 |
|
 |
| IL 15 CENTESIMI EMESSO IL 1° GENNAIO DEL 1863 |
|
|
 |
 |
 |
| Una bella lettera "primo giorno": il 1° di gennaio del 1863 la tariffa di primo porto passò da 20 centesimi a 15 centesimi. Per tale motivo le corrispondenze con questa data sono relativamente facili da trovare, in quanto molti utenti preferirono sospendere l'invio delle loro missive e risparmiare così sui costi di affrancatura, concentrando in un unico giorno le spedizioni degli ultimi giorni di dicembre. | |
|
 |
RINGRAZIAMENTI
Vorrei ringraziare, per ciò che leggerete nel seguito, alcuni amici, tra i quali Antonello Cerruti, Filippo Ferrario, Eric Werner ma anche tanti altri, per la loro disponibilità a fornirmi preziosi suggerimenti e tanto materiale da esaminare, senza la quale non sarei mai riuscito a centrare l’obbiettivo prefissato. |
|
Una edizione provvisoria in PDF del mio studio su questo francobollo è scaricabile dal seguente indirizzo web:
http://www.italianstamps.it nella sezione "Italia - Regno", oppure dalla pagina dei links di questo sito. |
|
|
 |
|
 |
|  | Un bel weekend decisi di mettere ordine nel raccoglitore dei francobolli del Regno di Vittorio Emanuele II, e mi resi conto di possedere un considerevole numero di esemplari del 15 centesimi “tipo Sardegna”.
Avevo peraltro letto, tempo addietro, lo studio particolareggiato di Emilio Diena su questo francobollo, ma senza approfondirne più di tanto i contenuti.
Pinzette e lente di ingrandimento, cominciai immediatamente a plattare (forse avrei dovuto scrivere “cercare di plattare”) i miei esemplari sulla scorta delle preziosissime informazioni fornite dal libro del Maestro.
Nel far ciò mi resi conto che una migliore rappresentazione degli esemplari di riferimento, unita alla disponibilità di immagini a grande definizione e a colori dei vari difetti avrebbe reso senz’altro meno laborioso il lavoro di identificazione delle varie posizioni.
Cominciai quindi a produrre le immagini digitali ad alta definizione di tutti gli esemplari in mio possesso, a plattarli, a confrontarli tra loro con l’ausilio del computer, annotando di volta in volta i difetti costanti che riuscivo ad individuare oltre a quelli già segnalati da Diena.
Lo studio della modalità di preparazione delle tavole litografiche mi aiutò a capire l’origine dei difetti caratterizzanti le diverse varietà del foglio e a distinguerli da altri difetti occasionali, anch’essi presenti sugli esemplari in circolazione, e non relazionabili alle tali varietà, quali ad esempio falle di stampa, intrusioni, etc.
L’approfondimento dello studio e la sempre maggiore confidenza con i difetti riscontrabili mi consentì, man mano che procedevo con l’esame degli esemplari che acquisivo, ad elaborare e perfezionare una “check list” mentale per individuare sempre più rapidamente le varie posizioni di appartenenza nel foglio.
Si sa bene che l’appetito vien mangiando, quindi cominciai a organizzare i miei appunti in una maniera più ordinata e lineare e di raccoglierli poi in una sorta di “manuale speditivo” per il plattaggio di questa emissione, che potesse essere utile non solo a me ma anche a chi desiderasse avvicinarsi a questo francobollo, senza necessità di approfondire l’argomento nei minuti dettagli riportati nello studio di Diena e in altri testi di filatelia classica.
Nelle pagine che seguono sono riportate le informazioni raccolte, le considerazioni fatte e gli appunti presi durante lo studio, in forma ordinata e (spero) facilmente leggibile, senza pretese di proporre alcunché di nuovo e con la speranza che possano essere di stimolo a chi, come me, un bel giorno deciderà di approfondire la conoscenza di questo bel francobollo. |
|
|
 |
| CENNI SUL FRANCOBOLLO E UN PO' DI STORIA | |
|
|  |
Il nuovo francobollo da 15 centesimi ebbe validità postale dal 1° di gennaio del 1863 (in coincidenza con l’adeguamento delle tariffe per la spedizione delle lettere) sino al 31 dicembre dello stesso anno.
Esso non presentava grandi differenze rispetto al suo predecessore da 20 centesimi, sino ad allora utilizzato per assolvere il 1° porto delle lettere fuori distretto.
Apparentemente, se non per la cifra riportata, era anzi volutamente simile, per motivi pratici soprattutto, in quanto doveva essere facilmente riconoscibile dagli impiegati postali addetti allo smistamento della posta, ormai abituati a vedere quel colore e quella forma sulla gran parte delle lettere da lavorare.
Nel 1862, poco dopo l’unificazione del Regno d’Italia, non esisteva ancora su tutto il territorio nazionale una tariffa postale univoca. Infatti, nelle nuove province, man mano che venivano annesse al novello Stato, si stabilivano in “via provvisoria” delle particolari tariffe che venivano fissate in funzione del preesistente ordinamento, ciò per ovvie ragioni di opportunità politica e con il fine di acquisire benevolenza tra i nuovi sudditi.
Ecco così che, mentre la tariffa ufficiale di primo porto del Regno di Sardegna e poi del Regno d’Italia (dal 17 marzo 1861) era di 20 centesimi, in Toscana era di 10 centesimi (limitatamente al territorio toscano), nelle province napoletane era di 2 grana (circa 8 centesimi) e in Sicilia di 10 centesimi, sempre limitatamente alle corrispondenze all’interno di quei territori.
Si cominciò quindi a pensare ad unificare la tariffa postale e, per non scontentare nessuno, inizialmente si pensò addirittura di ridurre la tassa per il primo porto a 10 centesimi. La non florida situazione delle finanze, dovuta allo sforzo bellico prima e alla riorganizzazione del nuovo Stato poi, suggerirono salomonicamente di imporre la nuova tariffa a 15 centesimi, a partire dal 1° gennaio 1863.
Da quella data doveva peraltro essere emessa la prima serie tutta italiana, di cui il Conte Ambiörn Sparre doveva essere il fornitore in forza di un contratto stipulato con il Ministero delle Finanze e in ragione dei dettami presenti nella Legge di riordino dell’Amministrazione Postale (L.604 del 5 maggio 1862 e successivo Regolamento applicativo R.D.891 del 21 settembre dello stesso anno), che ne sanciva le caratteristiche. Ma ad un certo momento fu chiaro che lo Sparre non sarebbe riuscito a rispettare il programma di consegne per consentire la distribuzione dei nuovi francobolli, in tempo per 1° di gennaio del 1863.
Si decise quindi di ricorrere a colui che tante volte ormai aveva risolto brillantemente le situazioni di emergenza nel periodo delle annessioni delle nuove province e della rapida espansione del territorio nazionale e quindi della domanda di francobolli: il Cavalier Francesco Matraire, di Torino.
Egli, in brevissimo tempo, riuscì a realizzare il nuovo francobollo da 15 centesimi, che da subito fu dichiarato provvisorio, in attesa dell’emissione della nuova serie, che allora ancora si credeva potesse avvenire ai primi del 1863. Questo francobollo era del tutto simile al suo predecessore, il francobollo da 20 centesimi azzurro della IV emissione di Sardegna, differenziandosi solo per il sistema di stampa, litografico piuttosto che tipografico, e ovviamente per il valore nominale.
Fu decretato quindi che tale francobollo dovesse essere in corso sino a tutto il febbraio di quell’anno, dopodiché sarebbe stato sostituito dalla nuova serie che ancora si sperava potesse essere emessa per il 1° di marzo.
Ma già dal gennaio le voci di una rescissione del contratto con lo Sparre si facevano sempre più concrete, per cui il Ministero delle Finanze si preoccupò di ordinare, ancora al Matraire, un ulteriore francobollo, sempre provvisorio ma più italiano: oltre al nuovo disegno vi era infatti, in legenda, un chiaro riferimento alla nuova Nazione, secondo i dettami della Legge di riforma postale; nasceva così il cosiddetto 15 centesimi “litografico” che si può ritenere a tutti gli effetti il primo vero francobollo tutto italiano. Nel frattempo, il 4 marzo, veniva per decreto posticipata la validità del 15 centesimi “Sardegna” sino alla fine di quel mese.
Ciononostante, anche a causa delle enormi quantità prodotte dal Matraire (stimate in circa 8 milioni di unità), la validità del 15 centesimi “tipo Sardegna”, con decreto del 19 di marzo, fu ulteriormente prorogata sino a tutto l’anno in corso, rendendo possibile quindi la sovrapposizione d’uso di questo francobollo con quello di nuovo tipo e, nell’ultimo mese di validità, anche con la prima serie ufficiale italiana, la famosa emissione De La Rue. |
|
|
 |
 |
|
 |
L’anno 1863, dal punto di vista storico-postale, è caratterizzato dalle molteplici alternative per l’assolvimento del 1° porto della lettera normale (15 centesimi): si riscontrano infatti lettere affrancate con i tipi della IV emissione di Sardegna (5 cent. + 10 cent.), con il 15 cent. “tipo Sardegna”, con quello “litografico” ed infine, nel dicembre, con l’emissione De la Rue nelle varie combinazioni possibili.
In particolare, volendo dettagliare i vari utilizzi:
- gennaio 1863: si nota ancora un discreto utilizzo della IV di Sardegna, sia perché la distribuzione del nuovo francobollo non fu capillare ma anche perché, con la riduzione delle tariffe, molti attesero l’inizio dell’anno per l’inoltro delle corrispondenze, facendo sì che le prime scorte approvvigionate si esaurirono in brevissimo tempo;
- gennaio–febbraio 1863: uso prevalente del 15 cent. “tipo Sardegna”, frequenti anche gli usi della IV di Sardegna;
- marzo-novembre 1863: uso prevalente del 15 cent. “litografico”, con un progressivo calare nell’uso del “tipo Sardegna”; già dal luglio 1863 le affrancature con quest’ultimo francobollo si possono ritenere interessanti, e sono molto rari gli esemplari annullati nell’ultimo trimestre (ottobre, novembre e dicembre 1863). Interessanti gli usi della IV di Sardegna.
- dicembre 1863: la nuova serie, la De La Rue, prende il sopravvento sugli altri tipi in circolazione. Sono molto rari gli esempi di affrancature con gli altri tipi. |
|
|
|  |
 |
|
 |
|
| L’effige veniva impressa a secco con il secondo metodo, cioè a coppie orizzontali. Come per la IV emissione di Sardegna non è infrequente trovare doppie effigi, ma anche triple effigi, e spesso sono riconoscibili sia la piccola che la grande incrinatura nell’impronta, testimonianza del fatto che i punzoni utilizzati erano i medesimi.
Nella pubblicazione di Zanaria-Serra (Catalogo storico descrittivo dei francobolli di V.E. II Re d’Italia – I Matraire d’Italia) è erroneamente riportato che l’impressione dell’effige veniva realizzata con il primo metodo (cioè singolarmente), ma ciò deriva da una errata interpretazione di una frase riportata su una comunicazione della Direzione delle Poste al Ministero delle Finanze riguardante l’opportunità di sostituire il 15 centesimi tipo Sardegna con il nuovo litografico, in quanto “ … i francobolli ora in uso possono bensì essere stampati in fogli di cinquanta o di cento, ma debbono poi essere battuti uno ad uno per l’impressione dell’effige sovrana in rilievo, il che è ragione di un gravissimo perditempo e rallenta notevolmente la fabbricazione”. Con ciò si intendeva che i fogli dovevano essere, uno per uno, rilavorati per l’esecuzione delle effigi e non che le effigi erano battute una per una.
La conferma dell’uso del secondo tipo di impressione dell’effige si ha immediatamente dall’esame di un foglio completo o una grande porzione di esso, dove compaiano doppie impressioni.
Si possono riscontrare anche per questo francobollo coppie con un esemplare con effige e l’altro senza, analogamente a quanto si osserva per il 20 centesimi della IV emissione di Sardegna.
A mio parere comunque, la maggior parte di tali coppie, tutte nuove, provengono dal frazionamento ad arte dei residui di stamperia ritrovati nell’officina del Matraire: infatti la gran parte di esse è senza gomma, e probabilmente sono il risultato di prove di impressione della testina effettuate su scarti di stampa.
Le coppie con gomma sono invece molto rare, e potrebbero provenire in effetti da fogli inoltrati allo smercio per errore. La tesi è avvalorata dal fatto che alcuni esemplari senza testina sono stati infatti ritrovati anche annullati, sia su busta che sciolti. Si contano sulle dita di una mano. |
|
|
 |
|
 |
|
 |
|  |
 |
|
 |
|
| Il francobollo fu realizzato in litografia, a differenza dei suoi gemelli della IV di Sardegna, che invece erano stati realizzati in tipografia.
Il procedimento litografico, rispetto a quello tipografico, era caratterizzato dalla semplicità e la maggior velocità di esecuzione; di contro la qualità delle riproduzioni si riduceva rapidamente dopo le prime tirature, a causa del deterioramento della tavola di stampa, richiedendone quindi continui rifacimenti.
È noto che il Matraire sicuramente preferiva questo tipo di stampa (egli, prima di essere un tipografo, era un ottimo litografo), e la necessità di produrre le ingenti quantità richieste in tempo per la scadenza improrogabile del 1° gennaio 1863, giorno in cui era previsto il cambio di tariffa da 20 cent. a 15 cent. per il 1° porto, già sancita con apposito decreto, lo favorì per convincere la Direzione delle Poste a favore di questo procedimento piuttosto che di quello tipografico, normalmente richiesto dall’Amministrazione pubblica in quanto ritenuto più sicuro al riguardo di possibili falsificazioni.
Una volta ottenuti i fogli stampati, analogamente a quanto si faceva per i francobolli di Sardegna, si procedeva, nell’ordine, con la gommatura del verso ed quindi con l’impressione dell’effigie sovrana all’interno dell’ovale centrale. |
|
|
|  |
 |
|
 |
|
| Dal confronto tra le due vignette, appare evidente la similitudine, anche dimensionale, tra i due francobolli, che consente di ipotizzare che il disegno litografico di partenza sia stato ricavato da un riporto dal 20 centesimi di Sardegna. |
|
|
 |
|
 |
|
| La gomma è opaca, ben stesa e molto tenace. Per eliminarla del tutto dagli esemplari usati sono necessari più lavaggi.
La carta impiegata nelle diverse tirature è bianca e fabbricata a mano, sottile e senza filigrana.
Esistono, ma molto rari, esemplari stampati su carta ricongiunta, come quello riportato in figura (fonte offerte online Auction Phila, 2011, dall’unica striscia di 6 esemplari nota). |
|
|
|  |
 |
|
 |
|
| Anche i falsi non sono frequenti, e si riconoscono facilmente se si ha una minima confidenza con le fattezze tipiche degli originali.
Ho individuato due tipi di falsi che si possono trovare in circolazione, di datazione più o meno recente.
Un primo tipo, più recente, è stato realizzato con stampa tipografica e impressione dell’effige sovrana realizzata mediante un calco dell’originale; è facilmente riconoscibile osservando la cornice di perle, che viene rappresentata con un motivo artistico “a greca” che solo da lontano ricorda le perle disegnate dal Matraire.
Un secondo tipo, di datazione più lontana ma posteriore agli originali, è invece realizzato in litografia con una effige grossolanamente imitata, per nulla simile agli originali, come quella che si riscontra talvolta su esemplari contraffatti della IV di Sardegna.
Questi francobolli non ricevettero mai la dentellatura, né per prova e neanche per sbaglio: quando si trovano sul mercato in questo stato essi sono stati palesemente oggetto di una contraffazione.
Esistono sul mercato innumerevoli frammenti con prove di stampa fronte-retro, alcune multiple, anche in combinazione con impronte di altri francobolli (sempre preparati dal Matraire), per la gran parte senza l’impressione dell’effige.
Sono ciò che rimane di una immensa mole di materiale di scarto ritrovato nella stamperia del Matraire. È inutile aggiungere che sono delle grandi curiosità e peraltro molto interessanti per chi vuole specializzarsi nello studio di questo francobollo ma che sicuramente non possono avere valutazioni quali quelle che spesso si riscontrano nelle transazioni filateliche.
Scarti di stampa e resti di stamperia sono stati infine utilizzati dai falsari per ricreare esemplari con effigi rovesciate o multiple, e tante altre varietà: da verificare sempre, in questi casi, la presenza della gomma e la sua originalità. |
|
|
|
 |
|
 |
| Nel blocco raffigurato è evidente come l’impressione dell’effige sia stata realizzata per coppie: si nota infatti come ciascuna coppia sia disallineata (in orizzontale) rispetto alla successiva ma soprattutto che anche le varie impressioni multiple riconoscibili siano allineate per coppie, evenienza molto improbabile nel caso che l’impressione fosse stata realizzata con il I metodo. |
|
|
|
| I vostri commenti e suggerimenti sono indispensabili! |
|
|
|
|
 |