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Manifestazione dei Socialisti
per Enrico Rossi
Io scelgo il futuro!
Lunedì
22 marzo 2010, ore 21
Palacongressi - Sala Rossa
Firenze
PER UN MANIFESTO DELLE
CULTURE DI PIETRASANTA

La campagna elettorale ha fatto capire quanto sia importante per
Pietrasanta la questione “cultura”, soprattutto perché il dibattito è
andato al di fuori della cerchia dei partiti. L’iniziativa di
“ContinuArte” è servita, quanto meno, a rendere palpabile la diffusa
preoccupazione sul futuro della produzione artistica e sullo
snaturamento in atto del volto della città.
Culture diverse, ma rispettose dell’identità e della tradizione, si sono
sempre incontrate a Pietrasanta senza togliere nulla, ma aggiungendo
molto. Al contrario, forme aggressive di mercificazione, che guardano
soltanto all’oggi, stanno svuotando le strade e le piazze di relazioni
umane e di valori culturali. Sullo sfondo c’è l’amara prospettiva di una
seconda Forte dei Marmi che, tra il modaiolo e il mondano, poco produce
e molto consuma, a ritmi così sostenuti da impoverire le risorse
accumulate nel tempo.
Sono stati preannunciati manifesti ed iniziative per rilanciare una
riflessione sull’identità e sulle culture di Pietrasanta.
Ben vengano e al più presto.
Senza la presunzione di fornire ricette definitive, si segnala soltanto
un recente spunto poetico di Giuseppe Cordoni, dal titolo “Preghiera per
Pietrasanta”, che sembra scritto apposta. È un poemetto breve dedicato
alla memoria degli scalpellini, che l’autore considera i primi veri
operatori culturali della città:
“Pietrasanta. Sullo stemma di chi l’ha fondata spicca, come un sole,
un sasso del Golgota intriso d’una goccia di sangue del Redentore.
Secoli di passione a cercare nel marmo le ragioni possibili della
Bellezza. Misura aurea delle sue strade e oro delle mani di tutti gli
scultori che l’hanno attraversate. Che la sua vocazione non finisca!”
Antonio Bartelletti
(10 marzo 2010)
socialisti.versilia@libero.it


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FIDIA
ARATA:
UN SOCIALISTA DEL PRIMO GOVERNO DELLA TOSCANA...
UNA PASSIONE DI MONTAGNE, FILOSOFIA E... MARMI
La figura di Fidia Arata,
poliedrica figura di politico, professore universitario, filosofo,
amministratore regionale e locale e presidente di associazioni di
volontariato come il Club Alpino Italiano di Forte dei Marmi (dal 1952
al 2004) , ha attraversato un lungo periodo della storia della Versilia
con una serie di avvenimenti importanti e sempre con una saldezza morale
e una "difesa attiva" dei valori etici oggi difficilmente
ripetibile in molti esponenti della politica toscana.
Lasciando un piu' dettagliato giudizio a chi maggiormente ha frequentato
l'uomo politico e il professore Fidia Arata nel suo tempo, un mio
ricordo personale da socialista, socio del Club Alpino di Forte dei
Marmi e universitario è legato sia al personale apprezzamento che egli
ebbe nel mio lavoro di ricerca storica locale, riconoscendo valido e
finanziando il mio libro del 1998 sulle "Miniere in Versilia"
(con una sua sentita prefazione) sia alle varie e diverse informazioni
che egli in vita seppe darmi su alcuni dettagli storici nella politica
dei primordi del Consiglio Regionale della Toscana.
In particolar modo di Fidia Arata, nel campo dello sviluppo delle
pianificazioni programmatiche del governo della Toscana nel quadro
dell'assegnazione delle competenze minerarie sulle cave apuane, è da
ricordare l'impegno da protagonista che egli spese per l'allestimento
politico della programmazione della prima fase del "Progetto
Marmi" della Regione Toscana dal 1972 al 1975.
Dalla lettura di pubblicazioni e della rassegna stampa del periodo si
rivedono i numerosi convegni, giornate di discussioni, spese a livello
di pianificazione politica e di impostazione anche tecnica dei lavori
preparatori a quello che rimane uno dei progetti tecnici più lunghi in
termini di durata temporale che la Regione Toscana abbia affrontato (dal
1972 al 2007).
Al termine di quella prima fase di lavoro, che fu eseguita sul campo da
6 geologi e studenti di geologia e 3 docenti coordinati dal compianto
prof. Gaetano Giglia dell'Università di Pisa, si elaborarono le prime
relazioni sulle problematiche di una unitaria redazione di documenti di
pianificazione per "comparti attrezzati" e l'allestimento di
una specifica cartografia tecnica a scala di dettaglio.
Questi sforzi di programmazione tecnica e politica portarono ad una
seconda fase tecnica attraverso l'ente regionale per l'assistenza
tecnica e gestionale (ERTAG) che con varie personalita' tecniche porto'
la regione Toscana ad una delle prime pianificazioni normative del
settore estrattivo (la LR 36/80) e alla redazione di numerose
cartografie tematiche ed elaborati tecnici, catalogi merceologici dei
marmi apuani, dal 1980 fino allo scioglimento dell'ente nel 1988.
La Regione Toscana ha oggi fatto revisionare e aggiornare alle
conoscenze tecniche di oggi, dal 2004 al 2007 e attraverso il lavoro di
6 geologi coordinati dal prof. Luigi Carmignani, tutto il contenuto
tecnico del Progetto Marmi da parte dell'Università di Siena, giungendo
infine ad una pubblicazione completa e ad una fruizione "on
line" di tutto il materiale precedente e della nuova documentazione
tecnica elaborata dal 1988 a oggi.
Si deve quindi senza dubbio riconoscere il ruolo importante che Arata
ebbe in quel primo periodo del consiglio regionale toscano
nell'incentivazione programmatica dei settori estrattivo, turistico e di
valorizzazione delle Alpi Apuane da molti punti di vista.
Dell'uomo Fidia Arata è da pensarsi nel futuro un ambito di
valorizzazione storica e politica della sua figura, che lo riproponga
come esempio sia di sopraffina cultura accademica che di laboriosa ,
talora spigolosa, concretezza amministrativa che lo ha
contraddistinto e ha portato ad alti livelli un modello di cultura
socialista corredata da elevati e intaccabili valori morali, oggi da
ripensare e rivedere come riferimento rispetto allo scadimento
complessivo della tenuta etica della politica locale (anche in Toscana)
e del relativismo e "commercializzazione" forzata della
cultura e della coerenza nel nostro tempo.
Sergio Mancini
(3 marzo 2010)
Nel
ricordo del Presidente socialista, uno spaccato della storia politica
stazzemese del 1990
Ventennale
della morte di Sandro Pertini
La
Libera Cronaca vuole ricordare in questa maniera i 20 anni trascorsi
dalla morte del Presidente degli Italiani: Sandro Pertini. Sabato 24
febbraio 1990 morì l’uomo politico e il Capo di Stato che avvicinò i
ragazzi delle scuole alle Istituzioni. Due giorni dopo, lunedì 26
febbraio 1990, si riunì il PSI di Stazzema presso il Bar Trattoria
Garbati di Mulina di Stazzema (lunedì è turno di riposo dell’attività e
il PSI di Stazzema del tempo, non avendo più la sede, chiedeva, per le
riunioni serali di partito, la disponibilità ai proprietari dei locali
pubblici stazzemesi nei giorni in cui gli esercizi erano chiusi al
pubblico). Segretario comunale del PSI era Giuseppe Vezzoni. L’oggetto
di quella riunione era l’accettazione o no della controproposta della
D.C. Stazzemese, guidata da Gian Piero Lorenzoni, con cui avrebbe
acconsentito di fare un accordo con il PSI se i socialisti prendevano le
distanze dal PCI ed accettavano nella lista di eventuale coalizione la
formula 3+1 di candidati che stessero bene anche alla D.C. Numero
comprensivo anche di quello probabile di un candidato del PRI. Il
Consiglio comunale di Stazzema era composto allora di 20 consiglieri: 16
alla maggioranza e 4 alla minoranza. La controproposta della DC (3+1)
con cui era stata rigettava la proposta del PSI (6 candidati tutti PSI e
senza nessuna pregiudiziale) fu portata fresca fresca quella sera dalla
delegazione del PSI, composta da F. Tarabella, R. Babboni e R. Verona (vulgo
Capolino) che aveva incontrato nel tardo pomeriggio la D.C , Stazzemese
a “Piazza del Gesù” del Mulin del Giusti, a Pontestazzemese. Giuseppe
Vezzoni, prima di dare inizio alla riunione, ricordò con queste parole
il compagno Sandro Pertini. Testo tratto dal quaderno verbali del
segretario del PSI Stazzemese Giuseppe Vezzoni (20 0ttobre 1989-25
ottobre 1991).
“Cari compagni, come segretario non posso esimermi dal
tralasciare, aprendo i lavori di questa assemblea, un cenno di ricordo
per il compagno Sandro Pertini. Un socialista che lascia a tutti noi un
patrimonio di valori che non debbono essere perduti. Era un uomo che
rifuggiva dalle formule alchemiche della politica, osteggiando con la
semplicità delle argomentazioni che arrivavano alla coscienza di tutti
quel parlare criptico in cui spesso si nascondono gli alibi della
deresponsabilizzazione e del disimpegno, germi che inficiano la
trasparenza di chi si vuole impegnare a portare nel partito e nella
società il genuino contributo per cementare le ragioni democratiche: nel
Paese e nel Mondo. Ricordo infine il Presidente, quello che ha saputo
rivoluzionare nella veste più alta della Repubblica il porsi e il darsi
alla gente comune, gettando alle ortiche tutti i cerimoniali, quello che
ha puntato il dito nel Partito e nel Paese sulle responsabilità, sui
lassismi, sulle ingiustizie, chiamandole con il vero nome e senza giri
di parole. Ricordo anche che come Capo dello Stato ha messo in prima
fila tutta la forza morale della sua persona nel periodo più buio della
Repubblica, quando il terrorismo e le associazioni occulte cercarono di
minare le basi delle nostre Istituzioni Democratiche. Questo è il
pensiero che i socialisti di Stazzema avranno sempre del Compagno Sandro
Pertini”
Nella riunione successiva, il 3 marzo 1990, il PSI di Stazzema decise di
non accettare la mortificazione che pretendeva la Democrazia Cristiana
di Stazzema. Non era solo nel numero dei candidati ma aveva anche la
pretesa che il PSI disconoscesse i progetti, come il Parco della Pace,
Antro del Corchia, Circonvallazione di Pontestazzemese, Molinette e
Alpeggi, ritenuti allora la terra dei sogni di Stazzema. Il PSI di
Stazzema riconfermò la sua presenza nella coalizione della Rinascita
della Montagna assieme al PCI e subì la sconfitta elettorale. Giuseppe
Vezzoni voleva che il PSI facesse una lista autonoma ma passò dopo una
votazione democratica la decisione di proseguire l’alleanza con il PCI.
Dopo neanche un anno la storica esperienza della coalizione di Rinascita
della Montagna (1975-1990) cesserà. La causa è che il consigliere di
area socialista Luperi diverrà assessore in Comunità Montana. La fine
della coalizione Rinascita della Montagna sarà ufficializzata dal
capogruppo del PCI, Alberto Tenerani, nel Consiglio comunale del 20
novembre 1990. Scorrendo i verbali di 20 anni fa, neanche la barzelletta
più azzeccata arriverebbe a far ridere tanto: soprattutto come
cambia/non cambia la politica di Stazzema e come ci si travasa senza
alcun ritegno per quello spirito di servizio di fare politica che sa
tanto d’altro.
Giuseppe
Vezzoni
(24 febbraio 2010)
Nel
decennale della scomparsa,
la posizione di un socialista critico sulla figura dello statista
milanese
Craxi ha
fatto comodo prima e fa comodo oggi
Ospitiamo
volentieri un intervento critico di Giuseppe Vezzoni sulle celebrazioni
di Bettino Craxi, a dieci anni dalla morte. Non vi è dubbio che
l'autore del pezzo sia un socialista e che esprima un sentimento diverso
da quanto ascoltato in questi giorni. Per ricordare bene Craxi bisogna
iniziare subito con contributi "contro" e non con quelli a
"favore", magari di circostanza o di opportunità, poiché la
figura dello statista milanese
è complessa e difficile anche oggi da valutare nella sua portata
storica. Craxi è stato un segretario di partito dirompente, mai banale
e scontato, che ha fatto discutere e giustamente dividere ed
appassionare la scena politica italiana. Ci piacerebbe che qualcuno
usasse queste pagine per un approfondimento vero e sereno su Craxi e il
Socialismo degli anni Ottanta, al di fuori dei luoghi comuni su
Tangentopoli e la Prima Repubblica, che tanto disastro hanno
provocato.
La parola dunque, per primo, a Giuseppe Vezzoni...
Non
mi allineo a questa rivisitazione della figura di Bettino Craxi. Il fu
segretario del fu PSI ha fatto comodo prima e torna a fare comodo oggi:
agli stessi che ieri gli lanciarono le monetine e che oggi lo vogliono
rivalutare come statista sentendo addosso, come allora, lo scalpitar
della carica della magistratura. Lo scrivo e lo ripeto da socialista cui
mi sento, da socialista che il 25 ottobre 1991 (Tangentopoli è iniziata
nel febbraio 1992) ha piantato il PSI con una lettera pubblica, nauseato
da come si stava snaturando un partito che con Craxi e la sua voglia di
potere ad ogni costo aveva imbarcato gli arrivisti, i voltagabbana, gli
affaristi, uomini senza valore e senza i valori socialisti, gente che
mirava al sodo, costasse quello che costasse. Craxi ha ucciso il PSI e
l’idea socialista rinunciando a farsi giudicare da una giustizia di
uno Stato di cui era stato Presidente del Consiglio, dalla giustizia di
uno Stato che in Parlamento aveva denunciato fosse diffuso da
degenerazioni, corruttele, abusi e illegalità. Un socialista vero
avrebbe combattuto, fino alla galera. Avrebbe costretto coloro che
facevano incetta di tangenti come il PSI a farsi un esame di coscienza
pubblico, invece ha dato loro l’alibi per nascondersi dietro ad un
uomo impaurito, violentato dalle monetine lanciategli contro
all’uscita dall’hotel Raphael. Quelle monetine non sono più volate,
eppure la corruzione e il malaffare delle tangenti è continuato ed ha
toccato anche quelli che lasciarono isolato il segretario socialista. Le
tangenti, che oggi nessuno ha voluto significare cosa producevano, hanno
aumentato i costi delle opere pubbliche, hanno caricato di debiti i
cittadini italiani. Non servivano evidentemente per fare politica ma per
la sua accezione peggiore. Come si può fare politica ricorrendo
all’illegalità? In questa giornata, rispettando il dolore dei
famigliari a dieci anni dalla morte, come Libera
Cronaca vogliamo annotare “la durezza senza uguali” che, dal
1992 in poi, le fasce più deboli della popolazione italiana hanno
subito dalla politica della Seconda Repubblica, nata dal lancio delle
monetine e dalla fuga di un politico condannato in contumace due volte,
anche se per un procedimento di condanna la Corte dei Diritti
dell’Uomo di Strasburgo ha rilevato che sia stato violato il
“diritto ad un processo equo”. Craxi ha fatto comodo ieri e fa
comodo oggi per veicolare l’idea che su quel crocevia trasversale, il
rosso e il verde del semaforo della giustizia debbano scattare a seconda
il censo sociale: rosso sempre e comunque per il popolo, verde per
l’eterno perseguitato politico di turno, per i finanzieri senza
scrupoli e industriali e manager che coperti dalle banche portano
all’eccesso i fallimenti dei gruppi industriali. Con la commemorazione
odierna non si è forse cercato, fra le mille attenzioni del caso, che
la Giustizia Italiana può modulare la sua durezza di azione a proprio
compiacimento di casta o per interessi di altri? Se fosse così, si
abbia il coraggio di denunciarlo e di porvi rimedio senza indugio, ma
senza ricorrere all’immunità dei politici, al processo breve o a
quant’altro che possa prefigurare che davanti alla legge non tutti
sono uguali. Come cittadino non ci sto, come cittadini non dobbiamo
starci a questa rivisitazione che mira, attraverso Craxi, a far passare
qualcos’altro che la ovvia e cointeressata rivalutazione di un
uomo-statista. Arriva tardi questo ripensamento che sa tanto di
opportunismo peloso, dopo che al PSI si è fatta mangiare la polpetta
avvelenata. L’ultima gliela ha confezionata il PD di Veltroni, che ha
scelto di allearsi con l’Italia dei Valori di Di Pietro e non con il
PSI. Il magistrato Di Pietro ha fatto il proprio dovere di Pubblico
Ministero: quello dell’accusa e del cercare le prove della corruzione.
Tuttavia, in maniera scorretta e fuorviante si richiama sempre
l’azione del magistrato del pool di Mani Pulite nonostante è risaputo
che gli ordini di carcerazione e le sentenze sono emessi, allora come
oggi, dai giudici e non da pubblici ministeri. Con calcolo si sono fatti
disperdere coloro che credevano nei valori del PSI, mentre la diaspora
dei furbi ha trovato braccia aperte su sponde contrapposte per
continuare a governare con quella “durezza senza uguali” le classi
meno abbienti. Craxi è stato lasciato solo ieri e come avviene sempre
in Italia è stato troppo circondato oggi. Un rimorso politico mosso da
ben altri interessi che la voglia vera di riconsiderare la sua figura.
Craxi e la sua vicenda oggi servono alla politica per circoscrivere la
magistratura, a quella politica che tiene fermo da quindici anni il
potere di acquisto degli operai e dei pensionati, inchiodati come Cristo
a quel non “non diritto di equa politica”. Sono quindici anni che i
lavoratori hanno man mano perso i diritti conquistati, che hanno
iniziato a fare i conti con il lavoro interinale, con la precarietà dei
contratti a termine,
con l’impoverimento economico delle famiglie per l’entrata in
vigore dell’euro, lasciato libero di depredare i redditi, con
l’allungamento dell’età per la pensione e la riduzione dei
coefficienti, coi licenziamenti di massa come quelli fatti nel settore
dell’istruzione. Nonostante ciò, il debito pubblico non è calato ma
è aumentato, la corruzione pure, la malavita organizzata controlla
vaste aree del Paese, le tangenti sono continuate, i consigli comunali,
provinciali, regionali e il Parlamento non incidono più ma vanno a
rimorchio dei pochi che comandano e fanno le scelte, l’Italia è
indietreggiata nella scala della civiltà delle nazioni e fa finta di
non vedere la disoccupazione giovanile, l’abisso sociale dell’Italia
di domani, di anziani che rischiano di non maturare più la pensione o
di averla in quella misura da rendere infimo l’ultimo tratto della
loro vita. Oggi è stata rivalutata la figura di Craxi, vittima di una
“durezza senza uguali”. La Libera
Cronaca vuole invece ricordare le classi più indifese degli
italiani, anche loro vittime di “una durezza senza uguali” per il
mancato diritto di avere un’equa politica.
Giuseppe
Vezzoni
(19 gennaio 2010)
DOMENICO
LOMBARDI (PD) È IL CANDIDATO SINDACO A PIETRASANTA PER IL CENTRO-SINISTRA
Le primarie di Pietrasanta,
tutte interne al PD, hanno scelto la via dell'esperienza e della maturità.
Domenico Lombardi e la sua lunga militanza politica sono l'arma del
centro-sinistra per sconfiggere, alle prossime elezioni comunali, l'armata
agguerrita del candidato sindaco del
centro-destra, ancora da individuare. Lombardi vince le primarie con 1212
voti (pari al 51,9% dei voti validi) e stacca di quasi dieci punti il più
giovane e desideroso di emergere, Luca Mori, che ha raggiunto il 42,2%. Il
terzo concorrente, Patrizia Viviani, ferma al 5,9% ha preso male l'esito del
voto annunciando che il suo gruppo uscirà dal Pd e non sosterrà Lombardi.
(23 novembre 2009)
I SOCIALISTI FUORI DA SeL?:
OPPORTUNISMO O COERENZA?
Nencini
ha spiegato le ragioni del suo 'No' e di quello dei Socialisti alla
trasformazione dei SeL da cartello elettorale a partito politico. Le ha
spiegate bene, ma non ha convinto pienamente. Rimane nei più l'amaro della
chiusura anticipata dell'ennesima esperienza di rilancio socialista, in cui
è stato speso tempo e riposta più di una speranza. È pur vero che il de
profundis a SeL lo ha cantato prima l'Assemblea nazionale dei Verdi a
Fiuggi. È pur vero che il caso "Puglia" e le ambiguità sulla
collocazione europea hanno indebolito la leadership Vendola e creato crepe
tra le piccole e diverse forze politiche di questa "sinistra non
rappresentata".
Tutto vero e forse sufficiente a giustificare l'impuntatura di
Nencini.
Rimane però sul Partito Socialista un pregiudizio "storico",
diffuso dagli anni del Pentapartito e passato per Tangentopoli, di forza
sleale e inaffidabile, con l'attitudine al più cinico opportunismo. Lo
pensa buona parte dell'opinione pubblica; a torto, ma lo pensa.
C'è da sperare che, alle prossime regionali, i posti "assicurati"
ai Socialisti dal Pd, non alimentino questa usata novella, anche perché in
ogni leggenda c'è sempre un fondo di verità.
(17 novembre 2009)
I
RISULTATI DEL CONGRESSO PROVINCIALE SOCIALISTA DI LUCCA
Si è svolto a Lucca,
presso la sala dell'Alba, il Congresso Provinciale dei socialisti lucchesi.
Alta è stata la partecipazione e numerosi sono stati gli interventi nel
dibattito,tra cui segnaliamo quello di Pieraldo Ciucchi, segretario
regionale del Partito.
Le conclusioni hanno visto i socialisti lucchesi preoccupati per la grave
crisi economica in atto e la richiesta di azioni governative in grado di
combattere la disoccupazione,oltre che a creare strumenti finanziari a
favore della piccola e media impresa. Particolarmente accorata è stata la
richiesta di una politica di salvaguardia per il lavoro dei giovani, per
quello a progetto e saltuario che ha assoluto bisogno di strumenti di
protezione.
Altro tema affrontato i rapporti con gli altri partiti provinciali del
centro sinistra.
Anche qui si sono sottolineate le gravi difficoltà passate e la necessità
di una ripresa di rapporti politici per ricostruire una forte presenza in
vista delle prossime scadenze elettorali a partire dalle prossime elezioni
regionali della primavera 2010.
Al termine dei lavori sono stati eletti gli organismi provinciali del
Partito.
Antonio Da Prato è stato confermato segretario
provinciale, mentre Verano Garbini e Fabio Barbetti
sono stati indicati quali vicesegretari.
Moreno Coturri sarà il tesoriere e responsabile della
comunicazione,mentre Gabriele Martinelli curerà
l'organizzazione del Partito nella Provincia.
Il Consiglio Provinciale è composto da: Bini Giacomo,
Biagioni Giorgio, Casciani Pietro, Di Clemente Lino, Da Prato Carlo, Fabbris
Salvino, Funai Robledo, Ferrari Gian Battista, Giannarini Claudio, Giorgi
Riccardo, Gabrielli Giuseppe, Galligani Italo, Lo Faro Luigi, Lippi
Giancarlo, Malcontenti Francesco, Massoni Giovanni, Mastromei Giuliano, Mei
Giuseppe, Merlini Giorgio, Morescalchi Mamerto, Nannizzi
Luigina, Nardini Lorenzo, Paganelli Riccardo, Tosi Alessandro, Trombi Mario,
Venturini Renzo e Viani Salvatore.
La commissione provinciale di garanzia sarà composta da Armando Mancini,
Alberto Tognarelli e Hussein Kamel.
Infine sono stati indicati i compagni Claudio
Giannarini responsabile per la città di Lucca e Gian Battista Ferrari per
Viareggio.
(13 novembre 2009)
ELEZIONI
DI PIETRASANTA: SI PROFILA L'ACCORDO NEL CENTROSINISTRA
In
attesa dei risultati delle primarie tra i candidati sindaci del Partito
democratico - in programma domenica 22 novembre - le forze di
centro-sinistra hanno manifestato oggi la ferma volontà di stringere un
patto di coalizione per battere il candidato del centro-destra, lle prossime
elezioni amministrative di Pietrasanta. Cinque sono i partiti e i movimenti
politici che partecipano alla definizione del programma e dell'accordo
elettorale conseguente: Partito democratico, Rifondazione comunista,
Comunisti italiani, Italia dei Valori, Sinistra ecologia e Libertà,
Pietrasanta civica. Dalla prossima settimana, parte il lavoro di quattro
commissioni per dettagliare il programma generale già approvato, costituito
da dieci principi e quindici progetti
(12 novembre 2009)
"SINISTRA E LIBERTÀ"
PERDE I "VERDI" DI SERAVEZZA
L'esito
a sorpresa dell'assemblea nazionale dei Verdi a Fiuggi, ha avuto una
ripercussione immediata sul comitato promotore Versilia Nord di
"Sinistra e Libertà". Il gruppo storico di Seravezza si è
infatti dichiarato a favore della linea tracciata dal nuovo Presidente
nazionale Angelo Bonelli, per cui non aderiscono più a SeL, ma
pongono il loro impegno a favore di una nuova costituente ecologista.
(26 ottobre 2009)
COSTITUITO
IL GRUPPO PROMOTORE DI
"SINISTRA E LIBERTÀ"
PER LA VERSILIA NORD
Con un
primo incontro tra rappresentanti di gruppi aderenti e alcuni simpatizzanti,
si è costituito il gruppo promotore di Sinistra e Libertà, per il
territorio della Versilia Nord. Ne fanno parte Antonio Bartelletti, Massimo
Campioni, Gerardo Coluccini, Franca Dal Porto, Pier Luigi Giannetti,
Francesco Lorieri, Giuseppe Nardini, Enzo Salini, Giuseppe Tartarini, Renzo
Venturini. Alla riunione costitutiva di mercoledì 2 settembre 2009,
tetutasi a Ripa, ha partecipato anche Fabio Barbetti, in qualità di
Responsabile di zona del Partito Socialista.
Tra i primi temi affrontati e dibattuti si segnala la partecipazione alle
elezioni amministrative comunali di Pietrasanta e alle regionali della
Toscana.
(3 settembre 2009)
VINCE
VOGLIA DI CAMBIARE IL PD, ORA ALLEANZA RIFORMISTA PER REGIONALI
Dalla netta affermazione di Manciulli
in Toscana e di Bersani a livello nazionale emerge l’indicazione per il Pd
ad allargare il campo riformista e a mettere in primo piano le vere
emergenze nazionali, su tutte le istanze sociali del mondo del lavoro e del
precariato in particolare. Il dato dell’affluenza alle primarie è la
dimostrazione che c'è ancora voglia di ricominciare e tanta fiducia nel
sistema democratico fondato su leadership liberamente votate e non su
partiti padronali.
Il Pd con la segreteria
Bersani, archivia definitivamente la mitologia dell'autosufficienza politica
e del bipartitismo strisciante, che ha prodotto tanti danni allo stesso Pd, alla sinistra e, in ultima analisi, al Paese tutto.
Ci auguriamo che adesso si possa voltare pagina e iniziare a guardare all’appuntamento
delle elezioni regionali della prossima primavera come al momento in grado
di segnare una nuova stagione di successi per il centrosinistra. Il PSI è
impegnato a costruire una alleanza per il Governo della Toscana che assuma
la sfida della modernità e dell’innovazione per abbattere la burocrazia e
semplificare la governance della nostra Regione. L'incontro delle forze d’ispirazione
socialista-liberale, democratica e cattolico-popolare volto ad omogeneizzare
e armonizzare le diverse culture politiche rappresenta per il PSI, ancora
oggi, il fulcro di una alleanza progressista in grado di tornare a battere
Berlusconi e la destra.
(25 ottobre 2009)
pensieri
& parole
SANDRO
PERTINI
E LA STORIA INVENTATA PER ANEDDOTI
Sandro Pertini è tirato
in ballo a Seravezza, per una contrapposizione ideologica d'altri tempi. Non
ai Martiri delle Foibe, piuttosto al Presidente più amato dagli Italiani,
si propone l'intitolazione di una strada o di una piazza cittadina.
E così il Segretario della Lega Nord, indispettito dalla decisione della
Giunta comunale, ridipinge Pertini, ora come stalinista, ora come titino,
ora come "salvatore" di partigiani assassini.
È singolare come la storia, raccontata attraverso aneddoti falsati e posti
fuori dal loro contesto, appaia così diversa e lontana dal vero.
Meraviglia che, nel XXI secolo, sopravvivano personaggi che possano ancora
ignorare il confine storico netto (e talvolta la frattura) tra mondo
socialista e mondo comunista.
Dovrebbe essere inutile e pleonastico ricordare al Segretario della Lega
Nord, la statura morale, la levatura politica e il valore intellettuale di
Sandro Pertini. I gesti esemplari del Presidente e i suoi modi umani e
familiari hanno unito gli Italiani e traghettato la Repubblica oltre il buio
e l'incertezza degli anni di piombo. Senza poi parlare del ruolo giocato da
Pertini nella Lotta di Liberazione e il contributo da lui offerto, dalla
Costituente in poi, ai lavori del Parlamento italiano, in anni difficili, ma
di grande impegno e passione politica.
Non siamo dalla parte di chi ha voluto la contrapposizione "Pertini vs
Martiri delle Foibe", ma assai più ignobile e offensiva è la reazione
del Segretario della Lega Nord.
Viene comunque spontaneo da chiedersi come mai, nella Seravezza di
grandi tradizioni democratiche e socialiste, si è aspettato il 2009 (a
quasi a vent'anni dalla morte) per dedicare una piazza o una strada a Sandro
Pertini?
(27 marzo 2009)
NUOVA DIRIGENZA PROVINCIALE
DEL PS DI LUCCA
Giovedì
2 aprile 2009 si è tenuta a Lucca la Conferenza Provinciale di
Organizzazione della Federazione di Lucca del Partito Socialista. Dopo ampia
discussione sulla situazione politica, l'assemblea ha approvato il lavoro
fin qui svolto sia per il progetto politico di “ Sinistra e Libertà”
per le elezioni europee sia per la presenza dei socialisti nelle
elezioni amministrative che interessano 24 comuni della Provincia.
L'assemblea ha poi preso atto del tesseramento al Partito, scaduto il
28/2/2009, ed ha provveduto alla elezione della nuova dirigenza del Partito
che risulta così composta:
SEGRETERIA segretario provinciale: Antonio Da Prato vice
segretari: Fabio Barbetti e Verano Garbini resp. organizzazione:
Gabriele Martinelli tesoriere e resp.comunicazione: Moreno Coturri componenti
: Alfredo Lambelet, Giovanni Massoni, Pasquino Poletti, Franco Pulzone,
Renzo Venturini Sono stati poi eletti i coordinamenti delle 3 zone in
cui è suddivisa la provincia e che risultano così composti: Piana di
Lucca
Giovanni Massoni, segretario; Giacomo Bini, Moreno Coturri, Verano Garbini,
Claudio Giannarini, Luigi Lo Faro (referente per Sinistra e Libertà),
Francesco Malcontenti e Gabriele Martinelli Media Valle-Garfagnana
Pasquino Poletti, segretario; Giorgio Biagioni, Antonio Da Prato, Salvino
Fabris, Robledo Funai, Italo Galligani, Gino Pellegrinotti, Mario
Trombi Versilia
Fabio Barbetti, G.Battista Ferrari, Giuseppe Gabrielli, Alfredo Lambelet,
Giuliano Mastromei, Lorenzo Nardini, Franco Pulzone, Veio Torcigliani,
Alessandro Tosi, Renzo Venturini.
(3 aprile 2009)
SINISTRA
E LIBERTÀ ANCHE A LUCCA
Sabato 28 marzo 2009 si è tenuta la conferenza stampa di presentazione
del nuovo progetto per la sinistra che parteciperà alle prossime elezioni
europee. SINISTRA e LIBERTÀ, la nuova lista che aggrega varie formazioni
politiche e movimenti della sinistra, ha presentato anche per la Provincia
di Lucca la propria piattaforma politica che è incentrata sulla difesa del
lavoro e dell'ambiente oltre a ribadire con forza la sua natura laica in
merito ai diritti civili messi a dura prova dalla maggioranza di destra che
governa il paese.
Coordinatore della lista a Lucca è stato nominato Claudio Pellicci di
Sinistra Democratica, che assieme al Partito Socialista, alla Federazione
dei Verdi, al Movimento della Sinistra di Vendola ed Unire la Sinistra di Katia
Belillo e Umberto Guidoni, sono i soci fondatori di questa nuova forza
politica.
Mercoledì 1° aprile presso la sede ARCI di Lucca, in
Via S. Gemma, 46, alle ore 21, prima assemblea aperta a tutti coloro
che sono interessati a questa nuova esperienza di sinistra riformista di cui
tanto si sente la mancanza in Italia.
(28 marzo 2009)
BRAVO
MICHELE!
MA ORA DALLE PAROLE SI PASSI AI FATTI...
ALTRIMENTI...
Il Sindaco di Stazzema
scopre facebook e lo usa per diffondere il proprio verbo.
Ci ha favorevolmente colpiti l'intervento sul pericolo della Via d'Arni,
oltre modo gravata da traffico pesante. Non possiamo che dirci d'accordo, la
strada e i cittadini non possono più sopportare quell'andirivieni di camion
stracarichi di inerti, acque minerali e premiscelati.
L'argomento lo conosciamo e lo condividiamo, poiché da noi sostenuto nella
campagna elettorale delle provinciali 2006. C'è bisogno d'intervenire
subito per limitare il traffico e contenere i carichi trasportati.
Dal Centrodestra hanno subito ribattuto a Michele Silicani senza argomenti e
in modo puerile. Hanno citato il Codice della Strada, per spiegare che quel
traffico è consentito dalla legge; hanno tirato in ballo lo spettro della
crisi, per dire che non è possibile vietare.
Invitiamo Silicani a tirare avanti, perché l'ambiente, la salute e
l'incolumità sono valori non negoziabili.
Proviamo a suggerirgli due azioni possibili:
a) faccia un ordinanza (lui che lo può come Sindaco) per regolare i flussi
di traffico, quanto meno in fasce orarie tollerabili;
b) svegli Baccelli, presidente della Provincia, dal suo triennale torpore e
lo spinga - come proprietario della strada - a toccare con mano la grave situazione e magari a spendere qualche "soldino" in Versilia.
Invitiamo dunque il Sindaco a tradurre le parole in fatti, altrimenti peserà come
un macigno l'accusa del Centrodestra di "intento propagandistico"
a fini elettorali.
(13 marzo 2009)
Nel
sondaggio le ragioni della fuga di Veltroni
Non mi ha fatto né
caldo né freddo la caduta di Walter Veltroni. Anche perché è fuggito nel
peggiore dei modi, lasciando il suo partito in mutande. E alle prese con un
miliardo di problemi. In più, Superwalter ha tagliato la corda davanti a un
sondaggio negativo per il Pd. Vale a dire di fronte a una previsione che i
leader veri dovrebbero considerare soltanto numeri di carta.
Del sondaggio ci ha informato l’Unità. Venerdì 20 febbraio ha rivelato
che Veltroni si era trovato sul tavolo un test condotto nella prima
settimana del mese dalla Swg. A proposito delle intenzioni di voto, il
risultato era catastrofico per il partito di Walter. Veniva dato in caduta
libera, al 22 per cento. Mentre il diabolico Di Pietro toccava un picco di
voti mai raggiunto: il 14 per cento.
Pare sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso di Veltroni. E a
prendersi la secchiata d’acqua è stato, prima di tutti, il suo vice,
Dario Franceschini. Mentre di Walter non mi fregava nulla, per Dario mi è
dispiaciuto (...)
Giampaolo Pansa
da
"Il Riformista"
(23 febbraio 2009)
A BARGA
TORNANO A RIUNIRSI I SOCIALISTI LUCCHESI
Sabato 28 febbraio 2009 si è
tenuta una importante riunione dei dirigenti del partito socialista della
provincia di Lucca. Si è svolta a Barga-Tiglio nei locali dell'agriturismo
Cerretelli con l'appassionata partecipazione di numerosi compagni
provenienti da tutte le zone della provincia.
Il segretario della federazione Antonio Da Prato ha svolto la relazione
introduttiva soffermandosi in particolar modo sulle prossime elezioni
aministrative e sulle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo
chiamando tutto il partito ad impegnarsi affinché possano essere eletti
amministratori socialisti espressione delle variegate realtà del territorio
che possano essere interpreti dei valori che sono alla base della vita del
partito e cioè sviluppo,solidarietà ed uguaglianza.
Successivamente ha preso la parola il responsabile organizzativo
provinciale, Gabriele Martinelli che ha effettuato una disamina della
situazione del partito nelle varie zone evidenziando le positività e le
criticità.
È seguito l'intervento del segretario regionale Pier Aldo Ciucchi che ha
messo al corrente l'assemblea della situazione politica nazionale ed i suoi
sviluppi con le novità sia all'interno del partito sia nelle nuove alleanze
che si vanno prefigurando in vista delle elezioni europee.
Il dibattito è proseguito con numerosi interventi tra i quali quelli di
Garbini, Galligani, Lenci, Casciani, Barbetti, Coturri ed altri.
(3 marzo 2009)
MA E’
UNO SCHERZO DI CARNEVALE ??????
Quando sono venuto a conoscenza che il Comune di
Viareggio aveva stipulato un accordo con l’Associazione Autonoma dei
Bersaglieri Toscana per pattugliare la zona del mercato e della stazione ho
pensato ad uno scherzo del Carnevale di Viareggio.
Ma sembra che uno scherzo proprio non sia. Dopo aver riconosciuto l’importantissimo
compito di difesa nazionale che questo corpo militare svolge in servizio
effettivo ed istituzionale, a me sembra che in Italia, oltre alle tre vere
forze di polizia, si stiano moltiplicando enti, associazioni ed altro che
dovrebbero garantire la sicurezza pubblica e tra questi possiamo annoverare
la Polizia Provinciale, l’esercito, le ronde padane, le associazioni di
militari in pensione e tanti altri ancora.
A Viareggio sono stati trovati i pensionato bersaglieri; non vorrei che
questa estate, sulla spiaggia di Viareggio, uscissero dal mare dei palombari
addetti al controllo del litorale prospiciente o quant’altro!
Io sono convinto che il problema della sicurezza pubblica non sia proprio
uno scherzo di carnevale ma sia una cosa veramente seria che i cittadini
sentono come uno dei problemi più assillanti e concreti da risolvere
urgentemente e non certamente in questo modo folcloristico e privo di senso.
Gabriele Martinelli
(16 febbraio 2009)
La
metamorfosi del Ministro sul Caso Englaro
Sacconi: sei ancora tu?
Ma proprio tu, Maurizio
Sacconi, già socialista, affiliato al partito di Loris Fortuna e delle
grandi battaglie per il divorzio e la legge sull'aborto, per i diritti
contro le superstizioni, proprio tu dovevi vestire i panni del peggiore
fustigatore clericale?
Perfino Fini ha chiesto di rispettare la volontà della famiglia e
addirittura Berlusconi si è rifiutato di fare un decreto per la non-vita di
Eluana.
Sacconi vuol fare apparire la Casa di cura La Quiete non idonea ad accudire
il corpo di Eluana. Continua la persecuzione contro Beppino Englaro.
Vogliono dimostrargli che lui è un assassino. Proprio questo è il tono del
ragionamento dei tanti vescovi e cardinali ed esponenti dei vari movimenti
per la non-vita. Nel silenzio sconcertante degli ex socialisti del Pdl.
Mauro Del Bue
(6 febbraio 2009)
Ecco il
Veltronellum
È grande
baratto tra Pd e Pdl. Prima l'intesa sulla legge elettorale per le europee,
con lo sbarramento al quattro per cento che provocherà un genocidio
partitico alla destra e alla sinistra dei due poli. Poi l'accordone. Su
tutto: la Vigilanza, il nuovo consiglio di amministrazione della Rai, la
giustizia, il federalismo, i regolamenti parlamentari. E, stando a
indiscrezioni, pure la riforma della par condicio.
Sulla Rai l'intesa è a portata di mano. La prossima settimana l'elezione di
Sergio Zavoli alla Vigilanza sarà il primo atto. Con l'obiettivo di
accorciare i tempi sulla nomina dei vertici di viale Mazzini. Chiuso anche
l'accordo sulla presidenza sul nome di Pietro Calabrese, frutto l'asse tra
Letta e Bettini. Mentre sul direttore generale la rosa si è ristretta a
quattro nomi.
C'è di più. La trattativa, per il Cavaliere, sarà il vero banco di prova
per capire se il segretario del Pd ha intenzione di mollare Di Pietro e
percorrere il sentiero di un bipartitismo dialogante. Sullo sbarramento
insorgono i piccoli: «Questa norma “salva-Veltroni” è una vergogna»
dice Nichi Vendola. Che ieri ha proposto un cartello elettorale «di tutte
le forze a sinistra del Pd, dai socialisti a Rifondazione». E Francesco
Storace tuona: «Siamo al regime, mancano solo gli stivali».
Fabrizio d'Esposito
da "Il Riformista"
(30 gennaio 2009)
I Sindaci
populisti del PD
La crisi che sta attraversando il PD è palpabile anche nella rappresentanza
locale dei suoi amministratori. Nelle poche giunte che conserva in Versilia,
ci sono Sindaci che rincorrono il centro-destra sul terreno allo stesso più
congeniale. Non c'è volontà di distinzione, ma piatta omologazione.
E così impera e fa proseliti a sinistra il modello berlusconiano del
protagonismo a tutti i costi, del populismo demagogico e dell'immediata
adesione a qualsiasi proposta ritenuta maggioritaria.
La corsa è a chi la spara più grossa e a chi riesce a rubare qualche riga
in più nelle cronache locali dei quotidiani.
Tutto quanto fa spettacolo e - con buona dose di cinico opportunismo - anche
il dolore e la morte servono bene per bene apparire. L'importante è
conservare l'ultimo fortino del centro-sinistra targato PD.
Muoiono tre alpinisti sulle Panie e il Sindaco minaccia l'ordinanza di chiusura della montagna
assassina. Tre anni fa la stessa cosa, negli stessi luoghi e con lo stesso
numero di morti, ma nessuna clamorosa iniziativa da parte di alcun Sindaco.
Perché il 2006 è diverso dal 2009? Semplice, quest'anno si vota a Stazzema!
(11 gennaio 2009)
ALLE
EUROPEE
LA LISTA
"Costituente del PSE Italiano"
Le prossime elezioni Europee pongono la necessità di un chiarimento
riguardo la collocazione delle forze politiche italiane nelle grandi
famiglie politiche europee. La firma dei rispettivi "manifesti" ne
segna una chiara adesione. A questo proposito , nell’interesse del paese e
della sinistra italiana, anche alla luce della recente crisi finanziaria che
riafferma l’esigenza di una forte cultura socialdemocratica non solo a
livello nazionale ed europeo, ma a livello internazionale, le prossime
elezioni europee potrebbero essere l’occasione per avviare un grande
progetto di normalizzazione, di rinnovamento culturale e di nuova
organicità della sinistra nel nostro paese.
IERI E OGGI
La Costituente Nazionale PSE, aggregazione spontanea nata nel 2001 (divenuta
poi nel 2003 spina dorsale dell’Associazione Socialismo è Libertà di cui
è tutt’ora Presidente l’On. Rino Formica ) che ha visto la
partecipazione di centinaia di giovani di matrice laico riformista
socialista di tutta Italia, in questi anni si è spesa per sensibilizzare
una normalizzazione della sinistra Italiana rispetto a quella degli altri
paesi Europei. Lo slogan che ne ha animato l’azione è sempre stato : “costruire
un grande Partito Socialista, di stampo Europeo, espressione di tutta la
sinistra d’ispirazione laico riformista nel nostro paese”. Oggi potrebbe
essere l'occasione da non perdere!
Una lista che riunisca tutti coloro che aderiscono o che si riconosco nel
PSE potrebbe essere considerata come l’avvio della Costituente del PSE
italiano.
Su questa strada vanno rivolti gli sforzi di quanti hanno ancora a cuore il
bene del paese, per costruire un futuro dove quella giustizia sociale per
secoli inseguita, possa essere una piena realtà in Italia, in Europa e nel
mondo intero. A questo fine un grande Partito del Socialismo Italiano ( o
Socialdemocratico) sarebbe l’unico utile e concreto strumento.
Daniele Delbene - Presidente Costituente Nazionale PSE
Alessandro Tosi - Presidente Circolo Rosselli (Versilia)
Enrico Bandoni - Studioso del Socialismo Italiano
Federico Pezzoli - Direzione Regionale PS Liguria
Raimondo Deiara - Consigliere Comunale Nuovo PS
Maurizio Fabrizio - Presidente Circolo "Salvatore Allende"
Vasto
Giuliano Girlando - Membro Associazione RED Tivoli
Giovanni Tressoldi - Consigliere Comunale PS Caresana (VC)
Sandro D'Agostino - Associazione Socialista
per
aderire a questo appello, rivolgersi al sito:
www.domanisocialista.it
FIRMERANNO
MA NON ADERIRANNO
Caro
Antonio,
Il nostro Segretario Nazionale Riccardo Nencini ha detto, nella
dichiarazione che tu hai pubblicato nel nostro sito, che e' curioso di
vedere chi firmerà il manifesto di Madrid del PSE. Io non ho questa
curiosità: vedrai che il PD troverà il sistema di uscire da questa
posizione scomoda. Io penso che firmerà il documento, ma i suoi
rappresentanti eletti alle prossime elezioni europee non aderiranno al PSE.
Prendendo in giro noi e tutti i militanti socialisti d'Europa. Fino a quando
glielo lasceranno fare, mi vien da dire, fanno bene. Fraterni saluti a te e
a tutti i frequentatori del sito.
Fabio
Barbetti
(23 novembre 2008)
È
d'obbligo ospitare le iniziative intelligenti
NUOVO
PROGETTO
Associazione
di cultura: Politica & Società
Nasce
a Viareggio una nuova Associazione di cultura con l'obiettivo di portare in
evidenza e di discutere quei temi e quei problemi da troppo tempo rinviati o
sottovalutati. Pensiamo che oggi il tema più importante sia, sicuramente, lo
sviluppo economico e sociale, ma riteniamo che altrettanto fondamentale sia
un contemporaneo confronto tra le diverse posizioni politiche e culturali presenti
nella nostra società. Abbiamo quindi ritenuto che mettere a confronto, senza
pregiudizi, idee diverse possa dar vita e sollecitare quel dibattito politico
che molto spesso a livello nazionale, ma ancor più a livello locale, rimane
ingabbiato nei pregiudizi delle posizioni precostituite.
Per
questo abbiamo scelto per il primo incontro un tema urbanistico che tutti
conoscono e che non sembra trovare una soluzione per quanto possibile concorde:
-
Il Regolamento Urbanistico (di Viareggio) è da approvare con modifiche e aggiornamento
o da rivedere completamente?
-
Il piano del Porto è da riscrivere?
-
L'Asse di penetrazione arriverà alla Marina di Levante con un percorso a Sud
dello Stadio o passerà dalla viabilità esistente?
Sono
invitati a discuterne:
Antonio
Dalle Mura (Presidente Italia Nostra di Viareggio)
Ele Del Freo (Portavoce Comitato Darsena)
Stefano Maestrelli (Urbanista)
Fabrizio Ratto Vaquer (Comandante del Porto di Viareggio)
Alessandro Volpe (Presidente della Viareggio Porto Spa)
Chiuderà l'incontro Luca Lunardini Sindaco di Viareggio.
L'incontro
si terrà MERCOLEDI' 3 DICEMBRE presso la sala Convegni dell'A.P.T., in piazza
Mazzini a Viareggio
Tosi
è
ancora dei nostri
Caro Antonio, ho letto,
come al solito con interesse, il tuo intervento sul tuo sito nel quale mi
dai per perso per strada. Volevo rassicurarti che
sono ancora vivo e anche quest'anno rinnoverò l'iscrizione al PS, ma detto
questo vorrei dirti con la consueta sincerità che di questo
"nuovo" partito condivido poco o niente. Dov'è il rinnovamento
auspicato? Dov'è la novità politica? Dove sono gli argomenti? Si tratta
della solita zuppa rimescolata (od alla versiliese rimestata) per
l'ennesima volta.
Ricordo molto bene la prima convocazione a Pietrasanta della Costituente
Versiliese del PS. Ti ricordi quanta gente, quanti compagni da tempo più
visti? Ti confesso che dopo quella sera ero un po' più ottimista perchè
avevo capito che i tanti socialisti silenziosi erano ancora in attesa di una
rinascita ma avevo anche compreso che questa rinascita doveva essere
credibile e che soprattutto chi ci aveva portato a quel punto era l'ora che
lasciasse la poltrona a persone più credibili. Ricordo anche che, con la
consueta lucidità, Giorgio Giannelli, profetizzò una ingloriosa fine di
questa iniziativa ed aveva ragione, perché come al solito hanno prevalso
gli interessi personali di pochi all'interesse dei tanti. Ma io da
rosselliano continuo ad essere convinto che il socialismo sia come una
religione da vivere quotidianamente, continuo a sperare in un futuro
migliore che un giorno verrà, ricordando le parole di J.F. Kennedy che
disse "puoi anche ignorare la politica ma un giorno sarà lei che
ti verrà a cercare". Per il momento attendo, dedicando le mie
energie alla famiglia, al volontariato e come ben sai al Circolo Culturale
F.lli Rosselli che rimane una delle più autorevoli istituzioni culturali
della città di Pietrasanta e della Versilia non dimenticando chi sono, da
dove vengo e soprattutto rivendicando l'orgoglio di essere ancora nonostante
tutto socialista.
Con affetto fraterni saluti
Alessandro Tosi
(30 ottobre
2008)
Dopo
Bonuccelli anche Fenili...
In
Versilia prosegue la diaspora socialista
Apprendo
dalle pagine de "La Nazione" di oggi, che Ferdinando Fenili
approda, con la sua lista d'ispirazione socialista, alla corte del Sindaco
Bertola di Camaiore. Avrei potuto semplificare dicendo "approda nel
centro-destra", ma la precisione è d'obbligo quando le ragioni
prevalenti possono essere più amministrative che politiche.
La stessa cosa ha fatto qualche mese fa a Viareggio, Carlo Bonuccelli, dopo
le elezioni comunali. Anche lui è approdato alla corte del Sindaco
Lunardini.
Ripenso oggi al 2007 e al nostro sforzo comune nella Costituente Socialista,
purtroppo vanificato, a Roma come in Versilia, da eventi forse più grandi
noi e dalla miopia dei soliti noti, incapaci di aprirsi al nuovo o comunque
troppo gelosi del proprio orticello.
Lungo la strada del 2008, di questa nostra piccola storia versiliese, appena
sbocciata e già sfiorita sul nascere, ne abbiamo persi molti: Tosi, Corfini, Stagetti...
Con amarezza vedo, giorno dopo giorno, farsi più piccolo, il recinto
socialista. Basta voltarsi un attimo e già un altro compagno ci ha
lasciati, o per età o per migliori lidi.
Carlo e Ferdinando, non conosco la motivazione profonda
della vostra scelta: spero soltanto che sia sostenibile.
Non ho commenti da fare, perché non so se ci vuole più coraggio a rimanere
o ad andarsene. Se è più facile difendere, in pochi, l'ultimo baluardo
socialista,
oppure arruolarsi in un esercito più grande, sotto generali, colonnelli,
maggiori, capitani e tenenti, d'altra stirpe ed etnia, che difficilmente vi
ameranno.
Dura vita quella dei socialisti fuori o dentro l'ultimo recinto.
Ad ogni modo... Good luck...
Antonio
Bartelletti
(10 ottobre
2008)
Per
il rinnovamento socialista a Lucca e provincia
Le
considerazioni e le proposte di Rossano Lenci, vice-segretario della
Federazione di Lucca del PS
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Cari
Amici e Compagni,
vi scrivo di corsa e perdonatemi lo stile come al solito un
po’ arruffato.
E’ molto che non scrivo e che non rifletto con Voi su un
ipotetico “nuovo socialismo”.
Nuovo, perché quello vecchio è morto e sepolto, con la
lapide scritta all’ultimo congresso di Montecatini
(io del socialismo garibaldino e corsaro non capisco
cosa sia se si rimane nell’alveo del PD).
Resto ancora dell’idea che visto il rifiuto degli
Italiani verso un socialismo di vecchio stampo si
avrebbe dovuto trovare la forza per esplorare altre vie e
invece per i soliti calcoli, come al solito strettamente
personali, si è scelto di ripetere sia la struttura di un
partito vecchio stampo, segreteria, comitati e comitatini,
sia la vecchia dichiarazione ormai superata dalla storia di
essere un partito di sinistra, proprio nel momento che la
sinistra , sconfitta sia nel voto che nell’opinione
pubblica, non c’è più o quel che ne resta è fortemente
minoritaria, fuori gioco e incomprensibile.
Credo che per quanto riguarda la Versilia, ma il
concetto doveva a mio parere riguardare tutta l’Italia,
avremmo dovuto dar vita non a un partito ma ad un movimento
che ponesse al centro della sua riflessione e azione
politica i problemi del territorio al di fuori delle vecchie
logiche di appartenenza e di schieramento. Da noi serve
infatti, a mio avviso, un nuovo progetto che sappia
coinvolgere le forze vive della comunità versiliese insieme
alle istituzioni locali per ridare slancio allo sviluppo
economico e principalmente turistico da tempo in fase di
recessione. Un movimento che possa porsi come elemento
propulsivo di tutte quelle forze ed esperienze in genere
emarginate che hanno dato vita a liste civiche, a comitati
cittadini e che spesso sono state confinate in posizioni di
minoranza nei rispettivi partiti, avendo l’intento di
valorizzare insieme la storia politica dei suoi promotori e
la capacità progettuale e programmatica degli stessi.
Questa situazione di crisi, avvertita ormai da tutti, impone
ai riformisti, socialisti e liberali, laici e cattolici, e a
tutti quelli che non hanno voluto partecipare in prima
persona all’azione politica, di non stare a guardare ma di
tentare di dare un segnale, di dare un apporto costruttivo
alla cosa pubblica, al progetto concreto di sviluppo della
città. La situazione di Viareggio è emblematica di tale
situazione. Dopo un lungo periodo di predominanza di una
sinistra oligarchica, segnato da un rapporto difficile con i
cittadini, si è passati attraverso il rifiuto elettorale e
di massa ad un governo che sta ora faticosamente
elaborando un rilancio politico della città e insieme della
Versilia.
Il pericolo reale è che tale situazione degeneri in un
atteggiamento e in un governo che ripeta il modo di gestire
dall’alto la cosa pubblica, senza quei necessari e
fondamentali collegamenti e verifiche continue con la
città e con le forze attive che in essa sappiamo essere
presenti.
Occorre lavorare su tutto il territorio versiliese con un
progetto organico di sviluppo veramente “sostenibile” e
sostenuto, eliminando sprechi e sovrapposizioni. La
finanziaria approvata in questi giorni mette in tutta la sua
evidenza che il tempo delle vacche grasse, ammesso che ci
siano state, è finito. A Viareggio e in Versilia o si
approfitta della universale consapevolezza che la situazione
è difficile per tutti e che occorre veramente un impegno
generale, nessun escluso, o avremo di fronte un futuro
difficile.
In estrema sintesi il nostro ruolo dovrebbe essere quello di
porci al servizio delle comunità locali con l’intento di
favorire un nuovo dialogo fra cittadini, politica,
amministrazioni, enti pubblici e privati.
Un abbraccio fraterno.
Gianni
Giannini
(6 settembre 2008)
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altre
spigolature
Vincenzo
Angelini - gola profonda di "Abruzzopoli" - accusa Ottaviano Del
Turco di aver preteso 750 mila euro per spaccare lo SDI e trasferire otto
senatori nel PD.
Nencini osserva - giustamente - che lo SDI, all'epoca dei fatti, non aveva
senatori, sostenendo pure l'impraticabilità dell'operazione con il fatto
che i Socialisti non sono mai stati in vendita.
Al di là delle imprecisioni dell'accusatore e della cieca fiducia di
Nencini verso i Socialisti, l'episodio lascia un profondo senso di
inquietudine.
In sede processuale, l'accusa va ovviamente dimostrata, ma per un attimo
proviamo a pensare alla sua verosimiglianza.
Nel caso in cui si rivelasse vera, La maggioranza degli italiani -
condizionata dalla storia distorta di Tangentopoli - commenterebbe (e ha
già commentato) l'episodio con l'immancabile espressione: "è il
solito Socialista ladro!".
A noi verrebbe in mente un'altra chiave di lettura, che porrebbe al centro
dell'analisi, non tanto l'ex-socialista che entra nel PD, ma i sistemi di
accreditamento e di gestione del potere nello stesso PD.
Anche gli scontri avvenuti di recente tra le varie anime e correnti (red,
white, ulivisti, veltroniani, ecc.), suggeriscono un modello di partito
dominato di fatto dai vari "colonnelli", ognuno con una propria
organizzazione interna, che succhia soldi per riempire spazi di potere.
In questo quadro potrebbe anche rientrare l'ipotesi di una corrente
ex-socialista, entrata nel 2007 nel PD con una propria dote economica di
provenienza illecita e magari con il "merito" di aver distrutto lo
SDI/PS, ancor prima degli sbarramenti elettorali delle politiche 2008 e
forse delle europee 2009.
(20 luglio 2008)
l sonoro
benvenuto tributato a Veltroni durante il 1° Congresso del PS a
Montecatini, ha trovato un Intini immemore dall'imbarazzo: "mai
vista una cosa del genere ad un'assemblea socialista". Dimentica, il
buon Ugo, cosa successe al 17.mo congresso del Psi a Verona, nel 1984.
Uguale sorte di Veltroni toccò allora al capodelegazione del Pci, Enrico
Berlinguer. Caustico fu il commento di Bettino Craxi: "non mi posso
unire a quei fischi solo perché non so fischiare".
Antico
vizio o perdurante virtù?
(5 luglio 2008)
Da La
Nazione di sabato 28 giugno: "il lucchese Bulckaen alla guida
del Clap".
Da La Nazione di domenica 29 giugno: "a Bulckaen la
presidenza Ato rifiuti".
Si tratta forse di quel Massimo Ignazio Bulckaen, coordinatore dei radicali
lucchesi, che si è presentato nel 2006 con i socialisti alle elezioni
provinciali, sotto il simbolo della Rnp nello schieramento di
centro-sinistra, ottenendo il sorprendente risultato di 63 voti in un
collegio e di 49 in un altro?
Oppure si tratta di quel Massimo Ignazio Bulckaen, inseritosi nella lista
"Governare Lucca" alle elezioni comunali del 2007, nello
schieramento di centro-destra, ottenendo il sorprendente risultato di 62
voti?
Fate voi...
E poi dicono che la coerenza paga!
(29 giugno 2008)
IL
PARTITO È MORTO,
SALVIAMO LA SUA MEMORIA
Caro Bartelletti,
ho molto riflettuto sulle cose da te scritte ieri sera e devo
purtroppo, perché mi piacerebbe non essere il solito “bastian contrario”,
confermare che resto della mia idea. Il Partito socialista non c’è più.
È morto alcuni anni fa e sono stati in diversi a tirarsi indietro quando
poteva essere salvato con una azione di forte presenza; ma ha prevalso il
voler salvare il proprio bene personale a scapito del bene generale.
Qualcuno è ridiventato ministro, altri presidente di regione e così via.
Alla luce di quanto è avvenuto viene la voglia di riabilitare anche Boselli,
se non fosse che nell’ultimo anno ha fatto più danni del possibile.
Il Partito socialista è morto dicevo e non credo possibile che una
miracolosa ripresa possa nascere da una azione verità che sbugiardi il
gruppo dirigente nazionale, regionale, provinciale e locale (cosa che mi
sembra da matti e pericoloso solo pensarla). È un caso tipico per il quale
chi vince perde e chi gioca fa il gioco dell’avversario. Ammettiamo, tanto
per perdere ancora del tempo, che si possa realizzare quello che ipotizzano
alcuni amici: si cambia la dirigenza di Firenze, e con chi? Si cambia a
Lucca la dirigenza della federazione, per fare cosa? Si rinnova il Partito a
Viareggio e si fa una verifica del perché ci sono il doppio di iscritti dei
voti ottenuti alla Camera e al Senato e poi? Poi si finisce in mano ai
soliti noti che non annegano mai, ma si servono di noi sciocchi innamorati
di socialismo per fare le proprie carriere di merda (Lasciami dire una
parola scurrile che sennò mi sembra di scrivere par la parrocchia).
Mi dirai e allora? Allora resto della mia idea: il Partito socialista è
morto e se vogliamo dargli onesta sepoltura dobbiamo salvarne la memoria.
Ora la memoria di una idea per la quale in tanti hanno sofferto, hanno
lottato, hanno sacrificato la propria vita non è compito da poco, anzi è
un compito immane. Basta vedere che cosa han fatto i comunisti dei propri
ideali, che cosa han fatto i cattolici dei loro progetti e ti rendi conto
che per salvarsi il culo e un po’ di potere hanno rinnegato tutto e tutti.
A noi il compito di non rinnegare niente, ma di vivere una vita negli ideali
del socialismo che vuol dire innanzi tutto libertà, difesa dei più deboli,
democrazia innanzi tutto e capacità di credere e agire di conseguenza per
lo sviluppo della società. Ma queste cose non devo insegnartele.
Credo quindi che dobbiamo ripartire con umiltà e pazienza per creare un
nuovo e diverso modo di aggregazione (perché anche l’idea di partito
secondo me è ormai finita), trovare nuove forme di socialità, capire di
cosa hanno bisogno gli uomini per poter vivere una vita di impegno sociale e
partecipato. Sono molte le ideologie che sono morte in questi ultimi anni.
Non c’è solo il socialismo. C’è il miglior comunismo, i valori
liberali, quelli repubblicani e anche quelli cattolici, non papalini ( ma su
questo non sono molto preparato). Insomma tutto quel mondo di impegno e di
valori che sono stati persi dal consumismo, dall’egoismo, dalla
superficialità, da tutto quello che oggi abbiamo d’intorno.
Ora, sarò anche un vecchio sognatore, ma mi sembra che i compiti e gli
impegni che ho malamente tratteggiato hanno un segno e un valore che
invogliano alla battaglia, andare a confrontarsi con gli ipocriti che hanno
governato il partito sino ad oggi sia un esercizio sterile, infruttuoso e
principalmente inutile.
Tuo Gianni
Giannini
(16 maggio 2008)
IL
PARTITO È ANNULLATO, MA NON I
NOSTRI IDEALI
Caro Bartelletti,
leggo la tua nota addolorata sull’annullamento del nostro partito.
Giustamente non dei nostri ideali. Il fatto che alcuni di noi si pongano il
problema di che cosa fare oggi mi sembra indice di non voler dichiarare del
tutto persa la partita. Tu fai riferimento e ti ringrazio, di un’idea che
tempo fa ho avuta in merito alla individuazione di un’area minima, ma
efficace, per un partito che poco è in sintonia con i vertici nazionali e
regionali. Gli elettori non vogliono più ideologie e su questo possiamo
anche essere d’accordo, (io non molto,ma tant’è) vogliono idee concrete
su i problemi che affliggono oggi gli italiani. Forse la dimensione di aree
con medesimi problemi e uguali risorse può essere una risposta visto che
partiti nazionali poco si preoccupano dei problemi locali. Partito
Socialista della Versilia dunque? Movimento? Circolo politico? Senza perdere
ancora tempo perché non incontrarci e fare il punto. Anche perché una cosa
è chiara: il PD non ci ha voluto, per fortuna, a destra l’unico sano è
un matto, possiamo quindi anche stare ancora un po’ tra noi.
Tuo Gianni
Giannini
(5 maggio 2008)
UN
CONTRIBUTO ALL'ANALISI DELLA SCOMPARSA DEL PS
Il Socialismo, come prevedevo anch’io e ha ben detto anche Giuseppe
Vezzoni nell’ultimo giornale che non c’è, è finito in Italia. C’è
molta tristezza, ma anche consapevolezza e conferma che la campagna
elettorale compiuta dai soliti burocrati socialisti di Roma, tra cui alcuni
vecchi nomi come Spini, Intini, Bobo Craxi ecc., Angius , ha portato il
vecchio PS alla sua fine.
È stato un gravissimo errore far compiere la campagna elettorale alla
vecchia maniera (e ha fatto bene Boselli a dimettersi dopo tutti questi
errori) con qualche reduce del vecchio PSI a farsi vedere sporadicamente in
giro per raccattare qualche consenso.
Se in Versilia (specie Seravezza, centro storico del PSI che sopravvisse
anche alla debacle del 1948) non ho visto quasi nessuna iniziativa,
passaparola, attività del PS a livello periferico, vuol dire che ancora una
volta è stato sbagliato l’approccio, e probabilmente ciò è frutto del
fatto che in giro di attivisti del PS ne sono rimasti davvero pochi.
- Piange, e non riesce neanche più a farsi vedere in giro, la vecchia anima
dei socialisti dei circoli, delle cave, della giustizia e della libertà che
è stata soffocata da questi forti spinte e dai suddetti errori.
Non aver partecipato attivamente a livello nazionale al gioco elettorale del
PD ha comportato che molti socialisti anche della Versilia siano
definitivamente confluiti con Veltroni, non penso più di tanto con il PDL.
Basta fare un confronto tra Viareggio (dove il PS alleato con il PD ha preso
il 2,3%) e Massa-Carrara (dove con i repubblicani il PS prende il 4,3%) o a
Pisa (3,8%) per capire che la percentuale “reale” del PS è
probabilmente in Toscana attorno al 2,5-3,5%.
È quindi facile individuare un PS “fantasma” che in campo nazionale è
stato di fatto cannibalizzato dalla scelta del PD di andare solo con Di
Pietro e con qualche (ormai ex di fatto) radicale.
La riprova è data da territori come Seravezza e Stazzema dove il PS, non
schierato con il
PD, ha preso percentuali tipo quelle nazionali (0,7-0,8%).
Direi che effettivamente ha pesato per il PS a livello nazionale la assoluta
mancanza di una leadership credibile e fattiva , composta da deboli e
generiche voci come quelle che ho sentito dire da Boselli, Angius e altri.
Forse è davvero il momento di un ricambio da zero del PS. Ora o mai più.
Briciole del socialismo esistono ancora in Toscana, da non sottovalutare, e
prima che vadano perdute definitivamente, andrebbero recuperate per tentare
di ricostruire di nuovo una vecchia “Casa Socialista” (come quelle di
Forno a Massa) sull’onda di qualche spinta nuova e per non divenire gioco
di stanche e ormai inutile nostalgie dei bei tempi andati.
Sull’onda di una necessaria e sempre più indispensabile coerenza e
pulizia morale che in questo paese sembra ormai sempre più infangata da
nuova corruzione e da una malintesa idea di ordine e legalità che sembra
sempre più annacquare le idee della gente verso una contraddizione tra
localismi e globalizzazione , tra volontà politiche egemoniche e di
conflitto di interessi (anche a livello di piccole amministrazioni locali) e
altre amenità. Ma questi sembrano discorsi di una ormai vecchia e
dimenticata idea di sinistra (comunque non estrema) - ancora di più non è
accettabile sparire quando in tutta Europa la tradizione socialista è
ancora forte.
Saluti a tutti i compagni che ancora vorranno combattere nuove e difficili
battaglie.
Incito tutti a non mollare, anche se la nostra corsa sembra davvero vicina a
finire.
Sergio
Mancini
(21 aprile 2008)
|
versilia/lucca:
news
Pietrasanta:
Giovannini risponde a Mallegni su quanto fatto in passato
Meglio il Granducato che il Ventennio

Nella lettera inviata da Mallegni ai
cittadini di Pietrasanta per magnificarsi oltre misura, c’è una frase
che colpisce e fa pensare. L’ultimo Sindaco dice di aver trovato la
comunità ferma al Granducato di Toscana, attribuendo a questo
riferimento un significato particolarmente negativo.
È notorio che Mallegni conosca assai poco la storia, come dimostrano
alcuni gustosi aneddoti. Se non fosse così, magari avrebbe usato termini
più condivisi nel sentire diffuso: “una comunità ferma al Medioevo”, o
ancora peggio “…ferma alla Preistoria”.
In maniera del tutto involontaria, Mallegni ha fatto un gran complimento
ai suoi predecessori.
La Toscana, tra illuminismo e positivismo, ha vissuto una delle sue
migliori stagioni. Se si pensa alla più grande opera riformatrice in
campo economico, non si può che riferirsi al Granducato degli
Asburgo-Lorena, che proseguivano sulla strada tracciata dai Medici.
L’impulso fisiocratico dei grandi economisti del ‘700 ha avuto il merito
del primo sviluppo industriale in tutta la regione, Pietrasanta
compresa. È stato dunque un periodo storico irripetibile, che ha
garantito un benessere tangibile, tanto che gli storici hanno perfino
coniato l’espressione “Toscana felix” per descriverlo.
Visto poi che Mallegni festeggia regolarmente il 30 novembre, dovrebbe
sapere che quella data ricorda l’abolizione della pena di morte nel
Granducato; per la prima volta sulla faccia della Terra nel lontano
1786. È pur vero che si trattava di una monarchia ereditaria, ma assai
presto sono state introdotte norme di garanzia costituzionale e del
tutto speciale era la tolleranza verso le minoranze, come nel caso degli
ebrei a Livorno.
E poi perché prendersela tanto con il Granducato visto che, nel 1841, il
Granduca ha fatto di Pietrasanta una “città nobile”.
Forse, l’amico Moreno Giovannini non doveva così risentirsi con
l’attuale sindaco. Se Mallegni ha trovato la città ferma al Granducato,
significa che aveva ereditato una situazione più che eccellente, frutto
di un “buon governo” e di una visione lungimirante della cosa pubblica.
Durante il Granducato, si pensava al futuro e si facevano scelte
oculate, nell’interesse dello stato e della comunità, proprio come le
amministrazioni che hanno preceduto quest’ultimo sindaco.
Ma se prima di Mallegni il paragone al Granducato appare calzante, a
quale periodo storico possiamo altrimenti avvicinare gli ultimi dieci
anni di vita amministrativa a Pietrasanta?
È bene premettere che la storia non ripropone mai esattamente se stessa.
Tuttavia, Vico insegna che esistono “corsi e ricorsi storici”, cioè
situazioni confrontabili per analogia, spesso condizionate da visioni
similari di uomini con un modo affine di agire.
Proviamo prima ad enucleare gli elementi caratterizzanti della
Pietrasanta “condotta” da Mallegni. Senza un ordine preciso, annotiamo:
riduzione delle regole democratiche; deriva populista; culto esasperato
della personalità; opere pubbliche faraoniche e spesso inutili; economia
e territorio nelle mani delle corporazioni…
Manca solo l’esperienza bellica per capire a quale periodo storico si
sia ispirato…
Antonio Bartelletti
(15 marzo
2010)
Sorpresa
davanti alle liste
Ma i Socialisti sono presenti alle elezioni di Pietrasanta?
Un
ragionevole dubbio emerge dopo la pubblicazione delle liste elettorali
che sostengono il candidato del centro-sinistra, Domenico Lombardi, alle
elezioni comunali di Pietrasanta.
Ma i Socialisti sono presenti o no?
La risposta risulta oggi incompleta ed articolata.
È un "SÍ" netto se si considera il lavoro politico
svolto.
In effetti, i Socialisti sono stati presenti alla definizione e alla
sottoscrizione dell'accordo tra i partiti del centro-sinistra; hanno
contribuito all'elaborazione del programma elettorale e preso parte
attiva agli incontri pubblici
della coalizione. Una partecipazione dunque di sostanza e di contenuti,
malgrado le pochissime risorse umane a disposizione.
La presenza socialista a Pietrasanta si trasforma però in un "FORSE", se si considera
la forma esteriore della composizione della lista e della scelta del
simbolo.
Da Firenze e da Roma ci avevano detto di stringere un accordo periferico
con il Partito dei Pensionati Democratici Italiani. Abbiamo risposto
come rispondeva il compagno Ferrini di arboriana memoria: "Non
capisco, ma mi adeguo". Alla presenza del Vice-Segretario di
Federazione, Fabio Barbetti, è stato definito l'accordo con i
"Pensionati", per presentarci insieme con il simbolo già
suggerito da Pieraldo Ciucchi: una "bicicletta" che potesse
esprimere la pari dignità del PSI e dei PPDI.
Qualche giorno dopo è venuta la sorpresa di constatare il nostro
simbolo miniaturizzato e schiacciato sotto quello dei
"Pensionati". Inoltre, è possibile leggere una scritta
"LISTA PANCETTI", che ricorda il nome del
Segretario nazionale del PPDI, che vive e opera anche a Pietrasanta.
Non abbiamo avuto ancora tempo di verificare se, a più alti livelli
fiorentini o romani, si fosse concordata o accettata questa soluzione diversa dagli accordi locali.
Ci sarà comunque tempo e modo per farlo, anche perché la campagna
elettorale incalza ed impegna, cosicché la verifica passa in secondo
piano.
Nonostante tutto, abbiamo voluto contribuire lo stesso
all'individuazione del capolista e alla raccolta delle firme per la
presentazione della lista.
Rimane oggi il rammarico che gli elettori di Pietrasanta dovranno
faticare non poco per trovare, sulla scheda elettorale, il simbolo del
PSI, così ridotto e maltrattato. Tuttavia, saranno molto più fortunati
degli altri elettori toscani, che non avranno alcuna possibilità di
votarlo nelle elezioni regionali.
(10 marzo
2010)
Marchi
attacca Lombardi nella prima schermaglia di campagna elettorale
Antichi simboli e vecchi dissidi, per coprire il nulla del presente
Quando gli argomenti
scarseggiano e il fiato manca, in politica (come nel calcio) non c'è
miglior modo di fronteggiare il momento difficile lanciando la palla
lontano nel campo avversario. Per coprire la propria debolezza e la
crisi di idee, ci si asserraglia in difesa e si cerca lo scontro rude
sperando di spezzare il gioco altrui. Una grande "caciara"
può anche disorientare i giocatori delle altre squadre e renderli così
meno offensivi.
A fine gara, invece di ammettere le carenze dimostrate, scatta impetuosa
la polemica contro tutto e tutti. Il commento evita di andare sulle
scarse azioni della partita appena conclusa o sui gravosi impegni che
attendono in campionato. Si ritorna così sui match di un passato
lontanissimo, ormai archiviati nella memoria, per non parlar del brutto
momento presente e delle incertezze sul futuro.
Fateci caso come la partita politica di Marco Marchi assomigli oggi ad
un incontro di calcio. Ha giocato male, spesso in difesa affannosa, con
uno schema a geometria molto variabile. Ha così sbagliato quasi tutte
le mosse tattiche, dopo aver sfiorato la rissa, tra mischie furibonde e
gioco falloso. Senza poi parlare di quale misero posto sta occupando
nella classifica del "respect fair play".
Invece di mettere insieme i pochi pezzi che gli sono rimasti da
raccogliere, Marchi preferisce polemizzare sulla squadra di Lombardi.
Non del gioco che esprime l'avversario e di quello che può proporre nei
prossimi incontri, ma delle divisioni interne di qualche campionato fa e
del colore della "maglietta della salute", che ogni giocatore
è libero di indossare sotto la nuova ed unica divisa da gioco.
Antonio Bartelletti
(3 marzo 2010)
Pietrasanta: il centro-destra si ridivide dopo poche ore di effimera
unità
Il
Sindaco ombra annienta ogni possibile successore

I giornali hanno salutato
con i titoli "Clamoroso! Incredibile!... l'ennesima e definitiva rottura
nello schieramento del centro-destra di Pietrasanta, a poche ore da quel
patto irragionevole di effimera unità. Abbiamo tutti creduto che la
paura di perdere le elezioni fosse il cemento più idoneo a contenere le
diffuse tensioni interne e le fratture evidenti.
C'eravamo sbagliati, poiché non abbiamo considerato quanto l'ingombrante
presenza di Mallegni potesse ancora pesare sulla scena.
Questa storia ci richiama Teofrasto e la sua immagine delle grandi
piante di noce, sotto le cui fronde nessun giovane virgulto riesce a
sopravvivere, quasi che il patriarca non voglia più passare il testimone
ai suoi successori, nemmeno all'estremo volgere dei propri giorni.
Da quasi diciotto anni, il bestiario italiano ci ha mostrato esempi
diffusi di irriducibili del potere, il cui delirio di onnipotenza e la
presunzione di insostituibilità hanno raggiunto vette inimmaginabili.
Qualcuno considera questi episodi figli degli anni fragili correnti e
del berlusconismo imperante. Può darsi, anche se il Premier sembra più
un interprete del nostro tempo, che non il suo principale regista.
La causa va ricercata piuttosto nella voragine che si è aperta, tra
politica e cittadini, dopo la crisi di tangentopoli. La storia ci
racconta come, ad ogni periodo di disorientamento, la società italiana
ami rifugiarsi tra le braccia di "uomini forti", affidando a loro ogni
destino.
Non per nulla la legge 81 sull'elezione diretta del Sindaco è proprio
del 1993 e da quell'anno molti "primi cittadini" si sono trasformati in
"podestà"... nonostante "la Repubblica democratica nata dalla
Resistenza".
Antonio Bartelletti
(25 febbraio 2010)
Pietrasanta: il centro-destra si ricompatta dopo mesi di risse ed accuse
Uniti solo
per paura e per potere

Venerdì se le sono dette
di tutti i colori e sabato si riabbracciano di nuovo, felici e contenti
come se niente fosse accaduto. Poco da dire se si trattasse di un
qualsiasi ménage di coppia, che tra alti e bassi può alternare la lite
e il perdono. Cosa diversa è se il riferimento va a una coalizione
uscente di governo, da mesi in perenne subbuglio, con trame e ricatti,
veti incrociati e soprattutto dispetti che ricadono tutti sulla pelle (e
sulle tasche) dei cittadini di Pietrasanta.
Marchi sì, Marchi no,.. liste con o senza Mallegni; la Brizzolari due
volte sull'altare e due volte nella polvere... e poi Baldini, per molti
un "viareggin fottuto", chiamato ad unire, sia con il suo
arrivo, sia con la sua partenza...
Un gran bel guazzabuglio che speriamo abbia disorientato i loro elettori
e, cosa principale, illuminato gli indecisi su quale Armata Brancaleone
sia stata approntata per la pretesa conquista del palazzo comunale.
La vera natura dell'accordo, che li lega ancora una volta, traspare
benissimo tra le righe dei cinque punti che hanno tra loro condiviso in
pochi minuti, dopo mesi di risse. Non c'è un riferimento programmatico
e non sono chiari neppure gli assetti, da rimettere tutti al dopo voto. Mallegni è fuori dalla lista, ma - dicono i bene informati - avrà una
lauta ricompensa per la sua disponibilità. Ad ogni modo rimane
ancora influente e determinante con i suoi uomini più fidati, sia in
caso di governo, sia di opposizione.
Tra persone e partiti che si detestano così amorevolmente, la ritrovata
unità ha un unico cemento: la paura di perdere, all'improvviso, un
potere dai contorni per niente chiari.
Antonio Bartelletti
(21 febbraio 2010)
Pietrasanta: prima presentazione
all'ex marmi del programma elettorale
Per una città di
tutti...
...e
non più di una parte sola

La coalizione che appoggia
la candidatura di Domenico Lombardi ha rotto gli indugi ed è uscita dal
porto prendendo la rotta che porta alle elezioni del 27 28 marzo. Una
coalizione che ha accolto il percorso voluto da Domenico Lombardi di un
programma che fosse coerente, ma condiviso, chiaro, ma deciso e che
soprattutto non lasciasse margini di interpretazioni. È nella
trasparenza e nella chiarezza il filo conduttore dell’idea di città
che Domenico Lombardi ha voluto che uscisse dai vari gruppi che hanno
elaborato il programma. Una città in cui tutti si sentano cittadini di
serie A senza favoritismi né norme che si prestino a troppe
interpretazioni in modo che ci sia un diritto diverso per ciascuno. Un
cittadino diventa tale quando sa di avere dei diritti e non di dover
aspettare i favori del politicante di turno. Un cambiamento di stile
nell’approccio ai problemi della città e della cittadinanza, in cui
ci sia un interesse comune che prevalga su quello dei singoli, ma in cui
il bisogno di ciascuno possa trovare accoglienza e risposte rapide e
decise. Anche la formula della presentazione del programma ha
rispecchiato questa nuova dinamicità che parte dall’assunto che i
pietrasantini possano riappropriarsi della propria città con spazi
nuovi in cui muoversi a piedi senza l’intralcio delle macchine, in una
città a misura di bambino e di anziano, che offra servizi essenziali
come quello di un primo soccorso e che valorizzi le sue eccellenze e le
sue bellezze. E perché i pietrasantini non debbano migrare nei comuni
limitrofi l’obiettivo è quello di una edilizia popolare che favorisca
i residenti con il principio di recuperare i volumi esistenti prima di
sfruttare altro territorio. Si preferiranno ditte locali a ditte che
vengono da fuori che consumano territorio e portano altrove i benefici
di quel lavoro.
Non ci sono mille Pietrasanta, ma una sola, quella in cui il cittadino
possa usufruire di servizi efficienti e di qualità, nel Centro storico,
nella Marina e nelle frazioni che sono la forza e la bellezza di questo
Comune. All’estensione della zona pedonale nel Centro si affianca una
politica dei parcheggi che stimoli la residenza dentro le mura e una
politica di infrastrutture che aiuti il collegamento con il resto del
Comune (sottovia di via del Crocialetto). Quella che verrà sarà una
Pietrasanta più verde con la valorizzazione e difesa (con recinzione
totale) della Versiliana e la sistemazione dei manufatti che sono in
rovina, la valorizzazione della Varenna, delle miniere di Valdicastello,
del lago di Porta, la riduzione dei rifiuti e una nuova cultura dello
smaltimento.
Sarà una Pietrasanta più solidale in cui ciascuno non sia un’isola
in mezzo al mare, ma la parte di un grande arcipelago, per spazi per
esprimere la propria voglia di sport, associazione, cultura.
Sarà una Pietrasanta più ricca che saprà valorizzare le sue perle, la
Rocca con un percorso artistico-storico-ambientale con il recupero delle
strutture esistenti, la Versiliana, le sue meravigliose spiagge (con una
sistemazione, ma non sconvolgimento del bagno comunale e una nuova
dignità alla spiaggia libera), che faccia della cultura il suo segno
distintivo con un forte impulso al Carnevale e alle manifestazioni
locali con strutture finalmente degne del lavoro dei contradaioli).
Sarà una Pietrasanta più democratica, trasparente, in cui non si
confonda, come direbbe De Gregori, “il diritto con il favore”, in
cui la casa comunale sia il luogo di tutti.
Sarà la Pietrasanta della Marina, del Centro e delle Frazioni collegate
da infrastrutture e viabilità funzionali, in cui il privato sarà
chiamato a dare qualcosa per la collettività.
Sarà la Pietrasanta dei suoi cittadini, dei turisti che saranno sempre
graditi ospiti, degli artisti, degli operatori economici, ma anche dei
suoi lavoratori. La Pietrasanta di tutti.
Sarà una Pietrasanta semplicemente più bella, la nostra Pietrasanta.
Son rotti gli indugi. E’ L’ORA DI CAMBIARE.
dal sito: www.domenicolombardi.it
(30 gennaio 2010)
Pietrasanta: un altro passo avanti
sulla strada della "piena" coalizione
il
centro-sinistra ritrova l'armonia attorno a Domenico Lombardi
Sembra proprio che,
a Pietrasanta, l'accordo si farà tra tutte le forze del centro-sinistra,
nessuna esclusa. Piccoli e grandi partiti hanno espresso il loro
gradimento per il candidato sindaco Lombardi e la stesura del programma
procede speditamente nelle commissioni. Sembra una situazione irreale
per Pietrasanta e per il centro-sinistra; eppure è proprio così.
Forse il cemento che tiene è la volontà di cambiar pagina, dopo troppi
anni di basso impero di Mallegni e soci; forse è la consapevolezza che
altre formule e altre soluzioni per vincere non esistono.
Sia quel che sia, l'importante è che trionfi finalmente la "pax romana",
o meglio - visto il nome del candidato - la "pax longobardiana".
(15
dicembre 2009)
Si è
inaugurata a Pietrasanta un'istituzione senza l'accordo tra le
istituzioni
Centro di
Arti visive:
una storia tutta italiana

Prima di nascere, senza
eccezioni, l'hanno battezzata come una grande opportunità per
Pietrasanta e per tutto il territorio apuo-versiliese, poiché vorrebbe
coniugare due grandi risorse del luogo: l'arte e il turismo. Una scuola
residenziale per studenti esteri e non solo, in cui sviluppare nuove
tendenze artistiche, facendo leva sul rapporto fecondo con una città
aperta all'accoglienza e sensibile al talento e alla creatività.
Il contenitore è tra i più suggestivi e stimolanti: il convento di S.
Francesco ai piedi della collina. Gli spazi sono adeguati e le dotazioni
saranno all'altezza della situazione.
Dunque, gli ingredienti ci sono tutti e allora di che lamentarsi?
Del solito ed imperdonabile vizio nazionale del continuo litigio
campanilistico e dell'inaugurazione in pompa magna, ad ogni costo e in
ogni occasione (comprese quelle sbagliate).
L'Accademia di Belle Arti di Carrara - partner insostituibile - ha
deciso di non sottoscrivere l'atto costitutivo del Centro di Arti
visive. Come al solito è la paura di favorire un'altra realtà
territoriale e di perdere così una rendita posizione, spesso
passiva.
A questa impuntatura, l'Amministrazione di Pietrasanta ha risposto con
la solita greve forzatura di giornata. Invece di smussare gli angoli e
di raggiungere un punto di equilibrio, il Sindaco Mallegni ha
voluto lo stesso inaugurare il Centro di Arti visive, strafregandosi del
mancato accordo. In più ha tuonato contro il presidente Caffaz di
Carrara, accusandolo di "interessi di bottega".
Non si sono fatte attendere le reazioni riottose da Massa e Carrara, con
tutti i partiti pronti ad opporsi al Centro di Pietrasanta, "una
struttura privata potenzialmente concorrente" con l'Accademia
di Carrara e dunque avallando la posizione di Caffaz (per altro del PDL
come Mallegni).
Quanta Italia c'è in questa ordinaria storia di provincia? Moltissima,
purtroppo, con polemiche inutili e contrasti pretestuosi perfino su
questioni culturali, con personaggi in prima fila che con la cultura
hanno pochissimo da spartire.
Ma se non ci fossero le elezioni comunali dietro l'angolo, forse meno
parossistica risulterebbe questa folle corsa al taglio del nastro? La
riprova non c'è, malgrado altre frettolose inaugurazioni ci attendano a
breve, a partire dal Museo archeologico di Pietrasanta, dopo anni di
polveroso abbandono...
Antonio
Bartelletti
(30 novembre 2009)
Risposta
indiretta a 'La Nazione'
sul presunto accordo con i Pensionati
Nessun
giallo sulla posizione dei Socialisti
Riportiamo
dalla Cronaca di Pietrasanta de La Nazione di sabato 21 novembre, il
seguente pezzo di Daniele Masseglia che ci riguarda molto da vicino:
"Sta
diventando un «giallo», invece, il patto siglato da Pensionati
democratici e Psi. Le segreterie nei giorni scorsi hanno annunciato di
correre insieme alle regionali e alle amministrative di Pietrasanta, ma
il responsabile del Psi di Pietrasanta, Antonio Bartelletti, parla di
notizia «non vera». A dargli man forte, il responsabile versiliese
Fabio Barbetti: «E’ vero, il patto si riferisce solo alle regionali.
Il Psi non può presentarsi con il centrodestra, semmai con il
centrosinistra. Quello che dice Bartelletti è oro colato». Confermano
invece l’alleanza sia la segreteria regionale del Psi che i
Pensionati: «L’intervista integrale del segretario nazionale del Psi
Riccardo Nencini e di quello dei Pensionati Giovanni Pancetti —
ricordano — è sul sito http://blog.libero.it/PPDI/view.php. Il patto
riguarda anche Pietrasanta». Chi avrà ragione?"
Non c'è dubbio che abbiamo ragione noi. Provate a visionare il sito
dei PPDI sul quale è riportato il patto federativo con il PSI. La frase
chiave dell'accordo è la seguente: i due partiti "hanno deciso
di federarsi per un futuro politico insieme, non solo per le prossime
elezioni regionali di primavera 2010 ma, creare insieme un cammino e un
laboratorio politico capace di imporre i propri valori a livello
nazionale".
Il testo fa riferimento alle sole elezioni regionali del 2010 e al
possibile "futuro politico" che potrebbe vedere le due
forze unirsi o coalizzarsi a livello nazionale.
Cosa possano c'entrare le prossime elezioni comunali di
Pietrasanta con tutto questo è difficile da capire? E perché mai il
PSI dovrebbe qui costruire, con i Pensionati, una lista autonoma o,
addirittura, collocata nel centro-destra?
Una cosa è certa, nessuno del locale PPDI ci ha mai consultati, né a
Pietrasanta, né a Viareggio e neppure presso la Federazione di Lucca,
prima di sbandierare sulla stampa il presunto accordo di lista a
Pietrasanta e la sfida lanciata al centro-destra locale.
L'impressione è quella di essere stati usati, in modo strumentale, per
vicende tutte interne ai rapporti tenuti fino ad oggi dalla Giunta
Mallegni con i Pensionati, come conseguenza forse di malintesi, di
mancati riconoscimenti e di patti non mantenuti.
È un problema che comunque non ci ha riguardato ieri, non ci tocca
oggi, ne potrà interessarci domani. A Pietrasanta il PSI è nel
centro-sinistra e se il locale PPDI lo desidera, può tentare di
cambiare schieramento e partecipare a liste di questa stessa coalizione.
In quel caso e solo in quel caso, il patto federativo con il PSI avrà
senso compiuto e validità effettiva.
Antonio Bartelletti
(23 novembre 2009)
Elezioni amministrative di Pietrasanta
Nessun
accordo tra Socialisti e Pensionati
Le
cronache locali di questi giorni riportano la notizia di una raggiunta
alleanza tra Partito Socialista e Pensionati Democratici Italiani per il
prossimo appuntamento delle elezioni comunali di Pietrasanta. Tale
accordo porterebbe - sempre secondo questa notizia - ad una lista ancora
in dubbio se aderire o meno al centro-destra.
I Socialisti di Pietrasanta fanno invece presente che il PSI ha
partecipato e continuerà a contribuire alla costruzione di un accordo
solido e vincente per un governo di centrosinistra anche in
questa importante cittadina versiliese. I Socialisti sperano che,
tramontata la linea dell'autosufficienza del Pd, si vada ad una nuova
stagione di allargamento del campo riformista nel centro-sinistra, sia a
livello regionale, sia in ogni realtà locale. In questa prospettiva,
risulta destituita di ogni fondamento politico l'eventuale creazione di
una lista autonoma con i Pensionati e, a maggior ragione, sarebbe
assurdo un suo approdo o un suo sostegno alla coalizione di centro-destra di
Pietrasanta.
L'accordo che il PSI e il PDI hanno stretto, a Lucca, riguarda
situazioni del territorio nazionale diverse da quelle versiliesi, dove
risulti impossibile proporre una soluzione riformista e progressista
allargata.
(18
novembre 2009)
italia/toscana:
primo piano
I
Socialisti verso l'addio a SeL
Sinistra e Libertà e le
Ragioni del Socialismo
Bisogna
dare atto a Riccardo Nencini di aver tenuto ferma la barra. Quando
Sinistra e libertà nacque, fu a causa di un’assurda legge, approvata
alla vigilia delle elezioni europee, che fissava l’asticella della
rappresentanza al Parlamento di Strasburgo al 4 %. Anche su questo si
cementarono solidarietà tra i partiti che avevano già dato vita al
Comitato per la democrazia, coordinato da chi scrive, comitato che fu
anche ricevuto dal presidente della Repubblica. Sinistra e libertà non
era un partito, né un progetto politico, ma solo un’alleanza
elettorale resasi necessaria da una legge di sbarramento, senza la quale
non sarebbe nata mai. Alcuni, anche nel nostro piccolo partito, la
intesero invece in altro modo, scambiando lo stato di necessità per una
strategia. E posso anche capirli. Si vedevano all’orizzonte una
formazione che avrebbe potuto dar loro qualche speranza in più di
decenti prospettive elettorali. Privilegiando però, e questo a me parve
grave, il contenitore al contenuto. Anzi manipolando e molto le nostre
ragioni. Qualcuno parlò di una futura Linke, dove anche i socialisti
avrebbero dovuto trovar posto, e a me parve pura follia solo
immaginarlo, altri dissero che si doveva creare un partito a sinistra
del Pd (e quando mai la Costituente socialista si era collocata a
sinistra del Pd? Altra cosa è la polemica sulla laicità e sulla
collocazione internazionale). Qualcuno si spinse ad affermare che
Vendola rappresentava una specie nuova di socialista post-moderno. In
nessun caso si chiedeva ai partner quel che si pretendeva dal Pd. E cioè
di rappresentarsi come soggetto socialista europeo in modo chiaro. E così
sarebbe venuta meno la nostra funzione. Perchè questo abbiamo rischiato
e questo Nencini ha giustamente difeso. Noi non potevamo annullare la
nostra identità regalandoci a Vendola e a Fava e condonando loro quel
che si riteneva essenziale nel giudizio sugli altri. In Sinistra e
libertà non c’era un minimo comun denominatore nè sui contenuti, nè
sulle identità. Oltre alle differenze davvero insanabili (pensiamo al
tema della giustizia, oggi ridivenuto prioritario), c’era la nostra
funzione storica da difendere. Cioè la nostra identità, che non
possiamo annullare e che rappresenta forse l’unico vero patrimonio che
possiamo vantare. Che è poi la cosa che ci tiene ancora insieme. E
perchè mai dovremmo perdere il nostro tempo ancora in questo partito,
senza deputati, senatori e parlamentari europei, se non ci fosse questa
ragione che ci accomuna, e che noi avremmo dovuto consegnare ai nostri
alleati di Sinistra e libertà, cioè al nuovo soggetto politico che
essi ci hanno chiesto di creare? Non esiste un’altra possibilità per
le regionali? In politica esiste sempre un’altra possibilità.
Guarderemo dentro la proposta che ha avanzato Pannella, dovremo
rispondere a una possibilità di alleanza che ci hanno avanzato i Verdi
riformisti di Bonelli (che noi dovessimo allearci coi Verdi integralisti
era davvero bizzarro), dovremo tentare un nuovo approccio col Pd di
Bersani. Faremo politica, e non più solo alleanze dovute allo stato di
necessità. E questo non sarà un male.
Mauro
Del Bue
(17
novembre 2009)
Giustizia
La "Riforma
lampo" serve solo a Berlusconi
“L’Italia
si conquisterà certamente un posto nel Guinnes dei primati per aver
scritto una riforma lampo nello spazio di una nottata”.
E’ quanto afferma il segretario del Psi, Riccardo Nencini.
“In un’Italia dove da decenni non si riforma nulla, -
continua il leader socialista - fa impressione difatti la velocità,
a tempo di record, con cui le Camere si accingono ad approvare una legge
che dà una sforbiciata alla durata dei processi. Ma se servono a
Berlusconi, le riforme si possono anche preparare in poche ore, come
dimostra il fatto che si stia cercando il modo giusto di scrivere una
norma transitoria che dovrebbe consentire l'applicazione delle nuove
regole ai processi in corso. Se questa maggioranza fosse in buona fede, -
conclude Nencini - sarebbe stato sufficiente escludere la
retroattività della nuova legge”.
(12
novembre 2009)
Prima
che "Sinistra e Libertà" perda i pezzi
Siamo ancora in tempo
Negli
ultimi giorni si va diffondendo l’idea che Sinistra e libertà vada ad
aggiungersi al lungo elenco di soggetti politici, alleanze, costituenti
nate negli ultimi anni a sinistra con grande passione ed entusiasmo e
che si sono consumate nel volgere di pochi mesi tra liti e
recriminazioni.
Conta poco parlare delle responsabilità: noi socialisti stiamo vivendo
in questi giorni con enorme fastidio l’idea di altri di imporci a
maggioranza regole, tempi e modi di SEL, cambiando in corsa le
carte scritte solo qualche settimana fa a Bagnoli. Ma si può capire che
qualcuno possa vivere con analogo fastidio qualche nostro atteggiamento.
Non è questo che conta. Quel che conta veramente è capire se possano
esserci le condizioni per riprendere, con nuovo vigore, il cammino
avviato in occasione delle elezioni europee. Noi socialisti lo riteniamo
possibile. Non pensiamo di essere i soli. Oggi Massimo Mezzetti,
autorevole dirigente di SD, scrive molte cose condivisibili, non lontane
da quelle che noi socialisti diciamo e scriviamo da tempo. Mezzetti si
chiede: ”Non si è mai voluta prendere in considerazione l’idea di
fare di SeL, in una fase intermedia, una federazione di soggetti
politici e di nuove soggettività. Dov’era lo scandalo?!? La Linke non
è ancora un partito e questo non gli ha impedito di conseguire
successi. All’interno di questo percorso alcune forze, già in
condizione di farlo, avrebbero potuto avviare un processo di
unificazione tra loro e altre avrebbero potuto compiere un processo
unitario senza strappi al loro interno. Vale per i Verdi come per i
Socialisti. Si è preferito e si preferisce ancora oggi il tutto e
subito. Il risultato sarà il poco. Male e tardi. Ci avviamo a dare
vita, se mai ci riusciremo, ad un soggetto politico che, dobbiamo essere
sinceri con noi stessi, non sarà e, molto probabilmente, non potrà
neppure chiamarsi Sinistra e Libertà. Non lo sarà perché il progetto
politico di SeL era altra cosa da quello che sta per nascere e al
quale, spero di sbagliarmi ma non credo, non sarà consentito l’uso
del nome e del simbolo. Poi, se qualcuno vorrà avventurarsi in un lungo
contenzioso legale per ritrovarsi a febbraio senza simbolo e nome, si
accomodi pure. Torno dunque a ripetere: che natura avrà questo soggetto
politico? Quali saranno le sue alleanze? E la sua collocazione
europea?”
Le domande che pone Mezzetti sono quelle che da mesi pongono i
socialisti ricevendo in risposta silenzio o insulti.
E’ troppo chiedere ai nostri interlocutori di Sinistra (ecologia) e
libertà di partire da atteggiamenti di questa natura, ragionevoli e
rispettosi e di far maturare i processi con i tempi necessari? E’
troppo chiedere di dibattere dei temi che ci dividono (e sono tanti, a
partire dalla collocazione europea di SEL, ma non certo solo
quella) cercando soluzioni e mediazioni, anziché discutere solo di
regole, delegati, organigrammi? Infine, è troppo chiedere a noi e ai
nostri aderenti di rilanciare la nostra azione politica rispetto a ciò
che già ci unisce ed è stata la ragione della nascita di SeL,
penso ai temi legati al lavoro, alla scuola e alla laicità? Se si vuole
rispondere a queste e ad altre semplici domande con spirito costruttivo,
i socialisti sono pronti. Se la risposta è un invito, cortese ma
neanche tanto, a togliere il disturbo, lo faremo. Ma sarebbe una
sconfitta per tutti.
Gerardo
Labellarte
(3 novembre 2009)
Una
riflessione sui recenti scandali sessuali
Politici, privacy e
ricatti
Abbiamo
deciso di non fare nomi perché chi cade non va calpestato ma rispettato
per la sua debolezza che la grandezza a volte offusca e non la fa
sembrare tale. Arrampicarsi sugli specchi peggiora la situazione di chi
è stato preso in fallo.
Tutti possono sbagliare, ma chi fa politica non può pretendere di
tenere distinte privacy famigliare e/o personale dalla sua azione di
politico quando il comportamento nella sfera privata travalica
l’immagine che i cittadini hanno di lui. Abbiamo più volte affermato
che un politico consegue consenso per quanto s’impegna a fare e fa ma
anche di come si propone, comportamento privato compreso, ai cittadini
ai quali si è rivolto per la sua elezione.
Non possiamo certo quantificare in che percentuale l’immagine privata
incide per la sua elezione, ma è innegabile che essa rappresenta una
parte non certo indifferente del consenso che riceve. Noi non vogliamo
fare distinzioni o classificare con una priorità i comportamenti che
derogano dall’immagine di privacy che i cittadini hanno del politico
votato, tuttavia la modifica dello status quo dell’immagine,
sopratutto se essa si manifesta al di là della volontà del politico di
rivelarla, pone un problema di responsabilità etica e politica per
mantenere l’incarico che i cittadini hanno a lui conferito con il voto
a seguito di una riconosciuta affidabilità a 360 gradi avuta nei suoi
confronti, pertanto anche nel privato.
Assai più grave è che il politico neghi all’inizio l’addebito e
che poi soccomba per inoppugnabile evidenza.
Gravissima è infine l’eventualità che il politico, per salvare la
sua immagine ma anche la sua famiglia dall’ondata di riprovazione,
accetti il ricatto e paghi. Pur con un differente gradente di gravità
il politico deve farsi da parte e (ri)proporsi davanti ai propri
elettori, nel caso in cui la formazione in cui milita lo ritenga
opportuno e senza epurazioni perbeniste, con la nuova immagine di sé e
con l’umana debolezza a cui tutti gli uomini e donne sono soggetti
durante la loro esistenza. Ma un uomo politico, sopratutto ad alto
livello di rappresentanza istituzionale, non potrà mai invocare come
giustificazione la sprovvedutezza cui è restato vittima poiché sa bene
di quali mezzi si avvale la lotta politica in Italia, dei veleni
reciproci che le forze politiche si spruzzano addosso, di quali immensi
e criminosi mezzi ci si avvale per distruggere l’avversario.
Stessa severità deve colpire coloro che fanno ricatti: anzi maggiorata
se sono coinvolti uomini delle forze dell’ordine. Comunque chi accetta
il ricatto senza denunciare immediatamente i ricattatori è responsabile
come colui che lo perpetra. Sopratutto se è un politico, anche se
tutti, indistintamente, siamo colpevoli se accettiamo passivamente o
paghiamo sotto ricatto. In uno stato civile e democratico questa
debolezza nei confronti della sopraffazione è inconcepibile. Si deve
sapere che chi ricatta parte da una posizione di debolezza umana e
civile e solo chi l’accetta trasforma la debolezza in forza malefica.
Fa male a sé e agli altri. Escort, trans, raccomandazioni,mancati
controlli, droga, festini e truffe stanno ammorbando questa gran bella
democrazia.
Sono i temi ricorrenti delle cronache giornalistiche di un fare politica
che si sta dimenticando, evidentemente presa da altri interessi, la
qualità della vita dei cittadini, una scuola, un lavoro e una giustizia
che siano sinonimo del progredire della società italiana e non di una
regressione.
Giuseppe
Vezzoni
(25 ottobre 2009)
Il
caso Marrazzo
Un'intollerabile violazione del "privato"
“La
vicenda legata al Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, al di
la degli aspetti imbarazzanti e per certi versi inquietanti che lo hanno
come protagonista è, se alcuno ne avesse sentito il bisogno,
la plastica dimostrazione della ormai endemica patologia che ha
seriamente infettato il nostro sistema mediatico.”
“Va detto con chiarezza che è un’indecenza intollerabile violare
la privacy delle persone”: cosi’ Marco Di Lello, esponente
socialista di Sinistra e Liberta’.
“Con altrettanta chiarezza va affermato che la libertà e il
diritto all’informazione non c’entrano proprio nulla. Qui siamo di
fronte all’arbitrio che, per sua stessa natura, rischia di demolire il
nostro sistema democratico. Occorre applicarsi, tutti e subito, per
tornare a rendere l’Italia un paese normale e civile, altrimenti sarà
sempre più difficile contestare a Berlusconi come attacchi alla libertà
di stampa la previsione di sanzioni penali ai giornalisti che rendono
pubblici atti giudiziari coperti da segreto - ha concluso Di
Lello”.
(25 ottobre 2009)
Sul
futuro prossimo di Sinistra e Libertà
Il Coordinamento
nazionale dei Socialisti conferma gli indirizzi di Bagnoli
Tramonta
l'ipotesi di un Congresso anticipato di SeL. Infatti Il Coordinamento
nazionale, riunitosi questa mattina, ha unanimemente confermato il
dispositivo votato dall'Assemblea di Bagnoli, approvando il documento
unitario che fissa la road map per il prossimo appuntamento del 18
dicembre, che di seguito pubblichiamo.
1) E' convocata
l'Assemblea per la costituzione di Sinistra Ecologia e Libertà per il
prossimo 18 dicembre 2009
L'Assemblea procederà a cedere la titolarietà del simbolo alla piena
sovranità degli aderenti a Sinistra e Libertà.
2) Gli aderenti a Sinistra e Libertà eleggeranno i propri delegati con
le modalità che verranno rese note nei prossimi giorni dal
Coordinamento nazionale.
3) Entro il 25 ottobre si insedieranno, secondo i deliberati
dell'Assemblea di Bagnoli, la Commissione per le regole e la Commissione
per il progetto.
(19 ottobre 2009)
Lodo
Alfano bocciato dalla Consulta
Sinistra
e Libertà
chiede le dimissioni di Berlusconi
Sinistra e Libertà
chiede le dimissioni di Berlusconi dopo la sentenza della Corte
Costituzionale sul Lodo Alfano. Appena appresa la notizia, un gruppo di
manifestanti del partito ha manifestato davanti a Palazzo Chigi. Fra i
presenti Paolo Cento, Grazia Francescato, Marco Di Lello.
«È una sentenza limpida – afferma Grazia Francescato – che
soddisfa molti italiani, anche di centrodestra». Lo slogan più
gettonato è: «Dimissioni, dimissioni».
«La sentenza della Corte costituzionale – afferma Nichi
Vendola, leader di Sinistra e Libertà e presidente della Regione Puglia
– è un duro colpo per l’arroganza di chi esigeva l’impunità e
voleva porsi al di sopra delle leggi. Ora è essenziale che tutti
manifestino il massimo rispetto per le istituzioni e per le scelte di
chi ha il compito di vigilare sulla fedeltà a principi sanciti dalla
nostra Costituzione».
Secondo Vendola «il Presidente del Consiglio deve ora, senza
denunciare inesistenti complotti, sottoporsi responsabilmente al
giudizio imparziale della magistratura».
(7 ottobre 2009)
versilia/lucca:
news
Le
elezioni amministrative di Pietrasanta
Una dura
prova per Centro-sinistra e SeL

Anche se la primavera
2010 sembra lontana, con fatica e ritardo procede l'accordo nel
centro-sinistra per le amministrative di Pietrasanta. Una cosa di certo
accomuna partiti e movimenti di opposizione: la speranza di porre la
parola "fine" all'esperienza di Mallegni e dintorni. Ma oltre
questo desiderio comune, molto poco, al momento, unisce la coalizione,
da Rifondazione fino al Pd, passando per Comunisti italiani, IDV,
"Pietrasanta civica" e SeL.
Con la solita lentezza e puntigliosità sui termini, è stato approvato
un decalogo di valori comuni che, nonostante i tratti generici, è
riuscito lo stesso ad impegnare la discussione per ore su dettagli di
principio e non di sostanza.
È il vecchio vizio della sinistra teorica e litigiosa italiana che -
per di più a Pietrasanta - risente di antiche ruggini e di dissapori
mai sopiti tra le sue componenti.
Oltre questo, ci sono poi le divisioni interne al Partito Democratico,
che da anni non riesce a scegliere il proprio candidato sindaco. Agli
storici contendenti - Lombardi e Mori - si è pure aggiunta l'outsider
Viviani. Tutti gli altri partiti e movimenti non hanno voluto (o forse
saputo) opporre un proprio candidato unitario. All'ultimo minuto è
stata evitata la farsa di elezioni primarie di coalizione, con tre
pretendenti tutti del Partito Democratico. La cittadinanza avrebbe
subito capito che la consultazione sarebbe servita unicamente per
risolvere un problema incancrenito all'interno del Pd.
Nelle prossime settimane, un duro esame attende l'ipotesi di coalizione
di centro-sinistra, quando la discussione approderà finalmente su
contenuti e programma. Sarà anche un banco di prova per Sinistra e
Libertà, chiamata a scegliere in quale lista e con quali temi
presentarsi alle prossime elezioni amministrative.
(5 ottobre 2009)
italia/toscana:
continua
Dopo
l'Assemblea di SeL a Napoli
Nencini:
Sinistra nuova più vicina
"A Napoli, con
l'assemblea nazionale di Sinistra e liberta', è stato fatto ieri un
altro passo avanti per costruire una sinistra nuova che sia fondata non
solo sulle radici storiche e i valori del passato, la giustizia sociale,
la libertà, innanzitutto, ma anche sul merito, sul rigore, sulla laicità.
Con questi ingredienti possiamo pensare di vincere le sfide del futuro,
anche se più che alle elezioni regionali bisogna pensare a costruire un
perimetro per un centrosinistra competitivo e vincente per il prossimo
appuntamento delle elezioni politiche. Un appuntamento a cui non
possiamo mancare e che, come tutto lascia credere, potrebbe arrivare
molto prima della scadenza naturale. Noi saremo pronti e come Sinistra e
Libertà abbiamo varato un coordinamento, stiamo preparando inoltre una
'carta di adesione' e una conferenza programmatica. Tutte decisioni che
dovranno comunque passare al vaglio degli organi statutari dei
rispettivi partiti. Per i socialisti la decisione finale spetterà al
congresso, la cui data non è stata ancora fissata, ma che
presumibilmente si terrà l'anno prossimo. Anche per il congresso
fondativo di Sinistra e Libertà non è stata fissata alcuna scadenza
precisa, ma si è deciso che ci sarà solo dopo le elezioni regionali.
Siamo molto soddisfatti perché abbiamo tracciato una rotta e scelta una
meta e una sinistra nuova è oggi qualcosa più di un'opzione, è un
obbiettivo concreto, possibile e più vicino di quanto avessimo sperato
fino a ieri".
(22 settembre 2009)
La
proposta del nome "Ecologia" nel simbolo
Il documento
finale dell'assemblea di SeL
È costituito
il coordinamento nazionale di Sinistra e libertà,
composto da membri in rappresentanza dei partiti fondatori e delle tante
elettrici e dei tanti elettori non iscritti ad alcun partito o
movimento.
Il coordinamento e composto da: Daniela Brancati, Paolo
Cento, Gim Cassano, Lisa Clark, Marco Di Lello, Claudio Fava, Grazia
Francescato, Umberto Guidoni, Gianni Mattioli, Gennaro Migliore,
Riccardo Nencini, Mauro Palma, Michele Ragosta, Luca Robotti, Simonetta
Salacone, Giuliana Sgrena, Nichi Vendola, Alessandro Zan.
All’interno del coordinamento verranno conferiti incarichi di lavoro.
Entro il 15 ottobre dovranno essere costituiti i coordinamenti
regionali di Sinistra e Libertà, che potranno avere fino ad
un massimo di 11 membri e scelti con gli stessi criteri.
Al fine di sostenere l’azione politica di Sinistra e Libertà, viene
istituita una specifica carta di adesione del costo di
10 Euro per i giovani fino a 18 anni e 30 Euro per tutti gli altri.
Vengono istituiti 2 gruppi di lavoro (uno sul programma
e l’altro su regole e partecipazione) e
forum tematici inerenti le campagne già varate.
La partecipazione ai forum è libera e individuale. I gruppi di lavoro
sono costituiti da 60 membri ciascuno.
Nel mese di dicembre si terrà la Conferenza
programmatica di Sinistra e Libertà.
È stata assunta la proposta di inserire il termine “ECOLOGIA”,
in luogo dei tre simboli attualmente presenti nel semicerchio inferiore,
nel simbolo di Sinistra e Libertà.
Tutte queste decisioni saranno sottoposte a verifica nella prossima
conferenza programmatica di dicembre.
All’indomani delle prossime elezioni regionali si terrà il congresso
fondativo di Sinistra e Libertà.
(17 settembre 2009)
La strage
di militari italiani in Afghanistan
Il dolore
e il cordoglio dei Socialisti

“Grande dolore e profondo cordoglio” è stato espresso dal
segretario del partito socialista Riccardo Nencini, in un messaggio alle
famiglie delle vittime dell’attentato di questa mattina.
“Siamo vicini ai nostri valorosi soldati che ogni giorno, anche a
prezzo della vita, - scrive Nencini - danno il loro contributo
essenziale alla pacificazione, alla costruzione della democrazia in
Afghanistan e alla lotta contro il terrorismo internazionale”.
(17 settembre 2009)
Quasi una
scena tratta da Orwell
La tavola
dei maiali
Ammettiamolo.
L’attacco di Feltri al direttore dell’Avvenire un mezzo sorriso ce l’ha
strappato. Il politicamente scorretto non ci ha mai urtato, moralisti e
moralizzatori non ci affascinano, ben consapevoli che la rivoluzione si
fa più dissacrando che esecrando. In fondo, poi, tra gli insegnamenti
di Nenni, quello sui puri e più puri, è tra quelli che maggiormente
descrive un approccio socialista alle cose della politica e, tutto
sommato, della vita stessa.
Tuttavia, chissà se più per noia o per nausea, il senso di questa
ennesima polemica estiva sembra avvolgersi e avvolgerci in una nebbia
tossica che se, da un lato, ci riempie i polmoni di frustrazione per l’irrimediabilità
di un simile scenario, dall’altro, in questa occasione come forse non
mai, sa evidenziare le metastasi più avvelenate del nostro sistema.
È più che mai, quello di questi mesi, non più eccesso nel confronto
politico, semplice esasperazione della dialettica di schieramenti o
contrapposizione fuori controllo. Ciò che sta andando in onda in queste
settimane, o, meglio, in stampa, è rappresentazione di un conflitto che
ormai trascende tutto e tutti.
Mai come in questa occasione viene chiarito come il piano di questo
sistema politico-istituzionale, ma anche mediatico-industriale, abbia
definitivamente risolto ogni legame con la vita del Paese, dei suoi
interessi e dei suoi bisogni, con in campo due tifoserie senza più
squadre da sostenere, se non formalmente, ma non per questo meno cattive
e violente. Anzi, proprio per questo, ancora più spietatamente rivolte
alla affermazione di propri interessi privatissimi, che siano di
famiglia, azienda o lobby.
Il peggiore degli scontri, per altro, quello cioè giocato con le armi
del ricatto, dei dossier a gettone, degli schedari a pagamento, delle
agende ad orologeria. La regola del “io so che tu sai che io so” che
ammalora tutto, dal diritto alla sanità, dalla giustizia al lavoro,
dalla scuola all’ambiente, solo a patto che nulla cambi. Coltelli
affilati e tinti nel veleno sotto il tavolo di una grande abbuffata di
scempi, speculazioni e sciacallaggio di questo nostro Paese.
Torna alla mente l‘allegra tavolata protagonista della scena finale
della Fattoria degli animali di Orwell, quando i maiali a capo della
fattoria si trovano a discutere di affari con gli stessi uomini e “le
creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al
maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile
distinguere fra i due”, depravazione ultima della rivoluzione fallita
e fotografia limpida dell’Italia della seconda repubblica.
Ciascuno, per la propria storia personale o sensibilità, assegni
liberamente i posti a tavola. Anche a fattori invertiti, se si pensa all’alternativa
senza capire la discontinuità, il prodotto non cambia.
Federico Parea
Direzione Nazionale Ps
(3 settembre 2009)
Le
campagne di Sinistra e Libertà
16 idee
per 5 proposte di iniziativa popolare
16 idee, 16 proposte
per altrettante possibili iniziative di popolo. Vogliamo individuarne
almeno 5 per organizzare le prime battaglie civili di Sinistra e Libertà.
Scegliamo assieme queste campagne, per le quali impegnarci e
impegnare le persone a noi vicine, dove abitiamo e dove lavoriamo, perché
Sinistra e Libertà nasca innanzitutto tra i cittadini e sulle idee.
1) LA
SALUTE NON E’ UNA MERCE, I PRIMARI NON LI SCELGANO I PARTITI -
è intollerabile che la sanità pubblica, deputata a garantire il
diritto costituzionale alla salute, sia ormai il luogo di scambi
clientelari e affaristici, qualche volta persino illegali. Affinchè
la salute non sia merce di scambio, finanziario o politico occorre
stabilire i criteri e i valori per la scelta e la
valutazione dei manager, che non possono limitarsi ai soli
risultati di bilancio; ristabilire criteri di merito e non di
appartenenza partitica, per scegliere i primari attraverso i concorsi.
inoltre, per garantire un controllo democratico dei cittadini, è
necessario ripristinare il ruolo attivo dei Comuni nella progettazione e
valutazione dei servizi sanitari.
2) UN
18 AI PRECARI DA 30 - istituire un ammortizzatore sociale
universale per tutti i lavoratori a tempo indeterminato, determinato e
precari. Superare il precariato con una interpretazione rigorosa del
contratto di collaborazione.
3) FISCO
GIUSTO, ITALIA GIUSTA - Alleggerimento delle prime 3 aliquote
dell’Irpef (le più basse). Adeguamento ai principali paesi europei
della tassazione sulle rendite finanziarie. Lotta all’evasione fiscale
anche attraverso la regolamentazione dei lavoratori stranieri non in
regola. No allo scudo fiscale.
4) SCUOLA
SICURA, OSPEDALE SICURO - messa in sicurezza delle 5.000 scuole
e dei 500 ospedali delle zone a rischio sismico (che interessa 11
milioni di persone), da finanziare con la prima tranche del ponte di
Messina.
5) ENERGIA
RINNOVABILE = ECONOMIA FORTE = VITA MIGLIORE - un piano
nazionale di risparmio energetico e potenziamento delle energie
rinnovabili: eolico, fotovoltaico, solare, per raggiungere in 10 anni
almeno il 30% di energia prodotta da queste fonti. Siamo ultimi in
Europa, vogliamo diventare primi. No allo spreco di risorse per nuove centrali
nucleari, già obsolete oggi e ancor di più quando saranno in attività,
senza avere peraltro risolto il problema delle scorie.
6) L’ITALIA
IN SECONDA CLASSE - 1000 nuovi treni per i pendolari e i servizi
regionali da finanziare con una quota delle risorse destinate al ponte
di Messina.
7) LA
VITA E’ DI CHI LA VIVE - Libertà di scelta del fine vita
attraverso il riconoscimento legale del testamento biologico e
garanzia delle libertà di cura.
8) UNIONI
CIVILI - riconoscere il diritto a chi sceglie di vivere insieme
un rapporto di coppia senza contrarre matrimonio.
9) L’ITALIA
E’ IL MIO PAESE - chiunque nasce sul suolo italiano può
diventare cittadino italiano, clandestino non è reato.
10) LAVORO
SICURO, CONTROLLI CERTI, SANZIONI PENALI - migliaia di
lavoratori italiani e stranieri perdono la vita sul posto di lavoro. Non
è tollerabile. Occorre riattivare controlli non formali sui posti di
lavoro e punire penalmente chi ha evitato di affrontare le spese
necessarie per la sicurezza, per la vita e la salute di lavoratori.
11) LA
FAUNA E GLI AMBIENTI NATURALI SONO UN BENE COMUNE - no alla
liberalizzazione della caccia e alla privatizzazione dei parchi
naturali. Salvaguardare il nostro patrimonio naturale è una
responsabilità che abbiamo verso le generazioni future. Salvaguardare
la biodiversità è un valore culturale e scientifico.
12) ROTTAMARE
IL BRUTTO, TUTELARE IL BELLO - in un territorio fortemente
popolato e manomesso come quello italiano, dove il suolo è una risorsa
scarsa, è una buona idea promuovere una vera grande opera di restauro,
del territorio, del paesaggio e degli edifici, anche attraverso l’abbattimento
e la ricostruzione del patrimonio abitativo fatiscente e inadeguato,
anche dal punto di vista estetico. La rottamazione del brutto richiede
un programma di investimenti pubblici e un quadro di regole chiare, che
in nessun modo si può confondere con un condono edilizio mascherato.
13) ABOLIZIONE
DEL CANONE RAI - Il canone RAI non è garanzia di pluralismo e
di servizio pubblico, l’imposta sul possesso degli apparecchi
televisivi è l’espressione di un vecchio anacronismo.
14) SICUREZZA
NON RONDE, L’ITALIA NON E’ IL FAR WEST - la sicurezza dei
cittadini non può essere privatizzata, lo stato non può abdicare ai
suoi doveri.
15) MORATORIA
DEI LICENZIAMENTI - non si può perpetuare la vecchia pratica di
privatizzare gli utili e socializzare le perdite: alle imprese
beneficiare di contributi pubblici in un momento di crisi economica si
può e si deve imporre il blocco temporaneo dei licenziamenti.
16) UN
MONDO DI PACE? NON CON LA CORSA AL RIARMO! Usa e Russia
sottoscrivono un patto per il disarmo ed il governo italiano stanzia 11
miliardi di euro per l’acquisto di nuovo bombardieri: più
cooperazione e meno armi per costruire la pace nel mondo!
(10
agosto 2009)
Sinistra
e Libertà verso il 19 settembre
Cinque
domande
sull'Assemblea nazionale
Il “misero” Documento
finale “imposto” dai 5 Coordinatori dei soggetti
politici a conclusione del seminario nazionale di Sinistra e
Libertà, ha annunciato la convocazione di un’Assemblea nazionale per
il prossimo 19 settembre.
Quattro domande:
1) potranno partecipare tutte le esperienze locali (Associazioni,
Comitati, ecc.) che vogliono unire e rinnovare la Sinistra che si vuole
unire e rinnovare, oppure soltanto i rappresentati dei soggetti che
hanno dato vita alla lista elettorale… e chi decide - in agosto - di
iscriversi ad una lista elettorale… senza sapere se rimarrà tale e
quale… oppure se evolverà - democraticamente e rapidamente - verso la
nascita di un nuovo Partito di Sinistra?
2) Ogni Gruppo, Associazione o Comitato locale per una nuova Sinistra… quanti delegati
può inviare all’Assemblea nazionale del 19 settembre (1, 2,
???) ?
3) Le conclusioni di questa Assemblea nazionale saranno a “sovranità
limitata“(cioè decisa dai Coordinatori dei 5 soggetti che hanno dato
vita alla lista elettorale “Sinistra e Libertà”), oppure potranno
esserci anche decisioni sovrane (sia pure a larga
maggioranza) di chi parteciperà?
4) Avrà legittimità anche una proposta di apertura di
un percorso costituente/congressuale democratico (con il criterio
“una testa un voto”), per decidere su TUTTO
(idealità, valori, scelte programmatiche, regole statutarie,
dirigenti e anche il simbolo)?
Sono 4 domande che, a mio parere, necessitano di una risposta
preventiva… in modo che in tutte le realtà locali sia chiaro da
subito chi è invitato a questa assemblea, chi è escluso e se
dobbiamo subire regole imposte da pochi… oppure se - propongo
- partecipare con la determinazione di esprimersi liberamente e di
pretendere che le decisioni siano prese democraticamente (sia pure
accettando una regola di larga maggioranza - il l’80% ?? - dei
partecipanti, che “imponga” a tutti il dialogo e l’ascolto di
opinioni e proposte diverse).
Giuliano Ciampolini
Associazione per la Sinistra di Pistoia
(20
luglio 2009)
Il
Consiglio Nazionale del Ps ha votato
Avanti! con Sinistra e Libertà
Con 12 voti
contrari e 7 astenuti, il Consiglio Nazionale del
Partito Socialista ha approvato a larghissima
maggioranza (280 i presenti) il documento
politico della segreteria del partito.
Il documento prevede che il congresso del Partito si
tenga nei tempi e nei modi stabiliti dallo statuto, ovvero l’anno
prossimo dopo le elezioni amministrative. Resta confermata
la politica di alleanze con le altre forze di Sinistra e Libertà
per costruire una forza di governo laica, libertaria e di sinistra,
distinta dalle forze politiche comuniste e che abbia come punto di
riferimento obbligato il PSE.
I lavori del Consiglio nazionale sono stati aperti dalla relazione del Segretario
del Partito, Riccardo Nencini il quale,
rispondendo alle critiche e ai timori emersi rispetto all’alleanza di
Sinistra e Libertà ha affermato “Il Partito socialista
non si scioglie. Ho preso un impegno personale oltre che politico a non
mollare”.
“Questa storia - ha continuato - ha pieno diritto di cittadinanza, ma
ha un senso solo se la teniamo legata a un progetto politico ma non
può ridursi a mera testimonianza, alla galleria degli antenati”.
L’analisi di Nencini non ha lasciato spazi d’ombra. Ha ricordato che
il risultato raggiunto alle europee, il 3,1%, “non
è un risultato da buttare, è dignitoso“ e
che da lì “bisogna ripartire” anche se le
condizioni non sono certo facili perché la mancanza di una
rappresentanza parlamentare, costituisce un serio handicap soprattutto
dal punto di vista comunicativo, sia pubblico che privato, visto che “siamo
in presenza di un bipolarismo perfetto nella
comunicazione che premia solo chi sta in Parlamento”.
La barra del timone resta orientata sulla rotta
intrapresa con Sinistra e libertà, proiettata verso
gli appuntamenti del prossimo anno, le elezioni regionali. Il
Segretario del partito non vede alternative. “Il centrodestra
- dice - non solo ha vinto anche le ultime elezioni, ma le ha vinte
bene, dimostrando di essere radicato anche a livello locale, ma il sistema
politico è avviato verso una crisi del bipolarismo, con la
vittoria della Lega nel centrodestra e la straordinaria debolezza
del Partito democratico, che ha perso 4 milioni di voti, nel
centrosinistra”. Nello stesso tempo, osserva, “il partito dove si
è presentato col proprio simbolo, è andato male”.
Ci sono però anche dati positivi. “Il tesseramento che
ripartirà a settembre con regole nuove, la
ripresa di Mondoperaio e quella possibile dell’Avanti! della
domenica, l’elezione di tanti compagni nelle realtà locali con
la lista di SL”.
Nencini ha quindi affrontato la questione delle alleanze ricordando
che “dalle ultime elezioni politiche siamo usciti non solo sconfitti,
ma anche isolati”. Oggi c’è da registrare “l’apertura
di SL ai repubblicani di Luciana Sbarbati e ai liberali di ‘Critica
liberale’ e quanto al Pd “nei miei
incontri con i candidati alla segreteria - ha detto - ho ricevuto
certezza che per 4 mesi questo partito sarà bloccato in
un congresso vero, con esiti che non sono assolutamente
certi. Può vincere Tizio nel congresso e Caio nelle primarie. Una
sorta di scisma avignonese. Ma con tutti i candidati c’è un punto in
comune, uno schema molto diverso da quello di Veltroni. I numeri li
obbligano a pensare diversamente. Col 26% non ce la fanno. Senza
alleanze non ce la fanno“. “Penso ci siano le condizioni
per superare Livorno del 1921, una condizione condivisa qui e accettata
anche dal Pd”. Nelle conclusioni la questione del rapporto con
i radicali: “Il no di Pannella - ha
detto - ha preceduto quello di una parte di SL.
Dentro SL bisogna fare spazio anche a chi condivide questo percorso e
per questo penso di chiedere a Pannella di ripensarci“.
Nel corso del dibattito il Coordinatore della Segreteria
nazionale Marco di Lello ha affermato che «Occorre ripensare
la Sinistra italiana per tornare a parlare a quella parte del
paese che ad essa si era affidata e da questa è stata tradita, per
dare risposte alle paure di un Nord sempre più’ tentato di rifugiarsi
nell’egoismo e nella xenofobia, per governare i cambiamenti in atto
nel mercato del lavoro, a 40 anni dalla morte di Brodolini con
un nuovo statuto dei Lavori e dei Lavoratori. Mentre il Pd - ha
continuato Di Lello - impegnerà i prossimi mesi in un dibattito
autoreferenziale noi socialisti, noi SL dovremo lavorare ad una
nuova cultura politica frutto di una reciproca
contaminazione di socialismo, ambientalismo, postcomunismo per
tornare a parlare ad un’Italia di oggi molto diversa da quella del
900.”
Oltre al documento della segreteria, esposto da Marco Di Lello, sono
stati presentati un altro documento, relatore Franco
Bartolomei, e un ordine del giorno presentato
da Bobo Craxi. Questi ultimi sono decaduti con
l’approvazione da parte del CN del documento della segreteria perché
di fatto chiedevano l’immediata convocazione del congresso. E’ stata
quindi stabilita una cronologia di incontri in vista
dei nuovi appuntamenti politici: il primo avverrà a Bologna il
prossimo 17 luglio per le regioni dell’area nord, il secondo
a Napoli il 22 per le regioni del Sud Italia; ne
seguiranno altri per le diverse aree geografiche. Infine, sono stati approvati
tre ordini del giorno proposti dalla Giovanile Socialista riguardanti le
morti bianche e il nucleare
(10
luglio 2009)
Da
un giovane siciliano
parte l'appello ai dirigenti di 'Sinistra e
Libertà'
L'invito
ad andare avanti sulla strada tracciata
Sono un giovane
elettore siciliano che il 6 e il 7 giugno ho dato
fiducia a Sinistra e Libertà. Ho deciso di scrivere alcune
righe per esprimere un auspicio per il futuro e per fare appello
ai dirigenti, agli elettori e ai simpatizzanti di questo progetto
politico affinché il cammino intrapreso non si interrompa.
Nonostante l´oscuramento mediatico, l´esiguità delle risorse e il
tempo breve che ha separato la nascita della lista dalle elezioni, tanti
e tante hanno guardato con interesse alla nuova formazione,
perché hanno capito le capacità critiche e di innovazione,
la qualità e la coerenza del nuovo cantiere politico e programmatico.
Valore e dignità sono stati restituiti a due parole
che per troppo tempo sono rimaste chiuse in un cassetto e che il
centrosinistra riformista (più di centro che di sinistra) ha
dimenticato: Sinistra e Libertà.
Mi rivolgo all´intelligenza politica delle forze che compongono questa
nuova formazione e a chi ne è rappresentante, perché auspico che si
vada avanti sulla strada dell´unità. Il 3,1% è un buon punto
di partenza, soprattutto per un soggetto nuovo e poco conosciuto.
Dividersi dopo questo risultato sarebbe grave dal punto di vista
strategico e ancora più grave dal punto di vista della coerenza
politica. Non ci sarà futuro per noi se ripeteremo gli errori del
passato, se torneremo a frammentarci, se ci arroccheremo dietro sigle
vecchie e logore, se metteremo al primo posto interessi piccoli e
particolari a scapito delle ambizioni grandi e delle scelte
coraggiose. Quando ho votato e ho espresso le mie tre
preferenze non ho pensato alle sigle di
provenienza dei candidati, non è stato importante per me
sapere, ad esempio, che Nichi Vendola proviene dal Movimento per la
Sinistra o Claudio Fava da Sinistra Democratica. Avevo in mente soltanto
un´idea: votare per costruire una sinistra moderna, unita e
utile.
Spesso ci siamo detti che se la sinistra vuole tornare ad essere
protagonista della vita politica italiana deve intraprendere la strada
dell´innovazione e dell´unità. Le lacerazioni sono un piaga
storica della sinistra. Sinistra e Libertà unisce invece di
dividere. Ecco la prima grande innovazione. Sinistra e Libertà
può essere il punto di incontro e attrazione delle diverse anime di
quel popolo smarrito che chiamiamo sinistra diffusa.
Nel cammino di Sinistra e Libertà possono continuare a vivere le
culture migliori della sinistra italiana.
Il cantiere della nuova sinistra deve continuare ad
aprirsi e deve allargare le proprie ambizioni. Può essere lo strumento
per portare sul terreno della politica reale quei pezzi di sinistra che
isolati sono destinati a scomparire ma che uniti e rinnovati possono
rappresentare la forza e la speranza per un grande progetto. Può essere
il mezzo per parlare con parole nuove agli uomini e alle donne
della sinistra che da troppo tempo hanno smesso di votare, che
hanno scelto il disimpegno o la rassegnazione. Il dialogo può essere il
valore aggiunto per le nuove sfide. Si dovrebbe provare a dialogare,
senza atteggiamenti pregiudiziali, con le forze migliori che
vogliono lavorare per creare l´alternativa all´egemonia delle
destre nel nostro Paese.
Soltanto una sinistra grande e plurale può avere la
forza di imporre all´agenda politica i temi cruciali del lavoro e del
precariato, della crisi economica e dell´ambiente, della laicità, dei
saperi, della convivenza democratica e multiculturale, del Mezzogiorno,
della questione morale. Su questi temi si possono e si devono dire
parole chiare e coerenti, in modo che la proposta politica della nuova
sinistra emerga nella sua concretezza mettendo in luce le ambiguità,
le contraddizioni e i silenzi delle forze riformiste e moderate del
nostro Paese. Su questi temi si misura la qualità della nostra
proposta politica. Rimettiamoci in gioco tutte e tutti per un nuovo
soggetto unitario e plurale della sinistra che sia più attento all´innovazione
culturale e ai programmi più che agli antichi simboli e alle sigle di
un Novecento che non c´è più, che non parli a nicchie ininfluenti e
minoritarie ma a un popolo ampio ed eterogeneo, che sia all´altezza dei
problemi e delle sfide dell´Italia e del mondo di oggi. Troviamo il
coraggio per abbandonare le vecchie case e costruirne una più
grande, oltre gli steccati e fuori dalle gabbie di un passato
da cui tanti non riescono ad uscire.
Sinistra e Libertà ha stretto un patto di fiducia con quasi un
milione di elettori. Lo sbarramento ha negato la possibilità
di essere rappresentati al Parlamento Europeo ma non ha sottratto la
speranza a tanti uomini e a tante donne che sono una parte consistente
del popolo smarrito della sinistra. Non è stato un voto inutile,
anche se in tanti volevano convincerci del contrario. È stato un investimento
per il futuro, per un´idea nuova della sinistra, per un suo
nuovo linguaggio. C´è un popolo che vuole ritrovare la bussola per
rimettersi in marcia, l´entusiasmo per una nuova stagione di impegno,
gli spazi per una partecipazione politica dal basso e sui territori.
Proviamo a non deludere questo popolo. Io ho ritrovato la
speranza grazie a Sinistra e Libertà.
Marcello Longo
Campofelice di Roccella (Palermo)
(10 giugno 20099
versilia/lucca:
"storico"
Sinistra
e Libertà a Pietrasanta
Prove
locali per una nuova formazione politica a sinistra

il tavolo della presidenza della
riunione, da sin. a des.: Cefisi, Guidoni, Montemagni, Nardi e Lupi
La
sala della Croce Verde di Pietrasanta è stata testimone, venerdì 29
maggio, di una articolata e stimolante discussione sull’ipotesi di
aggregazione di una nuova formazione politica della sinistra italiana,
plurale nei suoi contenuti e capace di raccogliere il meglio dell’esperienza
dell’Unione prodiana. Un nuovo contenitore per riunire la cultura
laica, socialista, ambientalista e progressista, altrimenti condannata
alla “non rappresentanza” parlamentare e amministrativa negli anni a
venire. Un tentativo che deve andare oltre l’occasione delle prossime
elezioni europee e deve essere perseguito in modo indipendente dal
raggiungimento o meno della soglia “vitale” del 4%.

il pubblico
in sala durante l'intervento di Giuseppe Nardini
Alla
riunione di Pietrasanta ha partecipato un discreto pubblico, che ha
ascoltato l’intervento introduttivo di Marco
Montemagni (consigliere regionale del guppo misto), il quale ha
riconosciuto in “Sinistra e Libertà” l’unica vera novità
politica delle elezioni europee, poiché progetto che comincia a
riunificare la sinistra, conferendole una prima forte soggettività. E
poi venuto l’invito a reagire contro il prossimo referendum in materia
elettorale, definito peggiore, negli esiti, rispetto alla legge Acerbo e
alla legge “truffa”, tenuto conto che può consegnare ancora più
potere nelle mani di Berlusconi. Nelle sue conclusioni, Montemagni ha
detto di “comprendere perché il
Pdl voglia il referendum, ma meno comprensibile è che la medesima cosa
sia desiderata dal Pd”. Per Mario
Lupi (consigliere regionali dei Verdi) “Berlusconi
ha detto tante bugie, non soltanto sui fatti personali, quanto e
soprattutto sulla situazione di crisi economica che sta attraversando il
Paese”. E il pericolo sono principalmente le soluzioni alla crisi
poste in campo – tutte concentrate sulle “grandi opere” – che
appaiono contrastanti con quanto hanno programmato le altre nazioni
europee. Secondo Lupi, Berlusconi ha cancellato i temi dell’ambiente e
della green economy dalla sua
agenda dei lavori, a differenza di altri governi, pure di centro-destra,
come quello francese di Nicolas Sarkozy. La candidata Martina
Nardi (vice sindaco di Massa) ha esordito osservando come il suo
sogno, di costruire il progetto politico di una vera e nuova formazione
della sinistra italiana, sia la migliore risposta che dobbiamo ricercare
per ovviare all’inconcludenza del Partito democratico. A suo parere:
“Il Pd è un partito che non
sceglie ed è incapace a farlo, poiché si autodefinisce equidistante
dal lavoro e dall’impegno”. Sull’altro schieramento poi, Nardi
vede un Berlusconi intento a cancellare quotidianamente la campagna
elettorale, attraverso un’operazione mediatica tesa a rappresentare la
democrazia e la politica come un ingombro alle azioni “illuminate”
del premier. L’intervento successivo di Luca
Cefisi (candidato socialista) ha ricordato che, di qui ad una
settimana, l’obiettivo principale di “Sinistra e Libertà” è di
contribuire al successo di una maggioranza di progressisti al governo
del Parlamento europeo; tutto il contrario del Pd, che non si colloca o
non sa ancora dove collocarsi. Per Cefisi, il 4% è nelle cose, perché
“Sinistra e Libertà” rappresenta anche il “meno peggio” di
quanto offre oggi il mercato della politica. L’ultimo a prendere la
parola, tra gli interventi programmati, è stato Umberto
Guidoni (parlamentare europeo uscente e candidato), che ha
raccontato il diverso punto di vista sulla politica italiana dall’osservatorio
privilegiato di Bruxelles. Gli Italiani dovrebbero essere meglio
preparati ai rapidi mutamenti della società europea e guidare il
cambiamento con un progetto chiaro di società civile prossima futura.
Guidoni si è detto convinto che la società comunque muti da sola e non
sotto la spinta di una destra becera, che riesce a parlare soltanto alla
“pancia” degli Italiani, grazie al controllo pressoché totale dei
mezzi di informazione. A questo modo sbagliato di affrontare le nuove
sfide, è fondamentale cambiare in altro modo la società italiana, per
evitare la deriva berlusconiana. Secondo Guidoni, l’Italia è un paese
che si dice da sempre europeo, ma viaggia oggi in tutt’altra
direzione, grazie al governo di centro-destra. In effetti, se l’Europa
indica la strada delle fonti rinnovabili, Berlusconi riprende la scelta
nucleare, nella logica di pochi impianti nelle mani di pochi
proprietari, per stabilire oligopoli, se non monopoli e soprattutto
grandi rendite.

Luca Cefisi (a sin.) e Umberto
Guidoni (a des.)
Dopo
gli interventi programmati, sono seguiti quelli del pubblico presente in
sala: Gabriele Martinelli ha
fatto notare come il simbolo di “Sinistra e Libertà” sia poco
conosciuto in giro, soprattutto nelle periferie, anche tra i vecchi
compagni. Fabio Barbetti ha esortato tutti a non mollare nell’ultima
settimana di campagna elettorale, considerando il risultato del tutto
scontato, oppure non ritenendo importante il proprio contributo
individuale. Nell’intervento di Fortunato
Angelini c’è stato il ricordo personale del travaglio che ha
attraversato il più grande partito della sinistra storica, nel
passaggio non indolore dal Pci al Pd. Giuseppe
Rossi ha invece lamentato la presenza di pochi giovani in sala, ai
quali va affidata, senza dubbio, la guida del nuovo partito. Ultimo
intervento è stato quello di Giuseppe Nardini, che ha chiesto di stabilizzare il simbolo del
nuovo partito, per evitare il continuo cambiamento ad ogni appuntamento
elettorale.
(31
maggio 2009)

Gabriele Martinelli (a sin.) e
Fabio Barbetti (a des.)

Fortunato Angelini (a sin.) e
Giuseppe Rossi (a des.)
italia/toscana:
continua
Meglio
la peggiore delle democrazie
che il più efficiente dei regimi
Il
parlamento dei "servi sciocchi" di Berlusconi
Piero Calamandrei,
giurista insigne e deputato all’Assemblea Costituente per il Partito d’azione,
affermò che “l’ideale del fascismo non è uno Stato
senza il Parlamento, ma un Parlamento di servi sciocchi” sempre
pronti a rispondere a richiesta con un voto di acclamazione.
Benito Mussolini, prima di far nascere una Camera dei Deputati immagine
e somiglianza del fascismo, agì all’interno e dall’interno dell’allora
Parlamento, attraverso modifiche legislative e regolamentari, guidato e
assistito in questo dalla consulenza di intellettuali e accademici.
A questo scopo, la denuncia della debolezza del Governo rispetto alla
forza del Parlamento fu uno dei cavalli di Troia utilizzati per colpire
a morte l’istituzione parlamentare.
Ieri, Silvio Berlusconi, di fronte alla Assemblea Generale della
Confindustria, è tornato, ancora una volta, ad attaccare il Parlamento
e la Magistratura. Ha definito il Parlamento una assemblea pletorica e
per questo inutile e controproducente. Ha paragonato i deputati e i
senatori a tacchini e capponi che non vogliono anticipare il pranzo di
natale dei cambiamenti necessari della Costituzione.
Ha, ancora una volta, lamentato la lentezza del Parlamento che impedisce
all’Esecutivo di procedere con decisione e velocità.
Qualcuno obietterà che l’Italia di oggi non può essere paragonata
all’Italia di Benito Mussolini. Anche noi siamo convinti che, a
distanza di tempo, mai le cose sono uguali. Anche quelle che hanno la
stessa natura cambiano, nel tempo, la sostanza e le apparenze.
Ciò che, però, conta - questo è il senso del richiamo al Ventennio
fascista - è la capacità di riconoscere la sostanza di ciò che
accade, al di là delle apparenze. Diceva Martin Luther King che ”prima
o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né
sicura, né convincente, né popolare, ma bisogna prenderla, perché è
giusta".
Noi pensiamo che bisogna prendere coscienza che quest’ora sia giunta,
che è venuto il momento di fermare il lento scivolamento della nostra
democrazia verso una nuova e grave forma di autoritarismo.
I segnali più evidenti si moltiplicano ogni giorno che passa: il
crescente antiparlamentarismo, l’attacco furibondo alla autonomia e
indipendenza della Magistratura, un potere senza precedenti e senza
controllo dei grandi mezzi di comunicazione di massa a cominciare da
quelli più potenti della televisione e della radio, l’attacco ai
diritti civili e sociali degli italiani, la pervasività di forme
di integralismo clericale, di razzismo, di xenofobia.
Di fronte ai pericoli che la nostra democrazia sta correndo, appare di
cortissimo respiro la posizione di chi, come il PD e l‘IDV, cercano di
sfruttare questa deriva pericolosa, per il proprio tornaconto elettorale
e non si pone, con tutta l’urgenza che la situazione reclama, il
problema di costruire un campo di forze alternativo e
vincente rispetto a quello di Belusconi e si trastulla con riforme
elettorali e regolamentari - vedi il referendum “porcata” -
che non fanno che dare ancora più forza al disegno antidemocratico.
(22
maggio 2009)
Le
elezioni europee?
Una
partita di calcio
per non retrocedere...
Care compagne, cari compagni,
Perdonatemi la
similitudine dantesca: questa campagna elettorale è come una partita di
calcio importante. E negli incontri che contano, con tanto pubblico e
riflettori puntati sul campo (certo qui i riflettori sono spenti ma non
per colpa nostra), ciò che conta è il risultato. Noi, nel caso non ve
ne foste già accorti, non stiamo giocando per lo scudetto, né per un
posto in coppa. Stiamo giocando per non essere trascinati in coda alla
classifica. Insomma per non retrocedere. I sondaggi ci dicono che
dobbiamo stringere i denti e attaccare. I tre punti sono a portata di
mano. Certo la partita è difficile. Gli avversari fanno dei falli a
centrocampo per non farci giocare. E qualche fallo sarebbe da
espulsione. Certo l'arbitraggio lascia un po' (molto) a desiderare e da
qualche settore dello stadio ci fischiano contro. E non sono solo i
tifosi avversari. Certo anche tra i nostri stessi compagni di squadra c'è
chi è amante del pallone e del dribbling. E spesso perde la palla in
cerca di virtuosismi inutili e spesso dannosi. E c'è chi non finalizza
il gioco. Bene. Io però lo finalizzo. Per me, e quindi anche per chi è
in questa avventura con me, ciò che conta ora sono solo i tre punti.
Portati a casa quelli, che altro non sono che il famigerato 4%, si
discuterà con tutta calma del prossimo campionato, del bel gioco che è
mancato, di qualche acquisto sbagliato a riapertura di mercato e delle
nuove o vecchie maglie che tanto piacciono, e giustamente, ai nostri
tifosi. Stringiamo i denti e attacchiamo.
Anche se sto correndo in pratica con un polmone solo e in una fascia del
campo che mi è un po' ostica, non mollo.
Ho ancora una buona visione del campo, un lancio lungo e preciso, e i 90
minuti nelle gambe. Arriveremo fino in fondo portandoci a casa la
salvezza. Del dopo ne parleremo con calma. E correggeremo senza dubbio
ciò che non è andato. Ciò che non va nella squadra.
Fraternamente
Riccardo
Nencini
(18
maggio 2009)
Protesta
di "Sinistra e Libertà"
contro il Decreto del Governo
Nessuna
fiducia nella vostra sicurezza
Un
lungo pomeriggio di protesta civile contro l’inciviltà, il razzismo
del governo italiano che ha approvato nel pomeriggio di ieri il decreto
sicurezza. Un decreto che condanna all’esclusione dalla società
italiana molte persone provenienti da paesi stranieri, che nega a
bambini nati sul territorio italiano il riconoscimento della
cittadinanza, non essendo i loro genitori nati in Italia. Come ricordato
durante la maratona oratoria, il 6 Luglio 1939 il Governo Fascista di
Mussolini approvò una legge che negava a “immigrati” italiani
(calabresi, veneti, siciliani) di richiedere la residenza a Roma in
quanto venivano giudicati criminali o portatori di malattie. Questa
legge del ‘39 ricorda molto nella sua impostazione e nei suoi
obiettivi il decreto sicurezza approvato oggi e la richiesta di
riservare posti per i milanesi nella metropolitana. Molti degli oratori
intervenuti hanno giudicato questa legge fascista e razzista, e come ha
sottolineato Moni Ovadia, non ci si può aspettare niente di diverso da
chi durante una visita ad Auschwitz si rammarica per gli errori commessi
in passato ma senza condannare il nazismo e le discriminazioni razziali
perpetuate contro ebrei, rom, sinti. I membri di questo governo sono per
di più quelli che alla domanda “Sei razzista?” rispondono
“Io non sono razzista, però non possiamo accettare tutti i
poveracci che vengono in Italia”. Razzista è chi esclude dalla
società con leggi disumane, come ben detto da Franco Giordano,
minoranze di etnie diverse da quelle italiana. La maratona oratoria era
sorvegliata da un numero esagerato di forze dell’ordine per una
manifestazione pacifica, l’antropologo Marconi ha però evidenziato
come questo decreto metta in seria difficoltà i nostri concittadini
impegnati nella nostra tutela. L’applicazione del decreto richiede
comportamenti infami ed ignobili ai militari italiani, che si vedono
costretti a respingere e a rifiutare le richieste d’aiuto di donne,
uomini e bambini che dopo interminabili viaggi verso le coste italiane
devono essere rimandati nelle tremende carceri libiche, luoghi dove i
diritti umani sono completamente dimenticati. Le condizioni delle
carceri libiche sono state ben documentate nel film “Come un uomo
sulla terra” realizzato con le testimonianze raccolte tra i migranti
negli anni dagli autori del film, anche loro presenti oggi al presidio
in maglietta bianca con la scritta “Essere Umano”, ovvero la
risposta che Albert Einstein diede alle autorità statunitensi
quando, all’entrata nel paese come immigrato, gli chiesero di che
razza fosse.
In un pomeriggio afoso e soleggiato, un flusso continuo di curiosi s’è
intrattenuto ad ascoltare gli interventi e a colloquiare con i
rappresentanti delle associazioni che hanno partecipato all’iniziativa.
Un particolare plauso deve essere fatto all’ARCI e a Monteverde
AntiRazzista per l’impegno nell’organizzazione della giornata e per
il loro impegno quotidiano nella lotta contro il razzismo e l’esclusione
sociale creata da molte leggi di questo governo. Ognuno deve avere la
possibilità di una vita migliore, come noi cercavamo speranza e futuro
in America negli anni ’20 perché stanchi delle continue guerre
europee e per l’avanzare dell’ideologia violenta del fascismo, è
giusto oggi dare a chi sfugge dalle guerre in corso nel mondo la
possibilità di una vita migliore.
(14
maggio 2009)
Al
via la campagna elettorale
I
Socialisti candidati in "Sinistra e libertà"
Sono
15 i candidati di Sinistra e libertà nelle 5 circoscrizioni espressione
del Partito Socialista. Oltre ai parlamentari uscenti Pia Locatelli ed
Alessandro Battilocchio, tra i capolista figura anche Marco Di Lello,
coordinatore della segreteria nazionale del partito. Tra i dirigenti del
partito candidati spicca la candidatura nella circoscrizione dell'
Italia centrale di Luca Cefisi della Segreteria nazionale e
componente dell'ufficio dei presidenza del Partito del Socialismo
Europeo. Nelle 5 circoscrizioni le candidature socialiste si
segnalano per la rappresentatività di diversi segmenti
della società: da Franz Caruso (sud), affermato e apprezzato avvocato
penalista a Daniela Rosati (Centro) giovane dirigente dell'FGS,
dall'attore Sergio Troiano (nordovest) all'Assessora del comune di
Pianoro Daniela Mignogna (nordest) e al sindacalista Renzo Penna
(nordovest). Dall'alpinista editore Bepi Pellegrinon
(nordest) a Francesco Velo, docente universitario, espressione di
Spazio LibLab (nordovest) fino a Francesco Cammarano, presidente
dello IACP di Salerno e i docenti universitari Giuseppe Durante (sud) e
Maurizio Rella (isole). Di rilievo infine nel nordovest la candidatura
di Dorino Piras, assessore alla provincia di Torino che ha recentemente
aderito al PS avendo lasciato Rifondazione Comunista.
Pia Locatelli in una dichiarazione ha sottolineato come”In un anno,
21 emittenti radiotelevisive monitorate dall’Osservatorio di Pavia,
hanno dedicato complessivamente all’Europa uno scandaloso 3 per cento
del tempo totale dell’informazione e in particolare lo 0,18 per cento
al Parlamento europeo”.
“La gran parte di quel misero 3 per cento – continua la
Locatelli – è stato assicurato dal servizio pubblico, e in
particolare dal Tg3, mentre sul resto delle emittenti è meglio stendere
un velo pietoso. A poco più di un mese dalle elezioni –
conclude l’europarlamentare socialista – l’unico dibattito che
si è acceso sui media a proposito delle europee riguarda le vicende
amorose, vere o presunte, del nostro presidente del consiglio e le
conseguenti, penose, ricadute sulla formazione delle liste, a conferma
che siamo molto bravi nel farci male da soli”.
(4
maggio 2009)
Una
modifica fondamentale per la Costituzione
L'Italia
sia una Repubblica laica
"Occorre
scrivere nella Costituzione che l’Italia è una repubblica laica”.
Questo l’incipit del ragionamento svolto da Riccardo Nencini,
segretario del Partito Socialista ed esponente nazionale di Sinistra e
Libertà, nel corso del convegno tenutosi stamani a Firenze dal titolo
“Testamento biologico: Referendum, libertà e laicità”.
Secondo Nencini “proprio il deficit di laicità emerso negli ultimi
anni ha avuto e continua ad avere ripercussioni pesanti sia sulle norme
relative alle libertà individuali sia sul più generale contesto della
ricerca scientifica e della creazione di un ambiente tollerante e
favorevole all’esplicazione della creatività individuale e collettiva”.
“Senza essere considerato un pericoloso anticlericale – ha
proseguito Nencini – Barack Obama ha rimosso, come primo atto di
governo, la legislazione di Bush in materia di cellule staminali,
rilanciando ricerca e industria americana. Anche in Italia dobbiamo
tutti, ed il Partito democratico in particolare, prendere esempio da lui”.
Il dibattito, coordinato da Daniela Brancati, ha visto gli interventi di
esponenti del mondo accademico e della medicina quali Mauro Barni, Gim
Cassano, Cecilia D’Elia, Sandro Medici, Grazia Zuffa, Alfredo
Zuppiroli.
(27 aprile 2008)
AnnoZero
NO alla
Censura
È
possibile non condividere contenuti e impostazione di AnnoZero e possono
non piacere o indispettire alcune vignette di Vauro, ma per i socialisti
la difesa del diritto di opinione e di satira è al di sopra di ogni
questione sul merito della trasmissione. Diciamo no alla censura e alle
sanzioni decise dalla Rai perché il principio della difesa delle libertà
di tutti rappresenta per il Partito Socialista un punto fermo". Lo
ha affermato il coordinatore nazionale della segreteria socialista,
Marco Di Lello, al termine del sit in di protesta davanti alla sede
della Rai di viale Mazzini organizzato da Sinistra e Libertà. Nuove
manifestazione sono previste mercoledì 22 aprile davanti alle sedi Rai
di tutt'Italia.
(16 aprile 2008)
Il
terremoto alla tv: Spettacolarizzazione del dolore
Sinistra
e Libertà per
la ricostruzione della "Casa dello Studente" all'Aquila
"Sinistra
e Libertà" ha aperto un Conto corrente bancario dedicato alla
sottoscrizione in favore delle popolazioni dell'Abruzzo: Sinistra e
Libertà Solidarietà Abruzzo IT 82 B 0832703221 000000003346 da
utilizzare per versamenti attraverso bonifici. I soldi raccolti
contribuiranno alla ricostruzione della Casa dello studente.
Riccardo Nencini è intervenuto oggi su Facebook con una nota che
riportiamo integralmente:
"Fa bene la comunità di Facebook ad indignarsi per gli annunci
trionfali del Tg1 relativi ai picchi di ascolto e di share durante
dirette dai luoghi terremotati. L’Abruzzo non è Sanremo, non è la
nazionale di calcio. Gianni Riotta, giornalista serio e di alto profilo
culturale, ha lasciato un giornale più simile a Studio Aperto e ai
reality che non a quel giornalismo anglosassone di cui si è sempre
dichiarato discepolo. Stessa cosa ha fatto Mediaset, parlando
addirittura di – copio e incollo da Tgcom - “giornata boom” per le
news del biscione. Ciò detto, tragedie come quella abruzzese ci
stimolano una riflessione generale sulla qualità dell’informazione di
casa nostra. Una riflessione amara che, purtroppo, non esclude nessuno,
servizio pubblico e tv private. Diciamo pure che quando accade un evento
di simile drammaticità, questo paese dà il meglio di sé e anche la
politica riesce per qualche ora a rinunciare alle polemiche. L’informazione,
quella televisiva in particolare, dà invece il peggio. Notiamo diversi
aspetti: la spettacolarizzazione del dolore, il dramma umano (e dunque
privato) che diviene reality show ed entra all’ora di cena nelle case
di tutti gli italiani più fortunati dei concittadini abruzzesi; ma
anche una distorsione informativa che tende, a seconda di chi la fa, a
magnificare l’efficienza del governante di turno. Berlusconi fa bene a
visitare le popolazioni colpite, lo Stato ha il dovere di essere vicino
a chi è precipitato nel dramma e ha perso tutto: ha il dovere
soprattutto di garantire una pronta ricostruzione. Non vorremmo però
che alcune tv ed alcuni giornalisti fossero indotti nella tentazione –
nel migliore dei casi per troppo zelo, nel peggiore per precise ‘logiche
aziendali’ – di trasformare la terra d’Abruzzo nel set di un
formidabile spot elettorale."
(8 aprile 2008)
la
strana collocazione europea del PD
Solo gli
eletti di "Sinistra e Libertà" in gruppo socialista
"Quando
partecipammo al congresso del PSE a Madrid, nel dicembre scorso –
ricorda Riccardo Nencini – mettemmo in guardia i leaders socialisti
europei sull’appartenenza degli eletti del Pd al Pse. Soltanto alcuni
ci ascoltarono. E la posizione di Franceschini oggi è la conferma di
quanto detto allora da Veltroni". “La presunzione di
Franceschini sulla collocazione europea del Partito Democratico è
ridicola. Tutta Europa ride del caos italiano: non solo siamo l’unico
paese europeo ad aver modificato la legge elettorale a poche settimane
dal voto, in buona compagnia di qualche stato sudamericano o di qualche
piccola repubblica del centro Africa, ma adesso il segretario dei
democratici se ne esce con la trovata per cui dovremmo esportare a
Strasburgo il ‘poderoso’ modello rappresentato dal Pd”. Lo
afferma l’eurodeputato Alessandro Battilocchio. “Al Parlamento
Europeo – aggiunge Battilocchio – esistono sette grandi
famiglie politiche, che continueranno a vivere ed a lavorare come hanno
fatto in questi anni anche durante la prossima legislatura: non è
dunque l’Europa che deve adeguarsi alla confusione italiana, bensì il
contrario”. “Comunque – sottolinea l’eurodeputato - noi
non abbiamo dubbi: i candidati del Ps che si presenteranno sotto le
insegne di ‘Sinistra e Libertà’ aderiranno al Partito Socialista
Europeo”.
(3 aprile 2008)
biotestamento
Un
Referendum
per la libertà di autodeterminazione
"Lunedì prossimo
Firenze conferirà a Beppino Englaro la cittadinanza onoraria: da
Firenze parta la campagna referendaria per difendere la libertà di
autodeterminazione del cittadino costituzionalmente sancita. Sinistra e
Libertà sarà in prima fila e chiama a raccolta tutti coloro che hanno
a cuore la laicità dello stato e la libertà dell’individuo".
Così Riccardo Nencini,
commentando l’approvazione da parte del Senato del ddl sul testamento
biologico. "Ha ragione Umberto Veronesi – dice Nencini
–
quando parla di notizia tragica. Lo è anche perché abbiamo
assistito al fallimento di ogni tentativo di mediazione da parte del Pd
per arrivare a un testo condiviso con la maggioranza. Delle due l’una
quindi: o il Pd assiste passivo alla sconfitta oppure partecipa al
nostro fianco all’iniziativa referendaria, così come faranno il
professor Veronesi ed il senatore Marino". “Quando la
violenza di una legge, di gran lunga minoritaria nel paese, si fa strada
nel modo che abbiamo visto tutti, non c’è altra cosa da fare che
scendere in piazza e, contemporaneamente chiedere al Presidente della
Repubblica di tutelare i contenuti della Costituzione”, ha
affermato Marco Di Lello a
margine del sit-in che si è tenuto oggi davanti al Senato. “E’
assurdo – ha aggiunto Di Lello – che la legge i cui principi
dovevano essere all’insegna della libertà individuale e collettiva
davanti all’accanimento terapeutico sia in realtà tutto il contrario
e in così evidente contrasto con la Costituzione vigente”.
"La legge approvata al Senato sul ‘biotestamento’ rafforza
l’isolamento dell’Italia nel continente europeo sulle questioni
legate all’avanzamento scientifico e alle libertà civili e individuali”,
ha affermato invece Bobo Craxi.
“La conservazione culturale – ha aggiunto – può essere
il fondamento di una religione, ma non di uno Stato libero e laico. La
libertà deve essere difesa negli interessi del popolo”. Una
"legge che è soprattutto un trionfo dell’ipocrisia –
secondo Pia Locatelli – che
vedrà i meno abbienti implorare soluzioni clandestine e i più ricchi
risolvere il problema in discrete e accomodanti cliniche di lusso".
“Come è già avvenuto con la legge sulla fecondazione assistita,
– nota – il furore integralista non risolve nessuno dei problemi
a cui dice di tenere, ma rende solo più difficile la vita di tanti
comuni cittadini, mentre chi ha i mezzi economici per poterlo fare,
troverà all’estero il modo per risolvere i suoi problemi".
"Una legge liberticida – infine secondo Alessandro
Battilocchio – una forzatura ideologica che va contro ciò
che pensa la maggioranza degli italiani: una pagina triste per la storia
democratica del nostro paese".
(26 marzo 2008)
presentato
il simbolo di Sinistra e libertà
Il quorum
oltre l'ostacolo
Pronti si parte. Svelato a
Roma il simbolo di «Sinistra e libertà», la lista per le europee
formata dal movimento per la sinistra di Vendola, Sinistra democratica
di Fava e Mussi, i Verdi di Grazia Francescato, i socialisti di Riccardo
Nencini e gli ex Pdci di «Unire la sinistra» guidati da Umberto
Guidoni e Katia Bellillo. Queste cinque formazioni si presenteranno
tutte insieme con un simbolo mezzo bianco e mezzo rosso, unico logo di
partito il Sole che ride al fianco dei riferimenti dei gruppi
parlamentari europei.
Al debutto all'Hotel Nazionale di Roma, a due passi da Montecitorio,
c'erano tutti o quasi i dirigenti di questa «nuova sinistra». «Non è
un nuovo partito ma neanche un cartello elettorale – spiega il
coordinatore dei socialisti Marco Di Lello – è un progetto tra forze
coese che in questi mesi hanno lavorato insieme, con l'obiettivo di
riportare a sinistra la parola libertà che in questi anni è stata
scippata da Berlusconi e dalla destra». Libertà formale ma anche
reale, visto che le parole chiave della conferenza stampa sono state
indubbiamente laicità, rivoluzione verde e legalità. Non a caso, il
primo appuntamento pubblico del neonato movimento sarà a Napoli sabato
21 marzo: alla giornata della memoria delle vittime di tutte le mafie
promossa da Libera. A seguire, nel primo pomeriggio a Roma, l'apertura
ufficiale della campagna elettorale con una festa a piazza Farnese.
La strada per Strasburgo comunque non è facile: «butteremo il quorum
oltre l'ostacolo», è il facile gioco di parole di Di Lello riferendosi
alla soglia del 4 per cento. Il dado è tratto.
da "il
Manifesto"
(18 marzo 2008)
obiettivo
superare la soglia del 4% alle europee
Sinistra
e libertà vede la luce
Mancano davvero pochi dettagli (come
quello se mettere una 'e' o un 'per' nel nome) ma la lista 'Sinistra e
liberta'' nata dall'unione di socialisti, verdi, sinistra democratica
e Movimento per la sinistra e' ormai cosa fatta ed e' pronta a
scendere in campo per la prossime europee. La fase di 'lancio' si
chiude formalmente oggi, con la riunione della segreteria e dei
segretari regionali del Partito socialista, convocati per il via
libera al progetto. Obiettivo: superare in scioltezza la soglia del
4%, magari confermando gli ultimi sondaggi che davano l'alleanza poco
sopra il 6%.
Ma, in realta', i quattro leader
(Riccardo Nencini, Grazia Francescato, Claudio Fava e Nichi Vendola)
hanno già tracciato il percorso che porterà alle elezioni:
all'inizio della prossima settimana, probabilmente martedì, in una
conferenza stampa verrà presentata ufficialmente la lista.
Poi, dovrebbe essere il 21 marzo, ci
sarà la prima uscita pubblica con una manifestazione pubblica a Roma,
a piazza Farnese, cui prenderanno parte anche una serie di testimonial
e simpatizzanti del mondo della cultura, dello spettacolo, della
ricerca, sostenitori dell'alleanza. Già definito anche il simbolo,
rosso e verde, che renderà giustizia all'identità dei soci
fondatori.
Anche dal punto di vista 'immobiliare'
Nencini, Francescato, Fava e Vendola si muovono all'unisono: 'Sinistra
e libertà' avrà presto una sede unica in una zona centrale a Roma (i
leader devono scegliere tra un paio di proposte), che sarà subito
punto di ritrovo elettorale e anche sede della direzione politica
dell'alleanza. Unico sarà anche il portavoce. E a dimostrazione del
fatto che 'Sinistra e libertà' ha già preso bene e in fretta
l'abbrivio ci sono già la prime indiscrezioni sui possibili
candidati.
SOSTENITORI
VENDITTI, CALOPRESTI, HACK - ENGLARO APPOGGIA IL PS, DUBBIO PANNELLA
- Oltre al possibile impegno degli stessi leader, si potrà contare
degli uscenti Roberto Musacchio (ex Prc) e Monica Fassoni (Verdi). Ma
non mancano nemmeno i nomi di alcuni possibili candidati vip:
Antonello Venditti, l'astrofisica Margherita Hack, il regista Mimmo
Calopresti. Molti di questi, comunque, non mancheranno di far avere il
loro sostegno alla manifestazione del 21 in piazza Farnese.
A proposito di candidature, i fondatori
tengono fino alla fine aperta la porta per Marco Pannella. I Radicali
a lungo sono stati in pregiudicato di entrare nell'alleanza, di cui
hanno parlato in una serie di riunioni.
Per questo, Nencini e soci continuano
ad auspicare un ingresso dei Radicali. In alternativa, nei giorni
scorsi si è discusso anche dell'ipotesi di offrire a Marco Pannella
una candidatura simbolica alle europee, anche come capolista, in
cambio di una sorta di adesione a titolo personale. Qualche dubbio,
però, a questo proposito sarebbe stato avanzato da Vendola.
Discorso a parte, per quel che riguarda
le adesione 'eccellenti' in casa socialista. Da tempo Riccardo Nencini
ha 'incassato' l'adesione di Beppino Englaro al Partito socialista. Il
papà di Eluana non sarà candidato alle elezioni, ma resta un
testimonial eccellente delle battaglie e dei valori socialisti. Tanto
eccellente che il Ps sta studiando una manifestazione pubblica, da
tenere entro fine mese nel nord, per presentare l'adesione di Englaro
alla 'causa' socialista.
'Sinistra e liberta'', un nome che
evoca il 'Giustizia e liberta'' di Rosselli, Parri, Valiani di fatto
ha preso le mosse dalle riunioni del Comitato per la democrazia, il
gruppo dei 'piccoli' partiti messo insieme da Nencini soprattutto per
contrastare l'inserimento della soglia di sbarramento alle elezioni.
L'alleanza, come spiegato strada
facendo dai leader dei quattro partiti fondatori, si propone come una
"alleanza elettorale": qualcosa in più di un semplice
cartello elettorale con qualcosa in meno (ma per motivi anche pratici)
di un nuovo partito.
Lo scopo, dopo le europee, infatti
resta quello di dare all'elettorato di sinistra, laico ed ecologista,
un punto di riferimento con molti punti in comune tra i soci
fondatori, a partire dalle battaglie per il rispetto dei diritti
civili e sociali.
Proprio ieri Nencini e il coordinatore
dei socialisti Di Lello hanno confermato la linea politica del
movimento: "Coniugare la sinistra con la libertà è proprio
della storia socialista, passata e recente. L'idea di dare vita ad una
nuova alleanza laico riformista e di sinistra in vista delle elezioni
europee e amministrative in grado di affrontare i problemi concreti
trovando risposte possibili e rapide, à un'idea del Partito
socialista -hanno spiegato-. Nel coordinare il Comitato per la
democrazia nei mesi passati e nell'esserci battuti per la salvaguardia
dei diritti personali e collettivi dei cittadini abbiamo individuato
il giusto percorso di una politica seria e responsabile. E i sondaggi
fin qui commissionati ci hanno dato ragione". Qualche giorno fa,
il Consiglio federale dei Verdi, con il 60% dei voti favorevoli, aveva
invece approvato la mozione presentata dalla maggioranza del
coordinamento nazionale per l'alleanza "nell'ambito di una lista
che avrà la presenza del simbolo dei Verdi". A contendere lo
spazio a 'Sinistra e libertà' sarà, invece, la lista formata da
Rifondazione e Pdci, anche questa ormai definita da Paolo Ferrero e
Oliviero Diliberto.
da Clandestinoweb
(13 marzo 2008)
decisivo
passo verso l'alleanza laico riformista di sinistra
I
Socialisti scelgono
"la sinistra per la libertà"
"La crisi della
sinistra italiana è molto grave e non c'è al momento un modello in
grado di interpretare la società che cambia". Lo ha sostenuto il
Coordinatore nazionale del Partito Socialista, Marco Di Lello, svolgendo
la relazione che ha introdotto il dibattito politico in Direzione, al
posto del Segretario del partito Riccardo Nencini, ricoverato
all'ospedale di Viterbo dopo l'incidente automobilistico di cui è
rimasto vittima ieri insieme ai due uomini della scorta.
"La fusione a freddo tra ex comunisti ed ex democristiani non ha
funzionato, come avevamo detto subito, e il progetto del Partito
Democratico è fallito.
Noi socialisti - ha proseguito Di Lello - siamo faticosamente
usciti dall'isolamento in cui ci avevano cacciato dopo le elezioni
politiche ma lo sbarramento del 4%, il tentativo maldestro di Veltroni
di fermare l'esodo dei voti, ci porta oggi a riflettere bene sul futuro.
Andare da soli alle elezioni sarebbe un errore grave. Andremmo incontro
a una sconfitta prima ancora di scendere in campo, e proprio in una fase
politica che ci rivede assumere un ruolo importante, un ruolo da
protagonisti. Siamo il motore in un certo senso di questa alleanza laico
riformista di sinistra - ha proseguito il coordinatore nazionale
dei socialisti - che abbiamo realizzato insieme a Fava, Vendola e la
Francescato. I radicali con Pannella sono ancora titubanti, ma per loro
la porta sarà sempre aperta, anzi spalancata, fino all'ultimo minuto
utile. "Sinistra per la Libertà" è un'alleanza forte,
motivata, e con possibilità di percorso futuro importante. Anche i
sondaggi ci confortano e ci spingono. La lista viene vista infatti come
una forza chiara, laica, di sinistra in grado di fare proposte concrete
e realizzarle con un linguaggio univoco. Lo spazio politico esiste e la
campagna elettorale ci vedrà affrontare Pdl e Pd sulla crisi economica
e sul testamento biologico, ovvero sulla difesa delle libertà
individuali e della laicità".
(5 marzo 2008)
Quasi
chiuso l'accordo tra socialisti, verdi, sinistra democratica e
vendoliani
Appello al Congresso Radicale per
formare insieme la "terza sinistra"
Un accordo di mutuo
soccorso e di sostegno reciproco sulle iniziative dei due partiti è
stato proposto dal segretario del Partito Socialista Riccardo Nencini a
Marco Pannella, nell'intervento svolto al congresso del Partito
Radicale. Nencini ha paragonato questa necessità al patto stretto nel
'15-'18 da Francia, Italia e Inghilterra. E' quanto si legge in un
comunicato del Ps.
"Noi abbiamo una rete di amministratori locali che adotteranno
la vostra proposta di indire l'anagrafe degli eletti e altre iniziative
radicali - ha sostenuto Nencini illustrando l'accordo - e voi
potreste adottare in Parlamento alcune delle nostre proposte: il nuovo
statuto del lavoro in difesa dei precari senza assistenza e senza
tutele, o la parificazione delle indennità dei consiglieri regionali al
livello più basso, quello della Regione Toscana". Ricordato
che il risparmio in quest'ultimo caso sarebbe di circa 110 milioni di
euro da destinare ai licenziati o ai giovani laureati meritevoli, il
segretario del Partito Socialista ha parlato delle prossime elezioni
europee e dell'intesa dell'area laico riformista che i socialisti stanno
"chiudendo" in queste ore con Fava, Vendola e la Francescato:
"Anche in questo caso, contro l'Impero Centrale delle ronde e
del 4% dobbiamo saper rispondere con forza e credibilità. Un'intesa
laica, riformista e di sinistra non può che avere il Partito Radicale
al suo interno. Oggi questa alleanza è indispensabile perché la difesa
dei diritti civili e sociali è la vera ragione dello scontro politico
che una sinistra moderna deve saper portare avanti".
Nel suo intervento al congresso Bobo Craxi, ha sostenuto che "noi
della sinistra laica, liberale, radicale, socialista e ambientalista
siamo la 'terza sinistra', diversa da quella comunista e da quella
cattolico-post comunista dominante nel Pd. Far rivivere lo slancio
vitale dell'esperienza della 'rosa' in un'alleanza per le europee deve e
può essere un obiettivo comune. La 'terza sinistra' e la 'quarta
opposizione': questo può dare una risposta alla crisi di laicità, di
democrazia politica ed economica del nostro Paese".
Bobo Craxi ha poi ricordato le importanti battaglie vinte nella comune
recente esperienza nel governo di centro-sinistra, "innanzitutto
quella ottenuta davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla
pena di morte: una vittoria storica".
"Occorre mettere insieme le diverse componenti socialiste,
radicali, laiche e liberali in una lista comune". "Oggi
- ha osservato Mauro Del Bue - si ipotizza un'alleanza tra
socialisti, verdi, sinistra democratica e vendoliani. Ma senza i
radicali sarebbe per me un'alleanza monca. Oggi occorre interpretare un
autentico bisgno di laicità, di lotta alla moderna partitocrazia
antidemocratica e di riformismo sociale che la crisi impone. Se non ora
quando, Marco?" ha concluso Del Bue.
(2 marzo 2008)
Nencini:
"la difesa dei diritti civili e sociali è il giusto motore di
un nuovo percorso"
La Francia di Mitterand capì
come
unire la sinistra
"La federazione
laica, riformista e socialista a cui il Partito Socialista fa
riferimento oggi è molto più vicina politicamente alla federazione
decisa dal Congresso d' Epinay in Francia che a un cartello per le
elezioni". Lo ha affermato il segretario socialista
Riccardo Nencini, riassumendo il significato della riunione della
segreteria del partito dopo gli ultimi incontri con i Radicali, la
Sinistra Democratica, il Movimento di Vendola e i Verdi.
Per Nencini - si legge nel comunicato ufficiale della segreteria - il
cammino del Ps deve prendere in prestito l'ispirazione che negli anni
'70 portò, in Francia, alla fusione tra la 'Convention des Institution
Rèpublicaines' promossa da Mitterrand con il Partito socialista
francese, e che sfociò nella firma di un programma comune con il
Partito comunista francese e il partito radicale di Robert Fabre. "Credo
- ha infatti aggiunto Nencini - che la difesa dei diritti civili e
sociali possano essere in questa difficilissima fase della democrazia
italiana il giusto motore di un nuovo percorso delle forze di sinistra e
consentire, la nascita di un'Epinay italiana. Successivamente un accordo
sul programma con il Partito Democratico e le altre componenti della
sinistra potrebbe incontrare il voto positivo dell'elettorato
progressista e riconsegnare il governo del Paese al centro-sinistra".
(25 febbraio 2008)
dopo
l'elezione a segretario del PD
Franceschini non
scioglie i nodi politici
"Attendo di
capire bene se per la base del Partito Democratico il discorso di
Franceschini sia un discorso di prospettiva. Se, insomma, le cose dette
appresentino una linea per il futuro. La mia prima impressione è che i
nodi non siano stati sciolti e che i problemi politici siano ancora
tutti sul tavolo". E' quanto affermato dal segretario del
Partito Socialista Riccardo Nencini in merito alla relazione del
candidato alla segreteria del Pd dopo le dimissioni di Veltroni. "Franceschini
mi è parso molto vago - ha aggiunto il segretario socialista -
sulla futura collocazione europea dei democratici nonostante ci separino
solo tre mesi dalle elezioni. Inoltre ho notato un assordante silenzio
sul tema delle alleanze. Buona invece la parte sui diritti civili e sul
testamento biologico dove si è mostrato più liberale di quanto non sia
stato Veltroni".
“Speriamo che con Franceschini, il Pd recuperi davvero un po’ di
autonomia in tema di laicità perché con la segreteria Veltroni
la resa è stata totale e incondizionata” E’ quanto ha affermato
Pia Locatelli, capodelegazione del Ps a Strasburgo e presidente dell’Internazionale
socialista donne. “Su tutta la vicenda
Englaro e poi sul testamento biologico – ha continuato l’esponente
socialista - il comportamento del Pd è stato contraddittorio se non
peggio.. Aspettiamo Franceschini alla prova dei fatti – ha
concluso la Locatelli - perché non riuscirà a recuperare i
consensi dell’Italia laica e riformista, e sicuramente quelli dei
socialisti, se continuerà, come ha fatto Veltroni, a fuggire di fronte
alle pretese delle gerarchie ecclesiastiche”.
"Quel che mi ha stupito di più di questa assemblea generale del Pd
è che nessuno, soprattutto fra i giovani, ha parlato di politica. - questo
il commento di Mauro Del Bue - Il lessico usato verteva su questa
abusata terminologia: primarie,congresso, rinnovamento, nuovo dialogo
con la società, rilancio del progetto e via dicendo. Nessuno - ha
osservato Del Bue - che abbia avuto il coraggio di dire quel che poi
un po' tutti pensano. E che cioè il Pd è in crisi perchè il progetto
era sbagliato, perché non si possono incollare due partiti in uno senza
un minino comun denominatore che non sia la sconfitta di Berlusconi".
Per Bobo Craxi - “L'elezione del nuovo segretario del Partito
Democratico non risolve le molte questioni di fondo e i numerosi
problemi che lo circondano, questioni che assomigliano sempre più al
‘dilemma di Ovidio’: sono aree politiche sostanzialmente diverse e
poco conciliabili, come abbiamo già visto, costrette ormai a convivere
fino alla fine”. “Franceschini” - ha proseguito Craxi - “ha
rivendicato i percorsi e gli errori della segreteria Veltroni, non ha
aperto nessuna prospettiva di dialogo e di confronto all’interno della
sinistra italiana, e non ha rilanciato alcun significativo
cambiamento programmatico”.
(21 febbraio 2008)
sedici
mesi vissuti pericolosamente
Veltroni si è dimesso:
era l'ora!
Dopo sedici mesi Walter
Veltroni getta la spugna e il Pd si ritrova senza segretario, un
congresso alle porte e una base sempre più disorientata. Decisiva è
stata l'ennesima sconfitta elettorale. Quella Sardegna persa senza
appello e consegnata a Silvio Berlusconi senza quasi combattere. Solo
l'ultimo tassello di 16 mesi fallimentari per il Pd, con Veltroni in
stato confusionale permanente.
Una decisione che era nell'aria. Troppe (e spesso giustificate) le voci,
sotterranee e dichiarate, contro la sua gestione. In discussione la
scelta maggioritaria, l'alleanza con Di Pietro, una linea politica
sensibile ad ogni spiffero e spaventata ad ogni stormir di fronda.
La maggiore responsabilità di un segretario così incerto - tra il
sognatore e il credulone - è di aver sostituito ad una sinistra divisa
una sinistra inesistente, con la scelta folle di fare terra bruciata
intorno al Pd.
E adesso? L'ipotesi più
accreditata è quella che vede Franceschini nelle vesti di
"traghettatore" o, se preferite, di "reggente" fino
ad autunno.
Una buonissima scelta! Dopo aver annientato tutte le forze d'ispirazione
progressista - da Rifondazione al Pse, passando attraverso i Verdi
- l'unico ed ultimo partito di centro-sinistra verrebbe consegnato
nelle mani di un ex-democristiano. Complimenti!
Sarebbe soltanto la logica conclusioni di una serie innumerevole di
errori ed insuccessi voluti cocciutamente dal Valter nazionale, dal
primo giorno della nascita del Pd, nel non lontano 14 ottobre
2007.
Facile riassumere le mille Waterloo di Veltroni: nell'aprile 2008 il
primo, impegnativo, banco di prova: le elezioni politiche, che però
consegnano la vittoria a Silvio Berlusconi e al Pdl. Si avvertono i
primi scricchiolii. La vocazione maggioritaria del segretario fa
storcere il naso a molti. L'alleanza con la sinistra radicale è messa
nel cassetto. Veltroni insiste. Ma l'urna non premia il Pd. Nello stesso
mese, le elezioni regionali e amministrative danno la vittoria al
centrodestra. Nel giugno 2008 il centrodestra fa cappotto alle
provinciali siciliane. Nel dicembre 2008 è la volta della regione
Abruzzo. Infine ieri il risultato della Sardegna. Nel mezzo un solo
momento per sorridere: il Circo Massimo. Troppo poco per fermare il
conto alla rovescia. La stroncatura arriva perfino dalle colonne dell'Unitàa:
"Il Pd ha toccato il fondo".
"Yes we can", era lo slogan di Veltroni in campagna
elettorale. "Si può fare". E invece non si è fatto
niente. Quello che si farà è tutto da vedere.
(19 febbraio 2008)
Sbarramento
e annientamento
Mi pareva
che la Costituzione
dicesse: "i cittadini sono uguali"
e invece ora c'è una distinzione
ch'è fatta in base alle percentuali.
Silvio e
Walter in questo sono uguali:
"si basta noi... governo e opposizione
gli altri so' elementi marginali
e condannati all'eliminazione".
Mi pare
sia lo stesso meccanismo
e la filosofia del nazismo
che è poi quello dell'annientamento.
Gli
ebrei, gli oppositori, i deportati
alla fine quanti saranno stati?
...senz'altro meno del quattro per cento.
Francesco
Burroni
lettera
ai capigruppo PD di Camera e Senato
Nencini: se passa lo sbarramento,
profonde fratture nelle istituzioni locali
Se la proposta sulla
legge per le europee andrà in porto così come è stata formulata ''si
apriranno profonde fratture nelle istituzioni locali: fratture a partire
dal prossimo turno amministrativo''. Lo sottolinea, in una lettera
indirizzata ai presidenti dei gruppi del Pd alla Camera e al Senato, il
segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini.
Questo il testo della lettera: ''Cari presidenti, domani discuterete
la proposta di riforma alla legge elettorale per le Europee. Conoscete
la mia opinione e conoscete nel contempo il parere espresso al tavolo
del 'Comitato della Democrazia' che raccoglie i partiti assenti dal
Parlamento italiano ma ben radicati sul territorio. Le ragioni del
dissenso sono molteplici e tutte ben note. Ne aggiungo una conclusiva:
chi condivide con il Pd il governo di città, province e regioni avrebbe
dovuto essere informato sul tipo di accordo che si stava profilando nel
nome di una comune responsabilità e per fronteggiare coralmente le
politiche del Governo. L'opposizione, infatti, non è solo quella
parlamentare, tanto più quando larga parte degli enti locali sono retti
da coalizioni. Non è successo nulla di tutto questo. Trovo corretto
informarvi che l'approvazione della proposta così come è stata
formulata in accordo con i partiti di maggioranza rischia di aprire
profonde fratture nelle istituzioni locali. Fratture a partire dal
prossimo turno amministrativo. Non aggiungo l'ovvia considerazione su
chi si avvantaggerebbe in questo caso''.
(2 febbraio 2009)
Il
documento dei "partitini" sull'accordo elettorale PD-PDL
Contro lo sbarramento al quattro per cento
Si è riunito il Comitato
per la democrazia con la presenza dei rappresentanti di Rifondazione
comunista, Partito socialista, Sinistra democratica, Radicali italiani,
Pri, Psdi, Verdi, Partito d’Azione, Pli, Udeur, Liberaldemocratici, I
socialisti. Il Comitato ha approvato questo documento:
1) Il Parlamento si appresta a iniziare l’iter di approvazione di una
legge per le elezioni europee che contrasta non tanto con le pur
legittime aspirazioni di esistenza di partiti politici che vivono di
tradizioni storiche e di progetti politici di interesse nazionale, ma
con i diritti di democrazia sanciti dalla Carta costituzionale. Cambiare
la legge elettorale e le norme di accesso al Parlamento europeo mentre
è già da tempo in corso la preparazione delle liste e in qualche caso,
dopo aver definito le stesse, anche la raccolta delle firme, caso unico
in tutta Europa, rappresenta un grave attentato alla democrazia.
2) Questo avviene non alla luce di una esigenza di maggior equilibrio
democratico e di minor frammentazione politica al Parlamento di
Strasburgo, che peraltro non deve eleggere alcun governo, ma come
esigenza dei due partiti maggiori del nostro paese che vogliono
costruire un sistema fondato sulla loro assoluta supremazia forzando l’interpretazione
delle norme come è avvenuto ad aprile, o cambiando improvvisamente,
come sta avvenendo oggi, la legge elettorale europea. La responsabilità
maggiore cade sul Pd e sul suo segretario Veltroni che tenta, con lo
sbarramento elettorale al 4%, di frenare la sua caduta libera di
consensi registrata in tutti i sondaggi. Questo cambiamento di legge
avviene nel contesto di un grande baratto tra Pd e Pdl che investe anche
altri atteggiamenti parlamentari e spartizioni di potere.
3) Si consolida così quel regime antidemocratico fondato sul falso
bipartitismo all’italiana che tenta di spartirsi il finanziamento
pubblico con denari degli italiani che non risparmieranno un euro,
mentre i protagonisti sono forze politiche oligarchiche, con vertici non
eletti democraticamente attraverso congressi e senza vita democratica al
loro interno, che si pongono in netto contrasto con i principi stabiliti
dall’articolo 49 della Costituzione.
4) Il Comitato per la democrazia indice dunque per la giornata di
martedì due iniziative di lotta. L’una con inizio alle ore 12 dinanzi
al Quirinale e l’altra con inizio alle ore 14 a Montecitorio. Promuove
nel contempo iniziative di protesta in tutte le città capoluogo e nei
consigli regionali, provinciali e comunali. E sottopone a verifica tutte
le alleanze locali.
(29 gennaio 2009)
Sull'alimentazione
assistita del PD da parte del PDL
"Abbatteremo il Patto del
Minotauro"
"Esiste un gran
connubio tra maggioranza e opposizione. Ma è un fatto che non ha
precedenti nelle sue modalità, perché questo 'patto del Minotauro',
questa alimentazione assistita del Partito Democratico da parte del Pdl
non avviene per dare risposte alla grave crisi economica ed
istituzionale del paese, bensì perché chi sta al governo ha deciso di
scegliersi il più
conveniente competitore possibile dentro l'opposizione". Lo ha
affermato il segretario del Partito, Riccardo Nencini, affrontando il
tema della possibile riforma elettorale europea nel passaggio della
relazione con cui ha aperto i lavori del C.N. "L'accordo tra Pdl
e Partito Democratico - ha aggiunto - si è realizzato anche su
Federalismo, Rai, Regolamenti per velocizzare il Parlamento, Lesioni
costituzionali sul caso Villari, contribuendo ad aggravare la crisi di
un sistema democratico che attua ormai riforme per decreto legge".
Davanti a questo stato di cose, ha proseguito il segretario , che ha
ricordato di aver già chiesto un nuovo incontro con il presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, e aver saldato l'intesa con i partiti
non presenti in Parlamento, attraverso il 'Comitato per la Democrazia',
"ci prepariamo alle primarie delle idee per radicarci sul
territorio in vista delle amministrative". "Riempiremo
le grandi città con i manifesti del Socialismo Europeo - ha
concluso Nencini - e terremo entro aprile una grande Conferenza
Programmatica dei socialisti riformisti. Sul piano elettorale ci
presenteremo con il nostro simbolo e con le nostre liste, mentre sul
piano della battaglia politica quotidiana ci batteremo per abbattere il
Minotauro metà Pd metà Pdl con tutti i partiti che vorranno unirsi a
noi. Ma - ha poi aggiunto il segretario - a conclusione della sua
relazione in Cn - approviamo noi oggi l'odg Follini in materia
di rapporti con Di Pietro, che è lontano dai disegni riformisti per il
suo giustizialismo e per il suo radicalismo ideologico e saremo a
sinistra con la nostra autonomia lavorando a un'alleanza tra riformisti
dentro e fuori del Parlamento. Ma se la legge elettorale sarà
modificata interverremo pesantemente sul piano giuridico e su quello
degli accordi politici nelle amministrazioni locali".
Il Consiglio Nazionale si è concluso con l'approvazione
all'unanimità della relazione di Riccardo Nencini e con l'approvazione
dello Statuto del partito.
(24 gennaio 2009)
polemica
di Michele Serra sull'essere oggi Socialisti, paragonando Vassalli a
Barani
Non si confonda la lana con la seta
«Socialista, in
questo Paese, vuol dire solo Vassalli, che ha speso parole durissime
contro la proposta di legge che equipara i soldati di Salò agli altri
combattenti italiani e che da mesi noi socialisti chiediamo che venga
nominato senatore a vita».
Così scrive Riccardo Nencini, segretario del Partito Socialista, a
Michele Serra, che sulla rubrica 'L'Amaca' pubblicata oggi su Repubblica
aveva parlato della pdl che istituisce l'Ordine della Patria, in cui
tutti i combattenti della Seconda guerra mondiale, 'repubblichini'
compresi, potranno ricevere onorificenze ma anche contributi. Visto che
la legge incriminata ha come primo firmatario un ex socialista, Lucio
Barani, oggi deputato del centrodestra, secondo Serra "socialista,
in questo Paese, vuol dire Vassalli ma vuol dire anche Barani: e dunque,
in via definitiva, non vuol dire più nulla".
«I socialisti - ribatte Nencini a Serra - non hanno mai fatto
confusione sui questi temi, e da quando sono Segretario nazionale del
Partito Socialista, e prima ancora in qualità di presidente del
Consiglio regionale della Toscana, ho contribuito in prima persona a far
sì che venissero alla luce gli scheletri chiusi a chiave da decenni
dentro l'"armadio della vergogna", che contiene notizie
risalenti ad alcune tra le più efferate stragi nazi-fasciste».
Quanto «a coloro che hanno scelto di convivere politicamente anche
con gli eredi della tradizione repubblichina», Nencini li invita a
«non abusare, soprattutto in contesti così delicati e dolorosi, del
termine socialista. Non possono assolutamente fregiarsene».
Anche Pia Locatelli, Presidente del CN del partito, in una lettera al
direttore di Repubblica è intervenuta sulla questione: "Il tema
della dignità della memoria dei combattenti di Salò, è scabroso a
andrebbe affrontato con tutta la serietà e la prudenza che merita -
scrive la Presidente dell'IS donne - Violante, da presidente della
Camera, venne contestato con inusitata durezza quando appena accennò
una riflessione su quella tragica esperienza. Perfino Sandro Pertini
venne attaccato da Giorgio Bocca per non aver rifiutato, durante una
cerimonia, il saluto col pugnale degli ex fascisti. Serra - prosegue
Locatelli - di solito ottimo corsivista a cui piace intingere la
penna nel veleno, si accosta al tema solo per fare una polemica sciocca
e gratuita contro i socialisti, commettendo pure un grossolano errore.
Pretende difatti di dimostrare che il 'socialismo' non vuol dire più
niente, perché il socialista Vassalli e il socialista Barani su Salò
si smentirebbero a vicenda. È evidente per chiunque, ma non
evidentemente agli antisocialisti viscerali, che Vassalli e Barani non
possono avere lo stesso peso se non altro perché - conclude l'europarlamentare
del PS -Vassalli i repubblichini li ha subiti sulla propria pelle e
Barani no".
(3 gennaio 2009)
crisi
politica e "questione morale" sullo
sfondo delle prossime elezioni europee
Il Pd rischia il sorpasso
Natale e Capodanno, per
Walter Veltroni, sono i peggiori della sua vita. I suoi sondaggi
elettorali danno il Pd "in picchiata", dal 33% dei voti
raccolto alle politiche al 27-28%. Silvio Berlusconi si attribuisce il
72% dei consensi e vari sondaggi danno il Pdl a quasi 18 punti di
vantaggio sul Pd.
Un disastro. È il frutto degli errori commessi da Veltroni (identità
politica confusa del Pd, programma indefinito, incertezza delle
alleanze, incomprensione del Nord, oscillazione fra scontro e dialogo
con il governo), ma la mazzata viene dalle inchieste giudiziarie e dagli
arresti piovuti sul partito a livello locale (Campania, Abruzzo,
Basilicata, Firenze, Genova, Perugia). I magistrati, mai come prima,
hanno la mano pesante con il Pd, già Pci-Pds-Ds.
C'è anche una certa disinvoltura. È il caso di Pescara. Prima è stato
posto agli arresti domiciliari con la gravissima accusa di tangenti
Luciano D'Alfonso, il benvoluto sindaco del Pd. Poi è stato liberato il
24 dicembre perché, in quanto dimissionario, non era più in grado
d'inquinare il processo. Una motivazione singolare. Il sindaco di
Pescara, messo ai domiciliari il 15 dicembre si era dimesso il giorno
dopo, il 16. La vicenda non ha convinto Veltroni, per la prima volta
nettamente critico con i magistrati. "Quello che è avvenuto a
Pescara - ha commentato a caldo - è gravissimo. Esprimo a
D'Alfonso, che torna finalmente libero, la mia soddisfazione. Ma la
vicenda ha dentro di sé gravi implicazioni che meritano una riflessione
più compiuta".
Da un mese il primo partito dell'opposizione è sotto il martello delle
inchieste delle Procure della Repubblica. La questione morale, declinata
in termini di "diversità" come una bandiera dal Pci-Pds-Ds,
si sta rivelando un boomerang, con un impatto devastante sui quadri e la
base. Il Pd è frastornato e gli elettori sono in fuga. Cosa succede? Il
segretario, come tutto il vertice, si interroga da settimane. "Voglio
un partito sano e di persone perbene, fuori i capibastone", ha
tuonato.
Ma forse c'è dell'altro. "Lasciamo stare - ha precisato
qualche giorno fa - parole come complotto che non ci appartengono. La
magistratura agisce come deve, poi al massimo ci sarà una valutazione.
Ma dal punto di vista politico - ha osservato - non c'è dubbio
che è in atto un'offensiva nei nostri confronti, perché dal punto di
vista politico rappresentiamo l'alternativa possibile".
Veltroni respinge "il complotto" e parla di "un'offensiva
politica" contro il partito. Forse la parola "complotto"
porta male. Ma qualcuno nel Pd, nato 14 mesi fa dalla fusione di Ds e
Margherita, non è convinto della sua analisi. Alcuni fatti di
malcostume sono incontestabili, ma l'azione dei magistrati contro il Pd
è troppo estesa sul territorio ed eccessivamente ristretta nei tempi.
In una parola: sembra un'operazione mirata, simile a quella che 15 anni
fa distrusse la Prima Repubblica e cancellò partiti storici come la Dc,
il Psi, il Psdi, il Pri e il Pli. Allora il Pci-Pds resse la botta e
quando fu colpito si salvò anche grazie a quadri come Primo Greganti
("il compagno G") che, arrestati per tangenti, si fecero la
galera senza coinvolgere il partito nel gorgo dei finanziamenti illegali
alla politica.
Ora il quadro politico è completamente cambiato. Il centro-destra di
Berlusconi domina la scena, Antonio Di Pietro cannibalizza l'alleato Pd
(alle politiche si presentarono come coalizione), le molteplici anime
della sinistra contano ben poco (le varie forze radicali neo e post
comuniste, i Verdi e il Ps sono stati eliminati dal Parlamento e
raramente riescono a spuntare qualche riga sui giornali). La situazione
potrebbe peggiorare ulteriormente.
Al Nazareno, sede nazionale del Partito democratico, è scattato
l'allarme rosso. Potrebbe arrivare un nuovo sconvolgimento politico.
Alle elezioni europee di giugno il Pd, sotto i colpi delle inchieste
giudiziarie, rischia di uscire fortemente ridimensionato o di spaccarsi,
tra sinistra e centro d'ispirazione cattolica, a tutto vantaggio
dell'Italia dei valori e del Cavaliere.
I giornali hanno riportato anche delle intercettazioni telefoniche di
Cristiano Di Pietro, esponente dell'Idv e figlio del famoso Antonio.
Sono fatti politicamente non corretti, ma penalmente non sanzionabili,
ha commentato il genitore. L'ex pubblico ministero invita gli ex
colleghi ad andare avanti senza riguardi; vuole apparire come l'unico
difensore delle toghe, come "il partito dei magistrati".
Il Pd rischia il "sorpasso". Se l'Italia dei valori, che pesca
voti soprattutto a sinistra, diventasse il primo partito
dell'opposizione, farebbe contento Di Pietro ma soprattutto il
Cavaliere, perché avrebbe la garanzia di una vittoria perenne. Il
giustizialismo può far guadagnare al presidente dell'Italia dei valori
molti voti, ma è un progetto populista con venature autoritarie,
minoritario in Italia. L'"offensiva politica" quanto danneggerà
il Pd? "Un fatto è un fatto, due una coincidenza, tre un
indizio", teorizzava Sherlock Holmes. Per ora siamo a una
coincidenza alquanto strana.
Veltroni non ha fortuna. "Yes we can", sì si può fare, è lo
slogan elettorale, copiato da Barack Obama. Lo slogan in Italia ha vinto
il sondaggio, lanciato dal Corriere.it, sulla frase più celebre del
2008. Ha trionfato con il 33,3% delle preferenze (40 mila voti),
superando parole quotate come recessione (20%) e Facebook (19%). Ma
Obama con "Yes we can", contro ogni pronostico, ha vinto le
elezioni per la presidenza degli Stati Uniti d'America, mentre Veltroni
ha nettamente perso contro il Cavaliere.
Leo
Sansone
da
"Aprile online"
(3 gennaio 2009)
Il Pd e
la "questione morale"
Un nulla fatto di vuoti
La
stragrande maggioranza degli attuali dirigenti del Pd non sono corrotti
o concussi. Ma questo non basta ad assolverli. Non è la loro estraneità
ai fatti a renderli innocenti, è la loro complicità o il disinteresse
calcolato per quel "modo di far politica" a condannarli.
Gli anni "rivoluzionari" di Tangentopoli produssero più danni
di quanti ne avrebbero dovuto sanare. Oggi il paese è devastato dai
poteri criminali, da una classe politico-amministrativa arrogante e
inefficiente, da un ceto industriale incapace e provinciale, da
un'informazione assuefatta e servile
Il
25 novembre scorso, la Fondazione Nevol Querci è
stata invitata alla prima di Hammamet. Novità teatrale su Bettino Craxi,
atto unico scritto e diretto dal giovane e bravo regista Massimiliano
Perrotta. Due i protagonisti: una voce narrante, l'opinione pubblica, e
nel suo studio della villa di Hammamet lui: un Bettino Craxi
invecchiato, stanco, malato e deluso, a volte sdegnato, a volte
risentito, "esiliato" o "latitante" poco importa,
che affida ad una registratore le parole di quello che dovrebbe essere
"un bilancio obiettivo... della politica, di tutto". Sullo
sfondo, in passo di danza, i giorni dell'ira, la malinconia, il giudizio
della storia.
L'atmosfera è quella che è stata. L'urlar furor di popolo, da una
parte, i silenzi amari di un uomo che una "volta fu potente,
adulato e rispettato", dall'altra. Craxi, nei suoi ultimi giorni,
prova a dire a tutti gli italiani, ciò che fino a quel momento non è
riuscito ad esprimere. Non è la solitudine, i tradimenti, le ignominie
a pesare sul cuore, ma l'impossibilità di spiegare e l'impotenza di chi
ha capito che gli italiani non hanno capito.
È un qualcosa che "non ha nome, o ne ha troppi".
Nel testamento morale di Bettino Craxi, in parte conosciuto, in parte
solo immaginato, come scrive Perrotta nella presentazione, troviamo il
bilancio, non so quanto obiettivo, di cinquant'anni di storia italiana.
Il saldo è, purtroppo, negativo.
Hammamet è una piece teatrale su cui tutti dovrebbero riflettere. E ci
proverò anche io.
Appartengo a quella generazione che ha visto con i propri occhi la fine
del Psi, ma era troppo giovane per averne una qualche responsabilità.
Non eravamo classe dirigente né del Psi, né di altri partiti della
prima Repubblica. Ma eravamo già "abbastanza grandi" per
comprendere che qualcosa non quadrava, che quella presunta
"rivoluzione", vista con un certo distacco, aveva molto di
"opportunismo" e molto poco di "etico" e che, il
"nuovo che avanzava", nella felice espressione di Michele
Serra, più che emozionarci, ci travolgeva e ci stordiva. Sarà, forse,
una delle poche soddisfazioni che ci prenderemo nella nostra vita, ma
oggi possiamo affermarlo senza ombra di dubbio: avevamo ragione a
dubitare.
A differenza di altri, non abbiamo affatto gioito al tintinnare delle
manette, allo sventolare dei cappi in Montecitorio, al lancio di
monetine. Però, abbiamo taciuto. Ce ne duole.
Ho sempre pensato, e credo con me lo abbiano pensato in molti, che i
partiti, massima espressione dell'azione democratica, abbiano il compito
di farci sentire dentro una grande casa comune, in cui tutti siano
votati alla stessa causa. Dal secondo dopoguerra era stato sempre così:
la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista erano questo, ma anche il
Partito Socialista, quello Repubblicano o il Liberale e i Radicali,
formazioni minori in termini di voti, ma indubbiamente portatori di una
cultura e di una tradizione nobile e antica. La visione del mondo, in
questi termini, appariva anche più rassicurante. Le battaglie, quelle
vere, erano tutte ideologiche e, per quanto potessero apparire ambigue e
fumose, davano un senso di grande rispetto alle Istituzioni e a quanti
le rappresentavano: Enrico Berlinguer, Aldo Moro, Ugo La Malfa, Marco
Pannella, lo stesso Bettino Craxi era appezzato per quella politica
moderna e spregiudicata.
E poi si leggeva Sturzo, Einaudi, Croce, Nenni e Togliatti, Gramsci. Si
ricorreva ai classici: Diderot, Voltaire, Pareto, Luxemburg, Weber e
Marx. Si apprezzavano Kennedy e Schmidt, De Gaulle e Che Guevara.
In un patchwork culturale un po' caotico e molto anarchico, che
comprendeva tutto e il contrario di tutto, si cresceva, si contestava i
padri, si ascoltava, si partecipava, si esprimeva un voto. Si era
orgogliosi di esserci. La storia
siamo noi. Certo non era tutto un fiorire di rose. Stragi,
terrorismo, mafia, scandali, la P2, la guerra fredda, ma la democrazia,
tra colpi di tosse e improvvisi stati febbrili, comunque riusciva a
venirne fuori. Si poteva continuare a sperare in un futuro migliore.
Tutto resse, bene o male, fino a quel fatidico biennio 1992-1994, quando
il giocattolo si ruppe definitivamente, e ai più non rimase che correre
ai ripari.
La politica dai blasoni passò al volgo e divenne sinonimo di amoralità.
Assursero a fustigatori quanti, fino al giorno prima, avevano fatto
accordi sottobanco. Una classe imprenditoriale corrotta e bancarottiera
indossò le vesti delle vergini violate, giornalisti compiacenti
salutarono i nuovi padroni, magistrati senza macchia e senza paura
salirono agli onori della cronaca e, in alcuni casi, cominciarono a
pregustare il sapore di una brillante carriera politica.
Il popolo, da sempre "rivoluzionario" a parole, ma
"reazionario" nei fatti, ripose la propria fiducia in quel
misto di strafottenza, menefreghimo e ignoranza rappresentato dai nuovi
partiti. Quegli stessi partiti che, a destra come a sinistra, avevano già
provveduto a riciclare nelle proprie file quanto di peggio c'era stato
nella prima Repubblica. L'italico gattopardismo del tutto cambi perché
tutto resti immutato trionfò in tutti i suoi aspetti. Alla fine
pagarono "in pochi le colpe che erano di tanti". La classe
politica, ritornò ad essere lo specchio del Paese. Uno specchio ormai
"ridotto in frantumi" e quei frantumi eravamo, e siamo ancora
oggi, noi.
Dopo quindici anni, proprio in questi giorni, nel Pd, si è aperta una
nuova questione morale. Lo spettro del malaffare sorvola le giunte di
centrosinistra: Abruzzo, Campania, Calabria, Firenze, Napoli, Pescara.
Qualcuno s'indigna, qualcuno piange, qualcuno s'incatena, qualcuno se la
ride. Nessuno che si chieda se l'errore non sia stato compiuto proprio
quindici anni fa. Nel gioco del tanto
peggio, tanto meglio, anche la sinistra infatti si adeguò,
accettando accordi compromissori, invece di combattere un sistema marcio
e rinnovare la propria classe dirigente, rincorse la pancia di una
società civile (?) incarognita e forcaiola. Il risultato è sotto gli
occhi di tutti: da nessuna parte, si riesce a riconoscere un
amministrazione di destra, da una di sinistra. Cioni è uguale a
Gentilini, Penati alla Moratti. È qui il vero scandalo, non in altro.
Sono convinta che la stragrande maggioranza degli attuali dirigenti del
Pd non siano corrotti o concussi. Ma questo non basta ad assolverli. Non
è la loro estraneità ai fatti a renderli innocenti, è la loro
complicità o il disinteresse calcolato per quel "modo di far
politica" a condannarli.
Massimiliano Perrotta nelle proprie riflessioni, conclude affermando che
quegli anni "rivoluzionari" produssero in Italia più danni di
quanti ne avrebbero dovuto sanare. Concordo. L'Italia, oggi, è un Paese
devastato dai poteri criminali, da una classe politico-amministrativa
arrogante e inefficiente, da un ceto industriale incapace e provinciale,
da un'informazione assuefatta e servile. La classe politica, sempre
uguale a se stessa, è quella che meritiamo. Paghiamo i nostri
"mali nazionali". Nessuno può esimersi e nessuno può pensare
di fare la morale agli altri. Tutti vantiamo degli encomiabili
curriculum vitae.
"Berlinguer era una brava persona, ma Craxi aveva ragione".
Dovevamo avere il coraggio di dirlo quindici anni fa. Non staremmo qui
ad avvitarci su noi stessi un vortice di "forse", di "ma
anche", di "non so", di "vedremo", apparendo
esattamente quello che siamo: un nulla fatto di vuoti.
Bianca
La Rocca
da
"Ragioni Socialiste", dicembre 2008
Un'occasione
per rileggere Tangentopoli
Il Pd e la "questione
morale"
È forse giunto il momento
di dire qualcosa di "giusto" sulle recenti vicende che hanno
investito in modo così massiccio il Partito Democratico, anche per
rispetto dei tanti Socialisti che hanno sofferto e sono stati oggetto di
criminalizzazione generalizzata, da Tangentopoli in poi. Il riferimento
è alle inchieste giudiziarie che ormai minano larga parte delle
amministrazioni della maggiori realtà italiane: da Napoli a Firenze, da
Genova a Perugia, dalla regione Calabria, dopo quella Abruzzo, alla
disastrata Campania, fino a non si sa cos’altro domani. Non c'è
bisogno di esprimere una sorta di piacere per la nemesi che tocca
proprio coloro che in passato si sono eretti a giudici impietosi e che
oggi si trovano invece sul banco degli imputati. Anzi va augurato
sinceramente agli amici del Partito Democratico di non fare la nostra
fine, che peraltro non è stata solo la conseguenza delle inchieste
giudiziarie, ma anche di errori politici. C’è stato un tempo in cui
essere socialisti era sinonimo di "rampantismo" e poi di
"furfantismo". Forse qualche giustificazione c’era in certi
comportamenti di una parte dei dirigenti del nostro partito. E tuttavia
chi l'ha conosciuto bene e chi l'ha frequentato, ha sempre saputo, senza
ignorare le degenerazioni esistenti, che il Psi era in larghissima parte
un partito sano, composto da dirigenti che venivano dalla gavetta, che
avevano frequentato le sezioni e si erano misurati coi congressi e le
elezioni. Non un gruppo dirigente di carta, cooptato da qualche padrone
del vapore, ma un solido e qualificato e culturalmente preparato nucleo
in grado di competere con gli altri e da posizioni di forza politica e
culturale.
la tempesta che sta imperversando sul Partito Democratico potrebbe
spingere i Socialisti di oggi ad un compiacimento e ad una soddisfazione
tardiva, comunque puerile e senza sbocchi etici e politici. Spetta
invece ai Socialisti di oggi, cogliere l'attimo di smarrimento degli
ex-Ds ed ex-Margherita, ed indurre il Partito Democratico ad una
corretta riflessione sugli anni di Tangentopoli e sulle recenti vicende
che lo hanno colpito. Bisognerebbe poi procedere un due giuste
direzioni. Innanzitutto con una rilettura del passato, equilibrata e
anche autocritica, per ciò che riguarda il giudizio sul Psi e anche su
Craxi, accusato solo di avere finanziato illecitamente il suo partito, e
non di reati più gravi, e costretto a morire lontano dal suo paese. E
che senso abbia dunque ancora oggi questa alleanza del Partito
Democratico con il giustizialista Di Pietro, preferito alle elezioni di
qualche mese fa ai socialisti e non credo solo per opportunità
elettorale. E poi procedere con la risposta alla seguente domanda:
perchè in questi anni, in questi lunghi 16 anni, da "Mani
pulite" ad oggi, non sono state realizzate riforme adeguate per
limitare, quantomeno, se non per eliminare, le illegalità e i reati?
Questi ultimi paiono addirittura in aumento e si sono fatti più gravi,
perchè il finanziamento ai partiti o ai gruppi della politica non sono
oggi giustificati dal clima di lotta politica accesa della cosiddetta
prima repubblica e perchè le classi dirigenti dei partiti sono solo
frutto di cooptazioni e non sottoposte al vaglio della pubblica
opinione, racchiusi peraltro in contenitori privi di identità e di
coesione. Si pensi al fatto che gli assessori non sono eletti dal
Consiglio comunale tra i consiglieri eletti dal popolo, ma nominati dai
sindaci, dai presidenti delle province, dai presidenti o governatori
delle regioni. Si pensi al fatto che i deputati e i senatori sono
nominati dai leader dei partiti (e all’interno dei partiti dai leader
delle correnti). E anche al fatto che i partiti oggi non sono più
organizzazioni democratiche, ma elitarie e anche monocratiche. Forza
Italia in 14 anni di vita non ha mai svolto un congresso e il Pd è nato
da un plebiscito sul segretario e il primo congresso lo farà, se lo
farà, dopo le elezioni europee, ma per ora l’annuncio appare, più
che una proposta, una minaccia. La crisi morale, non è oggi anche
conseguenza della crisi democratica? Chi sono e che fanno gli
amministratori inquisiti, quale potere hanno, quale controllo si
esercita su di loro (a livello istituzionale e anche di partito)? Quanto
contano davvero i cittadini?
Nei giorni delle festività - in cui è possibile ritagliarsi momenti di
riflessione - i I casi di Napoli, Pescara, Firenze, Calabria, Abruzzo e
via discorrendo, inducano Veltroni e soci ad una profonda riflessione
sulla "Questione morale", non prima di una severa autocritica
sugli errori di oggi, di ieri e di ieri l'altro.
da sez. Ps Reggio Emilia
mod.
(25 dicembre 2008)
Con
i messaggi del PSE
Si è svolta la conferenza
socialista di Napoli
Con i videomessaggi del
presidente del gruppo parlamentare europeo del Pse Martin Schulz, del
presidente del Pse Nyrup Rasmussen e del presidente del Pes donne Zita
Gurmai si sono aperti i lavori della conferenza nazionale del partito
socialista a Napoli. Moltissimi gli interventi e altrettanti gli
applausi di una platea affollata e nuovamente convinta delle occasioni
politiche apertesi per il Ps in questa fase. Ispirati anche dagli
interventi dei rappresentanti dei partiti socialisti europei, tra cui
Laurence Rossignol, responsabile dell'ambiente del Psf e
"inviata" personale di Martine Aubry, i responsabili del Ps si
sono alternati sul palco con brevi e vibranti relazioni. Da Angelo
Sollazzo a Marco Di Lello, da Daniela Brancati a Gianni De Michelis, Da
Anna Falcone a Fausto Corace: insomma nuovi e "vecchi" volti
socialisti si sono ritrovati a Napoli per aprire il nuovo corso del
partito. Un cammino apertosi con il manifesto per la campagna europea
del Pse e che proseguirà con le elezioni amministrative ed europee del
2009. Il Ps si presenterà con proprie liste e simbolo e imporrà la
strada di una sinistra riformista e pronta a riprendere il suo ruolo nel
paese e nel governo del paese. A questo ha dedicato gran parte della sua
relazione conclusiva il segretario del partito Riccardo Nencini. “Alla
grave crisi del paese, che è politica, economica, morale e di
giustizia, si può rispondere solo con il rilancio della politica e con
risposte riformiste nuove e forti . I socialisti ripartono con le loro
proposte non a caso da Napoli. In questa città, come in altre in questo
periodo, dove è esplosa la questione etica. Siamo convinti che le
soluzioni passino attraverso la responsabilizzazione dei singoli, e
consentire il voto ai sedicenni a partire dalle elezioni amministrative
e poi politiche è una prima risposta forte”. Lo ha sostenuto a
Napoli, dove ha concluso la conferenza nazionale del Ps, il segretario
del partito socialista Riccardo Nencini. Alla presenza delle
delegazioni dei partiti socialisti europei ai massimi livelli,
Nencini ha spiegato che “battersi per il rispetto dell’articolo
49 della nostra Costituzione è oggi un dovere assoluto. E che soltanto
i partiti che rispettino quest’articolo devono avere accesso al
finanziamento pubblico. Fin dalle prossime amministrative i socialisti
imporranno l’accettazione di un codice etico che parta da questo
rispetto”. che ha annunciato l’ingresso della Lista Sgarbi
nel partito in vista delle prossime elezioni europee, “è
indispensabile capire bene che cosa vuole dire essere di sinistra oggi e
in particolare essere socialisti". “A un’Italia
profondamente cambiata - ha detto infatti Nencini - deve
corrispondere una sinistra in sintonia con il cambiamento, né prona
verso la società appagata né accondiscendente verso consuetudini e
tradizioni sconfitte dalla contemporaneità. Se Veltroni, dopo Di
Pietro, sposa il radicalismo e si confonde con la piazza elevandola a
madre di ogni iniziativa pubblica, diventa doppiamente prigioniero e fa
la fortuna del Capo del Governo. Un'equazione elementare, una
opposizione gradita. I socialisti la scelta riformista la fecero mezzo
secolo fa: Nenni, congresso di Venezia. Prima di lui Turati, i suoi
seguaci ed una moltitudine di scissioni. Hic Rhodus, hic salta, Walter".
(14 dicembre 2008)
Il
documento sottoscritto a Roma
"Ricostruire la sinistra in
Italia. Ricostruirla nel Socialismo europeo"
Il 6 Dicembre 2008 a
Roma, si è svolta una manifestazione sul tema "Ricostruire la
Sinistra in Italia. Ricostruirla nel Socialismo Europeo (PSE)".
Presenti all'evento Giuseppe Tamburano (Presidente Fondazione Nenni),
Cesare Salvi (Presidente Associazione Socialismo 2000), Carlo Leoni
(Coordinamento Nazionale SD), Angelo Fredda (Coordinamento Regionale
SD), Felice Besostri (Direzione Nazionale PS), Sandro Natalizi
(Direzione Nazionale PS). Alla fine dell'Assemblea pubblica, dove ognuno
ha preso la parola parlando del tema, si è approvato questo documento
all'unanimità:
"La manifestazione del 6
Dicembre 2008 ha rafforzato la convinzione a procedere lungo il percorso
che mira alla ricostruzione, in Italia, della sinistra di governo,
riformista e libertaria, avendo come riferimento necessario e certo il
PSE e l'Internazionale Socialista.
L'Assemblea ritiene che il documento redatto da circoli ed associazioni
socialisti del Nord-Ovest, noto come Appello di Volpedo, rappresenti un
momento di riflessione fondamentale sulla strada della ricostruzione e
del rilancio della sinistra socialista in Italia.
L'Assemblea lo adotta quindi integralmente, impegnandosi a rilanciarlo
già dalle prossime iniziative alle quali il Tavolo parteciperà o delle
quali sarà promotore.
La gravissima crisi economica e sociale che ha investito, negli ultimi
mesi, soprattutto le economie occidentali "portandole sull'orlo di
un baratro" rappresenta la inevitabile conclusione di un processo
di globalizzazione che, visto inizialmente come panacea di tutti i mali
del mondo, si è voluto totalmente incontrollato. In questo modo abbiamo
potuto verificare a quale livello di aberrazione possa condurre il
capitalismo selvaggio e privo di regole. Ciò che si propone non è,
ovviamente, un ritorno all'economia di Stato, al capitalismo di Stato.
Quello che serve è la riforma della globalizzazione e del sistema di
governance. Riteniamo pertanto che le dinamiche proprie di una moderna
economia di mercato debbano necessariamente svilupparsi nell'ambito di
regole certe e non travalicabili. Regole che non possono che essere
definite dallo Stato, ovvero, nel nostro caso, dal concerto degli Stati
nel quadro dell'Unione Europea.
Lo sviluppo non è uno strumento per aiutare poche persone ad
arricchirsi o per creare una manciata di inutili settori protetti da cui
trae vantaggio solo un elite ristretta.
Non deve accadere quanto è accaduto in Italia dove siamo passati, in
molti settori dell'economia, dal monopolio statale alla oligarchia
economico-finanziaria e dove le privatizzazioni, che spesso si sono
concretizzate in semplici svendite agli amici di turno, hanno quasi del
tutto azzerato il patrimonio dello Stato senza portare alcun beneficio
in termini di riduzioni del debito pubblico. Intanto il reddito medio
delle famiglie è calato ed ha iniziato a manifestarsi il fenomeno
dell'impoverimento progressivo del ceto medio, che è lungi
dall'arrestarsi.
Il dramma della precarietà fa il paio con il blocco completo della
mobilità sociale. Il problema della casta non riguarda solo la
politica. Caste e consorterie di ogni tipo negano di fatto le
aspirazioni e le opportunità di coloro che si affacciano al mondo del
lavoro dopo anni di studi.
Abbiamo la classe dirigente più vecchia d'Europa, anagraficamente e per
permanenza sulla scena politica. La sconfitta non è più un buon motivo
per lasciare ad altri la responsabilità di direzione politica. La
corruzione e il malaffare dilagano, portando alla luce fenomeni rispetto
i quali gli avvenimenti degli anni ‘90 rischiano di impallidire.
Tutto questo ha molte ragioni. Una ci sentiamo di affermarla, senza
tentennamenti né infingimenti: in Italia manca una forte sinistra di
governo, che si faccia carico di difendere gli interessi dei più deboli
e dei meno garantiti; che si faccia carico di difendere le ragioni
dell'intervento dello Stato in economia, nella erogazione dei servizi
pubblici essenziali, dalla sanità, alla scuola, all'acqua (in modo
criminale posta in vendita dall'attuale governo, senza alcuna
opposizione sostanziale da parte del PD). Oggi non è più possibile
continuare a sostenere che una mano invisibile coordinerà le esigenze
economiche con il benessere sociale, perchè la realtà ha dimostrato
che la mano invisibile del mercato necessita della mano ben visibile
dello Stato, garante e salvaguardia non solo della stabilità economica,
ma anche della giustizia sociale.
Una sinistra che non abbia il timore di scontrarsi con le gerarchie
ecclesiastiche per affermare il principio della libertà di ricerca, il
principio del rispetto e della tutela dei diritti delle coppie di fatto,
il principio della laicità dello Stato, che è solo e sostanzialmente
un elementare diritto di libertà.
C'è bisogno dunque di una sinistra che proponga non solo una diversa
prospettiva di sviluppo ma più in generale un'offerta di società
alternativa all'attuale. Dove i valori materiali non siano anteposti ad
altri valori quali per esempio la tutela dell'ambiente o della vita
stessa, troppo spesso in modo drammatico ed insopportabile per le nostre
coscienze - messa in pericolo sui luoghi di lavoro da chi subordina la
sicurezza dei lavoratori al proprio profitto.
Una moderna sinistra di governo non può che essere espressione di una
sinistra larga, dove possano trovarsi e ritrovarsi sia i socialisti
provenienti dalle due esperienze fondamentali della sinistra storica,
che le moderne espressioni della sinistra ambientalista.
Una Sinistra ampia ed inclusiva che si riconosca formalmente e
sostanzialmente nel Partito del Socialismo Europeo (PSE), sotto il cui
simbolo debba presentarsi unita sin dalle prossime elezioni
europee".
da Aprileonline
(10 dicembre 2008)
il
manifesto del PSE - Fassino prima dimenticato e poi riammesso
Gli italiani snobbati dai
Socialisti europei
Che nella politica
italiana, da oltre quindici anni, ci sia un deficit di Socialdemocrazia
è un fatto conosciuto e più volte dimostrato. La novità di oggi sta
nel fatto che anche i Socialisti europei hanno relegato gli ultimi
rappresentanti italiani in una posizione secondaria e anonima.
La consacrazione di questa eclisse è avvenuta durante la firma del
manifesto del PSE per le elezioni europee del 2009, dal titolo
"PEOPLE FIRST, A NEW DIRECTION FOR EUROPE". La lista dei
firmatari è aperta dallo spagnolo Zapatero, poi il tedesco Muentefering,
la francese Aubry ed il portoghese Socrates. Male gli italiani: Riccardo
Nencini (Ps) compare al ventunesimo posto, Piero Fassino (Ds) è
addirittura al ventiquattresimo posto. Mercedes Bresso (Presidente degli
amministratori regionali socialisti in Europa) chiude al ventisettesimo
posto.
Un piccolo giallo ha poi accompagnato l'esclusione in un primo tempo e
poi la riammissione di Fassino, in rappresentanza di un partito - i DS -
che non dovrebbe più esistere dopo la nascita del PD. Il portavoce del
leader italiano del "partito che non c'è più", Gianni
Giovannetti, spiega così la curiosa vicenda: "Fassino non era
nell'elenco per un errore materiale che e' stato riparato in tempo
reale".
(2 dicembre 2009)
adesione
del PD al PSE
Lo "strappo" della
Presidente della Regione Piemonte
Continua il
dibattito, dentro e fuori il PD, sulla collocazione europea del partito
di Veltroni e ormai non si contano le prese di posizione di dirigenti e
militanti, come la Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso,
che non accettano la scelta del leader di non firmare il manifesto di
Madrid del PSE.
"Finalmente un democratico che parla chiaro e dice una cosa di
sinistra e di buon senso: in Europa si va con i socialisti e basta - è
quanto ha dichiarato Giuseppe Garesio, Segretario del PS del Piemonte-
L'autorevole e netta posizione della Bresso sulla questione della
collocazione europea del PD -ha proseguito Garesio-la dice più lunga di
tanti discorsi: il PD o è socialista o non è, basta con il papocchio
messo insieme dalla nomenclatura post comunista e post democristiana,
basta con la sgradevole doppiezza di Veltroni e Franceschini,che
costringono Piero Fassino a firmare a Madrid come ex segretario dei DS .
Alla Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso chiediamo, oltre
che la sua firma al manifesto PSE, di accettare la tessera del Partito
Socialista, firmata da Riccardo Nencini, una tessera che le è naturale
e coerente, come quando era deputato del PSE al parlamento europeo.
Angelo Sollazzo della Segreteria del Partito Socialista sostiene che
"la polemica sempre più aspra all'interno del Partito Democratico
sulla collocazione internazionale del PD, sta sfociando nel tragicomico.
Da una parte -osserva Sollazzo-i postcomunisti che, dopo avere chiuso la
casa madre, non se la sentono di rinunciare anche all'appartenenza al
socialismo europeo, dall'altra parte i postdemocristiani che vedono il
socialismo come il fumo negli occhi ed ogni giorno ci propinano la loro
tesi di non voler morire socialisti.
Nel mezzo, c'è Veltroni, che pensava di risolvere il tutto
"mettendo il cappello" alla vittoria di Barack Obama in USA,
Veltroni continua a menare il can per l'aia -prosegue il responsabile
organizzativo socialista- fa finta di non sentire gli anatemi
democristiani di Rutelli e di non vedere le manovre, non più tanto
velate, di D'Alema.
I nodi sono venutiti al pettine.In questi giorni è iniziata la vera
resa dei conti. A pochi mesi dalle elezioni europee, i
"democratici" devono assumere una decisione politica
chiara.
Il fallimento del PD -conclude Sollazzo- è davanti agli
occhi di tutti, ed in queste ore appare ancora più chiaro l'errore
della fusione fredda tra due componenti politiche inconciliabili tra
loro.
(30 novembre 2008)
Il
manifesto elettorale europeo del PSE
Chi del Pd lo firmerà?
"Francesco
Rutelli non vuole entrarci. Piero Fassino è dentro in quanto ex Ds.
Veltroni farebbe volentieri a meno di starci. D'Alema spiega però che i
democratici non ne possono proprio fare a meno. Il dibattito sulla
collocazione internazionale del partito democratico è oramai entrato nel
vivo".
E' quanto afferma il segretario del partito socialista Riccardo Nencini.
"I vicepresidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato,
Sereni e Chiti sostengono che il Pse dovrà diventare la casa di tutti i
riformisti. Il punto è - conclude Nencini - che Il Pse è
già la più grande casa dei riformisti in Europa. E lunedì 1°
dicembre e martedì 2 tutto questo parlare cesserà davanti alla firma
del manifesto elettorale europeo del Pse. Chi firmerà materialmente
l'adesione a quel manifesto elettorale?"
(22 novembre 2008)
Dalemiani
non temono conta - Rutelli riapre disputa su PSE
Pd: fra richiesta di congresso e collocazione Ue ormai è bufera
La 'resa dei conti' nel Pd
è già iniziata. La richiesta di celebrare un congresso prima delle
europee la formula pubblicamente oggi Enrico Morando, uno dei
consiglieri più vicini a Walter Veltroni, ma già ieri lo avevano fatto
di persona Goffredo Bettini e Giorgio Tonini rivolgendosi direttamente
al segretario. Il suggerimento degli uomini più vicini al leader del Pd
è quello di chiarire una volta per tutte le cose con l'ala dalemiana
che ne critica da mesi la linea, per evitare di essere 'massacrato a
fuoco lento' fino alle europee. Inoltre, è la tesi di chi tra i
veltroniani chiede il congresso anticipato, con questo clima le elezioni
rischiano di non andare bene e ad ottobre, scadenza naturale per la
celebrazione delle assise, non solo verrebbe intestato a Veltroni un
eventuale risultato negativo del Pd ma nel frattempo Red avrà modo di
organizzarsi e aprire sedi in tutta Italia. Oggi scendono in campo anche
Rosy Bindi e gli ulivisti a denunciare il clima da 'fratelli coltelli'
che rischia di compromettere il futuro di tutto il partito. E a ben
guardare il caso Rai è stato solo la miccia che ha fatto esplodere
dissapori antichi sulla linea del partito e sulla sua gestione. Tra i
dalemiani infatti il fuoco di fila contro Nicola Latorre viene
interpretato come un pretesto per giungere allo show down; si ricorda
infatti che mesi fa lo stesso D'Alema aveva offerto la sua disponibilità
a "dare una mano" per guidare il Pd ma Veltroni non ha mai
risposto a quell'invito, mentre la richiesta del congresso viene
definita una "boutade" in quanto non ci sarebbero i tempi
tecnici per organizzarlo: "Magari si facesse un congresso, lo
chiediamo dall'estate scorsa ma non sappiamo neanche quanti sono i
tesserati - osserva un esponente dalemiano del Pd - il partito sul
territorio ancora non esiste, e farlo durante le elezioni non è proprio
la scelta migliore per vincerle". Del resto l'attuale situazione
sul territorio e nello stesso Parlamento, osservano ancora le stesse
fonti, non è detto sia favorevole al segretario, e se gli uomini a lui
vicini sono tanto "nervosi" ogni volta che si critica la sua
linea è perchè sanno che non è condivisa davvero da tutto il partito,
soprattutto dalla base dove l'aggettivo più usato per descrivere lo
stato dell'organizzazione è "caos". La critica più dura è
rivolta oggi a Beppe Fioroni che ieri avrebbe suggerito a qualche 'ex
ds' critico "di andare a fare la costituente di sinistra".
Frase che, viene osservato, "detta da chi si dovrebbe occupare
dell'organizzazione suona male visto che il partito è nel caos a causa
sua, che non lo sa organizzare". A parlare apertamente tra i
dalemiani oggi c'è solo Barbara Pollastrini che chiede di affrontare
tutto in Direzione e decidere in quella sede sia della conferenza
programmatica che del congresso. Insomma la linea è che la situazione
è ormai insostenibile e che un chiarimento si impone a prescindere
dalle forme con le quali farlo. Indiscrezioni di stampa oggi indicavano
anche tre nomi sui quali l'ex vicepremier potrebbe pensare come
candidati alternativi a Veltroni: Enrico Letta, Pierluigi Bersani e
Gianni Cuperlo, nomi sui quali non ci sono conferme nè smentite perchè
è ormai noto che siano considerati tra i profili più adatti a
concorrere per una segreteria. Bersani, dal canto suo, oggi ha fatto un
appello a "smettere di lanciare pietre" e ha chiesto al
segretario di individuare quanto prima la sede per aprire un dibattito
vero. La Direzione si terrà il 15 e potrebbe essere quella l'occasione
per aprire parlarsi apertamente e non solo a mezzo stampa, cioè quello
che è mancato finora, secondo alcuni. Tra i critici del segretario non
manca chi oggi fa notare che non solo gli ulivisti come la Bindi e
Parisi siano ormai a pieno titolo tra quelli che chiedono una gestione
di tipo diverso ma anche Francesco Rutelli, che non a caso, nel bel
mezzo della bufera scatenata dalla Vigilanza Rai ha riaperto il dossier
collocazione europea: "Veltroni non porti il Pd nel Pse, serve una
casa nuova", dichiarazione che ha aperto un altro fronte polemico
tutto interno tra ex Ds ed ex dc. Infine a dimostrazione che il
congresso nei fatti è già cominciato: oggi gli esponenti di Red del
Lazio hanno annunciato che non parteciparanno alla votazione per Roberto
Morassut segretario regionale per denunciare che i veltroniani pur di
farlo eleggere hanno impedito con motivazioni burocratiche che si
tenessero le primarie alle quali si sarebbe candidato il dalemiano
Gianni Cuperlo. Ora spetta a Veltroni prendere una decisione, contatti
con D'Alema non ce ne sono stati e difficilmente ce ne saranno, l'ex
vicepremier è ancora in viaggio in Sudamerica e tornerà il 27, allora
sicuramente dirà la sua, chi ha avuto modo di parlarci lo descrive
preoccupato per lo scontro in atto.
Gal
(da" Il Riformista"
21 novembre 2008)
lo slogan
"oltre il PSE" è privo di sostanza politica
Il Pd è un partito a rischio strabismo
«Un partito a rischio strabismo: questo ci sembra il Pd sulla sua
collocazione europea e sui rapporti con il Pse. E non è un rischio da
poco con l'avvicinarsi delle elezioni europee». Lo sottolinea il
segretario del Partito socialista, Riccardo Nencini. «Noi sappiamo
- continua Nencini - dove siederanno i deputati socialisti che
potranno essere eletti: sugli scranni del Pse; ma quelli del Pd dove
siederanno? Da nessuna parte come sostengono Castagnetti e Fioroni, la
cosiddetta scelta 'originale' (sic!), o in parte fra i socialisti e in
parte fra i popolari. Uno strabismo 'suicida' che avanza
pericolosamente. Ma come si fa a pensare di creare un' area riformista
nuova e ampia in Europa senza o fuori della grande famiglia socialista?».
«Gli slogan "oltre il Pse" - conclude Nencini - non
hanno alcuna sostanza politica e l'appello fraterno che rivolgiamo al Pd
è di non fare un errore storico ma di contribuire insieme a noi ad un
grande rilancio del riformismo europeo costruendo insieme al Pse una
prospettiva di novità e di rinnovamento».
(12 novembre 2008)
tra gaffe
patetiche ed entusiasmi eccessivi
Nencini: Obama ha
realizzato il sogno americano.
Noi dobbiamo liberarci dagli incubi italiani
"Tra un capo del governo che fa
battute sulla pelle degli altri e un capo dell'opposizione che festeggia
la vittoria di Obama come fosse in parte merito suo, non sappiamo
proprio chi, e cosa scegliere". Lo ha affermato il segretario
dei socialisti Riccardo Nencini. "C'è solo d'augurarsi che i
festeggiamenti e i commenti, a un evento sia pur di portata mondiale e
rivoluzionario per il suo significato, finiscano presto. Anche perché
Obama ha realizzato il sogno americano. Mentre noi dobbiamo ancora
liberarci dagli incubi italiani".
(7 novembre 2008)
dopo le
parole del Presidente Napolitano
Tutti i "Democratici" contro la legge "eurotruffa"
Il "Comitato per la
Democrazia", composto da Partito socialista, Sinistra Democratica,
Rifondazione comunista, Verdi, Psdi, Pli e PdA è stato ricevuto dal
Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il Comitato ha espresso
grande soddisfazione per l'immediato accoglimento della richiesta d'
incontro e, soprattutto, per la forte presa di posizione (leggi) che il
Presidente della Repubblica ha inteso prendere pubblicamente a seguito
dell'incontro accordato.
"Siamo molto grati al presidente Napolitano per la chiarezza
delle parole con cui ha voluto invitare le forze politiche ad approvare
una riforma elettorale pluralista e condivisa. Ora non ci sono più
alibi per Pd e Pdl." Così si è espresso Marco Di Lello,
Coordinatore della Segreteria Nazionale del partito - al termine
dell'incontro con il Capo dello Stato. "Siamo certi che il
Parlamento - ha concluso Di Lello - saprà raccogliere un così
autorevole invito, consentendo a quei milioni di elettori che oggi non
sono presenti nei banchi di Camera e Senato di vedersi rappresentati al
Parlamento Europeo.
Abbiamo manifestato al Capo dello Stato la grandissima preoccupazione
per la grave crisi democratica che stiamo attraversando". Ha
aggiunto il coordinatore del Comitato per la Democrazia Mauro Del Bue.
"I punti importanti su cui ci stiamo battendo insieme alle altre
forze politiche presenti nel Comitato sono principalmente quattro: 1)
Non esistono in Italia partiti politici organizzati democraticamente ma
solo oligarchie e leadership monocratiche; 2) L'eliminazione delle
preferenze anche alle elezioni europee produrrebbe ancora una volta la
nomina di rappresentanti scelti nei salotti delle segreterie dei partiti
e non la loro elezione democratica; 3) Lo sbarramento al 5% eliminerebbe
forze e tradizioni storiche presenti in tutt'Europa per il puro piacere
della punizione di voci fuori dal coro; 4) Dopo la riforma de facto
delle elezioni politiche con l'introduzione del diniego
dell'apparentamento si intende introdurre un' ulteriore forzatura verso
il bipartitismo italiano peraltro anomalo nel contesto europeo".
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine
dell'incontro con i rappresentanti di varie forze politiche riunite nel
"Comitato per la democrazia", ha rilasciato la seguente
dichiarazione:
"Ribadisco la convinzione, già espressa in precedenti
occasioni, che quando si tratti di modificare regole tra le più
importanti della competizione democratica quali sono quelle dei sistemi
elettorali sia da ricercarsi un ampio consenso in Parlamento.
Modifiche in questo campo sono state largamente riconosciute in questi
anni come opportune e mature; ed è stata riscontrata, nel recente
passato, una preoccupazione condivisa circa l'esigenza di stabilire un
più diretto legame tra gli eletti e i territori rappresentati, e di
garantire un effettivo intervento dei cittadini-elettori nella scelta
dei loro rappresentanti.
C'è da augurarsi che tali esigenze formino oggetto di adeguata
attenzione nel corso della discussione parlamentare sulle norme per
l'elezione dei deputati italiani al Parlamento europeo. E la massima
attenzione dovrebbe essere egualmente prestata alla necessità - in
particolare per la elezione del Parlamento europeo - di non comprimere
il pluralismo politico in quelle che sono sue significative espressioni,
pur introducendosi disposizioni volte a evitare eccessi estremi di
frammentazione nella rappresentanza dell'Italia all'Assemblea di
Strasburgo.
Sono convinto che la discussione in Parlamento possa essere aperta,
senza rigidità, ad ogni proposta costruttiva".
(29
ottobre 2008)
Angius
corre a braccia aperte da Veltroni.
Per Nencini nessun vero socialista se n'è andato via
Chi viene e chi va dal PS...
Alla manifestazione del 25 ottobre potrebbe concretizzarsi la confluenza
nel Partito Democratico di Gavino Angius e di quegli esponenti dei Ds
che, al congresso di scioglimento di Firenze, decisero di andare con i
Socialisti di Boselli. L'adesione intanto è stata annunciata
ufficialmente al convegno 'Unire
le forze del riformismo italiano', organizzato dall'associazione
'democrazia e socialismo'. Associazione formatasi dopo la decisione di
uscire dalla Costituente socialista, considerata fallita, da Gavino
Angius insieme a Franco Grillini, Alberto Nigra, il segretario
confederale Uil, Antonio Fuccillo, l'ex Dl, Cinzia Dato, gli ex Ps Fabio
Barattella e Accursio Montalbano. Ha partecipato, inoltre all’incontro
l’ex senatore di Sd, Giovanni Battaglia. A testimoniare il
riavvicinamento al Pd, il coordinatore Goffredo Bettini e Piero Fassino
che hanno espresso apprezzamenti per la scelta di Angius e compagni di
aderire al progetto del Pd di unire le forze riformiste.
Pronta e piccata la risposta del segretario nazionale del PS, Riccardo
Nencini: «Nessun socialista se ne va dal partito, nessun dirigente
che provenga dalla tradizione del socialismo italiano esce sbattendo la
porta. Anzi, accogliamo con soddisfazione il ritorno di personalità di
rilievo del mondo politico, intellettuale e dell'informazione che con la
loro adesione danno nuovo slancio al nostro progetto. Come Daniela
Brancati, ex direttrice del Tg3, Enzo Mattina, già segretario
confederale della Uil, Walter Pedullà, ex presidente della Rai,
Mariella Magi Dionisi, presidente dell'associazione "Memoria"
per le vittime di terrorismo, e per ultimo Alessandro Cecchi Paone, che
ha abbracciato con entusiasmo le battaglie dei Socialisti sui diritti
civili. Il fatto che altri, provenienti dalla storia comunista o
diessina, abbiano deciso di andarsene dopo una fugace apparizione, ci
dispiace e lo registriamo, ma certamente non lo consideriamo esiziale
per il futuro del Partito Socialista. Certo, non possiamo non notare ce
chi oggi sostiene che la Costituente socialista è fallita ne è stato
uno dei protagonisti e se ne va senza aver fatto il minimo esame di
coscienza».
(19
ottobre 2008)
assemblea
costituente, riduzione tariffe,
precarietà e pacs
Inizia la raccolta delle firme per quattro proposte di legge
A partire da domenica 12
ottobre, in dieci città italiane (Torino, Milano, Venezia, Verona,
Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cosenza), avrà inizio la lunga
maratona per la raccolta delle firme di presentazione di quattro disegni
di legge di iniziativa popolare. Il Partito Socialista - assente dai
banchi parlamentari - vuole così far conoscere agli Italiani il proprio
pensiero e le proprie proposte su materie importanti per la vita della
nazione. Presso i tavoli saranno disponibili i testi di legge per
l'assemblea costituente, per la riduzione delle tariffe, contro la
precarietà e per i pacs.
(10
ottobre 2008
pensieri
& parole
La
solitudine dei Socialisti
Stalin
non voleva «nemici a sinistra». Così, aveva cambiato
l'invocazione di Karl Marx - «Proletari di tutto il mondo unitevi»
- nell'imperativo «Comunisti di tutto il mondo uniti» (sotto la
bandiera imperiale dell'Unione Sovietica). Era la dura logica del «socialismo
in un solo Paese». Dissoltasi la «grande menzogna», i
superstiti del comunismo italiano non sopportano «concorrenti a
destra». È la sottile logica del «riformismo in un solo
partito». La Terza Internazionale comunista era nata in una
prospettiva totalitaria. Chi ne stava fuori era un «rinnegato»
(Lenin su Kautsky) o «fascista» (il Cremlino sui
socialdemocratici tedeschi). Il Partito democratico invece è nato nella
prospettiva pluralista di un'alternanza al potere fra forze
democratiche. Chi ne sta fuori non è un eretico della stessa famiglia
socialista, anzi; se mai, è solo scomodo perché testimone del
fallimento della sola, grande eresia, quella comunista, consumatasi con
la scissione di Livorno del 1921. Palmiro Togliatti si era adeguato al
principio «nessun nemico a sinistra» - al punto di avallare
l'assassinio di Trotzky e firmare la condanna a morte, l'uno e l'altra
decretati da Stalin, dei dirigenti del Pc polacco - e all'imperativo «Comunisti
di tutto i mondo uniti», tanto da esserne il mefistofelico
interprete nel proprio Paese fino all'ultimo giorno di vita, in una
clinica sovietica. Antonio Gramsci, che, invece, ne diffidava, sarebbe
morto in una prigione fascista, ignorato dallo stesso Togliatti e
dimenticato dal Pci di cui era stato uno dei fondatori. Il Pd - che del
partito togliattiano non ha né la lucida visione strategica né la
perfida intelligenza politica - incarna la logica del «riformismo
in un solo partito» da par suo; non fa nulla per rinsaldare i
rapporti con il concorrente socialista, cui ha preferito l'alleanza
elettorale con il giustizialista Di Pietro, sperando, piuttosto, che,
prima o poi, «con calma e serenità», tiri le cuoia. Da
Tangentopoli all'arresto di Ottaviano Del Turco, le vicende che hanno
visto intrecciarsi le fortune degli ex comunisti del Pci e le
disavventure dei socialisti del Psi sono intessute di questo singolare
parallelismo. Da qui il senso di estraneità emerso in questi giorni nei
confronti di un rappresentante autorevole del mondo socialista che
qualcuno nel Pd abruzzese ha lamentato addirittura sia stato catapultato
da Fassino. Da qui la tiepida reazione del Pd all'offensiva giudiziaria
nei confronti di Del Turco, testimoniata anche dall'intervista di
Luciano Violante pubblicata oggi su questo giornale. Fra la dura
monocrazia del Pci di Togliatti e l'ascetico moralismo di Berlinguer,
entrambi ostili al «nemico di sinistra», ma in eguale misura
antisocialisti, da una parte, e il morbido e ambiguo riformismo dei loro
successori nel Pds, nei Ds e, ora, nel Pd, che si sono rassegnati ad
avere «nemici a sinistra», ma sono rimasti antisocialisti,
dall'altra. Una specie di sorda continuità antisocialista, nella
dichiarata discontinuità riformista, che consente al postcomunismo di
sottrarsi a una scelta culturale, politica e, perché no, elettorale,
nella speranza che siano le vicende giudiziarie «di alcuni
socialisti» a risolvere la competizione col socialismo a proprio
favore dopo che a sconfiggere il comunismo è stata la storia.
Piero
Ostellino
dal "Corriere della
Sera"
(16 luglio 2008)
altre
di pensieri
& parole
Siamo di
nuovo
all'8 settembre della storia socialista?
L'unica notizia è la
convocazione del Congresso nazionale il 20-22 giugno
Un assordante silenzio
sta caratterizzando il dopo elezioni del Partito Socialista. Nessun
segno in televisione della nostra esistenza (anche se questa non è una
novità, poiché nessuna notizia la televisione ha mai dato quando
eravamo più vivi, prima delle elezioni).
Scarsi e laconici appaiono pure i comunicati sulla rete web, quasi
fossero gli ultimi palpiti di vita di un moribondo.
Emerge solo la notizia della convocazione del Congresso Nazionale il
20-22 giugno 2008, senza sapere con quali documenti, progetti e
strategie i Socialisti andranno a tale evento. Sembra di rivedere un
film già visto nel 1994, con un Congresso deputato a sancire, più o
meno, la morte (o, forse meglio, l'aborto) del PS.
Il silenzio di questi giorni ha in sé il presagio di un "tutti a
casa", magari "degli altri", dove è probabile che
qualche "notabile romano" sappia di nuovo trovare ricovero e
assistenza.
Antonio
Bartelletti
(11 maggio 2008)
PER UN
MOVIMENTO SOCIALISTA AUTONOMO, REGIONALE E FEDERATO
IO, PERÒ, L'AVEVO
GIÀ DETTO...
Nel dopo
elezioni, la sorpresa del successo della Lega Nord, ha fatto scoprire
anche a molti Socialisti le ragioni vincenti del federalismo e della
valorizzazione delle esperienze e delle sensibilità territoriali. Per
il PS, probabilmente, la dimensione tematica regionale e il modello
organizzativo autonomista diverranno una scelta obbligata nell'immediato
futuro, vista la mancata rappresentanza parlamentare e il prossimo
annientamento congressuale degli attuali vertici del partito.
È stato giustamente notato come, a forza di resistere nel
"fortino" romano per testimoniare la sopravvivenza socialista
dopo tangentopoli, il gruppo dirigente nazionale si sia avvitato, giorno
dopo giorno, in una spirale autoreferenziale, perdendo progressivo
contatto con i problemi del paese reale e perfino con i compagni
iscritti.
Bisognerà dunque ripartire dalla periferia virtuosa, là dove i
Socialisti sanno ancora difendersi ed emergere, soprattutto nelle
elezioni amministrative. Bisognerà valorizzare gli uomini che, nei
Comuni e nelle Province, godono della fiducia dei cittadini, senza
intermediari, potendo spendere bene il proprio nome.
Durante il processo "abortito" della Costituente Socialista -
quando da Roma inculcavano i temi sbiaditi della difesa dei diritti
civili - in pochi hanno indicato, in alternativa, i valori del "municipalismo
socialista", come chiave per ridare senso e slancio al nascente
partito.
Tra le poche eccezioni, che abbiamo avuto il piacere di ospitare anche
su queste pagine web, è giusto ricordare il contributo di Gianni
Giannini, che proponeva di fondare un Partito Socialista Versiliese, per
uscire dall'immobilismo della "nostra" Casta romana.
C'è stata pure un'altra felice anticipazione della stessa tematica,
oggi improvvisamente riscoperta da tutti. Proprio il Manifesto della
Costituente Versiliese è stato impostato sulla rivisitazione
solidaristica del federalismo, recuperando la tradizione originaria e
ancora moderna del socialismo radicato nelle problematiche locali.
La soddisfazione mia personale è di avere fortemente voluto e scritto
quel testo e di averlo presentato all'Assemblea di Pietrasanta del 25
luglio scorso. Poteva diventare davvero un buon viatico per ricostruire
il PS, almeno in Versilia, su una piattaforma programmatica innovativa e
di contenuto.
Purtroppo, a distanza di qualche mese, la Costituente Nazionale e quella
Versiliese sono state "bloccate" ad arte dalla paura del
rinnovamento, evitando ogni confronto possibile tra idee e progetti. A
Roma come a Viareggio, è prevalsa la logica del "fortino" e
dunque della "conservazione", ad ogni costo, del proprio
orticello.
Nessuno immaginava però che, in una non lontana domenica di aprile,
tutto venisse improvvisamente spazzato via...
Antonio
Bartelletti
(2 maggio 2008)
vai a rileggere il:
Manifesto della Costituente
Versiliese
(*.doc)
LA FINE DEL
RAGNO
Com’era prevedibile i
ragni stanno ritessendo la tela per nascondere il vuoto.
Leggo i nostri commenti alle elezioni: rari e spesso ipocriti.
Non appartengo alla famiglia degli uccelli e quindi non sono né un
corvo, né un avvoltoio.
Il regno animale che preferisco muore spesso in combattimento, fiero
però di difendere soprattutto la propria dignità e libertà.
La solidarietà umana al gruppo dirigente nazionale c’è tutta come
c’è la considerazione delle difficoltà che avevano di fronte. La
solidarietà però è un sentimento di andata e ritorno. Non l’ho
riscontrato, ad esempio, nelle formazioni delle liste, quando a De
Michelis gli è stato imposto di andare in Sicilia perchè le sue
condanne erano imbarazzanti per potersi candidare nel suo Veneto. Come
non condivido l’oblio sul nome di Bettino Craxi. Voglio ricordare ai
compagni di solidarietà, vecchi e nuovi, che Bettino è un eroe non
un criminale di cui vergognarsi. Uno statista socialista difficilmente
imitabile che è parte fondamentale dei socialisti italiani.
Ho letto anche le considerazioni della sconfitta di alcuni esponenti
del partito. Sarò difficile, ma le uniche che ho apprezzato per la
lucidità, autocritica e intelligenza sono quelle di De Michelis.
Autocritica, perché Gianni era il fautore della fine del bipolarismo
italiano da lui chiamato bastardo. Tesi nettamente e forse
definitivamente, sconfitta dall’ultimi elezioni.
Ritorno a sostenere che le uniche ragioni del nostro disastro sono in
noi e solamente in noi. Perdere era previsto e prevedibile ma la
catastrofe ce la siamo voluta.
Sono ragioni di forma, di sostanza e di presunzione.
La forma sta nella palese contraddizione di annunciare la nascita di
una nuovo partito con vecchi volti e vecchie formule. Da una parte non
vogliamo richiamarci alla tradizione, dall’altra non diciamo nulla
di nuovo, o di originale. Nelle liste abbiamo attinto dalle riserve i
generali in pensione dell’armata garibaldina, senza più voti, ma
pretendendo di dimostrare così la novità.
Abbiamo dato un segnale di precisa ed inequivocabile ambiguità con il
nostro tormentone vergognoso di pietire ospitalità nel Partito
Democratico. La verità che viene oggi a galla ci rivela che l’unica
ragione per cui non abbiamo fatto l’accordo, non è stato per il
simbolo che ci veniva negato, ma per il veto di Veltroni su qualche
nome della nostra nomenclatura. Naturalmente tutto nel segreto di
trattative dall’interesse poco collettivo e dal bisogno individuale
di galleggiare in ogni caso.
L’unica provocazione è stata di costume. Corretta e condivisibile
la candidatura di Grillini a Roma. Decisamente fuori misura quella del
sedere di Milly D’Abbraccio.
Abbiamo sposato l’anticlericalismo. Un bisogno fuori dagli interessi
degli italiani, ma oserei dire anche dei socialisti.
La presunzione, questa sì dolosa, si è espressa invece nell’occupazione
di tutte le testate di lista dei collegi con lo stesso
autoreferenziale miniscolo gruppo dirigente. Come scrive Mauro Del
Bue: sbagliato e scandaloso, che ha impedito alle energie presenti nel
territorio di impegnarsi in una battaglia di principio e di orgoglio.
Però le uniche proteste a cui ho assisto, in fase di preparazione,
erano dirette ad avere uno o due collegi in più rispetto a quegli
assegnati. Non certo ad aprire a nuovi nomi.
La gestione monarchica delle risorse economiche collettive e delle
decisioni organizzative è un’altra responsabilità dolosa.
Una presunzione, non accompagnata dalla capacità, diventa colpevole
arroganza.
Cosa fare? Senza ritornare ai corvi, io non ho esempi nella storia
passata e recente di condottieri, leader, imprenditori, santoni che
dopo aver rappresentato una sconfitta netta ed inequivocabile possano
tornare a tessere la tela. Se Mauro, lui che è un appassionato di
storia, mi fornisce esempi diversi sono ben lieto di ricredermi.
Io propongo di andare al nuovo. Ad un movimento moderno e proiettato
nel futuro che deve rappresentarsi con una nuova generazione di
giovani.
Vanno rinominati e rifatti i principi fondamentali. Sinistra e destra
ad esempio non hanno più senso, come non ha più attualità il
termine classe operaia o precariato.
Oggi il confronto si sposta tra progressisti e conservatori. Un
concetto che può essere anche trasversale. Oggi gli interessi da
rappresentare sono i nuovi bisogni non più i conflitti di classi
scomparse. L’autonomia, la sicurezza, le libertà appartengono ad un
divenire ancora sconosciuto ed in fase di formazione, ma sicuramente
legato al futuro imminente.
Temi che dovranno essere approfonditi se ci sarà mai un congresso di
svolta vera e radicale. Fatica sprecata ed inutile se invece si vorrà
restaurare l’insipienza e la cecità politica.
Partiamo subito da una premessa fondamentale: la forma partito. Non ci
dovrà più essere un modello centralista in cui un piccola corte
decide per il suo regno.
Il nuovo partito deve essere un movimento federato con fortissima
autonomia regionale, legato nazionalmente nel simbolo e nelle linee
strategiche, ma autonomo nelle politiche e nelle alleanze locali.
Noi non ce n’accorgiamo, ma tutto il mondo va verso autonomie sempre
più specializzate e autogovernate. Succede così nei sistemi sociali,
in economia e nelle scienze.
Quello che si pensava essere un modello egoistico e populista della
Lega, è invece un’occasione di crescita e modernità se applicato
in tutte il territorio italiano.
Come ogni intuizione, avrà successo, se applicata in modo equilibrato
e corretto, sarà un fallimento se rimarrà solo uno slogan.
Per avviare la nostra rivoluzione interna ci occorrono dei
rivoluzionari responsabili.
L’unica nostra speranza si trova nel nuovo e sconosciuto che c’è
dentro i nostri militanti.
Non corriamo rischi. Per semplici leggi matematiche, peggio di cosi,
non può andare.
Sergio Verrecchia
21 aprile 2008
|
selezione di articoli ed interventi di
Giuseppe
Vezzoni e collaboratori
PREOCCUPA
L'INCENERITORE DI PIETRASANTA

Tre
sforamenti di diossine e di altri inquinanti tra febbraio e giugno 2008
(altri tre erano già avvenuti nel 2003 e precisiamo che i controlli non
sono continuativi quindi in realtà gli sforamenti potrebbero essere
stati molti di più). Indagini della magistratura ancora in corso. E
intanto l'inceneritore continua a fumare. Nel 2008 la Provincia e il
Comune decidono Nonostante di gravi fatti di far continuare
l'attività all'impianto, ponendo come condizione lavori di
ristrutturazione, determinate prescrizioni a cui il gestore si sarebbe
dovuto adeguare e un collaudo finale di 60 giorni. A distanza di 1 anno
e mezzo, dai verbali risulta che le modifiche apportate non hanno
risolto del tutto le problematiche impiantistiche, né quelle delle
emissioni e soprattutto che il sistema di controllo non è in grado di
garantire la non manomissione; l’intento, leggiamo dai documenti, è
quello di garantire la sola rintracciabilità di chi manomette. I 60
giorni del collaudo sono trascorsi da diversi mesi, non sappiamo a quale
titolo l'inceneritore stia ancora funzionando. L’inceneritore funziona
alternativamente su una sola delle due linee di combustione;
continuamente viene acceso e spento. Siamo molto preoccupati per le
emissioni, che durante le fasi di accensione e spegnimento, sono
documentate essere maggiori, e dove la legge prevede oltretutto dei
limiti emissivi meno restrittivi. La Provincia ci ha negato l'accesso
agli atti della conferenza di servizi di dicembre 2009, la motivazione
è che si tratta di un procedimento ancora in corso (...).
Se
consideriamo i danni procurati all’ambiente, alla salute e alle tasche
dei cittadini il bilancio dell'incenerimento è a dir poco fallimentare
e il minimo che i cittadini possono tentare di fare è una richiesta di
danni alle parti interessate. L'attività di incenerimento e discarica
è presente a Pietrasanta da circa 40 anni e, a seguito dei numerosi
decessi e malattie nella zona, i cittadini hanno più volte sollecitato
una seria indagine epidemiologica. Questa richiesta è rimasta
inascoltata fino ai gravi episodi di presunta manomissione e di
accertato danno ambientale: finalmente si sono decisi ad accettare
l’avvio di un' indagine. Ad oggi comunque non sappiamo ancora con
quali criteri verrà eseguita e se accetteranno la nostra proposta di
dare la gestione dell’indagine o almeno la supervisione all’ISDE,
l’organizzazione internazionale dei medici per l’ambiente. Va
sottolineato che i cittadini del Pollino e anche quelli versiliesi non
possono continuare ad essere usati come cavie per altri cinque anni o
fino al termine dell’indagine, l’inceneritore deve essere chiuso per
tutti i motivi sopra detti. Quanto è stato detto al convegno tenutosi
il 12 marzo al Principe di Piemonte dalla ASL12 e intitolato “Tra
bellezze ambientali e prevenzione dei tumori” denota una mancanza
quantomeno di metodologia scientifica. È un dato di fatto che almeno
dagli anni '80 la percentuale di mortalità per tumori in Versilia
risulta una delle più elevate della Toscana. Ancora non c’è stato
uno studio epidemiologico, manca un registro tumori. e gli esiti di uno
studio meteo diffusionale. Esiste comunque una notevole letteratura
scientifica sulla accertata pericolosità degli inceneritori e questo
impianto sembra non aver rispettato neppure i limiti di legge. Non è
possibile che ancora oggi si debbano sentire medici che ripetono la
storiella, non supportata da nessun serio studio in loco, che in
Versilia la percentuale dei fumatori è alta o che, data la bellezza
della zona, tanti pensionati del Nord Italia decidono di stabilire qui
la propria residenza alzando così i dati sulla mortalità. L’Italia
ha la percentuale d’incidenza di neoplasie infantili doppia rispetto a
quella dell’Europa, e in Versilia è diverso? I bambini non fumano e
non sono pensionati. E qui ci riferiamo in particolar modo al
dott. Lunardini, nonché sindaco e quindi con doppia investitura
di tutore della salute pubblica, che al convegno ha invitato a non
creare allarmismi ingiustificati sull’inceneritore di Pietrasanta e a
tenere conto della presenza di turisti che possono falsare i dati
raccolti.
Co.As.Ver.
(20 marzo 2010
MARTINI E DOMENICI NELLA GIUSTIZIA AD
OROLOGERIA CHE DENUNCIA BERLUSCONI?
Con la notizia data ieri
che per il presidente della Toscana Claudio Martini e per l’ex
sindaco di Firenze Leonardo Domenici, oggi parlamentare europeo del Pd,
il Pm ha chiesto alla Corte del Tribunale di Firenze la condanna a 8
mesi di carcere quali imputati nell’ambito del processo che ha come
oggetto il reato di l'inquinamento atmosferico da polveri sottili (pm10)
e biossido di azoto nel capoluogo toscano e nei comuni vicini. Volendo
avallare il teorema del premier Berlusconi e del centrodestra, adesso
il centrosinistra potrebbe urlare contro la giustizia portata avanti
avverso i propri uomini dai “giudici fascisti”. Noi, comuni mortali,
consoliamoci, tra virgolette, che un po’ per uno non fa male a nessuno
eccetto a noi stessi, che sempre allegri bisogna stare perché il nostro
piangere fa male al re, al ricco e al cardinale. Noi paghiamo sempre.
Fugacemente le nuove indagini su Berlusconi sono solo l’ennesimo
spaccato che il potere democratico italiano, di qualsiasi colore sia,
non tollera l’informazione critica: c’è chi lo fa adoperandosi per
tagliarla, c’è chi lo fa cooptandola. E chi se ne frega dell’opinione
pubblica della società italiana, dei lettori e dei cittadini che pagano
il canone! Lo scrive uno che ha provato in piccolo a scrivere sulla
carta stampata di lodi e di critiche senza condizionamenti. Impossibile
farlo! Chiavi sul tetto per custodire il rispetto di se stesso!
G.V.
(16 marzo 2010)
Continua
la discussione sul simbolo presentato a Pietrasanta
SIMBOLO IMPROPONIBILE
PER IL PARTITO SOCIALISTA
Se il simbolo proposto è in effetti quello che
ho visto presentato sul sito Socialisti Versilia, roba da sconti al
supermercato e bocciofila di paese, non resta altro che non votare più
gente che ha avuto l'idea di fare un mercimonio del genere. Come ho
avuto modo di ricordare sulla figura di Fidia Arata, abbiamo avuto
prospettive politiche ben più alte di simboli del genere.
S.M.
La
Libera Cronaca concorda pienamente: quel simbolo non può
assolutamente arrogarsi di rappresentare il Partito Socialista, uno dei
movimenti politici che ha contraddistinto la storia di Italia: nel bene
e in quel male che abbiamo scoperto che fu di
tutti e ancora lo è, precisando che rubando per interessi
personali è moralmente più riprovevole che rubare per i partiti, con
l’avvertenza, però, che il rubare non dovrebbe e non deve
avere le accezioni del
meglio e del peggio.
G.V.
(13 marzo 2010)
Una
riflessione sul simbolo della lista presentata a Pietrasanta
IL PARTITO SOCIALISTA
NEL NULLA
Quel
simbolo presentato a Pietrasanta pare proprio un bel pesce di aprile
anticipato per un partito che ha fatto la storia italiana. Ma abbiamo o
no la percezione di cosa significa aver costretto il Partito Socialista
Italiano in un simbolo che assomiglia troppo a ciò che il Partito
Socialista non dovrebbe somigliare per niente? Credete che i socialisti
veri si abbassino fino a questo punto? Qualcuno ha questa percezione e
pensa sul serio che i valori di chi si sente socialista possano
sopportare questa serraglio di simbolo che è fuori di ogni concepire e
limita enormemente la
storia del Socialismo Italiano? C’è veramente la convinzione che su
questo stravolgimento di ogni sensibilità politica un socialista possa
mettere la croce? Significherebbe, se qualcuno non lo capisse ancora,
mettere la croce sull’ennesima croce cui è stato condotto il Partito
Socialista Italiano. I socialisti veri non si sono genuflessi a Veltroni,
alle sue scelte e al voto utile che ha portato l’Italia nella
situazione rischiosissima di oggi, tanto meno si genufletteranno ad un
simbolo che stravolge la storia del Socialismo Italiano, non la rispetta
per l’importanza che ha e che avrà sempre. La rilevanza politica del
Partito Socialista non è data dai numeri, ma dai valori di chi ha
militato nel Partito Socialista, come i fratelli Rosselli, Nenni e
Pertini, il presidente più amato dagli italiani. Ma la rilevanza del
Partito Socialista la sta dando questa Seconda Repubblica peggiore della
Prima, che si è rivelata più corrotta e assai meno democratica da
quella travolta da Tangentopoli. Ma esiste sempre in quest’Italia una
considerazione dei cittadini elettori o c’è invece la logica che
qualcuno la mattina possa
alzarsi e fare ciò che gli piace, fino a ridurre e ad umiliare il
simbolo del Partito Socialista ad un bollino insignificante per qualche
gadget di un discount? Che nessuno avverta quanto poco pagante potrebbe
rivelarsi questa scelta che ridimensiona la visibilità e i valori del
Partito Socialista? Sarebbe stato insostenibile anche il simbolo
concordato ed altro ancora. Ma poiché la
Libera Cronaca non vuole creare vantaggi o svantaggi a
chicchessia ci fermiamo criticando e prendendo nettamente le distanze da
questi simboli (tutti e due beninteso), perché come informazione libera abbiamo il dovere, al di là delle scelte politiche che non ci
riguardano, di
non stare in silenzio se manca la decenza nel rispettare la visibilità
di uno dei grandi partiti della storia italiana. La Libera Cronaca non
può far finta di non vedere e tacere.
G.V.
(13 marzo 2010)
DECRETUM
AD FACTIONEM
Un
ulteriore anello si è aggiunto alla catena con cui si sta riducendo in
vincoli ciò che resta di uno stato libero e democratico! Ciò che si
temeva, si paventava, si è compiuto: si sono cambiate - in corsa – le
regole di una “democratica” competizione elettorale. Il potere, in
linea con leggi “ad personam”, “ad familiam” già varate, ha
prodotto l’ulteriore obbrobrio di un decreto “ad factionem”, che
calpesta in maniera invereconda il diritto e la legalità. Di nulla v’è
più certezza quando regole scritte a tutela di tutti, a garanzia che
una parte non prevarichi l’altra con la forza e con la prepotenza,
vengono stravolte e gettate all’urtica con la forza e la prepotenza di
chi si ritiene al di sopra della legge, per aver ricevuto un mandato
popolare. Naturalmente tutto ciò viene ammantato
e coperto con pseudo motivazioni legalitarie: si sarebbe “restituito
il diritto di voto” a milioni di italiani; ma quegli italiani mai
avevano perso un tale diritto, se mai erano stati impediti di
esercitarlo proprio dalla dabbenaggine, dalla irresponsabilità,
dall’incapacità di quegli stessi che – si suppone – avrebbero
voluto votare. Aprano gli occhi costoro! Si rendano conto dei soggetti
con cui hanno a che fare! Aprano gli occhi tutti i cittadini! Le regole
vanno rispettate a prescindere dal grado che si ricopre, dal consenso
elettorale o da quello dichiarato a “colpi di sondaggio”. Un tale
rispetto è il fondamento del vivere comune. Se non ci si rende conto di
questo, si rischia veramente (come qualcuno ha detto) di doverci
aspettare un ulteriore decreto che stabilisca chi deve vincere le
elezioni. Si è tirato in ballo il Capo dello Stato, lo si è a più
riprese strattonato, “costringendolo” alfine con l’escamotage del
decreto interpretativo (sa tanto di Fedro: il lupo che deve giustificare
la sua prepotenza fa ricorso ad argomentazioni pretestuose, che
rappresentino una illusoria parvenza di legalità!); ma ciò non deve
ingannare l’intelligenza degli italiani, resta pur sempre un sopruso:
l’affermazione del fatto che “le regole valgono solo per gli altri,
solo gli altri sono tenuti a rispettarle e se a me, che ho il potere,
stanno strette, non ha importanza, le cambio”. Nel momento in cui
scrivo, resta una speranza: i TAR debbono ancora pronunciarsi e la
fiducia nella Magistratura mi fa credere che il Diritto, quello vero,
abbia modo di affermarsi e riportare così l’Italia nell’alveo di
una democrazia conquistata col sangue dei nostri padri.
Luciano
Domenicali
(6 marzo 2010)
PIETRASANTA SI PUÒ ANCORA
DEFINIRE CITTÀ D'ARTE?
Con
un comunicato pervenuto ieri alla Libera Cronaca, il Comitato
“ContinuArte” pone una domanda che potrebbe essere letta in maniera
provocatoria, ma anche con un intento di aprire un tavolo di confronto e
di valutazione della condizione se la Città di Pietrasanta è ancora
assimilabile a Città d’Arte o è divenuta invece palcoscenico prestigioso
di dimostrazioni artistiche nazionali e internazionali che possono
nascondere delle problematiche di criticità che in una Città d’Arte non
ci dovrebbero essere o richiederebbero di essere affrontate.

“Artisti,
artigiani, operatori economici, semplici cittadini, italiani e
stranieri, si sono riuniti intorno a una domanda: Pietrasanta si può
ancora definire “Citta d’Arte”? Tra questi - prosegue il comunicato -
molti che hanno deciso di basare la propria attività in questa zona,
attratti dalle straordinarie caratteristiche che offriva, sia dal punto
di vista di una cultura artigianale pluricentenaria, sia per le
opportunità di scambio culturale e di valorizzazione del lavoro, sia,
infine, per le opportunità logistiche, operative e tecniche rese
disponibili da una concentrazione di laboratori, fonderie, studi di
formatura, stamperie d’arte ed infrastrutture di supporto che non aveva
eguali al mondo. Persone attratte da una realtà che oggi, nei fatti,
mostra i segni di un drammatico declino: decine di laboratori chiusi,
altrettanti decentrati, scomparsa dei servizi di supporto (negozi
specializzati e persino semplici ferramenta), assenza di strutture
ricettive per giovani artisti, assenza d’iniziative (sia a livello
formativo che d’incentivazione al lavoro), rivolte ad assicurare una
continuità alla tradizione artigianale. Dove sono finiti quegli eventi
pubblici (si pensi al ciclo di mostre “Scultori e artigiani in un centro
storico”, conclusosi nel 1979!), diretti a valorizzare non tanto il
singolo artista quanto l’intero tessuto culturale della città, che
avevano portato gli artisti a scegliere Pietrasanta e la Versilia come
sede operativa? I laboratori cedono il posto a strutture commerciali, i
giovani artisti non trovano più studi né alloggio, la “Città d’Arte” non
produce più arte, se mai la vende: una città museo. Per rivalorizzare
questo patrimonio inestimabile servono proposte concrete, che il
comitato sta elaborando e che vuole discutere in una pubblica assemblea
che si terrà presso il Centro Culturale Luigi Russo (Chiostro di Sant
Agostino) in Pietrasanta, il prossimo 5 Marzo alle ore 17. Proposte da
integrare e arricchire da parti di quanti, artisti, artigiani, operatori
turistici, culturali, forze produttive e semplici cittadini, abbiano a
cuore una rivalorizzazione dello straordinario patrimonio di lavoro, di
tradizione culturale e di creatività che a tutti appartiene”.
Comitato Artisti Artigiani“continuARTE”
(24 febbraio 2010)
NON È TUTTO
ORO A PIETRASANTA
Visto
che la Cronaca
è libera, sarebbe il caso fosse anche leggermente meno parziale,
quantomeno attraverso l'obiettiva analisi del concreto. La libertà non
equivale all'assenza di filtri da parte di chi scrive e racconta. È
bene che ogni tanto si confronti la realtà dei fatti con le
dichiarazioni che questo o quel politico fanno in campagna elettorale.
Invece sono stati riportati dati che ricordano molto i tristi
cinegiornali propagandistici degli anni '30. Sembra che a Pietrasanta
sia stato fatto tutto negli ultimi 10 anni. Sarà perchè chi scrive
vede e racconta dall'esterno, chissà... Io a Pietrasanta ci abito e
posso assicurare, come tutti i miei concittadini, che la realtà delle
cose non è quella che l'ex sindaco e il senatore viareggino hanno
ricordato ieri mattina in Sant'Agostino. È evidente che solo una cosa
tiene ancora insieme quella sgangherata compagine politica: la brama di
potere, la possibilità di continuare a dividere i pietrasantini tra
cittadini di serie A e di serie B, la volontà di spartirsi incarichi e
continuare la cavalcata verso un trionfo personale, e non di tutta la
comunità. Questo è quello che più fa indignare i pietrasantini: non
ci basta più il giardinetto curato e l'aiuola con i fiori. Serve
un'amministrazione stabile e trasparente, capace di dare sicurezza.
Capace di tornare, con meno enfasi e meno trionfalismi, ad occuparsi
delle fognature e dell'illuminazione pubblica, che ancora manca in
diverse frazioni. La gente vuole qualcuno che si occupi con umiltà
delle sorti di Pietrasanta, qualcuno che non pensi soltanto a far
stampare 20.000 copie di un volume con tutte le foto delle inaugurazioni
dell'amministrazione comunale, qualcuno che torni ad occuparsi del
lavoro e della prima casa: un miraggio per noi giovani, dopo questi 10
anni di speculazione edilizia e di conseguente boom dei prezzi. Sarebbe
bello leggere anche questo nella Libera Cronaca del giornale che non c’è.
Nicola
Lari
(segretario circolo PD Pietrasanta)
Caro
Nicola, ti bacerei e mi bacerei dopo questa tua lettera. Ipso facto!
So che sei amico di mio figlio Simone e che avete frequentato il
Liceo a Forte dei Marmi, e pertanto spero di non offenderti se ti chiamo
famigliarmente con il tuo nome (se la memoria non mi tradisce. ricordo
di averti conosciuto da ragazzino in trepida attesa del Giro d’Italia
lungo i ripidi tornanti dell’ascesa del San Pellegrino (Passo delle
Radici). Premesso quanto, ti faccio osservare che la Libera
Cronaca e Giuseppe Vezzoni riportano correttamente quanto
ascoltano. L’ho sempre fatto con tutti ed ho intenzione di continuare
a farlo Nella conferenza stampa ho ascoltato ciò che ho riportato. Ci
sono stati solo applausi e non una voce di dissenso. Mi dispiace che tu
possa veramente aver pensato che la Libera
Cronaca ( ho timore che tu non la legga così assiduamente e
attentamente come invece hai fatto stavolta) potesse non riportare
quanto tu scrivi, che il giornale
che non c’è non riporti l’intervento del giovane segretario del
Circolo del Partito Democratico di Pietrasanta. Ti dico invece ben
arrivato alla Libera Cronaca, e spero che il tuo intervento non
si riduca ad una gradita ma unica apparizione. Per evitare ciò, poiché
nel pezzo di ieri non l’ho scritto, ti rivelo che come Libera
Cronaca del giornale che non c’è ho fatto una domanda al sindaco
uscente, ossia se nel nuovo programma del centrodestra di Pietrasanta
c’è un progetto per i giovani e contro la precarietà. Come risposta,
ricordandomi che forse ero stato disattento in questi anni (ma io non mi
sono mai occupato dell’amministrazione di Pietrasanta) sono stato
alluvionato di dati in cui è emerso che il territorio di Pietrasanta,
per l’aspetto della condizione giovanile è fortunato, che è attiva
un’Agenzia Formativa che dà possibilità ai giovani di trovare il
lavoro e li forma per diventare i bravi artigiani di domani. Insomma,
Pietrasanta è un’isola felice rispetto alla situazione italiana, che
per la crisi economica e i tagli alla ricerca è indubbiamente
peggiorata in questo anno e mezzo. Con l’intento di tagliare gli
sprechi (giusto), a parere della Libera Cronaca sono stati
tagliati fondi per i giovani ricercatori italiani, e che il più grande
licenziamento di massa è avvenuto nella Pubblica Istruzione. Ho
veramente creduto, poiché su questo intervento si è chiusa la
conferenza stampa, di aver esposto una domanda avente il recondito fine
di
far fare bella figura al sindaco Mallegni e all’agire
amministrativo del centrodestra. Con la tuo inaspettato e per molti
aspetti provvidenziale intervento, mi offri il destro per domandarti se
come PD di Pietrasanta confermi questa situazione per i giovani (ma pare
già di no) e se per loro e la precarietà lavorativa il
programma elettorale della coalizione che sostiene il candidato
sindaco Lombardi
prevede degli interventi specifici per agevolare l’occupazione
giovanile e ridurre le forme di precarietà lavorativa. Ti saluto e
attendo un riscontro.
G.V.
(21 febbraio 2010)
IL CARDINALE
BAGNASCO NON DOVREBBE SOGNARE MA PRETENDERE UNA NUOVA CLASSE POLITICA DI
CATTOLICI
La Libera Cronaca sarà disfattista, ma il presidente della CEI, Cardinal
Bagnasco, più che sognare dovrebbe pretendere una nuova classe politica
di cattolici, sì proprio di cattolici, visto che quelli di oggi sono
responsabili, ripetiamo responsabili, della situazione che vige in
Italia. È una situazione seria e di forte disuguaglianza, con la
forbice tra abbienti e meno abbienti che si dilata sempre di più; e i
cattolici che sono in Parlamento, a destra e sinistra si collochino, ne
sono corresponsabili. È inutile girare intorno a questo stato di cose.
E chi vede e chi sa è responsabile di quanto è avvenuto:
dell’impoverimento del Paese a vantaggio di coloro che già avevano,
della politica che non ha aiutato le famiglie ma che è stata attenta
solo a tutelare agli interessi particolari. E la responsabilità deve
essere spalmata a secondo il ruolo che ogni uomo ha avuto ed ha nella
società e nella dimensione morale e di magister
che ricopre nelle Istituzioni religiose. Dal presidente della Cei non è
vento un cenno sulla Giustizia né ciò che potrebbe determinare il
processo breve a parere della Chiesa, se l’immunità a cui
la politica si sta rivoltando sia il segno per cui sognare la
nuova classe dirigente cattolica, se su questo probabile indizio,
l’immunità, potrà soffiare lo Spirito Santo per illuminare e far “crescere
l'urgenza - sono le parole di Sua Eminenza Cardinal Bagnasco
- di uomini e donne capaci,
con l'aiuto dello Spirito, di incarnare questi ideali e di tradurli
nella storia non cercando la via meno costosa della convenienza di parte
comunque argomentata, ma la via più vera, che dispiega meglio il
progetto di Dio sull'umanità, e perciò capaci di suscitare nel tempo
l'ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da logiche
diverse". I
diseredati e i poveri, nel rispetto del merito che non può
essere e non deve essere considerato uguale per tutti, attendono che
fiorisca al più presto questo progetto di una classe di cattolici
illuminati che abbracci lo spirito di servizio e allenti la presa sulla
convenienza nell’amministrare la res pubblica. Questi uomini di buona
volontà sono attesi anche coloro che vedono a sinistra franare le loro
certezze per la questione morale e quello spirito di servizio che è
stato sovralluvionato dagli interessi di bottega e dalle convenienze
personali, dopo che su questa sponda ha preso dimensione
il proliferare di flora allogena, mentre quella
poca autoctona rimasta è soffocata e non riesce più a trovare
la luce del sole per farsi vedere. Per questo stato di cose in cui ci
ritroviamo si comprende la riparazione, e trova la giustificazione vera
la rivalutazione della figura del segretario socialista Bettino Craxi.
Si respira una brutta aria, nel senso più ampio del significato. Ma su
questa strada e con questo inquinamento non si andrà verso la nuova
classe politica ma solo verso l’ennesimo mascheramento del vecchio col
nuovo. Comunque, il Cardinale Bagnasco, pur con parole che hanno
lasciato soverchi spazi di fuga verso il nulla, una cosa chiara l’ha
detta, e a Lui ne siamo grati: sognando una nuova classe politica di
cattolici impegnati nella politica, il presidente della CEI ha fatto
capire che quella attuale non risponde convenientemente agli ideali
cattolici che dovrebbero rifuggire dalla convenienza di parte, scelta
costosa moralmente per loro stessi e per quanto dovrebbero testimoniare,
ma anche costosa economicamente e come esempio per le classi meno
abbienti e per i cittadini atei o per coloro che sono cattolici
cristiani, ma non troppo o per nulla praticanti. Tuttavia uno scenario è davanti a tutti: i politici del centrosinistra,
dopo alcune negazioni di troppo, annunciano le dimissioni e si dimettono
pur rivendicando l’onestà dei loro comportamenti. Le vicende di
Marazzo e di Delbono lo stanno confermando. Non avviene così per i
politici del centrodestra, che contrattaccano accusando la giustizia ad
orologeria e politicizzata e non si dimettono. Delle due situazioni -
viene da pensare- è che per quanto concerne i giudici che indagano gli
uomini del centrosinistra devono essere amministratori della giustizia
integerrimi e senza legami politici con il centrodestra, mentre i
magistrati che indagano gli uomini del centrodestra sono giudici
politicizzati e al soldo ideologico delle forze del centrosinistra. E’
così? Vogliamo veramente cadere nel ridicolo convincendoci che chi
persegue i politici del centrosinistra non sia politicizzato e chi
indaga gli uomini del centrodestra lo sia? Il quadro che ne esce e che
nessuno può disconoscere è che gli uomini del centrosinistra, quando
vengono indagati, passano la mano, obtorto
collo o no, per rispetto delle istituzioni
G.V.
(26 gennaio 2010)
HAITI: SCENARIO DA
FINE DEL MONDO

Qualsiasi
notizia è nulla di fronte allo scenario da Fine del Mondo in cui il
sisma di due giorni fa ha sprofondato l’isola di Haiti. Da troppe
terre,vicine e lontane, si leva il grido di aiuto e l’invocazione
incessante interventi umanitari. Si temono ben oltre le centomila
vittime finora preventivate, e un numero imprecisato ma immenso di
cittadini senza la casa, in un’isola in cui gli eventi meteorologici
hanno la disumanità della carneficina di massa. Scrivere di piccole
cose, come la Libera Cronaca fa ogni giorno, sembra oggi più che mai un
atto d’insensibilità, sopratutto in una terra, quella di Stazzema, che
col suo più infinitesimale tributo di morti e di devastazioni per eventi
naturali, ma anche bellici, conosce la cappa plumbea e quasi senza
speranza delle esequie plurime, dei cittadini evacuati, delle
infrastrutture distrutte. Terra chiamata alla prova ardua e dura del
dover ricominciare a ricostruire sulla memoria degli affetti più cari
perduti, quelli dei figli, fratelli, sorelle padri, madri, nonni e nonne
che non ci sono più per un attimo che disordina e/o con apocalittica
insensibile forza riordina la natura di cui l’Uomo non ha tenuto debito
conto della sua matrice di monito, volto al rispetto di non asservirla
mai ai propri immediati interessi. Dalle piccole e grandi catastrofi
occorre sempre erigere la prevenzione delle infrastrutture a quella
forza nascosta ma conosciuta che ha ogni luogo, ma sopratutto proiettare
quel ponte verso la normalità che deve poggiare le campate sull’anima
lacerata e ridare calore e famigliarità quotidiana a quelle abitazioni
nuove, molte volte meglio e più sicure di prima, ma che hanno le mura
fredde della morte che è passata ma la cui ombra rimane come una fronda,
anche se l’albero non c’è. Nulla possono i termosifoni se non sono
quelli alimentati dal cuore. Gli unici che sono capaci di ridare il
caldo della recuperata appartenenza e di allontanare dalla materialità
delle fresche croci nei cimiteri quel tanto che serve al tornare a
vivere e per convivere con quelle che si sono conficcate per sempre
nella carne d’amore del cuore.
G.V.
(15 gennaio 2010)
UNA
RIFLESSIONE SULLE PRIMARIE E SUL GESTO SCONSIDERATO CONTRO BERLUSCONI
La Libera Cronaca prende le distanze dal gesto sconsiderato
di cui è stato vittima il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
oggi pomeriggio a Milano. Il sangue sul viso del premier rappresenta
qualcosa di inaccettabile per chi intende che l’opposizione debba farsi
con la forza della ragione e con il sostegno di questa ragione che deve
essere data dai cittadini. La Libera Cronaca esprime la
solidarietà al Presidente del Consiglio e prende pubblicamente le
distanze dal gesto inconsulto perpetrato contro Berlusconi, un atto che
potrebbe ritorcersi pesantemente contro la giusta opposizione alla sua
azione governativa.
Oggi è una giornata speciale. La Libera Cronaca sarà diffusa
quando i giochi saranno fatti e prima che il risultato delle primarie
per i candidati consiglieri in Regione siano resi noti. La Libera
Cronaca intende dire la sua sul filo senza la rete di protezione. Se
facesse altrimenti, la Libera Cronaca tradirebbe il coraggio e la forma
diretta con cui si contraddistingue. Le primarie in Versilia del PD non
sono state un bell’esempio di nuovo in politica ma qualcosa di vecchio
che non lascia sperare. E ciò va scritto sopratutto se l’operazione di
affiancare al candidato unico due figure candelabro per rispondere ad
una parvenza di alternativa possibile e di democrazia otterrà un
plebiscito e un risultato storico per Stazzema e il suo rappresentante.
Questo è un sistema che ha le gambe corte e che stasera possono sembrare
anche lunghe solo perché la strategia del tanto peggio tanto meglio sta
trovando, inevitabilmente, un preciso riferimento poiché una parte del
centrodestra sta seguendo il premier Berlusconi verso lo smantellamento
del sistema della democrazia liberale per introdurre una demodemocrazia
in cui gli istituti di bilanciamento e di garanzia, ossia i cosiddetti
arbitri super partes, Presidenza della Repubblica e Corte
Costituzionale, siano piegati e sviliti nelle loro prerogative ad una
volontà popolare che anche se fosse maggioritaria non può e non deve
annullare il riconoscimento dell’altro, le minoranze, né asservire alla
logica di potere la giustizia, togliendo ad essa la necessaria
indipendenza. E questo anche a tutela di ciò che oggi è maggioranza e
domani non potrebbe esserlo più. È una situazione, questa, che crea
forte contrapposizione e confusione e da cui il PD potrebbe trarre
qualche vantaggio nel momento in cui si dovrà davvero fare fronte
comune, ma ci auguriamo di no, per impedire che il disegno di Berlusconi
si concreti e trasformi la Repubblica Italiana in qualcosa di diverso
dalle linee guida dettate della Costituzione nata dalla Liberazione del
nazi-fascismo ma anche prezzo di una guerra fratricida e di classe di
cui l’Italia non ha depurato completamente la sempre possibile (ri)
germinazione perché il seme è restato e qua e là spunta ancora, seppure
con forme virtuali, colorite ma anche con provvedimenti a cui finora la
Corte Costituzionale ha posto rimedio, ribadendo il principio
costituzionale che ogni cittadino è uguale dinanzi alla legge. Precisato
ciò, ribadiamo che l’operazione primarie in Versilia per le elezioni
regionali di primavera, qualsiasi sarà il risultato stasera, è
un’operazione che non ha aggiunto nulla di nuovo a questo PD che, non
va scordato, ha gravissime colpe per la situazione politica e sociale
che gli italiani stanno vivendo avendo istigato gli elettori al voto
utile che non è stato utile al PD, ma unicamente al centrodestra,
portandolo al governo del Paese con un’ampia maggioranza di
parlamentari, tale da permettere leggi ad personam e il sistemico
scavalcamento della discussione delle leggi del Parlamento attraverso il
voto di fiducia, che vuol dire o così o tutti a casa, quando casa
significa per tanti parlamentari la fine del personale indennizzo
economico e relativi benefici che non ha pari riscontri coi loro pari di
altre nazioni. Nel terzo millennio non so spiegarmi proprio il fatto che
nella coscienza civile della Versilia non si abbia voluto far emergere
questa anomalia di affiancare al candidato unico del PD, Maurizio
Verona, due candidate sconosciute che politicamente si siano volutamente
suicidate per dare una parvenza di confronto e di democrazia ad elezioni
primarie che tutti sembrano aver scordato che sono state finanziate con
soldi pubblici, i nostri soldi, dei cittadini che votano a sinistra e a
destra ed anche di quelli che non votano, e nonostante ciò si sia
accettato senza contestare una scelta che, se così doveva essere, doveva
restare unica e basta. Affiancare due candidate che probabilmente non si
sarebbero neppure dato il voto, è una non scelta, è qualcosa di
artificioso e poco democratico. Se la Versilia voleva tentare con un
unico candidato di raggiungere il seggio regionale, peraltro con un
candidato che proveniva da bacino elettorale che ha un minore numero di
potenziali elettori, doveva farlo senza affiancare due candidate che
comunque e inevitabilmente toglieranno sempre qualcosa di importante al
risultato che avrà il candidato della Versilia Maurizio Verona, vincente
o perdente che uscirà stasera dallo spoglio delle schede. Come ho già
avuto modo di esprimermi stamani facendogli comunque gli auguri al
candidato Verona, il voto di Vezzoni e della Libera Cronaca, che
ovviamente non è andato al candidato unico ma ad una delle candidate di
facciata, ha voluto prendere le distanze da questa scelta che non ha
nulla di nuovo ma tanto di vecchio. Non aver votato il candidato unico
sarà sempre meglio di eventuali schede in bianco che potrebbero stasera
uscire dallo scrutinio delle schede. Quelle in bianco e scarabocchiate
significheranno che cittadini elettori non hanno avuto il coraggio di
manifestare la loro contrarietà con un voto contrario al candidato unico
ma si sono fatti comunque vedere. Per il PD sarebbe molto meglio che
dalle urne emergano schede riportanti il voto contrario al candidato
unico che quelle bianche e/o annullate.
G.V.
(15 dicembre 2009)
A
CHI DIRLA?
A
chi dirla l’amarezza che ti sale in gola ora che la Libera
Cronaca non c’è più? È un quesito che mi pongo e ci poniamo.
Ieri avevo annunciato per oggi una comunicazione a tutti gli amici della
Libera Cronaca, avvertendoli
che qualcosa stava maturando sulla mia decisione di chiudere e tirare le
chiavi sul tetto. Devo onestamente dire che nella molteplicità della
solidarietà ricevuta, c’ è stata anche una telefonata di Giorgio
Fini che ha spronato a continuare questa esperienza online
di giornale che non c’è ed un messaggino che avrei voluto rendere
pubblico, chiedendone inutilmente la liberatoria con una e-mail. Così non è, e i “fuorionda” a favore di Giuseppe
Vezzoni non servono a niente se qualcuno non li sente. I tantissimi
interventi pervenuti sono stati espliciti nell’indicare la via del
proseguimento della Libera Cronaca,
in primis quello di mia figlia Barbara. Tuttavia, sperando di non ferire
la sensibilità di quanti siete intervenuti, ho voluto formulare tramite
un sms questa domanda ad una persona che ritengo drastica nei giudizi.
Gli ho scritto: Che te ne pare dell’amarcord della Libera
Cronaca? Ecco la sua risposta: “Conferma nelle parole e nei numeri di tanti interventi l’assoluta
necessità di dialogo che hai creato”. Accolgo il giudizio
coniugando però il verbo al plurale: abbiamo
creato. A tale riguardo inserisco l’ultimo intervento giunto da
parte della professoressa Alba Tiberto Beluffi, che la ringrazio e
voglio ancora manifestare a tutti che se Giuseppe Vezzoni è nato alla
scrittura, che è piccola cosa, ma è comunque
meglio di niente, il merito e il là fu dato nell’autunno del
1984 dalla professoressa milanese con la simpatica polemica, tutta in
rima, che sulle pagine di Versilia
Oggi aveva come oggetto i bimbi belli portati a Mulina di Stazzema
dal turismo estivo di fiorentini e milanesi. La polemica fu talmente
simpatica che prese perfino la parola il monumento ai caduti, il quale
sentiva fiorire alle spalle questo risveglio insieme alle ortensie al
calcio del campanile, tanto che chiese di essere girato per vedere anche
esso la Regina delle Mulina.
Caro Giuseppe, uno deve fare quello che gli piace fare a un certo
punto della sua vita, assolutamente ignorando chi lo contesta e lo
critica, anzi traendo vital nutrimento dalle inevitabili contestazione.
Io ti ringrazio di avermi sempre informato delle vicende politiche e
sociali dell'Alta Versilia, anche se onestamente avevano per me
un'importanza marginale. Devo dire però che ho apprezzato moltissimo il
ruolo che coraggiosamente hai avuto nell'inserire l'eccidio di Le
Mulina, ignobilmente dimenticato, nel contesto della storia stessa della
Resistenza e della Guerra civile in Alta Versilia. La medaglia sul petto
di Don Fiore è anche la tua medaglia. I libri che hai scritto sono la
dimostrazione di come si possano affinare le armi dell'intelletto quando
la passione e la causa ti coinvolgono a fondo. Hai contribuito a
mantenere alte le tradizioni paesane in modo personale che non poteva
non attirare proteste e invidie. Sei diventato un'icona, a volte
provocante e fastidiosa, ma a cui tutti vogliono bene. Puoi fare ancora
molto per sollevare la crisi e la depressione che coinvolgono anche il
bel paese delle Alpi Apuane. Dai retta a Barbara.
Alba Tiberto.
Invidia,
che sia questa la parola chiave? È
una passione triste. Cova, cova, addirittura porta fino all’odio. Se
è questa c’è poco da fare. Non si estirpa, cara professoressa
Beluffi. Sarà sempre lì a rodere, a trescare alle spalle. Hai voglia
di cercare la combinazione dell’apriti Sesamo per rimuoverla. La
sinistra vuole che tutti stiano stare in riga e diventa sinistra per
questo. Io non ci sto in riga. Mi sento menomato ad annuire come uno
stupido, stare zitto o accettare la conta. Un’idea può essere
minoritaria ma degna di rispetto: da non sotterrare. In quanto al
coraggio non si inventa. C’è chi ce l’ha da solo e chi ce l’ha
anche troppo in compagnia. In questo caso però lo chiamerei pogrom
punitivo ma anche autolesivo; non coraggio. Io ormai mi sento un paria,
non uno stazzemese. Gli sciabigotti non hanno terra a reggerli, e in
quanto alla medaglia a don Fiore Menguzzo e all’impegno quasi
ventennale profuso hanno già iniziato ad armeggiarci intorno con quel
cavalletto di funivia posto nel campo della Rimembranza di Mulina. Se
volevano ferirmi, ci sono riusciti
appieno. Adesso ho davanti quattro giorni di assoluto silenzio.
Vado domani in gita a Napoli, Ischia, Procida, Costiera Amalfitana e
Abbazia di Montecassino. Mercoledì
torno e si riparte con la Libera
Cronaca del giornale che non c’è. A tirarla alle lunghe
rischio di divenire prezioso. Si riparte. Ora sono convinto, e voi siete
stati più che convincenti affinché il percorso non fosse interrotto.
Lo vogliamo riprendere e lo riprendiamo insieme, perché riteniamo
necessario proseguire e
consideriamo la Libera
Cronaca un presidio informativo dello Stazzemese da non abbandonare.
Certamente mancheranno gli articoli che scrivevo per il Nuovo Corriere
della Versilia, le dichiarazioni degli amministratori, ma confido che
questo innegabile vuoto sia riempito con l’aiuto di tutti. La Libera
Cronaca del giornale che non c’è non muore. Continuerà ad
esistere. Onestamente, però, desidero di farvi partecipi delle remore
che in parte restano: ho paura di non trovare più quelle motivazioni
che finora mi
hanno sostenuto. Inoltre non vorrei che la Libera Cronaca si
trasformasse da informazione
per ad informazione
contro. Questa è la mia riserva. Conto molto su di voi per
l’aiuto e il contributo che darete per evitare che ciò possa
accadere, che la Libera Cronaca
scadi della considerazione che tutti noi gli abbiamo attribuito e
vogliamo continuare ad attribuirgli. Sono certo che la strada la
ritroveremo dopo questo momentaneo taglio di percorso. Oggi è Santa
Barbara, un tempo festa grande alle Mulina per le attività delle
miniere, i polverifici e miccifici. Domani è il compleanno di mia
figlia Barbara, il cui intervento ha lasciato il segno. Si riparte da
qui, Barbara: dal territorio e dagli affetti. La Libera
Cronaca è stato anche questo, e vuole continuare ad esserlo. Buon
compleanno dal Giornale che non
c’è e dai lettori che ci sono.
G.V.
(4 dicembre 2009)
TRANS
BRENDA: UNA PORTA SUL BUIO DA ILLUMINARE

Nell’affrontare
lo scandalo Marrazzo, la Libera Cronaca si domandò poco più di
un mese fa se l’uso della cocaina non fosse giunto davvero
a cuocere i cervelli nei sancta santorum più impensabili. Con il
presunto omicidio del transgender brasiliano coinvolto nel caso Marrazzo,
la domanda si ripropone con maggiore assillo di conoscenza e di
richiesta di impegno per andare completamente a fondo della vicenda che
presenta dei lati oscuri, fra cui l’esistenza di un secondo video mai
trovato, ma sopratutto perché potrebbe essere l’emersione di rapporti
più diffusi nella capitale tra politica e mondo dei transessuali e
consumo di coca. Se Brenda è stata uccisa, così come sembrano
propendere le prime indagini, è chiaramente un omicidio-avvertimento,
affinché quella porta sul buio non sia aperta, che quella sotterraneità
sessuale, a certi livelli impensabile, in atto con i trans, e il consumo
di droga restino coperti. Il messaggio potrebbe essere rivolto a coloro
che sanno e che non devono parlare per non distruggere un mercato, sesso
e droga, che potrebbe coinvolgere una clientela tutta particolare,
quella che nella privacy nasconde l’altra faccia della medaglia di un
quotidiano che nessuno deve però conoscere. L’omicidio, se di
omicidio si tratta, potrebbe anche preludere ad uno scenario ancora più
inquietante e buio inerente ad una radicazione più profonda
dell’esercizio del ricatto e dell’illegalità esercitata verso
soggetti che hanno potere ma che non possono permettersi di rendere
pubbliche le eventuali loro private debolezze e contrastare il crimine
dei ricatto con la doverosa denuncia alla magistratura. L’uccisione di
Brenda può significare l’avvertimento a tenere le bocche cucite ma
anche il segnale di una rete criminale che è dovuta uscire allo
scoperto e/o ha voluto mostrarsi per far capire che può muoversi e
colpire a suo piacimento, anche personaggi come Brenda, non quanto
transessuale ma come individuo ascoltato dagli inquirenti e quindi
come teste di grande interesse per le investigazioni in corso sul
caso Marrazzo. Per questo le indagini degli inquirenti devono essere
serrate per appurare se ci sia eventualmente qualcosa di ben più grave
e di più insospettabile gradente di pianificazione non riconducibile
alla criminalità comune, che solitamente chiude con
il ricorso all’omicidio ipotetici conti aperti per sgarri di
fazione o per impegni disattesi. Qui potrebbe significare ben altro. Un
delinquere che mira a tenere fra le mani, controllare e con il
ricatto assoggettare al proprio interesse il discernere e le
azioni di eventuali importanti personaggi della vita pubblica italiana.
G.V.
(21 novembre 2009)
LA
TERRA PUÒ E NON PUÒ PER COLPA DELL’UOMO
La Terra può ma non può. Può attendere per ridurre le emissioni di
gas anche se l’effetto serra e i conseguenti cambiamenti climatici non
attenderanno le attese delle nazioni più sviluppate che saranno
chiamate a pagare più di quanto dovrebbero pagare oggi, oltre alle
vittime degli eventi naturali sempre più devastanti. La Terra può
sfamare tutti i suoi abitanti impedendo che la fame falcidi quel
miliardo di uomini,donne e bambini che non hanno cibo a sufficienza:
60.000 vittime al giorno miete la fame nel mondo. La Terra può ma non
può fermare questa strage continua fintanto che le Nazioni più
sviluppate mettano in atto politiche finalizzate alla non alterazione
delle cause climatiche e alla riduzione degli sprechi. Milioni di
persone potrebbero vivere ma non possono farlo fintanto che gli Stati più
ricchi non pongano fine agli sprechi e all’inquinamento. La Terra può
ma non può fare nulla senza l’impegno degli uomini a rinunciare al
loro egoismo di consumi che uccide più di una pandemia e di cui nessuno
vuole produrre il vaccino
della vita: consentire a tutti i popoli delle terre più svantaggiate
del pianeta cibo e acqua a sufficienza,senza accaparramenti e sprechi
che urlano giustizia al cospetto di Dio. E questo urlo di vita coinvolge
la responsabilità di tutti, senza riguardi per nessuno.
G.V.
(17 novembre 2009)
LA
CRISI C'È ANCORA
La
Produzione industriale italiana a settembre è cala del 5,3% rispetto ad
agosto. Il dato è più negativo di quanto si aspettasse. Tuttavia il 3
trimestre, nonostante settembre, registra il dato del + 4% rispetto agli
altri due trimestri del 2009. La produzione industriale in questi nove
mesi è scesa del –20% su base annua. Un risultato peggiore degli
ultimi 19 anni. La crisi pertanto persiste e mostra segnali di
consolidamento. L’Italia non è per nulla fuori della crisi economica,
e chi vuole affermare l’opposto mira a nascondere la triste realtà
della disoccupazione e della cassa integrazione e tende a rimuovere
l’enorme proliferazione del debito pubblico, che è schizzato oltre il
114% sul Pil, per il quale il prossimo anno l’Italia sarà chiamata
dal Consiglio Economia e Finanza (Ecofin) degli stati membri della Ue ad
intervenire in maniera pesantissima per riportarlo nel giro di alcuni
anni sotto la soglia del 100%. Tremonti ha dichiarato che il taglio
delle pensioni non si farà mai con lui ministro, ma già averlo solo
ventilato apre uno scenario che fa tremare i polsi: le pensioni dopo
averle depredate con il potere d’acquisto potrebbero, come ultima
ratio, essere tagliate per risanare il deficit pubblico italiano. E
questo scenario che potrebbe mettere a rischio la tenuta dell’intero
paese fa seguito ai commenti euforici suscitati dai dati Ocse che
pongono l’Italia tra i primi paesi ad uscire dalla crisi sembrano per
chi vuole mantenere i piedi a terra degli incoscienti salti di gioia per
la guarigione iniziata di un ammalato a cui il picco di febbre è sceso
da 40,5° a 40°. Con un sintomo febbrile di questa portata è
velleitario parlare di guarigione iniziata, mentre sarebbe più
responsabile che si mantenesse alta l’attenzione sulla gravità
economica italiana e la necessaria cura. Non siamo fuori dal tunnel
fintanto che la disoccupazione non ritorna a livello del periodo
pre-crisi e se il debito pubblico non inizia a scendere con interventi
strutturali del sistema paese.
Se la situazione economica si barcamena con considerazioni da
bicchiere mezzo pieno che invece di mezzo vuoto, quella politica
prefigura una resa dei conti sulla giustizia il cui contorno ed esito al
momento sfuggono, facendo tuttavia pensare che questa Repubblica e la
sua costituzione possano essere prese da una prova di forza che potrebbe
sfruttare l’espressione più democratica di un popolo: il voto. Si sta
lavorando su una strategia che mira a distogliere questa pericolosa
eventualità e si contesta tutto ciò che non aggrada senza guardare
tanto per il sottile: i giudici che inquisiscono fanno parte di una
strategia politica tendente a sovvertire il voto popolare, mentre quelli
che non inquisiscono i politici sono giudici sopra le parti. Un teorema
che fa accapponare la pelle, eppure viene esposto e svolto senza che i
naturali contrappesi di garanzia abbiano effetto alcuno, timorosi di
essere loro a rompere per primi il giocattolo della democrazia ma non
facendo niente contro chi lo sta smontando giorno per giorno e
giura e spergiura di non romperlo pur tenendo nelle mani i pezzi. A
questa situazione ci siamo pervenuti con l’apporto di tutti i partiti,
senza dimenticare che a minare l’azione della giustizia hanno messo
molto del suo i governi del centrosinistra.
G.V.
(11 novembre 2009)
LA
SENTENZA SUL CROCIFISSO NELLE AULE SCOLASTICHE
Il
crocifisso rappresenta il simbolo delle radici cristiane e la recente
sentenza del Corte Europea del Consiglio d’Europa di Strasburgo, che
impone a rimuoverlo dalle scuole italiane, è certamente una decisione
difficile da comprendere, ma la decisione della Corte, non
essendo organo dell’Unione Europea, non dovrebbe tirare in
ballo l’U.E. come invece è avvenuto. Sarebbe importante che la croce,
oltre che affissa sui muri delle scuole, fosse sopratutto segno di
distinzione anche di chi sta urlando allo scandalo della sentenza. Non
vorremmo che fosse il facile alibi per tacitare le coscienze, perché
Cristo sulla parete non rappresenta proprio nulla se non è radicato nel
profondo dell’Uomo. E qui siamo certi che il simbolo della Croce e
l’accettazione e condivisione della sofferenza come libertà di tutti
ha radici molto labili e che la bellezza architettonica delle migliaia e
migliaia di chiese,cattedrali e basiliche non hanno nulla a che vedere
con quella croce che il più delle volte è rivendicata e avocata a
sproposito da paladini che sicuramente di quel simbolo ne fanno sfoggio
in maniera peggiore di quella che sarebbe rimuoverla dai muri degli
edifici scolastici. Comunque la Convenzione sui diritti dell’Uomo è
stata firmata a Roma nel 1955 che l’Italia riconosce alla Corte
Europea di Strasburgo di amministrare la giustizia sui diritti umani
negati. Contestare la sentenza con il ricorso è doveroso, ma
argomentare per infiammare gli animi a non rispettare ciò che alla fin
fine la Corte stabilirà appare un puro e semplice scimmiottare quanto
avviene in Italia quando le sentenze non piacciono. Non solo i giudici
di Milano non sono credibili ma a questo punto non sono credibili
neanche quelli europei. Tutto ciò che è avverso non è credibile ed è
ingiusto. L’Italia dovrà rispettare quanto la Corte stabilirà, anche
se credo che sul simbolo del crocifisso appeso su un muro di una scuola
si esca fuori dalle righe sia da una parte e che dall’altra: la croce
non ha certo la forza di condizionare in negativo l’educazione di un
ragazzo, ma nemmeno quella di connotarlo con un’educazione cristiana,
ovviamente quella formata nel rispetto dell’insegnamento di Cristo. Ce
ne fossero in giro di cristiani così illuminati che, prendendo
dall’enciclica Caritas in
Veritate, riconoscessero il “rispetto dei legittimi diritti
degli individui e dei popoli” per
costruire la “città dell’uomo secondo diritto e giustizia”.
“La ‘città dell’uomo’ non è promossa solo da rapporti di
diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità,di
misericordia e di comunione”. Ciò non significa che si
debba togliere il crocifisso dalle pareti delle scuole ma nemmeno
trasformarlo in arma di divisione. È chiaro che se nella società
c’è chi chiede la rimozione di un simbolo religioso e chi invece lo
vuole imporre ad ogni costo, la città dell’uomo è ancora lontana per
essere fondata.
G.V.
(4 novembre 2009)
RUTELLI
È UN DEMOCRATICO O UN DANNO AL PARTITO DEMOCRATICO?

L’onorevole
Francesco Rutelli è un democratico doc o un danno democratico per chi
finora lo ha accolto? La nostra classe politica è avvezza male, è
autoreferenziale e trova sempre porte aperte per entrare e uscire a
piacimento da destra e da sinistra. Troppi furbi topini intorno a quella
forma di formaggio divorata senza fine che è il popolo italiano,
certamente votato all’autoconsumo a favore di una pletora di politici
che con il seggiolone hanno una “siamesità” cui nessuno prova a
dividere. Non gli bastano i soldi che prendono, scrivono pure libri e
utilizzano la televisione per promuoverli. Nessuno ha nulla da obiettare
per una opportunità che la
televisione pubblica non consente per tutti ma solo a chi già
prende molto e trova e utilizza ogni mezzo per prendere sempre di più,
alla faccia dei cittadini-sudditi pagatori che non prendono niente e a
cui si richiede di dare tutto.
L’on. Rutelli, già ministro della Repubblica, doveva uscire dal Pd
prima della consultazione popolare per la elezione del segretario
nazionale che ha visto primeggiare Bersani, senza attendere la sconfitta
di Franceschini. La scelta di Rutelli sa più di un tentativo di
riposizionamento della sua leadership che di un distacco convinto della
linea Bersani che in prospettiva lo avrebbe messo in ombra con un
discernere di un Partito Democratico diverso da quello veltroniano, più
aperto ai partiti della sinistra, non più onnivoro di essi. Questa
scelta è venuta da un voto degli iscritti del PD e dei cittadini
simpatizzanti di questa formazione, non a seguito di un diktat ma con il
voto della gente. E questo deve essere ben chiaro a Rutelli e company
che seguiranno la sua scia. Non c’è stato nessun autoritarismo di
nomenclatura partitica finalizzata alla regolazione dei conti ma altresì
una inversione di condotta che stava portando il PD che piaceva a
Rutelli a morire, a non avere altre opportunità di governo, ma
sopratutto a non consentire più una credibile opposizione. L’on.
Rutelli argomenta la sua uscita dal PD dopo che è stato sconfitto dalle
scelte libere e autonome dei cittadini che erano ritenuti prima
dell’avvento Bersani il suo popolo prediletto. I personaggi cambia
bandiera creano danno alle formazioni che li accolgono, ma nonostante ciò
trovano sempre braccia aperte e protese in avanti per respingere questi
comportamenti che sono da rifiutare e non da incentivare.
Questo stato di cose significa unicamente che c’è in Italia un
concetto di democrazia a se stante, e che questo concepire trova fautori
a supporto di esso e proseliti per la sua evoluzione. Un’anomalia
nella già spiccata anomalia generale che impera in questo Paese che sta
divenendo una Repubblica delle banane, dove un Presidente del Consiglio
afferma che se sarà condannato non si dimetterà, quasi che la
Giustizia Paese che amministra sia fuori dell’ordinamento democratico
della Nazione. Una mostruosità giuridica e democratica che può essere
veicolata senza che nessuno senta l’obbligo di intervenire. Forse le
affermazioni del premier Berlusconi starebbero a significare che il
Presidente della Repubblica allora sovrintenderebbe il Consiglio
Superiore della Magistratura che permette ai giudici di amministrare una
Giustizia “ingiusta” con Berlusconi ma giusta per tutti coloro che
sono chiamati a sottostare alle sentenze emesse nel nome del popolo
italiano? È sostenibile questa situazione?
G.V.
(2 novembre 2009)
TREMILA
EURO PER UNA PRESTAZIONE CON UN TRANS
La Libera Cronaca ha atteso la sfilza di commenti sul caso dell’ex
Governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo nella speranza di
ascoltare ciò che invece non è stato mai detto, salvo possibili
osservazioni in tal senso ci possano essere eventualmente sfuggite
all’attenzione. Come Libera
Cronaca va ribadito che il dimissionario Governatore Marrazzo
avrebbe dovuto denunciare immediatamente l’accaduto immediatamente
dopo l’incursione dei carabinieri nell’appartamento privato del
trans in Via Gradoli. Questa è una gravissima colpa perché ha inteso
preservare dallo scandalo la sua persona, il suo ruolo, la sua famiglia
( in questo caso comprendiamo ma non condividiamo perché l’uomo Piero
Marrazzo era il rappresentante apicale dell’istituzione Regione Lazio
eletto dai cittadini, pertanto una figura rilevante e istituzionale
della Repubblica Italiana) ma ha altresì colpevolmente nascosto un atto
autonomo criminoso come è stata l’irruzione di quelle mele marce di
carabinieri che hanno portato disonore alla Benemerita. Come ciò non
bastasse, l’ex Governatore Piero Marrazzo è stato ulteriormente
responsabile quando a seguito della telefonata del Presidente del
Consiglio Berlusconi, con cui era stato avvertito che c’era un video
in giro che lo ritraeva con un trans e veniva proposto per l’acquisto
ai mass media, non ha denunciato l’atto criminale di cui era vittima
in primis la figura istituzionale di un presidente di Regione e poi un
cittadino della Repubblica Italiana. Anche in questo caso il silenzio di
Marrazzo, e non dell’uomo colto nella sua umana debolezza sessuale che
metteva a repentaglio l’unità famigliare e che per tale ragione può
avere qualche sorta di comprensione ma non di giustificazione quando un
cittadino è parte lesa di un atto criminoso com’è il ricatto
estorsivo, ha sbagliato ulteriormente. Infatti si è reso responsabile
di una mancata e reiterata denuncia di un comportamento delinquenziale
che un Governatore di una regione d’Italia stava subendo. Poi Marrazzo
ha continuato a sbagliare allorquando è scoppiato il caso e lui ha
continuato a negare per due giorni per poi afflosciarsi sotto il peso di
una responsabilità che ci auguriamo sia dipesa più dal ruolo
istituzionale che lui ha gravemente vulnerato e lasciato vulnerare nel
tentativo di nascondere la sua debolezza di uomo e ci auguriamo di
vittima che mal si confaceva però al ruolo di marito, di padre e di
politico capace, qualità a lui riconosciute in ambito famigliare,
partitico e di opinione pubblica ma sopratutto di cittadini suoi
elettori. I grandi uomini, quando viene tolto loro il piedistallo,
cadono sempre in una profonda sofferenza e diventano più piccoli che
mai, quasi esseri indifesi in quel sistema di cui loro sono stati i
primi artefici e con il quale le persone comuni devono saper convivere e
accettare il bello e il brutto, il bene e il male. Un sistema che
nonostante la Costituzione Italiana sembra istaurarsi a margine della
medesima, quasi che questa carta sia diventata ormai impotente per
arginare una deriva morale e comportamentale che essa invece dovrebbe
impedire e alla quale dovrebbero richiamarsi
tutte le figure istituzionali, nessuna esclusa. Invece si sta
assistendo ad un’anomalia che di giorno in giorno diventa più grave e
inquietante che mai: carabinieri che fanno estorsione, un governatore
che non denuncia comportamenti delittuosi a suo danno, un presidente del
consiglio che avverte un governatore che ci sono filmati choc che lo
comprometterebbero e che sono offerti ai fini della divulgazione
pubblica, un presidente del consiglio che attacca i giudici dando loro
dei comunisti ma non denuncia però che c’è in atto un’offerta di
un video scottante da parte di un’agenzia, forse sapendo anche che
dietro si muovevamo delinquenti in uniforme. Tutto ciò avviene senza
che il garante della Costituzione, il Presidente della Repubblica, abbia
qualcosa da dire a riguardo. Tutto ciò avviene senza che la guida
morale come la Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana profferisca una
parola, forse intimorita dal caso Boffo e più semplicemente attenta a
non fare ingerenza nel campo altrui. Ma se il pastore non fa sentire la
sua voce in situazioni come queste, significa solo che l’interesse del
pastore è speso unicamente per il gregge che gli è rimasto, che delle
molte pecore smarrite non gli importa un granché, che non vuole
rischiare che con l’eventuale cerca si possano perdere le pecore che
contano e che sa che restano lì a “mansuetarsi” brucando l’erba
tenera ed odorosa del campo migliore. Fra tutti discorsi ascoltati ieri
sera alle trasmissioni di Ballarò e di Porta a Porta, per nulla
condivisibile il pensiero espresso dal coordinatore del Pdl, on.
Maurizio Lupi, il quale ha dichiarato che il comportamento privato
dovrebbe essere tenuto disgiunto da quello pubblico, che il giudizio che
dovrebbe essere prevalente
su tutto è ciò che il politico compie nella sua azione pubblica e non
come si comporta nella sfera privata, nessuno si è meravigliato che
3.000/5.000 euro pagati per una prestazione sessuale, al di là che sia
con un trans o con una prostituta d’alto bordo, sono un vero e proprio
affronto verso chi non ha più lavoro e per il fatto che con questa
cifra potrebbero mangiare per un mese tre o cinque famiglie. E affronto
maggiore restato fra la montagna di parole inutili, bellicose e ipocrite
è che nessuno abbia voluto evidenziare l’amara considerazione che
queste somme possano essere pagate anche da chi milita in formazioni del
centrosinistra come il Partito Democratico, i cui riferimenti valoriali
sono rivolti per i meno abbienti e che tutto ciò, se si crede davvero a
ciò che si professa
politicamente, dovrebbe impedire siffatti comportamenti. Il caso
Marrazzo potrebbe essere dunque la punta di un iceberg
più tragico e sconvolgente di quanto attualmente è possibile
immaginare. Le indagini lo diranno, sperando che la cocaina non sia
giunta davvero a cuocere i cervelli nei sancta santorum
più impensabili.
G.V.
(29 ottobre 2009)
DAVVERO
FUORI DAL TUNNEL?
Gli
ordinativi dell’Industria italiana hanno segnato nel mese di agosto un
– 8,6% rispetto a luglio, mentre il dato di questi primi 8 mesi del
2009 segnano come ordinativi circa un – 26% rispetto al 2008. Siamo
davvero fuori dal tunnel? L’Italia acchiappa la ripresa o per ora le
solite mosche ? Al momento non si sa, ma cantare vittoria come giorni fa
è stato fatto per una diminuzione di una frazione di punto, lo 0.3%,
con un dato – 4,5% del Pil ci vuole molto ma molto coraggio:
un’iniezione di fiducia da cavallo! La fotografia scattata dalla Uil e
non dalla Cgil presenta una situazione tra giugno 2008 e giugno 2009 di
557 mila posti di lavoro persi in un anno. Una disfatta che segue
l’annuncio del Ministro Tremonti sul posto fisso come elemento per
governare la struttura sociale del nostro Paese e per dare sicurezza
alle famiglie e futuro ai giovani e lo stop del Ministro Brunetta che ha
dichiarato che indietro non si torna e che la ricetta di Tremonti è del
secolo scorso. Sempre dallo studio della Uil si apprende che su circa 17
milioni 815 mila rapporti di lavoro attivati tra il gennaio 2008 e i
giugno 2009, il 62,6% ha riguardato rapporti di lavoro a tempo
determinato, il 7,3% per collaborazioni a progetto, il 4% per
l’apprendistato, l’1,5% per il tirocinio e il 23,9 % per rapporti di
lavoro a tempo indeterminato. Ciò che ha scritto la Libera Cronaca
del giornale che non c’è trova impietosa conferma in questi dati
che dimostrano che ormai il
lavoro a tempo determinato è divenuto per l’impresa italiana
necessità imprescindibile per stare sul mercato. Si vendono i prodotti
e con essi si vendono però anche l’incertezza economica delle
famiglie e le salvaguardie dei lavoratori e il futuro giovanile. Una
forma di sfruttamento della persona umana che ormai è entrata a far
parte del sistema economico e produttivo di questa Italia che è
cattolica e cristiana ma non disdegna ad allargare la forbice della
ricchezza a favore di pochi e a danno della povertà, dei diritti e
delle tutele di molti.
G.V.
(24 ottobre 2009)
IL
POSTO FISSO È ALLA BASE DEL GOVERNARE LA STABILITÀ
Il posto fisso è alla base del
governare la stabilità per la famiglia e il futuro in strutture sociali
come l’Italia! L’ha dichiarato non un sindacalista dei Cobas, non
della Fiom e neppure un vecchio sindacalista targato Cgil, ma, udite,
udite l’ha affermato oggi il Ministro Giulio Tremonti durante un
convegno a Milano sull’economia, a poco più di un anno della
decisione di licenziare e lasciare senza reddito e lavoro decine e
decine di migliaia di precari del mondo della scuola. È proprio vero
che in questo paese si può dire di tutto e comportarsi però al
contrario di quanto si sbandiera. E si può farlo spudoratamente, senza
neanche riflettere che ciò che si afferma è una presa in giro per chi
ha subito questo processo di sfruttamento della persona umana, sia
economico sia a livello di protezione. È colpa della globalizzazione,
ha detto Tremonti. Troppo comodo quando si è assecondata culturalmente
ed implementa con norme la precarizzazione del lavoro, voluta da
Confindustria, da politici di ogni colore seppur con diverse sfumature,
ma solo sfumature, e dai sindacati che si sono divisi e non uniti per
respingere questo disegno che la sinistra sta pagando a caro prezzo e i
cui malefici effetti stanno smembrando dell’unità e del senso di
responsabilità e di solidarietà la società. Un processo che ha creato
un’azione famelica
da parte dei più abbienti e una viltà e una
remissione da parte dei meno abbienti, che sono predominanti come numero
ma minoritari come capacità di incidere nelle scelte e per opporsi ad
un liberismo che ha trovato campo fertile per spandersi e destrutturare
quell’economia famigliare che era il fiore all’occhiello della
nazione Italia, con la quale si poteva far fronte o ridimensionare nei
momenti di crisi, attraverso il consumo interno che può dare la
sicurezza di un posto di lavoro a tempo indeterminato, gli effetti di
una minore richiesta d’esportazione dei prodotti, consentendo alle
imprese di poter contare su un quid di produzione per il mercato
interno. Oggi, con la precarizzazione, si è reso molto più
problematico il formarsi dei
nuovi nuclei famigliari e si è distrutto il futuro dei giovani,
sfruttati e avviliti da forme d’impiego sottopagate e non tutelate,
veri sfruttamenti della persona di questo terzo millennio. Oggi il
ministro Tremonti si è accorto che governare la stabilità con milioni
di precari e con sistemi di lavoro nati per sfruttare con questa forma
d’impiego gli uomini, le donne e sopratutto i giovani di questo paese
è assai più problematico di quello che sarebbe una struttura sociale
ed economica in cui i
precari fossero solo una minoranza e non ci fossero imprese che possono
stare sul mercato contando unicamente su
questo approfitto di lavoro umano e non per la qualità e
l’innovazione dei prodotti che può assicurare una manodopera
qualificata e tutelata del suo posto di lavoro. Oggi la crisi non
avrebbe l’attuale devastazione di perdita di posti di lavoro, di
uomini sui tetti e per le vie delle città a rivendicare il diritto del
lavoro e del pane quotidiano da assicurare alle famiglie e al futuro dei
figli.
G.V.
(19 ottobre 2009)
LODO
ALFANO ILLEGITTIMO
La
Consulta si è pronunciata a maggioranza ed ha stabilito che il Lodo
Alfano è illegittimo. Serviva una legge costituzionale e non ordinaria.
La notizia è stata data alle 18,27 dal conduttore Lamberto Sposini
durante la trasmissione “La Vita in Diretta”.
L’illegittimità apre dei seri problemi anche per le affermazioni
rilasciate da Umberto Bossi, il quale ha dichiarato che se il Lodo
Alfano sarà giudicato illegittimo ci sarà il popolo, e loro il popolo
che l’hanno. Con la pronuncia della Consulta, l’accusa di vilipendio
al Presidente della Repubblica che rischiava l’on. Di Pietro da parte
della Procura di Roma perde molta della sostanza accusatoria per andare
avanti. Aprire un fascicolo di inchiesta per le affermazioni dell’on.
Di Pietro – tramite le quali ha ribadito che siffatta legge non andava
promulgata – sarà alquanto difficile, anche perché la pronuncia
della Consulta conferma nei contenuti quanto Di Pietro ha ribadito più
volte, senza mai fare un passo indietro. Anzi apre anche un altro
problema, come lo potrebbe aprire lo scudo fiscale che rischia di essere
rigettato dall’Europa. Anche La Libera Cronaca che non c’è,
come è stato scritto ieri, è stata chiara nel manifestare la propria
opinione. La Seconda
Repubblica cade pesantemente su una legge illegittima, sopratutto cade
perché voleva introdurre nella Repubblica Democratica Italiana il
concetto che la legge non è uguale per tutti. Molti silenzi ci sono
stati su questo principio di giustizia che vuole davanti alla legge
uguali tutti i cittadini: Anche quello della
Chiesa, e ciò la dice lunga e ribadisce che i pastori non possono stare
coi lupi, di qualsiasi colore siano.
G.V.
(7 ottobre 2009)
L'ITALIA
DEI LODI, DEGLI SCUDI FISCALI E DEGLI INFINITI "MAI PIÙ"
Scriviamolo
subito a chiare lettere: gli italiani con il loro voto determinano chi
deve amministrare e governare e chi deve controllare che ciò avvenga
nel rispetto delle leggi e degli organismi e regolamenti preposti. E,
ovviamente, dei programmi elettorali con cui si è chiesto il voto.
Tutti questi aspetti non sempre sono rigorosamente rispettati. Gli
italiani con il loro voto non possono assolutamente assolvere o
condannare chicchessia. In un paese democratico ciò spetta alla
Giustizia e ai giudici che devono amministrarla. La Giustizia Italiana e
chi la esercita nel nome del popolo sovrano (si fa per dire) non possono
essere ritenuti indegni di questo compito quando nella rete giudiziaria
rimane il potente di turno, sopratutto considerando che il malaffare
purtroppo imperversa
impunemente in Italia a coartare le classi più indifese e chi dovrebbe
impedire ciò fa ben poco o agevola in maniera indegna, com’è
accaduto con la legge dello scudo fiscale, coloro che lo praticano, come
quelli che hanno trasferito all’estero ingenti risorse fatte sfuggire
alla esosa tassazione fiscale cui sono soggetti gli italiani. Esosa
sopratutto per coloro che hanno meno possibilità, è bene ribadirlo. È
una vergogna che coloro che godono dei privilegi davvero ingiusti urlino
al disegno eversivo quando la Giustizia da pachiderma italiana prova a
risalire alle responsabilità del potente di turno. Il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi che si trova da anni in questa rete che sta
cercando di bucare da più parti allibisce di questo fatto, ma non
allibisce nel dire che la crisi economica è finita pur di fronte al
licenziamento da lui deciso di decine e decine di migliaia di precari
della scuola, con un tasso di disoccupazione e di ricorso alla casa
integrazione nell’industria e nell’artigianato davvero preoccupante.
Un premier che non allibisce e non manda a casa tutto l’apparato che
lo protegge e che, se è vero che lui non sapesse delle donnine d’alto
bordo, ha permesso di far entrare le escort nella sua villa in Sardegna.
In un paese normale, tra l’altro culla della cristianità, o andava a
casa il premier del governo italiano o l’apparato che doveva
preservarlo da siffatti incontri ravvicinati. Invece, poiché l’Italia
non è un paese normale, non è andato a casa nessuno, ma, fra
l’ilarità del mondo che ci guarda e nel silenzio della Chiesa, molto
clemente a non interferire quando le situazioni non La toccano da
vicino, siamo riusciti a dividere il popolo in due fazioni: una contro
Berlusconi, l’altra a favore. Così avverrà per i Lodi Alfano e
Mondadori e così sta avvenendo per la crisi economica, che non è
finita, con i conti pubblici in rosso vivo. Aizzare a scendere in piazza
per protestare e gridare che siamo di fronte ad un disegno eversivo per
una sentenza, il Lodo Mondadori, che sarà impugnata e che nessuno sa
come andrà a finire veramente, è mettere in atto, questo sì, un
disegno eversivo della democrazia un poco malconcia in Italia, dove
l’assenza della legge sul conflitto degli interessi e l’assenza dei
parlamentari del Partito Democratico quando si è votata la legge sullo
scudo fiscale (il rientro in Italia dei capitali all’estero con una
carezza fiscale del 5% che grida ingiustizia pura per i contribuenti che
non hanno occultato nei paradisi fiscali ingenti patrimoni) offende
pesantemente il concetto di democrazia che si propaganda esserci Italia
e a cui sono soggetti milioni di cittadini impossibilitati di far
sentire il proprio sconcerto su una Giustizia che nonostante la solenne
enunciazione non è proprio uguale per tutti, sopratutto per coloro che
non hanno mezzi per una difesa adeguata e non per coloro che possono
utilizzare a proprio beneficio squadre di avvocati, mezzi e conoscenze.
Oggi si riunisce la Consulta per stabilire se il
Lodo Alfano è una legge
costituzionale e no. Fanno veramente ridere coloro che gridano al
disegno eversivo che si sta compiendo per mandare a casa il premier
Silvio Berlusconi dimenticandosi
che sono stati poi loro gli artefici primi che in quattro e quatt’otto
hanno introdotto nell’ordinamento della Giustizia una legge
ordinaria e non costituzionale che privilegia le quattro cariche più
alte dello Stato, Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e
Senato e Presidente del Consiglio dei Ministri con una interruzione di
un eventuale trattamento giudiziario fintanto che ricopriranno la
carica, a differenza di tutti gli altri, ministri e parlamentari
compresi, ma sopratutto dei cittadini comuni. Questa legge è oggi al
vaglio della Consulta, ma come cittadino di una Repubblica Democratica,
checché ne stabilirà la Consulta, la considero irragionevole e
avvilente per quanto percepisco la Costituzione Italiana e per quanto si
legge nelle sedi dei tribunali: La Legge è uguale per tutti. Plaudiamo
al presidente della Camera Gianfranco Fini per aver solennemente
affermato che lui non si avvarrà mai di questa prerogativa che il Lodo
Alfano da oggi potrebbe riservargli, ma certe leggi, scudo fiscale e
lodo Alfano, sarebbe stato assai meglio non promulgarle perché
macchiano l’immagine dell’Italia nel mondo e fanno pensare che il
pastore non può stare coi lupi e poi pretendere che il gregge di pecore
si raccolga, comprenda e ubbidisca. Pecore va bene, ma andare in bocca
ai lupi quando il pastore decide che così deve essere ci sembra
francamente troppo. Anche le pecore a volte si sbrancano e decidono di
rischiare da sole, alla faccia del pastore, dei cani e dei lupi. Questo
vale anche per la Chiesa, che ai belli e morali richiami dovrebbe far
seguire fatti corrispondenti e non rituali salamelecchi, sopratutto in
presenza di una situazione seria, economicamente, politicamente e
socialmente, dove al perseguire le responsabilità si preferisce
ricorrere agli stucchevoli e infiniti “mai più” e ai continui
dividersi su chi ha ragione con cui il popolo italiano si sta
scavando la fossa dove tumulare le ragioni serie di un vero popolo che
vuol definirsi democratico: Conflitto di interessi, Giustizia equa per
tutti, fiscalità misurata alle effettive possibilità contributive,
Solidarietà, Diritti e salvaguardie del Lavoro, Assistenza sanitaria
tempestiva e qualitativa, Scuola pubblica efficiente, Tutela dei
cittadini consumatori, Responsabilità politica, civile e penale,
Previdenza pensionistica e Futuro giovanile. Oggi stiamo per vivere una
giornata cruciale di questa Seconda Repubblica, peggiore della Prima:
oggi sapremo se la Giustizia è uguale per tutti almeno sulla facciata
principale che dà sulla via della Democrazia, sapendo che dietro sarà
come i cittadini comuni hanno sempre saputo: ossia che la giustizia non
sarà mai uguale per tutti, che coloro che hanno di più possono
aspirare ed avere una giustizia-ingiustizia migliore. Vogliamo riportare
una frase che ci ha colpito, proferita da una signora durante una
trasmissione televisiva: quando un comune cittadino commette un reato,
tutto va bene in Italia; il problema vero sorge quando è innocente ma
è accusato di essere responsabile, quando vuole giustizia. Allora
servono avvocati coi fiocchi, e non sempre chi è innocente può
permetterseli. Peccato che in questi casi non c’è uno straccio di
politico che urli di essere di fronte ad un disegno eversivo, come hanno
gridato ieri gli onorevoli Gasparri, Cichitto, Quagliarello e Bocchino,
quello che definì l’anno scorso a Matrix fannulloni i collaboratori
scolastici e la Scuola Italiana uno “stipendificio”, ma che chiama
nelle piazze i cittadini perché il giudice Raimondo Mesiano ha scritto
nell’elaborato di condanna della Fininvest al risarcimento di 750
milioni di euro per la sentenza civile sul
Lodo Mondadori che Berlusconi è “corresponsabile di
corruzione”. In tutto questo urlare all’eversione, le ragioni della
Cir di Carlo De Benedetti non sono assolutamente richiamate. Se tanto mi
dà tanto, alla fine di questo fracasso sarà la Cir ad essere beffata.
Il popolo Italiano vuole veramente che il responsabile sia una figura
secondaria e crede che in Fininvest si fosse all’oscuro dell’ordire
per l’accaparramento di Mondadori da parte dei legali Previti,
Acanfora e Pacifico, tutti condannati perché versarono nel 1991, al
Giudice Metta, estensore della sentenza della Corte di Appello di Roma,
400 milioni per una sentenza sfavorevole a Cir, ma definita poi dalla
pronuncia emessa nel 2007 dalla Cassazione come sentenza comprata? Se lo
crede, il popolo italiano scenda in piazza ad impedire il “disegno
eversivo” contro il premier Silvio Berlusconi
G.V.
(6 ottobre 2009)
ANCORA
DUE OPERAI MORTI E DUE PARÀ ITALIANI FERITI
La
guerra sul posto di lavoro ha mietuto anche ieri due vittime. Meritoria
è stata l’invocazione del Signore di Renato Sacchelli, tuttavia
occorre certamente pregare ma anche fare qualcosa di più concreto visto
che sul posto di lavoro si continua a morire. Va pure precisato che la
diminuzione delle morti bianche in questi primi nove mesi del 2009 può
dipendere assai di più dal calo del lavoro e pertanto dal numero degli
occupati che dalla normativa e dai controlli della sicurezza sul posto
di lavoro. Altri due parà italiani sono stati feriti ieri in un agguato
nella zona operativa di Herat, in Afghanistan. I militari italiani hanno
risposto al fuoco e due aerei americani sono intervenuti. Gli assalitori
dovrebbero aver lasciato sul posto più di dieci uomini. Ciò che sta
accadendo in Afghanistan si connota come una vera guerra più che una
missione umanitaria e di Pace. Questi episodi confermano quanto il
Ministro della Difesa La Russa ha dichiarato nei giorni scorsi:
continueremo a combattere i Talebani in casa loro,tenendoli lontani
dalle nostre case.
G.V.
(25 settembre 2009)
VITTIME
NON EROI
Caro
Vezzoni,
concordo sul fatto che tu ricordi i morti sul lavoro, a cui va sempre
solo, al massimo, della compassione. E ne sono contento. Non sono
d'accordo sul termine che usi: "eroi". Non diciamo fesserie!
Ma quali eroi! Eroe è colui che sacrifica deliberatamente la propria
vita per salvarne altre. Gli operai ed i soldati morti sono delle
VITTIME, non degli eroi. Questo non cambia il dispiacere e la solidarietà
che va loro, ma, secondo me, serve a ripristinare il giusto peso e
valore alle vicende ed alle
persone. Le parole sono importanti. La mistificazione del vero parte
sempre da un uso distorto del linguaggio. Non mi soffermo sul tema della
pace e della guerra con considerazioni sulla "missione" dei
nostri soldati in Afganistan per non farla troppo lunga, ma ci si può
tornare un'altra volta.
Ciao, Beppe Tartarini
Ho usato il termine eroi sia per i soldati sia per gli operai in maniera
per tentare una considerazione che tu hai colto. So bene cosa si intende
per eroi e so bene che gli eroi non hanno bisogno di nulla. per
diventarlo, Spero di essermi spiegato, senza altre considerazioni. Ti
saluto. Ieri sono morti due operai e un terzo è restato ferito. Guarda
caso, come spesso succede, l’operaio del Marocco era al suo primo
giorno di lavoro. Più eroe di così si muore.
G.V.
(24 settembre 2009)
UN
SOLDATO FERITO IN AFGHANISTAN, UN OPERAIO MORTO E UNO FERITO A BRESCIA
Dopo
i sei morti e i quattro feriti della scorsa settimana, oggi è stato
ferito nuovamente un altro parà italiano a Herat, in Afghanistan,
mentre a Brescia, nell’azienda della O.R.I. MARTIN, è morto
l’operaio Alberto Simoncelli ed è restato ferito un suo compagno di
lavoro. Se in Afghanistan c’è necessità di ripristinare la Pace,
anche nel mondo del lavoro della nazione Italia c’è estrema necessità
di far cessare questa guerra in casa di morti bianche, che, seppure non
avvolte nel tricolore, sono da ritenere esempi di eroismo: escono dopo
la colazione e i saluti ai figli e alle mogli e troppo spesso, senza
andare in terre ostili, non rientrano più nelle mura domestiche, se non
dentro una bara. Oggi la Libera
Cronaca del giornale che
non c’è accomuna gli eroi dell’Afghanistan, di Nassiriya e di altre
aree del mondo funeste agli eroi del lavoro. Unisce le famiglie degli
uni e degli altri in un medesimo ricordo ed invoca che il tempo della
pace prevalga nelle terre
dissanguate dai conflitti ma
anche che il tempo di pace e di sicurezza abbia un
pari impegno per imporlo sui posti di lavoro.
G.V.
(23 settembre 2009)
LO
“SCIABIGOTTO” DI STAZZEMA
Lo “sciabigotto” di Stazzema ha 60 anni, anche se non li dimostra,
Va in bicicletta per le salite dello Stazzemese come n’avesse assai di
meno, per ora. Comunque, è anziano di almeno 15 anni in più di chi
domenica, a Cardoso, l’ha apostrofato come “sciabigotto”
nonostante faccia il corrispondente del Corriere della Versilia. Per chi
non lo sapesse il termine dialettale “sciabigotto” significa SCEMO.
Alla faccia del rispetto dell’età, anche se lo “sciabigotto” a
queste attenzioni non ci fa punto caso né ci tiene. Ci mancherebbe!
Infatti domenica voleva provvedere altrimenti; e avrebbe sbagliato alla
grande!
Lo sciabigotto di Stazzema si chiama Giuseppe Vezzoni, è sposato ed ha
due figli: Barbara, ingegnere nucleare che da giugno lavora in un centro
di ricerca tedesco ed è stata tra i primi tre ingegneri nucleari
italiani che hanno preso l’European Master of Science in Nuclear
Engineering, e Simone, laureato il 22 maggio in geologia. Ambedue i
figli si sono laureati con 110 e lode. Questo è merito indubbiamente
dei ragazzi, ma qualche cromosoma “sciabigotto” deve essere
impazzito uscendo dalla linea genetica del DNA della sciabigottaggine o
qualcosa deve aver contato.
È stato aviere, facendo il militare presso il 2 Roc di Monte Cavo con
la mansione di addetto al controllo aereo, nella postazione più
importante dell’Italia Centrale, tracciando le linee del traffico
aereo di Fiumicino, Ciampino e dell’aeroporto militare di Grosseto, in
contatto con i radar....... (metto i puntini perché chi saliva a Monte
Cavo era tenuto e forse è tenuto ancora a mantenere il massimo riservo
su ciò che ha fatto e ha visto). Evidentemente questa era la mansione
adatta per utilizzare una persona “sciabigotta”. Alla faccia dei
test attitudinali dell’Aeronautica Militare italiana superati dallo
“sciabigotto” Vezzoni, il quale, specialmente quando c’erano le
esercitazioni militari e i “nonni”, quelli più capaci , erano
invitati a (ri)salire in postazione e al Tactical, una postazione questa
che occorreva notevole capacità ed esperienza e che Vezzoni occupava
spesso, sotto gli occhi attenti di tenenti, capitani, maggiori e
colonnelli. Per la serietà con cui lo “sciabigotto” svolgeva il
servizio sarebbero arrivati i gradi di primo aviere, ma per il
ribellismo alle ingiustizie o pseudo tali con cui i giovani si
confrontavano allora con le regole della naia (erano gli anni 69/70),
che allo “sciabigotto” costarono complessivamente oltre 30 giorni di
consegna semplice in 13 mesi e 20 giorni di vita militare, i gradi
saltarono. Ha fatto il cucù da recluta e l’ha fatto fare il cuccù da
nonno. Lo “sciabigotto” è stato la prima recluta del 4°
contingente 1969, Camerata Alfa dell’Adoc Ciampino, ad essere mandato
a casa dai nonni per un breve permesso premio (2+1) a seguito della sua
capacità di stare alla postazione..... che controllava le partenze e
gli arrivi aerei degli
aeroporti di Fiumicino e Ciampino. La recluta che dopo ovviamente uno
specifico corso occupava la postazione di ......
( bisognava operare e scrivere le tracce stando in ginocchio) e
di ...... , questa in piedi
e da lì si controllava il traffico di Capodichino ed altri aeroporti
del Sud, liberava il vicenonni dall’assiduo impegno di queste due
postazioni e li portava ad occupare quelle meno impegnative della sala
operativa, lasciando così ai nonni a vivere di pacchia, salvo quando
c’erano le esercitazioni militari e le emergenze. La scrittura
avveniva all’incontrario, in maniera che dall’altra parte della
parete di materiale trasparente come il vetro i sottoufficiali e gli
ufficiali potessero leggere e fare i dovuti controlli di identificazione
degli aerei. E così fu per la recluta dello “sciabigotto” Vezzoni,
un giovane geometra di Perugia che andò a casa prima dei suoi compagni.
Ma lasciamo stare il militare, che potrebbe essere ostico per chi oggi
non sa cosa sia, e andiamo sul lavoro. Lo “sciabigotto” Giuseppe
Vezzoni ha lavorato 38 anni come tornitore meccanico, raggiungendo la
massima qualifica che un operaio può raggiungere: quinta super. Come
“sciabigotto”, Vezzoni è stato delegato di fabbrica con tessera
Cgil-Fiom, inteso Cgil-Fiom!, quando negli anni ’70 i delegati di
questa sigla sindacale, se non perdevano il posto, erano discriminati.
Molti anni, quasi tre decenni, lo “sciabigotto” Vezzoni ha pagato
con più o meno marcata discriminazione questa tessera e la continua
rivendicazione dei suoi diritti. E l’ha pagata anche quando nel 1978
non rinnovò la tessera del sindacato perché si scioperava affinché il
governo non tassasse la quota della contingenza mentre il sindacato
prendeva la quota della tessera calcolandola anche sulla contingenza. Lo
“sciabigotto” Vezzoni lavorava stando attento ai centesimi e ai
millesimi, una misura che si addice molto a chi è “sciabigotto” e
che non sa ciò che dice e ciò che fa. Tra l’altro, nel tempo che
consentiva la lavorazione, leggeva anche i giornali, scriveva bozze di
racconti, lettere ai giornali e poesie e continuava sempre a pretendere
il suo e tante e tante volte ha chiesto aumenti di paga per tutti i suoi
compagni di lavoro, e qualche volta ha visto questi aumenti andare a
coloro che non chiedevano niente e non facevano uno sciopero neanche se
presi a fucilate. Ha rivendicato di essere sempre stato e di votare
socialista anche quando i socialisti erano parificati ai comunisti e
considerati male sul posto di lavoro. Quasi dei sovversivi. Anche quando
i socialisti sono stati identificati come ladri. Lo “sciabigotto”
Vezzoni è sempre stato convinto che di ladri a giro non c’erano solo
i socialisti, che comunisti, democristiani ed altri non erano da meno.
Il tempo ha dato conferma che la questione morale e l’informazione
controllata e di parte sono il morbo della politica italiana.
Lo “sciabigotto” Vezzoni, ovviamente, e ci mancherebbe altro che non
lo fosse stato!, è stato anche consigliere comunale e capogruppo
socialista nel quinquennio 1985-90. Nell’1980-85 non fu tra gli eletti
nonostante un’ottantina di preferenze, mente nel 1985-90 fu eletto con
oltre 100 preferenze. La stranezza è che, e l’attuale assessore Maggi
dovrebbe ricordarsene, si mise a fare lui stesso le interrogazioni alla
sua maggioranza, tanto che l’allora e odierno assessore Maggi, nonché
compagno di partito, si risentì al punto da dire, al sindaco pro
tempore Conti, che se Vezzoni non la smetteva di fare le interrogazioni
si sarebbe dimesso. Lo “sciabigotto” Vezzoni assunse una dura
posizione sui livelli apicali ad
personam, tanto che esponenti del suo partito lo volevano
denunciare. Lo “sciabigotto” Vezzoni, e qui è stato un vero “sciabigotto”,
entrò a gamba tesa, politicamente parlando, quando nel novembre 1989,
si scagliò contro il Muro comunista di Berlino e difese gli insorti
della città martire di Timosoara. Ebbe parole di fuoco sul regime
comunista e sulle connivenza delle democrazie occidentali con il
desposta Ceausescu. Mal gliene incorse. Per le elezioni del 1990 trovò
a Ruosina, senza saperlo, il candidato della frazione di Mulina che
l’avrebbe sostituito. Ci avevano pensato i cari compagni comunisti.
Dello “sciabigotto” Vezzoni, poiché non stava in riga né tre né
due, occorreva farne a meno. Dunque un vero e proprio “sciabigotto”,
e “sciabigotto” è rimasto. Da ricordare che perorò la
realizzazione del Parco della Pace tanto che ricevette pesanti missive
di critica per la posizione assunta. Lo “sciabigotto” Vezzoni, dulcis
in fundo, è stato inviato quale rappresentante del Comune di
Stazzema durante la vista che Giovanni Palo II fece nel 1989 alla Città
di Lucca. Lo “sciabigotto” ricoperse anche la carica di segretario
politico comunale del PSI di Stazzema dal 20 ottobre 1989 al 25 ottobre
1991, quando abbandonò il PSI con una lettera pubblica, ripresa dal
mensile Versilia Oggi, denunciante la deriva del partito, la questione
morale e l’arrivismo della dirigenza nazionale e di coloro che erano
entrati nel PSI di Craxi solo per il loro tornaconto e potere politico,
snaturando il Psi e i valori portanti del partito ed “indaffarando”
la magistratura. Da ricordare che nel febbraio 1992 scoppiò il caso
Chiesa ed iniziò la fine del Partito Socialista e della prima
Repubblica. Qualche compagno socialista, tempo dopo, riallungò la mano
allo “sciabigotto” dopo che gli era stato tolto il saluto. Da
compagni a SCOMPAGNI nel giro di una serata: il 25 ottobre 1991, a
Levigliani: tanto per far capire! Da vero “sciabigotto”, Vezzoni è
restato ancorato al suo PSI che conservava e conserva nel profondo di se
stesso, e non è mai andato né a destra né a sinistra.
La frazione di Mulina e il Comune di Stazzema hanno ben altro su cui
puntare che sullo “sciabigotto” di Vezzoni, il quale è stato
presidente per alcuni anni di un Comitato paesano che ha realizzato il
rifacimento del tetto della chiesa di Mulina, l’intonacatura, il
sagrato, l’impermeabilizzazione del tetto del campanile, il restauro
di due marginette, l’organizzazione di feste patronali, la difesa
dell’acqua delle Molinette.
Con la scrittura lo “sciabigotto”
Vezzoni ha vinto nel 1993 il premio letterario nazionale Martiri di
Sant’Anna con il racconto Croci Uncinate nel Canale. Lo
“sciabigotto” ha vinto inoltre vari premi dialettali Silvano
Alessandrini, ha scritto alcuni libri e alcune leggende. Come ben si
conviene ad uno “sciabigotto”, le sue opere sono state presentate al
Palazzo Mediceo di Seravezza, nella sala consiliare di Forte dei Marmi,
a Villa Bertelli, nel Teatro di Sant’Antonio. I suoi libri, come ben
si addice per uno che è “sciabigotto”, sono stati presentati da
Manlio Cancogni, Fidia Arata, Raffaello Bertoli, Costantino Paolicchi,
Eugenio Miccini, Marco Lenci, Leopoldo Belli, Antonio Bartelletti,
Lorenzo Marcuccetti, Guerrino Viti ed altri che al momento sfuggono.
Costantino Paolicchi ha coinvolto lo “sciabigotto” Vezzoni per
scrivere un testo per il libro sull’alluvione “Con il cuore negli
occhi”. Ha vinto nel 1999 il premio giornalistico Versilia, nella a
sezione dilettanti con il testo “Cardoso e la sua storia
millenaria”, pubblicato su Versilia Oggi. Nel 2001, vince di nuovo il
premio giornalistico Versilia, stavolta nella sezione aperta anche ai
professionisti, con il testo “Ridiamo il sentimento del paesaggio al
torrente Mulina”. Nel 2003, nell’ambito del X Concorso Versilia
Video Festival vince ancora il
premio giornalistico Versilia con il testo-saggio pubblicato su Il
Dialogo inerente un libro di poesie di cui al momento non sovviene più
il titolo. Lo “sciabigotto” Vezzoni ha portato la sua
sciabigottaggine nella storia della barbarie nazifascista che ha
funestato di morti il Comune di Stazzema e la Versilia. Lo
“sciabigotto” Vezzoni ha recuperato alla memoria la strage
nazifascista di Mulina di Stazzema, restata per 47 anni dimenticata, e
si è impegnato affinché questa storia fosse degnamente ricordata ogni
anno e che al sacerdote-pastore di questo gregge di martiri, don Fiore
Menguzzo, fosse riconosciuta una onorificenza. Cosa avvenuta il 15
novembre 1999 con il conferimento alla memoria della Medaglia d’Oro al
Merito Civile. Il 29 aprile 1998 il presidente della Repubblica Oscar
Luigi Scalfaro iniziò il suo discorso dall’Ossario di Sant’Anna di
Stazzema con le prime parole della lettera che lo “sciabigotto”
Vezzoni gli aveva inviato per far ricordare le vittime delle Mulina e
sopratutto le due bambine uccise: Graziella e Elena di 18 mesi. Lo
“sciabigotto” Vezzoni ha pure parlato nel settembre 2001 della
strage di Mulina nella sala consiliare della Città di Domodossola. Un
luogo evidentemente adatto agli “sciabigotti” come Vezzoni,
altrimenti non si spiegherebbe il perché sia stato possibile questo
emozionante momento di raccontare i fatti di Mulina sopra piani di vetro
sotto i quali sono custoditi e allineati gli atti della Repubblica
dell’Ossola. Lo “sciabigotto” Vezzoni ha anche difeso la memoria
di mons. Giuseppe Vangelisti e il libro “Un prete indifeso in una
storia a metà” ha ottenuto, nel dicembre 2008, il 3 premio nella
sezione saggi nel Primo Premio Letterario nazionale Genny Marsili.
Vezzoni è stato chiamato a collaborare dai Colombani di Terrinca per la
collocazione della lapide in memoria del prof. Umberto Olobardi,
giornalista e internato nei lager tedeschi. Ha scritto presentazioni di
libri e li ha presentati. Lo “sciabigotto” ha raccolto, scritto e
pubblicato testimonianze di internati stazzemesi nei lager tedeschi. È
stato chiamato, poiché è uno “sciabigotto”, a raccogliere una
testimonianza di un superstite di Sant’Anna come integrazione a ciò
che il testimone non ha potuto e non è riuscito a dire durante la sua
escussione al processo. Per il momento questa testimonianza non può
essere divulgata, ma presto sarà data allo sciabigotto Vezzoni la
liberatoria per farlo. Lo “sciabigotto” Vezzoni ha inoltre scritto
ormai migliaia di articoli di cronaca, di colore e di cultura, la
maggioranza dei quali incentrati sul territorio di Stazzema. Lo
“sciabigotto” cura inoltre la Libera Cronaca
del giornale che non c’è, un foglio on
line che è l’altra informazione di Stazzema. Sono circa 400
lettori che ricevono la Libera Cronaca, i cui testi sono messi sui blog e rilanciati. Lo “sciabigotto”
Vezzoni ha come tutti mille e più difetti, è sanguigno e quant’altro
gli si voglia affibbiare, ma è stato francamente troppo averlo bollato
pubblicamente come sciabigotto.
Un’ultima cosa: Giuseppe Vezzoni ha conseguito solo la licenza di
terza media, pertanto un’istruzione che è facile parificare a quella
di uno “sciabigotto”. Su una cosa concorda: ossia che Giuseppe
Vezzoni sia proprio uno “sciabigotto” ad impegnarsi per una terra in
cui coloro che non vogliono stare in riga, rivendicano i propri spazi,
si impegnano civilmente e culturalmente sono visti come
“sciabigotti” e chiaccheroni, dove l’ignoranza impera e
dell’ignoranza se ne servono e la sbandierano anche coloro che
dovrebbero comportarsi diversamente. In una terra dove bisogna stare
zitti, non disturbare il quieto vivere, non sollevare problemi, così da
poter saltare da un carro all’altro senza spiegare il perché e
dimenticando il passato. Si dice sempre che una terra che non ha memoria
non ha futuro, ma per la politica italiana e per tantissimi cittadini
non avere memoria rappresenta il futuro tanto aspirato. Io vado
controcorrente e resto uno “sciabigotto” e vedo un futuro per nulla
idilliaco. L’augurio è che lo “sciabigotto” Vezzoni sbagli alla
grande!
G.V.
(17 settembre 2009)
SEI
MILITARI ITALIANl MORTI A KABUL
Ancora il sacrificio di militari italiani
per la guerra ai Talebani in Afghanistan. Sono uomini della
Folgore di Siena i quattro caporalmaggiori, un sergente e un tenente
soccombenti a causa di un’autobomba guidata da un kamikaze. Sono stati
distrutti anche due mezzi “Lince”. L’aumentata capacità di
potenza esplosiva che possiedono oggi i Talebani era una
minaccia già stata evidenziata altre volte. La Pace-Guerra in
Afghanistan per ora si tinge
del sangue dei martiri, mentre il bianco volo della colomba è ancora
atteso sul martoriato paese. Oggi la Libera Cronaca si
unisce al dolore dei famigliari costretti a piangere i loro cari
in questo triste 17 settembre 2009, un giovedì in cui il sangue
già abbondantemente versato da coloro che vogliono portare la Pace e la
Democrazia ma anche dalla popolazione innocente
stretta in questo fronte di fuoco. Essa ha pagato, paga e pagherà
nell’asettico termine di effetti collaterali carissima questa ricerca
di pace, che per ora è guerra e terrore. Ognuno uccide con le armi che
ha senza badare se di mezzo v’è sempre la morte di innocenti. È una
spirale senza respiro del terrore, e quando sembra che dalla mano
si possa liberare finalmente la colomba ecco, come oggi, che il
manto nero della morte fa ripiombare nel buio la speranza e trasforma la
colomba in un corvo beffardo, che vuole annichilire, che vuole togliere
vigore ad un sogno che questo attentato fa oggi sembrare
irraggiungibile: il popolo afghano
nel consesso delle nazioni democratiche e di pace, depurato dai
fanatismi religiosi e dallo spirito di morte che anima i kamikaze, i
quali, più che strappare la loro
terra agli stranieri, strappano la loro carne da se stessi, dal corpo
della propria nazione. Oggi piangiamo i sei militari italiani e tutti
quelli che finora hanno perso la vita, stiamo vicini alla costernazione
dei famigliari ma non dimentichiamo le vite innocenti cadute sotto i
colpi della Pace. Se non si terrà conto di questo quando arriverà la
Pace, c’è il rischio che essa sia
considerata imposta e non condivisa. Pertanto una pace fittizia,
una facciata dietro la quale nascondere la prevaricazione e
l’ingiustizia che non sono state debellate
ma si sono lasciate attive, pronte a covare l’odio della vendetta.
Allora sarebbe inutile cotanto sacrificio di militari di ieri, di oggi e
di domani. Ovviamente il cordoglio della Libera Cronaca vale anche per i
civili e poliziotti afghani rimasti uccisi e un augurio per un
quanto prima ristabilimento ai quattro militari italiani feriti e
alle decine di feriti afghani. Tuttavia una riflessione occorre farla
perché il sacrificio dei nostri ragazzi e delle loro famiglie, la
condizione di orfani a cui sono costretti i figli devono avere un
supporto morale per giustificare la perdita di vite umane: se è giusto
impedire che i Talebani ritornino al potere in Afghanistan, sia nei
confronti del popolo afghano sia per quanto concerne la sicurezza del
mondo, è altrettanto giusto sapere quale potere si sostiene e se Hamid
Karzai, visti i brogli elettorali accertati, è davvero il presidente
che porterà l’Afghanistan verso
una situazione politica e rispettosa dei diritti umani e
che sia, se non proprio di democrazia
piena, almeno presentabile nel consesso delle nazioni
democratiche. É il meno che si possa pretendere per il
sacrificio di vite umane di molti soldati delle forze internazionali e
delle decine di migliaia di vittime innocenti afghane, cadute
per gli effetti collaterali a
cui “obbliga” il ripristino della Pace e della Democrazia ma
soprattutto sotto i vili attentati dei kamikaze.
G.V.
(17 settembre 2009)
CONTRO
SEMPRE E COMUNQUE AI COMPORTAMENTI DI “TRINACRINAZIONE”
Inizio a scrivere: - “Verso le
undici di stamani prendo la bici da corsa e un poco svogliato, poiché
avevo nei muscoli la sgambata di 50 Km del giorno prima, sono partito
per la giornaliera pedalata. Avevo portato con me la macchina
fotografica digitale con l’intento di fotografare, evitando di
riprendere la targa, le macchine avevo visto mezz’ora avanti in sosta
sulla ben rifatta piazza municipale di Pontestazzemese, che
contrastavano con il concetto d’area pedonale con cui era stata
pubblicizzata e giustificata l’opera pubblica che sarà inaugurata a
breve. Giunto a Pontestazzemese, con la piazza sgombra di mezzi, ho
tirato di lungo, decidendo di andare a fotografare a questo punto
un’altra opera pubblica quasi finita che avevo visionato almeno un
anno fa. Giunto sul posto mi metto a scattare delle foto alla
consistente e peraltro molto bella e plurifunzionale realizzazione. Ho
destato la curiosità di un giovane del luogo, con il quale ci siamo
scambiati ad una distanza di una quindici di metri, io in basso lui in
alto, le impressioni peraltro contrastanti sulla realizzazione, che io
ho definito eccessiva per Stazzema e forse problematica per l’utilizzo
senza difficoltà dei differenti abili. Al giovane ho detto di dire a
quella persona che lui sapeva che ha visto uno in bici che scattava
delle foto, e quella persona avrebbe subito capito chi fossi. Ad un
certo punto, in alto, vedo affacciarsi una persona, che peraltro saluto
con la mano. Col giovane, dopo essere partiti da posizioni opposte, ci
siamo avvicinati di molto, nella criticità, per un’opera pubblica a
Mulina ma con la condivisione piena che essa sarà intitolata alla
memoria di un dottore che è stato medico per 40 anni a Stazzema. La
criticità era sull’opera e sulla tipologia della sistemazione delle
pietre a vista che nella realizzazione di Mulina si differenzia dalla
tradizionale muratura dell’Alta Versilia. Verso la fine di una
discussione, durata circa mezz’ora, scopro che il giovane mi conosce e
che legge il nuovo Corriere della Versilia, apprezzandone anche
l’informazione che il quotidiano riserva a Stazzema, anche se
qualcuno, su Facebook, scrive che c’è un giornalista che è padrone
di un italiano maccheronico, il che – è bene precisare e per
togliermi qualche sassolino dalle scarpe- è sempre meglio di chi è
servo di un perfetto italiano veronico e/o siliconico. Con il giovane,
dopo avergli lasciato il mio indirizzo e-mail ed avergli assicurato che,
come faccio con tutti, mi sarei adoperato per pubblicare tutte le
iniziative culturali e gastronomiche che si tengono nella frazione, ci
lasciamo senza non averlo invitato a fare un giretto dentro Mulina per
comprendere meglio il mio risentimento di cittadino di Stazzema. Anche
al Campo della Rimembranza. Appena rimessomi in sella alla bici, ecco
che mi raggiunge una telefonata. Era la persona cui il giovane doveva
dire di aver visto uno in bici che scattava le fotografie. “Ti
ringrazio per quello che stai facendo e che tu sai bene- mi dice la
persona al telefono.”Sei peggio dei due dottori che stanno facendo la
campagna elettorale a Lorenzoni. Stai tirando la volata alla Migliorini
e a Lorenzoni, ma tu sei peggiore, perché scrivi sul giornale e ti
approfitti di questo ruolo e inganni la gente”. Dopo un attimo
d’esitazione, ritrovo il Vezzoni che non si fa intimorire né si fa
mettere i piedi in testa da nessuno, che difende con i denti la sua
reputazione di giornalista che dà spazio a tutti, ma non fa sconti a
nessuno. Rispondo per le rime: “Intanto ti ringrazio anche io per il
Campo della Rimembranza e comunica a quella persona che ti ha telefonato
che come cittadino, ma forse è sicuramente una cittadina, fa tanta ma
tanta pena. Ti ringrazio ancora per la telefonata, perché essa mi
conferma che a Stazzema inizia a consolidarsi un deficit di democrazia,
cosa che in passato ho più
volte denunciato e che tu adesso mi riconfermi in pieno”. Poi ho
chiuso il telefono e non ho risposto più alle telefonate. Tra l’altro
sono restato irraggiungibile anche da quelle di mia moglie, che sapendo
che vado in bici vuole sincerarsi che non sia
accaduto nulla. La persona che mi ha chiamato evidentemente non
era a conoscenza che il giorno prima, ieri mattina, mi ero sfogato con
il dott. Tommasi, attuale capogruppo d’Impegno per Stazzema, al quale
avevo espresso la mia decisione sul voto, dopo che il Campo della
Rimembranza di Mulina ha fatto traboccare la goccia dal vaso della mia
sopportazione, che comunque – lo riconosco- non è mai troppa. Ho
detto al dott. Tommasi che adesso avrei preteso che fosse valutato
l’uomo Vezzoni e non l’elettore Vezzoni, che si scegliesse la
persona o le persone. Per quanto riguarda gli altri due candidati, non
ho nessuna reticenza nell’affermare, e questo lo sanno bene nel
centrodestra, che Vezzoni
non fa né farà mai parte di quell’area politica, anche se l’uomo
Vezzoni, a sessant’anni, farebbe bene a divenire più malleabile ed
ideologicamente meno drastico. Lo sanno tutti che sono un socialista e
da lì non mi schiodo neanche con le cannonate. Non andrò mai né a
sinistra né a destra, come tanti furbi compagni hanno fatto. Lotterò
perché l’idea socialista non sparisca. È una battaglia persa, ma
spesso le sconfitte riempiono di libertà più delle vittorie. Per
quanto concerne invece Lorenzoni, siamo stati cane e gatto per oltre 16
anni, ci siamo riavvicinati nel Natale 2006, credo, per gli auguri che
mi inviò e ai quali risposi. Abbiamo collaborato insieme per la targa
marmorea in memoria del prof. Olobardi, per il recupero per ora fallito
della chiesina di Valventosa e sulla questione dei cimiteri. A chi di
dovere ho manifestato giorni fa la mia posizione critica e credo che
Lorenzoni si immagini già cosa farà Vezzoni.
D’altronde, una sera fu esplicito: “ad un certo punto - disse
Lorenzoni - deve essere
chiaro a tutti che chi ci sarà ci sarà, chi non ci sarà non ci sarà”.
Condivido in pieno questo suo ragionamento finalizzato ad impedire che i
furbi restino a guardare per poi saltare sul carro del vincitore.
Giuseppe Vezzoni non è di quella specie, e Lorenzoni lo sa. Vezzoni i
furbi li ha conosciuti con il bilancio di precisione del 2004 e intende
continuare a ricordare e a scrivere, con il suo italiano maccheronico,
affinché ci siano sempre meno furbi in giro, che le veroniche sono
belle a vedersi unicamente su un campo di calcio e/o di tennis, anche se
a volte non sono produttive. Purtroppo in politica le veroniche sono
alla luce del giorno e, ahinoi, sono produttive per il particolare e non
per il generale. Non so se Vezzoni sia stato chiaro o no, anche perché
deve rispettare la segretezza del voto, tuttavia l’impegno suo è di
continuare a servire i lettori del Nuovo Corriere della Versilia senza
essere al soldo di nessuno, ma dando a tutti il medesimo spazio. Da
questa posizione non si
muoverà e a nulla varranno pressioni, telefonate o altro. Se poi la
voce Vezzoni sarà azzittita, è bene precisare che la colpa non sarà
di chi l’azzittirà ma dei cittadini che sono stati a guardare ed
hanno permesso a qualcuno di farlo. Vezzoni le sue elezioni le ha già
vinte con questo articolo della Libera Cronaca. Il suo voto lo ha
espresso per la libera informazione, che è contro ogni logica di
“trinacrinazione” della società.
G.V.
(18 maggio 2009)
LASCIATE
FUMARE "LIBERAMENTE"
L'UNICO METATO DI STAZZEMA...

Caro
Giuseppe,
Vorrei dirti che, ora che ho tralasciato la professione che
esercitavo, ho un po' più di tempo libero e quindi mi dedico anche ad
una cosa che mi sarebbe sempre piaciuta. ASCOLTARE GLI ALTRI E SCRIVERE.
Ma, per questa seconda cosa mi sa che ho perso lo smalto e le parole che
cerco non vengono sempre fuori di getto come vorrei. Quindi prendi
quello che ti dico e ti dirò con beneficio d'inventario. Da un po' di
tempo, seguendo le "malefatte" di Beppe Grillo, Marco
Travaglio, Annozero, ecc. e confrontandole con quelle dei vari
politicanti di destra, centro, sinistra, mezza destra o mezza sinistra,
mi sono reso conto che almeno un male di intollerante democrazia, in
Italia, c'è.
Difatti a confortare questo mio dubbio, sono uscite le stime
internazionali, dove ci relegano al 74' posto (mi pare) e soprattutto
"Paese con semilibertà Informativa". Dunque sia il Vezzoni
che il sottoscritto (localmente) non
vaneggiavano e così anche tutti gli altri che hanno manifestato
opinioni in tal senso sul giornale che non c'è. È chiaro che la libertà
di opinione per chi è al potere è dura da digerire, specialmente se
dici qualcosa che non vorrebbe sentirsi dire, ma se si è democratici
PER DAVVERO, si deve accettare ed anzi trarne spunti per migliorare
qualsivoglia situazione. Ora io so che tu sei una persona che critica
molto, ma
1*) Il mestiere del giornalista deve sollevare reazioni,
2*) Se dici sempre e comunque la VERITA' come a me è sempre sembrato,
chi ti legge deve riflettere e giudicare, agire di conseguenza però
sempre a vantaggio di chi si dovrebbe tutelare.
Si può anche dissentire, ma senza fare come quell'avvocato che era
l'altro giovedì ad Annozero, che non avendo argomenti per controbattere
ululava con voce sguaiata, riproponendo di seguito stessi suoni
gutturali come un disco rotto. Chi si dovrebbe tutelare, lo sappiamo
tutti, sono le persone più deboli, che vivono con poco, chi sta male,
ecc. e sono proprio quelle persone che chi sta al potere, a mio modesto
avviso, dovrebbero in primis difendere.
La civiltà di un popolo si vede anche da tutte queste cose ma
soprattutto da come avviene il confronto democratico e civile. Anche io
a volte leggendo alcuni giornali di parte che scrivono artatamente
notizie menzognere per diffamare il politico che è contro, ho degli
scatti antidemocratici, ma poi rifletto che se le persone hanno un
minimo di cultura, senso critico ed intelligenza, lo capiscono da soli
che razza di giornalismo è quello e quindi il tutto si risolve in un
AUTOGOL. E se qualcuno ci crede, che si può fare? Si accetta e si cerca
di aprirgli gli occhi. È l'unico metodo, credimi. Ora non mi consta che
tu abbia fatto del giornalismo di parte cioè a pro di uno per diffamare
un altro, anche perchè se così fosse avrei la capacità democratica di
cancellarmi dalle tue News, ma bensì che tu denunci alcune cose che
secondo te non vanno. Lasciami dire che è cieco chi non sfrutta questa
opportunità che viene offerta da un cittadino che segnala disfunzioni,
disservizi e quant'altro. E lasciami anche aggiungere che sempre sarò
dalla parte dell'informazione vera, senza praticare sconti a chi vuol
tappare bocche. Ricordatevi Michael Moore, il regista, che ha aiutato
con una grossa somma il suo principale detrattore (su internet) in seria
difficoltà economica affinché potesse mantenere il suo sito aperto e
dire la propria opinione.
Queste poche righe vorrebbero essere un contributo affinché si capisca
e si parli doverosamente di come dovrebbe essere la Democrazia, quella
vera: Invito tutti a scrivere in merito per poter migliorarLa almeno qui
da noi.
Enrico
Benedetti
Re:
Se un metato fuma, c’è sempre
qualcuno che è solerte a
farlo spegnere, anche se il fumo esce un
mese l’anno solo per qualche ora il giorno. Chi se ne frega se
questo “disagio” durava da oltre un secolo e faceva parte di
un lavoro tramite cui si sono sostentate intere generazioni e teneva in
vita l’attività di filiera bosco-castagna-farina dell’ultimo mulino
dello stazzemese. Vezzoni
ovviamente non fuma ma il suo fumo deve essere ritenuto molto più
inquinante di quello che poco
signorilmente puoi accostargli,
emissioni ovviamente più pestifere di quelle odorose
che fuoriescono da uni metato o da un forno, ricordando che ci
sono forni e forni. Grazie delle belle parole per la Libera cronaca,
un giornale che non c’è ma che esiste eccome.
G.V.
(17 maggio 2009)
IL
CONVITATO DI PIETRA DELLA RICOLLOCAZIONE DELLA PIETRA DEL CARDOSO
Il
tourbillon degli articoli sul marmo e pietre locali che stanno
contraddistinguendo la cronaca locale in previsione della tornata
elettorale di giugno un aspetto positivo lo consegue comunque: quello di
evidenziare i marmi e le pietre locali dello Stazzemese. Finora, però,
gli attori di questa rinascenza finalizzata alla valorizzazione dei
materiali lapidei cavati e trasformati nello
territorio di Stazzema, sono gli amministratori, gli
imprenditori, i vari consorzi e/o associazioni, la VI Commissione
Regionale, Il Parco delle Apuane e l’Unione dei Comuni con lo
sportello unico SUAP (Sportello Unico Attività Produttive). Le
categorie degli autotrasportatori e soprattutto le popolazioni residenti
restano invece al margine di questo importantissimo tentativo di
unificare gli intenti e dare alle attività produttive maggiori
sicurezze di programmazione della loro attività, ricevendo in cambio
contropartite di sostenibilità ambientale e sociale a tutela della
qualità della vita sul territorio. Il convitato di pietra di questo
serrato confronto è la ricollocazione estrattiva della Pietra del
Cardoso, di cui ancora nessuno sa dove avverrà. Prima delle elezioni
sarebbe bene coinvolgere le popolazioni interessate e metterle a
corrente su quali macro-aree l’Amministrazione Comunale ha individuato
per la ricollocazione
estrattiva della Pietra del Cardoso. Occorre evitare fin da subito che
le colpe di eventuali scelte non gradite dai residenti vicini alle aree
dove sarà spostata l’attività estrattiva possano poi ricadere, come
solitamente avviene, sulla Regione Toscana e sul Parco elle Alpi Apuane.
G.V.
(24 aprile 2009)
SANTORO,
IL TERREMOTO E LA LIBERA INFORMAZIONE
Ho
seguito con interesse la trasmissione sia di giovedì sera sia
quella in replica al venerdì su Raisat di Michele Santoro dal
titolo "Annozero". La trasmissione trattava chiaramente del terremoto dell'Abruzzo.Nei giorni
successivi ho sentito sia dalle Tv che dalla rete che gli onorevoli Fini
e Berlusconi hanno criticato e gridato all'indecenza; chiaramente i loro
giornali e TV hanno seguito la voce del padrone in maniera come al
solito servile ed acritica. Vorrei entrare solo un poco nel merito della
questione: Santoro ha fatto circolare delle interviste fatte a gente
comune, dottori dell'ospedale martoriato e gente della protezione
civile. Un po’ tutta questa gente si lamentava delle disfunzioni che
sarebbero avvenute durante il primo approccio con il sisma nel giorno di
lunedì, DOVUTE ALLA DISORGANIZZAZIONE. Solo questo. È STATO SUBITO
TACCIATO DI SCANDALOSA DELAZIONE AI DANNI DELLA PROTEZIONE CIVILE! Ma
quello che è ancora più grave è che vi è una velata voglia di voler
far cessare questa trasmissione nella TV di Stato (come viene dai
rappresentanti del Governo definita), con la scusa che è finanziata da
soldi pubblici ecc. Mi fermo qui e domando quanto la libertà di
trasmettere (e/o di stampare) anche le opinioni diverse riuscirà ad
esistere ancora nonostante sia già stata striminzita a una/due
trasmissioni pubbliche. Purtroppo non entra nella loro testa il concetto
di libertà di informazione, di democrazia e di rispetto per le altrui
idee: Chi canta fuori dal coro è tacciato di stonare a prescindere.
Occhio perché le dittature cominciano così!
Enrico Benedetti
Il
problema della libera informazione è una delle emergenze di questa
Italia di facciata. Purtroppo anche a livello locale c’è chi vorrebbe
mettere il bavaglio al fare cronaca dalla parte dei cittadini,
rispettando tutte le parti in campo ma anche mandando a quel paese chi
ha l’arroganza di intervenire presso le redazioni per intimorire i
giovani cronisti. Queste persone sono degli autentici anti-democratici,
dei podestà che non vogliono critiche e fanno succedere quello che è
successo oggi su un quotidiano. C’è chi teme questi interventi
prepotenti, tanto che poi, per compiacere, fa dei pastrocchi che
distruggono la credibilità del giornale. Siamo sull’orlo di una
dittatura, ma questo, come ben sai, non può essere imputato solo ai
governi del centrodestra perché se siamo in questa situazione molta
colpa è anche dei governi del centrosinistra. Quando l’informazione
non è libera, è certo che anche i cittadini non lo siano. Su questo
non ci piove. Ti saluto, caro Enrico, invitandoti a vedere se gli oltre
400 milioni di euro che si risparmierebbero accorpando le elezioni
europee e amministrative al referendum saranno ricaricati sui cittadini
italiani sempre più tartassati e soprattutto sulle attese dei
terremotati. Il ministro Calderoli della Lega ha dichiarato che non ci
sono precedenti e che esistono problemi di incostituzionalità, ma pure
per la Messa il Venerdì Santo in suffragio dei morti provocati dal
terremoto dell’Abruzzo non aveva precedenti
ma ciò nonostante il Santo Padre ha autorizzato la celebrazione
che andava in deroga al rito liturgico previsto nel giorno che si
ricorda la morte di Cristo. Oltre 400 milioni di euro da mettere subito
sul piatto della ricostruzione significherebbe togliere un ulteriore
incremento del debito pubblico italiano e dare ai terremotati
un’immediata risposta che il tempo da attendere per rientrare nelle
loro case sarà minore.
G.V.
(14 aprile 2009)
BUONA
PASQUA DALLA “LIBERA CRONACA”
In questo grave momento
dell’Italia, stretta tra la crisi economica e la tragedia che ha
colpito l’Abruzzo, la Pasqua 2009 giunge nelle famiglie stordite da
queste vicissitudini e dal domani cui occorre una maggiore speranza per
immaginarlo sereno. Tuttavia sarebbe maniera ipocrita pensare che con
questa esplosione di solidarietà si possano coprire responsabilità di
aver permesso e/o di non aver controllato che le norme antisismiche
nell’edificazione non fossero rispettate. Non si può prendere ad
esempio il meglio che danno gli italiani nel momento della difficoltà e
dimenticare l’imperversare dei furbetti di quartiere nella quotidianità
senza drammi, di chi fa la cresta sul cemento, sul ferro e chi sa
muoversi tra le deroghe che poi impediscono sempre di risalire alla
responsabilità. La Pasqua porta la gioia dell’anima per la speranza
della Resurrezione in Cristo, ma sarebbe una gioia fittizia e di
facciata se ognuno di noi, nel piccolo come nel grande, continuasse a
fare il furbetto di quartiere. Dio dà gioia ai peccatori che si
pentono, ma usa la frusta per chi si crede di avere la coscienza a posto
ed utilizza il Tempio a proprio vantaggio e a discapito degli altri. È
venuto il tempo, nessuno escluso, di dare significato vero a quel
volerci professare cristiani che spesso rivolta lo stomaco, è arrivato
il tempo che la democrazia non sia più appannaggio dei pochi che
vincono ma lo diventi per molti che non vincono mai. È tempo che alle
parole seguano i fatti, che chi sta più in alto dia l’esempio e non
continui a togliere ai poveri per dare ai più poveri.
È questo l’augurio di Buona Pasqua della Libera Cronaca del giornale
che non c’è.
G.V.
(9 aprile 2009)
DISTRAZIONE
DI MASSA 2
Ho visto un Re/
a bèh, sì bèh…
Ma sempre allegri bisogna stare….
Berlusconi si è sbagliato
nell’affermare che i deputati fanno solo numero, perché chi fa
veramente numero è il popolo italiano, distratto a destra e a manca da
maggioranza e opposizione che non trovano di meglio che azzuffarsi a
parole, mentre Sagunto è sotto assedio e tutto sta precipitando ad
ingrossare le fila dei senza lavoro e del debito pubblico, che è preso
a ricrescere. Ma chi se ne frega se ciò avviene quando stanno
trionfando le parole di sempre: Libertà, Democrazia, Innovazione,
Giustizia, Riforme e quant’altro. Intanto i cittadini italiani in
questo turbinio di valori non possono scegliere coloro che li
sbandierano. Se li trovano lì, belli e confezionati da quattro o cinque
che pensano a tutto. Intanto il Centro Studi della Confindustria
converge le sue stime economiche con quelle fatte dalla Cgil, alla
faccia delle stime governative che sono più rosee… e/o più omissive.
Il fatturato nell’industria è crollato al livello del 1991, quasi il
20% in meno a gennaio 2009 rispetto a gennaio 2008. La previsione del
Centro Studi dell’Associazione degli Industriali italiani prevede 507
mila posti di lavoro in meno, un Pil al 4,6%, in sostanza quasi
raddoppiato rispetto al dato del 2008 che era del 2,7%. Per il debito
pubblico la previsione della Confindustria fornisce il dato 2009 del
112,5% sul Pil, quasi 7 punti in percentuale in più di crescita sul
1005,8% del 2008. La stima per il 2010 è del 114,7%, valore quasi
identico a quello del 1998. Il che vorrebbe dire, andando ad analizzare
la previsione, che negli ultimi undici anni i governi della Seconda
Repubblica, in merito al debito pubblico, hanno amministrato con lo
stile del gambero: un passo avanti e due indietro. Il debito è
cresciuto, gli italiani sono divenuti sempre più poveri e più precari,
ma il mangia mangia continua. E il bello deve ancora venire con i
licenziamenti dei precari della scuola. Nella canzone di Jannacci degli
anni ’60 del secolo scorso, al piangere caldo dell’Imperatore, del
Re, del Ricco e del Cardinale, il popolo doveva contrapporre la sua
allegria poiché il piangere avrebbe fatto male all’Imperatore, al Re,
al Ricco e al Cardinale. L’Italia è ormai divenuta nazione di popolo
che deve ridere mentre assiste al proprio divoramento da parte
dell’Imperatore, del Re, del Ricco e del Cardinale, ovviamente tutti a
versare calde lacrime ma non smettendo di spolpare quanto ancora rimane.
Più si sprofonda e più urge l’esempio di giustizia e di equità
nella distribuzione della ricchezza. Ma così ancora non è. Alla fine
di questa crisi finanziaria gli italiani saranno becchi e bastonati.
Fatta eccezione degli esuberi di Alitalia, sono stati considerati
manodopera di un dio maggiore, il periodo di salvaguardia e le risorse
cui potranno contare gli occupati del dio minore che hanno perso, stanno
perdendo e perderanno il posto di lavoro sono molto limitati.
Soprattutto per i precari. Che fine faranno costoro non si sa, ma agli
italiani resta come consolazione il fatto che chi cadrà
disgraziatamente in uno stato vegetativo mai più nessuno potrà
togliergli il mangiare e il bere e potrà vivere anche contro la sua
volontà per decenni in quella condizione in un letto. Ancora non si
comprende se in quello di casa, come avviene oggi
per la maggioranza dei casi, o in quello di un ospedale, che sono
attualmente assolutamente insufficienti. Ma queste sono sottigliezze,
come le sempre meno mani che arrivano agli scaffali.
G.V.
(28 marzo 2009)
SANDRO
PERTINI E I MARTIRI DELLE FOIBE: USCIAMO DA QUESTO INGANNO DELLA MEMORIA
Durante il consiglio comunale di
Seravezza di giorni addietro la Giunta ha respinto la richiesta del
centrodestra di intitolare una strada o una piazza ai Martiri delle
foibe, manifestando invece l’intenzione, sorretta dalle forze di
maggioranza, di intitolare una strada o una piazza alla figura di Sandro
Pertini. Sulla questione interviene il segretario provinciale della Lega
Nord Toscana, Vincenzo Capovani, che considera questo comportamento
un‘offesa ai martiri delle foibe, di tante vittime innocenti
“infoibate” con la logica di “considerare le vittime e di
conseguenza i carnefici secondo una precisa collocazione politica”. Il
silenzio colpevole, il revisionismo della sinistra sulle foibe e più in
generale sul passato criminale della storia omicida del comunismo –
interviene Capovani – è ormai condannato dalla storia ma non dai
partiti che si rifanno alla sua ideologia, nella giustificazione di un
interesse collettivo oltre la dignità stessa della persona ricorda
tempi quando gli assassini venivano chiamati semplicemente cattivi
compagni. I cittadini di Seravezza devono sapere – prosegue
l’esponente della Lega - che
la posizione dell’assessore Bartelletti, di Rifondazione
Comunista, espressa con un intervento arrogante e offensivo nei
confronti del centrodestra, è condivisa dallo stesso sindaco Neri. Nel
1953 Pertini, alla morte di Stalin, – ricorda Capovani – affermava
che il compagno Stalin “ha terminato bene la sua giornata, anche se
troppo presto per noi e le sorti del mondo”. “Nel maggio del 1980 in
veste ufficiale ai funerali di Josip Broz Tito baciava la bandiera che
ne avvolgeva la bara dimostrando disprezzo verso la comunità
Giuliano-Dalmata. Come Capo dello Stato Pertini concesse la grazia,
contro il parere del magistrato, al compagno partigiano Toffanin
condannato all’ergastolo come principale responsabile dell’eccidio
di Porzûs. La possibilità di intitolare un’area pubblica a Sandro
Pertini in contrapposizione ai Martiri delle foibe - termina
il segretario provinciale della Lega - è un chiaro segnale di
inaccettabile disprezzo da parte della Giunta Neri verso gli italiani
innocenti che subirono la violenza del comunismo d’oltre confine”.
L’unica cosa sorprendente, se la ricostruzione della vicenda e i
riferimenti storici sono veri, è che sia stato scelto il socialista
Pertini, certamente il presidente più amato degli italiani, e metterlo
in contrapposizione con la doverosa memoria dei Martiri delle foibe. Non
poteva essere scelta una figura comunista invece che socialista?
Il
comunicato del segretario provinciale della lega Nord Toscana offre il
destro per una ulteriore riflessione. Perché si è voluto mettere in
contrapposizione la memoria del socialista Sandro Pertini con la memoria
dovuta ai Martiri delle foibe? I socialisti di Seravezza sono davvero
così annichiliti da non esprimere una chiara presa di distanze da una
contrapposizione che non doveva assolutamente nascere, anche perché la
memoria del presidente più amato dagli italiani non può certo essere
fatta prevalere sulla memoria di migliaia di cittadini scaraventati
negli anfratti carsici dalle milizie comuniste e dimenticati per
decenni, alla pari delle migliaia di vittime delle stragi nazifascite
compiute in Italia dal 1943 al 1945, dallo Stato Italiano. Dedichiamo a
Pertini e ai Martiri delle foibe o una strada o una piazza di Seravezza,
ma usciamo da questo tentativo, davvero ripugnante, che con la memoria
dell’uno si possa prevaricare la memoria degli altri o viceversa. La Libera
Cronaca del Giornale che non c’è trova assurdo e moralmente
fuorviante che con la memoria si possano alzare muri di tal fatta. Sono
sbarramenti che offendono la figura Pertini e alla stessa tregua le
vittime giuliane-dalmate di cui l’Italia democratica e libera del
dopoguerra ha disconosciuto come propri figli, così come ha fatto per
le vittime del nazifascismo, per gli internati Militari Italiani e i
reduci dalla prigionia in Russia. E qualcuno ha gravissime colpe per
quanto ha fatto succedere. E aggravio maggiore è che il tradimento
della verità è avvenuto in uno stato democratico, con uomini che di
sono proclamati democratici, nella disattenzione della Chiesa e con la
copertura data a questo scenario di occultamento anche dalla parte
politica che doveva controllare che giustizia e verità fossero fatte.
È ora di finirla di rimescolare il sacrificio degli uni con gli altri,
di rivedere ciò che la storia degli uomini liberi non permetteranno ma,
chiunque sia al governo del paese o di un piccolo comune. Non può
sfuggire, nel "nuovo" contesto politico in cui il Popolo della
Libertà e il Partito Democratico di dicono zeppe di valori, l’abnorme
deriva politica verso chi stiamo naufragando e che mette in
contrapposizione la memoria della figura e i valori del Socialismo
italiano incarnati da un presidente della Repubblica che ha fatto la
lotta di Liberazione ed ha conosciuto il carcere e il confino contro
un’altrettanto drammatica memoria di uno spregio di migliaia di
vittime che il comunismo volle a attuò infangando l’ardore della
ribellione al nazifascismo attraverso la pulizia etnica, l’odio di
classe e la vendetta politica.
G.V.
(25 marzo 2009)
DISTRAZIONE
DI MASSA SULLA CRISI SOCIALE
Neanche una settimana fa la Libera
cronaca si era soffermata sul concetto se l’Italia è da considerarsi
nella situazione di un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Oggi
Berlusconi è tornato a tuonare contro l’opposizione e i giornali
compiacenti di prospettare
un quadro a tinte fosche della crisi economica che investe l’Italia,
quasi che il Presidente del Consiglio non avesse ben strette nelle sue
mani le leve dell’informazione. Il giochino, che in un paese normale
farebbe sbellicare dalle risate se così fosse veramente, invece riesce
alla grande nei confronti di quella massa di cittadini italiani, un gran
numero, che sono totalmente fuori da quella informazione e conoscenza
minima di come stanno veramente le cose, che si accontentano dei
salamelecchi e dell’ossessivo e tambureggiante dagli agli untori del
disfattismo. A febbraio la casa integrazione è aumentata del 200% in un
paese che la crisi non doveva toccarlo pesantemente come le altre poco
virtuose nazioni dalle quali ovviamente l’Italia si differenzi.
Intanto i Tremonti bond stanno facendo comodo alle banche, ma non
sappiamo se questo comodo per assestare e dare credibilità ai bilanci
sarà poi riversato sui clienti, investitori, Pmi, artigiani e famiglie.
Intanto non abbiamo ancora visto una misura precisa che tagli gli
stipendi ai grandi manager, non abbiamo visto ancora l’esempio, si
chiami pure misura populista, da parte dei politici di ridursi i loro
emolumenti e vantaggi nel momento in cui i cittadini del popolo che
rappresentano, quelli fortunati, vanno in massa in cassa integrazione e
devo tirare avanti con una decurtazione di stipendio del 25 /30%. Se 560
mila operai sono in cassa integrazione, pertanto guadagnano di meno ma
pagano anche di meno le ritenute fiscali ed accedono alle facilitazioni
tariffarie che il minor reddito consente loro, come è possibile che il
costo della politica e dei suoi uomini resti immune da questa sofferenza
economica sociale? Forse il miracolo della moltiplicazione dei pesci si
ripete unicamente per coloro che stanno bene? Forse i politici italiani
sono maghi capaci di rendere intoccabili le loro entrate di migliaia e
migliaia di euro. Il segretario del Pd Franceschini, dopo un buon inizio
che ha reso più credibile la politica del partito e ha rinserrato le
file e le idee dopo la gravissima sfilacciatura creata dalla segreteria
Veltroni, sta perdendo il filo con quel colpo al cerchio e uno alla
botte che sta assestando. Anche lui rischia quella distrazione di massa
di cui accusa il Governo Berlusconi nel ritardare di chiedere misure
precise,chiare e morali che diano l’esemp
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