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Sito Web del Dott. Biagio Macchiarella dedicato all'Obesità

All'obeso dimagrito migliora il cuore
Gli adolescenti gravemente obesi sottoposti a chirurgia bariatrica vanno incontro a miglioramenti sostanziali della geometria cardiaca, della massa ventricolare sinistra e della funzionalità diastolica dopo la perdita di peso. L'inversione delle anomalie cardiache infatti appare più probabile negli adolescenti che negli adulti: ciò potrebbe parlare a favore di interventi più precoci ad età più giovanili nei giovani gravemente obesi. Le immagini doppler indicano in questi pazienti riduzioni misurabili nello spessore della parete cardiaca posteriore e del setto, segni di rimodellamento miocardico che non sono stati osservati nell'adulto. Nonostante questi risultati promettenti negli adolescenti, è necessario un monitoraggio più prolungato per verificare se il miglioramento persiste, e se questi cambiamenti si traducano in una riduzione a lungo termine della morbidità cardiovascolare futura nell'età adulta.
(J Am Coll Cardiol 2008; 51: 1342-8)

Obesità fattore di rischio per la demenza
L'obesità centrale nella mezza età, oltre ad aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e diabete, è anche un fattore di rischio indipendente di demenza, e ciò vale anche per i soggetti che non sono in sovrappeso. E' noto che il tessuto adiposo viscerale è metabolicamente attivo, e secerne ormoni e prodotti infiammatori che svolgono un ruolo in insulinoresistenza, diabete e malattie cardiovascolari, ma non era finora noto come influissero sul cervello. Tali sostanze, fra cui IL-6 e leptina, svolgono un ruolo nella funzionalità cognitiva: è stato dimostrato in studi su animali che la leptina attraversa la barriera ematoencefalica e potrebbe svolgere un ruolo nella neurodegenerazione, anche contribuendo alla deposizione del beta-amiloide. Benchè il grasso viscerale sia più attivo e tossico, comunque, è stato dimostrato che esso risponde bene a dieta ed esercizio, e di fatto lo fa meglio di altri tipi di grasso corporeo.
(Neurology online 2008, pubblicato il 26/3)

Anziani, testosterone limita grasso viscerale
La terapia con testosterone diminuisce l'incremento del tessuto adiposo viscerale e la perdita di muscolo scheletrico negli uomini anziani non obesi. L'obesità è un importante fattore interferente nella presentazione dei deficit di androgeni, e per questo si è preferito studiare gli uomini anziani non obesi con sintomi di deficit di androgeni e livelli sierici di testosterone ai limiti inferiori della normalità. Data la stretta associazione fra grasso viscerale, sindrome metabolica e malattie cardiovascolari, questi dati suggeriscono che il testosterone potrebbe essere usato per modificare l'incremento dell'adipe viscerale correlato all'età, e possibilmente anche gli eventi metabolici negativi conseguenti. Essi garantiscono una base per le indagini sugli effetti del testosterone sui marcatori di malattie cardiovascolari ed il rischio di diabete negli uomini obesi.
(J Clin Endocrinol Metab 2008; 93: 139-46)

Come vivere con il tipo 2
Semplici consigli da parte del medico durante le visite di routine sono efficaci nell'incoraggiare i pazienti sedentari in sovrappeso o obesi con diabete di tipo 2 ad intraprendere uno stile di vita più sano. I medici sono ben consapevoli del loro potenziale positivo in questo senso, ma i molti punti di interesse clinico e le priorità del paziente durante le visite abituali spesso rendono difficile indirizzare adeguatamente le modifiche dello stile di vita in ciascun paziente. Problemi di tempo e mancanza di insegnamento su come consigliare meglio il paziente su nutrizione, esercizio e gestione del peso sono barriere che il medico deve superare. I risultati del presente studio sottolineano i benefici di brevi consulenze dirette dal medico sugli stili di vita sani, pur rivelandone le limitazioni: senza un miglioramento nell'educazione del medico, sistemi sanitari più sofisticati e di sostegno ed un maggior riferimento alla sanità pubblica, le consulenze comportamentali sulla salute non realizzeranno probabilmente il loro pieno potenziale.
(Arch Intern Med. 2008; 168: 129-30 e 141-6)

Diabete tipo 2: aumentato il grasso epatico
I pazienti con diabete di tipo 2 hanno nel proprio fegato una quantità di grasso sostanzialmente maggiore rispetto alle loro controparti non diabetiche dello stesso peso, ma nei diabetici gli enzimi epatici tendono a sottostimare il contenuto in grasso del fegato. E' importante sviluppare strumenti per diagnosticare una steatosi epatica nei pazienti con diabete di tipo 2 in quanto la steatoepatite non alcolica è più comune in questi pazienti che in quelli non diabetici, e può progredire verso la cirrosi e l'insufficienza epatica. La conoscenza del contenuto epatico in grasso è anche importante ai fini delle scelte terapeutiche.
(Diabetes Care 2008; 31: 165-9)

Depressione comune fra gli adulti diabetici
In base ad un'indagine telefonica condotta negli USA, la depressione maggiore è altamente prevalente nei pazienti diabetici, con un picco di prevalenza fra i 30 ed i 39 anni ed una maggiore frequenza nelle donne. I soggetti più frequentemente depressi sono quelli con diabete di tipo 2 che fanno uso di insulina, e meno quelli che non ne fanno uso o quelli con diabete di tipo 1. I tassi più bassi si osservano nella razza asiatica, mentre i maggiori sono stati riscontrati negli indiani americani e nei nativi dell'Alaska. Dato il rischio di depressione maggiore, i medici che assistono i pazienti diabetici dovrebbero sottoporli di routine a screening per questa patologia.
(Diabetes Care 2008; 31: 105-7)

Reni in ritardo per gli obesi?
Gli esiti peggiori ed i disincentivi economici al trattamento dei pazienti obesi potrebbe causare un loro scavalcamento, talvolta in molteplici occasioni, nel trapianto di rene: rispetto ai pazienti di peso normale, quelli obesi hanno minori probabilità di ricevere il trapianto in assoluto. Essere in sovrappeso non dovrebbe essere un fattore squalificante e discriminante contro questi pazienti: il paziente comprensibilmente crede che il suo inserimento in lista trapianti sia un'implicita promessa di trattamento sotto un sistema di assegnazione trasparente, ma sfortunatamente il sistema potrebbe non tenere fede a questa promessa. Sono necessarie linee guida appropriate che stabiliscano quali pazienti siano idonei al trapianto, onde consentire un trattamento equo; inoltre, sia la valutazione degli esiti che i rimborsi dovrebbero riflettere le variazioni nella difficoltà assistenziale per questi pazienti onde rimuovere i disincentivi a trattare casi difficoltosi: ciò migliorerebbe la sopravvivenza del paziente sia in attesa del trapianto che dopo il trapianto stesso.
(J Am Soc Nephrol online 2007, pubblicato il 19/12)

Lo sport allontana trombosi ed embolie
I soggetti che fanno attività sportiva su base regolare presentano un minor rischio di sviluppare trombosi venosa profonda della gamba ed embolia polmonare. La stasi ematica è una delle principali cause della trombosi venosa, ma poco era finora noto sugli effetti della stimolazione del flusso ematico per la prevenzione della trombosi: diversi studi hanno dimostrato la presenza di uno status coagulativo più sano nei soggetti che fanno esercizio regolarmente, il che suggerisce un possibile effetto benefico sul rischio di trombosi. In base al presente studio, tutte le attività sportive di ogni tipo, intensità e frequenza diminuiscono il rischio in misura simile.
(J Thromb Haemost. 2007; 5: 2186-92)

Ambiguo PSA nell'obesità
L'obesità potrebbe distorcere i risultati del test per il tumore della prostata. E' quanto emerge da uno studio, pubblicato su Jama, che ha coinvolto oltre 14000 pazienti. I pazienti obesi, infatti, spiegano i ricercatori, hanno più sangue, sicché la concentrazione dell'antigene, marker della malattia oncologica, potrebbe risultare inferiore. Si spiegherebbe così, perché i soggetti obesi sembrano avere tumori particolarmente aggressivi, visto che inizialmente la malattia potrebbe essere trascurata. Un'ulteriore conferma, spiegano i ricercatori, della non assoluta affidabilità del test del PSA. Nei casi più estremi i soggetti più obesi arrivano ad avere una concentrazione di PSA fino al 21% inferiore rispetto agli uomini di peso normale.

Bariatrica: suicidi superiori al previsto
I soggetti estremamente obesi sottoposti a chirurgia bariatrica presentano un tasso di mortalità da suicidio superiore al previsto, ed inoltre anche un aumento dei decessi da coronaropatie. L'ampio numero di decessi da suicidio e overdose di droghe è preoccupante, ed il fatto che la maggior parte di questi decessi avvengano un anno dopo l'intervento suggerisce che sui pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica sarebbe opportuno effettuare un attento monitoraggio, soprattutto per la necessità di rilevare e trattare l'eventuale depressione. Sono stati anche effettuati degli studi che hanno indicato che i soggetti obesi non sottoposti all'intervento presentano una minore mortalità.
(Arch Surg. 2007; 142; 923-8)