IL MAGONE BERLUSCONI:
“obladì…obladà…mi faccio il Partito delle mie Libertà(PDL)”. | |
Il suo nome spiega tutto, perché le uniche libertà della Casa del Cavaliere sono state quelle a suo esclusivo uso.
Come in un batter d’occhio aveva fondato allora il partito di FORZA ITALIA, con la stessa rapidità lo ha azzerato; però ne fonda un altro, del tutto analogo, cui attribuisce la patente di partito nuovo. Un partito che, come il primo, non ha riferimenti, un partito di plastica e senza valori, che punta ad imbarcare gli illusi e che raffigura la persona del suo creatore e della sua azienda, un partito che abbraccia qualunque ideologia e qualsiasi Giuda purchè al suo servizio.
Un lifting per mascherare un finto rinnovamento suggellato da milioni di firme, addirittura tra i 7 e gli 8 milioni. Un dato imponente che lascia qualche dubbio sulla correttezza delle cifre e sulla verifica della regolarità delle adesioni via sms o via internet.
Ma quanto vale un voto elettronico? Infatti con con un semplice script è possibile registrare migliaia di voti in pochi minuti. Insomma, quei 7 o 8 milioni non sono per niente verificabili.
Ma al di là del teatrino dello showman di Arcore, resta il fatto che o “Forza Italia” o “Partito delle Libertà”, il creatore Berlusconi può forse cambiare il contenitore ma i contenuti sono sempre gli stessi e non smentiscono la sua natura.
La realtà è che questo “ricco arraffone” non punta affatto al buon governo, bensì a riprendersi la poltrona di governo per ristabilire il collante tra la politica ed un sistema di convivenza nel manipolare le leggi, la giustizia, i meccanismi dei grossi appalti e dei finanziamenti pubblici.
Servono dunque i mercanti di voti al servizio di un inquilino del governo che si comporta da padrone, quasi come un signorotto che si arroga il diritto del “ius primae noctis”.
Perciò ricorre a nuove strategie ed inventa di volta in volta partiti e circoli, assoldando mercenari della politica che divulghino il suo verbo. Insomma partiti che nascono perchè un uomo lo ha deciso e a cui aderiscono subito “a scatola chiusa” le ruotine di scorta ed i pennivendoli della carta stampata.
E poiché questo stesso uomo ha bisogno ora di un prestanome in gonnella, si fa clonare in Michela Vittoria Brambilla, “l’appariscente fenomeno” della politica italiana, per continuare ad ingannare l’elettorato.
Forte dei suoi mass media (dalle Tv ai fogli stampati), Berlusconi s’incorona come salvatore della patria, quando, invece, il suo governo è stato pessimo per il bene pubblico, il governo degli affari e degli affaristi che gli stanno attorno, il governo delle leggi ad personam: la legge sulle rogatorie internazionali, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, quella sull’abolizione della tassa di successione e donazione, la Gasparri “arricchita” dalla appendice “salva Retequattro”, la Cirami, il lodo Schifani, etc.-
E c’è di più. Invece di regolare il suo “conflitto d’interessi”, dopo le bugiarde promesse iniziali, oggi il conflitto d’interessi è soltanto una leggenda metropolitana.
Il conflitto d’interessi, però, incombe su Berlusconi, esiste ed è macroscopico, un conflitto che incide negativamente sulla cosa pubblica perché gli concede un tale potere politico, economico e mediatico che non si riscontra in nessun Paese, forse soltanto in qualche Repubblica delle banane.
E’ di questi giorni la notizia di una nuova inchiesta su intercettazioni di telefonate dalle quali si deduce che Berlusconi, durante il suo governo, pilotava Rai e Mediaset a vantaggio dei propri interessi politici ed economici.
Ma nella nostra Italia, in cui la democrazia è stata trasformata in regime di plutocrazia, basta poco per scatenare l’ira di Berlusconi e dei suoi pedissequi, dalla stampa prezzolata sino al direttore tg Emilio Fede, dai complici piazzati in Parlamento sino a corrotti funzionari compiacenti, tutti allertati a mistificare nell’opinione pubblica la convinzione di una persecuzione, di un atto di intimidazione o di una violazione dei diritti civili, quanto basta a costruire e mettere in scena il vittimismo di Berlusconi.
Il suo è un conflitto speciale, di fronte al quale neppure il governo di centrosinistra ha saputo provvedere, se non quel timido tentativo di vagheggiare una proposta di risoluzione durante la scorsa campagna elettorale per poi lasciarla scolorire nell’agenda di governo.
Ma la memoria collettiva si sa che è cortissima, ed ancora una volta “l’unto dal signore” può offrire all'elettorato solo propaganda e non politica, a braccetto con la rossa signora di Milano, la quale con i suoi tacchi a spillo e le autoreggenti, probabilmente vorrebbe risollevare il nostro “afflosciato” Paese.
Non sono, dunque, vendette verso il capo dell’opposizione, ma regole morali che a rigor di norma non lo renderebbero neppure eleggibile in Parlamento: è il minimo che si possa fare in un sistema capitalistico sul modello dei Paesi più avanzati.
La “democrazia” è governo di popolo, non certamente governo dei plutocrati. E l’imbonitore Berlusconi bleffa col suo comunicare populista, rappresentando una seria minaccia per la nostra Repubblica.
Se oggi esiste nel Paese una attualità politica che può suscitare applauso popolare al magone di Arcore ed all’appariscente Brambilla o che fa emergere la destra codina di un “ardito” Storace e di una Santanchè opportunista è unicamente per colpa di una classe dirigente che ha perso il senso della politica per far prevalere il compromesso e l’inquinamento etico, spianando lo spazio alla demagogia dei plutocrati ed ai loro intrighi.
Non si tratta, perciò, di vendette, ma di applicare regole elementari di democrazia economica.
Addì, 24/11/2007
( ENZO ARENA ) | |
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