Affari istituzionali
Iniziative e Proposte

Proposta di delibera. Modifica dell'art. 13 del Regolamento interno del Consiglio Regionale [7 aprile 2003]

Proposta di delibera - Modifica all'art. 13 del Regolamento interno del Consiglio Regionale [1 aprile 2003]

PLENUM CAMERA: LETTERA APERTA A CIAMPI E INIZIATIVA PUBBLICA DEI CONSIGLIERI REGIONALI RADICALI [6 giugno 2002]

LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE SUL FUNZIONAMENTO DELLA POSTA INTERNA [26 giugno 2001]

LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE SUL VOTO ELETTRONICO [22 giugno 2001]

LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE SULL'ASSOCIAZIONE EX-CONSIGLIERI [22 giugno 2001]

LETTERA DI MELLANO A GHIGO, CAVALLERA E COTA SUL COMUNE DI ENTRACQUE E LA GESTIONE PARCO ALPI MARITTIME [24 aprile 2001]

LETTERA DI MELLANO AL PREFETTO DI CUNEO SUL COMUNE DI ENTRACQUE E LA GESTIONE PARCO ALPI MARITTIME [23 aprile 2001]


  Proposta di delibera
Modifica dell'art. 13 del Regolamento interno del Consiglio Regionale

Relazione
Il Regolamento interno del Consiglio Regionale non regolamenta in maniera positiva il meccanismo di costituzione e di funzionamento dei gruppi consiliari, in ordine alla nomina e alla "sfiducia" del c.d "capogruppo".
Che il legislatore in sede di approvazione del Regolamento neppure immaginasse "spaccature" non componibili politicamente, e quindi da disciplinarsi istituzionalmente, si rileva peraltro dal fatto che l'attuale Regolamento non prevede neppure che il Presidente del Gruppo (a differenza dei presidenti e vicepresidenti del Consiglio e delle Commissioni) sia "eletto", bensì solo "nominato" dai componenti del Gruppo medesimo, e in qualche modo assume come scontato il fatto che il Presidente del Gruppo sia rappresentativo di tutti i componenti del gruppo e non solo di una parte di essi.
In realtà questa previsione era sbagliata, e l'estrema frammentarietà nonché l'esiguità numerica dei componenti dei gruppi rivela la propria estrema delicatezza regolamentare.
Si possono dare - e già si sono dati - casi nei quali il funzionamento del gruppo arriva all'impasse giuridico-istituzionale, poiché né il Presidente gode della fiducia della maggioranza dei componenti né il gruppo stesso è in grado di offrire alternative maggiormente condivise.
Non potendosi quindi provvedere in questo caso a riempire una evidente lacuna normativa (non dovuta all'insufficienza della norma, ma all'assoluta non previsione del fatto che la norma stessa dovrebbe disciplinare) con una semplice interpretazione analogica od estensiva di altri principi regolamentari, è necessario introdurre una disposizione di garanzia che da una parte non consenta "l'inamovibilità" di un capogruppo non più rappresentativo, e dall'altra assicuri di uscire in tempi brevissimi dall'impasse istituzionale che la paralisi dei gruppi comporta per tutto il Consiglio.
A questi fini si ritiene che a questo problema si possa por mano solo con il ricorso ad un criterio oggettivo- l'età anagrafica- in qualche modo rintracciabile nel resto del Regolamento come misura di garanzia del funzionamento istituzionale degli organi del Consiglio, e quindi idoneo a divenire anche misura di garanzia del funzionamento degli organi dei gruppi consiliari.
Art. 1
(Modifica all'art. 13 del Regolamento interno del Consiglio Regionale)
1. Al comma 7 dell'art. 13 le parole "il Presidente provvede a tal fine alla loro convocazione entro i successivi 5 giorni" sono sostituite dalle parole "ovvero qualora, nel corso della legislatura, il Presidente non goda più della fiducia della maggioranza dei componenti del Gruppo o cessi dalla carica per qualunque motivo, senza che il Gruppo stesso sia in grado di indicare per la suddetta carica un altro componente, il Presidente del Consiglio Regionale, presone atto, provvede, entro i successivi 5 giorni, a convocare il Gruppo Consiliare e, se la situazione è immutata, ad affidare l'incarico di Presidente del Gruppo al componente più anziano di età."
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  Proposta di delibera
Modifica all'art. 13 del Regolamento interno del Consiglio Regionale
Relazione
Il Regolamento interno del Consiglio Regionale non regolamenta in maniera positiva il meccanismo di costituzione e di funzionamento dei gruppi consiliari, in ordine alla nomina e alla "sfiducia" del c.d "capogruppo".
Che il legislatore in sede di approvazione del Regolamento neppure immaginasse "spaccature" non componibili politicamente, e quindi da disciplinarsi istituzionalmente, si rileva peraltro dal fatto che l'attuale Regolamento non prevede neppure che il Presidente del Gruppo (a differenza dei presidenti e vicepresidenti del Consiglio e delle Commissioni) sia "eletto", bensì solo "nominato" dai componenti del Gruppo medesimo, e in qualche modo assume come scontato il fatto che il Presidente del Gruppo sia rappresentativo di tutti i componenti del gruppo e non solo di una parte di essi.
In realtà questa previsione era sbagliata, e l'estrema frammentarietà nonché l'esiguità numerica dei componenti dei gruppi rivela la propria estrema delicatezza regolamentare.
Si possono dare - e già si sono dati - casi nei quali il funzionamento del gruppo arriva all'impasse giuridico-istituzionale, poiché né il Presidente gode della fiducia della maggioranza dei componenti né il gruppo stesso è in grado di offrire alternative maggiormente condivise.
Non potendosi quindi provvedere in questo caso a riempire una evidente lacuna normativa (non dovuta all'insufficienza della norma, ma all'assoluta non previsione del fatto che la norma stessa dovrebbe disciplinare) con una semplice interpretazione analogica od estensiva di altri principi regolamentari, è necessario introdurre una disposizione di garanzia che da una parte non consenta "l'inamovibilità" di un capogruppo non più rappresentativo, e dall'altra assicuri di uscire in tempi brevissimi dall'impasse istituzionale che la paralisi dei gruppi comporta per tutto il Consiglio.
A questi fini si ritiene che a questo problema si possa por mano solo con il ricorso ad un criterio oggettivo- l'età anagrafica- in qualche modo rintracciabile nel resto del Regolamento come misura di garanzia del funzionamento istituzionale degli organi del Consiglio, e quindi idoneo a divenire anche misura di garanzia del funzionamento degli organi dei gruppi consiliari.
Art. 1
(Modifica all'art. 13 del Regolamento interno del Consiglio Regionale)
1. Al comma 7 dell'art. 13 le parole "il Presidente provvede a tal fine alla loro convocazione entro i successivi 5 giorni" sono sostituite dalle parole "ovvero qualora, nel corso della legislatura, il Presidente non goda più della fiducia della maggioranza dei componenti del Gruppo, senza che il Gruppo stesso sia in grado di indicare per la suddetta carica un altro componente, il Presidente del Consiglio Regionale, presone atto, provvede, entro i successivi 5 giorni, a convocare il Gruppo Consiliare e, se la situazione è immutata, ad affidare l'incarico di Presidente del Gruppo al componente più anziano di età."
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Roma, 6 giugno 2002
PLENUM CAMERA: LETTERA APERTA A CIAMPI E INIZIATIVA PUBBLICA DEI CONSIGLIERI REGIONALI RADICALI.
Oggi, nel corso dell'Assemblea Nazionale degli eletti dei Consigli Regionali, che si tiene a Roma alla presenza del Presidente della Repubblica, i consiglieri regionali radicali del Piemonte e della Lombardia (Carmelo Palma, Bruno Mellano, Lorenzo Strik Lievers, Giorgio Myallonier, Jasha Reibman) manifesteranno silenziosamente con coccarde colorate, appellandosi al Presidente della Repubblica perché invii al più presto un messaggio scritto alla Camera dei Deputati per richiamarla all'obbligo di adempiere al dettato costituzionale e quindi di decidere sulla questione dei 13 seggi non ancora attribuiti, ad oltre un anno dalle elezioni politiche.
Sulla questione del plenum della Camera dei Deputati, prosegue il Satyagraha radicale, a cui hanno sinora aderito 5.317 cittadini (fra cui circa 3000 detenuti); Marco Pannella è intanto giunto ormai al 55° giorno di sciopero della fame.
In una lettera aperta al Presidente Ciampi, diffusa quest'oggi, i consiglieri radicali scrivono fra l'altro: "Come spesso è avvenuto nella storia di questo paese, la Carta Costituzionale è ridotta ad essere una 'costituzione di carta'.  Da oltre un anno, infatti, i deputati sono 617 e tanti rimarranno  finché i partiti non decideranno se e come spartirsi i 13 posti vacanti". Riferendosi all'intervento telefonico di Ciampi durante la trasmissione "Buona Domenica", che ospitava Marco Pannella e Roberto Giochetti in sciopero della sete sulla questione del plenum della Corte Costituzionale, i consiglieri radicali aggiungono "In quel frangente, Lei dichiarò pubblicamente di "aver ben presente" lo strumento che la Costituzione (art. 87, seco ndo comma) Le mette a di sposizione per richiamare le Camere ad adempiere ai propri compiti: il messaggio scritto. Noi Le chiediamo, signor Presidente, di dar corso a questo strumento per richiamare la Camera dei Deputati alla responsabilità di adempiere ad un obbligo dettato dalla stessa Costituzione: decidere- non ci importa in che modo, e con quale soluzione- sulla questione dei 13 seggi fantasma".
Per informazioni: 348-5335301 (Palma) / 348-5335305
  
Segue il testo completo della lettera
 "Signor Presidente,
            Ella oggi interviene all'Assemblea Nazionale degli eletti dei Consigli Regionali, a cui anche noi siamo presenti come eletti radicali del Piemonte e della Lombardia. Mentre altri "festeggeranno" l'avanzamento del processo di riforma costituzionale- carico, per altro, di elementi di confusione e contraddizione- non possiamo e non potremo mancare di notare quanto ogni giorno, nell'indifferenza delle istituzioni, le regole scritte della Carta Costituzionale continuino ad essere violate e tradite.
            L'art. 56, secondo comma, della Costituzione così recita: "Il numero dei deputati è di seicentotrenta"; è quanto si insegna nelle scuole della Repubblica. Ma, anche in questo caso, come spesso è avvenuto nella storia di questo paese, la Carta Costituzionale è ridotta ad essere una "costituzione di carta".  Da oltre un anno, infatti, i deputati sono 617 e tanti rimarranno  finché i partiti non decideranno se e come spartirsi i 13 posti vacanti.
            I radicali, con Marco Pannella e tanti altri cittadini, hanno deciso di proseguire sulla questione del plenum della Camera il Satyagraha intrapreso sullo scandalo della mancata elezione di due giudici costituzionali. Sette settimane fa, il Suo intervento, signor Presidente, è stato decisivo non tanto e non solo per permettere a Marco Pannella e a Roberto Giachetti di tornare a bere ma, innanzitutto, per rimediare ad uno scandalo che si trascinava nel silenzio da oltre 18 mesi. In quel frangente, Lei dichiarò pubblicamente di "aver ben presente" lo strumento che la Costituzione (art. 87, secondo comma) Le mette a disposizione per richiamare le Camere ad adempiere ai propri compiti: il messaggio scritto.
            Noi Le chiediamo, signor Presidente, di dar corso a questo strumento per richiamare la Camera dei Deputati alla responsabilità di adempiere ad un obbligo dettato dalla stessa Costituzione: decidere- non ci importa in che modo, e con quale soluzione- sulla questione dei "13 seggi fantasma".
            In questo momento, Marco Pannella è giunto al 55° giorno di sciopero della fame per il ripristino della legalità costituzionale; oltre 5.000 cittadini (fra cui 3.000 detenuti) hanno finora aderito al Satyagraha; altre migliaia di cittadini hanno inviato a Lei, via fax o e-mail, una lettera-appello. Le chiediamo di fare tesoro di queste richieste, e di corrispondere loro con una urgenza che la situazione ormai esige, innanzitutto- pensiamo- dal Presidente della Repubblica, garante supremo della regola costituzionale.
            RinnovandoLe stima e fiducia e rimettendoci alle Sue decisioni, La salutiamo cordialmente."
 
Carmelo Palma e Bruno Mellano (consiglieri regionali radicali in Piemonte)
Giorgio Myallonier, Yasha Reibman e Lorenzo Strik Lievers (consiglieri regionali radicali in Lombardia)
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AL PRESIDENTE DEL
CONSIGLIO REGIONALE
AVV. ROBERTO COTA


e p.c. AI COMPONENTI
L'UFFICIO DI PRESIDENZA

Torino, 26 giugno 2001

Egregio Presidente,
la presente per segnalare un'anomalia da noi riscontrata nel funzionamento dell'Ufficio Posta del Consiglio regionale. Ormai da un anno, in effetti, dobbiamo quotidianamente constatare che ad alcuni Gruppi consiliari - pare i più consistenti numericamente - viene consegnata la posta a domicilio, laddove il nostro Gruppo - così come altri - provvede al ritiro della corrispondenza interna presso l'Ufficio Posta del Consiglio regionale.
Il motivo per cui solo ora solleviamo ufficialmente la questione è semplicemente dovuto al fatto che abbiamo preferito esperire preventivamente dei tentativi informali di risoluzione della stessa.
Considerati, però, i deludenti risultati conseguiti, Le chiediamo di affrontare il problema, proponendoLe due soluzioni alternative, che ci appaiono entrambe soddisfacenti: o tutti i Gruppi consiliari dovranno farsi carico autonomamente del ritiro della posta (il che non ci sembra obiettivamente un onere gravosissimo), o tutti i Gruppi la dovranno ricevere a domicilio entro un orario congruo alle esigenze della loro attività.
Un'ultima considerazione ci sia consentita: se è vera la motivazione per cui i Gruppi "maggiori" hanno sino ad oggi avuto questo "privilegio" semplicemente perché "per tradizione" - come ci è stato detto - si è sempre fatto così, ci pare di aver individuato un semplice ma - a nostro avviso - importante esempio di come talvolta siano auspicabili la dismissione di certe "prassi consolidate" e il contestuale recupero di una corretta applicazione di regole che siano veramente "uguali per tutti".
Nel ringraziarLa sin d'ora per l'attenzione che vorrà prestare alla questione in oggetto, La salutiamo cordialmente
Carmelo Palma
Bruno Mellano
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AL PRESIDENTE DEL
CONSIGLIO REGIONALE
AVV. ROBERTO COTA


Torino, 22 giugno 2001
Oggetto: votazioni con dispositivo elettronico.
 Egregio Presidente,
con la presente i sottoscritti consiglieri regionali
premesso che
- con deliberazione del Consiglio regionale 22 aprile 1997, n. 378/5986 si è provveduto alla modifica dell'art. 66 del Regolamento interno del Consiglio regionale (Forma di votazione), il cui quarto comma, nella nuova versione, recita: "Per le votazioni che si effettuano con dispositivo elettronico, le modalità tecniche per l'uso sono regolate da istruzioni approvate dall'Ufficio di Presidenza";
- con delibera 30 giugno 1997, n. 510/97 - Prot. C.R. N/9548, l'Ufficio di Presidenza ha approvato le "Istruzioni per l'utilizzo del sistema di votazione elettronica nel corso delle sedute del Consiglio regionale";
considerato che
- un periodo di quattro anni, quale quello intercorso dall'approvazione delle suddette delibere a oggi, appare a dir poco sufficiente per portare a termine tutti gli opportuni adempimenti, anche di carattere tecnico, per il concreto utilizzo della procedura in oggetto;
- nel corso di questa legislatura non si è fatto uso, per le votazioni, del dispositivo elettronico;
chiedono
di rendere effettivamente operative le modalità di votazione con dispositivo elettronico sin dalla prossima seduta consiliare, convocata per il 29 p.v..
Nel ringraziarLa anticipatamente per l'attenzione che vorrà prestare alla questione in oggetto, Le inviamo cordiali saluti
Carmelo Palma
Bruno Mellano
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AL PRESIDENTE DEL
CONSIGLIO REGIONALE
AVV. ROBERTO COTA

AI COMPONENTI
L'UFFICIO DI PRESIDENZA
AI PRESIDENTI DELLE
COMMISSIONI CONSILIARI


Torino, 22 giugno 2001
Oggetto: "Associazione tra gli ex-Consiglieri regionali del Piemonte" e consultazioni da parte delle Commissioni consiliari.
Egregio Presidente, egregi colleghi,
in merito alla richiesta che l'Associazione tra gli ex-consiglieri regionali del Piemonte ha rivolto al Presidente del Consiglio regionale, al fine di essere inserita tra i soggetti ammessi alle consultazioni da parte delle Commissioni consiliari, invitiamo i destinatari della presente, ciascuno per quanto di propria competenza, a non accedere a tale richiesta. Il motivo di questo nostro invito non è ovviamente da ricercarsi in una particolare ostilità nei confronti dell'organismo in oggetto, quanto nel fatto che le finalità per il cui raggiungimento l'Associazione è stata costituita - e riconosciuta dalla Regione con L.R. 8 novembre 1989, n. 65 - non sembrano giustificarne una sistematica convocazione, in occasione delle consultazioni che normalmente le Commissioni consiliari svolgono.
Ad adiuvandum, ricordiamo che il Presidente Cota, in considerazione del numero dei provvedimenti assegnati alle Commissioni, ha invitato a non ridurre il tempo dedicato all'istruttoria degli atti normativi, concedendo eccessivo spazio alle audizioni di soggetti che a vario titolo lo richiedano.
Naturalmente sarà facoltà dei Presidenti delle Commissioni invitare alle consultazioni l'Associazione in oggetto, allorché gli argomenti all'ordine del giorno siano strettamente attinenti alle sue finalità istituzionali.
Certi di un pronto riscontro, rivolgiamo cordiali saluti
Carmelo Palma
Bruno Mellano
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Al Presidente
Della Giunta Regionale
Del Piemonte
On. Enzo Ghigo

All’Assessore all’Ambiente
Della Regione Piemonte
Ugo Cavallera

Al Presidente
Del Consiglio Regionale
Del Piemonte
Roberto Cota

Loro Sedi

Torino, 24 aprile 2001
Oggetto: richiesta commissariamento del Parco naturale delle Alpi Marittime (combinato disposto art. 20 L.R. 12/90 e art. 11 L.R. 36/92).
Con la presente rivolgo formale richiesta di scioglimento degli Organi di gestione dell’Ente Parco naturale delle Alpi Marittime per gravi violazioni di legge. Infatti:
- il 29 gennaio 2001 era eletto Presidente del Parco il signor Gian Pietro Pepino, sindaco di Entracque; il suddetto era ineleggibile a tale carica ai sensi dell’art. 30, comma 4, dello Statuto del Parco ed era incompatibile con tale carica ai sensi dell’art. 13, comma 4, della L.R. 12/90;
- né allora né per due mesi e mezzo, il Direttore del Parco (che svolge, ai sensi dell’art. 9, comma 28, della L.R. 12/90, la funzione di Segretario del Consiglio Direttivo), l’Organo regionale di controllo, gli altri membri del Consiglio Direttivo (fra cui, ai sensi dell’art. 4, comma 3, della L.R. 33/95, tre membri nominati dal Consiglio Regionale), hanno mosso alcun rilievo su una violazione di legge patente e continuata relativa all’Organo di gestione dell’Ente Parco più rappresentativo;
- il signor Pepino si è dimesso da sindaco di Entracque il 18 aprile 2001 solamente dopo che l’Assessore Regionale all’Ambiente gli aveva inviato formale diffida (cfr. lettera del 10 aprile 2001, Prot. 10323/21.6, Direzione Regionale 21); non è ultroneo rilevare in questa sede che le tardive dimissioni hanno comportato la messa in mora dell’istituto del Commissario prefettizio, infliggendo un grave “vulnus” alle procedure di rinnovo del Consiglio Comunale di Entracque.
Da quanto esposto mi pare si evinca che gli Organi di Gestione dell’Ente Parco naturale delle Alpi Marittime non sono nelle condizioni di svolgere le funzioni loro attribuite dalla legge con la dovuta imparzialità e che ricorrano gli estremi, ai sensi delle leggi citate in oggetto, per il loro Commissariamento.
Certo di un pronto riscontro, rivolgo distinti saluti.
Bruno Mellano
Consigliere regionale
Lista Bonino

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Al Prefetto di Cuneo
Dr. Mario Spanu


Sua Sede

Torino, 23 aprile 2001
Oggetto: sulla situazione venutasi a creare nel Consiglio Comunale di Entracque dopo le dimissioni del sindaco; sulla situazione esistente negli Organi di Gestione del Parco Alpi Marittime (cfr. mia lettera del 30 marzo scorso).
Egregio Signor Prefetto,
Mi permetto di esporLe, innanzitutto, una serie di considerazioni in merito ai punti indicati in oggetto:
1) le dimissioni rassegnate in data 18 aprile dal sindaco di Entracque, signor Gian Pietro Pepino, risolvono formalmente la situazione di incompatibilità venutasi a creare ma non sanano assolutamente il "vulnus" inferto alla scadenza amministrativa di domenica 13 maggio: le dimissioni arrivano a campagna elettorale già iniziata; diventeranno irrevocabili solamente il 9 maggio ed allora non vi saranno più i tempi tecnici per nominare un Commissario prefettizio entro la data delle elezioni. Come Lei ben sa, l’istituto del Commissariamento tende a inserire nel contesto dell’amministrazione una figura terza che eviti possibili ed indebite posizioni di forza che possano falsare la campagna elettorale; è del tutto evidente che tale funzione è stata del tutto compromessa da dimissioni effettuate oltre ogni ragionevole termine; rimane la previsione del comma 7 dell’art. 141 D.Lgs. 267/2000, che potrebbe costituire una soluzione certo non soddisfacente ma forse obbligata …;
2) la situazione esistente presso gli Organi di gestione del Parco Alpi Marittime non si è certo "normalizzata" con le dimissioni suddette; il Presidente del Parco ha posto fine, dopo due mesi e mezzo, alla situazione di incompatibilità solo perché costretto dalla formale diffida inviatagli dall’Assessore all’Ambiente, dopo la mia interrogazione in Consiglio Regionale; nessuno dei membri del Consiglio Direttivo ha, in questi mesi, eccepito alcunché sull’elezione del Presidente (in particolare il Direttore dell’Ente, che svolge anche funzioni di Segretario del Consiglio Direttivo); neppure l’Organo regionale di controllo competente per il controllo di legittimità sugli atti degli Organi di Gestione (art. 8, L.R. 21 luglio 1992, n. 36) ha mosso alcun rilievo; quale valore giuridico hanno tutti gli atti compiuti dal Presidente del Parco a partire dal giorno del suo insediamento, il 29 gennaio scorso? Mi pare che su tutta la materia sia opportuno un Suo intervento, ai sensi dell’art. 19 del R.D. 3 marzo 1934, n. 383 come recepito dall’art. 273 del D.Lgs. 267/2000. Per quanto mi concerne, Le preannuncio che chiederò alla Giunta Regionale di provvedere allo scioglimento degli Organi di gestione del Parco Alpi Marittime per gravi violazioni di legge, ai sensi dell’art. 20, secondo comma, della L.R. 12/90, ed il relativo Commissariamento dell’Ente Parco.
Su tutto lo spettro dei problemi da me posti gradirei avere con Lei un colloquio, possibilmente in tempi brevi; rimanendo in attesa di un cortese cenno di riscontro, Le invio distinti saluti.
Bruno Mellano
Consigliere regionale Lista Bonino
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Gruppo Radicali - Lista Emma Bonino
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