Analisi della vicenda di Eurialo e Niso nell’Eneide

 

Gli uomini in ogni tempo hanno espresso la loro ammirazione per i fulgidi esempi di amicizia, e la fantasia dei poeti li ha fissati in pagine di eterna bellezza. Così Omero fa ritornare Achille in battaglia solo per vendicare la morte dell’amico Patroclo: a quel ritorno è legata la soluzione della guerra di Troia; così Virgilio tra il cieco furore e gli odii di Marte dà vita a un episodio delicatissimo in cui sentimenti di eroica fraternità, slancio e ardimento giovanile, generoso sacrificio si fondono in un supremo eroico atto di morte. Niso si offre alla spada di Volcente con il fermo proposito di voler soccombere per l’amico Eurialo, e , quando si accorge dell’inutilità del suo gesto, si scaglia coraggiosamente in mezzo ai nemici consapevole della sua certa fine, ma fermamente deciso a vendicare l’amico. Eurialo cade come un fiore rosso o un papavero rugiadoso abbattuto dall’aratro inclemente; e la sua morte è accompagnata dalla pietà per la giovinezza stroncata nel momento più fiorente delle sue speranze. Niso, colpito a sua volta, vuol morire abbracciato al corpo dell’amico in un’ultima testimonianza di affetto e di fedeltà.

Ma questo sacrificio non è vano, perché la fama diffonderà nelle più lontane regioni del mondo e ad ogni età, fino alle ultime della terra, il nome dei due giovani che hanno eretto un monumento così imperituro all’amicizia, più forte del bronzo, più resistente del marmo, eterno come l’opera del divino Virgilio che l’ha celebrato.

Niso è figlio di Itarco. Eurialo invece è descritto come colui di cui “Nessuno vi fu di più bello tra gli Eneadi, né vestì  armi troiane”; ragazzo che adornava il volto di imberbe giovinezza”. Numerose espressioni sottolineano l’amicizia che lega profondamente Niso e Eurialo: “avevano un solo amore, e uniti correvano in guerra”(184); “in guardia comune presidiavano la porta”(183).

Nell’animo di Niso si insinua il desiderio di andare a Chiamare Enea e soprattutto di vendicare la propria gente. Nel verso 184 “Gli dei infondono questo ardore nell’animo, Eurialo, o a ciascuno diviene un dio la propria smania?” il quesito virgiliano si dilata fino a instaurare un’ampia problematica filosofico religiosa. L’aggettivo crudele, in particolare, significa che la smania ( latino cupido) è così imperiosa, da suggerire quasi che sia una forza superiore a ispirarla. Niso però intende riservare all’amico il premio che certamente gli frutterà la sua iniziativa, perché a lui basta la fama che gliene deriverà. Entrambi desiderano la gloria. Niso accetta ma non vuole che se lui fosse travolto dalla rovina anche Eurialo ne soffrisse. Vorrebbe una dignitosa sepoltura e “se la consueta fortuna lo vieta” vorrebbe almeno che qualcuno onorasse il suo sepolcro. Eurialo non accetta le ragioni di Niso. La sua decisone è irremovibile.

I due vanno dall’esercito per mostrare il piano. Usciti superano i fossi e si dirigono dai nemici. Trovano gli eserciti dormienti e ubriachi . Niso dice a Eurialo di rimanere fermo, lui invece seminerà strage.  Il superbo re e augure Ramnete è ucciso. Le descrizioni delle stragi sono molto crude (“decapita il padrone e lascia il tronco rantolante nel sangue” 332- 333). Muoiono anche Lamiro, Lamo e il giovane Serrano rimasti fino a tardi a giocare ma il caso ha voluto che non protraessero il gioco fino alla mattina. Virgilio per rendere più cruda la scena e allo stesso tempo addolcirla con la poesia inserisce una similitudine che prende come termine di paragone un leone che attacca un ovile gremito e trascina le pecore mute. Virgilio sembra così commuoversi per la morte di tutti gli altri. I morti sono inconsapevoli. Anche Eurialo è preso dalla furia omicida ma entrambi decidono di smettere. Si sono vendicati abbastanza perché la luce è vicina. Si fanno strada e se ne vanno. Eurialo però si prende le borchie di Ramnete e la tracolla a placche d’oro.  Virgilio qui sottolinea il valore dell’amicizia tra Cedico e Remulo rappresentato da quegli oggetti.

Eurialo indossa l’elmo di Messalo, agevole e adormi di cresta. I due prendono vie sicure. Volcente con 300 soldati armati di scudi si avvicina. La scena notturna si intravede più chiaramente con una sapiente descrizione che sottolinea le difficoltà di movimento di notte.

“L’elmo tradisce l’immemore Eurialo”. Rifulgente di raggi Eurialo è scoperto. Volcente grida loro chiedendo chi siano. I due continuano a correre ma i soldati li accerchiamo. La selva è irta, vasta e ricca di piste occulte. Queste condizioni creano difficoltà ad Eurialo ingannato anche dal timore. Niso si allontana e Virgilio lo definisce “incauto”. Quando si ferma Virgilio dice che si girò “inutilmente”. La selva era “ingannevole”. Niso riesce a vedere il suo amico oppresso da inganno. Virgilio interviene direttamente e tramite una serie di domande espone la sua più ampia partecipazione emotiva e l’incertezza del risultato. Le scene di battaglia si fanno nuovamente macabre. Volcente si scaglia su Eurialo e Niso dall’oscuro della selva interviene “sconvolto e impazzito”. Niso vuole che Volcente si rivolga contro di lui. “io io , sono io” dice Niso ripetendo la prima persona singolare, indice della sua concitazione. Volcente però trafigge il “candido” petto di Eurialo che muore ma rimane comunque bello come prima. A Sottolineare questa sua dolce morte una sintesi altamente poetica: una similitudine che è una squisita rielaborazione del carme 11 di Catullo: “caduto come fiore/ sul ciglio del prato, reciso dopo che sopra/ è passato l’aratro”. 

Niso aggredisce Volcente con immenso furore espresso dall’anafora al verso 439. Muore e mentre sta per perdere la vita si getta “sull’amico esanime e alfine riposò in una placida morte”. Virgilio interviene nuovamente per dire che i suoi versi daranno particolare memoria nel tempo a questi due amici.

Nei campi il cordoglio invade tutti gli uomini di entrambi gli schieramenti. Sorge il sole e turno invita i soldati a combattere. Le teste di Niso ed Eurialo diventano insegne di vittoria.

 Ben presto la fama dei due eroi giunge alla madre di Eurialo che urla, disperata. Si strappa i capelli e riempie il cielo di lamenti. Non è stata lei a chiuder i suoi occhi da morto e non sa nemmeno dove si trovi ora il corpo senza vita del figlio.

Virgilio in questa vicenda esprime chiaramente la sua propensione a descrivere i movimenti interiori dei personaggi e suscitati dai personaggi anche se non mancano le descrizioni dei luoghi, utili a percepire le difficoltà dei personaggi di rapportarsi a delle vie impervie, e le descrizioni delle stragi a volte esageratamente cruente e dal spore senechiano.