GLI ANNULLAMENTI DI TARANTO NEL 1800
PREMESSE
Le mie origini pugliesi, pur non vivendo lì da più di 30 anni, mi hanno fatto interessare alla storia postale di quelle zone, ed in particolare a quella del capoluogo della provincia in cui sono nato, Taranto.
Ho cominciato quindi a raccogliere documenti postali recanti annulli di Taranto, sia in partenza (prevalentemente) che in arrivo o in transito.
Lo studio di questo materiale e la ricerca sulla bibliografia specifica mi ha permesso di scrivere alcuni appunti sull'argomento che spero qualcuno possa trovare almeno interessanti.

Gli annullamenti hanno avuto una grande importanza nelle organizzazioni postali di tutto il mondo, in quanto per mezzo di questi segni si individuavano tutte le caratteristiche di una missiva.
UN PO' DI STORIA POSTALE..
Nei secoli passati, non essendoci i moderni mezzi di telecomunicazione veloce, l’unico sistema per scambiare notizie, o conoscere degli accadimenti in paesi vicini e lontani, era la posta. Questa agli inizi non era organizzata nella maniera in cui noi la conosciamo, non esistevano le buche delle lettere e gli uffici postali, ma era improvvisata, affidata a viaggiatori, mercanti o gente che si sapeva dovesse andare nei posti in cui si desiderava inoltrare della corrispondenza.

Successivamente, si ritiene già dal 1200, cominciarono ad organizzarsi embrioni di sistemi postali, a cura soprattutto della Chiesa (per comunicare con vescovati, abbazie etc. sparsi in Europa) e poco più tardi delle Università, per lo scambio di informazioni tra docenti e notizie tra gli studenti e i propri parenti. A seguire si formarono le prime Compagnie di Corrieri, a servizio soprattutto delle corporazioni mercantili (in Italia, Toscana, i primi esempi già nel 1260) e delle varie Signorie del tempo.
Ma un vero e proprio servizio postale bene organizzato, aperto anche alle epistole pubbliche, lo si comincia a vedere a Milano prima con Galeazzo Visconti (seconda metà del ‘300) e poi sotto il Duca Francesco Sforza (1450-1466).

Solo intorno al 1500, i Sovrani e le Potenze del tempo, soprattutto quelle commerciali, cominciarono a capire l’importanza dell’organizzazione e della gestione dei servizi di posta, e grazie alle consulenze di intraprendenti privati (i Tasso, meglio noti come Taxis, di origine italiana), si crearono le basi per lo sviluppo di vere e proprie reti postali ben organizzate, adatte a soddisfare le esigenze di uno scambio epistolare sempre più crescente al crescere dei commerci e della conoscenza, esigendo ovviamente un compenso in cambio dei i loro servigi.
Ancora non vi erano bolli particolari, se non quelli dei Corrieri che provvedevano al servizio, o quelli dei mittenti qualora trattavasi di personaggi noti o istituzioni, ma solo segnature al recto delle missive, di solito a penna, per indicare urgenza (ad esempio la parola “cito”, o “preme”), provenienza, etc..
PERCORSI DELLA POSTA NEL 1563
Consuetudine di quel tempo era comunque l’uso di ricevere il compenso, dovuto per l’inoltro della corrispondenza, dal destinatario e non dal mittente, salvo in rari casi in cui allora la lettera veniva denominata “franca”. Tale usanza era giustificata sia dalla maggior sicurezza di veder arrivare le missive a destinazione che per una forma di “cortesia” verso il destinatario, che si sarebbe sentito offeso qualora il prezzo della spedizione fosse stato già assolto dal mittente. È da evidenziare che, anche se le lettere viaggiavano attraverso paesi belligeranti tra loro, il segreto epistolare veniva comunque mantenuto: questo aspetto fu, tra gli altri, di grande stimolo allo sviluppo della comunicazione postale e dei sistemi di posta. Salvo alcune eccezioni (vedi Censura Militare nelle due grandi guerre), questa caratteristica si è perpetrata sino ai giorni nostri.

Infine, con l’inizio del XVIX secolo, il sistema postale tradizionale nel frattempo divenuto pubblico a tutti gli effetti, subì una grande riorganizzazione, soprattutto nel meccanismo amministrativo, con l’avvento di Napoleone e delle sue Riforme. Tramite particolari bolli, sulle missive si rese possibile l’identificazione dello “status” della corrispondenza (provenienza, date, porto dovuto e porto pagato o franca, raccomandata etc.); le bollature, da questo momento, diventano la principale caratteristica delle corrispondenze a venire, e grande diletto dei collezionisti di storia postale.
IL CAMMINO DI PUGLIA
Nei prossimi capitoli mi diletterò a sviluppare l’argomento bollature con particolare riguardo all’Officina Postale di Taranto, che a quel tempo ancora dipendeva da Lecce e ricadeva nella provincia di Terra d’Otranto.

L'officina postale di Taranto si trovava sul cammino postale cosiddetto “di Puglia”.
Questo cammino era uno dei sei principali percorsi di posta dell'antico Regno di Napoli: essi, partendo tutti da Napoli, collegavano la Capitale alle Province più lontane del Regno. A Napoli era infatti ubicata la Direzione Generale nonchè la principale Officina Postale del Regno, da dove passava praticamente tutta la corrispondenza in corso.

Il Cammino di Puglia, tra Napoli e Taranto, intercettava ben 17 officine postali, tra le quali Avellino, Foggia, Canosa e Bari. Esso proseguiva quindi per Otranto, dove infine terminava.
IL PERIODO PREFILATELICO
Dalla fine del ‘700 e con l’inizio dell’ ‘800, nel Regno di Napoli si prese ad utilizzare in tutte le officine postali la bollatura in partenza.
Alcune località ebbero da subito il bollo nominativo, altre utilizzarono la scrittura manuale per soddisfare la nuova norma.

Taranto fu una delle località che prima ebbero in dotazione tale annullo, che era scritto in corsivo (C).

Successivamente all’occupazione francese del 1805 e la riorganizzazione amministrativa sugli schemi napoleonici, tale bollo fu sostituito, nel 1808, da un altro scritto in stampatello diritto (SD), ancora con il nome della località, e quest’ultimo fu utilizzato almeno sino al 1825 (anni per i quali posseggo alcuni esemplari), quindi anche dopo la restaurazione dei Borboni avvenuta nel 1814.

Dal 1826 in poi, progressivamente in tutto il Regno, appare un tipo di bollo con dicitura in cartella ovale, che poi venne utilizzato sino alla riforma del 1858 e anche oltre.

Di questo tipo se ne conoscono due diverse impronte, la prima (Tipo Ov1) utilizzata sino almeno al 1848 (dagli esemplari di cui sono in possesso) e apposta sempre in colore nero, la seconda (tipo Ov2) successivamente e sicuramente dal 1855 in poi (a giudicare dagli esemplari in mio possesso), quest’ultima utilizzando invece il colore rosso.

Sia con i primi bolli che con quelli a cornice ovale apparsi successivamente, non era presente, sulla sovracoperta, alcunché che indicasse la data di partenza della corrispondenza. Solo in alcune Officine principali del Regno veniva utilizzato al verso un bollo in rosso indicante la data di arrivo o di transito con la sigla dell’Officina.
TARANTO 22 maggio 1818 (Tipo SD)
TARANTO 25 luglio 1856 (Tipo Ov2)
PERIODO FILATELICO
(Regno di Napoli, 1858-1860)
Con la riforma postale e l’introduzione dei francobolli dal 1° di gennaio 1858, le lettere in partenza da una determinata località prevedevano l’applicazione dell’adesivo in alto a sinistra, e l’obliterazione di questo con un particolare annullatore (dicitura “ANNULLATO” in cartella rettangolare) regolarmente fornito a quella data in quasi tutte le officine postali del Regno, mentre nella parte in alto a destra doveva continuare ad essere apposto il bollo della località di partenza.

Verso la metà del 1859 (giugno), arrivò, anche a Taranto, il nuovo bollo circolare con datario da apporre a destra in alto dei pieghi, al posto del vecchio bollo ovale. Il francobollo continuava ad essere obliterato con il solito annullatore in cartella rettangolare.

In arrivo o transito, solo Napoli utilizzava dei bolli ad hoc per questo scopo, apposti al verso della missiva.

Nell’agosto del 1860 in tutto il Regno di Napoli apparvero, come bolli obliteratori al posto del consueto “ANNULLATO” in cartella, i famosi e discussi “svolazzi”.

Motivo dell’introduzione di questi annulli era sempre il medesimo, e cioè il desiderio di ridurre le frodi postali, che purtroppo assillavano l’Amministrazione postale napoletana molto più di quelle di altri Stati: infatti con il precedente bollo (che era uguale in tutti i 154 uffici del Regno) la riutilizzazione di un francobollo già usato, semplicemente ricoprendo con la nuova obliterazione l’impronta esistente, era relativamente semplice da realizzarsi, soprattutto se esisteva la complicità dell’impiegato addetto all’annullamento delle missive. I nuovi annulli invece, precludevano questa possibilità, essendo di tipi e forme diverse da ufficio a ufficio; in particolare furono approntati 36 diversi modelli che furono distribuiti nei 154 uffici postali del Regno, quindi con una media di 4-5 officine postali dotate del medesimo modello di annullo.

L’ufficio di Taranto fu provvisto del timbro n.13, secondo la classificazione corrente che fu indicata da Emilio Diena. Lo stesso annullo fu fornito agli altri uffici di Altamura, Ischia e Lauria.

L’uso di questo annullo durò poco, anche perché nel frattempo arrivarono i Mille e Garibaldi, che nel settembre 1860, deposto il Re Ferdinando II, assunse il controllo dell’ex Dominio di quà del Faro, dichiarando la Dittatura; nell’ottobre 1860, con un plebiscito popolare, i napoletani scelsero di passare sotto il Regno di Sardegna; nel novembre dello stesso anno fu nominato un Luogotenente del Re di Sardegna, che avrebbe accompagnato la novella Provincia del Regno sino alla definitiva annessione a tutto titolo nel Regno d’Italia che nel frattempo si era formato.
BOLLI ACCESSORI
Il bollo FRANCA veniva utilizzato per le corrispondenze “franche” in partenza, cioè già affrancate dal mittente; a volte anche usato per meglio contrassegnare una lettera in franchigia.

Il Bollo ASSICURATA veniva invece apposto alle lettere che oggi noi chiamiamo “Raccomandate”, cioè registrate (con apposito numero scritto in alto a sinistra) e che dovevano essere comunque anche “franche”.

Il bollo DI REAL SERVIZIO veniva invece applicato nei casi in cui la corrispondenza fosse in franchigia, ovvero esente dal pagamento della tassa di spedizione, perché scritta o diretta a funzionari pubblici.

Questi bolli, introdotti in periodo prefilatelico, continueranno ad essere utilizzati anche successivamente alla riforma postale, secondo le vecchie modalità, ad eccezione del bollo FRANCA che, sostituito di fatto dall’uso dei francobolli, verrà utilizzato raramente e in particolari eccezionali combinazioni di bollatura.
DITTATURA E LUOGOTENENZA
(186O-1861)
In questo periodo (dalla caduta del Regno di Napoli, settembre 1860, alla proclamazione del Regno d’Italia, il 17 marzo 1861) le regole postali venivano lentamente uniformate a quelle sarde prima e successivamente a quelle italiane.

Inizialmente furono senz’altro tollerati i vecchi sistemi borbonici di gestione della cosa postale, ma lentamente cominciarono ad affermarsi le regole del nuovo ordinamento che, ad esempio, prescriveva che a tergo delle corrispondenze ci fosse una bollatura d’arrivo.

Garibaldi prima (Dittatura, dal 7 settembre 1860 all’8 novembre 1860) e l’Amministrazione luogotenenziale dopo (Luogotenenza, Farini e Eugenio di Savoia-Carignano, dal 6 novembre 1860 sino al 16 marzo 1861), provvedettero ad emettere nuovi francobolli.

All'inizio furono emessi solo quelli destinati alla affrancatura dei giornali (il 1/2 tornese azzurro da Garibaldi e la Crocetta da Farini): infatti i giornali, essendo letti dal ceto medio-borghese, rappresentavano un ottimo mezzo di diffusione e affermazione del nuovo ordinamento politico nell’ex Regno delle due Sicilie, anche perché si era appena svolto il plebiscito di annessione al Regno d’Italia (21 ottobre 1860) e sembrò quindi opportuno evidenziare anche per mezzo dei francobolli ivi applicati i cambiamenti in atto.

Solo nel febbraio del 1861 cominciò la distribuzione dei valori destinati alla corrispondenza di tutti i tipi, la cosiddetta serie delle Province Napoletane (8 valori, dal 1/2 tornese al 50 grana). A Taranto si riscontrano però solo a partire dal maggio 1861, quindi già in periodo di Regno.

Gli annulli e i bolli, invece, continuavano ad essere i medesimi: questo periodo è infatti caratterizzato dall’uso dell’annullo a svolazzo, accompagnato dal bollo a cerchio borbonico sulla sovraccoperta, prima impresso in rosso (dall’agosto 1860 sino alla fine di gennaio 1861) e poi in azzurro.
REGNO D'ITALIA
(1861-1866)
Con l’avvento del Regno d’Italia, il 17 marzo 1861, anche l’Ufficio di Taranto si adeguò, progressivamente, ai canoni e alle regole delle Poste Sarde, ora estese a tutto il territorio nazionale.

Si continuò ad usare il cerchio a data borbonico sino a tutto il 1862, in attesa della fornitura dei nuovi bolli (i cosiddetti sardo-italiani): esso continuò ad essere impresso in colore azzurro sino alla fine di aprile del 1861, poi in nero. Dalla fine di marzo 1861 esso cominciò ad essere utilizzato anche come annullatore dei francobolli (oltre ad essere ripetuto sulla sovraccoperta), mandando definitivamente in pensione lo “svolazzo”.

Questo bollo lo si riscontra pertanto sui francobolli dell’ex Regno di Napoli, allora ancora in uso, sui nuovi francobolli delle Province Napoletane con l’effigie di Vittorio Emanuele e valuta in grani e tornesi e sui francobolli italiani con valuta in centesimi di lire (cioè la IV di Sardegna, sia dentellata che non).
Nel gennaio 1863, quando finalmente venne fornito dall’Amministrazione il nuovo bollo italiano (doppio cerchio con rosetta), il cerchio borbonico andò definitivamente fuor d’uso.

Il bollo a data borbonico fu utilizzato anche in transito e in arrivo, al verso dei pieghi, ma a partire dagli ultimi mesi del 1861. Le prime corrispondenze in mio possesso, dirette a Taranto e bollate in arrivo al verso, risalgono al novembre 1861, e le riscontro sino alla fine del 1862. Dal 1863, anche al verso come per il recto, venne utilizzato il nuovo annullo a doppio cerchio italiano.
IL BOLLO BORBONICO IMPRESSO IN AZZURRO E NERO
Nel periodo che va dal 1° di febbraio (sicuramente) a tutto aprile del 1861, il cerchio borbonico, come già si è accennato, venne impresso anche in colore azzurro.

Questo bollo, impresso in azzurro, fu usato anche come annullatore per meno di due mesi, dalla fine del marzo a tutto l’aprile del 1861. Fu usato prevalentemente su francobolli del Regno di Napoli, in quanto i francobolli delle Province Napoletane apparvero in quantità a Taranto solo a partire dal maggio 1861. Sono pertanto rarissime le affrancature con francobolli delle Province Napoletane annullate a Taranto con il cerchio borbonico azzurro.

Dal maggio 1861, in coincidenza dell’uso massivo a Taranto dei francobolli delle Province Napoletane, il colore azzurro venne sostituito dal colore nero: di conseguenza, mentre è molto comune riscontrare annullamenti di Province con il colore nero (sino al sino al termine di utilizzo di questi ultimi nell’ottobre 1862), è invece alquanto raro trovare affrancature con francobolli napoletani annullate con il cerchio borbonico impresso in nero. Infatti i francobolli borbonici rimasero ancora in circolazione sino al luglio 1861(quindi per circa tre mesi) ma in realtà già dalla fine di maggio di quell’anno cominciarono a scarseggiare, progressivamente sostituiti da quelli per le Province. Sono pertanto molto pregiati gli annullamenti del periodo giugno-luglio 1861 sui francobolli borbonici, così come le affrancature miste con i nuovi valori per le Province, che si riscontrano dal maggio sino al luglio.
I quattro tipi di bolli prefilatelici di TARANTO
TARANTO 26 Agosto del 1800 (tipo C)
TARANTO 7 aprile 1848 (Tipo Ov1)
Periodo prefilatelico: descrizione delle immagini
In queste quattro immagini sono riportati esempi di utilizzo degli annulli di Taranto in periodo prefilatelico.
Il primo piego è uno dei pochi noti con l'impronta in rosso del corsivo di Taranto, utilizzato ai primi dell'800, che è rarissimo (immagine tratta da "Vollmeier-Mancini Storia Postale del Regno di Napoli".
TARANTO 3 marzo 1859 (Tipo Ov2)
TARANTO 22 dicembre 1859 (Tipo C rosso)
TARANTO 21 agosto 1860 (Svolazzo Tipo 13)
Bollo di REAL SERVIZIO utilizzato a Taranto
Periodo Filatelico: descrizione delle immagini
Nelle figure sono riportati documenti contenenti i vari tipo di bolli utilizzati in questo periodo, e l'impronta del bollo "di Real Servizio" utilizzato a Taranto.
TARANTO 23 Settembre 1860 (Dittatura)
TARANTO 12 marzo 1861 (Luogotenenza)
Dittatura e Luogotenenza: descrizione delle immagini
Due splendidi esempi di svolazzo (n.13) accompagnati dall'annullo borbonico nei due colori tipici del periodo (prima in rosso e poi in azzurro).
N.B.: Le due immagini riportate per rappresentare il periodo provengono da aste pubblicizzate sul web.
TARANTO 12 aprile 1861 (Regno d'Italia)
TARANTO 25 giugno 1861 (Regno d'Italia)
Regno 1861-66: dscrizione delle immagini
N.B.: le due immagini riportate per rappresentare il periodo provengono da aste pubblicizzate sul web.
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