Immigrazione
Comunicati stampa

IMMIGRAZIONE/NO ESPULSIONE GAY/RADICALI: “GIUSTO TUTELARE OMOSESSUALI DA PERSECUZIONI IN ATTO E NON SOLO COMMEMORARE QUELLE PASSATE” [3 febbraio 2005]

IMMIGRAZIONE: RADICALI, BENE FINI: PRIMA RIFORMA DEL SISTEMA DI INGRESSO, POI VOTO AGLI IMMIGRATI [8 ottobre 2003]

IMMIGRAZIONE: RADICALI 'QUANTA IPOCRISIA A SINISTRA SUI CENTRI DI DETENZIONE TEMPORANEA' [28 novembre 2002]

REGIONE PIEMONTE/IMMIGRAZIONE: RADICALI 'APPROVATO ODG RIDICOLO, SI GUARDI AGLI
SCENARI ECONOMICI E DEMOGRAFICI DELINEATI DALL'IRES' [12 novembre 2002]


PORTA PALAZZO: PALMA E MELLANO 'DA ABITANTI DI PORTA PALAZZO, "SCOMMETTIAMO" SULLA NORMALITA' [27 giugno 2002]

ARTICOLO SU L'OPINIONE: LA NUOVA LEGGE SULL'IMMIGRAZIONE: FICTIO IURIS O FICTION POLITICA? [10 agosto 2001]

REGIONE PIEMONTE: SU EXTRACOMUNITARI PROPOSTE INDECENTI E SOLUZIONI AL RIBASSO [3 agosto 2001]

  Torino, 3 febbraio 2005
IMMIGRAZIONE/NO ESPULSIONE GAY/RADICALI: “GIUSTO TUTELARE OMOSESSUALI DA PERSECUZIONI IN ATTO E NON SOLO COMMEMORARE QUELLE PASSATE”
 
Alla notizia della sentenza del giudice di pace di Torino, Giuliana Bologna, che ha evitato l’espulsione di un senegalese omosessuale (in Senegal l’omosessualità è reato, punibile con il carcere da 1 a 5 anni), Bruno Mellano
(presidente gruppo consiliare radicale in Regione Piemonte) ha dichiarato:
 
“Una settimana fa, nel giorno della memoria, sono state ricordate (ancora in modo incompleto ed inadeguato) le persecuzioni attuate dai regimi fascista e nazista, 70 anni fa, nei confronti delle persone omosessuali. La sentenza di Torino ha il merito di tutelare le persone omosessuali qui ed ora, perché è oggi – e non solo nel 1935 - che i gay che hanno la sfortuna di nascere e vivere in decine di Paesi del Terzo Mondo sono perseguitati, arrestati, incarcerati e anche condannati a morte.
Il giudice di pace si rifà giustamente all’art. 2 della Costituzione che tutela i diritti inviolabili dell’uomo e, quindi, il diritto alla libertà sessuale intesa come libertà di vivere senza condizionamenti e restrizioni le proprie preferenze sessuali. Le reazioni becere che la sentenza di Torino scatenerà (sento già l’on. Borghezio strepitare “Ora tutti gli immigrati si dichiareranno froci”
) non riusciranno ad annullare il suo valore di creazione di diritto positivo, di difesa di nuove libertà per nuovi cittadini europei.”.
 
Mellano (348/5335302)
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  Torino 8 ottobre 2003
IMMIGRAZIONE: RADICALI, BENE FINI: PRIMA RIFORMA DEL SISTEMA DI INGRESSO, POI VOTO AGLI IMMIGRATI

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato europeo radicale e Carmelo Palma, Consigliere regionale radicale del PiemonteLe proposte di Gianfranco Fini sui temi dell’immigrazione muovono le acque stagnanti di un dibattito che da anni si trascina eludendo i problemi di fondo e inventando “soluzioni” fittizie, utili tutt’al più a consolidare i pregiudizi più diffusi.
Ci auguriamo che le dichiarazioni di Fini – con Bossi autore di una legge che, come sosteniamo da tempo, è inutile e dannosa quanto la precedente Turco-Napolitano- non siano solo finalizzate a “sparigliare” le carte della Casa delle Libertà, ma ad introdurre elementi effettivi di riforma della legislazione in tema di immigrazione.
In particolare è necessario porre mano ad una riforma del sistema degli ingressi, che infranga quel tabù che ha costituito l’architrave di tutte le leggi sull’immigrazione, che destra e sinistra hanno prodotto in questi anni.
È cioè necessario riconoscere e disciplinare giuridicamente quel “mercato del lavoro” della popolazione immigrata che non segue i canali burocratici di leggi restrittive, ma risponde ad una offerta reale da parte del sistema economico.
Cosa significano infatti le ricorrenti regolarizzazioni di massa se non che esiste un mercato che la legislazione per lunghi anni sommerge e che poi è costretta- in maniera confusa e pericolosa- a fare riemergere prima che superi il livello di guardia? Per questo, ribaltando l'impostazione attuale, si devono commisurare i vincoli giuridici alle dinamiche reali del mercato del lavoro, consentendo una via "ordinaria" di regolarizzazione a quanti entrano in Italia senza lavoro e lo trovano il loco.
Da questo punto di vista, sono più interessanti ed urgenti politicamente le aperture di Fini sul sistema delle quote, che quelli sul diritto di elettorato attivo per il voto amministrativo, che servirebbe a suggellare e completare una politica di integrazione, e che non può considerarsi solo un “messaggio simbolico”.
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  Torino 28 novembre 2002
IMMIGRAZIONE: RADICALI 'QUANTA IPOCRISIA A SINISTRA SUI CENTRI DI DETENZIONE TEMPORANEA'
 
Domani, in occasione della manifestazione nazionale dei movimento no-global contro il centro di detenzione temporanea di Corso Brunelleschi a Torino, si registra l'ennesima spaccatura dell'opposizione, con diverse dichiarazioni contrapposte di esponenti e parlamentari dello schieramento del centrosinistra.
 
Sul tema, Carmelo Palma e Bruno Mellano, consiglieri regionali radicali del Piemonte hanno dichiarato:
 
"I centri di detenzione temporanea sono una invenzione dei governi di centrosinistra, confermata e aggravata dal governo di centrodestra. Prima ancora di giudicare la disumanità o la possibile "umanizzazione" di questi centri, nessuno ha mai riflettuto sulla natura di questo istituto anomalo, che introduce una pena detentiva- sia pure temporanea- per un reato giuridicamente inesistente, e che introduce nel nostro ordinamento una forma di "carcerazione amministrativa" che non ha precedenti né analogie se non in alcune forme di legislazione speciale.
Proprio i centri di detenzione temporanea dimostrano la sostanziale specularità dei governi di centrodestra e centrosinistra sui temi dell'immigrazione, all'insegna dell'emergenzialismo giudiziario e poliziesco. Oggi, protestare da sinistra contro una "riforma" della sinistra è quantomeno singolare."
 
Per informazioni: Palma 348-5335301
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  Torino, 12 novembre 2002
REGIONE PIEMONTE/IMMIGRAZIONE: RADICALI 'APPROVATO ODG RIDICOLO, SI GUARDI AGLI
SCENARI ECONOMICI E DEMOGRAFICI DELINEATI DALL'IRES'

Dichiarazione di Carmelo Palma e Bruno Mellano:
"Questo "proclama" degli uomini della Lega, a cui l'intera maggioranza si è stupidamente piegata, adempie alla funzione a cui altri mammiferi provvedono in modo più naturale: "segna il territorio" della maggioranza, impone a tutti gli alleati di riconoscere la presenza di una "specie" politica che è tanto più irrilevante quanto più pretende di essere determinante. Il testo giunto al voto ed approvato, dopo essere stato epurato degli originali richiami alla discriminazione religiosa degli islamici, e "trattato" accortamente con una prosa tardodemocristiana, auspica l'introduzione di un criterio di affinità culturale come meccanismo di selezione degli immigrati: un criterio, si badi bene, che né il Governo nazionale né quello regionale hanno alcuna intenzione di adottare o di mettere in pratica.
Se si volesse parlare seriamente del rapporto fra immigrazione e situazione economica piemontese bisognerebbe invece prendere atto di una serie di fatti concreti: ad esempio, dalla relazione Ires "Scenari per il Piemonte del 2000" emerge in modo chiaro che senza interventi correttivi (incremento massiccio dei flussi migratori e ampliamento del tasso di attività della popolazione in età da lavoro), nei prossimi 10 anni la forza lavoro si ridurrà di oltre 200.000 unità (-11%) e impedirà comunque al Piemonte di sostenere dinamiche di sviluppo superiori a quelle che nel corso degli ultimi 10 anni hanno tenuto il Piemonte regolarmente al di sotto dei tassi di crescita registrati nelle altre regioni del Nord Ovest. Sarebbe sufficiente uno scenario di crescita di poco superiore al 2% (ampiamente inferiore a quello stimato o "auspicato" dal Governo nazionale per porre mano alla riforma fiscale), per rendere insufficiente l'offerta di lavoro garantita dalle attuali tendenze demografiche e sociooccupazionali.
Un Consiglio Regionale serio, parlando di immigrazione, discuterebbe di questo."

Per informazioni: Palma 348-5335301
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PORTA PALAZZO: PALMA E MELLANO 'DA ABITANTI DI PORTA PALAZZO, "SCOMMETTIAMO" SULLA NORMALITA'
Torino, 27 giugno 2002
Carmelo Palma e Bruno Mellano, consiglieri regionali radicali, parteciperanno alla manifestazione indetta dalla VII Circoscrizione e da numerose associazioni che si terrà questa sera a Porta Palazzo.
A proposito delle polemiche sui problemi di vivibilità e legalità della zona, Palma e Mellano hanno dichiarato:
"A differenza di molti politici e amministratori pubblici che si esercitano a vario titolo sui problemi di Porta Palazzo, noi possiamo parlare da abitanti e residenti: insomma, da un osservatorio privilegiato.
La nostra scelta è anche una "scommessa" sulla possibile normalità di un quartiere che sta cambiando- indubbiamente in meglio- e che inevitabilmente costituisce il laboratorio privilegiato delle politiche di integrazione su cui la Città- intesa come "istituzione" ma anche come "comunità"- dovrà esercitarsi nei prossimi anni.
Non c'è dubbio che situazioni come quelle di Porta Palazzo scontano anche le difficoltà di politiche dell'immigrazione e della sicurezza puramente declamatorie, propagandistiche e proibizioniste, e quindi criminogene. Ma questo dato, che a breve- a maggiore ragione dopo l'approvazione della legge Bossi/Fini- non ci pare sia destinato a modificarsi sostanzialmente, è una ulteriore variabile problematica di una situazione già di per sé molto complessa.
Le strade semplici e "ideologiche"- cioè quelle che annullano la complessità della situazione, in nome dell'emergenza permanente o della negazione dei problemi- sono comunque perdenti.
Porta Palazzo è stata storicamente il punto di scarico o di caduta di politiche di integrazione miopi e rinunciatarie, la forma spontanea e confusa in cui la città ha cercato di circoscrivere un fenomeno problematico. Quanto più la Città si chiudeva agli stranieri, tanto più gli stranieri si "rinchiudevano" a Porta Palazzo, isolandola socialmente e civilmente dal resto della Città.
Oggi, fortunatamente, l'integrazione di Porta Palazzo nella Città procede di pari passo con la progressiva integrazione degli stranieri nella comunità locale. Se non è più pensabile Porta Palazzo senza stranieri non è più neppure pensabile una Città senza Porta Palazzo." Per informazioni: 348-5335301 (Palma) 348-5335302 (Mellano
)
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ARTICOLO SU L'OPINIONE
LA NUOVA LEGGE SULL'IMMIGRAZIONE: FICTIO IURIS O FICTION POLITICA?

10 agosto 2001
Per la modifica della legge sull'immigrazione sembra che si stia consumando uno scontro di civiltà. Ma è davvero così? Davvero la bozza Bossi-Fini coglie problemi e fornisce soluzioni originali rispetto alla legge Turco-Napolitano? Cosa ha mai fatto di rivoluzionario il Governo? Ha disquisito, per settimane, sulla natura dell'illecito di immigrazione clandestina; ha approfondito, per giorni, le procedure di rimpatrio coattivo; ha elaborato, a quel che sembra, fattispecie fantasiose (distinguendo capziosamente il 'reato di permanenza' dall'illecito amministrativo di ingresso clandestino) e si è accapigliato furiosamente al proprio interno sull'esigenza di inasprire le pene, salvo scoprire che l'ingresso dei clandestini nel circuito penale avrebbe creato un insostenibile appesantimento ed un'accresciuta inefficacia del sistema sanzionatorio, e ha quindi ripiegato su di un inasprimento altrettanto insostenibile delle procedure di esecuzione. Alla fine Berlusconi ha rinviato tutto a settembre. Ma qualche punto fermo, nonostante il rinvio, sembra esserci. A quanto pare, si è raggiunta la mediazione di confermare l'impianto sanzionatorio della Turco-Napolitano, ma, per dare l'idea di una maggiore durezza contro i clandestini, di disciplinare più restrittivamente gli unici canali di immigrazione legale al di fuori del sistema delle quote (la garanzia dello sponsor e il ricongiungimento familiare) e di condizionare non solo l'ingresso, ma la stessa permanenza degli immigrati durante il periodo coperto dal permesso di soggiorno, all'esercizio effettivo di un'attività lavorativa. Il licenziamento o le dimissioni comporterebbero ipso facto l'espulsione. Il rischio è dunque che la bozza Bossi-Fini non dica nulla di più o di meglio della legge Turco-Napolitano in materia di immigrazione clandestina, ma renda ancor più farraginosi e irrealistici i vincoli a cui è sottoposta l'immigrazione legale.
Per l'essenziale, la nuova disciplina dovrebbe conservare le caratteristiche della vecchia legge e la medesima fiducia nella possibilità di porre rimedio non tanto alla condizione di clandestinità, quanto ai problemi criminali che la clandestinità comporta, impedendo ogni possibilità di regolarizzazione per gli immigrati clandestini. La fictio iuris che dall'alto della sua cattedra Sartori invoca ("chi entra 'senza diritto' per il diritto non c'è" e dunque il clandestino non esiste, fino a che non è rimpatriato e cessa quindi di essere clandestino) è tutt'altro che un'idea originale, e costituisce già la base logica della disciplina dell'immigrazione nel nostro paese.
La completa 'neutralizzazione' dell'immigrato irregolare come soggetto giuridico costituisce di già il caposaldo della legge Turco-Napolitano. La 'non giuridicità' dei clandestini, lungi dal consentirne l'automatica espulsione dal consesso sociale, innesca però una cascata di comportamenti illegali e criminali, non solo da parte dei clandestini ma di chiunque (datori di lavoro, locatori, ecc.ecc..) intrattenga con essi relazioni sociali ed economiche al di fuori di ogni vincolo giuridico, sfruttando a proprio vantaggio il difetto di tutela cui gli immigrati irregolari sono sottoposti. L'assenza di canali di passaggio dalla irregolarità alla regolarizzazione comprime irreversibilmente nel circuito criminale la vita concreta di centinaia di migliaia di persone e allarga ulteriormente il perimetro sociale dell'illegalità.
Ad aggravare il giudizio, bisogna inoltre considerare che tutto ciò si inserisce, come si è detto, in un quadro già sostanzialmente compromesso dalla disciplina delle immigrazioni regolari, che sono (e rimarranno, anche nel nuovo regime) sottoposte ad un insieme di condizioni così stupidamente vessatorie e ostruzionistiche (quote di ingresso sottostimate e di pressoché esclusivo appannaggio dei paesi frontalieri; ingresso a 'contratto di lavoro firmato'…) da rendere di fatto impossibile l'immigrazione legale anche in presenza di un mercato occupazionale che obbliga sempre più spesso le imprese italiane a ricorrere alla manodopera extracomunitaria.
La logica di Sartori avrebbe un qualche senso (lasciando da parte le considerazioni 'di giustizia', che obbligherebbero a riflessioni di maggiore respiro) se il sistema repressivo fosse realisticamente in grado di impedire gli ingressi clandestini e di rimpatriare gli irregolari. Ma così, con ogni evidenza, non è e non sarà. In caso contrario, non occorre essere degli ingenui e compiaciuti buonisti per comprendere che l'ottuso ed esibito 'cattivismo', di cui una parte della maggioranza si ostina a dar prova, rischia di essere controproducente e di rendere ancor più esplosiva la realtà dell'immigrazione clandestina. I clandestini, o si espellono o si assorbono e integrano nella realtà socio-economica. La realtà dell'immigrazione extracomunitaria- composta in Italia per buona parte da ex clandestini regolarizzati attraverso sanatoria- dimostra con dovizia di esempi e di riscontri che l'accesso alla titolarità di diritti giuridici innesca di per se stesso un circuito virtuoso di integrazione, disincentivando il ricorso ai comportamenti illegali. Basti pensare che alla fine degli anni 90 l'incidenza degli immigrati regolari sul tasso di criminalità era inferiore alla loro incidenza demografica (circa il 2%).
Abbandonare i clandestini nel limbo dell'irregolarità- rendendo ancora più irrealistiche le procedure di identificazione- non può essere una politica di governo, ma solo una dimostrazione propagandistica di cattiva coscienza a buon mercato. Come si vede, non è così lungo il passo fra la fictio iuris e la fiction politica ad uso di un pubblico distratto.
Carmelo Palma
Bruno Mellano
(consiglieri regionali radicali del Piemonte)
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REGIONE PIEMONTE: SU EXTRACOMUNITARI PROPOSTE INDECENTI E SOLUZIONI AL RIBASSO
Dichiarazione di Carmelo Palma e Bruno Mellano consiglieri regionali radicali
'Sul diritto di accesso all'edilizia popolare per gli extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia, si è consumata nella scorsa notte a Palazzo Lascaris una deprimente commedia degli equivoci. L'assessore Botta ha difeso per almeno due ore dagli emendamenti dei radicali e dell'opposizione di sinistra un articolo della nuova legge sull'accesso all'edilizia popolare che cancellava di fatto il diritto degli immigrati, condizionandolo a 'condizioni di reciprocità' ovviamente inesistenti. Lo ha difeso dapprima sostenendo che il nuovo testo non cambiava la disciplina attualmente in vigore, poi, di fronte all'evidenza, riconoscendo di avere dovuto recepire una tassativa indicazione della Lega. Di fronte alle proteste, il Consiglio è stato sospeso per oltre un ora, e quindi, grazie anche alla mediazione del Presidente Ghigo (alla cui immagine moderata non avrebbe certamente giovato la difesa di una norma stupidamente estremista), la maggioranza ha ritirato il proprio articolo, sostituendolo con un testo che allunga (da uno a tre anni) il periodo di soggiorno e di lavoro in Italia che dà diritto all'accesso alle case popolari per gli extracomunitari.
La sintesi fra la fumisteria democristiana dell'assessore (che faceva finta di niente) e l'estremismo propagandistico della Lega (che faceva la faccia feroce) aveva prodotto un boccone avvelenato. Ora, nella nuova versione, rimane immangiabile, ma si è almeno posto rimedio ad una indecente e generalizzata discriminazione.
Peraltro, alla 'destra liberale' non dovrebbe sfuggire che la disponibilità degli alloggi, oltre a costituire un ordinario diritto di cittadinanza, che dovrebbe essere riconosciuto in condizioni di parità a tutti i contribuenti (italiani o extracomunitari), costituisce un formidabile fattore di integrazione della manodopera immigrata, e un fattore di stabilità e di efficienza di un mercato del lavoro che alla manodopera immigrata deve sempre più massicciamente ricorrere. Ma a questa destra non interessa, a quanto pare, governare; le è sufficiente tradurre in legge i proclami dei suoi indocili 'azionisti di minoranza'.
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