Carceri
Interrogazioni e Interpellanze

INTERPELLANZA - Oggetto: sulle perquisizioni e sui sequestri di suppellettili di cittadini detenuti
attuati recentemente nella casa circondariale di Biella;
sullo stato delle cose negli istituti penitenziari piemontesi. [12 gennaio 2005]


INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE - Al Ministro della giustizia – Per sapere – Premesso che: o Con lettera circolare del 30/07/04, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) ha reso note le “Istruzioni per la presentazione dei progetti ex art.129 D.P.R. 30.06.2000 n° 230”, con allegato il ” Il Regolamento della Cassa delle Ammende “, emanato il giorno 26/02/04;

INTERPELLANZA URGENTE: Oggetto: SULLA NECESSITA’ ED URGENZA DI INTEGRARE L’ORGANICO DEGLI EDUCATORI DEL CARCERE DI VERCELLI. [26 luglio 2004]

INTERPELLANZA URGENTE: "Oggetto: SULLA NECESSITA’ ED URGENZA DI TERMINARE I LAVORI DI ALLACCIAMENTO DEL CARCERE DI ASTI ALL’ACQUEDOTTO COMUNALE” [12 luglio 2004]

INTERPELLANZA URGENTE - Oggetto: ATTUAZIONE DEL D. LGS. 230/99 E “CASO VALLETTE” [29 dicembre 2003]

INTERROGAZIONE Nš1958 - OGGETTO: CASA DI RECLUSIONE S. MICHELE DI ALESSANDRIA [4 dicembre 2002]

INTERPELLANZA: Oggetto: sulla spesa annuale per l'assistenza sanitaria ai detenuti nelle carceri piemontesi [8 ottobre 2002]

INDAGINE CONOSCITIVA SULLA SITUAZIONE DEI DETENUTI AFFETTI DA HIV NELLE CARCERI PIEMONTESI [10 dicembre 2001]

INTERROGAZIONE SU RIFORMA MEDICINA PENITENZIARIA [26 marzo 2001]

  Torino, 12 gennaio 2005
INTERPELLANZA - Oggetto: sulle perquisizioni e sui sequestri di suppellettili di cittadini detenuti
attuati recentemente nella casa circondariale di Biella;
sullo stato delle cose negli istituti penitenziari piemontesi.


I sottoscritti consiglieri regionali, premesso che:
- risulta agli interpellanti che il giorno 20 dicembre 2004, nel carcere di Biella, nella sezione EIV (Elevato Indice di Vigilanza), vi sia stata un’ispezione nei confronti dei 14 detenuti ivi reclusi che ha comportato la requisizione di buona parte delle suppellettili di proprietà dei reclusi, giudicate “eccessive”;
- in particolare, risulta agli interpellanti che sono state requisite ad ogni cittadino detenuto: tutte le posate, ad eccezione di un cucchiaio, un coltello e una forchetta; scatole di detersivo; un vasetto di miele; le pentole per le torte; i bloc notes; la posta personale; tutte le riviste e i libri, esclusa la Bibbia, ma compresi il codice carcerario e il codice penale; le foto dei familiari; gli atti giudiziari; i francobolli; i quotidiani; i lettori e cd musicali; gran parte dell’abbigliamento (risulta agli interpellanti che un detenuto non ha potuto usufruire dell’ora d’aria essendogli rimasti solo abiti leggeri); le coperte (a parte due)
- risulta agli interpellanti che durante la suddetta ispezione è stato chiesto a un detenuto di abbassarsi gli slip; al suo rifiuto il detenuto è stato condotto in isolamento;
- risulta agli interpellanti che non sia stato redatto un inventario del materiale requisito;
- risulta agli interpellanti che attualmente i detenuti possono leggere in tutto quattro pubblicazioni, tra riviste e libri … ma un libro alla volta; chi vuole può richiedere altri libri oltre ai quattro concessi, previa richiesta motivata scritta.
Interpellano l’Assessore regionale competente per sapere:
- se intenda fornire al Consiglio Regionale adeguate informazioni su come si sono svolti realmente i fatti esposti in premessa e quali siano state le motivazioni a fondamento della suddetta ispezione e delle suddette requisizioni;
- se intenda fornire al Consiglio Regionale una sua valutazione sulla congruenza delle misure adottate nel carcere di Biella con la legge 354/75 e il regolamento generale delle carceri;
- se, nell’occasione, intenda fornire al Consiglio Regionale, al termine della legislatura, una relazione sintetica sulla situazione esistente nei 13 istituti di reclusione piemontesi nonché nel Carcere minorile Ferrante Aporti e nel Centro di permanenza temporanea per extracomunitari di Torino.

Bruno Mellano (primo firmatario)
Carmelo Palma
Marisa Suino
Rosa Anna Costa
Enrico Moriconi
Pino Chiezzi
Mario Contu
Giancarlo Tapparo
Wilmer Ronzani
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  Torino 17 dicembre 2004
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

Al Ministro della giustizia – Per sapere – Premesso che:
o Con lettera circolare del 30/07/04, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) ha reso note le “Istruzioni per la presentazione dei progetti ex art.129 D.P.R. 30.06.2000 n° 230”, con allegato il
” Il Regolamento della Cassa delle Ammende “, emanato il giorno 26/02/04;

o La mancata predisposizione del suddetto Regolamento – che ha comportato l’inutilizzazione per oltre tre anni, delle ingenti somme introitate dalla Cassa delle Ammende (circa 80 milioni di euro) – era stata oggetto di numerose interrogazioni parlamentari;
- Rispondendo all’ultima in ordine di tempo di tali interrogazioni, il 22 luglio scorso, il Ministro della giustizia dichiarò testualmente: “… in data 18 febbraio 2004 il regolamento è stato approvato; nello stesso tempo sono stati deliberati favorevolmente due progetti denominati “Va dove ti porta il cuore” e “La rete che cura”, presentati dal Dap. Nel corso dell’ultima seduta è stata inoltre avviata la disanima di altri progetti già presentati…”;
- In una dichiarazione all’ANSA del 4 febbraio 2004, il Ministro della Giustizia dichiarò testualmente: “…L’attuale amministrazione ha predisposto un regolamento, in fase di elaborazione dalla scorsa estate e ormai pronto, per disciplinare l’utilizzo di tali risorse. Il regolamento sarà approvato dal Consiglio di Amministrazione della Cassa, che si terrà entro metà febbraio. Nel frattempo sono stati esaminati due progetti pluriennali che saranno finanziati proprio attraverso moderne tecnologie, e vedrà l’investimento di circa 3 milioni di euro. Il secondo riguarda il servizio psichiatrico negli istituti di pena, per affrontare i momenti di criticità della vita del detenuto, e comporterà un investimento di circa 4 milioni di euro…”;
- Il 15 maggio 2003, rispondendo ad un’interrogazione dell’on. Del Pennino, il Ministro della Giustizia affermò che il consiglio di amministrazione della Cassa delle Ammende aveva provveduto ad emanare il regolamento, aggiungendo anche che, alla data del 15 maggio 2003, erano oggetto di esame da parte del Cda della Cassa alcune richieste di finanziamento;
- Da un esame del testo del Regolamento delle Casse delle Ammende si evince la presenza di vistosi errori ed omissioni, dovuti anche alla non impeccabile stesura dell’art.129 del DPR 230/00 ( che non precede alcunché rispetto alle modalità di presentazione dei progetti ex comma 2; rispetto ai programmi ex comma 3, vi è la prevede incongruamente un parere vincolante “dell’assessorato alla sicurezza sociale della provincia territorialmente competente);
- Nel regolamento inoltre, non è previsto alcun termine temporale per la comunicazione rispetto al fatto che vi sia stato o meno il finanziamento dei progetti medesimi, per quel che concerne i progetti presentati dagli enti privati, mentre l’art.123, comma 3, lettera g) del DPR 230/00 prevede l’istituzione di organi di controllo erga omnes accanto alla suddetta incongrua previsione dell’assessorato provinciale alla sicurezza sociale, è aggiunto il termine “o da organismo analogo”, che non risolve ma complica il problema.
Per sapere:
o Se il Ministro non ritenga di dover fornire chiarimenti sul fatto che, in base alle sue stesse dichiarazioni, due progetti sarebbero stati finanziati prima ancora che fosse non solo reso pubblico, ma addirittura emanato il regolamento, sulla base del quale avrebbero dovuto essere presentati tali progetti;
o se non ritenga che tali progetti costituiscano un sconfinamento di competenze, considerato che la sanità penitenziaria è stata trasferita dal Ministero della Giustizia al Ministero della Salute (D. LGS. 22 giugno 1999,n°230);
o se non intenda rendere pubblici sia i due progetti suddetti sia il Bilancio della Cassa delle Ammende, nonché prevedere una relazione annuale del DAP- Cassa delle Ammende che riporti sia i progetti approvati sia i progetti respinti;
o se, più in generale, sia intenzionato a provvedere ad una revisione del testo del Regolamento della Cassa delle Ammende, anche in considerazione dei rilievi mossi dagli interroganti in premessa.
Roma, 15/12/04

On. Giuliano Pisapia
On. Marilde Provera
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  Torino, 26 luglio 2004
INTERPELLANZA URGENTE: Oggetto: SULLA NECESSITA’ ED URGENZA DI INTEGRARE L’ORGANICO DEGLI EDUCATORI DEL CARCERE DI VERCELLI.

I sottoscritti consiglieri regionali, a seguito della visita ispettiva effettuata il giorno 14 luglio 2004 nella Casa Circondariale di Vercelli da parte di una delegazione del gruppo radicale (in base all'articolo 67 della legge 354 del 1975),
Considerato che:
o la suddetta delegazione ha appreso dalla direzione del carcere i seguenti dati: al 14 luglio 2004 il numero dei reclusi era di 347 persone (rispetto ad una capienza prevista di 201 unità); i detenuti extracomunitari erano 130; 93 le persone in attesa di giudizio; 120 i cittadini tossicodipendenti (di cui 3 sieropositivi); solo una decina i trattamenti metadonici; anche a Vercelli è riscontrabile l’inadeguatezza quantitativa di tali trattamenti (percentuale trattamenti/totale td.ti pari all’8,3%; la percentuale nazionale è pari al 13%; la percentuale trattamenti metadonici/totale utenti dei SERT è del 50% - fonte: Relazione del Governo al Parlamento sullo stato delle td.ze in Italia nel 2003). Rispetto al dato qualitativo, è apprezzabile che siano effettuati a Vercelli anche trattamenti a mantenimento (nella maggioranza delle carceri i trattamenti sono solamente a scalare). I detenuti per reati connessi allo spaccio di stupefacenti erano 150 (quasi la metà). Gli atti di autolesionismo verificatisi dal 1°/01/04 erano stati 10. Infine, i detenuti che prestavano attività lavorative all’interno del carcere erano 98 (trattasi di lavori relativi all’ordinaria amministrazione del carcere, effettuati dai detenuti a rotazione);
o gli educatori presenti erano due; la delegazione radicale ha appreso che un terzo educatore, da tempo fattosi trasferire nell’ufficio ragioneria, continua a essere conteggiato nell’organico degli educatori; la delegazione radicale ha appreso, altresì, che il nuovo educatore assegnato al carcere di Vercelli - grazie al concorso indetto sulla scorta dello stanziamento deciso dalla Giunta Regionale - ha rinunciato a ricoprire il posto e non è stato sostituito; la delegazione radicale aveva visitato precedentemente il carcere di Biella, dove un’analoga situazione era stata risolta attingendo dalla graduatoria del concorso svoltosi a Torino;
o la delegazione radicale ha incontrato le quattro detenute che si dedicano alla produzione di capi d’abbigliamento per il mercato esterno, con grande passione e professionalità;
o al 14 luglio 2004 il numero degli agenti di polizia penitenziaria in forza effettiva all'istituto era pari a 204 unità (l’organico previsto è di 240 unità);
o esiste un protocollo di intesa fra Regione Piemonte e Provveditorato Regionale alle Carceri, sottoscritto nel 1992 e che da anni necessita di essere rivisto ed ampliato;
o l'ordine del giorno approvato dal Consiglio Regionale il 23 dicembre scorso impegna la Giunta Regionale a sollecitare al Ministero di Giustizia l'assunzione degli agenti di polizia penitenziaria "secondo ruoli regionali" (per evitare la "fuga" degli assunti dalle sedi ritenute più disagevoli);
o le modalità di gestione degli attuali organici della polizia penitenziaria rischia di mettere in crisi anche tutti gli interventi di assistenza, di sanità, di recupero, di reinserimento e di formazione programmati e finanziati dalla Regione Piemonte;
o il 18 febbraio 2004, il Consiglio di Amministrazione della Cassa delle Ammende (DPR 30 giugno 2000 n° 230, artt. 121/130) ha finalmente approvato il regolamento interno per la disciplina delle modalità di presentazione di progetti finalizzati al reinserimento lavorativo e sociale dei detenuti.
Interpellano la Giunta Regionale e in particolare l’Assessore regionale alle Politiche Sociali:
1. per sapere quali iniziative urgenti la Giunta Regionale intenda assumere nei confronti del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria affinché: sia finalmente assegnato al carcere di Vercelli un nuovo educatore, attingendo, se possibile, dalla graduatoria di Torino; sia reso pubblico il prospetto di suddivisione definitiva dei 22 nuovi educatori nelle 13 carceri piemontesi;
2. per sapere quali iniziative la Giunta Regionale intenda assumere per valorizzare ed incentivare la piccola realtà lavorativa esistente nel reparto femminile del carcere di Vercelli;
3. per conoscere l'orientamento politico della Giunta Regionale rispetto alla riscrittura del Protocollo di Intesa fra Regione e Provveditorato regionale alle Carceri, al fine di valorizzare e salvaguardare gli interventi regionali in un contesto di gestione complessiva degli istituti che rischia di disperdere le risorse stanziate dalla Regione;
4. per sapere a quale punto sia la predisposizione del nuovo Protocollo di Intesa e per conoscere quale sia la data limite entro la quale la Giunta ritenga necessario procedere alla sottoscrizione del documento;
5. per conoscere se la Giunta Regionale non ritenga utile ed necessario acquisire immediatamente dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria del Ministero di Giustizia copia del regolamento e del bilancio della Cassa delle Ammende.

Bruno Mellano (primo firmatario)
Carmelo Palma
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  Torino, 12 luglio 2004
INTERPELLANZA URGENTE: "Oggetto: SULLA NECESSITA’ ED URGENZA DI TERMINARE I LAVORI DI ALLACCIAMENTO DEL CARCERE DI ASTI ALL’ACQUEDOTTO COMUNALE”

I sottoscritti consiglieri regionali, a seguito della visita ispettiva effettuata il giorno 7 luglio 2004 nella Casa Circondariale di Quarto d’Asti da parte di una delegazione del gruppo radicale, in base all'articolo 67 della legge 354 del 1975,
Considerato che:
o la suddetta delegazione ha verificato sul posto che le tubature dell’acquedotto comunale sono arrivate davanti all’entrata del carcere, come previsto dal Protocollo d’Intesa siglato il 20 febbraio 2003 fra le Amministrazioni interessate;
o l’ultima opera da compiere consta nel portare l’acqua dalla soglia in tutto l’istituto tramite nuove (in parte) condutture e una nuova cisterna da aggiungere alle due già esistenti (una convoglia l’acqua dei pozzi artesiani, che continuerà ad essere adibita all’uso agricolo per evitare costi e sprechi; l’altra è quella della sicurezza antincendio);
o il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria ha avuto a disposizione diciassette mesi di tempo per provvedere alle opere suddette, che, interessando l’interno dell’istituto, sono di sua esclusiva competenza: tempo perso;
o al 7 luglio 2004 il numero degli ospiti era di 305 persone (a cui vanno aggiunti 25 reclusi semiliberi o ammessi al lavoro esterno), di cui il 48% costituito da extracomunitari e il 30% da tossicodipendenti, di cui solo una decina in trattamento metadonico a scalare; si conferma l’inadeguatezza qualitativa e quantitativa di tali trattamenti; la percentuale nazionale trattamenti metadonici/numero di detenuti td.ti è del 13% (nei SERT è del 50% circa) – fonte: Relazione del Governo al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia nel 2003;
o al 7 luglio 2004 il numero degli agenti di polizia penitenziaria in forza effettiva all'istituto era pari a 85/90 unità: 75/70 unità in meno rispetto all'organico previsto (160 unità);
o esiste un protocollo di intesa fra Regione Piemonte e Provveditorato Regionale alle Carceri, sottoscritto nel 1992 e che da anni necessita di essere rivisto ed ampliato;
o l'ordine del giorno approvato dal Consiglio Regionale il 23 dicembre scorso impegna la Giunta Regionale a sollecitare al Ministero di Giustizia l'assunzione degli agenti di polizia penitenziaria "secondo ruoli regionali" (per evitare la "fuga" degli assunti dalle sedi ritenute più disagevoli);
o le modalità di gestione degli attuali organici della polizia penitenziaria rischia di mettere in crisi anche tutti gli interventi di assistenza, di sanità, di recupero, di reinserimento e di formazione programmati e finanziati dalla Regione Piemonte;
o il 18 febbraio 2004, il Consiglio di Amministrazione della Cassa delle Ammende (DPR 30 giugno 2000 n° 230, artt. 121/130) ha finalmente approvato il regolamento interno per la disciplina delle modalità di presentazione di progetti finalizzati al reinserimento lavorativo e sociale dei detenuti.
Interpellano la Giunta Regionale e in particolare l’Assessore regionale all'Assistenza:
1. per sapere quali iniziative urgenti la Giunta Regionale intenda assumere nei confronti del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria perché siano compiute le ultime opere atte a completare l’allacciamento del carcere di Asti all’acquedotto comunale, dopo oltre un decennio dall’entrata in funzione dell’istituto penitenziario;

2. per conoscere l'orientamento politico della Giunta Regionale rispetto alla riscrittura del Protocollo di Intesa fra Regione e Provveditorato regionale alle Carceri, al fine di valorizzare e salvaguardare gli interventi regionali in un contesto di gestione complessiva degli istituti che rischia di disperdere le risorse stanziate dalla Regione;
3. per sapere a quale punto sia la predisposizione del nuovo Protocollo di Intesa e per conoscere quale sia la data limite entro la quale la Giunta ritenga necessario procedere alla sottoscrizione del documento;
4. per conoscere se la Giunta Regionale non ritenga utile ed necessario acquisire immediatamente dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria del Ministero di Giustizia copia del regolamento e del bilancio della Cassa delle Ammende

Bruno Mellano (primo firmatario)
Carmelo Palma
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  Torino, 29 dicembre 2003
INTERPELLANZA URGENTE - Oggetto: ATTUAZIONE DEL D. LGS. 230/99 E “CASO VALLETTE”
I sottoscritti consiglieri regionali
Premesso che:
- il tardivo passaggio alle AA.SS.LL delle competenze funzionali e gestionali dei servizi tossicodipendenze interni agli istituti di pena fa emergere, a partire dal caso delle carcere torinese delle Vallette, il rischio di un vero e proprio disastro, da ben pochi previsto e annunciato; fra i pochi, i radicali, che da anni denunciano la mancata attuazione del decreto legislativo 230/99 (Riordino della medicina penitenziaria);
- la nota del 22 dicembre 2003 inviata dalla Direzione della Programmazione Sanitaria alle AA.SS.LL competenti si è limitata a garantire che l’ammontare dei finanziamenti riconosciuti per l’esercizio 2004 sarà pari alle richieste delle Aziende (e quindi sensibilmente superiore ai circa 850.000 euro impiegati nell’esercizio 2003);
- il “caso Vallette” è emerso agli onori delle cronache per le proteste degli attuali operatori che, con il passaggio delle competenze all’A.S.L, rischiano, dal 1° gennaio prossimo, di non essere confermati. Dietro questa questione, di natura sindacal-contrattuale, c’è però ben altro, cioè una logica di distruzione e annientamento di un servizio, e di pratiche consolidate negli anni (che puntavano su di un patrimonio di competenze e interventi di natura psicologico-sociale) e la sua sostituzione con un modello di “Sert di territorio”, in cui hanno (giustamente) la priorità interventi di natura medico-sanitaria;
- le AA.SS.LL rischiano di commettere rispetto alla tossicodipendenza carceraria lo stesso errore che hanno commesso per 20 anni rispetto alla tossicodipendenza da strada: quella di “pensarla” e di trattarla secondo un modello burocraticamente ambulatoriale. Questa scelta non contrasta solo con il buon senso, ma anche con le disposizioni del D.M. 21 aprile 2000 (Progetto Obiettivo per la tutela della salute in ambito penitenziario), che impone, nel passaggio delle competenze alle AA.SS.LL, la garanzia della “necessaria continuità assistenziale”;
- l’interruzione della continuità dei trattamenti per i detenuti tossicodipendenti delle “Vallette” è particolarmente grave, proprio perché si inserisce in un progetto/percorso ampiamente strutturato e sperimentato (dalle sezioni di primo livello sino alla sezione a custodia attenuata Arcobaleno);
- se l’A.S.L 3 ritiene di potere eludere il problema della continuità degli interventi e di un progetto che riconosca ed affronti la specificità della “tossicodipendenza carceraria”, il risultato sarà doppiamente negativo: si interromperanno una serie di trattamenti e si minerà la stessa sicurezza del carcere.Interpellano l’Assessore regionale alla Sanità per sapere:
- se ritenga che, di fronte a tutto questo, la Regione possa limitarsi a fare il “passacarte” e il “passasoldi” alle AA.SS.LL o non debba al contrario imporre il rispetto di una serie di criteri e di obiettivi di intervento, a partire dall’adozione di una Carta dei Servizi, prevista come obbligatoria dall’art. 1 del decreto legislativo 230/99;
- se in particolare sia vero che l’A.S.L 3 ha programmato alle Vallette una radicale “normalizzazione” dei servizi tossicodipendenze, con il dimezzamento delle ore dedicate ad interventi di carattere psico-sociale;
- se più in generale non ritenga che la Regione debba smettere di trattare le tossicodipendenze come una materia residuale, affidata di volta in volta alle convinzioni e alle convenienze personali di qualche dirigente di assessorato o di A.S.L.

Carmelo Palma (primo firmatario)
Bruno Mellano
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  INTERROGAZIONE Nš1958
OGGETTO: CASA DI RECLUSIONE S. MICHELE DI ALESSANDRIA

I sottoscritti consiglieri regionali,
premesso che:
- a seguito di segnalazioni circostanziate e ripetute visite, risulta agli interroganti che la casa di reclusione San Michele di Alessandria disponga di un solo educatore per 357 detenuti,
- la maggior parte dei detenuti del suddetto carcere è soggetta a pena definitiva e si trova conseguentemente nella condizione di poter formalmente accedere ai benefici di legge, i quali sono vincolati alla relazione di sintesi trattamentale;
- l’assenza di educatori equivale all’assenza di relazioni ed all’impossibilità strutturale di fruire dei benefici di legge;
- risultano inoltre agli interroganti gravissime carenze nell’operatività dell’infermeria della casa di reclusione, consistenti nell’assenza di visite specialistiche, di supporto psicologico, nella sporadicità dei controlli ai detenuti sieropositivi e delle visite dell’infettivologo;
- nella notte tra il 24 e il 25 ottobre alcuni detenuti frequentanti i corsi dell’istituto per geometri interni al carcere sono stati improvvisamente ed inspiegabilmente trasferiti sospendendo di fatto il loro percorso formativo indispensabile al futuro reinserimento, in violazione al regolamento sull’ordinamento peniten-ziario (Decr. Pres. 30-06-00 n. 230, alt 41, comma 4, e art. 83 comma 9 a);
- ad oltre un mese dal trasferimento, alcuni di questi non avevano ancora ricevuto i loro indumenti ed effetti personali, in palese violazione del regolamento sull’ordinamento penitenziario (Decr. Pres. 30-06-00 n. 230, art. 83, comma 3 e 6);
- una delibera del consiglio comunale di Alessandria in vigore dal 19/11/02 ha previsto lo spostamento del parcheggio, in precedenza antistante al carcere, ad un chilometro e mezzo dall’area circondariale, causando disagi ai familiari dei detenuti, contrariamente allo spirito della normativa penitenziaria che prevede l’agevolazione dei colloqui con i familiari, ed obbligandoli all’uso di un bus-navetta;
-
interrogano
il presidente della giunta regionale e gli assessori competenti per sapere:
- se l’assessorato alla sanità intende dare luogo ad ispezioni per verificare le condizioni denunciate;
- se l’assessorato alla sanità intende invitare l’ASL competente ad ovviare alle gravi carenze in un tempo ragionevolmente rapido e commisurato all’urgenza;
- se l’assessorato ai servizi sociali ed eventualmente l’assessorato all’urbanistica sono informati del disagio e del mancato rispetto dei diritti dei detenuti che comportano le misure adottate dall’amministrazione comunale, in merito all’ubicazione del parcheggio, e dall’amministrazione penitenziaria, in merito al trasferimento dei detenuti, e se intendono fame segnalazione al ministero della giustizia.
Bruno Mellano
Carmelo Palma
Torino, 4 dicembre 2002
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INTERPELLANZA
Oggetto: sulla spesa annuale per l'assistenza sanitaria ai detenuti nelle carceri piemontesi, nettamente più esigua della media nazionale, già irrisoria; sullo stato di non-attuazione della riforma della medicina penitenziaria.
I sottoscritti consiglieri regionali,
premesso che:
- il "Sole 24 Ore" del 7/10/02 ospita un ampio servizio sulla situazione dell'assistenza sanitaria ai cittadini detenuti;
- dalla lettura di tale servizio si evince quanto segue: il passaggio dell'assistenza sanitaria nelle carceri dall'amministrazione penitenziaria alle ASL, previsto dal D.Lgs. 230/99, è rimasto lettera morta; la spesa sanitaria per ogni detenuto (media nazionale) è passata dai 1.587,35 euro del 1999 ai 1.406.70 euro del 2002 (- 11,4%). In particolare, si è registrata una diminuzione di spesa in tutte le componenti la spesa sanitaria totale: farmaci (- 12,9%); apparecchiature (- 10,8%); infermieri (-0,2%); guardie mediche (- 8,5%); specialisti (- 35,5%);
- dalla tabella allegata al suddetto servizio si evince, altresì, che la Regione Piemonte (e Valle d'Aosta) è la regione che, assieme a Lombardia e Puglia, detiene il triste primato della minor spesa sanitaria per detenuto: 1273,76 euro (-21,1% rispetto ai 1.614,48 euro del 1999). In particolare, tutte le componenti della spesa sanitaria sono peggiori della media nazionale, già pessima: farmaci (- 20,3%); apparecchiature (-17,3%); infermieri (-11,2%); guardie mediche (-18,1%); specialisti (-42,1%);
- tali dati trovano puntuale riscontro nelle circostanziate denunce dei detenuti, raccolte dai sottoscritti nelle 53 visite ispettive da loro finora compiute nelle 14 carceri piemontesi, e nelle decine di lettere inviate dai detenuti al Gruppo consiliare radicale;
- il 27 luglio 2000 i sottoscritti (e i consiglieri Suino, Riggio, Ronzani e Placido) presentarono una mozione (n. 72/00) all'oggetto "Sull'assistenza sanitaria ai cittadini detenuti nelle carceri piemontesi …", mozione che attende ancora, a oltre due anni di distanza, di essere discussa in Consiglio Regionale;
- l'art. 8, comma 2, del D.Lgs. 230/99 prevede la sperimentazione della riforma della medicina penitenziaria in tre regioni, poi diventate sei, fra cui non è compresa la Regione Piemonte; l'art. 8, comma 1, del D.Lgs. 230/99 prevede, però: "A decorrere dal 1° gennaio 2000 sono trasferite al Servizio sanitario nazionale le funzioni svolte dall'amministrazione penitenziaria con riferimento ai soli settori della prevenzione e della assistenza ai detenuti e agli internati tossicodipendenti …" (vedi anche circolari attuative N. A7013820/Ministero Sanità del 28/12/99 e N.3510/5960/Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del 29/12/99, citate ampiamente nella mozione di cui sopra).

I sottoscritti consiglieri interpellano gli Assessori regionali alla Sanità e alle Politiche Sociali per sapere:
- se i dati citati in premessa corrispondano al vero;
- in caso affermativo, se tali dati non impongano una seria riflessione sull'inadeguatezza delle politiche regionali in materia e sulla necessita ed urgenza di invertire il degrado continuo delle condizioni di vita nelle carceri piemontesi;
- quali atti e provvedimenti gli Assessorati competenti abbiano assunto e/o intendano assumere per l'attuazione dell'art. 8, comma 1, del D.Lgs. 230/99, a oltre tre anni di distanza dalla sua "entrata in vigore".
Torino, 8 ottobre 2002

Carmelo PALMA
Bruno MELLANO
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE IN COMMISSIONE
Oggetto: sulla situazione dei cittadini detenuti nelle carceri piemontesi affetti dal virus HIV anche alla luce del decreto del Ministero della Sanità firmato il 7 maggio 2001ed entrato in vigore il 19 ottobre 2001
I sottoscritti consiglieri regionali, premesso che:
- il 19 ottobre scorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto 7 maggio 2001 del Ministero della Sanità "Definizione dei casi di AIDS conclamato o di grave deficienza immunitaria per i fini di cui alla legge 12 luglio 1999, n. 231. Modifica dell'art. 2 del decreto interministeriale 21 ottobre 1999";
- dalla lettura del provvedimento risulta che: è stato firmato dagli ex-ministri della Sanità (Umberto Veronesi) e della Giustizia (Piero Fassino) il 7 maggio 2001; è stato registrato alla Corte dei Conti solamente il 6 settembre 2001; è entrato in vigore cinque mesi dopo essere stato licenziato dal governo;
- il decreto suddetto modifica i parametri sanitari che consentono la scarcerazione dei detenuti in AIDS conclamato; il numero di linfociti TCD4+ non deve essere più pari o inferiore a 100/mmc bensì a 200/mmc.
Interrogano l'Assessore regionale alla Sanità per sapere:
- la percentuale di detenuti nelle carceri piemontesi che si sottopone volontariamente al test della sieropositività (dato complessivo e dati scorporati dei vari istituti penitenziari della Regione);
- il numero dei cittadini sieropositivi detenuti nelle carceri piemontesi (dato complessivo e dati scorporati dei vari istituti penitenziari della Regione);
- il numero dei cittadini in AIDS conclamato detenuti nelle carceri piemontesi (dato complessivo e dati scorporati dei vari istituti penitenziari della Regione);
- se vi sono cittadini detenuti in AIDS conclamato che, a seguito dell'emanazione, seppur tardiva, del decreto in oggetto, sono stati scarcerati o, comunque, rientrano nelle condizioni di legge necessarie e sufficienti pr richiedere la scarcerazione (dato complessivo e dati scorporati dei vari istituti penitenziari della Regione).
Torino, 10 dicembre 2001
Carmelo PALMA Bruno MELLANO
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INTERROGAZIONE URGENTE A RISPOSTA SCRITTA IN COMMISSIONE
Oggetto: Attuazione della riforma della medicina penitenziaria; adempimenti della Regione e delle Aziende Sanitarie Locali (combinato disposto D.Lgs. 230/99, D.Lgs. 433/2000, D.M. 20 aprile 2000, D.M. 21 aprile 2000).
I sottoscritti consiglieri, premesso che:
- il D.M. 20 aprile 2000 (Individuazione delle regioni nelle quali avviare il graduale trasferimento, in forma sperimentale, delle funzioni sanitarie svolte dall’amministrazione penitenziaria al Servizio sanitario nazionale …) così recita: «… Ritenuto opportuno, ai fini dell’effettuazione di una sperimentazione che consenta di poter disporre di elementi informativi utili a poter successivamente procedere al trasferimento delle funzioni sanitarie sull’intero territorio nazionale, di individuare regioni situate nel nord, nel centro e nel sud del Paese e nelle quali siano presenti istituti penitenziari di rilevante importanza, avuto riguardo anche alla composizione della popolazione detenuta … sono individuate le seguenti regioni: Toscana, Lazio e Puglia …»;
- Il D.M. 21 aprile 2000 (Approvazione del progetto obiettivo per la tutela della salute in ambito penitenziario) così recita (Allegato A, paragrafi 7.2 – 7.3 – 9) : « … 7.2. Le regioni. Le regioni esercitano le competenze in ordine alle funzioni di programmazione e di organizzazione dei servizi sanitari negli istituti penitenziari e il controllo sul funzionamento dei servizi medesimi. A tale scopo la regione:
a) approva, entro sessanta giorni dall’approvazione del Progetto obiettivo per la tutela della salute in ambito penitenziario, sentito il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria, il Progetto obiettivo regionale. Tale Progetto indica gli obiettivi di salute da raggiungere nel triennio, i modelli organizzativi da adottare in ciascuno degli istituti penitenziari presenti nella regione, anche di tipo dipartimentale; gli strumenti di supporto alle aziende e il controllo per la verifica della qualità e dell’efficacia delle prestazioni; le procedure e i tempi che le aziende sanitarie locali devono seguire nella predisposizione del piano attuativo locale per la tutela della salute dei detenuti e degli internati;
b) prevede le risorse finanziarie da assegnare alle aziende sanitarie locali per la costituzione e il funzionamento dei modelli organizzativi per la salute dei detenuti e degli internati e per la realizzazione del piano attuativo locale;
c) organizza il piano di riordino della rete ospedaliera per il ricovero dei detenuti;
d) predispone il programma dei corsi di formazione e di aggiornamento del personale sanitario, sociale e dei mediatori culturali, nonché, previa intesa con il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria, del personale dell’amministrazione penitenziaria;
e) redige una relazione sullo stato di salute nelle carceri presenti nella regione. La relazione è inviata al Ministero della sanità e all’amministrazione penitenziaria;
f) esercita il controllo sull’operato delle aziende sanitarie interessate;
g) concorda con il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria le sedi territoriali ove è più opportuno avviare iniziative di custodia attenuata, sia come istituti riservati che come sezioni annesse a grandi strutture penitenziarie.
7.3. I compiti delle aziende sanitarie locali. In riferimento agli obiettivi di salute indicati nel Progetto obiettivo nazionale e in quello regionale, le aziende sanitarie locali svolgono compiti di gestione e di controllo dei servizi sanitari che operano negli istituti penitenziari. A tale scopo il direttore generale:
a) predispone, sentito il direttore dell’istituto penitenziario, nell’ambito del piano attuativo locale, specifici progetti di intervento nelle carceri, coinvolgendo il comune o la conferenza dei sindaci nell’esame e nella definizione;
b) approva i modelli organizzativi individuati nei Progetti obiettivo nazionale e regionale e nomina i responsabili;
c) formula alla regione, sentito il direttore dell’istituto penitenziario interessato, le proposte di riordino delle strutture sanitarie interne ed esterne al carcere, ai fini della predisposizione del piano di riordino dei presidi sanitari e del loro ammodernamento strutturale e tecnologico;
d) attua le intese con la direzione degli istituti penitenziari;
e) assicura che le risorse finanziarie assegnate alla regione siano correttamente ed esclusivamente impiegate per l’assistenza sanitaria in ambito penitenziario;
f) approva la carta dei servizi per i detenuti e gli internati, previa consultazione con le loro rappresentanze, ai sensi dell’art. 1, comma 3, del decreto legislativo n. 230 del 1999…
9. Applicazione. Il Progetto obiettivo trova applicazione piena nelle regioni che attuano la sperimentazione ai sensi dell’art. 8 del decreto legislativo 230/1999. Nelle altre regioni il Progetto obiettivo si applica con riferimento alle funzioni effettivamente trasferite e costituisce orientamento generale sulla materia. »;
- Il D.Lgs. 22 dicembre 2000, n. 433 (Disposizioni correttive del decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230, recante il riordino della medicina penitenziaria, a norma dell’articolo 5, comma 2, della legge 30 novembre 1998, n. 419) ha prorogato la sperimentazione fino al 30 giugno 2002 e l’ha estesa « alle regioni e alle province autonome che entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto ne avranno fatto richiesta al Ministero della sanità e al Ministero della giustizia.»; il D.Lgs. 433/2000 è entrato in vigore il 31 gennaio 2001.
Tutto ciò premesso, si interroga il Presidente della Giunta Regionale e l’Assessore Regionale alla Sanità per sapere:
- se la Regione Piemonte ha fatto richiesta di essere inserita nella sperimentazione in oggetto, nella consapevolezza che i requisiti indicati nel D.M. 20 aprile 2000 si attagliano maggiormente alle carceri piemontesi che a quelle toscane (ammesso e non concesso di ascrivere, come fa il Governo centrale, la Toscana al Nord Italia!);
- in caso negativo, quali motivazioni hanno indotto la Regione Piemonte a non partecipare alla sperimentazione;
- quali provvedimenti la Regione Piemonte ha posto in essere per adempiere a quanto previsto dal "Progetto obiettivo per la tutela della salute in ambito penitenziario" (entrato in vigore il 25 maggio 2000), nella consapevolezza che, in assenza di adesione alla sperimentazione, le norme citate si applicano alle funzioni sanitarie trasferite ai sensi dell’art. 8, comma 1, del D.Lgs. 230/99: «A decorrere dal 1° gennaio 2000 sono trasferite al Servizio sanitario nazionale le funzioni sanitarie svolte dall’amministrazione penitenziaria con riferimento ai soli settori della prevenzione e della assistenza ai detenuti e agli internati tossicodipendenti. Sono contestualmente trasferiti il relativo personale, le attrezzature, gli arredi e gli altri beni strumentali nonché le risorse finanziarie …»
Torino, 26 marzo 2001
Carmelo PALMA
Bruno MELLANO
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