IL SITO DI ENZO ARENA
IL NUOVO OPPIO INTELLETTUALE
IL NUOVO OPPIO INTELLETTUALE
Nonostante che la diffusione delle notizie oggi avviene in tempi reali, tuttavia diventa difficile l’esercizio della verità.
Il motivo è che nel sistema televisivo e nell’informazione il potere politico-economico è talmente forte che può disporre di censure, rendere inviolabili i misteri dei giochi alti, entrare nelle nostre case col fine di consigliare il consenso e persino di far passare per benefattori chi si spartisce la ricchezza del mondo.

Nella televisione, infatti, la quota informativa si aggira a circa il 4 % del palinsesto, il resto è spettacolo di evasione (in maggior parte scadente) e tantissima pubblicità.
Purtroppo il pubblico consuma quello che gli dai; e la politica si fa imponendo un modello di società che deve apparire unico, l’unico modo di vivere e di pensare, l’unico obiettivo al quale aspirare, al punto di votare il partito o la coalizione che più gli promette quella vita da spot, anche se poi alla gente non toccherà mai quella vita privilegiata.
E’ la moderna dittatura che si insinua nei cervelli, nel modo di pensare, nel comportamento di ogni giorno sin dalla nascita per debellare la nostra consapevolezza e per illuderci che a scegliere siamo noi anche quando i fatti diventano enormi ed incredibili.
Una specie di oppio che mira ad oscurare la memoria e la ragione. Forse perché chi ha memoria ha capacità di giudizio, non è un consumatore ubbidiente di merci e di idee imposte come unico modello di società vivibile: costui sarebbe, insomma, un sovversivo fuori dal gregge.

Si può pensare che di fronte a questo vuoto gli intellettuali non allineati al carrozzone politico del potere possano svolgere la funzione critica o antagonista. E certamente lo fanno, denunciando le violazioni della legalità, ma senza collegarla sufficientemente al sistema di quella nuova borghesia che ha visto centuplicare le proprie ricchezze con le speculazioni di borsa, con illecite operazioni commerciali o finanziarie.
Passano,invece, sotto silenzio le occasioni di scontro vero, quelle capaci di far vacillare questo sistema, il cui fulcro è l’egoismo, rivolto sia contro l’egualitarismo sia contro ogni ingerenza dello Stato nella vita economico-sociale.
In verità qualcuno ci prova a reagire all’offensiva, ma presto si accorge di somigliare al Don Chisciotte allorquando si rende conto che l’opinione pubblica ormai è stata oscurata dai “talenti” dell’infotrattenimento-TV, i quali, anziché fornire gli strumenti della vera emancipazione, hanno immiserito la loro capacità intellettuale con salotti dedicati al delitto di Cogne, alle storie personali dei Carrisi, al pettegolezzo morboso e guardone del Grande Fratello o dell’Isola dei Famosi, e via dicendo.
Altro che talenti della Tv. Questi sono mestieranti dell’obolo, pigmei impegnati a servire il committente, ad imporre sul mercato dell’odiens il riciclaggio della loro “spazzatura” e, spesso, a tentare il plagio dell’incauto spettatore con una ossessionante e ridicola parata del proprio lavoro librario per fini prevalentemente commerciali.

Questo sistema ci ha narcotizzati, ci ha drogati di benessere e di shopping-mania, ci ha trascinato in una lottomanìa ossessionante di gratta e vinci o sale bingo, ci ha ammassati prigionieri nei campi di calcio per alienarci dai problemi reali, ci ha eccitati con ballerine sculettanti, , ci ha propinato l’ideologia dell’entusiastica incoscienza.

E gli intellettuali si sono adeguati.

Così nessuno si chiede se questa ideologia non sia il germe di quel degrado morale che conduce inevitabilmente al disfacimento politico, sociale e culturale; e coloro che pretendono di possedere la conoscenza oscurano non solo le proprie idee ma anche il coraggio, lasciando che la giustizia si disgreghi, lo stato sociale si smantelli, la Costituzione repubblicana si violi come nei regimi autoritari.

E’ innegabile che quando una Nazione oscura i valori ideali per privilegiare l’opportunismo ed il particolare, quando la politica di un Governo distrugge le conquiste sociali dei lavoratori ed incoraggia la corruzione o i torbidi legami tra politica ed affari, quando personaggi di malaffare, truffatori in guanti gialli, palazzinari e conniventi politici si intrecciano ancora, dopo tangentopoli, in scalate finanziarie, in giochi di Borsa truccati, quando si punta ad instaurare un sistema basato soltanto sul denaro, sugli affari, sull’egoismo individuale o di corporazioni favorite, quando nel Palazzo principale della politica od in quelli periferici galli e galline starnazzano e schizzano fango, varcando ogni limite, quando accadono tutte queste cose suona sgradevole la parola “democrazia” sulla bocca di quei plutocrati nostrani che, con la complicità di un Parlamento addomesticato e docile, hanno fatto e fanno spregio di ogni norma costituzionale.

Ed è così che la cosiddetta “democrazia” si converte, dunque, in un sistema che nei fatti si può definire plutocratico e totalitario allorquando si propugnano pseudovalori legati al successo o all’acquisizione della ricchezza.
Succede ora che la sinistra, nel suo rincorrere la borghesia emergente, abbandona la propria scelta di campo che la differenziava e promuove quasi il neoliberismo a unica ideologia concepibile.
La destra, invece, lo ha reso più persuasivo con la demagogia ed il populismo, colonizzando quel che rimane della Stampa indipendente e della Televisione di Stato, venando i palinsesti di neofascismo e colorando il tutto di una volgarità post-moderna.
Schieramenti diversamente etichettati ed apparentemente opposti in un Parlamento svuotato della politica e costretto ad appiattirsi alle aberrazioni di un governo sempre più simile ad un regime, il quale vorrebbe anche cambiare la storia del paese dando fiato ad un revisionismo storico falsario.

Si riscrivono così i capitoli di storia, da quello della resistenza, quasi criminalizzata, alla rivalutazione del fascismo e delle imprese coloniali, un vergognoso rovesciamento politico, per cui si piange il sangue dei vinti e si diffama o si dimentica il sangue dei vincitori in nome di una pacificazione che in realtà è già avvenuta nel dopoguerra con l’amnistia dei fascisti di Salò e con il loro reinserimento alla vita politica dell’allora nascente repubblica democratica.
Ma confondere pacificazione con “parificazione” è invece provocatorio; e sarebbe stato opportuno se Berlusconi ed i suoi pennivendoli non avessero resuscitato quel triste epilogo per quantificare una maggioranza di governo puntellata dal vicepresidente del Consiglio Fini e da ministri suoi camerati.
Se poi occorrono supporti ideologici più forti, si ricorre a vescovi e cardinali più retrivi o a frammenti di pensiero post-fascista oppure alla corruzione ideologica dei codardi voltagabbana, che della loro incoerenza hanno fatto la loro fortuna economica.

Il tutto riverniciato e spacciato per “liberalismo”, il cui cocktail di concezioni disparate non rappresenta una ideologia, ma piuttosto la legittimazione dell’individualismo dei nuovi ricchi, la cui massima filosofica si riduce a due espressioni: chi ha denaro possiede il potere ed è autorizzato a tutto; chi non ne ha, invece, deve badare a non intralciarlo.

Continuare a tacere, dunque, significa, per coloro che restano nella trincea dell’idealismo, svilire la cultura già impoverita per sacrificarla all’altare di un mondo ormai moralmente gelido, nel quale la subalternità e l’omologazione rappresentano i principali nemici del dibattito col quale dovrebbero misurarsi e scontrarsi le idee e gli interessi del Paese.

MARZO 2006
( ENZO ARENA )
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