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IN MEMORIA DI
UN PARTITO CHE NON C'È PIÙ
Care compagne, cari
compagni,
i giorni, i mesi, che ultimamente abbiamo vissuto ci hanno portati a
momenti di euforia, seguiti da momenti di tristezza. Il tutto in quadro
di assoluta confusione...
Un governo già debole e malato è finito, una coalizione -per quanto
rissosa ed inconcludente- è stata spazzata via tramite un annuncio
televisivo di un'ex-Sindaco capitolino ed ex-segretario diessino, croce
e delizia dei migliori comici italiani per la sua straordinaria capacità
di essere "così ma anche il contrario".
Questa grande "novità" pomposamente annunciata dalla novella
"Pravda" italiana ("la Repubblica" di Carlo De
Benedetti in primis, ahimé letta e seguita come la Bibbia da certi
nostri compagni) e ripresa -a reti unificate- dalla TV del mono-duopolio
ormai consolidato (e riconfermato appassionatamente nei programmi del
PD, che ci ha annunciato che il conflitto-di-interessi non esiste più
per loro), questo "correre da solo" sarebbe stato, anche a
giudizio di qualche nostro compagno, la grande rivoluzione italiana.
Naturalmente il prode Veltroni non ha perso tempo ad imbarcare il sig.
Di Pietro, noto garantista e riformista, ed a scaricare il Partito
Socialista, invitato a sciogliersi in diretta dallo studio televisivo
del gran paggio del potere italiano, Bruno Vespa.
Non è che, siamo sinceri, "quel" PS meritasse molto di più
(e su questo tornerò abbondantemente dopo) ma è la prima volta in una
presunta democrazia occidentale (o in quello che ne resta, anche su
questo tornerò) che qualcheduno si permette di sciogliere d'imperio il
più antico partito del paese, quello che ha contribuito a scrivere la
Storia del paese, a partire dalle grandi lotte operaie e contadine,
dall'Antifascismo e la Resistenza, dalla Costituzione...
Non c'è male, davvero... E naturalmente sopravviveranno una specie di
"sinistra" tanto parolaia e demagogica quanto facile ai più
bassi compromessi ed i nostri ex-compagni radicali, nuovi adepti del
partito di Paola Binetti e compagnia... (cosa non si fa per un ministero
o per la Presidenza della Camera...).
La gran mossa di Veltroni ha indotto il vecchio nano nazionale,
sempiterno monopolista della televisione, a fare la stessa cosa,
liquidando quella parte del Centro, figlia della discutibile, ma grande,
esperienza democristiana. Ma di lui e degli amici suoi non mi interessa
se non come loro fiera e ferma avversaria... (comunque non disponibile a
prestarsi alla penosa ed infame richiesta del "voto utile":
vince l'uno o l'altro davvero pari sono!!!).
Intanto avevamo - seppure nel solito modo goffo e con le solite ridicole
manovre romane - intrapreso un percorso coraggioso: far rinascere il
partito Socialista, costruire una grande forza della Sinistra riformista
che parlasse davvero al mondo del lavoro, che fosse baluardo di laicità
contro la deriva clericale e degli "atei devoti", che potesse
rappresentare una vera speranza per milioni di giovani (e c.d."meno
giovani") italiani.
Subito il percorso è diventato accidentato: il burocratismo ed il
centralismo hanno presto preso il sopravvento. Da ciò discendono
comitati promotori nati per cooptazione da parte di correnti (o presunte
tali, atteso che qualcuna annovera un solo esponente) e di maggiorenti
romani, gente che sta in Parlamento solo grazie alle liste bloccate.
Ritardi, timidezze e tante, tantissime, "porcate" hanno
impedito a quel percorso di realizzarsi. Compagni che hanno dato tanto -
senza nulla chiedere - si sono trovati messi da parte per dare spazio
all'ascaro di turno: gli yes-man
e le nullità di turno hanno avuto la meglio, ad esempio facendo tessere
senza spendere né chiedere ai poveri interessati, un quattrino... solo
gli idioti e gli oppositori dovevamo uscire 30 euro e più l'uno... i
76mila tesserati sono una balla fin troppo evidente...
Ecco la vera origine del disastro del PS: un gruppo dirigente
penosamente inadeguato, rinchiuso nel suo fortino di piazza San Lorenzo
in Lucina, che ha finalmente imparato dai radicali come gestire un
partito tramite "franchising", liberandosi di chiunque sapesse
o potesse creare loro imbarazzi nelle loro squallide operazioni di
potere. E, consentitemi, anche la mancanza di coraggio di quelli in cui
pure tanti speravamo (leggi Angius).
Veltroni - l'uomo che non è mai stato neppure comunista, né
socialista, né democristiano - con l'aiuto dell'amico-nemico D'Alema e
degli ascari che hanno per tempo intruppato (Del Turco, Amato, etc...)
sta compiendo la migliore operazione stalinista del XXI secolo... e
trova ad affrontarlo una ridicola Armata Brancaleone (termine invero
nobilitante) ancora impegnata a definire gli spazi per i suoi
grandi-dirigenti-romani in totale spregio del territorio e della società,
quelli che hanno bisogno di seguire la deriva presidenzialista mettendo
il cognome "Boselli" nel simbolo, quasi non fosse solo
elemento di svantaggio... (l'interessato, pur facendo perdere voti
potenzialmente preziosi, potrà vantare un "capitale" politico
da vendere come ha sempre fatto).
Non è Veltroni, comunque, che ci sta ammazzando. Siamo noi stessi.
Lo siamo per pavidità e debolezza (comincio da me per prima). Lo siamo
per l'inadeguatezza della nostra stessa "base" spesso in mano
a persone interessate più a difendere un posto da assessore o
consigliere comunale che a contribuire ad un grande percorso politico.
Lo siamo perché ci siamo dotati di quadri inadeguati, come certi
giovani rampanti o ruspanti segretari di sezione o di giovanile o
provinciali che sperano in una personale sistemazione tramite
consulenze, consigli d'amministrazione ed affini, magari pensando che
altri abbiano ricevuto ciò che sarebbe (nel qual caso forse
ingiustamente) spettato a loro, a dispetto magari di una personale
pochezza.
Lo siamo perché non abbiamo trovato il coraggio di rinfacciare ad un
gruppo dirigente nazionale le sue mancanze e le sue bassezze, a
cominciare dall'utilizzo delle risorse (sapevate che il solo SDI incassa
oltre 4,5 milioni di euro di c.d. RIMBORSO ELETTORALE PUBBLICO l'anno?).
Lo siamo perché non sappiamo gridare contro questo stato di cose.
Finiremo nella soffitta di una politica, e di un'Italia, ormai spedite
verso il declino economico, politico e sociale e culturale, in un paese
che si avvia ad un regime più sottilmente diabolico di quello del
triste ventennio. Si, perché se non sapremo ribellarci, sarà il
REGIME.
Stavolta non ci saranno i SOCIALISTI Giacomo Matteotti, Carlo e Nello
Rosselli e tanti altri, ad opporsi ed a costruire un'Alternativa...
Non posso dare- putroppo - una risposta, so già che finirà che ci
disperderemo in mille rivoli e quelli che finiranno proprio fra le
braccia di chi ci ha "sciolti", in quel Partito Democratico
catto-comunista e confindustriale, saranno perfino peggiori di quelli
che andranno a rimpolpare l'opposizione di regime di Bertinotti o le
destre di Berlusconi, Fini, Bossi, Di Pietro(...ops... dimenticavo che
lui è un'alleato di questi signori! Quello si che è un vero
riformista...). Che poi anche questo intrupparsi altrove è figlio
dell'andazzo di questi anni tristi...
Ma forse la Storia ci impone questo sacrificio, che è sempre meno di
quello che è stato chiesto ai nostri compagni che sono morti lottando
da partigiani.
Chissàché magari un giorno, dopo aver riflettuto sui nostri limiti, il
Partito Socialista rinascerà! sempre più sconsolatamente Avanti! (guardando oltre la fine)
Una compagna socialista più "incazzata" di
altre/i
(6
marzo 2008)
UN'ANNOSA
INSOFFERENZA, UN GROTTESCO COMPLESSO DI SUPERIORITÀ
Una storia che si ripete puntualmente ed è giusto provare a capirne le
ragioni
Così Valter
Veltroni ha messo alla porta i Socialisti, un ex compagno comunista o ciò
che resta di lui ha snobbato e rifiutato un'alleanza che a prima vista
poteva sembrare fisiologica.
Ma vi è di più, pochi giorni addietro Tonino Di Pietro aveva invece
potuto stringere alleanza con il PD, aveva potuto conservare nome e
simbolo dell'Italia dei Valori, era entrato in società "alla
pari", senza dover chinare il capo sotto le forche, senza
inginocchiarsi davanti ad "un pulpito maggiore."
Da più parti si è gridato all'incoerenza ma infondo quest'entrata non
appare così illogica ed estemporanea poiché non fa altro che
confermare che in una buona parte di questo nuovo partito batta un cuore
democristiano e forse più di centrodestra di quanto si possa credere e
perdipiù Tonino è un acceso avversario del Cavaliere e ce la metterà
tutta per creargli grattacapi di ogni genere. Non è ancora finita e qui
casca l'asino: nel PD sono entrati anche i Radicali pur privi di
simbolo, pur orfani di Pannella; qui la cosa non sembra correre sul filo
della logica e non è pensabile che questo matrimonio sia stato voluto
dai Teodem del partito mentre è credibile che ad accoglierli sia stato
il compagno Valter che però, guarda caso, ha reso di fatto impossibile
l'accordo con i Socialisti che mai avrebbero voluto o potuto rinunciare
al loro simbolo che poi costituisce la loro secolare essenza. V'è chi
osa supporre che Valter abbia apposta chiesto loro di rinunciare al
nome, con la speranza che era quasi certezza che non avrebbero mai
voluto farlo.
Ma l'asino casca ancor di più perché per molti la scelta dei Radicali
potrebbe essere parecchio infelice, perché l'assolutismo di questi
ultimi è ormai arcinoto, perché mal sopportano di rimanere a lungo e
con disciplina fra i paletti di patti e di accordi precedentemente
presi, con chiunque, perché sono fin troppo famose le loro improvvise
ed inopportune fughe in avanti.
I Socialisti avrebbero di sicuro rappresentato partner assai più
affidabili, correttamente avvezzi al rispetto degli accordi che si
prendono in qualsiasi coalizione, elementi autenticamente di sinistra,
dotati di maturità e di lealtà e questo, con tutta probabilità, era
forse arcinoto nel PD ma non sarebbe mai bastato a farli entrare a testa
alta nella loro" società".
È doveroso cercare di capire chi non li abbia voluti. Molti non pensano
che sia stata l'ala democristiana a non volerli accogliere perché, fra
i due mali, Franceschini e C. avrebbero scelto quello minore e non di
certo gli scomposti e velleitari radicali. Ed allora, per esclusione,
resta da esaminare la posizione degli ex DS, che poi sono gli ex PDS,
che poi sono gli ex PC, che poi sono gli ex PSI anche se quest'ultima è
solo una battuta.
Sembra proprio che siano stati loro, questi ex compagni, sempre stati
affetti da sentimenti di incomprensione e di insofferenza verso i
cuginetti socialisti, sempre stati vittime di strani complessi di
superiorità nei loro confronti, sempre impegnati a cercare di
cancellarli dalla faccia della terra, con o senza l'aiuto dei giudici,
ma poi perché?!
Forse perché dal 1921 se ne sentono ancora una piccola costola di
questo glorioso Partito o forse perché i Socialisti non hanno mai
poppato al seno di Madre Russia e forse perché non hanno mai perorato né
odio, né lotta di classe e non hanno mai voluto bruciare né preti e né
chiese ma se ne sono coerentemente e talvolta sdegnosamente tenuti
lontani, molto più di loro, o forse perché l'idea socialista, che
tanto male gli ex PC hanno saputo imitare, alberga da sempre in Europa
dominandone le scene politiche o forse perché i Socialisti sono sempre
stati tali, rimasti tali, senza bisogno di cambiare nome, maschera,
cercando sempre gli stessi valori al di là di nuove ed insorgenti
convenienze, come una nave che abbia la sua rotta, il suo porto lontano
da raggiungere, la sua vela spiegata e non come i surfisti che cerchino
sempre nuove spiagge per farsi trasportare da nuove onde.
Freud aveva più volte affermato che qualsiasi complesso di superiorità
era sempre originato da un precedente complesso di inferiorità che la
psiche dell'individuo doveva cercare di ribaltare, dentro di sé.
Mamerto
Morescalchi
(6 marzo
2008
MA
COSA STIAMO ASPETTANDO?
Cari Compagni e care Compagne, Ma
cosa stiamo aspettando?
Scriviamo dalla locale Sezione di Follonica. Una di quelle che crede che
ci sia grande spazio per il Socialismo in Italia. In questi ultimi
periodi siamo cresciuti molto, abbiamo triplicato i tesserati arrivando
a 101 iscritti, contiamo due Assessorati, uno nel Comune di Follonica e
l’altro in Provincia di Grosseto.
Un anno fa il partito in riva al Golfo era ai minimi termini. Ed allora
ci siamo messi a lavoro per riconquistarci un ruolo politico dignitoso
in città. Oggi, con nostro piacere, i giornali locali danno risalto ai
nostri comunicati ed alle nostre linee politiche. A volte si
“scomodano” anche le emittenti televisive.
Ma, credendo di interpretare una parte importante del sentimento della
base socialista, soffriamo dall’assoluta mancanza di visibilità del
partito a livello nazionale.
I giorni che ci separano dalle elezioni passano velocemente ed ancora
tentenniamo nella speranza che il PD ci faccia l’elemosina (forse per
salvare una decina di seggi) accettando il nostro simbolo.
Noi, invece, crediamo che occorra il coraggio di rompere gli indugi
andando da soli, individuando un candidato Premier che attragga voti e
consensi.
Tra il Pd e la Sinistra Arcobaleno c’è uno spazio politico importante
tutto da conquistare, che, potenzialmente, potrebbe interessare un 20%
dell’elettorato.
Veltroni e Berlusconi stanno facendo una campagna elettorale tiepida e
povera di contenuti. Inoltre, recenti sondaggi dimostrano che gli
elettori richiedono facce nuove.
Noi crediamo che occorra dare spazio ai giovani ed alle donne.
Il Ps ha tra i suoi punti di forza il fatto di essere ancorato al PSE.
Per il Pd noi siamo la loro contraddizione vivente.
Occorre fare un appello forte e coeso affinché il PSE ci aiuti e
rimarchi che siamo l’unica forza politica in Italia realmente
rappresentativa dei Socialisti in Europa.
In questa direzione, Pia Locatelli ed Alessandro Battilocchio o comunque
una figura nuova in assoluto, grazie ai legami con il Pse potrebbero
rappresentare degli ottimi candidati Premier.
Una donna ed un giovane: entrambi sarebbero delle assolute novità nel
panorama politico nazionale e potrebbero adoperarsi in una campagna
elettorale determinata, improntata ad un forte riformismo intorno alla
quale rimarcare le importanti differenze tra l’Italia e l’Europa.
In un Italia asfissiata, impaurita ed immobilizzata da fisco, banche e
baronie di ogni tipo, c’e’ spazio per una campagna elettorale
profondamente innovatrice, nel quale riversare tutte le risorse
economiche del Partito.
Ma occorre coraggio, quel coraggio che ancora non vediamo.
(22
febbraio 2008)
PERCHE'
NON FONDARE UN "PARTITO SOCIALISTA DELLA VERSILIA"?
Caro Antonio, ma il mio è
dissenso o amore non corrisposto? Una lungaggine così snervante in una
società che, purtroppo, vede gente che in un'ora fonda un partito,
un'estenuante percorso al quale siamo chiamati a partecipare per una
sognante rifondazione del socialismo, inteso come partito, è stancante anche per chi come me vorrebbe essere sicuro di poter
morire con un partito socialista nato, cresciuto e forte. Penso agli
ebrei che se avessero avuto Boselli al posto di chi li guidava sarebbero
sempre in attesa di tornare in Palestina. E per noi è un po’ la
stessa cosa, una patria sognata che vorremmo raggiungere. Io mi sono
stancato . Ma la vogliamo fare noi della base questo nuovo partito?
Facciamo una assemblea costituente versiliese e fondiamo il nuovo "Partito
socialista della Versilia". Poi quando ci sarà quello nazionale
aderiremo. Ma intanto organizziamo una presenza che non è più
rinviabile
Fraternamente Gianni
Giannini
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