Poesie 2


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A tribute to Charlie Rich

"ROAD SONG"

(Canto della strada)
- a Charlie Rich -

 

Caro Charlie,

amico di questi

come di lunghi e assolati

sornioni giorni lontani

sai dirmi per quale diabolico motivo,

diabolico quanto il tuo canto

e il suono del  tuo piano almeno...

e poiché ti so capace di sublimare

sappi che non mi contenterò

di una risposta a casaccio...

per quale diabolico motivo - dicevo -
nonostante la freschezza
e la gioia del tuo canto,
quando ti ascolto
mi colgono una commozione,
un groppo alla gola,

un'àscra*
che non so dirti?
E intanto che pensi una risposta
mi vestirò per uscire
e metterò nel taschino
della camicia -
sopra il cuore -
un impalpabile pensiero di te...
un pezzetto qualunque
e vi batterò sopra la mano,
così sarà - per me, per te -
come da inizio del mondo;
sarà come librarci liberi
sopra ogni cosa
magari sbarellando un po'
in qua e in là come due monelli...
Rolling with the flow
in My elusive dreams.
Le senti, Silver Fox, le voci sirene
dei nostri sogni sfuggenti?
Vogliono stasera
che usciamo insieme.
Vuoi anche tu?

 

- a Charlie Rich (1932 - 1995)
alla commovente voce
di un country sereno e felice.

 

* àscra: forma dialettale della provincia di Reggio Emilia;
significa nostalgia struggente, infinita,
 groppo alla gola indescrivibile.
-

I hope you enjoyed my Web Site. Please come back soon.
Sincerely,
Charlie
(14-04-2012)

http://www.charlierichjr.com
 


 

 

"CERV(ELL)O ZOPPO"
(1906)

               Innocenza del bambino interiore

               contemplazione

               verità come protezione

               trascendenza del sé

               collegamento con madre terra

               guarigione

               preghiera e pace interiore

               rispetto dell'altrui spazio

               cambiamento e ritmo interiore

               fiducia in se stessi

               gioia e fertilità

               espansione e passione

               unità

               visione illimitata...

               Cervo Zoppo.

 

               Conflittualità

               introspezione esasperata

               speculazione del sé

               dualismo e separazione dalla natura

               senso di inadeguatezza e oppressione

               malattia e nevrosi

               rispetto negato

               sterilità e divisione

               sfiducia e disperazione

               comportamenti schizoidi

               negatività e gioco al ribasso...

               Cervello Zoppo.

 

                      

 

  

"DAN DURYEA, IL BIONDO CATTIVO"

            Io vengo dal paese dei morti,

             il paese dei tasti “meno” schiacciati…

         quelli e sempre quelli!

          delle ali di farfalla inchiodate,

          delle male parole ai buoni

         e gli osanna ai malvagi.

         Dan Duryea, il biondo cattivo

          dei film western con James Stewart,

          nella realtà era un uomo molto buono.

 

         Io vengo dal paese dei morti

dove il maledetto è amato

      e al criminale vien dato il premio,

       mentre nella corsa sul chilometro

        il male ha sempre almeno

          trecento metri di vantaggio

        e il bene viene preventivamente azzoppato.

          Dan Duryea, il biondo cattivo

          dei film western con James Stewart,

         nella realtà era un uomo molto buono…

        Io vengo dal paese dei morti, fratello,

         tu da quale paese vieni?

 


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Video su You Tube dedicato a Duryea: 
clicca sull'immagine

           - a Dan Duryea ( 1907 – 1968); "Un uomo amato da tutti"  


 

   



Ermanno Bartoli
“Il bambino nel labirinto”
(2000)

 disegno di Nando Bartoli
-

(A mio padre Nando: 1925-1985.
Alla sua decennale lotta contro la droga
che nel 1975 gli aveva strappato un figlio
di soli 18 anni)

-

 "Chi è quel bambino
che vaga dentro il labirinto
alla disperata ricerca di un'uscita?"

 E' un bambino slavo
durante i bombardamenti...

"Ho letto nel risvolto di copertina
del tuo libro di racconti "Prima dell'alba"
la storia della tua famiglia;
tutte le cose che vi sono capitate...
e ho pensato subito a tuo fratello."

 E' un bambino slavo.
Si tratta di una storia che ho scritto
al tempo dei bombardamenti su Sarajevo,
ma sei il primo che mi dice una cosa del genere.

 "Io avevo pensato...
ci hai messo tanta anima,
tanta foga, tanta partecipazione!..."


 Io dico di un bambino sotto i bombardamenti,
ma mentre ne scrivevo
avevo l'immagine di mio fratello
in giro per la camera
con la siringa di Talwin al braccio
nel tentativo di saltar fuori dalla droga.
Sei il primo che me lo chiede
e a cui lo dico.

 "Davvero? Sai che  mia moglie si è inalberata
perché nella storia del millennio che brucia
non dici qual'è la frase che il bambino
dai capelli rossi avrebbe voluto scrivere?
Ma io le ho detto che è così che dev'essere."

 -

 Ad Alessandro del ristorante "Pegaso",
ricordando un dialogo su un mio libro,
e a mio padre Nando che -
dopo la morte per droga di mio fratello -
ha lottato e denunciato fino alla fine.

 

   

 

Ragazza Mohave, foto di E. S. Curtis

RAGAZZA MOHAVE

(ad una ragazza mohave fotografata nel 1903 da Edward Sheriff Curtis)

 

                   Cosa hanno da dirmi -

                    in questa sera - i tuoi occhi

                    dolce ragazza Mohave

                    che mai conoscerò,

                    e quei segni sul volto

                    non soltanto dipinti,

                    la lucente fierezza dello sguardo

                    celata dietro un velo silenzioso

                    di composto dolore;

                    cosa hanno da dirmi

                    in questa sera i tuoi occhi

                    dolce ragazza Mohave,

                    quegli occhi che -

                    d'una speranza

                    e d'un sogno strappati -

                    mi fissano da un riquadro

                    che non sorride.

 

 

      Di lingua Yuman, i Mohave sono un popolo di coltivatori

     del sudovest degli Usa. Originariamente vivevano lungo
       le rive del fiume Colorado.  

 

   

 

Marian Carr e Dan Duryea 
in:
"World of Ransom" (1954)
di
Robert Aldrich

                CANTO D'AMORE INDIANO   

 

                                   Grande notte                 

                    l'uomo che amo mi ha guardata,

                    ed io mi sento bene.

                    Con occhi di sole mi ha guardata.

                    Aveva mani grandi

                    e tremavano,

                    anche il suo cuore

                    grande

                    l'ho sentito che tremava.

                    Terrò aperto l'ingresso alla tenda

                    e con le stelle farò

                    una rete di luce...

                    Terrò aperto l'ingresso alla tenda

                    così da catturare il sogno.

 

                    Notte,

                    il mio cuore è felice

                    e lei mi ha sorriso.

                    Come in un profumo di stelle,

                    come in un canto di lillà.

                    Acchiapperò il sogno

                    prima che il giorno rinasca,

                    così da coglierlo a volo...

 

                    Prima che il sole sorga,

                    a illuminarci le ombre.

 

                        (Ottobre - 1995)

                 

                 

                                   Trilogia

                                
In
appendice, una trilogia...
                            tre poesie quale auspicio per un mondo migliore;
                                non perfetto, ma migliore.
                            Più che un lungo discorso, un canto:
                        per ciò che è stato, e dovrebbe essere sempre meno...
                            per ciò che invece potrebbe - e dovrebbe essere -
                                sempre più. 

 

Queste ed altre poesie sono presenti all'interno dell'e-book "Arroyo Grande", 
        disponibile e scaricabile a pagamento presso il sito dell'editore Simonelli: 
            www.simonel.com 

nella libreria dell'editore, all'indirizzo: www.ebooksitalia.com 

                  Un piccolo contributo per un'arte che non ha grandi mezzi di pubblicità... 
                  e che crede di avere qualcosa da dire.

          

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