Droga
Iniziative e Proposte

Lettera dei consiglieri radicali a Chiamparino e Bresso: "Firmate l'Appello LIA" [8 aprile 2003]

LETTERA AL MINISTRO DELLA SANITÀ VERONESI E AI MINISTRI TURCO E FASSINO SULLE ANALISI CHIMICHE DELLE SOSTANZA ILLEGALI DA PARTE DEGLI OPERATORI SANITARI [15 gennaio 2001]

LETTERA AL MINISTRO DELLA SANITÀ VERONESI CON RICHIESTA DI MODIFICARE IL NUOVO DECRETO SUI SERVIZI TOSSICODIPENDENZE E DI PROMUOVERE UN "CHECK-UP" DEI 500 SERT ESISTENTI [9 gennaio 2001]


  Al Sindaco di Torino
Sergio Chiamparino,
 
Alla Presidente della Provincia
di Torino
Mercedes Bresso
 
Loro Sedi
 
Torino, 8 aprile 2003
 
 
Oggetto: richiesta sottoscrizione Appello della Lega Internazionale Antiproibizionista/LIA “Per la Riforma delle Convenzioni ONU sulle Droghe”.

 
 
Egregio Sindaco, Gentile Presidente,
 
            Allegato alla presente troverete l’Appello in oggetto, lanciato dalla LIA in vista della riunione, la prossima settimana, a Vienna della Commissione Narcotici ONU, chiamata a tirare un bilancio dei primi cinque anni di attuazione del Programma ONU lanciato nel 1998 a New York da Pino Arlacchi: “Un mondo senza droghe entro il 2008”.
 
            Auspichiamo che vogliate convenire sul fallimento delle politiche proibizioniste sulle droghe e sulla necessità ed urgenza di riformare quelle Convenzioni Internazionali in materia che, succedutesi nel tempo (1961, 1971, 1988), hanno tentato, inutilmente, di rispondere al dilagare delle narcomafie con un irrigidimento delle pene e un allargamento e inasprimento delle ipotesi di reato; anche in questo campo, sarebbe forse opportuna una lettura, o rilettura, di quel passo dei “Promessi Sposi” sulle “grida”, sulle leggi sempre più draconiane emanate da un potere sempre meno in grado di governare il territorio e i suoi abitanti.
 
            Vi chiediamo di sottoscrivere l’Appello, seguendo l’esempio delle migliaia di cittadini che l’hanno già fatto sul sito della LIA (www.antiprohibitionist.org), tra cui vi sono 14 consiglieri regionali, sia di centro-sinistra sia di centro-destra. Molti di loro parteciperanno alla conferenza stampa che Marco Cappato (europarlamentare radicale, coordinatore della LIA) terrà giovedì 10 aprile, alle ore 16:30, presso il Consiglio Regionale del Piemonte (vedi comunicato allegato). Sarebbe quanto mai significativa, qualora ne condiviate lo spirito, una Vostra presenza in quell’occasione o, se impossibilitati, un Vostro messaggio a sostegno di una mobilitazione per la Riforma delle Convenzioni Internazionali sulle Droghe che ha bisogno del cont ributo di tutti coloro, di qualunque opinione o partito essi siano, che non intendono più accettare quello status quo proibizionista che ha inoculato nelle città sempre più morte, violenza, insicurezza, corruzione e  inquinamento del sistema civile ed economico.
 
            Sperando in un Vs. cortese cenno di riscontro, Vi inviamo distinti saluti.
 
 
 
                 Carmelo Palma                                                                        Bruno Mellano
            consigliere regionale radicale                                            consigliere regionale radicale
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Al Ministro della Sanità
Umberto Veronesi
Al Ministro della Solidarietà Sociale
Livia Turco
Al Ministro della Giustizia
Piero Franco Fassino


e p.c. ai membri della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati
e ai membri della Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica


Loro Sedi
Torino, 15 gennaio 2001
Oggetto: richiesta circolare interministeriale su "Analisi chimiche delle sostanze illegali da parte degli operatori sanitari".
Signori Ministri,
ci permettiamo di sottoporre alla Vostra attenzione il seguente passo contenuto nell'ultima "Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia": «... Nel campo della riduzione dei rischi, un tema di assoluta essenzialità è quello del monitoraggio delle polveri o delle compresse, al fine di determinare qualità e quantità del principio attivo e di quant'altro contenuto in ciò che è venduto in strada, onde valutarne il rischio assuntivo. Su questo tema non esistono esperienze italiane cui riferirsi, ma esse sono invece presenti in molti altri Paesi europei. Per noi si tratta di individuare le esigenze reali e di studiare, sulla base dei servizi analitici presenti nel Paese, le possibilità di intervento compatibili con la legge attuale, anche nell'ottica delle esigenze del sistema di allerta rapido, nel rispetto degli impegni assunti dall'Italia a livello europeo...» (Parte terza - A02: Cannabis e droghe di sintesi: tendenze di consumo e risposte istituzionali - pag. 117-118).
Il Governo italiano è, dunque, ben consapevole della necessità ed urgenza non solo di permettere, ma anche di promuovere le analisi chimiche delle sostanze illegali presenti sul mercato, al fine di consentire agli operatori sanitari di svolgere una concreta politica di informazione e prevenzione nei confronti delle centinaia di migliaia di giovani che assumono droghe illegali. Come giustamente è scritto nella Relazione, esistono in Europa esperienze ormai consolidate in materia: in Olanda, il progetto nazionale di monitoraggio sulle droghe (DIMS, Drug Information Monitoring System) risale al 1993 e si avvale sia di laboratori fissi sia di unità mobili, a cui chiunque può rivolgersi per far analizzare pasticche e compresse, senza pericolo di essere perseguito penalmente. I risultati, facilmente accertabili, di tale politica sono i seguenti: un mercato illegale senza (troppa) immondizia, senza (troppe) speculazioni sulla pelle dei consumatori; un minor rischio di decessi droga-correlati (basta confrontare i dati olandesi con quelli inglesi); un contatto reale e profondo con migliaia di consumatori che, altrimenti, non entrerebbero mai in relazione con il servizio sanitario nazionale (tranne, magari, quando è troppo tardi ...). E' utile tenere presente che l'Olanda attua tali interventi senza aver rinnegato le convenzioni internazionali sulle droghe e senza venir meno ad una dura politica di repressione delle narcomafie presenti sul suo territorio.
Alcune Regioni italiane hanno tentato di importare il "modello olandese"; ricordiamo quanto previsto nel Piano Sanitario Regionale del Piemonte (Legge regionale n. 61/1997), dove, fra gli "obiettivi specifici" in tema di "prevenzione delle dipendenze", troviamo l' «organizzare il monitoraggio in vivo delle sostanze psicotrope sulla scorta delle iniziative già intraprese in altri Paesi ...»; ricordiamo, soprattutto, il "Progetto regionale nuove droghe" della Regione Emilia-Romagna (Deliberazione Giunta Regionale n. 206/1997), che prevede espressamente la possibilità per gli «operatori dei servizi pubblici e dei locali, appositamente formati» di «fornire informazioni, in tempi veloci e attraverso semplici indagini di laboratorio sperimentale, sulla composizione reale delle sostanze utilizzate dai consumatori, stimolando una maggior consapevolezza dei rischi. A livello provinciale va promossa la costituzione di un unico laboratorio sperimentale di riferimento per svolgere le indagini sulle polveri al fine di monitorare continuamente il mercato delle vecchie e nuove droghe. Ciò porterà ad avere in breve tempo una sorta di atlante delle varie sostanze presenti che potrà fornire risposte immediate ai consumatori sugli effetti di ciò che si stanno apprestando ad assumere, con la segnalazione di cautela nel caso di immissione sul mercato di nuovi prodotti. Un effetto indotto di tale iniziativa dovrebbe essere quello di creare un canale di comunicazione diretto tra operatori e mondo dei consumatori...».
Purtroppo, dalle parole non si è passati ai fatti. Oltre alla solita difficoltà di superare le resistenze e gli attriti conservatori dello "status quo", vi è stata l'assenza di una convinta incentivazione, da parte del governo nazionale, delle misure di "riduzione del danno" rispetto alle droghe sintetiche; incentivazione che deve passare anche attraverso l'avallo ufficiale ed espresso di tali iniziative. E' diffusa, infatti, fra gli operatori sanitari una preoccupazione legittima: quella di essere denunciati dal "difensore della morale pubblica" di turno per "Agevolazione dell'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope" (art. 79 del D.P.R. 309/90) e/o per "Istigazione, proselitismo e induzione al reato di persona minore" (art. 82 del D.P.R. suddetto). Occorre che il governo intervenga una volte per tutte per affermare la piena legittimità delle analisi chimiche delle sostanze illegali, attuate dagli operatori del servizio sanitario nazionale sia direttamente sia con l'ausilio degli operatori delle discoteche e delle associazioni di volontariato (in materia, il Gruppo Abele di Don Ciotti ha già svolto un grosso lavoro). Siamo consapevoli che la fine della legislatura è vicina ma siamo altrettanto consapevoli che lo strumento della "circolare interministeriale" può consentirVi di fornire in tempi brevi direttive ed indirizzi atti allo scopo. Non possiamo, infine, tacere su un'altra questione che investe anche la materia trattata finora; intendiamo riferirci al decreto di revisione del D.M. 444/90 su orari e organici dei Servizi Tossicodipendenze (Ser.T.) e, in particolare, alla norma che prescrive che i Ser.T. devono essere aperti "almeno cinque giorni la settimana". Oltre ai rilievi giuridici (contrasto patente con l'art. 118 del D.P.R. 309/90), intendiamo porre un grave rilievo politico: l'esperienza di quest'ultimo decennio dimostra che il requisito minimo relativo agli orari di apertura diverrà un requisito massimo, con la stragrande maggioranza dei Ser.T. aperti dal lunedì al venerdì: quale sarà l'opera di prevenzione ed informazione svolta da tali Ser.T. nei confronti dei milioni di cittadini che affollano discoteche e ritrovi nel fine settimana?
Attendendo una Vostra cortese risposta, inviamo distinti saluti.
CARMELO PALMA
Consigliere regionale radicale
Membro Consulta esperti tossicodipendenze
GIULIO MANFREDI
Membro Direzione Politica
Coordinamento Radicale Antiproibizionista
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Al Ministro della Sanità
Prof. Umberto Veronesi
C/o Ministero della Sanità


EUR, Lungo Tevere Ripa 1
00144 Roma

Torino, 9 gennaio 2001
Oggetto: Rilievi di legittimità inerenti la bozza del Decreto Ministeriale
"Revisione del DM 30 novembre 1990, n. 444, relativo alla determinazione dell'organico e delle caratteristiche organizzative e funzionali dei servizi per le tossicodipendenze delle Unità sanitarie locali - ai sensi della legge n. 45 del 1999".
Egregio Signor Ministro,
I sottoscritti Carmelo Palma, in qualità di consigliere regionale della Lista Bonino in Piemonte e di membro della Consulta degli esperti sulle tossicodipendenze, e Giulio Manfredi, in qualità di membro della Direzione Politica del Coordinamento Radicale Antiproibizionista (CORA), intendono esporLe con la presente un profilo di illegittimità (contrasto di norma secondaria con norma primaria) relativo al provvedimento in oggetto.
L'art. 5, comma 1, del provvedimento in oggetto così recita: «1. I Ser.T. assicurano il servizio per almeno cinque giorni la settimana e otto ore giornaliere, garantendo l'accesso al pubblico per non meno di cinque ore, durante le quali è assicurata la presenza contemporanea di tutte le figure professionali. 2. L'Azienda - Unità sanitaria locale garantisce, d'intesa con il Ser.T., tramite i propri servizi, l'assistenza agli utenti nelle 24 ore giornaliere assicurando, in particolare, ove necessario , la somministrazione dei farmaci sostitutivi nei giorni di chiusura del Ser.T. 3. I Ser.t. organizzano le risorse disponibili per assicurare l'accesso precoce a tutte le prestazioni erogabili omissis ».
I sottoscritti rilevano un patente contrasto del suddetto punto del decreto con le seguenti fonti normative primarie:
A) art. 118 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), che così recita: «(Organizzazione dei servizi per le tossicodipendenze presso le unità sanitarie locali) 1. In attesa di un riordino della normativa riguardante i servizi sociali, il Ministro della sanità, di concerto con il Ministro per gli affari sociali, omissis determina con proprio decreto l'organico e le caratteristiche organizzative e funzionali dei servizi per le tossicodipendenze da istituire presso ogni unità sanitaria locale. 2. Il decreto dovrà uniformarsi ai seguenti criteri direttivi: a) omissis b) il servizio deve svolgere un'attività nell'arco completo delle ventiquattro ore omissis ».
Dalla norma suddetta nonchè dai lavori preparatori si evince chiaramente la volontà del legislatore di istituire un servizio che deve garantire le prestazioni sanitarie lungo l'intero arco della settimana; prova ne sia che il decreto attuativo (D.M. 30 novembre 1990, n. 444 "Regolamento concernente la determinazione dell'organico e delle caratteristiche organizzative e funzionali dei servizi per le tossicodipendenze da istituire presso le unità sanitarie locali), all'art.5, così recita: «1. Le UU.SS.LL. - tramite i SERT- assicurano l'espletamento delle attività assistenziali ai tossicodipendenti, nell'arco delle ventiquattro ore e per tutti i giorni della settimana. 2. Ferma la necessità di assicurare l'apertura continuativa dei SERT per ventiquattro ore nei giorni feriali e festivi nelle aree di maggior rilevanza numerica dei tossicodipendenti, individuate dalla regione, l'assistenza ai tossicodipendenti è assicurata, nelle altre zone, mediante l'apertura dei SERT per non meno di dodici ore nei giorni feriali e di sei ore nei giorni festivi e nelle residue ore con le modalità di cui al comma 3. 3. Per l'espletamento dell'orario di cui al comma 1, lo svolgimento del servizio nei SERT al di fuori delle aree individuate dalla regione ai sensi del comma 2, può essere garantito, anche attraverso il collegamento tra i SERT, l'utilizzo di altre strutture della USL, nonché l'uso di unità mobili, la reperibilità degli operatori o altre idonee forme a seconda delle esigenze del bacino di utenza».
Si evince chiaramente dalle norme suddette che è il SERT in quanto tale - non l'Azienda-Unità sanitaria locale nel complesso - a dover espletare le prestazioni sanitarie tutti i giorni della settimana; sono fissate opportune graduazioni a seconda della qualità e quantità dell'utenza, ma esse sono da ritenersi, comunque, tali da non inficiare la fonte primaria (art. 118 citato, « il servizio deve svolgere un'attività nell'arco completo delle ventiquattro ore »).
La legge ordinaria citata è ancora pienamente in vigore, a distanza di dieci anni, non essendo stata soggetta ad alcuna abrogazione, modificazione e/o integrazione. Anzi:
- Il D.P.R. 14 gennaio 1997 (Approvazione dell'atto di indirizzo e coordinamento alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, in materia di requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l'esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private) ribadisce che: « Per i requisiti organizzativi, tecnologici e strutturali si richiama la normativa sull'istituzione dei Sert di cui alla legge n. 162 del 1990 (recepita dal D.P.R. 309/90, ndr) e D.M. 30 novembre 1990, n. 444 omissis ».
- Il 27/10/97, il CORA e il Gruppo Consiliare Verde alla Regione Piemonte richiesero al Commissario di Governo presso la Regione Piemonte di non apporre il visto alla legge regionale n. 61/97 inerente il "Piano Sanitario Regionale 1997-1999", poiché conteneva la previsione di orari di apertura dei Ser.T. inferiori a quelli previsti dalle norme nazionali. A seguito di tale ricorso, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Affari Regionali comunicava al Commissario di Governo (atto n. 002480 del 14/11/97, che alleghiamo) che: « omissis Il Governo, nella seduta del Consiglio dei Ministri del 14/11/97, ha rilevato: omissis e) all'allegato C) punto 6 Prevenzione della Dipendenza, Riabilitazione e Reinserimento dei Tossico-Alcooldipendenti che, per la parte in cui prevede un orario di apertura minima dei S.E.R.T. di 10 ore feriali e 4 ore festive, non dispone in conformità alla normativa nazionale vigente che richiede un'apertura continuativa nelle 24 ore sia per i giorni feriali che festivi. Per i suesposti motivi il Governo ha rinviato la legge a nuovo esame del Consiglio Regionale omissis ». Il Consiglio Regionale del Piemonte adeguava le norme del PSR alle indicazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri o, meglio, a quanto previsto dalla normativa nazionale.
B) Provvedimento 21 gennaio 1999 della Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano "Accordo Stato-regioni per la «Riorganizzazione del sistema di assistenza ai tossicodipendenti». (Repertorio atti n. 593).".
Nella parte del suddetto provvedimento inerente le "Unità operative Sert" si possono leggere i seguenti passaggi: " il Sert dovrà garantire livelli minimi di prestazioni, in particolare per quanto riguarda la prima accoglienza, la diagnosi, la cura e la riabilitazione In ogni caso è fortemente raccomandato che i Sert assicurino la maggior flessibilità e complessità di prestazioni possibile per qualificare ulteriormente il sistema assistenziale tra le prestazioni che il servizio dovrebbe garantire, per poter operare, devono essere comprese le seguenti: pronta accoglienza e diagnosi omissis".
La dizione «pronta accoglienza» compariva ancora nella prima versione del provvedimento in oggetto, sostituita poi dalla dizione «accesso precoce». E' evidente che il secondo termine racchiude in sé una tassatività molto minore ed un'indeterminatezza molto maggiore rispetto al primo. E', altresì, evidente che la "pronta accoglienza" è prerogativa di servizi aperti tutti i giorni, tendenzialmente tutto il giorno, come prescrive l'art. 118 del D.P.R. 309/90; non può essere la prerogativa di servizi aperti " almeno cinque giorni la settimana e otto ore giornaliere, garantendo l'accesso al pubblico per non meno di cinque ore " (art. 5 del provvedimento all'oggetto).
I sottoscritti richiamano, infine, il terzo comma dell'art. 118 citato, che prevede l'utilizzo della figura straordinaria del «commissario ad acta» e la deroga dal blocco delle assunzioni al fine di addivenire all'istituzione dei Ser.T. entro il mese di maggio del 1991. La facile constatazione che, a distanza di un decennio, la normativa in questione è disattesa in gran parte del territorio nazionale nulla toglie all'attualità della sua vigenza, anzi è un motivo in più, se ve ne fosse bisogno, per riaffermarla e ribadirla.
In base a tutte le motivazioni esposte, i sottoscritti La invitano, Signor Ministro, a modificare il provvedimento in oggetto, adeguandolo alle disposizioni di legge suddette. Una sua emanazione nel testo attuale lo esporrebbe a facili ricorsi presso la giustizia amministrativa, con grave nocumento per la certezza del diritto.
Le chiediamo, altresì, Signor Ministro, di utilizzare i pochi mesi che mancano alla fine della legislatura per promuovere un vero e proprio "check-up", un'inchiesta ministeriale approfondita e complessiva sui circa 500 Ser.T. esistenti. Durante la sua recente indagine conoscitiva, la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha effettuato sopralluoghi nei Ser.T. di Genova, Rimini e Reggio Calabria; i risultati di tale verifica, parziale ed episodica, rappresentano la punta di un iceberg che deve essere svelato nella sua interezza e confermano quanto si può ricavare dagli scarni dati forniti dalle Regioni e inseriti nelle Relazioni annuali sulle tossicodipendenze: l'inadeguatezza qualitativa e quantitativa dell'offerta sanitaria dei servizi, soprattutto nelle grandi città, soprattutto nel Meridione d'Italia. La nomina da parte Sua di "commissari ad acta" che sostituiscano Regioni e Aziende/Unità Sanitarie Locali inadempienti sarebbe, a nostro modesto avviso, un'iniziativa significativa e adeguata a superare resistenze e ritardi che non hanno più alcuna giustificazione: l'art. 2 della legge n. 45/99 (Disposizioni per il Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga e in materia di personale dei Servizi per le tossicodipendenze) ha previsto la copertura dei posti degli organici nei Ser.T. entro il 31/12/99.
Confidiamo che Lei saprà accogliere i nostri rilievi come apporto critico al Suo lavoro e non come sterile opposizione preconcetta; riteniamo che il contributo del CORA ai lavori della recente Conferenza Nazionale di Genova possa testimoniare dell'onestà intellettuale con cui operiamo da oltre dodici anni.
Rimanendo a disposizione per qualsiasi chiarimento, Le inviamo distinti saluti.
CARMELO PALMA (consigliere regionale Lista Bonino)
GIULIO MANFREDI (membro della Direzione del CORA)
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