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Questa pagina nasce esclusivamente per raccogliere e conservare alcune mie riflessioni, scritte in giro per i forum o in altre occasioni, per quanto riguarda la musica dal punto di vista di un chitarrista rock-blues, il metodo che secondo me prevale nel suonare uno strumento in quel contesto e gli obiettivi che troppo spesso si dimenticano per correre dietro a discorsi o aspirazioni futili.
Premetto che molto di quello che ho imparato (e ancora sto imparando) lo devo oltre che alla mia stessa passione, ai miei ascolti, etc... soprattutto al mio maestro, che mi ha aperto gli occhi a un modo del tutto nuovo di considerare il discorso musicale, Antonio Vaiana (vedi area link).
Ecco un pensiero di un uomo le cui parole riassumono tutto ciò che per me conta:
"Mi sento in colpa quando la gente dice che sono il migliore chitarrista al mondo. Non mi interessa essere bravo o no. Quello che importa è il feeling, averlo o non averlo. Se solo la gente guardasse le cose due volte e pensasse in termini di feeling. Il tuo nome non conta nulla, è il tuo talento, il tuo feeling che conta, devi sapere molto più della tecnica delle note, devi conoscere il suono e quel che c'è tra una nota e l'altra".
J.M.Hendrix | |
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Tratto da Musicoff Forum, Lun Giu 05, 2006 10:24 am:
Questa è la mia opinione e parlo per chi come me suona musica popolare, in particolare blues e rock derivato:
il fatto del lento o veloce, delle 4 note o quarantamila imho è interpretato male spesso da entrambe le parti. La chitarra è uno strumento che da solo non ha un'espressività che so, come un violino, ed è necessario tirare fuori tale espressione usando alcuni metodi. Questi metodi possono essere definiti tecniche, ma non è detto che tutti i modi in cui riesco a rigirare la mano o le mani sulla chitarra servano allo scopo.
Personalmente credo che quello che possiamo chiamare feeling o espressività (o a volte "tocco") non sia un sentimento campato per aria che discende sul chitarrista e chi lo ascolta come lo spirito santo, ma una caratteristica ben precisa della musica.
Uno strumento come la chitarra ha un privilegio rispetto ad altri strumenti, quello di poter coltivare un'espressività molto simile a quella di una voce, basti pensare al portamento/bending.
In più l'attenzione si può focalizzare moltissimo sull'aspetto ritmico, con figure come il quarto di tono, che è uno degli elementi basilari per suonare con feeling.
Detto questo, fare 3 o 30 note non è certo quello il punto, anche se volente o nolente la velocità estrema tende a schiacciare un certo tipo di espressività che io considero centrale, il punto è che quando si suona NON si può tenere a mente il solo obiettivo melodico o tecnico o comunque solo questi due, perchè non è ciò che ci aiuta per primo ad arrivare alle persone (nonostante abbia la sua grande importanza). La natura umana è sollecitata prima di tutto dal senso ritmico e da quello espressivo ed è su questi che bisogna puntare moltissimo, cosa spesso dimenticata, quasi addirittura snobbata a volte.
Per questo chi fa blues non "sceglie" di fare "meno note degli altri" e neanche chi fa rock in tal senso, semplicemente nella sua scala di valori trovandosi ad essere compositore ed esecutore "immediato" allo stesso tempo, predilige concentrarsi sulle due caratteristiche principali da cui nasce il cosiddetto feeling.
Se notate bene i vecchi mostri sacri del blues e del rock (o prendete un pezzo di Jimi e fate prima) non suonano mai in battere o in levare come si fossero esercitati col metronomo, ma sempre un attimo prima, un capello quasi impercettibile che però fa una differenza enorme è ciò è fatto consapevolmente, non a casaccio perchè "erano più rozzi" (figuriamoci...).
In buona sostanza 3, 30 note, lento veloce, non è questo il punto, è solo il sostrato estetico della cosa (per il quale capirei un dibattito infinito tra due musicisti classici, ma per quanto ci riguarda, nella maggioranza dei casi, è una discussione totalmente superflua), ciò che è veramente importante è in che modo queste note o frasi sono realizzate, con quale intenzione. Se fossero solo le note o le scale a trasmettere certe sensazioni (psicologiche e fisiche) allora non ci sarebbe differenza tra una pentafonica fatta da Hendrix, da uno qualunque come me o da un musicista cinese antico.
Come si riconosce un chitarrista bravo? Tenendo conto quanto detto sopra lo senti a pelle anche chiudendo gli occhi. | |
Tratto da Musicoff Forum, Gio Set 07, 2006 9:27 am:
Lo dico in tutta umiltà, ogni volta purtroppo si cade nel parlare della solita cosa, di quante note fare o non fare, di tecnica o meno (poi un giorno qualcuno mi spiegherà perchè questa tecnica è identificata solo con qualcosa di freddamente "manuale", quando in generi come blues, jazz, rock e altri c'è soprattutto moltissima "tecnica" a livello intellettuale-istintivo), di buoni sentimenti (a volte si esagera, quasi fossimo attori di telenovelas invece che chitarristi ), ma secondo me così ci si perde in un bicchier d'acqua.
Ricordiamoci che siamo prima di tutto musicisti, non riduttivamente "chitarristi" in senso stretto, e che per lo più suoniamo in un ambito che ci permette di agire al massimo del nostro istinto e della nostra espressività, se cerchiamo di "elevarci" facendo discorsi che starebbero bene in bocca a musicisti classici (che comunque a un certo livello parlano a loro volta più di espressione che di capacità strumentali) secondo me sbagliamo direzione e ci chiudiamo da soli in strade senza uscita.
p.s. un piccolo appunto: noi chitarristi abbiamo il brutto vizio di avere un punto di vista molto egoistico, nel ritenerci spesso i solisti per eccellenza o coloro che riescono ad arrivare per primi a chi ascolta, nel ritenerci gli unici o primi dispensatori di emozioni. Sarebbe bene eliminare dalla mente questo pensiero quando c'è perchè nella realtà delle cose non è assolutamente vero, un assolo bello e originale è sicuramente qualcosa di importante, ma non lo è neanche 1/4 di un pezzo suonato da una band in cui i musicisti si ascoltano e sottolineano acciaccature, accenti e tutte quelle cose tali da smuovere (mentalmente e fisicamente) il pubblico che ha di fronte. Almeno per me la soddisfazione è tripla. | |
Tratto da Musicoff forum, Gio Set 07, 2006 11:47 am:
Se la gente non apprezza può dipendere sicuramente da tanti fattori ma attenzione ad una cosa: la gente NON E' STUPIDA. Il primo errore di chi va a suonare fuori è quello di credere di essere un eletto di fronte a un pubblico di decelebrati. Ora, può essere vero che ogni luogo ha un suo tipo di pubblico (se uno va a suonare progressive metal in un locale da aperitivo si prende le sue responsabilità... ), ma per il resto da un lato ci sono molti più ascoltatori attenti in giro di quelli che si pensi, dall'altro se la gente non si smuove o non applaude è perchè si sta annoiando o non sta ricevendo nessuno stimolo e credetemi, è sempre meglio ragionare di autocritica in questi casi, perchè spessissimo vuol dire che qualcosa non funziona sul palco, non fuori. | |
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| Basta una serie di note. Il resto è improvvisazione |
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