IL SITO DI ENZO ARENA
I PRIVILEGIATI DELLA NON POLITICA E I PROFITTI DELLA VERGOGNA.

Far politica è una prerogativa di tutti i cittadini, ed il proliferare di liste elettorali sotto vari simboli potrebbe sembrare un crescente interesse nazionale alla partecipazione democratica.
Appare opportuno, dunque, che, a coloro che abbiano un mandato elettorale di rappresentanza popolare, si debba corrispondere una qualche indennità per consentire, soprattutto a quelle persone che dispongono di un modesto reddito, l’esercizio della propria passione civile.

Purtroppo ci accorgiamo che la politica oggi è stata trasformata in un fenomeno di lucro e di degenerazione etica.
Miliardi di euro per mantenere, con retribuzioni immorali e con privilegi spesso illeciti, una casta di privilegiati che vivono lautamente di veri e propri stipendi d’oro sotto gli occhi sdegnati della pubblica opinione e di quelle famiglie che non arrivano alla fine del mese.
Da un sondaggio risulta che l’83 % degli italiani sono irritati dagli stipendi percepiti dai politici nelle Istituzioni elettive:

1)Consigli Comunali e Consigli di circoscrizione o di Quartiere;
2)Consigli Provinciali;
3)Assemblee Regionali;
4)Camera dei Deputati e Senato.
Rappresentano tutti un crescendo del buon affare ed un sicuro investimento redditizio, in cui predominano sempre più i nuovi padrinati, il loro comparaggio ed, infine, l’opportunismo dei furbetti o di ambigui trasformisti.

Ma andiamo a scoprire, a conti fatti, la busta paga degli eletti.

1)...AMMINISTRAZIONI COMUNALI (Sindaci, Assessori, Presidenti del Consiglio, Consiglieri Comunali e Consiglieri Circoscrizionali o di quartiere).
Le tabelle variano a seconda del numero di abitanti e sulla base di specifiche deliberazioni.
Prendendo a riferimento la media di un Comune d’Italia, gli importi mensili risultano:
SINDACO.........€ 6000,00 circa
ViceSINDACO.....€ 4500,00 pari al 75% dell’indennità del Sindaco
ASSESSORI......€ 3600,00 pari al 60% dell’indennità del Sindaco
PRESIDENTE CONS.COMUNALE....€ 3600,00 pari al 60% dell’indennità del Sindaco
CONSIGLIERI COMUNALI.....€ 2500,00

Come se ciò non bastasse, in tutte le città italiane con più di 100.000 abitanti sono istituiti dal 1990 anche i Consigli di Circoscrizione o di Quartiere. Essi dovrebbero rappresentare il punto d’incontro tra politica e cittadini, ma, così come sono congegnati, non servono a niente e non sono neppure uno stimolo per l’Amministrazione.
Nel Sud, addirittura, si sono trasformati in fabbriche di clientele e servono soltanto al sistema di potere che governa le città.
I partiti le usano per candidare i loro “capiposto” e farli eleggere a rappresentanti del rione. Sono l’embrione clientelare e spesso, come unico lavoro, hanno quello di consigliere di quartiere.
Così con una fava si prendono due piccioni: uno stipendio a galoppini e portaborse a spese del Comune e, attraverso di loro, il controllo elettorale di ogni quartiere.
Col risultato che un esercito di stipendiati, privi di reali compiti, garantiscono soltanto gli interessi elettorali di chi li ha voluti in quel posto e di cui costituiscono il primo anello del sistema di potere.

Riporto, a titolo indicativo, i dati di tre città siciliane che, oltre al Consiglio Comunale, hanno anche l’istituto dei Consigli di Circoscrizione o di Quartiere:
PALERMO: ci sono 8 circoscrizioni di quartiere con 15 consiglieri ciascuna e per un totale di 120 componenti;
CATANIA: ce ne sono 10 con un totale di 138 consiglieri;
MESSINA: ce ne sono 6 con 18 consiglieri e per un totale di 108 componenti;
E’ facile comprendere perchè migliaia di persone hanno affollato la corsa per quei posti alle Elezioni Comunali a Catania, a Messina e, per il prossimo anno, ancora a Palermo.

A Palermo i consiglieri della circoscrizione di quartiere percepiscono un gettone di € 120,80 a seduta; e siccome in un mese vengono fatte non meno di 13 sedute, ognuno porta a casa circa € 1600,00 al mese.
I presidenti delle circoscrizioni, invece, ogni mese portano a casa un cedolino da € 4744,00.
Una spesa pari a tre milioni di euro ogni anno che gravano sul Comune di Palermo.

A Catania, città a cui il governo Berlusconi ha profuso finanziamenti-sprechi a pioggia, i consiglieri della circoscrizione di quartiere guadagnano ciascuno più di € 1500,00 al mese, mentre i loro presidenti percepiscono una indennità mensile di € 2372,00.
Una spesa di quasi tre milioni di euro l’anno a carico del Comune di Catania.

A Messina, nonostante le casse comunali siano da anni sull’orlo del dissesto di bilancio, i consiglieri della circoscrizione di quartiere incassano ciascuno ogni mese € 804,00 ed i loro presidenti un’indennità mensile di oltre € 1500,00.
Una spesa di quasi 1 milione e mezzo di euro l’anno a carico delle casse del Comune di Messina.

Ai costi già abbastanza cospicui dei CONSIGLI COMUNALI si aggiungono, dunque, altri ulteriori OTTO MILIONI circa di euro OGNI ANNO IN TUTTA LA SICILIA per il mantenimento di inconcludenti CONSIGLI CIRCOSCRIZIONALI DI QUARTIERE.

2)...AMMINISTRAZIONI PROVINCIALI (Presidenti di Provincia, Assessori e Consiglieri Provinciali).
Valgono in linea di massima gli stessi parametri anzidetti delle indennità calcolate per i COMUNI.

3)...AMMINISTRAZIONI REGIONALI.
Già in molte Regioni si elargiscono il 65% del compenso riconosciuto ai deputati nazionali.
Inoltre hanno inventato i “bonus”, che consistono in un sostanzioso ”premio di reinserimento nelle proprie attività di lavoro” per tutti quei consiglieri regionali trombati o non ricandidati. Una specie di erogazione a cui la Regione provvede per "consolare" il disagio dei non riammessi alla allegra brigata.
E più si sentono autonomi, più si premiano.
Infatti la Regione Sardegna elargisce ad ogni eletto l’80% dell’indennità del deputato nazionale, più la diaria, i rimborsi e la segreteria, per un ammontare di oltre 10.000,00 euro mensili e generose buonuscite.
La Regione Sicilia dà il cattivo esempio.
Qui, infatti, sulla scìa del Parlamento, il Governo Regionale di Cuffaro imita Montecitorio: diventa così un bel mestiere fare anche il deputato regionale in Sicilia, dove stipendi e privilegi vengono addirittura adeguati a quelli del Senato della Repubblica, compresi diaria, rimborsi e segreteria, per un ammontare di oltre 12.000,00 euro mensili per ciascun deputato, a cui vanno aggiunti altri benefit che lievitano ancor di più il costo della politica in Sicilia (viaggi, trasferte,consulenza,studi e documentazione).
E col finire del mandato i deputati all’Assemblea Regionale portano via “generosi vitalizi” di buonuscita.
Inoltre mamma Regione non dimentica i trombati e provvede ad inventare per loro una poltrona con abbondante erogazione di gettoni di presenza.
Una vera isola del tesoro dei nuovi capitani della politica, il cui spreco costa al popolo siciliano quasi 400 mila euro al giorno.

4)...PARLAMENTO NAZIONALE.
Deputati e senatori incassano ciascuno più di 14.000,00 euro al mese tra indennità, diaria delle spese di soggiorno a Roma e rimborsi per spese di segreteria.
Quest’ultima voce al Senato, rispetto alla Camera, aumenta di altri 500,00 euro al mese.

Usufruiscono di tessere per la gratuita circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i loro trasferimenti sul territorio nazionale.
Per i taxi è previsto un rimborso spese annuo pari a 13.293,60 euro per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto o la stazione ferroviaria più vicina al luogo di residenza, ed a 15.979,18 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.
Per coloro che sono residenti a Roma ed eletti in collegi del Comune di Roma, il rimborso è corrisposto nella misura di 6.646,80 euro.

Inoltre, a fronte delle spese per viaggi internazionali di aggiornamento, gli viene corrisposta in più la somma di 3.100,00 euro all’anno.
Per farsi un’idea di quanto ci costano “gli onorevoli viaggi” basta sapere che i soli deputati nazionali nello scorso anno sono costati alla collettività 40 milioni di euro.

Dispongono poi di una somma annua di 4.150,00 euro per spese telefoniche (fisso e mobile); e hanno diritto ad un computer portatile, che a fine legislatura possono tenerselo.

E’ previsto, infine, il rimborso delle spese sanitarie sostenute per sè e per i rispettivi familiari.

Ma il maggior privilegio, quello che costa di più, è il trattamento pensionistico: deputati e senatori, anche se in carica per una sola legislatura, maturano il diritto a una pensione straordinaria.
Il vitalizio varia da un minimo del 25% dell’indennità (pari a circa 2500,00 euro) per chi ha fatto una singola legislatura, e arriva ad un massimo dell’80% dell’indennità per chi ha più legislature alle spalle.
E comunque, per maturare il diritto alla pensione non è necessario restare in carica cinque anni.
In passato bastavano anche pochi giorni, adesso ci vogliono due anni, sei mesi ed un giorno; e possono sommare la pensione dovuta per la loro attività professionale a quella ottenuta per rappresentare i cittadini.
La liquidazione parlamentare, infine, è calcolata all’80% dell’indennità moltiplicato per gli anni delle legislature, con un minimo di 35 mila euro.

COME SI VEDE, DI LAVORO SI PUO’ ANCHE MORIRE,
MA DI CARICHE ELETTIVE SI PUO’ CAMPARE “DIGNITOSAMENTE”.
Insomma, una sorta di tangentopoli legalizzata dalla rassegnata complicità degli elettori obbligati a credere ad una corporazione pseudopolitica che si muove con modi pirateschi nella giungla del privilegio e del profitto.
Il cambiamento non verrà certamente dall’esiguo spessore culturale di questi politicanti, ma dall’indignazione e dalla protesta di base che prima o poi saprà mobilitarsi per restituire alla sana politica la pubblica moralità e l’applicazione della giustizia sociale.

Addì, 12 DICEMBRE 2006

( ENZO ARENA )
QUADRO SINTETICO DEI REDDITI CONSEGUITI NELL’ANNO 2004
DA RAPPRESENTANTI DEL POPOLO IN PARLAMENTO.
( Naturalmente quello riportato è quanto dichiarato dagli stessi interessati.
Invece i parlamentari eletti al Parlamento Europeo non sono tenuti a dichiarare il loro 730).

Reddito annuo dei parlamentari. Ecco i primi dieci:

1)BERLUSCONI….€..3.550.000….Pres. Cons. (Su Berlusconi LEGGI NOTA in fondo aquesto articolo).
2)CONSOLO……...€..3.288.000….Avvocato-Alleanza Nazionale
3)FIORI……………..€..1.442.000….Avvocato-Misto (ex AN)
4)DELL’UTRI……..€..1.440.000….Manager-Forza Italia
5)ACQUARONE….€..1.381.000….Avvocato-Udeur
6)GHEDINI………..€..1.278.000….Avvocato-Forza Italia
7)LANIZ…………....€..1.112.000.…Avvocato-Forza Italia
8)PECORELLA……€..1.082.000….Avvocato-Forza Italia
9)PISAPIA………….€….960.000…..Avvocato-Prc
10)SCARABOSIO..€..940.000….Notaio-Forza Italia

Gli altri che superano quota annua 500.000 euro sono:

PININFARINA….€..854.000….imprenditore-Misto
CONTI…………....€..777.000….imprenditore-Udc
VERDINI………...€..768.000….commercialista-Forza Italia
PINZA…………....€..720.000….Avvocato-Margherita
SINISCALCO….€..551.000….Ministro
DINI……………....€..545.000….Margherita
LA RUSSA……...€..522.000….Avvocato-An
CALVI…………....€..512.000….Avvocato-Ds

Quelli al di sotto della quota annua di 500.000 euro e sino 300.000 euro sono:

ANDREOTTI……….€..472.000….Misto-Avvocato
MACCANICO……..€..447.000….Margherita-Avvocato
CANTONI…………..€..438.000….Forza Italia-imprenditore
AMATO……………...€..414.000….Misto-Avvocato
SIRCHIA…………….€..359.000….Ministro-Medico
SINISCALCHI…..€..357.000….Ds-Avvocato
TAORMINA………..€..329.000….Forza Italia-Avvocato
BIONDI……………..€..328.000….Forza Italia-Avvocato
TREMONTI…………€..322.000….Forza Italia - Ministro-Avvocato
STANCA……………..€..304.000….Ministro-presidente IBM

NOTA:
IL MARCHINGEGNO FISCALE CHE OSCURA I GUADAGNI, ovvero UNA NUOVA NORMATIVA HA INCISO SUL 730 DI SILVIO BERLUSCONI.
Il reddito annuo di Berlusconi si è “impoverito” di oltre 9.500.000 euro rispetto all’anno 2003, almeno in base al 730 compilato nel 2005 e riferito al 2004. Ma la classifica dei parlamentari più ricchi è guidata sempre da lui, che resta tra i paperoni del pianeta.
Infatti dal reddito dell’anno precedente è sceso da 12 milioni di euro a 3 milioni550 euro.
Il colpo di scena va spiegato subito. Il calo del reddito 2004 di Berlusconi è solo un effetto ottico, dovuto ad alcune novità fiscali legate al credito d’imposta sui dividendi che ne hanno depresso artificialmente il valore.
Il premier, infatti, quell’anno ha ricevuto esattamente la stessa cifra di dividendi (relativa ai bilanci chiusi nel 2003) dalle sue casseforti che controllano Fininvest: poco più di 8 milioni di euro.
E solo le differenze contabili hanno influenzato il valore della sua dichiarazione dei redditi.
Non solo. Dopo le vacche magre del 2004, coincidenti con un momento poco felice per Mediaset penalizzata dalle perdite su Kirck, le holding del cavaliere sono tornate ad essere delle macchine da soldi. A inizio 2005 Berlusconi si è staccato un assegno di 79 milioni di euro come dividendi; e nella dichiarazione relativa all’anno in corso la cifra è quasi raddoppiata, visto che dalle società di famiglia sono state pagate cedole finite tutte nelle tasche del premier per 141 milioni di euro.
Dal suo ingresso in politica, del resto, lo stato di salute del suo patrimonio è decisamente migliorato. Le holding di controllo nel 1994 avevano 108 milioni di debiti e 289 milioni di euro di patrimonio; oggi navigano nell’oro con 303 milioni di euro di liquidità in cassa e 854 milioni di euro di patrimonio.
Il futuro oltretutto sembra ancora più roseo. Nel portafoglio di Fininvest è parcheggiato 1 miliardo di euro in contanti pronto per essere investito, mentre Mediaset anche quest’anno 2006 dovrebbe battere il suo ennesimo record di utili superando il muro di quota 600 milioni di euro.
Il miracolo economico che Berlusconi aveva promesso agli italiani si è dunque puntualmente verificato, ma soltanto PRO DOMO SUA, non PER GLI ITALIANI che hanno visto crescere il proprio debito.

APRILE 2006.
LA REGIONE SICILIA E' DIVENTATA UN POZZO SENZA FONDO
TRA ASSUNZIONI FACILI E FIUMI DI DENARO (*)

I NUMERI DELLA REGIONE SICILIA.

90 sono i Deputati all’Assemblea Regionale Siciliana; 290 i dipendenti dell’ARS; 160 i
commessi che oggi hanno la qualifica di “assistenti parlamentari;
15.500 dipendenti; 50.000 forestali; 30.000 precari;
5.000 tecnici assunti per la sanatoria edilizia;
3.000 impiegati nei patronati scolastici;
120.000 circa stipendi pagati ogni mese;
38 Dirigenti Generali;
230.000 euro il guadagno lordo medio annuo a testa;
400.000 euro la busta paga più alta (quella del Direttore del Dipartimento della Sanità) più
80.000 di premio;
150 Dirigenti Superiori;
2.500 Dirigenti di terza fascia;
15 gli Uffici Speciali “per soddisfare le esigenze particolari” degli assessorati e della
presidenza;
100 gli esperti ed i consulenti di presidenti ed assessori.

I CONTI

21.300 mld euro è il bilancio annuo gestito dalla Regione Sicilia;
1.400 mld euro il deficit, di cui 750 milioni di euro solo quello della Sanità.

ALL’ESTERO

Sede Europea. A Bruxelles la Sicilia ha una sede di 540 metri quadri a costo annuo di
774.685 euro;
Due “ Case Sicilia”, una sorta di ambasciate: una è a Parigi e l’altra è a Tunisi;
Diplomazia. Il Presidente della Regione on. Cuffaro ha anche un consigliere
Diplomatico (S. Cilento).

BENVENUTI NELL’ISOLA DELLO SPRECO, dove c’è un direttore ed un capoufficio ogni due dipendenti; dove hanno creato fantomatici uffici speciali per sistemare amici e candidati trombati alle elezioni; dove per il mondo va in giro perfino “un ministro degli Esteri” della Trinacria.
E’ un albero della cuccagna la Regione Sicilia del governatore Totò Cuffaro.
Nell’osceno baraccone della Sanità pubblica, più di 750 milioni di euro il deficit e super stipendi elargiti a manager plurinquisiti o reclutati fuori e pagati alla grande, proprio come la sig.ra Bitetti, prelevata dall’amministrazione del Tesoro e voluta in Sicilia dal ministro Miccichè.
Ci sono 38 dirigenti generali, 150 dirigenti superiori, e poi ancora 2.500 dirigenti di terza fascia.
Un esercito sterminato che occupa in ordine sparso dodici assessorati. Ed ogni assessorato è come un ministero, una voragine, un feudo con la sua quota di protetti da collocare.
Poi c’è l’ARS, il parlamento siciliano: qui sono 290 i dipendenti, 160 gli “assistenti parlamentari”.
Ma la Regione che ha un personale di 15.500 unità, che paga quasi 120.000 stipendi ed ha un buco di 1.400 miliardi di euro, si concede anche il lusso di istituire uffici speciali per il soddisfacimento di esigenze particolari degli assessorati: sono 15 questi carrozzoni inutili, apparati fotocopia con compiti che dovrebbero svolgere proprio gli assessorati. Sono uffici da 500.000 euro l’anno, più autisti e staff.
Ma la Regione è un pozzo senza fondo, una miniera di dissipazione: in ogni ufficio di gabinetto gli assessori hanno facoltà di assoldare fino a 10 esterni , stipendi da 1.400 a 6.000 euro al mese, un altro mezzo milione di euro ogni trenta giorni che escono dalle casseforti regionali. E’ una carica di parenti, di portaborse promossi dirigenti, di amici degli amici e di qualche rara personalità. Uno scialo. Sono cento e passa anche i consulenti di presidente e assessori.

La Regione ha una sede di rappresentanza a Bruxelles, 14 stanze con sala riunioni, un alloggio per il riposo del governatore durante le missioni europee, 540 metri quadrati al 21° piano della Bastion Tower, un costo annuale di 774.685 euro l’anno. Poi ha aperto due “Case Sicilia”, sorta di ambasciate una a Parigi e l’altra a Tunisi; ed ha in programma tante altre in Cina ed in Argentina, in Marocco, Canada, Russia, Australia, Polonia e Brasile.
Nemmeno la Nazione Italia tanti sprechi senza il riscontro di risultati concreti se non la vergogna di cui “dovrebbe vergognarsi il nostro governatore Cuffaro insieme a tutti quelli con cui è andato a banchettare e a ballare a Bruxelles” (come ha scritto Laura nella rubrica delle lettere di un giornale palermitano).
Le tasse che paghiamo devono servire a finanziare servizi ai cittadini, non divertimenti ai politici ed ai loro amici convenuti, ma il governatore ha risposto che “trattasi di cene considerate come investimento, cioè un momento promozionale”. Infatti a Bruxelles Cuffaro aveva organizzato una serata di gala con 500 invitati, ma il solo momento promozionale più appariscente è stato quello che a pagare è stato il portafoglio del popolo siciliano, mance comprese.

Gli uomini d’oro della Regione (per i 90 deputati e per quasi 200 “assistenti parlamentari” dell’ARS stesse retribuzioni del Senato della Repubblica) non conoscono limiti.
In cinque anni sono riusciti a spendere solo il 30% di quei 9 miliardi di euro di “Agenda 2000”, cioè i fondi europei destinati alla Sicilia.
Evidentemente si sono dimenticati interi capitoli di spesa sui trasporti e sulla ricerca, o su quegli interventi di cui ha estremamente bisogno la popolazione dell’isola.
Preferiscono investirli in un modo più congeniale al loro modo di governare.

Tutta materia all’attenzione della Corte dei Conti nella relazione dell’ultimo anno giudiziario:
-sulla Sanità “regno degli illeciti per la concessione di rimborsi a cliniche private e per la crescita esponenziale della spesa farmaceutica”;
-sulle consulenze “strumenti clientelari più abusati con evidenti aggravi per i bilanci pubblici”;
-sulla formazione professionale “un ingente flusso di denaro che viene talvolta distratto per la realizzazione di esigenze non istituzionali”.
E’ di qualche anno fa la proposta che avevano fatto ad un funzionario dell’assessorato Territorio ed Ambiente: 3.600 euro in più in busta paga ogni anno per contare i crateri vulcanici della Sicilia. E contributi a pioggia per centri studi bizantini o neo ellenici. Hanno perfino deliberato l’acquisto di una maxi partita di libri di un loro ex collega dell’Assemblea, poesie erotiche dove si esaltava l’arte della fellatio.
E’ questa oggi la Regione siciliana, con i suoi sceicchi che continuano a fare ed a disfare, che nominano, imbarcano e spendono.
APRILE 2006.

(*)- Dati rilevati da “La Repubblica”.
PENSIONI D'ORO PER I PARLAMENTARI.

Mentre ai cittadini sono richiesti dei sacrifici, la casta dei politici gode di trattamenti previdenziali di favore. Da 3 a 10 mila euro al mese con soli cinque anni di contributi

Attualmente per andare in pensione sono richiesti 35 anni di contributi e 57 anni di età. E dal prossimo anno, se non ci saranno modifiche legislative, saranno necessari 60 anni di età.

Ma così non è possibile andare avanti. Serve una riforma. Perché con l’allungamento della vita e per il bene della finanza pubblica, occorre smettere di lavorare più tardi.
Riformisti, di destra e di sinistra, di mezzo. Associazioni imprenditoriali, organismi internazionali. Tutti, all’unisono, fermi nell’invocare profondi interventi sul sistema previdenziali.
“Lavorare di più per prendere di meno”. E’ questa la soluzione proposta.
Un sacrifico, ma che salvaguarda il Pil e garantisce la produttività del sistema Italia. Un vero peccato, però, che questo spirito si fermi alle porte del Parlamento.
Il vitalizio dei deputati e dei senatori ha le caratteristiche di un vero e proprio privilegio. Regole e leggi lo dimostrano.
Prendiamo i deputati, per i quali è in vigore un regolamento del 1997. Gli onorevoli, il cui mandato parlamentare è iniziato dopo la XIII legislatura del 1996, acquisiscono il diritto alla pensione a 65 anni di età e con 5 anni (una legislatura) di contributi.
Ma questo trattamento, simil cittadino comune, nasconde il trucco. Il diritto alla pensione è fissato al sessantacinquesimo anno di età, peccato che tale limite si abbassa di un anno per ogni ulteriore anno di mandato oltre i cinque. Sino a raggiungere il traguardo dei 60 anni.

Se vi state incazzando, aspettate. Perché c’è dell’altro. Gran parte dei deputati è stata eletta prima del 1996, cioè prima della riforma. Ciò significa che si ha diritto alla pensione a 60 anni di età, riducibili a 50 utilizzando gli anni di mandato oltre i cinque minimi richiesti. E così con oltre tre legislature – e 20 anni di contributi – è possibile accedere alla pensione con meno di 50 anni!
Non sono da meno i senatori. Anche qui c’è stata una riforma, in base alla quale a partire dalla XIV legislatura del 2001 questi servitori della Patria hanno diritto alla pensione a 65 anni e a condizione di aver svolto un mandato di cinque anni.
Ma dietro l’apparenza si cela l’inganno. Ed ecco, infatti, che fioccano le deroghe. Per chi è stato eletto prima del 2001, il cui diritto al vitalizio scatta a 60 anni con una sola legislatura (5 anni), a 55 con due (10 anni) e a 50 con tre mandati (15 anni). Per gli eletti dal 2001, che possono andare in pensione a 60 se hanno conquistato un secondo mandato.
Due anni e sei mesi sono meglio di 35, ovvero via libera alle baby pensioni. Un cittadino per godere della pensione di anzianità deve avere 57 anni, 60 dal 2008, e aver versato contributi per 35. Troppi per deputati e senatori che hanno abbassato il limite contributivo a una legislatura: 5 anni.
Inoltre i parlamentari, per evitare i rischi dell’instabilità politica, con il rischio di chiusura anticipata delle Camere, hanno deciso che sono sufficienti, per aver diritto al vitalizio, due anni e sei mesi. Basta, poi, pagare contributi volontari per i due anni e mezzo mancanti, ma con calma. Onorevoli e senatori possono saldare il debito a fine mandato e in 60 comode rate.
Il metodo contributivo riduce le pensioni. Meglio non utilizzarlo. A partire dal 1996, successivamente alla riforma Dini, il lavoratori hanno abbandonato il vantaggioso calcolo retributivo, che fissava la pensione in base a una media dello stipendio degli ultimi anni di lavoro.
Al suo posto è subentrato il calcolo contributivo che funziona come una polizza. Il reddito pensionistico è pari ai contributi – rivalutati - effettivamente versati. Con il risultato di avere pensioni molto più basse delle attuali di circa il 40, 50%.
A tale rigore i furbetti del Parlamento non hanno voluto soggiacere. Il meccanismo escogitato è stato quello di legare una percentuale a ciascuno anno. Per cinque anni di mandato si ha diritto al 25% dell’indennità lorda (12 mila 434 euro): 3.109 euro di vitalizio. Per 10 anni al 38%: 4.725 euro. Per 20 al 68%: 8.455 euro. Infine il gran finale: con 30 anni di mandato si ha diritto a un vitalizio pari all’80% dell’indennità, 9.947 euro al mese.
E per contrastare i pericoli delle spinte inflative è stata introdotta la clausola d’oro, in base alla quale la pensione si rivaluta automaticamente, essendo legata all’importo dell’indennità del parlamentare ancora in servizio.
Il sistema delle pensioni parlamentari costa parecchio alle tasche dei contribuenti. Nel 2006 a Montecitorio sono costate 127 milioni di euro (ci sono 2005 pensionati sul foglio paga), contro 9 milioni 400 mila di contributi versati dai deputati in carica. Situazione simile al Senato dove ogni anno sono spesi per le pensioni quasi 60 milioni di euro a fronte dei 4 milioni 800 mila di entrate contributive. Con il risultato che le casse parlamentari hanno chiuso il 2006 con un buco di ben 174 milioni di euro.
Eppure sull’orizzonte riformista non si staglia alcun urlo di dissenso.
Vige, anzi, un silenzio bipartisan. Un comune intento che salva il portafoglio e la vecchiaia di deputati e di senatori. Un po’ meno la faccia........di bronzo.
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