IL SITO DI ENZO ARENA
A CONTI FATTI....SPECULAZIONE ED EVASIONE FISCALE
Secondo uno studio dell’ISAE (Istituto Studi e Analisi Economica) il 70% degli italiani ritiene di non guadagnare il tanto necessario per condurre una vita dignitosa.
Il dato appare attendibile perché l’ISAE l’ha rilevato da un campione rappresentativo di 24 mila italiani nello scorso anno 2005.
Contemporaneamente il CENSIS rileva la statistica di un altro 70% di italiani che pensano che nel nostro Paese stanno aumentando economia sommersa ed evasione fiscale.

Sorge, dunque, una riflessione.
Su 38,5 milioni di contribuenti Irpef solo 200 mila avevano dichiarato un reddito lordo superiore a 100 mila euro, e che solo 1.081 contribuenti avevano dichiarato più di un milione di euro.
Come si concilia questo dato con l’iscrizione al registro nautico di 65 mila imbarcazioni di lunghezza superiore ai 17 metri o con il crescente numero di Porsche e, comunque, auto di lusso di grossa cilindrata acquistate? Oppure come si spiega un quasi 25% in più di acquisti di oggetti d’arte? Oppure come si spiegano il milione di compravendite di immobili nel 2003 e le altre 870 mila del 2004 (valore stimato dal Censis di 132 miliardi di euro)? Come si giustifica che nei primi cinque mesi del 2004 in Italia è stato acquistato il 36% in più di case per le vacanze?, e cosi via.
Insomma, dove li prendono tutti questi soldi gli italiani?.

In cinque anni c’è stato un aumento record della spesa di quasi il 50%.
Le statistiche, però, non distinguono. Perché a far crescere una voce di spesa basta una parte degli italiani che si aggira sul 30%.
E le statistiche, invece, attribuiscono in generale l’aumento della voce di spesa anche a tutte le altre famiglie italiane che “a far media” si vedono crescere il loro patrimonio di un irreale 5% l’anno.
I mutui immobiliari, intanto, sono aumentati del 30%
L’ipotesi più accreditata è, perciò, che è cresciuto l’indebitamento delle famiglie, non la ricchezza.
Si scopre così che negli ultimi cinque anni il Paese si è diviso tra chi ha guadagnato moltissimo e chi ci ha rimesso.

Ma in realtà di quali famiglie si tratta?
Sappiamo che il PIL è cresciuto pochissimo (in media lo 0,7% durante il governo Berlusconi), che le retribuzioni hanno rallentato o bloccato la crescita, così come il reddito delle famiglie dei lavoratori dipendenti.
La riduzione delle tasse, tanto pubblicizzata nella scorsa campagna elettorale da Berlusconi, risulta falsa o, comunque, ha influito poco o nulla sul lavoratore dipendente.
Infatti nell’ultimo decennio il carico fiscale che grava sul reddito delle famiglie è passato dal 27,9% al 27,8% (- 0,1%).
La politica fiscale di Berlusconi è stata caratterizzata, invece, dalle tasse occulte: basti considerare solo l’aumento delle tasse sulla liquidazione dei lavoratori dipendenti (dal 18 al 23%) che ha portato due miliardi di euro nelle casse dello Stato.
Non è difficile immaginare, perciò, che quella liquidità crescente della spesa sia frutto non solo di coloro che con l’euro ci hanno guadagnato, incentivati da un governo che, anzichè vigilare nel passaggio dalla lira all’euro, ha lasciato invece che i prezzi andassero alle stelle. Ma è anche frutto di circuiti sommersi e di evasione fiscale.

In questo clima di crescita zero, chi è ricco, benestante, speculatore o evasore ha comprato case in contanti, chi non lo è si è indebitato poi con i mutui pagando in euro, alla speculazione incontrollata dei prezzi, quasi il doppio del suo controvalore reale rispetto alla lira.

Si deduce poi che in Italia vige anche una esagerazione senza limiti di evasione fiscale, dovuta alla responsabilità dei condoni fiscali e di scudi protezionistici (17 sanatorie in 5 anni) che stimolano una economia delle scappatoie e delle furbizie, sicchè l’evasione è diventata non più una eccezione ma una regola codificata, che ha assunto una consistenza vergognosa.
Nel 2001 l’evasione era di 140 miliardi di euro, nel 2005 è stata indicata in 248 miliardi di euro.
Sono le stime dell’Agenzia delle Entrate, dichiarate dal suo presidente Raffaele Ferrara su documenti ufficiali.
Significa che in questi 5 anni abbiamo perso noi italiani circa 100miliardi di euro restati in tasca ad alcuni (sempre italiani) che hanno evaso il fisco.
In mezzo a questi 5 anni c’è poi l’entrata in vigore dell’euro; ed è evidente che chi ha speculato sui prezzi non solo si è messo in tasca molti soldi di più, ma neppure li ha dichiarati al fisco: a quei 100 miliardi che mancano si potrebbero aggiungere, dunque, anche le evasioni costituite dalle plusvalenze speculative sull’euro omesse nelle false dichiarazioni del lavoro autonomo, dei commercianti e dei professionisti.

E’ vero che diminuiscono le imprese totalmente in nero, ma cresce vertiginosamente l’area di evasione fiscale delle imprese regolari, che è molto negativa per lo sviluppo, perché adesso l’Italia è divisa tra chi è onesto (ed è sempre il più povero a pagare le tasse), e gli altri che si arricchiscono occultando ingenti guadagni non dichiarati e che non vogliono pagare neppure con lo sconto del cosiddetto “condono preventivo”.
A CONTI FATTI.......IL CONTO NON TORNA..!

18/06/2006

( ENZO ARENA )
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