delegazione dell'opposizione birmana in esilio, che ha denunciato come alla colpevole disattenzione internazionale verso la natura tirannica e criminale del regime di Yangon (Rangoon) ed al sostegno diretto riservato alla dittatura birmana dal regime cinese corrisponda il crescente isolamento politico degli oppositori, dentro e fuori i confini della Birmania, che li rende più esposti alle minacce e alle ritorsioni delle autorità del regime;
- il prossimo 6 giugno è in programma la visita in Birmania dell'inviato Onu Razali Islamil, che avrebbe dovuto favorire la ripresa del dialogo fra la Giunta militare e l'opposizione politica;
 
DICHIARA DI SOSTENERE
la battaglia di Aung San Suu Kyi per la libertà e la democrazia in Birmania;
 
LANCIA UN APPELLO
al Governo italiano affinché si attivi da subito nei confronti delle autorità birmane per l’immediata liberazione di Aung San Suu Kyi e affinché su questo obiettivo sia promossa una convergente e immediata iniziativa di tutti i paesi membri dell'U.E;
 
IMPEGNA IL PRESIDENTE E LA GIUNTA REGIONALE
a esprimere pubblicamente al regime militare birmano formale protesta per l’arresto arbitrario della signora San Suu Kyi;
 
IMPEGNA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE
a trasmettere il presente ordine del giorno a: Presidenza del Consiglio dei Ministri; Presidenti delle Camere; Presidenti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato; Presidente del Parlamento Europeo; ambasciata della Birmania/Myanmar in Italia; Presidenti delle Regioni e Presidenti dei Consigli Regionali.
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Torino, 11 aprile 2003
ORDINE DEL GIORNO n. 749 - Richiesta cessazione embargo degli USA contro Cuba"
presentato dai DS e sottoscritto da Carmelo Palma


“Non è il progresso economico ad aprire le porte di una società alla libertà. E’ quest’ultima a gettare le fondamenta durevoli della prosperità, su una base di giustizia per l’insieme dei cittadini”.
Amartya Sen – Sviluppo come libertà – 1998

Il 18 marzo a Cuba sono state imprigionate 77 persone. Tra loro giornalisti, attivisti politici, membri di gruppi per la difesa dei diritti umani, sindacalisti.
Queste persone sono sottoposte a processi sommari, senza il diritto ad indicare avvocati di propria fiducia, chiusi alla partecipazione della stampa e al controllo dell’opinione pubblica.
Per undici di esse è stata richiesta la pena dell’ergastolo, per le altre, decine e decine di anni di carcere.
Nei giorni scorsi questi processi hanno già prodotto sentenze di condanna e pene detentive eccezionalmente pesanti (dai 25 ai 18 anni di carcere).
Gli arresti di oppositori al regime cubano si susseguono con regolarità da molti anni. Nell’aprile del 2001 la Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani ha approvato una risoluzione di condanna della situazione a Cuba.
Altre risoluzioni sono state votate ogni anno a partire dal 1992.
La colpa di cui si sono macchiati negli anni i diversi oppositori è stata quella di avere e di sostenere opinioni diverse da quelle ufficiali del Governo.
Oggi, mentre a Cuba si conduce una campagna di repressione tra le più vaste degli ultimi anni, i rappresentanti del Governo cubano, in totale contraddizione e con ipocrisia, nelle sedi internazionali paventano il pericolo della non applicazione nel mondo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo!
Nulla può giustificare il perpetuarsi di questo stato di cose.
Il Consiglio Regionale
- chiede la fine dell’embargo democratico messo in atto dal regime autoritario contro il popolo cubano, esprimendo la propria solidarietà a tutti coloro che sono perseguitati e imprigionati per reati di opinione, chiedendone l’immediata scarcerazione;

- chiede la fine dell’embargo degli Usa contro Cuba, frutto della guerra fredda e ribadisce la propria ferma convinzione sulla sua inutilità, sulla pericolosità e sui devastanti effetti sociali che ne derivano. La storia passata e recente ci insegna che l’embargo è inefficace e duplicemente dannoso: da un lato colpisce le popolazioni con privazioni e sofferenze, dall’altro favorisce il processo di coesione interna dei regimi, offrendo a questi ultimi il destro di presentarsi ai loro popoli come vittime di congiure e persecuzioni;

- invia il presente ordine del giorno alle autorità cubane e agli Enti con i quali esistono rapporti di cooperazione e intercambio;
- riafferma con convinzione che con il mantenimento di relazioni economiche, culturali e di collaborazione tra i diversi Paesi è possibile estendere il contagio della democrazia a società chiuse e totalitarie.

Testo del documento votato e approvato nell’adunanza consiliare dell’11 aprile 2003.
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  Torino, 4 marzo 2003
ORDINE DEL GIORNO N. 733
Episodio terroristico verificatosi il giorno 2 marzo sul treno interregionale Roma —Firenze

Il Consiglio Regionale del Piemonte
PRESO ATTO
Dell’ultimo grave episodio di terrorismo verificatosi il giorno 2 marzo sul treno interregionale
Roma — Firenze e reso onore alla memoria del sovrintendente della polizia ferroviaria di Terontola, Emanuele Petri;
CONSIDERATO
Che tale episodio é costato, per l’ennesima volta, la vita ad un servitore dello Stato, il quale, salito sul treno per i soliti controlli di routine, é finito crivellato dai colpi di pistola esplosi da un terrorista;
CONSIDERATO INOLTRE
Che tale episodio è ancora più grave se si pensa che avviene “a freddo”, in un momento di relativa calma anche sul fronte sociale;
AVENDO CONSTATATO
Che, evidentemente, vi sono ancora diversi latitanti dell’eversione - non solo all’estero, ma anche in Italia — pronti a uccidere e certamente non disposti ad abbandonare la lotta armata.
IMPEGNA
Il Presidente della Giunta ad attivarsi presso le sedi competenti:
-per sensibilizzare le forze politiche, sociali, di polizia, la magistratura e tutti gli organismi dello Stato nei confronti ditali riprovevoli recrudescenze terroristiche;
-per far sì che la lotta politica venga ricondotta negli alvei di una civile e pacata dialettica;
-per ricordare che il terrorismo si combatte anche bandendo le esasperazioni demagogiche.
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  ORDINE DEL GIORNO n. 712
Il Consiglio regionale,
consapevole
- che incombe su ciascuna donna e su ciascun uomo – e a maggior ragione sulle istituzioni politiche che ad ogni livello sono investite del dovere di operare per il benessere dei cittadini – la responsabilità di fare tutto ciò che è in proprio potere non solo per scongiurare la guerra, ma per assicurare ovunque libertà, diritto e democrazia come stabili condizioni di pace;
- che occorre intensificare le iniziative per rendere efficaci le buone volontà di coloro che sono convinti della necessità e del dovere di ingerenza ovunque nel mondo siano in atto violazioni dei fondamentali diritti umani civili e politici dei cittadini, prima di tutto rafforzando e creando strumenti e modalità di intervento solidamente ancorati a principi di diritto positivo transnazionale;
- che occorre oggi concentrare urgentemente questo sforzo di intervento politico e giuridico per disinnescare presupposti di guerra e innescare processi di democrazia nell’area del Medio Oriente, a partire da assunzioni dirette di responsabilità politica internazionale nella crisi irachena;
rivolge un solenne appello
alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite in primo luogo, perché l’esilio del dittatore Saddam Hussein cancellerebbe, come affermano gli Stati Uniti stessi, la necessità della guerra, costituendo il punto di partenza per una soluzione politica della questione irachena;
chiede
al Consiglio di Sicurezza che decida da subito – partendo dal presupposto dell’uscita di scena di Saddam e sulla base dei poteri conferitigli dalla Carta dell’ONU – di porre l’Iraq sotto un regime di Amministrazione fiduciaria internazionale (un governo democratico), affidando ad un uomo di stato di altissimo livello il compito di predisporre, entro un termine di due anni, le condizioni di un pieno esercizio dei diritti e delle libertà per l’insieme degli iracheni, donne ed uomini, come esige la Carta dei Diritti fondamentali delle Nazioni Unite,
il Consiglio regionale,
lancia un appello alle donne e agli uomini di buona volontà perché si organizzino e si mobilitino d’urgenza, in tutto il mondo, perché questa semplice verità vecchia come la democrazia e la libertà, trionfi! Perché la libertà, il diritto, la democrazia e la pace vincano sulla dittatura e sulla guerra,

si impegna di conseguenza
- ad inviare immediatamente il presente ordine del giorno al Segretario Generale delle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza dell’ONU;
- ad informare dell’iniziativa il Governo italiano.
il Consiglio regionale,
al fine di favorire l’allargamento dell’iniziativa politica nei confronti dell’ONU alle Assemblee elettive regionali e locali e al maggior numero di cittadini,
si impegna, altresì,
ad inviare d’urgenza il testo del presente ordine del giorno:
1. a tutte le Regioni, anche attraverso l’Assemblea delle Regioni d’Europa (ARE) e il Comitato delle Regioni (C.d.R.);
2. a tutti i Consigli Provinciali e Comunali del Piemonte,
con l’invito, se le richieste sono condivise, a votare proprie mozioni da inviare direttamente alle Nazioni Unite e ad assumere ogni altra iniziativa utile per facilitare la sottoscrizione e l’invio dell’appello da parte dei cittadini.
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Testo del documento votato e approvato nell’adunanza consiliare pomeridiana del 4 marzo 2003.
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  MOZIONE URGENTE
Oggetto: sulla necessità ed urgenza di appoggiare la mobilitazione transnazionale tesa a una soluzione politica della crisi iraqena (esilio di Saddam Hussein, amministrazione fiduciaria ONU che prepari entro due anni libere elezioni in Iraq).
Il Consiglio Regionale del Piemonte

CONSAPEVOLE
- che incombe su ciascuna donna e su ciascun uomo - e a maggior ragione sulle Istituzioni politiche che ad ogni livello sono investite del dovere di operare per il benessere dei cittadini - la responsabilità di fare tutto ciò che è in proprio potere non solo per scongiurare la guerra, ma per assicurare ovunque libertà, diritto e democrazia come stabili condizioni di pace;
- che occorre intensificare le iniziative per rendere efficaci le buone volontà di coloro che sono convinti della necessità e del dovere di ingerenza ovunque nel mondo siano in atto violazioni dei fondamentali diritti umani civili e politici dei cittadini, prima di tutto rafforzando e creando strumenti e modalità di intervento solidamente ancorati a principi di diritto positivo transnazionale;
- che occorre oggi concentrare urgentemente questo sforzo di intervento politico e giuridico per disinnescare presupposti di guerra e innescare processi di democrazia nell'area del Medio Oriente, a partire da assunzioni dirette di responsabilità politica internazionale nella crisi iraqena;
RIVOLGE UN SOLENNE APPELLO
alla Comunità internazionale, e alle Nazioni Unite in primo luogo, perché facciano proprie, immediatamente, le affermazioni secondo cui l'esilio del dittatore Saddam Hussein cancellerebbe, come affermano gli Stati Uniti stessi, la necessità della guerra, costituendo il punto di partenza per una soluzione politica della questione irachena.
CHIEDE
al Consiglio di Sicurezza che decida da subito - partendo dal presupposto dell'uscita di scena di Saddam e sulla base dei poteri conferitigli dalla Carta dell'ONU - di porre l'Iraq sotto un regime di Amministrazione fiduciaria internazionale (un governo democratico), affidando ad un uomo di stato di altissimo livello il compito di predisporre, entro un termine di due anni, le condizioni di un pieno esercizio dei diritti e delle libertà per l'insieme degli iracheni, donne ed uomini, come esige la Carta dei Diritti fondamentali delle Nazioni Unite. Il Consiglio Regionale del Piemonte
Lancia un appello alle donne e agli uomini di buona volontà perché si organizzino e si mobilitino d'urgenza, in tutto il mondo, perché questa semplice verità, vecchia come la democrazia e la libertà, trionfi! Perché la libertà, il diritto, la democrazia e la pace vincano sulla dittatura e sulla guerra!
SI IMPEGNA DI CONSEGUENZA
- ad inviare immediatamente la presente Mozione al Segretario Generale delle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza dell'ONU;
- ad informare dell'iniziativa il Governo italiano.
Il Consiglio Regionale del Piemonte, al fine di favorire l'allargamento della partecipazione democratica all'iniziativa politica nei confronti dell'ONU alle Assemblee elettive regionali e locali e al maggior numero di cittadini,
SI IMPEGNA ALTRESI’
ad inviare d'urgenza il testo della presente Mozione:
1) a tutte le Regioni con le quali il Piemonte è in rapporto, anche attraverso l'Assemblea delle Regioni d'Europa (ARE) e il Comitato delle Regioni (C.d.R);
2) a tutti i Consigli Provinciali e Comunali del Piemonte.
con l'invito - se le richieste sono condivise- a votare proprie Mozioni da inviare direttamente alle Nazioni Unite e ad assumere ogni altra iniziativa utile per facilitare la sottoscrizione e l'invio dell'appello da parte dei cittadini.
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ORDINE DEL GIORNO N. 526
Il Consiglio regionale del Piemonte
di fronte alla drammatica evoluzione del conflitto israelo-palestinese
indica
nella proposta di integrazione di Israele nell'UE, autorevolmente sostenuta da numerosi esponenti del governo italiano e da una parte della classe politica israeliana, una via concretamente perseguibile per assicurare la libertà, la sicurezza e la sovranità dello Stato ebraico e per promuovere l'indipendenza dello stato palestinese in un quadro di garanzie democratiche e di relazioni stabili con le istituzioni europee.

Testo del documento votato e approvato nell'adunanza consiliare antimeridiana del 22 aprile 2002
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PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO
OGGETTO: CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE E PROCESSO DI PACE IN MEDIORIENTE

Il Consiglio Regionale del Piemonte,
considerando che
- dopo il fallimento della trattativa di Camp David del luglio 2000, e l'inizio della cosiddetta "seconda Intifada", il processo di pace fra lo Stato d'Israele e l'Autorità nazionale palestinese (ANP) è progressivamente precipitato verso forme di scontro totale, che non sembrano lasciare alcuno spazio al dialogo ed alla trattativa politica;
- il rifiuto opposto dall'ANP all'accordo offerto alla fine del 2000 dal premier Barak- che prevedeva il ritiro israeliano da oltre il 95% dei territori occupati, e l'istituzione di uno Stato palestinese con capitale a Gerusalemme est- ha impedito il completamento di un processo di pace iniziato nel settembre 1993 con la sottoscrizione da parte di Itzhak Rabin e Yasser Arafat della "Dichiarazione di principio sugli accordi transitori di autonomia" e con il conseguente riconoscimento da parte israeliana dell'Autorità nazionale palestinese;
- alle fortissime opposizioni che gli accordi di Oslo e Washington del 1993 suscitarono in Israele, e che, due anni più tardi, costarono la vita al premier Rabin, ucciso da un giovane ebreo oltranzista ortodosso, ha corrisposto, da parte di fazioni consistenti dell'establishment palestinese, lo svilupparsi di una posizione di radicale rifiuto degli accordi di pace con il "nemico sionista", che ha compromesso la leadership e la credibilità di Arafat, e contribuito a "radicalizzare" in senso estremistico la posizione ufficiale dell'ANP;
- oggi, da parte israeliana e palestinese, sono proprio le fazioni che avevano maggiormente avversato il processo di pace intrapreso da Rabin, quelle che maggiormente contribuiscono, con diversi e incomparabili gradi di responsabilità politica, civile e morale, a rendere impraticabile qualunque terreno di accordo; se infatti, da una parte, il governo di Sharon, con una reazione rovinosa e disperata e con il rifiuto di piegarsi all'invito ed ai moniti dell'ONU e dell'Amministrazione statunitense, ha di fatto accettato come unico terreno di scontro quello che ad Israele è stato imposto dal terrorismo palestinese, dall'altra parte, l'escalation terroristica e militare contro le forze ed i civili israeliani vede chiaramente impegnate o complici strutture ufficiali dell'Autorità palestinese;
- il terribile accumularsi di morti, violenze, paure ed odio pregiudica non solo la prospettiva, ma persino la speranza nella ripresa del processo di pace e nella pacifica convivenza di israeliani e palestinesi nell'area mediorientale;
- non è solo legittimo ma doveroso che l'intera comunità internazionale condanni ogni forma di terrorismo o di violenza ai danni della popolazione inerme e vigili affinché le operazioni militari israeliane rispettino i principi fondamentali del diritto umanitario e garantiscano l'incolumità della popolazione civile;
considerando inoltre che
- dall'inizio della cosiddetta "seconda Intifada", circa 20 mesi fa, lo Stato di Israele ha subito 135 attacchi terroristici suicidi, con oltre 400 vittime civili, 150 delle quali a partire dallo scorso mese marzo scorso;
- l'occupazione militare di territori sottoposti al controllo dell'Autorità nazionale palestinese da parte israeliana risponde, in forme tutt'altro che indiscutibili e a volte indifendibili, all'esigenza di arginare l'escalation terroristica e non alla finalità di annettere militarmente i cosiddetti "territori occupati" (Gaza e Cisgiordania), di cui dal 1993, in forma ufficiale, tutti i governi israeliani hanno cercato di trattare la restituzione all'ANP;
- fatto salvo il principio della sicurezza dei confini e dell'integrità territoriale, le colonie e gli insediamenti ebraici nei territori occupati non possono in alcun modo costituire la giustificazione per modificare, da parte israeliana, i termini della cosiddetta "proposta Barak" del 2000, che tuttora costituisce la base negoziale più ragionevole e promettente per la ripresa del processo di pace;
- prima dell'inizio delle operazioni militari, nello scorso marzo, il Presidente palestinese Arafat ha rifiutato la firma del "cessate il fuoco" offerto dal governo israeliano ed ha dimostrato di non essere più in grado di arginare la spirale delle violenze e degli attacchi terroristici che venivano scagliati contro Israele usando come base i territori e le strutture dell'ANP;
considerando altresì che
- il processo di pace in Medioriente deve soddisfare la duplice esigenza di assicurare sia la sicurezza e la sovranità dello Stato di Israele sia le aspirazioni all'indipendenza della popolazione palestinese dei cosiddetti territori occupati;
- il diritto alla sovranità e all'indipendenza della nazione palestinese, che l'intero mondo arabo ha sempre rifiutato di riconoscere, è acquisizione storica recente, contestuale a quella che portò nel 1948, per decisione delle Nazioni Unite, alla creazione dello Stato d'Israele;
- perché trovi attuazione il principio "due popoli, due Stati" entro confini certi e riconosciuti, e perché i diritti della popolazione araba palestinese siano concretamente rispettati e non strumentalmente utilizzati nella propaganda o nella guerra contro Israele, la condizione imprescindibile è dunque rappresentata dall'affermazione dei principi dello stato di diritto e della democrazia politica in tutti i paesi dell'area mediorientale, a partire dal futuro Stato palestinese, e dal pieno riconoscimento non solo dell'esistenza ma della stessa legittimità storica e giuridica dello Stato ebraico;
- la democrazia israeliana, di cui oggi ricorre, secondo il calendario ebraico, il 54 °anniversario dalla fondazione, rappresenta un esempio ancora ineguagliato nell'intera area mediorientale ed un patrimonio di civiltà e di diritto che l'intera comunità internazionale deve difendere e preservare;
- il conflitto in corso ha suscitato in numerosi paesi europei ulteriori fiammate di antisemitismo, che minacciano la sicurezza e la dignità dei cittadini di origine o religione ebraica;
prendendo atto
dei molteplici legami storici, politici ed economici che collegano le istituzioni italiane ed europee alla leadership dell'ANP, e che attribuiscono loro la responsabilità di favorire e consentire lo sviluppo di posizioni ed atteggiamenti coerenti con la ripresa del processo di pace e con il riconoscimento del diritto alla difesa e alla sicurezza per lo Stato di Israele;
valutando
positivamente la mediazione intrapresa dal segretario di Stato statunitense Colin Powell nel tentativo di ripristinare le condizioni minime per la ripresa delle trattative e per la fine degli scontri armati nei territori occupati;
auspicando
che le parole di condanna contro gli attentati terroristici pronunciate la scorsa settimana dal Presidente Arafat corrispondano ad un effettivo mutamento di rotta dell'amministrazione autonoma palestinese;
ritiene che
- proprio i paesi e le istituzioni libere, nel ribadire il pieno sostegno al diritto di Israele di difendersi da un attacco terroristico senza precedenti e paragoni sul piano internazionale, hanno il dovere di ricordare che la sicurezza e la pace di Israele non possono essere preservate unicamente con mezzi ed opzioni militari, e che devono essere perseguite anche opzioni politiche, insieme coraggiose e intransigenti, per assicurare e promuovere la libertà e la sovranità dello Stato ebraico;
- in questo senso, una via, non solo auspicabile ma concretamente perseguibile, per la soluzione politica del conflitto israelo-palestinese, sia costituita dalla progressiva integrazione di Israele nell'Unione Europea, e dall'ancoraggio dello Stato ebraico ad un continente da cui provengono la gran parte dei padri fondatori di Israele, e che ha contratto con il popolo ebraico un debito inestinguibile, in seguito alla Shoà ed a secoli di pogrom e di terribili persecuzioni politiche e religiose;
- debba essere rafforzato il ruolo politico dell'Europa nello scacchiere mediorientale, per un'opera di negoziato che deve comunque da subito puntare all'immediato "cessate il fuoco", e all'applicazione delle risoluzioni ONU e dei trattati di pace già sottoscritti dalle parti in conflitto;
- alle istituzioni europee, dai cui trasferimenti finanziari deriva oltre il 40% del bilancio dell'Autorità nazionale palestinese, spetti inoltre il compito di vigilare perché i fondi europei non siano utilizzati a finanziamento diretto ed indiretto delle imprese terroristiche ed a sostegno delle campagne antiisraeliane e antisemite;
invita la Giunta
- ad attivarsi per assicurare, nel quadro degli accordi di cooperazione internazionale, l'invio di aiuti umanitari e di soccorsi sanitari alle popolazioni coinvolte nel conflitto;
- ad operare perché sia stroncata sul nascere qualunque recrudescenza antisemita o xenofoba, e perché il conflitto in corso non divenga un pretesto per suscitare nuove e terribili intolleranze etnico-religiose;
- a trasmettere il testo del presente ordine del giorno al Presidente della Commissione Europea, al Presidente del Parlamento Europeo, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro degli esteri e ai Presidenti delle Camere, nonché all'Ambasciata israeliana e alla Delegazione diplomatica palestinese di Roma.
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  Torino, 26 febbraio 2002
ORDINE DEL GIORNO N.482
RIFORMA DELLE ISTITUZIONI DELL'UNIONE EUROPEA (CONSIGLIO EUROPEO DI LAEKEN)

Il Consiglio Regionale del Piemonte,
saluta l’apertura, il 28 febbraio 2002, della Convenzione incaricata, dal Consiglio europeo di Laeken, di proporre le riforme delle istituzioni dell’Unione europea indispensabili per realizzare più democrazia, più trasparenza, e più efficienza; in vista di un allargamento, che va sostenuto dal rilancio della politica di coesione economica e sociale, la Convenzione dovrà, in particolare, rispondere al quesito se queste riforme non debbano portare a una Costituzione per i cittadini europei;
vede in questa decisione il riconoscimento che l’unità europea non può più essere costruita con il solo metodo delle trattative intergovernative, bensì richiede la effettiva partecipazione dei cittadini, attraverso i loro rappresentanti europei e nazionali, delle regioni, degli enti locali, delle parti sociali e della società civile;
è convinto che la realizzazione di istituzioni più efficienti, più democratiche e più trasparenti e, quindi, di una Costituzione per i cittadini europei, richieda:
--il superamento senza eccezioni del diritto di veto nazionale, ivi comprese la procedura decisionale che la Convenzione dovrà adottare e la procedura di ratifica della Costituzione europea;
---il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo e la codecisione paritaria fra Parlamento europeo e Consiglio dei ministri;
--un governo sovranazionale fondato sulla volontà dei cittadini europei;
-una distribuzione delle competenze fondata sul principio federale della sussidiarietà, che permetta all’Europa di parlare con una voce sola nel mondo e che assicuri l’espressione piena e la convivenza armonica fra l’identità europea, le identità nazionali, le identità regionali e le identità locali;
ritiene che la realizzazione di una Costituzione europea che rifletta le esigenze dei cittadini europei sia la condizione imprescindibile per rendere irreversibile l’unificazione europea e fare dell’Europa un fattore di pace e di stabilità e un punto di riferimento per il mondo intero;
auspica che la volontà della Convenzione di dare all’Unione Europea una Costituzione democratica e federale non possa essere bloccata dagli stati contrari e che pertanto si debba essere pronti a dar vita a un’avanguardia federale all’interno dell’Unione e aperta a tutti gli stati che vorranno in seguito aderirvi.
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ORDINE DEL GIORNO N. 401
“Ricordiamoci delle bambine e dei bambini”

Si è celebrato il 20 novembre 2001 la Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza con numerose iniziative in Italia e all’estero. Anche la Regione Piemonte si è impegnata in una campagna di informazione e sensibilizzazione contro l’abuso e i maltrattamenti sui minori.
Ma la dimensione del problema ha ormai raggiunto proporzioni tali da esigere ulteriori iniziative al di là di quelle pur meritorie citate.
Si stima
* che nel mondo ci siano 250 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni costretti a lavorare e per di più sfruttati in modo selvaggio;
* che 185 milioni di bambini sono denutriti e di questi 6 milioni ne muoiono;
* che in Asia vi sono un milione di bambine costrette alla prostituzione;
* che nell’Europa dell’Est 100 mila bambini sono senza casa;
* che 26 mila bambini all’anno sono vittime delle mine antiuomo;
* che ci sono nel mondo 250 mila soldati – bambini;
* che nella stessa Italia vi sono 360 mila bambini che lavorano in nero in attività pesanti e non solo al sud;
* che sempre in Italia sono stati denunciati 3500 abusi sessuali a danno di minori.
A queste cifre bisogna aggiungere quelle delle innumerevoli guerre in corso.
Si prevede
che nel solo Afghanistan, nei prossimi mesi, 100 mila bambini rischieranno la morte per freddo, fame e malattie.
Per dare una risposta concreta, che vada oltre i buoni sentimenti e le belle parole;
Per dare un segnale di adesione alla campagna internazionale Yes for children – Manifesto per l’infanzia, sostenuta dall’Unicef e dalle altre cinque organizzazioni del Movimento mondiale per l’Infanzia
il Consiglio regionale
per tutto quanto descritto in premessa
impegna
i Presidenti del Consiglio e della Giunta regionale
a invitare
* tutti i Consiglieri a devolvere l’importo pari ad un gettone di presenza;
* gli Enti Locali piemontesi, gli organi istituzionali di tutte le altre Regioni ad aderire all’iniziativa “Ricordiamoci delle bambine e dei bambini”, l’ultima drammatica emergenza umanitaria: l’Afghanistan, rispondendo all’appello lanciato dall’Unicef per raccogliere fondi necessari ad aiutarli.
Tutte le somme potranno essere versate all’Unicef-Italia “Emergenza Afghanistan” che ha attivato due numeri di conto corrente, uno postale ed uno bancario.
c/c postale 745.000
c/c bancario 894.000/01 – Comit ag. 11 – Roma –
03069 – Cab 5063.3

Testo del documento votato e approvato nell’adunanza consiliare pomeridiana del 29 novembre 2001
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ORDINE DEL GIORNO SUL LAOS
Il Consiglio regionale del Piemonte
esprime il pieno sostegno politico all’iniziativa di Bruno Mellano e di Silvja Manzi, arrestati venerdì mattina a Vientiane, in Laos, nel corso di una manifestazione, insieme ad altri tre militanti del Transnational Radical Party, fra cui il segretario Olivier Dupuis;
afferma che la manifestazione nonviolenta dei militanti radicali corrisponde alle richieste avanzate dal Parlamento europeo con la risoluzione d’urgenza del febbraio 2001 e alla necessità, più volte ribadita dall'Unione Europea, di avviare un processo di democratizzazione e pacificazione nazionale della Repubblica del Laos;
richiama le autorità del Laos al rispetto dei fondamentali diritti civili e politici e della libertà religiosa;
si unisce alla richiesta di immediata scarcerazione dei militanti radicali arrestati il 26 ottobre 2001 e di tutti i prigionieri politici laotiani incarcerati senza processo o in contrasto con le regole del diritto internazionale;
chiede al Governo italiano, alla Commissione U.E, e al Consiglio Europeo di attivarsi tempestivamente per garantire l'incolumità e i diritti di difesa degli arrestati e la loro pronta liberazione;
dà mandato al presidente del Consiglio regionale di trasmettere il presente ordine del giorno al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Commissione Europea e al Presidente della Repubblica del Laos.
(Testo del documento votato, per parti separate, nell’adunanza consiliare antimeridiana del 30 ottobre 2001. Il Consiglio approva.)
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ORDINE DEL GIORNO N. 312
Il Consiglio regionale
premesso che
* il Comitato di sostegno, difesa e promozione dei diritti delle donne afghane, presso la Casa delle Donne di Torino, promuove importanti attività a sostegno dei progetti, proposti dalla Revolutionary Association of the Women of Afghanistan (RAWA), una nota associazione indipendente afghana attiva nella difesa dei diritti umani e della giustizia sociale fin dal 1977, al fine di garantire l’alfabetizzazione e le cure sanitarie alle donne afghane in Afghanistan e a quelle rifugiate presso i campi profughi in territorio pakistano;
* questa iniziativa, oltre a sostenere le attività della RAWA, ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana e le istituzioni relativamente alla tragedia che incombe sul popolo afghano e in particolare sulle donne e, conseguentemente, di raccogliere fondi da destinare alla realizzazione dei progetti di cui in premessa;
ricordato che da oltre 20 anni si sta svolgendo in Afghanistan una sanguinosa guerra civile, che ha visto dapprima l’invasione sovietica, dal 1979 al 1989, poi l’insorgenza di lotte tra diverse fazioni fondamentaliste tra il 1989 e il 1994 e in seguito la conquista di oltre il 90% del territorio da parte dei talebani;
considerato che il perdurare di questa situazione ha condotto alla devastazione la società afghana, causando oltre un milione di morti, sradicando dal territorio pressoché ogni forma di istituzione culturale, economica e sanitaria;
considerato che tra la popolazione civile sono soprattutto le donne a subire ogni forma di discriminazione, violenza e abuso, in piena e aperta violazione dei diritti umani e civili;
appreso che
alle donne afghane non è consentito svolgere alcuna attività lavorativa al di fuori delle mura domestiche, le donne afghane non hanno accesso ad alcuna forma di istruzione o alfabetizzazione;
le donne afghane sono obbligate a osservare un rigidissimo codice di comportamento che prevede la pressoché totale copertura del corpo, il divieto di parlare ad alta voce e di ridere in pubblico, l’obbligo di farsi scortare da parenti di sesso maschile in occasione di ogni uscita, pena la pubblica fustigazione;
in assenza di ogni certezza del diritto, è sufficiente il sospetto che sia stata commessa una mancanza, anche minima, perché la donna accusata, anche in mancanza di prove e nell’impossibilità di difendersi, sia condannata a morte tramite pubblica lapidazione o fucilazione;
per le donne afghane l’accesso alle cure sanitarie è reso pressoché impossibile dal fatto che, congiuntamente al divieto di essere sottoposte a cure mediche da parte di operatori sanitari di sesso maschile, sono ormai pochissime ed esposte a costanti pericoli le donne medico professionalizzatesi prima dell’avvento del regime fondamentalista;
risulta assai difficile portare aiuto alle donne in Afghanistan, dal momento che anche le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio afghano sono diffidate dall’agire in contrasto con le disposizioni imposte dai talebani e quindi non possono avere operatrici attive sul territorio se non a prezzo di gravissimi rischi;
impegna
il Presidente e la Giunta regionale
* a sostenere, anche attraverso la predisposizione di adeguati strumenti finanziari, le attività in premessa;
* a mettere in atto tutti gli strumenti di cui dispone al fine di sensibilizzare la cittadinanza su questo grave attentato alla dignità umana di un intero popolo e in particolare delle donne;
* a intraprendere azioni presso il Governo della Repubblica Italiana, l’Unione Europea e gli organi internazionali a sostegno, difesa e promozione dei diritti delle donne afhgane.
Testo del documento votato ed approvato nell’adunanza consiliare pomeridiana del 10 ottobre 2001
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ORDINE DEL GIORNO N. 368
Il Consiglio regionale
ricordando
l’ordine del giorno n. 345 (“Solidarietà agli Stati Uniti d’America per l’attacco terroristico”), approvato in data 18 settembre 2001 dal Consiglio Regionale del Piemonte;
impegna
i Presidenti del Consiglio e della Giunta

* a promuovere una manifestazione pubblica a sostegno dell’intervento militare in Afghanistan, condotto al fine di reprimere l’attività delle organizzazioni terroristiche responsabili degli attentati dello scorso 11 settembre negli Stati Uniti d’America;
* ad appoggiare in ogni modo gli interventi umanitari a favore della popolazione afghana che, fin dall’inizio, hanno accompagnato l’azione militare.

Testo del documento votato ed approvato nell’adunanza consiliare pomeridiana del 10 ottobre 2001.
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Il Consiglio Regionale del Piemonte
ricordando la battaglia in cui a Cefalonia, fra il 15 e il 22 settembre del 1943, persero la vita 1200 soldati e 75 ufficiali della Divisione Acqui, il successivo eccidio che costò la vita a oltre 6000 prigionieri, e la morte per stenti di cui furono vittima più di 2000 soldati della Divisione mentre venivano condotti nei luoghi di prigionia;
ritenendo che la scelta di non arrendersi alle forze armate tedesche da parte degli ufficiali e dei soldati della Divisione Acqui, non rappresenti solo un attestato di obbedienza al giuramento e all’onore militare, ma un drammatico atto di dignità civile e di amore per la libertà;
esprimendo la propria riconoscenza nei confronti dei cittadini piemontesi che a Cefalonia e a Corfù scelsero di difendere l’onore del nostro paese;
si rivolge al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio dei Ministri
perché compiano atti formali affinché da parte della Germania giunga il pubblico riconoscimento, nei confronti dell’Italia e dei familiari delle vittime dell’eccidio di Cefalonia, che quanto venne compiuto a danno dei prigionieri di guerra della Divisione Acqui fu, a tutti gli effetti, una strage ingiustificata.
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ORDINE DEL GIORNO N. 285
Il Consiglio regionale
RIBADENDO
l’impegno espresso nell’ordine del giorno n. 112, approvato all’unanimità nella seduta del 5 dicembre 2000 ed avente per oggetto “Riconoscimento dei diritti del popolo tibetano”;
SALUTANDO E RINGRAZIANDO
i trentacinque comuni e le due province piemontesi che hanno già aderito alla campagna europea “Una bandiera per uno status di piena autonomia per il Tibet”;
VALUTATA
l’iniziativa “In marcia per il Tibet” (da Bologna a Firenze, dal 30 giugno al 6 luglio) organizzata da varie associazioni per sostenere la causa tibetana;
CONSIDERATO
che gli obiettivi dell’iniziativa sono: “rivendicare libertà e giustizia per un popolo oppresso da una feroce dittatura”, “affermare il suo diritto all’autodeterminazione”, “esprimere solidarietà alla lotta nonviolenta dei tibetani”, “chiedere alle Istituzioni di intervenire con il governo di Pechino affinché questi apra immediatamente negoziati con il Dalai Lama ed il suo governo in esilio”;
VISTO
che all’iniziativa hanno già aderito esuli e profughi tibetani assieme a personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, politici ed amministratori locali, laici e religiosi;
DECIDE
di aderire all’iniziativa “In marcia per il Tibet” e di parteciparvi con una propria delegazione ufficiale.

Testo del documento votato nell’adunanza consiliare pomeridiana del 5 giugno 2001 e approvato all’unanimità dei 42 Consiglieri presenti.
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  Torino, 14 marzo 2001
ORDINE DEL GIORNO N. 234
Lo Stato di Israele, l’allargamento dell’Unione Europea e processo di pace in Medio-Oriente.

il Consiglio Regionale del Piemonte,
considerato che l’allargamento dell’Unione Europea prevede il coinvolgimento di numerosi stati dell’Europa ed anche di stati che non hanno un appartenenza prevalente al continente europeo, come la Turchia, che ha i 4/5 deI territorio in Asia e capitale in tale continente e la Repubblica di Cipro
tenuto conto che la scelta di fondo per un allargamento ampio, al di là dei problemi di adeguato livello di integrazione che esso determina, rischiando se non ben attuato di fare prevalere la pura logica del libero scambio, rende utile e necessario considerare Israele un paese che può legittimamente partecipare al processo di costruzione europea;
visto che Israele rappresenta una realtà con forte valenza europea (almeno metà della popolazione è di provenienza diretta o di origine europea) e che, comunque, ha un grado di sensibilità europea non inferiore certamente a quello della Turchia e la non contiguità territoriale con l’Europa è pari a quella della Repubblica Cipriota;
considerato, come l’indubbia struttura democratica delle stato dì Israele sia una garanzia per una coerente integrazione nell’Unione e che la partecipazione di Israele a tale allargamento permetterebbe di favorire il processo di pace nel Medio-Oriente, anche nella prospettiva della costruzione di uno stato palestinese rispettoso dei principi della democrazia politica;
impegnail Presidente della Giunta regionale ad intervenire presso il Governo nazionale, la Commissione Europea, il Consiglio e la Presidenza del Parlamento europeo per richiedere una particolare attenzione affinché nel processo di allargamento “ampio”_dell’ Unione Europea possa essere considerato anche lo Stato di lsraele, invitano, contestualmente, l'Unione Europea ad assumere un ruolo più incisivo per la ripresa e la positiva conclusione del negoziato di pace tra Israele e popolo palestinese.
Torino, 22 dicembre 2000
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  ORDINE DEL GIORNO N. 176
Attentato dinamitardo alla redazione del “Manifesto” a Roma

Il Consiglio Regionale,
appreso, nel corso dei lavori della seduta odierna, che la sede del “Manifesto”, in Via Tomacelli a Roma, è stata oggetto di un grave atto intimidatorio, mediante la collocazione di una bomba nel pianerottolo d’ingresso dei locali della redazione;
appreso inoltre, come affermatodal Ministro dell’interno Enzo Bianco nelle sue comunicazioni alla Camera dei Deputati, che la polizia giudiziaria ha operato il fermo del presunto attentatore
condanna tale gesto che si configura quale grave attentato alla libertà di
stampa nel nostro Paese;
esprime solidarietà ai giornalisti ed ai lavoratori del “Manifesto”;
invita il Presidente della Giunta a manifestare al Governo una ferma condanna del
Consiglio Regionale contro tali atti, sollecitandolo alla più attenta vigilanza.
Torino, 22 dicembre 2000
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  ORDINE DEL GIORNO Nš 169
FINANZIAMENTO A SOSTEGNO DEI CITTADINI E DELLE FAMIGLIE DI ORIGINE ITALIANA VITTIME NEGLI ANNI SCORSI DI PERSECUZIONI E VIOLENZE DA PARTE DEI REGIMI MILITARI ARGENTINI IL CONSIGLIO REGIONALEIMPEGNA

la Giunta regionalea stanziare nell’ambito del programma degli interventi regionali in materia di movimenti migratori per il 2001 un finanziamento per il sostegno ai cittadini e alle famiglie di origine italiana vittime negli anni scorsi di persecuzioni e violenze da parte dei regimi militari argentini.Testo del documento votato nell’adunanza consiliare pomeridiana del 12 dicembre 2000 e respinto con 16 voti favorevoli, 29 astenuti.
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ORDINE DEL GIORNO N. 112

Il Consiglio Regionale
viste
- le risoluzioni sul Tibet del Parlamento europeo del 14 ottobre 1987, 15 marzo 1989, 15 settembre 1993, 17 maggio 1995, 13 luglio 1995, 14 dicembre 1995, 18 aprile 1996, 23 maggio 1996, 13 marzo 1997, 16 gennaio 1998, 13 maggio 1998, 15 aprile 2000;
- le risoluzioni sulle violazioni dei diritti fondamentali in Tibet adottate dal Bundestag tedesco (15 ottobre 1987 e 20 giugno 1996), dalla Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati italiana (12 aprile 1989), dalla Camera dei Deputati belga (20 giugno 1990), dalla Commissione Affari Esteri del Parlamento irlandese (21 luglio 1998);
- la risoluzione adottata il 23 agosto 1991 dalla Sotto-Commissione delle Nazioni Unite per la prevenzione delle discriminazioni e la protezione dei diritti delle minoranze;
- la risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (D.E. 173, 5 ottobre 1988);
- le risoluzioni adottate dal Congresso degli Stati Uniti d’America, dal Senato e dalla Camera dei Rappresentanti australiani, dal Parlamento del Liechtenstein e dal Parlamento ceco;
ricordando
- che il Tibet fu invaso e occupato nel 1949 e 1950 dalle forze armate del regime di Pechino e che è tuttora occupato;
- che la rivolta di Lhasa contro l’occupazione del regime di Pechino (10 marzo 1959) provocò la morte e l’incarcerazione di decine di migliaia di persone e l’esilio del Dalai Lama e di altre decine di migliaia di tibetani;
- i rapporti del 1959 e del 1960 della Commissione Internazionale dei Giuristi sulla questione del Tibet;
- che la lotta di resistenza del popolo tibetano negli anni ’50 e ’60 provocò la morte di oltre un milione di tibetani, cioè di oltre un quinto della popolazione di allora;
- la distruzione di oltre 6.000 monasteri tibetani, l’incendio di centinaia di biblioteche, il saccheggio di templi, la razzia di tesori religiosi e culturali, le esecuzioni sommarie di decine di migliaia di tibetani eseguite dalle guardie rosse durante la cosiddetta rivoluzione culturale cinese del 1968;
- le manifestazioni di protesta del 1987-88 contro l’occupazione cinese e la violenta repressione scatenata dalle autorità di Pechino;
- la legge marziale imposta dalle autorità di Pechino in Tibet nel 1989 e 1990;
- la trasformazione nel 1992 del Tibet in “Zona Economica Speciale” e il conseguente trasferimento massiccio di coloni cinesi in Tibet, che, in pochi anni, ha reso i tibetani minoranza nel loro stesso Paese, anche a causa della pratica, mai cessata, delle sterilizzazioni e degli aborti forzati delle donne tibetane;
- che il Governo tibetano in esilio è ospitato nella città indiana di Dharamsala;
- che il “Decennio per la decolonizzazione” organizzato dalle Nazioni Unite si concluderà quest’anno;
ricordando in particolare
- che l’“accordo in 17 punti” firmato sotto costrizione a Pechino dalle autorità tibetane, pur sancendo l’annessione del Tibet alla Repubblica Popolare, garantiva anche la piena autonomia del Tibet e, in particolare, il riconoscimento del suo sistema politico e il pieno rispetto della libertà religiosa;
- che le risoluzioni delle Nazioni Unite 1353 del 1959, 1723 del 1961 e 2079 del 1965 chiedono la cessazione di qualsiasi pratica che privi il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani, compreso quello all’autodeterminazione;
- l’istituzione nel 1965 della Regione Autonoma del Tibet (TAR) da parte delle autorità di Pechino;
- i molteplici tentativi di dialogo rilanciati nel 1979, dopo la scomparsa di Mao Ze Dong, dal Dalai Lama e dal Governo tibetano in esilio nei confronti delle autorità di Pechino;
- i tentativi reiterati di rilanciare il dialogo con le autorità di Pechino fatti dal Dalai Lama con il “Piano in 5 punti”, presentato davanti al Congresso americano nel 1987, e con la “proposta di Strasburgo”, presentata davanti al Parlamento europeo nel 1988;
- il conferimento nel 1989 del Premio Nobel per la Pace al Dalai Lama;
- la lettera inviata dal Dalai Lama a Deng Xiao Ping l’11 settembre 1992, nella quale si ribadiva la volontà di dialogo delle autorità tibetane con il Governo di Pechino;
- le manifestazioni non violente europee di Bruxelles nel 1996 e di Ginevra nel 1997 per la libertà del Tibet e l’apertura di negoziati sino-tibetani, alle quali hanno partecipato migliaia di cittadini europei e tibetani;
facendo propria
- la risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2000, nella quale il PE “invita i Governi degli Stati membri dell’Unione europea a esaminare seriamente la possibilità di riconoscere il Governo tibetano in esilio come legittimo rappresentante del popolo tibetano qualora, entro un termine di tre anni, le autorità di Pechino e il Governo tibetano in esilio non abbiano raggiunto un accordo relativo a un nuovo statuto per il Tibet, mediante negoziati organizzati sotto l’egida del Segretario generale delle Nazioni Unite”;chiede
- al Governo e al Parlamento della Repubblica di dare immediata attuazione alla Risoluzione del Parlamento Europeo, concorrendo in questo modo a un accordo che garantisca la piena autonomia dei tibetani in tutti i campi della vita politica, economica, sociale e culturale, con le sole eccezioni della politica di difesa e della politica estera;
decide
- di mantenere esposta la bandiera tibetana in apposita bacheca ricavata nei locali del Consiglio Regionale, fino a quando il Governo della Repubblica Popolare di Cina e il Governo tibetano in esilio non avranno concordato un nuovo status che garantisca una piena autonomia per il Tibet;
impegna
- il Presidente del Consiglio Regionale a trasmettere il presente ordine del giorno al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti delle Camere, ai Presidenti delle Regioni e dei Consigli Regionali, al Presidente e al Primo Ministro della Repubblica Popolare di Cina, al Dalai Lama, al Governo e al Parlamento tibetano in esilio, al Presidente del Parlamento Europeo e al Segretario Generale delle Nazioni Unite.
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Testo del documento, emendato, votato nell’adunanza consiliare pomeridiana del 5 dicembre 2000 e approvato all’unanimità dei 34 Consiglieri presenti.
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Ordine del giorno Nš 100
VERTICE DI NIZZA SULL'IPOTESI DI UNA COSTITUZIONE FEDERALE PER L'UNIONE EUROPEA

constatato
che l’Unione Europea ha un mercato unico, una moneta, una Banca centrale, un Parlamento, una bandiera e un inno, ma non ha ancora un Governo;
ritiene
che un Governo europeo democratico è necessario per assicurare la pace tra gli europei e scongiurare i rischi dei micronazionalismi; per rispondere alle sfide della disoccupazione, delle tecnologie d’avanguardia, dello sviluppo sostenibile e della globalizzazione; per consentire all’Europa di collaborare con gli Stati Uniti e le altre potenze mondiali - su un piede di parità e non di subordinazione - per la costruzione di un nuovo ordine mondiale fondato sul diritto, la solidarietà e la pace; per affrontare a livello europeo quei problemi che più efficacemente possono essere risolti in comune (immigrazione extracomunitaria, sicurezza, investimenti infrastrutturali ecc.);
verificato
che senza un Governo, l’Europa rimane divisa e impotente di fronte alle grandi sfide della globalizzazione e della sicurezza internazionale;
che il prossimo allargamento ad Est è un imperativo morale ed una necessità storica da attuarsi, tuttavia, senza menomare nei tempi e nei contenuti, il processo di ulteriore integrazione non solo economica;
che il processo di unificazione dell’Europa si affaccia alla sua fase costituente,
saluta con soddisfazione
la recente decisione di approvare la Carta dei diritti, che va tuttavia intesa come un primo passo nella direzione di dare all’Europa una Costituzione;
auspica
la riforma in senso federale dell’Unione Europea, a partire da un primo nucleo di paesi “pionieri “ che la vorranno, per consentire, con l’indispensabile allargamento verso Est, l’unificazione di tutta l’Europa, impraticabile con gli attuali meccanismi istituzionali di decisione, che denunciano un grave deficit democratico;
sostiene
il Vertice dei cittadini europei che si terrà a Nizza, in occasione del Consiglio europeo, il 7 dicembre 2000, per chiedere ai governi di affidare al Parlamento europeo il compito di elaborare una Costituzione federale per l’Unione Europea;
invita
i cittadini, le istituzioni e le forze della società civile di tutto il Piemonte a partecipare alle iniziative in programma a NIZZA il 7 dicembre 2000, per chiedere la Costituzione europea.
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ORDINE DEL GIORNO Nš 82
RIFORMA FEDERALE DELLO STATO

Il Consiglio Regionale
esprime
il proprio sostegno alle posizioni espresse sui problemi della Riforma Federale dello Stato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni italiane nel loro documento del 3 agosto 2000 *e dal documento comune sottoscritto il 14 settembre 2000 sugli stessi temi dalla Conferenza dei Presidenti, ANCI e Unione delle Province * e si rivolge al Parlamento, che affronterà il 19 settembre il tema della riforma del titolo V della Costituzione, perché assuma le decisioni che possono consentire un importante passo avanti nella prospettiva federali sta.Testo del documento votato nell’adunanza consiliare del 15 settembre 2000 ed approvato per parti separate con il seguente esito:
il testo, con l’esclusione della parte in corsivo compresa fra gli asterischi, è approvato con 37 voti favorevoli, 2 contrari, 2 astenuti (n. 1 Consigliere non partecipa alla votazione);
la parte in corsivo, compresa fra gli asterischi, è approvata con 33 voti favorevoli, 5 contrari, 2 astenuti (n.1 Consigliere non partecipa alla votazione).
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Gruppo Radicali - Lista Emma Bonino
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