ZETOR 25

 

Nasce dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale e quindi non può vantare una storia centenaria. Le sue macchine, però, sono famose nel mondo e per qualcuno sono anche un mito.

Nella repubblica Ceca, (fino a ieri “Cecoslovacchia” e ancor prima “Boemia”) la costruzione di macchine agricole è sempre stata una delle attività industriali primarie. Fu quindi logico se alla fine della Seconda Guerra Mondiale il grosso complesso industriale d’armamenti Zbrojovka, di Brno, decise di avviare la propria riconversione produttiva guardando ai trattori. Vale la pena di sottolineare a tale proposito che la Zbrojovka a quei tempi non possedeva alcuna esperienza nel settore e men che meno nel campo del diesel industriale. Aveva però costruito di tutto, dai cannoni alle armi leggere, dalle automobili ai camion e alle biciclette, e non erano mancati nel suo listino neanche i motori d’aereo, le bilance automatiche e persino delle macchine per “tagliare le salsicce”. Non gli fu quindi difficile mettere a punto e produrre nel giro di due soli anni il suo primo trattore denominato “Zetor 25”, una macchina semplice, solida e capace, subito apprezzata dal mercato interno e in breve anche all’estero. Negli Anni ‘50 gli Zetor risultarono fra le macchine più appetite d’Europa grazie al loro ottimo rapporto prezzo/prestazioni e non mancarono di interessare marginalmente anche il mercato italiano che, fra il 1951 e il 1961, ne assorbì circa 700 esemplari. Il successo spinse la Casa ad ampliare gli impianti dì produzione mediante un secondo stabilimento, ubicato a Lisen, sempre nelle vicinanze di Brno e già usato quale fabbrica di motori per aviazione. Qui venne prodotto lo Zetor Super, mosso da un diesel a quattro cilindri a iniezione diretta capace di 42 cavalli. Era disponibile anche in una versione cingolata e quindi ben si adattava alle attività in pendio. Al Super seguirono poi altri trattori, ma dal 1960 in poi la stella della casa cominciò a declinare, come del resto fecero tutte le iniziative industriali avanzate dai paesi del blocco sovietico cui prodotti non ressero lo sviluppo tecnico e tecnologico dei concorrenti occidentali. Ne derivarono grossi problemi che solo in tempi recenti sono stati in parte superati permettendo un lento riavvicinamento dei prodotti ai modelli europei e statunitensi.

 

 

 

NON DICEVA NIENTE, MA LO DICEVA BENE

Il primo marchio della Zetor fu una “Z” racchiusa all’interno di un cerchio costituito dalla sezione di una bocca da fuoco rigata. Era una griffe comune a tanti prodotti della Zbrojovka (da cui la “Z”). Il nome “Zetor” nasceva invece dalla contrazione delle parole “Zet tractor” e fu scelto solo per motivi di comunicazione. Si pronunciava infatti facilmente in molte lingue ed era breve e piacevole. Aveva un solo difetto, non significava nulla, ma nel tempo ha perso questa connotazione ed è diventato una sorta di sinonimo, come la “Jeep” per le fuori-strada, con cui gli operatori meno esperti indicano tutti i trattore dell’Est, mezzi spartani, ma anche semplici, economici e facili da accudire in termini di manutenzione.

 

 

 

 

 

OTTIMO PER COMINCIARE

 

Lo Zetor 25 è da considerarsi storicamente e tecnicamente un veicolo ideale per il collezionismo. Fu il primo trattore progettato e costruito dalla casa, fu il primo veicolo che guardò alla meccanizzazione dell’agricoltura cecoslovacca, fu un successo a livello di esportazione (oltre il 60 per cento delle macchine finirono all’estero) e fu il primo trattore “moderno” nella sua categoria. Il motore diesel era inoltre originale, si avviava elettricamente e c’era anche la possibilità di bloccare i differenziali. In più aveva i freni a tamburo sulle ruote e le ruote stesse erano sdoppiabili. Nonostante questi significativi plus le quotazioni di uno Zetor 25 sono abbastanza abbordabili, viaggiano fra un minimo di 600 e un massimo di 800 euro e questo oltre a rendere la macchina decisamente “simpatica” la rende anche adatta e appetibile ai piccoli collezionisti.

 

 

 

 

UN PICCOLO CAMPIONE

 

Lo Zetor 25 nacque moderno e attuale, addirittura in anticipo sui tempi. Il suo carro era portante e il motore un diesel bicilindrico a precamera di 2.077 centimetri cubi erogante 32 cavalli a 1.800 giri. La trasmissione, ovviamente meccanica, prevedeva sei marce in avanti e due in retro e poteva essere interamente comandata con una sola leva. Buona la velocità massima raggiungibile su strada, 30 all’ora, e ottimo il raggio minimo di volta che scendeva sui due metri dandoci dentro di freno. La versione standard, in Italia chiamata “major” pesava in ordine di marcia due tonnellate. Essa era affiancata da una versione “alta” chiamata “K” la cui luce libera arrivava alle soglie dei 50 centimetri grazie a ruote posteriori da 36 pollici e a un assale anteriore a portale. Erano previsti come optional il sollevatore idraulico e la presa di forza a puleggia, mentre era di serie la presa di forza tradizionale, quella ad albero scanalato posteriore. La struttura dello Zetor 25 era in sostanza molto semplice, ma la costruzione seguiva principi progettuali mutuati dalle costruzioni militari, in particolare cannoni e mitragliatrici. Lavorazioni di precisione quindi, pezzi intercambiabili fra loro e facili sia da montare sia da sostituire. Questa impostazione consentì alla Zetor di mantenere in vita in modo remunerativo il modello 25 per diversi anni, facendogli raggiungere una produzione totale di circa 158 mila esemplari, due terzi dei quali finirono all’estero.

 

 

 

 

 

 

Testo e immagini tratte dalla rivista “MACCHINE TRATTORI”, a cura di William Dozza.