IL SITO DI ENZO ARENA
IL NUOVO MODELLO DI CANDIDATO
Sappiamo ormai che la Prima Repubblica, spazzata dal vento di Tangentopoli, aveva dato vita ad una democrazia imperfetta, ma è rimasto disilluso chi pensava che la nuova classe politica della Seconda Repubblica potesse restaurare una nuova leadership impegnata moralmente ad un grande disegno coerente. Invece tutto è tornato come prima: le stesse abitudini, le stesse politiche, gli stessi errori, gli stessi attori, ma con la differenza che le caratteristiche, le tentazioni, i vizi si stanno manifestando con maggior vigore, accompagnati da una spregiudicata arroganza.
Ma quel che è più sconsolante è l’essere costretti a vivere alla giornata senza neanche il tentativo di interpretare se la cronaca degli scandali, sempre più ricorrenti, siano l’inizio della fine di un sistema corrotto o l’inizio della moralizzazione della politica.
Certamente bisognerebbe riflettere sulla storia dell’Italia moderna degli ultimi 30 anni, ma il suo percorso ed i suoi complessi contenuti non si spiegherebbero sufficientemente in un articoletto proposto dal sito.
Tuttavia proverò semplicemente a comprimere in sintesi gli avvenimenti per ricavare la lettura della diagnosi e per stabilirne la prognosi.

C’ERANO UNA VOLTA le scuole dei Partiti e dei Sindacati, il cui obiettivo era di elaborare le sane proposte e di forgiare la valenza dei veri dirigenti, che avrebbero dovuto guidare il Paese con impegno civile e passione morale verso la costruzione di uno Stato democratico regolato da istituzioni e azioni politicamente creative da parte di una società moderna, divenuta emancipata, partecipativa e portatrice di interessi generali, che impedissero la prevaricazione del particolare.
Ma, nel corso dello sviluppo della giovane democrazia, il bubbone degli intrighi, delle devianze, della mafia e del potere economico hanno costituito, purtroppo, un cancro che ha minato la stessa integrità morale dei partiti politici, i quali, anziché strumenti di consenso o di dissenso della società con le istituzioni, sono stati trasformati in un gran pasticcio di simboli, dove le facce di faìna ed i giocatori d’azzardo, cambiando parte ed abiurando il proprio connotato politico, hanno barattato le loro complicità con un indegno patteggiamento di “carrierismo” o “affarismo di scambio”.
E’ venuta così a mancare via via nel tempo una classe politica dirigente capace di esprimere un affidabile Governo alla direzione del Paese.
La politica finisce, dunque, nelle mani di poteri oscuri che svuotano le istituzioni, falsano il gioco democratico ed innescano un sodalizio tra il capitale e le nuove mafie, di cui abbiamo cominciato ad intravedere le spregiudicate operazioni che rappresentano gli ingranaggi di un intreccio ambiguo di connivenze tra colletti bianchi intoccabili e pezzi di Stato corrotti, al punto da obbligarci quasi a percepire il nostro Stato come un nemico.

E’ LA CONSEGUENZA DI UN MODELLO DI SVILUPPO DEL NEOLIBERISMO CAPITALISTA.
A furia di voler pretendere ad ogni costo il tracollo delle ideologie, ci hanno propinato un’unica ideologia che è diventata l’oppio dell’intelligenza, cioè l’ideologia del capitale, la dominazione del sistema e del consumismo, immolando sull’altare del profitto e degli appetiti speculativi la ragione stessa della politica.

SI UCCIDONO LE IDEOLOGIE perché si vuole rendere acefala ogni aggregazione politica degli uomini;
SI ANNIENTA LA CULTURA ED IL PENSIERO per far prosperare i messaggi-spazzatura dell’inibizione;
SI TENTA DI SVUOTARE E DI MISTIFICARE LA POLITICA perché si vuole impedire l’evoluzione di una società che possa divenire garanzia di giustizia e di vera democrazia;

EMERGE, PERCIO’, UNA NUOVA RAZZA POLITICA.
Personaggi che, acquisiscono il potere e lo esercitano solo in funzione dei propri egoismi e dei personali interessi economici, spesso associati ad oscure connivenze.
E’ la nuova classe predona, che, dopo aver dipinto l’epoca delle inchieste come un’epoca del terrore, adesso può ritornare al nostalgico vizio nazionale del malaffare e dell’intrallazzo.
Una specie di casta di AUTOPROCLAMATI, a cui la gente non crede più ma che, purtroppo, li elegge soltanto dietro le spinte qualunquiste della demagogia e di ingannevoli messaggi mediatici.

E’ LA COSIDDETTA SECONDA REPUBBLICA,
geneticamente modificata in plutocrazia dal “BERLUSKONISMO”, la cui dialettica non ha avuto connessione con i veri problemi del Paese, ma a colpi di maggioranza ha costretto il passato Parlamento ad appiattirsi su provvedimenti di legge ridisegnati a mascherare i conflitti d’interesse del suo leader, a vanificare il corso della magistratura su reati attribuiti a lui e ai compagni di cordata, ed a proclamarne l’immunità e infine l’indulto.
Il riformismo Berluskoniano, infatti, altro non è stato se non il tentativo di annullare la democrazia partecipativa per consegnare il potere assoluto nelle mani del plutocrate e di asservirlo ai propri interessi. Abbiamo assistito inerti alla confisca delle istituzioni da parte di una oligarchia intenta a privatizzare lo Stato per farlo cadere pezzo per pezzo in mano ai detentori della ricchezza nazionale, i quali, spandendo i germi della corruzione politica e sociale, HANNO PRODOTTO NEL PAESE UNA INFESTAZIONE ENDEMICA che ha contaminato il Parlamento e tutte le Assemblee elettive.
Da questa cultura depravata hanno tratto alimento la logica secessionista del Nord-Est e quella isolazionista del Sud, che rappresentano le suggestioni ambigue o di basso livello di un personalismo esasperato.
Leghismo e Berlusconismo hanno moltiplicato, dunque il ceto politico e ne hanno abbassato la qualità, riabilitando mafiosi e tutto il peggio della partitocrazia agli onori della Repubblica, facendo perdere al Parlamento la nobiltà politica per trasformarsi in mercato dei rappresentanti del peggio.
Con la loro retorica di antistato e di antipolitica hanno contribuito, infatti, a ricostituire la vecchia DC riciclata in tante nuove sigle di partiti, somiglianti a baracconi in grado ciascuno di mantenere piccole corti e cortigiani, dove il “leaderismo” ha potuto facilmente circondarsi di una manovalanza di gregari succubi o di mercenari voltagabbana, pronti a saltare da destra a sinistra, da sinistra a destra o a collocarsi in centro per una strategia di equilibrismo d’occasione proporzionato alla “mancia”.

Ora è trascorso già un anno dall’insediamento del governo Prodi ed i problemi di fondo della nostra società rimangono ancora insoluti.
Sarà forse il tempo a dare le risposte, ma le vicende di questi ultimi anni danno già l’immagine di un’Italia dove la volontà popolare viene sistematicamente elusa, dove ad ogni angolo si trova la corruzione e l’intrallazzo invece della democrazia, l’inganno invece della spiegazione chiara che ognuno si chiede, il caos invece che l’ordine sociale e civile.
Si vive, insomma, col timore di quello che avviene e con la consapevolezza di una iniquità feroce del sistema, mentre i dibattiti parlamentari rinunciano ad occuparsi delle umane esigenze per confinarsi nella retorica populista.
Sembra una generazione politica che non ha recepito la democrazia come un valore, ma l’ha trasformata in una farsa che fa rivivere ai nostri figli la drammaticità degli anni settanta, allorquando un bisogno disperato di giustizia sociale e la prospettiva di costruire una traiettoria di vita portava alla ribellione sulle barricate.
Oggi il ’68 è sprofondato nel mito. La memoria dei fatti sta svanendo, e spesso quei giovani che ora ricadono nella tentazione d’impugnare le armi non sanno neppure da quale matrice hanno tratto origine questi strumenti di lotta che essi usano con tanta disinvoltura, innescando una miscela esplosiva che oggi non ha alcuna progettualità politica realistica di incidere nella trasformazione della società.
Sarà forse difficile comprendere l’esasperazione di certe forme di lotta che riemergono nel Paese, ma il problema è chiedersi piuttosto quale razza di civiltà si sta costruendo per i nostri giovani.
Se nei secoli trascorsi gli schiavi sono stati creati con la forza fisica o economica, oggi lo si diventa con la costrizione morale, con le varie forme di pressione psicologica che poi hanno quasi sempre un risvolto economico.
E l’uomo, per quello spirito di sopravvivenza, violenta se stesso e la sua coscienza per allinearsi su posizioni ideologiche che in altre condizioni non accetterebbe.
Così le formule ideologiche e politiche ogni volta si adattano alle varie esigenze della gestione sociale imposte dall’andamento del ciclo economico.
Che cosa c’è intorno a tutto questo?
C’è ancora il parassitismo e l’inettitudine accompagnati dall’arroganza del potere, c’è la devastazione morale ed il coinvolgimento di tanti nel malgoverno, c’è la distruzione della credibilità politica ed una intenzionale emarginazione del cittadino comune.
Insomma, come chiamare tutto questo se non terrorismo del sistema.
E questo sbocca poi inevitabilmente nell’irrazionalità della ribellione selvaggia, anche se gli episodi sono limitati a piccoli gruppi configurati come frange estreme dell’opposizione sociale.
Allora io credo che dovrebbe essere compito primario partire da questa realtà, non ignorarla, se si vuole combattere la linea che alimenta il proliferare di queste esperienze suicide di lotta.
Si vincono, infatti, grandi scioperi economici, si riesce a respingere offensive reazionarie, si riesce ad eludere o limitare misure repressive, e tuttavia il quadro generale del regime plutocratico non viene intaccato minimamente e le lotte vengono arrestate ancor prima di nascere.
Da qui partono le grandi contraddizioni sociali che concorrono a delineare plasticamente l’attuale fase di profonda instabilità politica; ed è illusorio credere che un qualsiasi Parlamento, i cui inquilini sono sempre più simili tra loro e lontani dagli elettori, possa segnare una svolta decisiva per il popolo se non si capisce che occorre garantire a tutti un percorso possibile per costruire una vita dignitosa senza compromessi e col coraggio di farlo.

C’è oggi, perciò, una avversione diffusa verso la politica ed il sistema, perché la capacità della gente si è rassegnata a questa catastrofica classe che siede al Parlamento.
C’è il dissesto delle convinzioni ideologiche e morali, una specie di corpo estraneo alle tradizioni dei partiti, i quali, svuotati del loro primato politico, sono stati trasformati in fabbriche del consenso o in società azionarie al servizio dei nuovi plutocrati.
C’è, oltre all’astio per chi comanda, la protesta silenziosa dell’astensione o delle schede nulle di coloro che si sentono ingannati dal potere politico.
C’è l’insoddisfazione per l’introduzione di nuove norme e tipologie contrattuali d’ingaggio, con le quali, mentre si favorisce l’opportunismo cannibalesco del secondo lavoro ai privilegiati del pubblico impiego e della sanità (ai quali è assicurato il mantenimento del posto fisso e contemporaneamente la facoltà di esercizio della libera attività privata prima incompatibile), dall’altra parte si fraziona a tre/quattro unità un solo posto di lavoro, per di più precario ed intriso da ricatti quasi da “ingaggio nero”.
C’è l’imposizione di una deregulation dello Stato, cioè l’abolizione dei controlli ed il proliferare degli scandali finanziari, di cui a pagare sono sempre gli operai, gli impiegati ed i lavoratori in genere, anzichè colpire quei meccanismi perversi che riusciamo a percepire soltanto da trasmissioni-denuncia come “Report”.
C’è poi il disagio per una società oscurata, mercificata ed annichilita dalle vertigini e dai ritmi del beffardo benessere di un consumismo che alimenta l’angoscia esistenziale e che riduce l’uomo alla semplice funzione di produttore, consumatore ed esecutore.
C’è, infine, la diffusione di una barbarie culturale che reca offesa alla libertà ed alla democrazia.

In questa situazione di alienazione sociale e di inconscio suicidio collettivo si diffonde l’indifferenza verso i valori morali, sacrificati negli sterili entusiasmi delle grandi adunate di Forza Italia, dove si celebra il contrario di ciò che è democrazia e dove il risultato elettorale, allorquando non torna a favore, viene denunciato dall’arrogante plutocrate della Casa delle Libertà come un grande broglio.
Del resto ero già convinto che LE ELEZIONI FOSSERO DIVENTATE SOLTANTO UN RITO SIMBOLICO DELLA DEMOCRAZIA, una immonda manipolazione che ha consentito al grande comunicatore, con la sua demagogia populista e le persuasioni occulte, di CORROMPERLA, RIFORMARLA e ADATTARLA all’egemonia del profitto senza regole.

La parola “trasformismo” ha trovato, perciò, la sua naturale collocazione in un sistema che non può essere cambiato col voto. Tutt’al più col voto si ritocca, ma la faccia è sempre la stessa e non si riesce più nemmeno a capire CHE DIFFERENZA PASSA TRA UN CENTRO-DESTRA di affaristi, la cui ideologia è solo il profitto, ED UN CENTRO-SINISTRA di ometti ambiziosi e litigiosi

MISTERBIANCO NON SFUGGE AL CONTAGIO.
Qui, infatti, i faccendieri che sostennero la candidatura dell’incauta Ninella, li vedemmo subito dopo presentare il conto alla nuova inquilina del Comune.
Sono coloro i quali, contrapponendosi in campagna elettorale ai metodi dell’uscente Di Guardo, poi nei fatti hanno riprodotto una grossolana bruttissima copia per di più aggravata da subdole alleanze e dalla spartizione del potere dei cultori del tradimento o del “pentitismo ideologico”.
Per costoro quello che conta è “sponsorizzarsi” con i fondi pubblici al seguito di “festini ricorrenti”, mitizzati soprattutto dal Carnevale e dal MisterFest quali obiettivi principali della sterilità programmatica di una Giunta Comunale che non sa partorire nè una efficace azione politica, nè un proficuo impegno sociale o amministrativo, nè gli strumenti culturali necessari alla reale emancipazione della nuova gioventù.

Chi ha buon naso si accorge che, se prima si annusava aria di palude, adesso, approfittando del vuoto politico, emergono le mezze figure di “ominicchi”, praticoni dell’opportunismo, uomini per tutte le stagioni e per qualsiasi aggregazione, i quali, simili a dannose cavallette, ci fanno respirare l’aria del disfacimento e del degrado politico.
Le loro trasgressioni etiche non rappresentano più una colpa sociale, ma un merito da celebrare senza vergogna con incoronazioni ed incarichi pubblici proporzionati al prezzo del turpe patteggiamento dei propri pacchetti elettorali.
Costoro sono i nuovi strateghi, i riciclati pronti a tutti i giochi del trasformismo, perché sanno che TRA UN RINNEGATO ED UN GALANTUOMO l’appoggio va sempre a chi si mette in ordine con la legge del più forte, non a chi si sente in pari con la coscienza.

SONO QUESTI I NUOVI MODELLI DELLA “POLITICAL HIT PARADE”.
Un modello che ci riempie di inquietudine e crea un necessario allarmismo, perché esso è progettato non certamente per il reale esercizio democratico e rappresentativo nelle assemblee elettive, ma per quantificare una maggioranza a cui “il notabile” possa ordinare come comportarsi o quali decisioni prendere.
Una specie di schiera di dilettanti, che mancano di basi politico-culturali e di riferimenti storici, che hanno preso d’assalto i seggi delle Assemblee elettive e li utilizzano come strumenti di lucro o di potere personale.
Mancano gli uomini politici “veri”. Vorremmo accontentarci persino di quello che offre il vuoto cantiere della politica, ma non troviamo neppure la mediocrità, perchè NELLA “LOTTERIA” DEI CANDIDATI A SINDACO I PERSONAGGI CHE CONOSCIAMO DIMOSTRANO DI ESSERE ASSAI AL DI SOTTO DEL RUOLO POLITICO CHE GLI SI VUOLE ATTRIBUIRE E SI RIVELANO ESSERE I MANICHINI AD USO DEI NUOVI CAPITANI DEL POLITICANTISMO

NON PUO’, DUNQUE, MERAVIGLIARE che in queste condizioni le personalità che potrebbero esprimere realmente le aspirazioni e la cultura di una nuova società sono assenti non solo nelle istituzioni locali del Comune o della Provincia, ma persino in Parlamento e nel Governo.

ABBATTERE LE VOCAZIONI DELL’OBOLO E DELLE MANCE POLITICHE.
Perciò, all’apertura dei “MERCATI ELETTORALI”, anche a Misterbianco rincontreremo ancora, per la loro e la nostra vergogna, i praticoni del voltagabbana, i mestieranti della politica, ai quali sicuramente molti saranno obbligati a credere.
Intanto i contratti d’ingaggio dei candidati sindaci o consiglieri sembrano ormai quasi affare fatto, come anche i patteggiamenti delle deleghe assessoriali e le intese dei committenti. Ora si apre la fase di cattura del cliente con lo sfolgorìo di immaginette a guisa di “santini”; ed in questa santimònia di candidati prevalgono certamente gli intrighi del comparaggio politico nell’ignobile farsa di una oscena democrazia in un paese senza più società.
Nulla è cambiato, o meglio tutto cambia ma al rovescio.
Sulla passerella dei FESTIVALS ELETTORALI di casa nostra sfileranno, dunque, il trasformista Tizio Trombetta, il voltagabbana Caio Trombone, il faccendiere Sempronio Grancassa, etc..; ognuno rigenerato, ricolorato e gallonato per meriti migratori o per transumanze ideologiche.
Ma, nonostante il lifting, sapremo riconoscerli.

RIBELLARSI E’ GIUSTO.
Sarà allora l’occasione per il riscatto della sana coscienza offesa nella dignità da anni di clientelismo, umiliata dai metodi della questua e della mancia, intimidita sul posto di lavoro ed imbavagliata dalla promessa di “raccomandazione” dell’ultimo galoppino.
Non permettiamo che, cavalcando l’indifferenza generale ed il disorientamento ideale, si continui a considerare il popolo di Misterbianco e soprattutto quello delle sue Frazioni come un serbatoio di voti ad uso del “comparaggio locale”.
MA SPETTA SOPRATTUTTO AI GIOVANI, oscurati nei valori e negli ideali, cancellare ora le antiche soggezioni e scendere in campo con la genuinità delle loro passioni, perchè delle loro sane energie ha bisogno la politica.
E sarebbe auspicabile, perciò, che i nostri giovani, DAL CENTRO ALLE FRAZIONI, potessero impegnarsi nella costituzione di un associazionismo culturale che, rompendo il predominio dei ceti del politicantismo locale e aggregando le coscienze ed i propositi della migliore gioventù misterbianchese, restituisca loro un <MANIFESTO POLITICO>, da cui far scaturire le progettualità collettive attorno alle quali aprire il confronto delle idee.

Sarebbe la migliore occasione per ricostituire la nuova forza di base che sappia designare gli organismi elettivi del Comune, per abbattere la discriminazione e la vergogna del privilegio, AFFINCHE’ NUOVI SPAZI DI AUTENTICA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA E DI REALE EMANCIPAZIONE POSSANO RICONDURRE LA POLITICA A QUESTIONE MORALE E PERCHE’ AD ESSA SIANO RESTITUITI I SUOI PRINCIPI FONDAMENTALI.

Sembrerò forse un patetico cittadino che scrive la propria rabbia per non piegare la testa, MA SO DI APPARTENERE A QUEI GIOVANI DI IERI, OGGI SESSANTENNI.
Quei giovani non sono stati tutti sconfitti.
E i valori, che essi allora si costruirono tra il 1960 ed il 1970, sopravvivono per essere consegnati alla resistenza civile della nuova gioventù, la quale rappresenta la nuova massa sociale di pressione sulla quale gravano ancora oggi i problemi della quotidianità e degli ideali traditi.
Le aspirazioni giovanili parlano oggi lo stesso linguaggio di ieri, si incontrano in una serie di sentimenti e di idee che mi ricordano qualcosa di noi, delle generazioni passate. E seppur tra molte contraddizioni, questi giovani si muovono alla ricerca di un mondo nuovo, cercano di dare un senso ed una ragione di speranza al loro futuro, vogliono rimettersi in cammino per riprendere gli obiettivi di lotta che noi, generazione del passato, abbiamo purtroppo abbandonato.

IL VOTO E’ IL DIRITTO DI ESPRIMERE IL PROPRIO UMORE.
DISEGNARLO CON COERENZA SULLA SCHEDA SAREBBE IL DEBUTTO DEL SOLO VOTO CHE CONTA VERAMENTE.

Addì, 30 Marzo 2007.

( ENZO ARENA)
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