IL SITO DI ENZO ARENA
QUANDO LA BASSA POLITICA PARTORISCE I MOSTRI.

La bufera giudiziaria che ha investito la settimana scorsa alcuni massimi protagonisti della politica suscita riflessioni non tanto per la sorpresa, ma quanto per le circostanze che sono sopravvenute subito dopo.
Le indagini sono ancora in corso, ma senza remore i falsi paladini della libertà non risparmiano gli attacchi alla magistratura anzichè pretendere che si faccia chiarezza su vicende di inaudita gravità.
Infatti l’applauso bipartisan che ha salutato il discorso di Mastella contro la magistratura, gli interventi di solidarietà che si sono succeduti nell’aula del Parlamento, a cominciare dallo stesso Prodi che si rivolge al Ministro affinché resti al suo posto, dimostrano una cosa sola:
CHE LA CASTA DELLA POLITICA NON SI TOCCA.
Stavolta, però, il marpione ricattatore, alle 18,30 di lunedì 21, si dimette da ministro e ritira il sostegno al governo. Non certamente per il disonore in cui si è cacciato, ma soltanto perché nella maggioranza del centrosinistra gli “è mancata la piena solidarietà di amici e alleati”.
Oltre al Ministro Mastella e alla moglie(presidente del Consiglio Regionale Campano) sono coinvolti nell'inchiesta diversi politici e amministratori pubblici, nonché esponenti dell'Udeur. In totale sono 23 le ordinanze di custodia cautelare eseguite dai Carabinieri, quattro in carcere e 19 ai domiciliari; e poi tre provvedimenti interdittivi da funzioni pubbliche.
I reati contestati sono, a vario titolo, associazione per delinquere, falso in atto pubblico, corruzione, concussione e turbativa di appalti.

In Sicilia, intanto, viene letta la sentenza con la quale si condanna a 5 anni il Presidente della Regione Salvatore Cuffaro per aver favorito personaggi accusati di diversi reati tra cui l’associazione mafiosa, per la quale risultano condannati assieme a lui.
In essa sono enunciate le responsabilità di Cuffaro per aver diffuso notizie che hanno agevolato Cosa Nostra, ma non è stato riconosciuto che lui abbia condiviso i fini dei singoli personaggi associati alla mafia.
Insomma il Presidente Cuffaro è stato considerato soltanto un “chiacchierone imprudente” e come tale gli è stata esclusa l’aggravante di essere considerato un associato.
Tuttavia a questo “innocente ingenuo semplicione” è stata comminata la condanna a 5 anni e l’interdizione dai pubblici uffici, però la sentenza non è esecutiva, per cui la nostra Sicilia subisce ancora la vergogna di restare governata da una persona “non resa dimissionabile” e sulla cui testa, nonostante l’esclusione dell’aggravante, pesa una condanna durissima.

Mastella e Cuffaro, tra gli orribili applausi della casta parlamentare (e le veglie di preghiera dei loro cortigiani), si proclamano entrambi innocenti, vittime ed ostaggi della magistratura: parole pesanti che, pronunciate da un Ministro e da un Presidente di Regione, esprimono il loro basso senso dello Stato, di cui invece vestono importanti funzioni istituzionali.
Non importa la morale, l’etica, l’immagine negativa che si trasmette al Paese e all’opinione pubblica, che oggi avrebbe tutto il diritto di chiedersi sul serio se la mafia e l’antipolitica si trovino nel Paese o nel Palazzo.

E’ il triste scenario di cronache dolose della travagliata storia d’Italia che, collassata dal malcostume della prima repubblica e poi corrosa dalle avide nefandezze del Berlusconismo, ha prodotto il dilagare di una cultura patogena che fa strazio del diritto, dell’etica e della politica.
Ma come tutte le altre vicende di malaffare e di bassa politica anche queste ultime “comparsate”, convenientemente addolcite da giornali servili e da televisioni compiacenti, vengono manipolate per costruire nell’opinione pubblica l’assoluzione o la condivisione mediatica al di là di quella realtà sottratta alla prova dei fatti.
E’ la patogenesi strategica di un sistema di potere che vuole disattenzionare dal marcio che ci circonda, legittimare i notabili della casta che dovrebbero stare in galera ed infine assuefarci alle logiche dei furbetti e dei cortigiani delle mafie.
Ed è oltremodo disdicevole che ancora mezza Italia resti ammaliata dalle stramberie delittuose dello stregone di Arcore, a cui si rende complice l’incauta irresponsabilità di quelle schiere, che accorrono ai suoi gazebo o alle sue adunate oceaniche, inclini a quel fenomeno culturale della civiltà dei consumi, a cui nessuno vuole sottrarsi, cioè una civiltà cannibalesca in cui la sola ragione che conta è il latrocinio reciproco in una società che predica l’arricchimento attraverso il furto generale.
Ma “GALANTUOMO NON FU MAI IL RICCO”. E Berlusconi è il simbolo perverso di questo fenomeno che tutti vorrebbero imitare.
E’ l’uomo nuovo unto del Signore, all’occorrenza barzellettiere e canterino, che con il sorriso beffardo dell’imbonitore traffichino allieta ed istupidisce i poveri diavoli col suo genio di produrre ricchezza:
affarista di origine incerta ed ingrossato col privilegio concessogli dalle consorterie del potere, accumula ricchezze in tutti i campi dell’economia, falsifica bilanci, evade il fisco, scende in politica sotto la falsa bandiera di combattere contro i politicanti, inganna gli elettori, modifica le leggi a suo vantaggio, demolisce la giustizia, corrompe istituzioni, trasforma la sua impresa finanziaria in partito, poi lo scioglie e lo reinventa il mattino dopo, assolda pseudointellettuali, imbarca sulla nave della sua politica gli illusi, emergono i vecchi democristiani d’un tempo, sgherri impuniti, uomini addomesticati, commedianti arrivisti, avvenenze femminili in cerca di un “imprimatur”.
Il tutto alla luce di un conflitto d’interessi che viene dall’illegalità e genera illegalità, proteso ad accrescere il suo impero attraverso la propria organizzazione barattiera e a difenderlo senza scrupoli con la diffamazione, la menzogna, la corruzione.

Poi, dopo le sue stagioni di governo, viene battuto per una manciata di voti ed è costretto a passare la mano ad un governo di centro-sinistra.
Ma qualcuno a sinistra, il nuovo PD di Veltroni, si è convinto che la sconfitta lo ha reso innocuo e comincia ad intavolare negoziati che presuppongono intese da inciucio sottobanco col cavaliere, vagheggiando una sua eventuale disponibilità al varo delle riforme con una operazione tra burocrazie di partito destinata a ingabbiare e spegnere il dissenso sociale, le lotte e le mobilitazioni popolari.
Ma il cavalier Berlusconi, portatore di un gigantesco conflitto d’interessi, gli strali velenosi non li ha rimossi mai, mira al suo potere assoluto ed ordisce la trama del ribaltone con la sua arma di sempre che oserei chiamare “criminofilìa”.

Infatti l’ultima rivelazione è del quotidiano ”la Repubblica” per una fuga di notizie in riferimento alla indagine per la quale Silvio Berlusconi è indagato dalla Procura della Repubblica di Napoli per corruzione ed istigazione alla corruzione di senatori al fine di far cadere il governo Prodi sul voto alla Finanziaria.
Il coinvolgimento di Berlusconi è scaturito da intercettazioni telefoniche ove si fa riferimento addirittura ad un incontro di Berlusconi con il senatore Randazzo, nel corso del quale sarebbe stata prospettata al parlamentare la possibilità, se avesse "cambiato cavallo", di essere "nel prossimo esecutivo o viceministro degli Esteri o sottosegretario con la delega per l'Oceania".
A notizia pubblicata insorge con tanto vittimismo il cavaliere e, atteggiandosi a martire della persecuzione, fa sproloqui deliranti contro magistrati, giornalisti e politici.
Poi l'affondo si sposta contro la Rai dove lavora "chi si prostituisce o chi è di sinistra".
Parole pronunciate dall’immorale Silvio, nella telefonata con Saccà, mentre "suggerisce" il nome di alcune avvenenti attrici da raccomandare.

Certamente non scandalizza nessuno se l’arzillo cavaliere è morbosamente attratto dalle avvenenti bellezze che poi (dalle intercettazioni telefoniche) attenziona all’amico Saccà per una loro collocazione in RAI, ma è interesse dei cittadini sapere se c’è stata la tentata corruzione di senatori.
Soprattutto perché si tratta di una vicenda di grande rilievo politico che coinvolge addirittura il capo del maggior partito d’opposizione.
Perché quello che inquieta di questa vicenda è il gioco politico col quale un ex presidente del Consiglio, sprezzante di ogni regola democratica, voleva comprarsi alcuni senatori per tornare al potere con mezzi illeciti.

Senza dubbio, se le intercettazioni telefoniche e la loro pubblicazione costituiscono violazione ed indebita interferenza nella vita privata, tuttavia tali vincoli devono essere comparati con l’esigenza, altrettanto giustificata, d’informare la gente su circostanze che hanno comunque un interesse pubblico, soprattutto quando maggiore è l’esposizione pubblica di una persona, come i parlamentari, i ministri, i sindaci o i politici in genere che si macchiassero di illeciti penali o moralmente riprovevoli.
Ma in Italia, si sa, che i reati commessi da uomini eccellenti finiscono sempre in prescrizione e le intercettazioni servono solo per far scoprire una nazione dove la politica non governa più nulla; anzi, per effetto di riforme di giustizia prodotte dai governi di destra o di centrosinistra, viene cancellato dai codici il principio di comminare pene severe agli imputati potenti.
Tutto questo, purtroppo, si sviluppava e si sviluppa tuttora nella disattenzione generale, quando il senno della ragione dormicchia facendo scivolare la politica sempre più in basso.
Ed allorquando il livello della politica sprofonda nella bassezza morale si finisce sempre per partorire i mostri che degradano la democrazia e la nostra Repubblica.

ADDI', 21/01/2008
( ENZO ARENA )
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