polemiche locali

 

Il film "Miracolo a S.Anna" di Spike Lee

"Miracolo a Sant'Anna"
Tante polemiche per una fiction che più fiction non si può

Al termine del film “Miracolo a Sant’Anna” un applauso che sapeva più di rispetto, non certo per un’ovazione, si è levato quasi liberatorio dalla sala gremita in ogni ordine di posti del cinema Politeama di Viareggio, dove mercoledì sera è stata proiettata, in anteprima per la Versilia, l’ultima fatica cinematografica del regista Spike Lee. Il film si caratterizza con una lentezza narrativa che trova ritmo solo in alcuni passaggi. Il primo pensiero è stato quello se valeva davvero la pena di scatenare una così forte contrapposizione per una pellicola che, visionandola, si autolimita da sola, che è poco credibile nei dialoghi e che immediatamente, con quella testa di marmo che penzola con la consistenza di un sacchetto di plastica dal fianco del gigante buono color cioccolata, dimostra tutta la sua irreale riproducibilità scenica, facendo altresì pensare che l’irrealtà sia stata volutamente cercata dal regista afro-americano per sfuggire dal durissimo compito di un’elaborazione in cui storia e pathos siano elementi non disgiungibili nel rappresentare un delitto contro l’umanità, la strage di Sant’Anna, per la quale si è avuta la riprova, tramite il film, che era stata inserita unicamente come evento di richiamo nella trama del romanzo Miracolo a Sant’Anna da cui è stato tratto fedelmente il lavoro di Spike Lee. Con la visione del film, la tematica antipartigiana si stempera e diluisce di molto il suo contenuto negativo, miscelata com’è stata negli intrecci fantasiosi e “fantasticosi”, surreali e mistici, nonché immersa nei luoghi comuni e situazioni francamente improponibili, come il ballo in chiesa e/o la lingua di Angelo, il quale, sotto le travi crollategli addosso per un colpo di mortaio, non ha di meglio da fare che leccare il faccione buono di Sam Train, il gigante nero, lento di mente ma grande di cuore, il vero personaggio che si eleva nel film, e domandarsi perché la pelle non avesse oltre il colore anche il sapore della cioccolata. Ma i bambini di allora conoscevano la cioccolata? Poi la testa di marmo scolpita che si dice sia stata ridata a Firenze ma che i cine spettatori se la ritrovano alla fine del film su un tavolinetto davanti all’oceano, accanto ad Angelo divenuto adulto e ricchissimo. Dunque le immagini danno completamente il senso pieno di assistere ad una fiction che più fiction non si può, pertanto un lavoro cinematografico che a nostro modesto parere, forse ci sarà pure una punta di prevenzione, è incapace di infliggere il temuto vulnus culturale revisionista, di proporsi per una rilettura diversa di quanto è stato definitivamente stabilito nei tre gradi di giudizio di cosa fu veramente la strage di Sant’Anna di Stazzema, la guerra sulle montagne e le contrapposizioni politiche che ne seguirono. Vicende che non chiusero le ferite né spensero con la condivisione gli echi di una guerra di liberazione che fu anche una guerra civile e di classe. Se consideriamo questo particolare momento storico italiano, incanalato dalle televisioni e dai mass media a risvegliare nel popolo italiano la vocazione plebiscitaria, la voglia del salvatore della patria, dell’unto del Signore che tutto può, allora la voce alzata dall’antifascismo con il volantinaggio di mercoledì sera va considerata un bene preventivo, mentre sorgono invece molti dubbi, sarà merito o demerito di Spike Lee, dover pensare che il film Miracolo a Sant’Anna si sia guadagnata questa mobilitazione generale. Non la merita. La meritano, più del film, le dichiarazioni rilasciate del regista, per le quali non c’è il paravento dello scrittore McBride. La protesta dell’Anpi e  dell’antifascismo in generale s’inquadra su un livello di confronto culturale ed ideologico ben al di sopra di quanto il film possa effettivamente ingenerare per depauperare i valori della Resistenza. Tuttavia la pellicola, quantunque in misura assai minore per le ragioni sopra elencate, anche se con una propagazione mediatica enormemente maggiore, sommandola agli ultimi episodi che si sono avuti in Versilia, caso Almirante in Versiliana e Clerici al Centro Congressi di Viareggio, e  in campo nazionale, le dichiarazioni sul fascismo dal sindaco di Roma Alemanno e sui combattenti di Salò dal ministro La Russa, rientra in quella doverosa cerchia episodica degna della mobilitazione finalizzata a contrapporre una vigilanza di prevenzione affinché la storia sul nazifascismo e sui crimini come fu quello Sant’Anna di Stazzema non possa essere manipolata a piacimento, invocando la libertà d’espressione e la creatività artistica. Giorgio Bocca ha scritto  su “la Repubblica” di mercoledì che “una tragedia come quella di Stazzema non la si inventa o non la si cambia per fare un film”.

Giuseppe Vezzoni
da "Il Giornale della Versilia
3 ottobre 2008

S'infiamma la polemica sul film di Spike Lee "Miracolo a Sant'Anna"
Giorgio Bocca: "Una tragedia come quella di Stazzema, non la si inventa e non la si cambia per fare un film"
Nella polemica sul film di Spike Lee, "Miracolo a Sant'Anna", è intervenuto anche Giorgio Bocca, partigiano nella zona Val Grana, comandante della Decima divisione Giustizia e Libertà. Già nei giorni scorsi L'Anpi non aveva nascosto il proprio disappunto per le storture della verità storica presenti nel film, ma Spike Lee non aveva voluto chiedere scusa ai partigiani, sostenendo che: «Anche i partigiani non erano amati da tutti, c'erano anche quelli che dopo aver fatto qualche azione scappavano sulle montagne, lasciando la popolazione civile a subirne le conseguenze». Il regista aveva affermato: «Una cosa è certa ed è quella che racconto e voglio raccontare: la 16ma divisione delle SS il 12 agosto del 1944 uccise a Stazzema 560 civili».
Giorgio Bocca racconta allora, dalle pagine de La Repubblica, perché anch'egli, partigiano, sparava e scappava. «Spike Lee - si chiede il giornalista - ha un'idea sia pur labile di cosa è la guerra partigiana in ogni tempo e in ogni luogo? E' ricorrere alla sorpresa, evitare di essere agganciati da un nemico superiore in numero e armi, mordere e fuggire al duplice intento di far male al nemico e di sopravvivere. Questi - spiega Bocca - sono i fondamentali di ogni resistenza armata, l'alternativa è una sola: rinunciare alla lotta di liberazione, accettare l'attesismo che fa comodo all'occupante».
Poi Bocca fa notare come nel film di Lee si sostenga «la versione falsa che la strage di Stazzema, le centinaia di donne e bambini trucidati, fu "colpa" di una sentinella partigiana che non aveva avvisato i compagni dell'arrivo delle SS». 
Lo scrittore italiano non accetta le giustificazioni di regista e sceneggiatore, i quali hanno sottolineato come la storia raccontata nel film sia «una finzione, una versione romanzata». «Una tragedia come quella - risponde Bocca - non la si inventa o non la si cambia per fare un film».

(2 ottobre 2008)  


Miracolo a Sant'Anna: 
il film della polemica

Prima dell'uscita del film di Spike Lee - che si annuncia come un evento mediatico unico - è divampata di nuovo feroce la polemica sul ruolo dei partigiani rispetto all'eccidio del 12 agosto 1944.
Mai nessuno ha ancora osservato come James Mc Bride - autore dell'omonimo romanzo -  possa aver raccolto e riverberata l'eco di una nota e antica vulgata sul coinvolgimento, quanto meno etico-morale, dei resistenti italiani nella triste vicenda. 
Quante volte, in Versilia, abbiamo ascoltato la storia meschina della rappresaglia per l'uccisione di soldati tedeschi, del volantino ipocrita affisso alla porta della chiesa, oppure del mancato aiuto, durante e successivo, all'eccidio. Storie immonde, finalmente vanificate dall'evidenza delle conclusioni processuali, che hanno reso giustizia al comportamento dei partigiani.
Eppure quei veleni hanno serpeggiato per anni nei nostri paesi; alimentati forse da chi nascondeva una più tragica verità: la possibile partecipazione all'eccidio di gente del posto, in ruoli non sempre subalterni.
Chi scrive o chi filma con la mentalità d'oltre oceano non può comprendere a pieno quanto sia ancora aperta in Versilia la ferita di Sant'Anna. L'eccidio viene relegato ad episodio narrativo necessario, soprattutto se si perseguono altri obiettivi, di valorizzazione del ruolo (in altri casi taciuto) dei soldati negri e, nel contingente, di sostegno alla candidatura dell'afro-americano Obama. 
Questi uomini viaggiano su lunghezze d'onda diverse dalle nostre e neppure si pongono il dubbio di quali effetti possano indurre sul pubblico con la storia inventata del partigiano traditore per denaro e per vendetta, responsabile indiretto dell'eccidio di S. Anna.
A James Mc Bride e Spike Lee possiamo anche concedere l'attenuante della buona fede, che fa leva soprattutto sulla libertà di espressione letteraria per il primo e sulla fedele trasposizione filmica per il secondo. Purtroppo, chi segue percorsi artistici talvolta sbanda rispetto alla strada maestra della ricostruzione storica.
Invece, la stessa attenuante non può essere concessa a chi, vivendo altre realtà e soprattutto quella locale, si è invaghito del film solo per l'effetto mediatico che spera di ottenere. 
"
Quanta insana euforia dà l'amicizia con i potenti e a quale delirio di onnipotenza spinge la carica pubblica, così da dimenticare senso critico e specialmente senso della misura".
È il segno indelebile dei nostri tempi... Berlusconi docet!

Si riportano di seguito i principali interventi sull'argomento:

SU SPIKE LEE E SANT'ANNA DI STAZZEMA

Contro l'antifascismo di maniera interessato soltanto al "ritorno d'immagine"

Nel comunicato dell’ANPI di Pietrasanta del 28 agosto 2008 contro il film di Spike Lee su Sant’Anna di Stazzema si parte da una assunzione di principio fondamentale: “la libertà di espressione e la creatività artistica sono diritti sacrosanti”. Nel senso che scrittori e registri, o artisti, possono scrivere e dire e fare ciò che vogliono.
Poi però si fa un distinguo importante. Si riflette, infatti, che quando un’opera, di qualsiasi tipo, per chi la fa, per il richiamo divulgativo che ha, per i luoghi reali che fanno da scena al racconto che rendono verosimile il tutto, etc. può finire per rappresentare una verità storica (in questo caso revisionista: il tradimento di un partigiano, come causa di tutto)  che prevarrebbe, per i modi e la forza mediatica con i quali si impone, su quella ormai sancita addirittura dalla giustizia, ecco in tale caso sarebbe opportuno ragionarci su, ponderarla, verificarla.
La domanda vera è chi dovrebbe fare questa riflessione. Non certo Spike Lee che  in base al principio di libertà e nella sua autonomia, e secondo i suoi obiettivi, che travalicano sicuramente le problematiche italiane,  poteva magari arrivare anche  a salvare dalle responsabilità i tedeschi e accusare non solo i partigiani, ma anche la popolazione.
Noi pensiamo invece che a dire la loro potevano essere le autorità amministrative e governative.
Infatti, verificato il contenuto, un sindaco poteva negare l’uso dei luoghi, oppure un ministro non dare contributi alla produzione (come sembra sia avvenuto). Non sarebbe stata un’operazione di censura. Spike Lee avrebbe potuto fare il film altrove, con i soldi suoi, e dire appunto tutto ciò che gli pareva.
Entra in gioco così un elemento fondamentale contenuto nel comunicato dell’ANPI di Pietrasanta, la denuncia di una antifascismo di maniera, ipocrita e superficiale, che addirittura è più interessato al “ritorno di immagine” che alla verità. Un antifascismo che accomuna purtroppo non solo molte autorità, ma anche più in generale molte coscienze. Noi di fronte ad esso abbiamo il dovere di urlare: Ma che antifascismo è? E’ questo il male vero che bisogna denunciare nella nostra società per contrastare un rigurgito reale, concreto e pericoloso dell’ideologia fascista.
Fare i distinguo su un film, non è quindi speciosa e sterile polemica ideologica, ma assumersi delle responsabilità, rivendicare dei valori, segnalare delle preoccupazioni. Un dovere che deve stare in ogni antifascista.
Per tutto ciò ci sentiamo accomunati all’Anpi di Pietrasanta ed alla sua denuncia.

Anpi Massa - Segreteria
(10 settembre 2008)

IL CIRCOLO "GENNJ MARSILI" DALLA PARTE DI SILICANI
Il Regista può non vincolarsi ai canoni della verità

CONTINUANO gli interventi sul dibattuto film di Spike Lee, «Miracolo a Sant’Anna», ormai vicino alla prima ufficiale. Falso storico, come pretende l’Anpi Versilia o "licenza artistica", come si difende il regista? A prendere adesso la parola, dopo l’interveto dell’assessore regionale, è Ada Alduina Bottari, del circolo culturale ‘Gennj Marsili’, a nome del gruppo di lavoro "La memoria e la storia". «L’accusa di falso storico avanzata dall’Anpi — scrive — è da ritenersi assurda per un’opera che non è una ricerca della verità sull’eccidio di S. Anna, ma un racconto dettato dall’immaginazione creatrice. Infatti, il regista di un film la cui trama sia ispirata ad un romanzo, non deve necessariamente lavorare come uno storico e non è vincolato dai canoni della verità. E’ libero di interpretare fatti realmente accaduti, di spaziare, di costruire trame. Saggio storico e romanzo non sono la stessa cosa. Sono perciò prive di senso posizioni che mettono sullo stesso piano in modo confusionario storia e romanzo, realtà e immaginazione, risultati del processo di La Spezia e Resistenza». La Bottari ricorda poi che un metodo d’indagine storiografica che respinge le cause uniche e le verità assolute e che si fonda sul pluralismo e sull’ascolto della gente umile, rappresenta l’unica chiave di lettura della storia dell’eccidio che renda giustizia alle vittime e ai superstiti. «Il sindaco Silicani — conclude Bottari — ha fatto bene a dare tutto il suo appoggio istituzionale al film e non ha con questo offeso la Resistenza, la quale si offende invece con giudizi precostituiti, con posizioni chiuse e dogmatiche che ostacolano la verità e la giustizia e quel naturale processo di comprensione che lo storico ha il compito di favorire».

La Nazione, Cronache locali
(7 settembre 2008) 

L'INTERVISTA DI SPIKE LEE A "LA REPUBBLICA" HA RIACCESO LA BRACE DELLA POLEMICA SOTTO LA CENERE

Potrebbe essere questo passaggio dell’intervista che il regista Spike Lee ha concesso a “la Repubblica” il 22 agosto ad aver riacceso la brace della polemica sul film Miracolo a Sant’Anna ed ha portato al botta e risposta tra l’Anpi di Pietrasanta e il sindaco Silicani. Domanda intervistatore: “Un altro elemento sorprendente è l'ambiguità dei personaggi: c'è un partigiano che tradisce i compagni e un ufficiale nazista estremamente sensibile, che legge Pascoli”. Risposta di Spike Lee: "Non potrò mai perdonare i nazisti per quello che hanno commesso, e tutti dobbiamo inchinarci di fronte al sacrificio dei partigiani. Tuttavia il mondo non è mai in bianco e nero, e la natura umana è segnata da fragilità e da corruzione”. 
È una risposta che pone degli interrogativi non certo lievi quelli con cui, viste le lacerazioni del passato, la libertà narrativa di Mc Bride e la fedele trasposizione della trama del romanzo nel film di Spike Lee pongono i partigiani e non i fascisti e/o i nazisti in quella natura umana segnata da fragilità e corruzione. Si ha un bel dire che l’Anpi di Pietrasanta fa delle polemiche inutili! È vero invece che chi doveva vigilare non l’ha fatto, lasciando che le vecchie ferite fossero riaperte da un film che poteva sottrarsi benissimo dal rispettare la trama di un romanzo in cui l’inserimento della vicenda di Sant’Anna  sembrerebbe servita più per il lancio editoriale del medesimo che per l’effettiva necessità  di ricomporre un quadro storico che ha temporalità e vicende diverse. Infatti, l’entrata in azione della Divisione Buffalo in Versilia è posteriore alla data della perpetrazione dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, senza dimenticare che i primi contatti tra popolazione superstite e le forze alleate avvennero a metà settembre del 1944, quando una pattuglia di soldati inglesi raggiunse il paese sterminato e la strage iniziò ad essere indagata come crimine di guerra perpetrato dalle SS. Le platee mondiali vedranno un nazista che legge Pascoli e un partigiano che tradisce i compagni per quattro denari. È solo un film, è vero, ma il messaggio che su  scala mondiale rischia di affiancarsi alla strage di Sant’Anna sarà  purtroppo questo: un partigiano traditore porta gli aguzzini a compiere il massacro. Non è stato così, perché furono i fascisti italiani dei luoghi a guidare i tedeschi e perché lo sterminio fu pianificato con quella guerra ai civili con cui si volle imporre il terrore nelle popolazioni.

Giuseppe Vezzoni
da "Il Giornale della Versilia"
(31 agosto 2008)
 

LA RISPOSTA DI SILICANI

Non mi sorprende questa alzata di scudi da parte dell’unica sezione ANPI di Pietrasanta che sul film di Spike Lee ha sollevato da mesi tutta una serie di eccezioni alla quali più volte è stato dato ampio spazio da parte di tutti e alle quali, sono certo, c’è chi avrà modo di rispondere da parte della produzione ben più che il Sindaco di Stazzema.
Mi domando in maniera estremamente chiara se i signori Giampiero Lorenzoni, Giovanni Cipollini, Moreno Costa e Enio Mancini abbiano tutte queste attenzioni nei confronti del sottoscritto solo per ragioni legate al film o per altre e ben più note questioni legate ai loro ruoli passati, e ormai archiviati, in relazione a S. Anna di Stazzema e, nei cui confronti, mai il sottoscritto ha posto accenti duri e altrettanto inqualificabili.
Respingo decisamente qualsiasi affermazione in merito alla loro esternazione riguardo all’aver io definito “squallide e insignificanti" le dichiarazioni e le preoccupazioni dell’Anpi”.

Ho sempre rimandato all’ANPI nazionale e alla visione del film ogni valutazione e futuro commento in merito come il miglior confronto possibile verso un regista e un film che valorizzerà a livello mondiale S. Anna di Stazzema e il sacrificio delle nostre popolazioni della Versilia.
La mia domanda ulteriore è se ho mai dimenticato di onorare compiutamente e con grande rispetto la Medaglia d’Oro per i sette comuni della Versilia nelle decine e decine di commemorazioni, onoranze e partecipazioni che in questi quattro anni del mio mandato ho presenziato in S. Anna di Stazzema, in Toscana e in tutto il territorio nazionale su nostra iniziativa o per iniziativa di tanti e tanti sindaci che ci hanno invitato in questi mesi e continuano ad invitarci per i prossimi mesi. A tutte queste iniziative ho partecipato e continuerò a farlo, con la volontà di condividere i valori antifascisti  per valorizzare la nostra storia e le sentenze di condanna dei fascisti e dei nazisti autori delle stragi e per testimoniare i valori di democrazia e libertà nati dalla Resistenza.
Ormai è chiaro un passaggio a tutti gli Stazzemesi e a molti Versiliesi ovvero che l’obiettivo di questi signori non è il film di Spike Lee ma è probabilmente il sottoscritto e le future elezioni amministrative.

Pertanto all’amico Franco Giustolisi, giornalista a cui va tutta la mia stima per il carattere che lo contraddistingue e per il valore che gli attribuisco per aver aiutato con le sue indagini giornalistiche l’apertura dell’Armadio della Vergogna, vorrei dire di non farsi fuorviare da coloro che forse non hanno ben a cuore l’enorme lavoro che stiamo portando avanti a S. Anna di Stazzema in questi anni  durante i processi e dopo le sentenze e al quale mi auguro le giovani generazioni saranno estremamente attente.
Per il rilievo mediatico che la produzione del film di Spike Lee promuove nel mondo è inevitabile che ci sia un richiamo all’istituzione locale cioè al Comune di Stazzema ma probabilmente nelle prossime settimane saranno coinvolti livelli istituzionali ben più alti e ai quali ritengo che l’ANPI di Pietrasanta si guarderà bene da riservare lo stesso trattamento che ha riservato al sottoscritto.
Rimando, come ho sempre fatto, alla visione del Film alla prima di Toronto ogni loro dubbio confidando in toni meno offensivi che io non ho mai, e ribadisco mai utilizzato nei loro confronti.
In fine ricordo che sono iscritto all’ANPI da diversi anni con la qualifica di antifascista.

Michele Silicani, Sindaco di Stazzema
(29 agosto 2008) 

IL REGISTA SPIKE LEE OFFENDE LA MEMORIA DELLA RESISTENZA
Falso storico nel Film “Miracolo a Sant’Anna”

Sarà presentato al Festival di Toronto e sarà nelle sale cinematografiche italiane il 3 ottobre il film “Miracolo a Sant’Anna“ del regista statunitense Spike Lee. Annunciata come un giusto e doveroso tributo al sacrificio dei soldati afro-americani della Divisione “Buffalo” sulla Linea Gotica, la pellicola è destinata a riaprire vecchie ferite in merito alla strage di Sant’Anna di Stazzema. Infatti, è la fedele trasposizione cinematografica del romanzo “Miracle at St.Anna“ di James Mc Bride, una storia immaginaria ambientata nel contesto delle vicende belliche del 1944, nel quale viene indicata come causa dell’eccidio del 12 agosto il tradimento di un partigiano, che, per denaro, guida nel piccolo paese le SS per consentire la cattura del suo comandante.
Questi, però, evita casualmente la cattura e allora i nazisti infuriati massacrano 560 civili inermi. La libertà di espressione e la creatività artistica sono diritti sacrosanti, ma non possono sconfinare nella menzogna e nella falsità storica, in modo particolare proprio ora che la Cassazione, confermando la condanna all’ergastolo ai 10 responsabili, inflitta dal Tribunale Militare di La Spezia, ha fatto piena e definitiva luce sulla causa dell’immane tragedia: un’operazione pianificata a tavolino dal comando della 16 SS Panzer Grenadier Division per colpire la popolazione, cioè uno dei tanti crimini perpetrati dai nazi-fascisti nel quadro della strategia del terrore, definita una vera e propria “guerra contro i civili”, senza alcun legame con episodi e azioni del movimento partigiano.
Inevitabilmente la fedele e dettagliata ricostruzione del massacro proprio sul luogo dove avvenne, com’è quella effettuata da un regista di indubbia e meritata fama come Spike Lee, finirà per indurre gran parte degli spettatori a ritenere veritiera l’intera vicenda cinematografica, che, invece, è pura fantasia e una colossale falsità storica.
Sconcertante, ma non certo imprevista dato il clima imperante di revisionismo storico, l’indifferenza con cui il problema è stato affrontato da soggetti, anche istituzionali, che dovrebbero essere sensibili a queste problematiche e gravissimo è l’atteggiamento assunto dal Sindaco di Stazzema Michele Silicani.
Dimenticandosi di essere depositario della Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Resistenza, conferita al Comune di Stazzema per la Versilia, e preoccupato di ritagliarsi degli spazi sui mass-media, Silicani ha definito squallide e insignificanti le dichiarazioni e le preoccupazioni dell’Anpi e il film un’importante testimonianza per la conoscenza degli eventi, un’ottima occasione di promozione turistica e, addirittura, un omaggio al sacrificio dei partigiani.
Continueremo a difendere con decisione la realtà storica e la memoria di quanti combatterono e caddero contro i nazi-fascisti, promuovendo una serie di pubbliche iniziative.
BASTA CON LE ACCUSE FALSE E TENDENZIOSE AI PARTIGIANI! TUTELIAMO IL VALORE STORICO E MORALE DELLA RESISTENZA! IMPEDIAMO CHE VENGA OFFESA LA MEMORIA DEI CADUTI DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE!
Per la Sezione Anpi “ G.Lombardi”, Pietrasanta (LU)

Moreno Costa, Presidente
Giovanni Cipollini,
Vicepresidenze, Autore di pubblicazioni sulla Resistenza
Enio Mancini, Superstite dell’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema
Gian Piero Lorenzoni, già Sindaco di Stazzema
Franco Giustolisi, Cittadino Onorario di Stazzema, Giornalista

(28 agosto 2008)

 

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