Ambiente e Agricoltura
Interrogazioni e Interpellanze 2004


INTERPELLANZA URGENTE: Oggetto: presenza del radon (gas radioattivo cancerogeno) [6 dicembre 2004]

INTERPELLANZA URGENTE: Oggetto: Presenza di aflatossine cancerogene nel latte e nel mais prodotti in Piemonte. [15 novembre 2004]

Interrogazione: attuazione della Circolare del Presidente della Giunta Regionale n. 3/LAP del 26 marzo 2001 [15 ottobre 2004]

INTERROGAZIONE URGENTE - Oggetto: Emergenza sul lago del Rocciamelone. [13 ottobre 2004]

Oggetto: esposto su “Scarichi inquinanti ditta SACAL di Carisio (Vc) e eventuali inadempienze degli organismi preposti alla vigilanza e al controllo”. [3 giugno 2004]

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE IN AULA - Oggetto: nuovo invaso sul torrente Sessera [31 maggio 2004]

INTERPELLANZA URGENTE - Oggetto: Scarichi inquinanti della ditta SACAL alluminio di Carisio (VC) e eventuali inadempienze dell'Arpa. [31 maggio 2004]

INTERROGAZIONE URGENTE
Oggetto: considerazioni false e fuorvianti del Direttore Generale dell’ARPA sulla presenza di inquinamento da fitofarmaci nelle acque regionali, all’interno del “Rapporto sullo stato dell’ambiente in Piemonte” del 2003.


INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE IN AULA - Oggetto: Aumento della presenza di fitofarmaci nelle falde piemontesi [25 marzo 2004]

  Torino, 6 dicembre 2004
INTERPELLANZA URGENTE: Oggetto: presenza del radon (gas radioattivo cancerogeno)

in concentrazioni notevolmente superiori alla norma in alcune aree del PiemonteI sottoscritti consiglieri regionali, premesso che:
- il radon è un gas radioattivo che si origina in modo naturale dal decadimento dell’Uranio 238; è presente nel suolo, nel sottosuolo e in alcuni materiali da costruzione; una volta prodotto, tende a diffondersi nelle abitazioni e quando viene inalato decade, emettendo particelle radioattive che aumentano il rischio di cancro ai polmoni;
- l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul Cancro hanno classificato il radon come uno dei 75 agenti certamente cancerogeni;
- da dati statistici relativi al territorio nazionale, il radon è la seconda causa di tumori ai polmoni, dopo il fumo da tabacco (da 2.000 a 6.000 casi all’anno sui 30.000 totali);
- il radon, essendo più pesante dell’aria, si concentra soprattutto nei bassi fabbricati, nelle cantine e nei seminterrati;
- l’unità di misura ufficiale per misurare la concentrazione di questo gas è il Bequerel per metro cubo (Bq/m3);
- la Raccomandazione 143/90/CE, non ancora recepita né a livello nazionale, né a livello regionale, individua dei limiti di concentrazione del radon negli ambienti chiusi, comprese le abitazioni private, di 200Bq/m3 e di 400 Bq/m3, rispettivamente per gli edifici di nuova costruzione e per quelli esistenti;
- la Direttiva Euratom 29/96 della Commissione Europea individua le “norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti”;
- per ciò che riguarda la legislazione italiana, il D.lgs. 241/2000 stabilisce per il radon un Livello d’Azione per i luoghi di lavoro interrati di 500Bq/m3 , oltre il quale sono necessari urgenti provvedimenti di protezione dei lavoratori; impone inoltre alle regioni di individuare le aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon (“prone areas”), nelle quali l’obbligo della misura si dovrà estendere anche ai luoghi di lavoro non interrati; stabilisce che la “prima definizione delle aree a rischio Radon” deve essere approntata dalle regioni entro cinque anni dalla emanazione del Decreto;
- sulla Gazzetta Ufficiale del 27 novembre 2001 è stato pubblicato l’accordo del 27 settembre 2001 tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome sul documento concernente “Linee-guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati”;
- all’interno di tale documento si evidenzia tra l’altro: che il 5-20% dei casi di neoplasia polmonare osservati in Italia è attribuibile all’esposizione al Radon; che la prevenzione ambientale deve essere attuata soprattutto all’interno delle scuole (spesso poste al piano terra): “è necessario definire i criteri per regolamentare l’edilizia scolastica, in termini di progettazione, costruzione, materiali di arredo; emanare raccomandazioni specifiche o linee guida per il controllo dell’aria interna …”;Ý tra le linee di azione specificate nel documento suddetto si fa riferimento alla predisposizione di un Piano Nazionale di azione per il Radon, con linee guida che consentano di contenere i livelli di questo gas anche nelle abitazioni private al di sotto delle concentrazioni raccomandate e con indicazioni su metodi, tecniche e modalità di intervento;
- la Raccomandazione 928/01 della Comunità Europea suggerisce che le acque destinate a consumi umani siano caratterizzate da concentrazioni minori di 100Bq/l e che non superino comunque mai i 1.000Bq/l;
- per ciò che riguarda il Piemonte, rilievi sulla presenza di questo gas, effettuati da organismi nazionali e regionali (Apat e Arpa in primo luogo) e derivanti da dati rilevati da altre campagne di misurazione, mostrano come in sostanza vi siano due aree caratterizzate da elevate concentrazioni: il Biellese (in particolare nella Valle del Cervo) e il Cuneese (nei pressi dei paesi di Boves, Peveragno e Chiusa Pesio, a nord del monte Risalta);
- le elevate concentrazioni sono da correlare alla tipologia geologica delle aree: la Valle del Cervo è caratterizzata dalla presenza di rocce riferibili al cosiddetto “Plutone granodioritico” (rocce ricche di uranio); nell’area del monte Bisalta l’alta presenza di uranio è dovuta a fenomeni paleovulcanici;
- in queste aree il problema dell’alta concentrazione di Radon non può essere circoscritto alle sole valli ma deve essere presa in esame anche la parte di pianura che si è formata da sedimenti alluvionali provenienti dalle rocce ricche di materiali radiottivi prima citate;
- rispetto al Biellese: i dati forniti da un’indagine lunga due anni, realizzata dalla rivista “Altroconsumo” e pubblicata nell’Ottobre 2004, relativi a oltre 1000 rilievi effettuati in abitazioni private, segnalano che la Provincia di Biella è risultata essere al primo posto tra le province italiane, con valori medi di circa 1.100Bq/m3 e un valore massimo di quasi 4.600Bq/m3;
- rispetto al Cuneese: i dati - forniti agli interroganti dall’Arpa di Cuneo il 31 luglio 2003 e basati su oltre 1000 misurazioni effettuate - mettono in evidenza che nell’area in oggetto il valore medio (307 Bq/m3 ) è nettamente superiore alla media nazionale (77Bq/m3). Inoltre, vi sono situazioni particolarmente preoccupanti soprattutto a Chiusa Pesio (Fraz. San Bartolomeo e Certosa, con valori medi di oltre 1.200 Bq/m3 ; Fraz. Vigne con 970 Bq/m3 ) e Boves (Fraz. Castellar, con media dei valori di 695 Bq/m3; Fraz. Rivoira con 645 Bq/m3 ). In alcuni casi i valori massimi superano abbondantemente i 4.000 Bq/m3, fino a raggiungere in due casi addirittura i 6.000 Bq/m3 ;
- ulteriori indagini dell’Arpa di Cuneo, che non possono avere valore statistico per l’esiguità dei dati, segnalano comunque che alcune sorgenti hanno acque con valori superiori ai 100 Bq/l raccomandati dalla Comunità Europea (Nuova Gareisa con 173 Bq/l e Santa Barbara con 280 Bq/l), sino a giungere ai circa 18.000 Bq/l della sorgente Garbarino;
- da documenti tecnici si evince che con semplici misure architettoniche è possibile ridurre del 95% la concentrazione di Radon nei fabbricati, tramite otturazione dei principali punti di penetrazione, cementazione delle cantine, chiusura ermetica tra scantinati e ambienti abitativi, installazione di dispositivi di aerazione, isolamento interno od esterno ininterrotto dei pavimenti e delle pareti interrate;
- il Rapporto sullo stato dell’ambiente in Piemonte del 2004, redatto dall’Arpa e recentemente pubblicato, liquida irresponsabilmente il problema radon dedicandovi una sola pagina, senza accennare minimamente ai dati che sono stati esposti in questa premessa (e che provengono in parte dalla stessa Arpa) e fornendo esclusivamente gli approfondimenti compiuti presso la città di Verbania, che mostrano – ovviamente - concentrazioni basse di radon, in quanto nell’area non vi sono substrati geologici interessanti rispetto al problema trattato.
Tutto ciò premesso, i sottoscritti consiglieri interpellano gli assessori competenti per sapere:
1. se sia stata effettuata, nell’area del Biellese, una campagna di misurazioni nelle abitazioni private e nei luoghi di lavoro e quali siano stati i risultati ottenuti, in quanto questa parte della regione è risultata la più a rischio per ciò che concerne le alte concentrazioni di Radon;
2. quale sia lo stato di attuazione della “prima individuazione delle aree a rischio Radon” per il territorio piemontese, ai sensi del D.Lgs 241 del 2000;
3. visti i rischi sanitari elevati che corre la popolazione di alcune aree circoscritte della regione, per quale motivo non si è proceduto a redarre un “Piano regionale di azione per il radon” che comprenda le azioni da intraprendere per la riduzione delle concentrazioni di Radon negli edifici;
4. se, almeno per quello che riguarda l’edilizia scolastica nelle aree a rischio, siano stati definiti criteri di progettazione e costruzione (o ristrutturazione di edifici già esistenti), e se siano state emanate specifiche raccomandazioni o linee guida per il controllo dell’aria all’interno delle classi e nei locali scolastici in genere;
5. se non si ritenga necessaria un’azione urgente di informazione nei confronti dei cittadini coinvolti, che abbia come obiettivo il risanamento delle abitazioni tramite interventi tecnici adeguati;
6. se i dati relativi alle acque esposti in premessa non siano da ritenere allarmanti; in caso affermativo, quali provvedimenti si intendano intraprendere;
7. se non sia da stigmatizzare il fatto che, all’interno del “Rapporto sullo stato dell’ambiente in Piemonte (2004)” non vi siano i dati fondamentali relativi alle concentrazioni di Radon nelle aree maggiormente interessate dal problema e che, di fatto, si neghi alla cittadinanza l’accesso alle conoscenze in possesso dei tecnici e dei dirigenti dell’Arpa.

Bruno Mellano (primo firmatario) Carmelo Palma
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  Torino, 15 novembre 2004
INTERPELLANZA URGENTE
Oggetto: Presenza di aflatossine cancerogene nel latte e nel mais prodotti in Piemonte.

I sottoscritti consiglieri regionali, premesso che:
- il mais della cosiddetta agricoltura tradizionale e biologica è fortemente attaccato dalla piralide, un insetto che scava minuscole caverne nei chicchi e nelle pannocchie, favorendo, soprattutto durante la stagione calda e umida, il formarsi dell’Aspergillus Flavus, una muffa che produce l’aflatossina, potentissimo cancerogeno;
- le aflatossine sono mutagene e attraverso vari passaggi arrivano all’organismo umano; non solo attraverso la farina di mais, ma anche attraverso il latte prodotto da animali nutriti con mangimi contenenti le stesse aflatossine;
- rispetto alla situazione del latte nella nostra regione, si legge nella relazione di attività 2003 della Direzione Sanità Pubblica della Regione Piemonte (pag.225) che sono state rilevati 6 casi di positività alle aflatossine sui 59 campioni analizzati in cisterna (oltre 10% del totale);
- la Direzione di Sanità Pubblica ha fatto anche sapere che nel 2003 gli stabilimenti di produzione e trasformazione del latte hanno attuato, in proprio, un attento monitoraggio, compiendo ben 1.397 analisi del latte, che hanno evidenziato il superamento dei 50 ppb (limite di legge) di micotossine in 93 casi (circa l’8% del totale);
- nel 2002, il Polo Alimentare dell’Agenzia Regionale Protezione Ambientale (ARPA), su incarico dell’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, ha effettuato 499 analisi su campioni di numerosi alimenti, riscontrando 130 campioni positivi alle micotossine (oltre il 25% del totale), anche se la quasi totalità degli stessi sono al di sotto dei limiti stabiliti per legge;
- uno studio dell’Università di Torino, con il contributo dei tecnici delle associazioni cerealicole e dell’Assessorato all’Agricoltura, ha rilevato per l’annata 2002 che oltre il 50% delle cariossidi di mais del Piemonte erano colonizzate dal “Fusarium”, fungo che produce micotossine;
- gli anni 2003 e 2004 sono stati molto più caldi del 2002, anno al quale fanno riferimento i dati dell’ARPA e dell’Università di Torino; quindi, è probabile che negli ultimi due anni il “problema micotossine” ed in particolare il “problema aflatossine” si sia accentuato;
- le varietà di mais geneticamente modificate – come dimostrato letteralmente sul campo dai milioni di ettari coltivati nel mondo - sono resistenti alla piralide e quindi non contengono aflatossine”.Interpellano il Presidente della Giunta Regionale e l’Assessore all’Agricoltura e Ambiente per sapere:
1. per quale motivo non sia stato approntato, come fatto da altre regioni, un piano per tenere sotto controllo le micotossine in generale e le aflatossine in particolare;
2. se si sia provveduto al ritiro dal consumo dei prodotti sui quali è stato verificato il superamento dei limiti di legge riguardanti le aflatossine;
3. quali siano i dati di presenza delle aflatossine nel mais e nel latte per gli anni 2003 e 2004;
4. quali provvedimenti si intendano prendere per limitare al massimo la diffusione di alimenti potenzialmente cancerogeni;
5. se la Regione Piemonte intenda approntare da subito, compatibilmente con le disposizioni del “Decreto Alemanno”, una normativa regionale che consenta la coltivazione delle varietà di mais geneticamente modificato che limitano la diffusione della piralide e quindi delle aflatossine.
Bruno Mellano (1° firmatario) Carmelo Palma
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  Torino, 15 ottobre 2004.
Interrogazione: attuazione della Circolare del Presidente della Giunta Regionale n. 3/LAP del 26 marzo 2001

I sottoscritti consiglieri regionali,

- prendendo atto della relazione della Commissione speciale di indagine sui risarcimenti alle imprese bi-alluvionate, approvata dal Consiglio in data 12 ottobre 2004;
- premettendo, come parte integrante dell’interrogazione, la relazione presentata in Commissione dal consigliere Palma;
interrogano il Presidente e l’Assessore competente per sapere
- se abbia o meno- e perché- disposto di verificare presso l’ente erogatore l’effettivo percepimento delle agevolazioni di cui alla L. 35/95 per quelle aziende cui sia stato riconosciuto il contributo del 100% dei danni subiti nell’alluvione 2000 sulla base di documentazione incompleta o inidonea (così identificate: documentazione incompleta- prot. 105, 113, 115, 166, 194, 380, 434, 436, 457, 590, 795, 800, 801, 853, 865, 913, 1046, 1244, 1248, 1257, 1280, 1318, 1426, 1437, 1463, 1566, 1572, 1601, 1606, 1630, 1649, 1780, 1814, 1827, 1860, 1888, 1895, 1897, 1921, 1927, 2006, 2044, 2053, 2170, 2271, 2307, 2316, 2374, 2463, 2504, 2514, 2515, 2560, 2597, 2614, 2622, 2725, 2751, 2752, 2809, 2884, 2992, 3094, 3141, 3214, 3226, 3252, 3397, 3431, 3448, 3489, 3505, 3611, 3624, 3634, 3649, 3651, 3660, 4007; documentazione inidonea- prot. 1539, 1626, 2080, 2557, 2793, 3419);
- quali siano gli esiti della verifica e quali ulteriori provvedimenti risultino, sulla base di tali esiti, eventualmente necessari;

- se abbia o meno- e perché- disposto il recupero delle somme eccedenti la misura dovuta, in ragione delle disposizioni di cui alla Circolare del Presidente della Giunta Regionale n. 3/LAP (26 marzo 2001), presso le aziende cui è stato riconosciuto un contributo pari al 100% dei danni subiti sulla base di certificazioni diverse dalla documentazione attestante l’effettivo percepimento dei benefici di cui alla L.35/95 (così identificate: convenzione Vercelli - prot. 58, 232, 233, 608, 610, 836, 1167, 1445, 1896, 1991, 2503, 2854, 2958, 2993, 3070, 3150, 3383, 3636, 3864; Fasti- prot. 3473;
- se sappia spiegare e giudichi legittimo (e su che base) il diverso trattamento riservato negli stessi giorni, fra la fine del 2001 e l’inizio del 2002, alla pratica prot. 3473 rispetto a quello riservato alla pratica prot. 1345.


PALMA 1° firmatario
MELLANO
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  Torino, 13 ottobre 2004
INTERROGAZIONE URGENTE -
Oggetto: Emergenza sul lago del Rocciamelone.

I sottoscritti consiglieri regionali, premesso che:
- Da un sopralluogo svolto il 17 settembre scorso, da ricercatori italiani e francesi, presso il lago epiglaciale del Rocciamelone, è stata rilevata una situazione molto preoccupante dovuta al continuo aumentare della massa d'acqua contenuta nel lago, in conseguenza dell'abbondante fenomeno di scioglimento del ghiacciaio durante le estati 2003 e 2004;
- attualmente il volume d'acqua è valutabile in 500.000 metri cubi (il doppio di due anni fa) e la profondità di circa 25 metri;
- date le condizioni attuali di disgelo non si può escludere il caso di una prossima evoluzione catastrofica per collasso istantaneo della massa glaciale e conseguente inondazione della valle della Haute Marianne in territorio francese;
- il continuo aumento della pressione dell'acqua sulle pareti di roccia rende sempre meno sicura anche la parte italiana e che l'abitato di Novalesa (To) è situato proprio nei pressi dell'incisione che l'acqua percorrerebbe, se dovesse accadere un improvviso crollo della sottile parete di roccia fratturata che sostiene l'enorme quantitativo d'acqua;
- le condizioni di effettivo rischio hanno condotto in queste ore i tecnici francesi dell'Office National des Forest, del Laboratoire de Glaciologie, insieme alla protezione civile e all'esercito francese a tentare di predisporre con urgenza uno svuotamento controllato del lago;
- lo stato di emergenza è dimostrato dalle condizioni avverse che i tecnici hanno dovuto superare, lavorando a 3000 metri di quota in una stagione non certo favorevole come l'attuale;
- con tutta probabilità l'intervento non potrà essere portato a termine prima della prossima estate;
- nel passato, sulle Alpi, svuotamenti improvvisi causati da volumi d’acqua analoghi, o anche inferiori, hanno causato decine di vittime tra la popolazione;
- ad un’interrogazione presentata dagli stessi consiglieri nel maggio 2002, era stato risposto che la situazione era a tutti gli effetti sotto controllo e monitorata continuamente;Interrogano l’Assessore competente per sapere:
1. se la Regione è a conoscenza degli interventi in atto da parte dei tecnici francesi e quali siano le previsioni sui tempi di svuotamento del lago;
2. quale sia stato il contributo della protezione Civile piemontese nella predisposizione degli interventi di svuotamento;
3. quale sia l'attuale valutazione dell'assessorato rispetto al rischio a cui è sottoposto il paese di Novalesa (TO);
4. se esista un piano di intervento d’urgenza della Protezione Civile piemontese per l’area interessata ed in particolare un piano d’evacuazione dell’abitato di Novalesa;
5. per quale motivo non si è proceduto durante le scorse estati allo svuotamento del lago, dato che di tutta evidenza i sopralluoghi mostravano il rapido avvicinarsi di una situazione di effettivo e grave pericolo per l'incolumità di persone e infrastrutture;
6. se non si ritenga di avere sottovalutato la situazione, dato che le osservazioni effettuate annualmente facevano prevedere con facilità quanto sta attualmente avvenendo.

Bruno MELLANO
(1° firmatario)

Carmelo PALMA
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  Vercelli, 3 giugno 2004
Alla Segreteria
Procura della Repubblica
di Vercelli

Oggetto: esposto su “Scarichi inquinanti ditta SACAL di Carisio (Vc) e eventuali inadempienze degli organismi preposti alla vigilanza e al controllo”.

Alla Procura della Repubblica,
a seguito di alcune segnalazioni di cittadini che lamentavano un odore acre e persistente nelle vicinanze degli stabilimenti della SACAL (siti all’uscita dell’Autostrada Torino-Milano, in località Carisio), i sottoscritti Consiglieri regionali Bruno Mellano - nato a Fossano (Cn) il 21/09/66 e residente a Trinità (Cn) in via Dell’Orto n. 3 - e Carmelo Palma - nato a Torino il 19/11/68 e residente a Fossano (Cn) in via Tasso n. 21 – hanno disposto alcune analisi di campioni prelevati dalle acque di scarico della suddetta fabbrica.
I risultati delle analisi suddette hanno certificato una violazione dei valori massimi previsti per quanto attiene le seguenti sostanze (vedi allegato A):
1) ammoniaca 62,04 mg/l (limite per scarico in acque superficiali: 15 mg/l);
2) fluoruri 12,5 mg/l (limite per scarico in acque superficiali: 6 mg/l; sul suolo: 1 mg/l);
3) solfuri 2,1 mg/l (limite per scarico in acque superficiali: 1 mg/l; sul suolo: 0,5 mg/l);
4) tensioattivi 4,6 mg/l (limite per scarico in acque superficiali: 2 mg/l; sul suolo: 0,5 mg/l).
Detta violazione è ancor più allarmante se si osservino le foto dell’allegato B; da esse si evince che le acque reflue corrono in un canale non impermeabilizzato e sono scaricate in un canale di raccolta delle acque di risaia, il cui contenuto quindi rientra direttamente o indirettamente nel ciclo di irrigazione del riso a sommersione.
Quel che più stupisce, inoltre, è che a detta dei cittadini questa situazione si trascina da tempo senza che, per quanto è dato sapere, le competenti autorità (ad esempio, l’Agenzia Regionale Protezione Ambiente/ARPA) siano intervenute per porvi rimedio.
Per tutte le suesposte considerazioni, dunque, si chiede che codesta Procura della Repubblica svolga delle indagini per accertare eventuali illeciti amministrativi e/o penali e le relative responsabilità.
I sottoscritti chiedono, altresì, di essere informati delle eventualità di cui agli artt. 406-408 c.p.p.; a tal fine, eleggono domicilio legale presso: Gruppo Consiliare “Radicali-Lista Emma Bonino”, via Alfieri n. 19, 10121 Torino.
Con ossequio,
BRUNO MELLANO
CARMELO PALMA
ALLEGATI:
1) Rapporto d’analisi prodotto dai laboratori Alchim di Chieri (To);
2) Documentazione fotografica della situazione descritta nel presente esposto;
3) Interpellanza urgente presentata dai consiglieri regionali radicali Palma e Mellano il 3 giugno 2004
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  Torino, 31 maggio 2004
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE IN AULA - Oggetto: nuovo invaso sul torrente Sessera

I sottoscritti consiglieri regionali, premesso che:
- a Vercelli, il 12 maggio scorso, l’Ing. Salvatore De Giorgio, Direttore Regionale della Pianificazione delle Risorse Idriche, ha annunciato che sarà realizzato un nuovo invaso sul torrente Sessera di 7 milioni di metri cubi, previsto all’interno del Piano Regionale di Tutela delle Acque;
- l’Unione Europea ha stabilito che la zona del Sessera, all’interno della quale è prevista la costruzione dell’invaso, deve essere protetta per preservare le importanti valenze naturalistiche in essa contenute;
- il Presidente di Pro-Natura di Biella, Roberto Mondello, in un articolo contenuto nel numero di giugno di “Obiettivo ambiente”, afferma che il sito deve essere protetto e tutelato a norma del DPR 357 del 1997;
- nello stesso articolo si informa della posizione contraria del Ministro dell’Ambiente Matteoli in merito alla costruzione dell’invaso;
- il fabbisogno idrico per l’agricoltura dell’area non può che essere soddisfatta da provvedimenti di risparmio idrico in agricoltura, dato che solo la risicoltura del biellese, del vercellese e del novarese, consumano complessivamente circa 4 miliardi di metri cubi d’acqua;
- in ogni caso i 7 milioni di metri cubi sono poca cosa se confrontati l’attuale fabbisogno idrico, soprattutto considerando il notevole impatto ambientale che qualsiasi infrastruttura di questo genere implica;
- la politica regionale di costruzione di nuovi invasi è ritenuta dagli interroganti poco lungimirante, in quanto non considera che ad oggi il Piemonte è tra le regioni europee che consumano i maggiori quantitativi d’acqua per l’agricoltura;
- la legge regionale 61 del 2000 prevedeva l’obbligo per la Regione di mettere a punto il “Manuale di buona pratica irrigua” che è il principale strumento per iniziare una modifica ed un aggiornamento tecnologico della pratica dell’irrigazione, che significa un notevole risparmio idrico;
interrogano l’Assessore all’Agricoltura e l’Ambiente per sapere:
1. Se corrisponda al vero che nel Piano Regionale di Tutela delle Acque è prevista la costruzione dell’invaso sul fiume Sessera;
2. per quale motivo la politica regionale non si indirizzi verso il risparmio idrico – irrigazione a goccia, coltivazione del riso in asciutta – e continui l’inutile costruzione di invasi che hanno il solo risultato di non garantire a valle il “flusso minimo vitale” nei corsi d’acqua interessati dalle opere come previsto dal D.Lgs 152/99;
3. se non ritenga del tutto illogico procedere, in un’area dove si utilizza uno dei maggiori quantitativi d’acqua per irrigazione in agricoltura, ad aumentare le riserve quando di tutta evidenza si dovrebbe iniziare ad agire sui consumi;
4. in che forma e con che contenuti, all’interno del Piano regionale di Tutela delle Acque, sia stato inserito il Manuale di Buona Pratica irrigua previsto dalla legge.
BRUNO MELLANO
CARMELO PALMA
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  Torino, 3 giugno 2004
INTERPELLANZA URGENTE
Oggetto: Scarichi inquinanti della ditta SACAL alluminio di Carisio (VC) e eventuali inadempienze dell'Arpa.


I sottoscritti consiglieri regionali, premesso che:
- la Società Alluminio Carisio s.p.a. (SACAL), sita nel comune di Carisio (Vc), nelle immediate vicinanze dell'uscita dell'Autostrada Torino-Milano, produce alluminio di seconda fusione (alluminio secondario), riciclando rottami di questo metallo;
- lo stabilimento, costruito nel 1975, occupa un'ampia superficie sita all'interno di un'area coltivata a riso in sommersione;
-è riscontrabile da molto tempo, per chiunque passi nei pressi dell'uscita di Carisio dell'autostrada, un odore acre e persistente;
- dal lato est dello stabilimento, da due porzioni del muro di cinta, fuoriescono acque reflue di colore nerastro e maleodoranti;
- i due rivoli confluiscono all'estremo nord-est del muro di cinta e, convogliati, percorrono ancora alcune centinaia di metri, inizialmente in un canale non impermeabilizzato, prima di scaricarsi all'interno di un canale di raccolta delle acque di risaia;
- il D.Lgs 152/99 (successivamente modificato ed integrato dal D.Lgs 258/2000) definisce i limiti massimi di concentrazione delle sostanze contenute negli scarichi industriali; in particolare definisce limiti differenti per acque di scarico in fognatura o per acque di scarico in corpi idrici superficiali;
- il decreto suddetto (art.29) vieta lo scarico sul suolo, tranne che per gli scarichi di cui si sia accertata l'impossibilità tecnica di soluzioni alternative o l'eccessiva onerosità a fronte dei benefici ambientali conseguibili;
- il canale di scorrimento delle acque reflue della Sacal è per un lungo tratto non impermeabilizzato e quindi comporta un rilascio diretto al suolo- e potenzialmente nella falda idrica sottostante- delle sostanze inquinanti in esso contenute: il tutto a pochissimi metri dall’area coltivata a riso in sommersione;
- da prelievi sulle acque di scarico - effettuati dagli interroganti, il giorno 8 aprile 2004, immediatamente prima della confluenza con il canale di irrigazione - e dalle successive analisi realizzate presso i laboratori “Alchim” di Chieri (To), risulta che le suddette acque sono gravemente inquinanti e non rispettano numerosi parametri, i cui limiti sono definiti dal D.Lgs 152/99 (allegato 5 – tabelle 3 e 4);
- in particolare, è stata rilevata una presenza di: ammoniaca 62,04 mg/l (limite per scarico in acque superficiali: 15 mg/l); fluoruri 12,5 mg/l (limite per scarico in acque superficiali: 6 mg/l; sul suolo: 1 mg/l); solfuri 2,1 mg/l (limite per scarico in acque superficiali: 1 mg/l; sul suolo: 0,5 mg/l); tensioattivi 4,6 mg/l (limite per scarico in acque superficiali: 2 mg/l; sul suolo: 0,5 mg/l);
- gli scarichi esistenti sul suolo all'entrata in vigore del D.Lgs. 152/1999, modificato dal 258/2000, dovevano scaricare in altri corpi recettori (acque superficiali o fognature) entro tre anni da tale entrata in vigore;
- per gli scarichi esistenti in acque superficiali dovevano essere adottate, entro tre anni dalla entrata in vigore dei decreti suddetti, tutte le misure necessarie ad evitare un aumento, anche temporaneo, dell'inquinamento;

- il superamento dei limiti prima citati comporta un rilevante illecito amministrativo; la mancata adozione delle misure necessarie ad evitare un aumento anche temporaneo dell'inquinamento comporta un illecito penale;
premesso infine che
- il principale ente preposto al controllo, al monitoraggio e alla verifica di situazioni come quella descritta, è l'Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente);
- l'Arpa dovrebbe da tempo essere a conoscenza della situazione di pericolo generata dagli scarichi della ditta Sacal.
Tutto ciò premesso, si interpella l’Assessore regionale all’Agricoltura e all’Ambiente per sapere:
1. se sia a conoscenza della situazione di rischio derivante dagli scarichi delle acque reflue della Sacal di Carisio (Vc);
2. che tipo di autorizzazione allo scarico sia stata rilasciata alla Sacal;
3. quante e quali verifiche, e con quali risultati, nel corso degli ultimi 12 mesi, siano state effettuate da parte dell’Arpa sugli scarichi di acque reflue della Sacal, con particolare riferimento agli inquinanti indicati in premessa;
4. quante e quali verifiche, e con quali risultati, siano state effettuate sui corpi idrici superficiali direttamente o indirettamente interessati dagli scarichi di acque reflue della Sacal;
5. in quale forma e con quali provvedimenti- se vi sono stati- sia fino ad oggi intervenuta l'Arpa, per sanare questa situazione, resa ancor più pericolosa dal fatto che le acque reflue sono convogliate in un canale di raccolta delle acque di risaia;
6. quali siano state le misure adottate dalla Sacal per evitare un aumento, anche temporaneo, dell'inquinamento;
7. se non ritenga che l'eventuale mancato intervento, ovvero- se avvenuto- l’inefficace intervento dell'Arpa rappresenti di fatto una grave omissione rispetto ai doveri d'ufficio ed al mandato per cui la stessa Arpa è stata costituita;
8. se non ritenga che lo scarico attraverso un piccolo canale per un lungo tratto non impermeabilizzato costituisca di fatto un fattore di rilascio al suolo di sostanze inquinanti;
9. se ritenga compatibile con la normativa sulle acque il fatto che le acque refluee di uno stabilimento industriale siano scaricate direttamente in un canale di raccolta delle acque di riasaia e quindi rientrino direttamente o indirettamente nel ciclo di irrigazione del riso a sommersione;
10. per quale motivo non sia stata revocata alla Sacal l'autorizzazione allo scarico;
11. quali provvedimenti urgenti intenda prendere in merito.

BRUNO MELLANO (primo firmatario)
CARMELO PALMA
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  Torino, 25 marzo 2004
INTERROGAZIONE URGENTE
Oggetto: considerazioni false e fuorvianti del Direttore Generale dell’ARPA sulla presenza di inquinamento da fitofarmaci nelle acque regionali, all’interno del “Rapporto sullo stato dell’ambiente in Piemonte” del 2003.

I sottoscritti consiglieri regionali, premesso che:
- il Dott. Vincenzo Coccolo, Direttore Generale dell’Arpa Piemonte, all’interno della pagina di presentazione del “Rapporto sullo stato dell’ambiente” del 2003 (la prima pagina del volume), scrive che “si evidenziano alcuni progressi quali … una riduzione della presenza di prodotti fitosanitari nelle acque”;
- all’interno del capitolo sull’acqua (pag. 37) si evince dalle tabelle una sostanziale stabilità dei prodotti fitosanitari all’interno dei corsi d’acqua ma un aumento significativo dell’inquinamento da fitofarmaci nelle falde (sia superficiali che profonde): a pag. 54 la didascalia della tabella riassuntiva sui fitofarmaci (fig 4.22) recita “la percentuale di punti con presenza di residui di prodotti fitosanitari nelle acque sotterranee è risultata più elevata nel 2002 rispetto ai precedenti 2001 e 2000, sia per quanto riguarda la falda superficiale che per quelle profonde.”;
- di tutta evidenza sono false e fuorvianti le affermazioni del Direttore dell’Arpa, dato che le tabelle sono il risultato di una analisi statistica dei dati analitici sulle acque, prelevate dalla rete di monitoraggio piemontese;
- già durante lo scorso anno gli interroganti avevano denunciato un aumento dell’inquinamento delle falde profonde da fitofarmaci (anche di quelli da oltre dieci anni proibiti quali atrazina e bentazone);
- anche in questo rapporto atrazina e bentazone sono segnalati tra le principali sostanze ritrovate nelle falde piemontesi;
Interrogano l’Assessore competente per sapere:
1. quali siano le motivazioni che hanno condotto il Direttore dell’Arpa a scrivere nell’introduzione alla pubblicazione citata affermazioni manifestamente smentite dal contenuto della pubblicazione stessa;
2. se non ritenga di dovere ritirare immediatamente dalla distribuzione il “Rapporto sullo stato dell’ambiente” del 2003 e di modificarne la premessa prima di rimetterlo in distribuzione;
3. se non ritenga grave che il "Rapporto sullo stato dell'ambiente del Piemonte – 2003", a causa della presentazione del direttore dell’Arpa, si sia trasformato in strumento di disinformazione e non di conoscenza per i cittadini piemontesi.
BRUNO MELLANO
CARMELO PALMA
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  Torino, 25 marzo 2004
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE IN AULA
Oggetto: Aumento della presenza di fitofarmaci nelle falde piemontesi


I sottoscritti consiglieri regionali, premesso che:
- recentemente è stato pubblicato, a cura dell'Arpa Piemonte, il "Rapporto sullo stato dell'ambiente in Piemonte" del 2003;
- all'interno del capitolo relativo all'acqua si apprende che la presenza di prodotti fitosanitari all'interno delle falde superficiali e profonde della regione è in costante aumento dal 2000 al 2002 (pagg 52-54);
- in particolare si rileva come oltre un quarto dei campioni analizzati, relativi alla falda supericiale, risultino contaminati da prodotti fitosanitari; e che il 7% dei campioni provenienti dalle falde profonde, quelle dalle quali si prelevano le acque per consumo umano, mostra residui di prodotti fitosanitari;
- già nel corso del 2002 gli interroganti avevano denunciato un aumento delle concentrazioni di fitofarmaci nelle falde idriche, con particolare riguardo a sostanze proibite come atrazina e bentazone;
- anche nel recente rapporto pubblicato dall'Arpa tra le sostanze di maggior impatto vi sono atrazina e bentazone;
- nella sola provincia di Vercelli circa il 60% dei campioni analizzati della falda superficiale e nella sola provincia di Cuneo circa il 10% dei campioni analizzati della falda profonda risultano contaminati;
- presa visione di questi dati, i controlli sulle aziende paiono ormai imprescindibili;interrogano l'Assessore alla Sanità e all'Ambiente per sapere:
1. se non ritengano sempre più evidente che alcuni agricoltori piemontesi non rispettano la normativa nazionale e regionale, riguardante il divieto di utilizzo di alcune sostanze dannose per la salute umana, come atrazina e bentazone;
2. se non sia venuto il momento di progettare e realizzare una rete di controlli sulle aziende, finalizzati alla verifica dei composti e delle molecole utilizzate in agricoltura;
3. se non sia possible prevedere controlli a sorpresa, realizzati direttamente in campo durante le pratiche di distribuzione di fitosanitari, anche prevedendo la collaborazione delle Asl e delle forze dell'ordine, se necessario;
4. quali progetti sperimentali sono stati realizzati, quali in fase di realizzazione e quali in programma, relativamente alla comprensione della dinamica di queste sostanze nel terreno e nelle acque di falda.

BRUNO MELLANO
CARMELO PALMA
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