questo sito sostiene Domenico Lombardi quale candidato sindaco al Comune di Pietrasanta

 

     

Manifestazione dei Socialisti 
per Enrico Rossi

Io scelgo il futuro!

Lunedì 22 marzo 2010, ore 21
Palacongressi - Sala Rossa
Firenze


PER UN MANIFESTO DELLE CULTURE DI PIETRASANTA

La campagna elettorale ha fatto capire quanto sia importante per Pietrasanta la questione “cultura”, soprattutto perché il dibattito è andato al di fuori della cerchia dei partiti. L’iniziativa di “ContinuArte” è servita, quanto meno, a rendere palpabile la diffusa preoccupazione sul futuro della produzione artistica e sullo snaturamento in atto del volto della città. 
Culture diverse, ma rispettose dell’identità e della tradizione, si sono sempre incontrate a Pietrasanta senza togliere nulla, ma aggiungendo molto. Al contrario, forme aggressive di mercificazione, che guardano soltanto all’oggi, stanno svuotando le strade e le piazze di relazioni umane e di valori culturali. Sullo sfondo c’è l’amara prospettiva di una seconda Forte dei Marmi che, tra il modaiolo e il mondano, poco produce e molto consuma, a ritmi così sostenuti da impoverire le risorse accumulate nel tempo.
Sono stati preannunciati manifesti ed iniziative per rilanciare una riflessione sull’identità e sulle culture di Pietrasanta. 
Ben vengano e al più presto. 
Senza la presunzione di fornire ricette definitive, si segnala soltanto un recente spunto poetico di Giuseppe Cordoni, dal titolo “Preghiera per Pietrasanta”, che sembra scritto apposta. È un poemetto breve dedicato alla memoria degli scalpellini, che l’autore considera i primi veri operatori culturali della città:

Pietrasanta. Sullo stemma di chi l’ha fondata spicca, come un sole, un sasso del Golgota intriso d’una goccia di sangue del Redentore. Secoli di passione a cercare nel marmo le ragioni possibili della Bellezza. Misura aurea delle sue strade e oro delle mani di tutti gli scultori che l’hanno attraversate. Che la sua vocazione non finisca!

Antonio Bartelletti
(10 marzo 2010)




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FIDIA ARATA:
UN SOCIALISTA DEL PRIMO GOVERNO DELLA TOSCANA...
UNA PASSIONE DI MONTAGNE, FILOSOFIA E... MARMI

La figura di Fidia Arata, poliedrica figura di politico, professore universitario, filosofo, amministratore regionale e locale e presidente di associazioni di volontariato come il Club Alpino Italiano di Forte dei Marmi (dal 1952 al 2004) , ha attraversato un lungo periodo della storia della Versilia con una serie di avvenimenti importanti e sempre con una saldezza morale e una "difesa attiva" dei valori etici oggi difficilmente ripetibile in molti esponenti della politica toscana.
Lasciando un piu' dettagliato giudizio a chi maggiormente ha frequentato l'uomo politico e il professore Fidia Arata nel suo tempo, un mio ricordo personale da socialista, socio del Club Alpino di Forte dei Marmi e universitario è legato sia al personale apprezzamento che egli ebbe nel mio lavoro di ricerca storica locale, riconoscendo valido e finanziando il mio libro del 1998 sulle "Miniere in Versilia" (con una sua sentita prefazione) sia alle varie e diverse informazioni che egli in vita seppe darmi su alcuni dettagli storici nella politica dei primordi del Consiglio Regionale della Toscana.
In particolar modo di Fidia Arata, nel campo dello sviluppo delle pianificazioni programmatiche del governo della Toscana nel quadro dell'assegnazione delle competenze minerarie sulle cave apuane, è da ricordare l'impegno da protagonista che egli spese per l'allestimento politico della programmazione della prima fase del "Progetto Marmi" della Regione Toscana dal 1972 al 1975. 
Dalla lettura di pubblicazioni e della rassegna stampa del periodo si rivedono i numerosi convegni, giornate di discussioni, spese a livello di pianificazione politica e di impostazione anche tecnica dei lavori preparatori a quello che rimane uno dei progetti tecnici più lunghi in termini di durata temporale che la Regione Toscana abbia affrontato (dal 1972 al 2007).
Al termine di quella prima fase di lavoro, che fu eseguita sul campo da 6 geologi e studenti di geologia e 3 docenti coordinati dal compianto prof. Gaetano Giglia dell'Università di Pisa, si elaborarono le prime relazioni sulle problematiche di una unitaria redazione di documenti di pianificazione per "comparti attrezzati" e l'allestimento di una specifica cartografia tecnica a scala di dettaglio.
Questi sforzi di programmazione tecnica e politica portarono ad una seconda fase tecnica attraverso l'ente regionale per l'assistenza tecnica e gestionale (ERTAG) che con varie personalita' tecniche porto' la regione Toscana ad una delle prime pianificazioni normative del settore estrattivo (la LR 36/80) e alla redazione di numerose
cartografie tematiche ed elaborati tecnici, catalogi merceologici dei marmi apuani, dal 1980 fino allo scioglimento dell'ente nel 1988.
La Regione Toscana ha oggi fatto revisionare e aggiornare alle conoscenze tecniche di oggi, dal 2004 al 2007 e attraverso il lavoro di 6 geologi coordinati dal prof. Luigi Carmignani, tutto il contenuto tecnico del Progetto Marmi da parte dell'Università di Siena, giungendo infine ad una pubblicazione completa e ad una fruizione "on line" di tutto il materiale precedente e della nuova documentazione tecnica elaborata dal 1988 a oggi.
Si deve quindi senza dubbio riconoscere il ruolo importante che Arata ebbe in quel primo periodo del consiglio regionale toscano nell'incentivazione programmatica dei settori estrattivo, turistico e di valorizzazione delle Alpi Apuane da molti punti di vista.
Dell'uomo Fidia Arata è da pensarsi nel futuro un ambito di valorizzazione storica e politica della sua figura, che lo riproponga come esempio sia di sopraffina cultura accademica che di laboriosa , talora spigolosa, concretezza amministrativa che lo ha contraddistinto e ha portato ad alti livelli un modello di cultura socialista corredata da elevati e intaccabili valori morali, oggi da ripensare e rivedere come riferimento rispetto allo scadimento complessivo della tenuta etica della politica locale (anche in Toscana) e del relativismo e "commercializzazione" forzata della cultura e della coerenza nel nostro tempo.

Sergio Mancini
(3 marzo 2010)

Nel ricordo del Presidente socialista, uno spaccato della storia politica stazzemese del 1990
Ventennale della morte di Sandro Pertini

La Libera Cronaca vuole ricordare in questa maniera i 20 anni trascorsi dalla morte del Presidente degli Italiani: Sandro Pertini. Sabato 24 febbraio 1990 morì l’uomo politico e il Capo di Stato che avvicinò i ragazzi delle scuole alle Istituzioni. Due giorni dopo, lunedì 26 febbraio 1990, si riunì il PSI di Stazzema presso il Bar Trattoria Garbati di Mulina di Stazzema (lunedì è turno di riposo dell’attività e il PSI di Stazzema del tempo, non avendo più la sede, chiedeva, per le riunioni serali di partito, la disponibilità ai proprietari dei locali pubblici stazzemesi nei giorni in cui gli esercizi erano chiusi al pubblico). Segretario comunale del PSI era Giuseppe Vezzoni. L’oggetto di quella riunione era l’accettazione o no della controproposta della D.C. Stazzemese, guidata da Gian Piero Lorenzoni, con cui avrebbe acconsentito di fare un accordo con il PSI se i socialisti prendevano le distanze dal PCI ed accettavano nella lista di eventuale coalizione la formula 3+1 di candidati che stessero bene anche alla D.C. Numero comprensivo anche di quello probabile di un candidato del PRI. Il Consiglio comunale di Stazzema era composto allora di 20 consiglieri: 16 alla maggioranza e 4  alla minoranza. La controproposta della DC (3+1) con cui era stata rigettava la proposta del PSI (6 candidati tutti PSI e senza nessuna pregiudiziale) fu portata fresca fresca quella sera dalla delegazione del PSI, composta da F. Tarabella, R. Babboni e R. Verona (vulgo Capolino) che aveva incontrato nel tardo pomeriggio la D.C , Stazzemese a “Piazza del Gesù” del Mulin del Giusti, a Pontestazzemese. Giuseppe Vezzoni, prima di dare inizio alla riunione, ricordò con queste parole  il compagno Sandro Pertini. Testo tratto dal quaderno verbali del segretario del PSI Stazzemese Giuseppe Vezzoni (20 0ttobre 1989-25 ottobre 1991).

“Cari compagni, come segretario non posso esimermi dal tralasciare, aprendo i lavori di questa assemblea, un cenno di ricordo per il compagno Sandro Pertini. Un socialista che lascia a tutti noi un patrimonio di valori che non debbono essere perduti. Era un uomo che rifuggiva dalle formule alchemiche della politica, osteggiando con la semplicità delle argomentazioni che arrivavano alla coscienza di tutti quel parlare criptico in cui spesso si nascondono gli alibi della deresponsabilizzazione e del disimpegno, germi che inficiano la trasparenza di chi si vuole impegnare a portare nel partito e nella società il genuino contributo per cementare le ragioni democratiche: nel Paese e nel Mondo. Ricordo infine il Presidente, quello che ha saputo rivoluzionare nella veste più alta della Repubblica il porsi e il darsi alla gente comune, gettando alle ortiche tutti i cerimoniali, quello che ha puntato il dito nel Partito e nel Paese sulle responsabilità, sui lassismi, sulle ingiustizie, chiamandole con il vero nome e senza giri di parole. Ricordo anche che come Capo dello Stato ha messo in prima fila tutta la forza morale della sua persona nel periodo più buio della Repubblica, quando il terrorismo e le associazioni occulte cercarono di minare le basi delle nostre Istituzioni Democratiche. Questo è il pensiero che i socialisti di Stazzema avranno sempre del Compagno Sandro Pertini”

Nella riunione successiva, il 3 marzo 1990, il PSI di Stazzema decise di non accettare la mortificazione che pretendeva la Democrazia Cristiana di Stazzema. Non era solo nel numero dei candidati ma aveva anche la pretesa che il PSI disconoscesse i progetti, come il Parco della Pace, Antro del Corchia, Circonvallazione di Pontestazzemese, Molinette e Alpeggi, ritenuti allora la terra dei sogni di Stazzema. Il PSI di Stazzema riconfermò la sua presenza nella coalizione della Rinascita della Montagna assieme al PCI e subì la sconfitta elettorale. Giuseppe Vezzoni voleva che il PSI facesse una lista autonoma ma passò dopo una votazione democratica la decisione di proseguire l’alleanza con il PCI. Dopo neanche un anno la storica esperienza della coalizione di Rinascita della Montagna (1975-1990) cesserà. La causa è che il consigliere di area socialista Luperi diverrà assessore in Comunità Montana. La fine della coalizione Rinascita della Montagna sarà ufficializzata dal capogruppo del PCI, Alberto Tenerani, nel Consiglio comunale del 20 novembre 1990. Scorrendo i verbali di 20 anni fa, neanche la barzelletta più azzeccata arriverebbe a far ridere tanto: soprattutto come cambia/non cambia la politica di Stazzema e come ci si travasa senza alcun ritegno per quello spirito di servizio di fare politica che sa tanto d’altro.

Giuseppe Vezzoni
(24 febbraio 2010)

Nel decennale della scomparsa, 
la posizione di un socialista critico sulla figura dello statista milanese

Craxi ha fatto comodo prima e fa comodo oggi

Ospitiamo volentieri un intervento critico di Giuseppe Vezzoni sulle celebrazioni di Bettino Craxi, a dieci anni dalla morte. Non vi è dubbio che l'autore del pezzo sia un socialista e che esprima un sentimento diverso da quanto ascoltato in questi giorni. Per ricordare bene Craxi bisogna iniziare subito con contributi "contro" e non con quelli a "favore", magari di circostanza o di opportunità, poiché la figura dello statista milanese è complessa e difficile anche oggi da valutare nella sua portata storica. Craxi è stato un segretario di partito dirompente, mai banale e scontato, che ha fatto discutere e giustamente dividere ed appassionare la scena politica italiana. Ci piacerebbe che qualcuno usasse queste pagine per un approfondimento vero e sereno su Craxi e il Socialismo degli anni Ottanta, al di fuori dei luoghi comuni su Tangentopoli e la Prima Repubblica, che tanto disastro hanno provocato. 
La parola dunque, per primo, a Giuseppe Vezzoni...

Non mi allineo a questa rivisitazione della figura di Bettino Craxi. Il fu segretario del fu PSI ha fatto comodo prima e torna a fare comodo oggi: agli stessi che ieri gli lanciarono le monetine e che oggi lo vogliono rivalutare come statista sentendo addosso, come allora, lo scalpitar della carica della magistratura. Lo scrivo e lo ripeto da socialista cui mi sento, da socialista che il 25 ottobre 1991 (Tangentopoli è iniziata nel febbraio 1992) ha piantato il PSI con una lettera pubblica, nauseato da come si stava snaturando un partito che con Craxi e la sua voglia di potere ad ogni costo aveva imbarcato gli arrivisti, i voltagabbana, gli affaristi, uomini senza valore e senza i valori socialisti, gente che mirava al sodo, costasse quello che costasse. Craxi ha ucciso il PSI e l’idea socialista rinunciando a farsi giudicare da una giustizia di uno Stato di cui era stato Presidente del Consiglio, dalla giustizia di uno Stato che in Parlamento aveva denunciato fosse diffuso da degenerazioni, corruttele, abusi e illegalità. Un socialista vero avrebbe combattuto, fino alla galera. Avrebbe costretto coloro che facevano incetta di tangenti come il PSI a farsi un esame di coscienza pubblico, invece ha dato loro l’alibi per nascondersi dietro ad un uomo impaurito, violentato dalle monetine lanciategli contro all’uscita dall’hotel Raphael. Quelle monetine non sono più volate, eppure la corruzione e il malaffare delle tangenti è continuato ed ha toccato anche quelli che lasciarono isolato il segretario socialista. Le tangenti, che oggi nessuno ha voluto significare cosa producevano, hanno aumentato i costi delle opere pubbliche, hanno caricato di debiti i cittadini italiani. Non servivano evidentemente per fare politica ma per la sua accezione peggiore. Come si può fare politica ricorrendo all’illegalità? In questa giornata, rispettando il dolore dei famigliari a dieci anni dalla morte, come Libera Cronaca vogliamo annotare “la durezza senza uguali” che, dal 1992 in poi, le fasce più deboli della popolazione italiana hanno subito dalla politica della Seconda Repubblica, nata dal lancio delle monetine e dalla fuga di un politico condannato in contumace due volte, anche se per un procedimento di condanna la Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha rilevato che sia stato violato il “diritto ad un processo equo”. Craxi ha fatto comodo ieri e fa comodo oggi per veicolare l’idea che su quel crocevia trasversale, il rosso e il verde del semaforo della giustizia debbano scattare a seconda il censo sociale: rosso sempre e comunque per il popolo, verde per l’eterno perseguitato politico di turno, per i finanzieri senza scrupoli e industriali e manager che coperti dalle banche portano all’eccesso i fallimenti dei gruppi industriali. Con la commemorazione odierna non si è forse cercato, fra le mille attenzioni del caso, che la Giustizia Italiana può modulare la sua durezza di azione a proprio compiacimento di casta o per interessi di altri? Se fosse così, si abbia il coraggio di denunciarlo e di porvi rimedio senza indugio, ma senza ricorrere all’immunità dei politici, al processo breve o a quant’altro che possa prefigurare che davanti alla legge non tutti sono uguali. Come cittadino non ci sto, come cittadini non dobbiamo starci a questa rivisitazione che mira, attraverso Craxi, a far passare qualcos’altro che la ovvia e cointeressata rivalutazione di un uomo-statista. Arriva tardi questo ripensamento che sa tanto di opportunismo peloso, dopo che al PSI si è fatta mangiare la polpetta avvelenata. L’ultima gliela ha confezionata il PD di Veltroni, che ha scelto di allearsi con l’Italia dei Valori di Di Pietro e non con il PSI. Il magistrato Di Pietro ha fatto il proprio dovere di Pubblico Ministero: quello dell’accusa e del cercare le prove della corruzione. Tuttavia, in maniera scorretta e fuorviante si richiama sempre l’azione del magistrato del pool di Mani Pulite nonostante è risaputo che gli ordini di carcerazione e le sentenze sono emessi, allora come oggi, dai giudici e non da pubblici ministeri. Con calcolo si sono fatti disperdere coloro che credevano nei valori del PSI, mentre la diaspora dei furbi ha trovato braccia aperte su sponde contrapposte per continuare a governare con quella “durezza senza uguali” le classi meno abbienti. Craxi è stato lasciato solo ieri e come avviene sempre in Italia è stato troppo circondato oggi. Un rimorso politico mosso da ben altri interessi che la voglia vera di riconsiderare la sua figura. Craxi e la sua vicenda oggi servono alla politica per circoscrivere la magistratura, a quella politica che tiene fermo da quindici anni il potere di acquisto degli operai e dei pensionati, inchiodati come Cristo a quel non “non diritto di equa politica”. Sono quindici anni che i lavoratori hanno man mano perso i diritti conquistati, che hanno iniziato a fare i conti con il lavoro interinale, con la precarietà dei contratti a termine,  con l’impoverimento economico delle famiglie per l’entrata in vigore dell’euro, lasciato libero di depredare i redditi, con l’allungamento dell’età per la pensione e la riduzione dei coefficienti, coi licenziamenti di massa come quelli fatti nel settore dell’istruzione. Nonostante ciò, il debito pubblico non è calato ma è aumentato, la corruzione pure, la malavita organizzata controlla vaste aree del Paese, le tangenti sono continuate, i consigli comunali, provinciali, regionali e il Parlamento non incidono più ma vanno a rimorchio dei pochi che comandano e fanno le scelte, l’Italia è indietreggiata nella scala della civiltà delle nazioni e fa finta di non vedere la disoccupazione giovanile, l’abisso sociale dell’Italia di domani, di anziani che rischiano di non maturare più la pensione o di averla in quella misura da rendere infimo l’ultimo tratto della loro vita. Oggi è stata rivalutata la figura di Craxi, vittima di una “durezza senza uguali”. La Libera Cronaca vuole invece ricordare le classi più indifese degli italiani, anche loro vittime di “una durezza senza uguali” per il mancato diritto di avere un’equa politica

Giuseppe Vezzoni
(19 gennaio 2010)

DOMENICO LOMBARDI (PD) È IL CANDIDATO SINDACO A PIETRASANTA PER IL CENTRO-SINISTRA

Le primarie di Pietrasanta, tutte interne al PD, hanno scelto la via dell'esperienza e della maturità. Domenico Lombardi e la sua lunga militanza politica sono l'arma del centro-sinistra per sconfiggere, alle prossime elezioni comunali, l'armata agguerrita del candidato sindaco del centro-destra, ancora da individuare. Lombardi vince le primarie con 1212 voti (pari al 51,9% dei voti validi) e stacca di quasi dieci punti il più giovane e desideroso di emergere, Luca Mori, che ha raggiunto il 42,2%. Il terzo concorrente, Patrizia Viviani, ferma al 5,9% ha preso male l'esito del voto annunciando che il suo gruppo uscirà dal Pd e non sosterrà Lombardi.

(23 novembre 2009)

 

 

I SOCIALISTI FUORI DA SeL?: OPPORTUNISMO O COERENZA? 

Nencini ha spiegato le ragioni del suo 'No' e di quello dei Socialisti alla trasformazione dei SeL da cartello elettorale a partito politico. Le ha spiegate bene, ma non ha convinto pienamente. Rimane nei più l'amaro della chiusura anticipata dell'ennesima esperienza di rilancio socialista, in cui è stato speso tempo e riposta più di una speranza. È pur vero che il de profundis a SeL lo ha cantato prima l'Assemblea nazionale dei Verdi a Fiuggi. È pur vero che il caso "Puglia" e le ambiguità sulla collocazione europea hanno indebolito la leadership Vendola e creato crepe tra le piccole e diverse forze politiche di questa "sinistra non rappresentata".
Tutto vero e forse sufficiente a giustificare l'impuntatura di Nencini.
Rimane però sul Partito Socialista un pregiudizio "storico", diffuso dagli anni del Pentapartito e passato per Tangentopoli, di forza sleale e inaffidabile, con l'attitudine al più cinico opportunismo. Lo pensa buona parte dell'opinione pubblica; a torto, ma lo pensa. 
C'è da sperare che, alle prossime regionali, i posti "assicurati" ai Socialisti dal Pd, non alimentino questa usata novella, anche perché in ogni leggenda c'è sempre un fondo di verità.

(17 novembre 2009)

I RISULTATI DEL CONGRESSO PROVINCIALE SOCIALISTA DI LUCCA

Si è svolto a Lucca, presso la sala dell'Alba, il Congresso Provinciale dei socialisti lucchesi.
Alta è stata la partecipazione e numerosi sono stati gli interventi nel dibattito,tra cui segnaliamo quello di Pieraldo Ciucchi, segretario regionale del Partito.
Le conclusioni hanno visto i socialisti lucchesi preoccupati per la grave crisi economica in atto e la richiesta di azioni governative in grado di combattere la disoccupazione,oltre che a creare strumenti finanziari a favore della piccola e media impresa. Particolarmente accorata è stata la richiesta di una politica di salvaguardia per il lavoro dei giovani, per quello a progetto e saltuario che ha assoluto bisogno di strumenti di protezione.
Altro tema affrontato i rapporti con gli altri partiti provinciali del centro sinistra.
Anche qui si sono sottolineate le gravi difficoltà passate e la necessità di una ripresa di rapporti politici per ricostruire una forte presenza in vista delle prossime scadenze elettorali a partire dalle prossime elezioni regionali della primavera 2010.
Al termine dei lavori sono stati eletti gli organismi provinciali del Partito.
Antonio Da Prato è stato confermato segretario provinciale, mentre Verano Garbini e Fabio Barbetti sono stati indicati quali vicesegretari.
Moreno Coturri sarà il tesoriere e responsabile della comunicazione,mentre Gabriele Martinelli curerà l'organizzazione del Partito nella Provincia.
Il Consiglio Provinciale è composto da: Bini Giacomo, Biagioni Giorgio, Casciani Pietro, Di Clemente Lino, Da Prato Carlo, Fabbris Salvino, Funai Robledo, Ferrari Gian Battista, Giannarini Claudio, Giorgi Riccardo, Gabrielli Giuseppe, Galligani Italo, Lo Faro Luigi, Lippi Giancarlo, Malcontenti Francesco, Massoni Giovanni, Mastromei Giuliano, Mei Giuseppe, Merlini Giorgio, Morescalchi Mamerto,
Nannizzi Luigina, Nardini Lorenzo, Paganelli Riccardo, Tosi Alessandro, Trombi Mario, Venturini Renzo e Viani Salvatore.
La commissione provinciale di garanzia sarà composta da Armando Mancini, Alberto Tognarelli e Hussein Kamel.
Infine sono stati indicati
i compagni Claudio Giannarini responsabile per la città di Lucca e Gian Battista Ferrari per Viareggio.

(13 novembre 2009)

ELEZIONI DI PIETRASANTA: SI PROFILA L'ACCORDO NEL CENTROSINISTRA 

In attesa dei risultati delle primarie tra i candidati sindaci del Partito democratico - in programma domenica 22 novembre - le forze di centro-sinistra hanno manifestato oggi la ferma volontà di stringere un patto di coalizione per battere il candidato del centro-destra, lle prossime elezioni amministrative di Pietrasanta. Cinque sono i partiti e i movimenti politici che partecipano alla definizione del programma e dell'accordo elettorale conseguente: Partito democratico, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Italia dei Valori, Sinistra ecologia e Libertà, Pietrasanta civica. Dalla prossima settimana, parte il lavoro di quattro commissioni per dettagliare il programma generale già approvato, costituito da dieci principi e quindici progetti

(12 novembre 2009)

"SINISTRA E LIBERTÀ"
PERDE I "VERDI" DI SERAVEZZA


L'esito a sorpresa dell'assemblea nazionale dei Verdi a Fiuggi, ha avuto una ripercussione immediata sul comitato promotore Versilia Nord di "Sinistra e Libertà". Il gruppo storico di Seravezza si è infatti dichiarato a favore della linea tracciata dal nuovo Presidente nazionale Angelo Bonelli, per cui non aderiscono più a SeL, ma pongono il loro impegno a favore di una nuova costituente ecologista.

(26 ottobre 2009)

COSTITUITO IL GRUPPO PROMOTORE DI 
"SINISTRA E LIBERTÀ"
PER LA VERSILIA NORD


Con un primo incontro tra rappresentanti di gruppi aderenti e alcuni simpatizzanti, si è costituito il gruppo promotore di Sinistra e Libertà, per il territorio della Versilia Nord. Ne fanno parte Antonio Bartelletti, Massimo Campioni, Gerardo Coluccini, Franca Dal Porto, Pier Luigi Giannetti, Francesco Lorieri, Giuseppe Nardini, Enzo Salini, Giuseppe Tartarini, Renzo Venturini. Alla riunione costitutiva di mercoledì 2 settembre 2009, tetutasi a Ripa, ha partecipato anche Fabio Barbetti, in qualità di Responsabile di zona del Partito Socialista.
Tra i primi temi affrontati e dibattuti si segnala la partecipazione alle elezioni amministrative comunali di Pietrasanta e alle regionali della Toscana.

(3 settembre 2009)


VINCE VOGLIA DI CAMBIARE IL PD, ORA ALLEANZA RIFORMISTA PER REGIONALI

Dalla netta affermazione di Manciulli in Toscana e di Bersani a livello nazionale emerge l’indicazione per il Pd ad allargare il campo riformista e a mettere in primo piano le vere emergenze nazionali, su tutte le istanze sociali del mondo del lavoro e del precariato in particolare. Il dato dell’affluenza alle primarie è la dimostrazione che c'è ancora voglia di ricominciare e tanta fiducia nel sistema democratico fondato su leadership liberamente votate e non su partiti padronali.
Il Pd con la segreteria Bersani, archivia definitivamente la mitologia dell'autosufficienza politica e del bipartitismo strisciante, che ha prodotto tanti danni allo stesso Pd, alla sinistra e, in ultima analisi, al Paese tutto.
Ci auguriamo che adesso si possa voltare pagina e iniziare a guardare all’appuntamento delle elezioni regionali della prossima primavera come al momento in grado di segnare una nuova stagione di successi per il centrosinistra. Il PSI è impegnato a costruire una alleanza per il Governo della Toscana che assuma la sfida della modernità e dell’innovazione per abbattere la burocrazia e semplificare la governance della nostra Regione. L'incontro delle forze d’ispirazione socialista-liberale, democratica e cattolico-popolare volto ad omogeneizzare e armonizzare le diverse culture politiche rappresenta per il PSI, ancora oggi, il fulcro di una alleanza progressista in grado di tornare a battere Berlusconi e la destra.

(25 ottobre 2009)


pensieri & parole

SANDRO PERTINI 
E LA STORIA INVENTATA PER ANEDDOTI

Sandro Pertini è tirato in ballo a Seravezza, per una contrapposizione ideologica d'altri tempi. Non ai Martiri delle Foibe, piuttosto al Presidente più amato dagli Italiani, si propone l'intitolazione di una strada o di una piazza cittadina.
E così il Segretario della Lega Nord, indispettito dalla decisione della Giunta comunale, ridipinge Pertini, ora come stalinista, ora come titino, ora come "salvatore" di partigiani assassini.
È singolare come la storia, raccontata attraverso aneddoti falsati e posti fuori dal loro contesto, appaia così diversa e lontana dal vero.
Meraviglia che, nel XXI secolo, sopravvivano personaggi che possano ancora ignorare il confine storico netto (e talvolta la frattura) tra mondo socialista e mondo comunista. 
Dovrebbe essere inutile e pleonastico ricordare al Segretario della Lega Nord, la statura morale, la levatura politica e il valore intellettuale di Sandro Pertini. I gesti esemplari del Presidente e i suoi modi umani e familiari hanno unito gli Italiani e traghettato la Repubblica oltre il buio e l'incertezza degli anni di piombo. Senza poi parlare del ruolo giocato da Pertini nella Lotta di Liberazione e il contributo da lui offerto, dalla Costituente in poi, ai lavori del Parlamento italiano, in anni difficili, ma di grande impegno e passione politica. 
Non siamo dalla parte di chi ha voluto la contrapposizione "Pertini vs Martiri delle Foibe", ma assai più ignobile e offensiva è la reazione del Segretario della Lega Nord. 
Viene comunque spontaneo da  chiedersi come mai, nella Seravezza di grandi tradizioni democratiche e socialiste, si è aspettato il 2009 (a quasi a vent'anni dalla morte) per dedicare una piazza o una strada a Sandro Pertini?

(27 marzo 2009)


NUOVA DIRIGENZA PROVINCIALE DEL PS DI LUCCA

Giovedì 2 aprile 2009 si è tenuta a Lucca la Conferenza Provinciale di Organizzazione della Federazione di Lucca del Partito Socialista. Dopo ampia discussione sulla situazione politica, l'assemblea ha approvato il lavoro fin qui svolto sia per il progetto politico di “ Sinistra e Libertà” per le elezioni
europee sia per la presenza dei socialisti nelle elezioni amministrative che interessano 24 comuni della Provincia. L'assemblea ha poi preso atto del tesseramento al Partito, scaduto il 28/2/2009, ed ha provveduto alla elezione della nuova dirigenza del Partito che risulta così composta:

SEGRETERIA
segretario provinciale: Antonio Da Prato
vice segretari: Fabio Barbetti e Verano Garbini
resp. organizzazione: Gabriele Martinelli
tesoriere e resp.comunicazione: Moreno Coturri
componenti : Alfredo Lambelet, Giovanni Massoni, Pasquino Poletti, Franco Pulzone, Renzo Venturini
Sono stati poi eletti i coordinamenti delle 3 zone in cui è suddivisa la provincia e che risultano così composti:
Piana di Lucca
Giovanni Massoni, segretario; Giacomo Bini, Moreno Coturri, Verano Garbini, Claudio
Giannarini, Luigi Lo Faro (referente per Sinistra e Libertà), Francesco Malcontenti e Gabriele Martinelli
Media Valle-Garfagnana
Pasquino Poletti, segretario; Giorgio Biagioni, Antonio Da Prato, Salvino Fabris, Robledo
Funai, Italo Galligani, Gino Pellegrinotti, Mario Trombi
Versilia 
Fabio Barbetti, G.Battista Ferrari, Giuseppe Gabrielli, Alfredo Lambelet, Giuliano
Mastromei, Lorenzo Nardini, Franco Pulzone, Veio Torcigliani, Alessandro Tosi, Renzo Venturini.

(3 aprile 2009)

SINISTRA E LIBERTÀ ANCHE A LUCCA

Sabato 28 marzo 2009 si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del nuovo progetto per la sinistra che parteciperà alle prossime elezioni europee. SINISTRA e LIBERTÀ, la nuova lista che aggrega varie formazioni politiche e movimenti della sinistra, ha presentato anche per la Provincia di Lucca la propria piattaforma politica che è incentrata sulla difesa del lavoro e dell'ambiente oltre a ribadire con forza la sua natura laica in merito ai diritti civili messi a dura prova dalla maggioranza di destra che governa il paese. 
Coordinatore della lista a Lucca è stato nominato Claudio Pellicci di Sinistra Democratica, che assieme al Partito Socialista, alla Federazione dei Verdi, al Movimento della Sinistra di Vendola ed Unire la Sinistra di Katia Belillo e Umberto Guidoni, sono i soci fondatori di questa nuova forza politica. 
Mercoledì 1° aprile presso la sede ARCI di Lucca, in Via S. Gemma, 46, alle ore 21, prima assemblea aperta a tutti coloro che sono interessati a questa nuova esperienza di sinistra riformista di cui tanto si sente la mancanza in Italia.

(28 marzo 2009)

BRAVO MICHELE!
MA ORA DALLE PAROLE SI PASSI AI FATTI...
ALTRIMENTI...

Il Sindaco di Stazzema scopre facebook e lo usa per diffondere il proprio verbo. 
Ci ha favorevolmente colpiti l'intervento sul pericolo della Via d'Arni, oltre modo gravata da traffico pesante. Non possiamo che dirci d'accordo, la strada e i cittadini non possono più sopportare quell'andirivieni di camion stracarichi di inerti, acque minerali e premiscelati.
L'argomento lo conosciamo e lo condividiamo, poiché da noi sostenuto nella campagna elettorale delle provinciali 2006. C'è bisogno d'intervenire subito per limitare il traffico e contenere i carichi trasportati.

Dal Centrodestra hanno subito ribattuto a Michele Silicani senza argomenti e in modo puerile. Hanno citato il Codice della Strada, per spiegare che quel traffico è consentito dalla legge; hanno tirato in ballo lo spettro della crisi, per dire che non è possibile vietare.
Invitiamo Silicani a tirare avanti, perché l'ambiente, la salute e l'incolumità sono valori non negoziabili.
Proviamo a suggerirgli due azioni possibili:
a) faccia un ordinanza (lui che lo può come Sindaco) per regolare i flussi di traffico, quanto meno in fasce orarie tollerabili;
b) svegli Baccelli, presidente della Provincia, dal suo triennale torpore e lo spinga - come proprietario della strada - a toccare con mano la grave situazione e magari a spendere qualche "soldino" in Versilia. Invitiamo dunque il Sindaco a tradurre le parole in fatti, altrimenti peserà come un macigno l'accusa del Centrodestra di "intento propagandistico" a fini elettorali.

(13 marzo 2009)

Nel sondaggio le ragioni della fuga di Veltroni

Non mi ha fatto né caldo né freddo la caduta di Walter Veltroni. Anche perché è fuggito nel peggiore dei modi, lasciando il suo partito in mutande. E alle prese con un miliardo di problemi. In più, Superwalter ha tagliato la corda davanti a un sondaggio negativo per il Pd. Vale a dire di fronte a una previsione che i leader veri dovrebbero considerare soltanto numeri di carta.
Del sondaggio ci ha informato l’Unità. Venerdì 20 febbraio ha rivelato che Veltroni si era trovato sul tavolo un test condotto nella prima settimana del mese dalla Swg. A proposito delle intenzioni di voto, il risultato era catastrofico per il partito di Walter. Veniva dato in caduta libera, al 22 per cento. Mentre il diabolico Di Pietro toccava un picco di voti mai raggiunto: il 14 per cento.
Pare sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso di Veltroni. E a prendersi la secchiata d’acqua è stato, prima di tutti, il suo vice, Dario Franceschini. Mentre di Walter non mi fregava nulla, per Dario mi è dispiaciuto (...)

Giampaolo Pansa
da "Il Riformista"
(23 febbraio 2009)


A BARGA TORNANO A RIUNIRSI I SOCIALISTI LUCCHESI

Sabato 28 febbraio 2009 si è tenuta una importante riunione dei dirigenti del partito socialista della provincia di Lucca. Si è svolta a Barga-Tiglio nei locali dell'agriturismo Cerretelli con l'appassionata partecipazione di numerosi compagni provenienti da tutte le zone della provincia.
Il segretario della federazione Antonio Da Prato ha svolto la relazione introduttiva soffermandosi in particolar modo sulle prossime elezioni aministrative e sulle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo chiamando tutto il partito ad impegnarsi affinché possano essere eletti amministratori socialisti espressione delle variegate realtà del territorio che possano essere interpreti dei valori che sono alla base della vita del partito e cioè sviluppo,solidarietà ed uguaglianza.
Successivamente ha preso la parola il responsabile organizzativo provinciale, Gabriele Martinelli che ha effettuato una disamina della situazione del partito nelle varie zone evidenziando le positività e le criticità.
È seguito l'intervento del segretario regionale Pier Aldo Ciucchi che ha messo al corrente l'assemblea della situazione politica nazionale ed i suoi sviluppi con le novità sia all'interno del partito sia nelle nuove alleanze che si vanno prefigurando in vista delle elezioni europee.
Il dibattito è proseguito con numerosi interventi tra i quali quelli di Garbini, Galligani, Lenci, Casciani, Barbetti, Coturri ed altri.

(3 marzo 2009)

MA E’ 
UNO SCHERZO DI CARNEVALE ??????


Quando sono venuto a conoscenza che il Comune di Viareggio aveva stipulato un accordo con l’Associazione Autonoma dei Bersaglieri Toscana per pattugliare la zona del mercato e della stazione ho pensato ad uno scherzo del Carnevale di Viareggio.
Ma sembra che uno scherzo proprio non sia. Dopo aver riconosciuto l’importantissimo compito di difesa nazionale che questo corpo militare svolge in servizio effettivo ed istituzionale, a me sembra che in Italia, oltre alle tre vere forze di polizia, si stiano moltiplicando enti, associazioni ed altro che dovrebbero garantire la sicurezza pubblica e tra questi possiamo annoverare la Polizia Provinciale, l’esercito, le ronde padane, le associazioni di militari in pensione e tanti altri ancora.
A Viareggio sono stati trovati i pensionato bersaglieri; non vorrei che questa estate, sulla spiaggia di Viareggio, uscissero dal mare dei palombari addetti al controllo del litorale prospiciente o quant’altro!
Io sono convinto che il problema della sicurezza pubblica non sia proprio uno scherzo di carnevale ma sia una cosa veramente seria che i cittadini sentono come uno dei problemi più assillanti e concreti da risolvere urgentemente e non certamente in questo modo folcloristico e privo di senso.

Gabriele Martinelli
(16 febbraio 2009)


La metamorfosi del Ministro sul Caso Englaro
Sacconi: sei ancora tu?
Ma proprio tu, Maurizio Sacconi, già socialista, affiliato al partito di Loris Fortuna e delle grandi battaglie per il divorzio e la legge sull'aborto, per i diritti contro le superstizioni, proprio tu dovevi vestire i panni del peggiore fustigatore clericale?  
Perfino Fini ha chiesto di rispettare la volontà della famiglia e addirittura Berlusconi si è rifiutato di fare un decreto per la non-vita di Eluana.
Sacconi vuol fare apparire la Casa di cura La Quiete non idonea ad accudire il corpo di Eluana. Continua la persecuzione contro Beppino Englaro. Vogliono dimostrargli che lui è un assassino. Proprio questo è il tono del ragionamento dei tanti vescovi e cardinali ed esponenti dei vari movimenti per la non-vita. Nel silenzio sconcertante degli ex socialisti del Pdl.

Mauro Del Bue
(6 febbraio 2009)

Ecco il Veltronellum

È grande baratto tra Pd e Pdl. Prima l'intesa sulla legge elettorale per le europee, con lo sbarramento al quattro per cento che provocherà un genocidio partitico alla destra e alla sinistra dei due poli. Poi l'accordone. Su tutto: la Vigilanza, il nuovo consiglio di amministrazione della Rai, la giustizia, il federalismo, i regolamenti parlamentari. E, stando a indiscrezioni, pure la riforma della par condicio.
Sulla Rai l'intesa è a portata di mano. La prossima settimana l'elezione di Sergio Zavoli alla Vigilanza sarà il primo atto. Con l'obiettivo di accorciare i tempi sulla nomina dei vertici di viale Mazzini. Chiuso anche l'accordo sulla presidenza sul nome di Pietro Calabrese, frutto l'asse tra Letta e Bettini. Mentre sul direttore generale la rosa si è ristretta a quattro nomi.
C'è di più. La trattativa, per il Cavaliere, sarà il vero banco di prova per capire se il segretario del Pd ha intenzione di mollare Di Pietro e percorrere il sentiero di un bipartitismo dialogante. Sullo sbarramento insorgono i piccoli: «Questa norma “salva-Veltroni” è una vergogna» dice Nichi Vendola. Che ieri ha proposto un cartello elettorale «di tutte le forze a sinistra del Pd, dai socialisti a Rifondazione». E Francesco Storace tuona: «Siamo al regime, mancano solo gli stivali».

Fabrizio d'Esposito
da "Il Riformista"
(30 gennaio 2009)

I Sindaci 
populisti del PD

La crisi che sta attraversando il PD è palpabile anche nella rappresentanza locale dei suoi amministratori. Nelle poche giunte che conserva in Versilia, ci sono Sindaci che rincorrono il centro-destra sul terreno allo stesso più congeniale. Non c'è volontà di distinzione, ma piatta omologazione.
E così impera e fa proseliti a sinistra il modello berlusconiano del protagonismo a tutti i costi, del populismo demagogico e dell'immediata adesione a qualsiasi proposta ritenuta maggioritaria.
La corsa è a chi la spara più grossa e a chi riesce a rubare qualche riga in più nelle cronache locali dei quotidiani. 
Tutto quanto fa spettacolo e - con buona dose di cinico opportunismo - anche il dolore e la morte servono bene per bene apparire. L'importante è conservare l'ultimo fortino del centro-sinistra targato PD.
Muoiono tre alpinisti sulle Panie e il Sindaco minaccia l'ordinanza di chiusura della montagna assassina. Tre anni fa la stessa cosa, negli stessi luoghi e con lo stesso numero di morti, ma nessuna clamorosa iniziativa da parte di alcun Sindaco.
Perché il 2006 è diverso dal 2009? Semplice, quest'anno si vota a Stazzema!

(11 gennaio 2009)


ALLE EUROPEE 
LA LISTA
"Costituente del PSE Italiano"


Le prossime elezioni Europee pongono la necessità di un chiarimento riguardo la collocazione delle forze politiche italiane nelle grandi famiglie politiche europee. La firma dei rispettivi "manifesti" ne segna una chiara adesione. A questo proposito , nell’interesse del paese e della sinistra italiana, anche alla luce della recente crisi finanziaria che riafferma l’esigenza di una forte cultura socialdemocratica non solo a livello nazionale ed europeo, ma a livello internazionale, le prossime elezioni europee potrebbero essere l’occasione per avviare un grande progetto di normalizzazione, di rinnovamento culturale e di nuova organicità della sinistra nel nostro paese.

IERI E OGGI
La Costituente Nazionale PSE, aggregazione spontanea nata nel 2001 (divenuta poi nel 2003 spina dorsale dell’Associazione Socialismo è Libertà di cui è tutt’ora Presidente l’On. Rino Formica ) che ha visto la partecipazione di centinaia di giovani di matrice laico riformista socialista di tutta Italia, in questi anni si è spesa per sensibilizzare una normalizzazione della sinistra Italiana rispetto a quella degli altri paesi Europei. Lo slogan che ne ha animato l’azione è sempre stato : “costruire un grande Partito Socialista, di stampo Europeo, espressione di tutta la sinistra d’ispirazione laico riformista nel nostro paese”. Oggi potrebbe essere l'occasione da non perdere!
Una lista che riunisca tutti coloro che aderiscono o che si riconosco nel PSE potrebbe essere considerata come l’avvio della Costituente del PSE italiano.
Su questa strada vanno rivolti gli sforzi di quanti hanno ancora a cuore il bene del paese, per costruire un futuro dove quella giustizia sociale per secoli inseguita, possa essere una piena realtà in Italia, in Europa e nel mondo intero. A questo fine un grande Partito del Socialismo Italiano ( o Socialdemocratico) sarebbe l’unico utile e concreto strumento.


Daniele Delbene - Presidente Costituente Nazionale PSE
Alessandro Tosi - Presidente Circolo Rosselli (Versilia)
Enrico Bandoni - Studioso del Socialismo Italiano
Federico Pezzoli - Direzione Regionale PS Liguria
Raimondo Deiara - Consigliere Comunale Nuovo PS
Maurizio Fabrizio - Presidente Circolo "Salvatore Allende" Vasto
Giuliano Girlando - Membro Associazione RED Tivoli
Giovanni Tressoldi - Consigliere Comunale PS Caresana (VC)
Sandro D'Agostino - Associazione Socialista

per aderire a questo appello, rivolgersi al sito:
 www.domanisocialista.it 

 


FIRMERANNO MA NON ADERIRANNO

Caro Antonio,
Il nostro Segretario Nazionale Riccardo Nencini ha detto, nella dichiarazione che tu hai pubblicato nel nostro sito, che e' curioso di vedere chi firmerà il manifesto di Madrid del PSE. Io non ho questa curiosità: vedrai che il PD troverà il sistema di uscire da questa posizione scomoda. Io penso che firmerà il documento, ma i suoi rappresentanti eletti alle prossime elezioni europee non aderiranno al PSE. Prendendo in giro noi e tutti i militanti socialisti d'Europa. Fino a quando glielo lasceranno fare, mi vien da dire, fanno bene. Fraterni saluti a te e a tutti i frequentatori del sito.

 

Fabio Barbetti
(23 novembre 2008)


È d'obbligo ospitare le iniziative intelligenti
NUOVO PROGETTO
Associazione di cultura: Politica & Società

Nasce a Viareggio una nuova Associazione di cultura con l'obiettivo di portare in evidenza e di discutere quei temi e quei problemi da troppo tempo rinviati o sottovalutati. Pensiamo che oggi il tema più importante sia, sicuramente, lo sviluppo economico e sociale, ma riteniamo che altrettanto fondamentale sia un contemporaneo confronto tra le diverse posizioni politiche e culturali presenti nella nostra società. Abbiamo quindi ritenuto che mettere a confronto, senza pregiudizi, idee diverse possa dar vita e sollecitare quel dibattito politico che molto spesso a livello nazionale, ma ancor più a livello locale, rimane ingabbiato nei pregiudizi delle posizioni precostituite.

Per questo abbiamo scelto per il primo incontro un tema urbanistico che tutti conoscono e che non sembra trovare una soluzione per quanto possibile concorde:

- Il Regolamento Urbanistico (di Viareggio) è da approvare con modifiche e aggiornamento o da rivedere completamente?

- Il piano del Porto è da riscrivere?

- L'Asse di penetrazione arriverà alla Marina di Levante con un percorso a Sud dello Stadio o passerà dalla viabilità esistente?

 

Sono invitati a discuterne:

Antonio Dalle Mura (Presidente Italia Nostra di Viareggio)
Ele Del Freo (Portavoce Comitato Darsena)
Stefano Maestrelli (Urbanista)
Fabrizio Ratto Vaquer (Comandante del Porto di Viareggio)
Alessandro Volpe (Presidente della Viareggio Porto Spa)

Chiuderà l'incontro Luca Lunardini Sindaco di Viareggio.

L'incontro si terrà MERCOLEDI' 3 DICEMBRE presso la sala Convegni dell'A.P.T., in piazza Mazzini a Viareggio


 

Tosi è 
ancora dei nostri

Caro Antonio, ho letto, come al solito con interesse, il tuo intervento sul tuo sito nel quale mi dai per perso per strada. Volevo rassicurarti che sono ancora vivo e anche quest'anno rinnoverò l'iscrizione al PS, ma detto questo vorrei dirti con la consueta sincerità che di questo
"nuovo" partito condivido poco o niente. Dov'è i
l rinnovamento auspicato? Dov'è la novità politica? Dove sono gli argomenti? Si tratta
della solita zuppa rimescolata (od alla versiliese rimestata) per
l'ennesima volta.
Ricordo molto bene la prima convocazione a Pietrasanta della Costituente Versiliese del PS. Ti ricordi quanta gente, quanti compagni da tempo più visti? Ti confesso che dopo quella sera ero un po' più ottimista perchè avevo capito che i tanti socialisti silenziosi erano ancora in attesa di una rinascita ma avevo anche compreso che questa rinascita doveva essere credibile e che soprattutto chi ci aveva portato a quel punto era l'ora che lasciasse la poltrona a persone più credibili. Ricordo anche che, con la consueta lucidità, Giorgio Giannelli, profetizzò una ingloriosa fine di questa iniziativa ed aveva ragione, perché come al solito hanno prevalso gli interessi personali di pochi all'interesse dei tanti. Ma io da rosselliano continuo ad essere convinto che il socialismo sia come una religione da vivere quotidianamente, continuo a sperare in un futuro migliore che un giorno verrà, ricordando le parole di J.F. Kennedy che disse "
puoi anche ignorare la politica ma un giorno sarà lei che ti verrà a cercare". Per il momento attendo, dedicando le mie energie alla famiglia, al volontariato e come ben sai al Circolo Culturale F.lli Rosselli che rimane una delle più autorevoli istituzioni culturali della città di Pietrasanta e della Versilia non dimenticando chi sono, da dove vengo e soprattutto rivendicando l'orgoglio di essere ancora nonostante tutto socialista.

Con affetto fraterni saluti

Alessandro Tosi
(30 ottobre 2008)


Dopo Bonuccelli anche Fenili...
In Versilia prosegue la diaspora socialista

Apprendo dalle pagine de "La Nazione" di oggi, che Ferdinando Fenili approda, con la sua lista d'ispirazione socialista, alla corte del Sindaco Bertola di Camaiore. Avrei potuto semplificare dicendo "approda nel centro-destra", ma la precisione è d'obbligo quando le ragioni prevalenti possono essere più amministrative che politiche. 
La stessa cosa ha fatto qualche mese fa a Viareggio, Carlo Bonuccelli, dopo le elezioni comunali. Anche lui è approdato alla corte del Sindaco Lunardini. 
Ripenso oggi al 2007 e al nostro sforzo comune nella Costituente Socialista, purtroppo vanificato, a Roma come in Versilia, da eventi forse più grandi noi e dalla miopia dei soliti noti, incapaci di aprirsi al nuovo o comunque troppo gelosi del proprio orticello.
Lungo la strada del 2008, di questa nostra piccola storia versiliese, appena sbocciata e già sfiorita sul nascere, ne abbiamo persi molti: Tosi, Corfini, Stagetti...
Con amarezza vedo, giorno dopo giorno, farsi più piccolo, il recinto socialista. Basta voltarsi un attimo e già un altro compagno ci ha lasciati, o per età o per migliori lidi.
Carlo e Ferdinando, non conosco la motivazione
profonda della vostra scelta: spero soltanto che sia sostenibile.
Non ho commenti da fare, perché non so se ci vuole più coraggio a rimanere o ad andarsene. Se è più facile difendere, in pochi, l'ultimo baluardo socialista, oppure arruolarsi in un esercito più grande, sotto generali, colonnelli, maggiori, capitani e tenenti, d'altra stirpe ed etnia, che difficilmente vi ameranno.
Dura vita quella dei socialisti fuori o dentro l'ultimo recinto.
Ad ogni modo... Good luck...

Antonio Bartelletti
(10 ottobre 2008)

Per il rinnovamento socialista a Lucca e provincia
Le considerazioni e le proposte di Rossano Lenci, vice-segretario della Federazione di Lucca del PS

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Cari Amici e Compagni,  

vi scrivo di corsa e perdonatemi lo stile come al solito un po’ arruffato.
E’ molto che non scrivo e che non rifletto con Voi su un ipotetico “nuovo socialismo”. 
Nuovo, perché quello vecchio è morto e sepolto, con la lapide scritta all’ultimo congresso di Montecatini  (io del socialismo garibaldino e corsaro non capisco cosa sia se si rimane nell’alveo del PD). Resto ancora dell’idea che visto il rifiuto degli Italiani verso un socialismo  di vecchio stampo si avrebbe dovuto trovare la forza per esplorare altre vie e invece per i soliti calcoli, come al solito strettamente personali, si è scelto di ripetere sia la struttura di un partito vecchio stampo, segreteria, comitati e comitatini, sia la vecchia dichiarazione ormai superata dalla storia di essere un partito di sinistra, proprio nel momento che la sinistra , sconfitta sia nel voto che nell’opinione pubblica, non c’è più o quel che ne resta è fortemente minoritaria, fuori gioco e incomprensibile.
Credo che per quanto riguarda la  Versilia, ma il concetto doveva a mio parere riguardare tutta l’Italia, avremmo dovuto dar vita non a un partito ma ad un movimento che ponesse al centro della sua riflessione e azione politica i problemi del territorio al di fuori delle vecchie logiche di appartenenza e di schieramento. Da noi serve infatti, a mio avviso, un nuovo progetto che sappia coinvolgere le forze vive della comunità versiliese insieme alle istituzioni locali per ridare slancio allo sviluppo economico e principalmente turistico da tempo in fase di recessione. Un movimento che possa porsi come elemento propulsivo di tutte quelle forze ed esperienze in genere emarginate che hanno dato vita a liste civiche, a comitati cittadini e che spesso sono state confinate in posizioni di minoranza nei rispettivi partiti, avendo l’intento di valorizzare insieme la storia politica dei suoi promotori e la capacità progettuale e programmatica degli stessi.
Questa situazione di crisi, avvertita ormai da tutti, impone ai riformisti, socialisti e liberali, laici e cattolici, e a tutti quelli che non hanno voluto partecipare in prima persona all’azione politica, di non stare a guardare ma di tentare di dare un segnale, di dare un apporto costruttivo alla cosa pubblica, al progetto concreto di sviluppo della città. La situazione di Viareggio è emblematica di tale situazione. Dopo un lungo periodo di predominanza di una sinistra oligarchica, segnato da un rapporto difficile con i cittadini, si è passati attraverso il rifiuto elettorale e di massa  ad un governo che sta ora faticosamente elaborando un rilancio politico della città e insieme della Versilia. 
Il pericolo reale è che tale situazione degeneri in un atteggiamento e in un governo che ripeta il modo di gestire dall’alto la cosa pubblica, senza quei necessari e fondamentali collegamenti  e verifiche continue con la città e con le forze attive che in essa sappiamo essere presenti.
Occorre lavorare su tutto il territorio versiliese con un progetto organico di sviluppo veramente “sostenibile” e sostenuto, eliminando sprechi e sovrapposizioni.  La finanziaria approvata in questi giorni mette in tutta la sua evidenza che il tempo delle vacche grasse, ammesso che ci siano state, è finito. A Viareggio e in Versilia o si approfitta della universale consapevolezza che la situazione è difficile per tutti e che occorre veramente un impegno generale, nessun escluso, o avremo di fronte un futuro difficile.
In estrema sintesi il nostro ruolo dovrebbe essere quello di porci al servizio delle comunità locali con l’intento di favorire un nuovo dialogo fra cittadini, politica, amministrazioni, enti pubblici e privati.
Un abbraccio fraterno.

Gianni Giannini
(6 settembre 2008) 

altre spigolature

Vincenzo Angelini - gola profonda di "Abruzzopoli" - accusa Ottaviano Del Turco di aver preteso 750 mila euro per spaccare lo SDI e trasferire otto senatori nel PD. 
Nencini osserva - giustamente - che lo SDI, all'epoca dei fatti, non aveva senatori, sostenendo pure l'impraticabilità dell'operazione con il fatto che i Socialisti non sono mai stati in vendita. 
Al di là delle imprecisioni dell'accusatore e della cieca fiducia di Nencini verso i Socialisti, l'episodio lascia un profondo senso di inquietudine.
In sede processuale, l'accusa va ovviamente dimostrata, ma per un attimo proviamo a pensare alla sua verosimiglianza.
Nel caso in cui si rivelasse vera, La maggioranza degli italiani - condizionata dalla storia distorta di Tangentopoli - commenterebbe (e ha già commentato) l'episodio con l'immancabile espressione: "
è il solito Socialista ladro!".
A noi verrebbe in mente un'altra chiave di lettura, che porrebbe al centro dell'analisi, non tanto l'ex-socialista che entra nel PD, ma i sistemi di accreditamento e di gestione del potere nello stesso PD. 
Anche gli scontri avvenuti di recente tra le varie anime e correnti (red, white, ulivisti, veltroniani, ecc.), suggeriscono un modello di partito dominato di fatto dai vari "colonnelli", ognuno con una propria organizzazione interna, che succhia soldi per riempire spazi di potere.
In questo quadro potrebbe anche rientrare l'ipotesi di una corrente ex-socialista, entrata nel 2007 nel PD con una propria dote economica di provenienza illecita e magari con il "merito" di aver distrutto lo SDI/PS, ancor prima degli sbarramenti elettorali delle politiche 2008 e forse delle europee 2009.


(20 luglio 2008) 

l sonoro benvenuto tributato a Veltroni durante il 1° Congresso del PS a Montecatini, ha trovato un Intini immemore dall'imbarazzo: "mai vista una cosa del genere ad un'assemblea socialista". Dimentica, il buon Ugo, cosa successe al 17.mo congresso del Psi a Verona, nel 1984. Uguale sorte di Veltroni toccò allora al capodelegazione del Pci, Enrico Berlinguer. Caustico fu il commento di Bettino Craxi: "non mi posso unire a quei fischi solo perché non so fischiare".
Antico vizio o perdurante virtù?

(5 luglio 2008) 

Da La Nazione di sabato 28 giugno: "il lucchese Bulckaen alla guida del Clap".
Da La Nazione di domenica 29 giugno: "a Bulckaen la presidenza Ato rifiuti".
Si tratta forse di quel Massimo Ignazio Bulckaen, coordinatore dei radicali lucchesi, che si è presentato nel 2006 con i socialisti alle elezioni provinciali, sotto il simbolo della Rnp nello schieramento di centro-sinistra, ottenendo il sorprendente risultato di 63 voti in un collegio e di 49 in un altro?
Oppure si tratta di quel Massimo Ignazio Bulckaen, inseritosi nella lista "Governare Lucca" alle elezioni comunali del 2007, nello schieramento di centro-destra, ottenendo il sorprendente risultato di 62 voti?
Fate voi... 
E poi dicono che la coerenza paga!

(29 giugno 2008) 


IL PARTITO È MORTO, SALVIAMO LA SUA MEMORIA 
Caro Bartelletti, 
ho molto riflettuto sulle cose da te scritte ieri sera e devo purtroppo, perché mi piacerebbe non essere il solito “bastian contrario”, confermare che resto della mia idea. Il Partito socialista non c’è più. È morto alcuni anni fa e sono stati in diversi a tirarsi indietro quando poteva essere salvato con una azione di forte presenza; ma ha prevalso il voler salvare il proprio bene personale a scapito del bene generale. Qualcuno è ridiventato ministro, altri presidente di regione e così via. Alla luce di quanto è avvenuto viene la voglia di riabilitare anche Boselli, se non fosse che nell’ultimo anno ha fatto più danni del possibile.
Il Partito socialista è morto dicevo e non credo possibile che una miracolosa ripresa possa nascere da una azione verità che sbugiardi il gruppo dirigente nazionale, regionale, provinciale e locale (cosa che mi sembra da matti e pericoloso solo pensarla). È un caso tipico per il quale chi vince perde e chi gioca fa il gioco dell’avversario. Ammettiamo, tanto per perdere ancora del tempo, che si possa realizzare quello che ipotizzano alcuni amici: si cambia la dirigenza di Firenze, e con chi? Si cambia a Lucca la dirigenza della federazione, per fare cosa? Si rinnova il Partito a Viareggio e si fa una verifica del perché ci sono il doppio di iscritti dei voti ottenuti alla Camera e al Senato e poi? Poi si finisce in mano ai soliti noti che non annegano mai, ma si servono di noi sciocchi innamorati di socialismo per fare le proprie carriere di merda (Lasciami dire una parola scurrile che sennò mi sembra di scrivere par la parrocchia).
Mi dirai e allora? Allora resto della mia idea: il Partito socialista è morto e se vogliamo dargli onesta sepoltura dobbiamo salvarne la memoria. Ora la memoria di una idea per la quale in tanti hanno sofferto, hanno lottato, hanno sacrificato la propria vita non è compito da poco, anzi è un compito immane. Basta vedere che cosa han fatto i comunisti dei propri ideali, che cosa han fatto i cattolici dei loro progetti e ti rendi conto che per salvarsi il culo e un po’ di potere hanno rinnegato tutto e tutti. A noi il compito di non rinnegare niente, ma di vivere una vita negli ideali del socialismo che vuol dire innanzi tutto libertà, difesa dei più deboli, democrazia innanzi tutto e capacità di credere e agire di conseguenza per lo sviluppo della società. Ma queste cose non devo insegnartele.
Credo quindi che dobbiamo ripartire con umiltà e pazienza per creare un nuovo e diverso modo di aggregazione (perché anche l’idea di partito secondo me è ormai finita), trovare nuove forme di socialità, capire di cosa hanno bisogno gli uomini per poter vivere una vita di impegno sociale e partecipato. Sono molte le ideologie che sono morte in questi ultimi anni. Non c’è solo il socialismo. C’è il miglior comunismo, i valori liberali, quelli repubblicani e anche quelli cattolici, non papalini ( ma su questo non sono molto preparato). Insomma tutto quel mondo di impegno e di valori che sono stati persi dal consumismo, dall’egoismo, dalla superficialità, da tutto quello che oggi abbiamo d’intorno.
Ora, sarò anche un vecchio sognatore, ma mi sembra che i compiti e gli impegni che ho malamente tratteggiato hanno un segno e un valore che invogliano alla battaglia, andare a confrontarsi con gli ipocriti che hanno governato il partito sino ad oggi sia un esercizio sterile, infruttuoso e principalmente inutile. 

Tuo Gianni Giannini
(16 maggio 2008)

IL PARTITO È ANNULLATO, MA NON I NOSTRI IDEALI 
Caro Bartelletti,
leggo la tua nota addolorata sull’annullamento del nostro partito. Giustamente non dei nostri ideali. Il fatto che alcuni di noi si pongano il problema di che cosa fare oggi mi sembra indice di non voler dichiarare del tutto persa la partita. Tu fai riferimento e ti ringrazio, di un’idea che tempo fa ho avuta in merito alla individuazione di un’area minima, ma efficace, per un partito che poco è in sintonia con i vertici nazionali e regionali. Gli elettori non vogliono più ideologie e su questo possiamo anche essere d’accordo, (io non molto,ma tant’è) vogliono idee concrete su i problemi che affliggono oggi gli italiani. Forse la dimensione di aree con medesimi problemi e uguali risorse può essere una risposta visto che partiti nazionali poco si preoccupano dei problemi locali. Partito Socialista della Versilia dunque? Movimento? Circolo politico? Senza perdere ancora tempo perché non incontrarci e fare il punto. Anche perché una cosa è chiara: il PD non ci ha voluto, per fortuna, a destra l’unico sano è un matto, possiamo quindi anche stare ancora un po’ tra noi.

Tuo Gianni Giannini
(5 maggio 2008)

UN CONTRIBUTO ALL'ANALISI DELLA SCOMPARSA DEL PS 
Il Socialismo, come prevedevo anch’io e ha ben detto anche Giuseppe Vezzoni nell’ultimo giornale che non c’è, è finito in Italia. C’è molta tristezza, ma anche consapevolezza e conferma che la campagna elettorale compiuta dai soliti burocrati socialisti di Roma, tra cui alcuni vecchi nomi come Spini, Intini, Bobo Craxi ecc., Angius , ha portato il vecchio PS alla sua fine.
È stato un gravissimo errore far compiere la campagna elettorale alla vecchia maniera (e ha fatto bene Boselli a dimettersi dopo tutti questi errori) con qualche reduce del vecchio PSI a farsi vedere sporadicamente in giro per raccattare qualche consenso.
Se in Versilia (specie Seravezza, centro storico del PSI che sopravvisse anche alla debacle del 1948) non ho visto quasi nessuna iniziativa, passaparola, attività del PS a livello periferico, vuol dire che ancora una volta è stato sbagliato l’approccio, e probabilmente ciò è frutto del fatto che in giro di attivisti del PS ne sono rimasti davvero pochi.
- Piange, e non riesce neanche più a farsi vedere in giro, la vecchia anima dei socialisti dei circoli, delle cave, della giustizia e della libertà che è stata soffocata da questi forti spinte e dai suddetti errori.
Non aver partecipato attivamente a livello nazionale al gioco elettorale del PD ha comportato che molti socialisti anche della Versilia siano definitivamente confluiti con Veltroni, non penso più di tanto con il PDL.
Basta fare un confronto tra Viareggio (dove il PS alleato con il PD ha preso il 2,3%) e Massa-Carrara (dove con i repubblicani il PS prende il 4,3%) o a Pisa (3,8%) per capire che la percentuale “reale” del PS è probabilmente in Toscana attorno al 2,5-3,5%.
È quindi facile individuare un PS “fantasma” che in campo nazionale è stato di fatto cannibalizzato dalla scelta del PD di andare solo con Di Pietro e con qualche (ormai ex di fatto) radicale.
La riprova è data da territori come Seravezza e Stazzema dove il PS, non schierato con il
PD, ha preso percentuali tipo quelle nazionali (0,7-0,8%).
Direi che effettivamente ha pesato per il PS a livello nazionale la assoluta mancanza di una leadership credibile e fattiva , composta da deboli e generiche voci come quelle che ho sentito dire da Boselli, Angius e altri.
Forse è davvero il momento di un ricambio da zero del PS. Ora o mai più. Briciole del socialismo esistono ancora in Toscana, da non sottovalutare, e prima che vadano perdute definitivamente, andrebbero recuperate per tentare di ricostruire di nuovo una vecchia “Casa Socialista” (come quelle di Forno a Massa) sull’onda di qualche spinta nuova e per non divenire gioco di stanche e ormai inutile nostalgie dei bei tempi andati.
Sull’onda di una necessaria e sempre più indispensabile coerenza e pulizia morale che in questo paese sembra ormai sempre più infangata da nuova corruzione e da una malintesa idea di ordine e legalità che sembra sempre più annacquare le idee della gente verso una contraddizione tra localismi e globalizzazione , tra volontà politiche egemoniche e di conflitto di interessi (anche a livello di piccole amministrazioni locali) e altre amenità. Ma questi sembrano discorsi di una ormai vecchia e dimenticata idea di sinistra (comunque non estrema) - ancora di più non è accettabile sparire quando in tutta Europa la tradizione socialista è ancora forte.
Saluti a tutti i compagni che ancora vorranno combattere nuove e difficili battaglie.
Incito tutti a non mollare, anche se la nostra corsa sembra davvero vicina a finire.

Sergio Mancini
(21 aprile 2008)

versilia/lucca: news

Pietrasanta: Giovannini risponde a Mallegni su quanto fatto in passato  
Meglio il Granducato che il Ventennio

Nella lettera inviata da Mallegni ai cittadini di Pietrasanta per magnificarsi oltre misura, c’è una frase che colpisce e fa pensare. L’ultimo Sindaco dice di aver trovato la comunità ferma al Granducato di Toscana, attribuendo a questo riferimento un significato particolarmente negativo.
È notorio che Mallegni conosca assai poco la storia, come dimostrano alcuni gustosi aneddoti. Se non fosse così, magari avrebbe usato termini più condivisi nel sentire diffuso: “una comunità ferma al Medioevo”, o ancora peggio “…ferma alla Preistoria”.
In maniera del tutto involontaria, Mallegni ha fatto un gran complimento ai suoi predecessori.
La Toscana, tra illuminismo e positivismo, ha vissuto una delle sue migliori stagioni. Se si pensa alla più grande opera riformatrice in campo economico, non si può che riferirsi al Granducato degli Asburgo-Lorena, che proseguivano sulla strada tracciata dai Medici. L’impulso fisiocratico dei grandi economisti del ‘700 ha avuto il merito del primo sviluppo industriale in tutta la regione, Pietrasanta compresa. È stato dunque un periodo storico irripetibile, che ha garantito un benessere tangibile, tanto che gli storici hanno perfino coniato l’espressione “Toscana felix” per descriverlo.
Visto poi che Mallegni festeggia regolarmente il 30 novembre, dovrebbe sapere che quella data ricorda l’abolizione della pena di morte nel Granducato; per la prima volta sulla faccia della Terra nel lontano 1786. È pur vero che si trattava di una monarchia ereditaria, ma assai presto sono state introdotte norme di garanzia costituzionale e del tutto speciale era la tolleranza verso le minoranze, come nel caso degli ebrei a Livorno.
E poi perché prendersela tanto con il Granducato visto che, nel 1841, il Granduca ha fatto di Pietrasanta una “città nobile”.
Forse, l’amico Moreno Giovannini non doveva così risentirsi con l’attuale sindaco. Se Mallegni ha trovato la città ferma al Granducato, significa che aveva ereditato una situazione più che eccellente, frutto di un “buon governo” e di una visione lungimirante della cosa pubblica. Durante il Granducato, si pensava al futuro e si facevano scelte oculate, nell’interesse dello stato e della comunità, proprio come le amministrazioni che hanno preceduto quest’ultimo sindaco.
Ma se prima di Mallegni il paragone al Granducato appare calzante, a quale periodo storico possiamo altrimenti avvicinare gli ultimi dieci anni di vita amministrativa a Pietrasanta?
È bene premettere che la storia non ripropone mai esattamente se stessa. Tuttavia, Vico insegna che esistono “corsi e ricorsi storici”, cioè situazioni confrontabili per analogia, spesso condizionate da visioni similari di uomini con un modo affine di agire.
Proviamo prima ad enucleare gli elementi caratterizzanti della Pietrasanta “condotta” da Mallegni. Senza un ordine preciso, annotiamo: riduzione delle regole democratiche; deriva populista; culto esasperato della personalità; opere pubbliche faraoniche e spesso inutili; economia e territorio nelle mani delle corporazioni…
Manca solo l’esperienza bellica per capire a quale periodo storico si sia ispirato…

Antonio Bartelletti
(15 marzo 2010)

Sorpresa davanti alle liste 
Ma i Socialisti sono presenti alle elezioni di Pietrasanta?

 Un ragionevole dubbio emerge dopo la pubblicazione delle liste elettorali che sostengono il candidato del centro-sinistra, Domenico Lombardi, alle elezioni comunali di Pietrasanta. 
Ma i Socialisti sono presenti o no?
La risposta risulta oggi incompleta ed articolata. 
È un "SÍ" netto se si considera il lavoro politico svolto. 
In effetti, i Socialisti sono stati presenti alla definizione e alla sottoscrizione dell'accordo tra i partiti del centro-sinistra; hanno contribuito all'elaborazione del programma elettorale e preso parte attiva agli incontri pubblici della coalizione. Una partecipazione dunque di sostanza e di contenuti, malgrado le pochissime risorse umane a disposizione.
La presenza socialista a Pietrasanta si trasforma però in un "FORSE", se si considera la forma esteriore della composizione della lista e della scelta del simbolo. 
Da Firenze e da Roma ci avevano detto di stringere un accordo periferico con il Partito dei Pensionati Democratici Italiani. Abbiamo risposto come rispondeva il compagno Ferrini di arboriana memoria: "Non capisco, ma mi adeguo". Alla presenza del Vice-Segretario di Federazione, Fabio Barbetti, è stato definito l'accordo con i "Pensionati", per presentarci insieme con il simbolo già suggerito da Pieraldo Ciucchi: una "bicicletta" che potesse esprimere la pari dignità del PSI e dei PPDI. 
Qualche giorno dopo è venuta la sorpresa di constatare il nostro simbolo miniaturizzato e schiacciato sotto quello dei "Pensionati". Inoltre, è possibile leggere una scritta "LISTA PANCETTI", che ricorda il nome del Segretario nazionale del PPDI, che vive e opera anche a Pietrasanta.
Non abbiamo avuto ancora tempo di verificare se, a più alti livelli fiorentini o romani, si fosse concordata o accettata questa soluzione diversa dagli accordi locali. 
Ci sarà comunque tempo e modo per farlo, anche perché la campagna elettorale incalza ed impegna, cosicché la verifica passa in secondo piano.
Nonostante tutto, abbiamo voluto contribuire lo stesso all'individuazione del capolista e alla raccolta delle firme per la presentazione della lista.
Rimane oggi il rammarico che gli elettori di Pietrasanta dovranno faticare non poco per trovare, sulla scheda elettorale, il simbolo del PSI, così ridotto e maltrattato. Tuttavia, saranno molto più fortunati degli altri elettori toscani, che non avranno alcuna possibilità di votarlo nelle elezioni regionali.

(10 marzo 2010)

Marchi attacca Lombardi nella prima schermaglia di campagna elettorale 
Antichi simboli e vecchi dissidi, per coprire il nulla del presente

Quando gli argomenti scarseggiano e il fiato manca, in politica (come nel calcio) non c'è miglior modo di fronteggiare il momento difficile lanciando la palla lontano nel campo avversario. Per coprire la propria debolezza e la crisi di idee, ci si asserraglia in difesa e si cerca lo scontro rude sperando di spezzare il gioco altrui. Una grande "caciara" può anche disorientare i giocatori delle altre squadre e renderli così meno offensivi.
A fine gara, invece di ammettere le carenze dimostrate, scatta impetuosa la polemica contro tutto e tutti. Il commento evita di andare sulle scarse azioni della partita appena conclusa o sui gravosi impegni che attendono in campionato. Si ritorna così sui match di un passato lontanissimo, ormai archiviati nella memoria, per non parlar del brutto momento presente e delle incertezze sul futuro.
Fateci caso come la partita politica di Marco Marchi assomigli oggi ad un incontro di calcio. Ha giocato male, spesso in difesa affannosa, con uno schema a geometria molto variabile. Ha così sbagliato quasi tutte le mosse tattiche, dopo aver sfiorato la rissa, tra mischie furibonde e gioco falloso. Senza poi parlare di quale misero posto sta occupando nella classifica del "respect fair play".
Invece di mettere insieme i pochi pezzi che gli sono rimasti da raccogliere, Marchi preferisce polemizzare sulla squadra di Lombardi. Non del gioco che esprime l'avversario e di quello che può proporre nei prossimi incontri, ma delle divisioni interne di qualche campionato fa e del colore della "maglietta della salute", che ogni giocatore è libero di indossare sotto la nuova ed unica divisa da gioco.

Antonio Bartelletti
(3 marzo 2010)

Pietrasanta: il centro-destra si ridivide dopo poche ore di effimera unità
Il Sindaco ombra annienta ogni possibile successore

I giornali hanno salutato con i titoli "Clamoroso! Incredibile!... l'ennesima e definitiva rottura nello schieramento del centro-destra di Pietrasanta, a poche ore da quel patto irragionevole di effimera unità. Abbiamo tutti creduto che la paura di perdere le elezioni fosse il cemento più idoneo a contenere le diffuse tensioni interne e le fratture evidenti.
C'eravamo sbagliati, poiché non abbiamo considerato quanto l'ingombrante presenza di Mallegni potesse ancora pesare sulla scena.
Questa storia ci richiama Teofrasto e la sua immagine delle grandi piante di noce, sotto le cui fronde nessun giovane virgulto riesce a sopravvivere, quasi che il patriarca non voglia più passare il testimone ai suoi successori, nemmeno all'estremo volgere dei propri giorni.
Da quasi diciotto anni, il bestiario italiano ci ha mostrato esempi diffusi di irriducibili del potere, il cui delirio di onnipotenza e la presunzione di insostituibilità hanno raggiunto vette inimmaginabili.
Qualcuno considera questi episodi figli degli anni fragili correnti e del berlusconismo imperante. Può darsi, anche se il Premier sembra più un interprete del nostro tempo, che non il suo principale regista.
La causa va ricercata piuttosto nella voragine che si è aperta, tra politica e cittadini, dopo la crisi di tangentopoli. La storia ci racconta come, ad ogni periodo di disorientamento, la società italiana ami rifugiarsi tra le braccia di "uomini forti", affidando a loro ogni destino.
Non per nulla la legge 81 sull'elezione diretta del Sindaco è proprio del 1993 e da quell'anno molti "primi cittadini" si sono trasformati in "podestà"... nonostante "la Repubblica democratica nata dalla Resistenza".

Antonio Bartelletti
(25 febbraio 2010)

Pietrasanta: il centro-destra si ricompatta dopo mesi di risse ed accuse
Uniti solo per paura e per potere

Venerdì se le sono dette di tutti i colori e sabato si riabbracciano di nuovo, felici e contenti come se niente fosse accaduto. Poco da dire se si trattasse di un qualsiasi ménage di coppia, che tra alti e bassi può alternare la lite e il perdono. Cosa diversa è se il riferimento va a una coalizione uscente di governo, da mesi in perenne subbuglio, con trame e ricatti, veti incrociati e soprattutto dispetti che ricadono tutti sulla pelle (e sulle tasche) dei cittadini di Pietrasanta.
Marchi sì, Marchi no,.. liste con o senza Mallegni; la Brizzolari due volte sull'altare e due volte nella polvere... e poi Baldini, per molti un "viareggin fottuto", chiamato ad unire, sia con il suo arrivo, sia con la sua partenza... 
Un gran bel guazzabuglio che speriamo abbia disorientato i loro elettori e, cosa principale, illuminato gli indecisi su quale Armata Brancaleone sia stata approntata per la pretesa conquista del palazzo comunale.
La vera natura dell'accordo, che li lega ancora una volta, traspare benissimo tra le righe dei cinque punti che hanno tra loro condiviso in pochi minuti, dopo mesi di risse. Non c'è un riferimento programmatico e non sono chiari neppure gli assetti, da rimettere tutti al dopo voto. Mallegni è fuori dalla lista, ma - dicono i bene informati - avrà una lauta ricompensa per la sua disponibilità. Ad ogni modo rimane ancora influente e determinante con i suoi uomini più fidati, sia in caso di governo, sia di opposizione.
Tra persone e partiti che si detestano così amorevolmente, la ritrovata unità ha un unico cemento: la paura di perdere, all'improvviso, un potere dai contorni per niente chiari.

Antonio Bartelletti
(21 febbraio 2010)

Pietrasanta: prima presentazione 
all'ex marmi del programma elettorale

Per una città di tutti... 
...e non più di una parte sola

La coalizione che appoggia la candidatura di Domenico Lombardi ha rotto gli indugi ed è uscita dal porto prendendo la rotta che porta alle elezioni del 27 28 marzo. Una coalizione che ha accolto il percorso voluto da Domenico Lombardi di un programma che fosse coerente, ma condiviso, chiaro, ma deciso e che soprattutto non lasciasse margini di interpretazioni. È nella trasparenza e nella chiarezza il filo conduttore dell’idea di città che Domenico Lombardi ha voluto che uscisse dai vari gruppi che hanno elaborato il programma. Una città in cui tutti si sentano cittadini di serie A senza favoritismi né norme che si prestino a troppe interpretazioni in modo che ci sia un diritto diverso per ciascuno. Un cittadino diventa tale quando sa di avere dei diritti e non di dover aspettare i favori del politicante di turno. Un cambiamento di stile nell’approccio ai problemi della città e della cittadinanza, in cui ci sia un interesse comune che prevalga su quello dei singoli, ma in cui il bisogno di ciascuno possa trovare accoglienza e risposte rapide e decise. Anche la formula della presentazione del programma ha rispecchiato questa nuova dinamicità che parte dall’assunto che i pietrasantini possano riappropriarsi della propria città con spazi nuovi in cui muoversi a piedi senza l’intralcio delle macchine, in una città a misura di bambino e di anziano, che offra servizi essenziali come quello di un primo soccorso e che valorizzi le sue eccellenze e le sue bellezze. E perché i pietrasantini non debbano migrare nei comuni limitrofi l’obiettivo è quello di una edilizia popolare che favorisca i residenti con il principio di recuperare i volumi esistenti prima di sfruttare altro territorio. Si preferiranno ditte locali a ditte che vengono da fuori che consumano territorio e portano altrove i benefici di quel lavoro.
Non ci sono mille Pietrasanta, ma una sola, quella in cui il cittadino possa usufruire di servizi efficienti e di qualità, nel Centro storico, nella Marina e nelle frazioni che sono la forza e la bellezza di questo Comune. All’estensione della zona pedonale nel Centro si affianca una politica dei parcheggi che stimoli la residenza dentro le mura e una politica di infrastrutture che aiuti il collegamento con il resto del Comune (sottovia di via del Crocialetto). Quella che verrà sarà una Pietrasanta più verde con la valorizzazione e difesa (con recinzione totale) della Versiliana e la sistemazione dei manufatti che sono in rovina, la valorizzazione della Varenna, delle miniere di Valdicastello, del lago di Porta, la riduzione dei rifiuti e una nuova cultura dello smaltimento.
Sarà una Pietrasanta più solidale in cui ciascuno non sia un’isola in mezzo al mare, ma la parte di un grande arcipelago, per spazi per esprimere la propria voglia di sport, associazione, cultura.
Sarà una Pietrasanta più ricca che saprà valorizzare le sue perle, la Rocca con un percorso artistico-storico-ambientale con il recupero delle strutture esistenti, la Versiliana, le sue meravigliose spiagge (con una sistemazione, ma non sconvolgimento del bagno comunale e una nuova dignità alla spiaggia libera), che faccia della cultura il suo segno distintivo con un forte impulso al Carnevale e alle manifestazioni locali con strutture finalmente degne del lavoro dei contradaioli).
Sarà una Pietrasanta più democratica, trasparente, in cui non si confonda, come direbbe De Gregori, “il diritto con il favore”, in cui la casa comunale sia il luogo di tutti.
Sarà la Pietrasanta della Marina, del Centro e delle Frazioni collegate da infrastrutture e viabilità funzionali, in cui il privato sarà chiamato a dare qualcosa per la collettività.
Sarà la Pietrasanta dei suoi cittadini, dei turisti che saranno sempre graditi ospiti, degli artisti, degli operatori economici, ma anche dei suoi lavoratori. La Pietrasanta di tutti.
Sarà una Pietrasanta semplicemente più bella, la nostra Pietrasanta.
Son rotti gli indugi. E’ L’ORA DI CAMBIARE.

dal sito: www.domenicolombardi.it
(30 gennaio 2010)

Pietrasanta: un altro passo avanti
sulla strada della "piena" coalizione

il centro-sinistra ritrova l'armonia attorno a Domenico Lombardi

Sembra proprio che, a Pietrasanta, l'accordo si farà tra tutte le forze del centro-sinistra, nessuna esclusa. Piccoli e grandi partiti hanno espresso il loro gradimento per il candidato sindaco Lombardi e la stesura del programma procede speditamente nelle commissioni. Sembra una situazione irreale per Pietrasanta e per il centro-sinistra; eppure è proprio così.
Forse il cemento che tiene è la volontà di cambiar pagina, dopo troppi anni di basso impero di Mallegni e soci; forse è la consapevolezza che altre formule e altre soluzioni per vincere non esistono.
Sia quel che sia, l'importante è che trionfi finalmente la "pax romana", o meglio - visto il nome del candidato - la "pax longobardiana".

(15 dicembre 2009)
 

Si è inaugurata a Pietrasanta un'istituzione senza l'accordo tra le istituzioni
Centro di Arti visive: 
una storia tutta italiana

Prima di nascere, senza eccezioni, l'hanno battezzata come una grande opportunità per Pietrasanta e per tutto il territorio apuo-versiliese, poiché vorrebbe coniugare due grandi risorse del luogo: l'arte e il turismo. Una scuola residenziale per studenti esteri e non solo, in cui sviluppare nuove tendenze artistiche, facendo leva sul rapporto fecondo con una città aperta all'accoglienza e sensibile al talento e alla creatività. 
Il contenitore è tra i più suggestivi e stimolanti: il convento di S. Francesco ai piedi della collina. Gli spazi sono adeguati e le dotazioni saranno all'altezza della situazione.
Dunque, gli ingredienti ci sono tutti e allora di che lamentarsi?
Del solito ed imperdonabile vizio nazionale del continuo litigio campanilistico e dell'inaugurazione in pompa magna, ad ogni costo e in ogni occasione (comprese quelle sbagliate). 
L'Accademia di Belle Arti di Carrara - partner insostituibile - ha deciso di non sottoscrivere l'atto costitutivo del Centro di Arti visive. Come al solito è la paura di favorire un'altra realtà territoriale e di perdere così una rendita posizione, spesso passiva. 
A questa impuntatura, l'Amministrazione di Pietrasanta ha risposto con la solita greve forzatura di giornata. Invece di smussare gli angoli e di raggiungere un punto di equilibrio, il Sindaco Mallegni ha voluto lo stesso inaugurare il Centro di Arti visive, strafregandosi del mancato accordo. In più ha tuonato contro il presidente Caffaz di Carrara, accusandolo di "interessi di bottega".
Non si sono fatte attendere le reazioni riottose da Massa e Carrara, con tutti i partiti pronti ad opporsi al Centro di Pietrasanta, "una struttura privata potenzialmente concorrente" con l'Accademia di Carrara e dunque avallando la posizione di Caffaz (per altro del PDL come Mallegni). 

Quanta Italia c'è in questa ordinaria storia di provincia? Moltissima, purtroppo, con polemiche inutili e contrasti pretestuosi perfino su questioni culturali, con personaggi in prima fila che con la cultura hanno pochissimo da spartire. 
Ma se non ci fossero le elezioni comunali dietro l'angolo, forse meno parossistica risulterebbe questa folle corsa al taglio del nastro? La riprova non c'è, malgrado altre frettolose inaugurazioni ci attendano a breve, a partire dal Museo archeologico di Pietrasanta, dopo anni di polveroso abbandono...

Antonio Bartelletti
(30 novembre 2009)

Risposta indiretta a 'La Nazione' 
sul presunto accordo con i Pensionati

Nessun giallo sulla posizione dei Socialisti

Riportiamo dalla Cronaca di Pietrasanta de La Nazione di sabato 21 novembre, il seguente pezzo di Daniele Masseglia che ci riguarda molto da vicino:
"Sta diventando un «giallo», invece, il patto siglato da Pensionati democratici e Psi. Le segreterie nei giorni scorsi hanno annunciato di correre insieme alle regionali e alle amministrative di Pietrasanta, ma il responsabile del Psi di Pietrasanta, Antonio Bartelletti, parla di notizia «non vera». A dargli man forte, il responsabile versiliese Fabio Barbetti: «E’ vero, il patto si riferisce solo alle regionali. Il Psi non può presentarsi con il centrodestra, semmai con il centrosinistra. Quello che dice Bartelletti è oro colato». Confermano invece l’alleanza sia la segreteria regionale del Psi che i Pensionati: «L’intervista integrale del segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini e di quello dei Pensionati Giovanni Pancetti — ricordano — è sul sito http://blog.libero.it/PPDI/view.php. Il patto riguarda anche Pietrasanta». Chi avrà ragione?"
Non c'è dubbio che abbiamo ragione noi. Provate a visionare il sito dei PPDI sul quale è riportato il patto federativo con il PSI. La frase chiave dell'accordo è la seguente: i due partiti "hanno deciso di federarsi per un futuro politico insieme, non solo per le prossime elezioni regionali di primavera 2010 ma, creare insieme un cammino e un laboratorio politico capace di imporre i propri valori a livello nazionale".
Il testo fa riferimento alle sole elezioni regionali del 2010 e al possibile "futuro politico" che potrebbe vedere le due forze unirsi o coalizzarsi a livello nazionale. 
Cosa possano c'entrare le prossime elezioni comunali di Pietrasanta con tutto questo è difficile da capire? E perché mai il PSI dovrebbe qui costruire, con i Pensionati, una lista autonoma o, addirittura, collocata nel centro-destra?
Una cosa è certa, nessuno del locale PPDI ci ha mai consultati, né a Pietrasanta, né a Viareggio e neppure presso la Federazione di Lucca, prima di sbandierare sulla stampa il presunto accordo di lista a Pietrasanta e la sfida lanciata al centro-destra locale.
L'impressione è quella di essere stati usati, in modo strumentale, per vicende tutte interne ai rapporti tenuti fino ad oggi dalla Giunta Mallegni con i Pensionati, come conseguenza forse di malintesi, di mancati riconoscimenti e di patti non mantenuti.
È un problema che comunque non ci ha riguardato ieri, non ci tocca oggi, ne potrà interessarci domani. A Pietrasanta il PSI è nel centro-sinistra e se il locale PPDI lo desidera, può tentare di cambiare schieramento e partecipare a liste di questa stessa coalizione. In quel caso e solo in quel caso, il patto federativo con il PSI avrà senso compiuto e validità effettiva
.

Antonio Bartelletti
(23 novembre 2009)

Elezioni amministrative di Pietrasanta
Nessun accordo tra Socialisti e Pensionati

Le cronache locali di questi giorni riportano la notizia di una raggiunta alleanza tra Partito Socialista e Pensionati Democratici Italiani per il prossimo appuntamento delle elezioni comunali di Pietrasanta. Tale accordo porterebbe - sempre secondo questa notizia - ad una lista ancora in dubbio se aderire o meno al centro-destra.
I Socialisti di Pietrasanta fanno invece presente che il PSI ha partecipato e continuerà a contribuire alla costruzione di un accordo solido e vincente per un governo di centrosinistra anche in questa importante cittadina versiliese. I Socialisti sperano che, tramontata la linea dell'autosufficienza del Pd, si vada ad una nuova stagione di allargamento del campo riformista nel centro-sinistra, sia a livello regionale, sia in ogni realtà locale. In questa prospettiva, risulta destituita di ogni fondamento politico l'eventuale creazione di una lista autonoma con i Pensionati e, a maggior ragione, sarebbe assurdo un suo approdo o un suo sostegno alla coalizione di centro-destra di Pietrasanta.
L'accordo che il PSI e il PDI hanno stretto, a Lucca, riguarda situazioni del territorio nazionale diverse da quelle versiliesi, dove risulti impossibile proporre una soluzione riformista e progressista allargata.

(18 novembre 2009)


italia/toscana: primo piano

I Socialisti verso l'addio a SeL
Sinistra e Libertà e le Ragioni del Socialismo

Bisogna dare atto a Riccardo Nencini di aver tenuto ferma la barra. Quando Sinistra e libertà nacque, fu a causa di un’assurda legge, approvata alla vigilia delle elezioni europee, che fissava l’asticella della rappresentanza al Parlamento di Strasburgo al 4 %. Anche su questo si cementarono solidarietà tra i partiti che avevano già dato vita al Comitato per la democrazia, coordinato da chi scrive, comitato che fu anche ricevuto dal presidente della Repubblica. Sinistra e libertà non era un partito, né un progetto politico, ma solo un’alleanza elettorale resasi necessaria da una legge di sbarramento, senza la quale non sarebbe nata mai. Alcuni, anche nel nostro piccolo partito, la intesero invece in altro modo, scambiando lo stato di necessità per una strategia. E posso anche capirli. Si vedevano all’orizzonte una formazione che avrebbe potuto dar loro qualche speranza in più di decenti prospettive elettorali. Privilegiando però, e questo a me parve grave, il contenitore al contenuto. Anzi manipolando e molto le nostre ragioni. Qualcuno parlò di una futura Linke, dove anche i socialisti avrebbero dovuto trovar posto, e a me parve pura follia solo immaginarlo, altri dissero che si doveva creare un partito a sinistra del Pd (e quando mai la Costituente socialista si era collocata a sinistra del Pd? Altra cosa è la polemica sulla laicità e sulla collocazione internazionale). Qualcuno si spinse ad affermare che Vendola rappresentava una specie nuova di socialista post-moderno. In nessun caso si chiedeva ai partner quel che si pretendeva dal Pd. E cioè di rappresentarsi come soggetto socialista europeo in modo chiaro. E così sarebbe venuta meno la nostra funzione. Perchè questo abbiamo rischiato e questo Nencini ha giustamente difeso. Noi non potevamo annullare la nostra identità regalandoci a Vendola e a Fava e condonando loro quel che si riteneva essenziale nel giudizio sugli altri. In Sinistra e libertà non c’era un minimo comun denominatore nè sui contenuti, nè sulle identità. Oltre alle differenze davvero insanabili (pensiamo al tema della giustizia, oggi ridivenuto prioritario), c’era la nostra funzione storica da difendere. Cioè la nostra identità, che non possiamo annullare e che rappresenta forse l’unico vero patrimonio che possiamo vantare. Che è poi la cosa che ci tiene ancora insieme. E perchè mai dovremmo perdere il nostro tempo ancora in questo partito, senza deputati, senatori e parlamentari europei, se non ci fosse questa ragione che ci accomuna, e che noi avremmo dovuto consegnare ai nostri alleati di Sinistra e libertà, cioè al nuovo soggetto politico che essi ci hanno chiesto di creare? Non esiste un’altra possibilità per le regionali? In politica esiste sempre un’altra possibilità. Guarderemo dentro la proposta che ha avanzato Pannella, dovremo rispondere a una possibilità di alleanza che ci hanno avanzato i Verdi riformisti di Bonelli (che noi dovessimo allearci coi Verdi integralisti era davvero bizzarro), dovremo tentare un nuovo approccio col Pd di Bersani. Faremo politica, e non più solo alleanze dovute allo stato di necessità. E questo non sarà un male.

Mauro Del Bue
(17 novembre 2009)

Giustizia
La "Riforma lampo" serve solo a Berlusconi

L’Italia si conquisterà certamente un posto nel Guinnes dei primati per aver scritto una riforma lampo nello spazio di una nottata”.
E’ quanto afferma il segretario del Psi, Riccardo Nencini.
In un’Italia dove da decenni non si riforma nulla, - continua il leader socialista - fa impressione difatti la velocità, a tempo di record, con cui le Camere si accingono ad approvare una legge che dà una sforbiciata alla durata dei processi. Ma se servono a Berlusconi, le riforme si possono anche preparare in poche ore, come dimostra il fatto che si stia cercando il modo giusto di scrivere una norma transitoria che dovrebbe consentire l'applicazione delle nuove regole ai processi in corso. Se questa maggioranza fosse in buona fede, - conclude Nencini - sarebbe stato sufficiente escludere la retroattività della nuova legge”.

(12 novembre 2009)

Prima che "Sinistra e Libertà" perda i pezzi
Siamo ancora in tempo

Negli ultimi giorni si va diffondendo l’idea che Sinistra e libertà vada ad aggiungersi al lungo elenco di soggetti politici, alleanze, costituenti  nate negli ultimi anni a sinistra con grande passione ed entusiasmo e che si sono consumate nel volgere di pochi mesi tra liti e recriminazioni.
Conta poco parlare delle responsabilità: noi socialisti stiamo vivendo in questi giorni con enorme fastidio l’idea di altri di imporci a maggioranza regole, tempi e modi di SEL, cambiando in corsa le carte scritte solo qualche settimana fa a Bagnoli. Ma si può capire che qualcuno possa vivere con analogo fastidio qualche nostro atteggiamento. Non è questo che conta. Quel che conta veramente è capire se possano esserci le condizioni per riprendere, con nuovo vigore, il cammino avviato in occasione delle elezioni europee. Noi socialisti lo riteniamo possibile. Non pensiamo di essere i soli. Oggi Massimo Mezzetti, autorevole dirigente di SD, scrive molte cose condivisibili, non lontane da quelle che noi socialisti diciamo e scriviamo da tempo. Mezzetti si chiede: ”Non si è mai voluta prendere in considerazione l’idea di fare di SeL, in una fase intermedia, una federazione di soggetti politici e di nuove soggettività. Dov’era lo scandalo?!? La Linke non è ancora un partito e questo non gli ha impedito di conseguire successi. All’interno di questo percorso alcune forze, già in condizione di farlo, avrebbero potuto avviare un processo di unificazione tra loro e altre avrebbero potuto compiere un processo unitario senza strappi al loro interno. Vale per i Verdi come per i Socialisti. Si è preferito e si preferisce ancora oggi il tutto e subito. Il risultato sarà il poco. Male e tardi. Ci avviamo a dare vita, se mai ci riusciremo, ad un soggetto politico che, dobbiamo essere sinceri con noi stessi, non sarà e, molto probabilmente, non potrà neppure chiamarsi Sinistra e Libertà. Non lo sarà perché il progetto politico di SeL era altra cosa da quello che sta per nascere e al quale, spero di sbagliarmi ma non credo, non sarà consentito l’uso del nome e del simbolo. Poi, se qualcuno vorrà avventurarsi in un lungo contenzioso legale per ritrovarsi a febbraio senza simbolo e nome, si accomodi pure. Torno dunque a ripetere: che natura avrà questo soggetto politico? Quali saranno le sue alleanze? E la sua collocazione europea?”
Le domande che pone Mezzetti sono quelle che da mesi pongono i socialisti ricevendo in risposta silenzio o insulti.
E’ troppo chiedere ai nostri interlocutori di Sinistra (ecologia) e libertà di partire da atteggiamenti di questa natura, ragionevoli e rispettosi e di far maturare i processi con i tempi necessari? E’ troppo chiedere di dibattere dei temi che ci dividono (e sono tanti, a partire dalla collocazione europea di SEL, ma non certo solo quella) cercando soluzioni e mediazioni, anziché discutere solo di regole, delegati, organigrammi? Infine, è troppo chiedere a noi e ai nostri aderenti di rilanciare la nostra azione politica rispetto a ciò che già ci unisce ed è stata la ragione della nascita di SeL, penso ai temi legati al lavoro, alla scuola e alla laicità? Se si vuole rispondere a queste e ad altre semplici domande con spirito costruttivo, i socialisti sono pronti. Se la risposta è un invito, cortese ma neanche tanto, a togliere il disturbo, lo faremo. Ma sarebbe una sconfitta per tutti.

Gerardo Labellarte
(3 novembre 2009)

Una riflessione sui recenti scandali sessuali
Politici, privacy e ricatti

Abbiamo deciso di non fare nomi perché chi cade non va calpestato ma rispettato per la sua debolezza che la grandezza a volte offusca e non la fa sembrare tale. Arrampicarsi sugli specchi peggiora la situazione di chi è stato preso in fallo.
Tutti possono sbagliare, ma chi fa politica non può pretendere di tenere distinte privacy famigliare e/o personale dalla sua azione di politico quando il comportamento nella sfera privata travalica l’immagine che i cittadini hanno di lui. Abbiamo più volte affermato che un politico consegue consenso per quanto s’impegna a fare e fa ma anche di come si propone, comportamento privato compreso, ai cittadini ai quali si è rivolto per la sua elezione.
Non possiamo certo quantificare in che percentuale l’immagine privata incide per la sua elezione, ma è innegabile che essa rappresenta una parte non certo indifferente del consenso che riceve. Noi non vogliamo fare distinzioni o classificare con una priorità i comportamenti che derogano dall’immagine di privacy che i cittadini hanno del politico votato, tuttavia la modifica dello status quo dell’immagine, sopratutto se essa si manifesta al di là della volontà del politico di rivelarla, pone un problema di responsabilità etica e politica per mantenere l’incarico che i cittadini hanno a lui conferito con il voto a seguito di una riconosciuta affidabilità a 360 gradi avuta nei suoi confronti, pertanto anche nel privato.
Assai più grave è che il politico neghi all’inizio l’addebito e che poi soccomba per inoppugnabile evidenza.
Gravissima è infine l’eventualità che il politico, per salvare la sua immagine ma anche la sua famiglia dall’ondata di riprovazione, accetti il ricatto e paghi. Pur con un differente gradente di gravità il politico deve farsi da parte e (ri)proporsi davanti ai propri elettori, nel caso in cui la formazione in cui milita lo ritenga opportuno e senza epurazioni perbeniste, con la nuova immagine di sé e con l’umana debolezza a cui tutti gli uomini e donne sono soggetti durante la loro esistenza. Ma un uomo politico, sopratutto ad alto livello di rappresentanza istituzionale, non potrà mai invocare come giustificazione la sprovvedutezza cui è restato vittima poiché sa bene di quali mezzi si avvale la lotta politica in Italia, dei veleni reciproci che le forze politiche si spruzzano addosso, di quali immensi e criminosi mezzi ci si avvale per distruggere l’avversario.
Stessa severità deve colpire coloro che fanno ricatti: anzi maggiorata se sono coinvolti uomini delle forze dell’ordine. Comunque chi accetta il ricatto senza denunciare immediatamente i ricattatori è responsabile come colui che lo perpetra. Sopratutto se è un politico, anche se tutti, indistintamente, siamo colpevoli se accettiamo passivamente o paghiamo sotto ricatto. In uno stato civile e democratico questa debolezza nei confronti della sopraffazione è inconcepibile. Si deve sapere che chi ricatta parte da una posizione di debolezza umana e civile e solo chi l’accetta trasforma la debolezza in forza malefica. Fa male a sé e agli altri. Escort, trans, raccomandazioni,mancati controlli, droga, festini e truffe stanno ammorbando questa gran bella democrazia.
Sono i temi ricorrenti delle cronache giornalistiche di un fare politica che si sta dimenticando, evidentemente presa da altri interessi, la qualità della vita dei cittadini, una scuola, un lavoro e una giustizia che siano sinonimo del progredire della società italiana e non di una regressione.

Giuseppe Vezzoni
(25 ottobre 2009)

Il caso Marrazzo
Un'intollerabile violazione del "privato"

La vicenda legata al Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, al di la degli aspetti imbarazzanti e per certi versi inquietanti che lo hanno come protagonista è, se alcuno ne avesse sentito il bisogno, la plastica dimostrazione della ormai endemica patologia che ha seriamente infettato il nostro sistema mediatico.
Va detto con chiarezza che è un’indecenza intollerabile violare la privacy delle persone”: cosi’ Marco Di Lello, esponente socialista di Sinistra e Liberta’.
Con altrettanta chiarezza va affermato che la libertà e il diritto all’informazione non c’entrano proprio nulla. Qui siamo di fronte all’arbitrio che, per sua stessa natura, rischia di demolire il nostro sistema democratico. Occorre applicarsi, tutti e subito, per tornare a rendere l’Italia un paese normale e civile, altrimenti sarà sempre più difficile contestare a Berlusconi come attacchi alla libertà di stampa la previsione di sanzioni penali ai giornalisti che rendono pubblici atti giudiziari coperti da segreto - ha concluso Di Lello”.

(25 ottobre 2009)

Sul futuro prossimo di Sinistra e Libertà
Il Coordinamento nazionale dei Socialisti conferma gli indirizzi di Bagnoli

Tramonta l'ipotesi di un Congresso anticipato di SeL. Infatti Il Coordinamento nazionale, riunitosi questa mattina, ha unanimemente confermato il dispositivo votato dall'Assemblea di Bagnoli, approvando il documento unitario che fissa la road map per il prossimo appuntamento del 18 dicembre, che di seguito pubblichiamo.

1) E' convocata l'Assemblea per la costituzione di Sinistra Ecologia e Libertà per il prossimo 18 dicembre 2009
L'Assemblea procederà a cedere la titolarietà del simbolo alla piena sovranità degli aderenti a Sinistra e Libertà.
2) Gli aderenti a Sinistra e Libertà eleggeranno i propri delegati con le modalità che verranno rese note nei prossimi giorni dal Coordinamento nazionale.
3) Entro il 25 ottobre si insedieranno, secondo i deliberati dell'Assemblea di Bagnoli, la Commissione per le regole e la Commissione per il progetto.

(19 ottobre 2009)

Lodo Alfano bocciato dalla Consulta
Sinistra e Libertà 
chiede le dimissioni di Berlusconi

Sinistra e Libertà chiede le dimissioni di Berlusconi dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. Appena appresa la notizia, un gruppo di manifestanti del partito ha manifestato davanti a Palazzo Chigi. Fra i presenti Paolo Cento, Grazia Francescato, Marco Di Lello.
«È una sentenza limpida – afferma Grazia Francescato – che soddisfa molti italiani, anche di centrodestra». Lo slogan più gettonato è: «Dimissioni, dimissioni».
«La sentenza della Corte costituzionale – afferma Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà e presidente della Regione Puglia – è un duro colpo per l’arroganza di chi esigeva l’impunità e voleva porsi al di sopra delle leggi. Ora è essenziale che tutti manifestino il massimo rispetto per le istituzioni e per le scelte di chi ha il compito di vigilare sulla fedeltà a principi sanciti dalla nostra Costituzione».
Secondo Vendola «il Presidente del Consiglio deve ora, senza denunciare inesistenti complotti, sottoporsi responsabilmente al giudizio imparziale della magistratura».

(7 ottobre 2009)


versilia/lucca: news

Le elezioni amministrative di Pietrasanta
Una dura prova per Centro-sinistra e SeL

Anche se la primavera 2010 sembra lontana, con fatica e ritardo procede l'accordo nel centro-sinistra per le amministrative di Pietrasanta. Una cosa di certo accomuna partiti e movimenti di opposizione: la speranza di porre la parola "fine" all'esperienza di Mallegni e dintorni. Ma oltre questo desiderio comune, molto poco, al momento, unisce la coalizione, da Rifondazione fino al Pd, passando per Comunisti italiani, IDV, "Pietrasanta civica" e SeL
Con la solita lentezza e puntigliosità sui termini, è stato approvato un decalogo di valori comuni che, nonostante i tratti generici, è riuscito lo stesso ad impegnare la discussione per ore su dettagli di principio e non di sostanza.
È il vecchio vizio della sinistra teorica e litigiosa italiana che - per di più a Pietrasanta - risente di antiche ruggini e di dissapori mai sopiti tra le sue componenti. 
Oltre questo, ci sono poi le divisioni interne al Partito Democratico, che da anni non riesce a scegliere il proprio candidato sindaco. Agli storici contendenti - Lombardi e Mori - si è pure aggiunta l'outsider Viviani. Tutti gli altri partiti e movimenti non hanno voluto (o forse saputo) opporre un proprio candidato unitario. All'ultimo minuto è stata evitata la farsa di elezioni primarie di coalizione, con tre pretendenti tutti del Partito Democratico. La cittadinanza avrebbe subito capito che la consultazione sarebbe servita unicamente per risolvere un problema incancrenito all'interno del Pd.
Nelle prossime settimane, un duro esame attende l'ipotesi di coalizione di centro-sinistra, quando la discussione approderà finalmente su contenuti e programma. Sarà anche un banco di prova per Sinistra e Libertà, chiamata a scegliere in quale lista e con quali temi presentarsi alle prossime elezioni amministrative.

(5 ottobre 2009)


italia/toscana: continua

Dopo l'Assemblea di SeL a Napoli
Nencini: Sinistra nuova più vicina 

"A Napoli, con l'assemblea nazionale di Sinistra e liberta', è stato fatto ieri un altro passo avanti per costruire una sinistra nuova che sia fondata non solo sulle radici storiche e i valori del passato, la giustizia sociale, la libertà, innanzitutto, ma anche sul merito, sul rigore, sulla laicità.
Con questi ingredienti possiamo pensare di vincere le sfide del futuro, anche se più che alle elezioni regionali bisogna pensare a costruire un perimetro per un centrosinistra competitivo e vincente per il prossimo appuntamento delle elezioni politiche. Un appuntamento a cui non possiamo mancare e che, come tutto lascia credere, potrebbe arrivare molto prima della scadenza naturale. Noi saremo pronti e come Sinistra e Libertà abbiamo varato un coordinamento, stiamo preparando inoltre una 'carta di adesione' e una conferenza programmatica. Tutte decisioni che dovranno comunque passare al vaglio degli organi statutari dei rispettivi partiti. Per i socialisti la decisione finale spetterà al congresso, la cui data non è stata ancora fissata, ma che presumibilmente si terrà l'anno prossimo. Anche per il congresso fondativo di Sinistra e Libertà non è stata fissata alcuna scadenza precisa, ma si è deciso che ci sarà solo dopo le elezioni regionali. Siamo molto soddisfatti perché abbiamo tracciato una rotta e scelta una meta e una sinistra nuova è oggi qualcosa più di un'opzione, è un obbiettivo concreto, possibile e più vicino di quanto avessimo sperato fino a ieri".

(22 settembre 2009)

La proposta del nome "Ecologia" nel simbolo
Il documento finale dell'assemblea di SeL 

È costituito il coordinamento nazionale di Sinistra e libertà, composto da membri in rappresentanza dei partiti fondatori e delle tante elettrici e dei tanti elettori non iscritti ad alcun partito o movimento.
Il coordinamento e composto da: Daniela Brancati, Paolo Cento, Gim Cassano, Lisa Clark, Marco Di Lello, Claudio Fava, Grazia Francescato, Umberto Guidoni, Gianni Mattioli, Gennaro Migliore, Riccardo Nencini, Mauro Palma, Michele Ragosta, Luca Robotti, Simonetta Salacone, Giuliana Sgrena, Nichi Vendola, Alessandro Zan.
All’interno del coordinamento verranno conferiti incarichi di lavoro.
Entro il 15 ottobre dovranno essere costituiti i coordinamenti regionali di Sinistra e Libertà, che potranno avere fino ad un massimo di 11 membri e scelti con gli stessi criteri.
Al fine di sostenere l’azione politica di Sinistra e Libertà, viene istituita una specifica carta di adesione del costo di 10 Euro per i giovani fino a 18 anni e 30 Euro per tutti gli altri.
Vengono istituiti 2 gruppi di lavoro (uno sul programma e l’altro su regole e partecipazione) e forum tematici inerenti le campagne già varate.
La partecipazione ai forum è libera e individuale. I gruppi di lavoro sono costituiti da 60 membri ciascuno.
Nel mese di dicembre si terrà  la Conferenza programmatica di Sinistra e Libertà.
È stata assunta la proposta di inserire il termine “ECOLOGIA”, in luogo dei tre simboli attualmente presenti nel semicerchio inferiore, nel simbolo di Sinistra e Libertà.
Tutte queste decisioni saranno sottoposte a verifica nella prossima conferenza programmatica di dicembre.
All’indomani delle prossime elezioni regionali si terrà il congresso fondativo di Sinistra e Libertà.

(17 settembre 2009)

La strage di militari italiani in Afghanistan
Il dolore e il cordoglio dei Socialisti 



Grande dolore e profondo cordoglio” è stato espresso dal segretario del partito socialista Riccardo Nencini, in un messaggio alle famiglie delle vittime dell’attentato di questa mattina.
Siamo vicini ai nostri valorosi soldati che ogni giorno, anche a prezzo della vita, - scrive Nencini - danno il loro contributo essenziale alla pacificazione, alla costruzione della democrazia in Afghanistan e alla lotta contro il terrorismo internazionale”.

(17 settembre 2009)

Quasi una scena tratta da Orwell
La tavola dei maiali

Ammettiamolo. L’attacco di Feltri al direttore dell’Avvenire un mezzo sorriso ce l’ha strappato. Il politicamente scorretto non ci ha mai urtato, moralisti e moralizzatori non ci affascinano, ben consapevoli che la rivoluzione si fa più dissacrando che esecrando. In fondo, poi, tra gli insegnamenti di Nenni, quello sui puri e più puri, è tra quelli che maggiormente descrive un approccio socialista alle cose della politica e, tutto sommato, della vita stessa.
Tuttavia, chissà se più per noia o per nausea, il senso di questa ennesima polemica estiva sembra avvolgersi e avvolgerci in una nebbia tossica che se, da un lato, ci riempie i polmoni di frustrazione per l’irrimediabilità di un simile scenario, dall’altro, in questa occasione come forse non mai, sa evidenziare le metastasi più avvelenate del nostro sistema.
È più che mai, quello di questi mesi, non più eccesso nel confronto politico, semplice esasperazione della dialettica di schieramenti o contrapposizione fuori controllo. Ciò che sta andando in onda in queste settimane, o, meglio, in stampa, è rappresentazione di un conflitto che ormai trascende tutto e tutti.
Mai come in questa occasione viene chiarito come il piano di questo sistema politico-istituzionale, ma anche mediatico-industriale, abbia definitivamente risolto ogni legame con la vita del Paese, dei suoi interessi e dei suoi bisogni, con in campo due tifoserie senza più squadre da sostenere, se non formalmente, ma non per questo meno cattive e violente. Anzi, proprio per questo, ancora più spietatamente rivolte alla affermazione di propri interessi privatissimi, che siano di famiglia, azienda o lobby.
Il peggiore degli scontri, per altro, quello cioè giocato con le armi del ricatto, dei dossier a gettone, degli schedari a pagamento, delle agende ad orologeria. La regola del “io so che tu sai che io so” che ammalora tutto, dal diritto alla sanità, dalla giustizia al lavoro, dalla scuola all’ambiente, solo a patto che nulla cambi. Coltelli affilati e tinti nel veleno sotto il tavolo di una grande abbuffata di scempi, speculazioni e sciacallaggio di questo nostro Paese.
Torna alla mente l‘allegra tavolata protagonista della scena finale della Fattoria degli animali di Orwell, quando i maiali a capo della fattoria si trovano a discutere di affari con gli stessi uomini e “le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”, depravazione ultima della rivoluzione fallita e fotografia limpida dell’Italia della seconda repubblica.
Ciascuno, per la propria storia personale o sensibilità, assegni liberamente i posti a tavola. Anche a fattori invertiti, se si pensa all’alternativa senza capire la discontinuità, il prodotto non cambia.

Federico Parea
Direzione Nazionale Ps
(3 settembre 2009)

Le campagne di Sinistra e Libertà
16 idee per 5 proposte di iniziativa popolare 

16 idee, 16 proposte per altrettante possibili iniziative di popolo. Vogliamo individuarne almeno 5 per organizzare le prime battaglie civili di Sinistra e Libertà. Scegliamo assieme queste  campagne, per le quali impegnarci e impegnare le persone a noi vicine, dove abitiamo e dove lavoriamo, perché Sinistra e Libertà nasca innanzitutto tra i cittadini e sulle idee.
1) LA SALUTE NON E’ UNA MERCE, I PRIMARI NON LI SCELGANO I PARTITI - è intollerabile che la sanità pubblica, deputata a garantire il diritto costituzionale alla salute, sia ormai il luogo di scambi clientelari e affaristici, qualche volta persino illegali. Affinchè la salute non sia merce di scambio, finanziario o politico occorre stabilire i criteri e i valori per la scelta e la valutazione dei manager, che non possono limitarsi ai soli risultati di bilancio; ristabilire criteri di merito e non di appartenenza partitica, per scegliere i primari attraverso i concorsi. inoltre, per garantire un controllo democratico dei cittadini, è necessario ripristinare il ruolo attivo dei Comuni nella progettazione e valutazione dei servizi sanitari.
2) UN 18 AI PRECARI DA 30 - istituire un ammortizzatore sociale universale per tutti i lavoratori a tempo indeterminato, determinato e precari. Superare il precariato con una interpretazione rigorosa del contratto di collaborazione.
3) FISCO GIUSTO, ITALIA GIUSTA - Alleggerimento delle prime 3 aliquote dell’Irpef (le più basse). Adeguamento ai principali paesi europei della tassazione sulle rendite finanziarie. Lotta all’evasione fiscale anche attraverso la regolamentazione dei lavoratori stranieri non in regola. No allo scudo fiscale.
4) SCUOLA SICURA, OSPEDALE SICURO - messa in sicurezza delle 5.000 scuole e dei 500 ospedali delle zone a rischio sismico (che interessa 11 milioni di persone), da finanziare con la prima tranche del ponte di Messina.
5) ENERGIA RINNOVABILE = ECONOMIA FORTE = VITA MIGLIORE - un piano nazionale di risparmio energetico e potenziamento delle energie rinnovabili: eolico, fotovoltaico, solare, per raggiungere in 10 anni almeno il 30%  di energia prodotta da queste fonti. Siamo ultimi in Europa, vogliamo diventare primi. No allo spreco di risorse per nuove centrali nucleari, già obsolete oggi e ancor di più quando saranno in attività, senza avere peraltro risolto il problema delle scorie.
6) L’ITALIA IN SECONDA CLASSE - 1000 nuovi treni per i pendolari e i servizi regionali da finanziare con una quota delle risorse destinate al ponte di Messina.
7) LA VITA E’ DI CHI LA VIVE -  Libertà di scelta del fine vita attraverso il riconoscimento legale del testamento biologico e garanzia delle libertà di cura.
8) UNIONI CIVILI - riconoscere il diritto a chi sceglie di vivere insieme un rapporto di coppia senza contrarre matrimonio.
9) L’ITALIA E’ IL MIO PAESE - chiunque nasce sul suolo italiano può diventare cittadino italiano, clandestino non è reato.
10) LAVORO SICURO, CONTROLLI CERTI, SANZIONI PENALI - migliaia di lavoratori italiani e stranieri perdono la vita sul posto di lavoro. Non è tollerabile. Occorre riattivare controlli non formali sui posti di lavoro e punire penalmente chi ha evitato di affrontare le spese necessarie per la sicurezza, per la vita e la salute di lavoratori.
11) LA FAUNA E GLI AMBIENTI NATURALI SONO UN BENE COMUNE - no alla liberalizzazione della caccia e alla privatizzazione dei parchi naturali. Salvaguardare il nostro patrimonio naturale è una responsabilità che abbiamo verso le generazioni future. Salvaguardare la biodiversità è un valore culturale e scientifico.
12) ROTTAMARE IL BRUTTO, TUTELARE IL BELLO - in un territorio fortemente popolato e manomesso come quello italiano, dove il suolo è una risorsa scarsa, è una buona idea promuovere una vera grande opera di restauro, del territorio, del paesaggio e degli edifici, anche attraverso l’abbattimento e la ricostruzione del patrimonio abitativo fatiscente e inadeguato, anche dal punto di vista estetico. La rottamazione del brutto richiede un programma di investimenti pubblici e un quadro di regole chiare, che in nessun modo si può confondere con un condono edilizio mascherato.
13) ABOLIZIONE DEL CANONE RAI - Il canone RAI non è garanzia di pluralismo e di servizio pubblico, l’imposta sul possesso degli apparecchi televisivi è l’espressione di un vecchio anacronismo.
14) SICUREZZA NON RONDE, L’ITALIA NON E’ IL FAR WEST - la sicurezza dei cittadini non può essere privatizzata, lo stato non può abdicare ai suoi doveri.
15) MORATORIA DEI LICENZIAMENTI - non si può perpetuare la vecchia pratica di privatizzare gli utili e socializzare le perdite: alle imprese beneficiare di contributi pubblici in un momento di crisi economica si può e si deve imporre il blocco temporaneo dei licenziamenti.
16) UN MONDO DI PACE? NON CON LA CORSA AL RIARMO! Usa e Russia sottoscrivono un patto per il disarmo ed il governo italiano stanzia 11 miliardi di euro per l’acquisto di nuovo bombardieri: più cooperazione e meno armi per costruire la pace nel mondo!

(10 agosto 2009)

Sinistra e Libertà verso il 19 settembre
Cinque domande
sull'Assemblea nazionale

Il “misero” Documento finale “imposto” dai  5 Coordinatori dei soggetti politici a conclusione del seminario nazionale di Sinistra e Libertà, ha annunciato la convocazione di un’Assemblea nazionale per il prossimo 19 settembre.
Quattro domande:
1) potranno partecipare tutte le esperienze locali (Associazioni, Comitati, ecc.) che vogliono unire e rinnovare la Sinistra che si vuole unire e rinnovare, oppure soltanto i rappresentati dei soggetti che hanno dato vita alla lista elettorale… e chi decide - in agosto - di iscriversi ad una lista elettorale… senza sapere se rimarrà tale e quale… oppure se evolverà - democraticamente e rapidamente - verso la nascita di un nuovo Partito di Sinistra?
2) Ogni Gruppo, Associazione o Comitato locale per una nuova Sinistra… quanti delegati può inviare all’Assemblea nazionale del 19 settembre (1, 2, ???) ?
3) Le conclusioni di questa Assemblea nazionale saranno a “sovranità limitata“(cioè decisa dai Coordinatori dei 5 soggetti che hanno dato vita alla lista elettorale “Sinistra e Libertà”), oppure potranno esserci anche decisioni sovrane (sia pure a larga maggioranza) di chi parteciperà?
4) Avrà legittimità anche una proposta di apertura di un percorso costituente/congressuale democratico (con il criterio “una testa un voto”), per decidere su TUTTO (idealità, valori, scelte programmatiche, regole statutarie, dirigenti e anche il simbolo)?
Sono 4 domande che, a mio parere, necessitano di una risposta preventiva… in modo che in tutte le realtà locali sia chiaro da subito chi è invitato a questa assemblea, chi è escluso e se dobbiamo subire regole imposte da pochi… oppure se - propongo - partecipare con la determinazione di esprimersi liberamente e di pretendere che le decisioni siano prese democraticamente (sia pure accettando una regola di larga maggioranza - il l’80% ?? - dei partecipanti, che “imponga” a tutti il dialogo e l’ascolto di opinioni e proposte diverse).

Giuliano Ciampolini 
Associazione per la Sinistra di Pistoia
(20 luglio 2009)

Il Consiglio Nazionale del Ps ha votato
Avanti! con Sinistra e Libertà

Con 12 voti  contrari e 7 astenuti, il Consiglio Nazionale del Partito Socialista ha approvato a larghissima maggioranza (280 i presenti) il documento politico della segreteria del partito.
Il documento prevede che il congresso del Partito si tenga nei tempi e nei modi stabiliti dallo statuto, ovvero l’anno prossimo dopo le elezioni amministrative. Resta confermata la politica di alleanze con le altre forze di Sinistra e Libertà per costruire una forza di governo laica, libertaria e di sinistra, distinta dalle forze politiche comuniste e che abbia come punto di riferimento obbligato il PSE.
I lavori del Consiglio nazionale sono stati aperti dalla relazione del Segretario del Partito, Riccardo Nencini il quale, rispondendo alle critiche e ai timori emersi rispetto all’alleanza di Sinistra e Libertà  ha affermato “Il Partito socialista non si scioglie. Ho preso un impegno personale oltre che politico a non mollare”.
“Questa storia - ha continuato - ha pieno diritto di cittadinanza, ma ha un senso solo se la teniamo legata a un progetto politico ma non può ridursi a mera testimonianza, alla galleria degli antenati”.
L’analisi di Nencini non ha lasciato spazi d’ombra. Ha ricordato che il risultato raggiunto alle europee, il 3,1%,  “non è un risultato da buttare, è dignitoso“ e che da lì “bisogna ripartire” anche se le condizioni non sono certo facili perché la mancanza di una rappresentanza parlamentare, costituisce un serio handicap soprattutto dal punto di vista comunicativo, sia pubblico che privato, visto che “siamo in presenza di un bipolarismo perfetto nella comunicazione che premia solo chi sta in Parlamento”.
La barra del timone resta orientata sulla rotta intrapresa con Sinistra e libertà, proiettata verso gli appuntamenti del prossimo anno, le elezioni regionali. Il Segretario del partito non vede alternative. “Il centrodestra - dice - non solo ha vinto anche le ultime elezioni, ma le ha vinte bene, dimostrando di essere radicato anche a livello locale, ma il sistema politico è avviato verso una crisi del bipolarismo, con la vittoria della Lega nel centrodestra e la straordinaria debolezza del Partito democratico, che ha perso 4 milioni di voti, nel centrosinistra”. Nello stesso tempo, osserva, “il partito dove si è presentato col proprio simbolo, è andato male”.
Ci sono però anche dati positivi. “Il tesseramento che ripartirà a settembre con regole nuove, la ripresa di Mondoperaio  e quella possibile dell’Avanti! della domenica, l’elezione di tanti compagni nelle realtà  locali con la lista di SL”.
Nencini ha quindi affrontato la questione delle alleanze ricordando che “dalle ultime elezioni politiche siamo usciti non solo sconfitti, ma anche isolati”. Oggi  c’è da registrare “l’apertura di SL ai repubblicani di Luciana Sbarbati e ai liberali di ‘Critica liberale’ e quanto al Pd “nei miei incontri con i candidati alla segreteria - ha detto - ho ricevuto certezza che per 4 mesi questo partito sarà  bloccato in un congresso vero, con esiti che non sono assolutamente certi. Può  vincere Tizio nel congresso e Caio nelle primarie. Una sorta di scisma avignonese. Ma con tutti i candidati c’è un punto in comune, uno schema molto diverso da quello di Veltroni. I numeri li obbligano a pensare diversamente. Col 26% non ce la fanno. Senza alleanze non ce la fanno“. “Penso ci siano le condizioni per superare Livorno del 1921, una condizione condivisa qui e accettata anche dal Pd”. Nelle conclusioni la questione del rapporto con i radicali: “Il no di Pannella - ha detto - ha preceduto quello di una parte di SL. Dentro SL bisogna fare spazio anche a chi condivide questo percorso e per questo penso di chiedere a Pannella di ripensarci“.
Nel corso del dibattito il Coordinatore della Segreteria nazionale Marco di Lello ha affermato che «Occorre ripensare la Sinistra italiana per tornare a parlare a quella parte del paese che ad essa si era affidata e da questa è stata tradita, per dare risposte alle paure di un Nord sempre più’ tentato di rifugiarsi nell’egoismo e nella xenofobia, per governare i cambiamenti in atto nel mercato del lavoro, a 40 anni dalla morte di Brodolini con un nuovo statuto dei Lavori e dei Lavoratori. Mentre il Pd - ha continuato Di Lello - impegnerà i prossimi mesi in un dibattito autoreferenziale noi socialisti, noi SL dovremo lavorare ad una nuova cultura politica frutto di una reciproca contaminazione di socialismo, ambientalismo, postcomunismo per tornare a parlare ad un’Italia di oggi molto diversa da quella del 900.”
Oltre al documento della segreteria, esposto da Marco Di Lello, sono stati presentati un altro documento, relatore Franco Bartolomei, e un ordine del giorno presentato da Bobo Craxi. Questi ultimi sono decaduti con l’approvazione da parte del CN del documento della segreteria perché di fatto chiedevano l’immediata convocazione del congresso. E’ stata quindi stabilita una cronologia di incontri in vista dei nuovi appuntamenti politici: il primo avverrà a Bologna il prossimo 17 luglio per le regioni dell’area nord, il secondo a Napoli il 22 per le regioni del Sud Italia; ne seguiranno altri per le diverse aree geografiche. Infine, sono stati approvati tre ordini del giorno proposti dalla Giovanile Socialista riguardanti le morti bianche e il nucleare

(10 luglio 2009)

Da un giovane siciliano 
parte l'appello ai dirigenti di 'Sinistra e Libertà'

L'invito ad andare avanti sulla strada tracciata

Sono un giovane elettore siciliano che il 6 e il 7 giugno ho dato fiducia a Sinistra e Libertà. Ho deciso di scrivere alcune righe per esprimere un auspicio per il futuro e per fare appello ai dirigenti, agli elettori e ai simpatizzanti di questo progetto politico affinché il cammino intrapreso non si interrompa.
Nonostante l´oscuramento mediatico, l´esiguità delle risorse e il tempo breve che ha separato la nascita della lista dalle elezioni, tanti e tante hanno guardato con interesse alla nuova formazione, perché hanno capito le capacità critiche e di innovazione, la qualità e la coerenza del nuovo cantiere politico e programmatico.
Valore e dignità sono stati restituiti a due parole che per troppo tempo sono rimaste chiuse in un cassetto e che il centrosinistra riformista (più di centro che di sinistra) ha dimenticato: Sinistra e Libertà.
Mi rivolgo all´intelligenza politica delle forze che compongono questa nuova formazione e a chi ne è rappresentante, perché auspico che si vada avanti sulla strada dell´unità. Il 3,1% è un buon punto di partenza, soprattutto per un soggetto nuovo e poco conosciuto. Dividersi dopo questo risultato sarebbe grave dal punto di vista strategico e ancora più grave dal punto di vista della coerenza politica. Non ci sarà futuro per noi se ripeteremo gli errori del passato, se torneremo a frammentarci, se ci arroccheremo dietro sigle vecchie e logore, se metteremo al primo posto interessi piccoli e particolari a scapito delle ambizioni grandi e delle scelte coraggiose. Quando ho votato e ho espresso le mie tre preferenze non ho pensato alle sigle di provenienza dei candidati, non è stato importante per me sapere, ad esempio, che Nichi Vendola proviene dal Movimento per la Sinistra o Claudio Fava da Sinistra Democratica. Avevo in mente soltanto un´idea: votare per costruire una sinistra moderna, unita e utile.
Spesso ci siamo detti che se la sinistra vuole tornare ad essere protagonista della vita politica italiana deve intraprendere la strada dell´innovazione e dell´unità. Le lacerazioni sono un piaga storica della sinistra. Sinistra e Libertà unisce invece di dividere. Ecco la prima grande innovazione. Sinistra e Libertà può essere il punto di incontro e attrazione delle diverse anime di quel popolo smarrito che chiamiamo sinistra diffusa. Nel cammino di Sinistra e Libertà possono continuare a vivere le culture migliori della sinistra italiana.
Il cantiere della nuova sinistra deve continuare ad aprirsi e deve allargare le proprie ambizioni. Può essere lo strumento per portare sul terreno della politica reale quei pezzi di sinistra che isolati sono destinati a scomparire ma che uniti e rinnovati possono rappresentare la forza e la speranza per un grande progetto. Può essere il mezzo per parlare con parole nuove agli uomini e alle donne della sinistra che da troppo tempo hanno smesso di votare, che hanno scelto il disimpegno o la rassegnazione. Il dialogo può essere il valore aggiunto per le nuove sfide. Si dovrebbe provare a dialogare, senza atteggiamenti pregiudiziali, con le forze migliori che vogliono lavorare per creare l´alternativa all´egemonia delle destre nel nostro Paese.
Soltanto una sinistra grande e plurale può avere la forza di imporre all´agenda politica i temi cruciali del lavoro e del precariato, della crisi economica e dell´ambiente, della laicità, dei saperi, della convivenza democratica e multiculturale, del Mezzogiorno, della questione morale. Su questi temi si possono e si devono dire parole chiare e coerenti, in modo che la proposta politica della nuova sinistra emerga nella sua concretezza mettendo in luce le ambiguità, le contraddizioni e i silenzi delle forze riformiste e moderate del nostro Paese. Su questi temi si misura la qualità della nostra proposta politica. Rimettiamoci in gioco tutte e tutti per un nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra che sia più attento all´innovazione culturale e ai programmi più che agli antichi simboli e alle sigle di un Novecento che non c´è più, che non parli a nicchie ininfluenti e minoritarie ma a un popolo ampio ed eterogeneo, che sia all´altezza dei problemi e delle sfide dell´Italia e del mondo di oggi. Troviamo il coraggio per abbandonare le vecchie case e costruirne una più grande, oltre gli steccati e fuori dalle gabbie di un passato da cui tanti non riescono ad uscire.
Sinistra e Libertà ha stretto un patto di fiducia con quasi un milione di elettori. Lo sbarramento ha negato la possibilità di essere rappresentati al Parlamento Europeo ma non ha sottratto la speranza a tanti uomini e a tante donne che sono una parte consistente del popolo smarrito della sinistra. Non è stato un voto inutile, anche se in tanti volevano convincerci del contrario. È stato un investimento per il futuro, per un´idea nuova della sinistra, per un suo nuovo linguaggio. C´è un popolo che vuole ritrovare la bussola per rimettersi in marcia, l´entusiasmo per una nuova stagione di impegno, gli spazi per una partecipazione politica dal basso e sui territori. Proviamo a non deludere questo popolo. Io ho ritrovato la speranza grazie a Sinistra e Libertà.

Marcello Longo
Campofelice di Roccella (Palermo)
(
10 giugno 20099


versilia/lucca: "storico"

Sinistra e Libertà a Pietrasanta
Prove locali per una nuova formazione politica a sinistra



il tavolo della presidenza della riunione, da sin. a des.: Cefisi, Guidoni, Montemagni, Nardi e Lupi

La sala della Croce Verde di Pietrasanta è stata testimone, venerdì 29 maggio, di una articolata e stimolante discussione sull’ipotesi di aggregazione di una nuova formazione politica della sinistra italiana, plurale nei suoi contenuti e capace di raccogliere il meglio dell’esperienza dell’Unione prodiana. Un nuovo contenitore per riunire la cultura laica, socialista, ambientalista e progressista, altrimenti condannata alla “non rappresentanza” parlamentare e amministrativa negli anni a venire. Un tentativo che deve andare oltre l’occasione delle prossime elezioni europee e deve essere perseguito in modo indipendente dal raggiungimento o meno della soglia “vitale” del 4%.



il pubblico in sala durante l'intervento di Giuseppe Nardini

Alla riunione di Pietrasanta ha partecipato un discreto pubblico, che ha ascoltato l’intervento introduttivo di Marco Montemagni (consigliere regionale del guppo misto), il quale ha riconosciuto in “Sinistra e Libertà” l’unica vera novità politica delle elezioni europee, poiché progetto che comincia a riunificare la sinistra, conferendole una prima forte soggettività. E poi venuto l’invito a reagire contro il prossimo referendum in materia elettorale, definito peggiore, negli esiti, rispetto alla legge Acerbo e alla legge “truffa”, tenuto conto che può consegnare ancora più potere nelle mani di Berlusconi. Nelle sue conclusioni, Montemagni ha detto di “comprendere perché il Pdl voglia il referendum, ma meno comprensibile è che la medesima cosa sia desiderata dal Pd”. Per Mario Lupi (consigliere regionali dei Verdi) “Berlusconi ha detto tante bugie, non soltanto sui fatti personali, quanto e soprattutto sulla situazione di crisi economica che sta attraversando il Paese”. E il pericolo sono principalmente le soluzioni alla crisi poste in campo – tutte concentrate sulle “grandi opere” – che appaiono contrastanti con quanto hanno programmato le altre nazioni europee. Secondo Lupi, Berlusconi ha cancellato i temi dell’ambiente e della green economy dalla sua agenda dei lavori, a differenza di altri governi, pure di centro-destra, come quello francese di Nicolas Sarkozy. La candidata Martina Nardi (vice sindaco di Massa) ha esordito osservando come il suo sogno, di costruire il progetto politico di una vera e nuova formazione della sinistra italiana, sia la migliore risposta che dobbiamo ricercare per ovviare all’inconcludenza del Partito democratico. A suo parere: “Il Pd è un partito che non sceglie ed è incapace a farlo, poiché si autodefinisce equidistante dal lavoro e dall’impegno”. Sull’altro schieramento poi, Nardi vede un Berlusconi intento a cancellare quotidianamente la campagna elettorale, attraverso un’operazione mediatica tesa a rappresentare la democrazia e la politica come un ingombro alle azioni “illuminate” del premier. L’intervento successivo di Luca Cefisi (candidato socialista) ha ricordato che, di qui ad una settimana, l’obiettivo principale di “Sinistra e Libertà” è di contribuire al successo di una maggioranza di progressisti al governo del Parlamento europeo; tutto il contrario del Pd, che non si colloca o non sa ancora dove collocarsi. Per Cefisi, il 4% è nelle cose, perché “Sinistra e Libertà” rappresenta anche il “meno peggio” di quanto offre oggi il mercato della politica. L’ultimo a prendere la parola, tra gli interventi programmati, è stato Umberto Guidoni (parlamentare europeo uscente e candidato), che ha raccontato il diverso punto di vista sulla politica italiana dall’osservatorio privilegiato di Bruxelles. Gli Italiani dovrebbero essere meglio preparati ai rapidi mutamenti della società europea e guidare il cambiamento con un progetto chiaro di società civile prossima futura. Guidoni si è detto convinto che la società comunque muti da sola e non sotto la spinta di una destra becera, che riesce a parlare soltanto alla “pancia” degli Italiani, grazie al controllo pressoché totale dei mezzi di informazione. A questo modo sbagliato di affrontare le nuove sfide, è fondamentale cambiare in altro modo la società italiana, per evitare la deriva berlusconiana. Secondo Guidoni, l’Italia è un paese che si dice da sempre europeo, ma viaggia oggi in tutt’altra direzione, grazie al governo di centro-destra. In effetti, se l’Europa indica la strada delle fonti rinnovabili, Berlusconi riprende la scelta nucleare, nella logica di pochi impianti nelle mani di pochi proprietari, per stabilire oligopoli, se non monopoli e soprattutto grandi rendite.



Luca Cefisi (a sin.) e Umberto Guidoni (a des.)

Dopo gli interventi programmati, sono seguiti quelli del pubblico presente in sala: Gabriele Martinelli ha fatto notare come il simbolo di “Sinistra e Libertà” sia poco conosciuto in giro, soprattutto nelle periferie, anche tra i vecchi compagni. Fabio Barbetti ha esortato tutti a non mollare nell’ultima settimana di campagna elettorale, considerando il risultato del tutto scontato, oppure non ritenendo importante il proprio contributo individuale. Nell’intervento di Fortunato Angelini c’è stato il ricordo personale del travaglio che ha attraversato il più grande partito della sinistra storica, nel passaggio non indolore dal Pci al Pd. Giuseppe Rossi ha invece lamentato la presenza di pochi giovani in sala, ai quali va affidata, senza dubbio, la guida del nuovo partito. Ultimo intervento è stato quello di Giuseppe Nardini, che ha chiesto di stabilizzare il simbolo del nuovo partito, per evitare il continuo cambiamento ad ogni appuntamento elettorale.

(31 maggio 2009)



Gabriele Martinelli (a sin.) e Fabio Barbetti (a des.)



Fortunato Angelini (a sin.) e Giuseppe Rossi (a des.)


italia/toscana: continua

Meglio la peggiore delle democrazie 
che il più efficiente dei regimi

Il parlamento dei "servi sciocchi" di Berlusconi

Piero Calamandrei, giurista insigne e deputato all’Assemblea Costituente per il Partito d’azione, affermò che “l’ideale del fascismo non è uno Stato senza il Parlamento, ma un Parlamento di servi sciocchi” sempre pronti a rispondere a richiesta con un voto di acclamazione.
Benito Mussolini, prima di far nascere una Camera dei Deputati immagine e somiglianza del fascismo, agì all’interno e dall’interno dell’allora Parlamento, attraverso modifiche legislative e regolamentari, guidato e assistito in questo dalla consulenza di intellettuali e accademici.
A questo scopo, la denuncia della debolezza del Governo rispetto alla forza del Parlamento fu uno dei cavalli di Troia utilizzati per colpire a morte l’istituzione parlamentare.
Ieri, Silvio Berlusconi, di fronte alla Assemblea Generale della Confindustria, è tornato, ancora una volta, ad attaccare il Parlamento e la Magistratura. Ha definito il Parlamento una assemblea pletorica e per questo inutile e controproducente. Ha paragonato i deputati e i senatori a tacchini e capponi che non vogliono anticipare il pranzo di natale dei cambiamenti necessari della Costituzione.
Ha, ancora una volta, lamentato la lentezza del Parlamento che impedisce all’Esecutivo di procedere con decisione e velocità.
Qualcuno obietterà che l’Italia di oggi non può essere paragonata all’Italia di Benito Mussolini. Anche noi siamo convinti che, a distanza di tempo, mai le cose sono uguali. Anche quelle che hanno la stessa natura cambiano, nel tempo, la sostanza e le apparenze.
Ciò che, però, conta - questo è il senso del richiamo al Ventennio fascista - è la capacità di riconoscere la sostanza di ciò che accade, al di là delle apparenze. Diceva Martin Luther King che ”prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né convincente, né popolare, ma bisogna prenderla, perché è giusta".
Noi pensiamo che bisogna prendere coscienza che quest’ora sia giunta, che è venuto il momento di fermare il lento scivolamento della nostra democrazia verso una nuova e grave forma di autoritarismo.
I segnali più evidenti si moltiplicano ogni giorno che passa: il  crescente antiparlamentarismo, l’attacco furibondo alla autonomia e indipendenza della Magistratura, un potere senza precedenti e senza controllo dei grandi mezzi di comunicazione di massa a cominciare da quelli più potenti della televisione e della radio, l’attacco ai diritti civili e sociali degli italiani,  la pervasività di forme di integralismo clericale, di razzismo, di xenofobia.
Di fronte ai pericoli che la nostra democrazia sta correndo, appare di cortissimo respiro la posizione di chi, come il PD e l‘IDV, cercano di sfruttare questa deriva pericolosa, per il proprio tornaconto elettorale e non si pone, con tutta l’urgenza che la situazione reclama, il problema di costruire un campo di forze alternativo  e vincente  rispetto a quello di Belusconi e si trastulla con riforme elettorali  e regolamentari - vedi il referendum “porcata” - che non fanno che dare ancora più forza al disegno antidemocratico.

(22 maggio 2009)

Le elezioni europee?
Una partita di calcio 
per non retrocedere...

Care compagne, cari compagni,

Perdonatemi la similitudine dantesca: questa campagna elettorale è come una partita di calcio importante. E negli incontri che contano, con tanto pubblico e riflettori puntati sul campo (certo qui i riflettori sono spenti ma non per colpa nostra), ciò che conta è il risultato. Noi, nel caso non ve ne foste già accorti, non stiamo giocando per lo scudetto, né per un posto in coppa. Stiamo giocando per non essere trascinati in coda alla classifica. Insomma per non retrocedere. I sondaggi ci dicono che dobbiamo stringere i denti e attaccare. I tre punti sono a portata di mano. Certo la partita è difficile. Gli avversari fanno dei falli a centrocampo per non farci giocare. E qualche fallo sarebbe da espulsione. Certo l'arbitraggio lascia un po' (molto) a desiderare e da qualche settore dello stadio ci fischiano contro. E non sono solo i tifosi avversari. Certo anche tra i nostri stessi compagni di squadra c'è chi è amante del pallone e del dribbling. E spesso perde la palla in cerca di virtuosismi inutili e spesso dannosi. E c'è chi non finalizza il gioco. Bene. Io però lo finalizzo. Per me, e quindi anche per chi è in questa avventura con me, ciò che conta ora sono solo i tre punti. Portati a casa quelli, che altro non sono che il famigerato 4%, si discuterà con tutta calma del prossimo campionato, del bel gioco che è mancato, di qualche acquisto sbagliato a riapertura di mercato e delle nuove o vecchie maglie che tanto piacciono, e giustamente, ai nostri tifosi. Stringiamo i denti e attacchiamo.
Anche se sto correndo in pratica con un polmone solo e in una fascia del campo che mi è un po' ostica, non mollo.
Ho ancora una buona visione del campo, un lancio lungo e preciso, e i 90 minuti nelle gambe. Arriveremo fino in fondo portandoci a casa la salvezza. Del dopo ne parleremo con calma. E correggeremo senza dubbio ciò che non è andato. Ciò che non va nella squadra.
Fraternamente

Riccardo Nencini
(18 maggio 2009)

Protesta di "Sinistra e Libertà" 
contro il Decreto del Governo
Nessuna fiducia nella vostra sicurezza

Un lungo pomeriggio di protesta civile contro l’inciviltà, il razzismo del governo italiano che ha approvato nel pomeriggio di ieri il decreto sicurezza. Un decreto che condanna all’esclusione dalla società italiana molte persone provenienti da paesi stranieri, che nega a bambini nati sul territorio italiano il riconoscimento della cittadinanza, non essendo i loro genitori nati in Italia. Come ricordato durante la maratona oratoria, il 6 Luglio 1939 il Governo Fascista di Mussolini approvò una legge che negava a “immigrati” italiani (calabresi, veneti, siciliani) di richiedere la residenza a Roma in quanto venivano giudicati criminali o portatori di malattie. Questa legge del ‘39 ricorda molto nella sua impostazione e nei suoi obiettivi il decreto sicurezza approvato oggi e la richiesta di riservare posti per i milanesi nella metropolitana. Molti degli oratori intervenuti hanno giudicato questa legge fascista e razzista, e come ha sottolineato Moni Ovadia, non ci si può aspettare niente di diverso da chi durante una visita ad Auschwitz si rammarica per gli errori commessi in passato ma senza condannare il nazismo e le discriminazioni razziali perpetuate contro ebrei, rom, sinti. I membri di questo governo sono per di più quelli che alla domanda “Sei razzista?” rispondono “Io non sono razzista, però non possiamo accettare tutti i poveracci che vengono in Italia”. Razzista è chi esclude dalla società con leggi disumane, come ben detto da Franco Giordano,  minoranze di etnie diverse da quelle italiana. La maratona oratoria era sorvegliata da un numero esagerato di forze dell’ordine per una manifestazione pacifica, l’antropologo Marconi ha però evidenziato come questo decreto metta in seria difficoltà i nostri concittadini impegnati nella nostra tutela. L’applicazione del decreto richiede comportamenti infami ed ignobili ai militari italiani, che si vedono costretti a respingere e a rifiutare le richieste d’aiuto di donne, uomini e bambini che dopo interminabili viaggi verso le coste italiane devono essere rimandati nelle tremende carceri libiche, luoghi dove i diritti umani sono completamente dimenticati. Le condizioni delle carceri libiche sono state ben documentate nel film “Come un uomo sulla terra” realizzato con le testimonianze raccolte tra i migranti negli anni dagli autori del film, anche loro presenti oggi al presidio in maglietta bianca con la scritta “Essere Umano”, ovvero la risposta che Albert Einstein diede alle autorità statunitensi  quando, all’entrata nel paese come immigrato, gli chiesero di che razza fosse.
In un pomeriggio afoso e soleggiato, un flusso continuo di curiosi s’è intrattenuto ad ascoltare gli interventi e a colloquiare con i rappresentanti delle associazioni che hanno partecipato all’iniziativa. Un particolare plauso deve essere fatto all’ARCI e a Monteverde AntiRazzista per l’impegno nell’organizzazione della giornata e per il loro impegno quotidiano nella lotta contro il razzismo e l’esclusione sociale creata da molte leggi di questo governo. Ognuno deve avere la possibilità di una vita migliore, come noi cercavamo speranza e futuro in America negli anni ’20 perché stanchi delle continue guerre europee e per l’avanzare dell’ideologia violenta del fascismo, è giusto oggi dare a chi sfugge dalle guerre in corso nel mondo la possibilità di una vita migliore.

(14 maggio 2009)

Al via la campagna elettorale
I Socialisti candidati in "Sinistra e libertà"

Sono 15 i candidati di Sinistra e libertà nelle 5 circoscrizioni espressione del Partito Socialista. Oltre ai parlamentari uscenti Pia Locatelli ed Alessandro Battilocchio, tra i capolista figura anche Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale del partito. Tra i dirigenti del partito candidati spicca la candidatura nella circoscrizione dell' Italia centrale di  Luca Cefisi della Segreteria nazionale e componente dell'ufficio dei presidenza del Partito del Socialismo Europeo. Nelle 5 circoscrizioni le candidature socialiste si segnalano  per la rappresentatività di diversi  segmenti della società: da Franz Caruso (sud), affermato e apprezzato avvocato penalista a Daniela Rosati (Centro) giovane dirigente dell'FGS, dall'attore Sergio Troiano (nordovest) all'Assessora del comune di Pianoro Daniela Mignogna (nordest) e  al sindacalista Renzo Penna (nordovest).  Dall'alpinista editore Bepi Pellegrinon (nordest)  a Francesco Velo, docente universitario, espressione di Spazio LibLab (nordovest) fino a  Francesco Cammarano, presidente dello IACP di Salerno e i docenti universitari Giuseppe Durante (sud) e Maurizio Rella (isole). Di rilievo infine nel nordovest la candidatura di Dorino Piras, assessore alla provincia di Torino che ha recentemente aderito al PS avendo lasciato Rifondazione Comunista.
Pia Locatelli in una dichiarazione ha sottolineato come”In un anno, 21 emittenti radiotelevisive monitorate dall’Osservatorio di Pavia, hanno dedicato complessivamente all’Europa uno scandaloso 3 per cento del tempo totale dell’informazione e in particolare lo 0,18 per cento al Parlamento europeo”.
La gran parte di quel misero 3 per cento – continua la Locatelli – è stato assicurato dal servizio pubblico, e in particolare dal Tg3, mentre sul resto delle emittenti è meglio stendere un velo pietoso.  A poco più di un mese dalle elezioni – conclude l’europarlamentare socialista – l’unico dibattito che si è acceso sui media a proposito delle europee riguarda le vicende amorose, vere o presunte, del nostro presidente del consiglio e le conseguenti, penose, ricadute sulla formazione delle liste, a conferma che siamo molto bravi nel farci male da soli”.

(4 maggio 2009)

Una modifica fondamentale per la Costituzione
L'Italia sia una Repubblica laica

"Occorre scrivere nella Costituzione che l’Italia è una repubblica laica”. Questo l’incipit del ragionamento svolto da Riccardo Nencini, segretario del Partito Socialista ed esponente nazionale di Sinistra e Libertà, nel corso del convegno tenutosi stamani a Firenze dal titolo “Testamento biologico: Referendum, libertà e laicità”. Secondo Nencini “proprio il deficit di laicità emerso negli ultimi anni ha avuto e continua ad avere ripercussioni pesanti sia sulle norme relative alle libertà individuali sia sul più generale contesto della ricerca scientifica e della creazione di un ambiente tollerante e favorevole all’esplicazione della creatività individuale e collettiva”. “Senza essere considerato un pericoloso anticlericale – ha proseguito Nencini – Barack Obama ha rimosso, come primo atto di governo, la legislazione di Bush in materia di cellule staminali, rilanciando ricerca e industria americana. Anche in Italia dobbiamo tutti, ed il Partito democratico in particolare, prendere esempio da lui”.
Il dibattito, coordinato da Daniela Brancati, ha visto gli interventi di esponenti del mondo accademico e della medicina quali Mauro Barni, Gim Cassano, Cecilia D’Elia, Sandro Medici, Grazia Zuffa, Alfredo Zuppiroli.

(27 aprile 2008)

AnnoZero 
NO alla Censura

È possibile non condividere contenuti e impostazione di AnnoZero e possono non piacere o indispettire alcune vignette di Vauro, ma per i socialisti la difesa del diritto di opinione e di satira è al di sopra di ogni questione sul merito della trasmissione. Diciamo no alla censura e alle sanzioni decise dalla Rai perché il principio della difesa delle libertà di tutti rappresenta per il Partito Socialista un punto fermo". Lo ha affermato il coordinatore nazionale della segreteria socialista, Marco Di Lello, al termine del sit in di protesta davanti alla sede della Rai di viale Mazzini organizzato da Sinistra e Libertà. Nuove manifestazione sono previste mercoledì 22 aprile davanti alle sedi Rai di tutt'Italia.

(16 aprile 2008)

Il terremoto alla tv: Spettacolarizzazione del dolore 
Sinistra e Libertà per la ricostruzione della "Casa dello Studente" all'Aquila

"Sinistra e Libertà" ha aperto un Conto corrente bancario dedicato alla sottoscrizione in favore delle popolazioni dell'Abruzzo: Sinistra e Libertà Solidarietà Abruzzo IT 82 B 0832703221 000000003346 da utilizzare per versamenti attraverso bonifici. I soldi raccolti contribuiranno alla ricostruzione della Casa dello studente.
Riccardo Nencini è intervenuto oggi su Facebook con una nota che riportiamo integralmente:
"Fa bene la comunità di Facebook ad indignarsi per gli annunci trionfali del Tg1 relativi ai picchi di ascolto e di share durante dirette dai luoghi terremotati. L’Abruzzo non è Sanremo, non è la nazionale di calcio. Gianni Riotta, giornalista serio e di alto profilo culturale, ha lasciato un giornale più simile a Studio Aperto e ai reality che non a quel giornalismo anglosassone di cui si è sempre dichiarato discepolo. Stessa cosa ha fatto Mediaset, parlando addirittura di – copio e incollo da Tgcom - “giornata boom” per le news del biscione. Ciò detto, tragedie come quella abruzzese ci stimolano una riflessione generale sulla qualità dell’informazione di casa nostra. Una riflessione amara che, purtroppo, non esclude nessuno, servizio pubblico e tv private. Diciamo pure che quando accade un evento di simile drammaticità, questo paese dà il meglio di sé e anche la politica riesce per qualche ora a rinunciare alle polemiche. L’informazione, quella televisiva in particolare, dà invece il peggio. Notiamo diversi aspetti: la spettacolarizzazione del dolore, il dramma umano (e dunque privato) che diviene reality show ed entra all’ora di cena nelle case di tutti gli italiani più fortunati dei concittadini abruzzesi; ma anche una distorsione informativa che tende, a seconda di chi la fa, a magnificare l’efficienza del governante di turno. Berlusconi fa bene a visitare le popolazioni colpite, lo Stato ha il dovere di essere vicino a chi è precipitato nel dramma e ha perso tutto: ha il dovere soprattutto di garantire una pronta ricostruzione. Non vorremmo però che alcune tv ed alcuni giornalisti fossero indotti nella tentazione – nel migliore dei casi per troppo zelo, nel peggiore per precise ‘logiche aziendali’ – di trasformare la terra d’Abruzzo nel set di un formidabile spot elettorale."

(8 aprile 2008)

la strana collocazione europea del PD
Solo gli eletti di "Sinistra e Libertà" in gruppo socialista

"Quando partecipammo al congresso del PSE a Madrid, nel dicembre scorso – ricorda Riccardo Nencini – mettemmo in guardia i leaders socialisti europei sull’appartenenza degli eletti del Pd al Pse. Soltanto alcuni ci ascoltarono. E la posizione di Franceschini oggi è la conferma di quanto detto allora da Veltroni". “La presunzione di Franceschini sulla collocazione europea del Partito Democratico è ridicola. Tutta Europa ride del caos italiano: non solo siamo l’unico paese europeo ad aver modificato la legge elettorale a poche settimane dal voto, in buona compagnia di qualche stato sudamericano o di qualche piccola repubblica del centro Africa, ma adesso il segretario dei democratici se ne esce con la trovata per cui dovremmo esportare a Strasburgo il ‘poderoso’ modello rappresentato dal Pd”. Lo afferma l’eurodeputato Alessandro Battilocchio. “Al Parlamento Europeo – aggiunge Battilocchio – esistono sette grandi famiglie politiche, che continueranno a vivere ed a lavorare come hanno fatto in questi anni anche durante la prossima legislatura: non è dunque l’Europa che deve adeguarsi alla confusione italiana, bensì il contrario”. “Comunque – sottolinea l’eurodeputato - noi non abbiamo dubbi: i candidati del Ps che si presenteranno sotto le insegne di ‘Sinistra e Libertà’ aderiranno al Partito Socialista Europeo”.

(3 aprile 2008)

biotestamento
Un Referendum 
per la libertà di autodeterminazione

"Lunedì prossimo Firenze conferirà a Beppino Englaro la cittadinanza onoraria: da Firenze parta la campagna referendaria per difendere la libertà di autodeterminazione del cittadino costituzionalmente sancita. Sinistra e Libertà sarà in prima fila e chiama a raccolta tutti coloro che hanno a cuore la laicità dello stato e la libertà dell’individuo". Così Riccardo Nencini, commentando l’approvazione da parte del Senato del ddl sul testamento biologico. "Ha ragione Umberto Veronesi – dice Nencini – quando parla di notizia tragica. Lo è anche perché abbiamo assistito al fallimento di ogni tentativo di mediazione da parte del Pd per arrivare a un testo condiviso con la maggioranza. Delle due l’una quindi: o il Pd assiste passivo alla sconfitta oppure partecipa al nostro fianco all’iniziativa referendaria, così come faranno il professor Veronesi ed il senatore Marino". “Quando la violenza di una legge, di gran lunga minoritaria nel paese, si fa strada nel modo che abbiamo visto tutti, non c’è altra cosa da fare che scendere in piazza e, contemporaneamente chiedere al Presidente della Repubblica di tutelare i contenuti della Costituzione”, ha affermato Marco Di Lello a margine del sit-in che si è tenuto oggi davanti al Senato. “E’ assurdo – ha aggiunto Di Lello – che la legge i cui principi dovevano essere all’insegna della libertà individuale e collettiva davanti all’accanimento terapeutico sia in realtà tutto il contrario e in così evidente contrasto con la Costituzione vigente”.  "La legge approvata al Senato sul ‘biotestamento’ rafforza l’isolamento dell’Italia nel continente europeo sulle questioni legate all’avanzamento scientifico e alle libertà civili e individuali”, ha affermato invece Bobo Craxi. “La conservazione culturale – ha aggiunto – può essere il fondamento di una religione, ma non di uno Stato libero e laico. La libertà deve essere difesa negli interessi del popolo”. Una "legge che è soprattutto un trionfo dell’ipocrisia – secondo Pia Locatelliche vedrà i meno abbienti implorare soluzioni clandestine e i più ricchi risolvere il problema in discrete e accomodanti cliniche di lusso". “Come è già avvenuto con la legge sulla fecondazione assistita, – nota – il furore integralista non risolve nessuno dei problemi a cui dice di tenere, ma rende solo più difficile la vita di tanti comuni cittadini, mentre chi ha i mezzi economici per poterlo fare, troverà all’estero il modo per risolvere i suoi problemi". "Una legge liberticida – infine secondo Alessandro Battilocchiouna forzatura ideologica che va contro ciò che pensa la maggioranza degli italiani: una pagina triste per la storia democratica del nostro paese".

(26 marzo 2008)

presentato il simbolo di Sinistra e libertà
Il quorum oltre l'ostacolo

Pronti si parte. Svelato a Roma il simbolo di «Sinistra e libertà», la lista per le europee formata dal movimento per la sinistra di Vendola, Sinistra democratica di Fava e Mussi, i Verdi di Grazia Francescato, i socialisti di Riccardo Nencini e gli ex Pdci di «Unire la sinistra» guidati da Umberto Guidoni e Katia Bellillo. Queste cinque formazioni si presenteranno tutte insieme con un simbolo mezzo bianco e mezzo rosso, unico logo di partito il Sole che ride al fianco dei riferimenti dei gruppi parlamentari europei.
Al debutto all'Hotel Nazionale di Roma, a due passi da Montecitorio, c'erano tutti o quasi i dirigenti di questa «nuova sinistra». «Non è un nuovo partito ma neanche un cartello elettorale – spiega il coordinatore dei socialisti Marco Di Lello – è un progetto tra forze coese che in questi mesi hanno lavorato insieme, con l'obiettivo di riportare a sinistra la parola libertà che in questi anni è stata scippata da Berlusconi e dalla destra». Libertà formale ma anche reale, visto che le parole chiave della conferenza stampa sono state indubbiamente laicità, rivoluzione verde e legalità. Non a caso, il primo appuntamento pubblico del neonato movimento sarà a Napoli sabato 21 marzo: alla giornata della memoria delle vittime di tutte le mafie promossa da Libera. A seguire, nel primo pomeriggio a Roma, l'apertura ufficiale della campagna elettorale con una festa a piazza Farnese.
La strada per Strasburgo comunque non è facile: «butteremo il quorum oltre l'ostacolo», è il facile gioco di parole di Di Lello riferendosi alla soglia del 4 per cento. Il dado è tratto.

da "il Manifesto"
(18 marzo 2008)

obiettivo superare la soglia del 4% alle europee
Sinistra e libertà vede la luce

Mancano davvero pochi dettagli (come quello se mettere una 'e' o un 'per' nel nome) ma la lista 'Sinistra e liberta'' nata dall'unione di socialisti, verdi, sinistra democratica e Movimento per la sinistra e' ormai cosa fatta ed e' pronta a scendere in campo per la prossime europee. La fase di 'lancio' si chiude formalmente oggi, con la riunione della segreteria e dei segretari regionali del Partito socialista, convocati per il via libera al progetto. Obiettivo: superare in scioltezza la soglia del 4%, magari confermando gli ultimi sondaggi che davano l'alleanza poco sopra il 6%.
Ma, in realta', i quattro leader (Riccardo Nencini, Grazia Francescato, Claudio Fava e Nichi Vendola) hanno già tracciato il percorso che porterà alle elezioni: all'inizio della prossima settimana, probabilmente martedì, in una conferenza stampa verrà presentata ufficialmente la lista.
Poi, dovrebbe essere il 21 marzo, ci sarà la prima uscita pubblica con una manifestazione pubblica a Roma, a piazza Farnese, cui prenderanno parte anche una serie di testimonial e simpatizzanti del mondo della cultura, dello spettacolo, della ricerca, sostenitori dell'alleanza. Già definito anche il simbolo, rosso e verde, che renderà giustizia all'identità dei soci fondatori.
Anche dal punto di vista 'immobiliare' Nencini, Francescato, Fava e Vendola si muovono all'unisono: 'Sinistra e libertà' avrà presto una sede unica in una zona centrale a Roma (i leader devono scegliere tra un paio di proposte), che sarà subito punto di ritrovo elettorale e anche sede della direzione politica dell'alleanza. Unico sarà anche il portavoce. E a dimostrazione del fatto che 'Sinistra e libertà' ha già preso bene e in fretta l'abbrivio ci sono già la prime indiscrezioni sui possibili candidati.
SOSTENITORI VENDITTI, CALOPRESTI, HACK - ENGLARO APPOGGIA IL PS, DUBBIO PANNELLA  - Oltre al possibile impegno degli stessi leader, si potrà contare degli uscenti Roberto Musacchio (ex Prc) e Monica Fassoni (Verdi). Ma non mancano nemmeno i nomi di alcuni possibili candidati vip: Antonello Venditti, l'astrofisica Margherita Hack, il regista Mimmo Calopresti. Molti di questi, comunque, non mancheranno di far avere il loro sostegno alla manifestazione del 21 in piazza Farnese.
A proposito di candidature, i fondatori tengono fino alla fine aperta la porta per Marco Pannella. I Radicali a lungo sono stati in pregiudicato di entrare nell'alleanza, di cui hanno parlato in una serie di riunioni.
Per questo, Nencini e soci continuano ad auspicare un ingresso dei Radicali. In alternativa, nei giorni scorsi si è discusso anche dell'ipotesi di offrire a Marco Pannella una candidatura simbolica alle europee, anche come capolista, in cambio di una sorta di adesione a titolo personale. Qualche dubbio, però, a questo proposito sarebbe stato avanzato da Vendola.
Discorso a parte, per quel che riguarda le adesione 'eccellenti' in casa socialista. Da tempo Riccardo Nencini ha 'incassato' l'adesione di Beppino Englaro al Partito socialista. Il papà di Eluana non sarà candidato alle elezioni, ma resta un testimonial eccellente delle battaglie e dei valori socialisti. Tanto eccellente che il Ps sta studiando una manifestazione pubblica, da tenere entro fine mese nel nord, per presentare l'adesione di Englaro alla 'causa' socialista.
'Sinistra e liberta'', un nome che evoca il 'Giustizia e liberta'' di Rosselli, Parri, Valiani di fatto ha preso le mosse dalle riunioni del Comitato per la democrazia, il gruppo dei 'piccoli' partiti messo insieme da Nencini soprattutto per contrastare l'inserimento della soglia di sbarramento alle elezioni.
L'alleanza, come spiegato strada facendo dai leader dei quattro partiti fondatori, si propone come una "alleanza elettorale": qualcosa in più di un semplice cartello elettorale con qualcosa in meno (ma per motivi anche pratici) di un nuovo partito.
Lo scopo, dopo le europee, infatti resta quello di dare all'elettorato di sinistra, laico ed ecologista, un punto di riferimento con molti punti in comune tra i soci fondatori, a partire dalle battaglie per il rispetto dei diritti civili e sociali.
Proprio ieri Nencini e il coordinatore dei socialisti Di Lello hanno confermato la linea politica del movimento: "Coniugare la sinistra con la libertà è proprio della storia socialista, passata e recente. L'idea di dare vita ad una nuova alleanza laico riformista e di sinistra in vista delle elezioni europee e amministrative in grado di affrontare i problemi concreti trovando risposte possibili e rapide, à un'idea del Partito socialista -hanno spiegato-. Nel coordinare il Comitato per la democrazia nei mesi passati e nell'esserci battuti per la salvaguardia dei diritti personali e collettivi dei cittadini abbiamo individuato il giusto percorso di una politica seria e responsabile. E i sondaggi fin qui commissionati ci hanno dato ragione". Qualche giorno fa, il Consiglio federale dei Verdi, con il 60% dei voti favorevoli, aveva invece approvato la mozione presentata dalla maggioranza del coordinamento nazionale per l'alleanza "nell'ambito di una lista che avrà la presenza del simbolo dei Verdi". A contendere lo spazio a 'Sinistra e libertà' sarà, invece, la lista formata da Rifondazione e Pdci, anche questa ormai definita da Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto.

da Clandestinoweb
(13 marzo 2008)

decisivo passo verso l'alleanza laico riformista di sinistra
I Socialisti scelgono 
"la sinistra per la libertà"

"La crisi della sinistra italiana è molto grave e non c'è al momento un modello in grado di interpretare la società che cambia". Lo ha sostenuto il Coordinatore nazionale del Partito Socialista, Marco Di Lello, svolgendo la relazione che ha introdotto il dibattito politico in Direzione, al posto del Segretario del partito Riccardo Nencini, ricoverato all'ospedale di Viterbo dopo l'incidente automobilistico di cui è rimasto vittima ieri insieme ai due uomini della scorta.
"La fusione a freddo tra ex comunisti ed ex democristiani non ha funzionato, come avevamo detto subito, e il progetto del Partito Democratico è fallito.
Noi socialisti  - ha proseguito Di Lello - siamo faticosamente usciti dall'isolamento in cui ci avevano cacciato dopo le elezioni politiche ma lo sbarramento del 4%, il tentativo maldestro di Veltroni di fermare l'esodo dei voti, ci porta oggi a riflettere bene sul futuro. Andare da soli alle elezioni sarebbe un errore grave. Andremmo incontro a una sconfitta prima ancora di scendere in campo, e proprio in una fase politica che ci rivede assumere un ruolo importante, un ruolo da protagonisti. Siamo il motore in un certo senso di questa alleanza laico riformista di sinistra  - ha proseguito il coordinatore nazionale dei socialisti - che abbiamo realizzato insieme a Fava, Vendola e la Francescato. I radicali con Pannella sono ancora titubanti, ma per loro la porta sarà sempre aperta, anzi spalancata, fino all'ultimo minuto utile. "Sinistra per la Libertà" è un'alleanza forte, motivata, e con possibilità di percorso futuro importante. Anche i sondaggi ci confortano e ci spingono. La lista viene vista infatti come una forza chiara, laica, di sinistra in grado di fare proposte concrete e realizzarle con un linguaggio univoco. Lo spazio politico esiste e la campagna elettorale ci vedrà affrontare Pdl e Pd sulla crisi economica e sul testamento biologico, ovvero sulla difesa delle libertà individuali e della laicità".

(5 marzo 2008)

Quasi chiuso l'accordo tra socialisti, verdi, sinistra democratica e vendoliani
Appello al Congresso Radicale per formare insieme la "terza sinistra"

Un accordo di mutuo soccorso e di sostegno reciproco sulle iniziative dei due partiti è stato proposto dal segretario del Partito Socialista Riccardo Nencini a Marco Pannella, nell'intervento svolto al congresso del Partito Radicale. Nencini ha paragonato questa necessità al patto stretto nel '15-'18 da Francia, Italia e Inghilterra. E' quanto si legge in un comunicato del Ps.
"Noi abbiamo una rete di amministratori locali che adotteranno la vostra proposta di indire l'anagrafe degli eletti e altre iniziative radicali - ha sostenuto Nencini illustrando l'accordo - e voi potreste adottare in Parlamento alcune delle nostre proposte: il nuovo statuto del lavoro in difesa dei precari senza assistenza e senza tutele, o la parificazione delle indennità dei consiglieri regionali al livello più basso, quello della Regione Toscana". Ricordato che il risparmio in quest'ultimo caso sarebbe di circa 110 milioni di euro da destinare ai licenziati o ai giovani laureati meritevoli, il segretario del Partito Socialista ha parlato delle prossime elezioni europee e dell'intesa dell'area laico riformista che i socialisti stanno "chiudendo" in queste ore con Fava, Vendola e la Francescato: "Anche in questo caso, contro l'Impero Centrale delle ronde e del 4% dobbiamo saper rispondere con forza e credibilità. Un'intesa laica, riformista e di sinistra non può che avere il Partito Radicale al suo interno. Oggi questa alleanza è indispensabile perché la difesa dei diritti civili e sociali è la vera ragione dello scontro politico che una sinistra moderna deve saper portare avanti".
Nel suo intervento al congresso Bobo Craxi, ha sostenuto che "noi della sinistra laica, liberale, radicale, socialista e ambientalista siamo la 'terza sinistra', diversa da quella comunista e da quella cattolico-post comunista dominante nel Pd. Far rivivere lo slancio vitale dell'esperienza della 'rosa' in un'alleanza per le europee deve e può essere un obiettivo comune. La 'terza sinistra' e la 'quarta opposizione': questo può dare una risposta alla crisi di laicità, di democrazia politica ed economica del nostro Paese".
Bobo Craxi ha poi ricordato le importanti battaglie vinte nella comune recente esperienza nel governo di centro-sinistra, "innanzitutto quella ottenuta davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla pena di morte: una vittoria storica".
"Occorre mettere insieme le diverse componenti socialiste, radicali, laiche e liberali in una lista comune". "Oggi -  ha osservato Mauro Del Bue - si ipotizza un'alleanza tra socialisti, verdi, sinistra democratica e vendoliani. Ma senza i radicali sarebbe per me un'alleanza monca. Oggi occorre interpretare un autentico bisgno di laicità, di lotta alla moderna partitocrazia antidemocratica e di riformismo sociale che la crisi impone. Se non ora quando, Marco?" ha concluso Del Bue.

(2 marzo 2008)

Nencini: "la difesa dei diritti civili e sociali è il giusto motore di un nuovo percorso"
La Francia di Mitterand capì come unire la sinistra

"La federazione laica, riformista e socialista a cui il Partito Socialista fa riferimento oggi è molto più vicina politicamente alla federazione decisa dal Congresso d' Epinay in Francia che a un cartello per le elezioni".  Lo ha affermato il segretario socialista Riccardo Nencini, riassumendo il significato della riunione della segreteria del partito dopo gli ultimi incontri con i Radicali, la Sinistra Democratica, il Movimento di Vendola e i Verdi.
Per Nencini - si legge nel comunicato ufficiale della segreteria - il cammino del Ps deve prendere in prestito l'ispirazione che negli anni '70 portò, in Francia, alla fusione tra la 'Convention des Institution Rèpublicaines' promossa da Mitterrand con il Partito socialista francese, e che sfociò nella firma di un programma comune con il Partito comunista francese e il partito radicale di Robert Fabre. "Credo - ha infatti aggiunto Nencini - che la difesa dei diritti civili e sociali possano essere in questa difficilissima fase della democrazia italiana il giusto motore di un nuovo percorso delle forze di sinistra e consentire, la nascita di un'Epinay italiana. Successivamente un accordo sul programma con il Partito Democratico e le altre componenti della sinistra potrebbe incontrare il voto positivo dell'elettorato progressista e riconsegnare il governo del Paese al centro-sinistra".

(25 febbraio 2008)

dopo l'elezione a segretario del PD
Franceschini non scioglie i nodi politici

"Attendo di capire bene se per la base del Partito Democratico il discorso di Franceschini sia un discorso di prospettiva. Se, insomma, le cose dette appresentino una linea per il futuro. La mia prima impressione è che i nodi non siano stati sciolti e che i problemi politici siano ancora tutti sul tavolo". E' quanto affermato dal segretario del Partito Socialista Riccardo Nencini in merito alla relazione del candidato alla segreteria del Pd dopo le dimissioni di Veltroni. "Franceschini mi è parso molto vago - ha aggiunto il segretario socialista - sulla futura collocazione europea dei democratici nonostante ci separino solo tre mesi dalle elezioni. Inoltre ho notato un assordante silenzio sul tema delle alleanze. Buona invece la parte sui diritti civili e sul testamento biologico dove si è mostrato più liberale di quanto non sia stato Veltroni".
“Speriamo che con Franceschini, il Pd recuperi davvero un po’ di autonomia in tema di laicità perché con la segreteria  Veltroni la resa è stata totale e incondizionata”
E’ quanto ha affermato Pia Locatelli, capodelegazione del Ps a Strasburgo e presidente dell’Internazionale socialista donne. “Su tutta la vicenda Englaro e poi sul testamento biologico – ha continuato l’esponente socialista - il comportamento del Pd è stato contraddittorio se non peggio.. Aspettiamo Franceschini alla prova dei fatti – ha concluso la Locatelli - perché non riuscirà a recuperare i consensi dell’Italia laica e riformista, e sicuramente quelli dei socialisti, se continuerà, come ha fatto Veltroni, a fuggire di fronte alle pretese delle gerarchie ecclesiastiche”.
"Quel che mi ha stupito di più di questa assemblea generale del Pd è che nessuno, soprattutto fra i giovani, ha parlato di politica. -
questo il commento di Mauro Del Bue - Il lessico usato verteva su questa abusata terminologia: primarie,congresso, rinnovamento, nuovo dialogo con la società, rilancio del progetto e via dicendo. Nessuno - ha osservato Del Bue - che abbia avuto il coraggio di dire quel che poi un po' tutti pensano. E che cioè il Pd è in crisi perchè il progetto era sbagliato, perché non si possono incollare due partiti in uno senza un minino comun denominatore che non sia la sconfitta di Berlusconi".
Per Bobo Craxi - “L'elezione del nuovo segretario del Partito Democratico non risolve le molte questioni di fondo e i numerosi problemi che lo circondano, questioni che assomigliano sempre più al ‘dilemma di Ovidio’: sono aree politiche sostanzialmente diverse e poco conciliabili, come abbiamo già visto, costrette ormai a convivere fino alla fine”. “Franceschini” - ha proseguito Craxi - “ha rivendicato i percorsi e gli errori della segreteria Veltroni, non ha aperto nessuna prospettiva di dialogo e di confronto all’interno della sinistra italiana,  e non ha rilanciato alcun significativo cambiamento programmatico”.

(21 febbraio 2008)

sedici mesi vissuti pericolosamente
Veltroni si è dimesso:
era l'ora!

Dopo sedici mesi Walter Veltroni getta la spugna e il Pd si ritrova senza segretario, un congresso alle porte e una base sempre più disorientata. Decisiva è stata l'ennesima sconfitta elettorale. Quella Sardegna persa senza appello e consegnata a Silvio Berlusconi senza quasi combattere. Solo l'ultimo tassello di 16 mesi fallimentari per il Pd, con Veltroni in stato confusionale permanente. 
Una decisione che era nell'aria. Troppe (e spesso giustificate) le voci, sotterranee e dichiarate, contro la sua gestione. In discussione la scelta maggioritaria, l'alleanza con Di Pietro, una linea politica sensibile ad ogni spiffero e spaventata ad ogni stormir di fronda. 
La maggiore responsabilità di un segretario così incerto - tra il sognatore e il credulone - è di aver sostituito ad una sinistra divisa una sinistra inesistente, con la scelta folle di fare terra bruciata intorno al Pd. 
E adesso? L'ipotesi più accreditata è quella che vede Franceschini nelle vesti di "traghettatore" o, se preferite, di "reggente" fino ad autunno.
Una buonissima scelta! Dopo aver annientato tutte le forze d'ispirazione progressista - da Rifondazione al Pse, passando attraverso i Verdi -  l'unico ed ultimo partito di centro-sinistra verrebbe consegnato nelle mani di un ex-democristiano. Complimenti!
Sarebbe soltanto la logica conclusioni di una serie innumerevole di errori ed insuccessi voluti cocciutamente dal Valter nazionale, dal primo giorno della nascita del Pd, nel non lontano 14 ottobre 2007. 
Facile riassumere le mille Waterloo di Veltroni: nell'aprile 2008 il primo, impegnativo, banco di prova: le elezioni politiche, che però consegnano la vittoria a Silvio Berlusconi e al Pdl. Si avvertono i primi scricchiolii. La vocazione maggioritaria del segretario fa storcere il naso a molti. L'alleanza con la sinistra radicale è messa nel cassetto. Veltroni insiste. Ma l'urna non premia il Pd. Nello stesso mese, le elezioni regionali e amministrative danno la vittoria al centrodestra. Nel giugno 2008 il centrodestra fa cappotto alle provinciali siciliane. Nel dicembre 2008 è la volta della regione Abruzzo. Infine ieri il risultato della Sardegna. Nel mezzo un solo momento per sorridere: il Circo Massimo. Troppo poco per fermare il conto alla rovescia. La stroncatura arriva perfino dalle colonne dell'Unitàa: "Il Pd ha toccato il fondo".
"Yes we can", era lo slogan di Veltroni in campagna elettorale. "Si può fare". E invece non si è fatto niente. Quello che si farà è tutto da vedere.

(19 febbraio 2008)

Sbarramento e annientamento

Mi pareva che la Costituzione
dicesse: "i cittadini sono uguali"
e invece ora c'è una distinzione
ch'è fatta in base alle percentuali.

Silvio e Walter in questo sono uguali:
"si basta noi... governo e opposizione
gli altri so' elementi marginali
e condannati all'eliminazione".

Mi pare sia lo stesso meccanismo
e la filosofia del nazismo
che è poi quello dell'annientamento.

Gli ebrei, gli oppositori, i deportati
alla fine quanti saranno stati?
...senz'altro meno del quattro per cento.

Francesco Burroni


lettera ai capigruppo PD di Camera e Senato
Nencini: se passa lo sbarramento, profonde fratture nelle istituzioni locali

Se la proposta sulla legge per le europee andrà in porto così come è stata formulata ''si apriranno profonde fratture nelle istituzioni locali: fratture a partire dal prossimo turno amministrativo''. Lo sottolinea, in una lettera indirizzata ai presidenti dei gruppi del Pd alla Camera e al Senato, il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini.
Questo il testo della lettera: ''Cari presidenti, domani discuterete la proposta di riforma alla legge elettorale per le Europee. Conoscete la mia opinione e conoscete nel contempo il parere espresso al tavolo del 'Comitato della Democrazia' che raccoglie i partiti assenti dal Parlamento italiano ma ben radicati sul territorio. Le ragioni del dissenso sono molteplici e tutte ben note. Ne aggiungo una conclusiva: chi condivide con il Pd il governo di città, province e regioni avrebbe dovuto essere informato sul tipo di accordo che si stava profilando nel nome di una comune responsabilità e per fronteggiare coralmente le politiche del Governo. L'opposizione, infatti, non è solo quella parlamentare, tanto più quando larga parte degli enti locali sono retti da coalizioni. Non è successo nulla di tutto questo. Trovo corretto informarvi che l'approvazione della proposta così come è stata formulata in accordo con i partiti di maggioranza rischia di aprire profonde fratture nelle istituzioni locali. Fratture a partire dal prossimo turno amministrativo. Non aggiungo l'ovvia considerazione su chi si avvantaggerebbe in questo caso''.

(2 febbraio 2009)

Il documento dei "partitini" sull'accordo elettorale PD-PDL
Contro lo sbarramento al quattro per cento

Si è riunito il Comitato per la democrazia con la presenza dei rappresentanti di Rifondazione comunista, Partito socialista, Sinistra democratica, Radicali italiani, Pri, Psdi, Verdi, Partito d’Azione, Pli, Udeur, Liberaldemocratici, I socialisti. Il Comitato ha approvato questo documento:

1) Il Parlamento si appresta a iniziare l’iter di approvazione di una legge per le elezioni europee che contrasta non tanto con le pur legittime aspirazioni di esistenza di partiti politici che vivono di tradizioni storiche e di progetti politici di interesse nazionale, ma con i diritti di democrazia sanciti dalla Carta costituzionale. Cambiare la legge elettorale e le norme di accesso al Parlamento europeo mentre è già da tempo in corso la preparazione delle liste e in qualche caso, dopo aver definito le stesse, anche la raccolta delle firme, caso unico in tutta Europa, rappresenta un grave attentato alla democrazia.

2) Questo avviene non alla luce di una esigenza di maggior equilibrio democratico e di minor frammentazione politica al Parlamento di Strasburgo, che peraltro non deve eleggere alcun governo, ma come esigenza dei due partiti maggiori del nostro paese che vogliono costruire un sistema fondato sulla loro assoluta supremazia forzando l’interpretazione delle norme come è avvenuto ad aprile, o cambiando improvvisamente, come sta avvenendo oggi, la legge elettorale europea. La responsabilità maggiore cade sul Pd e sul suo segretario Veltroni che tenta, con lo sbarramento elettorale al 4%, di frenare la sua caduta libera di consensi registrata in tutti i sondaggi. Questo cambiamento di legge avviene nel contesto di un grande baratto tra Pd e Pdl che investe anche altri atteggiamenti parlamentari e spartizioni di potere.

3) Si consolida così quel regime antidemocratico fondato sul falso bipartitismo all’italiana che tenta di spartirsi il finanziamento pubblico con denari degli italiani che non risparmieranno un euro, mentre i protagonisti sono forze politiche oligarchiche, con vertici non eletti democraticamente attraverso congressi e senza vita democratica al loro interno, che si pongono in netto contrasto con i principi stabiliti dall’articolo 49 della Costituzione.

4) Il Comitato per la democrazia indice dunque per la giornata di martedì due iniziative di lotta. L’una con inizio alle ore 12 dinanzi al Quirinale e l’altra con inizio alle ore 14 a Montecitorio. Promuove nel contempo iniziative di protesta in tutte le città capoluogo e nei consigli regionali, provinciali e comunali. E sottopone a verifica tutte le alleanze locali.

(29 gennaio 2009)

Sull'alimentazione assistita del PD da parte del PDL
"Abbatteremo il Patto del Minotauro"

"Esiste un gran connubio tra maggioranza e opposizione. Ma è un fatto che non ha precedenti nelle sue modalità, perché questo 'patto del Minotauro', questa alimentazione assistita del Partito Democratico da parte del Pdl non avviene per dare risposte alla grave crisi economica ed istituzionale del paese, bensì perché chi sta al governo ha deciso di scegliersi il più
conveniente competitore possibile dentro l'opposizione
". Lo ha affermato il segretario del Partito, Riccardo Nencini, affrontando il tema della possibile riforma elettorale europea nel passaggio della relazione con cui ha aperto i lavori del C.N. "L'accordo tra Pdl e Partito Democratico - ha aggiunto - si è realizzato anche su Federalismo, Rai, Regolamenti per velocizzare il Parlamento, Lesioni costituzionali sul caso Villari, contribuendo ad aggravare la crisi di un sistema democratico che attua ormai riforme per decreto legge". Davanti a questo stato di cose, ha proseguito il segretario , che ha ricordato di aver già chiesto un nuovo incontro con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e aver saldato l'intesa con i partiti non presenti in Parlamento, attraverso il 'Comitato per la Democrazia', "ci prepariamo alle primarie delle idee per radicarci sul territorio in vista delle amministrative". "Riempiremo le grandi città con i manifesti del Socialismo Europeo - ha concluso Nencini - e terremo entro aprile una grande Conferenza Programmatica dei socialisti riformisti. Sul piano elettorale ci presenteremo con il nostro simbolo e con le nostre liste, mentre sul piano della battaglia politica quotidiana ci batteremo per abbattere il Minotauro metà Pd metà Pdl con tutti i partiti che vorranno unirsi a noi. Ma - ha poi aggiunto il segretario - a conclusione della sua relazione in Cn -  approviamo noi oggi l'odg Follini in materia di rapporti con Di Pietro, che è lontano dai disegni riformisti per il suo giustizialismo e per il suo radicalismo ideologico e saremo a sinistra con la nostra autonomia lavorando a un'alleanza tra riformisti dentro e fuori del Parlamento. Ma se la legge elettorale sarà modificata interverremo pesantemente sul piano giuridico e su quello degli accordi politici nelle amministrazioni locali".
Il Consiglio Nazionale  si è concluso con l'approvazione all'unanimità della relazione di Riccardo Nencini e con l'approvazione dello Statuto del partito.

(24 gennaio 2009)

polemica di Michele Serra sull'essere oggi Socialisti, paragonando Vassalli a Barani
Non si confonda la lana con la seta

«Socialista, in questo Paese, vuol dire solo Vassalli, che ha speso parole durissime contro la proposta di legge che equipara i soldati di Salò agli altri combattenti italiani e che da mesi noi socialisti chiediamo che venga nominato senatore a vita».
Così scrive Riccardo Nencini, segretario del Partito Socialista, a Michele Serra, che sulla rubrica 'L'Amaca' pubblicata oggi su Repubblica aveva parlato della pdl che istituisce l'Ordine della Patria, in cui tutti i combattenti della Seconda guerra mondiale, 'repubblichini' compresi, potranno ricevere onorificenze ma anche contributi. Visto che la legge incriminata ha come primo firmatario un ex socialista, Lucio Barani, oggi deputato del centrodestra, secondo Serra "socialista, in questo Paese, vuol dire Vassalli ma vuol dire anche Barani: e dunque, in via definitiva, non vuol dire più nulla".
«I socialisti - ribatte Nencini a Serra - non hanno mai fatto confusione sui questi temi, e da quando sono Segretario nazionale del Partito Socialista, e prima ancora in qualità di presidente del Consiglio regionale della Toscana, ho contribuito in prima persona a far sì che venissero alla luce gli scheletri chiusi a chiave da decenni dentro l'"armadio della vergogna", che contiene notizie risalenti ad alcune tra le più efferate stragi nazi-fasciste».
Quanto «a coloro che hanno scelto di convivere politicamente anche con gli eredi della tradizione repubblichina», Nencini li invita a «non abusare, soprattutto in contesti così delicati e dolorosi, del termine socialista. Non possono assolutamente fregiarsene».
Anche Pia Locatelli, Presidente del CN del partito, in una lettera al direttore di Repubblica è intervenuta sulla questione: "Il tema della dignità della memoria dei combattenti di Salò, è scabroso a andrebbe affrontato con tutta la serietà e la prudenza che merita - scrive la Presidente dell'IS donne - Violante, da presidente della Camera, venne contestato con inusitata durezza quando appena accennò una riflessione su quella tragica esperienza. Perfino Sandro Pertini venne attaccato da Giorgio Bocca per non aver rifiutato, durante una cerimonia, il saluto col pugnale degli ex fascisti. Serra - prosegue Locatelli - di solito ottimo corsivista a cui piace intingere la penna nel veleno, si accosta al tema solo per fare una polemica sciocca e gratuita contro i socialisti, commettendo pure un grossolano errore. Pretende difatti di dimostrare che il 'socialismo' non vuol dire più niente, perché il socialista Vassalli e il socialista Barani su Salò si smentirebbero a vicenda. È evidente per chiunque, ma non evidentemente agli antisocialisti viscerali, che Vassalli e Barani non possono avere lo stesso peso se non altro perché - conclude l'europarlamentare del PS -Vassalli i repubblichini li ha subiti sulla propria pelle e Barani no".

(3 gennaio 2009)

crisi politica e "questione morale" sullo sfondo delle prossime elezioni europee
Il Pd rischia il sorpasso

Natale e Capodanno, per Walter Veltroni, sono i peggiori della sua vita. I suoi sondaggi elettorali danno il Pd "in picchiata", dal 33% dei voti raccolto alle politiche al 27-28%. Silvio Berlusconi si attribuisce il 72% dei consensi e vari sondaggi danno il Pdl a quasi 18 punti di vantaggio sul Pd.
Un disastro. È il frutto degli errori commessi da Veltroni (identità politica confusa del Pd, programma indefinito, incertezza delle alleanze, incomprensione del Nord, oscillazione fra scontro e dialogo con il governo), ma la mazzata viene dalle inchieste giudiziarie e dagli arresti piovuti sul partito a livello locale (Campania, Abruzzo, Basilicata, Firenze, Genova, Perugia). I magistrati, mai come prima, hanno la mano pesante con il Pd, già Pci-Pds-Ds.
C'è anche una certa disinvoltura. È il caso di Pescara. Prima è stato posto agli arresti domiciliari con la gravissima accusa di tangenti Luciano D'Alfonso, il benvoluto sindaco del Pd. Poi è stato liberato il 24 dicembre perché, in quanto dimissionario, non era più in grado d'inquinare il processo. Una motivazione singolare. Il sindaco di Pescara, messo ai domiciliari il 15 dicembre si era dimesso il giorno dopo, il 16. La vicenda non ha convinto Veltroni, per la prima volta nettamente critico con i magistrati. "Quello che è avvenuto a Pescara - ha commentato a caldo - è gravissimo. Esprimo a D'Alfonso, che torna finalmente libero, la mia soddisfazione. Ma la vicenda ha dentro di sé gravi implicazioni che meritano una riflessione più compiuta".
Da un mese il primo partito dell'opposizione è sotto il martello delle inchieste delle Procure della Repubblica. La questione morale, declinata in termini di "diversità" come una bandiera dal Pci-Pds-Ds, si sta rivelando un boomerang, con un impatto devastante sui quadri e la base. Il Pd è frastornato e gli elettori sono in fuga. Cosa succede? Il segretario, come tutto il vertice, si interroga da settimane. "Voglio un partito sano e di persone perbene, fuori i capibastone", ha tuonato.
Ma forse c'è dell'altro. "Lasciamo stare - ha precisato qualche giorno fa - parole come complotto che non ci appartengono. La magistratura agisce come deve, poi al massimo ci sarà una valutazione. Ma dal punto di vista politico - ha osservato - non c'è dubbio che è in atto un'offensiva nei nostri confronti, perché dal punto di vista politico rappresentiamo l'alternativa possibile".
Veltroni respinge "il complotto" e parla di "un'offensiva politica" contro il partito. Forse la parola "complotto" porta male. Ma qualcuno nel Pd, nato 14 mesi fa dalla fusione di Ds e Margherita, non è convinto della sua analisi. Alcuni fatti di malcostume sono incontestabili, ma l'azione dei magistrati contro il Pd è troppo estesa sul territorio ed eccessivamente ristretta nei tempi. In una parola: sembra un'operazione mirata, simile a quella che 15 anni fa distrusse la Prima Repubblica e cancellò partiti storici come la Dc, il Psi, il Psdi, il Pri e il Pli. Allora il Pci-Pds resse la botta e quando fu colpito si salvò anche grazie a quadri come Primo Greganti ("il compagno G") che, arrestati per tangenti, si fecero la galera senza coinvolgere il partito nel gorgo dei finanziamenti illegali alla politica.
Ora il quadro politico è completamente cambiato. Il centro-destra di Berlusconi domina la scena, Antonio Di Pietro cannibalizza l'alleato Pd (alle politiche si presentarono come coalizione), le molteplici anime della sinistra contano ben poco (le varie forze radicali neo e post comuniste, i Verdi e il Ps sono stati eliminati dal Parlamento e raramente riescono a spuntare qualche riga sui giornali). La situazione potrebbe peggiorare ulteriormente.
Al Nazareno, sede nazionale del Partito democratico, è scattato l'allarme rosso. Potrebbe arrivare un nuovo sconvolgimento politico. Alle elezioni europee di giugno il Pd, sotto i colpi delle inchieste giudiziarie, rischia di uscire fortemente ridimensionato o di spaccarsi, tra sinistra e centro d'ispirazione cattolica, a tutto vantaggio dell'Italia dei valori e del Cavaliere.
I giornali hanno riportato anche delle intercettazioni telefoniche di Cristiano Di Pietro, esponente dell'Idv e figlio del famoso Antonio. Sono fatti politicamente non corretti, ma penalmente non sanzionabili, ha commentato il genitore. L'ex pubblico ministero invita gli ex colleghi ad andare avanti senza riguardi; vuole apparire come l'unico difensore delle toghe, come "il partito dei magistrati".
Il Pd rischia il "sorpasso". Se l'Italia dei valori, che pesca voti soprattutto a sinistra, diventasse il primo partito dell'opposizione, farebbe contento Di Pietro ma soprattutto il Cavaliere, perché avrebbe la garanzia di una vittoria perenne. Il giustizialismo può far guadagnare al presidente dell'Italia dei valori molti voti, ma è un progetto populista con venature autoritarie, minoritario in Italia. L'"offensiva politica" quanto danneggerà il Pd? "Un fatto è un fatto, due una coincidenza, tre un indizio", teorizzava Sherlock Holmes. Per ora siamo a una coincidenza alquanto strana.
Veltroni non ha fortuna. "Yes we can", sì si può fare, è lo slogan elettorale, copiato da Barack Obama. Lo slogan in Italia ha vinto il sondaggio, lanciato dal Corriere.it, sulla frase più celebre del 2008. Ha trionfato con il 33,3% delle preferenze (40 mila voti), superando parole quotate come recessione (20%) e Facebook (19%). Ma Obama con "Yes we can", contro ogni pronostico, ha vinto le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti d'America, mentre Veltroni ha nettamente perso contro il Cavaliere.

Leo Sansone 

da "Aprile online"
(3 gennaio 2009)

Il Pd e la "questione morale" 
Un nulla fatto di vuoti
La stragrande maggioranza degli attuali dirigenti del Pd non sono corrotti o concussi. Ma questo non basta ad assolverli. Non è la loro estraneità ai fatti a renderli innocenti, è la loro complicità o il disinteresse calcolato per quel "modo di far politica" a condannarli.
Gli anni "rivoluzionari" di Tangentopoli produssero più danni di quanti ne avrebbero dovuto sanare. Oggi il paese è devastato dai poteri criminali, da una classe politico-amministrativa arrogante e inefficiente, da un ceto industriale incapace e provinciale, da un'informazione assuefatta e servile


Il 25 novembre scorso, la Fondazione Nevol Querci è stata invitata alla prima di Hammamet. Novità teatrale su Bettino Craxi, atto unico scritto e diretto dal giovane e bravo regista Massimiliano Perrotta. Due i protagonisti: una voce narrante, l'opinione pubblica, e nel suo studio della villa di Hammamet lui: un Bettino Craxi invecchiato, stanco, malato e deluso, a volte sdegnato, a volte risentito, "esiliato" o "latitante" poco importa, che affida ad una registratore le parole di quello che dovrebbe essere "un bilancio obiettivo... della politica, di tutto". Sullo sfondo, in passo di danza, i giorni dell'ira, la malinconia, il giudizio della storia.
L'atmosfera è quella che è stata. L'urlar furor di popolo, da una parte, i silenzi amari di un uomo che una "volta fu potente, adulato e rispettato", dall'altra. Craxi, nei suoi ultimi giorni, prova a dire a tutti gli italiani, ciò che fino a quel momento non è riuscito ad esprimere. Non è la solitudine, i tradimenti, le ignominie a pesare sul cuore, ma l'impossibilità di spiegare e l'impotenza di chi ha capito che gli italiani non hanno capito.
È un qualcosa che "non ha nome, o ne ha troppi".
Nel testamento morale di Bettino Craxi, in parte conosciuto, in parte solo immaginato, come scrive Perrotta nella presentazione, troviamo il bilancio, non so quanto obiettivo, di cinquant'anni di storia italiana. Il saldo è, purtroppo, negativo.
Hammamet è una piece teatrale su cui tutti dovrebbero riflettere. E ci proverò anche io.
Appartengo a quella generazione che ha visto con i propri occhi la fine del Psi, ma era troppo giovane per averne una qualche responsabilità. Non eravamo classe dirigente né del Psi, né di altri partiti della prima Repubblica. Ma eravamo già "abbastanza grandi" per comprendere che qualcosa non quadrava, che quella presunta "rivoluzione", vista con un certo distacco, aveva molto di "opportunismo" e molto poco di "etico" e che, il "nuovo che avanzava", nella felice espressione di Michele Serra, più che emozionarci, ci travolgeva e ci stordiva. Sarà, forse, una delle poche soddisfazioni che ci prenderemo nella nostra vita, ma oggi possiamo affermarlo senza ombra di dubbio: avevamo ragione a dubitare.
A differenza di altri, non abbiamo affatto gioito al tintinnare delle manette, allo sventolare dei cappi in Montecitorio, al lancio di monetine. Però, abbiamo taciuto. Ce ne duole.
Ho sempre pensato, e credo con me lo abbiano pensato in molti, che i partiti, massima espressione dell'azione democratica, abbiano il compito di farci sentire dentro una grande casa comune, in cui tutti siano votati alla stessa causa. Dal secondo dopoguerra era stato sempre così: la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista erano questo, ma anche il Partito Socialista, quello Repubblicano o il Liberale e i Radicali, formazioni minori in termini di voti, ma indubbiamente portatori di una cultura e di una tradizione nobile e antica. La visione del mondo, in questi termini, appariva anche più rassicurante. Le battaglie, quelle vere, erano tutte ideologiche e, per quanto potessero apparire ambigue e fumose, davano un senso di grande rispetto alle Istituzioni e a quanti le rappresentavano: Enrico Berlinguer, Aldo Moro, Ugo La Malfa, Marco Pannella, lo stesso Bettino Craxi era appezzato per quella politica moderna e spregiudicata.
E poi si leggeva Sturzo, Einaudi, Croce, Nenni e Togliatti, Gramsci. Si ricorreva ai classici: Diderot, Voltaire, Pareto, Luxemburg, Weber e Marx. Si apprezzavano Kennedy e Schmidt, De Gaulle e Che Guevara.
In un patchwork culturale un po' caotico e molto anarchico, che comprendeva tutto e il contrario di tutto, si cresceva, si contestava i padri, si ascoltava, si partecipava, si esprimeva un voto. Si era orgogliosi di esserci. La storia siamo noi. Certo non era tutto un fiorire di rose. Stragi, terrorismo, mafia, scandali, la P2, la guerra fredda, ma la democrazia, tra colpi di tosse e improvvisi stati febbrili, comunque riusciva a venirne fuori. Si poteva continuare a sperare in un futuro migliore. Tutto resse, bene o male, fino a quel fatidico biennio 1992-1994, quando il giocattolo si ruppe definitivamente, e ai più non rimase che correre ai ripari.
La politica dai blasoni passò al volgo e divenne sinonimo di amoralità. Assursero a fustigatori quanti, fino al giorno prima, avevano fatto accordi sottobanco. Una classe imprenditoriale corrotta e bancarottiera indossò le vesti delle vergini violate, giornalisti compiacenti salutarono i nuovi padroni, magistrati senza macchia e senza paura salirono agli onori della cronaca e, in alcuni casi, cominciarono a pregustare il sapore di una brillante carriera politica.
Il popolo, da sempre "rivoluzionario" a parole, ma "reazionario" nei fatti, ripose la propria fiducia in quel misto di strafottenza, menefreghimo e ignoranza rappresentato dai nuovi partiti. Quegli stessi partiti che, a destra come a sinistra, avevano già provveduto a riciclare nelle proprie file quanto di peggio c'era stato nella prima Repubblica. L'italico gattopardismo del tutto cambi perché tutto resti immutato trionfò in tutti i suoi aspetti. Alla fine pagarono "in pochi le colpe che erano di tanti". La classe politica, ritornò ad essere lo specchio del Paese. Uno specchio ormai "ridotto in frantumi" e quei frantumi eravamo, e siamo ancora oggi, noi.
Dopo quindici anni, proprio in questi giorni, nel Pd, si è aperta una nuova questione morale. Lo spettro del malaffare sorvola le giunte di centrosinistra: Abruzzo, Campania, Calabria, Firenze, Napoli, Pescara. Qualcuno s'indigna, qualcuno piange, qualcuno s'incatena, qualcuno se la ride. Nessuno che si chieda se l'errore non sia stato compiuto proprio quindici anni fa. Nel gioco del tanto peggio, tanto meglio, anche la sinistra infatti si adeguò, accettando accordi compromissori, invece di combattere un sistema marcio e rinnovare la propria classe dirigente, rincorse la pancia di una società civile (?) incarognita e forcaiola. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: da nessuna parte, si riesce a riconoscere un amministrazione di destra, da una di sinistra. Cioni è uguale a Gentilini, Penati alla Moratti. È qui il vero scandalo, non in altro.
Sono convinta che la stragrande maggioranza degli attuali dirigenti del Pd non siano corrotti o concussi. Ma questo non basta ad assolverli. Non è la loro estraneità ai fatti a renderli innocenti, è la loro complicità o il disinteresse calcolato per quel "modo di far politica" a condannarli.
Massimiliano Perrotta nelle proprie riflessioni, conclude affermando che quegli anni "rivoluzionari" produssero in Italia più danni di quanti ne avrebbero dovuto sanare. Concordo. L'Italia, oggi, è un Paese devastato dai poteri criminali, da una classe politico-amministrativa arrogante e inefficiente, da un ceto industriale incapace e provinciale, da un'informazione assuefatta e servile. La classe politica, sempre uguale a se stessa, è quella che meritiamo. Paghiamo i nostri "mali nazionali". Nessuno può esimersi e nessuno può pensare di fare la morale agli altri. Tutti vantiamo degli encomiabili curriculum vitae.
"Berlinguer era una brava persona, ma Craxi aveva ragione". Dovevamo avere il coraggio di dirlo quindici anni fa. Non staremmo qui ad avvitarci su noi stessi un vortice di "forse", di "ma anche", di "non so", di "vedremo", apparendo esattamente quello che siamo: un nulla fatto di vuoti.

 

Bianca La Rocca 

da "Ragioni Socialiste", dicembre 2008

Un'occasione per rileggere Tangentopoli 
Il Pd e la "questione morale"

È forse giunto il momento di dire qualcosa di "giusto" sulle recenti vicende che hanno investito in modo così massiccio il Partito Democratico, anche per rispetto dei tanti Socialisti che hanno sofferto e sono stati oggetto di criminalizzazione generalizzata, da Tangentopoli in poi. Il riferimento è alle inchieste giudiziarie che ormai minano larga parte delle amministrazioni della maggiori realtà italiane: da Napoli a Firenze, da Genova a Perugia, dalla regione Calabria, dopo quella Abruzzo, alla disastrata Campania, fino a non si sa cos’altro domani. Non c'è bisogno di esprimere una sorta di piacere per la nemesi che tocca proprio coloro che in passato si sono eretti a giudici impietosi e che oggi si trovano invece sul banco degli imputati. Anzi va augurato sinceramente agli amici del Partito Democratico di non fare la nostra fine, che peraltro non è stata solo la conseguenza delle inchieste giudiziarie, ma anche di errori politici. C’è stato un tempo in cui essere socialisti era sinonimo di "rampantismo" e poi di "furfantismo". Forse qualche giustificazione c’era in certi comportamenti di una parte dei dirigenti del nostro partito. E tuttavia chi l'ha conosciuto bene e chi l'ha frequentato, ha sempre saputo, senza ignorare le degenerazioni esistenti, che il Psi era in larghissima parte un partito sano, composto da dirigenti che venivano dalla gavetta, che avevano frequentato le sezioni e si erano misurati coi congressi e le elezioni. Non un gruppo dirigente di carta, cooptato da qualche padrone del vapore, ma un solido e qualificato e culturalmente preparato nucleo in grado di competere con gli altri e da posizioni di forza politica e culturale. 
la tempesta che sta imperversando sul Partito Democratico potrebbe spingere i Socialisti di oggi ad un compiacimento e ad una soddisfazione tardiva, comunque puerile e senza sbocchi etici e politici. Spetta invece ai Socialisti di oggi, cogliere l'attimo di smarrimento degli ex-Ds ed ex-Margherita, ed indurre il Partito Democratico ad una corretta riflessione sugli anni di Tangentopoli e sulle recenti vicende che lo hanno colpito. Bisognerebbe poi procedere un due giuste direzioni. Innanzitutto con una rilettura del passato, equilibrata e anche autocritica, per ciò che riguarda il giudizio sul Psi e anche su Craxi, accusato solo di avere finanziato illecitamente il suo partito, e non di reati più gravi, e costretto a morire lontano dal suo paese. E che senso abbia dunque ancora oggi questa alleanza del Partito Democratico con il giustizialista Di Pietro, preferito alle elezioni di qualche mese fa ai socialisti e non credo solo per opportunità elettorale. E poi procedere con la risposta alla seguente domanda: perchè in questi anni, in questi lunghi 16 anni, da "Mani pulite" ad oggi, non sono state realizzate riforme adeguate per limitare, quantomeno, se non per eliminare, le illegalità e i reati? Questi ultimi paiono addirittura in aumento e si sono fatti più gravi, perchè il finanziamento ai partiti o ai gruppi della politica non sono oggi giustificati dal clima di lotta politica accesa della cosiddetta prima repubblica e perchè le classi dirigenti dei partiti sono solo frutto di cooptazioni e non sottoposte al vaglio della pubblica opinione, racchiusi peraltro in contenitori privi di identità e di coesione. Si pensi al fatto che gli assessori non sono eletti dal Consiglio comunale tra i consiglieri eletti dal popolo, ma nominati dai sindaci, dai presidenti delle province, dai presidenti o governatori delle regioni. Si pensi al fatto che i deputati e i senatori sono nominati dai leader dei partiti (e all’interno dei partiti dai leader delle correnti). E anche al fatto che i partiti oggi non sono più organizzazioni democratiche, ma elitarie e anche monocratiche. Forza Italia in 14 anni di vita non ha mai svolto un congresso e il Pd è nato da un plebiscito sul segretario e il primo congresso lo farà, se lo farà, dopo le elezioni europee, ma per ora l’annuncio appare, più che una proposta, una minaccia. La crisi morale, non è oggi anche conseguenza della crisi democratica? Chi sono e che fanno gli amministratori inquisiti, quale potere hanno, quale controllo si esercita su di loro (a livello istituzionale e anche di partito)? Quanto contano davvero i cittadini? 
Nei giorni delle festività - in cui è possibile ritagliarsi momenti di riflessione - i I casi di Napoli, Pescara, Firenze, Calabria, Abruzzo e via discorrendo, inducano Veltroni e soci ad una profonda riflessione sulla "Questione morale", non prima di una severa autocritica sugli errori di oggi, di ieri e di ieri l'altro.

da sez. Ps Reggio Emilia mod.
(25 dicembre 2008)

Con i messaggi del PSE 
Si è svolta la conferenza socialista di Napoli

Con i videomessaggi del presidente del gruppo parlamentare europeo del Pse Martin Schulz, del presidente del Pse Nyrup Rasmussen e del presidente del Pes donne Zita Gurmai si sono aperti i lavori della conferenza nazionale del partito socialista a Napoli. Moltissimi gli interventi e altrettanti gli applausi di una platea affollata e nuovamente convinta delle occasioni politiche apertesi per il Ps in questa fase. Ispirati anche dagli interventi dei rappresentanti dei partiti socialisti europei, tra cui Laurence Rossignol, responsabile dell'ambiente del Psf e "inviata" personale di Martine Aubry, i responsabili del Ps si sono alternati sul palco con brevi e vibranti relazioni. Da Angelo Sollazzo a Marco Di Lello, da Daniela Brancati a Gianni De Michelis, Da Anna Falcone a Fausto Corace: insomma nuovi e "vecchi" volti socialisti si sono ritrovati a Napoli per aprire il nuovo corso del partito. Un cammino apertosi con il manifesto per la campagna europea del Pse e che proseguirà con le elezioni amministrative ed europee del 2009. Il Ps si presenterà con proprie liste e simbolo e imporrà la strada di una sinistra riformista e pronta a riprendere il suo ruolo nel paese e nel governo del paese. A questo ha dedicato gran parte della sua relazione conclusiva il segretario del partito Riccardo Nencini. “Alla grave crisi del paese, che è politica, economica, morale e di giustizia, si può rispondere solo con il rilancio della politica e con risposte riformiste nuove e forti . I socialisti ripartono con le loro proposte non a caso da Napoli. In questa città, come in altre in questo periodo, dove è esplosa la questione etica. Siamo convinti che le soluzioni passino attraverso la responsabilizzazione dei singoli, e consentire il voto ai sedicenni a partire dalle elezioni amministrative e poi politiche è una prima risposta forte”. Lo ha sostenuto a Napoli, dove ha concluso la conferenza nazionale del Ps, il segretario del partito socialista Riccardo Nencini.  Alla presenza delle delegazioni dei partiti socialisti europei  ai massimi livelli, Nencini ha spiegato che “battersi per il rispetto dell’articolo 49 della nostra Costituzione è oggi un dovere assoluto. E che soltanto i partiti che rispettino quest’articolo devono avere accesso al finanziamento pubblico. Fin dalle prossime amministrative i socialisti imporranno l’accettazione di un codice etico che parta da questo rispetto”. che ha annunciato l’ingresso della Lista Sgarbi nel partito in vista delle prossime elezioni europee,  “è indispensabile capire bene che cosa vuole dire essere di sinistra oggi e in particolare essere socialisti". “A un’Italia profondamente cambiata  - ha detto infatti Nencini - deve corrispondere una sinistra in sintonia con il cambiamento, né prona verso la società appagata né accondiscendente verso consuetudini e tradizioni sconfitte dalla contemporaneità. Se Veltroni, dopo Di Pietro, sposa il radicalismo e si confonde con la piazza elevandola a madre di ogni iniziativa pubblica, diventa doppiamente prigioniero e fa la fortuna del Capo del Governo. Un'equazione elementare, una opposizione gradita. I socialisti la scelta riformista la fecero mezzo secolo fa: Nenni, congresso di Venezia. Prima di lui Turati, i suoi seguaci ed una moltitudine di scissioni. Hic Rhodus, hic salta, Walter".

(14 dicembre 2008)

Il documento sottoscritto a Roma 
"Ricostruire la sinistra in Italia. Ricostruirla nel Socialismo europeo"

Il 6 Dicembre 2008 a Roma, si è svolta una manifestazione sul tema "Ricostruire la Sinistra in Italia. Ricostruirla nel Socialismo Europeo (PSE)". Presenti all'evento Giuseppe Tamburano (Presidente Fondazione Nenni), Cesare Salvi (Presidente Associazione Socialismo 2000), Carlo Leoni (Coordinamento Nazionale SD), Angelo Fredda (Coordinamento Regionale SD), Felice Besostri (Direzione Nazionale PS), Sandro Natalizi (Direzione Nazionale PS). Alla fine dell'Assemblea pubblica, dove ognuno ha preso la parola parlando del tema, si è approvato questo documento all'unanimità:

"La manifestazione del 6 Dicembre 2008 ha rafforzato la convinzione a procedere lungo il percorso che mira alla ricostruzione, in Italia, della sinistra di governo, riformista e libertaria, avendo come riferimento necessario e certo il PSE e l'Internazionale Socialista.
L'Assemblea ritiene che il documento redatto da circoli ed associazioni socialisti del Nord-Ovest, noto come Appello di Volpedo, rappresenti un momento di riflessione fondamentale sulla strada della ricostruzione e del rilancio della sinistra socialista in Italia.
L'Assemblea lo adotta quindi integralmente, impegnandosi a rilanciarlo già dalle prossime iniziative alle quali il Tavolo parteciperà o delle quali sarà promotore.
La gravissima crisi economica e sociale che ha investito, negli ultimi mesi, soprattutto le economie occidentali "portandole sull'orlo di un baratro" rappresenta la inevitabile conclusione di un processo di globalizzazione che, visto inizialmente come panacea di tutti i mali del mondo, si è voluto totalmente incontrollato. In questo modo abbiamo potuto verificare a quale livello di aberrazione possa condurre il capitalismo selvaggio e privo di regole. Ciò che si propone non è, ovviamente, un ritorno all'economia di Stato, al capitalismo di Stato. Quello che serve è la riforma della globalizzazione e del sistema di governance. Riteniamo pertanto che le dinamiche proprie di una moderna economia di mercato debbano necessariamente svilupparsi nell'ambito di regole certe e non travalicabili. Regole che non possono che essere definite dallo Stato, ovvero, nel nostro caso, dal concerto degli Stati nel quadro dell'Unione Europea.
Lo sviluppo non è uno strumento per aiutare poche persone ad arricchirsi o per creare una manciata di inutili settori protetti da cui trae vantaggio solo un elite ristretta.
Non deve accadere quanto è accaduto in Italia dove siamo passati, in molti settori dell'economia, dal monopolio statale alla oligarchia economico-finanziaria e dove le privatizzazioni, che spesso si sono concretizzate in semplici svendite agli amici di turno, hanno quasi del tutto azzerato il patrimonio dello Stato senza portare alcun beneficio in termini di riduzioni del debito pubblico. Intanto il reddito medio delle famiglie è calato ed ha iniziato a manifestarsi il fenomeno dell'impoverimento progressivo del ceto medio, che è lungi dall'arrestarsi.
Il dramma della precarietà fa il paio con il blocco completo della mobilità sociale. Il problema della casta non riguarda solo la politica. Caste e consorterie di ogni tipo negano di fatto le aspirazioni e le opportunità di coloro che si affacciano al mondo del lavoro dopo anni di studi.
Abbiamo la classe dirigente più vecchia d'Europa, anagraficamente e per permanenza sulla scena politica. La sconfitta non è più un buon motivo per lasciare ad altri la responsabilità di direzione politica. La corruzione e il malaffare dilagano, portando alla luce fenomeni rispetto i quali gli avvenimenti degli anni ‘90 rischiano di impallidire.
Tutto questo ha molte ragioni. Una ci sentiamo di affermarla, senza tentennamenti né infingimenti: in Italia manca una forte sinistra di governo, che si faccia carico di difendere gli interessi dei più deboli e dei meno garantiti; che si faccia carico di difendere le ragioni dell'intervento dello Stato in economia, nella erogazione dei servizi pubblici essenziali, dalla sanità, alla scuola, all'acqua (in modo criminale posta in vendita dall'attuale governo, senza alcuna opposizione sostanziale da parte del PD). Oggi non è più possibile continuare a sostenere che una mano invisibile coordinerà le esigenze economiche con il benessere sociale, perchè la realtà ha dimostrato che la mano invisibile del mercato necessita della mano ben visibile dello Stato, garante e salvaguardia non solo della stabilità economica, ma anche della giustizia sociale.
Una sinistra che non abbia il timore di scontrarsi con le gerarchie ecclesiastiche per affermare il principio della libertà di ricerca, il principio del rispetto e della tutela dei diritti delle coppie di fatto, il principio della laicità dello Stato, che è solo e sostanzialmente un elementare diritto di libertà.
C'è bisogno dunque di una sinistra che proponga non solo una diversa prospettiva di sviluppo ma più in generale un'offerta di società alternativa all'attuale. Dove i valori materiali non siano anteposti ad altri valori quali per esempio la tutela dell'ambiente o della vita stessa, troppo spesso in modo drammatico ed insopportabile per le nostre coscienze - messa in pericolo sui luoghi di lavoro da chi subordina la sicurezza dei lavoratori al proprio profitto.
Una moderna sinistra di governo non può che essere espressione di una sinistra larga, dove possano trovarsi e ritrovarsi sia i socialisti provenienti dalle due esperienze fondamentali della sinistra storica, che le moderne espressioni della sinistra ambientalista.
Una Sinistra ampia ed inclusiva che si riconosca formalmente e sostanzialmente nel Partito del Socialismo Europeo (PSE), sotto il cui simbolo debba presentarsi unita sin dalle prossime elezioni europee".

da Aprileonline
(10 dicembre 2008)

il manifesto del PSE - Fassino prima dimenticato e poi riammesso 
Gli italiani snobbati dai Socialisti europei


Che nella politica italiana, da oltre quindici anni, ci sia un deficit di Socialdemocrazia è un fatto conosciuto e più volte dimostrato. La novità di oggi sta nel fatto che anche i Socialisti europei hanno relegato gli ultimi rappresentanti italiani in una posizione secondaria e anonima.
La consacrazione di questa eclisse è avvenuta durante la firma del manifesto del PSE per le elezioni europee del 2009, dal titolo "PEOPLE FIRST, A NEW DIRECTION FOR EUROPE". La lista dei firmatari è aperta dallo spagnolo Zapatero, poi il tedesco Muentefering, la francese Aubry ed il portoghese Socrates. Male gli italiani: Riccardo Nencini (Ps) compare al ventunesimo posto, Piero Fassino (Ds) è addirittura al ventiquattresimo posto. Mercedes Bresso (Presidente degli amministratori regionali socialisti in Europa) chiude al ventisettesimo posto. 
Un piccolo giallo ha poi accompagnato l'esclusione in un primo tempo e poi la riammissione di Fassino, in rappresentanza di un partito - i DS - che non dovrebbe più esistere dopo la nascita del PD. Il portavoce del leader italiano del "partito che non c'è più", Gianni Giovannetti, spiega così la curiosa vicenda: "Fassino non era nell'elenco per un errore materiale che e' stato riparato in tempo reale".

(2 dicembre 2009)

adesione del PD al PSE 
Lo "strappo" della Presidente della Regione Piemonte

Continua il dibattito, dentro e fuori il PD, sulla collocazione europea del partito di Veltroni e ormai non si contano le prese di posizione di dirigenti e militanti, come la Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, che non accettano la scelta del leader di non firmare il manifesto di Madrid del PSE.
"Finalmente un democratico che parla chiaro e dice una cosa di sinistra e di buon senso: in Europa si va con i socialisti e basta - è quanto ha dichiarato Giuseppe Garesio, Segretario del PS del Piemonte- L'autorevole e netta posizione della Bresso sulla questione della collocazione europea del PD -ha proseguito Garesio-la dice più lunga di tanti discorsi: il PD o è socialista o non è, basta con il papocchio messo insieme dalla nomenclatura post comunista e post democristiana, basta con la sgradevole doppiezza di Veltroni e Franceschini,che costringono Piero Fassino a firmare a Madrid come ex segretario dei DS .
Alla Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso chiediamo, oltre che la sua firma al manifesto PSE, di accettare la tessera del Partito Socialista, firmata da Riccardo Nencini, una tessera che le è naturale e coerente, come quando era deputato del PSE al parlamento europeo.
Angelo Sollazzo della Segreteria del Partito Socialista sostiene che "la polemica sempre più aspra all'interno del Partito Democratico sulla collocazione internazionale del PD, sta sfociando nel tragicomico.
Da una parte -osserva Sollazzo-i postcomunisti che, dopo avere chiuso la casa madre, non se la sentono di rinunciare anche all'appartenenza al socialismo europeo, dall'altra parte i postdemocristiani che vedono il socialismo come il fumo negli occhi ed ogni giorno ci propinano la loro tesi di non voler mo
rire socialisti.
Nel mezzo, c'è Veltroni, che pensava di risolvere il tutto "mettendo il cappello" alla vittoria di Barack Obama in USA,
Veltroni continua a menare il can per l'aia -prosegue il responsabile organizzativo socialista- fa finta di non sentire gli anatemi democristiani di Rutelli e di non vedere le manovre, non più tanto velate, di D'Alema.
I nodi sono venutiti al pettine.In questi giorni è iniziata la vera resa dei conti. A pochi mesi dalle elezioni europee, i "democratici" devono assumere una dec
isione politica chiara.
Il fallimento del PD -conclude Sollazzo- è davanti agli occhi di tutti, ed in queste ore appare ancora più chiaro l'errore della fusione fredda tra due componenti politiche inconciliabili tra loro.

(30 novembre 2008)

Il manifesto elettorale europeo del PSE 
Chi del Pd lo firmerà?

"Francesco Rutelli non vuole entrarci. Piero Fassino è dentro in quanto ex Ds. Veltroni farebbe volentieri a meno di starci. D'Alema spiega però che i democratici non ne possono proprio fare a meno. Il dibattito sulla collocazione internazionale del partito democratico è oramai entrato nel vivo". 
E' quanto afferma il segretario del partito socialista Riccardo Nencini. "I vicepresidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato, Sereni e Chiti sostengono che il Pse dovrà diventare la casa di tutti i riformisti. Il punto è  - conclude Nencini - che Il Pse è già la più grande casa dei riformisti in Europa. E lunedì 1° dicembre e martedì 2 tutto questo parlare cesserà davanti alla firma del manifesto elettorale europeo del Pse. Chi firmerà materialmente l'adesione a quel manifesto elettorale
?"

(22 novembre 2008)

Dalemiani non temono conta - Rutelli riapre disputa su PSE 
Pd: fra richiesta di congresso e collocazione Ue ormai è bufera

La 'resa dei conti' nel Pd è già iniziata. La richiesta di celebrare un congresso prima delle europee la formula pubblicamente oggi Enrico Morando, uno dei consiglieri più vicini a Walter Veltroni, ma già ieri lo avevano fatto di persona Goffredo Bettini e Giorgio Tonini rivolgendosi direttamente al segretario. Il suggerimento degli uomini più vicini al leader del Pd è quello di chiarire una volta per tutte le cose con l'ala dalemiana che ne critica da mesi la linea, per evitare di essere 'massacrato a fuoco lento' fino alle europee. Inoltre, è la tesi di chi tra i veltroniani chiede il congresso anticipato, con questo clima le elezioni rischiano di non andare bene e ad ottobre, scadenza naturale per la celebrazione delle assise, non solo verrebbe intestato a Veltroni un eventuale risultato negativo del Pd ma nel frattempo Red avrà modo di organizzarsi e aprire sedi in tutta Italia. Oggi scendono in campo anche Rosy Bindi e gli ulivisti a denunciare il clima da 'fratelli coltelli' che rischia di compromettere il futuro di tutto il partito. E a ben guardare il caso Rai è stato solo la miccia che ha fatto esplodere dissapori antichi sulla linea del partito e sulla sua gestione. Tra i dalemiani infatti il fuoco di fila contro Nicola Latorre viene interpretato come un pretesto per giungere allo show down; si ricorda infatti che mesi fa lo stesso D'Alema aveva offerto la sua disponibilità a "dare una mano" per guidare il Pd ma Veltroni non ha mai risposto a quell'invito, mentre la richiesta del congresso viene definita una "boutade" in quanto non ci sarebbero i tempi tecnici per organizzarlo: "Magari si facesse un congresso, lo chiediamo dall'estate scorsa ma non sappiamo neanche quanti sono i tesserati - osserva un esponente dalemiano del Pd - il partito sul territorio ancora non esiste, e farlo durante le elezioni non è proprio la scelta migliore per vincerle". Del resto l'attuale situazione sul territorio e nello stesso Parlamento, osservano ancora le stesse fonti, non è detto sia favorevole al segretario, e se gli uomini a lui vicini sono tanto "nervosi" ogni volta che si critica la sua linea è perchè sanno che non è condivisa davvero da tutto il partito, soprattutto dalla base dove l'aggettivo più usato per descrivere lo stato dell'organizzazione è "caos". La critica più dura è rivolta oggi a Beppe Fioroni che ieri avrebbe suggerito a qualche 'ex ds' critico "di andare a fare la costituente di sinistra". Frase che, viene osservato, "detta da chi si dovrebbe occupare dell'organizzazione suona male visto che il partito è nel caos a causa sua, che non lo sa organizzare". A parlare apertamente tra i dalemiani oggi c'è solo Barbara Pollastrini che chiede di affrontare tutto in Direzione e decidere in quella sede sia della conferenza programmatica che del congresso. Insomma la linea è che la situazione è ormai insostenibile e che un chiarimento si impone a prescindere dalle forme con le quali farlo. Indiscrezioni di stampa oggi indicavano anche tre nomi sui quali l'ex vicepremier potrebbe pensare come candidati alternativi a Veltroni: Enrico Letta, Pierluigi Bersani e Gianni Cuperlo, nomi sui quali non ci sono conferme nè smentite perchè è ormai noto che siano considerati tra i profili più adatti a concorrere per una segreteria. Bersani, dal canto suo, oggi ha fatto un appello a "smettere di lanciare pietre" e ha chiesto al segretario di individuare quanto prima la sede per aprire un dibattito vero. La Direzione si terrà il 15 e potrebbe essere quella l'occasione per aprire parlarsi apertamente e non solo a mezzo stampa, cioè quello che è mancato finora, secondo alcuni. Tra i critici del segretario non manca chi oggi fa notare che non solo gli ulivisti come la Bindi e Parisi siano ormai a pieno titolo tra quelli che chiedono una gestione di tipo diverso ma anche Francesco Rutelli, che non a caso, nel bel mezzo della bufera scatenata dalla Vigilanza Rai ha riaperto il dossier collocazione europea: "Veltroni non porti il Pd nel Pse, serve una casa nuova", dichiarazione che ha aperto un altro fronte polemico tutto interno tra ex Ds ed ex dc. Infine a dimostrazione che il congresso nei fatti è già cominciato: oggi gli esponenti di Red del Lazio hanno annunciato che non parteciparanno alla votazione per Roberto Morassut segretario regionale per denunciare che i veltroniani pur di farlo eleggere hanno impedito con motivazioni burocratiche che si tenessero le primarie alle quali si sarebbe candidato il dalemiano Gianni Cuperlo. Ora spetta a Veltroni prendere una decisione, contatti con D'Alema non ce ne sono stati e difficilmente ce ne saranno, l'ex vicepremier è ancora in viaggio in Sudamerica e tornerà il 27, allora sicuramente dirà la sua, chi ha avuto modo di parlarci lo descrive preoccupato per lo scontro in atto.

Gal
(da" Il Riformista"
21 novembre 2008)

lo slogan "oltre il PSE" è privo di sostanza politica 
Il Pd è un partito a rischio strabismo

«Un partito a rischio strabismo: questo ci sembra il Pd sulla sua collocazione europea e sui rapporti con il Pse. E non è un rischio da poco con l'avvicinarsi delle elezioni europee». Lo sottolinea il segretario del Partito socialista, Riccardo Nencini. «Noi sappiamo - continua Nencini - dove siederanno i deputati socialisti che potranno essere eletti: sugli scranni del Pse; ma quelli del Pd dove siederanno? Da nessuna parte come sostengono Castagnetti e Fioroni, la cosiddetta scelta 'originale' (sic!), o in parte fra i socialisti e in parte fra i popolari. Uno strabismo 'suicida' che avanza pericolosamente. Ma come si fa a pensare di creare un' area riformista nuova e ampia in Europa senza o fuori della grande famiglia socialista?». «Gli slogan "oltre il Pse" - conclude Nencini - non hanno alcuna sostanza politica e l'appello fraterno che rivolgiamo al Pd è di non fare un errore storico ma di contribuire insieme a noi ad un grande rilancio del riformismo europeo costruendo insieme al Pse una prospettiva di novità e di rinnovamento».

(12 novembre 2008)

tra gaffe patetiche ed entusiasmi eccessivi 
Nencini: Obama ha realizzato il sogno americano. 
Noi dobbiamo liberarci dagli incubi italiani


"Tra un capo del governo che fa battute sulla pelle degli altri e un capo dell'opposizione che festeggia la vittoria di Obama come fosse in parte merito suo, non sappiamo proprio chi, e cosa scegliere". Lo ha affermato il segretario dei socialisti Riccardo Nencini. "C'è solo d'augurarsi che i festeggiamenti e i commenti, a un evento sia pur di portata mondiale e rivoluzionario per il suo significato, finiscano presto. Anche perché Obama ha realizzato il sogno americano. Mentre noi dobbiamo ancora liberarci dagli incubi italiani".

(7 novembre 2008)

dopo le parole del Presidente Napolitano
Tutti i "Democratici" contro la legge "eurotruffa"
Il "Comitato per la Democrazia", composto da Partito socialista, Sinistra Democratica, Rifondazione comunista, Verdi, Psdi, Pli e PdA è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il Comitato ha espresso grande soddisfazione per l'immediato accoglimento della richiesta d' incontro e, soprattutto, per la forte presa di posizione (leggi) che il Presidente della Repubblica ha inteso prendere pubblicamente a seguito dell'incontro accordato.
"Siamo molto grati al presidente Napolitano per la chiarezza delle parole con cui ha voluto invitare le forze politiche ad approvare una riforma elettorale pluralista e condivisa. Ora non ci sono più alibi per Pd e Pdl." Così si è espresso Marco Di Lello, Coordinatore della Segreteria Nazionale del partito - al termine dell'incontro con il Capo dello Stato. "Siamo certi che il Parlamento - ha concluso Di Lello - saprà raccogliere un così autorevole invito, consentendo a quei milioni di elettori che oggi non sono presenti nei banchi di Camera e Senato di vedersi rappresentati al Parlamento Europeo.
Abbiamo manifestato al Capo dello Stato la grandissima preoccupazione per la grave crisi democratica che stiamo attraversando
". Ha aggiunto il coordinatore del Comitato per la Democrazia Mauro Del Bue. "I punti importanti su cui ci stiamo battendo insieme alle altre forze politiche presenti nel Comitato sono principalmente quattro: 1) Non esistono in Italia partiti politici organizzati democraticamente ma solo oligarchie e leadership monocratiche; 2) L'eliminazione delle preferenze anche alle elezioni europee produrrebbe ancora una volta la nomina di rappresentanti scelti nei salotti delle segreterie dei partiti e non la loro elezione democratica; 3) Lo sbarramento al 5% eliminerebbe forze e tradizioni storiche presenti in tutt'Europa per il puro piacere della punizione di voci fuori dal coro; 4) Dopo la riforma de facto delle elezioni politiche con l'introduzione del diniego dell'apparentamento si intende introdurre un' ulteriore forzatura verso il bipartitismo italiano peraltro anomalo nel contesto europeo".
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine dell'incontro con i rappresentanti di varie forze politiche riunite nel "Comitato per la democrazia", ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"Ribadisco la convinzione, già espressa in precedenti occasioni, che quando si tratti di modificare regole tra le più importanti della competizione democratica quali sono quelle dei sistemi elettorali sia da ricercarsi un ampio consenso in Parlamento.
Modifiche in questo campo sono state largamente riconosciute in questi anni come opportune e mature; ed è stata riscontrata, nel recente passato, una preoccupazione condivisa circa l'esigenza di stabilire un più diretto legame tra gli eletti e i territori rappresentati, e di garantire un effettivo intervento dei cittadini-elettori nella scelta dei loro rappresentanti.
C'è da augurarsi che tali esigenze formino oggetto di adeguata attenzione nel corso della discussione parlamentare sulle norme per l'elezione dei deputati italiani al Parlamento europeo. E la massima attenzione dovrebbe essere egualmente prestata alla necessità - in particolare per la elezione del Parlamento europeo - di non comprimere il pluralismo politico in quelle che sono sue significative espressioni, pur introducendosi disposizioni volte a evitare eccessi estremi di frammentazione nella rappresentanza dell'Italia all'Assemblea di Strasburgo.
Sono convinto che la discussione in Parlamento possa essere aperta, senza rigidità, ad ogni proposta costruttiva
".

(29 ottobre 2008)

Angius corre a braccia aperte da Veltroni.
Per Nencini nessun vero socialista se n'è andato via

Chi viene e chi va dal PS...

Alla manifestazione del 25 ottobre potrebbe concretizzarsi la confluenza nel Partito Democratico di Gavino Angius e di quegli esponenti dei Ds che, al congresso di scioglimento di Firenze, decisero di andare con i Socialisti di Boselli. L'adesione intanto è stata annunciata ufficialmente al convegno 'Unire le forze del riformismo italiano', organizzato dall'associazione 'democrazia e socialismo'. Associazione formatasi dopo la decisione di uscire dalla Costituente socialista, considerata fallita, da Gavino Angius insieme a Franco Grillini, Alberto Nigra, il segretario confederale Uil, Antonio Fuccillo, l'ex Dl, Cinzia Dato, gli ex Ps Fabio Barattella e Accursio Montalbano. Ha partecipato, inoltre all’incontro l’ex senatore di Sd, Giovanni Battaglia.  A testimoniare il riavvicinamento al Pd, il coordinatore Goffredo Bettini e Piero Fassino che hanno espresso apprezzamenti per la scelta di Angius e compagni di aderire al progetto del Pd di unire le forze riformiste.
Pronta e piccata la risposta del segretario nazionale del PS, Riccardo Nencini: «Nessun socialista se ne va dal partito, nessun dirigente che provenga dalla tradizione del socialismo italiano esce sbattendo la porta. Anzi, accogliamo con soddisfazione il ritorno di personalità di rilievo del mondo politico, intellettuale e dell'informazione che con la loro adesione danno nuovo slancio al nostro progetto. Come Daniela Brancati, ex direttrice del Tg3, Enzo Mattina, già segretario confederale della Uil, Walter Pedullà, ex presidente della Rai, Mariella Magi Dionisi, presidente dell'associazione "Memoria" per le vittime di terrorismo, e per ultimo Alessandro Cecchi Paone, che ha abbracciato con entusiasmo le battaglie dei Socialisti sui diritti civili. Il fatto che altri, provenienti dalla storia comunista o diessina, abbiano deciso di andarsene dopo una fugace apparizione, ci dispiace e lo registriamo, ma certamente non lo consideriamo esiziale per il futuro del Partito Socialista. Certo, non possiamo non notare ce chi oggi sostiene che la Costituente socialista è fallita ne è stato uno dei protagonisti e se ne va senza aver fatto il minimo esame di coscienza».

(19 ottobre 2008)

assemblea costituente, riduzione tariffe, 
precarietà e pacs

Inizia la raccolta delle firme per quattro proposte di legge
A partire da domenica 12 ottobre, in dieci città italiane (Torino, Milano, Venezia, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cosenza), avrà inizio la lunga maratona per la raccolta delle firme di presentazione di quattro disegni di legge di iniziativa popolare. Il Partito Socialista - assente dai banchi parlamentari - vuole così far conoscere agli Italiani il proprio pensiero e le proprie proposte su materie importanti per la vita della nazione. Presso i tavoli saranno disponibili i testi di legge per l'assemblea costituente, per la riduzione delle tariffe, contro la precarietà e per i pacs.

(10 ottobre 2008


pensieri & parole

La solitudine dei Socialisti

Stalin non voleva «nemici a sinistra». Così, aveva cambiato l'invocazione di Karl Marx - «Proletari di tutto il mondo unitevi» - nell'imperativo «Comunisti di tutto il mondo uniti» (sotto la bandiera imperiale dell'Unione Sovietica). Era la dura logica del «socialismo in un solo Paese». Dissoltasi la «grande menzogna», i superstiti del comunismo italiano non sopportano «concorrenti a destra». È la sottile logica del «riformismo in un solo partito». La Terza Internazionale comunista era nata in una prospettiva totalitaria. Chi ne stava fuori era un «rinnegato» (Lenin su Kautsky) o «fascista» (il Cremlino sui socialdemocratici tedeschi). Il Partito democratico invece è nato nella prospettiva pluralista di un'alternanza al potere fra forze democratiche. Chi ne sta fuori non è un eretico della stessa famiglia socialista, anzi; se mai, è solo scomodo perché testimone del fallimento della sola, grande eresia, quella comunista, consumatasi con la scissione di Livorno del 1921. Palmiro Togliatti si era adeguato al principio «nessun nemico a sinistra» - al punto di avallare l'assassinio di Trotzky e firmare la condanna a morte, l'uno e l'altra decretati da Stalin, dei dirigenti del Pc polacco - e all'imperativo «Comunisti di tutto i mondo uniti», tanto da esserne il mefistofelico interprete nel proprio Paese fino all'ultimo giorno di vita, in una clinica sovietica. Antonio Gramsci, che, invece, ne diffidava, sarebbe morto in una prigione fascista, ignorato dallo stesso Togliatti e dimenticato dal Pci di cui era stato uno dei fondatori. Il Pd - che del partito togliattiano non ha né la lucida visione strategica né la perfida intelligenza politica - incarna la logica del «riformismo in un solo partito» da par suo; non fa nulla per rinsaldare i rapporti con il concorrente socialista, cui ha preferito l'alleanza elettorale con il giustizialista Di Pietro, sperando, piuttosto, che, prima o poi, «con calma e serenità», tiri le cuoia. Da Tangentopoli all'arresto di Ottaviano Del Turco, le vicende che hanno visto intrecciarsi le fortune degli ex comunisti del Pci e le disavventure dei socialisti del Psi sono intessute di questo singolare parallelismo. Da qui il senso di estraneità emerso in questi giorni nei confronti di un rappresentante autorevole del mondo socialista che qualcuno nel Pd abruzzese ha lamentato addirittura sia stato catapultato da Fassino. Da qui la tiepida reazione del Pd all'offensiva giudiziaria nei confronti di Del Turco, testimoniata anche dall'intervista di Luciano Violante pubblicata oggi su questo giornale. Fra la dura monocrazia del Pci di Togliatti e l'ascetico moralismo di Berlinguer, entrambi ostili al «nemico di sinistra», ma in eguale misura antisocialisti, da una parte, e il morbido e ambiguo riformismo dei loro successori nel Pds, nei Ds e, ora, nel Pd, che si sono rassegnati ad avere «nemici a sinistra», ma sono rimasti antisocialisti, dall'altra. Una specie di sorda continuità antisocialista, nella dichiarata discontinuità riformista, che consente al postcomunismo di sottrarsi a una scelta culturale, politica e, perché no, elettorale, nella speranza che siano le vicende giudiziarie «di alcuni socialisti» a risolvere la competizione col socialismo a proprio favore dopo che a sconfiggere il comunismo è stata la storia.

Piero Ostellino
dal "Corriere della Sera"
(16 luglio 2008) 


altre di pensieri & parole

Siamo di nuovo 
all'8 settembre della storia socialista?

L'unica notizia è la convocazione del Congresso nazionale il 20-22 giugno 
Un assordante silenzio sta caratterizzando il dopo elezioni del Partito Socialista. Nessun segno in televisione della nostra esistenza (anche se questa non è una novità, poiché nessuna notizia la televisione ha mai dato quando eravamo più vivi, prima delle elezioni). 
Scarsi e laconici appaiono pure i comunicati sulla rete web, quasi fossero gli ultimi palpiti di vita di un moribondo.
Emerge solo la notizia della convocazione del Congresso Nazionale il 20-22 giugno 2008, senza sapere con quali documenti, progetti e strategie i Socialisti andranno a tale evento. Sembra di rivedere un film già visto nel 1994, con un Congresso deputato a sancire, più o meno, la morte (o, forse meglio, l'aborto) del PS.
Il silenzio di questi giorni ha in sé il presagio di un "tutti a casa", magari "degli altri", dove è probabile che qualche "notabile romano" sappia di nuovo trovare ricovero e assistenza.

Antonio Bartelletti
(11 maggio 2008) 

  PER UN MOVIMENTO SOCIALISTA AUTONOMO, REGIONALE E FEDERATO
IO, PERÒ, L'AVEVO GIÀ DETTO...
Nel dopo elezioni, la sorpresa del successo della Lega Nord, ha fatto scoprire anche a molti Socialisti le ragioni vincenti del federalismo e della valorizzazione delle esperienze e delle sensibilità territoriali. Per il PS, probabilmente, la dimensione tematica regionale e il modello organizzativo autonomista diverranno una scelta obbligata nell'immediato futuro, vista la mancata rappresentanza parlamentare e il prossimo annientamento congressuale degli attuali vertici del partito. 
È stato giustamente notato come, a forza di resistere nel "fortino" romano per testimoniare la sopravvivenza socialista dopo tangentopoli, il gruppo dirigente nazionale si sia avvitato, giorno dopo giorno, in una spirale autoreferenziale, perdendo progressivo contatto con i problemi del paese reale e perfino con i compagni iscritti.
Bisognerà dunque ripartire dalla periferia virtuosa, là dove i Socialisti sanno ancora difendersi ed emergere, soprattutto nelle elezioni amministrative. Bisognerà valorizzare gli uomini che, nei Comuni e nelle Province, godono della fiducia dei cittadini, senza intermediari, potendo spendere bene il proprio nome.
Durante il processo "abortito" della Costituente Socialista - quando da Roma inculcavano i temi sbiaditi della difesa dei diritti civili - in pochi hanno indicato, in alternativa, i valori del "municipalismo socialista", come chiave per ridare senso e slancio al nascente partito. 
Tra le poche eccezioni, che abbiamo avuto il piacere di ospitare anche su queste pagine web, è giusto ricordare il contributo di Gianni Giannini, che proponeva di fondare un Partito Socialista Versiliese, per uscire dall'immobilismo della "nostra" Casta romana. 
C'è stata pure un'altra felice anticipazione della stessa tematica, oggi improvvisamente riscoperta da tutti. Proprio il Manifesto della Costituente Versiliese è stato impostato sulla rivisitazione solidaristica del federalismo, recuperando la tradizione originaria e ancora moderna del socialismo radicato nelle problematiche locali.
La soddisfazione mia personale è di avere fortemente voluto e scritto quel testo e di averlo presentato all'Assemblea di Pietrasanta del 25 luglio scorso. Poteva diventare davvero un buon viatico per ricostruire il PS, almeno in Versilia, su una piattaforma programmatica innovativa e di contenuto. 
Purtroppo, a distanza di qualche mese, la Costituente Nazionale e quella Versiliese sono state "bloccate" ad arte dalla paura del rinnovamento, evitando ogni confronto possibile tra idee e progetti. A Roma come a Viareggio, è prevalsa la logica del "fortino" e dunque della "conservazione", ad ogni costo, del proprio orticello. 
Nessuno immaginava però che, in una non lontana domenica di aprile, tutto venisse improvvisamente spazzato via...

Antonio Bartelletti
(2 maggio 2008) 
vai a rileggere il:
Manifesto della Costituente Versiliese (*.doc)

LA FINE DEL RAGNO
Com’era prevedibile i ragni stanno ritessendo la tela per nascondere il vuoto.
Leggo i nostri commenti alle elezioni: rari e spesso ipocriti.
Non appartengo alla famiglia degli uccelli e quindi non sono né un corvo, né un avvoltoio.
Il regno animale che preferisco muore spesso in combattimento, fiero però di difendere soprattutto la propria dignità e libertà.
La solidarietà umana al gruppo dirigente nazionale c’è tutta come c’è la considerazione delle difficoltà che avevano di fronte. La solidarietà però è un sentimento di andata e ritorno. Non l’ho riscontrato, ad esempio, nelle formazioni delle liste, quando a De Michelis gli è stato imposto di andare in Sicilia perchè le sue condanne erano imbarazzanti per potersi candidare nel suo Veneto. Come non condivido l’oblio sul nome di Bettino Craxi. Voglio ricordare ai compagni di solidarietà, vecchi e nuovi, che Bettino è un eroe non un criminale di cui vergognarsi. Uno statista socialista difficilmente imitabile che è parte fondamentale dei socialisti italiani.
Ho letto anche le considerazioni della sconfitta di alcuni esponenti del partito. Sarò difficile, ma le uniche che ho apprezzato per la lucidità, autocritica e intelligenza sono quelle di De Michelis.
Autocritica, perché Gianni era il fautore della fine del bipolarismo italiano da lui chiamato bastardo. Tesi nettamente e forse definitivamente, sconfitta dall’ultimi elezioni.
Ritorno a sostenere che le uniche ragioni del nostro disastro sono in noi e solamente in noi. Perdere era previsto e prevedibile ma la catastrofe ce la siamo voluta.
Sono ragioni di forma, di sostanza e di presunzione.
La forma sta nella palese contraddizione di annunciare la nascita di una nuovo partito con vecchi volti e vecchie formule. Da una parte non vogliamo richiamarci alla tradizione, dall’altra non diciamo nulla di nuovo, o di originale. Nelle liste abbiamo attinto dalle riserve i generali in pensione dell’armata garibaldina, senza più voti, ma pretendendo di dimostrare così la novità.
Abbiamo dato un segnale di precisa ed inequivocabile ambiguità con il nostro tormentone vergognoso di pietire ospitalità nel Partito Democratico. La verità che viene oggi a galla ci rivela che l’unica ragione per cui non abbiamo fatto l’accordo, non è stato per il simbolo che ci veniva negato, ma per il veto di Veltroni su qualche nome della nostra nomenclatura. Naturalmente tutto nel segreto di trattative dall’interesse poco collettivo e dal bisogno individuale di galleggiare in ogni caso.
L’unica provocazione è stata di costume. Corretta e condivisibile la candidatura di Grillini a Roma. Decisamente fuori misura quella del sedere di Milly D’Abbraccio.
Abbiamo sposato l’anticlericalismo. Un bisogno fuori dagli interessi degli italiani, ma oserei dire anche dei socialisti.
La presunzione, questa sì dolosa, si è espressa invece nell’occupazione di tutte le testate di lista dei collegi con lo stesso autoreferenziale miniscolo gruppo dirigente. Come scrive Mauro Del Bue: sbagliato e scandaloso, che ha impedito alle energie presenti nel territorio di impegnarsi in una battaglia di principio e di orgoglio. Però le uniche proteste a cui ho assisto, in fase di preparazione, erano dirette ad avere uno o due collegi in più rispetto a quegli assegnati. Non certo ad aprire a nuovi nomi.
La gestione monarchica delle risorse economiche collettive e delle decisioni organizzative è un’altra responsabilità dolosa.
Una presunzione, non accompagnata dalla capacità, diventa colpevole arroganza.
Cosa fare? Senza ritornare ai corvi, io non ho esempi nella storia passata e recente di condottieri, leader, imprenditori, santoni che dopo aver rappresentato una sconfitta netta ed inequivocabile possano tornare a tessere la tela. Se Mauro, lui che è un appassionato di storia, mi fornisce esempi diversi sono ben lieto di ricredermi.
Io propongo di andare al nuovo. Ad un movimento moderno e proiettato nel futuro che deve rappresentarsi con una nuova generazione di giovani.
Vanno rinominati e rifatti i principi fondamentali. Sinistra e destra ad esempio non hanno più senso, come non ha più attualità il termine classe operaia o precariato.
Oggi il confronto si sposta tra progressisti e conservatori. Un concetto che può essere anche trasversale. Oggi gli interessi da rappresentare sono i nuovi bisogni non più i conflitti di classi scomparse. L’autonomia, la sicurezza, le libertà appartengono ad un divenire ancora sconosciuto ed in fase di formazione, ma sicuramente legato al futuro imminente.
Temi che dovranno essere approfonditi se ci sarà mai un congresso di svolta vera e radicale. Fatica sprecata ed inutile se invece si vorrà restaurare l’insipienza e la cecità politica.
Partiamo subito da una premessa fondamentale: la forma partito. Non ci dovrà più essere un modello centralista in cui un piccola corte decide per il suo regno.
Il nuovo partito deve essere un movimento federato con fortissima autonomia regionale, legato nazionalmente nel simbolo e nelle linee strategiche, ma autonomo nelle politiche e nelle alleanze locali.
Noi non ce n’accorgiamo, ma tutto il mondo va verso autonomie sempre più specializzate e autogovernate. Succede così nei sistemi sociali, in economia e nelle scienze.
Quello che si pensava essere un modello egoistico e populista della Lega, è invece un’occasione di crescita e modernità se applicato in tutte il territorio italiano.
Come ogni intuizione, avrà successo, se applicata in modo equilibrato e corretto, sarà un fallimento se rimarrà solo uno slogan.
Per avviare la nostra rivoluzione interna ci occorrono dei rivoluzionari responsabili.
L’unica nostra speranza si trova nel nuovo e sconosciuto che c’è dentro i nostri militanti.
Non corriamo rischi. Per semplici leggi matematiche, peggio di cosi, non può andare.

Sergio Verrecchia
21 aprile 2008



selezione di articoli ed interventi di

Giuseppe Vezzoni e collaboratori

PREOCCUPA L'INCENERITORE DI PIETRASANTA

Tre sforamenti di diossine e di altri inquinanti tra febbraio e giugno 2008 (altri tre erano già avvenuti nel 2003 e precisiamo che i controlli non sono continuativi quindi in realtà gli sforamenti potrebbero essere stati molti di più). Indagini della magistratura ancora in corso. E intanto l'inceneritore continua a fumare. Nel 2008 la Provincia e il Comune decidono Nonostante di gravi fatti di far continuare l'attività all'impianto, ponendo come condizione lavori di ristrutturazione, determinate prescrizioni a cui il gestore si sarebbe dovuto adeguare e un collaudo finale di 60 giorni. A distanza di 1 anno e mezzo, dai verbali risulta che le modifiche apportate non hanno risolto del tutto le problematiche impiantistiche, né quelle delle emissioni e soprattutto che il sistema di controllo non è in grado di garantire la non manomissione; l’intento, leggiamo dai documenti, è quello di garantire la sola rintracciabilità di chi manomette. I 60 giorni del collaudo sono trascorsi da diversi mesi, non sappiamo a quale titolo l'inceneritore stia ancora funzionando. L’inceneritore funziona alternativamente su una sola delle due linee di combustione; continuamente viene acceso e spento. Siamo molto preoccupati per le emissioni, che durante le fasi di accensione e spegnimento, sono documentate essere maggiori, e dove la legge prevede oltretutto dei limiti emissivi meno restrittivi. La Provincia ci ha negato l'accesso agli atti della conferenza di servizi di dicembre 2009, la motivazione è che si tratta di un procedimento ancora in corso (...).

Se consideriamo i danni procurati all’ambiente, alla salute e alle tasche dei cittadini il bilancio dell'incenerimento è a dir poco fallimentare e il minimo che i cittadini possono tentare di fare è una richiesta di danni alle parti interessate. L'attività di incenerimento e discarica è presente a Pietrasanta da circa 40 anni e, a seguito dei numerosi decessi e malattie nella zona, i cittadini hanno più volte sollecitato una seria indagine epidemiologica. Questa richiesta è rimasta inascoltata fino ai gravi episodi di presunta manomissione e di accertato danno ambientale: finalmente si sono decisi ad accettare l’avvio di un' indagine. Ad oggi comunque non sappiamo ancora con quali criteri verrà eseguita e se accetteranno la nostra proposta di dare la  gestione dell’indagine o almeno la supervisione all’ISDE, l’organizzazione internazionale dei medici per l’ambiente. Va sottolineato che i cittadini del Pollino e anche quelli versiliesi non possono continuare ad essere usati come cavie per altri cinque anni o fino al termine dell’indagine, l’inceneritore deve essere chiuso per tutti i motivi sopra detti. Quanto è stato detto al convegno tenutosi il 12 marzo al Principe di Piemonte dalla ASL12 e intitolato “Tra bellezze ambientali e prevenzione dei tumori” denota una mancanza quantomeno di metodologia scientifica. È un dato di fatto che almeno dagli anni '80 la percentuale di mortalità per tumori in Versilia risulta una delle più elevate della Toscana. Ancora non c’è stato uno studio epidemiologico, manca un registro tumori. e gli esiti di uno studio meteo diffusionale. Esiste comunque una notevole letteratura scientifica sulla accertata pericolosità degli inceneritori e questo impianto sembra non aver rispettato neppure i limiti di legge. Non è possibile che ancora oggi si debbano sentire medici che ripetono la storiella, non supportata da nessun serio studio in loco, che in Versilia la percentuale dei fumatori è alta o che, data la bellezza della zona, tanti pensionati del Nord Italia decidono di stabilire qui la propria residenza alzando così i dati sulla mortalità. L’Italia ha la percentuale d’incidenza di neoplasie infantili doppia rispetto a quella dell’Europa, e in Versilia è diverso? I bambini non fumano e non sono  pensionati. E qui ci riferiamo in particolar modo al dott. Lunardini, nonché sindaco e quindi con doppia  investitura di tutore della salute pubblica, che al convegno ha invitato a non creare allarmismi ingiustificati sull’inceneritore di Pietrasanta e a tenere conto della presenza di turisti che possono falsare i dati raccolti.

Co.As.Ver.
(20 marzo 2010

MARTINI E DOMENICI NELLA GIUSTIZIA AD OROLOGERIA CHE DENUNCIA BERLUSCONI?

Con la notizia data ieri che  per  il presidente della Toscana Claudio Martini e per l’ex sindaco  di Firenze Leonardo Domenici, oggi parlamentare europeo del Pd, il Pm ha chiesto alla Corte del Tribunale di Firenze la condanna a 8 mesi di carcere quali imputati  nell’ambito del processo che  ha come  oggetto il reato di l'inquinamento atmosferico da polveri sottili (pm10) e biossido di azoto nel capoluogo toscano e nei comuni vicini.  Volendo avallare il teorema  del premier Berlusconi e del centrodestra, adesso il centrosinistra potrebbe urlare  contro la giustizia  portata avanti  avverso i propri uomini dai “giudici fascisti”. Noi, comuni mortali, consoliamoci, tra virgolette, che un po’ per uno non fa male a nessuno eccetto  a noi stessi, che sempre allegri bisogna stare perché il nostro piangere  fa male al re, al ricco e al cardinale. Noi paghiamo sempre. Fugacemente le nuove indagini su Berlusconi sono solo l’ennesimo spaccato che il potere democratico italiano, di qualsiasi colore sia, non tollera l’informazione critica: c’è chi lo fa adoperandosi per  tagliarla, c’è chi lo fa cooptandola. E chi se ne frega dell’opinione pubblica della  società italiana, dei lettori e dei cittadini che pagano il canone! Lo scrive uno che ha provato in piccolo a  scrivere sulla carta stampata di lodi e di critiche senza condizionamenti. Impossibile farlo! Chiavi sul tetto per custodire il rispetto di se stesso!

G.V.
(16 marzo 2010)

Continua la discussione sul simbolo presentato a Pietrasanta
SIMBOLO IMPROPONIBILE PER IL PARTITO SOCIALISTA

Se il simbolo proposto è in effetti quello che ho visto presentato sul sito Socialisti Versilia, roba da sconti al supermercato e bocciofila di paese, non resta altro che non votare più gente che ha avuto l'idea di fare un mercimonio del genere. Come ho avuto modo di ricordare sulla figura di Fidia Arata, abbiamo avuto prospettive politiche ben più alte di simboli del genere. 

S.M.

La Libera Cronaca concorda pienamente: quel simbolo non può assolutamente arrogarsi di rappresentare il Partito Socialista, uno dei movimenti politici che ha contraddistinto la storia di Italia: nel bene e in quel male che abbiamo scoperto che fu di  tutti e ancora lo è, precisando che rubando per interessi personali è moralmente più riprovevole che rubare per i partiti, con l’avvertenza, però, che il rubare non dovrebbe e non deve  avere le accezioni del  meglio e del peggio.

G.V.
(13 marzo 2010)

Una riflessione sul simbolo della lista presentata a Pietrasanta
IL PARTITO SOCIALISTA NEL NULLA

Quel simbolo presentato a Pietrasanta pare proprio un bel pesce di aprile anticipato per un partito che ha fatto la storia italiana. Ma abbiamo o no la percezione di cosa significa aver costretto il Partito Socialista Italiano in un simbolo che assomiglia troppo a ciò che il Partito Socialista non dovrebbe somigliare per niente? Credete che i socialisti veri si abbassino fino a questo punto? Qualcuno ha questa percezione e pensa sul serio che i valori di chi si sente socialista possano sopportare questa serraglio di simbolo che è fuori di ogni concepire e limita enormemente la storia del Socialismo Italiano? C’è veramente la convinzione che su questo stravolgimento di ogni sensibilità politica un socialista possa mettere la croce? Significherebbe, se qualcuno non lo capisse ancora, mettere la croce sull’ennesima croce cui è stato condotto il Partito Socialista Italiano. I socialisti veri non si sono genuflessi a Veltroni, alle sue scelte e al voto utile che ha portato l’Italia nella situazione rischiosissima di oggi, tanto meno si genufletteranno ad un simbolo che stravolge la storia del Socialismo Italiano, non la rispetta per l’importanza che ha e che avrà sempre. La rilevanza politica del Partito Socialista non è data dai numeri, ma dai valori di chi ha militato nel Partito Socialista, come i fratelli Rosselli, Nenni e Pertini, il presidente più amato dagli italiani. Ma la rilevanza del Partito Socialista la sta dando questa Seconda Repubblica peggiore della Prima, che si è rivelata più corrotta e assai meno democratica da quella travolta da Tangentopoli. Ma esiste sempre in quest’Italia una considerazione dei cittadini elettori o c’è invece la logica che qualcuno la mattina possa alzarsi e fare ciò che gli piace, fino a ridurre e ad umiliare il simbolo del Partito Socialista ad un bollino insignificante per qualche gadget di un discount? Che nessuno avverta quanto poco pagante potrebbe rivelarsi questa scelta che ridimensiona la visibilità e i valori del Partito Socialista? Sarebbe stato insostenibile anche il simbolo concordato ed altro ancora. Ma poiché la Libera Cronaca non vuole creare vantaggi o svantaggi a chicchessia ci fermiamo criticando e prendendo nettamente le distanze da questi simboli (tutti e due beninteso), perché come informazione libera abbiamo il dovere, al di là delle scelte politiche che non ci riguardano, di non stare in silenzio se manca la decenza nel rispettare la visibilità di uno dei grandi partiti della storia italiana. La Libera Cronaca non può far finta di non vedere e tacere.

G.V.
(13 marzo 2010)

DECRETUM AD FACTIONEM

Un ulteriore anello si è aggiunto alla catena con cui si sta riducendo in vincoli ciò che resta di uno stato libero e democratico! Ciò che si temeva, si paventava, si è compiuto: si sono cambiate - in corsa – le regole di una “democratica” competizione elettorale. Il potere, in linea con leggi “ad personam”, “ad familiam” già varate, ha prodotto l’ulteriore obbrobrio di un decreto “ad factionem”, che calpesta in maniera invereconda il diritto e la legalità. Di nulla v’è più certezza quando regole scritte a tutela di tutti, a garanzia che una parte non prevarichi l’altra con la forza e con la prepotenza, vengono stravolte e gettate all’urtica con la forza e la prepotenza di chi si ritiene al di sopra della legge, per aver ricevuto un mandato popolare. Naturalmente tutto ciò viene ammantato e coperto con pseudo motivazioni legalitarie: si sarebbe “restituito il diritto di voto” a milioni di italiani; ma quegli italiani mai avevano perso un tale diritto, se mai erano stati impediti di esercitarlo proprio dalla dabbenaggine, dalla irresponsabilità, dall’incapacità di quegli stessi che – si suppone – avrebbero voluto votare. Aprano gli occhi costoro! Si rendano conto dei soggetti con cui hanno a che fare! Aprano gli occhi tutti i cittadini! Le regole vanno rispettate a prescindere dal grado che si ricopre, dal consenso elettorale o da quello dichiarato a “colpi di sondaggio”. Un tale rispetto è il fondamento del vivere comune. Se non ci si rende conto di questo, si rischia veramente (come qualcuno ha detto) di doverci aspettare un ulteriore decreto che stabilisca chi deve vincere le elezioni. Si è tirato in ballo il Capo dello Stato, lo si è a più riprese strattonato, “costringendolo” alfine con l’escamotage del decreto interpretativo (sa tanto di Fedro: il lupo che deve giustificare la sua prepotenza fa ricorso ad argomentazioni pretestuose, che rappresentino una illusoria parvenza di legalità!); ma ciò non deve ingannare l’intelligenza degli italiani, resta pur sempre un sopruso: l’affermazione del fatto che “le regole valgono solo per gli altri, solo gli altri sono tenuti a rispettarle e se a me, che ho il potere, stanno strette, non ha importanza, le cambio”. Nel momento in cui scrivo, resta una speranza: i TAR debbono ancora pronunciarsi e la fiducia nella Magistratura mi fa credere che il Diritto, quello vero, abbia modo di affermarsi e riportare così l’Italia nell’alveo di una democrazia conquistata col sangue dei nostri padri.

Luciano Domenicali
(6 marzo 2010)

PIETRASANTA SI PUÒ ANCORA DEFINIRE CITTÀ D'ARTE?

Con un comunicato pervenuto ieri alla Libera Cronaca, il Comitato “ContinuArte” pone una domanda che potrebbe essere letta in maniera provocatoria, ma anche con un intento di aprire un tavolo di confronto e di valutazione della condizione se la Città di Pietrasanta è ancora assimilabile a Città d’Arte o è divenuta invece palcoscenico prestigioso di dimostrazioni artistiche nazionali e internazionali che possono nascondere delle problematiche di criticità che in una Città d’Arte non ci dovrebbero essere o  richiederebbero di essere affrontate.

Artisti, artigiani, operatori economici, semplici cittadini, italiani e stranieri, si sono riuniti intorno a una domanda: Pietrasanta si può ancora definire “Citta d’Arte”? Tra questi - prosegue il comunicato - molti che hanno deciso di basare la propria attività in questa zona, attratti dalle straordinarie caratteristiche che offriva, sia dal punto di vista di una cultura artigianale pluricentenaria, sia per le opportunità di scambio culturale e di valorizzazione del lavoro, sia, infine, per le opportunità logistiche, operative e tecniche rese disponibili da una concentrazione di laboratori, fonderie, studi di formatura, stamperie d’arte ed infrastrutture di supporto che non aveva eguali al mondo. Persone attratte da una realtà che oggi, nei fatti, mostra i segni di un drammatico declino: decine di laboratori chiusi, altrettanti decentrati, scomparsa dei servizi di supporto (negozi specializzati e persino semplici ferramenta), assenza di strutture ricettive per giovani artisti, assenza d’iniziative (sia a livello formativo che d’incentivazione al lavoro), rivolte ad assicurare una continuità alla tradizione artigianale. Dove sono finiti quegli eventi pubblici (si pensi al ciclo di mostre “Scultori e artigiani in un centro storico”, conclusosi nel 1979!), diretti a valorizzare non tanto il singolo artista quanto l’intero tessuto culturale della città, che avevano portato gli artisti a scegliere Pietrasanta e la Versilia come sede operativa? I laboratori cedono il posto a strutture commerciali, i giovani artisti non trovano più studi né alloggio, la “Città d’Arte” non produce più arte, se mai la vende: una città museo. Per rivalorizzare questo patrimonio inestimabile servono proposte concrete, che il comitato sta elaborando e che vuole discutere in una pubblica assemblea che si terrà presso il Centro Culturale Luigi Russo (Chiostro di Sant Agostino) in Pietrasanta, il prossimo 5 Marzo alle ore 17. Proposte da integrare e arricchire da parti di quanti, artisti, artigiani, operatori turistici, culturali, forze produttive e semplici cittadini, abbiano a cuore una rivalorizzazione dello straordinario patrimonio di lavoro, di tradizione culturale e di creatività che a tutti appartiene”.

Comitato Artisti Artigiani“continuARTE”
(24 febbraio 2010)

NON È TUTTO ORO A PIETRASANTA


Visto che la Cronaca è libera, sarebbe il caso fosse anche leggermente meno parziale, quantomeno attraverso l'obiettiva analisi del concreto. La libertà non equivale all'assenza di filtri da parte di chi scrive e racconta. È bene che ogni tanto si confronti la realtà dei fatti con le dichiarazioni che questo o quel politico fanno in campagna elettorale. Invece sono stati riportati dati che ricordano molto i tristi cinegiornali propagandistici degli anni '30. Sembra che a Pietrasanta sia stato fatto tutto negli ultimi 10 anni. Sarà perchè chi scrive vede e racconta dall'esterno, chissà... Io a Pietrasanta ci abito e posso assicurare, come tutti i miei concittadini, che la realtà delle cose non è quella che l'ex sindaco e il senatore viareggino hanno ricordato ieri mattina in Sant'Agostino. È evidente che solo una cosa tiene ancora insieme quella sgangherata compagine politica: la brama di potere, la possibilità di continuare a dividere i pietrasantini tra cittadini di serie A e di serie B, la volontà di spartirsi incarichi e continuare la cavalcata verso un trionfo personale, e non di tutta la comunità. Questo è quello che più fa indignare i pietrasantini: non ci basta più il giardinetto curato e l'aiuola con i fiori. Serve un'amministrazione stabile e trasparente, capace di dare sicurezza. Capace di tornare, con meno enfasi e meno trionfalismi, ad occuparsi delle fognature e dell'illuminazione pubblica, che ancora manca in diverse frazioni. La gente vuole qualcuno che si occupi con umiltà delle sorti di Pietrasanta, qualcuno che non pensi soltanto a far stampare 20.000 copie di un volume con tutte le foto delle inaugurazioni dell'amministrazione comunale, qualcuno che torni ad occuparsi del lavoro e della prima casa: un miraggio per noi giovani, dopo questi 10 anni di speculazione edilizia e di conseguente boom dei prezzi. Sarebbe bello leggere anche questo nella Libera Cronaca del giornale che non c’è.

 Nicola Lari 
(segretario circolo PD Pietrasanta)

Caro Nicola, ti bacerei e mi bacerei dopo questa tua lettera. Ipso facto!  So che sei amico di mio figlio Simone e che avete frequentato il Liceo a Forte dei Marmi, e pertanto spero di non offenderti se ti chiamo famigliarmente con il tuo nome (se la memoria non mi tradisce. ricordo di averti conosciuto da ragazzino in trepida attesa del Giro d’Italia lungo i ripidi tornanti dell’ascesa del San Pellegrino (Passo delle Radici). Premesso quanto, ti faccio osservare che la Libera Cronaca e Giuseppe Vezzoni riportano correttamente quanto ascoltano. L’ho sempre fatto con tutti ed ho intenzione di continuare a farlo Nella conferenza stampa ho ascoltato ciò che ho riportato. Ci sono stati solo applausi e non una voce di dissenso. Mi dispiace che tu possa veramente aver pensato che la Libera Cronaca ( ho timore che tu non la legga così assiduamente e attentamente come invece hai fatto stavolta) potesse non riportare quanto tu scrivi, che il giornale che non c’è non riporti l’intervento del giovane segretario del Circolo del Partito Democratico di Pietrasanta. Ti dico invece ben arrivato alla Libera Cronaca, e spero che il tuo intervento non si riduca ad una gradita ma unica apparizione. Per evitare ciò, poiché nel pezzo di ieri non l’ho scritto, ti rivelo che come Libera Cronaca del giornale che non c’è ho fatto una domanda al sindaco uscente, ossia se nel nuovo programma del centrodestra di Pietrasanta c’è un progetto per i giovani e contro la precarietà. Come risposta, ricordandomi che forse ero stato disattento in questi anni (ma io non mi sono mai occupato dell’amministrazione di Pietrasanta) sono stato alluvionato di dati in cui è emerso che il territorio di Pietrasanta, per l’aspetto della condizione giovanile è fortunato, che è attiva un’Agenzia Formativa che dà possibilità ai giovani di trovare il lavoro e li forma per diventare i bravi artigiani di domani. Insomma, Pietrasanta è un’isola felice rispetto alla situazione italiana, che per la crisi economica e i tagli alla ricerca è indubbiamente peggiorata in questo anno e mezzo. Con l’intento di tagliare gli sprechi (giusto), a parere della Libera Cronaca sono stati tagliati fondi per i giovani ricercatori italiani, e che il più grande licenziamento di massa è avvenuto nella Pubblica Istruzione. Ho veramente creduto, poiché su questo intervento si è chiusa la conferenza stampa, di aver esposto una domanda avente il recondito fine di  far fare bella figura al sindaco Mallegni e all’agire amministrativo del centrodestra. Con la tuo inaspettato e per molti aspetti provvidenziale intervento, mi offri il destro per domandarti se come PD di Pietrasanta confermi questa situazione per i giovani (ma pare già di no) e se per loro e la precarietà lavorativa il  programma elettorale della coalizione che sostiene il candidato sindaco Lombardi  prevede degli interventi specifici per agevolare l’occupazione giovanile e ridurre le forme di precarietà lavorativa. Ti saluto e attendo un riscontro.

G.V.
(21 febbraio 2010)

 

IL CARDINALE BAGNASCO NON DOVREBBE SOGNARE MA PRETENDERE UNA NUOVA CLASSE POLITICA DI CATTOLICI

La Libera Cronaca sarà disfattista, ma il presidente della CEI, Cardinal Bagnasco, più che sognare dovrebbe pretendere una nuova classe politica di cattolici, sì proprio di cattolici, visto che quelli di oggi sono responsabili, ripetiamo responsabili, della situazione che vige in Italia. È una situazione seria e di forte disuguaglianza, con la forbice tra abbienti e meno abbienti che si dilata sempre di più; e i cattolici che sono in Parlamento, a destra e sinistra si collochino, ne sono corresponsabili. È inutile girare intorno a questo stato di cose. E chi vede e chi sa è responsabile di quanto è avvenuto: dell’impoverimento del Paese a vantaggio di coloro che già avevano, della politica che non ha aiutato le famiglie ma che è stata attenta solo a tutelare agli interessi particolari. E la responsabilità deve essere spalmata a secondo il ruolo che ogni uomo ha avuto ed ha nella società e nella dimensione morale e di magister che ricopre nelle Istituzioni religiose. Dal presidente della Cei non è vento un cenno sulla Giustizia né ciò che potrebbe determinare il processo breve a parere della Chiesa, se l’immunità a cui  la politica si sta rivoltando sia il segno per cui sognare la nuova classe dirigente cattolica, se su questo probabile indizio, l’immunità, potrà soffiare lo Spirito Santo per illuminare e far “crescere l'urgenza - sono le parole di Sua Eminenza Cardinal Bagnasco - di uomini e donne capaci, con l'aiuto dello Spirito, di incarnare questi ideali e di tradurli nella storia non cercando la via meno costosa della convenienza di parte comunque argomentata, ma la via più vera, che dispiega meglio il progetto di Dio sull'umanità, e perciò capaci di suscitare nel tempo l'ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da logiche diverse". I diseredati e i poveri, nel rispetto del merito che non può essere e non deve essere considerato uguale per tutti, attendono che fiorisca al più presto questo progetto di una classe di cattolici illuminati che abbracci lo spirito di servizio e allenti la presa sulla convenienza nell’amministrare la res pubblica. Questi uomini di buona volontà sono attesi anche coloro che vedono a sinistra franare le loro certezze per la questione morale e quello spirito di servizio che è stato sovralluvionato dagli interessi di bottega e dalle convenienze personali, dopo che su questa sponda ha preso dimensione  il proliferare di flora allogena, mentre quella  poca autoctona rimasta è soffocata e non riesce più a trovare la luce del sole per farsi vedere. Per questo stato di cose in cui ci ritroviamo si comprende la riparazione, e trova la giustificazione vera la rivalutazione della figura del segretario socialista Bettino Craxi. Si respira una brutta aria, nel senso più ampio del significato. Ma su questa strada e con questo inquinamento non si andrà verso la nuova classe politica ma solo verso l’ennesimo mascheramento del vecchio col nuovo. Comunque, il Cardinale Bagnasco, pur con parole che hanno lasciato soverchi spazi di fuga verso il nulla, una cosa chiara l’ha detta, e a Lui ne siamo grati: sognando una nuova classe politica di cattolici impegnati nella politica, il presidente della CEI ha fatto capire che quella attuale non risponde convenientemente agli ideali cattolici che dovrebbero rifuggire dalla convenienza di parte, scelta costosa moralmente per loro stessi e per quanto dovrebbero testimoniare, ma anche costosa economicamente e come esempio per le classi meno abbienti e per i cittadini atei o per coloro che sono cattolici cristiani, ma non troppo o per nulla praticanti. Tuttavia uno scenario è davanti a tutti: i politici del centrosinistra, dopo alcune negazioni di troppo, annunciano le dimissioni e si dimettono pur rivendicando l’onestà dei loro comportamenti. Le vicende di Marazzo e di Delbono lo stanno confermando. Non avviene così per i politici del centrodestra, che contrattaccano accusando la giustizia ad orologeria e politicizzata e non si dimettono. Delle due situazioni - viene da pensare- è che per quanto concerne i giudici che indagano gli uomini del centrosinistra devono essere amministratori della giustizia integerrimi e senza legami politici con il centrodestra, mentre i magistrati che indagano gli uomini del centrodestra sono giudici politicizzati e al soldo ideologico delle forze del centrosinistra. E’ così? Vogliamo veramente cadere nel ridicolo convincendoci che chi persegue i politici del centrosinistra non sia politicizzato e chi indaga gli uomini del centrodestra lo sia? Il quadro che ne esce e che nessuno può disconoscere è che gli uomini del centrosinistra, quando vengono indagati, passano la mano, obtorto collo o no, per rispetto delle istituzioni

G.V.
(26 gennaio 2010)

HAITI: SCENARIO DA FINE DEL MONDO

Qualsiasi notizia è nulla di fronte allo scenario da Fine del Mondo in cui il sisma di due giorni fa ha sprofondato l’isola di Haiti. Da troppe terre,vicine e lontane, si leva il grido di aiuto e l’invocazione incessante interventi umanitari. Si temono ben oltre le centomila vittime finora preventivate, e un numero imprecisato ma immenso di cittadini senza la casa, in un’isola in cui gli eventi meteorologici hanno la disumanità della carneficina di massa. Scrivere di piccole cose, come la Libera Cronaca fa ogni giorno, sembra oggi più che mai un atto d’insensibilità, sopratutto in una terra, quella di Stazzema, che col suo più infinitesimale tributo di morti e di devastazioni per eventi naturali, ma anche bellici, conosce la cappa plumbea e quasi senza speranza delle esequie plurime, dei cittadini evacuati, delle infrastrutture distrutte. Terra chiamata alla prova ardua e dura del dover ricominciare a ricostruire sulla memoria degli affetti più cari perduti, quelli dei figli, fratelli, sorelle padri, madri, nonni e nonne che non ci sono più per un attimo che disordina e/o con apocalittica insensibile forza riordina la natura di cui l’Uomo non ha tenuto debito conto della sua matrice di monito, volto al rispetto di non asservirla mai ai propri immediati interessi. Dalle piccole e grandi catastrofi occorre sempre erigere la prevenzione delle infrastrutture  a quella forza nascosta ma conosciuta che ha ogni luogo, ma sopratutto proiettare quel ponte verso la normalità che deve poggiare le campate sull’anima lacerata e ridare calore e famigliarità quotidiana a quelle abitazioni nuove, molte volte meglio e più sicure di prima, ma che hanno le mura fredde della morte che è passata ma la cui ombra rimane come una fronda, anche se l’albero non c’è. Nulla possono i termosifoni se non sono quelli alimentati dal cuore. Gli unici che sono capaci di ridare il caldo della recuperata appartenenza e di allontanare dalla materialità delle fresche croci nei cimiteri quel tanto che serve al tornare a vivere e per convivere con quelle che si sono conficcate per sempre nella carne d’amore del cuore.

G.V.
(15 gennaio 2010)

UNA RIFLESSIONE SULLE PRIMARIE E SUL GESTO SCONSIDERATO CONTRO BERLUSCONI

La Libera Cronaca prende le distanze dal gesto sconsiderato di cui è stato vittima il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi oggi pomeriggio a Milano. Il sangue sul viso del premier rappresenta qualcosa di inaccettabile per chi intende che l’opposizione debba farsi con la forza della ragione e con il sostegno di questa ragione che deve essere data dai cittadini. La Libera Cronaca esprime la solidarietà al Presidente del Consiglio e prende pubblicamente le distanze dal gesto inconsulto perpetrato contro Berlusconi, un atto che potrebbe ritorcersi pesantemente contro la giusta opposizione alla sua azione governativa.
Oggi è una giornata speciale. La Libera Cronaca sarà diffusa quando i giochi saranno fatti e prima che il risultato delle primarie per i candidati consiglieri in Regione siano resi noti. La Libera Cronaca intende dire la sua sul filo senza la rete di protezione. Se facesse altrimenti, la Libera Cronaca tradirebbe il coraggio e la forma diretta con cui si contraddistingue. Le primarie in Versilia del PD non sono state un bell’esempio di nuovo in politica ma qualcosa di vecchio che non lascia sperare. E ciò va scritto sopratutto se l’operazione di affiancare al candidato unico due figure candelabro per rispondere ad una parvenza di alternativa possibile e di democrazia otterrà un plebiscito e un risultato storico per Stazzema e il suo rappresentante. Questo è un sistema che ha le gambe corte e che stasera possono sembrare anche lunghe solo perché la strategia del tanto peggio tanto meglio sta trovando, inevitabilmente, un preciso riferimento poiché una parte del centrodestra sta seguendo il premier Berlusconi verso lo smantellamento del sistema della democrazia liberale per introdurre una demodemocrazia in cui gli istituti di bilanciamento e di garanzia, ossia i cosiddetti arbitri super partes, Presidenza della Repubblica e Corte Costituzionale, siano piegati e sviliti nelle loro prerogative ad una volontà popolare che anche se fosse maggioritaria non può e non deve annullare il riconoscimento dell’altro, le minoranze, né asservire alla logica di potere la giustizia, togliendo ad essa la necessaria indipendenza. E questo anche a tutela di ciò che oggi è maggioranza e domani non potrebbe esserlo più. È una situazione, questa, che crea forte contrapposizione e confusione e da cui il PD potrebbe trarre qualche vantaggio nel momento in cui si dovrà davvero fare  fronte comune, ma ci auguriamo di no, per impedire che il disegno di Berlusconi si concreti e trasformi la Repubblica Italiana in qualcosa di diverso dalle linee guida  dettate della Costituzione nata dalla Liberazione del nazi-fascismo ma anche prezzo di una guerra fratricida e di classe di cui l’Italia non ha depurato completamente la sempre possibile (ri) germinazione perché il seme è restato e qua e là spunta ancora, seppure con forme virtuali, colorite ma anche con provvedimenti a cui finora la Corte Costituzionale ha posto rimedio, ribadendo il principio costituzionale che ogni cittadino è uguale dinanzi alla legge. Precisato ciò, ribadiamo che l’operazione primarie in Versilia per le elezioni regionali di primavera, qualsiasi sarà il risultato stasera, è un’operazione  che non ha aggiunto nulla di nuovo a questo PD che, non va scordato, ha gravissime colpe per la situazione politica e sociale che gli italiani stanno vivendo avendo istigato gli elettori al voto utile che non è stato utile al PD, ma unicamente al centrodestra, portandolo al governo del Paese con un’ampia maggioranza di parlamentari, tale da permettere leggi ad personam e il sistemico scavalcamento della discussione delle leggi del Parlamento attraverso il voto di fiducia, che vuol dire o così o tutti a casa, quando casa significa per tanti parlamentari la fine del personale indennizzo economico e relativi benefici che non ha pari riscontri coi loro pari di altre nazioni. Nel terzo millennio non so spiegarmi proprio il fatto che nella coscienza civile della Versilia non si abbia voluto far emergere questa anomalia di affiancare al candidato unico del PD, Maurizio Verona, due candidate sconosciute che politicamente si siano volutamente suicidate per dare una parvenza di confronto e di democrazia ad elezioni primarie che tutti sembrano aver scordato che  sono state finanziate con soldi pubblici, i nostri soldi, dei cittadini che votano a sinistra e a destra ed anche di quelli che non votano, e nonostante ciò si sia accettato senza contestare una scelta che, se così doveva essere, doveva restare unica e basta. Affiancare due candidate che probabilmente non si sarebbero neppure dato il voto, è una non scelta, è qualcosa di artificioso e poco democratico. Se la Versilia voleva tentare con un unico candidato di raggiungere il seggio regionale, peraltro con un candidato che proveniva da bacino elettorale che ha un minore numero di potenziali elettori, doveva farlo senza affiancare due candidate che comunque e inevitabilmente toglieranno sempre qualcosa di importante al risultato che avrà il candidato della Versilia Maurizio Verona, vincente o perdente che uscirà stasera dallo spoglio delle schede. Come ho già avuto modo di esprimermi stamani facendogli comunque gli auguri al candidato Verona, il voto di Vezzoni e della Libera Cronaca, che ovviamente non è andato al candidato unico ma ad una delle candidate di facciata, ha voluto prendere le distanze da questa scelta che non ha nulla di nuovo ma tanto di vecchio. Non aver votato il candidato unico sarà sempre meglio di eventuali schede in bianco che potrebbero stasera uscire dallo scrutinio delle schede. Quelle in bianco e scarabocchiate significheranno che cittadini elettori non hanno avuto il coraggio di manifestare la loro contrarietà con un voto contrario al candidato unico ma si sono fatti comunque vedere. Per il PD sarebbe molto meglio che dalle urne emergano schede riportanti il voto contrario al candidato unico che quelle bianche e/o annullate.

G.V.
(15 dicembre 2009)

A CHI DIRLA?

A chi dirla l’amarezza che ti sale in gola ora che la Libera Cronaca non c’è più? È un quesito che mi pongo e ci poniamo. Ieri avevo annunciato per oggi una comunicazione a tutti gli amici della Libera Cronaca, avvertendoli che qualcosa stava maturando sulla mia decisione di chiudere e tirare le chiavi sul tetto. Devo onestamente dire che nella molteplicità della solidarietà ricevuta, c’ è stata anche una telefonata di Giorgio Fini che ha spronato a continuare questa esperienza online di giornale che non c’è ed un messaggino che avrei voluto rendere pubblico, chiedendone inutilmente la liberatoria con una e-mail. Così non è, e i “fuorionda” a favore di Giuseppe Vezzoni non servono a niente se qualcuno non li sente. I tantissimi interventi pervenuti sono stati espliciti nell’indicare la via del proseguimento della Libera Cronaca, in primis quello di mia figlia Barbara. Tuttavia, sperando di non ferire la sensibilità di quanti siete intervenuti, ho voluto formulare tramite un sms questa domanda ad una persona che ritengo drastica nei giudizi. Gli ho scritto: Che te ne pare dell’amarcord della Libera Cronaca? Ecco la sua risposta: Conferma nelle parole e nei numeri di tanti interventi l’assoluta necessità di dialogo che hai creato”. Accolgo il giudizio coniugando però il verbo al plurale: abbiamo creato. A tale riguardo inserisco l’ultimo intervento giunto da parte della professoressa Alba Tiberto Beluffi, che la ringrazio e voglio ancora manifestare a tutti che se Giuseppe Vezzoni è nato alla scrittura, che è piccola cosa, ma è comunque  meglio di niente, il merito e il là fu dato nell’autunno del 1984 dalla professoressa milanese con la simpatica polemica, tutta in rima, che sulle pagine di Versilia Oggi aveva come oggetto i bimbi belli portati a Mulina di Stazzema dal turismo estivo di fiorentini e milanesi. La polemica fu talmente simpatica che prese perfino la parola il monumento ai caduti, il quale sentiva fiorire alle spalle questo risveglio insieme alle ortensie al calcio del campanile, tanto che chiese di essere girato per vedere anche esso la Regina delle Mulina.
Caro Giuseppe, uno deve fare quello che gli piace fare a un certo punto della sua vita, assolutamente ignorando chi lo contesta e lo critica, anzi traendo vital nutrimento dalle inevitabili contestazione. Io ti ringrazio di avermi sempre informato delle vicende politiche e sociali dell'Alta Versilia, anche se onestamente avevano per me un'importanza marginale. Devo dire però che ho apprezzato moltissimo il ruolo che coraggiosamente hai avuto nell'inserire l'eccidio di Le Mulina, ignobilmente dimenticato, nel contesto della storia stessa della Resistenza e della Guerra civile in Alta Versilia. La medaglia sul petto di Don Fiore è anche la tua medaglia. I libri che hai scritto sono la dimostrazione di come si possano affinare le armi dell'intelletto quando la passione e la causa ti coinvolgono a fondo. Hai contribuito a mantenere alte le tradizioni paesane in modo personale che non poteva non attirare proteste e invidie. Sei diventato un'icona, a volte provocante e fastidiosa, ma a cui tutti vogliono bene. Puoi fare ancora molto per sollevare la crisi e la depressione che coinvolgono anche il bel paese delle Alpi Apuane. Dai retta a Barbara.
Alba Tiberto.

Invidia, che sia questa la parola chiave? È una passione triste. Cova, cova, addirittura porta fino all’odio. Se è questa c’è poco da fare. Non si estirpa, cara professoressa Beluffi. Sarà sempre lì a rodere, a trescare alle spalle. Hai voglia di cercare la combinazione dell’apriti Sesamo per rimuoverla. La sinistra vuole che tutti stiano stare in riga e diventa sinistra per questo. Io non ci sto in riga. Mi sento menomato ad annuire come uno stupido, stare zitto o accettare la conta. Un’idea può essere minoritaria ma degna di rispetto: da non sotterrare. In quanto al coraggio non si inventa. C’è chi ce l’ha da solo e chi ce l’ha anche troppo in compagnia. In questo caso però lo chiamerei pogrom punitivo ma anche autolesivo; non coraggio. Io ormai mi sento un paria, non uno stazzemese. Gli sciabigotti non hanno terra a reggerli, e in quanto alla medaglia a don Fiore Menguzzo e all’impegno quasi ventennale profuso hanno già iniziato ad armeggiarci intorno con quel cavalletto di funivia posto nel campo della Rimembranza di Mulina. Se volevano ferirmi, ci sono riusciti  appieno. Adesso ho davanti quattro giorni di assoluto silenzio. Vado domani in gita a Napoli, Ischia, Procida, Costiera Amalfitana e  Abbazia di Montecassino. Mercoledì torno e si riparte con la Libera Cronaca del giornale che non c’è. A tirarla alle lunghe rischio di divenire prezioso. Si riparte. Ora sono convinto, e voi siete stati più che convincenti affinché il percorso non fosse interrotto. Lo vogliamo riprendere e lo riprendiamo insieme, perché riteniamo necessario proseguire e  consideriamo la Libera Cronaca un presidio informativo dello Stazzemese da non abbandonare. Certamente mancheranno gli articoli che scrivevo per il Nuovo Corriere della Versilia, le dichiarazioni degli amministratori, ma confido che questo innegabile vuoto sia riempito con l’aiuto di tutti. La Libera Cronaca del giornale che non c’è non muore. Continuerà ad esistere. Onestamente, però, desidero di farvi partecipi delle remore che in parte restano: ho paura di non trovare più quelle motivazioni che  finora mi hanno sostenuto. Inoltre non vorrei che la Libera Cronaca si trasformasse da informazione per ad informazione contro. Questa è la mia riserva. Conto molto su di voi per l’aiuto e il contributo che darete per evitare che ciò possa accadere, che la Libera Cronaca scadi della considerazione che tutti noi gli abbiamo attribuito e vogliamo continuare ad attribuirgli. Sono certo che la strada la ritroveremo dopo questo momentaneo taglio di percorso. Oggi è Santa Barbara, un tempo festa grande alle Mulina per le attività delle miniere, i polverifici e miccifici. Domani è il compleanno di mia figlia Barbara, il cui intervento ha lasciato il segno. Si riparte da qui, Barbara: dal territorio e dagli affetti. La Libera Cronaca è stato anche questo, e vuole continuare ad esserlo. Buon compleanno dal Giornale che non c’è e dai lettori che ci sono.

G.V.
(4 dicembre 2009)

TRANS BRENDA: UNA PORTA SUL BUIO DA ILLUMINARE

Nell’affrontare lo scandalo Marrazzo, la Libera Cronaca si domandò poco più di un mese fa se l’uso della cocaina non fosse giunto davvero a cuocere i cervelli nei sancta santorum più impensabili. Con il presunto omicidio del transgender brasiliano coinvolto nel caso Marrazzo, la domanda si ripropone con maggiore assillo di conoscenza e di richiesta di impegno per andare completamente a fondo della vicenda che presenta dei lati oscuri, fra cui l’esistenza di un secondo video mai trovato, ma sopratutto perché potrebbe essere l’emersione di rapporti più diffusi nella capitale tra politica e mondo dei transessuali e consumo di coca. Se Brenda è stata uccisa, così come sembrano propendere le prime indagini, è chiaramente un omicidio-avvertimento, affinché quella porta sul buio non sia aperta, che quella sotterraneità sessuale, a certi livelli impensabile, in atto con i trans, e il consumo di droga restino coperti. Il messaggio potrebbe essere rivolto a coloro che sanno e che non devono parlare per non distruggere un mercato, sesso e droga, che potrebbe coinvolgere una clientela tutta particolare, quella che nella privacy nasconde l’altra faccia della medaglia di un quotidiano che nessuno deve però conoscere. L’omicidio, se di omicidio si tratta, potrebbe anche preludere ad uno scenario ancora più inquietante e buio inerente ad una radicazione più profonda dell’esercizio del ricatto e dell’illegalità esercitata verso soggetti che hanno potere ma che non possono permettersi di rendere pubbliche le eventuali loro private debolezze e contrastare il crimine dei ricatto con la doverosa denuncia alla magistratura. L’uccisione di Brenda può significare l’avvertimento a tenere le bocche cucite ma anche il segnale di una rete criminale che è dovuta uscire allo scoperto e/o ha voluto mostrarsi per far capire che può muoversi e colpire a suo piacimento, anche personaggi come Brenda, non quanto transessuale ma come individuo ascoltato dagli inquirenti e quindi  come teste di grande interesse per le investigazioni in corso sul caso Marrazzo. Per questo le indagini degli inquirenti devono essere serrate per appurare se ci sia eventualmente qualcosa di ben più grave e di più insospettabile gradente di pianificazione non riconducibile alla criminalità comune, che solitamente chiude con  il ricorso all’omicidio ipotetici conti aperti per sgarri di fazione o per impegni disattesi. Qui potrebbe significare ben altro. Un delinquere che mira a tenere fra le mani, controllare e con il  ricatto assoggettare al proprio interesse il discernere e le azioni di eventuali importanti personaggi della vita pubblica italiana.

G.V.
(21 novembre 2009)

LA TERRA PUÒ E NON PUÒ PER COLPA DELL’UOMO

La Terra può ma non può. Può attendere per ridurre le emissioni di gas anche se l’effetto serra e i conseguenti cambiamenti climatici non attenderanno le attese delle nazioni più sviluppate che saranno chiamate a pagare più di quanto dovrebbero pagare oggi, oltre alle vittime degli eventi naturali sempre più devastanti. La Terra può sfamare tutti i suoi abitanti impedendo che la fame falcidi quel miliardo di uomini,donne e bambini che non hanno cibo a sufficienza: 60.000 vittime al giorno miete la fame nel mondo. La Terra può ma non può fermare questa strage continua fintanto che le Nazioni più sviluppate mettano in atto politiche finalizzate alla non alterazione delle cause climatiche e alla riduzione degli sprechi. Milioni di persone potrebbero vivere ma non possono farlo fintanto che gli Stati più ricchi non pongano fine agli sprechi e all’inquinamento. La Terra può ma non può fare nulla senza l’impegno degli uomini a rinunciare al loro egoismo di consumi che uccide più di una pandemia e di cui nessuno vuole produrre  il vaccino della vita: consentire a tutti i popoli delle terre più svantaggiate del pianeta cibo e acqua a sufficienza,senza accaparramenti e sprechi che urlano giustizia al cospetto di Dio. E questo urlo di vita coinvolge la responsabilità di tutti, senza riguardi per nessuno.

G.V.
(17 novembre 2009)

LA CRISI C'È ANCORA

La Produzione industriale italiana a settembre è cala del 5,3% rispetto ad agosto. Il dato è più negativo di quanto si aspettasse. Tuttavia il 3 trimestre, nonostante settembre, registra il dato del + 4% rispetto agli altri due trimestri del 2009. La produzione industriale in questi nove mesi è scesa del –20% su base annua. Un risultato peggiore degli ultimi 19 anni. La crisi pertanto persiste e mostra segnali di consolidamento. L’Italia non è per nulla fuori della crisi economica, e chi vuole affermare l’opposto mira a nascondere la triste realtà della disoccupazione e della cassa integrazione e tende a rimuovere l’enorme proliferazione del debito pubblico, che è schizzato oltre il 114% sul Pil, per il quale il prossimo anno l’Italia sarà chiamata dal Consiglio Economia e Finanza (Ecofin) degli stati membri della Ue ad intervenire in maniera pesantissima per riportarlo nel giro di alcuni anni sotto la soglia del 100%. Tremonti ha dichiarato che il taglio delle pensioni non si farà mai con lui ministro, ma già averlo solo ventilato apre uno scenario che fa tremare i polsi: le pensioni dopo averle depredate con il potere d’acquisto potrebbero, come ultima ratio, essere tagliate per risanare il deficit pubblico italiano. E questo scenario che potrebbe mettere a rischio la tenuta dell’intero paese fa seguito ai commenti euforici suscitati dai dati Ocse che pongono l’Italia tra i primi paesi ad uscire dalla crisi sembrano per chi vuole mantenere i piedi a terra degli incoscienti salti di gioia per la guarigione iniziata di un ammalato a cui il picco di febbre è sceso da 40,5° a 40°. Con un sintomo febbrile di questa portata è velleitario parlare di guarigione iniziata, mentre sarebbe più responsabile che si mantenesse alta l’attenzione sulla gravità economica italiana e la necessaria cura. Non siamo fuori dal tunnel fintanto che la disoccupazione non ritorna a livello del periodo pre-crisi e se il debito pubblico non inizia a scendere con interventi strutturali del sistema paese.
Se la situazione economica si barcamena con considerazioni da bicchiere mezzo pieno che invece di mezzo vuoto, quella politica prefigura una resa dei conti sulla giustizia il cui contorno ed esito al momento sfuggono, facendo tuttavia pensare che questa Repubblica e la sua costituzione possano essere prese da una prova di forza che potrebbe sfruttare l’espressione più democratica di un popolo: il voto. Si sta lavorando su una strategia che mira a distogliere questa pericolosa eventualità e si contesta tutto ciò che non aggrada senza guardare tanto per il sottile: i giudici che inquisiscono fanno parte di una strategia politica tendente a sovvertire il voto popolare, mentre quelli che non inquisiscono i politici sono giudici sopra le parti. Un teorema che fa accapponare la pelle, eppure viene esposto e svolto senza che i naturali contrappesi di garanzia abbiano effetto alcuno, timorosi di essere loro a rompere per primi il giocattolo della democrazia ma non facendo niente contro chi lo sta smontando giorno per giorno e
giura e spergiura di non romperlo pur tenendo nelle mani i pezzi. A questa situazione ci siamo pervenuti con l’apporto di tutti i partiti, senza dimenticare che a minare l’azione della giustizia hanno messo molto del suo i governi del centrosinistra.

G.V.
(11 novembre 2009)

LA SENTENZA SUL CROCIFISSO NELLE AULE SCOLASTICHE

Il crocifisso rappresenta il simbolo delle radici cristiane e la recente sentenza del Corte Europea del Consiglio d’Europa di Strasburgo, che impone a rimuoverlo dalle scuole italiane, è certamente una decisione difficile da comprendere, ma la decisione della Corte, non  essendo organo dell’Unione Europea, non dovrebbe tirare in ballo l’U.E. come invece è avvenuto. Sarebbe importante che la croce, oltre che affissa sui muri delle scuole, fosse sopratutto segno di distinzione anche di chi sta urlando allo scandalo della sentenza. Non vorremmo che fosse il facile alibi per tacitare le coscienze, perché Cristo sulla parete non rappresenta proprio nulla se non è radicato nel profondo dell’Uomo. E qui siamo certi che il simbolo della Croce e l’accettazione e condivisione della sofferenza come libertà di tutti ha radici molto labili e che la bellezza architettonica delle migliaia e migliaia di chiese,cattedrali e basiliche non hanno nulla a che vedere con quella croce che il più delle volte è rivendicata e avocata a sproposito da paladini che sicuramente di quel simbolo ne fanno sfoggio in maniera peggiore di quella che sarebbe rimuoverla dai muri degli edifici scolastici. Comunque la Convenzione sui diritti dell’Uomo è stata firmata a Roma nel 1955 che l’Italia riconosce alla Corte Europea di Strasburgo di amministrare la giustizia sui diritti umani negati. Contestare la sentenza con il ricorso è doveroso, ma argomentare per infiammare gli animi a non rispettare ciò che alla fin fine la Corte stabilirà appare un puro e semplice scimmiottare quanto avviene in Italia quando le sentenze non piacciono. Non solo i giudici di Milano non sono credibili ma a questo punto non sono credibili neanche quelli europei. Tutto ciò che è avverso non è credibile ed è ingiusto. L’Italia dovrà rispettare quanto la Corte stabilirà, anche se credo che sul simbolo del crocifisso appeso su un muro di una scuola si esca fuori dalle righe sia da una parte e che dall’altra: la croce non ha certo la forza di condizionare in negativo l’educazione di un ragazzo, ma nemmeno quella di connotarlo con un’educazione cristiana, ovviamente quella formata nel rispetto dell’insegnamento di Cristo. Ce ne fossero in giro di cristiani così illuminati che, prendendo dall’enciclica Caritas in Veritate, riconoscessero il “rispetto dei legittimi diritti degli individui e dei popoli” per costruire la “città dell’uomo secondo diritto e giustizia”. “La ‘città dell’uomo’ non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità,di misericordia e di comunione”. Ciò non significa che si debba togliere il crocifisso dalle pareti delle scuole ma nemmeno  trasformarlo in arma di divisione. È chiaro che se nella società c’è chi chiede la rimozione di un simbolo religioso e chi invece lo vuole imporre ad ogni costo, la città dell’uomo è ancora lontana per essere fondata.

G.V.
(4 novembre 2009)

RUTELLI È UN DEMOCRATICO O UN DANNO AL PARTITO DEMOCRATICO?

L’onorevole Francesco Rutelli è un democratico doc o un danno democratico per chi finora lo ha accolto? La nostra classe politica è avvezza male, è autoreferenziale e trova sempre porte aperte per entrare e uscire a piacimento da destra e da sinistra. Troppi furbi topini intorno a quella forma di formaggio divorata senza fine che è il popolo italiano, certamente votato all’autoconsumo a favore di una pletora di politici che con il seggiolone hanno una “siamesità” cui nessuno prova a dividere. Non gli bastano i soldi che prendono, scrivono pure libri e utilizzano la televisione per promuoverli. Nessuno ha nulla da obiettare per una opportunità che la  televisione pubblica non consente per tutti ma solo a chi già prende molto e trova e utilizza ogni mezzo per prendere sempre di più, alla faccia dei cittadini-sudditi pagatori che non prendono niente e a cui si richiede di dare tutto.
L’on. Rutelli, già ministro della Repubblica, doveva uscire dal Pd prima della consultazione popolare per la elezione del segretario nazionale che ha visto primeggiare Bersani, senza attendere la sconfitta di Franceschini. La scelta di Rutelli sa più di un tentativo di riposizionamento della sua leadership che di un distacco convinto della linea Bersani che in prospettiva lo avrebbe messo in ombra con un discernere di un Partito Democratico diverso da quello veltroniano, più aperto ai partiti della sinistra, non più onnivoro di essi. Questa scelta è venuta da un voto degli iscritti del PD e dei cittadini simpatizzanti di questa formazione, non a seguito di un diktat ma con il voto della gente. E questo deve essere ben chiaro a Rutelli e company che seguiranno la sua scia. Non c’è stato nessun autoritarismo di nomenclatura partitica finalizzata alla regolazione dei conti ma altresì una inversione di condotta che stava portando il PD che piaceva a Rutelli a morire, a non avere altre opportunità di governo, ma sopratutto a non consentire più una credibile opposizione. L’on. Rutelli argomenta la sua uscita dal PD dopo che è stato sconfitto dalle scelte libere e autonome dei cittadini che erano ritenuti prima dell’avvento Bersani il suo popolo prediletto. I personaggi cambia bandiera creano danno alle formazioni che li accolgono, ma nonostante ciò trovano sempre braccia aperte e protese in avanti per respingere questi comportamenti che sono da rifiutare e non da incentivare.
Questo stato di cose significa unicamente che c’è in Italia un concetto di democrazia a se stante, e che questo concepire trova fautori a supporto di esso e proseliti per la sua evoluzione. Un’anomalia nella già spiccata anomalia generale che impera in questo Paese che sta divenendo una Repubblica delle banane, dove un Presidente del Consiglio afferma che se sarà condannato non si dimetterà, quasi che la Giustizia Paese che amministra sia fuori dell’ordinamento democratico della Nazione. Una mostruosità giuridica e democratica che può essere veicolata senza che nessuno senta l’obbligo di intervenire. Forse le affermazioni del premier Berlusconi starebbero a significare che il Presidente della Repubblica allora sovrintenderebbe il Consiglio Superiore della Magistratura che permette ai giudici di amministrare una Giustizia “ingiusta” con Berlusconi ma giusta per tutti coloro che sono chiamati a sottostare alle sentenze emesse nel nome del popolo italiano? È sostenibile questa situazione?

G.V.
(2 novembre 2009)

TREMILA EURO PER UNA PRESTAZIONE CON UN TRANS

La Libera Cronaca ha atteso la sfilza di commenti sul caso dell’ex Governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo nella speranza di ascoltare ciò che invece non è stato mai detto, salvo possibili osservazioni in tal senso ci possano essere eventualmente sfuggite all’attenzione. Come Libera Cronaca va ribadito che il dimissionario Governatore Marrazzo avrebbe dovuto denunciare immediatamente l’accaduto immediatamente dopo l’incursione dei carabinieri nell’appartamento privato del trans in Via Gradoli. Questa è una gravissima colpa perché ha inteso preservare dallo scandalo la sua persona, il suo ruolo, la sua famiglia ( in questo caso comprendiamo ma non condividiamo perché l’uomo Piero Marrazzo era il rappresentante apicale dell’istituzione Regione Lazio eletto dai cittadini, pertanto una figura rilevante e istituzionale della Repubblica Italiana) ma ha altresì colpevolmente nascosto un atto autonomo criminoso come è stata l’irruzione di quelle mele marce di carabinieri che hanno portato disonore alla Benemerita. Come ciò non bastasse, l’ex Governatore Piero Marrazzo è stato ulteriormente responsabile quando a seguito della telefonata del Presidente del Consiglio Berlusconi, con cui era stato avvertito che c’era un video in giro che lo ritraeva con un trans e veniva proposto per l’acquisto ai mass media, non ha denunciato l’atto criminale di cui era vittima in primis la figura istituzionale di un presidente di Regione e poi un cittadino della Repubblica Italiana. Anche in questo caso il silenzio di Marrazzo, e non dell’uomo colto nella sua umana debolezza sessuale che metteva a repentaglio l’unità famigliare e che per tale ragione può avere qualche sorta di comprensione ma non di giustificazione quando un cittadino è parte lesa di un atto criminoso com’è il ricatto estorsivo, ha sbagliato ulteriormente. Infatti si è reso responsabile di una mancata e reiterata denuncia di un comportamento delinquenziale che un Governatore di una regione d’Italia stava subendo. Poi Marrazzo ha continuato a sbagliare allorquando è scoppiato il caso e lui ha continuato a negare per due giorni per poi afflosciarsi sotto il peso di una responsabilità che ci auguriamo sia dipesa più dal ruolo istituzionale che lui ha gravemente vulnerato e lasciato vulnerare nel tentativo di nascondere la sua debolezza di uomo e ci auguriamo di vittima che mal si confaceva però al ruolo di marito, di padre e di politico capace, qualità a lui riconosciute in ambito famigliare, partitico e di opinione pubblica ma sopratutto di cittadini suoi elettori. I grandi uomini, quando viene tolto loro il piedistallo, cadono sempre in una profonda sofferenza e diventano più piccoli che mai, quasi esseri indifesi in quel sistema di cui loro sono stati i primi artefici e con il quale le persone comuni devono saper convivere e accettare il bello e il brutto, il bene e il male. Un sistema che nonostante la Costituzione Italiana sembra istaurarsi a margine della medesima, quasi che questa carta sia diventata ormai impotente per arginare una deriva morale e comportamentale che essa invece dovrebbe impedire e alla quale dovrebbero richiamarsi  tutte le figure istituzionali, nessuna esclusa. Invece si sta assistendo ad un’anomalia che di giorno in giorno diventa più grave e inquietante che mai: carabinieri che fanno estorsione, un governatore che non denuncia comportamenti delittuosi a suo danno, un presidente del consiglio che avverte un governatore che ci sono filmati choc che lo comprometterebbero e che sono offerti ai fini della divulgazione pubblica, un presidente del consiglio che attacca i giudici dando loro dei comunisti ma non denuncia però che c’è in atto un’offerta di un video scottante da parte di un’agenzia, forse sapendo anche che dietro si muovevamo delinquenti in uniforme. Tutto ciò avviene senza che il garante della Costituzione, il Presidente della Repubblica, abbia qualcosa da dire a riguardo. Tutto ciò avviene senza che la guida morale come la Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana profferisca una parola, forse intimorita dal caso Boffo e più semplicemente attenta a non fare ingerenza nel campo altrui. Ma se il pastore non fa sentire la sua voce in situazioni come queste, significa solo che l’interesse del pastore è speso unicamente per il gregge che gli è rimasto, che delle molte pecore smarrite non gli importa un granché, che non vuole rischiare che con l’eventuale cerca si possano perdere le pecore che contano e che sa che restano lì a “mansuetarsi” brucando l’erba tenera ed odorosa del campo migliore. Fra tutti discorsi ascoltati ieri sera alle trasmissioni di Ballarò e di Porta a Porta, per nulla condivisibile il pensiero espresso dal coordinatore del Pdl, on. Maurizio Lupi, il quale ha dichiarato che il comportamento privato dovrebbe essere tenuto disgiunto da quello pubblico, che il giudizio che dovrebbe essere  prevalente su tutto è ciò che il politico compie nella sua azione pubblica e non come si comporta nella sfera privata, nessuno si è meravigliato che 3.000/5.000 euro pagati per una prestazione sessuale, al di là che sia con un trans o con una prostituta d’alto bordo, sono un vero e proprio affronto verso chi non ha più lavoro e per il fatto che con questa cifra potrebbero mangiare per un mese tre o cinque famiglie. E affronto maggiore restato fra la montagna di parole inutili, bellicose e ipocrite è che nessuno abbia voluto evidenziare l’amara considerazione che queste somme possano essere pagate anche da chi milita in formazioni del centrosinistra come il Partito Democratico, i cui riferimenti valoriali sono rivolti per i meno abbienti e che tutto ciò, se si crede davvero a ciò che  si professa politicamente, dovrebbe impedire siffatti comportamenti. Il caso Marrazzo potrebbe essere dunque la punta di un iceberg  più tragico e sconvolgente di quanto attualmente è possibile immaginare. Le indagini lo diranno, sperando che la cocaina non sia giunta davvero a cuocere i cervelli nei sancta santorum  più impensabili.

G.V.
(29 ottobre 2009)

DAVVERO FUORI DAL TUNNEL?

Gli ordinativi dell’Industria italiana hanno segnato nel mese di agosto un – 8,6% rispetto a luglio, mentre il dato di questi primi 8 mesi del 2009 segnano come ordinativi circa un – 26% rispetto al 2008. Siamo davvero fuori dal tunnel? L’Italia acchiappa la ripresa o per ora le solite mosche ? Al momento non si sa, ma cantare vittoria come giorni fa è stato fatto per una diminuzione di una frazione di punto, lo 0.3%, con un dato – 4,5% del Pil ci vuole molto ma molto coraggio: un’iniezione di fiducia da cavallo! La fotografia scattata dalla Uil e non dalla Cgil presenta una situazione tra giugno 2008 e giugno 2009 di 557 mila posti di lavoro persi in un anno. Una disfatta che segue l’annuncio del Ministro Tremonti sul posto fisso come elemento per governare la struttura sociale del nostro Paese e per dare sicurezza alle famiglie e futuro ai giovani e lo stop del Ministro Brunetta che ha dichiarato che indietro non si torna e che la ricetta di Tremonti è del secolo scorso. Sempre dallo studio della Uil si apprende che su circa 17 milioni 815 mila rapporti di lavoro attivati tra il gennaio 2008 e i giugno 2009, il 62,6% ha riguardato rapporti di lavoro a tempo determinato, il 7,3% per collaborazioni a progetto, il 4% per l’apprendistato, l’1,5% per il tirocinio e il 23,9 % per rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Ciò che ha scritto la Libera Cronaca del giornale che non c’è trova impietosa conferma in questi dati che dimostrano che ormai il  lavoro a tempo determinato è divenuto per l’impresa italiana necessità imprescindibile per stare sul mercato. Si vendono i prodotti e con essi si vendono però anche l’incertezza economica delle famiglie e le salvaguardie dei lavoratori e il futuro giovanile. Una forma di sfruttamento della persona umana che ormai è entrata a far parte del sistema economico e produttivo di questa Italia che è cattolica e cristiana ma non disdegna ad allargare la forbice della ricchezza a favore di pochi e a danno della povertà, dei diritti e delle tutele di molti.

G.V.
(24 ottobre 2009)

IL POSTO FISSO È ALLA BASE DEL GOVERNARE LA STABILITÀ

Il posto fisso è alla base del governare la stabilità per la famiglia e il futuro in strutture sociali come l’Italia! L’ha dichiarato non un sindacalista dei Cobas, non della Fiom e neppure un vecchio sindacalista targato Cgil, ma, udite, udite l’ha affermato oggi il Ministro Giulio Tremonti durante un convegno a Milano sull’economia, a poco più di un anno della decisione di licenziare e lasciare senza reddito e lavoro decine e decine di migliaia di precari del mondo della scuola. È proprio vero che in questo paese si può dire di tutto e comportarsi però al contrario di quanto si sbandiera. E si può farlo spudoratamente, senza neanche riflettere che ciò che si afferma è una presa in giro per chi ha subito questo processo di sfruttamento della persona umana, sia economico sia a livello di protezione. È colpa della globalizzazione, ha detto Tremonti. Troppo comodo quando si è assecondata culturalmente ed implementa con norme la precarizzazione del lavoro, voluta da Confindustria, da politici di ogni colore seppur con diverse sfumature, ma solo sfumature, e dai sindacati che si sono divisi e non uniti per respingere questo disegno che la sinistra sta pagando a caro prezzo e i cui malefici effetti stanno smembrando dell’unità e del senso di responsabilità e di solidarietà la società. Un processo che ha creato un’azione famelica da parte dei più abbienti e una viltà e una remissione da parte dei meno abbienti, che sono predominanti come numero ma minoritari come capacità di incidere nelle scelte e per opporsi ad un liberismo che ha trovato campo fertile per spandersi e destrutturare quell’economia famigliare che era il fiore all’occhiello della nazione Italia, con la quale si poteva far fronte o ridimensionare nei momenti di crisi, attraverso il consumo interno che può dare la sicurezza di un posto di lavoro a tempo indeterminato, gli effetti di una minore richiesta d’esportazione dei prodotti, consentendo alle imprese di poter contare su un quid di produzione per il mercato interno. Oggi, con la precarizzazione, si è reso molto più problematico il formarsi  dei nuovi nuclei famigliari e si è distrutto il futuro dei giovani, sfruttati e avviliti da forme d’impiego sottopagate e non tutelate, veri sfruttamenti della persona di questo terzo millennio. Oggi il ministro Tremonti si è accorto che governare la stabilità con milioni di precari e con sistemi di lavoro nati per sfruttare con questa forma d’impiego gli uomini, le donne e sopratutto i giovani di questo paese è assai più problematico di quello che sarebbe una struttura sociale ed economica in cui  i precari fossero solo una minoranza e non ci fossero imprese che possono stare sul mercato contando unicamente su  questo approfitto di lavoro umano e non per la qualità e l’innovazione dei prodotti che può assicurare una manodopera qualificata e tutelata del suo posto di lavoro. Oggi la crisi non avrebbe l’attuale devastazione di perdita di posti di lavoro, di uomini sui tetti e per le vie delle città a rivendicare il diritto del lavoro e del pane quotidiano da assicurare alle famiglie e al futuro dei figli.

G.V.
(19 ottobre 2009)

LODO ALFANO ILLEGITTIMO

La Consulta si è pronunciata a maggioranza ed ha stabilito che il Lodo Alfano è illegittimo. Serviva una legge costituzionale e non ordinaria. La notizia è stata data alle 18,27 dal conduttore Lamberto Sposini durante la trasmissione “La Vita in Diretta”. L’illegittimità apre dei seri problemi anche per le affermazioni rilasciate da Umberto Bossi, il quale ha dichiarato che se il Lodo Alfano sarà giudicato illegittimo ci sarà il popolo, e loro il popolo che l’hanno. Con la pronuncia della Consulta, l’accusa di vilipendio al Presidente della Repubblica che rischiava l’on. Di Pietro da parte della Procura di Roma perde molta della sostanza accusatoria per andare avanti. Aprire un fascicolo di inchiesta per le affermazioni dell’on. Di Pietro – tramite le quali ha ribadito che siffatta legge non andava promulgata – sarà alquanto difficile, anche perché la pronuncia della Consulta conferma nei contenuti quanto Di Pietro ha ribadito più volte, senza mai fare un passo indietro. Anzi apre anche un altro problema, come lo potrebbe aprire lo scudo fiscale che rischia di essere rigettato dall’Europa. Anche La Libera Cronaca che non c’è, come è stato scritto ieri, è stata chiara nel manifestare la propria opinione. La  Seconda Repubblica cade pesantemente su una legge illegittima, sopratutto cade perché voleva introdurre nella Repubblica Democratica Italiana il concetto che la legge non è uguale per tutti. Molti silenzi ci sono stati su questo principio di giustizia che vuole davanti alla legge uguali tutti i cittadini: Anche quello della Chiesa, e ciò la dice lunga e ribadisce che i pastori non possono stare coi lupi, di qualsiasi colore siano.

G.V.
(7 ottobre 2009)

L'ITALIA DEI LODI, DEGLI SCUDI FISCALI E DEGLI INFINITI "MAI PIÙ"

S
criviamolo subito a chiare lettere: gli italiani con il loro voto determinano chi deve amministrare e governare e chi deve controllare che ciò avvenga nel rispetto delle leggi e degli organismi e regolamenti preposti. E, ovviamente, dei programmi elettorali con cui si è chiesto il voto. Tutti questi aspetti non sempre sono rigorosamente rispettati. Gli italiani con il loro voto non possono assolutamente assolvere o condannare chicchessia. In un paese democratico ciò spetta alla Giustizia e ai giudici che devono amministrarla. La Giustizia Italiana e chi la esercita nel nome del popolo sovrano (si fa per dire) non possono essere ritenuti indegni di questo compito quando nella rete giudiziaria rimane il potente di turno, sopratutto considerando che il malaffare purtroppo  imperversa impunemente in Italia a coartare le classi più indifese e chi dovrebbe impedire ciò fa ben poco o agevola in maniera indegna, com’è accaduto con la legge dello scudo fiscale, coloro che lo praticano, come quelli che hanno trasferito all’estero ingenti risorse fatte sfuggire alla esosa tassazione fiscale cui sono soggetti gli italiani. Esosa sopratutto per coloro che hanno meno possibilità, è bene ribadirlo. È una vergogna che coloro che godono dei privilegi davvero ingiusti urlino al disegno eversivo quando la Giustizia da pachiderma italiana prova a risalire alle responsabilità del potente di turno. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che si trova da anni in questa rete che sta cercando di bucare da più parti allibisce di questo fatto, ma non allibisce nel dire che la crisi economica è finita pur di fronte al licenziamento da lui deciso di decine e decine di migliaia di precari della scuola, con un tasso di disoccupazione e di ricorso alla casa integrazione nell’industria e nell’artigianato davvero preoccupante. Un premier che non allibisce e non manda a casa tutto l’apparato che lo protegge e che, se è vero che lui non sapesse delle donnine d’alto bordo, ha permesso di far entrare le escort nella sua villa in Sardegna. In un paese normale, tra l’altro culla della cristianità, o andava a casa il premier del governo italiano o l’apparato che doveva preservarlo da siffatti incontri ravvicinati. Invece, poiché l’Italia non è un paese normale, non è andato a casa nessuno, ma, fra l’ilarità del mondo che ci guarda e nel silenzio della Chiesa, molto clemente a non interferire quando le situazioni non La toccano da vicino, siamo riusciti a dividere il popolo in due fazioni: una contro Berlusconi, l’altra a favore. Così avverrà per i Lodi Alfano e Mondadori e così sta avvenendo per la crisi economica, che non è finita, con i conti pubblici in rosso vivo. Aizzare a scendere in piazza per protestare e gridare che siamo di fronte ad un disegno eversivo per una sentenza, il Lodo Mondadori, che sarà impugnata e che nessuno sa come andrà a finire veramente, è mettere in atto, questo sì, un disegno eversivo della democrazia un poco malconcia in Italia, dove l’assenza della legge sul conflitto degli interessi e l’assenza dei parlamentari del Partito Democratico quando si è votata la legge sullo scudo fiscale (il rientro in Italia dei capitali all’estero con una carezza fiscale del 5% che grida ingiustizia pura per i contribuenti che non hanno occultato nei paradisi fiscali ingenti patrimoni) offende pesantemente il concetto di democrazia che si propaganda esserci Italia e a cui sono soggetti milioni di cittadini impossibilitati di far sentire il proprio sconcerto su una Giustizia che nonostante la solenne enunciazione non è proprio uguale per tutti, sopratutto per coloro che non hanno mezzi per una difesa adeguata e non per coloro che possono utilizzare a proprio beneficio squadre di avvocati, mezzi e conoscenze. Oggi si riunisce la Consulta per stabilire se il  Lodo Alfano è una legge  costituzionale e no. Fanno veramente ridere coloro che gridano al disegno eversivo che si sta compiendo per mandare a casa il premier Silvio Berlusconi  dimenticandosi che sono stati poi loro gli artefici primi che in quattro e quatt’otto  hanno introdotto nell’ordinamento della Giustizia una legge ordinaria e non costituzionale che privilegia le quattro cariche più alte dello Stato, Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato e Presidente del Consiglio dei Ministri con una interruzione di un eventuale trattamento giudiziario fintanto che ricopriranno la carica, a differenza di tutti gli altri, ministri e parlamentari compresi, ma sopratutto dei cittadini comuni. Questa legge è oggi al vaglio della Consulta, ma come cittadino di una Repubblica Democratica, checché ne stabilirà la Consulta, la considero irragionevole e avvilente per quanto percepisco la Costituzione Italiana e per quanto si legge nelle sedi dei tribunali: La Legge è uguale per tutti. Plaudiamo al presidente della Camera Gianfranco Fini per aver solennemente affermato che lui non si avvarrà mai di questa prerogativa che il Lodo Alfano da oggi potrebbe riservargli, ma certe leggi, scudo fiscale e lodo Alfano, sarebbe stato assai meglio non promulgarle perché macchiano l’immagine dell’Italia nel mondo e fanno pensare che il pastore non può stare coi lupi e poi pretendere che il gregge di pecore si raccolga, comprenda e ubbidisca. Pecore va bene, ma andare in bocca ai lupi quando il pastore decide che così deve essere ci sembra francamente troppo. Anche le pecore a volte si sbrancano e decidono di rischiare da sole, alla faccia del pastore, dei cani e dei lupi. Questo vale anche per la Chiesa, che ai belli e morali richiami dovrebbe far seguire fatti corrispondenti e non rituali salamelecchi, sopratutto in presenza di una situazione seria, economicamente, politicamente e socialmente, dove al perseguire le responsabilità si preferisce ricorrere agli stucchevoli e infiniti “mai più” e ai continui  dividersi su chi ha ragione con cui il popolo italiano si sta scavando la fossa dove tumulare le ragioni serie di un vero popolo che vuol definirsi democratico: Conflitto di interessi, Giustizia equa per tutti, fiscalità misurata alle effettive possibilità contributive, Solidarietà, Diritti e salvaguardie del Lavoro, Assistenza sanitaria tempestiva e qualitativa, Scuola pubblica efficiente, Tutela dei cittadini consumatori, Responsabilità politica, civile e penale, Previdenza pensionistica e Futuro giovanile. Oggi stiamo per vivere una giornata cruciale di questa Seconda Repubblica, peggiore della Prima: oggi sapremo se la Giustizia è uguale per tutti almeno sulla facciata principale che dà sulla via della Democrazia, sapendo che dietro sarà come i cittadini comuni hanno sempre saputo: ossia che la giustizia non sarà mai uguale per tutti, che coloro che hanno di più possono aspirare ed avere una giustizia-ingiustizia migliore. Vogliamo riportare una frase che ci ha colpito, proferita da una signora durante una trasmissione televisiva: quando un comune cittadino commette un reato, tutto va bene in Italia; il problema vero sorge quando è innocente ma è accusato di essere responsabile, quando vuole giustizia. Allora servono avvocati coi fiocchi, e non sempre chi è innocente può permetterseli. Peccato che in questi casi non c’è uno straccio di politico che urli di essere di fronte ad un disegno eversivo, come hanno gridato ieri gli onorevoli Gasparri, Cichitto, Quagliarello e Bocchino, quello che definì l’anno scorso a Matrix fannulloni i collaboratori scolastici e la Scuola Italiana uno “stipendificio”, ma che chiama nelle piazze i cittadini perché il giudice Raimondo Mesiano ha scritto nell’elaborato di condanna della Fininvest al risarcimento di 750 milioni di euro per la sentenza civile sul  Lodo Mondadori che Berlusconi è “corresponsabile di corruzione”. In tutto questo urlare all’eversione, le ragioni della Cir di Carlo De Benedetti non sono assolutamente richiamate. Se tanto mi dà tanto, alla fine di questo fracasso sarà la Cir ad essere beffata.
Il popolo Italiano vuole veramente che il responsabile sia una figura secondaria e crede che in Fininvest si fosse all’oscuro dell’ordire per l’accaparramento di Mondadori da parte dei legali Previti, Acanfora e Pacifico, tutti condannati perché versarono nel 1991, al Giudice Metta, estensore della sentenza della Corte di Appello di Roma, 400 milioni per una sentenza sfavorevole a Cir, ma definita poi dalla pronuncia emessa nel 2007 dalla Cassazione come sentenza comprata? Se lo crede, il popolo italiano scenda in piazza ad impedire il “disegno eversivo” contro il premier Silvio Berlusconi

G.V.
(6 ottobre 2009)

ANCORA DUE OPERAI MORTI E DUE PARÀ ITALIANI FERITI

La guerra sul posto di lavoro ha mietuto anche ieri due vittime. Meritoria è stata l’invocazione del Signore di Renato Sacchelli, tuttavia occorre certamente pregare ma anche fare qualcosa di più concreto visto che sul posto di lavoro si continua a morire. Va pure precisato che la diminuzione delle morti bianche in questi primi nove mesi del 2009 può dipendere assai di più dal calo del lavoro e pertanto dal numero degli occupati che dalla normativa e dai controlli della sicurezza sul posto di lavoro. Altri due parà italiani sono stati feriti ieri in un agguato nella zona operativa di Herat, in Afghanistan. I militari italiani hanno risposto al fuoco e due aerei americani sono intervenuti. Gli assalitori dovrebbero aver lasciato sul posto più di dieci uomini. Ciò che sta accadendo in Afghanistan si connota come una vera guerra più che una missione umanitaria e di Pace. Questi episodi confermano quanto il Ministro della Difesa La Russa ha dichiarato nei giorni scorsi: continueremo a combattere i Talebani in casa loro,tenendoli lontani dalle nostre case.

G.V.
(25  settembre 2009)

VITTIME NON EROI

Caro Vezzoni,
concordo sul fatto che tu ricordi i morti sul lavoro, a cui va sempre solo, al massimo, della compassione. E ne sono contento. Non sono d'accordo sul termine che usi: "eroi". Non diciamo fesserie! Ma quali eroi! Eroe è colui che sacrifica deliberatamente la propria vita per salvarne altre. Gli operai ed i soldati morti sono delle VITTIME, non degli eroi. Questo non cambia il dispiacere e la solidarietà che va loro, ma, secondo me, serve a ripristinare il giusto peso e valore alle  vicende ed alle persone. Le parole sono importanti. La mistificazione del vero parte sempre da un uso distorto del linguaggio. Non mi soffermo sul tema della pace e della guerra con considerazioni sulla "missione" dei nostri soldati in Afganistan per non farla troppo lunga, ma ci si può tornare un'altra volta.
Ciao, Beppe Tartarini

Ho usato il termine eroi sia per i soldati sia per gli operai in maniera per tentare una considerazione che tu hai colto. So bene cosa si intende per eroi e so bene che gli eroi non hanno bisogno di nulla. per diventarlo, Spero di essermi spiegato, senza altre considerazioni. Ti saluto. Ieri sono morti due operai e un terzo è restato ferito. Guarda caso, come spesso succede, l’operaio del Marocco era al suo primo giorno di lavoro. Più eroe di così si muore. 

G.V.
(24  settembre 2009)

UN SOLDATO FERITO IN AFGHANISTAN, UN OPERAIO MORTO E UNO FERITO A BRESCIA

Dopo i sei morti e i quattro feriti della scorsa settimana, oggi è stato ferito nuovamente un altro parà italiano a Herat, in Afghanistan, mentre a Brescia, nell’azienda della O.R.I. MARTIN, è morto l’operaio Alberto Simoncelli ed è restato ferito un suo compagno di lavoro. Se in Afghanistan c’è necessità di ripristinare la Pace, anche nel mondo del lavoro della nazione Italia c’è estrema necessità di far cessare questa guerra in casa di morti bianche, che, seppure non avvolte nel tricolore, sono da ritenere esempi di eroismo: escono dopo la colazione e i saluti ai figli e alle mogli e troppo spesso, senza andare in terre ostili, non rientrano più nelle mura domestiche, se non dentro una bara. Oggi la Libera Cronaca del giornale che non c’è accomuna gli eroi dell’Afghanistan, di Nassiriya e di altre aree del mondo funeste agli eroi del lavoro. Unisce le famiglie degli uni e degli altri in un medesimo ricordo ed invoca che il tempo della pace prevalga  nelle terre dissanguate dai conflitti  ma anche che il tempo di pace e di sicurezza abbia un  pari impegno per imporlo sui posti di lavoro.

G.V.
(23  settembre 2009)

LO “SCIABIGOTTO” DI STAZZEMA

Lo “sciabigotto” di Stazzema ha 60 anni, anche se non li dimostra, Va in bicicletta per le salite dello Stazzemese come n’avesse assai di meno, per ora. Comunque, è anziano di almeno 15 anni in più di chi domenica, a Cardoso, l’ha apostrofato come “sciabigotto” nonostante faccia il corrispondente del Corriere della Versilia. Per chi non lo sapesse il termine dialettale “sciabigotto” significa SCEMO. Alla faccia del rispetto dell’età, anche se lo “sciabigotto” a queste attenzioni non ci fa punto caso né ci tiene. Ci mancherebbe! Infatti domenica voleva provvedere altrimenti; e avrebbe sbagliato alla grande!
Lo sciabigotto di Stazzema si chiama Giuseppe Vezzoni, è sposato ed ha due figli: Barbara, ingegnere nucleare che da giugno lavora in un centro di ricerca tedesco ed è stata tra i primi tre ingegneri nucleari italiani che hanno preso l’European Master of Science in Nuclear Engineering, e Simone, laureato il 22 maggio in geologia. Ambedue i figli si sono laureati con 110 e lode. Questo è merito indubbiamente dei ragazzi, ma qualche cromosoma “sciabigotto” deve essere impazzito uscendo dalla linea genetica del DNA della sciabigottaggine o qualcosa deve aver contato. 
È stato aviere, facendo il militare presso il 2 Roc di Monte Cavo con la mansione di addetto al controllo aereo, nella postazione più importante dell’Italia Centrale, tracciando le linee del traffico aereo di Fiumicino, Ciampino e dell’aeroporto militare di Grosseto, in contatto con i radar....... (metto i puntini perché chi saliva a Monte Cavo era tenuto e forse è tenuto ancora a mantenere il massimo riservo su ciò che ha fatto e ha visto). Evidentemente questa era la mansione adatta per utilizzare una persona “sciabigotta”. Alla faccia dei test attitudinali dell’Aeronautica Militare italiana superati dallo “sciabigotto” Vezzoni, il quale, specialmente quando c’erano le esercitazioni militari e i “nonni”, quelli più capaci , erano invitati a (ri)salire in postazione e al Tactical, una postazione questa che occorreva notevole capacità ed esperienza e che Vezzoni occupava spesso, sotto gli occhi attenti di tenenti, capitani, maggiori e colonnelli. Per la serietà con cui lo “sciabigotto” svolgeva il servizio sarebbero arrivati i gradi di primo aviere, ma per il ribellismo alle ingiustizie o pseudo tali con cui i giovani si confrontavano allora con le regole della naia (erano gli anni 69/70), che allo “sciabigotto” costarono complessivamente oltre 30 giorni di consegna semplice in 13 mesi e 20 giorni di vita militare, i gradi saltarono. Ha fatto il cucù da recluta e l’ha fatto fare il cuccù da nonno. Lo “sciabigotto” è stato la prima recluta del 4° contingente 1969, Camerata Alfa dell’Adoc Ciampino, ad essere mandato a casa dai nonni per un breve permesso premio (2+1) a seguito della sua capacità di stare alla postazione..... che controllava le partenze e gli arrivi  aerei degli aeroporti di Fiumicino e Ciampino. La recluta che dopo ovviamente uno specifico corso occupava la postazione di ......  ( bisognava operare e scrivere le tracce stando in ginocchio) e di ...... ,  questa in piedi e da lì si controllava il traffico di Capodichino ed altri aeroporti del Sud, liberava il vicenonni dall’assiduo impegno di queste due postazioni e li portava ad occupare quelle meno impegnative della sala operativa, lasciando così ai nonni a vivere di pacchia, salvo quando c’erano le esercitazioni militari e le emergenze. La scrittura avveniva all’incontrario, in maniera che dall’altra parte della parete di materiale trasparente come il vetro i sottoufficiali e gli ufficiali potessero leggere e fare i dovuti controlli di identificazione degli aerei. E così fu per la recluta dello “sciabigotto” Vezzoni, un giovane geometra di Perugia che andò a casa prima dei suoi compagni.
Ma lasciamo stare il militare, che potrebbe essere ostico per chi oggi non sa cosa sia, e andiamo sul lavoro. Lo “sciabigotto” Giuseppe Vezzoni ha lavorato 38 anni come tornitore meccanico, raggiungendo la massima qualifica che un operaio può raggiungere: quinta super. Come “sciabigotto”, Vezzoni è stato delegato di fabbrica con tessera Cgil-Fiom, inteso Cgil-Fiom!, quando negli anni ’70 i delegati di questa sigla sindacale, se non perdevano il posto, erano discriminati. Molti anni, quasi tre decenni, lo “sciabigotto” Vezzoni ha pagato con più o meno marcata discriminazione questa tessera e la continua rivendicazione dei suoi diritti. E l’ha pagata anche quando nel 1978 non rinnovò la tessera del sindacato perché si scioperava affinché il governo non tassasse la quota della contingenza mentre il sindacato prendeva la quota della tessera calcolandola anche sulla contingenza. Lo “sciabigotto” Vezzoni lavorava stando attento ai centesimi e ai millesimi, una misura che si addice molto a chi è “sciabigotto” e che non sa ciò che dice e ciò che fa. Tra l’altro, nel tempo che consentiva la lavorazione, leggeva anche i giornali, scriveva bozze di racconti, lettere ai giornali e poesie e continuava sempre a pretendere il suo e tante e tante volte ha chiesto aumenti di paga per tutti i suoi compagni di lavoro, e qualche volta ha visto questi aumenti andare a coloro che non chiedevano niente e non facevano uno sciopero neanche se presi a fucilate. Ha rivendicato di essere sempre stato e di votare socialista anche quando i socialisti erano parificati ai comunisti e considerati male sul posto di lavoro. Quasi dei sovversivi. Anche quando i socialisti sono stati identificati come ladri. Lo “sciabigotto” Vezzoni è sempre stato convinto che di ladri a giro non c’erano solo i socialisti, che comunisti, democristiani ed altri non erano da meno. Il tempo ha dato conferma che la questione morale e l’informazione controllata e di parte sono il morbo della politica italiana.
Lo “sciabigotto” Vezzoni, ovviamente, e ci mancherebbe altro che non lo fosse stato!, è stato anche consigliere comunale e capogruppo socialista nel quinquennio 1985-90. Nell’1980-85 non fu tra gli eletti nonostante un’ottantina di preferenze, mente nel 1985-90 fu eletto con oltre 100 preferenze. La stranezza è che, e l’attuale assessore Maggi dovrebbe ricordarsene, si mise a fare lui stesso le interrogazioni alla sua maggioranza, tanto che l’allora e odierno assessore Maggi, nonché compagno di partito, si risentì al punto da dire, al sindaco pro tempore Conti, che se Vezzoni non la smetteva di fare le interrogazioni si sarebbe dimesso. Lo “sciabigotto” Vezzoni assunse una dura posizione sui livelli apicali ad personam, tanto che esponenti del suo partito lo volevano denunciare. Lo “sciabigotto” Vezzoni, e qui è stato un vero “sciabigotto”, entrò a gamba tesa, politicamente parlando, quando nel novembre 1989, si scagliò contro il Muro comunista di Berlino e difese gli insorti della città martire di Timosoara. Ebbe parole di fuoco sul regime comunista e sulle connivenza delle democrazie occidentali con il desposta Ceausescu. Mal gliene incorse. Per le elezioni del 1990 trovò a Ruosina, senza saperlo, il candidato della frazione di Mulina che l’avrebbe sostituito. Ci avevano pensato i cari compagni comunisti. Dello “sciabigotto” Vezzoni, poiché non stava in riga né tre né due, occorreva farne a meno. Dunque un vero e proprio “sciabigotto”, e “sciabigotto” è rimasto. Da ricordare che perorò la realizzazione del Parco della Pace tanto che ricevette pesanti missive di critica per la posizione assunta. Lo “sciabigotto” Vezzoni, dulcis in fundo, è stato inviato quale rappresentante del Comune di Stazzema durante la vista che Giovanni Palo II fece nel 1989 alla Città di Lucca. Lo “sciabigotto” ricoperse anche la carica di segretario politico comunale del PSI di Stazzema dal 20 ottobre 1989 al 25 ottobre 1991, quando abbandonò il PSI con una lettera pubblica, ripresa dal mensile Versilia Oggi, denunciante la deriva del partito, la questione morale e l’arrivismo della dirigenza nazionale e di coloro che erano entrati nel PSI di Craxi solo per il loro tornaconto e potere politico, snaturando il Psi e i valori portanti del partito ed “indaffarando” la magistratura. Da ricordare che nel febbraio 1992 scoppiò il caso Chiesa ed iniziò la fine del Partito Socialista e della prima Repubblica. Qualche compagno socialista, tempo dopo, riallungò la mano allo “sciabigotto” dopo che gli era stato tolto il saluto. Da compagni a SCOMPAGNI nel giro di una serata: il 25 ottobre 1991, a Levigliani: tanto per far capire! Da vero “sciabigotto”, Vezzoni è restato ancorato al suo PSI che conservava e conserva nel profondo di se stesso, e non è mai andato né a destra né a sinistra.
La frazione di Mulina e il Comune di Stazzema hanno ben altro su cui puntare che sullo “sciabigotto” di Vezzoni, il quale è stato presidente per alcuni anni di un Comitato paesano che ha realizzato il rifacimento del tetto della chiesa di Mulina, l’intonacatura, il sagrato, l’impermeabilizzazione del tetto del campanile, il restauro di due marginette, l’organizzazione di feste patronali, la difesa dell’acqua delle Molinette.
Con la scrittura lo “sciabigotto” Vezzoni ha vinto nel 1993 il premio letterario nazionale Martiri di Sant’Anna con il racconto Croci Uncinate nel Canale. Lo “sciabigotto” ha vinto inoltre vari premi dialettali Silvano Alessandrini, ha scritto alcuni libri e alcune leggende. Come ben si conviene ad uno “sciabigotto”, le sue opere sono state presentate al Palazzo Mediceo di Seravezza, nella sala consiliare di Forte dei Marmi, a Villa Bertelli, nel Teatro di Sant’Antonio. I suoi libri, come ben si addice per uno che è “sciabigotto”, sono stati presentati da Manlio Cancogni, Fidia Arata, Raffaello Bertoli, Costantino Paolicchi, Eugenio Miccini, Marco Lenci, Leopoldo Belli, Antonio Bartelletti, Lorenzo Marcuccetti, Guerrino Viti ed altri che al momento sfuggono. Costantino Paolicchi ha coinvolto lo “sciabigotto” Vezzoni per scrivere un testo per il libro sull’alluvione “Con il cuore negli occhi”. Ha vinto nel 1999 il premio giornalistico Versilia, nella a sezione dilettanti con il testo “Cardoso e la sua storia millenaria”, pubblicato su Versilia Oggi. Nel 2001, vince di nuovo il premio giornalistico Versilia, stavolta nella sezione aperta anche ai professionisti, con il testo “Ridiamo il sentimento del paesaggio al torrente Mulina”. Nel 2003, nell’ambito del X Concorso Versilia Video Festival vince ancora  il premio giornalistico Versilia con il testo-saggio pubblicato su Il Dialogo inerente un libro di poesie di cui al momento non sovviene più il titolo. Lo “sciabigotto” Vezzoni ha portato la sua sciabigottaggine nella storia della barbarie nazifascista che ha funestato di morti il Comune di Stazzema e  la Versilia. Lo “sciabigotto” Vezzoni ha recuperato alla memoria la strage nazifascista di Mulina di Stazzema, restata per 47 anni dimenticata, e si è impegnato affinché questa storia fosse degnamente ricordata ogni anno e che al sacerdote-pastore di questo gregge di martiri, don Fiore Menguzzo, fosse riconosciuta una onorificenza. Cosa avvenuta il 15 novembre 1999 con il conferimento alla memoria della Medaglia d’Oro al Merito Civile. Il 29 aprile 1998 il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro iniziò il suo discorso dall’Ossario di Sant’Anna di Stazzema con le prime parole della lettera che lo “sciabigotto” Vezzoni gli aveva inviato per far ricordare le vittime delle Mulina e sopratutto le due bambine uccise: Graziella e Elena di 18 mesi. Lo “sciabigotto” Vezzoni ha pure parlato nel settembre 2001 della strage di Mulina nella sala consiliare della Città di Domodossola. Un luogo evidentemente adatto agli “sciabigotti” come Vezzoni, altrimenti non si spiegherebbe il perché sia stato possibile questo emozionante momento di raccontare i fatti di Mulina sopra piani di vetro sotto i quali sono custoditi e allineati gli atti della Repubblica dell’Ossola. Lo “sciabigotto” Vezzoni ha anche difeso la memoria di mons. Giuseppe Vangelisti e il libro “Un prete indifeso in una storia a metà” ha ottenuto, nel dicembre 2008, il 3 premio nella sezione saggi nel Primo Premio Letterario nazionale Genny Marsili. Vezzoni è stato chiamato a collaborare dai Colombani di Terrinca per la collocazione della lapide in memoria del prof. Umberto Olobardi, giornalista e internato nei lager tedeschi. Ha scritto presentazioni di libri e li ha presentati. Lo “sciabigotto” ha raccolto, scritto e pubblicato testimonianze di internati stazzemesi nei lager tedeschi. È stato chiamato, poiché è uno “sciabigotto”, a raccogliere una testimonianza di un superstite di Sant’Anna come integrazione a ciò che il testimone non ha potuto e non è riuscito a dire durante la sua escussione al processo. Per il momento questa testimonianza non può essere divulgata, ma presto sarà data allo sciabigotto Vezzoni la liberatoria per farlo. Lo “sciabigotto” Vezzoni ha inoltre scritto ormai migliaia di articoli di cronaca, di colore e di cultura, la maggioranza dei quali incentrati sul territorio di Stazzema. Lo “sciabigotto” cura inoltre la Libera Cronaca del giornale che non c’è, un foglio on line che è l’altra informazione di Stazzema. Sono circa 400  lettori che ricevono  la Libera Cronaca, i cui testi sono messi sui blog e rilanciati. Lo “sciabigotto” Vezzoni ha come tutti mille e più difetti, è sanguigno e quant’altro gli si voglia affibbiare, ma è stato francamente troppo averlo bollato pubblicamente come sciabigotto.
Un’ultima cosa: Giuseppe Vezzoni ha conseguito solo la licenza di terza media, pertanto un’istruzione che è facile parificare a quella di uno “sciabigotto”. Su una cosa concorda: ossia che Giuseppe Vezzoni sia proprio uno “sciabigotto” ad impegnarsi per una terra in cui coloro che non vogliono stare in riga, rivendicano i propri spazi, si impegnano civilmente e culturalmente sono visti come “sciabigotti” e chiaccheroni, dove l’ignoranza impera e dell’ignoranza se ne servono e la sbandierano anche coloro che dovrebbero comportarsi diversamente. In una terra dove bisogna stare zitti, non disturbare il quieto vivere, non sollevare problemi, così da poter saltare da un carro all’altro senza spiegare il perché e dimenticando il passato. Si dice sempre che una terra che non ha memoria non ha futuro, ma per la politica italiana e per tantissimi cittadini non avere memoria rappresenta il futuro tanto aspirato. Io vado controcorrente e resto uno “sciabigotto” e vedo un futuro per nulla idilliaco. L’augurio è che lo “sciabigotto” Vezzoni sbagli alla grande!

G.V.
(17  settembre 2009)

SEI MILITARI ITALIANl MORTI A KABUL

Ancora il sacrificio di militari italiani  per la guerra ai Talebani in Afghanistan. Sono uomini della Folgore di Siena i quattro caporalmaggiori, un sergente e un tenente soccombenti a causa di un’autobomba guidata da un kamikaze. Sono stati distrutti anche due mezzi “Lince”. L’aumentata capacità di potenza esplosiva che possiedono oggi i Talebani era una  minaccia già stata evidenziata altre volte. La Pace-Guerra in Afghanistan  per ora si tinge del sangue dei martiri, mentre il bianco volo della colomba è ancora atteso sul martoriato paese. Oggi la Libera Cronaca si unisce al dolore dei famigliari costretti a piangere i loro cari  in questo triste 17 settembre 2009, un giovedì in cui il sangue già abbondantemente versato da coloro che vogliono portare la Pace e la Democrazia ma anche dalla popolazione innocente  stretta in questo fronte di fuoco. Essa ha pagato, paga e pagherà nell’asettico termine di effetti collaterali carissima questa ricerca di pace, che per ora è guerra e terrore. Ognuno uccide con le armi che ha senza badare se di mezzo v’è sempre la morte di innocenti. È una spirale senza respiro del terrore, e quando sembra che dalla mano  si possa liberare finalmente la colomba ecco, come oggi, che il manto nero della morte fa ripiombare nel buio la speranza e trasforma la colomba in un corvo beffardo, che vuole annichilire, che vuole togliere vigore ad un sogno che questo attentato fa oggi sembrare irraggiungibile: il popolo  afghano nel consesso delle nazioni democratiche e di pace, depurato dai fanatismi religiosi e dallo spirito di morte che anima i kamikaze, i quali, più che strappare la  loro terra agli stranieri, strappano la loro carne da se stessi, dal corpo della propria nazione. Oggi piangiamo i sei militari italiani e tutti quelli che finora hanno perso la vita, stiamo vicini alla costernazione dei famigliari ma non dimentichiamo le vite innocenti cadute sotto i colpi della Pace. Se non si terrà conto di questo quando arriverà la Pace, c’è il rischio che essa sia  considerata imposta e non condivisa. Pertanto una pace fittizia, una facciata dietro la quale nascondere la prevaricazione e l’ingiustizia che non sono state debellate ma si sono lasciate attive, pronte a covare l’odio della vendetta. Allora sarebbe inutile cotanto sacrificio di militari di ieri, di oggi e di domani. Ovviamente il cordoglio della Libera Cronaca vale anche per i civili e poliziotti afghani rimasti uccisi e un augurio per un  quanto prima ristabilimento ai quattro militari italiani feriti e alle decine di feriti afghani. Tuttavia una riflessione occorre farla perché il sacrificio dei nostri ragazzi e delle loro famiglie, la condizione di orfani a cui sono costretti i figli devono avere un supporto morale per giustificare la perdita di vite umane: se è giusto impedire che i Talebani ritornino al potere in Afghanistan, sia nei confronti del popolo afghano sia per quanto concerne la sicurezza del mondo, è altrettanto giusto sapere quale potere si sostiene e se Hamid Karzai, visti i brogli elettorali accertati, è davvero il presidente che porterà l’Afghanistan  verso una situazione politica e rispettosa dei diritti umani e  che sia, se non proprio di democrazia  piena, almeno presentabile nel consesso delle nazioni  democratiche. É il meno che si possa pretendere per il sacrificio di vite umane di molti soldati delle forze internazionali e delle decine di migliaia di vittime innocenti afghane, cadute  per gli effetti collaterali  a cui “obbliga” il ripristino della Pace e della Democrazia ma soprattutto sotto i vili attentati dei kamikaze.

G.V.
(17  settembre 2009)

CONTRO SEMPRE E COMUNQUE AI COMPORTAMENTI DI “TRINACRINAZIONE”

Inizio a scrivere: - “Verso le undici di stamani prendo la bici da corsa e un poco svogliato, poiché avevo nei muscoli la sgambata di 50 Km del giorno prima, sono partito per la giornaliera pedalata. Avevo portato con me la macchina fotografica digitale con l’intento di fotografare, evitando di riprendere la targa, le macchine avevo visto mezz’ora avanti in sosta sulla ben rifatta piazza municipale di Pontestazzemese, che contrastavano con il concetto d’area pedonale con cui era stata pubblicizzata e giustificata l’opera pubblica che sarà inaugurata a breve. Giunto a Pontestazzemese, con la piazza sgombra di mezzi, ho tirato di lungo, decidendo di andare a fotografare a questo punto un’altra opera pubblica quasi finita che avevo visionato almeno un anno fa. Giunto sul posto mi metto a scattare delle foto alla consistente e peraltro molto bella e plurifunzionale realizzazione. Ho destato la curiosità di un giovane del luogo, con il quale ci siamo scambiati ad una distanza di una quindici di metri, io in basso lui in alto, le impressioni peraltro contrastanti sulla realizzazione, che io ho definito eccessiva per Stazzema e forse problematica per l’utilizzo senza difficoltà dei differenti abili. Al giovane ho detto di dire a quella persona che lui sapeva che ha visto uno in bici che scattava delle foto, e quella persona avrebbe subito capito chi fossi. Ad un certo punto, in alto, vedo affacciarsi una persona, che peraltro saluto con la mano. Col giovane, dopo essere partiti da posizioni opposte, ci siamo avvicinati di molto, nella criticità, per un’opera pubblica a Mulina ma con la condivisione piena che essa sarà intitolata alla memoria di un dottore che è stato medico per 40 anni a Stazzema. La criticità era sull’opera e sulla tipologia della sistemazione delle pietre a vista che nella realizzazione di Mulina si differenzia dalla tradizionale muratura dell’Alta Versilia. Verso la fine di una discussione, durata circa mezz’ora, scopro che il giovane mi conosce e che legge il nuovo Corriere della Versilia, apprezzandone anche l’informazione che il quotidiano riserva a Stazzema, anche se qualcuno, su Facebook, scrive che c’è un giornalista che è padrone di un italiano maccheronico, il che – è bene precisare e per togliermi qualche sassolino dalle scarpe- è sempre meglio di chi è servo di un perfetto italiano veronico e/o siliconico. Con il giovane, dopo avergli lasciato il mio indirizzo e-mail ed avergli assicurato che, come faccio con tutti, mi sarei adoperato per pubblicare tutte le iniziative culturali e gastronomiche che si tengono nella frazione, ci lasciamo senza non averlo invitato a fare un giretto dentro Mulina per comprendere meglio il mio risentimento di cittadino di Stazzema. Anche al Campo della Rimembranza. Appena rimessomi in sella alla bici, ecco che mi raggiunge una telefonata. Era la persona cui il giovane doveva dire di aver visto uno in bici che scattava le fotografie. “Ti ringrazio per quello che stai facendo e che tu sai bene- mi dice la persona al telefono.”Sei peggio dei due dottori che stanno facendo la campagna elettorale a Lorenzoni. Stai tirando la volata alla Migliorini e a Lorenzoni, ma tu sei peggiore, perché scrivi sul giornale e ti approfitti di questo ruolo e inganni la gente”. Dopo un attimo d’esitazione, ritrovo il Vezzoni che non si fa intimorire né si fa mettere i piedi in testa da nessuno, che difende con i denti la sua reputazione di giornalista che dà spazio a tutti, ma non fa sconti a nessuno. Rispondo per le rime: “Intanto ti ringrazio anche io per il Campo della Rimembranza e comunica a quella persona che ti ha telefonato che come cittadino, ma forse è sicuramente una cittadina, fa tanta ma tanta pena. Ti ringrazio ancora per la telefonata, perché essa mi conferma che a Stazzema inizia a consolidarsi un deficit di democrazia, cosa che  in passato ho più volte denunciato e che tu adesso mi riconfermi in pieno”. Poi ho chiuso il telefono e non ho risposto più alle telefonate. Tra l’altro sono restato irraggiungibile anche da quelle di mia moglie, che sapendo che vado in bici vuole sincerarsi che non sia  accaduto nulla. La persona che mi ha chiamato evidentemente non era a conoscenza che il giorno prima, ieri mattina, mi ero sfogato con il dott. Tommasi, attuale capogruppo d’Impegno per Stazzema, al quale avevo espresso la mia decisione sul voto, dopo che il Campo della Rimembranza di Mulina ha fatto traboccare la goccia dal vaso della mia sopportazione, che comunque – lo riconosco- non è mai troppa. Ho detto al dott. Tommasi che adesso avrei preteso che fosse valutato l’uomo Vezzoni e non l’elettore Vezzoni, che si scegliesse la persona o le persone. Per quanto riguarda gli altri due candidati, non ho nessuna reticenza nell’affermare, e questo lo sanno bene nel centrodestra,  che Vezzoni non fa né farà mai parte di quell’area politica, anche se l’uomo Vezzoni, a sessant’anni, farebbe bene a divenire più malleabile ed ideologicamente meno drastico. Lo sanno tutti che sono un socialista e da lì non mi schiodo neanche con le cannonate. Non andrò mai né a sinistra né a destra, come tanti furbi compagni hanno fatto. Lotterò perché l’idea socialista non sparisca. È una battaglia persa, ma spesso le sconfitte riempiono di libertà più delle vittorie. Per quanto concerne invece Lorenzoni, siamo stati cane e gatto per oltre 16 anni, ci siamo riavvicinati nel Natale 2006, credo, per gli auguri che mi inviò e ai quali risposi. Abbiamo collaborato insieme per la targa marmorea in memoria del prof. Olobardi, per il recupero per ora fallito della chiesina di Valventosa e sulla questione dei cimiteri. A chi di dovere ho manifestato giorni fa la mia posizione critica e credo che Lorenzoni si immagini già cosa farà Vezzoni.  D’altronde, una sera fu esplicito: “ad un certo punto - disse Lorenzoni -  deve essere chiaro a tutti che chi ci sarà ci sarà, chi non ci sarà non ci sarà”.
Condivido in pieno questo suo ragionamento finalizzato ad impedire che i furbi restino a guardare per poi saltare sul carro del vincitore. Giuseppe Vezzoni non è di quella specie, e Lorenzoni lo sa. Vezzoni i furbi li ha conosciuti con il bilancio di precisione del 2004 e intende continuare a ricordare e a scrivere, con il suo italiano maccheronico, affinché ci siano sempre meno furbi in giro, che le veroniche sono belle a vedersi unicamente su un campo di calcio e/o di tennis, anche se a volte non sono produttive. Purtroppo in politica le veroniche sono alla luce del giorno e, ahinoi, sono produttive per il particolare e non per il generale. Non so se Vezzoni sia stato chiaro o no, anche perché deve rispettare la segretezza del voto, tuttavia l’impegno suo è di continuare a servire i lettori del Nuovo Corriere della Versilia senza essere al soldo di nessuno, ma dando a tutti il medesimo spazio. Da questa posizione  non si muoverà e a nulla varranno pressioni, telefonate o altro. Se poi la voce Vezzoni sarà azzittita, è bene precisare che la colpa non sarà di chi l’azzittirà ma dei cittadini che sono stati a guardare ed hanno permesso a qualcuno di farlo. Vezzoni le sue elezioni le ha già vinte con questo articolo della Libera Cronaca. Il suo voto lo ha espresso per la libera informazione, che è contro ogni logica di “trinacrinazione” della società.

G.V.
(18  maggio 2009)

LASCIATE FUMARE "LIBERAMENTE"
L'UNICO METATO DI STAZZEMA... 

Caro Giuseppe,
Vorrei dirti che, ora che ho tralasciato la professione che
esercitavo, ho un po' più di tempo libero e quindi mi dedico anche ad
una cosa che mi sarebbe sempre piaciuta. ASCOLTARE GLI ALTRI E SCRIVERE. Ma, per questa seconda cosa mi sa che ho perso lo smalto e le parole che cerco non vengono sempre fuori di getto come vorrei. Quindi prendi quello che ti dico e ti dirò con beneficio d'inventario. Da un po' di tempo, seguendo le "malefatte" di Beppe Grillo, Marco Travaglio, Annozero, ecc. e confrontandole con quelle dei vari politicanti di destra, centro, sinistra, mezza destra o mezza sinistra, mi sono reso conto che almeno un male di intollerante democrazia, in Italia, c'è.
Difatti a confortare questo mio dubbio, sono uscite le stime internazionali, dove ci relegano al 74' posto (mi pare) e soprattutto "Paese con semilibertà Informativa". Dunque sia il Vezzoni che il sottoscritto (localmente) non
vaneggiavano e così anche tutti gli altri che hanno manifestato opinioni in tal senso sul giornale che non c'è. È chiaro che la libertà di opinione per chi è al potere è dura da digerire, specialmente se dici qualcosa che non vorrebbe sentirsi dire, ma se si è democratici PER DAVVERO, si deve accettare ed anzi trarne spunti per migliorare qualsivoglia situazione. Ora io so che tu sei una persona che critica molto, ma
1*) Il mestiere del giornalista deve sollevare reazioni, 
2*) Se dici sempre e comunque la VERITA' come a me è sempre sembrato, chi ti legge deve riflettere e giudicare, agire di conseguenza però sempre a vantaggio di chi si dovrebbe tutelare. 
Si può anche dissentire, ma senza fare come quell'avvocato che era l'altro giovedì ad Annozero, che non avendo argomenti per controbattere ululava con voce sguaiata, riproponendo di seguito stessi suoni gutturali come un disco rotto. Chi si dovrebbe tutelare, lo sappiamo tutti, sono le persone più deboli, che vivono con poco, chi sta male, ecc. e sono proprio quelle persone che chi sta al potere, a mio modesto avviso, dovrebbero in primis difendere.
La civiltà di un popolo si vede anche da tutte queste cose ma soprattutto da come avviene il confronto democratico e civile. Anche io a volte leggendo alcuni giornali di parte che scrivono artatamente notizie menzognere per diffamare il politico che è contro, ho degli scatti antidemocratici, ma poi rifletto che se le persone hanno un minimo di cultura, senso critico ed intelligenza, lo capiscono da soli che razza di giornalismo è quello e quindi il tutto si risolve in un AUTOGOL. E se qualcuno ci crede, che si può fare? Si accetta e si cerca di aprirgli gli occhi. È l'unico metodo, credimi. Ora non mi consta che tu abbia fatto del giornalismo di parte cioè a pro di uno per diffamare un altro, anche perchè se così fosse avrei la capacità democratica di cancellarmi dalle tue News, ma bensì che tu denunci alcune cose che secondo te non vanno. Lasciami dire che è cieco chi non sfrutta questa opportunità che viene offerta da un cittadino che segnala disfunzioni, disservizi e quant'altro. E lasciami anche aggiungere che sempre sarò dalla parte dell'informazione vera, senza praticare sconti a chi vuol tappare bocche. Ricordatevi Michael Moore, il regista, che ha aiutato con una grossa somma il suo principale detrattore (su internet) in seria difficoltà economica affinché potesse mantenere il suo sito aperto e dire la propria opinione.
Queste poche righe vorrebbero essere un contributo affinché si capisca e si parli doverosamente di come dovrebbe essere la Democrazia, quella vera: Invito tutti a scrivere in merito per poter migliorarLa almeno qui da noi.

Enrico Benedetti

Re:  Se un metato fuma, c’è  sempre qualcuno che è solerte  a farlo spegnere, anche se il fumo esce un mese l’anno solo per qualche ora il giorno. Chi se ne frega se questo “disagio” durava da oltre un secolo e faceva parte di un lavoro tramite cui si sono sostentate intere generazioni e teneva in vita l’attività di filiera bosco-castagna-farina dell’ultimo mulino  dello stazzemese.  Vezzoni  ovviamente non fuma ma il suo fumo deve essere ritenuto molto più inquinante di quello che poco signorilmente puoi  accostargli, emissioni ovviamente più pestifere di quelle odorose  che fuoriescono da uni metato o da un forno, ricordando che ci sono forni e forni. Grazie delle belle parole per la Libera cronaca, un giornale che non c’è ma che esiste eccome. 

G.V.
(17 maggio 2009)

IL CONVITATO DI PIETRA DELLA RICOLLOCAZIONE DELLA PIETRA DEL CARDOSO

Il tourbillon degli articoli sul marmo e pietre locali che stanno contraddistinguendo la cronaca locale in previsione della tornata elettorale di giugno un aspetto positivo lo consegue comunque: quello di evidenziare i marmi e le pietre locali dello Stazzemese. Finora, però, gli attori di questa rinascenza finalizzata alla valorizzazione dei materiali lapidei cavati e trasformati nello  territorio di Stazzema, sono gli amministratori, gli imprenditori, i vari consorzi e/o associazioni, la VI Commissione Regionale, Il Parco delle Apuane e l’Unione dei Comuni con lo sportello unico SUAP (Sportello Unico Attività Produttive). Le categorie degli autotrasportatori e soprattutto le popolazioni residenti restano invece al margine di questo importantissimo tentativo di unificare gli intenti e dare alle attività produttive maggiori sicurezze di programmazione della loro attività, ricevendo in cambio contropartite di sostenibilità ambientale e sociale a tutela della qualità della vita sul territorio. Il convitato di pietra di questo serrato confronto è la ricollocazione estrattiva della Pietra del Cardoso, di cui ancora nessuno sa dove avverrà. Prima delle elezioni sarebbe bene coinvolgere le popolazioni interessate e metterle a corrente su quali macro-aree l’Amministrazione Comunale ha individuato per  la ricollocazione estrattiva della Pietra del Cardoso. Occorre evitare fin da subito che le colpe di eventuali scelte non gradite dai residenti vicini alle aree dove sarà spostata l’attività estrattiva possano poi ricadere, come solitamente avviene, sulla Regione Toscana e sul Parco elle Alpi Apuane.

G.V.
(24 aprile 2009)

SANTORO, IL TERREMOTO E LA LIBERA INFORMAZIONE

Ho seguito con interesse la trasmissione sia di giovedì sera sia quella in replica al venerdì su Raisat di Michele Santoro dal titolo "Annozero". La trasmissione trattava chiaramente del terremoto dell'Abruzzo.Nei giorni successivi ho sentito sia dalle Tv che dalla rete che gli onorevoli Fini e Berlusconi hanno criticato e gridato all'indecenza; chiaramente i loro giornali e TV hanno seguito la voce del padrone in maniera come al solito servile ed acritica. Vorrei entrare solo un poco nel merito della questione: Santoro ha fatto circolare delle interviste fatte a gente comune, dottori dell'ospedale martoriato e gente della protezione civile. Un po’ tutta questa gente si lamentava delle disfunzioni che sarebbero avvenute durante il primo approccio con il sisma nel giorno di lunedì, DOVUTE ALLA DISORGANIZZAZIONE. Solo questo. È STATO SUBITO TACCIATO DI SCANDALOSA DELAZIONE AI DANNI DELLA PROTEZIONE CIVILE! Ma quello che è ancora più grave è che vi è una velata voglia di voler far cessare questa trasmissione nella TV di Stato (come viene dai rappresentanti del Governo definita), con la scusa che è finanziata da soldi pubblici ecc. Mi fermo qui e domando quanto la libertà di trasmettere (e/o di stampare) anche le opinioni diverse riuscirà ad esistere ancora nonostante sia già stata striminzita a una/due trasmissioni pubbliche. Purtroppo non entra nella loro testa il concetto di libertà di informazione, di democrazia e di rispetto per le altrui idee: Chi canta fuori dal coro è tacciato di stonare a prescindere. Occhio perché le dittature cominciano così!

Enrico Benedetti 

Il problema della libera informazione è una delle emergenze di questa Italia di facciata. Purtroppo anche a livello locale c’è chi vorrebbe mettere il bavaglio al fare cronaca dalla parte dei cittadini, rispettando tutte le parti in campo ma anche mandando a quel paese chi ha l’arroganza di intervenire presso le redazioni per intimorire i giovani cronisti. Queste persone sono degli autentici anti-democratici, dei podestà che non vogliono critiche e fanno succedere quello che è successo oggi su un quotidiano. C’è chi teme questi interventi prepotenti, tanto che poi, per compiacere, fa dei pastrocchi che distruggono la credibilità del giornale. Siamo sull’orlo di una dittatura, ma questo, come ben sai, non può essere imputato solo ai governi del centrodestra perché se siamo in questa situazione molta colpa è anche dei governi del centrosinistra. Quando l’informazione non è libera, è certo che anche i cittadini non lo siano. Su questo non ci piove. Ti saluto, caro Enrico, invitandoti a vedere se gli oltre 400 milioni di euro che si risparmierebbero accorpando le elezioni europee e amministrative al referendum saranno ricaricati sui cittadini italiani sempre più tartassati e soprattutto sulle attese dei terremotati. Il ministro Calderoli della Lega ha dichiarato che non ci sono precedenti e che esistono problemi di incostituzionalità, ma pure per la Messa il Venerdì Santo in suffragio dei morti provocati dal terremoto dell’Abruzzo non aveva precedenti  ma ciò nonostante il Santo Padre ha autorizzato la celebrazione che andava in deroga al rito liturgico previsto nel giorno che si ricorda la morte di Cristo. Oltre 400 milioni di euro da mettere subito sul piatto della ricostruzione significherebbe togliere un ulteriore incremento del debito pubblico italiano e dare ai terremotati un’immediata risposta che il tempo da attendere per rientrare nelle loro case sarà minore.

G.V.
(14 aprile 2009)

BUONA PASQUA DALLA “LIBERA CRONACA”

In questo grave momento dell’Italia, stretta tra la crisi economica e la tragedia che ha colpito l’Abruzzo, la Pasqua 2009 giunge nelle famiglie stordite da queste vicissitudini e dal domani cui occorre una maggiore speranza per immaginarlo sereno. Tuttavia sarebbe maniera ipocrita pensare che con questa esplosione di solidarietà si possano coprire responsabilità di aver permesso e/o di non aver controllato che le norme antisismiche nell’edificazione non fossero rispettate. Non si può prendere ad esempio il meglio che danno gli italiani nel momento della difficoltà e dimenticare l’imperversare dei furbetti di quartiere nella quotidianità senza drammi, di chi fa la cresta sul cemento, sul ferro e chi sa muoversi tra le deroghe che poi impediscono sempre di risalire alla responsabilità. La Pasqua porta la gioia dell’anima per la speranza della Resurrezione in Cristo, ma sarebbe una gioia fittizia e di facciata se ognuno di noi, nel piccolo come nel grande, continuasse a fare il furbetto di quartiere. Dio dà gioia ai peccatori che si pentono, ma usa la frusta per chi si crede di avere la coscienza a posto ed utilizza il Tempio a proprio vantaggio e a discapito degli altri. È venuto il tempo, nessuno escluso, di dare significato vero a quel volerci professare cristiani che spesso rivolta lo stomaco, è arrivato il tempo che la democrazia non sia più appannaggio dei pochi che vincono ma lo diventi per molti che non vincono mai. È tempo che alle parole seguano i fatti, che chi sta più in alto dia l’esempio e non continui a togliere ai poveri per dare ai più poveri.
È questo l’augurio di Buona Pasqua della Libera Cronaca del giornale che non c’è.

G.V.
(9 aprile 2009)

DISTRAZIONE 
DI MASSA 2

Ho visto un Re/
a bèh, sì bèh…
Ma sempre allegri bisogna stare….


Berlusconi si è sbagliato nell’affermare che i deputati fanno solo numero, perché chi fa veramente numero è il popolo italiano, distratto a destra e a manca da maggioranza e opposizione che non trovano di meglio che azzuffarsi a parole, mentre Sagunto è sotto assedio e tutto sta precipitando ad ingrossare le fila dei senza lavoro e del debito pubblico, che è preso a ricrescere. Ma chi se ne frega se ciò avviene quando stanno trionfando le parole di sempre: Libertà, Democrazia, Innovazione, Giustizia, Riforme e quant’altro. Intanto i cittadini italiani in questo turbinio di valori non possono scegliere coloro che li sbandierano. Se li trovano lì, belli e confezionati da quattro o cinque che pensano a tutto. Intanto il Centro Studi della Confindustria converge le sue stime economiche con quelle fatte dalla Cgil, alla faccia delle stime governative che sono più rosee… e/o più omissive. Il fatturato nell’industria è crollato al livello del 1991, quasi il 20% in meno a gennaio 2009 rispetto a gennaio 2008. La previsione del Centro Studi dell’Associazione degli Industriali italiani prevede 507 mila posti di lavoro in meno, un Pil al 4,6%, in sostanza quasi raddoppiato rispetto al dato del 2008 che era del 2,7%. Per il debito pubblico la previsione della Confindustria fornisce il dato 2009 del 112,5% sul Pil, quasi 7 punti in percentuale in più di crescita sul 1005,8% del 2008. La stima per il 2010 è del 114,7%, valore quasi identico a quello del 1998. Il che vorrebbe dire, andando ad analizzare la previsione, che negli ultimi undici anni i governi della Seconda Repubblica, in merito al debito pubblico, hanno amministrato con lo stile del gambero: un passo avanti e due indietro. Il debito è cresciuto, gli italiani sono divenuti sempre più poveri e più precari, ma il mangia mangia continua. E il bello deve ancora venire con i licenziamenti dei precari della scuola. Nella canzone di Jannacci degli anni ’60 del secolo scorso, al piangere caldo dell’Imperatore, del Re, del Ricco e del Cardinale, il popolo doveva contrapporre la sua allegria poiché il piangere avrebbe fatto male all’Imperatore, al Re, al Ricco e al Cardinale. L’Italia è ormai divenuta nazione di popolo che deve ridere mentre assiste al proprio divoramento da parte dell’Imperatore, del Re, del Ricco e del Cardinale, ovviamente tutti a versare calde lacrime ma non smettendo di spolpare quanto ancora rimane. Più si sprofonda e più urge l’esempio di giustizia e di equità nella distribuzione della ricchezza. Ma così ancora non è. Alla fine di questa crisi finanziaria gli italiani saranno becchi e bastonati. Fatta eccezione degli esuberi di Alitalia, sono stati considerati manodopera di un dio maggiore, il periodo di salvaguardia e le risorse cui potranno contare gli occupati del dio minore che hanno perso, stanno perdendo e perderanno il posto di lavoro sono molto limitati. Soprattutto per i precari. Che fine faranno costoro non si sa, ma agli italiani resta come consolazione il fatto che chi cadrà disgraziatamente in uno stato vegetativo mai più nessuno potrà togliergli il mangiare e il bere e potrà vivere anche contro la sua volontà per decenni in quella condizione in un letto. Ancora non si comprende se in quello di casa, come avviene oggi  per la maggioranza dei casi, o in quello di un ospedale, che sono attualmente assolutamente insufficienti. Ma queste sono sottigliezze, come le sempre meno mani che arrivano agli scaffali.

G.V.
(28 marzo 2009)

SANDRO PERTINI E I MARTIRI DELLE FOIBE: USCIAMO DA QUESTO INGANNO DELLA MEMORIA

Durante il consiglio comunale di Seravezza di giorni addietro la Giunta ha respinto la richiesta del centrodestra di intitolare una strada o una piazza ai Martiri delle foibe, manifestando invece l’intenzione, sorretta dalle forze di maggioranza, di intitolare una strada o una piazza alla figura di Sandro Pertini. Sulla questione interviene il segretario provinciale della Lega Nord Toscana, Vincenzo Capovani, che considera questo comportamento  un‘offesa ai martiri delle foibe, di tante vittime innocenti  “infoibate” con la logica di “considerare le vittime e di conseguenza i carnefici secondo una precisa collocazione politica”. Il silenzio colpevole, il revisionismo della sinistra sulle foibe e più in generale sul passato criminale della storia omicida del comunismo – interviene Capovani – è ormai condannato dalla storia ma non dai partiti che si rifanno alla sua ideologia, nella giustificazione di un interesse collettivo oltre la dignità stessa della persona ricorda tempi quando gli assassini venivano chiamati semplicemente cattivi compagni. I cittadini di Seravezza devono sapere – prosegue l’esponente della Lega -  che  la posizione dell’assessore Bartelletti, di Rifondazione  Comunista, espressa con un intervento arrogante e offensivo nei confronti del centrodestra, è condivisa dallo stesso sindaco Neri. Nel 1953 Pertini, alla morte di Stalin, – ricorda Capovani – affermava che il compagno Stalin “ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e le sorti del mondo”. “Nel maggio del 1980 in veste ufficiale ai funerali di Josip Broz Tito baciava la bandiera che ne avvolgeva la bara dimostrando disprezzo verso la comunità Giuliano-Dalmata. Come Capo dello Stato Pertini concesse la grazia, contro il parere del magistrato, al compagno partigiano Toffanin condannato all’ergastolo come principale responsabile dell’eccidio di Porzûs. La possibilità di intitolare un’area pubblica a Sandro Pertini in contrapposizione ai Martiri delle foibe -  termina il segretario provinciale della Lega - è un chiaro segnale di inaccettabile disprezzo da parte della Giunta Neri verso gli italiani innocenti che subirono la violenza del comunismo d’oltre confine”. L’unica cosa sorprendente, se la ricostruzione della vicenda e i riferimenti storici sono veri, è che sia stato scelto il socialista Pertini, certamente il presidente più amato degli italiani, e metterlo in contrapposizione con la doverosa memoria dei Martiri delle foibe. Non poteva essere scelta una figura comunista invece che socialista?

Il comunicato del segretario provinciale della lega Nord Toscana offre il destro per una ulteriore riflessione. Perché si è voluto mettere in contrapposizione la memoria del socialista Sandro Pertini con la memoria dovuta ai Martiri delle foibe? I socialisti di Seravezza sono davvero così annichiliti da non esprimere una chiara presa di distanze da una contrapposizione che non doveva assolutamente nascere, anche perché la memoria del presidente più amato dagli italiani non può certo essere fatta prevalere sulla memoria di migliaia di cittadini scaraventati negli anfratti carsici dalle milizie comuniste e dimenticati per decenni, alla pari delle migliaia di vittime delle stragi nazifascite compiute in Italia dal 1943 al 1945, dallo Stato Italiano. Dedichiamo a Pertini e ai Martiri delle foibe o una strada o una piazza di Seravezza, ma usciamo da questo tentativo, davvero ripugnante, che con la memoria dell’uno si possa prevaricare la memoria degli altri o viceversa. La Libera Cronaca del Giornale che non c’è trova assurdo e moralmente fuorviante che con la memoria si possano alzare muri di tal fatta. Sono sbarramenti che offendono la figura Pertini e alla stessa tregua le vittime giuliane-dalmate di cui l’Italia democratica e libera del dopoguerra ha disconosciuto come propri figli, così come ha fatto per le vittime del nazifascismo, per gli internati Militari Italiani e i reduci dalla prigionia in Russia. E qualcuno ha gravissime colpe per quanto ha fatto succedere. E aggravio maggiore è che il tradimento della verità è avvenuto in uno stato democratico, con uomini che di sono proclamati democratici, nella disattenzione della Chiesa e con la copertura data a questo scenario di occultamento anche dalla parte politica che doveva controllare che giustizia e verità fossero fatte. È ora di finirla di rimescolare il sacrificio degli uni con gli altri, di rivedere ciò che la storia degli uomini liberi non permetteranno ma, chiunque sia al governo del paese o di un piccolo comune. Non può sfuggire, nel "nuovo" contesto politico in cui il Popolo della Libertà e il Partito Democratico di dicono zeppe di valori, l’abnorme deriva politica verso chi stiamo naufragando e che mette in contrapposizione la memoria della figura e i valori del Socialismo italiano incarnati da un presidente della Repubblica che ha fatto la lotta di Liberazione ed ha conosciuto il carcere e il confino contro un’altrettanto drammatica memoria di uno spregio di migliaia di vittime che il comunismo volle a attuò infangando l’ardore della ribellione al nazifascismo attraverso la pulizia etnica, l’odio di classe e la vendetta politica.

G.V.
(25 marzo 2009)

DISTRAZIONE DI MASSA SULLA CRISI SOCIALE

Neanche una settimana fa la Libera cronaca si era soffermata sul concetto se l’Italia è da considerarsi nella situazione di un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Oggi Berlusconi è tornato a tuonare contro l’opposizione e i giornali compiacenti di  prospettare un quadro a tinte fosche della crisi economica che investe l’Italia, quasi che il Presidente del Consiglio non avesse ben strette nelle sue mani le leve dell’informazione. Il giochino, che in un paese normale farebbe sbellicare dalle risate se così fosse veramente, invece riesce alla grande nei confronti di quella massa di cittadini italiani, un gran numero, che sono totalmente fuori da quella informazione e conoscenza minima di come stanno veramente le cose, che si accontentano dei salamelecchi e dell’ossessivo e tambureggiante dagli agli untori del disfattismo. A febbraio la casa integrazione è aumentata del 200% in un paese che la crisi non doveva toccarlo pesantemente come le altre poco virtuose nazioni dalle quali ovviamente l’Italia si differenzi. Intanto i Tremonti bond stanno facendo comodo alle banche, ma non sappiamo se questo comodo per assestare e dare credibilità ai bilanci sarà poi riversato sui clienti, investitori, Pmi, artigiani e famiglie. Intanto non abbiamo ancora visto una misura precisa che tagli gli stipendi ai grandi manager, non abbiamo visto ancora l’esempio, si chiami pure misura populista, da parte dei politici di ridursi i loro emolumenti e vantaggi nel momento in cui i cittadini del popolo che rappresentano, quelli fortunati, vanno in massa in cassa integrazione e devo tirare avanti con una decurtazione di stipendio del 25 /30%. Se 560 mila operai sono in cassa integrazione, pertanto guadagnano di meno ma pagano anche di meno le ritenute fiscali ed accedono alle facilitazioni tariffarie che il minor reddito consente loro, come è possibile che il costo della politica e dei suoi uomini resti immune da questa sofferenza economica sociale? Forse il miracolo della moltiplicazione dei pesci si ripete unicamente per coloro che stanno bene? Forse i politici italiani sono maghi capaci di rendere intoccabili le loro entrate di migliaia e migliaia di euro. Il segretario del Pd Franceschini, dopo un buon inizio che ha reso più credibile la politica del partito e ha rinserrato le file e le idee dopo la gravissima sfilacciatura creata dalla segreteria Veltroni, sta perdendo il filo con quel colpo al cerchio e uno alla botte che sta assestando. Anche lui rischia quella distrazione di massa di cui accusa il Governo Berlusconi nel ritardare di chiedere misure precise,chiare e morali che diano l’esemp