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Proseguono gli incontri per la lista autonoma
del PSI alle provinciali del 2011
Versilia - Il PSI della Versilia Storica ha
inviato al giornale che non c’è un comunicato
sull’incontro tenutosi lunedì a Pozzi di
Seravezza. Si è svolta all'inizio di questa
settimana una riunione degli iscritti e
simpatizzanti socialisti di tutti i comuni della
Versilia Storica. Nei vari interventi che si
sono succeduti,è stato dato un giudizio
estremamente positivo dell'Amministrazione di
Centrosinistra del Comune di Seravezza che andrà
ad elezioni il prossimo anno. Per quanto
riguarda la Provincia di Lucca,il giudizio dei
Socialisti invece è stato nettamente negativo ed
i dirigenti provinciali presenti hanno esposto
la posizione del PSI che alle elezioni
provinciali si presenterà autonomamente con il
proprio glorioso simbolo. Nella discussione è
stata evidenziata la lontananza politico
istituzionale dell'Ente Provincia rispetto ai
problemi della gente di questi territori.
Inoltre si è iniziata la discussione che porterà
alla formulazione di un programma elettorale
serio e preciso su alcuni punti qualificanti,
quali i compiti connessi alla scuola e
formazione professionale, alla viabilità e
trasporti, ai servizi per il lavoro e per
l'impiego, alla difesa del suolo e tutela e
valorizzazione dell'ambiente e non ultimo la
promozione del turismo. Sulle nostre proposte
chiederemo agli elettori un giudizio ed un voto
per portare i nostri rappresentanti negli organi
politico-amministrativi dell’Amministrazione
provinciale di Lucca.
(7 luglio 2010)
I
Socialisti lucchesi si riprendono l'autonomia e
la storia del PSI
Verso
un candidato ed una lista autonoma per le
prossime elezioni provinciali
Torre
del Lago – martedì sera si sono riuniti a
Torre del Lago diversi
socialisti della Versilia per rispondere
all’invito rivolto dalla Federazione del
Partito Socialista di Lucca. La riunione aveva
come oggetto una discussione approfondita
inerente alla linea politica approvata
nell’ultimo Direttivo del PS provinciale, che
determinato nell’intento di dire basta al
pervicace continuo sottostare ad una
condizione di rappresentabilità politica
d’assoluta nullità cui il Partito Democratico
tiene il Partito Socialista. La Federazione
lucchese ha rotto gli indugi ed è uscita allo
scoperto annunciando che presenterà un proprio
candidato a Presidente della Provincia alle
prossime elezioni provinciali che si terranno
nella primavera del prossimo anno. Anzi il
candidato di servizio c’è già come elemento
propedeutico per dare concreta attuazione a
questa linea autonomista. Il Partito Socialista
Lucchese - così è emerso dagli interventi
fatti durante la riunione a cui la Libera
Cronaca è stata invitata per divulgarne i
contenuti nel territorio versiliese, più
specificatamente nell’Alta Versilia di
Seravezza e Stazzema - non intende più restare
passivo ed assistere alla sistematica strategia
del PD rivolta ad annullare idee e uomini che
nel Partito Socialista hanno mantenuto la fede
nel socialismo, che si riconoscono negli ideali
del partito e intendono custodire il retaggio
storico di una formazione che annovera nelle sue
fila esempi fulgidi contro la dittatura fascista
e nel divenire resistenziale e democratico della
Repubblica Italiana. Uomini come i fratelli
Rosselli, Nenni, Pertini e tanti altri hanno
militato nel Partito Socialista Italiano,
lasciando una testimonianza nobile e che non può
essere abbandonata impunemente alla
cancellazione da parte di coloro che
provengono da chi brigava contro la
Repubblica e la democrazia stessa, pur restando
a goderne gli innegabili vantaggi. La
discussione ha riguardato inoltre anche
l’aspetto delle recenti elezioni regionali.
Molti socialisti hanno preso nettamente le
distanze e criticato l’accordo stretto col
Partito dei Pensionati Italiani, sia a livello
regionale sia a livello locale del Comune di
Pietrasanta, manifestando l’umiliazione patita
nel vedere il glorioso simbolo del Partito
Socialista conchiuso in un simbolo che di fronte
al PS non rappresenta nulla nella storia della
Repubblica Italiana. Eppure questa trasposizione
è avvenuta sotto gli occhi abbassati e le
bocche silenti degli uomini che dovrebbero
rappresentare il PS a livello regionale e
nazionale, ma anche di coloro che militano nel
Partito Democratico, il nuovo che scorda fin
troppo bene cosa è stato il PSI, sia nel bene
sia nel male, che nell’ultima scansione
temporale comunque il male è stato sicuramente
inferiore di quanto è avvenuto e sta avvenendo
nella Seconda Repubblica sorta su Tangentopoli.
Una Criccopoli per la quale anche i socialisti
più arrivisti, “Trafficoni è Poltronisti”
non sarebbero stati capaci di arrivare a cotanto
sfascio e illegalità diffusa cui è stata
portata oggi la Repubblica Italiana: una deriva
morale, sociale, democratica ed economica. È
stato espressamente precisato ai dirigenti del
PS di Lucca che alleanze come quella stretta per
le regionali non si facciano più
nell’avvenire, senza ascoltare la base
socialista. Tali accordi li faccia pure il
Partito Democratico e proceda poi ai conseguenti
incarichi. Il PS lucchese vuole tornare ad
essere soggetto autonomo, consapevole dei suoi
limiti, ma deciso a non barattare più la dignità
del partito e di ciò che rappresenta, al di là
dei numeri, nella storia italiana e nella lotta
per i diritti civili e del mondo del lavoro.
Dalla riunione è emersa la volontà di
perseguire questa linea di autonomia politica e
di presentare una candidatura socialista per le
provinciali del prossimo anno. Ciò però non
preclude ad eventuali alleanze e accordi che
potranno essere stretti unicamente sulla base di
convergenti possibili linee programmatiche tra
le parti e di pari visibilità che dovrà essere
riconosciuta al PS lucchese. Infine è stato
deciso che ogni area territoriale della
Provincia di Lucca prepari una bozza di
programma che evidenzi le necessità delle
popolazioni locali. Nel mese di luglio si
prevede un incontro nell’area della Versilia
Storica. Dopo l’estate, il candidato e la
lista di 24 nominativi saranno resi pubblici,
così come il programma. I voti dei socialisti,
seppure nella quota, 1,5 o 2% (il PS
punta al 3% in Lucchesia), potrebbero
essere importanti più di quanto può in questo
momento sembrare, poiché il nuovo Consiglio
Provinciale passerà da 30 a 24 consiglieri (10
alla Versilia, 9 alla Piana di Lucca e 5 alla
Garfagnana). Una situazione che sommata alla
diserzione del voto e all’eventuale e per
nulla peregrina lista dei grillini potrebbe
determinare, nel centrosinistra,
non pochi problemi, tanto che i voti
socialisti diverrebbero appetibili.
G.V.
(9 giugno 2010)
Usi
civici: ricusate quel giudice romano
Il
Comitato della Montagna di Seravezza non si fida
del Commissario
Nella riunione dell Comitato Usi Civici della
Montagna Seravezzina, tenutasi presso il Mediceo
di Seravezza, è emersa la necessità di
intervenire per iscritto presso il sindaco di
Seravezza, Ettore Neri, il Segretario Comunale e
tutti i componenti della Commissione comunale
Usi Civici per chiedere la ricusazione del
Commissario per la liquidazione degli Usi civici
di Roma. Ecco la lettera del Comitato:
L’ultima
udienza di Roma del 3 maggio scorso ha messo in
luce una serie di comportamenti sia da parte del
Commissario per la liquidazione degli usi civici
Dott. Pietro Catalani che dell’Amministratore
Delegato della Ditta Henraux Dott. Paolo Carli
che meritano di essere approfonditi.
In merito alla Ditta, a fronte di una dichiarata
disponibilità a proseguire il percorso
conciliativo secondo le 5 fasi concordate (v.
verbale della riunione del 9 aprile 2010) e la
disponibilità a “definire
la vertenza in via transattiva”
dichiarandosi “…..pronta
ad illustrarla in modo più dettagliato”
(v. lettera della Henraux del 29 aprile 2010),
ha poi cambiato totalmente la propria posizione
uscendo dalla trattativa e, di fatto, chiedendo
al Commissario di andare a sentenza.
Su questa questione non è naturalmente
possibile intervenire se non per sottolineare la
scarsa affidabilità dimostrata dal management
della Henraux e non solo su questa vicenda.
Dove invece si può intervenire è
sull’operato del Commissario che, per ultimo,
non ha messo agli atti l’istanza scritta
presentata in udienza dal Comitato, escludendolo
come parte in causa ed ha rifiutato la richiesta
di CTU avanzata dal Comune di Seravezza
contravvenendo, da un punto di vista
procedurale, ad una prassi consolidata e messa
in campo dallo stesso Commissario il 5 novembre
2008 nella vertenza dei Terrinchesi.
Abbiamo riscontrato anche altre deficienze quali
l’aver ammesso agli atti una memoria storica
presentata dalla Henraux nella fase della
trattativa, non aver dato un congruo tempo al
Comune per predisporre le controdeduzioni a tale
memoria ed infine essersi spesso contraddetto
rispetto alle decisioni assunte nelle precedenti
udienze.
Ed infine, ed è la cosa di maggiore rilievo, ha
più volte fatto capire prima del verdetto quale
sarà la sua decisione, senza aver ancora
terminato formalmente la
fase istruttoria.
Da questi elementi questo Comitato, dopo attenta
analisi e valutazione dei comportamenti del
sopradetto Commissario dott. Pietro Catalani,
ritiene indispensabile che il Comune di
Seravezza, entro il prossimo 3 giugno, provveda,
nei modi e nelle forme previste dalla procedura
e quale unico soggetto giuridico riconosciuto in
sede processuale, a richiedere al Consiglio
Superiore della Magistratura la ricusazione del
Commissario stesso.
I legali dell’associazione Cervati si sono
dichiarati disponibili a fornire assistenza per
questa specifica azione, che è da ritenersi
doverosa verso le comunità in lotta per la
rivendicazione delle terre collettive. Come già
posto in evidenza tale azione non può essere
intrapresa direttamente da questo Comitato in
quanto, come già evidenziato, non è stato
riconosciuto soggetto in causa, nonostante
l’istanza presentata formalmente
nell’udienza del 3 maggio scorso.
Nel restare a disposizione per ulteriori
chiarimenti e fiduciosi dell’accoglimento
della presente richiesta è gradito inviare
distinti saluti.
Il Comitato Usi
civici
(14
maggio 2010)
Verità,
fango, processo mediatico impastano la Seconda
Repubblica
Si
tifa per il peggio, per i perdenti, per essere
tutti perdenti
Siamo
alle solite: fango e verità e processo
mediatico vanno braccetto e si confondono,
nascondendo i loro reali contorni e quanto senso
dello Stato ne sia inquinato. Il ministro delle
attività produttive, Claudio Scaiola, si è
dimesso dopo aver dichiarato che non l’avrebbe
fatto. La sua carica di ministro, ha poi detto,
non gli avrebbe permesso di difendere la sua
onorabilità e dimostrare la sua estraneità
agli addebiti di questa campagna mediatica.
Anche in questo Governo dell’Amore e del Fare,
senza dimenticare i precedenti, temiamo che sia
annidata anche una bella quota del fai da te per
te. Non sappiamo come l’ex ministro Claudio
Scaiola ne uscirà dalla situazione che lo
riguarda e che occupa stamani ed occuperà
domani le prime pagine dei più importanti
quotidiani italiani, tuttavia è alla Giustizia
che deve dissipare con chiarezza e
determinatezza le presunte accuse che lo vedono
coinvolto. D’altronde, stando alle
dichiarazioni del passato e a quelle dei giorni
precedenti, il ministro Scaiola più che acqua
sul fuoco è solito gettare benzina, ricordando
le sue affermazioni nel 2002, rilasciate a
seguito dell’uccisione di Marco Biagi, che lo
costrinsero come ora a dimettersi. Scaiola ha
dichiarato di essere vittima di un processo
mediatico, ma il suo vero problema resta
l’obbligo di spiegare ai giudici l’acquisto
di un appartamento ad un prezzo assolutamente
inferiore a quello di mercato, e se quelle
centinaia di assegni che gli inquirenti
farebbero risalire all’imprenditore Anemone,
uno degli inquisiti per i lavori del G8 alla
Maddalena, siano serviti per l’acquisto
dell’appartamento e/o se siano stati
utilizzati a sua insaputa. Tuttavia già dalle
prime ore di stamani, sul Web, le dimissioni di
Scaiola erano date per certe. In un governo e in
una maggioranza che vogliono stroncare il
processo mediatico e le falsità e le infamanti
nonché gratuite accuse che propinano i giornali
agli uomini del centrodestra, le dimissioni di
Scaiola possono essere lette come un profondo
senso di rispetto dello Stato dimostrato
dall’ex ministro o come la personale posizione
che è stata ritenuta indifendibile. Se Scaiola
è innocente, le sue dimissioni e la rinuncia di
presentarsi in Parlamento per spiegare e
dimostrare la sua estraneità ai fatti appaiono
francamente fuori
linea e incomprensibili per la
determinazione con cui si vogliono stroncare i
processi sommari sulla stampa e per la
solidarietà e il sostegno dei giorni presidenti
che uomini del PDL avevano manifestato per le
spiegazioni fornite dall’ex ministro e per le
sue reiterate affermazioni di essere totalmente
estraneo alle accuse riportate dai giornali.
Qualcosa deve essere successo per determinare
le avvenute dimissioni. Si potrebbe
ipotizzare che nuovi elementi potrebbero essere
venuti per far desistere
il centrodestra dall’approntata
granitica difesa dell’ex ministro, il quale,
oggi, nella conferenza stampa, non è stato per
nulla convincente, facendo ventilare la
possibilità che a personaggi di quel livello
politico come il suo qualcuno possa aver potuto
operare impunemente alle spalle, e che lui non
se ne fosse accorto. Ciò starebbe a significare
qualcosa di più grave: ossia, che siffatta non
accortezza possa giungere a guidare un dicastero
istituzionale della Repubblica Italiana. Ciò
appare francamente inverosimile, ma se fosse
confermato questo fatto si aprirebbero ulteriori
considerazioni su come sia ponderata la scelta
dei candidati. Ad inquietare ancora maggiormente
il clima che si respira ci sono state ieri le
dichiarazioni del Governatore della Banca
d’Italia, Mario Draghi, che ha avvisato che ci
sono altri Stati a rischio dissesto finanziario
della Grecia, se non introdurranno aggiustamenti
dei loro bilanci. Seppur il fabbisogno del
settore statale italiano del mese di aprile 2010
è risultato pari, in via provvisoria, a circa
14.800 milioni, inferiore di circa 3.600 milioni
rispetto a quello registrato nel mese di aprile
del 2009, pari a 18.379 milioni, questo virtuoso
dato non dissipa per niente il dubbio che il
Governatore Draghi, pur non citando i paesi
sulla soglia della bancarotta come è accaduto
per la Grecia, abbia inviato un segnale di
avvertimento anche a chi pensa di non essere tra
i paesi a rischio. Insomma: attenti che la crisi
che non c’è è invece pronta a manifestarsi.
Dopo i bilanci gonfiati dei grandi gruppi
bancari, ora a scatenare il panico potrebbero
essere i bilanci degli Stati non così
trasparenti, nonostante le certificazioni delle
principali agenzie di rating internazionali. Una
cosa è certa: i piccoli risparmiatori sono alla
mercè di decisioni e di certificazioni di
situazioni finanziarie che di responsabile hanno
ben poco perché mettono a repentaglio quei
piccoli
risparmi fatti a seguito di mille
sacrifici e su cui
fanno affidamento i comuni cittadini per
sopperire alle eventuali difficoltà che durante
l’esistenza si possono presentare loro. Le
borse oggi hanno subito una pesante giornata di
perdite, e dopo Atene e Madrid Piazza Affari,
tanto per cambiare, si colloca al terzo posto
come più alta percentuale delle perdite. Altra
emissione di monossido di carbonio in questo
clima plumbeo sono le dichiarazioni sulle
celebrazioni dell’Unità d’Italia rilasciate
dai ministri leghisti Calderoli e Bossi, i quali
sputano nel piatto in cui lautamente mangiano e
non dimostrano per nulla di tenere in
considerazione l’inviolabilità territoriale
dell’Italia che da 150 è divenuto patrimonio
comune in cui si riconosce la stragrande
maggioranza dei cittadini italiani. Inoltre la
Lega pare di non tenere in debita attenzione la
lacerazione in atto nel PDL introducendo un
altro elemento, le celebrazione del 150
anniversario dell’Unità d’Italia, che porta
fibrillazioni e pone i due partiti alleati su
due differenti piani in quanto alla diversa
considerazione culturale dell’appuntamento e
sulla destinazione di risorse per celebrare come
si conviene l’avvenimento. Appare più che
palese che la Lega disponga a suo piacimento
della mossa dello scacco alla regina del Governo
Berlusconi, riservandosi di fare quella dello
scacco matto al Re che adesso vanificherebbe gli
intendimenti sulla giustizia che si vogliono
tradurre in leggi di riforma. Ecco perché
sull’uscite estemporanee della lega
sull’Unità d’Italia il Pdl sta tenendo un
profilo basso, pur dovendo lasciare
spazio e visibilità al presidente della
Camera Fini, il quale in maniera netta prende le
distanze dalle affermazioni dei ministri
leghisti. A tal proposito, proprio ieri anche il
segretario dell’UDC, Pier Ferdinando Casini,
ha annunciato che entro l’anno vedrà la luce
un nuovo partito che dei valori dell’unità
nazionale e della riconcilazione ne sarà
portatore. Sempre ieri, quasi a rispondere alla
Lega, il Card. Bagnasco, presidente della Cei,
ha ribadito che “l’indifferenza verso le
istituzioni è una mancanza grave e crescente, e
prelude alle più varie forme di frattura nel
Paese (verticali ed orizzontali) che lo
renderebbero incapace di affrontare le sfide che
gli si presentano”, definendo l’Unità
d’Italia “un tesoro nel cuore di tutti e di
ciascuno, a cui tutti vogliano contribuire”.
Ma che una frattura si sia oramai formata nel
popolo italiano, ossia la negatività che può
essere assunta per spunto di gioia e di valore
aggregante, l’hanno fatta emergere i tifosi
laziali manifestando gioia per la sconfitta
della loro squadra del cuore contro l’Inter
perché il risultato negativo ha impedito che
l’odiata Roma restasse in testa al campionato
e proseguisse con possibilità di successo la
sua corsa per la conquista dello scudetto. È
quel tanto peggio tanto meglio che sempre di più
è fatto proprio per impedire che ne consegua un
vantaggio la parte avversa. Questo stato di
pensiero si sta insinuando in tutti i gangli
della vita sociale. La difficoltà e/o la volontà
di non riconoscere all’avversario i propri
indiscussi meriti né
che abbia la capacità di saper superare
in un dato frangente le irrisolte limitatezze e
problematiche a cui si è saputo far fronte, sta
portando ad una contrapposizione non sul merito
ma sul demerito. La sconfitta di una parte non
sempre si configura come la vittoria
dell’altra. Sembra, si fa di tutto per
dimostrarlo, ma non lo è.
E prima o poi i nodi vengono al pettine.
In Italia si sta diffondendo il tifo
autolesionista che porta a godere delle vittorie
tra perdenti, ma sopratutto di difenderle con
feroce contrapposizione invece di ritenerle
spazzatura per un popolo che dovrebbe aspirare a
ben altro e che questa strada così cara a
tanti, che non hanno qualità né spessore
morale, dovrà essere abbandonata affinché
l’Italia non debba sempre scegliere tra la
brace e la padella ed inizi a risollevarsi dal
brutto tonfo in cui l’ha portata la Seconda
Repubblica.
G.V.
(4 maggio 2010)
Berlusconi-Fini:
neanche l'attak potrebbe servire
Ci
dispiace
per il presidente Gianfranco Fini, ma la
situazione a cui deve far fronte è storia
vecchia di questo Bel Paese, fatta dai
voltagabbana e da coloro che mirano a tutelare i
propri interessi anteponendoli al popolo,
in grave difficoltà economica e per
quanto concerne l’occupazione giovanile.
Battere i caudatari è praticamente impossibile,
ma la dignità di alzare la voce e far sentire
il proprio dissenso vale più di una sconfitta.
Scriviamo questo pensiero dopo aver visto alcune
immagini
tratte dell’assemblea della Direzione
Nazionale del PDL e perché nel piccolo abbiamo
attraversato la forca caudina
che gli imbelli sanno alzare meglio dei
valorosi
combattenti, capaci
di gesti anche magnanimi, cosa di cui gli
inietti non dispongono. Nessuno come gli imbelli
sa colpire a morte le persone che non stanno in
riga, nessuno come gli imbelli sa proporsi come
volontario per il plotone di esecuzione.
L’azione
di Gianfranco Fini non è mossa da
invidia ma dal senso dello Stato che
dall’osservatorio privilegiato
che gli consente la carica di Presidente
della Camera deve aver costatato
quanto
sia stato messo a repentaglio e quanto
ancora potrebbe esserlo in futuro. Non sappiamo
se questo strappo sarà ricucito, ma le parole
che
Fini ha pronunciato da cofondatore del
PDL ma anche da Presidente della Camera, la
terza carica dello Stato, non si dimentichi,
hanno
scavato un solco da cui il
valore compiuto
delle medesime non potrà uscirvi
facilmente. Chiedere
a Fini di dimettersi in una nazione in cui il
conflitto di interessi è così devastante
per l’amministrazione della
res pubblica, dove si accusa perfino la
Corte Costituzionale di non essere garante super
partes, dove i giudici
sono tacciati di comunisti, dove
giornalisti
spuntano o appuntiscono i loro articoli
secondo logiche di fazione, è un’altra chiara
dimostrazione che la
ribellione al silenzio di Fini non è
tradimento,
perché il tradimento avviene alle
spalle, ma
è la presa di coscienza, alta,
istituzionale e pubblica, che andando avanti in
questa direzione si rischia fortemente la tenuta
della coesione sociale della nazione Italiana.
Se incompatibilità c’è, non può
essere ascritta solo al Presidente della Camera.
G.V.
(22 aprile
2010)
Bocchino-Lupi:
il partito dell'amore che c'è
"Nessun
commento. Siamo messi male, anche se ci voltiamo
dall’altra parte. Resta la penitenza: ma la
maggioranza degli italiani è da quel dì che la
praticano, e non sono occorsi scandali ma
soltanto sacrifici. Allora
avanti pure
con la penitenza per i sacrifici che ci
auto - imponiamo con democratico discernere,
dividendoci e contandoci tra la brace o
la padella".
G.V.
(13 aprile
2010)
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Pietrasanta: Il Circolo "Rosselli" contro i limiti di
espressione artistica
Sulla mostra di Giuseppe Veneziano
Il
circolo Rosselli ha seguito sulla stampa la polemica
innescata dal manifesto della mostra dal titolo
“ZEIGEST” del pittore Giuseppe Veneziano, che è stata
inaugurata sabato prossimo a Palazzo Panichi in piazza
del Duomo.
Pur rispettando la sensibilità di coloro che hanno visto
in quella rappresentazione una raffigurazione offensiva
e provocatoria (anche alcuni esponenti del circolo hanno
espresso lo stesso sentimento di “disagio”) il circolo
ritiene comunque che l’arte non può avere limiti di
espressione.
Sempre dalla stampa abbiamo appreso che il pittore
Veneziano è considerato nel mondo il miglior esponente
della new pop italiana.
La sua opera può piacere o non può piacere;qualcuno lo
definisce artista,altri invece un semplice
provocatore:il giudizio è personale. Nella storia
dell’arte, figurativa e non, opere considerate
“provocatorie” che hanno acceso acerrime polemiche non
sono mai mancate: molte di queste sono esposte e possono
essere ammirate nei più importanti musei di arte moderna.
Che dire allora dell’affresco situato all’esterno del
Duomo di Massa Marittima dove è rappresentato un albero
frondoso che ha per frutti tanti “falli”?
Che dire del quadro considerato blasfemo dai Mussulmani
collocato nel Duomo di Bologna ?
Un altro artista italiano Max Papeschi ha provocato un
mare di polemiche in Polonia per un manifesto di una sua
opera per propagandare la sua personale che sarà
allestita in autunno a Poznam. Il manifesto raffigura
una donna nuda con la testa di Topolino,il famoso
personaggio di Disney dietro la quale campeggia una
enorme svastica nazista. Da più parti è stato chiesto il
ritiro del manifesto, richiesta che però è stata
respinta dalla magistratura polacca con la motivazione
che l’immagine non viola nessuna legge in vigore e nel
manifesto non vi è l’apologia del nazismo.
Il circolo Rosselli ha constatato anche che la polemica
tra l’attuale Sindaco Lombardi e l’ex Sindaco Mallegni
non ha motivo di essere commentata ed è convinto che la
mostra di Veneziano non è vergognosa né offensiva per le
vittime di Sant’Anna di Stazzema, né per gli ebrei ed i
cristiani.
Casomai offensivo e vergognoso è stato il silenzio
opportunista di 60 lunghi anni sulla efferata strage
(chi non ricorda il cosidetto “armadio della vergogna”)
ed anche il colpevole silenzio di quanto accadeva di
mostruoso nei campi di concentramento nazisti ai danni
di ebrei e cristiani dissidenti:notizie conosciute e ben
note purtroppo già molto prima della fine della guerra
in certi ambienti istituzionali.
Nel difendere la libertà il Circolo non dimentica
Bertold Brecht:
- prima vennero a prendere gli zingari e fui
contento
perché rubacchiavano.
- poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto
perché
mi stavano antipatici.
- poi vennero a prendere gli omosessuali e
fui sollevato
perché erano fastidiosi.
- poi vennero a prendere i comunisti ed io
non dissi
niente perché non ero comunista.
- un giorno vennero e prendere me ma non
c’era rimasto
nessuno a protestare.
Il Circolo Fratelli Rosselli
di Pietrasanta
(27 luglio 2010)
Seravezza: si richiede la disponibilità a rimettere gli
incarichi dopo le elezioni comunali del 2011
Nomine di
fine mandato a tempo ultradeterminato
Nel 2011 Seravezza sarà chiamata alle urne per il
rinnovo del Consiglio comunale. La coalizione di
centrosinistra vuole fortemente riconfermarsi alla guida
della città con il sindaco uscente Ettore Neri.
In questi giorni, non ci potevanano né dovevano essere turbolenze, poiché
l'amministrazione ha marciato più che bene e senza
contrasti. Però, sono stati i provvedimenti nazionali di taglio ai costi
della politica a creare qualche piccolo attrito.
Nel 2011,
Seravezza passerà da 20 a 16 consiglieri comunali (oltre
il Sindaco), così come gli assessori scenderano da 7 a
4. Dunque meno posti soprattutto per i partiti maggiori
e l'impossibilità di rappresentare tutte le forze
politiche (PD, Fed. Sinistra, IDV, SEL, Verdi, PSI)
nella giunta prossima futura.
È così venuto subito in mente di accontentare gli
eventuali esclusi del dopo elezioni (sia come partiti, sia forse come
uomini di peso), con posti di rilievo in enti di secondo
grado.
Fin qui nulla di nuovo sotto il sole. Anzi, normalissima
gestione della rappresentanza e della distribuzione
delle cariche.
La strategia si è però indebolita quando ci si è accorti che
almeno una nomina andava fatta prima delle prossime elezioni,
addirittura nel luglio 2010, per un mandato pieno di
quattro anni e non coincidente con la scadenza comunale.
Il caso ha voluto che proprio la presidenza di questo
ente di secondo grado, da rinnovare al più presto, fosse
di un esponente socialista, che ha ben operato e dunque
meritevole di proseguire nell'incarico. L'ovvia
riconferma di Renzo Venturini al Pio Istituto Campana è
subito divenuto un piccolo/grande problema, dato che la
forza politica più piccola (il PSI) avrebbe così
ottenuto un premio rilevante prima delle elezioni,
sottraendo oggi dal tavolo una fetta rilevante ed
appetita di una torta non ancora acquisita e comunque
più piccola che nel passato.
Come conciliare la scontata riconferma di Venturini con
la necessità di disporre di quello stesso posto nella
primavera del 2011?
Secondo il PD è facilissimo! Si può procedere alla
nomina del vecchio presidente con il patto che, ad
elezioni comunali concluse, lo stesso dovrà rimettere il
proprio mandato nelle mani del Sindaco.
Dunque,
Venturini potrà rimanere in carica per nove/dieci mesi
sicuri, ma non è detto che possa proseguire fino alla
conclusione del suo secondo quadriennio.
Per non sembrare una decisione troppo finalizzata su
questo incarico a guida socialista, il PD ha proposto di
estendere il principio a tutti gli incarichi esistenti
in enti, aziende, società partecipate, ecc.
Messa in questo modo la pillola è forse più facile da
digerire, soprattutto se non si tien conto di come il
tutto è nato e a quali reali obiettivi il tutto tenda.
Ci corre comunque l'obbligo di suggerire due sani
criteri selettivi, da applicare nella primavera 2011 per
le nomine che dovranno riguardare gli enti, le aziende e
le società partecipate. Si guardi prima ai risultati di
gestione ottenuti dai vari rappresentanti e comunque non
si confermi chi ha già concluso due mandati
amministrativi di fila.
Dunque, si operi per qualità e per rinnovamento.
(24 luglio 2010)
Fondazioni e
partecipate
senza più stipendio per i politici
Ci ha pensato
Tremonti
Sembra che sia giunta
finalmente al capolinea la folle corsa della "Casta" per
accaparrarsi un posto, ben remunerato, nella jungla di
enti pubblici, fondazioni e società partecipate. Nel
decreto collegato alla prossima Finanziaria potrebbe
ristabilirsi un principio caro alla partecipazione
democratica degli anni '70: "la politica come servizio"
e dunque attività volontaria e gratuita.
C'è da chiedersi se il decreto verrà convertito in legge
nei prossimi sessanta giorni, senza modifiche e nel
rispetto della sua impostazione draconiana. Rimarrà tale
il taglio di enti ed indennità di carica, oppure
interverrà l'inevitabile compromesso?
La reazione lenta ma potente della "Casta" riuscirà a
bloccare il tutto come nel caso della ventilata
abrogazione delle mini-Province?
Un dubbio consistente comunque rimane a margine del
provvedimento. Ci saranno donne e uomini disponibili ad assumersi responsabilità personali, con eventuali
riflessi sul proprio patrimonio, senza nessun
corrispettivo economico?
(13 giugno 2010)
Pietrasanta:
divampa la polemica sulle possibili nomine in enti,
aziende, istituzioni
Vincerà
il merito o l'appartenenza?
Nei
primi quarantacinque giorni del suo mandato, il Sindaco
deve nominare i rappresentati del Comune negli enti,
nelle aziende e nelle istituzioni, seguendo gli
indirizzi generali del Consiglio comunale. Così recita
la legge e così si appresta a fare Domenico Lombardi,
neo-Sindaco di Pietrasanta. L'assemblea cittadina ha
dettato alcuni principi molto condivisibili e, per
altro, identici in buona parte a quelli di cinque anni
fa, del secondo mandato di Mallegni.
Bisognerà dunque scegliere in base alle competenze
dichiarate nel curriculum dei cittadini che hanno
presentato la domanda di candidatura, osservando criteri
di rigorosa moralità, in modo indipendente da ogni
logica di appartenenza politica. Il Consiglio comunale
ha anche indicato al Sindaco Lombardi di favorire il
ricambio nelle cariche e di evitare il cumulo di
responsabilità.
In ballo ci sono importanti enti, aziende ed
istituzioni; quali la fondazione Versiliana, la
Pietrasanta Sviluppo, il Centro d'Arti Visive, Gaia,
Ersu, Marmo Macchine, Farmacia comunale, ecc.
Il centro-destra, per bocca dell'ex Vice-Sindaco
Giovannetti, è convinto che il bando per la
presentazione delle candidature sia soltanto un
"teatrino", perché prevarrà al solito la
logica della maggioranza e dell'appartenenza.
Di sicuro, il Sindaco è di fronte ad una prova
cruciale. O dimostra, nei fatti, di scegliere la
competenza per il bene della comunità, oppure si
comporta come il predecessore Mallegni, che nominava
soltanto i propri fedelissimi, al di là del talento e
del merito. C'è chi pensa che si adotterà una terza
via, molto vicina all'ortodossia PCI-PDS-DS-PD:
"incaricare i migliori della propria area
politica".
Vedremo e commenteremo i risultati nelle prossime
settimane...
(16
maggio 2010)
Pietrasanta:
poche poltrone per troppi autocandidati?
Mugugni
e dissapori
A meno di un mese dalla
vittoria del centro-sinistra a Pietrasanta giunge l'eco
smorzata di primi dissapori sulle nomine di competenza
del
sindaco Lombardi, soprattutto per quelle ancora da fare. Sebbene sommesso, un primo malcontento
sembra serpeggiare all'interno del PD e tra lo stesso PD
e gli altri partiti della coalizione. Per prestigiosi
istituti culturali cittadini si proporrebbero nomi senza
competenza e scarsa rappresentanza.
Il PSI non ha parte in questa disputa da basso cortile,
poiché da tempo messo fuori gioco con l'imbroglio del
simbolo miniaturizzato dentro quello dei Pensionati di
Pancetti.
A scanso di equivoci, i Socialisti hanno pure evitato di
partecipare alle manifestazioni post-elettorali, per non essere confusi o scambiati con
i soliti e abili "tiratori di giacchetta" del
nuovo Sindaco. Mentre alcuni salivano in fretta, il PSI
non è rimasto un secondo sul carro dei vincitori, ma è
subito disceso, in punta di piedi e senza nulla
pretendere.
Il problema vero è che, con i tagli dei costi della
politica, le poltrone sono sempre di meno rispetto ai
candidati potenziali, di cui numerosi autoproclamatisi
tali, soprattutto a Pietrasanta.
In tutta Italia, la "casta" ha scelto una
linea di ostinata protezione dell'oligarchia degli
eletti: ha dovuto diminuire il numero delle poltrone, ma
ha guardato bene di ritoccare le indennità di carica. Da preferire
era piuttosto la linea opposta, con la conservazione degli stessi
posti negli enti di primo e secondo grado, a fronte di
una sensibile riduzione dei compensi.
Pur con lo stesso risultato nel risparmio economico
ottenibile, il secondo caso ha il pregio di consentire
una maggiore e più articolata partecipazione dei cittadini alla vita
politica comunale, con
amministratori meno professionisti e più volontari.
(4
maggio 2010)
Versilia
storica: ripercussioni
dopo la sconfitta di Pietrasanta
PDL
senza idee e senza dignità
La disfatta di Mallegni
& Co. rivela anche a Pietrasanta l'incapacità del
PDL di giocare un ruolo credibile d'opposizione, in modo
coerente e dignitoso in tutta la Versilia storica.
A Seravezza, il PDL è schiacciato su posizioni
vetero-industriali, correndo in difesa della Henraux
S.p.A., a prescindere dalla questione in gioco e senza
preoccuparsi dell'inesistenza di una strategia aziendale
per il rilancio della lavorazione del marmo.
A Stazzema, il PDL attacca il Parco - per un'azione
copiata in quel di Viareggio - opponendosi, in termini
preconcetti e ideologici, all'iniziativa istituzionale
"bipartisan" della candidatura delle Apuane a
Unesco-Geopark.
Infine, a Pietrasanta, dopo aver teorizzato e praticato
lo "Spoil system" (ovvero la rimozione di
qualsiasi incarico al cambio di amministrazione), i
"boiardi" del centro-destra vogliono rimanere
incollati alle poltrone e poltroncine del decennio
mallegniano.
(21
aprile 2010)
La
vittoria di Lombardi a Pietrasanta
Le
mani del giorno dopo
Se
trovo un elemento positivo nell'elezione diretta del
Sindaco, è proprio nella festa di popolo che accompagna
sempre il risultato dello scrutinio. Cosa diversa
accadeva prima del 1993, con i Consigli comunali che
eleggevano il Primo cittadino quasi nell'ombra. A
Pietrasanta poi, la festa è stata ancora più bella e
sentita, fino a commuovere. Donne e uomini, giovani e
vecchi, militanti e semplici cittadini si sono riversati
in massa verso il municipio, da poco riconquistato come
la Bastiglia a Parigi. Tra le bandiere e i canti di
gioia, emergeva la figura di Lombardi, visibilmente
stanco ma felice come i suoi bimbi.
Colpisce l'affetto che circonda questo medico dai modi
gentili e la sua capacità di ascoltare e di
comprendere. In quel contatto fisico di abbracci e di
strette di mano, si è colta una partecipazione gioiosa
che non ha precedenti.
La festa è continuata per molte ore nel pomeriggio di
lunedì, fino a notte, per le vie e le piazze di
Pietrasanta.
Non so se Lombardi ricorda quante mani ha stretto e
quante persone ha salutato. Non so se ha tenuto il
conto, ma posso confermare che erano più di 8155, più
del 56,8% dei suoi elettori.
In quel soprannumero di saluti si intuisce il profondo
rispetto di chi ha votato in modo diverso, ma ha
riconosciuto la piena legittimità della vittoria
dell'avversario.
Tuttavia, il surplus di strette di mano nasconde anche
una quota fisiologica di personaggi esperti nel
"doppio salto carpiato sul carro dei
vincitori". Appena dopo l'esito del voto, questi
ultimi hanno proteso le loro mani per manifestare il
loro suffragio a Lombardi, confondendosi con il tributo
sincero dei più.
Come fare a riconoscerli? È semplice. Saranno i primi a
chiedere un favore...
Il
Sottile
(14
aprile 2010)
Il
ballottaggio è uno spartiacque
Pietrasanta all'esame di maturità
Domenica prossima sarà una data importante per tutta la
Comunità. In gioco non c’è soltanto la poltrona del
Sindaco e la guida dell’amministrazione comunale. C’è
soprattutto un esame serio da superare, quello della
maturità politica di un’intera collettività.
Nello stesso tempo, i cittadini saranno esaminatori ed
esaminati, attraverso un processo di autovalutazione
chiaro e semplice. La risposta è completamente
sbagliata in un senso, mentre è del tutto giusta nel
senso opposto. E la risposta è così facile e scontata,
che tutti la conoscono.
Dunque, errare con la consapevolezza di farlo è oltre
modo diabolico e non merita prove di appello.
Chi lo fa è immaturo e incosciente, poiché consegna il
proprio futuro nelle mani di gente senza scrupoli e
senza principi.
Anche se gli schieramenti sembrano ricostituiti nella
loro forma più tipica, la scelta non può essere qui
ridotta tra centro-sinistra e centro-destrra.
L’opzione vera è, per tutti, quella tra uomini
responsabili e corretti da un lato e personaggi dai modi
rozzi e con nessun sentimento dall’altro versante (il
destro, naturalmente).
Se le elezioni premieranno i “soliti noti” della
“politica del(l’af)fare” o “del(l’arraf)fare”,
Pietrasanta tutta non avrà superato l’esame di
maturità. Invece, se le cose andranno, rispetto agli
ultimi anni, in direzione ostinata e contraria, il 2010
sarà salutato come l’anno della prova finalmente
superata.
In un’elezione comunale, l’appartenenza politica
conta fino ad un certo punto… in questo caso dovrà
contare assai di meno…
(8 aprile
2010)
Pietrasanta:
il centrodestra si accorda sul filo di lana
Appattumati!
La domanda che
ha più circolato a Pietrasanta, fino a mezzogiorno di
Pasqua, riguardava l’annunciato e misterioso accordo
nel centro-destra cittadino, dopo giorni indecisi di
tensione su come affrontare il ballottaggio.
“Si sono
appattumati?” hanno più volte chiesto uomini e
donne della sponda rivale, con quel misto di timore e di
desiderio che la curiosità solletica e accompagna.
Timore di sfidare un avversario più forte, poiché di
nuovo ammassato, ma anche desiderio di affrontarlo così
nel suo fronte più ampio, poiché chiaro e disvelato
deve essere il volto dell’antagonista.
Forse era nell’aria, forse era pure inevitabile.
Tant’è che hanno firmato l’ennesimo patto leonino,
tra veti e sospetti, forzature e richieste di
dimissioni, proprio all’ultimo secondo consentito (se
non addirittura oltre).
Sulla tenuta dell’accordo e sulla lealtà agli impegni
c’è poco da scommettere, visti i precedenti.
Con serenità possiamo comunque rispondere ora
all’interrogativo degli ultimi giorni: “Sì…
è stato proprio un appattumamento”.
Si sa che la parlata dialettale è spesso ricca di
espressioni meglio descrittive e più incisive
dell’italiano. Il verbo appattuma’ è ottimo per chiarire la situazione nel centro-destra
di Pietrasanta. Per chi non conosce o non intuisce il
significato del termine, è bene fornire la spiegazione
letterale, come riportata dal vocabolario versiliese.
Appattuma’
= mettere insieme
le cose in fretta, all’ultimo momento. Fare le cose in
malo modo, come si trattasse di spazzatura;
dall’italiano “pattume”, a sua volta dal lat. “pactus”,
col significato di immondizia, spazzatura.
(4 aprile
2010)
Pietrasanta:
sarà una sfida
Lombardi vs. Spina
Si
va al ballottaggio con molte speranze di vittoria
Il
primo
turno non è servito a dare la vittoria al
Centro-sinistra perché il candidato sindaco Lombardi si
attesta al 46,4%, contro il 27,6% di Spina (UDC-PDL) e
il 21,1% di Marchi (Insieme a
Voi-PRI-Lega). Distanti
gli altri candidati: Sorbo (Progetto Pietrasanta) al
3,9% e Fontana (Sviluppo Strettoia) all'1%.
voti
di lista
Sviluppo Strettoia 155 ( 1,1%); Progetto Pietrasanta 549
(4,0%); Insieme a Voi 1.645 (12,0%); PRI 471 (3,5%);
Lega Nord 575 (4,2%); PD 4.230 (30,8%); Pensionati 79
(0,6%); Uniti per cambiare 671 (4,9%); IDV 539 (3,9%);
Federaz. Sinistra 938 (6,9%); PDL 3.303 (24,1%); UDC 573
(4,1%).
(30 marzo
2010)
Pietrasanta:
Centrosinistra avanza alle elezioni per la Regione
Il
primo turno
delle comunali
è a portata di mano
Risultato
ben al di là delle previsioni a Pietrasanta dopo lo
spoglio delle schede per le Regionali. Il
Centro-sinistra supera lo schieramento avversario di PDL
e Lega dopo dieci anni di sconfitte.
Il 48,6% di Enrico Rossi e il 49,2% dell'intera
coalizione fanno ben sperare per l'affermazione nelle
Comunali e aprono uno spiraglio per una vittoria già al
primo turno.
Comunque, tocchiamo ferro e godiamoci questi risultati:
voti
di lista
FN 0,2%; UDC 4,5%; PDL 35,6%; Lega 9,9%; PD 31,3%; SEL
2,9%; IDV 7,8%; Fed. Sinistra 7,2%
candidati
presidente
Palmisani 1,0%; Bosi 4,4%; Faenzi 46,1%, Rossi 48,6%
(29 marzo
2010)
Silvio
telefona e benedice
Inquietante
spunto
del Premier a Spina
Su You
Tube circola il video della festa UDC-PDL al Twiga di
giovedì 25 marzo, che amplifica in sala l'audio della
telefonata di Silvio Berlusconi. Un passo del quasi
monologo del Premier è particolarmente inquietante per
una delle interpretazioni possibili. Dopo aver tessuto
le lodi del Sindaco uscente (bontà sua), Silvio si
rivolge a Daniele Spina con tono benedicente e
paternale: "Guarda che è difficile poi
eguagliare Massimo Mallegni...".
Come dar torto a Berlusconi, il suo clone locale è
pressoché insuperabile e conosce bene il "lato
oscuro della forza".
Se poi non si fosse capito dove condurre la barca,
Silvio ricorda chi deve indicare la rotta e chi guidare
il timone: "Perciò Daniele ti farai aiutare
ancora da Massimo, che ti darà tanti
suggerimenti e tanti consigli...".
Domine, libera nos a malo!
(27 marzo
2010)
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