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Già nel
lontano 1932, il quotidiano reggiano “ IL SOLCO” scriveva fra l’altro “ Va
tributata lode al giovane pittore reggiano Attilio Bizzarri, che ha dato degna
e novella prova della sua valentia”
.ATTILIO BIZZARRI - UN PITTORE
Mi dissero: — Bizzarri è quello che sta parlando con
quel sacerdote —. Lo guardai. Aveva l’aria de! pacifico agricoltore o anche del
professore universitario d’altri tempi vestito alla buona; ma gli occhi, dietro
le lenti, erano di quelli abituati ad osservare, con acuto senso critico,
persone e cose e di scoprire i misteriosi e profondi significati spirituali
sciolti in esse. E mentre gli parlavo capivo perché amasse tanto la natura e
dipingesse all’aria aperta; capivo perché nei suoi lavori ci fosse tanta
serenità idillica tanta gioia fiduciosa e tanta fede. Furono sufficienti poche
frasi per avere la certezza che davanti a me stava un vero Maestro del colore:
il pacifico agricoltore e il professore universitario erano spariti.
Nato a Reggio Emilia il
31 luglio 1913, non si è mai allontanato dalla sua città alla quale lo unisce
l’amore dell’uomo e dell’artista che, attraverso lunghi anni di severo lavoro,
si è inserito nella migliore scuola reggiana, dall’Ottocento ai giorni nostri,
con l’unanime riconoscimento della critica nazionale e della sua gente.
Bizzarri reca in tutta la sua opera i segni della sua educazione emiliana:
il colore, in morbidi valori tonali, è avvolto di un chiaroscuro tenue, velato
e nel tempo stesso pastoso, mentre le figure sono percorse da brividi di luce di
una violenza espressiva che quasi corrompe la materia e che testimonia la
maturità artistica di questo vero, sensibilissimo artista del pennello. La luce
è alla base della sua arte e accarezza, con compiacimento quasi sensuale e con
linguaggio sommesso, persone e cose, I suoi paesaggi sono riproposti con
affabilità e concretezza, con assorta contemplazione, con lunghe pause di
silenzio che riescono a riportarci all’istante in cui il pittore, in un suo
particolare stato d’animo, viveva uno dei suoi magici momenti, immergendo
l’eterno fluire della vita in una luce chiara che abbraccia gli aspetti più
solenni della natura. Attilio Bizzarri s’incanta di fronte alle atmosfere
limpide del paesaggio, al/e trasparenze del cielo, alla suggestione di una
radura coperta dalla neve, ai colori in festa dell’autunno su/le sue colline
reggiane; si commuove di fronte ad un mazzo di fiori e allo scorrere via
dell’acqua del fiume, al/a poesia eterna del mare. Con serenità paga e appena
velata da una trepida vena di nostalgia, egli s’imbeve di quelle bellezze
naturali che coglie il suo sguardo e le ricrea sulla tela in un abbandono
lirico di indubbio fascino. Il miracolo (mi si consenta questo sostantivo)
della pittura di Bizzarri è l’atmosfera; un’atmosfera intatta e dolcissima, che
avvolge in un clima di sospesa immobilità tutte le cose reali, le case come gli
uomini, gli alberi come il corso dei fiumi, le colline come i fiori; armonia,
equilibrio, serenità contemplativa, accomunano questi elementi ai quali il
Bizzarri si accosta con evidente commozione. E l’artista indaga e scava con
passione giovanile, con umanità pro fonda, con intensità espressiva e, quel che
più vale, con quell’umiltà che è di tutti i veri artisti depositari dei valori
più puramente pittorici. E ancora troviamo nei quadri di Bizzarri la bellezza
della materia, il vigore della pennellata, gli accordi cromatici di un
concertato perfetto, la maestria dei contrasti tra ombre e luci che scandiscono
le scene secondo ritmi pacati, pieni di chiusa forza.
In ogni soggetto che
l’artista dipinge è chiara la sua emotività e il calore umano ch’egli dona a
piene mani alle sue « creature »; è chiaro che non è il soggetto che conta,
esso anzi serve all’artista di pretesto per creare le più tenere armonie di
colore.
Leo Rubboli
« ... Il sole c’è sempre
anche se non si vede, c’è la sua luce, sull’erba, sulla neve, sui vecchi muri
di case rustiche. L’aria è sempre trasparente. Il miracolo della luce, la festa
dei colori; l’attimo fuggente è fermato sulla tela con assoluta precisione. La
natura è buona. Vi è un riflesso della onnipotenza di DIO. Sta all’artista
capirlo. E Bizzarri è artista».
Stralci del testo critico
del volume « Storia di Reggio Emilia ».
« ... Istintive qualità
coloristiche, lavori maturati con cura e costante applicazione, Bizzarri è un
pittore che si è mantenuto fedele a un proprio metodo di lavoro, mantenendosi
coerente con una propria visione figurativa, fatta di umiltà e di amore per le
cose rappresentate.
Stralci dal testo critico
del 2.0 volume di Arte Italiana Contemporanea,
editrice «La Ginestra» Firenze, a
pagg. 51 - 52 - 207
Predominano nei suoi
quadri toni delicati, intimi; ma non manca un senso di solida costruzione
plastica, ottenuto non attraverso il disegno ma con il colore sapientemente
dosato.
Nel paesaggio predomina
una semplice armonia, frutto di una visione aperta, fiduciosa nella natura, Il
Bizzarri è un pittore sicuro, rende nei suoi quadri, l’atmosfera, la vibrazione
dei colori nell’aria, più che la realtà oggettiva dei singoli elementi; da qui
la sobrietà della raffigurazione e nello stesso tempo l’unità compositiva in
cui tutti gli elementi si fondano e si armonizzano
E.Catellani
Altri giudizi critici.
« ... Paesaggista,
Bizzarri, raggiunge i risultati più straordinari nella rappresentazione delle
nostre montagne e colline, di quella terra reggiana a cui si sente
profondamente attaccato»
« ... Coglie nei suoi
quadri un attimo, un momento tra i più liricamente intensi» ...
« ... In questa nostra
civiltà tecnologica, Bizzarri riesce a cogliere, per dirla con versi
Leopardiani “sovrumani silenzi e profondissima quiete” »...
« ... E’ un artista che
si inserisce nella migliore scuola reggiana, quella che, partendo dal grande
Fontanesi passa attraverso Paolo Ferretti, Augusto Mussini, Beccaluva, fino ad
Ottorino Davoli, di cui appunto Bizzarri è discepolo, e fino ad alcuni noti
artisti contemporanei. Un artista che, ne siamo certi, è destinato a lasciare
una traccia nella storia della pittura reggiana ».
Salvatore Fangareggi
Note d’arte - Radio
Reggio - da un lungo articolo di Giacomo Sironi, del 16 marzo 1976... fonte di
studio ed esperienza stilistica, predomina un’armonia semplice, incantata,
ricca di suggestione che abbraccia gli aspetti più solenni, dove è sempre
presente, una solida costruzione plastica.
E’ una scelta precisa, il
ritratto di una vita artistica nella quale non ci sono incertezze, pentimenti,
ma coérenza, impegno, onestà di intenti e ciò rappresenta un felice traguardo
al quale ogni artista dovrebbe tendere.
A. Bedini
Gazzetta di Reggio 7-1
1-’69 « Coerente dignità di Attilio Bizzarri: legato da vincoli ormai
indissolubili a! più tradizionale dei filoni del paesaggio reggiano, Bizzarri
vi si inserisce continuando una maniera pittorica destinata a lunga vita per la
folta schiera di ammiratori e appassionati ...
CIR
« ... Frutto di una silenziosa quasi religiosa contemplazione
della natura che gli è tanto familiare, verso la quale apre con amore il suo
animo...».
F. Nuccio nel giornale "La
Libertà"
« ...Attilio Bizzarri è una vecchia conoscenza dei reggiani, anche se
saltuariamente presenta i suoi lavori. Apprezzatissima la sua mostra ...
Il Resto del Carlino
17-11-1969
Tra i tanti significativi
riconoscimenti, particolarmente gradito fu il premio unico « La Tavolozza d’Argento »
del 1957 perchè assegnato con referendum popolare, nel quale ottenne I’85% dei
voti.
Bizzarri apprezzò
immensamente il giudizio del pubblico, che dimostrava di condividere
quell’orientamento pittorico ch’egli tanto amava ed ama.
Quei voti, più delle
altre lusinghiere affermazioni, lo stimolarono a seguire quanto sentiva nel suo
animo, a non perdersi in altre correnti e a rimanere coerente a se stesso, e lo
spinsero a lavorare intensamente e con impegno per presentarsi con l’animo di
chi ha fatto tutto il possibile per rendersi migliore agli occhi di quel
Pubblico che lo ha già accolto così favorevolmente.
Con compiacenza esprimo
il mio modesto parere sull’opera pittorica di Attilio Bizzarri. I
riconoscimenti, più o meno ampi che il Bizzarri, ha avuto dalla stampa, durante
il percorso della sua attività sono stati non pochi, considerando i critici,
intendo i più avveduti, la serietà del suo impegno, l’onestà del suo operare.
Infatti la pittura del Nostro è prima di tutto genuina, senza artifizi; in essa
non c’è niente di oscuro ed ermetico da spiegare con altrettanti tortuosi
discorsi, possiede essa invece un linguaggio che svela, a chi lo sa intendere,
i suoi concreti segreti, solo apparentemente semplici.
Bizzarri non ama gli slanci troppo pericolosi, i salti temerari nel vuoto,
senza meta, che generano entusiasmi illusori e passeggeri e che presto si
estinguono come fuochi fatui; egli costruisce il quadro con un impianto solido
e in questo emerge lieve e trasparente il calore.
Guardando i suoi quadri l’occhio si riposa e la mente pensa alle cose gentili,
alle cose buone che consolano la vita. La sua colorazione delicata accarezza le
forme, non solo rendendole preziose, ma comunicando al riguardante un dolce
sognante stato d’animo che accompagna il godimento degli accordi cromatici armoniosi
per timbro e tonalità.
Particolarmente esperto nel paesaggio, il pittore è molto abile nella figura,
nel ritratto e nella natura morta. Nei due ultimi generi si dimostra puntuale
nella riproduzione dei soggetti rappresentati, acuto nell’indagine psicologica;
ma il paesaggio è sempre eseguito da lui con più estro poetico, con più
piacere, con più abbandono. Egli traduce nella tela la gran pace della terra
emiliana, lo specchio luminoso delle acque immobili, le varie colorazioni del
cielo, la luce solare attutita dalla nebbia o nel suo pieno fulgore, il candore
abbagliante della neve.
A chi guarda sembra di poter vivere per prodigio nella scena rappresentata, di
poter entrare nei limiti del quadro, ma accortosi poi del prestigioso inganno
volentieri seguita a lasciarsi condurre nel mondo della fiaba.
Dopo questo sintetico
orientamento, espresso nella presente breve nota, come ci era possibile,
lasciamo ai visitatori della mostra il giudizio sull’artista, giudizio che sarà
per certo ampiamente favorevole, assieme all’ammirazione.
Prof. IrnerioPatrizi
- Bologna, ottobre 1979
« ... La luce, la serenità, l’umiltà, la semplicità, l’onestà degli intenti,
l’equilibrio, l’armonia, l’affabilità, la concretezza e la solida costruzione
sono le caratteristiche essenziali della sua arte ...
Da COSENZA - Nuova
Comunità; periodico di Attualità e Cultura 1977 Anno 2 N.5
.
« ... Il Pittore reggiano Atti/io Bizzarri è stato definito dalla critica:
“Il Poeta del paesaggio” ...
Da BOLOGNA - Stralci da
un articolo de « Il Resto del Carlino » del 14-1-1977
« ... Attraverso lunghi anni di severo lavoro, si è inserito nella migliore
scuola reggiana, dall’Ottocento ai giorni nostri, con l’unanime riconoscimento
della critica nazionale e della sua gente. Bizzarri reca in tutta la sua opera
i segni della sua educazione emiliana: il colore, in morbidi valori tonali, è
avvolto di un chiaroscuro tenue, velato e nel tempo stesso pastoso, mentre le
figure sono percorse da brividi di luce di una violenza espressiva che quasi
corrompe la materia e che testimonia la maturità artistica di questo vero,
sensibilissimo artista del pennello. La luce è alla base della sua arte e
accarezza, con compiacimento quasi sensuale e con linguaggio sommesso, persone
e cose. I suoi paesaggi sono riproposti con affabilità e concretezza, con
assorta contemplazione, con lunghe pause di silenzio che riescono a riportarci
allo istante in cui il pittore, in un suo particolare stato d’animo, viveva uno
dei suoi magici momenti, immergendo l’eterno fluire della vita in una luce
chiara che abbraccia gli aspetti più solenni della natura. Attilio Bizzarri
s’incanta di fronte alle atmosfere limpide del paesaggio, alle trasparenze del
cielo, alla suggestione di una radura coperta dalla neve, ai colori in festa
dell’autunno sulle sue colline reggiane; si commuove di fronte ad un mazzo di
fiori e allo scorrere via dell’acqua del fiume, alla poesia eterna del mare: Il
miracolo (mi si consenta sostantivo) della pittura di Bizzarri è l’atmosfera;
un’atmosfera intatta e dolcissima, che avvolge in un clima di sospesa
immobilità tutte le cose reali, le case come gli uomini, gli alberi come il
corso dei fiumi, le colline come i fiori; armonia, equilibrio, serenità
contemplativa.
Da TORINO - Rivista di
Arte e Cultura - Aprile 1977 - Anno VI N. 4.
Da MILANO- “AVVENIRE”,
anno XI N° 290. Citato, per la formazione artistica trasmessa ad allievi.
IL PAESAGGIO DI ATTILIO BIZZARRI
Ancora
agli inizi del nostro secolo, e fino alla seconda guerra mondiale, sono
sopravissute Scuole d’Arte che hanno dato una invidiabile tecnica ai giovani
che a quelle si sono accostati.
Chi scrive non conosce, certamente, la scuola reggiana di Davoli: solo ne
coglie una eco attraverso ii lavoro di Attilio Bizzarri. Lavoro non ordinato,
con molti vuoti, come accade a chi non abbi a voluto, per varie ragioni, dare
ordinealle proprie cose. Ed oggi, ad 80 anni, misura la propria opera
attraverso i frammenti che emergono da una dispersione, che è tuttavia anche il
segno del successo e del pubblico riconoscimento.
L’amico Malaguti mi invita a scrivere una riflessione su un artista die si è
sempre mosso su poche coordinate precise:
da una parte la verosimiglianza del rappresentato, nel caso dei ritratti;
dall’altra, un amore volumetrico per gli oggetti nelle sue nature morte;
dall’altra, infine, ed è la parte su cui converrà soffermarsi con maggior
attenzione, la ricerca di una partecipazione emotiva, nei numerosi paesaggi.
La localizzazione stessa del paesaggi la dice lunga sulle ricerche artistiche dl
Bizzarri; egli si muove attorno a pochi oggetti, attorno a pochi ritratti,
sostanzialmente attorno a poche rappresentazionu paesaggistiche: la campagna e
l’Appennino reggiano, quali emergono da chi cerca un contatto non solo
turistico con la realtà del mondo esterno. Nei paesaggi emerge la potenzialità
di far collimare rappresentazione e partecipazione; nel paesaggio, anche
l’incanto diretto, di fronte alla natura, viene racchiuso all’interno del
segni. E basterebbe quella “Neve nel ramisetano” (1985) a dare il senso di un
rigore, che va oltre la semplice adesione al modello di paesaggio prescelto. In
opere come queste - o in altre di cui diremo più sotto -, Bizzarri sembra
raggiungere quella sintesi di visione che senz’altro aspetto significativo di
una comunicazione non solo colloquiale; il suo tono sereno, la sua visione
precisa sono elementi dl una narrazione che va oltre l’aspetto esteriore delle
cose. Bizzarri delinea l’immagine in quella dimensione particolare in cui la
realtà non perde i suoi aspetti verisimili, ed in cui, in modo quasi naturale,
il sentimento aderisce ai segni di quella stessa realtà.
In altri paesaggi, quando la visione non appare direttamente definita da simile
sintesi, la rappresentazione sembra distendersi, seguendo le molli movenze di
una natura, che l’uomo ha reso leggibile e decodificabile con il suo lavoro; Il
sentiero, il cascinale sulla groppa di un dosso, un segno lieve - un albero a
delimitare i confini del podere - bastano a definire, all’interno del paesaggio
quella dimensione umana, o meglio umanizzante, per cui il paesaggio diviene
parte di noi. Ed è questa la dimensione che sfugge a cornponenti
tardo-romantiche, che spesso attardano il lavoro di Bizzarri su una soglia
pittoresca, che francamente appare meno puntuale: quando la sua visione sa
farsi sintesi di natura e rappresenfazione, allora il mondo poetico e l’umano
lavoro emergono con vigore e semplicità da una rappresentazione non priva di
cadenze poetiche.
Mauro Corradini
L’immagine fisica che ho di Attilio Bizzarri è attraverso due
autoritratti. Poco, si direbbe, per capire l’uomo e i suoi comportamenti;
qualcosa, forse, per arrivare al pittore. E in ogni caso, poiché le due figure
non possono essere separate, vale la pena, pur con un certo margine di rischio,
di tentarne una interpretazione.
Attilio Bizzarri appare composto, solido, “antico” aggiungerei purché
all’attributo si dia il significato di “schietto”, legato a un mondo in cui i
valori fondamentali delI’esistenza sono ancora riconoscibili e praticati concretamente.
Non credo almeno in questo di sbagliare, e da qui vorrei partire per fissare
alcune osservazioni sul suo lavoro di pittore.
Già negli autoritratti, di cui parlavo, risalta uno schema compositivo di
grande sobrietà, conveniente a chi nell’arte come nella vita non voglia correre
avventure, cimentarsi in esibizioni articolate. Lo stare ben piantato con i
piedi sulla terra sembra essere per Attilio Bizzarri un elemento
irrinunciabile, una o la condizione fondamentale che ne giustifica le azioni e i
sentimenti. Per schema compositivo intendo, com’è ovvio, ii segno grafico che
definisce I’oggetto, ma anche, necessariamente, l’uso del colore e l’impasto, a
densità che lo caratterizzano. Tutti questi elementi convivono dunque nel
quadro all’ insegna di un difficile equilibrio, realizzano con tanta più
perizia quanto meno vistosi sono i mezzi utilizzzati. Che cosa s’intende dire
con questo? Che il fine di attingere la poesia delle cose, nel senso di
conquistarla a sé e agli altri, può attuarsi, come nel caso di Bizzarri,
attraverso un rapporto confidenziale, domestico con gli oggetti, che non
conosce oggi l’esaltazione delle passioni seppure di esse vi è stata traccia in
passato.
Ci troviamo quindi in presenza di un pittore per il quale l’aderire ad un mondo
minore fatto di piccole cose o ancorato alla semplice vita quotidiana è il modo
giusto e significativo di dare sostanza alla ricerca. Ne deriva un clima
umbratile, mai o raramente squillante, nelle cui pieghe occorre saper guardare
con la stessa umiltà che usa l’artista per indagare la realtà circostante.
Se tale è l’atteggiamento, riesce poi agevole penetrare in questa verità
capirla fino in fondo.
Partendo da tali premesse, Attilio Bizzarri si muove in varie direzioni, con
chiara predilezione per il paesaggio. E qui la gamma delle proposte si dilata
ad esplorare una molteplicità di temi, dalle marine alle scene campestri,dagli
scorci cittadini agli interni, e via via per quante possono essere le
circostanze e gli umori del pittore. Questo avviene o per segmenti di vita,
colti nella loro misura estremamente circoscritta (ad esempio la natura morta,
due tre animali nella stalla)o per aperture su spazi più impegnativi (ho in
mente un luminosissimo paesaggio invernale con neve e certi tramonti immersi in
un’atmosfera rarefatta , di intensità espressiva). Nell’uno e nell’altro caso,
tuttavia l’impegno pittorico si manifesta con uguale efficacia e positività di
risultati.
Composite anche le tecniche usate, sempre comunque legate aI colore, per una
necessità fisica, si direbbe, di rendere gli oggetti rappresentati In tutta la
loro pienezza e corposità.
Quanto agli esiti che l’artista riesce a conseguire, attraverso iI quale
filtrano con naturalezza le immagini, trovando nelquadro armonia di rapporti
compositivie di soluzioni cromatiche.
In sostanza, vorrei concludere, a me sembra che in Attilio Bizzarri si
riassumino e trovino intelligente armonia i caratteri dl una pittura nata e
cresciuta nella “provincia” italiana, per la quale troppo spesso, ma
ingiustamente si usano classificazioni approssimative e la cui dignitaà, se
realizzata con mezzi confacenti allo scopo, non può essere né diminuita né
ignorata rispetto ad altre più recenti forme espressive.
Prof. Mario Ricci
L’ULTIMO SCAMPOLO DELLA ROMANTICA E POETICA PITTURA REGGIANA
Tra i
“costruttori” reggiani ed emiliani dell’arte figurativa del novecento, Attilio
Bizzarri merita un posto di rispetto.
Allievo della scuola di Ottorino Davoli, Bizzarri è stato un sicuro testimone
di gran parte di questa nostra travagliata storia uscendo indenne da un
terribile conflitto bellico che ha segnato, indubbiamente, Ia sua esistenza.
Autentico maestro della pittura e custode del valori plastici tradizionali,
egli ha voluto rimanere fedele al classicismo pittorico, alla raffigurazionedell’estetica
del bello in cui ii dipinto è natura vera, non fotografia, non artefazione, non
snaturamento del paesaggio ma descrizione minuziosa e rispettosa dell’ambienfe
agreste che ci circonda. C’è in tutto questo una continua ricerca intenta a
rappresentarci fedelmente ció che l’artista vede e percepisce, senza barare e
deturpare.
La capacità di questo nostro maestro- a cui va dato merito di aver mantenuto a
livelli altamente dignitosi l’arte figurativa -è di riuscire, tra l’altro, a
far assaporare i colori vivi dell’ambiente agreste e della tessitura urbana. A
farci percepire le distinte pulsazioni delle stagioni ridando ad esse l’iride
freddo, tiepido, caldo e umido del tempo che ne scandisce il loro lento
susseguirsi e rincorrersi.
Ma Bizzarri riesce pure a costruire, nei valori plastici e cromatici, i
sentimenti e le sembianze di quanti si affidano alle sue esperte mani nell’uso
mirabile del pennello per essere, pittoricamente, immortalati
I tanti e sorprendenti ritratti ci mostrano gli umori e ci affidano al colore
del tempo come a scandirne l’ora del momento. Egli è, indubbiamente, un
ritrattista di valore che ricostruisce ogni opera con razionalità e rispetto. E
nell’era moderna del mass-media e dell’imperversare dell’immagine televisiva,
l’antico “mestiere dell’artista”, che non puó concedere nulla all
’improvvisazione, alla futilità, all’astrattezza dell’opera, è mestiere assai
difficile.
Infatti, nell’era della dissociazione, della negazione e dell’abbruttimento dei
valori etici, della caduta delle idealità e dei principi, produrre arte
autentica èun’impresa, significa andare controcorrente, contro le tendenze
modistiche dominanti: quelle dei Kitsch.
Sarebbe stato, forse, più semplice per il pittore Bizzarri dissociarsi dal
classicismo, da quelle “regole pittoriche” che fanno del quadro un quadro, ove
la forma è perfezione estetica, bellezza cromatica, segno leggibile.
Bizzarri nasce do una famiglia povera e la sua esistenza è stata difficile.
Trascorre, tra l’indifferenza della maggior parte dei suoi abitanti, tanti anni
della sua vita in un “piatto” e tranquillo quartiere popolare di periferia.
Agli occhi della sua città, Reggio, Bizzarri è un illustre sconosciuto, un
artista che non ha mai cercato aonori e gloria, che ha scelto di vivere una
vita riservata, ma dignitosa. Ma non per questo va assolto chi,
nell’amministrazione della cultura, non sempre ha saputo valorizzare la
creatività artistica di tanti suoi figli.
Si pone qua, necessariamente, una niflessione profonda che non può non passare
attraverso una analisi critica del rapporto tra arte e società e che investe
anche la sfera imprenditoriale.
Una diversa e meritevole attenzione alla sua opera è stata niservata, invece,
dal mondo accademico artistico e dai “mercanti d’arte” della dotta Bologna. E
grazie a questo proficuo sodalizio, Bizzarri trova forza e linfa per continuare
in silenzio (fin tnoppo in silenzio) iI suo impegno pittorico rappresentandoci
il reale per quello che è e non per quello che si vornebbe che fosse.
Forse, è in questo felice e fedele connubbio tra artista e realtà che Bizzarri
ha costruito, fin con troppa modestia, il suo destino di semplice ma autentico
uomo di cultura.
Secondo Malaguti
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