|
Caro Papà….
E’ notte, finalmente il silenzio…
Oggi è stata una giornata, come tutte, di corsa…mente,cuore,
corpo impegnati allo spasimo per adempiere ai mille impegni, di lavoro, di
famiglia, di volontariato..
Sprofondo nel divano accogliente della sala, mi guardo
attorno..immergo me stessa negli spazi che, tu , papà, tanto magistralmente hai
saputo “rubare” ,quasi in un attimo fuggente, alla Natura nelle sue stagioni.
Nelle tue mani quei colori, quelle pennellate si sono trasformati …mi rendono
l’atmosfera , il silenzio, la freschezza di quei luoghi.
Ed è una carrellata di ricordi, di emozioni, di voci , di
immagini, di esperienze impresse indelebilmente nella mia memoria e che
riaffiorano insieme ad un mondo fatto di cose semplici, vere, legato a quei
Valori, che tu papà e mamma, sempre avete vissuto e così mi avete
trasmesso….Rientro in quel mondo che vi accoglieva e ritrovo la pace ,
l’energia, la ricchezza interiore e di pensiero…Guardo negli occhi del tuo
autoritratto e il cuore davvero si gonfia: mi pervade tutta la tua umanità
profonda e da tutti riconosciuta, il grande affetto che nutrivi per ciascuno di
noi, ma che mai sei riuscito ad esternare, per quel pudore e quell’educazione
che fin da piccolo avevi ricevuto e che imponeva dei ruoli, dei comportamenti:
un padre doveva essere forte, non
mostrare i suoi sentimenti…
Ma non poteva imporre quella comunicazione silenziosa ed
intensa che solo sa trasmettere chi tanto ama, anche attraverso gesti
premurosi, la ricerca delle cose migliori per i figli, anche se sembrano per
loro delle “mazzate”…, ma soprattutto la tua presenza sempre nei momenti
peggiori della mia vita, con la tua frase d’incoraggiamento: “ Non disperarti:
si chiude una porta e si apre un portone” e così davvero è stato!
Oppure , quando, scoraggiata perché rischiavo di dover
lasciare mia figlia allora “remigina”, per
andare ad insegnare in uno sperduto posto di montagna, camminavo sola e
disperata in quella grande anonima piazza, per me deserta, ad un tratto ti vidi
, come un miraggio , figura familiare,
amata, venirmi incontro con quel tuo passo reso più sicuro dall’ormai
inseparabile, (quanto inutile), bastone, e mi dicesti con un grande sorriso:”
Non preoccuparti, ci andiamo noi tre lassù: io dipingo e tu insegni. Non è
bello così?”
Forse davvero per te
sarebbe stata l’occasione per realizzare
un tuo grande sogno: essere finalmente fra i “tuoi” Appennini, immerso nel
bianco candido della neve per coglierne il profumo, il silenzio, il candore e tasferirlo nella tela!
Quante volte, bambina, ti vidi rientrare infreddolito, anzi
congelato… per le tante ore trascorse sotto zero , immerso in un bianco
paesaggio innevato senza renderti conto del tanto freddo: troppo grande era il
trasporto , quasi un’estasi che vivevi in quei momenti che poi imprimevi con il colore sulla tela.
Poi mamma, con le sue
giuste sfuriate ti faceva sentire un po’ come il monello che ne aveva combinata
una delle sue e quatto quatto , in silenzio, ma con il cuore soddisfatto,
toglievi la tua “cara cassetta di campagna”(come la definisti in una tua
poesia) dalla “Lambretta” ed iniziavi il rituale della pulitura dei pennelli
utilizzando le scaglie del sapone da bucato che
a mamma ormai non servivano più.
E la neve, quasi tua complice, ha voluto accompagnarti nel
tuo ultimo viaggio verso il cielo: lei scendeva abbondante in quella mattina di novembre, lieve e
silenziosa, proprio come tu stavi salendo, silenzioso, verso quel Cielo che tanto avevi amato e
dipinto!
Silenzio e solitudine hanno caratterizzato la tua vita,
papà…
E questa è una spina
che mi è rimasta nel cuore…Solo ora posso comprenderlo. Non capivo allora o
forse mi faceva comodo non capirlo, che a te, ormai vecchio e solo, la tua Arte
non bastava più..Tutto il tuo mondo era
cambiato intorno a te: quando andavi in “Centro”non incontravi più nessuno che
conoscevi, ormai la tua generazione era finita, così’ mi dicesti. Ed ora mi
risuonano quelle parole, quell’espressione, come delle pugnalate a cui non
posso porre rimedio, perché ciò che è andato non torna più!
.Quante volte
invitasti me e mamma perché ti
accompagnassimo mentre dipingevi, e
sempre ricevesti un “no” dopo il primo “sì”…
Sai, papà per me bimba, era troppo faticoso rimanere ferma e
in silenzio fino al tramonto..e così anche per la mamma. Anche quando tentasti
di farmi il ritratto: compivo in quei giorni il mio sesto anno di vita e tu mi
obbligasti a mettermi seduta su un sofà con un libro in mano “ La piccola
mugnaia” era intitolato..davvero troppo!!!Così quel ritratto lo terminasti a
memoria…ed ora campeggia nella mia sala..
Quanto ti sono grata, adesso, per questo grande dono: hai
saputo fermare il tempo dei miei sei anni!
Le poche volte in cui
mi fermai per osservarti mentre dipingevi, mi colpirono non solo il tuo sguardo
indagatore, quasi a voler cogliere tutta la profondità di quanto stavi
ritraendo, ma anche la sicurezza del tratto, delle pennellate e delle tue mani.
La cosa più straordinaria è che questa caratteristica l’hai conservata fino al
tuo ultimo lavoro: il mio ritratto.
La malattia ,che ormai ti aveva vinto e i cui segni erano
ben visibili in quelle mani tremolanti, non riuscì a sopraffarti nel momento in
cui , pennello in mano, davi spazio a quel tuo potente spirito creativo, dono di Colui che tanto
aveva messo di Lui in te. Allora ritornavi “arzillo”, pieno di forza,
ritemprato e mano ferma. In quel momento la malattia, la solitudine, il vuoto
lasciato in te dalla morte della mamma , svanivano e ti rivedevo quel papà, forte ,deciso, fiero, appassionato e coerente
Artista, fedele al tuo sentire con cui
ti avevano visto i miei occhi di bambina e di giovinetta.
Caro papà, sulla strada della mia vita,il Signore ha messo
te e la mamma!!! Una grande eredità, un grande dono.
Tu, poi, con la tua arte mi hai lasciato anche la
possibilità, come un magico scrigno, di rivivere nelle tue opere, tutto il tuo
mondo, i tuoi sentimenti, le tue emozioni. Cose genuine, pulite, attraverso le
quali ritrovo, in giornate come queste, il modo per ritemprarmi, pur rivivendoti
con tanta nostalgia.. Vorrei tanto che tu , attraverso la tua Arte, non morissi
più..che rimanessi Vivo per sempre.. anche qui fra noi.
Ho cercato di portarti nella Città dell’Arte vera…ti hanno
apprezzato, mi hanno incoraggiato a continuare in questo cammino…ma, caro papà
noi siamo “troppo piccoli”, perché il mondo si accorga di te e ti renda quell’omaggio che meriti, ma
non dal mio cuore di figlia riconoscente , ma perché davvero sei Grande…
” Il rumore non fa bene , il bene non fa rumore” ho letto
una volta ed io aggiungo: “ Le tendenze, il rumore non fanno il Bello, non
fanno l’Arte, l’Arte non fa tendenza, non fa rumore, ma arricchisce l’animo e
il cuore di chi l’ascolta, di chi l’osserva”.
Ed è con questa certezza e con il tuo amore sempre in me che
continuo il cammino sulla strada della mia vita !
Con affetto e profonda riconoscenza, dico a te e a mamma un
GRANDE GRAZIE, molto poco per tutto quello che siete stati e mi avete dato!
Tua figlia.
Anna
Bizzarri
(pubblicato nel 2003, sul libro " Sulle
strade della nostra vita"
a cura del Comune di Firenze in collaborazione
con la Biblioteca
Comunale "L.Gori" di Firenze
e il Consiglio di
Quartiere 4 di Firenze)
|