IL SITO DI ENZO ARENA
ELEZIONI POLITICHE 2008: UN DELITTO COLLETTIVO.

Voglio premettere innanzitutto che io sono per le scelte di coerenza etica,non per le furbate elettorali, non per le mediazioni strategiche o le strizzatine d’occhio che fanno vincere le elezioni, perciò vorrei guardare i fatti non per quello che pretendono di farci credere, ma per quello che essi sono.
Anche a me, uomo di sinistra, l’esito elettorale ha prodotto uno stato di costernazione totale, ma sono indotto a non dover cercare ad ogni costo le responsabilità in noi, ma nelle difficoltà a far penetrare le nostre proposte in un pubblico nel quale il potere politico-economico ha propinato l’ideologia della entusiastica incoscienza.
Mi sembrano, dunque, patetici i commenti che leggo sui blog, non perché le critiche siano demoralizzanti o le loro esortazioni autoflagellanti, ma perché, nella confusione dell’analisi frettolosa, la capacità di giudizio non coglie il segnale della mancanza di visioni alternative e di valori coerenti, che nella nostra immatura democrazia ha favorito l’imperversare dei pericoli dell’indifferenza verso le grandi motivazioni politiche e sociali.
Da queste riflessioni bisogna partire per ricavarne risposte concrete e per restituire una verità a quel che è stato il responso delle urne.
E’ prevalsa la potenza delle televisioni, dei mass media e dei soldi, facendo emergere gli “showmen” politici che hanno illuso i cittadini-spettatori sino a far diventare tutti un gregge di depressi e di guardoni, capaci di spostare i voti come quelli delle “nomination” del Grande Fratello o dell’Isola dei Famosi.
La politica diventa solo “folklore”, non più scienza, allorquando non si affrontano i grandi temi ideali di trasformazione del sistema, mentre i termini della lotta si spostano nello show e nella marmellata del dibattimento-spettacolo, in cui l’istrione Berlusconi è molto efficace a promettere meno tasse, case per tutti, città sicure e riforme.
In altri momenti, però, le vere riforme venivano fatte per ridurre le disuguaglianze sociali, per lo statuto dei lavoratori, per i diritti civili. Adesso si fanno per favorire i soliti plutocrati e per condurre allo sfascio l’unità nazionale.

E’ stata, infatti, una campagna elettorale in cui le uniche idee di Berlusconi sono state le baggianate centrifugate nella poltiglia delle confusioni sociali per carpire consensi all’alienazione ed alla fragilità culturale.
Tv e giornali, poi, hanno abdicato al loro ruolo ed hanno continuato a farci vedere le due facce-simbolo dei due partiti principali. E sono rimasti muti dinanzi alle bugie del serial-mentitore di Arcore, che ha potuto avvalersi della credulità popolare e delle omissioni di quei giornalisti cosiddetti “terzisti”.
Tutto questo, unitamente a qualche cannonata clericale, ha contribuito notevolmente sull’esito elettorale, ma è anche il risultato della triste fatalità di una Italia malgovernata (dagli anni ’80 ad oggi) da una casta composta in gran parte da mascalzoni e da fantocci nelle mani del ceto economico e delle mafie.
Ma nel contesto nemmeno il voto plebiscitario è stato fondamento di verità, perché in queste elezioni è il popolo italiano che, scelleratamente inneggiando a “..meno male che Silvio c’è..”, ha consegnato incautamente il Paese a mafiosi, ad evasori e ad accaparratori di ambigue ricchezze.

Sembra inverosimile che l’Italia abbia ignorato le vistose immoralità del personaggio, non è da Paese normale, perché in questa specie di “lotteria” elettorale gli italiani si sono giocate le speranze di un profondo cambiamento, spianando invece la strada ai deliri del demiurgo e all’inquinamento della democrazia. Sono errori che si pagano.
Dunque un voto che io definisco un “delitto collettivo” perché è servito da maschera alla democrazia reale e da bavaglio alla verità.

La realtà è che l’onda disgregatrice del liberismo ed il suo mercato selvaggio hanno prodotto il caos delle idee e le aberrazioni di una “mutazione genetica” anche in quella sinistra revisionista del PD di Veltroni, il quale, abbandonando la propria scelta di campo, si converte al sistema, promuovendo il neoliberismo ad unica ideologia concepibile e devitalizzando quelle basi ideologiche che nel passato avevano determinato grandi innovazioni sociali.
Perché quando mancano gli ideali, la dialettica inaridisce e muoiono i partiti, facendo prevalere gli interessi personali e l’idolatria dell’uomo che li rappresenta.
Ma fare ora il Solone, cercando gli alibi della disfatta nelle altrui responsabilità sarebbe un grave mio errore, perché significherebbe non aver compreso che la storia non la fanno soltanto gli altri, ma la facciamo tutti insieme affondando le idee sulle nostre basi culturali ed ideologiche, altrimenti non sapremo mai la storia che vogliamo fare.
Da questa consapevolezza traggo la convinzione che, dinanzi a questo cocktail di concezioni rovinose, la sinistra è rimasta mìope, o quanto meno ha dormito e non ha saputo cogliere quel malessere di interi strati della popolazione. E quando bisognava tradurre gli obiettivi politici del programma di governo, quelle scelte, che avrebbero qualificato l’azione della sinistra, sono state disattese senza che seguisse un opportuno confronto con la base, la quale ha inteso tutto questo come un accomodamento dei vertici per sopravvivere.
Infatti ci devono essere condizioni precise per poter governare di sinistra, invece col governo Prodi sin dall’inizio abbiamo sostenuto soltanto la volontà di risanare il Paese e non la ridistribuzione, pur sostenendo le difficoltà del mondo operaio e del lavoro in genere ma non realizzando nei fatti le legittime aspettative.
La ricerca della sconfitta sta proprio nell’aver rinunciato ad essere forza di lotta per inseguire invece velleità di governo in una coalizione di forze eterogenee che si sapeva già essere contrarie ed ostili alle aspirazioni del popolo di sinistra.

Sono stati questi i nostri limiti, che hanno lasciato a Berlusconi, alle sue televisioni e ai giornali compiacenti la facoltà di narcotizzare il Paese, oscurando agli italiani la memoria e la ragione di fattacci enormi ed incredibili di cui egli stesso è stato protagonista prima e durante il suo governo di centrodestra.

L’esperimento della Sinistra Arcobaleno, dunque, è finito sul nascere. Ora dobbiamo riprendere il cammino. E, se per la nostra esclusione dal dibattito parlamentare, la voce dei comunisti non può far valere le proprie ragioni, il compito ideale è di riprendere con vigore quelle capacità di lotta radicale nelle piazze e tra la gente, per ricostruire la forza unitaria di un partito comunista significativo che sappia far uscire il Paese da questo ciclo neo-medievale, riappropriandosi dei ruoli e delle dinamiche originali.
ADDI' 20 APRILE 2008
( ENZO ARENA )
PER CHI ANDREMO A VOTARE ALLE ELEZIONI POLITICHE 2008..??

Si sa che la campagna elettorale è il periodo in cui si raccolgono voti.
Pullulano in queste occasioni, anche nel territorio urbano di Misterbianco, circoli e associazioni.
Sembrerebbero questi i sintomi auspicabili di una crescita politica e di partecipazione alla soluzione dei problemi sociali, se non si scoprisse subito la loro somiglianza a vere fabbriche del consenso, il più delle volte riciclate in patronati e sigle assistenziali, dove il “leaderismo” può facilmente costruire il proprio baraccone elettorale.
Approfittando del vuoto politico, emergono, infatti, le mezze figure di “ominicchi”, praticoni dell’opportunismo, cortigiani, uomini per tutte le stagioni e per qualsiasi aggregazione, perché a chi si mette in ordine con la legge del più forte viene riconosciuto un merito da celebrare senza vergogna: incoronazioni ed incarichi pubblici proporzionati al prezzo del turpe patteggiamento.
Il “voltagabbanismo” straripa così sotto gli occhi indifferenti dei cittadini.
Si è perso il senso della morale e dell’etica sociale: si va ora a destra, poi a sinistra, ieri progressisti, oggi reazionari, ma mai galantuomini.
Di questa moda Misterbianco registra quotidianamente risultati da primato:un Consiglio Comunale dai connotati sempre variabili ed una Giunta in continua mutazione genetica.
Ma non voglio parlar male di nessuno, mi riferisco soltanto ai fatti ed alle azioni che rivelano l’ipocrisia di persone chiamate in politica, dai guitti del politicantismo comunale ai grossi attori dello scenario parlamentare.

Ora andremo a votare il 13 e 14 Aprile prossimo.
Tutte le forze politiche concordano che si vota con una legge elettorale che avrebbero dovuto prima riformare, definita “una porcata” dagli stessi che l’hanno elaborata.
Ma si vota lo stesso per non cambiare nulla e con la prospettiva del grande inciucio.
La sensazione mia è che non esistono spazi di vera rappresentanza degli interessi degli elettori (lavoro, lotta al precariato, esigenze di sicurezza e di giustizia). Però l’orchestra della politica intona la solita musica del ricopiato bla..bla..bla dei propositi buonisti, dei tagli fiscali, degli aumenti salariali….insomma un nuovo miracolo economico senza risorse.
Spero di sbagliarmi, ma l'atteggiamento mi sembra questo.
Molta immagine in questa campagna elettorale, magari ricolorata per mascherare il vero, ma il sistema non cambia, perché i metodi sono sempre quelli tendenti a spegnere il dissenso e le mobilitazioni, delineando nel contempo un nuovo predominio di oligarchie al servizio della plutocrazia imperante.

Ci rimbombano di parole come alzati, si può fare, italiani, padani, Sicilia nel cuore, autonomia, sud, precari, concepimento, diritto all’autodeterminazione, famiglia, coppie di fatto, etc.., mentre è purtroppo scomparsa la parola mafia,che nei suoi rapporti coi politici rappresenta una forma estrema di corruzione e che oggi è lasciata tranquilla giacché le leggi anti-mafia sono state rese inoffensive dalle malefatte del centrodestra e, purtroppo, anche dalle debolezze del centrosinistra.
E poi il voto a Berlusconi o a Veltroni, sostenuti da candidati scelti dalle oligarchie ed imposti ai cittadini, relegati al ruolo di elettorato spettatore e ratificatore di decisioni già prese.
Tutto questo ha dato la convinzione alla gente che la distinzione tra destra e sinistra, valida in altri tempi, oggi in Italia ha ben poco senso.
E’ noto, infatti, che l’obiettivo di Berlusconi o di Veltroni è quello di realizzare un sistema fondato su due grandi partiti (il PDL ed il PD), che rappresentano gli stessi interessi e che si differenziano soltanto nello stile (guarda caso la coincidenza della somiglianza programmatica dei due partiti).
Un bipartitismo che può alternarsi indistintamente al governo e all’opposizione purchè si trovi l’accordo sui princìpi su cui si fonda il liberismo del sistema: cioè l’individualismo selvaggio, lo smarrimento della solidarietà e della cooperazione, la competizione esasperata in economia e nella società, senza regole e senza partiti antisistema.
E poiché la cultura degli italiani è inzuppata di ambiguità clericale, di invadenza integralista del Vaticano e di 40 anni di Democrazia Cristiana, ora l’antipolitica del berlusconismo trova terreno fertile nell’abbandono di posizioni nette e identitarie della società civile, la quale non si sente partecipe della “cosa pubblica”, si disinteressa e lascia volentieri ai politicanti di professione i destini del Paese, ammira i furbi, i ricchi e i ladri.
Ed anche questa volta probabilmente vedremo, costruito dai mass media del sistema e dai giornali ad esso asserviti, un risultato elettorale ancora più disastroso per l’Italia del popolo lavoratore.

Queste elezioni, dunque, stimolano naturalmente degli interrogativi inquietanti.
Serve, dunque, votare ?
E, se serve, per chi votare ?
Il bipolarismo PDL di Berlusconi e PD di Veltroni rispondono davvero ?
Confrontate se le loro risposte corrispondono “realmente” alle vostre domande....E poi decidete.

Si vuole esaltare la sovranità popolare, ma le decisioni vengono prese da centri decisionali fuori dal Parlamento.
Non sono neppure i partiti che decidono, ma il potere economico che li usa e li corrompe.
Bisogna finirla con l’omertà, il clientelismo ed il privilegio; occorre impedire di imbarcare pregiudicati e corrotti nelle pubbliche istituzioni elettorali o amministrative; è necessario ripulire la politica dai compromessi e abolire le leggi-vergogna che assolvono le malefatte di chi detiene il potere economico.
La democrazia è già in crisi ed il voto popolare sembra non avere più la giusta valenza se la mano dell’elettore non saprà disegnare sulla scheda il coraggio della sua rivolta contro tutte le immoralità sociali.
Esistono oggi nel Paese condizioni oggettive per un movimento grande e forte che della prospettiva socialista ne faccia un fine irrinunciabile e che si ponga all’opposizione di qualunque governo di plutocrati.
C’è bisogno, perciò, che tutte le forze autentiche di sinistra evitino di concorrere in ordine sparso all’appuntamento elettorale, ma che unifichino gli intendimenti e le ricchezze della loro dialettica per cambiare il sistema e raggiungere quel fine.
ADDI', 16 MARZO 2008
( ENZO ARENA )
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