Libertà e diritti civili
Iniziative e Proposte

PROPOSTA DI DELIBERAZIONE Oggetto: richiesta di indizione di referendum popolare abrogativo sulla legge 19 febbraio 2004, n. 40 recante “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, a norma dell’art. 75, comma 1, della Costituzione. [23 aprile 2004]

LETTERA AL DIRETTORE GROSSO NELL3ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI ENZO TORTORA [16 maggio 2003]

LETTERA ALLA DIREZIONE DELL'ISTITUTO STUDI STORICI GAETANO SALVEMINI, AL COMITATO PER L'AFFERMAZIONE DEI PRINCIPI DELLA RESISTENZA, AL PRESIDENTE E AL VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE [24 ottobre 2002]

LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA LIGURIA CON RICHIESTA DI ADESIONE ALLA PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA POPOLARE DEI RADICALI ITALIANI PER LA LEGALIZZAZIONE DELLA PROSTITUZIONE [10 gennaio 2002]

LETTERA AI CONSIGLIERI REGIONALI DI FORZA ITALIA CON RICHIESTA DI ADESIONE ALLA PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA POPOLARE DEI RADICALI ITALIANI PER LA LEGALIZZAZIONE DELLA PROSTITUZIONE [10 gennaio 2002]

LETTERA AI CONSIGLIERI REGIONALI PER RIVISTA "DIRITTO E LIBERTÀ" [25 settembre 2001]

LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE SUL VOTO ELETTRONICO [22 giugno 2001]

LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE SULL'ASSOCIAZIONE EX-CONSIGLIERI [22 giugno 2001]

LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE SUL FUNZIONAMENTO DELLA POSTA INTERNA [26 giugno 2001]


  Torino, 23 aprile 2004
PROPOSTA DI DELIBERAZIONE Oggetto: richiesta di indizione di referendum popolare abrogativo sulla legge 19 febbraio 2004, n. 40 recante “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, a norma dell’art. 75, comma 1, della Costituzione.

Relazione
La medicina della riproduzione, che negli ultimi vent'anni ha consentito la nascita di migliaia di bambini anche nel nostro paese, è ormai una realtà consolidata. La recente legge “proibizionista” (della fecondazione eterologa, della crioconservazione degli embrioni, della diagnosi preimpianto, dell’uso clinico e sperimentale degli embrioni sovrannumerari…) approvata dal Parlamento con grandi polemiche e divisioni trasversali agli schieramenti politici riporta la realtà di questa pratica all’anno zero.
La legge 19 febbraio 2004, n. 40, recante “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita” non serve a disciplinare con prudenza una materia delicata, per evitare abusi inammissibili, ma è volta esplicitamente a frapporre ostacolo legislativi all’uso e allo sviluppo delle tecniche internazionalmente più diffuse e più avanzate e quindi ad incrementare una forma di “turismo sanitario” obbligato per quanti non potranno più ottenere nel nostro paese prestazioni che, altrove nel mondo e, in particolare, nell’U.E, sono non solo consentite, ma promosse e incentivate.
Di certo, la recente legge non garantisce certezza del diritto in un campo in cui i valori in gioco sono di grande rilevanza individuale e collettiva. La velocità del progresso biomedico nel settore della procreazione medicalmente assistita suggerisce un'articolazione aperta, flessibile e capace di adattarsi ai rapidi mutamenti delle tecniche e delle opportunità terapeutiche.
La riproduzione assistita, inoltre, si arricchisce oggi di nuove valenze culturali e scientifiche in virtù delle possibilità straordinarie offerte dalla clonazione terapeutica (non riproduttiva!) e dai risultati attesi dalla ricerca condotta su cellule embrionali. La cura di malattie gravi, dolorose e invalidanti, nonché di patologie assai diffuse tra la popolazione - quali il diabete, i tumori, le leucemie, le immunodeficienze, l'infarto, l'ictus, le distrofie muscolari, la sclerosi multipla, il morbo di Alzheimer o il morbo di Parkinson - a giudizio largamente condiviso nella comunità scientifica italiana e internazionale, può realisticamente derivare dagli studi condotti sulle cellule staminali embrionali. E tutto ciò in un orizzonte temporale di breve periodo.
La legge recentemente approvata, anziché garantire la correttezza metodologica di questo genere di indagini sperimentali, dichiara il bando ad ogni “uso” terapeutico degli embrioni, anche di quelli irrimediabilmente votati alla distruzione. Si agita lo spettro della “macchina umana” preconfezionata o dei “Frankenstein” fisico-morali programmati da menti diaboliche, per impedire che aggregati cellulari che non hanno alcuna possibilità né alcun destino di sviluppo siano prestati al servizio della scienza e quindi della difesa della vita umana.
Per queste ragioni, occorre abrogare la legge sulla fecondazione assistita, che colpisce -insieme- le speranze di maternità e di paternità di migliaia di coppie sterili, e i diritti di milioni di malati. Per fare questo, come spesso è avvenuto nel nostro paese sul tema dei diritti civili e del rapporto fra legge, corpo e libertà, può essere attivato anche lo strumento referendario, la cui attivazione la nostra Costituzione assegna, oltre che al corpo elettorale dei cittadini, alle prerogative dei Consigli regionali. La seguente proposta di deliberazione, corrispondendo agli obiettivi di una iniziativa referendaria popolare già avviata, chiede al Consiglio regionale del Piemonte, e, per suo tramite, ad altri consigli Regionali, di farsi promotore di questa battaglia civile urgente e necessaria.
Testo della proposta di deliberazione
Il Consiglio Regionale del Piemonte
Visto quanto disposto dall’art. 75, comma 1, della Costituzione;
Vista la legge 25 maggio 1970 n. 352 e s.m.i., e in particolare gli articoli 29 e 30;
Visto l’art. 17, lettera b) dello Statuto della Regione Piemonte;
Visto l’art. 87 del Regolamento interno del Consiglio Regionale;
delibera
- di richiedere l’indizione di referendum popolare abrogativo, a norma dell’art. 75 della Costituzione, relativamente alla Legge 19 febbraio 2004, n. 40 recante "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", sul quesito di cui al testo contenuto nell’allegato A;
- di designare, a norma dell’art. 10 della legge 25 maggio 1970, n. 352, quale delegato effettivo del Consiglio regionale il Signor/la Signora …… e quale delegato supplente il Signor/la Signora ……, dando ad essi mandato, in adempimento dell’art. 11 della citata legge 352/70, di depositare, di concerto con i delegati dai almeno altri quattro consigli regionali, la richiesta di referendum di cui all’oggetto della deliberazione;
- di dare mandato al Presidente del Consiglio regionale di inviare la presente delibera agli altri Consigli regionali con invito di adottare analoghe determinazioni.

ALLEGATO A- TESTO DEL QUESITO REFERENDARIO
<< Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, recante “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”?>>
Torino, 20 aprile 2004Hanno sottoscritto la proposta i consiglieri regionali: Bruno Mellano, Carmelo Palma, Angelo Burzi (Forza Italia), Giovanni Caracciolo (SDI), Giuseppe Chiezzi (Com. It.), Mario Contu (Rif. Com.), Giuliana Manica (DS), Pietro Marcenaro (DS), Domenico Mercurio (Per il Piemonte), Enrico Moriconi (Verdi), Rocchino Muliere (DS), Rocco Papandrea (Rif. Com.), Roberto Placido (DS), Lido Riba (DS), Angelino Riggio (DS), Wilmer Ronzani (DS), Marisa Suino (DS), Giancarlo Tapparo (Misto).
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  Mondovì/Trinità, 16 maggio 2003
CONSIGLIO
REGIONALE
DEL PIEMONTE
Egregio Direttore,
abbiamo letto sui giornali della "girandola di nomi per le vie e piazze" di Mondovì: come capita in ogni comune d'Italia, il momento delle proposte per i nomi delle strade è, giustamente, occasione di discussione e di confronto. Inevitabile, crediamo, l'accumularsi di suggerimenti e di alternative, tutte, per qualche motivo, plausibili, 'papabili'.
Dal florilegio dei nomi, che si apre molto opportunamente con le significative personalità monregalesi di Lidia Rolfi Beccaria e di Nino Manera, nei giorni scorsi abbiamo deciso di sottolinearne uno all'attenzione del Comune di Mondovì: quello di Enzo Tortora.
Innanzitutto, egli è stato la bandiera e l'artefice di una grande campagna per una "giustizia giusta" in un paese nel quale si stavano consumando discutibili prassi giudiziarie: i maxiprocessi in cui prima si è arrestata la gente e poi si sono cercate le prove; l'uso cieco e senza riscontri della parola dei pentiti; il disprezzo della libertà e dell'identità del cittadino.
Una volta eletto eurodeputato radicale con 500.000 preferenze, Tortora rinuncia all'immunità parlamentare per consentire lo svolgimento del processo. Condannato a dieci anni in primo grado, Tortora si dimette da deputato e si fa arrestare, onorando, con un gesto senza precedenti, una sentenza ingiusta. Dagli arresti domiciliari continua instancabilmente a battersi per i diritti di quanti, sconosciuti e indifesi, sono vittime delle stesse prassi giudiziarie.
Muore di cancro proprio il 18 maggio del 1988, cinque anni dopo quel 17 giugno 1983, quando fu arrestato con grande clamore e la sua immagine fu data in pasto all'opinione pubblica con l'accusa infamante di associazione per delinquere di stampo mafioso e spaccio di droga. Nella stessa notte, con un unico mandato di cattura, vennero arrestate 856 persone in tutta Italia, di queste circa cento per omonimia.
"Se l'hanno arrestato, qualcosa ha fatto'' era il dubbio che, nonostante due assoluzioni, doveva rimanere nella gente: di questo sospetto infamante Tortora non è mai stato risarcito.
Inoltre, Mondovì ha, e a nostro giudizio deve rivendicare, un singolare legame affettivo con Enzo Tortora che risale all'inizio degli anni '60 ed a quella popolarissima trasmissione televisiva, "Campanile Sera", che vide la città, la sua popolazione ed alcuni illustri concittadini protagonisti di una pagina televisiva diventata storica e che riportò Mondovì alla ribalta delle cronache nazionali.
Nel ringraziare chi ha avuto l'idea di fare questa proposta e chi vorrà fattivamente sostenerla nelle sedi opportune, formuliamo l'auspicio che essa possa essere favorevolmente accolta, affinché una persona che ha contribuito ad inverare il diritto e la legge, opponendosi al loro stravolgimento, una vittima che ha saputo non essere connivente e ha onorato, difendendoli, i valori di umanità, di giustizia e di libertà, senza rassegnazione, senza risarcimenti facili ed individuali, possa essere ricordata anche in questo modo.
Nel quindicesimo anniversario della prematura scomparsa, lo vogliamo ricordare con stima personale e politica.

Enrico Costa
Bruno Mellano
Bruno Mellano - 348.5335302
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Alla Direzione
dell'Istituto di studi storici Gaetano Salvemini
 
Al Comitato della Regione Piemonte per l'affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione repubblicana
 
Al Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte
Roberto Cota
 
Al Vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte
Lido Riba
 
(per conoscenza)
Ai Presidenti
dei Gruppi Consiliari
 
Loro Sedi
Torino, 24 ottobre 2002
 
Oggetto: sui contenuti di "Deportazione, deportazioni. Una vicenda al plurale" (Corso di formazione e aggiornamento per il corpo docente delle scuole di ogni ordine e grado della Regione Piemonte, aperto al pubblico, organizzato dal Comitato della Regione Piemonte per l'affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione repubblicana e dall'Istituto di studi storici Gaetano Salvemini).
 
Spettabile Direzione, Spettabile Comitato, Egregi Presidenti, Egregio Vicepresidente,
             abbiamo ricevuto in questi giorni la locandina-invito relativa al corso di formazione in oggetto. A prima vista, appare un'iniziativa opportuna ed esaustiva sulla genesi storico-culturale della "soluzione finale" e sulla sua esecuzione, appunto, come evoca il titolo, "plurale", rispetto ai vari "diversi" la cui stessa esistenza fisica il regime nazista non poteva tollerare: ebrei, zingari, testimoni di Geova. Ebbene, dobbiamo, purtroppo, constatare che il "plurale" del corso non abbraccia tutti i "diversi": manca qualsiasi accenno esplicito alla persecuzione e allo sterminio dei cittadini omosessuali, manca l'evocazione di quel "triangolo rosa" che scatenò le più aberranti violenze e sopraffazioni. E' una mancanza quanto mai pesante e dolorosa sia perché relativa ad un'iniziativa che i ntende recuperare alla c onoscenza e alla consapevolezza di tutti gli stermini sottaciuti (sinti, Testimoni di Geova) sia perché evoca rimozioni e omissioni decennali; solo parte della storiografia più recente ha recuperato, finalmente, lo "sterminio dimenticato", quello di cui non si deve parlare né scrivere, quello che non merita alcun risarcimento, né morale né materiale.
             Forse gli organizzatori del corso si propongono di trattare la parte in ombra della "soluzione finale" all'interno delle varie sessioni di studio in cui è articolato il corso. Noi siamo convinti, invece, che essa meriti uno spazio a sé stante, proprio per farla emergere alla luce e alla consapevolezza di chi, il docente, ha il compito delicato e insostituibile di trasmettere il sapere acquisito ai giovani. Vi chiediamo, pertanto, di operare, ciascuno per quanto gli compete, al fine di far compiere, nelle due settimane che ci separano dall'inizio del corso, un approfondimento scientifico sulle modalità della persecuzione nazista dei cittadini omosessuali, i cui risultati potrebbero essere illustrati durante la "Lezione inaugurale" di mercoledì 6 novembre 2002, lezione a cui parteciperem o recando sulla giacca u n "triangolo rosa".
             Confidando in un pronto riscontro, Vi inviamo distinti saluti.

Carmelo Palma
cons. regionale radicale
Bruno Mellano
cons. regionale radicale

Giulio Manfredi

Comitato Resistenza
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Prostituzione: lettera di Mellano e Palma a Pres. Consiglio Regionale Liguria.

Al Presidente
del Consiglio Regionale
della Liguria
Gianni Vincenzo Plinio

Sua Sede
Torino, 10 gennaio 2002

Oggetto: richiesta di adesione alla proposta di legge d'iniziativa popolare dei Radicali Italiani per la legalizzazione della prostituzione.
Egregio Presidente,
nei giorni scorsi abbiamo letto della sua coraggiosa presa di posizione in tema di prostituzione; Lei giustamente ha puntato il dito sui guasti provocati dalla "Legge Merlin", che ha "chiuso le case" (solo sulla carta) ma ha "aperto le strade" a migliaia (100.000 ?) di prostitute in gran parte sfruttate, violentate, derubate dal racket criminale. La legge 75/1958 ha fatto terra bruciata attorno alla "lavoratrice sessuale, proibendole di affittare un appartamento, di farsi pubblicità, di "adescare" (termine che si presta a innumerevoli interpretazioni!) e consegnandole ad un mercato nero dove vige una sola legge, quella del più forte e del più furbo.
Partendo da tale constatazione, facilmente verificabile nelle strade di tutta Italia, i Radicali Italiani hanno inserito fra le 25 proposte di legge d'iniziativa popolare sulle quali stanno raccogliendo le firme dei cittadini anche quella per la "legalizzazione della prostituzione" (in allegato troverà il testo della proposta e la relazione d'accompagnamento). Come può constatare, si tratta di una legge "leggera", solo quattro articoli per far emergere alla luce del sole una "professione" antica come il mondo ma che il mondo ipocritamente disconosce, salvo poi servirsene di nascosto; restano immutate, anzi aumentate, le pene sullo sfruttamento della prostituzione e sulla prostituzione minorile.
E' un sistema che può essere attuato solo nella mitica e laica Olanda? L'esperienza della Spagna smentisce questo luogo comune: 300.000 "lavoratrici sessuali" svolgono la loro attività legalmente e senza restrizioni di sorta. Ancora una volta, le leggi italiane sono in grave ritardo sia rispetto allo stato delle cose sia rispetto alla consapevolezza che del fenomeno hanno i cittadini; pensiamo che il Presidente Berlusconi abbia preso atto di ciò. Pensiamo anche che sarebbe il caso di far seguire a quella consapevolezza, a quelle dichiarazioni, fatti concreti, riforme effettive della situazione, grazie alla mobilitazione dei cittadini.
Lei, Presidente, ha proposto di lanciare una petizione popolare per l'abrogazione della Legge Merlin; perché, invece, non utilizzare la nostra proposta di legge, su cui abbiamo già raccolto 15.000 firme in tutta Italia? Mancano due mesi al termine della raccolta; con il suo aiuto, con quello delle migliaia di cittadini liguri che sono d'accordo con Lei e con noi, riusciremmo sicuramente a raggiungere il traguardo delle 50.000 firme necessarie per presentare la proposta in Parlamento; lì sono già giacenti altre proposte di legge in materia; l'iniziativa popolare servirebbe a far inserire, finalmente, nell'agenda parlamentare questa riforma di civiltà.
Sarebbe inutile e stupido nasconderlo; esistono fra Lei e noi differenze di vedute su molti aspetti del problema; la proposta di legge d'iniziativa popolare rappresenta una piattaforma comune che potrà e dovrà essere modificata, integrata, arricchita dal Parlamento. E' necessario ed urgente che chi fa politica, a qualunque partito o regione appartenga, privilegi le ragioni che uniscono alle differenze che dividono; altrimenti, nessun cambiamento di uno status quo intollerabile sarà possibile.
Rimaniamo, pertanto, in attesa di un Suo cortese cenno di riscontro e a disposizione per i necessari approfondimenti.
Distinti saluti.
Bruno Mellano Consigliere regionale radicale
Carmelo Palma Consigliere regionale radicale
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Prostituzione: lettera di Mellano e Palma ai consi regionali di Forza Italia.
Ai Consiglieri regionali
di Forza Italia

Loro Sedi
Torino, 10 gennaio 2002

Oggetto: richiesta di adesione alla proposta di legge d'iniziativa popolare dei Radicali Italiani per la legalizzazione della prostituzione.
Cari colleghi,
il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha ancora una volta dimostrato di saper cogliere e riassumere in poche battute quanto molti italiani pensano rispetto al fenomeno della prostituzione: la "legge Merlin" ha chiuso le case (solo sulla carta!) ed ha aperto le strade a migliaia di donne che esercitano ogni giorno il loro lavoro in condizioni letteralmente oscene, sottoposte a continue violenze, intidimidazioni, ricatti, rischi sanitari che ricadono, naturalmente, anche sui nove milioni di clienti. Il riportare alla luce questa situazione che, per ipocrisia, si vuole tenere nell'ombra costituirebbe una grande riforma sia di "ordine pubblico" sia di "libertà e responsabilità individuali"; è quanto i Radicali Italiani stanno cercando di fare, raccogliendo le firme, tra le altre, su una proposta di legge d'iniziativa popolare per la "legalizzazione della prostituzione" (alleghiamo il testo e la relazione di accompagnamento). Come potete constatare, si tratta di una legge "leggera", solo quattro articoli per consentire a chi ha deciso volontariamente di offrire dietro compenso il proprio corpo di farlo senza i vincoli e le proibizioni imposti dalla "legge Merlin"; restano immutate (anzi, sono aumentate) le pene sullo sfruttamento della prostituzione e sulla prostituzione minorile.
E' un sistema che può essere attuato solo nella mitica e laica Olanda? L'esperienza della Spagna smentisce questo luogo comune: 300.000 "lavoratrici sessuali" svolgono la loro attività legalmente e senza restrizioni di sorta. Ancora una volta, le leggi italiane sono in grave ritardo sia rispetto allo stato delle cose sia rispetto alla consapevolezza che del fenomeno hanno i cittadini; pensiamo che il Presidente Berlusconi abbia preso atto di ciò. Pensiamo anche che sarebbe il caso di far seguire a quella consapevolezza, a quelle dichiarazioni, fatti concreti, riforme effettive della situazione, grazie alla mobilitazione dei cittadini.
E' per questo che Vi chiediamo di sostenere la raccolta firme sulla nostra proposta di legge; certo, già altre proposte in materia sono giacenti in Parlamento ma solo se vi sarà una spinta dei cittadini, le Camere si decideranno ad affrontare l'argomento. E' probabile che vi siano differenze fra la nostra impostazione e quella di alcuni di Voi; riteniamo, però, che sia opportuno privilegiare le cose che ci uniscono a quelle che ci dividono, nella consapevolezza che la nostra proposta (sottoscritta già da 15.000 cittadini) possa costituire una piattaforma comune che potrà e dovrà essere modificata, integrata, arricchita dal Parlamento.
Rimanendo in attesa di un Vostro cortese cenno di riscontro, Vi salutiamo cordialmente.
Bruno Mellano Consigliere regionale radicale
Carmelo Palma Consigliere regionale radicale
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LETTERA A CONSIGLIERI REGIONALI PER RIVISTA "DIRITTO E LIBERTÀ"
Al Presidente della
Giunta Regionale del Piemonte
On. Enzo Ghigo

Al Presidente del
Consiglio Regionale del Piemonte
Avv. Roberto Cota

Ai Consiglieri Regionali


Torino, 25 settembre 2001
Cari Presidenti, cari Colleghi,
troverete allegata a questa lettera una copia della rivista "Diritto e Libertà", precisamente il terzo numero, dedicato, tra l'altro, sia alla campagna contro lo sterminio per fame nel mondo condotta dal Partito Radicale dal 1979 al 1986 sia, più in generale, ai problemi del sottosviluppo e delle conseguenti migrazioni di popoli dal Terzo Mondo in Occidente.
Si tratta di una rivista fatta da radicali ma che ospita spesso e volentieri scritti di non radicali dal prestigio indiscutibile: vi rimandiamo agli interventi di Barbara Spinelli, Walter Veltroni, Antonio Martino, Mario Baldassarri, Adriano Sofri. Si tratta di una rivista che ha l'ambizione di approfondire, di sviscerare i temi che di volta in volta affronta, senza concedere nulla alle "tematiche alla moda", senza lusingare il lettore con immagini accattivanti e con impostazioni grafiche dirompenti; "Diritto e Libertà" vuole semplicemente informare, documentare, fornire spunti di riflessione, partendo magari da fatti vecchi di vent'anni ma che possono continuare a parlare a chi ha varcato le soglie del terzo millennio. Scrive, per esempio, Emma Bonino nell'editoriale: "...Quel che la gente non riusciva a cogliere, era la nostra intenzione di porre rimedio ad un problema che, in futuro, ne avrebbe generato altri; si trattava infatti, di aiutare il processo di sviluppo democratico ed economico degli Stati africani colpiti dal dramma della fame: in caso contrario, evidentemente - e come è di fatto puntualmente accaduto - sarebbero state quasi obbligate le fughe, le immigrazioni in Europa di tipo epocale. Non a caso la prima marcia aveva come titolo "salviamoci e salviamoli", volendo sottolineare che non si trattava di un atto di carità, ma di un'azione di mutuo interesse, a lungo termine ...".
Quanto è successo l'11 settembre negli Stati Uniti, quanto sta per accadere in Asia, impone a tutti, a maggior ragione ai rappresentanti dei cittadini, di tentare di dare nuove risposte politiche al problema irrisolto dei rapporti fra Nord e Sud del mondo; la lettura di "Diritto e Libertà" può forse fornire qualche buon spunto di riflessione; saremo lieti se vorrete contattarci per esprimere una valutazione sulla pubblicazione, per comunicarci commenti, osservazioni, critiche...
Rimanendo a vostra disposizione, vi inviamo distinti saluti.
Carmelo Palma
Bruno Mellano
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AL PRESIDENTE DEL
CONSIGLIO REGIONALE
AVV. ROBERTO COTA


Torino, 22 giugno 2001
Oggetto: votazioni con dispositivo elettronico.
Egregio Presidente,
con la presente i sottoscritti consiglieri regionali
premesso che
* con deliberazione del Consiglio regionale 22 aprile 1997, n. 378/5986 si è provveduto alla modifica dell'art. 66 del Regolamento interno del Consiglio regionale (Forma di votazione), il cui quarto comma, nella nuova versione, recita: "Per le votazioni che si effettuano con dispositivo elettronico, le modalità tecniche per l'uso sono regolate da istruzioni approvate dall'Ufficio di Presidenza";
* con delibera 30 giugno 1997, n. 510/97 - Prot. C.R. N/9548, l'Ufficio di Presidenza ha approvato le "Istruzioni per l'utilizzo del sistema di votazione elettronica nel corso delle sedute del Consiglio regionale";
considerato che
* un periodo di quattro anni, quale quello intercorso dall'approvazione delle suddette delibere a oggi, appare a dir poco sufficiente per portare a termine tutti gli opportuni adempimenti, anche di carattere tecnico, per il concreto utilizzo della procedura in oggetto;
* nel corso di questa legislatura non si è fatto uso, per le votazioni, del dispositivo elettronico;
chiedono
di rendere effettivamente operative le modalità di votazione con dispositivo elettronico sin dalla prossima seduta consiliare, convocata per il 29 p.v..
Nel ringraziarLa anticipatamente per l'attenzione che vorrà prestare alla questione in oggetto, Le inviamo cordiali saluti
Carmelo Palma
Bruno Mellano
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AL PRESIDENTE DEL
CONSIGLIO REGIONALE
AVV. ROBERTO COTA

AI COMPONENTI
L'UFFICIO DI PRESIDENZA
AI PRESIDENTI DELLE
COMMISSIONI CONSILIARI

Torino, 22 giugno 2001
Oggetto: "Associazione tra gli ex-Consiglieri regionali del Piemonte" e consultazioni da parte delle Commissioni consiliari.
Egregio Presidente, egregi colleghi,
in merito alla richiesta che l'Associazione tra gli ex-consiglieri regionali del Piemonte ha rivolto al Presidente del Consiglio regionale, al fine di essere inserita tra i soggetti ammessi alle consultazioni da parte delle Commissioni consiliari, invitiamo i destinatari della presente, ciascuno per quanto di propria competenza, a non accedere a tale richiesta. Il motivo di questo nostro invito non è ovviamente da ricercarsi in una particolare ostilità nei confronti dell'organismo in oggetto, quanto nel fatto che le finalità per il cui raggiungimento l'Associazione è stata costituita - e riconosciuta dalla Regione con L.R. 8 novembre 1989, n. 65 - non sembrano giustificarne una sistematica convocazione, in occasione delle consultazioni che normalmente le Commissioni consiliari svolgono.
Ad adiuvandum, ricordiamo che il Presidente Cota, in considerazione del numero dei provvedimenti assegnati alle Commissioni, ha invitato a non ridurre il tempo dedicato all'istruttoria degli atti normativi, concedendo eccessivo spazio alle audizioni di soggetti che a vario titolo lo richiedano.
Naturalmente sarà facoltà dei Presidenti delle Commissioni invitare alle consultazioni l'Associazione in oggetto, allorché gli argomenti all'ordine del giorno siano strettamente attinenti alle sue finalità istituzionali.
Certi di un pronto riscontro, rivolgiamo cordiali saluti
Carmelo Palma
Bruno Mellano
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AL PRESIDENTE DEL
CONSIGLIO REGIONALE
AVV. ROBERTO COTA


e p.c. AI COMPONENTI
L'UFFICIO DI PRESIDENZA

Torino, 26 giugno 2001
Egregio Presidente,
la presente per segnalare un'anomalia da noi riscontrata nel funzionamento dell'Ufficio Posta del Consiglio regionale. Ormai da un anno, in effetti, dobbiamo quotidianamente constatare che ad alcuni Gruppi consiliari - pare i più consistenti numericamente - viene consegnata la posta a domicilio, laddove il nostro Gruppo - così come altri - provvede al ritiro della corrispondenza interna presso l'Ufficio Posta del Consiglio regionale.
Il motivo per cui solo ora solleviamo ufficialmente la questione è semplicemente dovuto al fatto che abbiamo preferito esperire preventivamente dei tentativi informali di risoluzione della stessa.
Considerati, però, i deludenti risultati conseguiti, Le chiediamo di affrontare il problema, proponendoLe due soluzioni alternative, che ci appaiono entrambe soddisfacenti: o tutti i Gruppi consiliari dovranno farsi carico autonomamente del ritiro della posta (il che non ci sembra obiettivamente un onere gravosissimo), o tutti i Gruppi la dovranno ricevere a domicilio entro un orario congruo alle esigenze della loro attività.
Un'ultima considerazione ci sia consentita: se è vera la motivazione per cui i Gruppi "maggiori" hanno sino ad oggi avuto questo "privilegio" semplicemente perché "per tradizione" - come ci è stato detto - si è sempre fatto così, ci pare di aver individuato un semplice ma - a nostro avviso - importante esempio di come talvolta siano auspicabili la dismissione di certe "prassi consolidate" e il contestuale recupero di una corretta applicazione di regole che siano veramente "uguali per tutti".
Nel ringraziarLa sin d'ora per l'attenzione che vorrà prestare alla questione in oggetto, La salutiamo cordialmente
Carmelo Palma
Bruno Mellano
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Gruppo Radicali - Lista Emma Bonino
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