Come
progettare e costruirsi una bici a motore
centrale
La
foto in apertura può sembrare emblematica e
poco attinente all'argomento, ed invece è la
chiave di volta su cui è stato possibile
costruire il resto.
INDICE
Si parte da
lontano....
Il
motore
I riduttori
tipo "Planetario"
La
trasmissione
La scelta
della Guarnitura
Uso non
convenzionale della Guarnitura
Lo sviluppo
dei rapporti
Le prime
prove
Il regolatore
di velocità
Gli
assorbimenti
Da sinistra a
destra, il cambiamento di trazione
La ruota
libera
La centratura
delle ranelle...
Trasformazione
ruota libera da 1/2"x1/8" a 1/2"x3/32"
Montaggio del
motore e determinazione lunghezza catena.
Applicazione
barra di contrasto coppia motore
Modifica
deragliatore
Costruzione
batteria LiFePo4 - 24V 8Ah
Modifica BMS
da 48V a 24V
Modifica
Caricabatteria da 60V a 30V
Nuovo
regolatore di velocità
Si parte da
lontano....
La storia:
Come ogni
progetto che si rispetti il tutto non nasce dall'oggi
al domani, alle volte le gestazioni durano anche anni
con riflessioni che alle volte portano a strade
differenti per poi ritornare sui propri passi.
Nell'estate del 2007 il primo esperimento
di bici elettrica
, questa esperienza mi ha portato a ricercare qualche
motore più potente facendomi addentrare nel
mondo delle bici elettriche, scoprendo così che
erano già state trovate molte soluzione ed
alcune di esse per nulla convenzionali.
Trovandomi davanti a
tante idee, oltre la scelta, poi il problema era
reperire i pezzi senza "svenarmi".
Per la maggior parte si trattava di parti vendute
oltreoceano o nell'est Asiatico.
Quello che sembrava
essere una soluzione più adatta sembrava essere
un motore utilizzato in un kit della Currie®, solo
che per il prezzo elevato ho tralasciato di
acquistarlo.
Nota: per l'impiego
del motore come nelle immagini sopra occorre un mozzo
a doppia filettature 42 TPI
come quello sotto, dove si andrà a montare la
ruota libera anche sul lato sx per permettere di
pedalare senza trascinare il motore. La catena
è 1/2"x1/8"
Poi l'uscita sul
mercato europeo di un kit di motore hub molto
più economico a confronto con il kit
Currie®, ha fatto si che l'idea iniziale fosse
abbandonata seguendo quella dell'hub, ed ormai su
questo sito penso che lo avrete visto come mio
compagno di numerosi report.
Ma come ho scritto
in apertura alle volte si ritorna sui propri passi e
ci si vuole togliere lo sfizio o il famoso "sassolino
dalla scarpa". Dopo due anni di prove, discussioni,
pensate varie, l'idea del motore centrale è
ritornata, facendomi riscoprire le vecchie idee.
Già nel 2007 avevo visto una variante
dell'impiego di un motore con riduttore di giri
implementato da una ditta
Svizzera,
il motore era simile
a quello dei kit d'oltreoceano, già all'epoca
avevo chiesto la quotazione di questo kit Svizzero
agli esordi, ma come sempre prezzo al di fuori dei
miei "canoni" di pensiero. Da notare che il kit
è dotato di doppia ruota libera sia sul motore
che sulla guarnitura centrale.
In questo modo è possibile sia avere i pedali
fermi mentre il motore gira, oppure a motore fermo
pedalare senza che si faccia ruotare il motore.
Questa è la soluzione migliore nell'impiego di
un motore centrale, ma anche la più costosa.
Esiste comunque la possibilità di averlo anche
senza la ruota libera sulla guarnitura.
Sotto è visibile il dettaglio della ruota
libera sulla guarnitura. Come si può osservare
la pedivella di dx che normalmente è collegata
alle corone, qui è staccata e dotata di una
filettatura sulla testa con passo 42TPI (salvo errori
di mia interpretazione) che va ad avvitarsi alla ruota
libera posta in centro alla foto e sulla quale poi
vanno fissate le corone. In questo modo i pedali
rimangono indipendenti dalle corone , permettendo di
rimaneri fermi con i pedali mentre il motore sta
ruotando.
Questo fa in modo che utilizzando un PAS se si smette
di pedalare il motore possa arrestarsi, soddisfacendo
le normative vigenti.
Per contro occorre mettere in conto di dover cambiare
il movimento centrale.
Il motore
La rete però
può alle volte riservare sorprese, così
scoprendo nei siti web di ricerca Cinesi il motore
sciolto similare ai due menzionati sopra, mi sono dato
da fare per procurarmelo, e dove se non in Cina! .
Non chiedetemi dove,
non lo saprei nemmeno io, visto che nella ditta dove
lo avevano non parlavano
Inglese ho pensato bene di mettere di mezzo un Cinese
di Shanghai che già doveva spedirmi della
merce, in modo che curasse lui i dettagli per mio
conto , cogliendo così "due piccioni con una
fava"!
Avere in mano il
motore forse è stata la cosa più
semplice, il perchè ho scelto questo motore
è stato sostanzialmente per questi motivi:
PRO
1) le dimensioni e il peso di poco superiore ai
2kg
2) possibilità di fissaggio , per lo meno, la
mia versione ha una solida staffa piana con 4 fori che
facilita il fissaggio al telaio della bici.
3) il fatto di disporre di riduttore di
velocità incorporato (di norma i motori in
continua hanno un regime di rotazione attorno ai
3000giri o superiori, velocità inadatte ad
accoppiarsi a una guarnitura di una bici che ruota al
massimo a 100 giri al minuto)
4) il fatto di disporre di serie di un pignone per
catena da 3mm ovvero adatto a catene 1/2"x1/8", per
intenderci sono le catene utilizzate sulle bici da
paseggio senza cambio.
5) Motore in continua a spazzole, semplicità
nella regolazione della velocità con regolatore
PWM.
6) in teoria maggior coppia disponibile visto
l'impiego dei rapporti del cambio della bici
7) non si va ad intaccare la ciclistica rotante della
bici, per cui si mantiene inalterata la scorrevolezza
della bici originale, idem nel caso si abbiano freni
idraulici .
CONTRO
1) maggior complessita meccanica
2) maggior rumorosità
3) probabili maggiori consumi se sollecitato
4) minor efficienza (rendimento) del motore fra
energia fornita e resa.
5) estetica del complesso che può non essere
piacevole.
I riduttori
tipo "Planetario"
Come già
avete visto si inizia a comprendere che non tutti i
motori sono adatti per una trazione a motore centrale,
a meno che di disporre di un normale motore a cui si
aggiunga un riduttore di velocità di tipo
"Planetario" come questo sotto in figura
oppure a secondo della configurazione dell'albero
motore può essere anche di forme differenti,
come questo sotto della Currie® adatto per alberi
con sezione a stella a 11 punte.
Logico che prima di
imbarcarsi in accoppiamenti fra motori e Planetari
occorre aver ben chiaro:
1) il numero di giri del motore
2) che tipo di albero ha il motore
3) che tipo di attacco ha il planetario in entrata
4) che tipo di attacco dispone il planetario in
uscita
5) il rapporto di riduzione del planetario
6) che tipo di pignone dentato monta alla sua
uscita
7) il numero di denti e la sua eventuale
intercambiabilità con altri per numero diverso
di denti
8) senza poi sottovalutare l'ingombro trasversale del
motore + riduttore di giri + pignone
La
trasmissione
Stabilito che il
motore c'è occorre passare al passo successivo
come trasmettere il moto ai pedali, e qui incominciano
i primi problemi.
Il pignone in
dotazione è un 9 denti con spessore 3mm adatto
a catene da 1/2"x1/8" quindi una catena normale in
dotazione alle bici con cambio 1/2"x3/32" non
salirebbe sul pignone, infatti sono larghe
all'interno 2,38mm contro i 3mm del pignone. Allo
stesso modo se si usasse una catena da 1/2"x1/8"
adatta al pignone da 3mm poi avrebbe troppo gioco
sulla corona della moltiplica che è spessa solo
2mm.
E allora che si fa? visto che un pignone come questo
con foro da 11mm H7 e chiavetta da 2x4 già
sarebbe difficile trovarlo, figuriamoci poi con
spessore da 2mm per catene da 1/2"x3/32".
L'alternativa è solo una ed è la
più economica, togliere il pignone e tornirlo
di 0,5mm su ambo i lati, oppure rettificarlo, io ho
scelto il tornio.
Risolto il problema
del pignone occorre procurarsi una catena, nel caso
consiglio di trovarne una usata per i primi
esperimenti ed anche per trovare il giusto
posizionamento del motore sul telaio, con relativo
accorciamento della catena per darle la corretta
tensione.
La scelta
della guarnitura
Superato l'ostacolo
del pignone si pone ora il problema su quale corona
della guarnitura andare a collegare la trasmissione.
Nel mio caso avrei potuto scegliere di utilizzare la
corona dx della bici cavia, una vecchia City bike, con
cambio a 12 rapporti.
Ma un provvidenziale "rottame" proveniente da una MTB
di un mio amico che voleva disfarsene, mi ha permesso
di optare per una soluzione differente.
In pratica non sapendo ancora quale rapporto di
trasmissione sarebbe stato meglio impiegare ho
utilizzato la guarnitura a tre rapporti della MTB in
modo da potere disporre a scelta delle tre corone
rispettivamente di 50-38-28 denti contro i 9 denti del
motore.
Come sempre
però ne ho fatto un impiego non usuale, ovvero
visto che si trattave di prove , non mi andava di
sostituire la guarnitura esistente sulla bici, per cui
per maggior libertà ho optato per il montaggio
sul lato sx.
Uso non
convenzionale della Guarnitura
Ed ecco come si
presentava il montaggio della guarnitura a sx. , una
piccola osservazione:
la pedivella essendo prevista per l'impiego dx, ha il
filetto per il pedale destrorso, ma montata sul lato
opposto come ho fatto io risulta che il pedale
avvitato si sviterebbe con l'uso, ma vista che era una
prova non c'erano problemi.
Nota: Al limite un po' di frenafiletti risolve il
problema.
Come già
scritto il vantaggio di questa soluzione non
convenzionale e di non intaccare la parte dx della
guarnitura originale, potendo sfruttare tutti i
rapporti del cambio, ma non solo, in pratica il totale
dei rapporti a disposizione per le prove sono nel mio
caso di 3x12=36 rapporti disponibili, chi invece
disponesse in origine di un cambio a 27 rapporti il
totale dei rapporti ammonterebbe a 3x27=81 rapporti di
cambio! direi una cifra per nulla disprezzabile per
dei test!
Per contro volendo testare le corone diverse, occorre
munirsi di catene di diversa lunghezza e riallineare
lo spostamento trasversale del motore.
Come si può
osservare il fissaggio del motore è stato fatto
in modo provvisorio su una tavola di legno compensato
a sua volta fissata al telaio con delle piastre in
ferro.
Nel mio caso provvidenziale è la conformazione
del telaio che ha facilitato questo tipo di
operazioni.
Lo sviluppo
dei rapporti
Nel caso specifico
ho utilizzato la corona con 38 denti che con il
pignone da 9 denti sul motore da luogo ad una
riduzione di 4,22. Ciò vuol dire che al regime
max di rotazione del motore di 3712 RPM si ottiene ai
pedali un RPM di 89, valore più che ottimo per
un normale utilizzo.
La guarnitura originale ha un range di utilizzo con
uno sviluppo in metri alla ruota da 8m a 3,2m.
Le prime
prove
Premessa:
le prove eseguite non sono state esaustive per una
serie di fattori, per prima cosa non disponevo di un
regolatore di velocità, avevo quindi solo due
modi di erogazione della potenza, ovvero alimentavo
direttamente a 12V o a 24V. Questo non permetteva di
calibrare l'intervento del motore come avrei voluto
io, altra cosa il fatto di avere sempre i pedali in
presa al motore e non potendo nemmeno pedalare senza
che trascinassi anche il motore era un altro motivo di
limitazione.
Ma l'intento
iniziale era verificare che il cinematismo
funzionasse, che il rapporto di trasmissione non
creasse problemi ed in ultimo verificare se in effetti
si avvertisse una spinta concreta in salita.
Per quanto breve sono state le prove i capisaldi sono
stati rispettati e il più importante , quello
della spinta, senza dubbio ha superato le aspettative,
o per lo meno confermato gli obiettivi iniziali e che
quindi la strada intrapresa era corretta ponendo una
base su cui progredire con altri esperimenti.
Da queste prime
prove è emerso che la corrente assorbita dal
motore se non regolata, può assumere valori di
picco molto rilevanti, infatti dando la tensione di
12V o 24v senza valori intermedi, il modo più
appropriato di utilizzo e meno deleterio per le
batterie, ( per la cronaca delle semplici piombo gel
12V 7Ah ), era quella di portarsi a delle
velocità tali che l'inserimento della
alimentazione del motore a 12 o 24V non ingenerasse
sforzi tali al motore da assorbire molta corrente.
Avendo inserito un strumento che misurava Volt-Amper e
Watt, il controllo era abbastanza agevole cercando di
limitare gli assorbimenti a non più di 8A di
picco e nella norma a 4A, quindi fra i 100 e
200Watt.
Il regolatore
di velocità
Seguendo un
semplice schema trovato in rete ho costruito un
regolatore di velocità in modalità PWM,
avendo sottomano dei componenti Mosfet di potenza
adatti a sopportare i dati di targa del motore mi sono
fidato a montarli e per esagerare ne ho messi due in
parallelo, momentaneamente senza dissipatore, tanto
era solo per provare se il regolatore funzionava.
Questa leggerezza
mi è costata cara perche dopo aver realizzato,
con bici appesa, che il tutto girava bene a vuoto, ho
pensato di fare una breve prova su strada di un
centinaio di metri, solo che alla prima apertura del
regolatore di velocità, l'assorbimento è
schizzato a 35A il doppio dei valori di targa del
motore. Questo ha provocato una dissipazione di ben
21W sui mosfet che senza dissipatore ne ha provocato
giustamente la loro prematura dipartita.
Unica magra consolazione, ho provato un'accelerazione
bruciante, si ,come i Mosfet andati in fumo!
Purtroppo questo
valore così elevato, non era nelle mie
previsioni e a posteriori mi hanno fatto capire che
sarebbero stati ingestibili per delle semplici
batterie di quel tipo, per cui ho pensato bene di
astenermi nel prolungare gli esperimenti fintanto che
non realizzassi un regolatore di velocità
variabile, sia adatto a sopportare gli assorbimenti in
gioco ma soprattutto che si potesse limitare la
corrente assorbita dal motore .
Gli
assorbimenti
Questo fattore
inaspettato mi ha un pò spiazzato perchè
il mio obiettivo era cercare anche di limitare gli
assorbimenti a valori pressochè proporzionali a
quelli ottenuti fino ad ora con i motori Hub.
Infatti per chi non lo sapesse a parità di tipo
di batteria impiegata , meno intensità di
corrente si preleva alla batteria e meglio è.
Un valore di 35A di picco significherebbe per batterie
date per un tasso di scarica a 2C dover impiegare
minimo una 8Ah, e limitare la scarica continua a non
più di 16A.
Va da sè che la batteria debba essere di buona
qualità altrimenti per mettersi le "spalle
coperte " sarebbe meglio optare o per una batteria
garantita a 3C di tasso di scarica oppure una 2C ma di
15Ah, questo per non stressare gli elementi e per
sfruttare a dovere il motore quando dovesse
servire.
Da sinistra a
destra, il cambiamento di trazione
Stabilito che il
cinematismo funzionava, che il tiro c'era, rimaneva un
altro scoglio da superare: la ruota libera Alla fine
c'era da scegliere dove posizionarla e cosa
utilizzare.
Dove
posizionarala:
In pratica come ho già spiegato un po' sopra ci
sono due possibilità per le ruote libere ,
posizionata sull'albero motore o sulla guarnitura.
La soluzione "già pronte" che poi
sostanzialmente nel mio caso si riducevano solo ad una
e riguardava la Guarnitura centrale qui sotto in foto,
da un lato potrebbe andare bene perchè dispone
di 3 corone , l'esterna per la trazione e le due
interne per la trasmissione alla ruota posteriore
usufruendo dei rapporti del cambio.
Chiesto ad un amico la quota della guarnitura in
oggetto, risultava 7,3mm più spessa rispetto
alla Guarnitura tripla in mio possesso. Avrei dovuto
sostituire il perno centrale, o già che c'ero
il movimento centrale, magari con uno a cuscinetti, ma
la sfortuna vuole che pur essendo una bici Italiana
monta il movimento centrale di tipo Inglese, per cui a
quel punto decisi di sospendere la sostituzione con
questa tripla.
La ruota
libera
Piano B
Questo piano si focalizzava sulla ruota libera da
montarsi sul motore, anche qui la cosa sembrava
abbastanza semplice se nonchè di pronto e
già fatto non ho trovato nulla. L'unica cosa
che si poteva avvicinare era un adattatore trovato
oltreoceano, di per se semplice e non molto costoso,
solo che disponibile per un albero motore più
grande del mio, e quindi nulla da fare anche su questo
fronte.
Senza per forza
rivolgermi dall'altra parte del l'oceano, ho cercato
nella mia zona , ma prezzi esorbitanti mi hanno fatto
desistere da ogni buon proposito.
Non rimaneva che la
soluzione "fai da te", le alternative erano quelle di
trovare un tornio disponibile e mettersi a farlo ,
oppure inventarsi qualche cosa di fattibile fatto in
casa.
La prima soluzione
a cui avevo pensato era quella di partire da un
oggetto già adatto in parte all'impiego, e cosa
c'è di meglio di un mozzo da ruota di biciletta
con già il suo filetto 42TPI già belle
pronto?
La risposta è stata semplice bastava
procurarselo, ovviamente non nuovo, ne usato , ma
rotto , quindi visita dal biciaio amico e recupero del
pezzo. Il mozzo in oggetto era di acciaio giusto
perchè se si sfosse reso necessario saldarlo,
lo si poteva fare.
Passo successivo ,
separare le parti A da B in modo da sfruttare la parte
filettata da adattare poi all'albero motore. Separare
le due parti senza rovinare la parte A non è
stata una impresa semplice. In pratica ho dovuto
ridurre l'esterno del perno che è montato per
interferenza e poi ribordito sulla parte A.
Ho dovuto consumare una fresetta del Dremel per
poterne venire a capo, della serie chi la dura la
vince! e la parte in oggetto era ben dura, senza alcun
dubbio. del resto se pensiamo che sorregge il peso
della bici e di noi sopra..
A separazione
avvenuta ho ricavato un tubetto adattattore di
riduzione che si incastrasse nel foro ora rimasto
libero dal perno, in modo da adattarlo al perno del
motore, giusto per poterlo montare e vedere gli
ingombri.
Questo è il
risultato del lavoro, la ruota libera montata
sull'albero motore, in modo sufficiente per stabilire
gli ingombri. Purtroppo la prova è stata
negativa, la ruota libera è risultata troppo
sporgente , costringendo l'arretramento del motore per
ritrovare la linea della catena, ma nel contempo il
fondo del motore andava a interferire con la rotazione
del pedivella sx.
In questo modo di
applicare la ruota libera si avrebbe la funzione in
cui mentre il motore gira è possibile stare
fermi con i pedali, in sostanza come nell'impiego
originale dove la ruota posteriore della bici gira e
si vuole stare fermi con i pedali, per contro quando
si vuole pedalare si trascina il motore.
Sia per il fatto
appena descritto, cioè trascinare il motore
mentre si pedala, e per gli ingombri eccessivi,
occorreva pensare a qualche altra soluzione, e qui
entrano in gioco le famose ranelle che ho posto in
apertura di questa pagina. Vi domandrete cosa
c'entrano le ranelle ed ecco spiegato il
perchè:
Per realizzare una
bussola adatta all'albero come quella in figura sopra,
non basta disporre di un tornio per realizzarla, ma
occorre disporre anche di una macchina detta
brocciatrice, che permette di ricavare la cava che
serve a far entrare la "chiavetta" posta nella
corrispondente cava sull'albero, in modo da renderli
solidali durante la rotazione.
Per questo motivo non tutte le officine attrezzate
hanno questo tipo di macchina, se non quelle che fanno
questo tipo di lavorazioni di routine, ovvero chi
fabbrica ingranaggi o pulegge.
Quindi per ovviare a ciò ho dovuto pensare alle
ranelle.
Per prima cosa ho
cercato fra quello che disponevo nel box, ed è
saltata fuori la ranella più grande di acciao
inox 35x2,5x6,5 rispettivamente diametro
esterno,spessore,diametro foro interno.
Il materiale inox
era adatto per uniformarsi al materiale della ruota
libera durante la successiva saldatura.
Le operazioni eseguite sulla ranella sono state:
allargamento del foro centrale al diametro 10,5 mm,
successivo allargamento a 11H7 utilizzando una
fresetta-mola montata sul Dremel.
Questa operazione va fatta con assoluta cura, con
continue prove sull'albero motore, in quanto occorre
raggiungere la tolleranza H7 ovvero la ranella deve
salire sull'albero motore con il minimo gioco
possibile.
Ovviamente la cosa richiede un lavoro certosino e una
buona manualità, cercando di distribuire la
fresatura in modo uniforme su tutto il diametro
interno del foro.
Terminata questa opera è stato il momento di
ricavare la cava adatta alla "chiavetta" , ho
utilizzato un paio di limette per questo lavoro, una
piatta ed una quadra, fino a che inserita la chiavetta
nell'albero motore sono riuscito ad inserire alla
perfezione la ranella.
Con la stessa procedura adottata sopra ho eseguito lo
stesso lavoro su una delle due ranelle da 21x2,2x10,7
mentre per la ranella da 24x2,6x13 non è stato
necessario allargare il foro centrale ma ho dovuto
creare solo un accenno di cava per la chiavetta. La
quarta ranella invece non va lavorata.
Il perchè ho
utilizzato queste ranelle è molto semplice, la
somma degli spessori fanno esattamente 9,1mm che sono
la misura esatta dello spessore del pignone originale
che occorre sostituire.
La centratura
delle ranelle
Forse questo
è stato il lavoro più lungo e
difficoltoso. Si è trattato di montare le
ranelle sull'albero motore, per prima la più
grande poi la media , la prima delle ranelle
più piccole con la cava per la chiavetta ed in
fine quella non lavorata.
Con il pacco
così formato occorreva stringere il dado che di
norma teneva stretto il pignone originale e far
ruotare l'albero per verificare la centratura dellle
ranelle lavorate a mano e sperare che non vi fossero
troppi difetti di centratura.
Alla fine di tutte le ranelle l'unica che va ed andava
centrata è solo la più grande.
In effetti facendo girare il motore, è
sufficiente una batteria da 12V, si può
disporre di un "simil tornio", ovvero il motore ha la
riduzione , per cui una buona coppia sull'albero, le
ranelle da sistemare sono ben posizionate sull'albero,
per cui con lime o dremel munito di mola è
possibile operare sulla ranella per portarla alla
dimensione voluta.
Come operare:
Il diametro esterno della ranella più grande
deve risultare concentrica al foro e per fare la
verifica, a parte osservarla direttamente, è
possibile anche utilizzare ad esempio la punta di un
cacciavite o di una matita, appoggiandola ad un
supporto, in modo da calibrare l'accostamento al pezzo
in rotazione.
Posizionandosi poi in modo da traguardare il "gap" lo
spazio, fra la matita e la circonferenza esterna della
rondella ci si potrà rendere conto
dell'entità di errore di
concentricità.
Se l'errore è poco in questa fase ci si
può limitare a ridurre il diametro esterno in
modo da farlo coincidere con il diametro interno
filettato della ruota libera.
Per ridurre il diametro procuratevi una lima da
"mazzo" in gergo sono le famose lime per cui esiste
l'espressione : " mi sono fatto un mazzo così"
si tratta di lime da sgrossatura di dimensioni
superiori delle solite lime e abbastanza pesanti ed
usate in attrezzeria o nelle officine meccaniche
quando occorre togliere parecchio materiale dal
pezzo.
Questa lima con il suo tagliente è adatta a
questo scopo, basta posizionarla come nel disegno
sottostante, con il senso di rotazione del pezzo verso
di voi e voi che agite con la lima contro il senso di
rotazione.
In questo modo con pazienza riuscirete a togliere il
materiale in eccesso, tenete conto che la ranella deve
incastrarsi alla perfezione all'interno della ruota
libera, come in figura sopra. La ranella deve
risultare a filo con il bordo della ruota libera.
Un consiglio che vi do è quello di saldare
assieme le ranelle, una volta verificato che si
inseriscono tutte in modo perfetto sull'albero. Porre
attenzione ad utilizzare l'elettrodo corretto per la
saldatura della ranella più grande che è
in acciaio inox con le restanti che non lo sono. La
saldatura finale della ranella alla ruota libera
verrà fatta con l'elettrodo per l'acciaio
inox.
Non aspettatevi che
tutto fili liscio, occorrerà senz'altro
sistemare anche la concentricità. Per fare
questo occorre ricorrere al sistema della matita,
sostituendola con un pennarello e facendo ruotare la
ranella accostare la punta del pennarello con mano
ferma sino a che toccherete leggermente la
circonferenza esterna della ranella. In questo modo
riuscirete a segnare la parte eccentrica che
andrà limata.
Per togliere l'eccesso del materiale vi consiglio di
usare il Dremel o strumento similare con una moletta
da far scorrere sul pezzo segnato .
Questo lavoro va ripetuto più volte togliendo e
rimettendo il pacco ranelle in modo da verificare con
mano l'inserzione corretta nella ruota libera e nel
contempo che sia centrata con verifica sull'albero
motore.
Vi ricordo che in meccanica a togliere materiale si
è sempre a tempo, ma una volto tolto ...... il
guaio è fatto! Per cui prendetevi tutto il
tempo necessario per fare un ottimo lavoro.
Dovrete riuscire a
fare in modo che la ranella si incastri nella ruota
libera in modo ben saldo tale da riuscire poi a
mettere il tutto sull'albero per la verifica della
concentricità, lo so è più un
lavoro da orologiai, ma visto che questa è
l'alternativa per chi non ha il tornio, e che è
la scommessa da vincere con se stessi, datevi da
fare!
Attenzione:
Ricordatevi che se si vuole mantenere la
possibilità di pedalare senza trascinare il
motore, come ho già scritto all'inizio, il
pacco ranelle va saldata nella parte anteriore di come
si presenterebbe una ruota libera montata normalmente
sul mozzo posteriore di una bicicletta. La saldatura
va eseguita con elettrodi per l'acciaio inox.
A lavoro ultimato
ecco nella foto sotto come si presenta montato, (a sx)
a confronto con la soluzione precedente che adottava
il mozzo della bici. È evidente la differenza
di sporgenza indicata dalle frecce in verde, come
avevo già scritto prima questa soluziona si
è resa necessaria per contenere l'ingombro
trasversale, tanto da non andare ad interferire con le
pedivelle e mantenere un allineamento della linea
catena pignone/guarnitura.
Trasformazione
ruota libera da 1/2"x 1/8" a 1/2"x 3/32"
Il lavoro sulla
ruota libera comunque non è ancora terminato,
ora occorre trasformare la ruota libera in modo che
sia adatta a montare una catena standard da 1/2x1/8"
utilizzata su bici con il cambio, in pratica
c'è da ridurre lo spessore dei denti, come
fare?
Le alternative sono
tre: Tornio, Rettifica e in mancanza di queste
attrezzature ... tornio + rettifica a mano.
Già ma avevo scritto che il tornio non l'avevo,
giusto, però ora il tornio lo si ha e non
è altro che il motore con già montato il
pezzo, più di così cosa si vuole? ,
bhè non rimane che procurarsi una mola
tangenziale di quelle che si usano per troncare o
smerigliare i metalli, di norma con dischi da
120mm.
Come operare:
Fissare bene il motore ad un tavolo da lavoro o in
morsa, alimentarlo con una batteria da 12 o 24V, il
senso di rotazione deve risultare coincidente al senso
di rotazione della mola.
La mola va
posizionata come in figura, e va montata una mola da
smeriglio e non da taglio. AVVERTENZE
! :
Naturalmente tutte le precauzioni del caso sono
necessarie, come indossare guanti protettivi, maschera
in plexiglas, o occhiali protettivi antifortunistici,
e tutti gli altri accorgimenti idonei a mettervi in
sicurezza. Chiaro che una simile operazione richiede
una mano ferma, buona vista e capacità
lavorative nell'uso di questo tipo di utensili, che
maneggiati da persone inesperte possono causare non
pochi danni. Ovvio in questo caso non mi assumo
responsabilità per le indicazioni operative
fornite.
Consci dell'uso che
occorre fare dell'attrezzo, occorre procedere in modo
da asportare 0,5mm da ambo i lati del pignone,
riducendo lo spessore dai 3mm nominali ai
2÷2,2mm. La mola, penso sia superfluo scriverlo,
va mantenuta parallela e tangente alla parte dei denti
da molare. Usate un calibro per verificare il
materiale asportato dalla mola.
Quando si passa a molare il lato opposto occorre
invertire il senso di rotazione del motore.
Tenendo a portata
di mano uno spezzone di catena, fra una limata e
l'altra provatela sino a che la catena salirà
agevolmente sul pignone senza impuntamenti.
Montaggio del
motore e catena
Ora si può
passare al montaggio del motore cercando di trovare un
posizionamento che soddisfi la modalità di
fissaggio dello stesso motore e nel contempo che si
rispetti: la linea della catena, e le varie
interferenze con le pedivelle in rotazione, il telaio
e non d'ultimo il deragliatore.
Può sembrare
banale ma non lo è affatto, far coincidere il
tutto non è per nulla semplice.
La prima condizione essenziale e irrinunciabile
è soddisfare la line catena , ovvero il pignone
e la guarnitura devono essere per forza di cose
allineati e giacenti sullo stesso piano ideale.
per fare questo ci si può aiutare con un
profilato angolare di ferro o alluminio da fissare
sulla corona con dei morsetti, e fatto combaciare con
l'assetto del pignone ruota libera.
Per facilitare
queste operazioni di allineamento se possibile
conviene utilizzare morsetti a molla come quelli nella
foto che rendono le operazioni più
semplici.
stabilita la linea
catena si fa uso di uno spezzone di catena per
stabilire la distanza fra il centro della corona e il
centro del pignone in modo da avere una corretta
tensione sulla catena. La catena avendo un passo di
12,7mm non permette di avere molto margine di
movimento
Una volta messa in
tensione la catena avrete la possibilità di
spostamento nel telaio come raffigurato nella foto
sotto. In pratica il motore può spostarsi lungo
la linea in rosso della circonferenza descritta dalla
lunghezza del raggio che intercorre fra il centro
della corona e il centro del pignone ruota libera.
Come vedete anche questa condizione non permette un
posizionamento a casaccio o preferenziale, ma si
è legati per forza di cose alla lunghezza della
maglia della catena, in sostanza potremo allungare od
accorciare l'ampiezza della circonferenza dove si
posizionerebbe il motore.
C'è
però un'altra considerazione da tenere conto in
questo contesto, se osservate bene il percorso della
catena a sx va ad interferire con il deragliatore, che
peraltro ho dovuto abassare (indicato dalle frecce
verdi) per far fronte al cambiamento della guarnitura.
La linea in rosso indica la parte che va ad
interferire con la catena e che dovrà essere
tagliata.
Si sarebbe potuto
evitare di andare ad interferire con il deragliatore,
ma si sarebbe dovuto posizionare il motore più
in basso e fuori dal telaio.
Stabilito il
posizionamento del motore sono passato a confezionare
la catena della giusta lunghezza,
aggiungendo un ulteriore spessore di compensazione al
motore. Gli spessori sono provvisori in attesa di
qualche cosa di definitivo.
Un altro "passo" è stato fatto
Ripresa dei lavori
dopo la pausa invernale, da una breve prova su strada
mi sono accorto che, pur avendo in partenza la catena
del motore tesa, mentre il motore era in tiro la
catena fletteva.
In pratica facendo delle verifiche al banco, mentre il
motore esercitava una coppia, i tubi del telaio
superiore dove è appeso e fissato il motore
flettevano verso il basso, come indicato dalla freccia
di colore giallo, inducendo l'allentamento della
catena.
Come rimedio ho
dovuto aggiungere una barra di contrasto sotto il
motore ( frecce di colore rosso) e fissata ad un
collarino sul tubo del telaio.
Un ulteriore
problema da risolvere, ma di cui già ero
consapevole in fase di progetto, è stata la
rimozione di una parte del deragliatore ( l'ho
disegnata in rosso ed indicata dalla freccia di colore
verde). Questo per permettere al deragliatore di non
interferire con la catena di trasmissione del motore,
quando si deraglia per la catena sulla corona
centrale, come nella foto sopra.
Costruzione
batteria LiFePo4 - 24V 8Ah
Con il motore che
funziona a 24V si è resa necessaria la
realizzazione di una batteria da 24V.
Avendo dei residui di vecchie batterie dimesse per
difettosità su alcuni elementi, ho cercato di
recuperare gli elementi migliori per poter assemblare
una batteria da 24V 8Ah. Gli elementi sono tutte delle
celle da 4Ah LiFePo4.
Ho colto
l'occasione anche per sperimentare il recupero di
celle "swollen" come quella nella foto sotto.
Per assemblare le
celle ho dovuto realizzare due strisce di circuito
stampato per effettuare i collegamenti fra le celle.
La configurazione della batteria è 2P-8S
Sotto la batteria
assemblata, manca il BMS
Modifica
BMS
Ovvio che per fare
funzionare la batteria serve anche un BMS che
sovraintenda le fasi di carica-scarica e nello stacco
dalla batteria dal carico in presenza di sovra e sotto
tensioni, sovracorrenti.
Assieme alla
vecchia batteria mi è rimasto anche un BMS per
batterie da 48V guasto.
Pensavo di riuscire a ripararlo in toto, ma sia
perchè alcuni componenti sono obsoleti e non si
trovano sul mercato, ma anche perchè non
avrebbe avuto senso, alla fine me ne sarebbe servito
solo metà del circuito. Per cui ho sostituito
soltanto un integrato facendo le opportune modifiche
al circuito per farlo diventare un 24V.
Per verificare se
il BMS funziona a dovere occorre per forza di cose
servirsi di un simulatore
di batteria.
La semplice batteria non servirebbe allo scopo.
Infatti occorre che ad ogni ingresso del BMS sia
presente una tensione stabilizzata identica e allo
stesso tempo che sia possibile variarla
contemporaneamente su tutti gli ingressi in modo da
verificare le soglie di intervento del BMS.
Valori di soglia
del BMS
- Tensione Max. 32V (Equivalente a 4V x cella)
- Tensione di ripristino da Tensione Max. 30,32V
(Equivalente a 3,79V x cella)
- Tensione di intervento equalizzazione 3,81V
- Tensione di ripristino ricarica da Equalizzazione
3,75V
- Tensione Minima 19,32V (Equivalente a 2,41V x
cella)
- Tensione di ripristino da Tensione Minima 20,1V
(Equivalente a 2,51V x cella)
Dopo la modifica al
BMS, ho fatto un ulteriore modifica, tagliando il
circuito stampato ed eliminando 4 sezioni, di fatto ne
utilizzo solo 8, le rimanenti le ho lasciate
perchè mi serviva avere il connettore
intero.
Con il circuito
stampato più corto ora ho meno
difficoltà nel costruire un adeguato involucro
protettivo.
Questo lavoro di
recupero celle lo sconsiglio perchè occorre
avere molto tempo a disposizione, nel selezionare,
testare più volte, accoppiare le celle sino ad
ottenere un risultato accettabile e non sempre i
risultati sono poi tali da compensare il tempo speso,
nel mio caso visto che è tutto un esperimento,
il tempo impiegato sul complessivo fa poca differenza!
e poi a non tutti penso capiti di avere a disposizione
delle celle!
Nota: Sconsiglio
anche il fatto di acquistare nuove celle sfuse per
fare un assemblaggio. Di fatto la non certificata
qualità della merce che si trova sul mercato ,
che in genere sono scarti delle produzioni delle
aziende produttrici o peggio di piccoli distributori ,
fa si che una volta montate le celle senza una
preventiva caratterizzazione , sia sufficiente una
cella difettosa o al di sotto delle caratteristiche di
targa per vanificare il lavoro svolto, costringendo a
disassemblare la batteria per la riparazione e quanto
ne consegue.
Per esperienza
acquisita quello delle batterie è la questione
più ostica da affrontare perchè il
meglio sarebbe acquistare prodotti direttamente dal
fabbricante, solo che questo non è possibile ed
occorre per forza di cose barcamenarsi con le offerte
messe in rete da sedicenti pseudo assemblatori. In
sostanza l'acquisto di una batteria per bici elettrica
oggi è un po' un terno al lotto, a meno di
ricorrere alle classiche e pesanti batterie al
piombo.
Modifica
Caricabatteria
Dopo aver
assemblato la batteria occorre ricaricarla, la
soluzione più semplice sarebbe quella di
acquistare un caricabatterie dedicato alle LiFePo4
24V, l'altra quella di riciclare un caricabatterie
già in possesso.
Avendo un
caricabatterie per LiFePo4 ma da 48V ho scelto di
provare la strada della modifica.
Per effettuare le modifiche occorre aprire il
caricabatteria , come fare lo si può vedere
qui
. Dimezzare la tensione di uscita di un caricabatteria
non è proprio una cosa fattibile in un attimo,
occorre avere un carico variabile elettronico da
collegare al caricabatterie ed effettuare la taratura
della tensione in uscita e della corrente erogata.
Altro problema da
risolvere è la velocità di rotazione
della ventola di raffreddamento che dimezzando la
tensione di uscita dimezza la sua velocità di
rotazione e il più delle volte non parte.
Questo ovviamente può provocare un bel arrosto
al caricabatterie. Occorre quindi provvedere a ridare
la corretta tensione di alimentazione. La cosa non
è semplice perchè senza schema elettrico
e di montaggio occorre procedere con un po' di
misure.
Per fare questo
però occorre vedere dove sono collegati i fili
della ventola al circuito stampato, la sfortuna vuole
che non sia visibile il punto se non dissaldando
l'ampio radiatore che ricopre tutto il caricabatteria
e dissaldare un transistor di potenza fissato sul
radiatore.
Una volta visto dove è collegata la ventola ho
seguito le tracce dello stampato sino ad arrivare a
due transistor di comando , solo che per controllare
le tensioni ho dovuto rimontare il radiatore con
relativo transistor ruotando il tutto di 180° per
potermi garantire la visuale sui componenti.
Alla fine misurando la caduta di tensione sulle
resistenze limitatrici , la tensione sulla ventola e
calcolando la corrente assorbita ho potuto calcolare
delle resistenze da aggiungere e riportare così
una tensione corretta sulla ventola.
Risolto questo
problema ho rimesso il tutto nel contenitore facendo
delle prove di funzionamento collegando un carico
elettronico e controllando che la temperatura non
salisse oltre il normale.
Ora i nuovi dati di targa sono: Vout 30V - 2A
Nuovo
regolatore di velocità
Come avrete
già letto, l'ultimo Regolatore di
Velocità che avevo sviluppato, non era molto
indicato come prestazioni e in più si è
aggiunto il fatto che mi sono reso conto che con
questo tipo di trasmissione occorre per forza
utilizzare un regolatore che preveda l'impiego di un
acceleratore a manopola con ritorno a molla.
Il perché
è molto semplice: non potendo utilizzare un
sistema PAS visto che il motore è collegato
direttamente alla guarnitura centrale, va da sé
che una volta accelerato il motore, come succede su
una moto o su un'auto, occorre che vi sia una molla
che riporti l'acceleratore a zero nel caso in cui il
guidatore non sia in condizione di farlo, questo
ovviamente per la più elementare norma di
sicurezza.
Per fare questo ho
dovuto impiegare una delle manopole acceleratore che
sono standard nella fornitura dei kit con motori per
e-bike e che appunto sono dotate di molla di ritorno.
Il problema che è nato è stato quello
dell'interfaccia elettrica fra la manopola
acceleratore e il circuito elettronico del Regolatore
di Velocità.
In effetti i due precedenti circuiti che ho sviluppato
non erano in grado di gestire questo tipo di
acceleratore.
Ho cosí dovuto per forza di cose trovare un
circuito integrato PWM che si potesse interfacciare
con la manopola e sviluppare un nuovo regolatore.
Pensavo fosse molto
semplice trovare un circuito integrato PWM per motori
DC adatto allo scopo, ma invece è stato
tutt'altro che facile, dovendo recuperare un integrato
non certo di recente costruzione.
Dopo una prima
implementazione su test board e valutato con un motore
DC che uso nei vari test, ho capito che i risultati
erano nettamente migliori dei circuiti precedenti, con
fronti di salita più ripidi e puliti e
soprattutto sono riuscito a farlo funzionare
perfettamente con la manopola acceleratrice a sensori
di Hall.
La fase successiva
è stata quella di progettare uno stampato che
accogliesse tutti i componenti e che permettesse le
successive prove con le forti correnti in gioco, 35A
non sono valori trascurabili e non certo adatti da far
passare su una test board !
Sulla carta a conti
fatti mi sarebbe potuto bastare uno dei nuovi FET che
nel frattempo ho ordinato ed aspettato per più
di un mese che mi arrivassero. Quindi per precauzione
ho previsto l'implementazione di due finali di
potenza. Alla fine il circuito è uscito
leggermente grande, 70x90mm e non avendo sottomano
preventivamente un contenitore con dissipatore dove
collocarlo, ho pensato bene di costruirmene uno ad
hoc.
Di norma ho il
difetto di fare le cose sempre a misura, cosi che se
dovesse servire di aggiungere qualche altra funzione
con ulteriori componenti non troverei lo spazio dove
collocarli, questa volta ho voluto abbondare, visto
che poi è un prototipo.
In effetti avrei
potuto fare il contenitore un po' più basso,
comunque sia questo è ciò che ne
è uscito, le dimensioni senza dissipatore sono:
120x72,5x45 mm.
L'inviluppo
del segnale PWM direttamente sul motore, il filmato
mostra come cambia il segnale in funzione
dell'apertura dell'acceleratore.
Prova su
strada
Dopo aver costruito
tutto quello che occorreva, fatte le prove al banco,
è venuta l'ora di fare una prova su strada di
una trentina di km giusto per testare il tutto e
ricavarne le impressioni.
Le prime sensazioni
di utilizzo, molti raffronti li ho fatti con la
motorizzazione Hub anteriore che ho sulla MTB.
Come ci si avvia,
senza far funzionare il motore non ci si accorge di
avere il motore se non per un leggero ticchettio della
ruota libera posta sul motore stesso.
La cosa che lascia un po' disorientati all'inizio
è che fermandosi con i pedali, non si
può mandare indietro i pedali se non con un
certo sforzo, in effetti occorre vincere lo sforzo per
far ruotare gli ingranaggi ridotti del motore.
La scorrevolezza della bici, restando inalterate le
ruote, rimane tale e quale e non sono certo quei 5kg
in più a farsi sentire, lo stesso vale per il
peso complessivo di cui si avverte poco l'incremento
come masse aggiunte in quanto posizionate al centro
della bici.
Come si accelera e
il motore supera il regime di rotazione dei pedali, si
avverte subito un leggero rumore di ingranaggi che
incominciano ad andare in presa, il rumore cresce
leggermente all'aumentare della coppia richiesta,
rumore che decresce subito non appena si rilascia
l'acceleratore, ovviamente con un HUB gearless al
contrario non si sente quasi nulla.
Il comando dell'acceleratore è morbido e
l'aumento di rotazione del motore è molto
controllato e fluido, pronto a seguire il comando
impostato sia in accelerazione che in
decelerazione.
La prima differenza che salta all'occhio con confronto
con una motorizzazione di tipo HUB a presa diretta
è l'effetto di accelerazione se si dovesse
spalancare l'acceleratore, nel motore centrale
significa in funzione del rapporto innestato al cambio
avere una accelerazione fino ad una velocità
massima X, dopo di che come in una moto si innesta il
rapporto superiore e via, via fino ad esaurire tutti i
rapporti. Nell' HUB invece spalancare l'acceleratore
significa dover rincorrere velocemente con il cambio
il motore che tenderà a raggiungere il suo
massimo dei giri.
E' vero, la stessa cosa sarebbe possibile anche con il
motore centrale, basta lasciare l'acceleratore al
massimo e continuare a cambiare, in tal caso il rumore
sembra quello della F1 :-).
Sono comunque due
sensazioni differenti, come ho scritto, con il
centrale, il motore è subordinato al rapporto
del cambio, e proprio come nelle auto o moto ad ogni
rapporto si può disporre di tutto l'arco di
rotazione del motore, cosa che con un HUB non si ha.
L'esempio è quando si ha innestato il rapporto
più corto e si procede a 4km/h in salita, con
il motore centrale spalancando l'acceleratore al
limite si andrebbe ad incrementare la velocità
di pochi km/h ma con una coppia maggiore, cosa che
invece non succederebbe con l'HUB , che all'opposto se
supportato da una batteria con molti Ampere in teoria
tenderebbe a raggiungere il suo regime massimo di
rotazione corrispondente alla velocità
massima.
Ma come si sa, una
velocità bassa in salita ed alto regime di
rotazione del motore sta solo a significare lo
sviluppo di una elevata coppia.
Per questo tipo di
funzionamento subentra però un altro problema,
riuscire a gestire l'assorbimento in Ampere di un
motore centrale non è molto semplice come lo
sarebbe con un HUB , qui le cose vanno in modo
differente ed occorre avere un controllo millimetrico
per mantenere i valori che ci prefiggiamo di ottenere.
Quindi la facilità di erogare coppia va di pari
passo con l'assorbimento in crescita.
Resta il fatto che
comunque un motore centrale non influisce minimamente
sulla scorrevolezza originale della bici, quindi tante
volte si può anche fare a meno di far
intervenire il motore , cosa che con un HUB gearless
non sempre è possibile se non a fronte di un
maggiore sforzo sulla pedalata.
L'impressione che ne sto ricavando è di una
pedalata più leggera anche se c'è da
dire che con i rapporti attuali è ben difficile
superare i 25km/h se non andando ad un regime ben
sopra gli 85 RPM.
Per i pesi
concentrati al centro e in basso, Ne risulta una bici
neutra in confronto al tradizionale Hub con motore
anteriore e batteria posteriore. Già dai primi
km ci si accorge che il motore può essere un di
più e in effetti , nei primi 15km il motore
è stato quasi sempre spento, altro fatto
positivo nel confronto con l'Hub è che nel
risalire un sottopasso non occorre fare molto uso del
cambio, è sufficiente al massimo scalare un
rapporto, con l'Hub gearless occorre scalare anche 3
rapporti nello stesso punto, mentre con la bici da
corsa , non si scala proprio.
Anche in piano se
si vuole sentire un leggero aiuto, non servono molti
Watt , 70-100Watt sono sufficienti.
Prova in
salita.
Come prova sulla
salita (circa 12%) ho messo il rapporto più
corto disponibile, già così anche senza
motore si sale senza eccessivo sforzo, e dando un
leggero aiuto di motore si sale tranquillamente, il
motore ha una resa maggiore come tiro in salita
rispetto all'Hub specie in salite lente o partenze da
fermo.
Il mio Hub inizia
ad esprimere un centinaio di Watt a 6km/h, il motore
centrale posso affermare che lo fa subito appena si
mette a girare, quindi già in partenza da fermo
si avverte una spinta, tanto che con il rapporto
più corto è possibile divertirsi a fare
del trial anche a due tre km/h in fuoristrada, il
controllo è millimetrico, si può
procedere anche a 0,5km/h, basta stare in quilibrio
naturalmente! , l'accelerazione è assolutamente
lineare e priva di buchi , incertezze o altro, e il
tiro è apprezzabile anche senza esagerare con i
Watt.
Ripetendo lo stesso
percorso il giorno dopo con l'HUB si è
confermata la differenza di scorrevolezza e peso
complessivo in favore del motore centrale. Con l'HUB
spesso e volentieri si deve fare molto uso del cambio,
anche con un semplice rallentamento è
consigliabile scalare uno o due rapporti
La salita nel
filmato è¨al 12%, la prima prova consiste
nel salire al minimo di potenza 70-100Watt per
verificare se si avvertiva comunque la spinta, nella
seconda prova con un altro tester, la salità
è stata affrontata con più brio
150-200Watt , in ambo i casi il motore non ha avuto
problemi a spingere
Fino a qui i
risultati posso dire che sono apprezzabili, certamente
si tratta di un esperimento su cui ci sarebbe ancora
molto da fare volendo ottimizzare le cose , direi che
un primo grosso traguardo l'ho ottenuto e l'esperienza
accumulata mi potrà servire per fare ulteriori
migliorie.