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| RICEVO E PUBBLICO CON INTERESSE IL SEGUENTE ARTICOLO INVIATO DALLA dott.ssa STEFANIA COLAFRANCESCHI INERENTE LE SUE RICERCHE STORICHE SUGLI ANGELI OFFERENTI E COADIUTORI |
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L’Artigiano al lavoro
insieme agli angeli e ai santi
Stefania Colafranceschi
L’arte ha trattato variamente il tema di san Giuseppe falegname, proponendo alla lettura dei fedeli una scena domestica intessuta di richiami e riferimenti simbologici, tali da costituire una pagina di catechesi piana ed essenziale.
Inizialmente connotato da una sega, come si vede in alcune opere di arte paleocristiana, trattato isolatamente solo a partire dal XIV sec., per effetto della nuova sensibilità degli Ordini Mendicanti, san Giuseppe assurge poi ad emblema della categoria degli artigiani “Fabri lignamine” (falegnami), ne diviene patrono, e intercessore per le cause di infermità, e particolarmente, in punto di morte. La sua presenza attualizza il mestiere dei committenti, evoca la loro arte, onora l’umile attività artigianale, proiettandola su un piano atemporale, nella sfera del sacro.
Il santo falegname si fa modello per tutti, nell’ambito della famiglia; ognuno esplica il suo compito, in questo singolare quadro d’interno, di cui Egli è un vertice, sul piano visivo, accanto a Maria assisa, intenta a filare o cucire.
Nell’ambito delle raffigurazioni del ciclo dell’Infantia Salvatoris, la scena della “Vita a Nazareth” ritrae un momento ordinario, denso di messaggi. La rappresentazione sembra riflettere pace e serenità, ma i dettagli che alludono alla Passione e Morte, caricano di note dolorose la figurazione. Eppure prevale costante l’atmosfera di tacita consapevolezza, nei protagonisti, di un compiere un servizio profondamente partecipato. Ciò traspare dagli sguardi, dai gesti eloquenti, dalla gioia rappresentata dal sorriso accennato, dall’espressione intensa dell’Artigiano al lavoro, che segue assorto il Bambino Gesù, operoso al suo fianco.
L’aspetto della laboriosità di Giuseppe, Maria e Gesù, ha assunto caratteri narrativi, ed è stato declinato nelle forme e nei modi del linguaggio artistico; dalle incisioni del Dürer, alle pale d’altare di chiese e Confraternite dei Falegnami, alle stampe di devozione privata, alla statuaria… ci viene restituita un’immagine di vita familiare improntata all’armonia e alla pace interiore.
Insieme ai protagonisti dell’evento, al loro fianco, si muovono leggere figure angeliche, in veste di coadiutori; affaccendati in piccole incombenze pratiche, occupano spesso il primo piano, condiviso col Bambino, di cui riprendono le fattezze, e l’età. Trasportano gli attrezzi, predispongono legna per il fuoco, spazzano, collaborano all’edificazione di una dimora, o di una torre che allude a Maria (Turris Eburnea).
La scena, popolata di figure celesti, si fa viva e festosa, l’operosità rivela uno spirito “moderno”, gli abiti rispecchiano l’ambito di destinazione, e l’epoca; vediamo così convivere temi di antica origine, con aspetti di contemporaneità.
La statua nella Chiesa di S. Giuseppe ad Ostra (An), ad esempio, mostra Giuseppe e il Bambino, condotto per mano, il quale esibisce un cestino con gli attrezzi da lavoro; proprio come descritto nelle stampe, nella pittura e nella statuaria Sei-Settecentesca, rappresentazione visiva del brano dei vangeli apocrifi, che riferiscono l’attività del Falegname, e l’apprendistato del Figlio, accanto a lui nella bottega e nelle incombenze a domicilio,
“San Giuseppe si levò al mattino
per fare i suoi servizi a mano a mano
si prende l’ascia, la sega e il filo
e il piccolo Gesù prende per mano”.
Elaborazione più tarda, invece, è la presenza degli angeli coadiutori, anche se già a partire dal XVI sec. costituiscono una componente significativa, e divengono poi, con l’andar del tempo, parte integrante della scena, materializzando − diremmo − un’idea, interconnessa al Falegname, di cui esplicitano ruolo e funzione.
Tra le prime opere di questa tipologia iconografica è senza dubbio da annoverare l’incisione del Dürer (1471-1528); quindi una miniatura di Giulio Clovio (1498-1598) e una tela del Soens (1547-1611) documentano l’immediata fortuna del tema iconografico. Innumerevoli sono poi le testimonianze che si potrebbero addurre: ci limitiamo ad un avorio di scuola siciliana (sec. XVIII) e, poi, per la dovizia di particolari e finezza esecutiva, un’incisione settecentesca di anonimo d’impronta fiamminga, e infine un santino di fine ‘800.
Purtroppo questa ricchezza iconografica, cresciuta di pari passo con la devozione verso san Giuseppe e la Sacra Famiglia, negli ultimi 50 anni si è andata via via esaurendo, tranne qualche raro caso pittorico di richiamo immaginifico molto esemplificato. | |
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| Caro Damaso,
rimettendo in ordine un po' di documenti, è venuta fuori
una vecchia foto del 7 novembre 1974 della cerimonia di consegna della
pergamena di benemerenza da parte del Comune di Ostra Vetere all'allora
colonnello (poi generale) comandante del Distretto Militare di Ancona,
Nazzareno Pancotti, nativo di Ostra Vetere, che evitò il bombardamento
del paese durante il passaggio del fronte il 4 agosto 1944. La foto,
scattata nel trentennale della Liberazione, ritrae a sinistra tuo padre
Sandro mentre ascolta il discorso del sindaco cav. Giuseppe Paolini,
alla presenza del Vescovo Mons. Odo Fusi-Pecci (e subito alle sue
spalle ci sono io, giovanissimo assessore) con in piedi il colonnello
Pancotti.
Spero di aver fatto cosa grata.
Alberto Fiorani |
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