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"Notizie della Regione Piemonte"
DOV’E’ FINITO IL RISPETTO DELLA LEGGE? - I CASI COTA E PICCHIONI

N: 5 del 2004: CONDONO EDILIZIO: BRUTTA LEGGE… MA SENZA I VOTI RADICALI POTEVA ANDARE PEGGIO!

N° 3 del 2004: MOZIONE D’INDIRIZZO IN MATERIA DI COOPERAZIONE DECENTRATA: UN  PASSO NELLA GIUSTA DIREZIONE.

N° 2 del 2004: IL REFERENDUM PER CANCELLARE LA LEGGE CONTRO LA PROCREAZIONE ASSISTITA: LO PUOI FIRMARE IN COMUNE!

N° 1 del 2004: PIANETA CARCERE: LA CASSA DELLE AMMENDE, QUESTA SCONOSCIUTA…

N° 5 del 2003: Deludente e conservatrice la nuova Legge regionale sull'assistenza

N° 4 del 2003: Siccità e risorsa acquaa/alcune proposte di buon senso.

N° 3 del 2003 - OGM; il Piemonte farà guerra all'Europa?

N° 2 del 2003 - Inquinamento delle acque da fitoframaci: facciamo chiarezza

N° 1 del 2003 - La Regione ha stanziato 600.000 euro per i nuovi educatori nelle carceri

N° 8 del 2002 - Laos e Telekom Serbia: due lotte radicali, due libri radicali

N° 7 del 2002 - Cosa sono le Narcosalas?

N° 6 del 2002 – Rapporto su "Pena di morte nel mondo"

N° 5 del 2002 – Omossesualità: un video nelle scuole piemontesi

N° 4 del 2002 – Israele Unione Europea!

N° 3 del 2002 – Costituita l'Associazione di Comuni, Province e Regioni per il Tibet

N° 2 del 2002 – Ci sarebbe un modo per evitare futuri "casi Odasso"…

N° 1 del 2002 – Alcuni punti fermi a proposito del nuovo Statuto Regionale…

N° 7 del 2001 – Se permettete, parliamo del Laos…

N° 6 del 2001 - Attacco agli USA: radicali" con l'America, con Israele, con la democrazia"

N° 4 del 2001 - Un anno fa moriva Adelaide Aglietta

N° 6 del 2000 - Libera scelta educativa: un diritto da conquistare(*)

N° 5 del 2000 – Federalismo: il polo fra dottor Jekyll e mister Hyde

N° 4 del 2000 - La presenza radicale: novità della VII legislatura(*)


(*) Non presente sul sito

  DOV’E’ FINITO IL RISPETTO DELLA LEGGE? - I CASI COTA E PICCHIONI
Caso Picchioni - Il 14 gennaio scorso, la Prima Sezione Civile del Tribunale di Torino ha pronunciato la decadenza di Rolando Picchioni (Margherita) dalla carica di consigliere regionale a seguito incompatibilità (ex L. 154/81, art. 3) derivante dagli incarichi da questi ricoperti nell’Associazione World Political Forum e nella Fondazione Fiera per il Libro, la Musica e la Cultura, enti controllati e finanziati dalla Regione Piemonte. Il tribunale ha deciso in seguito alla presentazione di tre ricorsi, il primo dei quali era stato depositato il 14 ottobre 2004 dal consigliere regionale radicale Carmelo Palma e da Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani).
Il 23 novembre 2004, il Consiglio Regionale aveva convalidato Picchioni, respingendo la proposta di contestarne l’elezione avanzata dal presidente della Giunta delle Elezioni, il radicale Bruno Mellano; a quel punto, ricorrere al giudice ordinario, come la legge prevede, non è stata più una semplice facoltà del cittadino elettore, ma è stato un dovere civile e in certo modo politico, necessario per sanare una “ferita” della legalità, resa non meno, ma assai più grave, dal fatto di essere realizzata con il concorso determinante di una assemblea elettiva.
Caso Cota - Con lettera del 9 marzo, Roberto Cota (sottosegretario di Stato alle Attività Produttive, segretario regionale Lega Nord in Piemonte) si è dimesso da consigliere regionale. Dopo la nomina a sottosegretario (con decreto pubblicato in Gazzetta il 4 gennaio scorso), Cota avrebbe dovuto dimettersi entro il 14 gennaio per manifesta incompatibilità (art. 4 e 6, L. 154/81): “Le cariche di …Ministro e sottosegretario di Stato …sono incompatibili con la carica di consigliere regionale …La cessazione dalle funzioni deve avere luogo entro dieci giorni dalla data in cui è venuta a concretizzarsi la causa di incompatibilità”. Il 18 gennaio scorso, Cota si era dimesso solamente da presidente del consiglio regionale; se si fosse dimesso allora anche da consigliere, il Consiglio avrebbe avuto il tempo di effettuare la sua sostituzione prima dello scioglimento.
Cinque anni fa, nel 2000, in apertura di legislatura, solo i Radicali denunciarono l’evidente incompatibilità dei consiglieri Albano (Forza Italia) e Tomatis (Popolari), promuovendo due azioni popolari che portarono alle dimissioni dei due dalla carica di sindaco rispettivamente di Gavi (Al) e Villanova Mondovì (Cn) e sventarono il tentativo di fabbricare su due piedi una leggina per disapplicare a posteriori le incompatibilità previste dalla legge al momento delle elezioni. Oggi, non ci resta che denunciare pubblicamente i “casi Cota e Picchioni”, sperando che servano a far comprendere ai cittadini elettori per quale ragione i Radicali continuano incessantemente a porre sul tappeto la questione della legalizzazione della vita istituzionale, a partire dalla materia elettorale.
Bruno Mellano e Carmelo Palma (consiglieri regionali radicali)
N.B. Su www.grupporadicalipiemonte.it, link “Casi Cota e Picchioni”.

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  CONDONO EDILIZIO: BRUTTA LEGGE… MA SENZA I VOTI RADICALI POTEVA ANDARE PEGGIO!
 
La legge regionale sul condono edilizio (L.R. 33/04), approvata in extremis nella seduta del 9 novembre scorso, a soli due giorni dal termine stabilito dalla Consulta (superato il quale - è bene ricordarlo - sarebbe entrata in vigore direttamente la disciplina statale), è una legge brutta, lassista e rinunciataria: ben più brutta, peraltro, di quelle approvate da altre regioni amministrate dal centrodestra, Lombardia e Lazio in testa.
La legge piemontese modifica in modo restrittivo la disciplina statale in soli due punti: la riduzione da 750 a 600 metri cubi delle volumetrie condonabili per le nuove costruzioni (ma non per gli ampliamenti abusivi di costruzioni esistenti) e l’incremento del 30% degli oneri di urbanizzazione per le infrazioni più gravi.
I radicali che, stante la spada di Damocle dell’entrata in vigore della disciplina statale, avevano richiesto che la legge prevedesse almeno l’esclusione dal condono delle nuove costruzioni ed una riduzione a 500 metri cubi delle volumetrie ammesse, sono stati comunque determinanti per l’approvazione di queste modifiche, poiché - proprio sull’emendamento relativo agli oneri di urbanizzazione, proposto peraltro dalla Giunta - con il proprio voto favorevole hanno compensato una serie di voti contrari  provenienti dalle fila di Forza Italia e l’assenza dei consiglieri leghisti, che avevano abbandonato l’aula, dissociandosi dalla maggioranza di centrodestra dopo aver condiviso in Commissione tutte le sue scelte.
Che il Consiglio regionale lombardo abbia avuto sul condono più rigore e severità di quello piemontese - la cui maggioranza avrebbe, senza i voti radicali, addirittura bocciato la proposta della Giunta - dimostra tante cose, su cui in primis il Presidente Ghigo dovrebbe riflettere.  Che il Piemonte abbia alla fine avuto una legge peggiore di quella lombarda e laziale dimostra che ad arginare il “federalismo alla siciliana”  - fatto di privilegi, sperpero di denaro pubblico e condoni tanto da rendere secondo noi prioritario per la Sicilia ed i siciliani l’abolizione dello Statuto speciale, coraggiosa proposta fatta dodici anni da Pina Malsano, vedova di Libero Grassi, imprenditore ucciso dalla mafia perché si era rifiutato di pagare il pizzo -  non bastano e non servono i bau bau della Lega, che predica bene in Aula ma razzola male sia in Aula, al momento del voto, sia in Commissione.
Il dibattito e la votazione della legge sul condono edilizio hanno dimostrato in modo evidente che i diktat del <<partito dei geometri>> pesano e contano di più delle proposte di un assessore, che dovrebbe esprimere e rappresentare le proposte di un’intera maggioranza; Ghigo ed i suoi sapranno riflettere sull’ennesimo caso di schizzofrenia fra il dire e il fare?.
 
Torino, 6 dicembre 2004
 
Bruno Mellano
Carmelo Palma
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  MOZIONE D’INDIRIZZO IN MATERIA DI COOPERAZIONE DECENTRATA: UN  PASSO NELLA GIUSTA DIREZIONE.
 
La Regione Piemonte, da circa un decennio, è impegnata in azioni di cooperazione decentrata, cioè in interventi in e con Paesi in via di sviluppo, promossi da enti e comunità locali.
Dopo la caduta del muro di Berlino e la perdita di quell’equilibrio di potenza tra Stati Uniti ed Unione Sovietica che aveva per cinquant’anni ridotto le aree di conflitto e di attrito violento tra le Nazioni, si fece subito urgente la necessità di intervenire dove la povertà estrema, la mancanza di credibili istituzioni democratiche e la “volontà di potenza” dei signori della guerra avevano portato al disastro umanitario regioni intere del pianeta. I primi interventi della Regione, infatti, riguardarono dapprima i Balcani, divorati dalla guerre di conquista della Serbia di Milosevic, e poi l’Africa sub-sahariana sconvolta dalla carestia.
Il 28 settembre scorso, con 28 voti a favore e solo 3 astensioni,  il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato a larga maggioranza la Mozione “Indirizzi in materia di Cooperazione Decentrata”, proposta dal gruppo radicale (con la prima firma del consigliere regionale Bruno Mellano), che ha come scopo quello di adeguare alle esigenze del nuovo scenario internazionale le linee tracciate nel 1997 dalla mozione n. 382 “Iniziative politiche di cooperazione con il Terzo Mondo”,
mozione fortemente voluta dal consigliere regionale verde Pasquale Cavaliere (che il gruppo verde e quello radicale hanno ricordato in Consiglio Regionale, a 5 anni dalla scomparsa, il 6 agosto scorso).
            La recente mozione, preparata cercando di far tesoro delle esperienze passate e delle diverse sensibilità politiche, ha il merito di indicare come strada maestra sulla quale indirizzare i progetti di cooperazione internazionale della Regione quella del rafforzamento dei valori democratici nei Paesi del Terzo Mondo, del riconoscimento dei diritti fondamentali, della promozione del ruolo delle donne e della lotta alle pratiche lesive della loro integrità fisica, nella consapevolezza che esiste un legame inscindibile fra condizioni di vita e condizioni di diritto, fra libertà civili e potenzialità di sviluppo.
I radicali sono da decenni impegnati per trovare soluzioni e rimedi alla questione della “fame” nel Terzo mondo, fame non solo di cibo ma spesso e soprattutto “fame” di diritti, democrazia e buongoverno. L’ultimo Congresso del Partito Radicale Transnazionale, tenutosi a Tirana (Albania) nel novembre 2002, aveva come titolo ed obiettivo programmatico quello di “Globalizzare la democrazia” ed i deputati radicali eletti al Parlamento europeo sono tutt’ora impegnati a vigilare sulla buona destinazione dei fondi destinati al Terzo Mondo, al fine di evitare che il finanziamento di programmi di cooperazione divenga una forma di sostegno a dittature ed a regimi non democratici.
Grazie all’approvazione di questa mozione, da oggi, la globalizzazione della democrazia, il rispetto dei diritti umani ed il rafforzamento degli strumenti volti a “liberare” le donne da quelle condizioni di brutale subordinazione sociale e giuridica, che in troppe parti del pianeta vigono ancora, passa anche attraverso le attività di cooperazione internazionale della Regione Piemonte. 
 
Carmelo Palma e Bruno Mellano
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  IL REFERENDUM PER CANCELLARE LA LEGGE CONTRO LA PROCREAZIONE ASSISTITA: LO PUOI FIRMARE IN COMUNE!
Il 23 aprile scorso, presso il Consiglio Regionale del Piemonte, si è tenuta una conferenza stampa in cui sono state illustrate: la “Proposta di Deliberazione”, presentata da 18 consiglieri regionali, per avviare la procedura prevista dall’art. 75 della Costituzione (indizione del referendum su richiesta di cinque consigli regionali); la campagna di raccolta firme dei cittadini sul referendum abrogativo della legge sulla fecondazione assistita (L. 40/2004). Il referendum è stato promosso da Radicali Italiani e dall’Associazione Luca Coscioni e si può firmare in tutte le segreterie comunali.
La conferenza stampa è stata introdotta da Bruno Mellano, consigliere regionale radicale e coordinatore della campagna di raccolta firme per il Piemonte, che ha auspicato che la convergenza registrata in sede istituzionale da parte di numerosi esponenti politici di entrambi gli schieramenti si traduca anche in un apporto determinante alla campagna “militante” di raccolta firme sul referendum popolare.
Alla conferenza stampa sono inoltre intervenuti i seguenti consiglieri regionali: Carmelo Palma (capogruppo Radicali); Angelo Burzi (Forza Italia); Giovanni Caracciolo (capogruppo SDI); Giuseppe Chiezzi (capogruppo Comunisti Italiani); Giuliana Manica (capogruppo DS); Domenico Mercurio (per il Piemonte); Enrico Moriconi (capogruppo Verdi); Rocco Papandrea (capogruppo Rifondazione Comunista); Giancarlo Tapparo (Misto-Unione Civica Riformatori). Erano inoltre presenti Silvio Viale (presidente Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e Mina Radeschi (Associazione Frida Malan).
Il senso e le motivazioni della campagna referendaria sono contenute nella Relazione alla proposta di delibera, di cui si riportano alcuni stralci:
“La legge 19 febbraio 2004, n. 40, recante “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita” non serve a disciplinare con prudenza una materia delicata, per evitare abusi inammissibili, ma è volta esplicitamente a frapporre ostacoli legislativi all’uso e allo sviluppo delle tecniche internazionalmente più diffuse e più avanzate e quindi ad incrementare una forma di “turismo sanitario” obbligato per quanti non potranno più ottenere nel nostro paese prestazioni che, altrove nel mondo e, in particolare, nell’U.E, sono non solo consentite, ma promosse e incentivate…
La recente legge “proibizionista” (della fecondazione eterologa, della crioconservazione degli embrioni, della diagnosi preimpianto, dell’uso clinico e sperimentale degli embrioni sovrannumerari…) … riporta la realtà di questa pratica all’anno zero…. Anziché garantire la correttezza metodologica di questo genere di indagini sperimentali, [ questa legge] dichiara il bando ad ogni “uso” terapeutico degli embrioni, anche di quelli irrimediabilmente votati alla distruzione. Si agita lo spettro della “macchina umana” preconfezionata o dei “Frankenstein” fisico-morali programmati da menti diaboliche, per impedire che aggregati cellulari che non hanno alcuna possibilità né alcun destino di sviluppo siano prestati al servizio della scienza e quindi della difesa della vita umana. Per queste ragioni, occorre abrogare la legge sulla fecondazione assistita, che colpisce -insieme- le speranze di maternità e di paternità di migliaia di coppie sterili, e i diritti di milioni di malati”.
N.B. Per informazioni sulla campagna referendaria: 011/230.90.02 www.grupporadicalipiemonte.it www.radicali.it www.lucacoscioni.it
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  PIANETA CARCERE: LA CASSA DELLE AMMENDE, QUESTA SCONOSCIUTA…
Dall'inizio della legislatura abbiamo compiuto oltre 90 visite negli Istituti di pena piemontesi,
ottemperando ai nostri compiti di controllo ispettivo, in veste di consiglieri regionali, e proseguendo nella tradizione radicale di porre grande attenzione ai problemi del sistema penitenziario italiano.
Nel corso di tali visite abbiamo constatato come, a causa della cronica mancanza di risorse economiche, innumerevoli, possibili, iniziative per il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti
restino tristemente irrealizzate.
Per trovare possibili soluzioni, Jolanda Casigliani (Comitato Nazionale Radicali Italiani), che presso il nostro gruppo si occupa specificatamente delle tematiche carcerarie, ha individuato alcuni articoli del decreto attuativo dell'Ordinamento Penitenziario ( D.P.R 30 giugno 2000, n. 230, artt. 121 - 130) che disciplinano l'istituto della Cassa delle Ammende/CdA, attribuendo ad esso nuove e più specifiche funzioni: l'amministrazione penitenziaria può ampliare le forme di intervento in materia di formazione e lavoro, nonché finanziare progetti di sostegno ai detenuti ed alle loro famiglie. Volendo verificare l'attuazione di questa normativa, Jolanda Casigliani ha predisposto e fatto presentare dagli onorevoli Enrico Buemi ed Antonio Del Pennino due interrogazioni al ministro Castelli; inoltre, il gruppo consiliare radicale ha organizzato, il 22 novembre 2003, in Consiglio Regionale, un convegno che ha visto la partecipazione di rappresentanti del governo, del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) e di parlamentari dell'opposizione e della maggioranza. Abbiamo così appreso che la CdA, a fronte di una disponibilità di 80 milioni di euro, non ha speso, dal 2000 ad oggi, un solo euro, a causa della mancata approvazione del Regolamento interno per la disciplina delle modalità di presentazione dei progetti e per le relative attività istruttorie.
Allo scopo di sollecitare l'emanazione di questo Regolamento, sempre Jolanda Casigliani ha predisposto un Appello (che è stato firmato da circa 600 fra operatori penitenziari e cittadini) ed ha contribuito ad organizzare trasmissioni informative a “Radio Carcere” (la rubrica settimanale in onda su Radio Radicale il martedì sera alle 21:00), coinvolgendo numerosi parlamentari fra cui il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, on. Gaetano Pecorella.
Finalmente, grazie al pungolo radicale, il 18 febbraio scorso, con quattro anni di ritardo, il Consiglio di Amministrazione della CdA ha approvato il Regolamento, dando così il via alla fase di esame istruttorio dei progetti già da tempo depositati.
Siamo soddisfatti dell'esito della nostra iniziativa, ma nello stesso tempo amareggiati nel dover constatare come troppo spesso, in Italia, sia necessario lottare a lungo e strenuamente per ottenere la semplice attuazione delle leggi. Il nostro impegno continua; vigileremo attentamente affinché questi soldi, siano spesi per le finalità a cui sono stati destinati, nel rispetto della legge.
Rimandiamo chi intende approfondire il problema ai siti radicali (www.radicali.it - www.grupporadicalipiemonte.it - www.associazioneaglietta.it) dove troverà un apposito link dedicato alla “Cassa delle Ammende”; oppure può telefonare al gruppo consiliare radicale in Regione Piemonte (011/2309002) e chiedere di Jolanda Casigliani.
Torino, 27 febbraio 2004
Carmelo Palma, Bruno Mellano
(consiglieri regionali radicali)
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  DELUDENTE E CONSERVATRICE LA NUOVA LEGGE REGIONALE SULL’ASSISTENZA
Nella seduta del 16 dicembre scorso, il Consiglio Regionale ha approvato la nuova legge regionale sull’Assistenza, con 28 voti a favore, 4 contrari (fra cui i Radicali), 9 astenuti (Ds e Margherita), un non votante.
La riforma del sistema dei servizi e degli interventi sociali è tanto ambiziosa nelle intenzioni quanto modesta e conservatrice nel risultato.
Una legge che di fatto è condivisa da un fronte che comprende tutto ciò che sta fra la CGIL e Alleanza Nazionale non può che muoversi su di una linea di assoluta continuità con la logica e l’impianto della vecchia legislazione “crispina”, corretta nel corso dei decenni solamente da pregiudizi di natura socialburocratica, secondo la quale l’assistenza è una beneficenza pubblica amministrata dallo Stato o dalle sue articolazioni territoriali.
Infatti, il caposaldo di questa “nuova” legge rimane la convinzione che il diritto all’assistenza coincide con l’esistenza di una serie di strutture pubbliche o parapubbliche atte a soddisfare i bisogni assistenziali dei cittadini.
Non si è voluto, malgrado i ripetuti appelli al valore della sussidiarietà orizzontale, tener conto del fatto che la garanzia di un diritto, oggi, non è tanto assicurata quanto piuttosto negata dall’esistenza di un’enorme macchina burocratica atta a soddisfarlo e che solo il ricorso alle risorse del mercato, e a quelle di organizzazioni e agenzie sociali libere e intraprendenti, è in grado di rispondere tempestivamente ai bisogni dei cittadini.
La gran parte della spesa assistenziale (oggi tenuta su livelli minimi dal peso esorbitante della spesa previdenziale) non accresce le risorse effettive dei cittadini bisognosi, ma serve essenzialmente a finanziare la burocrazia dell’assistenza.
In una regione che mostra tendenze di pericoloso degrado sociale e demografico, si sarebbe dovuto procedere ad introdurre in maniera sistematica l’istituto del “buono assistenziale”, che, proprio perché consegnato alla disponibilità delle famiglie, avrebbe consentito la gestione più efficiente delle scarse risorse disponibili.
Qualcuno, ad esempio, dovrebbe spiegare ai piemontesi perché, a fronte di allarmanti tassi di invecchiamento, si debbano continuare a spendere decine di milioni di euro per finanziare l’ “istituzionalizzazione” delle persone anziane piuttosto che riservare le stesse somme per programmi di assistenza domiciliare, oggi assicurati a prezzi unitari assolutamente inferiori da un moderno ed emergente mercato sociale.
Nessuno spiegherà nulla ai piemontesi perché questa legge, come tutto ciò che in Italia parla del “sociale”, guarda al passato con nostalgia ed al futuro con irrazionale paura.
Carmelo Palma
Bruno Mellano
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  SICCITA’ E RISORSA ACQUA/ALCUNE PROPOSTE DI BUON SENSO.
Ad oggi, in Piemonte, dai dati forniti dall’ARPA (Agenzia Regionale per l’Ambiente) nel Rapporto sullo stato dell’ambiente del 2002, a confronto di poco più di 400 milioni di metri cubi di acqua consumati ogni anno per usi civili ve ne sono oltre 6 miliardi consumati per l’irrigazione delle colture agrarie (circa 4 miliardi di metri cubi sono utilizzati per la risicoltura). In più la totalità di questi 6 miliardi viene utilizzata in un periodo ristretto (tarda primavera – estate), mentre l’acqua per usi civili è utilizzata durante l’intero anno. Il Piemonte con oltre 400.000 ettari irrigati è, insieme alla Lombardia, la regione che consuma il maggior quantitativo d’acqua per l’agricoltura in Italia, in funzione della coltura intensiva del riso e del mais. La FAO, nel 2002, all’interno della pubblicazione “Acqua per le colture, ogni goccia d’acqua conta”, rileva come l’irrigazione per gocciolamento - utilizzata in Israele già da quarant’anni - consenta un risparmio idrico valutabile tra il 30 ed il 60% rispetto alla classica irrigazione per sommersione, che è di gran lunga la più diffusa in Piemonte.
Rispetto alla coltura del riso, dai dati del 2002 dell'Ente Nazionale Risi, si rileva come oltre il 50% dell'intera superficie coltivata a riso in Italia è presente in Piemonte (112.000 ettari), nella provincia di Vercelli vi sono oltre 70.000 ettari occupati dalla coltura del riso. Confrontando questi dati con l'intera superficie a riso in Europa (circa 350.000 ettari) si deduce come un terzo della superficie europea sia presente in Piemonte ed un quinto nella sola provincia di Vercelli.
“Malgrado l’evidenza dei dati mostri inequivocabilmente che, in Piemonte, è l’agricoltura la principale responsabile del consumo di acqua e malgrado quest’anno di eccezionale siccità, il Governo regionale continua a fare finta di nulla ed a non attuare una seria politica di risparmio idrico in agricoltura. Da tre anni aspettiamo che sia prodotto il Manuale di Buona Pratica Irrigua, come era previsto dalla legge regionale 61 del 2000. Da anni denunciamo con interrogazioni e comunicati stampa l’inerzia della regione e sollecitiamo provvedimenti che consentano una diminuzione dei consumi. A costo di divenire noiosi lo ripetiamo: è necessario da subito invertire la rotta sui sistemi di irrigazione; non è più sostenibile, nell’agricoltura attuale, utilizzare così diffusamente il sistema a sommersione, che spreca quantitativi enormi di acqua, ed è auspicabile passare, su tutte le colture dove ciò è possibile, all’irrigazione a goccia; è necessario ridimensionare colture quali il riso ed il mais che sono i principali responsabili del consumo idrico a favore di colture meno impattanti come grano ed orzo; è ora di fare pagare il reale volume d’acqua consumato agli agricoltori in modo da dare un impulso verso il risparmio idrico. Inseguire esclusivamente la costruzioni di nuovi bacini ha il solo risultato di prosciugare i fiumi e di garantire acqua ad una parte degli agricoltori a discapito degli altri.
Invitiamo l’Assessore Cavallera a dare subito attuazione alle misure da noi indicate; nel 2004 vi saranno le elezioni provinciali ed europee, seguite l’anno dopo dalle regionali; l’Assessore sa meglio di noi che i periodi elettorali sono quelli meno indicati per prendere provvedimenti tanto necessari quanto, apparentemente, impopolari; caro Assessore, ora o mai più!”.
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  OGM: IL PIEMONTE FARA’ GUERRA ALL’EUROPA?
Lunedì 21 luglio, presso il Consiglio Regionale, si è tenuta una conferenza stampa sul tema degli OGM alla quale hanno partecipato Benedetto Della Vedova (europarlamentare radicale), Carmelo Palma e Bruno Mellano (consiglieri regionali radicali) e Attilio Borroni (presidente regionale CIA/Confederazione italiana agricoltori). Ecco la sintesi degli interventi degli esponenti radicali:
"Ciò che l'intero sistema politico piemontese propone in materia di ogm in agricoltura poggia su quattro assunti totalmente falsi, ma propagandisticamente molto efficaci per gli alfieri della "via piemontese" all'ogm free.
E' innanzitutto falso equiparare l'agricoltura "convenzionale" (non ogm) all'agricoltura biologica, che rimane in Piemonte un fenomeno di nicchia, importante dal punto di vista turistico e commerciale, ma non rappresentativo del complesso dell'agricoltura piemontese. Il ricorso costante e gravemente inquinante, dal punto di vista ambientale, a prodotti chimici è dimostrato dalle condizioni delle falde superficiali e di una parte di quelle profonde, gravemente contaminate da pesticidi chimici leciti e addirittura proibiti (come abbiamo già avuto modo di denunciare, anche con puntuali esposti in Procura).
E' in secondo luogo falso ritenere che l'agricoltura "convenzionale" riguardi solo o in maggioranza prodotti tipici. Il mais piemontese, secondo Ghigo minacciato dal mais ogm, non ha nulla di tipico o di specificamente locale.
E' in terzo luogo falso che esistano ragioni di salute pubblica scientificamente dimostrate per proteggere il Piemonte, i suoi uomini e i suoi animali, da colture, mangimi o alimenti ogm. Un conto è adottare una ragionevole prudenza; tutt'altro discorso è lanciarsi in una campagna mediatica "bio-terroristica" fatta di pregiudizi, conservatorismi, e oscurantismi scientifici.
In quarto luogo è falso - clamorosamente falso - che l'intero Piemonte possa divenire una zona franca, totalmente esentata dall'applicazione della direttiva europea sugli ogm, che è già di per sé enormemente restrittiva nelle parti in cui consente la coesistenza di colture ogm e ogm-free, nonchè in quelle relative all'informazione dei consumatori.
Se la “maschera” è ambientalista, la "ciccia" di questa politica è però bassamente speculativa. Lo scenario che si configura vedrà le organizzazioni agricole (è qui utile rimarcare la coraggiosa presa di posizione controcorrente della CIA), da una parte, ottenere sussidi economici nazionali (a maggior ragione dopo la modifica della PAC) per le produzioni locali non ogm, e, dall'altra, richiedere barriere commerciali ai prodotti ogm stranieri: insomma una riedizione della politica autarchica in campo agricolo e alimentare, contro lo "strapotere delle multinazionali".
Neppure Bove’ o il più rigoroso reazionario no-global avrebbe saputo dire qualcosa di peggio di quello che, da Ghigo in giù, tutti hanno sentito il dovere di affermare in questi giorni in Piemonte.
Noi rimaniamo dell'idea che sugli ogm è bene che decidano, secondo criteri di mercato, i produttori e i consumatori e non, secondo criteri di potere, i governatori e i loro interessati consiglieri.".
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  INQUINAMENTO DELLE ACQUE DA FITOFARMACI: FACCIAMO CHIAREZZA!
 Il 5 marzo scorso, in una conferenza stampa tenutasi nella sede del Consiglio Regionale del Piemonte, i consiglieri regionali radicali Bruno Mellano e Carmelo Palma e il presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, Silvio Viale, hanno presentato un dossier che raccoglie i dati sull’ inquinamento da fitofarmaci delle acque di falda della nostra regione ed elenca le numerose inadempienze della Giunta regionale.
I dati, che sono stati forniti dalla Direzione Pianificazione Risorse Idriche della Regione Piemonte, non hanno avuto per ora alcuna diffusione pubblica, malgrado evidenzino un grave stato di inquinamento delle falde, dovuto anche a sostanze da tempo proibite in Piemonte.
Dai dati si evince che la quasi totalità del territorio di pianura ricadente nelle provincie di Cuneo, Torino, Asti, Biella, Vercelli e Novara risulta contaminato e quindi vulnerato dai prodotti fitosanitari. Le sostanze maggiormente impattanti che sono state riscontrate nelle falde della nostra regione sono 6 diserbanti: l’Alaclor, l’Atrazina (vietata su tutto il territorio regionale), il Metolaclor (in fase di esclusione dall’impiego), la Terbutilazina, il Cinosulfuron e il Bentazone (vietato su numerosi comuni).
Questi dati derivano da  831 punti di campionamento (pozzi) da cui, con prelievi semestrali durante gli anni 2000 e 2001, sono stati tratti 2524 campioni d’acqua, poi analizzati. Rispetto alla falda superficiale si può rilevare come ben 146 pozzi su 476 (30%) risultano contaminati. Rispetto alla falda profonda (quella usata per il consumo umano) 12 pozzi su 208 mostrano residui di prodotti fitosanitari. Dei 61 principi attivi che sono stati ricercati nelle acque di falda sono 20 quelli che sono stati rinvenuti almeno una volta. Sono 18 i principi attivi che sono stati rinvenuti almeno una volta con valori superiore al limite di riferimento (1mcg/L) e 6 quelli con più di 10 superamenti di 1mcg/L. Sono 3 i principi attivi con più di 40 superamenti di 1 mcg/L; tra questi due sostanze attualmente proibite perché cancerog ene: l’Atrazina ed il Bentazone.
Rispetto all’Atrazina, proibita dal 1990 in Piemonte e dal 1996 su tutto il territorio nazionale, la situazione attuale piemontese mostra una contaminazione diffusa presente nella prima falda soprattutto in una parte importante della pianura torinese anche se altri siti contaminati da questa sostanza sono ampiamente presenti nel vercellese, nel novarese e nel cuneese. Rispetto al Bentazone, proibito da 1989 nei comuni dove è tipica la risicoltura, è da osservare come tutti i 61 campioni che sono risultati avere Bentazone provengono proprio dai comuni nei quali il prodotto è proibito: non uno infatti dei 21 comuni nei quali questo principio attivo è stato ritrovato è escluso attualmente dal divieto di utilizzo.
Sulla base dei dati riportati nel “dossier fitofarmaci”, i consiglieri regionali radicali hanno presento esposti alle Procure della Repubblica di Cuneo, Alba, Mondovì, Saluzzo (il 3 aprile) e di Vercelli (il 17 aprile), con la richiesta di “svolgere indagini per accertare la violazione o meno di norme penalmente rilevanti  e, in caso di violazione, i responsabili”. Analoghi esposti saranno presentati in altre Procure.
Al di là della via giudiziaria, doverosa ma insufficiente, vorremmo che la nostra iniziativa servisse ad aprire un dibattito serio e approfondito con tutti gli addetti ai lavori, in particolare con le organizzazioni dei coltivatori, che porti ad un reale miglioramento della situazione; senza allarmismi, ma anche senza omissioni, rimozioni e scaricabarile.
N.B. Il “dossier fitofarmaci” e gli esposti alle Procure sono a disposizione dei cittadini sul sito www.grupporadicalipiemonte.it o possono essere richiesti allo 011/57.57.401.
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  LA REGIONE HA STANZIATO 600.000 EURO PER NUOVI EDUCATORI NELLE CARCERI
Il 21 febbraio scorso, il Consiglio regionale del Piemonte ha accolto un emendamento, presentato dai consiglieri radicali, alla legge finanziaria per l’esercizio 2003 che stanzia 600.00 euro, finalizzati alla stipulazione di convenzioni fra gli enti gestori delle prestazioni socio-assistenziali (comuni, consorzi e Asl) e l’amministrazione penitenziaria, volte a potenziare la dotazione di personale sociale, in particolare di educatori, all’interno degli istituti di pena. Come è noto, infatti, la dotazione effettiva di personale – ivi compresi assistenti sociali ed educatori – è ampiamente inferiore a quella prevista dall’ordinamento. Al momento, vi sono solo 31 educatori effettivi (di cui 3 in part time) su di una popolazione detenuta nelle carceri piemontesi di 4695 unità (dato 2002) a fronte di una capienza massima prevista di 3441 unità. Oggi, quindi, ciascun educatore ha mediamente in carico oltre 150 detenuti. Lo stanziamento consente di accrescere la dotazione di educatori professionali di 22-25 unità, e quindi, sostanzialmente, di raddoppiare il rapporto fra educatori e detenuti all’interno degli istituti di pena. Oggi l’assenza degli educatori pregiudica la possibilità di promuovere, a partire dal periodo di detenzione, i programmi di osservazione e trattamento dei detenuti e quindi impone ai tribunali di sorveglianza, in assenza di fonti di informazione diverse da quelle del “curriculum criminale” e dai rapporti di polizia, una politica oltremodo restrittiva nella concessione dei benefici previsti dalla normativa (semilibertà, ammissione al lavoro esterno, affidamento in prova ai servizi sociali…).
L'assenza di educatori costituisce un blocco insuperabile anche a fronte di una offerta ampiamente articolata (e ampiamente finanziata) di percorsi di inserimento esterno. Le carceri piemontesi sono sovraffollate non solo rispetto agli spazi, ma anche rispetto ai servizi disponibili. Sono, salvo eccezioni, troppo piene di detenuti e troppo vuote di tutto il resto. Siamo convinti che questo stanziamento costituisca un “investimento in sicurezza”, tanto all’interno quanto all’esterno delle carceri. Ora sta all’amministrazione penitenziaria la scelta e la responsabilità di cogliere e sfruttare al meglio questa opportunità.
Un'altra bella notizia dal "fronte carceri": il 20 febbraio, nel municipio di Asti, è stato firmato un protocollo d'intesa tra il Comune e l'Amministrazione penitenziaria regionale per allacciare il carcere di Quarto d'Asti all'acquedotto comunale entro il giugno 2004, quattordici anni dopo la sua costruzione; i consiglieri radicali, da due anni e mezzo, avevano sollevato in tutti i modi il problema (visite ispettive, esposti, mozioni, interrogazioni); ora vigileranno affinchè i tempi previsti per i lavori siano rispettati.
Segnaliamo, infine, l'uscita nelle librerie di "Tortura Democratica – Inchiesta sulla comunità del 41 bis reale" (edizioni Marsilio) di Sergio D'Elia e Maurizio Turco, prefazione di Marco Pannella: l'elenco, uno per uno, dei 645 detenuti sottoposti al regime carcerario del 41 bis, una vera e propria tortura legalizzata, indegna di un Paese civile.
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  LAOS E TELEKOM SERBIA: DUE LOTTE RADICALI, DUE LIBRI RADICALI.
 
Un anno fa, il consigliere regionale radicale Bruno Mellano manifestava a Vientiane (capitale del Laos), assieme ad altri quattro militanti del Partito Radicale transnazionale (Olivier Dupuis, Massimo Lensi, Silvja Manzi e Nikolaj Khramov), per la "Democrazia, Libertà e Riconciliazione in Laos"; i cinque erano arrestati, malmenati, buttati in galera e dopo quindici giorni (grazie alla mobilitazione internazionale e, in particolare, alle prese di posizione del presidente Ghigo e di decine di consiglieri regionali e sindaci piemontesi) sottoposti ad un processo-farsa ed espulsi dal Laos.
Bruno Mellano e Massimo Lensi hanno preso spunto dalla loro iniziativa nonviolenta per scrivere il libro "Indocina libera – Il caso Laos trent'anni dopo – Dove la democrazia è reato" (edizioni Liberal libri, prefazione di Emma Bonino); vi sono descritti gli intricati rapporti esistenti tra il regime comunista laotiano, il narcotraffico in Indocina e i cospicui aiuti economici dell'Unione Europea, senza i quali il Laos sarebbe ridotto alla fame come la Corea del Nord. Il libro copre finalmente il vuoto editoriale esistente sullo "stato delle cose" in Indocina, dopo le ubriacature ideologiche degli anni '70 sui "liberatori vietcong".
Giulio Manfredi ha, invece, riportato nel suo libro "Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?"
l'iniziativa radicale relativa alla partecipazione di Telecom Italia in Telekom Serbia risalente al giugno 1997: 900 miliardi di lire dei cittadini italiani furono consegnati al dittatore serbo Slobodan Milosevic, che se ne servì per rinsaldare il suo potere e per preparare l'operazione di pulizia etnica in Kosovo; Telecom Italia era allora un'azienda pubblica controllata dal Ministero del Tesoro; il Ministro del Tesoro era allora Carlo Azeglio Ciampi, attuale Presidente della Repubblica.
Il libro inizia con la descrizione di quanto compiuto dal consigliere regionale radicale Carmelo Palma nel novembre 1994: informato per caso che una delegazione d'affari serba si trovava a Torino per incontrare "le massime cariche della FIAT" e che sarebbe stata ricevuta dall'allora sindaco Castellani (ricordiamo che vigeva allora l'embargo ONU contro la Serbia per la guerra in Bosnia), Palma riuscì ad impedire l'incontro col sindaco e chiese all'allora prefetto Gelati di verificare se la presenza dei serbi a Torino era compatibile con l'embargo in atto. I serbi tornarono a Torino nel maggio 1996: considerato che allora la sede legale di Telecom Italia era a Torino, è lecito chiedersi se in queste visite furono gettate le basi anche del futuro affaire… Nel giugno 1997, Giulio Manfredi predispose l'interrogazione su Telekom Serbia presentata dall'unico parlamentare radicale, il senatore Piero Milo; interrogazione passat a dall'allora presidente del Consiglio Romano Prodi al Ministro del Tesoro Ciampi e rimasta senza risposta.
Giulio Manfredi, Carmelo Palma, Benedetto Della Vedova e Gianfranco Dell'Alba (europarlamentari radicali che intervennero alle assemblee Telecom, in veste di piccoli azionisti, per porre il problema politico ed economico della partecipazione serba) sono stati sentiti, in qualità di "persone informate sui fatti", dalla Procura della Repubblica di Torino, che ha aperto un'inchiesta per accertare se l'affaire
abbia comportato l'esborso di tangenti; Manfredi, Della Vedova e Dell'Alba, assieme a Marco Pannella, saranno sentiti prossimamente anche dalla Commissione parlamentare d'inchiesta su Telekom Serbia.
Per informazioni sui libri: www.stampalternativa.it/pagine/schede/Speciali/Telekom.htm; www.liberallibri.it/libri/062indocina.html; gruppo consiliare radicale (011/5757401)
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COSA SONO LE NARCOSALAS?
Quest'estate, a Torino, dieci cittadini tossicodipendenti (TD) sono morti per overdose. Perché sono morti? Ogni giorno erano costretti dal proibizionismo esistente su alcune droghe a rifornirsi al mercato nero e criminale; d'estate anche gli spacciatori abituali vanno in vacanza; i TD si riforniscono dove capita, acquistando a qualunque prezzo qualunque "droga di strada" (erroneamente chiamata "eroina" perché l'eroina è, invece, quel farmaco – chiamato così dalla Bayer cent'anni fa perché era il migliore nel suo genere - che viene fornito, per esempio, a migliaia di TD svizzeri …).
Alla notizia di quelle morti, Luciano Barberis (Presidente Circoscrizione Porta Palazzo, centro-destra) ha dichiarato: "Sono contrario all'uso di droghe ma sono ancora più contrario a lasciar morire così la gente che sta male.". Altri politici (fra i quali Silvio Viale, Presidente Associazione Radicale Adelaide Aglietta) e numerosi operatori dei servizi tossicodipendenze e delle comunit à (fra i quali il Coordi namento dei servizi a bassa soglia del Piemonte e Don Ciotti del Gruppo Abele) hanno allora proposto al Comune di Torino di creare una o più narcosalas, luoghi in cui i TD possano: consumare droghe in condizioni igieniche imparagonabili con quelle della strada; chiedere ed ottenere l'analisi delle sostanze; ricevere pronta assistenza in caso di overdose; avere a disposizione un tetto, un piatto caldo, persone in grado di ascoltarli e di fare da tramite con la rete dei SERT e delle comunità (a Torino, la metà dei diecimila TD stimati non ha un contatto stabile con i servizi). Le narcosalas non sono l'antiproibizionismo; infatti, esistono da oltre due anni nella Spagna governata dal centro-destra, che rispetta ed attua fedelmente le leggi repressive proibizioniste. Le narcosalas sono parte degli interventi di riduzione del danno, pienamente consentiti ed incentivati dalla legislazione vigente in Italia in materia di tossicodipendenze. Qualcuno ha già obiettato che non è possibile istituire narcosalas perché la legge proibisce di adibire luoghi al consumo di droghe; è facile rispondere che le finalità di salute pubblica dell'iniziativa non consentono in alcun modo di paragonarla alle attività di spaccio ed incentivazione all'uso di droghe (in caso contrario, dovremmo proibire anche i programmi di distribuzione di siringhe sterili).
Agli appelli di politici ed operatori, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ha dato una risposta adeguata e seria: ha istituito, assieme all'Assessore ai servizi sociali Stefano Lepri, una commissione di studio (formata da rappresentati dei SERT, delle comunità e del Comune) che dovrà fornire entro due mesi un parere di fattibilità sul progetto di una o più narcosalas a Torino.
Il 16 settembre, noi radicali abbiamo manifestato sotto il Municipio di Torino, proiettando il video sull'esperienza della narcosala di Madrid; abbiamo consegnato copia del video al Sindaco Chiamparino, all'Assessore Lepri, al Presidente del Consiglio Comunale Marino; abbiamo chiesto che la commissione di studio vada a visitare alcune delle narcosalas esistenti in Spagna, Svizzera, Olanda, Germania, per rendersi conto di persona di cosa sono e fanno.
Siamo realisti: la forza di conservazione dello status quo e il progetto di "ritorno al passato" dell'attuale governo Berlusconi (e di ampi settori del centro-sinistra, vedi Margherita) vanno in direzione contraria rispetto a qualsiasi, pur minima, innovazione. Ma Ernesto Rossi continua ad ammonirci: "Fai quel che devi, accada quel che può".
P.S. Il video sull'esperienza della narcosala di Madrid può essere richiesto al Gruppo consiliare radicale (011/2309004); sul sito www.coranet.org trovate il link "Narcosalas subito!" con documentazione varia sull'argomento.
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  N° 6 del 2002 – Rapporto su "Pena di morte nel mondo"
Martedì 23 luglio, a Torino, al "Rondò della Forca" (luogo delle impiccagioni pubbliche fino al 1863), è stato presentato il "Rapporto 2002 sulla pena di morte nel mondo" (curato dall'Associazione Nessuno tocchi Caino ed edito da Marsilio).
La Regione Piemonte è da anni una "azionista" appassionata e interessata della campagna internazionale abolizionista, come sostenitrice di nessuno Tocchi Caino. Per questo, alla conferenza stampa hanno partecipato, insieme al segretario di Nessuno Tocchi Caino Sergio D'Elia e al Presidente dei Deputati Radicali al Parlamento Europeo Maurizio Turco, una rappresentanza di consiglieri regionali (Angelo Burzi e Giovanni Caracciolo) e l'Assessore alla Cultura della Regione Giampiero Leo.
Il "Rapporto 2002" costituisce un "utile strumento di lavoro" per i militanti abolizionisti, in vista dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel 2003, durante la quale Nessuno tocchi Caino e il Partito Radicale Transnazionale (TRP) riproporranno la richiesta di moratoria delle esecuzioni capitali. La moratoria (cioè la sospensione dell'applicazione della pena di morte) costituisce storicamente il primo e irreversibile passo nella direzione dell'abolizione giuridica della pena capitale, e, nello stesso tempo, costituisce un obiettivo meno difficilmente conseguibile in una istituzione internazionale complessa e contraddittoria come l'Onu. La proposta di moratoria è un "necessario compromesso" fra le posizioni dei Paesi abolizionisti e quelle dei Paesi mantenitori.
Ma quel è oggi la situazione della pena di morte nel mondo? nel 2001 sono state effettuate in 34 paesi almeno 4.693 esecuzioni, il 98% delle quali sono avvenute in regimi dittatoriali, assolutisti o illiberali. Un paese solo, la Cina, ha compiuto almeno 3.500 esecuzioni, il 74,5% del totale. Concludendo la presentazione del Rapporto, il Segretario di Nessuno Tocchi Caino Sergio D'Elia ha rivolto tre appelli: il primo agli organi d'informazione, affinchè parlino non solo della pena di morte negli Stati Uniti (66 esecuzioni) ma anche e soprattutto dei "condannati dimenticati", quelli cinesi, quelli nei Paesi musulmani (864 esecuzioni), di cui non conosciamo neppure il nome; il secondo appello ai rappresentati nelle Istituzioni regionali e locali, affinchè non facciano mancare l'appoggio dei rispettivi Consigli alla campagna abolizionista; il terzo appello, infine, ai cittadini, affinchè sostengano la campagna acquistando il "Rapporto 2002", iscrivendosi a Nessuno tocchi Caino, e sottoscrivendo la petizione per la moratoria delle esecuzioni capitali sul sito www.nessunotocchicaino.it.
Carmelo Palma Bruno Mellano
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  N° 5 del 2002 – Omossesualità: un video nelle scuole piemontesi
Nell'ambito del programma regionale contro le discriminazioni (ed agganciato al "Piano giovani 2002"),
l'Assessorato Regionale alla Cultura, su proposta dei consiglieri radicali, ha distribuito in tutte le scuole medie superiori ed in tutte le biblioteche civiche della Regione Piemonte il documentario "Nessuno Uguale". Il documentario, girato con ragazzi e ragazze delle scuole superiori che discutono fra di loro (guidati da uno psicologo) di omosessualità e di identità di genere, è prodotto dalla Provincia di Milano (settore Cultura-Medialogo) e dalla Agedo (Associazione genitori, parenti e amici di omosessuali).
Si tratta di una testimonianza, unica nel suo genere, delle riflessioni e delle problematiche connesse all'identità sessuale negli adolescenti, con particolare riferimento all'omosessualità giovanile; è uno spaccato di realtà, assolutamente "reale", non sceneggiata né romanzata, dei sentimenti, dei giudizi e dei pregiudizi che la diversità di orientamento sessuale ispira alla popolazione giovanile, a cominciare dall'ambito scolastico.
Se utilizzato come materiale didattico vero e proprio, quale è a tutti gli effetti, questo documentario aiuterà certamente gli insegnanti ad affrontare un tema fondamentale nella fase di passaggio dell'adolescenza ed aiuterà i giovani a difendersi dagli stereotipi e dagli schemi di comodo in cui viene- purtroppo ancora oggi- definita e rinchiusa l'identità omosessuale. "Nessuno Uguale", mettendo a confronto giovani eterosessuali ed omosessuali, dimostra in modo straordinario come la conoscenza dell'altro da sé rappresenti una tappa fondamentale del conoscere se stessi: perché nessuno è uguale a nessun altro!
Dopo la conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa, i consiglieri regionali dell'Unione Democratica e Cristiana di Centro hanno aspramente criticato l'Assessore Leo, dichiarando testualmente: "Al di là del film che non abbiamo visto, ci pare politicamente incredibile e inaccettabile che, in una congiuntura non tra le più felici del nostro bilancio, dobbiamo avere tra le nostre priorità quella di finanziare un'iniziativa come questa" (lancio ANSA del 13/06/02). Se ne deduce: che i colleghi consiglieri esprimono giudizi su cose che non conoscono; che si attaccano pretestuosamente all'argomento "soldi" non sapendo, o non volendo sapere, che l'iniziativa in questione è costata solamente circa 10.000 euro; che non seguono con grande attenzione i lavori della Commissione Cultura, visto che l'invio del video fa parte di quel "Piano Giovani 2002" approvato dall'intera maggioranza di centro-destra (e dai consiglieri radicali, che hanno ritenuto l'iniziativa in oggetto qualificante l'intero piano).
Ci auguriamo che le scuole e le biblioteche piemontesi sappiano rispondere alla sollecitazione del video con ben altra apertura mentale; la visione di "Nessuno Eguale" deve essere lo spunto per dibattiti, incontri con esperti, ricerche, approfondimenti. La visone del vido non deve essere un'iniziativa lasciata alla buona volontà del singolo studente o del singolo insegnante; proprio i ragazzi e le ragazze che interloquiscono senza schemi e tabù dimostrano che è possibile in ciascuna scuola un dibattito aperto e sincero sulle differenze sessuali.
Chi intenderà sfruttare quest'opportunità all'inizio del prossimo anno scolastico, magari invitando gli stessi creatori del documento visivo, può contattarci allo 011/230.90.04 oppure inviando una e-mail a: radicalipiemonte@hotmail.com.
Bruno Mellano Carmelo Palma
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N° 4 del 2002 – Israele Unione Europea!
Nella seduta del 22 aprile scorso, il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato un ordine del giorno (n. 526/02), presentato dai consiglieri radicali, col quale il Consiglio "indica nella proposta di integrazione di Israele nell'Unione Europea una via concretamente perseguibile per assicurare la libertà, la sicurezza e la sovranità dello Stato ebraico e per promuovere l'indipendenza dello stato palestinese in un quadro di garanzie democratiche e di relazioni stabili con le istituzioni europee.".
Il Piemonte è la prima regione d'Europa a indicare, attraverso il Consiglio Regionale, un percorso politico per superare in modo duraturo una situazione che rischia d'incancrenirsi nel muro contro muro e nella violenza cieca: solo se sarà garantita allo Stato d'Israele quella sicurezza, quel diritto alla vita, che dal 1948 ad oggi è sempre stato messo in discussione dai vicini arabi, sarà possibile giungere alla pace (non a una tregua fra guerre) e alla convivenza credibile fra l'unica democrazia del Medio Oriente e un futuro Stato palestinese, retto anch'esso dalle regole dello Stato di diritto; solo se i confini di Israele diventeranno i confini di 300 milioni di Europei, i cittadini israeliani non si sentiranno più soli nella lotta di ogni giorno contro il terrorismo.
"Israele nell'Unione Europea" anche per evitare che il nostro continente si arrocchi sempre di più su se stesso, sulle proprie paure, sui propri fantasmi; la vittoria dell'antisemita Le Pen nel primo turno delle presidenziali francesi è un campanello d'allarme per chi ha ancora orecchie per sentire.
Un' Europa che, giustamente, si allargherà gradatamente ad est, che è in trattative con la Turchia e Cipro, può legittimamente integrare uno Stato, quello d'Israele, la cui economia è fra le più avanzate del mondo; sarebbe, inoltre, di grande rilievo storico-politico l'ancoraggio dello Stato ebraico ad un continente da cui provengono la gran parte dei padri fondatori di Israele, e che ha contratto con il popolo ebraico un debito inestinguibile, in seguito alla Shoà ed a secoli di pogrom e di terribili persecuzioni politiche e religiose.
"Israele nell'Unione Europea" è stata l'intuizione solitaria di Marco Pannella, vent'anni fa; ora è una proposta politica che vede uniti sia politici di casa nostra (uno per tutti, il vice-premier Gianfranco Fini) sia politici israeliani. Il Partito Radicale Transnazionale ha deciso di mobilitare l'opinione pubblica internazionale su questo obiettivo, a partire dalla firma sull'Appello "For Israel in the European Union" (disponibile su www.radicalparty.org). Ci auguriamo che la strada istituzionale aperta dal Consiglio Regionale del Piemonte sia percorsa da tanti altri consigli regionali, provinciali, comunali; si tratta di appoggiare una proposta politica concreta in grado di modificare i termini del problema, di andare oltre le sterili giaculatorie pacifiste che lasciano il tempo che trovano.
Carmelo Palma e Bruno Mellano (consiglieri regionali radicali)
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  N° 3 del 2002 – Costituita l'Associazione di Comuni, Province e Regioni per il Tibet
Sabato 9 marzo 2002, su iniziativa della Regione Piemonte e con l'adesione dell'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), si è tenuta, presso l'Aula del Consiglio Regionale del Piemonte, l'assemblea costitutiva dell' "Associazione di comuni, province e regioni per il Tibet".
Nella sessione mattutina ("La via dell'autonomia"), si è illustrato l'impegno delle istituzioni a sostegno della causa tibetana; in particolare, l'on. Gianni Vernetti ha annunciato la costituzione dell'Intergruppo parlamentare per il Tibet, cui hanno aderito oltre cento fra deputati e senatori di tutti i partiti. Nella sessione pomeridiana ("Mille bandiere per mille città"), l'Associazione si è proposta l'obiettivo di coinvolgere altre regioni e altri enti locali nella campagna "Una bandiera per uno status di autonomia per il Tibet", contrassegnata dall'approvazione di ordini del giorno e dall'esposizione permanente di centinaia di bandiere tibetane nelle sedi istituzionali di comuni, province e regioni in tutta Europa.
Nella dichiarazione di costituzione dell'Associazione, i Comuni, le Province e le Regioni aderenti non solo richiamano e fanno proprio "l'invito del Parlamento Europeo ai Governi degli Stati membri dell'Unione Europea (Risoluzione del PE del 6 luglio 2000) di riconoscere il governo tibetano in esilio come legittimo rappresentante del popolo tibetano qualora le autorità di Pechino continuassero a rifiutare negoziati, organizzati sotto l'egida del Segretario generale delle Nazioni Unite, per un nuovo statuto di autonomia per il Tibet", ma invitano anche "i rappresentanti di Comuni, Province e Regioni che ancora non hanno aderito alla campagna europea "Una bandiera per uno status di piena autonomia per il Tibet" ad associarsi a questa nobile iniziativa".
Il rappresentante del Dalai Lama, Dr. Ngawang Choephel, presente il 9 marzo, ha ringraziato le istituzioni locali per il loro impegno ed ha informato che un ordine del giorno che si rifà alla Risoluzione del PE citata è stato presentato anche al Congresso degli Stati Uniti.
Coordinatore dell' "Associazione di Comuni, Province e Regioni per il Tibet" è stato eletto per acclamazione (su proposta dell'Assessore regionale alla Cultura, Giampiero Leo) il consigliere regionale radicale Bruno Mellano, che ha promosso l'iniziativa e che è stato protagonista, lo scorso novembre, di una "azione nonviolenta" in Laos (arrestato, detenuto per quindici giorni, condannato a due anni di reclusione e poi espulso per aver semplicemente manifestato con altri quattro militanti radicali a favore della democrazia e della libertà per il popolo laotiano).
Hanno finora aderito all'Associazione tre Regioni (Basilicata, Lombardia e Piemonte), sei province (Alessandria, Asti, Cuneo, Lucca, Pavia e Vercelli) e 122 comuni italiani, in gran parte piemontesi (fra cui Asti, Biella, Novara, Torino, Vercelli e Verbania). Ogni giorno che passa arrivano nuove adesioni (ricordiamo che l'adesione non comporta alcuna spesa); la segreteria tecnica dell'Associazione di Comuni, Province e Regioni per il Tibet si trova presso il Gruppo Consiliare radicale (011-57.57.401, chiedere delle signore Rosanna Degiovanni e/o Jolanda Casigliani); che aspettate a far aderire il vostro Comune?!
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  N° 2 del 2002 – Ci sarebbe un modo per evitare futuri "casi Odasso"…
Il cosiddetto "caso Odasso" impone al legislatore regionale due priorità d’azione: porre rimedio alle distorsioni di un sistema di selezione e di controllo dell'operato dei manager pubblici che si presta ad un uso spregiudicato e spartitorio; adeguare il sistema dei controlli interni alle aziende sanitarie.
A questo proposito, il gruppo consiliare radicale ha avanzato due precise proposte di riforma, peraltro già indicate due anni fa da Emma Bonino, durante la campagna per le elezioni regionali.
La prima (proposta di legge 381/02, disponibile nel sito www.grupporadicalipiemonte.it) stabilisce di estendere al sistema di selezione dei manager pubblici il principio generale della separazione fra
compiti di indirizzo strategico e compiti di gestione, esternalizzando l'intera procedura di individuazione dei direttori generali delle aziende sanitarie (e, in prospettiva, di tutti gli amministratori degli enti e delle aziende regionali) ad una o più società di headhunters, scelte tramite bando di gara.
In questo modo, introducendo un doppio sistema di filtri - nella scelta della società di selezione e nell'individuazione dei direttori - ed attenendosi nella sostanza a procedure di evidenza pubblica, si otterrebbe un duplice risultato: in primo luogo, la selezione avverrebbe sulla base di criteri magari
discutibili, ma puramente tecnici; in secondo luogo, si attribuirebbe la responsabilità della scelta dei Direttori a selezionatori che non avrebbero alcun interesse né diretto né indiretto rispetto al loro operato.
La seconda proposta mira a modernizzare il sistema dei controlli procedurali e amministrativi nelle
aziende sanitarie, sulla base della nuova disciplina sui controlli interni nella pubblica amministrazione introdotti dal Decreto Legislativo 286/99. Intendiamo modificare l'effetto paradossale dell'attuale normativa regionale che, da una parte, attribuisce al Direttore Generale la verifica della "corretta e economica gestione delle risorse attribuite" (e quindi la responsabilità del "controllo di gestione") e, dall'altra, gli consente di sovrapporsi operativamente all'attività degli apparati amministrativi che dovrebbe limitarsi a controllare. Ma è ancora difendibile, dopo il "caso
Odasso", un assetto organizzativo che non prevede di fatto alcun sistema di auditing interno degli elementi procedurali e amministrativi che sia indipendente in via gerarchica e funzionale dal controllo del direttore generale?
Sulla selezione professionale e concorsuale dei manager sanitari l'intera opposizione di centrosinistra e poi, a sorpresa, una parte di Forza Italia, a partire da Roberto Rosso, hanno dichiarato il proprio accordo; si tratta di passare dalle parole ai fatti. Sarebbe una vittoria per tutti (e una sconfitta per nessuno) se il "caso Odasso", oltre a produrre veleni e polveroni, servisse anche a dare il via ad una riforma della sanità pubblica all’altezza dei problemi dei cittadini e non più all’altezza degli interessi dei vari gruppi di potere partitocratici e/o burocratici.
Carmelo Palma Bruno Mellano
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  N° 1 del 2002 – Alcuni punti fermi a proposito del nuovo Statuto Regionale…
Primo punto. La legge costituzionale 1/99 rende le Regioni super-presidenzialiste dal punto di vista funzionale, al punto di legare la stessa sopravvivenza dei Consigli alla sopravvivenza fisica e politica dei Presidenti, ma è una legge assai poco presidenzialista in termini istituzionali e non puramente funzionali. È una legge che dà un’enorme forza alla figura del Presidente ma non attribuisce uguale forza, uguale rilievo, uguale potere ed uguale responsabilità ai governi. La vera attuazione della L. 1/99 si avrà quando si farà una legge elettorale che supporti il presidenzialismo e nello stesso tempo quando si avrà un’architettura costituzionale delle Regioni, votata negli Statuti regionali, che renda più forti contestualmente i governi, rendendo più forti, nello stesso tempo, i parlamenti.
Secondo punto. L’idea quantitativa per cui c’è più federalismo quanto maggiori per numero sono le competenze che sono attribuite alle Regioni è alla base dell’equivoco di fondo di una legge che andava comunque approvata, di una legge che andava comunque confermata ma che rischia di arenarsi nei suoi meccanismi di fondo proprio sul problema della legislazione concorrente. È questione che riguarda la riforma costituzionale e non lo Statuto della Regione Piemonte, però è evidente che c’è più federalismo quando esiste più potere e più responsabilità rispetto alle materie che si governano, non quando esistono più materie su cui, in qualche misura, in forma concorrente o residuale, la Regione può esprimere un parere, un indirizzo od una qualche quota di responsabilità. Da questo punto di vista, non solo sullo Statuto ma anche sulle leggi regionali che noi adotteremo e soprattutto sulla posizione che la Regione prenderà sulla partita ancora tutta aperta del federalismo fiscale si avrà un banco di prova evidentissimo di quale federalismo, attraverso lo Statuto della Regione Piemonte, noi vogliamo costruire. Il federalismo “della spesa” e non “della responsabilità fiscale” che molte Regioni e anche numerose forze politiche continuano a sbandierare non ci porta al Congresso di Washington, ci porta all’Assemblea regionale siciliana.
Terzo punto. Ci sarà più Regione nella misura in cui ci sarà sempre meno Regione come burocrazia amministrativa regionale pervasiva nella vita delle comunità locali. Questo vale rispetto agli enti locali, ma vale anche concretamente rispetto alla vita dei cittadini; una delle idee che noi dobbiamo porci in sede di revisione dello Statuto è immaginare una Regione di grandi decisioni e di grandi regole e non una Regione che ha la propria ragion d’essere in un enorme apparato amministrativo regionale più o meno concertativo, più o meno conflittuale con altre amministrazioni, ma presentissimo in forma iper-regolamentare nella vita di tutte le persone.
Da questo punto di vista noi dobbiamo rivedere tanti capitoli che pensiamo normalmente esclusi dalla riflessione statutaria e che rientrano, invece, nella riflessione statutaria a pieno titolo. Uno per tutti: il rapporto fra la Regione e gli enti economici regionali. Questa è una materia statutaria, è un principio statutario quello secondo il quale la Regione stessa si fa imprenditrice; è altrettanto un principio statutario, evolutivo e in grado di recepire le consapevolezze che si vanno diffondendo, quello che prefigura una Regione che rinuncia a farsi imprenditrice, rinuncia alle botteghe di sottopotere e di sottogoverno che il sistema delle partecipazioni assicura, per diventare un soggetto regolatore anche in campo economico e non un soggetto gestore di botteghe quasi sempre fallimentari.
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  N° 7 del 2001 – Se permettete, parliamo del Laos…
Il 26 ottobre 2001, Bruno Mellano (consigliere regionale radicale), Silvja Manzi (segretaria del Gruppo consiliare e consigliere generale del Transnational Radical Party), Olivier Dupuis (segretario de TRP e europarlamentare della Lista Bonino), Nikolaj Khramov (coordinatore dei radicali russi) e Massimo Lensi (consigliere generale TRP) hanno manifestato a Vientiane, capitale del Laos, per “La Libertà, la Democrazia e la Riconciliazione nazionale” (il Laos è governato dal 1975 da un regime comunista ed è un protettorato del Vietnam). I militanti radicali sono stati arrestati dalla polizia laotiana; hanno deciso di mantenere, finchè è stato possibile, l’anonimato in solidarietà con cinque cittadini laotiani (Thongpaseuth Keuakoun, Seng-Aloun Phengphanh, Khamphouvieng Sisa-At, Bouavanh Chanmanivong e Keochay), arrestati il 26 ottobre 1999 per aver anch’essi manifestato pacificamente per “La Libertà, la Democrazia e la Riconciliazione” del Laos; da due anni non si ha nessuna notizia sulla loro sorte.
Mellano e Khramov sono stati picchiati dalla polizia (testa sbattuta contro il muro, calci in faccia); Mellano è stato legato ad una sedia per 36 ore; è stato privato degli occhiali; per dodici giorni i radicali sono rimasti rinchiusi in celle singole, impossibilitati ad uscire 24 ore su 24; per cibo ricevevano un pugno di riso e della brodaglia maleodorante. E’ bene precisare che si trovavano nel carcere migliore del Laos!
Il 9 novembre 2001, i cinque radicali hanno subito un processo-farsa, sono stati condannati a due anni di carcere per “propaganda antigovernativa” e per aver diffuso “notizie false” sulla situazione del Laos e sono stati espulsi dal Paese.
La conclusione positiva della vicenda è stata possibile grazie ad una grande mobilitazione organizzata dal Partito Radicale Transnazionale; in Piemonte, anche il Presidente della Regione, Enzo Ghigo, e il Presidente del Consiglio Regionale, Roberto Cota, insieme ad altri 34 consiglieri regionali, hanno aderito al digiuno indetto dal TRP per “un giusto processo per i radicali, verità e giustizia per i desaparecidos laotiani”; Roberto Cota ha assunto formalmente la difesa dei due radicali piemontesi, Mellano e Manzi; ben 207 Sindaci e 7 Presidenti di Provincia piemontesi hanno sottoscritto un appello a sostegno dell’iniziativa radicale; migliaia di cittadini hanno inviato via fax e/o tramite e-mail una petizione al governo del Laos e al Presidente dell’Unione Europea, Romano Prodi.
Il Laos, uno dei Paesi più poveri del mondo, riceve forti aiuti economici dall’Unione Europea, cioè dai contribuenti europei, cioè anche dai cittadini piemontesi: 126 milioni di euro a partire dal 1986 (e Pino Arlacchi ha recentemente donato al Laos 15 milioni di dollari “per la lotta alla droga”!). Il 15 novembre 2001, il Parlamento Europeo ha adottato, a larghissima maggioranza, una risoluzione che “richiede alla Commissione, al Consiglio e agli Stati membri di fare tutto il possibile per garantire che il processo dei cinque studenti laotiani si svolga quanto prima e nel pieno rispetto delle norme internazionali nonché della stessa Costituzione del Laos.” Il PE richiede, inoltre, che l’esecuzione dell’Accordo di Cooperazione Unione Europea-Laos sia subordinata al rispetto, da parte del regime laotiano, dei diritti civili e politici.
Infine, una risposta alla solita domanda: “Ma con tutti i problemi che abbiamo qui in Italia dovevate proprio occuparvi del Laos?”. Fu fatta anche a Emma Bonino nel 1997 e nel 1998, quando, da Commissaria Europea, si batteva per i diritti delle donne afghane (il 29 settembre 1997 andò a Kabul a visitare un ospedale, fu arrestata dai Talebani, incarcerata e poi espulsa dall’Afghanistan); forse, se la comunità internazionale avesse ascoltato allora le sue denunce, non si troverebbe ora a dover affrontare un nemico reso forte e determinato anche dalla nostra indifferenza.
P.S. Per avere ulteriori informazioni sulla spedizione radicale in Laos e sul Laos in generale: www.radicalparty.org
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  N° 6 del 2001 - Attacco agli USA: radicali" con l'America, con Israele, con la democrazia"
I terroristi che l’11 settembre scorso hanno sferrato un attacco senza precedenti per viltà e per ferocia a Washington e New York hanno eseguito una sentenza di condanna che gli Stati Uniti hanno, per così dire, “meritato” per avere rappresentato negli ultimi 60 anni, pur con tutte le contraddizioni e gli errori di un grande paese, il presidio per la difesa della democrazia e dei diritti umani in tutto il mondo.
Gli attentati di settembre dovrebbero dimostrare alle vittime ed agli involontari propalatori della più indecente propaganda antiamericana e antioccidentale che stare con l’America significa stare dalla parte di una civiltà tanto più preziosa quanto più è minacciata dall’attacco convergente di terrorismi, fanatismi e intolleranze d’ogni risma.
Per mesi, dalle prime vicende del cosiddetto “popolo di Seattle” all’incredibile svolgimento della Conferenza di Durban, abbiamo assistito ad un vero e proprio film dell’orrore, in cui gli USA erano inchiodati nel ruolo di imputati di tutti i mali del mondo dalle requisitorie di pubblici ministeri inattendibili, che avevano il volto di Fidel Castro, di Jiang Ze Min e dei titolari pro tempore delle più infami dinastie dittatoriali arabe e mediorientali; oggi, chiunque dovrebbe con onestà riconoscere che agli Stati Uniti spetta il ruolo e il rango della vittima: e di una vittima che va difesa, aiutata e ringraziata. Ciò che è stato colpito negli USA non è quanto una certa propaganda, a volte beceramente antiamericana e antioccidentale, ritiene essere "il peggio" dell'America isolazionista o rinchiusa negli equilibri e nella logica della guerra fredda. Ad essere stato colpito è esattamente il contrario. E' l'America che ha messo a disposizione del mondo, in particolare nel corso degli ultimi dieci anni, la propria "benedetta" potenza militare per andare ad intervenire laddove nessuno - a partire da un'Europa timida e vile - voleva intervenire. E' stata colpita l'America che è intervenuta in Bosnia, in Kosovo, l'America che alcuni anni prima era intervenuta in Kuwait, che continua pressoché da sola, e non certo con il conforto dell'Unione Europea, a difendere quell'unica isola di diritto e di democrazia, nell'oceano del fanatismo mediorientale che è lo Stato di Israele.
Che fare, dunque, rispetto a questa grave vicenda? Quello che noi possiamo fare in questa regione e nelle nostre città è impedire che i cittadini piemontesi abbiano paura degli immigrati extracomunitari: dobbiamo evitare di nascondere, dietro questa paura, la paura molto più grande che c’impone il dovere di stare vicino agli Stati Uniti d'America in questo momento così difficile per la vita internazionale e soprattutto, purtroppo, per l'Europa.
Carmelo Palma Bruno Mellano
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  N° 4 del 2001 - Un anno fa moriva Adelaide Aglietta
Il 20 maggio 2000 si spegneva, dopo una lunga e crudele malattia, Adelaide Aglietta: prima donna a ricoprire la carica di segretario di partito (1976), giurata popolare al processo alle BR (1978), deputata radicale e poi presidente dei Verdi al Parlamento Europeo; da signora della borghesia torinese a militante radicale per la difesa del diritto alla vita e della vita del diritto; dal lungo impegno per una “giustizia giusta” al fianco di Enzo Tortora al sostegno alla mobilitazione per l’abolizione della pena di morte e per l’istituzione del Tribunale Penale Internazionale Permanente.
Piero Calamandrei ci ricorda che non siamo noi a commemorare i morti ma sono essi a chiederci conto, costantemente, di come intendiamo essere alla loro altezza. E’ proprio a partire da tale riflessione che i militanti radicali piemontesi hanno cercato di far vivere ancora Adelaide, con il suo rigore, la sua determinazione, intitolandole l’Associazione Radicale, cioè l’organizzazione che si propone di promuovere e coordinare in Piemonte le iniziative del Partito Radicale transnazionale, del Comitato dei radicali e delle altre associazioni federate al P.R. (Coordinamento Radicale Antiproibizionista, “Non c’è pace senza giustizia”, “Nessuno tocchi Caino”, ERA).
Il 27 maggio scorso, l’Assemblea dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta ha votato la mozione con gli obiettivi per i prossimi mesi: il rilancio della campagna di raccolta firme sulle due proposte di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia e della clonazione terapeutica; il sostegno all’iniziativa promossa da Silvio Viale presso l’Ospedale S.Anna di Torino per consentire alle donne di accedere all’aborto farmacologico; il sostegno alla campagna europea “Una bandiera per uno status di piena autonomia per il Tibet” (hanno finora aderito, oltre al Consiglio Regionale, 35 Comuni e 2 Province piemontesi).
E’ stato eletto Presidente dell’Associazione Silvio Viale, ginecologo, già capogruppo dei Verdi in Consiglio Comunale, candidato a Sindaco di Torino della Lista Bonino; è stato eletto Segretario Igor Boni, ricercatore in campo ambientale, militante radicale dal 1986; il tesoriere è Mario Mezzo, insegnante.
Sono state approvate, infine, due mozioni particolari: la prima sollecita l’Associazione a predisporre una proposta di legge di iniziativa popolare per “regolamentare l’esercizio della prostituzione”; la seconda appoggia l’iniziativa di Marco Pannella per l’ingresso dello Stato di Israele nell’Unione Europea ed invita gli organi dirigenti del Partito Radicale transnazionale a tenere il prossimo Congresso a Gerusalemme.
Chi è interessato alle iniziative dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta può telefonare allo 011/230.90.06 o inviare un’ email a: radicalipiemonte@hotmail.com
Ricordiamo anche che tutti i comunicati e i documenti sia del Gruppo Consiliare “Radicali-Lista Bonino” sia dell’Associazione Radicale sono disponibili sulla seguente mailing list: http://it.egroups.com/group/radicali-piemonte

Carmelo PALMA Bruno MELLANO
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  N° 5 del 2000 – Federalismo: il polo fra dottor Jekyll e mister Hyde
Nel grande ‘scontro’ sui temi del federalismo e della riforma costituzionale, ci sono due ‘Poli’, che non si parlano e che fingono di ignorarsi: un ‘Polo’ che a Roma, contro il centrosinistra e per impedire ostruzionisticamente riforme minime, ma necessarie, parla di federalismo fiscale e di sussidiarietà sociale e un ‘Polo’ che nelle Regioni, in Piemonte in particolare, rimane ancorato nelle sue scelte e nella sua prassi di governo ad un modello ‘statalista’ e centralista- sia pure in ‘salsa’ regionale.
Qualche esempio? Il Polo a Roma sembra volere il federalismo fiscale- e quindi il trasferimento alle regioni non già di quote di gettito, ma di quote di potere e di responsabilità in materia fiscale; lo stesso Polo a Torino preferisce accontentarsi di un più comodo incremento della capacità di spesa, di una compartecipazione a quote sempre crescenti di gettito fiscale nazionale. Una politica, dunque, di federalismo irresponsabile, in cui alle Regioni tocca solo spartirsi il bottino di uno stato iperfiscalista, e non già di assumere la responsabilità della politica fiscale, di riequilibrarla, di usarla come leva positiva delle politiche di sviluppo.
E ancora: a Roma, il Polo chiede il riconoscimento del principio di sussiadiarietà sociale, e quindi la ‘restituzione’ al mercato di una serie di ambiti di iniziativa economica anche in materia sociale, per lasciare allo stato, alla regione, al ‘pubblico’ unicamente il compito di garantire l’accesso alla prestazioni e di finanziarle, anche integralmente, per i non abbienti. A Torino il Polo (lo stesso Polo?) difende la regione ‘imprenditrice’ con una galassia di società controllate e partecipate da fare invidia ai paesi dell’ex impero sovietico (con tanto di terme e aziende agricole regionali…) e difende non già la garanzia pubblica della salute, dell’assistenza sociale, ma il sistema inefficiente delle strutture pubbliche, con le loro burocrazie: e quindi, niente buono sanitario, niente buoni sociali, e tutti in fila, nelle liste d’attesa…
Capirà Ghigo, con questo Polo-Lega, che non giova a nessuno continuare in questa politica da dottor Jekyll e mister Hyde, nascondendo le vergogne di politiche centraliste e stataliste, dietro la foglia di fico dei referendum di propaganda liberale e federalista?
Carmelo PALMA Bruno MELLANO
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Gruppo Radicali - Lista Emma Bonino
Via Alfieri, 19 - 10121 Torino - Tel  011. 57.57.401/402 - Fax 011.23.09.005
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