ALTRI PENSIERI CHE VOGLIO CONDIVIDERE CON VOI
A chi è solo e è consapevole della sua solitudine
A chi non piange perché non ha più lacrime
A chi non ride perché non ne vede il motivo
A chi non festeggia una ricorrenza perché un giorno vale l’altro
A chi non sa più vedere l’arcobaleno a colori
A chi non vede più il cielo azzurro perché c’è sempre la nebbia
A chi non canta perché non ha più voce
A chi non ascolta un pianto perché non ha più cuore
A chi non prende la mano a chi la tende perché ognuno per sé e Dio per tutti

Dico

Da soli la strada è troppo lunga e noiosa
Piangere aiuta ad accettare gli ostacoli
Ridere distoglie dai dolori
I giorni devono essere tutti diversi
L’arcobaleno è bello solo a colori e i colori sono il bello della vita
La nebbia è momentanea e poi deve tornare l’azzurro del cielo
Se proprio non vuoi cantare almeno parla, che tiene svegli
Il pianto lo devi ascoltare, e farlo smettere, con dolcezza
Se ti tendono la mano, accoglila nella tua

Non costa nulla

Camminare in compagnia
Guardare il sole negli occhi di una donna
Sentire il calore in un sorriso
Apprezzare il vento nei capelli
Gioire al freddo di un’alba
Riflettere alla serenità di un tramonto
Bere le lacrime di un amico ricambiandole con un abbraccio
Stringere una mano scambiandosi emozioni

Fallo, ti sentirai meno solo, e, soprattutto, vivo.
cerchiamo di non farci prendere dallo sconforto, nei momenti apparentemente difficili
Incompresa compagna di tanti amici in gioventù
Fedele amica dal giorno maledetto
Amore odio si intersecano nel nostro quieto vivere
accomunati dall’implacabile scorrere del tempo
Parliamo confrontandoci ma la spunti sempre
Lotto e mi dibatto, ma vacillo senza sosta
Sei l’alter ego della donna che fu
Mi guardo intorno e ti vedo spavalda
Sembri invincibile, dinanzi a me
Nulla, per ora, sembra farti paura
ma bada, bestia immonda,
sono saturo di te
la tua presenza mi infastidisce e mi soffoca,
mi ha frenato per troppi anni ormai,
e come Don Chisciotte contro i mulini a vento,
consapevole della mia pazzia
ti dichiaro guerra!
Senza remore, e scevro da ogni pregiudizio,
ti ripudio, disconoscendoti.
Anche se zoppicando, voglio camminare da solo.
ALLA CENA DEI MONDIALI DI PESCA 2000
INVESTITURA DEL BASCO
san marcello pistoiese
Da ragazzo, come tutti, era un’illusione.
Le parole delle canzoni, ma solo di alcune, erano le mie.
Era facile appropriarsi delle idee altrui costruendoci sopra castelli di carta, cullando i sogni e le speranze giovanili.
Poi è diventata un riempitivo dei rari momenti vuoti,
ascoltata ma non capita.
Rumori che neanche distraevano.
In due, o tre, è una compagna docile, che non chiede mai.
Da solo diventa crudele, interroga ad ogni nota, ti scava dentro,
costringendoti a pensare, e rispondere a 1000 quesiti che non ti sei mai posto.
Odiavo quella inglese, che non ho mai capito.
Meglio la nostra, magari dei cantautori.
Mi identificavo con loro, godendo delle parole, e quasi non considerando gli strumenti.
Più belle le parole, come sempre pane quotidiano nella mia vita.
Ora che le soppeso, ma mai come meritano, ancor di più.
Mi immergo nei pensieri degli autori.
Alterno felicità a tristezza e malinconia.
Come mai l’uomo si crogiola più nel negativo che non nelle cose belle che gli capitano?
Forse perché la proporzione è ingenerosa.
Forse perché il male ti dà di più.
Spunti facili di commiserazione, e la comprensione di tutti, almeno nella fase iniziale.
Poi tutto sfuma, ma resti comunque solo col tuo compagno/nemico che cerchi di combattere, convivendovi tuo malgrado.
Poi una canzone che neanche conosci, ma che ti sferza il viso, magari con dolcezza.
E pensi ancora a quello che eri, che sei, che potresti essere.
E spengi lo stereo, con calma o con rabbia.
Lo riaccenderai, quando avrai riacquistato la tranquillità, e il tuo io sarà nuovamente scevro dai soliti macigni che lo zavorrano.
Una musica rilassante, senza sussulti.
Magari con qualche rullo di tamburi ogni tanto, per mantenersi vivi, e vigili, nello scorrere del tempo.
Quanto darei per ascoltarla assieme a te. Forse più di quanto possa credere.
Senza senso, non lo merito, ma con tanto amore, con gli occhi che dolgono nel cercarsi.
Col cervello che scoppia nelle tante emozioni che lo coinvolgono.
Col sangue che ribolle di sensazioni da troppo tempo non provate.
Ma nel rispetto della tua persona, di una donna che non esiste, almeno per me.
E restano pensieri, solo pensieri.
BRUNO DUE MESI PRIMA DELL'INCIDENTE
BRUNO PICCOLINO
FRANCY AI MONDIALI 2000
ancora la francy 2006
così si combattono le traversìe!
Imparziale
Insensibile
Impalpabile
Inimmaginabile
Improvvisa
Imprescindibile
Sei come la paura
Arrivi tutta insieme
Non avverti, tronchi, tarpi, annichilisci
Come la paura nessuna ti aspetta
Si crede tu non esista, fino allo scontro
Come sempre, ma adesso conta,
Chi non vede stenta a capire
Come struzzi ci nascondiamo
Come bambini ti beffeggiamo
Come uomini ti sottovalutiamo
Ma non siamo supereroi
Anche se facciamo di tutto per convincerci
Tu vinci sempre, per ko o per sfinimento
Godi più o meno ma godi
Magari tu fossi una puttana
Anche d’alto bordo, ma a comando
Ma i soldi non sono tutto
E tu implacabile come nessuno
Deridi tutti
Cascasse il mondo tu resisti
E noi, nonostante tutto,
non ti consideriamo neppure
Non sei delusa?
Onnipotente all’infinito
Al cospetto del nulla umano
Sei meno di zero
Viviamo talmente poco e male
Quasi sempre per colpa nostra
Che quando arrivi…
Non ci fai neanche un baffo
Tanto… chi muore non ci pensa più
E chi rimane ha altro da pensare…
DONNA
Gioia e dolore. E’ vero.

Se ce l’hai, non l’apprezzi come dovresti, vedi qualche pregio e molti difetti.
Quello che fa è normale, sempre.
Se esce dagli schemi ti insospettisci, o peggio.
Se ride, quasi disturba.
Se piange, decisamente ti indispone.
Se parla va bene, ma che duri poco. Se non lo fa, meglio.
Se prende iniziative deve sentire il tuo parere. Se non le prende, sei tranquillo.
Se è bella sei geloso. Se non è bella, ma solo carina, vai sicuro, quasi sempre.
Quando fai l’amore, spesso sembra per dovere.

Stella cometa senza desiderio.
Sole senza calore.

Se non ce l’hai, la elevi all’infinito. Col pensiero, e rifletti…
Occhi che illuminano.
Bocca che racconta.
Sorriso che contagia.
Cuore che riscalda.
Seno che conforta.
Fianchi che fanno sognare.
Gambe che inebriano.
Simbolo d‘amore.

La stella va fatta brillare.
Il sole va rifornito di energia vitale.

Magari avessi una donna…
Per vivere in due
Per ridere in due
Per piangere in due
Per amarsi, per guardarsi negli occhi, per tenersi per mano…

La lode del “se” ha la vita corta,
E troppe volte conduce il timone della nostra vita.
eh...le donne!
LA FRANCY A 10 ANNI
la francy nel 2006
Nasseriya


La vita.
L’esistenza.
La morte.
Che scorrere, mai certo, sconcerto, sempre.
Morire. Quando, perché.
Fai, costruisci, erigi, rompi, distruggi, per cosa.
Mai chiedere. Non chiedere. La risposta può far male, tanto.
Io, figlio, padre, povero, ricco, chi sono, cosa sono.
Come sto, quando vivo, per cosa vivo.
Credo, non credo, perché… faccio, obbedisco, sempre… o quasi.
Assorbo quello che posso, elargisco quanto posso. Normalmente.
Sensazioni belle, brutte, definite, indefinite.
Penso. Questo è il dramma. Non dovremmo, ma dobbiamo, per restare vivi.
Vivi, ma per cosa.
24 ore al giorno, ti chiedi, ti imponi, rifletti, obbedisci.
I tuoi superiori, nel piccolo e nel grande. I superiori.
Vai, fai, e… torna.
Ma se non torni… è uguale, certo.
La differenza è che sei un eroe, per tutti.
Quasi per tutti, forse per coloro che ti devono considerare tale, perché è comodo, per tamponare le parole di disprezzo, di costernazione, di debolezza, di umana considerazione.
Ma i tuoi, quelli che contano, per loro, semplicemente, non ci sei più. Forse anche un eroe, ma non ci sei più. Solamente… ti ricorderanno.
Meglio un figlio “normale” vivo che un “eroe” morto.
Della pecora forse non apprezzi nulla, ti limiti a vederla, nella sua semplicità, nella sua modestia, nella sua limitatezza.
Del leone lodi la criniera, la forza, la fierezza… che fu.
Per me padre, si, è vero.
Per me uomo, no.
Ho lottato, e lotto per vivere, ma per cosa.
Voi avete vissuto e lottato per noi, per loro, per tutti.
Avete dato un senso alla Vostra esistenza, breve, troppo breve, ma intensa, troppo intensa.
Potessi mi cambierei con uno di Voi, che certo avrebbe da dare in misura grande.
E invece io sono qui e Voi in una bara, magari bella, di noce, preziosa, ma distesi, senza un alito di vita. Morti. Senza appello.
Meglio soli, in un viale coperto di foglie fradice, e col vento che ti sferza il viso, ma vivi, che esanimi, accompagnati nel fatidico viaggio da migliaia di persone, magari con un bel sole…
Non lo so. L’incertezza mi pervade. Però a me il vento e il freddo piacciono… e poi, non sono un eroe, non lo ero, e non lo sarò mai.
E le lacrime rubano spazio al raziocinio, fino ad esaurirsi, fino allo sfinimento, fino al dolore, che ti avvinghia il cervello, e ti fa capire tante cose che prima non prendevi neppure in considerazione.
Siete morti per un’azione selvaggia e sconsiderata, consapevoli del rischio, e forti nel viverlo.
Ora i forti devono essere quelli che restano. Non è facile, ma è più facile.
Per qualche giorno resterete eroi, poi forse neanche storia. Per quella ci vogliono i grandi numeri.
Nel cuore degli umili forse un po’ di più. Per adesso le lacrime, anche le mie.
Se è vero che esiste un altro mondo, etereo, costruito apposta per le disgrazie, allora Vi auguro di passare l’eternità con quella serenità che di sicuro non avete avuto finora.

Bruno
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