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La Svezia decide di proteggere le sue foreste
Ticket per auto. Verdi: dal sindaco di Londra una decisione coraggiosa
RIFIUTI: Paga per quanto butti
Rifiuti: scompaiono tonnellate di "speciali"

Cioccolato italiano superstar - Sulla Gazzetta Ufficiale la richiesta di "STG"
Brevetti. Ufficio Europeo costretto a riesaminare mais biotech
Alimentare. De Petris: etichetta anche per latte fresco e olio
Legambiente: Pesticidi nel piatto
Esso perde causa contro Greenpeace in Francia

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Lo scorso dicembre, un tribunale nicaraguense ha condannato tre multinazionali (Dow Chemical, Shell Oil Company e Dole Food Company) a pagare 490 milioni di dollari di risarcimento a 583 lavoratori di piantagioni di banane danneggiati dal Nemagon, un pesticida tossico che ha sterilizzato migliaia di lavoratori del Centro America. Il prodotto, usato per controllare i nematodi (parassiti delle banane e di altre coltivazioni), causa anche impotenza, depressione e probabilmente aumenta i casi di tumore allo stomaco. L'ingrediente attivo del Nemagon e’ il DBCP (dibromocloropropano), classificato come "obsoleto e da eliminare" dall'Organizzazione Mondiale della Sanita’. Il pesticida era stato prodotto alla fine degli anni '50 dalla Dow e dalla Shell, che avevano condotto test di tossicita’ prima della registrazione negli USA. Quei test preliminari rivelarono che il DBCP atrofizzava i testicoli dei conigli e scimmie; tuttavia, né la Dow né la Shell resero pubbliche quelle informazioni Nel 1964, il governo statunitense approvo’ il DBCP per uso commerciale, e le multinazionali procedettero a metterlo sul mercato senza divulgare informazioni sulla sua tossicita’ né raccomandare l'uso di protezioni. Le compagnie producevano circa 11 mln kg di Nemagon all'anno negli anni '60 e '70. La Dole era il maggior utilizzatore del pesticida in Centro America. Nel 1977, si registrarono i primi casi di sterilita’ umana riconducibili al DBCP. Dopo che il caso divento’ pubblico, il prodotto fu vietato negli USA, ma le esportazioni continuarono. Due delle tre piu’ grandi multinazionali produttrici di banane passarono ad altri pesticidi piu’ costosi, ma la Dole continuo’ ad usare il Nemagon. (www.ecquologia.it)
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"Paga per quanto butti", nuova strategia Ue
"Paga per quanto butti", in inglese "pay
as you throw" sintetizza la nuova e, molti sperano, imminente
strategia europea contro i rifiuti che dovrebbe tradursi nei prossimi
anni in una direttiva comunitaria. Questo l'intento della Commissione
europea per contenere l'aumento della produzione di rifiuti negli stati
membri, che ha ufficialmente avviato una onsultazione con tutti i
soggetti interessati che durerà sei mesi. Commenti e proposte
serviranno poi a redigere una prima bozza di direttiva, che sarà
presentata al Consiglio dei ministri e al Parlamento europeo entro il
2004. La commissione guidata da Romano Prodi vuole intervenire su due
fronti: mettere uno stop alla produzione di rifiuti e aumentarne il
riciclo. "Quando gettiamo via un prodotto - ha detto Margot
Wallstrom, commissaria Ue all'ambiente -, dovremmo sapere che
rappresenta molto più che un singolo rifiuto, perché incorpora tutte
le risorse usate per produrlo. Se noi aggiungessimo tutti i prodotti
serviti alla produzione di uno spazzolino da denti, ad esempio, il suo
peso reale diventerebbe di un chilo e mezzo. Quello di un telefonino di
75 Kg". "Per salvare risorse ed evitare inquinamento, la
Commissione è determinata a limitare la produzione di rifiuti e a
favorire il loro riciclaggio. Abbiamo bisogno di nuovi target e di nuove
misure, ma vogliamo essere sicuri che siano basati sulle migliori
informazioni possibili". Da qui la consultazione. Il riciclaggio
dei rifiuti urbani è in progressione in tutta la Ue: dal 15% del 1995
è salito al 20% alla fine degli anni Novanta. Ma la differenza tra
Stati membri è significativa: l'Olanda, ad esempio, ricicla il 90% dei
rifiuti delle costruzioni, rispetto al 10% del Lussemburgo. La regola
del "pay as you throw" potrebbe incoraggiare la raccolta
selettiva dei rifiuti prodotti, rappresentando un incentivo soprattutto
per le piccole e medie imprese e gli esercizi commerciali. La tassa dei
rifiuti sarebbe proporzionata al peso e al volume dei sacchetti di
immondizia. Il sistema è già stato sperimentato con successo in alcune
città europee. fonte Legambiente Ecosportello
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Legambiente: Pesticidi nel piatto.
Il Rapporto "Pesticidi nel piatto" di Legambiente: ![]()
Il
20% dei campioni passati esaminati e’ risultato contaminato da almeno un
pesticida, e nel 5% ne sono stati trovati più d'uno. Mele e ciliege al Ddt, uva
al captano, pomodori al clorpirifos: e’ cosi’ che la dieta mediterranea
cambia faccia. Scegliendo frutta e verdura sulle bancarelle del mercato o sui
banchi del supermercato, di una cosa infatti possiamo star certi: assieme alle
mele, alle arance, ai peperoni, alle carote, c'e’ una probabilita’ su due di
portarsi a casa un bel carico di erbicidi, antiparassitari, fungicidi. La meta’
della frutta infatti, stando ai campioni - quasi 11.000 - analizzati nel 2002
dalle agenzie ambientali e dalle Asl, e’ contaminata da almeno un tipo di
pesticida.
In un prodotto su quattro si trovano addirittura tracce di piu’ di un
principio attivo. Migliore ma non buona la situazione della verdura: il 20 % dei
campioni passati al vaglio e’ risultato contaminato da almeno un pesticida, e
nel 5% ne sono stati trovati piu’ d'uno. E poi ci sono pure i campioni
irregolari, dove non solo i pesticidi ci sono, ma superano le concentrazioni
imposte per legge o sono addirittura vietati: sono il 2% del totale, un dato
tutt'altro che rassicurante, visto l'aumento rispetto all'anno passato (nel 2001
erano l'1,3%).
"Assistiamo al paradosso - ha detto Francesco Ferrante, direttore generale
di Legambiente, durante la presentazione, a Roma, del rapporto Pesticidi nel
piatto 2003 - di frutta e verdura che da una parte vengono unanimemente
consigliate (da nutrizionisti, medici, dietologi) come la chiave per
un'alimentazione sana, e dall'altra contengono tali e tante sostanze da mettere
a rischio la salute di chi le consuma". ---> fonte AIABnews
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La Svezia decide di proteggere le sue foreste
Lo scorso dicembre Greenpeace aveva scoperto operazioni di taglio nella foresta di Brata in Svezia e si era appellata al consiglio regionale. Da allora attivisti dell'associazione ambientalista si davano il cambio per impedire l'accesso delle motoseghe alla foresta. Ora la foresta ha assunto lo status temporaneo di riserva naturale: nessuna operazione di taglio industriale vi è consentita, fino a quando non sara' completato un censimento delle risorse forestali. Solo allora si potra' decidere se la foresta potra' essere aperta a operazioni di taglio secondo standard ben precisi, o se sara' considerata definitivamente area protetta. E' questa la soluzione che Greenpeace propone per tutte le foreste primarie del pianeta.
Assieme all'istituto di ricerca World Resource Institute, Greenpeace ha avviato un progetto di mappatura delle grandi foreste primarie del pianeta, per fermarne la distruzione. "I consumatori hanno il diritto di sapere da dove provengono i prodotti che acquistano" ha commentato Sergio Baffoni, responsabile della campagna foreste di Greenpeace. "Purtroppo carta e legno continuano a provenire dalla distruzione di preziose foreste millenarie, e grandi percentuali di materia prima vengono estratte ed esportate illegalmente".
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CIOCCOLATO ITALIANO SUPERSTAR - SULLA GAZZETTA UFFICIALE LA RICHIESTA DI STG
Prima tappa raggiunta! Finalmente sulla Gazzetta Ufficiale la richiesta di Specialità Tradizionale garantita per il cioccolato artigianale di qualità.
Grazie al Ministro Alemanno, l'iter del prestigioso marchio promosso da Confartigianato e Cna con il sostegno di Legambiente, è arrivato alla pubblicazione necessaria per il proseguimento delle trattative.
"Una grande soddisfazione", hanno commentato le tre associazioni da tempo impegnate nella battaglia per la valorizzazione di un prodotto minacciato dalle "semplificazioni" imposte dalle normative europee e dall'omologazione favorita dal mondo dell'industria.
Dopo il voto del Parlamento Europeo che, nel corso del 2000, aveva "minacciato" il delizioso articolo equiparando, di fatto, i prodotti pregiati e realizzati con materie prime di alta qualità e metodi artigianali a quelli industriali contenenti anche grassi vegetali diversi dal burro di cacao, le tre associazioni avevano lanciato un progetto per la valorizzazione della professionalità dei cioccolatieri artigiani e ovviamente del frutto del loro lavoro: il riconoscimento comunitario del cioccolato puro di tradizione italiana, ottenuto con esclusivo utilizzo di pasta di cacao. Un prodotto che a tutti gli effetti merita un riconoscimento particolare quando viene realizzato con materie prime selezionate e arricchito dal lavoro creativo di esperti artigiani del gusto. Così, nel marzo dello scorso anno, è stato consegnato al ministero delle Politiche Agricole, il disciplinare per la proposta di Registrazione come Specialità Tradizionale Garantita del prodotto "Antico Cioccolato Artigianale", un primo passo nella direzione del riconoscimento europeo, che oggi possiamo dire formalmente avviato.
Tra poche settimane quindi la richiesta potrebbe essere inoltrata a Bruxelles.
Il riconoscimento di STG consentirà l'ingresso del cioccolato nel panorama dei prodotti tipici italiani, inserendo uno dei dolci più buoni e apprezzati tra "le stelle del made in Italy". Per questo speriamo che l'Unione Europea acconsenta a valorizzarlo, spingendo i paesi membri a competere in qualità, con il raggiungimento di standard qualitativi elevati e non al ribasso come già avvenuto per altri prodotti enogastronomici"
I prodotti di qualità, preparati con ingredienti selezionati e secondo procedimenti tradizionali migliorati nel corso degli anni dalle capacità degli artigiani, non devono infatti, in nessun modo essere equiparati a quelli che sono invece veri e propri surrogati.
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Rifiuti. Legambiente: scompaiono tonnellate di "speciali"
Tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non, che scompaiono nel nulla, per l'esattezza ben 11,2 milioni di tonnellate solo nel 1999. Con in più l'aggravante che "nessuna provincia d'Italia, neanche quelle nel profondo
nord, sono ormai immuni al fenomeno della mondezza connection. Il monitoraggio infatti sulle regioni considerate 'calde' da questo tipo di traffici fa si' che i trafficanti si spostino su rotte non tradizionali allargando le frontiere dell'illegalita'". E' questo il commento di Enrico Fontana, responsabile dell'osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente, alla notizia dei 9 arresti di ieri mattina compiuti dal comando carabinieri tutela ambiente a Cuneo sul traffico illecito di rifiuti speciali pericolosi. Si tratta, ricorda l'associazione ambientalista, di una storia gia' denunciata da Legambiente nel rapporto ecomafie 2003 redatto nello scorso aprile. "Dopo l'inchiesta di ieri del corpo forestale dello stato di Venezia sui fanghi alla diossina e alla luce degli arresti di oggi- sottolinea Fontana- e' sempre più evidente l'importanza di aver introdotto nel Decreto Ronchi, cosi' come Legambiente chiedeva da anni, l'articolo 53-bis sul delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti". (fonte Verdinews)
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WWF: La taglia sulle volpi a Reggio Calabria è una vera vergogna
"La taglia decisa dalla provincia di Reggio Calabria sulle volpi è una vergogna di stampo medioevale, l'epoca in cui si perseguitavano con ogni mezzo gli animali cosiddetti "nocivi" - commenta Fulco Pratesi, Presidente del WWF Italia - addirittura si incitano i cacciatori a consegnare le teste mozzate dei poveri animali, una pratica indegna e dalle conseguenze sanitarie imprevedibili. Questa delibera farebbe vergognare qualunque paese cosiddetto civile: ci aspettiamo che siano gli stessi cacciatori a ribellarsi a norme che sanno di istigazione allo sterminio. La provincia di Reggio Calabria ha trovato il modo migliore per chiudere questo anno nero della caccia, che ha visto un accanimento senza precedenti contro la fauna selvatica protetta con lupi, orsi, aquile, gatti selvatici, fenicotteri sparati spesso fin dentro ai parchi nazionali. Ci chiediamo poi - continua Pratesi - quale sia il motivo di una decisione così scellerata: le volpi svolgono un ruolo fondamentale nell'equilibrio ecologico visto che la gran parte della loro dieta è costituita da roditori (almeno il 38% secondo alcuni ricercatori), e poi insetti, cavallette, lombrichi e bacche mentre una parte irrilevante è rappresentata da uccelli e lepri. Chi ci assicura poi che le volpi consegnate alla provincia di Reggio non siano state catturate con altri metodi illegali e micidiali per molte altre specie, come trappole, lacci o veleni?" Questa delibera è un passo indietro, dal punto legislativo, di almeno 30 anni: il WWF, infatti, ricorda che la lotta ai nocivi era sparita dalla normativa italiana dal 1978 quando una nuova legge sostituì quella del '39 in cui si consentiva di cacciare volpi, lupi, faine, lontre, aquile, gatti selvatici, nibbi, astori, gufi reali, averle e perfino il gatto domestico non appena oltrepassava i 300 metri di distanza dalle case.
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Brevetti. Ufficio Europeo costretto a riesaminare mais biotech
Mentre a Monaco l’EPO (Ufficio Europeo dei Brevetti) era riunito per ridiscutere un controverso brevetto su mais della multinazionale USA Dupont, si è svolta una protesta fuori dell’edificio da parte di Greenpeace ed altre associazioni. L’EPO è obbligato a riconsiderare il brevetto EP 744888 concesso alla Dupont ad agosto 2000, in seguito alle obiezioni presentate da varie parti, tra cui il Governo messicano e Greenpeace. Il brevetto concesso copre le varietà di mais coltivate tradizionalmente con elevato contenuto d’olio in america latina. La Dupont sostiene che il brevetto copra anche i prodotti derivati come olio da cucina e mangimi. “E’ un furto alla luce del sole con l’EPO che continua a fare riferimento alla Direttiva 98/44/ce sui brevetti il cui recepimento si discute in aula al Senato la prossima settimana. Bisogna impedire il verificarsi di questi atti di biopirateria emendando significativamente e restrittivamente la direttiva” afferma Luca Colombo, responsabile campagna OGM di Greenpeace.
La Dupont ha fatto richiesta per almeno 250 brevetti sulle sementi solo in Europa ed almeno 40 sono già stati concessi. A luglio il reparto “opposizioni” dell’EPO ha ammesso che il mais non è un’invenzione, ma finora non ha ritirato il brevetto. Ad oggi, l’EPO ha concesso oltre 300 brevetti su piante e sementi.
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Ticket per auto. Verdi: dal sindaco di Londra una decisione coraggiosa
"Una buona iniziativa a difesa della salute e dell'ambiente". Così
Marco Lion, deputato Verde della commissione Ambiente, commenta la decisione del
sindaco di Londra di istituire un pedaggio di 8 euro per far entrare le auto in
centro.
"Per i Verdi si tratta di una scelta coraggiosa: secondo l'Istat, in Italia
circola una automobile ogni 1.77 abitanti, ottenendo così il record europeo. Le
auto sono il principale agente responsabile dell'inquinamento delle nostre
metropoli - spiega Lion - e la loro riduzione è senz'altro alla base di una
politica saggia ed efficace contro lo smog-killer. Non stupisce, purtroppo, la
contrarietà all'iniziativa espressa dal ministro Matteoli che affossa
puntualmente le azioni positive a difesa dell'ambiente".
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Alimentare. De Petris: etichetta
anche per latte fresco e olio
"Dopo l'ortofrutta è necessario rendere obbligatoria l'indicazione
dell'origine della materia prima in etichetta anche per il latte fresco e l'olio
d'oliva, due prodotti a larga diffusione ed alto rischio di frodi e
contraffazioni". Lo ha detto Loredana De Petris, senatrice dei Verdi e
membro della Commissione Agricoltura ed Alimentazione di Palazzo Madama.
"Per quanto concerne il latte fresco - prosegue la senatrice - l'obbligo di
dichiarare in etichetta il luogo di mungitura è già previsto dal decreto
interministeriale del giugno scorso, ad oggi inapplicato perché il Ministero
delle politiche agricole non si decide ad emanare il provvedimento attuativo con
le regole per la tracciabilità". E' invece facoltativa ai sensi del
regolamento europeo - aggiunge De Petris - l'indicazione del luogo di origine
delle olive -. Si tratta di una lacuna - conclude l'esponente dei Verdi - che
deve essere colmata al più presto per prevenire fra l'altro l'importazione
illegale di materia prima di dubbia qualità e sicurezza".
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Esso perde causa contro Greenpeace in Francia
Vittoria per la liberta' d'espressione su Internet, vittoria per il clima.
Un tribunale francese ha stabilito oggi che Greenpeace puo' continuare ad
usare il logo StopEsso con le due "S" sostituite dal segno del dollaro ($$). Per il giudice di Parigi, Justice Lacabarats, l'uso del logo e' ammissibile in considerazione del diritto di libera espressione. Stop Esso e' una campagna internazionale promossa da piu' associazioni, tra cui Greenpeace, il cui scopo e' impedire alla Esso di sabotare gli sforzi internazionali per combattere il cambiamento climatico. L'azione legale era stata intentata nel luglio 2002 da Esso Francia, che sosteneva che il doppio segno del dollaro associasse la multinazionale alle SS naziste. Questa tesi era stata rigettata dal tribunale in un'udienza preliminare, insieme a quella di una multa di 80.000 euro al giorno per danni alla reputazione e del ritiro del termine "Stop Esso". Il tribunale aveva pero' parzialmente dato ragione alla Esso, chiedendo il ritiro del logo, ma Greenpeace aveva fatto ricorso in appello. "Abbiamo vinto. Non e', infatti, una questione di logo, e' il comportamento della Esso nei confronti del Protocollo di Kyoto che danneggia la sua reputazione- spiega Domitilla Senni, direttore di Greenpeace Italia e' stato inutile mostrare i muscoli e pagare gli avvocati per censurare chi critica questo comportamento irresponsabile nei confronti del pianeta. La Esso continua ad usare il denaro, come ha gia' fatto per fare lobby su Bush anche per bloccare le voci dissenzienti con la sua politica" In Italia, Greenpeace ha lanciato nei giorni scorsi insieme ad altre associazioni (I Bilanci di Giustizia, Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo) la campagna "StopEssowar" ( www.stopessowar.org) invitando i consumatori a non rifornirsi piu' alla Esso. Sara' proprio la multinazionale americana, infatti, a fornire il carburante all'esercito americano. La Esso sara' la compagnia che piu' di altre trarra' profitti dalla conquista dell'Iraq e dei suoi pozzi petroliferi, il 25% dei quali era di sua proprieta' prima del conflitto del 1991. Intanto il sito che la Esso Francia aveva cercato di censurare, http://greenpeace.fr/stopesso/, e' tornato oggi attivo.
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