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Alla fine del
2006 Bruno
Severi, con la collaborazione con la Dott.ssa Maria Longhena,
archeologa, ha fatto quella che sembra essere una scoperta
archeologica di un certo rilievo. Il tutto stando comodamente
seduti al computer di casa di B. Severi ed utilizzando il
programma che attraverso Internet permette l’accesso ad una
sconfinata raccolta di immagini satellitari della terra.
Il programma in questione si chiama Google Earth e si
sta sempre più diffondendo, oltre che tra i comuni utenti di
Internet, anche tra gli archeologi. Questi ultimi hanno la
possibilità di esplorare virtualmente specifiche aree della
superficie terrestre così come appaiono dal satellite, con
una definizione davvero incredibile. Tanti particolari di
interesse archeologico che non possono essere riconosciuti
nemmeno camminandoci sopra, con la fotografia da satellite
spesso divengono chiaramente visibili. Un po’ come i disegni
della piana di Nazca in Perù, detti geoglifi, la cui scoperta
è stata fatta solo passandoci sopra con l’aereo. E,
appunto, la scoperta a cui ci riferiamo riguarda vasti
complessi di nuovi geoglifi identificati tramite Google Earth
nelle Ande Peruviane, nella valle del Colca, nota in tutto il
mondo per le sue notevolissime bellezze naturali, in
particolare per la presenza del più profondo canyon al mondo
che in alcuni punti supera i 3.000 metri. Le immagini al
computer hanno mostrato come alcune vette adiacenti, di circa
4.200 metri d’altezza, appaiono interamente ricoperte da
fasci di linee parallele tracciate sul terreno con forme
estremamente variate: fasci di linee diritti, spesso tra loro
intrecciati, fasci disposti a spirale o ad impronta digitale,
ecc. I geoglifi partono dalla vetta e si estendono sino al
fondovalle e la visione che se ne ha dall’alto risulta
oltremodo impressionante ed affascinante. Guardando nelle zone
adiacenti, sempre nella regione della valle del Colca, sono
stati poi scoperti altri complessi del genere, seppure meno
spettacolari rispetto al primo. Scartate le ipotesi
interpretative più logiche (terrazzamenti per la
coltivazione, stratificazioni geologiche, miniere a gradoni a
cielo aperto, etc.), il Dr. Severi e la Dott.ssa Longhena
hanno cercato su libri, riviste e su Internet se questi
stranissimi ed insoliti geoglifi, o presunti tali, siano mai
stati visti prima e descritti. Sono stati consultati anche
alcuni dei maggiori esperti al mondo della materia. Nessuno
sembra si sia mai accorto di queste formazioni che, occorre
precisarlo, sono presenti in zone desolate
e spesso lontane da qualsiasi centro abitato. L’unica
chiave di lettura residua è stata quella che si tratti di
geoglifi, la cui datazione, significato e realizzatori sono
per ora un ulteriore mistero che si aggiunge ai tanti che già
riguardano le civiltà andine. Naturalmente, occorrerebbe che
qualcuno andasse sul posto per condurre una più precisa
indagine.Un articolo dettagliato sulla storia di questa
scoperta è stato pubblicato dal Dr. Severi e dalla Dott.ssa.
Longhena sulla rivista archeologica Hera del mese di Luglio
2007.
Purtroppo, le fotografie dei geoglifi riportate nella rivista
sono state eccessivamente rimpicciolite e non rendono
pienamente giustizia del loro insolito e straordianrio
contenuto. Per ovviare a questo spiacevole inconveniente
alcune delle foto in questione sono pubblicate nelle
dimensioni originali. Per vederle basta cliccare il pulsante
qui sotto.
Geoglifi
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