I Desaparecidos della letteratura


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I "Desaparecidos" della Letteratura

di Ermanno Bartoli  n.1
Autori Introvabili o quasi

   

Ralph Waldo Emerson

(Boston 1803 - Concord 1882)

 

 de "LA FIDUCIA IN SE STESSI"

      (e d’altri Saggi)

 «Niente è infine sacro al di fuori della integrità della mente.»(R.W.E.)

 

Carissimo Ralph,
Scusa se ti disturbo a quest'ora, ma a furia di sentir parlare alla tivù e sui giornali di malessere e disagio giovanile m'è venuta voglia di rileggerti. E sarebbe la terza volta.
Questa sera mi sono girato verso la libreria e fra romanzi e saggi, nello scomparto dei preferiti, mi ha colpito la costa colorata del tuo volume: una "cartonata rossa" targata "Boringhieri-1969", ed è stato subito nuovo amore. Quindi ho tirato fuori e aperto il libro...
«La fiducia in se stessi», «Circoli», «Arte», «Poesia», «Natura». Basterebbero i titoli. Ma so che dentro c'è ben altro, così come so che sei pressoché introvabile.
Posso farti una preghiera che forse non dipende da te?
Esci dagli scaffali della dimenticanza e torna per le strade dove c'è tanto da fare!... se te lo consentono. Sarà bello! Così ci parlerai ancora del genio che c'è in ognuno e dell'istinto del buono. In nome di tutte le "infelicità evitabili"... Ti aspetto.
Ah, dimenticavo! Porta i fiammiferi; potrebbe essercene bisogno, nel caso andasse via la luce come l'ultima volta. Ricordi?
Nell'attesa ti abbraccio.

Tuo

Ermanno Bartoli
(Reggio Emilia)

 

 

I "Desaparecidos" della Letteratura

di Ermanno Bartoli  n.17

Autori Introvabili o quasi

 

 dipinto di Karl Bodmer

RUDOLF KAISER


DIO DORME NELLA PIETRA
(La concezione del mondo secondo gli Indiani d'America)

«Un uomo non dovrebbe mai camminare con tanto impeto da lasciare tracce così profonde che il vento non le possa cancellare»


Quello che qui mi accingo a presentare non è un testo desaparecido, non almeno nel senso dell'editoria; lo è però per quanto riguarda la sua conoscenza... infatti la sua esistenza è poco nota al pubblico. Per questo motivo, e per il fatto che si tratta di un libro vigoroso e unico nel suo genere, lo presento volentieri qui. E lo farò per ordine sparso, quasi senza seguire un filo logico, e soprattutto per frammenti. Poiché il libro di Kaiser scava con spirito critico alle radici del pensiero occidentale in cerca di quell'elemento paralizzante, individuato nel principio della dualità, che ha prodotto separazione, dominio, sopraffazione... ritengo che questo spirito critico, che nell'interezza del testo ha una grandissima efficacia, in una breve presentazione rischierebbe di scomparire, senza di contro dar spazio a quell'emotività sana che del libro di Kaiser è elemento fondamentale. I "tre peccati capitali" della cultura occidentale: Dissacrazione della natura, divisione del mondo, scissione dell'uomo. «Grandi son le virtù, a saperle ben curare, che celano in grembo, piante erbe e pietre.» (William Shakespeare) Secondo la visione degli indiani d'America, noi uomini non siamo estranei e neppure dominatori in un universo a noi ostile... Di conseguenza, in questo modo di pensare perde ogni senso l'immagine giudaico-cristiana dell'uomo 'coronamento del creato', visto che la creazione non è ancora terminata: il mondo, al contrario, continua a evolversi e la creazione è tuttora in atto.
Il dualismo comporta la separazione tra Dio e il mondo, con la conseguente sconsacrazione di ogni cosa terrena e la divisione dell'uomo e, quindi, la completa fruibilità da parte dell'uomo (fino allo svuotamento e saccheggio totale di esso). Lo stesso dualismo si palesa anche nella scissione della coscienza di ogni singolo uomo, con la conseguente esperienza della conflittualità e dell'insicurezza interiori - con gravissimi danni, a volte insanabili, per una marea infinita di individui (Nota del curatore) - ;e infine appare nelle divisioni tra uomo e uomo, nella dissoluzione della comunità umana e nella sostituzione della convivenza pacifica con la sopraffazione... La guerra contro altri popoli, contro la natura e il proprio Sé rappresenta probabilmente il tentativo di sfuggire al materialismo e al nichilismo scaturiti dal dualismo e di proteggersi, attraverso la distruzione di altre vite, dall'autodistruzione (in senso nichilistico)... Pertanto non è certo casuale che ateismo, materialismo e nichilismo compaiano ripetutamente nella tradizione culturale dell'Occidente.
Al contrario, il pensiero che non conosce il dualismo Dio-mondo, corpo-anima, non potrà mai sfuggire nel nichilismo (quindi nell'annientamento: n.d.c.), perché in esso le cose e la materia sono sempre allo stesso tempo pervase dallo spirito e attive. Il nichilismo occidentale si rivela così il vero erede del dualismo (occidentale). Se c'è un termine che ben descrive la natura dell'uomo indiano, questo è "olistico-globale"". (John Collier) Nulla a che vedere, e da tutt'altra parte rispetto alla visione dualistica e spezzata di ogni cosa... propria dell'occidente. (n.d.c.)
«Siamo della Terra e alla Terra apparteniamo. O Madre Terra,... ogni passo che muoviamo dovrebbe essere un atto di devozione, una preghiera rivolta a Te!» (Alce Nero - al capitolo "Smania di dominio cosmico").
Il nazionalsocialismo tedesco, con le sue diverse forme di imperialismo, appare, nell'ottica delineata, come la realizzazione estrema della tradizione dualistica occidentale. Esso praticava l'ideologia di dominio sfrenato che investiva ognuna delle quattro dimensioni elementari dell'uomo: uomo contro uomo, uomo contro natura, uomo contro se stesso, uomo contro Dio. (Da tedesco, Kaiser vede molto bene i mali mentali della sua razza e ciò che essi in un certo periodo storico hanno comportato. Naturalmente il discorso fatto per il nazionalsocialismo vale anche per altre esperienze ed altre terre. Ciò non toglie che, per un certo lunghissimo - ahinoi - periodo, il dualismo abbia trovato, e forse ancor oggi continua a trovare, il maggior numero di adepti acritici fino al fanatismo... proprio nella Germania post-romantica. - n.d.c.)
L'armonia (ecco il concetto centrale della visione del mondo indiana!) è frutto proprio dell'equilibrio tra dualità; non vi è, infatti, sopravvalutazione di un popolo rispetto all'altro o, peggio ancora, soppressione dell'uno a favore dell'altro.
Mi fermo qui. Poiché si tratta di un libro tutto da leggere e che farà discutere. Dovrebbe far discutere!.. Riguardo l'affermazione sull'Armonia, tenevo a precisare che Mario Capanna, autore di un bellissimo libro sulla prepotenza (argomento questo mai veramente trattato e veramente "desaparecidos") dal titolo «Il fiume della prepotenza» individua il significato opposto di prepotenza non in "mitezza" o "debolezza"... bensì in equilibrio e armonia. Di carne al fuoco ce n'è tanta e Kaiser è veramente (da uomo che le cose le ha vissute dal di dentro) autore di un'opera unica nel suo genere; opera che ha pure il pregio di non annoiare. Un'ultima annotazione personale: Gli indiani d'America si definiscono da sempre (essi che non amano definire né definirsi)  un popolo romantico... Naturalmente con l'accezione loro del termine. Beh, vista la differenza che hanno comportato romanticismo  e certi pretesi verismi, anche per le sorti di tante genti... mi viene da dire che il Romanticismo è la forma più alta di pragmatismo.

    Rudolf Kaiser è docente di anglistica all'Università di Hildesheim, in
    Germania. Ha compiuto numerosi viaggi tra gli indiani del Nordamerica, 
    sui quali ha scritto diversi libri.

 

I "Desaparecidos" della Letteratura

di Ermanno Bartoli  n.23

Autori Introvabili o quasi

 

  Mazzini: foto con dedica a Oreste Dallari

GIUSEPPE MAZZINI
(Genova 1805 - Pisa 1872)

 

"STRANIERO IN TERRA STRANIERA"

«Noi italiani abbiamo una brutta abitudine:
quella di osannare e venerare i "nani"
vergognandoci nello stesso tempo dei nostri giganti».
(Beppe Grillo)

 

Entrare in una libreria e chiedere, con quello spirito indipendente che sottende a certe ricerche, un testo di Giuseppe Mazzini equivale quasi sempre a farsi sogghignare in faccia; ecco perché, anziché usare la più frequente definizione che vien data di lui di "Esule in Patria", ho preferito la più secca "Straniero in terra straniera"... Poiché Mazzini nacque italiano, visse perlopiù esule e morì, a casa sua, quale straniero, sotto il falso nome di Dottor Brown.
Il pensatore e, fin dove poté, artefice de "La giovine Italia" ebbe una vita travagliata e ostacolata oltre ogni immaginazione: esule in Francia, poi in Inghilterra, fece fugaci e a tratti acclamate riapparizioni. Ma qui voglio, più che come uomo politico, ricordarlo quale fine pensatore e, altrettanto fine e a tratti brusco, scrittore... Certe sue dispute coi primi socialisti inglesi sono rimasti nella storia del pensiero moderno, e fanno del pensiero di Mazzini quello che, forse senza esagerare, la critica anglosassone esaltò come "la più alta lezione morale, meditazione spirituale dell'Ottocento e di tutta l'età romantica. Perciò, mi limito a riproporre qui alcuni brani tratti dall'opera sua forse più incisiva: "Dei doveri dell'uomo"; opera che si apre con l'accusa esplicita ai due grandi nemici sulla via della costruzione di un mondo più unito e felice: il Machiavellismo e il Materialismo.
«Posso errare, ma non di core. Posso ingannarmi, non ingannarvi... Predicate il Dovere ai vostri padroni, alle classi che ci stanno sopra e che trattando noi come macchine fanno monopolio dei beni che spettano a tutti... Tutte le scuole rivoluzionarie predicarono all'uomo che egli è nato per la felicità, che ha diritto di ricercarla con tutti i suoi mezzi, che nessuno ha diritto d'impedirlo in questa ricerca, e che egli ha quello di rovesciare gli ostacoli incontrati sul suo cammino. E gli ostacoli furono rovesciati: la libertà fu conquistata; durò per anni in molti paesi; in alcuni ancor dura. La condizione del popolo ha migliorato? I milioni che vivono alla giornata sul lavoro delle loro braccia, hanno forse acquistato una menoma parte del ben essere sperato, promesso? No; la condizione del popolo non ha migliorato; ha peggiorato anzi e peggiora in quasi tutti i paesi, e specialmente qui dov'io scrivo [l'Inghilterra dove Mazzini si trovava esule: nota del curatore], il prezzo delle cose necessarie alla vita è andato progressivamente aumentando, il salario dell'operaio in molti rami d'attività progressivamente diminuendo, e la popolazione moltiplicando. In quasi tutti i paesi, la sorte degli uomini di lavoro è diventata più incerta, più precaria. Eccovi, in lui (cita Lamennais con l'opera "Parole d'un credente") e negli uomini de' quali ho parlato, rappresentata la differenza tra gli uomini dei diritti e quei del Dovere. Ai primi la conquista dei loro diritti individuali, togliendo ogni stimolo perché s'arrestino: il lavoro dei secondi non s'arresta qui in terra che colla vita... I diritti appartengono eguali ad ogni individuo: la convivenza sociale non può crearne uno solo» .
Non è splendido? E poi, tanto per gradire a quelli che pensano che "chi pensa" non vede mai vicino... Sentite cosa dice sul lavoro minorile; usa il bisturi, un secolo fa, laddove oggi molti che lo definiscono un sorpassato o non lo conoscono neppure, ci fanno i ricamini di fumo:
«Molti fra voi sono costretti dalla miseria a separare i fanciulli, non diremo dalle cure - quali cure d'educazione possono dare ai figli le povere mogli degli operai? - ma dall'amore e dallo sguardo delle madri, cacciandoli, per alcuni soldi, ai lavori nocivi delle manifatture».
E coi suoi scritti finisco qui. Anche se non è tutto; anzi è pochino. Giuseppe Mazzini è quanto di più adatto a dare l'esatta misura di prova che i più trascurati e censurati tra gli autori di un popolo non sono tali in quanto inferiori ad altri, ma in quanto incutono paura; una paura che, in quanto creata da individui che non si danno, né danno limiti alle naturali potenzialità umane... rende il potere, con tutti i suoi acritici galoppini d'occasione, una frasca tremebonda in balìa della storia effettiva, delle ingiurie del tempo; del ridicolo. Come altrimenti definire, se non con quest'ultima parola, la pretesa di certi acculturati dell'ultima ora di scaraventare il Sig. Giuseppe Mazzini all'inferno in compagnia dell'amico Garibaldi?
Per  concludere. Di Mazzini posseggo due testi: "Pensieri sulla democrazia in Europa" - ed. Feltrinelli, traduzione e cura di Salvo Mastellone (sì, avete letto bene: "traduzione" - è dall'originale inglese) e "Dei doveri dell'uomo", per la stampa di un piccolo editore di Roma: Carlo Mancosu. Da quest'ultimo, per l'introduzione pregevole di Plinio Perilli che lo accomuna ad un altro grande del pensiero dell'epoca, estraggo quanto segue... «Ma quei cari studenti di fine ottocento cui lo stesso Pascoli spiegava Dante o leggeva forse le sue "Myricae", già studiavano sui loro sudati e annotati libri scolastici che il 10 marzo 1872, a Pisa, straniero in Patria e ospite clandestino di Giannetta Nathan Rosselli, era morto Giuseppe Mazzini, sotto il falso nome inglese di Dott. Brown».    

 

 

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