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Politica
e cooperazione internazionale |
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| Torino
29 ottobre 2004 All'attenzione del Ministro Giuseppe Pisanu da parte di Bruno Mellano consigliere Regione Piemonte gruppo radicale. cell. 348.5335302 Spett.le Ministro Ci rivolgiamo a Lei per sottoporLe un caso di estrema urgenza. Il giovane Berte Bakary, nato a Anyama (Costa dAvorio) il 23.03.1975, detenuto in fine pena al 30/10/04, attualmente inserito in un progetto lavorativo presso il Comune di Savigliano, è stato, ed è tuttora, protagonista di uno progetto teatrale promosso dalla Regione Piemonte. Domani, verrà espulso dal nostro Paese. Fonti sicure confermano che in Costa dAvorio sono in corso violazioni di diritti civili e massacri nei confronti degli appartenenti ad etnie settentrionali. Berte ha un cognome che indica palesemente che le sue origini paterne sono del Nord della Costa dAvorio: il rientro nel suo Paese comporterebbe un reale rischio per la sua vita e per quella dei suoi familiari. Ci appelliamo con urgenza a Lei al fine di ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari, richiesta motivata dalla situazione politica della Costa dAvorio e dal reale e positivo cambiamento dimostrato da Berte Bakary in campo sociale e lavorativo. Fiduciosi che Ella riuscirà a comprendere la drammatica urgenza di un Suo intervento in merito a questo caso, Le porgiamo distinti saluti. In fede seguono firme: Per il consiglio regionale del Piemonte: Mariangela Cotto (Assessore regionale allAssistenza), Bruno Mellano (consigliere radicale Lista-Emma Bonino), Mario Contu (consigliere Rifondazione Comunista), Enrico Costa (consigliere Forza Italia), Carmelo Palma (capogruppo radicale Lista-Emma Bonino), Rocco Papandrea (capogruppo Rifondazione Comunista), Francesco Toselli (Vice Presidente del Consiglio Regionale, Forza Italia), Lido Riba (Vice Presidente del Consiglio Regionale, Democratici di Sinistra), Mino Taricco (capogruppo Margherita). Per il comune di Savigliano: Aldo Comina (Sindaco di Savigliano), David Valderrama (assessore allintegrazione sociale comune di Savigliano), Marco Buttieri (consigliere Forza Italia), Alberto Mana (consigliere Rifondazione Comunista) Chiara Ravera (consigliere Nuovacittà), Francesca Priora (consigliera Nuovacittà), Luigi Botta (lista Botta per Savigliano), Per la camera dei deputati: Marilde Provera (Rifondazione Comunista), Livia Turco (Democratici di Sinistra), Per il consiglio Provinciale di Cuneo: Ivano Digiambattista (Rifondazione Comunista) Torna su |
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| Torino
6 ottobre 2003 SINTESI SEMINARIO EUROPEO PER IL TIBET, LULTIMA CHANCE? (Torino, sabato 4 ottobre 2003, Consiglio Regionale del Piemonte) Introduce i lavori Bruno Mellano (consigliere regionale radicale, coordinatore dellAssociazione Comuni, Province e Regioni per il Tibet): LAssociazion è il frutto del convinto sostegno alla causa tibetana del Consiglio Regionale del Piemonte Cè bisogno di un dibattito franco e aperto fra di noi, in vista del prossimo appuntamento di Praga (riunione mondiale dei Tibet Support Groups, 18<21 ottobre 2003), alla luce anche delle recenti presi di posizione del Dalai Lama, che ha posto laccento sul fattore tempo Abbiamo un obbligo morale e politico nei confronti di chi ha scelto da sempre la nonviolenza, nonviolenza che non deve ridursi a mera testimonianza . Claude Levenson (scrittrice e sinologa svizzera): Il Tibet è lultima colonia da decolonizzare Il Dalai Lama chiede dal 1987 lautonomia per il Tibet, parla non di indipendenza ma di interdipendenza fra Tibet e Cina Le politiche occidentali sono di corto respiro, non valutano limpatto della rivoluzione capitalistica in corso a Pechino Il Tibet che ho conosciuto per la prima volta nel 1984 non esiste più; Lhasa è una città cinese: ha 350/400.000 abitanti, di cui solo 60.000 tibetani Il nostro problema è questo: che cosa fare in concreto per convincere le autorità cinesi ad ascoltare veramente quello che il Dalai Lama dice da ventanni? . Gunther Cologna (presidente Associazione Italia Tibet): Sono convinto anchio che il tempo stringe; è in costruzione una linea ferroviaria dallinterno della Cina a Lhasa che faciliterà ancor più la colonizzazione e lemarginazione dei tibetani I cinesi rischiano di trovarsi di fronte un Intifada tibetana se continuano a non riconoscere la leadership moderata ed illuminata del Dalai Lama La Cina ha già attuato il programma di Deng Hsiao Ping (one country, two systems) a Macao, ad Hong Kong; perché non in Tibet? . Marcelle Roux (Associazione France Tibet) unendosi all'appello degli altri intervenuti ha detto:"bisogna fare presto", ha poi illustrato come è nata la sua Associazione anche attraverso la sua esperienza personale. Micelle Lugain (Les Amis Du Tibet, Belgio) descrivendo le iniziative portate avanti nel suo paese ha messo l'accento sulle "continue interferenze delle autorità cinesi spacciate per aperture, ma che poi non si rivelano, nei fatti, tali". Martin Schultes (Tibet Flag Campain, Bruxelles) ha spiegato il successo della campagna "Una bandiera per un nuovo status di piena autonomia del Tibet" dimostrato dalle continue richieste, da parte dei comuni europei (soprattutto italiani e francesi) per avere la bandiera da esporre nelle sedi istituzionali. On. Gianni Vernetti (Coordinatore Intergruppo Tibet al Parlamento italiano): LIntergruppo conta ormai 150 adesioni La lotta per la vita del Tibet è la lotta per la democrazia in Cina, la più grande dittatura al mondo La diaspora tibetana è uno dei pochi casi al mondo di movimento di liberazione che si è dato istituzioni rappresentative democratiche Nellottobre 2002, una rappresentanza dellIntergruppo ha incontrato formalmente il governo tibetano in esilio, a Dharamsala; il 9 ottobre 2002, il Parlamento Italiano ha approvato una mozione che impegna il governo a fare pressioni sul governo di Pechino per lautonomia del Tibet e che richiede allUnione Europea di nominare un rappresentante speciale per il Tibet Stiamo lavorando per organizzare un incontro ufficiale del Dalai Lama con il governo italiano, a Roma, entro fine anno Anchio penso che la variabile tempo sia cruciale: il Tibet è a termine Il Tibet rischia di ridursi a un grande museo a cielo aperto I cinesi continuano a chiedere ai tibetani di riconoscere che Taiwan è parte della Cina; è come se De Gasperi avesse posto come condizione pregiudiziale agli alto-atesini di riconoscere che la Sicilia è parte dellItalia! Claudio Tecchio (ISCOS CISL, Campagna di solidarietà con il popolo tibetano): Purtroppo la cosiddetta quarta generazione che ha preso il potere in Cina non ha corrisposto alle attese di chi si aspettava aperture; in Tibet vi sono stati arresti, violenze, addirittura esecuzioni capitali La parola dordine delle autorità cinesi è: stabilità; nessuno deve disturbare il manovratore Stiamo scontando oggi il nostro lassismo di ieri nei confronti della dittatura cinese: la crisi del settore tessile, in Piemonte, è irreversibile per la concorrenza sleale delle industrie cinesi, che sfruttano il lavoro gratuito di milioni di schiavi cinesi nei laogai (campi di concentramento, ndr) e il lavoro sottopagato di decine di milioni di lavoratori La globalizzazione ci impone drammaticamente il problema dellinterdipendenza LOnu è ostaggio della Cina La Cina è stata accolta nel WTO senza alcuna condizione La Cina sottoscrive le convenzioni dellOrganizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ma non le applica Di fronte a tutto questo, le Associazioni pro-Tibet rischiano di fare pura testimonianza Ci battiamo per creare un sindacato libero in Cina Attenzione a portare ad esempio il caso di Hong Kong; lì solo la mobilitazione di mezzo milione di persone, scese in strada quesestate, ha impedito al regime cinese di revocare tutte le libertà concesse nel 1997 Lopposizione politica in Cina è inesistente; i cinesi devono lottare per sbarcare il lunario; in tutta la loro storia millenaria, non hanno mai praticato la democrazia Il rivolgimento in Cina sarà violento, come è sempre stato Esistono settori dellesercito cinese che pensano di ribellarsi Se noi non utilizziamo tutti gli strumenti nonviolenti, fino in fondo, non avremo mai la consapevolezza della loro potenza; abbiamo idea di cosa significhi organizzare un boicottaggio dei prodotti cinesi? . Olivier Dupuis (europarlamentare radicale): Dobbiamo procedere allidentificazione della natura della posizione politica del governo tibetano, magari recuperando quanto detto, e praticato, da Gandhi sulla nonviolenza Il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio non hanno mai incardinato una politica nonviolenta attiva Nel 1996-1997, in un contesto di attenzione alla causa tibetana molto migliore di quello attuale, rifiutarono di passare alla lotta nonviolenta E inutile negarlo, esiste in una parte del mondo tibetano una forma di parassitismo delle attività dei gruppi pro-Tibet Senza forza non si va da nessuna parte Le Nazioni Unite dovranno essere presenti allauspicabile negoziato sino-tibetano per garantirne la serietà A Praga si dovrà aver con i nostri amici tibetani un confronto chiaro e costruttivo. Giampiero Leo (assessore regionale alla Cultura e Istruzione, Forza Italia, iscritto al Partito radicale transnazionale): Quella per il Tibet è ancora, purtroppo, una lotta elitaria, che deve scontare la poca attenzione dei media e gli enormi interessi economici in gioco Spero che i movimenti pacifisti facciano propria la causa del Tibet . Rosanna Degiovanni (curatrice del Seminario): Mi auguro che, attraverso i buoni uffici della Regione Piemonte, si riescano a coinvolgere tante altre Regioni italiane; ormai, con la riforma delle autonomie locali, ogni realtà regionale ha anche una sua politica estera e può, quindi, dire la sua anche nei rapporti con la Repubblica Popolare di Cina; ne è esempio quanto è stato fatto dalla Regione Piemonte. Un altro fronte diniziativa fondamentale è quello delle scuole; i giovani non conoscono nulla della realtà tibetana e cinese . Per informazioni sullAssociazione Comuni, Province e Regioni per il Tibet: http://www.consiglioregionale.piemonte.it/organismi/altri_org/index.htm Torna su |
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23 luglio 2003 SINTESI TAVOLA ROTONDA I RAPPRESENTANTI DEL POPOLO PER IL TIBET (CHATEAU QUEYRAS, FRANCIA, 18 LUGLIO 2003). Su invito dell'Associazione "Briançon05-urgence.tibet", Bruno Mellano (consigliere regionale radicale e coordinatore dell' Associazione di comuni, province e regioni per il Tibet) ha partecipato, venerdì 18 luglio, alla tavola rotonda "I rappresentanti del popolo per il Tibet", tenutasi nella località francese di Chateau Queyras. Gli altri partecipanti al dibattito sono stati: Claudio Tecchio (CISL Piemonte, Comitato esecutivo International Tibet Support Network), Claude Levenson (scrittrice e sinologa), Tashi Phuntsok (Rappresentante del Dalai Lama in Francia), Chime R.Choekyapa (Rappresentante del Dalai Lama per l'Europa Sud-occidentale), Joel Giraud (Vice-Presidente del gruppo parlamentare di studi sui problemi del Tibet all'Assemblea Nazionale francese), Alain Bayrou (Presidente del Consiglio Generale delle Hautes-Alpes e Vice-Sindaco di Briançon). Partendo dall'analisi delle adesioni alla campagna europea "Una bandiera per il Tibet" - lanciata nel dicembre del 2000 da diversi gruppi di supporto della causa tibetana con lo scopo di coinvolgere le Istituzioni locali nel sostegno alla risoluzione approvata dal Parlamento Europeo il 6 luglio 2000 i vari relatori hanno cercato di fare il punto della situazione, confrontando esperienze e punti di vista. Introducendo i lavori, la signora Claude Levenson, ha evidenziato come la situazione nel Tibet occupato sia drammaticamente e velocemente peggiorata sia rispetto alla popolazione tibetana, sempre più divenuta minoranza etnica priva dei fondamentali diritti umani, sia rispetto allambiente, compromesso da interventi distruttivi tesi ad una radicale trasformazione del territorio: "Fu la forte convinzione che solo tempestivi e condizionanti interventi presso le autorità cinesi da parte dei governi e delle comunità internazionali avrebbero fermato questa pulizia etnica strisciante a spingerci, tre anni fa, a lanciare la campagna europea delle bandiere, pur essendo consapevoli che i nostri sforzi si potevano - e, a maggior ragione, oggi si possono - considerare alla stregua della lotta di Davide contro Golia". Prendendo la parola, Bruno Mellano ha ripercorso brevemente le tappe del lavoro condotto presso il Consiglio Regionale del Piemonte, sottolineando come, grazie all'entusiasmo di poche persone, si siano ottenuti alcuni importanti risultati, primo fra tutti il sostegno del più alto numero di Enti locali, a livello europeo, alla campagna e alla risoluzione del Parlamento Europeo. "Le idee camminano sulle gambe delle persone e sono le persone che possono fare una buona politica. Forse anche per caso proprio a Torino si sono trovate le persone che più hanno contribuito ai piccoli successi di questi anni. In passato, penso ad Adelaide Aglietta e Giovanni Negri, oggi all'Assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Gianpiero Leo, al gruppo consiliare radicale, a Claudio Tecchio e all'onorevole Gianni Vernetti, a cui si deve la ricostituzione dellintergruppo Tibet al Parlamento italiano, Parlamento che nell'autunno scorso ha approvato, unico esempio in Europa insieme alla Germania, una mozione di sostegno alla risoluzione del P.E. Le tante mozioni approvate sono un forte gesto politico ma, ora ,gli amici tibetani ci devono dire che cosa intendono fare e come possiamo aiutarli." In Francia invece, come ha fatto notare il deputato Joel Giraud, oltre alle pur significative adesioni di circa 150 comuni, non si è riusciti ad incidere sul Governo; il gruppo parlamentare di studi ha avuto ed ha grandi difficoltà a tradurre in azione politica il suo lavoro mentre ai gruppi pro-Tibet manca un coordinamento. La questione del mancato processo di democratizzazione della Cina è stato messo in forte evidenza nell'intervento di Claudio Tecchio che, facendo riferimento alla sistematica violazione dei diritti umani, ha detto: "Bisogna agire subito sia in sede internazionale che locale, sostenendo le opposizioni e la formazione di un sindacato libero, la Cina rappresenta un pericolo reale per noi tutti". Ringraziando i presenti per il sincero interesse e il fondamentale appoggio, i rappresentanti del Dalai Lama, signori Choekyapa e Phuntsok, hanno chiesto a tutti di rafforzare l'impegno perché, nonostante la difficile situazione, il sostegno internazionale è l'unica arma di cui il Governo tibetano in esilio dispone per portare avanti il progetto nonviolento per "una genuina autonomia" con risultati duraturi. "Se però - hanno sottolineato - un così vasto sostegno da parte dei cittadini europei non riesce a raggiungere i loro Governi, ciò dipende dal livello di democrazia dei singoli Paesi. Certamente aiuterebbe i tibetani capire che le democrazie sono efficaci e forse servirebbe anche ai cinesi". Per informazioni sulla campagna Una bandiera per il Tibet : 011 5757401 Torna su |
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1 marzo 2003 SINTESI INCONTRO PUBBLICO RADICALE "IRAK: NON C'E' PACE SENZA DEMOCRAZIA" (Torino, Consiglio Regionale del Piemonte, 1° marzo 2003). Alla manifestazione non è potuto intervenire, per ragioni di salute, il segretario del Partito Radicale Transnazionale (TRP), Olivier Dupuis. Erano invece presenti tre nuovi iscritti al TRP: Giampiero Leo (assessore regionale alla Cultura, Forza Italia); Cristiano Bussola (vice-capogruppo Forza Italia in Regione); Angelo Burzi (consigliere regionale Forza Italia). Bruno Mellano (consigliere regionale radicale) ha introdotto l'incontro, leggendo i messaggi di adesione del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, e del capo-gruppo di Forza Italia in Regione, Valerio Cattaneo; Mellano ha poi ricordato lo studio prodotto dall'Associazione "Nessuno tocchi Caino" sulla violazione dei diritti umani in Iraq (disponibile su www.radicalparty.org). Ha poi dato la parola al presidente del gruppo radicale, Carmelo Palma. Nel suo intervento Palma ha dichiarato: "Siamo per il disarmo, per la distruzione degli arsenali chimici, biologici e nucleari che Saddam ha accumulato e conservato nel corso di questi anni; ma soprattutto siamo per il disarmo dell'Irak dal "potere assoluto", da quell'arma fondamentale che ha costituito la premessa di tutti i disastri umani politici e militari che Saddam ha prodotto dentro e fuori dai confini del proprio paese. La "non democrazia", la negazione dei diritti umani, civili e politici è l'arma "non convenzionale" più pericolosa di cui il regime irakeno dispone, la vera "bomba politica e strategica" che rischia di esplodere di volta in volta, in tutti gli angoli del mondo, contro l'Occidente e i paesi liberi. Siamo per la pace, e la pace in Irak non va assicurata, o rispettata, ma va ripristinata, e ri-costruita e prima ancora immaginata politicamente, prendendo atto che in Irak non c'è nessuna pace ma solo stato di guerra permanente e criminale che da decenni Saddam va consumando contro il suo popolo e contro l'intero medioriente. Non c'è pace senza democrazia; questa convinzione ha guidato i padri costituenti dell'Unione Europea; la stessa strategia deve guidare la ricostruzione politica del Medioriente. Quindi, proprio perché siamo per la pace, siamo per la democrazia senza se e senza ma.". E' poi intervenuto il Prof. Valter Coralluzzo (ricercatore di Scienze Strategiche presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Torino): "La tragedia dell'11 settembre ha comportato per gli Stati Uniti un ripensamento globale della propria politica estera, in particolare in Medioriente; sono passati da una strategia di "contenimento" ad una strategia "d'intervento", per garantire non solo a loro ma a tutto l'Occidente di non dover dipendere più (sia per la sicurezza sia per gli approvvigionamenti petroliferi) da Paesi non più affidabili (prima fra tutti, l'Arabia Saudita); quei Paesi che nei consessi internazionali professano la loro adesione alla lotta al terrorismo e poi lasciano instillare nei loro popoli il virus fondamentalista. Di fronte a questo contesto, il sostituire come fa lo schieramento pacifista alla "guerra preventiva" la "pace preventiva" è segno solamente o di cecità politica o di ipocrisia morale. Occorre richiedere agli Stati Uniti che il loro interventismo democratico no n sia più selettivo. Occ orre lavorare per la costruzione di un' Organizzazione mondiale delle democrazie, sicuramente meno rappresentativa dell'ONU ma altrettanto sicuramente più incisiva ed efficace.". Ha poi preso la parola Gianpiero Leo, assessore regionale alla Cultura: "Sono qui per ringraziare i radicali per la loro funzione, oserei dire, profetica rispetto alla banalità dello scontro politico in atto. Sono rimasto esterrefatto nel constatare come, in migliaia di manifestazioni pacifiste, non vi sia stato uno solo, fra i milioni di manifestanti, a portare al collo un manifesto contro Saddam. Mi sono allora ricordato di quando, trent'anni fa, durante le manifestazioni contro la guerra del Vietnam, tutti gli slogan erano contro l'Amerika e nessuno di preoccupava di chiedere "democrazia per l'Indocina"; gli odiati americani se se sono andati ed è arrivato Pol Pot Sarebbe servito già allora il Partito Radicale Transnazionale.". Bruno Mellano ha concluso i lavori ricordando che martedì 4 marzo, in Consiglio Regionale, sarà discussa la mozione (presentata da uno schieramento trasversale) a sostegno della proposta politica di Marco Pannella (esilio per Saddam, con relativa incolumità fisica ma senza inpunità penale; Amministrazione fiduciaria internazionale in Irak che prepari entro due anni libere elezioni); ha infine esortato i presenti a sottoscrivere e a far sottoscrivere tale proposta sul sito www.radicalparty.org Palma (348/5335301) Mellano (348/5335302) Torna su |
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28 febbraio 2003 APPELLO RADICALE AI MANIFESTANTI "PER LA PACE": DEMOCRAZIA IN IRAK, SENZA SE E SENZA MA. DICHIARAZIONE DI SILVIO VIALE E CARMELO PALMA. "I consiglieri regionali radicali hanno votato a favore del documento con il quale la Regione Piemonte ha aderito alla manifestazione di questa sera. Non è stata una decisione facile e scontata e non si è trattato di un generico atto di cortesia, ma del riconoscimento politico che nel documento dei Sindaci europei a sostegno del quale la manifestazione di questa sera a Torino è stata indetta - è espresso un pacifismo diverso da quello dei senza se e senza ma. Questa sera, viceversa, sarà molto ben rappresentato quello schieramento di forze politiche ed associative che intende la lotta per la pace come uno strumento di guerra agli Usa. Noi vogliamo ricordare a tutti che se fosse vincente nel mondo occidentale un pacifismo senza se e senza ma non vi sarebbe più alcun argine o alternativa politica allo scatenarsi della guerra. Occorre chiedersi chi oggi, tra quelli che parteciperanno alla fiaccolata, sfilerebbe ancora orgogliosamente contro l'attacco della Nato a Milosevic, come fece, a Torino e non solo, il 1° maggio 1999. Come occorre chiedersi quale pacifismo si sia occupato dieci anni fa delle stragi serbe in Bosnia e delle stragi tribali in Ruanda, quale pacifismo si occupi oggi delle stragi russe in Cecenia o delle stragi dei cristiani in Sudan; tutti zitti solo perché non ci sono gli AmeriKani? Poiché siamo convinti che si possa e si debba ancora evitare la guerra, noi facciamo appello a tutti i partecipanti alla manifestazione di questa sera affinché levino alto il grido Via Saddam e democrazia in Irak senza se e senza ma. Domani discuteremo di tutto questo in Consiglio Regionale (via Alfieri n. 15, ore 11:00), assieme a molti dei parlamentari, dei consiglieri, dei sindaci, dei cittadini che hanno sottoscritto la proposta politica di Marco Pannella. Non sarà uniniziativa alternativa alla manifestazione di questa sera, ma solo a quella parte (ci auguriamo minoritaria) che sacrifica sempre e comunque la democrazia sull'altare del pacifismo.". Viale (348/5335310) - Palma (348/5335301) Torna su |
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19 febbraio 2003 Sabato 1° marzo, ore 11:00 Sala Viglione del Consiglio Regionale del Piemonte (Torino, via Alfieri n.15) Incontro sul tema: "Irak: Non c'è pace senza democrazia" con Olivier Dupuis Segretario del Partito Radicale Transnazionale, deputato europeo. Cari amici, l'esilio di Saddam Hussein e la rapida transizione democratica del regime irakeno, attraverso un'amministrazione temporanea controllata, sotto l'egida delle Nazioni Unite: questo è il senso e il contenuto della proposta lanciata il 20 gennaio da Marco Pannella. Con il passare dei giorni ed il precipitare della situazione, questa proposta continua a rafforzarsi e ad imporsi come l'unica soluzione autorevole ed alternativa all'intervento armato, per restituire diritti e libertà ai cittadini irakeni. Quello che è ben più di un semplice slogan, "Irak libero pace e democrazia per gli irakeni", ha già raccolto il consenso di oltre 17.000 cittadini da più di 130 paesi; tra di loro, numerosi esponenti del mond o della politica, della cultura e del diritto, convinti che a questo punto, proprio per evitare un intervento militare avventato, doloroso e dagli esiti politici incerti, sia necessario costruire una alternativa politica ad un pacifismo miope ed oltranzista, che non prospetta altro scenario se non la conservazione dell'attuale status quo, e quindi dello "stato di guerra criminale" a cui da decenni il regime di Saddam Hussein condanna il proprio paese e l'intero medioriente. Anche in ambito piemontese abbiamo raccolto adesioni significative, qualitativamente e quantitativamente, all'Appello "Irak libero", che è stato sinora sottoscritto dal presidente della Regione Ghigo, dal sindaco di Torino Chiamparino, da altri 52 sindaci piemontesi, da 24 consiglieri regionali e da 23 parlamentari piemontesi. Nei giorni scorsi, abbiamo inoltre presentato in Consiglio Regionale una mozione che recepisce i contenuti dell'Appello su cui l'Aula dovrebbe pronunciarsi all'inizio della prossima settimana; sabato 1° marzo, a Torino, Olivier Dupuis rilancerà tale proposta insieme ad esponenti di altre forze politiche. Intanto, da subito, ciascuno può attivarsi per accrescere il numero delle adesioni all'Appello sul < B>sito www.radicalparty. org . I radicali sono impegnati in questi giorni su un altro fronte, quello del sostegno ai provvedimenti di clemenza al vaglio delle camere: provvedimenti di cui, nelle 63 visite ispettive compiute nelle carceri piemontesi dall'inizio della legislatura, abbiamo potuto verificare la assoluta e inderogabile necessità. Mentre scriviamo, Daniele Capezzone, Sergio D'Elia e Rita Bernardini sono al 16° giorno (e Marco Pannella al 4° giorno) di sciopero della fame per chiedere che la discussione del cosiddetto "indultino" sia calendarizzata al più presto al Senato. Abbiamo deciso, assieme all'Associazione Radicale Adelaide Aglietta, di lanciare un digiuno a staffetta a sostegno di chi lotta per rendere più dignitose le condizioni di vita dei detenuti; per aderire, per avere più informazioni, telefona allo 011/2309004. Finora vi abbiamo parlato delle lotte presenti e future; ora vi invitiamo a riflettere sulle lotte radicali passate, con l'aiuto del libretto che troverete allegato a questa lettera: "Radicali in Piemonte 2002", a cura di Igor Boni, racchiude molta parte del nostro lavoro di un anno; per non dimenticare e per fare meglio e di più! Ci vediamo sabato 1° marzo in Consiglio Regionale? Carmelo Palma Bruno Mellano Torna su |
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| LETTERA
DI BRUNO MELLANO E SILVJA MANZI PER CONVOCAZIONE ASSEMBLEA STRAORDINARIA
DEI RADICALI PIEMONTESI. Torino, 14 novembre 2001 Cara amica, caro amico, Laos, Afghanistan, Italia: i fronti del movimento radicale dei diritti umani e civili sono molto diversi, ma tutti difficili e a volte drammatici. Durante i quindici giorni che abbiamo passato nelle carceri del Laos, abbiamo avuto molto tempo per riflettere sullo stato delle cose là, in quello sperduto Paese dominato da una feroce dittatura comunista, e qui, in Occidente, in Europa, in Italia. In Laos (ma anche in Vietnam, in Cina, a Cuba, in Afghanistan, in decine di altri Stati), la democrazia è un sogno, una cosa lontana, al massimo una debole speranza; le garanzie, i diritti che ciascuno di noi esercita in modo naturale, scontato, sono là negati, aboliti, calpestati. Dimentichiamo spesso che tali diritti sono stati il risultato di oltre duecento anni di lento progresso civile, contrassegnato da guerre, distruzioni, stermini, lager e gulag; lo dimentichiamo talmente spesso che non reagiamo più quando tali diritti sono, in concreto, negati anche qui, non a Vientiane. Un esempio? Da due mesi i Radicali Italiani raccolgono firme su 25 proposte di legge diniziativa popolare (vedi elenco sul retro). Non avendo rappresentanti in Parlamento, non potendo più utilizzare lo strumento del referendum (fatto fuori dal regime con la benedizione della Corte Costituzionale), la proposta di legge è lunica possibilità che ci rimane per tentare di far passare quelle riforme liberali, liberiste e libertarie di cui il Paese ha bisogno. Ebbene, in questi sessanta giorni quanti cittadini sono stati informati su questa nostra iniziativa? Quanti di loro hanno avuto gli elementi di conoscenza necessari per farsi unopinione sulle nostre proposte? E quanti hanno saputo come e dove si possono firmare quelle proposte? La risposta sta nel totale delle firme raccolte: 10.000. Ne servono almeno altre 40.000 entro febbraio, altrimenti tutto il lavoro fatto sarà sprecato. E per scongiurare il fallimento della campagna di raccolta firme che ti invitiamo a partecipare alla ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEI RADICALI PIEMONTESI Sabato 24 novembre 2001, dalle ore 16 alle ore 20, a Torino, presso lHotel Concord (via Lagrange, 47 a 100 metri dalla stazione di Porta Nuova) Lappuntamento di sabato 24 cadrà nella giornata mondiale di digiuno e nonviolenza per le donne nel governo provvisorio afghano (puoi aderire telefonando allo 06/689791 o cliccando su www.radicali.it); coloro che in questi giorni ci hanno derisi perché siamo andati in Laos sono gli stessi che, solo quattro anni fa, deridevano Emma Bonino che andava a Kabul ad incontrare le donne afghane, era messa in carcere dai Talebani e poi espulsa dallAfghanistan. La lotta per assicurare diritti umani e civili a due miliardi di persone che non sanno della loro esistenza e la lotta per affermare in Italia più libertà economiche, sociali e individuali sono le due facce della stessa medaglia; è per questo che la campagna di tesseramento per il 2002 ai Radicali Italiani è abbinata a quella al Partito Radicale Transnazionale. Iscriviti subito! Ti aspettiamo sabato 24 per conoscerci e riconoscerci. Porta con te amici, parenti, conoscenti; in sala sarà presente un autenticatore e sarà, quindi, possibile firmare le 25 proposte di legge. A presto! Bruno MELLANO (consigliere regionale radicale) Silvja MANZI (consigliere generale TRP) Torna su |
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Presidente della Regione Piemonte Enzo Ghigo Al Presidente del Consiglio Regionale Roberto Cota Ai Presidenti dei Gruppi Consiliari di FI, AN, CCD, CDU, LEGA, FED.LIB. e PER IL PIEMONTE Torino, 16 ottobre 2001 Oggetto: sulla necessità ed urgenza di dare attuazione allordine del giorno n. 368 (manifestazione pubblica a sostegno dellintervento militare in Afghanistan). Egregi Presidenti, cari Colleghi, È passata ormai una settimana da quando, al termine di un dibattito consiliare duro e sofferto, è stato approvato, tra gli altri, lordine del giorno n. 368 che impegna i Presidenti del Consiglio e della Giunta "a promuovere una manifestazione pubblica a sostegno dellintervento militare in Afghanistan ". Ora è urgente che le istituzioni regionali passino dalle parole, tanto inequivoche quanto impegnative, ai fatti; attendere levoluzione delle operazioni belliche significa rischiare di inserire questevento in un contesto più sfavorevole e complesso. Altri, con convinzioni altre dalle nostre, si sono mossi e si muovono: la marcia Perugia-Assisi ha coagulato un ampio fronte diviso, al suo interno, su tutto ma accomunato o comunque rappresentato da sentimenti, propensioni o pregiudizi antiamericani. Oggi, ennesima manifestazione "pacifista", qui a Torino, approfittando del convegno sulla NATO e i mezzi dinformazione trasmettono a milioni di italiani le immagini delle manifestazioni pacifiste assieme alla convinzione che non esiste altro, che non esistono i milioni di cittadini che pensano e dicono che ad essere in gioco non è il futuro degli Stati Uniti ma il futuro di tutti. Giuliano Ferrara ha scritto oggi sul "Foglio" un articolo (allegato) che richiama le forze politiche di maggioranza alle proprie responsabilità; Ferrara chiede di organizzare una manifestazione nazionale a sostegno dellintervento militare; noi, più modestamente ma, forse, con più possibilità di riuscita, Vi chiediamo di incontrarci subito per discutere lorganizzazione della manifestazione regionale; se non ora, quando? Aspettando un Vostro cenno di riscontro, Vi inviamo distinti saluti. Carmelo PALMA Bruno MELLANO Torna su |
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TELEKOM
SERBIA IL TESTO DELLA LETTERA DEPOSITATA OGGI PRESSO LA PROCURA
DELLA REPUBBLICA DI TORINO. |
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Sindaci dei Comuni del Piemonte Torino, 16 gennaio 2001 Oggetto: invito ad aderire alla campagna europea "Una bandiera per uno status di piena autonomia per il Tibet" Caro Sindaco, nella seduta del 5 dicembre 2000, il Consiglio Regionale del Piemonte ha discusso un ordine del giorno (n. 112, allegato) sul "Riconoscimento dei diritti del popolo tibetano", da noi presentato con il collega Carmelo Palma; l'ordine del giorno è stato approvato all'unanimità. Non è la prima volta che il Consiglio Regionale prende posizione su uno dei più atroci genocidi del '900: oltre un milione di tibetani uccisi dai cinesi in cinquant'anni di occupazione militare; 6.000 monasteri distrutti; saccheggi di templi; sterilizzazioni e aborti forzati; pulizia etnica mediante trasferimenti massicci di coloni cinesi in Tibet. Questa volta, però, il dispositivo dell'ordine del giorno è estremamente impegnativo; il Consiglio Regionale fa propria la risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2000, nella quale il PE: «chiede al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri (dell'Unione europea) di fare tutto il possibile affinché il governo della Repubblica popolare cinese e il Dalai Lama negozino un nuovo statuto del Tibet che garantisca una piena autonomia dei tibetani in tutti i settori della vita politica, economica, sociale e culturale, con le sole eccezioni della politica di difesa e della politica estera"; "invita i governi degli Stati membri ad esaminare seriamente la possibilità di riconoscere il governo tibetano in esilio come legittimo rappresentante del popolo tibetano qualora, entro un termine di tre anni, le autorità di Pechino e il governo tibetano in esilio non abbiano raggiunto un accordo relativo ad un nuovo statuto per il Tibet, mediante negoziati organizzati sotto l'egida del Segretario generale delle Nazioni Unite». Il Consiglio Regionale del Piemonte, a sua volta, «chiede al Governo e al Parlamento della Repubblica di dare immediata attuazione alla Risoluzione del Parlamento Europeo, concorrendo in questo modo a un accordo che garantisca la piena autonomia dei tibetani in tutti i campi della vita politica, economica, sociale e culturale, con le sole eccezioni della politica di difesa e della politica estera». Il Consiglio Regionale, infine, «decide di mantenere esposta la bandiera tibetana in apposita bacheca ricavata nei locali del Consiglio Regionale, fino a quando il Governo della Repubblica Popolare di Cina e il Governo tibetano in esilio non avranno concordato un nuovo status che garantisca una piena autonomia per il Tibet». Pensiamo che sia il Parlamento Europeo sia il Consiglio Regionale del Piemonte abbiano dato prova di grande coraggio e lungimiranza. È ormai giunto il momento di verificare se le autorità di Pechino siano effettivamente disponibili ad intraprendere un negoziato con le autorità tibetane per uno status di reale autonomia per il Tibet o se, al contrario, intendano ancora guadagnare tempo, secondo la prassi sistematicamente adottata nel corso dei 50 anni di occupazione militare e di feroce oppressione del Tibet e dei tibetani, per consolidare la politica del fatto compiuto. Per queste ragioni, caro Sindaco, La invitiamo ad "adottare" e sostenere la causa tibetana e ad associarsi, quindi, alla campagna europea "Una bandiera per uno status di piena autonomia per il Tibet", decidendo di far sventolare la bandiera tibetana in un apposito luogo del Suo Comune (oppure di esporre la bandiera tibetana all'interno del Palazzo Comunale) fino a quando il negoziato fra autorità tibetane e governo della Repubblica Popolare Cinese non si sarà concluso positivamente. A questo fine saremmo molto lieti se Lei potesse sottoscrivere l'appello allegato e, eventualmente, sottoporre al voto del Consiglio Comunale una proposta di ordine del giorno analogo a quello approvato dal Consiglio Regionale del Piemonte. Sperando vivamente di poter contare sul Suo sostegno a questa campagna di libertà e di democrazia, che accomuna cittadini delle più diverse estrazioni politiche, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti. Gianpiero LEO Assessore Regionale Cultura e Istruzione Pietro MARCENARO Consigliere regionale Democratici di Sinistra Bruno MELLANO Consigliere regionale Radicali-Lista Bonino Torna su |
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