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| LA CARTAMONETA
La collezione di cartamoneta in Italia si è diffusa abbastanza recentemente, al contrario dei paesi esteri dove è affermata da decenni. I primi cataloghi di cartamoneta in Italia sono apparsi attorno agli anni sessanta. Oggi uno dei cataloghi più affermati e diffusi è il catalogo Alfa di Torino con due edizioni, una completa dal 1746 con tutte le banche pre-unitarie sino alla Banca D'Italia ed una ridotta, comprendente, la Banca D'Italia, Occupazioni, Banca Nazionale nel Regno e Biglietti consorziali. Altro ottimo catalogo è quello curato da Crapanzano-Giulianini. Il valore della cartamoneta viene determinato dalla rarità e dallo stato di conservazione. Una raccolta che può avere un buon futuro commerciale deve tener conto della qualità e dello stato di conservazione. La rarità è stabilita in base a molti fattori che la influenzano in maniera più o meno predominante, la tiratura determina il numero di pezzi stampati ed in genere minore è questo numero, più alta è la rarità ma molte sono le eccezioni ( serie ritirate o distribuite in modo non omogeneo ecc). E comunque il mercato o meglio il numero di pezzi disponibili sul mercato ad influire nel modo più pesante sulla rarità. La conservazione è importante per stabilire il valore di una banconota, ed è stata schematizzata in sigle allo scopo di semplificare la catalogazione, queste sigle sono: B = bella indica un biglietto molto circolato, con macchie, piccoli strappi, scritte, colori sbiaditi, pieghe. BB = bellissima indica un biglietto circolato ma in buone condizioni senza rotture, senza parti mancanti o buchi di consumazione. SPL = splendida indica un biglietto poco circolato quasi perfetto con lievi difetti. FDS = fior di stampa indica un biglietto senza pieghe perfetto mai circolato. Posso dire che oggi le banconote italiane, sono rispetto alle banconote straniere, a pari rarità, sotto quotate. per questo è consigliabile completare le collezioni. Oltre alle serie normali esistono delle serie speciali sostitutive, sono le banconote che vengono usate per sostituire quelle difettate o danneggiate durante la stampa che vengono distrutte e non emesse. Le serie speciali colmano questo vuoto nelle mazzette in uscita dall' Officina della Banca d'Italia.Ogni emissione è autorizzata da un apposito D. M. che non compare sulle banconote che riportano le date dell'emissione originale.
Qualche cenno storico sulla BANCA D'ITALIA che nasce nel 1893 dalla fusione delle antiche banche pre-unitarie e cioè BANCA NAZIONALE NEGLI STATI SARDI, BANCA NAZIONALE TOSCANA, BANCA TOSCANA DI CREDITO, BANCAROMANA, BANCO DI NAPOLI e BANCO DI SICILIA. La Banca d' Italia fu banca d'emissione assieme al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia, fino al 1926, anno in cui divenne unico istituto d'emissione del Regno prima e della Repubblica poi della cartamoneta. |
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| STORIA DEL FRANCOBOLLO
Nel corso dei secoli il francobollo è stato preceduto da numerosi precursori. Già nel 1653, il gestore della posta cittadina di Parigi, Jean-Jacques Renouard de Villayer, aveva creato il billet de port payé, una striscia di carta simile a un francobollo che, in assenza di una superficie adesiva, doveva essere fissato alla missiva per mezzo di un fermaglio o di un filo. Tutti gli esemplari di questi billets sono purtroppo andati perduti. All'inizio del XIX secolo apparvero in alcune città i precursori delle cartoline e buste preaffrancate. Nel Regno di Sardegna per esempio fece la sua apparizione nel 1818 la "carta postale bollata", un foglio di carta da corrispondenza con la tassa di porto prepagata, ribattezzato "cavallino" in quanto raffigurante un messaggero a cavallo, mentre nel 1821 vennero adottate in Gran Bretagna le cartoline preaffrancate di risposta allegate ai giornali. La nascita del francobollo vero e proprio è legata alla riforma delle Poste della Gran Bretagna voluta da Rowland Hill nel 1837. L'intuizione di Sir Rowland Hill fu quella del servizio postale prepagato, in cui la riscossione della tariffa postale non avvenisse al momento del ricevimento, bensì all'atto della spedizione a spese del mittente. Hill comprese anche che l'introduzione di tariffe basse e uniformi, in base al peso piuttosto che alla distanza, avrebbe favorito l'aumento del traffico postale ricompensando ampiamente i minori introiti derivanti dalla riduzione stessa. Il progetto si scontrò però con l'ostilità preconcetta del Post Office, che non accettò l'intrusione di un estraneo quale era considerato Rowland Hill. Tuttavia, anche grazie alle pressioni della classe mercantile e creditizia, il 26 dicembre del 1839 il parlamento britannico approvò la riforma e rese necessaria la realizzazione dei francobolli. Sir Rowland Hill suggerì come questi ultimi dovessero essere dei pezzi di carta di dimensioni sufficienti ad accogliere una stampa e dotati sul retro di una soluzione glutinosa idonea all'incollaggio degli stessi, come prova dell'avvenuto pagamento della tariffa postale. Nel settembre del 1839 venne bandito un concorso pubblico, che invitava la popolazione al suggerimento del modo in cui il francobollo dovesse essere. Giunsero in commissione 2600 proposte, delle quali nessuna ebbe il favore del riformatore: Hill decise quindi che si sarebbe occupato personalmente dell'ideazione del francobollo assieme al suo staff. Come soggetto fu scelto il profilo della Regina Vittoria, tratto da una medaglia coniata alcuni anni prima, mentre per evitare contraffazioni la testa fu stampata su un fondo cesellato costituito da losanghe molto fitte. Il 6 maggio 1840 entrò così in vigore il primo francobollo del mondo, che passò poi alla storia come Penny Black. Otto anni dopo, nel 1848, l'ingegnere Henry Archer inventò invece la perforazione meccanica del francobollo, completando così la genesi del francobollo dentellato così come è noto oggi. Il penny black fu il primo francobollo della storia. La grande praticità del mezzo, coniugata con la riforma postale di Hill, garantì in breve tempo al francobollo un successo su scala mondiale. Nel giro di pochi anni altre amministrazioni postali seguirono l'esempio inglese e così, nel marzo 1843, la Svizzera del (cantone di Zurigo) fu il secondo stato al mondo ad emettere francobolli. A seguire fu sorprendentemente il Brasile, con l'emissione della serie detta "occhi di bue" il 1° agosto dello stesso anno, nonché i cantoni di Ginevra (ottobre 1843) e Basilea (luglio 1845). Quest'ultima emissione diede alla Svizzera il primato nell'emissione di francobolli colorati e tematici con la famosa "Colomba di Basilea". Nel 1847 fu poi il turno degli Stati Uniti d'America, che iniziarono l'emissione di francobolli con un valore da 5 centesimi e l'effigie di Benjamin Franklin. Dal 1849 in poi tutti gli stati europei adottarono uno dopo l'altro il francobollo. |
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