|
"Miracolo a Sant'Anna"
Tante polemiche per una fiction che più fiction non si può
Al
termine del film “Miracolo a Sant’Anna” un applauso che sapeva
più di rispetto, non certo per un’ovazione, si è levato quasi
liberatorio dalla sala gremita in ogni ordine di posti del cinema
Politeama di Viareggio, dove mercoledì sera è stata proiettata, in
anteprima per la Versilia, l’ultima fatica cinematografica del regista
Spike Lee. Il film si caratterizza con una lentezza narrativa che trova
ritmo solo in alcuni passaggi. Il primo pensiero è stato quello se
valeva davvero la pena di scatenare una così forte contrapposizione per
una pellicola che, visionandola, si autolimita da sola, che è poco
credibile nei dialoghi e che immediatamente, con quella testa di marmo
che penzola con la consistenza di un sacchetto di plastica dal fianco
del gigante buono color cioccolata, dimostra tutta la sua irreale
riproducibilità scenica, facendo altresì pensare che l’irrealtà sia
stata volutamente cercata dal regista afro-americano per sfuggire dal
durissimo compito di un’elaborazione in cui storia e pathos siano
elementi non disgiungibili nel rappresentare un delitto contro l’umanità,
la strage di Sant’Anna, per la quale si è avuta la riprova, tramite
il film, che era stata inserita unicamente come evento di richiamo nella
trama del romanzo Miracolo a Sant’Anna da cui è stato tratto
fedelmente il lavoro di Spike Lee. Con la visione del film, la tematica
antipartigiana si stempera e diluisce di molto il suo contenuto
negativo, miscelata com’è stata negli intrecci fantasiosi e “fantasticosi”,
surreali e mistici, nonché immersa nei luoghi comuni e situazioni
francamente improponibili, come il ballo in chiesa e/o la lingua di
Angelo, il quale, sotto le travi crollategli addosso per un colpo di
mortaio, non ha di meglio da fare che leccare il faccione buono di Sam
Train, il gigante nero, lento di mente ma grande di cuore, il vero
personaggio che si eleva nel film, e domandarsi perché la pelle non
avesse oltre il colore anche il sapore della cioccolata. Ma i bambini di
allora conoscevano la cioccolata? Poi la testa di marmo scolpita che si
dice sia stata ridata a Firenze ma che i cine spettatori se la ritrovano
alla fine del film su un tavolinetto davanti all’oceano, accanto ad
Angelo divenuto adulto e ricchissimo. Dunque le immagini danno
completamente il senso pieno di assistere ad una fiction che più
fiction non si può, pertanto un lavoro cinematografico che a nostro
modesto parere, forse ci sarà pure una punta di prevenzione, è
incapace di infliggere il temuto vulnus culturale revisionista, di
proporsi per una rilettura diversa di quanto è stato definitivamente
stabilito nei tre gradi di giudizio di cosa fu veramente la strage di
Sant’Anna di Stazzema, la guerra sulle montagne e le contrapposizioni
politiche che ne seguirono. Vicende che non chiusero le ferite né
spensero con la condivisione gli echi di una guerra di liberazione che
fu anche una guerra civile e di classe. Se consideriamo questo
particolare momento storico italiano, incanalato dalle televisioni e dai
mass media a risvegliare nel popolo italiano la vocazione plebiscitaria,
la voglia del salvatore della patria, dell’unto del Signore che tutto
può, allora la voce alzata dall’antifascismo con il volantinaggio di
mercoledì sera va considerata un bene preventivo, mentre sorgono invece
molti dubbi, sarà merito o demerito di Spike Lee, dover pensare che il
film Miracolo a Sant’Anna si sia guadagnata questa mobilitazione
generale. Non la merita. La meritano, più del film, le dichiarazioni
rilasciate del regista, per le quali non c’è il paravento dello
scrittore McBride. La protesta dell’Anpi e
dell’antifascismo in generale s’inquadra su un livello di
confronto culturale ed ideologico ben al di sopra di quanto il film
possa effettivamente ingenerare per depauperare i valori della
Resistenza. Tuttavia la pellicola, quantunque in misura assai minore per
le ragioni sopra elencate, anche se con una propagazione mediatica
enormemente maggiore, sommandola agli ultimi episodi che si sono avuti
in Versilia, caso Almirante in Versiliana e Clerici al Centro Congressi
di Viareggio, e in campo
nazionale, le dichiarazioni sul fascismo dal sindaco di Roma Alemanno e
sui combattenti di Salò dal ministro La Russa, rientra in quella
doverosa cerchia episodica degna della mobilitazione finalizzata a
contrapporre una vigilanza di prevenzione affinché la storia sul
nazifascismo e sui crimini come fu quello Sant’Anna di Stazzema non
possa essere manipolata a piacimento, invocando la libertà d’espressione
e la creatività artistica. Giorgio Bocca ha scritto
su “la Repubblica” di mercoledì che
“una tragedia come quella di Stazzema non la si inventa o non la si
cambia per fare un film”.
Giuseppe
Vezzoni
da "Il Giornale della
Versilia
3 ottobre 2008
S'infiamma
la polemica sul film di Spike Lee "Miracolo a Sant'Anna"
Giorgio Bocca:
"Una tragedia come quella di Stazzema, non la si inventa e non la
si cambia per fare un film"
Nella
polemica sul film di Spike Lee, "Miracolo a Sant'Anna", è
intervenuto anche Giorgio Bocca,
partigiano nella zona Val Grana, comandante della Decima divisione
Giustizia e Libertà. Già nei giorni scorsi L'Anpi non aveva
nascosto il proprio disappunto per le storture della verità storica
presenti nel film, ma Spike Lee non aveva voluto chiedere scusa ai partigiani, sostenendo che: «Anche
i partigiani non erano amati da tutti, c'erano anche quelli che dopo
aver fatto qualche azione scappavano sulle montagne, lasciando la
popolazione civile a subirne le conseguenze». Il regista aveva
affermato: «Una cosa è certa ed è quella che racconto e voglio
raccontare: la 16ma divisione delle SS il 12 agosto del 1944 uccise a
Stazzema 560 civili».
Giorgio Bocca racconta allora, dalle pagine de La Repubblica,
perché anch'egli, partigiano, sparava e scappava. «Spike Lee
- si chiede il giornalista - ha un'idea sia pur labile di cosa è la
guerra partigiana in ogni tempo e in ogni luogo? E' ricorrere alla sorpresa,
evitare di essere agganciati da un nemico superiore in numero e armi,
mordere e fuggire al duplice intento di far male al nemico e di
sopravvivere. Questi - spiega Bocca - sono i fondamentali di ogni
resistenza armata, l'alternativa è una sola: rinunciare alla lotta di
liberazione, accettare l'attesismo che fa comodo all'occupante».
Poi Bocca fa notare come nel film di Lee si sostenga «la
versione falsa che la strage di Stazzema, le centinaia di donne e
bambini trucidati, fu "colpa" di una sentinella partigiana che
non aveva avvisato i compagni dell'arrivo delle SS».
Lo scrittore italiano non accetta le giustificazioni di regista e
sceneggiatore, i quali hanno sottolineato come la storia raccontata nel
film sia «una finzione, una versione romanzata». «Una
tragedia come quella - risponde Bocca - non la si inventa o non
la si cambia per fare un film».
(2 ottobre 2008)
Miracolo
a Sant'Anna:
il film della polemica
Prima
dell'uscita del film di Spike Lee - che si annuncia come un evento
mediatico unico - è divampata di nuovo feroce la polemica sul ruolo dei
partigiani rispetto all'eccidio del 12 agosto 1944.
Mai nessuno ha ancora osservato come James Mc Bride - autore
dell'omonimo romanzo - possa aver raccolto e riverberata l'eco di
una nota e antica vulgata sul coinvolgimento, quanto meno etico-morale,
dei resistenti italiani nella triste vicenda.
Quante volte, in Versilia, abbiamo ascoltato la storia meschina della
rappresaglia per l'uccisione di soldati tedeschi, del volantino ipocrita
affisso alla porta della chiesa, oppure del mancato aiuto, durante e
successivo, all'eccidio. Storie immonde, finalmente vanificate
dall'evidenza delle conclusioni processuali, che hanno reso giustizia al
comportamento dei partigiani.
Eppure quei veleni hanno serpeggiato per anni nei nostri paesi;
alimentati forse da chi nascondeva una più tragica verità: la
possibile partecipazione all'eccidio di gente del posto, in ruoli non
sempre subalterni.
Chi scrive o chi filma con la mentalità d'oltre oceano non può
comprendere a pieno quanto sia ancora aperta in Versilia la ferita di
Sant'Anna. L'eccidio viene relegato ad episodio narrativo necessario,
soprattutto se si perseguono altri obiettivi, di valorizzazione del
ruolo (in altri casi taciuto) dei soldati negri e, nel contingente, di
sostegno alla candidatura dell'afro-americano Obama.
Questi uomini viaggiano su lunghezze d'onda diverse dalle nostre e
neppure si pongono il dubbio di quali effetti possano indurre sul
pubblico con la storia inventata del partigiano traditore per denaro e
per vendetta, responsabile indiretto dell'eccidio di S. Anna.
A James Mc Bride e Spike Lee
possiamo anche concedere l'attenuante della buona fede, che fa leva
soprattutto sulla libertà di espressione letteraria per il primo e
sulla fedele trasposizione filmica per il secondo. Purtroppo, chi segue
percorsi artistici talvolta sbanda rispetto alla strada maestra della
ricostruzione storica.
Invece, la stessa attenuante non può essere concessa a chi, vivendo
altre realtà e soprattutto quella locale, si è invaghito del film solo
per l'effetto mediatico che spera di ottenere.
"Quanta insana euforia dà l'amicizia con i potenti e a quale delirio di
onnipotenza spinge la carica pubblica, così da dimenticare senso
critico e specialmente senso della misura".
È il segno indelebile dei nostri tempi... Berlusconi docet!
Si
riportano di seguito i principali interventi sull'argomento:
SU
SPIKE LEE E SANT'ANNA DI STAZZEMA
Contro
l'antifascismo di maniera interessato soltanto al "ritorno
d'immagine"
Nel
comunicato dell’ANPI di Pietrasanta del 28 agosto 2008 contro il film di Spike Lee su Sant’Anna di Stazzema si parte da
una assunzione di principio fondamentale: “la libertà di espressione
e la creatività artistica sono diritti sacrosanti”. Nel senso che
scrittori e registri, o artisti, possono scrivere e dire e fare ciò che
vogliono.
Poi però si fa un distinguo importante. Si riflette, infatti, che
quando un’opera, di qualsiasi tipo, per chi la fa, per il richiamo
divulgativo che ha, per i luoghi reali che fanno da scena al racconto
che rendono verosimile il tutto, etc. può finire per rappresentare una
verità storica (in questo caso revisionista: il tradimento di un
partigiano, come causa di tutto) che
prevarrebbe, per i modi e la forza mediatica con i quali si impone, su
quella ormai sancita addirittura dalla giustizia, ecco in tale caso
sarebbe opportuno ragionarci su, ponderarla, verificarla.
La domanda vera è chi dovrebbe fare questa riflessione. Non certo Spike
Lee che in base al principio
di libertà e nella sua autonomia, e secondo i suoi obiettivi, che
travalicano sicuramente le problematiche italiane,
poteva magari arrivare anche
a salvare dalle responsabilità i tedeschi e accusare non solo i
partigiani, ma anche la popolazione.
Noi pensiamo invece che a dire la loro potevano essere le autorità
amministrative e governative.
Infatti, verificato il contenuto, un sindaco poteva negare l’uso dei
luoghi, oppure un ministro non dare contributi alla produzione (come
sembra sia avvenuto). Non sarebbe stata un’operazione di censura.
Spike Lee avrebbe potuto fare il film altrove, con i soldi suoi, e dire
appunto tutto ciò che gli pareva.
Entra in gioco così un elemento fondamentale contenuto nel comunicato
dell’ANPI di Pietrasanta, la denuncia di una antifascismo di maniera,
ipocrita e superficiale, che addirittura è più interessato al “ritorno
di immagine” che alla verità. Un antifascismo che accomuna purtroppo
non solo molte autorità, ma anche più in generale molte coscienze. Noi
di fronte ad esso abbiamo il dovere di urlare: Ma che antifascismo è? E’
questo il male vero che bisogna denunciare nella nostra società per
contrastare un rigurgito reale, concreto e pericoloso dell’ideologia
fascista.
Fare i distinguo su un film, non è quindi speciosa e sterile polemica
ideologica, ma assumersi delle responsabilità, rivendicare dei valori,
segnalare delle preoccupazioni. Un dovere che deve stare in ogni
antifascista.
Per tutto ciò ci sentiamo accomunati all’Anpi di Pietrasanta ed alla
sua denuncia.
Anpi
Massa - Segreteria
(10 settembre 2008)
IL
CIRCOLO "GENNJ MARSILI" DALLA PARTE DI SILICANI
Il
Regista può non vincolarsi ai canoni della verità
CONTINUANO
gli interventi sul dibattuto film di Spike Lee, «Miracolo a Sant’Anna»,
ormai vicino alla prima ufficiale. Falso storico, come pretende l’Anpi
Versilia o "licenza artistica", come si difende il regista? A
prendere adesso la parola, dopo l’interveto dell’assessore
regionale, è Ada Alduina Bottari, del circolo culturale ‘Gennj
Marsili’, a nome del gruppo di lavoro "La memoria e la
storia". «L’accusa di falso storico avanzata dall’Anpi
— scrive — è da ritenersi assurda per un’opera che non è una
ricerca della verità sull’eccidio di S. Anna, ma un racconto dettato
dall’immaginazione creatrice. Infatti, il regista di un film la cui
trama sia ispirata ad un romanzo, non deve necessariamente lavorare come
uno storico e non è vincolato dai canoni della verità. E’ libero di
interpretare fatti realmente accaduti, di spaziare, di costruire trame.
Saggio storico e romanzo non sono la stessa cosa. Sono perciò prive di
senso posizioni che mettono sullo stesso piano in modo confusionario
storia e romanzo, realtà e immaginazione, risultati del processo di La
Spezia e Resistenza». La Bottari ricorda poi che un metodo d’indagine
storiografica che respinge le cause uniche e le verità assolute e che
si fonda sul pluralismo e sull’ascolto della gente umile, rappresenta
l’unica chiave di lettura della storia dell’eccidio che renda
giustizia alle vittime e ai superstiti. «Il
sindaco Silicani — conclude Bottari — ha fatto bene a dare
tutto il suo appoggio istituzionale al film e non ha con questo offeso
la Resistenza, la quale si offende invece con giudizi precostituiti, con
posizioni chiuse e dogmatiche che ostacolano la verità e la giustizia e
quel naturale processo di comprensione che lo storico ha il compito di
favorire».
La
Nazione, Cronache locali
(7 settembre 2008)
L'INTERVISTA
DI SPIKE LEE A "LA REPUBBLICA" HA RIACCESO LA BRACE DELLA
POLEMICA SOTTO LA CENERE
Potrebbe
essere questo passaggio dell’intervista che il regista Spike Lee ha
concesso a “la Repubblica” il 22 agosto ad aver riacceso la brace
della polemica sul film Miracolo a Sant’Anna ed ha portato al
botta e risposta tra l’Anpi di Pietrasanta e il sindaco Silicani.
Domanda intervistatore: “Un altro elemento sorprendente è
l'ambiguità dei personaggi: c'è un partigiano che tradisce i compagni
e un ufficiale nazista estremamente sensibile, che legge Pascoli”.
Risposta di Spike Lee: "Non potrò mai perdonare i nazisti per
quello che hanno commesso, e tutti dobbiamo inchinarci di fronte al
sacrificio dei partigiani. Tuttavia il mondo non è mai in bianco e
nero, e la natura umana è segnata da fragilità e da corruzione”.
È una risposta che pone degli interrogativi non certo lievi quelli con
cui, viste le lacerazioni del
passato, la libertà narrativa di Mc Bride e la fedele trasposizione
della trama del romanzo nel film di Spike Lee pongono i partigiani e non
i fascisti e/o i nazisti in quella natura umana segnata da fragilità e
corruzione. Si ha un bel dire che l’Anpi di Pietrasanta fa delle
polemiche inutili! È vero invece che chi doveva vigilare non l’ha
fatto, lasciando che le vecchie ferite fossero riaperte da un film che
poteva sottrarsi benissimo dal rispettare
la trama di un romanzo in cui l’inserimento della vicenda di
Sant’Anna sembrerebbe
servita più
per il lancio editoriale del medesimo che per l’effettiva
necessità di ricomporre un
quadro storico che ha temporalità
e vicende diverse. Infatti, l’entrata
in azione della Divisione Buffalo in Versilia è posteriore alla data
della perpetrazione dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema,
senza dimenticare che i primi contatti tra popolazione superstite e le
forze alleate avvennero a metà settembre del 1944, quando una pattuglia
di soldati inglesi raggiunse il
paese sterminato e la strage iniziò ad essere indagata come crimine di
guerra perpetrato dalle SS. Le platee mondiali vedranno un nazista che
legge Pascoli e un partigiano che tradisce i compagni per quattro
denari. È solo un film, è vero,
ma il messaggio che su scala
mondiale rischia di affiancarsi
alla strage di Sant’Anna sarà purtroppo
questo: un partigiano traditore porta gli aguzzini a compiere il
massacro. Non è stato così, perché furono i fascisti italiani
dei luoghi a guidare i tedeschi e perché lo sterminio fu
pianificato con quella guerra ai civili con cui si volle imporre il
terrore nelle popolazioni.
Giuseppe Vezzoni
da "Il Giornale della
Versilia"
(31 agosto 2008)
LA
RISPOSTA DI SILICANI
Non
mi sorprende questa alzata di scudi da parte dell’unica sezione ANPI
di Pietrasanta che sul film di Spike Lee ha sollevato da mesi tutta una
serie di eccezioni alla quali più volte è stato dato ampio spazio da
parte di tutti e alle quali, sono certo, c’è chi avrà modo di
rispondere da parte della produzione ben più che il Sindaco di Stazzema.
Mi domando in maniera estremamente chiara se i signori Giampiero
Lorenzoni, Giovanni Cipollini, Moreno Costa e Enio Mancini abbiano tutte
queste attenzioni nei confronti del sottoscritto solo per ragioni legate
al film o per altre e ben più note questioni legate ai loro ruoli
passati, e ormai archiviati, in relazione a S. Anna di Stazzema e, nei
cui confronti, mai il sottoscritto ha posto accenti duri e altrettanto
inqualificabili.
Respingo decisamente qualsiasi affermazione in merito alla loro
esternazione riguardo all’aver io definito “squallide e
insignificanti" le dichiarazioni e le preoccupazioni dell’Anpi”.
Ho
sempre rimandato all’ANPI nazionale e alla visione del film ogni
valutazione e futuro commento in merito come il miglior confronto
possibile verso un regista e un film che valorizzerà a livello mondiale
S. Anna di Stazzema e il sacrificio delle nostre popolazioni della
Versilia.
La
mia domanda ulteriore è se ho mai dimenticato di onorare compiutamente
e con grande rispetto la Medaglia d’Oro per i sette comuni della
Versilia nelle decine e decine di commemorazioni, onoranze e
partecipazioni che in questi quattro anni del mio mandato ho presenziato
in S. Anna di Stazzema, in Toscana e in tutto il territorio nazionale su
nostra iniziativa o per iniziativa di tanti e tanti sindaci che ci hanno
invitato in questi mesi e continuano ad invitarci per i prossimi mesi. A
tutte queste iniziative ho partecipato e continuerò a farlo, con la
volontà di condividere i valori antifascisti
per valorizzare la nostra storia e le sentenze di condanna dei
fascisti e dei nazisti autori delle stragi e per testimoniare i valori
di democrazia e libertà nati dalla Resistenza.
Ormai è chiaro un passaggio a tutti gli Stazzemesi e a molti Versiliesi
ovvero che l’obiettivo di questi signori non è il film di Spike Lee
ma è probabilmente il sottoscritto e le future elezioni amministrative.
Pertanto
all’amico Franco Giustolisi, giornalista a cui va tutta la mia stima
per il carattere che lo contraddistingue e per il valore che gli
attribuisco per aver aiutato con le sue indagini giornalistiche l’apertura
dell’Armadio della Vergogna, vorrei dire di non farsi fuorviare da
coloro che forse non hanno ben a cuore l’enorme lavoro che stiamo
portando avanti a S. Anna di Stazzema in questi anni
durante i processi e dopo le sentenze e al quale mi auguro le
giovani generazioni saranno estremamente attente.
Per
il rilievo mediatico che la produzione del film di Spike Lee promuove
nel mondo è inevitabile che ci sia un richiamo all’istituzione locale
cioè al Comune di Stazzema ma probabilmente nelle prossime settimane
saranno coinvolti livelli istituzionali ben più alti e ai quali ritengo
che l’ANPI di Pietrasanta si guarderà bene da riservare lo stesso
trattamento che ha riservato al sottoscritto.
Rimando,
come ho sempre fatto, alla visione del Film alla prima di Toronto ogni
loro dubbio confidando in toni meno offensivi che io non ho mai, e
ribadisco mai utilizzato nei loro confronti.
In
fine ricordo che sono iscritto all’ANPI da diversi anni con la
qualifica di antifascista.
Michele
Silicani,
Sindaco
di Stazzema
(29 agosto 2008)
IL
REGISTA SPIKE LEE OFFENDE LA MEMORIA DELLA RESISTENZA
Falso
storico nel Film “Miracolo a Sant’Anna”
Sarà presentato al Festival di Toronto e sarà nelle sale
cinematografiche italiane il 3 ottobre il film “Miracolo
a Sant’Anna“ del regista statunitense Spike Lee. Annunciata
come un giusto e doveroso tributo al sacrificio dei soldati
afro-americani della Divisione “Buffalo” sulla Linea Gotica,
la pellicola è destinata a riaprire vecchie ferite in merito alla
strage di Sant’Anna di Stazzema. Infatti, è la fedele trasposizione
cinematografica del romanzo “Miracle
at St.Anna“ di James Mc Bride, una storia immaginaria ambientata
nel contesto delle vicende belliche del 1944, nel quale viene indicata
come causa dell’eccidio del 12 agosto il tradimento di un partigiano,
che, per denaro, guida nel piccolo paese le SS per consentire la cattura
del suo comandante.
Questi, però, evita casualmente la cattura e allora i nazisti infuriati
massacrano 560 civili inermi. La libertà di espressione e la
creatività artistica sono diritti sacrosanti, ma non possono sconfinare
nella menzogna e nella falsità storica, in modo particolare proprio ora
che la Cassazione, confermando la condanna all’ergastolo ai 10
responsabili, inflitta dal Tribunale Militare di La Spezia, ha fatto
piena e definitiva luce sulla causa dell’immane tragedia: un’operazione
pianificata a tavolino dal comando della 16 SS Panzer Grenadier Division
per colpire la popolazione, cioè uno dei tanti crimini perpetrati dai
nazi-fascisti nel quadro della strategia del terrore, definita una vera
e propria “guerra contro i civili”, senza alcun legame con episodi e
azioni del movimento partigiano.
Inevitabilmente la fedele e dettagliata ricostruzione del massacro
proprio sul luogo dove avvenne, com’è quella effettuata da un regista
di indubbia e meritata fama come Spike Lee, finirà per indurre gran
parte degli spettatori a ritenere veritiera l’intera vicenda
cinematografica, che, invece, è pura fantasia e una colossale falsità
storica.
Sconcertante, ma non certo imprevista dato il clima imperante di
revisionismo storico, l’indifferenza con cui il problema è stato
affrontato da soggetti, anche istituzionali, che dovrebbero essere
sensibili a queste problematiche e gravissimo è l’atteggiamento
assunto dal Sindaco di Stazzema Michele Silicani.
Dimenticandosi di essere depositario della Medaglia d’Oro al Valor
Militare per la Resistenza, conferita al Comune di Stazzema per la
Versilia, e preoccupato di ritagliarsi degli spazi sui mass-media,
Silicani ha definito squallide e insignificanti le dichiarazioni e le
preoccupazioni dell’Anpi e il film un’importante testimonianza per
la conoscenza degli eventi, un’ottima occasione di promozione
turistica e, addirittura, un omaggio al sacrificio dei partigiani.
Continueremo a difendere con decisione la realtà storica e la memoria
di quanti combatterono e caddero contro i nazi-fascisti, promuovendo una
serie di pubbliche iniziative.
BASTA CON LE ACCUSE FALSE E TENDENZIOSE AI PARTIGIANI! TUTELIAMO IL
VALORE STORICO E MORALE DELLA RESISTENZA! IMPEDIAMO CHE VENGA OFFESA LA
MEMORIA DEI CADUTI DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE!
Per la Sezione Anpi “ G.Lombardi”, Pietrasanta (LU)
Moreno
Costa, Presidente
Giovanni Cipollini,
Vicepresidenze,
Autore di pubblicazioni sulla Resistenza
Enio Mancini, Superstite
dell’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema
Gian Piero Lorenzoni, già
Sindaco di Stazzema
Franco Giustolisi, Cittadino
Onorario di Stazzema, Giornalista
(28 agosto 2008)
|